In questo blog si vuole commentare ed analizzare l'attualità e la storia ma sopratutto scoprire ed evidenziare le ipocrisie, le falsità ed i soprusi di questo mondo appunto ormai impossibile da vivere
Descrizione
“La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi”- Honorè de Balzac -
"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -
Abbiamo qui delle dichiarazioni apocalittiche da un virologo esperto di vaccini che ha lavorato anche con Bill Gates in Gavi (l'alleanza del vaccino) e la Bill & Melinda Gates Foundation, qui in linkedin il suo profilo e curriculum infinito, riporto tre frasi riassuntive assai esaustive :
"L'estensione senza precedenti dell'intervento umano nella pandemia del Covid-19 è ora a rischio di provocare una catastrofe globale senza eguali".
"Perché la vaccinazione di massa in mezzo a una pandemia crea un mostro irrefrenabile".
"Diventa sempre più difficile immaginare come le conseguenze di interventi umani estesi ed errati in questa pandemia non cancelleranno gran parte della nostra popolazione umana. Si potrebbe pensare solo a pochissime altre strategie per raggiungere lo stesso livello di efficienza nel trasformare un virus relativamente innocuo in un'arma biologica di distruzione di massa".
Le dichiarazioni confermano quanto molti ormai pensavano ma non accenna a intenzioni, si limita ad avvertire del disastro incombente e a suggerire un altro tipo di vaccini, questi li chiama killer, che utilizzino il nostro sistema immunitario, bisogna leggere la lettera nella sua interezza. l'originale si trova in vari supporti, twitter e PDF, per esempio, è richiesta la condivisione, in italiano nel nostro caso.
In ogni ambito di questa "fanta pandemia" ci sono super esperti che non sono d'accordo con la versione ufficiale, certo da soli non possono fare nulla, l'umanità deve prendere delle decisioni e difendersi, il momento è unico e pare anche definitivo ...
Di questa iniziativa è stato messo al corrente il nostro governo tramite una pecal Ministro Speranza e per conoscenza al Presidente del Consiglio Mario Draghi, dal MIC, Movimento Italia Nel Cuore.
Vita l'importanza del documento non apro altri argomenti, bastano e avanzano queste dichiarazioni, allego anche tre interviste collegate, attivare i sottotitoli con la traduzione automatica.
Se volete leggere le 1031 bozze che ci sono in archivio in attesa, quelle non si sa quante cose capitano tutti i giorni e alcune traduzioni di libri imperdibili, dovete dare una mano ....a ognuno il suo ....☺
The Implications of Mass Vaccination during a Pandemic w/ Geert Vanden Bossche
Le implicazioni della vaccinazione di massa durante una pandemia con Geerten Vaanden Bossche
Geert Vanden Bossche è un virologo indipendente ed esperto di vaccini, precedentemente impiegato presso GAVI (l'alleanza del vaccino) e la Bill & Melinda Gates Foundation.
Recentemente ha scritto una lettera aperta facendo appello all'OMS (ea tutte le parti interessate coinvolte) affinché interrompa immediatamente la campagna di vaccinazione di massa affermando che ci sono prove convincenti che indicano che l'implementazione di massa peggiorerà drasticamente le conseguenze della pandemia. In questa intervista LIVE discuteremo la sua lettera aperta ed esploreremo le prove.
Per favore condividi questo episodio e iscriviti alla newsletter di Pandemic Podcast qui: danjgregory.com/pandemic
Geert Vanden Bossche scrive all'OMS sulle implicazioni della vaccinazione di massa durante una pandemia.
In questa lettera aperta, faccio appello a @WHO e a tutti gli stakeholder (interessati NdR) coinvolti, indipendentemente dalla loro convinzione, a dichiarare immediatamente tale azione come L'UNICA PIÙ IMPORTANTE EMERGENZA PER LA SALUTE PUBBLICA DI INTERESSE INTERNAZIONALE. Si prega di leggere e condividere: https://bit.ly/3sYLQkr # COVID19
Geert Vanden Bossche, DMV, PhD, virologo indipendente ed esperto di vaccini precedentemente impiegato presso GAVI e The Bill & Melinda Gates Foundaton.
A tutte le autorità, scienziati ed esperti in tutto il mondo, a cui questo riguarda: l'intera popolazione mondiale.
Sono tutto tranne che un no-vax, come scienziato di solito non mi appello a nessuna piattaforma per creare documenti e comunicare su argomenti relativi ai vaccini. In qualità di appassionato virologo ed esperto di vaccini, faccio solo un'eccezione quando le autorità sanitarie consentono di somministrare vaccini in modi che minacciano la salute pubblica, quando le prove scientifiche vengono per la maggior parte ignorate.L'attuale situazione estremamente critica mi costringe a diffondere questa chiamata di emergenza. L'estensione senza precedenti dell'intervento umano nella pandemia del Covid-19 è ora a rischio di provocare una catastrofe globale senza eguali, questa chiamata non può che non suonare ad alta voce e abbastanza forte. Purtroppo non tocca coloro che hanno il potere di agire. Difficilmente non potranno dire non sapevo o non siamo stati avvertiti. In questa lettera angosciante ho messo in gioco tutta la mia reputazione e credibilità. Mi aspetto da voi, tutori dell'umanità, almeno la stesso atteggiamento con la massima urgenza. Tuttavia, questo tipo di vaccini profilattici sono completamente inappropriati e persino altamente pericolosi, se utilizzato in campagne di vaccinazione di massa durante una pandemia virale.
Vaccinologi, scienziati e i medici sono accecati dagli effetti positivi a breve termine nei singoli brevetti, ma non sembrano preoccuparsi sulle conseguenze disastrose per la salute globale. Questo è il motivo per cui ho deciso di pubblicare già un riepilogo dei miei risultati e il mio discorso al recente Vertice sui vaccini in Ohio su LinkedIn. Lunedì scorso, ho fornito assistenza sanitaria internazionale alle organizzazioni, compresa l'OMS, con la mia analisi dell'attuale pandemia basata scientificamente su informazioni informate sulla biologia immunitaria del Covid-19. Dato il livello di emergenza, li ho esortati a prendere in considerazione le mie preoccupazioni e avviare un dibattito sulle conseguenze dannose di un ulteriore fuga "immunitario virale”. Sebbene non ci sia tempo da perdere, finora non ho ricevuto alcun feedback.Esperti e politici non me lo hanno fornito, rimangono in silenzio, e sembra che l'élite di scienziati che attualmente consigliano i nostri leader mondiali preferisca rimanere in silenzio. Perché la vaccinazione di massa in mezzo a una pandemia crea un mostro irrefrenabile.
Allora, perché dovrebbe esserci una grande preoccupazione nell'usare questi vaccini per combattere il Covid-19?Durante una pandemia, il virus si sta diffondendo in tutto il mondo con molti soggetti che perdono e trasmettono il virus (compresi anche i "portatori" asintomatici). Più alto è il carica virale, maggiore è la probabilità che il virus incontri soggetti che non sono stati ancora infettati o che sono stati infettati ma non hanno sviluppato sintomi. A meno che non siano sufficientemente protetti dalladifesa del loro innato sistema immunitario (attraverso gli anticorpi naturali), contrarranno la malattia di Covid-19 poiché non possono fare affidamento su altri, cioè, ABS acquisito (Apparente Buona Salute). Poiché le mutazioni conferiscono al virus la capacità di un aumento dell'infezione, ora diventa molto più facile per il virus causare malattie gravi nei soggetti infetti.
Di conseguenza, costantemente un numero crescente di soggetti diventerà più suscettibile a contrarre una malattia grave invece di manifestarsi solo sintomi lievi (cioè limitati al tratto respiratorio superiore) o nessun sintomo. Durante un pandemia, soprattutto i giovani saranno colpiti da questa evoluzione poiché i loro anticorpi naturali non lo sono ancora in gran parte soppresso da una panoplia (armi di difesa) di Abs (Apparente Buona Salute) "acquisito", antgen-specifc. Un Abs (Apparente Buona Salute) naturale e immunità naturale in generale, svolgono un ruolo critico (che analizza e valuta razionalmente) nel proteggerci dagli agenti patogeni in quanto costituiscono la nostra prima linea immunitaria di difesa. A differenza dell'immunità acquisita, le risposte immunitarie innate proteggono da un ampio spettro di patogeni (quindi è fondamentale non compromettere o sacrificare la tua difesa immunitaria innata!). Mantenendo il sistema immunitario innato (che purtroppo non ha memoria!) ALLENATO, tutti noi possiamo resistere molto più facilmente ai germi che hanno un reale potenziale patogeno.
La soppressione dell'immunità innata, specialmente nelle fasce di età più giovani, può quindi diventare molto problematica. In questo segmento di popolazione, entra in gioco un'altra forza che migliorerà notevolmente tassi di morbilità, ovvero la frequenza percentuale di una malattia in una collettività e mortalità nelle fasce di età più giovani: la VACCINAZIONE DI MASSA degli ANZIANI.Più sarà ampio sarà il gruppo di vaccinati in età avanzata e quindi, protetto, più il virus si rivolgerà nei gruppi di età più giovane continuando a causare malattie. Più varianti diventano infettive (cioè, di conseguenza di bloccare l'accesso del virus al segmento vaccinato della popolazione), minore sarà l’Abs (Apparente Buona Salute) vaccinale proteggere.Quindi, il Covid-19 avrà compiuto la sua MISSIONE COMPIUTA, e la SITUAZIONE è DISASTROSA per tutti i soggetti vaccinati e le persone sieropositive Covid-19 in quanto hanno perso entrambe le difese immunitarie acquisite e innate contro Covid-19 (mentre circolano ceppi altamente infettivi!). Tutto questo lo saremo molto presto appena incontreremo un virus super infettivo che resiste completamente al nostro meccanismo di difesa più prezioso: Il sistema immunitario umano.Da tutto quanto sopra, diventa sempre più difficile immaginare come le conseguenze di interventi umani estesi ed errati in questa pandemia non cancelleranno gran parte della nostra popolazione umana. Si potrebbe pensare solo a pochissime altre strategie per raggiungere lo stesso livello efficienza nel trasformare un virus relativamente innocuo in un'arma biologica di distruzione di massa.Questo per dire che il rischio che la fuga immunitaria mediata dal vaccino possa consentire al virus di passare ad altro le specie animali, in particolare il bestiame industriale (ad es. allevamenti di suini e pollame), non sono trascurabili. Misure di prevenzione delle infezioni diffuse e rigorose combinate con la massa campagne di vaccinazione che utilizzano vaccini inadeguati porteranno senza dubbio a una situazione in cui il la pandemia sta diventando sempre più "fuori controllo”. Paradossalmente, l'unico intervento che potrebbe offrire una prospettiva per porre fine a questa pandemia (oltre a lasciare fare il suo corso disastroso) è utilizzare un vaccino completamente diverso dai vaccini convenzionali in quanto non inducono i soliti sospetti, cioè cellule B e T, ma cellule NK.
Esistono, infatti, prove scientifiche convincenti che queste cellule svolgono un ruolo chiave i facilitare l'eliminazione completa del Covid-19 in una fase iniziale dell'infezione in soggetti con infezione asintomatica soggetti. Le cellule NK fanno parte del braccio cellulare del nostro sistema immunitario innato e, come gli anticorpi naturali, loro sono in grado di riconoscere e attaccare uno spettro ampio e diversificato di agenti patogeni. C'è un fondamento logico scientifico razionale per supporre che sia possibile "innescare" le cellule NK in modo che possano essere riconosciuti e uccisi i Coronavirus in generale (incluse tutte le loro varianti) in una fase iniziale dell’infezione.Le cellule NK sono dotate della capacità di acquisire memoria immunologica, educare queste cellule in modo che consentano loro di riconoscere e prendere di mira in modo durevole le infezioni da Coronavirus. Il nostro sistema immunitario potrebbe essere così perfettamente armato per un attacco mirato all'universo dei Coronavirus prima dell'esposizione.
Poiché la difesa immunitaria basata sulle cellule NK fornisce un'immunità sterilizzante e consente un ampio spettro e una protezione rapida, è ragionevole presumere che lo sfruttamento delle nostre cellule immunitarie innate sia l'unico tipo di intervento umano per fermare la pericolosa diffusione del Covid-19 altamente infettivo con le sue varianti. Se noi, esseri umani, siamo impegnati a perpetuare la nostra specie, non abbiamo altra scelta che sradicare queste varianti virali altamente infettive. Ciò, richiederà ampie campagne di vaccinazione basate sulle cellule NK. I vaccini cellulari permetteranno principalmente alla nostra immunità naturale di essere preparata meglio (la memoria!) e di indurre l'immunità di gregge (che è esattamente l'opposto di ciò che gli attuali vaccini Covid-19 fanno come quelli trasformano sempre più i destinatari del vaccino in portatori asintomatici che stanno eliminando il virus).
Quindi non c'è un secondo piano bisogna sostituire gli attuali vaccini killer con vaccini salvavita. Mi appello immediatamente all'OMS e a tutti i portatori di interessi coinvolti, indipendentemente dalla loro condanna dichiarare tale azione come l’unica emergenza internazionale per la salute pubblica come la più importante preoccupazione.
Geert Vanden Bossche PhD and his warning to the world against 'Immune Escape'
Geert Vanden Bossche PhD e il suo avvertimento al mondo contro la "Fuga immunitaria"
Geert Vanden Bossche PhD, DVM è un esperto riconosciuto a livello internazionale nello sviluppo di vaccini. Ha agito come direttore globale di una serie di programmi di vaccinazione in tutto il mondo, inclusa la Bill and Melinda Gates Foundation. Insegnando e lavorando in virologia per tutta la sua vita professionale, Geert lancia l'allarme per l'implementazione della vaccinazione globale e la metodologia di blocco che ritiene sia la causa dei timori di fuga immunitaria sollevati da riviste come The Lancet e Science nel gennaio / febbraio 2021. Egli presenta prove scientifiche che l'immunità "innata" è il determinante effettivo nel recupero e nella prevenzione di COVID-19. Questo è diverso dall'immunità "acquisita" o "adattativa" in cui la risposta patogena nei linfociti T e B conferisce una memoria al sistema immunitario. I vaccini agiscono sul sistema immunitario "adattativo", non il sistema immunitario "innato". La sua ricerca indica procedure di controllo delle infezioni eccessivamente zelanti, nonché vaccini che non producono immunità sterilizzante, come i due fattori chiave della pressione evolutiva su Sars-Cov-2 che possono provocare fenotipi del virus resistenti al vaccino. Se corretto, questo predice ondate molto più grandi di COVID-19 anche in persone più giovani e precedentemente resistenti. Descrive le nostre attuali azioni per combattere Sars-Cov-2 come un "esperimento gigantesco" e grossolanamente irresponsabile su scala globale.
Ascolta questo episodio: questo prevede ondate molto più grandi di COVID-19 anche in persone più giovani e precedentemente resistenti. Descrive le nostre attuali azioni per combattere Sars-Cov-2 come un "esperimento gigantesco" e grossolanamente irresponsabile su scala globale.
Mass Vaccination in a Pandemic - Benefits versus Risks: Interview with Geert Vanden Bossche
Vaccinazione di massa in una pandemia - Benefici contro rischi: intervista a Geert Vanden Bossche
Geert Vanden Bossche PhD, è uno sviluppatore di vaccini riconosciuto a livello internazionale che ha lavorato come capo dell'Ufficio per lo sviluppo dei vaccini presso il Centro tedesco per la ricerca sulle infezioni. Ha coordinato l'alleanza globale per i vaccini e il programma per il vaccino contro l'Ebola dell'immunizzazione e ha contribuito all'implementazione di un piano di lavoro integrato sui vaccini in collaborazione con i partner sanitari globali (OMS, Bill & Melinda Gates Foundation, CDC, UNICEF), i regolatori (FDA) e i produttori di vaccini per consentire distribuzione o accumulo tempestivo di candidati vaccino contro l'Ebola. Evidenziando il principio dell'utilizzo di un vaccino profilattico nel mezzo di una pandemia. Probabilmente creerà più varianti virali nel processo. Condividendo la sua prospettiva sulla vaccinazione di massa in COVID-19. Ulteriori informazioni su COVID-19. https://mcmillanresearch.com/
Il generale Motta Gur e le sue truppe scrutano la Città Vecchia di Gerusalemme prima di sferrare l'attacco 1967 (Ufficio stampa del Governo israeliano)
Copione ripetuto alla nausea e oltre, guerre, finte rivoluzioni, milioni di morti, studiate meticolosamente in precedenza a tavolino, fatte passare per nesso casuale o peggio ancora attribuendone la colpa alla vittima sacrificale di turno. Mi vengono in mente solo per citarne alcune tra le infinite : War Games La famosa guerra dello Yom Kippur nell’ottobre 1973 fu un’impresa concordata tra i leader di USA, Egitto e Israele, orchestrata da Henry Kissinger, la "Guerra dei Sei Giorni" del 1967 tra Israele e gli eserciti arabi, che è l'oggetto del seguente articolo, le due guerre mondiali e l'esportazione della “cosiddetta democrazia” a suon di cannoni e bombardamenti che altro non è invece dell'imposizione dell'usura, del capitalismo, del colonialismo e dell'imperialismo, per citarne casi ben noti, non è l'Italia una colonia genuflessa all'imperialismo usurocratico USraeliano ? E l'Europa NO ?? La Grecia non è una vittima sacrificale ???
Beh in Palestina bambini e civili spesso festeggiano nelle scuole dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (United Nations High Commissioner for Refugees, UNHCR) con il fosforo bianco vietato dalle convenzioni internazionali, ma chi se fotte ?
Loro hanno i soldi che a noi hanno rapinato e comandano, se non stai attento a sottometterti abbastanza, sempre ti può arrivare una delle incalcolabili bombette nucleari detenute illegalmente a spregio di trattati e convenzioni, non sono di molto tempo fa le minacce pubbliche di un rabbino all'Europa ... Non è per niente difficile sapere chi manovra i fili :
«La nostra politica deve essere quella di fomentare le guerre, per sprofondare sempre di più le nazioni nel loro debito, e di dirigere le Conferenze di Pace».
E' poi scritto ufficialmente da tutte le parti, basta cercare e leggere, certo che il cameriere del TG, mentre sta cercando di venderti la miglior menzogna di sistema, non ti dice :
"da documenti desecretati risulta che il mio 'capo' ha causato, fomentato e finanziato TUTTE le guerre e le 'finte' rivoluzioni negli ultimi 3 secoli e pare evidente che anche quest'ultima ....",
Dall'asilo esci cantando "Bella Ciao", è capitato a me, il giorno dopo
ero dalle suore tedesche☺, fortunatamente.
All'università di Economia e Commercio ti insegnano che per guadagnare devi fottere gli altri, le università di medicina sono finanziate e quindi controllate da Big Pharma che evidentemente ha bisogno di miliardi di malati e non di sani,
"Il Signore tuo Dio ti benedirà come ti ha promesso e tu farai prestiti a molte nazioni e non prenderai nulla in prestito; dominerai molte nazioni mentre esse non ti domineranno".
Deuteronomio 15 - 6 Antico Testamento
Questo è lo stesso sistema economico con cui sempre la stessa cupola mafiosa gestisce la truffa dell'emissione monetaria, il signoraggio bancario, potrei andare avanti all'infinito, e allora ... ??
“La più grande prigione sulla Terra: una storia dei
Territori occupati”
Ilan Pappé
L'autore :
Ilan Pappe (in ebraico אילן פפה, Ilan Pappe) (Haifa, 7 novembre 1954) è uno storico e accademico israeliano. Intellettuale e studioso socialista, ebreo e anti-sionista, di formazione comunista, è uno dei rappresentanti della cosiddetta Nuova storiografia israeliana.
Attualmente è professore e detiene la cattedra del Dipartimento di Storia dell'Università di Exeter, dove vive (Regno Unito), è co-direttore del suo Centro per gli Studi Etno-Politici. Ha fondato e guidato l'Istituto per la Pace a Givat Haviva (Israele) fra il 1992 e il 2000, e ha ricoperto la cattedra dell'Istituto Emil Touma per gli Studi Palestinesi di Haifa (2000-2008). È anche l'autore del best-seller "A History of Modern Palestine" (...).
L’ultimo libro del professore Ilan Pappé, “The Biggest Prison on Earth: A History of the Occupied Territories” è una revisione della politica israeliana sulla Striscia di Gaza e sulla Cisgiordania. Lo storico fa luce sul meccanismo che è stato creato per governare milioni di palestinesi, che vivono effettivamente in una prigione a cielo aperto da 50 anni.
Di fatto, Pappé torna indietro fino al 1948 e porta il lettore in un viaggio attraverso le strategie politiche israeliane sino dalla sua creazione d’Israele nella terra palestinese e sottolinea alcuni momenti cruciali e personaggi principali del conflitto. Nello stesso tempo mostra che l’occupazione totale della Palestina e lo sradicamento della sua popolazione è lo scopo finale dei creatori dello stato sionista.
Il libro lascia intendere la sua posizione sull’attuale situazione dei Territori palestinesi, quando Pappé contesta la definizione di occupazione. La sua prima riserva è sul fatto che il termine crea “una falsa separazione tra Israele e le aree occupate”, in modo tale da legittimare la presenza israeliana come stato democratico al di fuori dei Territori palestinesi. Fa quindi un’obiezione al fatto che “occupazione” implica uno stato temporaneo, quando tale situazione è invece la norma per i palestinesi da decenni.
Sottolinea anche che il livello di controllo militare esercitato sui palestinesi in Cisgiordania e Gaza, è stato visto diversamente solo prima degli episodi di genocidio, dove tali misure sono state utilizzate per imprigionare completamente le popolazioni. L'autore ipotizza che l'uso di un termine così scarno come "occupazione" abbia permesso a Israele di eludere una grave condanna e chiede che venga usato un vocabolario più ampio per descrivere le violazioni del governo.
Pappé passa in rassegna le varie misure di controllo a cui sono stati soggetti i territori palestinesi, a cominciare da un contesto di atteggiamenti sionisti nei confronti della Terra Santa, che è servito da preludio alla guerra del 1967. Procede descrivendo il modo in cui sono state attuate le decisioni del 1967, descrivendo in dettaglio l'infrastruttura legale utilizzata per sostenere la gestione burocratica dei territori e il posizionamento strategico dei coloni ebrei nelle aree della Cisgiordania e di Gaza.
Nonostante la presenza della comunità internazionale nel libro, non appare così regolarmente come si potrebbe pensare. Oltre a citare esempi chiave delle relazioni USA-Israele, la prima metà del libro è degna di nota per aver menzionato raramente l'indignazione da parte di governi o organismi stranieri. Più tardi, dopo la guerra del 1967, Pappé sottolinea la risposta delle Nazioni Unite e come gli accordi di pace proposti abbiano influenzato i piani israeliani. Tuttavia, sottolinea come è stato solo durante la Seconda Intifada (2000-2005) che la percezione pubblica del popolo palestinese è cambiata, poiché la vera situazione della vita sotto occupazione è stata trasmessa agli occhi di tutti.
La menzione altrimenti minima che viene fatta ai governi stranieri non è solo una rappresentazione veritiera del caso in quel momento, ma anche simbolica di quanto poca assistenza sia stata data alla causa palestinese. Tralasciando la maggior parte della retorica insignificante che è stata senza dubbio pretesa dai leader mondiali nel corso della storia di Israele, Pappé sottolinea sottilmente come i palestinesi siano stati lasciati soli nella loro lotta, la loro chiamata in gran parte inascoltata e la loro sofferenza ignorata.
I vari leader militari e le campagne discusse nel libro presentano al lettore l'immagine della Palestina come un tabellone di gioco circondato da politici israeliani. La sfida: liberarsi della popolazione palestinese attraverso l'assimilazione totale, la deportazione forzata o lo sterminio. Attualmente il modello impiegato in Cisgiordania, sostiene Pappé, è quello di rendere la vita il più difficile possibile ai civili, in modo tale che alla fine si ritirino. Presenta la Striscia di Gaza come il "modello definitivo di prigione di massima sicurezza"; la fase finale dell'occupazione israeliana. Il totale isolamento della popolazione, con Israele che possiede quasi l'immunità dalla comunità internazionale a causa della designazione di Hamas come gruppo terroristico, che gli consente di continuare la sua aggressione contro la Striscia, soffocando lentamente la popolazione civile.
Il libro termina con forza con le mappe della Palestina che si sono ridotte nel corso degli anni, fino a quando una mappa del paese del 2006 non evidenzia in modo cupo quanto poco del paese originale, appena il 12%, rimanga come territorio per un futuro stato palestinese. Vengono anche evidenziate le numerose incursioni nelle attività di insediamento, mettendo a tacere i potenziali critici mostrando le numerose violazioni israeliane del diritto internazionale.
L'ultimo libro del professor Pappé è una lettura obbligata per tutti coloro che desiderano cogliere la storia dei territori occupati e combattere la narrativa secondo cui Israele ha mai progettato per consentire l'esistenza di uno stato palestinese indipendente. Offre al lettore una panoramica del panorama politico israeliano e uno sguardo freddo e duro a ciò che è realmente dietro l'occupazione: un desiderio implacabile e razzista di potere e terra, a scapito della vita di milioni di persone.
Ilan Pappé
LA PIÙ GRANDE PRIGIONE DELLA TERRA – di Ilan Pappé
26 novembre 2017
La Guerra dei Sei Giorni del 1967 tra Israele e gli eserciti arabi, ha dato origine all’occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.
Israele si è rivenduto la notiziadella guerra come se fosse stata casuale, ma nuovi documenti storici e verbali trovati negli archivi dimostrano che Israele era ben preparata a questa.
Nel 1963, dei personaggi delle amministrazioni israeliane militari, legali e civili si sono iscritti a un corso all’Università Ebraica di Gerusalemme, per programmare un piano completo per occuparsi dei territori che Israele avrebbe occupato 4 anni dopo e per gestire un milione e mezzo di palestinesi che ci vivevano.
La motivazione era stata il fallimento del modo in cui Israele si occupava dei palestinesi a Gaza nella sua occupazione di breve durata nel periodo della crisi di Suez del 1956.
Nel maggio 1967, mesi prima della guerra, i governatori militari israeliani hanno ricevuto delle scatole contenenti istruzioni legali e militari sul modo di controllare le città e i villaggi palestinesi. Israele avrebbe continuato a trasformare la Cisgiordania e la Striscia di Gaza in mega prigioni sotto il controllo e la sorveglianza dei militari.
Gli insediamenti, i posti di controllo e le punizioni collettive facevano parte di questo piano, come dimostra lo storico israeliano Ilan Pappé nel libro: "The Biggest Prison on Earth: A History of the Occupied Territories","La più grande prigione della terra: la storia dei territori occupati" che è un resoconto approfondito dell’occupazione israeliana.
Pubblicato nel 50° anniversario della guerra del 1967, il libro è stato selezionato per il premio letterario denominato Palestine Book Award 2017, organizzato da Middle East Monitor, che sarà proclamato a Londra il 24 novembre. Pappe ha parlato con Middle East Eye del libro e di che cosa rivela.
Ilan Pappe on 'The Biggest Prison on Earth'
Middle East Eye: In che modo questo libro sviluppa il suo precedente: La pulizia etnica della Palestina per la guerra del 1948?
Ilan Pappé: E’ certamente un seguito del mio precedente libro "The Ethnic Cleansing", "La pulizia etnica" (al termine la recensione NdR) che descrive gli avvenimenti del 1948. Considero l’intero progetto del Sionismo come una struttura, non soltanto come un solo evento. Una struttura di colonialismo dei colonizzatori con la quale un movimento di coloni colonizza una patria. Fino a quando la colonizzazione non è completa e la popolazione indigena si oppone per mezzo di un movimento nazionale di liberazione, ognuno di tali periodi che considero, è soltanto una fase all’interno della stessa struttura.
Anche se "The Biggest Prison" è un libro di storia, siamo ancora nell’ambito dello stesso capitolo storico. Non è ancora finito. E quindi, con questa idea in mente, ci sarebbe probabilmente un terzo libro, in seguito, che considera gli avvenimenti del 21° secolo e come la stessa ideologia di pulizia etnica e di espropriazione si sta attuando nella nuova era e come i Palestinesi vi oppongono resistenza.
MEE: Lei parla della pulizia etnica che è avvenuta nel giugno del 1967. Che cosa è accaduto allora ai palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza? In che modo è diversa dalla pulizia etnica della guerra del 1948?
IP: Nel 1948 c’era un chiaro piano per tentare di espellere il maggior numero di palestinesi possibile. Il progetto colonialista dei coloni credeva di avere il potere di creare uno spazio ebraico in Palestina che sarebbe stato totalmente senza palestinesi. Non ha funzionato molto bene, ma ha avuto un buon successo, come tutti sapete. L’80% dei palestinesi che vivevano all’interno di quello che divenne lo stato di Israele, diventarono rifugiati.
Come dimostro nel libro, ci sono alcuni decisori politici israeliani che hanno pensato che forse possiamo fare nel 1967 quello che abbiamo fatto nel 1948. La vasta maggioranza di questi, però, capiva che la guerra del 1967 era stata molto breve, durata 6 giorni, e allora c’era già la televisione e un buon numero delle persone che volevano espellere erano giù rifugiati dal 1948.
Penso, quindi, che la strategia non era la pulizia etnica nello stesso modo in cui era stata attuata nel 1948. Era quello che chiamerei pulizia etnica che si va incrementando lentamente. In alcuni casi hanno espulso torme di persone da certe zone come Gerico, la Città Vecchia di Gerusalemme, e attorno a Qalqilya. Nella maggior parte dei casi, però, hanno deciso che il governo militare e un assedio per racchiudere i Palestinesi nelle loro proprie aree, sarebbe stato vantaggioso quanto espellerli.
Dal 1967 fino a oggi, c’è una pulizia etnica molto lenta che probabilmente si estende per un periodo di 50 anni, ed è così lenta che talvolta può colpire una persona in un giorno. Se, però, si guarda al quadro completo dal 1967 fino a oggi, parliamo di centinaia di migliaia di palestinesi ai quali non è permesso di tornare in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.
MME: Lei distingue tra due modelli militari che usa Israele: il modello di prigione aperta in Cisgiordania e il modello di prigione di massima sicurezza nella Striscia di Gaza. Come definisce questi termini militari?
IP: Gli israeliani controllano i territori occupati direttamente o indirettamente e cercano di non penetrare nelle città e nei villaggi palestinesi densamente popolati. Hanno suddiviso la Striscia di Gaza nel 2005 e stanno ancora suddividendo la Cisgiordania che non è più una zona territoriale coerente.
A Gaza gli israeliani sono i custodi che escludono i palestinesi dal mondo esterno, ma non interferiscono con quello che fanno all’interno.
La Cisgiordania è come una prigione all’aria aperta dove si mandano piccoli criminali cui si concede più tempo andare fuori e lavorare fuori. All’interno non c’è un regime severo, ma è comunque una prigione. Anche il presidente palestinese Mahmoud Abbas, se si sposta dalla zona B alla zona C, ha bisogno che gli israeliani gli aprano la porta. Per me questo è molto simbolico, cioè il fatto che il presidente non si può muovere senza che il carceriere israeliano gli apra la gabbia.
Naturalmente c’è una costante reazione palestinese a questo. I palestinesi non sono passivi e non accettano questa situazione. Abbiamo visto la Prima Intifada e la Seconda Intifada e forse vedremo la Terza Intifada. Gli Israeliani dicono ai palestinesi, con una mentalità da gestione di carcere: se vi opponete, vi porteremo via tutti i vostri privilegi, come facciamo in prigione. Non potrete lavorare fuori. Non sarete in gradi di muovervi liberamente, e avrete punizioni collettive. Questo è il genere di parte punitiva: punizione collettiva come ritorsione.
MME: La comunità internazionale condanna timidamente la costruzione o l’espansione degli insediamenti israeliani nei territori occupati. Non le considerano parte importante della struttura coloniale di Israele, come lei descrive nel libro. Come sono cominciati gli insediamenti israeliani e la loro base era razionale o religiosa?
IP: Dopo il 1967, ci sono state due mappe di insediamenti o colonizzazione. C’era una mappa strategica ideata dalla Sinistra a Israele. E il padre di questa mappa è stato il defunto Yigal Allon, il massimo stratega che lavorò con Moshe Dyan nel 1967 per formulare un piano di controllo della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Il loro principio era strategico e non molto ideologico, anche se credevano che la Cisgiordania appartenesse a Israele.
Gli interessava di più assicurarsi che gli Ebrei non si insediassero in zone arabe densamente popolate. Dicevano che, dovunque i Palestinesi non vivono concentrati, noi possiamo stabilirci. Hanno quindi iniziato con la Valle del Giordano perché lì ci sono piccoli villaggi ma non densamente popolati come in altre zone.
Il problema per loro è stato che nello stesso momento in cui tracciavano la loro mappa strategica, emergeva un nuovo movimento religioso messianico, Gush Emunim, un movimento religioso nazionale di Ebrei, che non volevano insediarsi in base alla mappa strategica. Volevano insediarsi seguendo la mappa biblica. Avevano l’idea che la Bibbia è un libro che dice esattamente dove sono le antiche città ebraiche. E si dà il caso che la mappa indicava che gli Ebrei dovevano insediarsi tra Nablus, Hebron e Betlemme, in mezzo alle zone palestinesi.
Dapprima il governo israeliano tentò di controllare questo movimento biblico in modo che si sarebbero insediati più strategicamente, ma vari giornalisti hanno dimostrato che Shimon Peres, ministro della Difesa all’inizio degli anni ’70, decise di permettere gli insediamenti biblici. I Palestinesi in Cisgiordania avevano davanti due mappe della colonizzazione, quella strategica e quella biblica.
La comunità internazionale capisce che, secondo la legge internazionale, non importa se è un insediamento è strategico o biblico: sono illegali.
Quello, però, che è una sfortuna, è che la comunità internazionale dal 1967 ha accettato la formula israeliana che dice che
“gli insediamenti sono illegali, ma è una cosa temporanea; quando ci sarà la pace ci assicureremo che tutto sia legale. Però, fino a quando non c’è la pace, abbiamo bisogno degli insediamenti perché siamo ancora in guerra con i Palestinesi.”
MME: Lei dice che “occupazione” non è la parola precisa per descrivere la realtà in Israele, in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. E in "On Palestine", un dialogo con Noam Chomsky, lei critica l’espressione: “processo di pace”. E’ discutibile. Perché questi termini non sono precisi?
IP: Penso che il linguaggio sia molto importante. Il modo in cui si inquadra una situazione può influenzare le possibilità di cambiarla.
Abbiamo espresso la situazione Cisgiordania e nella Striscia di Gaza e in Israele con il vocabolario e le parole sbagliate. Occupazione indica sempre una situazione temporanea.
La soluzione dell’occupazione è sempre la fine dell’occupazione, quando le forze armate di invasione tornano nel loro paese; questa, però, non è la situazione né in Cisgiordania o in Israele, né nella Striscia di Gaza. Questa è una colonizzazione, suggerisco, anche se sembra un termine anacronistico nel 21° secolo, e penso che dovremmo capire che Israele sta colonizzando la Palestina. Ha cominciato a farlo alla fine del 19° secolo e la sta colonizzando ancora oggi.
C’è un regime coloniale di coloni che controlla l’intera Palestina in modi diversi. La controlla dall’esterno nella Striscia di Gaza. Nella Cisgiordania la controlla in maniera diversa nella zona A, B e nella zona C. Ha politiche differenti verso i Palestinesi nel campo profughi, dove non permette ai rifugiati di ritornare. Questo è un altro modo di mantenere la colonizzazione, non permettendo alle persone che erano state espulse, di ritornare. Fa tutto parte della stessa ideologia.
Penso, quindi, che le parole: processo di pace e occupazione, quando sono messe insieme, creano la falsa impressione che tutto quello che è necessario, è che i militari israeliani se ne vadano dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza, e che ci sia una pace tra Israele e la Palestina futura.
Ora, le forze armate israeliane non sono nella Striscia di Gaza e non sono nella zona A. Sono appena nella zona B dove non è necessario che siano. Ma non c’è pace. C’è una situazione che è di gran lunga peggiore di quella che c’era prima degli Accordi di Oslo del 1993.
Il cosiddetto processo di pace ha messo in grado Israele di fare ulteriore colonizzazione, ma questa volta con l’appoggio internazionale. Suggerisco quindi, di parlare di decolonizzazione, non di pace. Suggerisco che si parli di cambiare il regime legale che governa la vita degli Israeliani e dei Palestinesi.
Penso che dovremmo parlare di uno stato dove c’è l’apartheid. Dovremmo parlare di pulizia etnica. Dovremmo cercare che cosa sostituisce l’apartheid. Abbiamo un buon esempio in Sudafrica. L’unico modo di sostituire l’apartheid è con un sistema democratico. Una persona, un voto o almeno uno stato bi-nazionale. Penso che questo sia il genere di parole che dovremmo cominciare a usare, perché se continuiamo a usare le parole vecchie, continuiamo a perdere tempo e non cambieremo la realtà sul terreno.
MEE: Che cosa ha in serbo il futuro per il dominio militare israeliano sui Palestinesi? In luglio rivedremo un movimento di disobbedienza civile come quello di Gerusalemme?
IP: Penso che ci sarà disobbedienza civile non soltanto a Gerusalemme, ma in tutta la Palestina, compresi i palestinesi che vivono in Israele. La società stessa non accetterebbe per sempre questo genere di realtà. Non so quali mezzi userà. Possiamo vedere che cosa accade quando non si ha una chiara strategia dall’alto che i singoli decidono di fare la loro personale guerra di liberazione.
C’era qualcosa di davvero notevole nel caso di Gerusalemme, quando nessuno credeva che una resistenza popolare potesse costringere gli israeliani a ritirare le misure di sicurezza che avevano imposto ad Haram al-Sharif (Il monte del Tempio*). Penso che questo possa essere il modello. Una resistenza popolare per il futuro che non sia in tutto il luogo ma in posti diversi.
La resistenza popolare continua sempre in Palestina. I media non ne parlano, ma ogni giorno la gente protesta contro il muro della separazione, la gente dimostra contro l’espropriazione della terra, le persone fanno lo sciopero della fame perché sono prigionieri politici. La resistenza palestinese dal basso continua. La resistenza palestinese dall’alto è sospesa.
Nel 1948 nacque lo Stato d'Israele. Ma nel 1948 ebbe luogo anche la Nakba ('catastrofe'), ovvero la cacciata di circa 250.000 palestinesi dalla loro terra. La vulgata israeliana ha sempre narrato che in quell'anno, allo scadere del Mandato britannico in Palestina, le Nazioni Unite avevano proposto di dividere la regione in due Stati: il movimento sionista era d'accordo, ma il mondo arabo si oppose; per questo, entrò in guerra con Israele e convinse i palestinesi ad abbandonare i territori, nonostante gli appelli dei leader ebrei a rimanere, pur di facilitare l'ingresso delle truppe arabe. La tragedia dei rifugiati palestinesi, di conseguenza, non sarebbe direttamente imputabile a Israele. Ilan Pappe, ricercatore appartenente alla corrente dei New Historians israeliani, ha studiato a lungo la documentazione (compresi gli archivi militari desecretati nel 1998) esistente su questo punto cruciale della storia del suo paese, giungendo a una visione chiara di quanto era accaduto nel '48 drammaticamente in contrasto con la versione tramandata dalla storiografia ufficiale: già negli anni Trenta, la leadership del futuro Stato d'Israele (in particolare sotto la dirczione del padre del sionismo, David Ben Gurion) aveva ideato e programmato in modo sistematico un piano di pulizia etnica della Palestina.
Angelo Un libro dal quale non si può prescindere per capire la storia del dopoguerra nell'area del Mediterraneo ma non solo. In effetti il libro evidenzia come dietro al cinico vittimismo dello stato di israele si nasconde un piano organizzato da conosciuti criminali di guerra che, in nome di una presunta superiorità razziale, non ha esitato e non esita (complice l'indifferenza o la paura degli stati occidentali) a compiere un autentico (forse unico?) genocidio nei riguardi del popolo palestinese.
Germany Must Perish! Mappa di ipotesi dello smembramento della Germania
Questa approfondita ricerca su fatti storici incontrovertibili non fa altro che svelare e ricordare una piccola parte di ciò che viene abilmente celato dalla propaganda di regime, come del resto viene nascosto e dimenticato chi effettivamente volle e causò la II Guerra Mondiale, ma anche la IGuerra Mondiale e tutte le altre guerre e rivoluzioni almeno degli ultimi 300 anni.
Tengo a precisare che non è assolutamente una posizione ideologica, è semplicemente onestà intellettuale, quando approfondisci la storiografia ufficiale i conti non tornano mai, non si riesce mai a dare un senso logico agli eventi e questa voluta confusione non fa altro che supportare il gioco di chi cerca il dominio planetario a scapito di tutta l'umanità.
Il progetto di smembramento della Germania del dopoguerra: da Kaufman al JCS 1067
Germany Must Perish ! Cover
Molti appassionati di storia (generalista) difficilmente si approcciano a taluni argomenti che a quasi 72 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, non servono certamente a riscriverne gli eventi ma sicuramente a delinearne le concause e a smorzare l’aura di disinteresse e buonismo che avrebbe accompagnato l’opera dei cosiddetti “liberatori”. In questa sede vogliamo inquadrare la questione in maniera approfondita e proporre alcune pubblicazioni e alcuni documenti assolutamente fondamentali.
Nel 1941 Theodore Newman Kaufman, un facoltoso uomo d’affari statunitense di origine ebraica pubblicò un piccolo libro che ebbe una discreta fase di notorietà anche in Europa, intitolato “Germany Must Perish!”. Il nucleo centrale del libro, considerava la Germania ed i Tedeschi un male da estirpare, un problema da eliminare.
Secondo il Kaufman ciò sarebbe dovuto avvenire tramite una sterilizzazione di massa da effettuare dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. In una successiva intervista del 26 settembre 1941 per il “The Canadian Jewish Chronicle” (foto sotto), Kaufman affermò:
“Credo che gli ebrei hanno una missione nella vita. Devono fare in modo che le nazioni del mondo si riuniscano in una grande federazione”, e “lentamente ma inesorabilmente il mondo si svilupperà in un paradiso. Avremo la pace perpetua. E gli ebrei faranno di più per realizzare questa confederazione, perché ne hanno più da guadagnare. Ma come si può ottenere la pace, se la Germania esiste? L’unico modo per ottenere una pace eterna è quello di rendere la pena di fare la guerra più orribile della guerra stessa“.
The Canadian Jewish Chronicle Intervista a Theodore Newman Kaufman, 26 settembre 1941
Ovviamente le vicende belliche degli anni successivi e la persecuzione degli ebrei fecero passare in secondo piano questa pubblicazione. (La persecuzione giudaica per come è stata raccontata non è MAI esistita in quegli anni, caso mai a causa proprio di questo infame libro sionista e giudaico, e la dichiarazione di guerra di tutto il popolo giudaico alla Germania ed è cosa risaputa, vennero considerati giustamente nemici pericolosi e tali e quali, ne più ne meno, anzi trattati molto meglio, degli italiani in Inghilterra e dei giapponesi negliUSA, in parte, vennero internati in campi di lavoro, invece dei campi invivibili alleati, propaganda giudaica a parte e Germania rasa al suolo con milioni di vittime civili e milioni di stuprate anche nel dopo guerra, tanta cura per i prigionieri non poteva materialmente più esserci. Il diritto internazionale, infatti, prevede la possibilità di internare i cittadini di origine straniera per evitare possibili azioni di spionaggio a favore dei paesi di origine (art. 5 della convenzione di Ginevra), cosa che fece l’America con i cittadini di origine giapponese: dopo averli spogliati di tutti i beni confiscandogli casa, attività e conti bancari, furono rinchiusi in campi di concentramento in condizioni disumane. Allo scoppio della seconda guerra mondiale quasi tutti gli Italiani in Gran Bretagna e Londra (oltre 20.000 nel 1940) soffrirono restrizioni ed internamenti, che colpirono indiscriminatamente anche molti antifascisti ed ebrei. Pace con il cervello e la coscienza per i criminali planetari e per i loro "adepti" venduti o programmati egualmente se non più colpevoli. NdR)
Theodore Newman Kaufman
Per meglio comprendere dell’importanza dell’argomento che stiamo illustrando vi proponiamo la traduzione in italiano di alcune parti del libello di Kaufman:
«Questo agile volume delinea un piano globale per estinguere [extinction] la nazione tedesca e annientare [eradication] dalla terra tutte le sue genti. Contiene inoltre una carta (foto iniziale) che illustra il possibile smembramento territoriale della Germania e la ridistribuzione del suo territorio».
«Non è una guerra contro Adolf Hitler. E nemmeno è una guerra contro i nazisti. È una guerra di popoli contro popoli, di popoli civili che tendono alla luce contro barbari incivili che amano le tenebre. Ai popoli di quelle nazioni che sarebbero passate piene di speranza in una nuova e migliore fase di vita, si sono contrapposte le genti di una nazione che tornerebbe entusiasta alle Età Buie. È una lotta tra la nazione tedesca e l’umanità. Hitler non è colpevole di questa guerra più di quanto lo fu il Kaiser per la precedente. O Bismarck prima del Kaiser. Costoro non sono stati gli autori, ma [solo] i capi delle guerre condotte dalla Germania contro il mondo. Essi non fanno che riflettere l’innata, secolare brama della nazione tedesca per la conquista e l’assassinio di massa.L’attuale guerra è condotta dal popolo tedesco. È lui il responsabile. È lui che dovrà pagare per la guerra. In caso contrario, ci sarà sempre una guerra tedesca contro il mondo. E con una simile spada perennemente sospesa sul capo delle nazioni civili non importa quanto grandi saranno le loro speranze, quanto strenui i loro sforzi: nulla accadrà nel perseguimento di quelle ferme e solide fondamenta di pace permanente che esse dovranno stabilire, se vorranno iniziare a costruire un mondo migliore. Perché non basta che non ci siano più guerre tedesche in concreto; non dovrà esserci nemmeno la minima possibilità che ne scoppino. Uno stop definitivo alle aggressioni tedesche, non una tregua temporanea, deve essere l’obiettivo dell’odierna lotta. Il che non significa un predominio armato [delle altre nazioni] sulla Germania, o una pace con aggiustamenti territoriali, o una speranza fondata su una nazione sconfitta e pentita. Tali soluzioni non sono garanzie sufficienti contro altre aggressioni. Questa volta la Germania ha imposto al mondo una GUERRA TOTALE. Perciò la Germania deve venire punita con una PUNIZIONE TOTALE. C’è solo un tipo, uno solo, di Punizione Totale: la Germania dev’essere liquidata per sempre! Assolutamente in concreto, non in teoria [Germany must perish forever! In fact – not in fancy!]».
«Quotidianamente l’osservazione conferma a noi, e le bombe ad altri popoli meno fortunati, la verità che la dottrina tedesca della forza non si fonda su opportunismi politici od urgenze economiche. La personale brama di guerra dei reggitori della Germania non è che una componente della brama di guerra che anima le grandi masse tedesche. I capi tedeschi non sono isolati dalla volontà del popolo tedesco, poiché senza di esso non potrebbero divenire tali, e neppure esistere. Le ispirazioni personali, le motivazioni, perfino l’acquiescenza alle azioni del loro popolo sono un tutt’uno, e tutte tratte dai capi tedeschi dalle profondità dell’anima nazionale tedesca. Troppo spesso si è preteso che l’attuale assalto tedesco al dominio del mondo fosse unicamente un gangsterismo da strada organizzato e praticato su scala nazionale, derivante in particolare dalle classi inferiori, feccia della Germania. Tale visione non è suffragata dai fatti, perché la stessa brama, la stessa forza bruta che i tedeschi spiegano oggi sotto la guida della cosiddetta “classe inferiore nazista”, essi hanno egualmente spiegato nel 1914, in un’epoca in cui il paese era guidato dalle “classi superiori” e dagli “elementi più nobili”, gli Junker. E un gran numero di intellettuali tedeschi, un’altra “classe superiore” tedesca, siede nel Reichstag».
«No! Il problema del germanesimo non possiamo lasciarlo alla prossima generazione. Il mondo non dovrà essere nuovamente angariato e torturato sulla ruota tedesca. Nostro è il problema, nostra la soluzione! Il mondo ha imparato, con una conoscenza nata da tragedie troppo numerose, troppo orribili da essere rammentate, che quali che siano i capi o le classi che guidano la Germania, questo paese scatenerà sempre la guerra contro il mondo, perché la forza che spinge i tedeschi è un componente inseparabile dell’anima collettiva di questa nazione. Vero è che, un tempo, l’anima avrebbe potuto essere foggiata in altro modo. Ma il momento fu nei cicli dell’incivilimento, migliaia di anni fa. Oggi è troppo tardi. Noi lo sappiamo. Gli uomini del 1917, no. Non avevano un precedente sul quale basare la propria esperienza. Oggi, noi non abbiamo scuse. I loro vani sacrifici e i loro inutili sforzi devono oggi dettarci le nostre azioni e decisioni. Oggi stiamo pagando per la mancanza di esperienza della passata generazione nel trattare i popoli della nazione tedesca. Quando e se giungerà per noi il momento di dover decidere e agire, non ripeteremo i loro errori. Il costo sarebbe troppo alto; non solo per noi, ma per ogni futura generazione […] Nel 1917 i soldati americani, come quelli di ogni altra grande nazione, furono costretti ad uccidere i nemici a milioni. Per cosa? Pensiamo di essere costretti a uccidere di nuovo? Le guerre, invero, vengono vinte uccidendo, non morendo. E di nuovo, per cosa? Un altro inganno? Ingannare i nostri soldati diverrà costume nazionale? Perché, chiaramente, combattere ancora la Germania in difesa della democrazia senza pensare di annientare tale paese sarebbe, anche se la Germania perdesse la guerra, una vittoria tedesca. Combattere, vincere e questa volta non finire per sempre il germanesimo sterminando completamente questa gente [To fight, to win, and not this time to end Germa-nism forever by extermining completely people] che diffonde la sua dottrina, vuol dire annunciare lo scoppio di un’altra guerra tedesca entro una generazione».
«Non ci serve condannare i tedeschi. Si condannano da sé. Perché basta leggere e ascoltare quanto scritto e detto dai soli tedeschi; osservare quanto fatto dai soli tedeschi; sopportare le sofferenze e i disastri causati dal solo popolo tedesco nel perseguimento dei suoi ideali megalomaniacali e nelle sue aspirazioni demoniache, basta questo per realizzare che sono i tedeschi stessi a decretare, quasi ad esigere di essere ostracizzati dal resto dell’umanità [that it is the Germans themselves who decree, almost demand, their ostracism from their fellowman]. Hanno perso il desiderio di essere esseri umani. Non sono che bestie; e come bestie andranno trattati […]
I tedeschi sono un popolo detestabile. Pensano e sognano solo imbrogli. La loro gioia più grande consiste nel trovare difetti agli altri, strillare e minacciare. Sventolano braccia come mazze ferrate; invece del normale linguaggio umano le loro bocche emettono rombi d’artiglieria e clangore d’acciai; la loro vita è un’esplosione infinita. Il tedesco non vive sulle alture; evita la luce, e dal suo covo rubacchia nozioni qua e là per rabberciare trattati, esercita la sua maligna influenza sui giornali, studia le mappe, misura gli angoli e traccia con compiaciuto zelo le frontiere. Per lui, amare il proprio paese vuol dire disprezzare, schernire e offendere ogni altro paese. I tedeschi sono capaci di poco, solo di odiare e mentire, anche a se stessi. Si immischiano nelle faccende altrui, ficcano il naso in questioni che non li riguardano, criticano ogni cosa, spadroneggiano su ogni cosa, abbassano e distorcono ogni cosa. Che pena che ventitré secoli dopo Socrate e Platone, due millenni dopo Cristo, la voce di simili uomini risuoni ancora nel mondo, peggio ancora che venga ascoltata e peggio infine di tutto che qualcuno le creda! Per loro un paese è un organismo segregato, e ammettono che si possa vivere e respirare in una atmosfera di arrogante disprezzo per i vicini. Concepiscono il loro paese come un centro permanente di dissoluzione, un mostro divorante e insaziabile, un animale da preda la cui unica funzione è il saccheggio. Quanto non possiedono, è stato loro rubato. L’universo appartiene a loro di diritto. Chiunque tenti di fuggire la loro tirannia è un ribelle». (Lo scrivente non sbaglia di una virgola nel descrivere lui e i suoi correligionari, ne più ne meno, per filo e per segno, basta leggere il "Talmud" il libro sacro delle leggi giudaiche, per questo è ferratissimo, semplicemente le ribalta sugli altri. NdR)
«Perfino se tale gigantesca impresa fosse fattibile, la vita stessa non lo permetterebbe. Come la guerra genera la guerra, l’oppressione genera la ribellione. Orrori impensati ne nascerebbero. Ed allora vediamo che non esiste via di mezzo; nessun patteggiamento, nessun compromesso o transazione, nessun accomodamento politico o economico. Non esiste, alla fine, altra soluzione che questa: la Germania deve sparire per sempre dalla faccia della terra! [that Germany must perish forever from this earth!] E questo, fortunatamente, come tosto vedremo, non è un problema difficile da risolvere».
«per conseguire lo scopo di estinguere la nazione tedesca», di sterilizzare 48 milioni di persone, cioè quelle in grado di procreare (i maschi sotto i 60 anni e le donne sotto i 45), sui 70 milioni di abitanti che conta il paese, esclusi i territori annessi o conquistati: «Questo metodo, noto alla scienza come sterilizzazione eugenetica, è subito praticabile, è umano e preciso. La sterilizzazione è divenuta cosa scientifica, il miglior mezzo per liberare la razza umana dai suoi disadattati: il degenerato, il pazzo, il criminale ereditario»
«Si prendano ad esempio 20.000 chirurghi e si ipotizzi che ognuno di essi possa compiere quotidianamente almeno25 operazioni: non occorrerebbe più di un mese per portare a termine tale compito […] Poiché la sterilizzazione delle donne richiede più tempo, si può invece valutare che l‘intera popolazione femminile tedesca possa venire sterilizzata in tre anni o anche meno». Tale misura, associata ad un prevedibile tasso di mortalità del 2%, quindi con una scomparsa annua di un milione e mezzo di persone, condurrebbe, nell’arco di due sole generazioni, adannientare ogni goccia di sangue tedesco, cosa positiva non solo per i tedeschi, ma per l’intera umanità:«La conseguente graduale scomparsa dei tedeschi dall’Europa non avrà alcuna conseguenza negativa per quel continente, così come non l’ha avuta per l’America la graduale scomparsa dei pellirossa»
La Germania ha perso la sua guerra. Le richieste imperative dei popoli vincitori sono quelle che la Germania perisca per sempre; ciò lo rende obbligatorio attraverso la sterilizzazione di massa dei tedeschi come miglior mezzo per eliminarli permanentemente. Procedere a:
1. disarmare e asportare dalla Germania ogni armamento, pesante come leggero,
2. mettere sotto sorveglianza tutte le aziende e l’industria pesante,
3. suddividere l’esercito in gruppi, individuarne e concentrarne reparti in zone off limits e sterminarli sommariamente,
4. raggruppare la popolazione civile in zone separate e sterilizzarla,
5. suddividere il resto dell’esercito, a sterilizzazione completata, in battaglioni del lavoro da usare nella ricostruzione delle città che hanno distrutto,
6. frantumare e ripartire la Germania tra le potenze vincitrici («L’allegata cartina dà qualche idea del possibile riaggiustamento delle terre che potrebbe essere fatto in parallelo con l’annientamento della Germania [with Germany’s extinction]»),
7. vietare gli spostamenti dei civili fuori delle rispettive zone finché non sia stata compleata l’opera di sterilizzazione,
8. chiudere la popolazione nelle zone: i vinti non solo saranno soggetti all’obbligo di apprendere le lingue dei popoli padroni e a cessare entro un anno la pubblicazione di nuovi libri in tedesco, ma verranno proibiti l’insegnamento del tedesco, la diffusione di libri e riviste, le trasmissioni radio e le scuole di lingua tedesca;
9. una eccezione all’obbligo della sterilizzazione potrebbe essere possibile nei confronti di quei pochi tedeschi i cui parenti sono cittadini delle nazioni vincitrici, alla condizione che questi ultimi si assumano «la responsabilità finanziaria per farli emigrare e sostentarli e la responsabilità morale per gli atti compiuti».
Ma l’idea di Kaufman non rimase inascoltata. Nel 1945, prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, una tesi similare venne avallata dallo stesso generale statunitense Dwight Eisenhower che utilizzò la pubblicazione di Henry Morgenthau, dove anche qui veniva teorizzava la progressiva distruzione della Germania. Il piano nella sua parte geopolitica non fu avallato e solo alcune parti della Germania vennero sradicate dalla madre patria, ma, di fatto, la “denazificazione” della nazione tedesca si trasformò in tragedia sociale ed in una massiccia pulizia etnica, come ben dimostrato tra gli altri da James Bacque nelle sue pubblicazioni sulle sorti dei civili tedeschi alla fine della guerra. Di seguito proponiamo un interessante dossier dove l’abbondanza di fonti (unite ai documenti sopra pubblicati), chiarisce in maniera definitiva l’atteggiamento alleato nei confronti della Germania.
I PIANI ALLEATI PER L’ANNIENTAMENTO DEL POPOLO TEDESCO.
MISURE PER LA DEVASTAZIONE DEL CUORE DELL’EUROPA
Pubblicato per la prima volta in tedesco sul Vierteljahreshefte fuer freie Geschichtsforschung (quaderni trimestrali per la libera ricerca storica) 5 (1) (2001), pag. 55-65, tradotto da Peter Lambda.
Molto tempo prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, e di certo ben prima che questa guerra fratricida europea fosse prevedibile, i vincitori e i loro tirapiedi avevano fatto dei progetti per la sistemazione della Germania che contenevano violazioni basilari del Diritto Internazionale. Oltre ai piani di demilitarizzazione e alla denazificazione, vi erano piani per la distruzione o l’espulsione dei Tedeschi dai territori in cui avevano abitato per molti secoli. Ad esempio, l’espulsione di 3,5 milioni di Tedeschi dei Sudeti fu proposta nel Dicembre del 1938 dall’ex presidente cecoslovacco Edvard Benes, cioè, circa un anno prima dello scoppio ufficiale della guerra e lui non fu il solo a fare la proposta. Durante il Congresso Panslavo tenutosi a Praga nel 1848 fu presa la decisione che non solo i Tedeschi dei Sudeti dovevano essere cacciati ma anche tutti cittadini di etnia tedesca ad Est della linea Trieste-Stettino. Nell’estate del 1917 Benes ed il successivo presidente Ministro Kramà diedero agli Alleati un memorandum nel quale chiedevano lo smembramento della Germania e l’incorporazione di ampi territori dell’Impero Tedesco e Austria-Ungheria nella Cecoslovacchia che stava per nascere (1). Dopo la firma del diktat chiamato “Trattato di Versailles”, le affermazioni e le richieste nazionalistiche ceche e panslave erano politicamente notevoli; purtroppo non c’è abbastanza spazio qui per discutere l’argomento nei dettagli (2). Comunque, queste richieste furono più o meno fanaticamente stabilite sull’espulsione dei Tedeschi dei Sudeti.
Questi piani, in violazione del Diritto Internazionale, non erano assolutamente i pensieri stravaganti di politici sciovinisti, panslavi o comunisti, ma rappresentavano la politica ufficiale di governi nazionali. La premessa alla Carta Atlantica garantiva espressamente alla Cecoslovacchia la condizione che, alla firma del documento, non si poteva impedire l’espulsione dei Tedeschi. Nel Settembre 1942 Benes, ironicamente presidente del Partito Nazionalsocialista e che dopo la guerra fu rinominato “Partito Socialista del Popolo”, ricevette il sostegno dal governo inglese per i suoi piani. Londra comunicò di non avere obiezioni alla deportazione dei Tedeschi dei Sudeti, una popolazione che ha abitato in quella che ora è la Repubblica Ceca tanto quanto i Cechi stessi. Nel Maggio 1943 Benes ricevette una comunicazione simile da Roosevelt e nel Giugno del 1943 un’altra proveniente da un contatto sovietico a Londra, Alexander Bogomolov. Infatti i Cechi, ed in particolare Benes, non avevano mai pensato di sottoporre l’obiettivo di una Cecoslovacchia de-germanizzata ad una supervisione internazionale ne tantomeno ad un qualsiasi criterio di gestione compassionevole. Nel Luglio 1944, un avviso delle alte autorità fu fatto circolare tra la resistenza Ceca: (3)
“Stiamo considerando la possibilità di trasferire la nostra popolazione tedesca. Non si può ancora determinare con precisione che tutti i tre milioni di Tedeschi possano essere trasferiti in base a qualche genere di norma internazionale. E’ necessario che nei primi giorni della liberazione noi si espelli il maggior numero possibile di Nazisti colpevoli ai nostri occhi, per timore di una rivolta civile contro di loro nei primi giorni della Rivoluzione e che tutti coloro che, come Nazisti, resistono e si difendono vengano abbattuti dalla Rivoluzione“.
Dopo la capitolazione militare per i Cechi non fu più necessario agire in modo cospiratorio e dimostrarono pubblicamente le loro intenzioni sanguinarie. Il 31 Maggio 1945, il giornale Nazionalsocialista Ceco Slovo Naroda affermava con freddezza (4):
“Non sarà consentito a cittadini di origini tedesche mescolarsi con la popolazione Ceca“.
A questo importante annuncio dovremmo aggiungere che è stato dimostrato che il governo Ceco in esilio sotto la guida di Benes lavorò in modo risoluto per la pulizia etnica in quella che sarebbe diventata la neonata Repubblica Ceca e che il tutto fu realizzato senza tener conto dei diritti umani e contro il Diritto Internazionale, come verrà qui di seguito indicato.
Persino in Polonia si sognava di incursioni e saccheggi espansionistici e si fantasticava di un allargamento della Polonia a Stettino e persino a Berlino, e questo ben prima del 1° Settembre 1939. Il programma ufficiale della Westmark Union Polacca conteneva la seguente dichiarazione:
“Il confine naturale della Polonia è a Ovest dell’Oder“.
Un volantino distribuito dal Comitato di Allestimento per il Festival di Grunwald in memoria della battaglia di Tannenberg del 1410 affermava:
“Ci riprenderemo ciò che i Tedeschi ci hanno preso sull’Elba, sull’Oder e sulla Vistola!“
Stanislaw Mikolajczyk, presidente dell’Unione Polacca degli Agricoltori, il 21 Giugno 1939 dichiarò:
“Deve essere ben chiaro che la Polonia non avrà pace finché non sarà arrivata all’Oder”.
Il 7 Agosto 1939, il SÅ, owo Pomorskie di Thorn disse circa i Tedeschi:
“Quindi oggi noi Polacchi diciamo chiaramente: tornatevene da dove siete venuti. Su carretti trainati da cani siete arrivati portando solo misere coperte e materassi. Ritornatevene indietro”.
Il 20 Luglio 1939 il settimanale Naros Walce dichiarò che Danzica deve “restare polacca” e chiese che la Germania cedesse alla Polonia il territorio della Prussia Orientale (5).
Durante la guerra la Polonia ricevette da Londra sostegno simile a quello ricevuto dalla Cecoslovacchia. Churchill vedeva con serenità l’occupazione della Prussia Orientale da parte dei Polacchi e la conseguente espulsione di massa dei Tedeschi. Alla Conferenza di Teheran egli concesse quanto segue all’imperialismo Polacco: (6)
“Riteniamo che la Polonia debba essere indubbiamente soddisfatta a spese della Germania”.
Circa 14 mesi dopo, alla Conferenza di Yalta, Churchill ammise che c’erano molte persone in Gran Bretagna che erano imbarazzate al pensiero della deportazione ma affermò che, lui personalmente,non aveva alcun scrupolo. Secondo lui, sei o sette milioni di Tedeschi erano già stati ammazzati e un altro milione o milione e mezzo sarebbe stato probabilmente ucciso prima della fine della guerra(7). Queste idee per il futuro non erano affatto discorsi a vanvera di propaganda, ma erano le opinioni vere e proprie del Primo Ministro Britannico. Alla 4a. sessione della Conferenza di Yalta, il 7 Febbraio 1945, Churchill rafforzò il suo concento anti-umanitario dichiarando
“che non rientrava nei propositi di cessare la distruzione dei Tedeschi“. (7)
Una settimana più tardi avvenne il genocidio di Dresda da parte dei bombardieri inglesi e americani.
Non è stato sicuramente ancora dimenticato il fatto che, Churchill, che preparò la guerra contro la Germania per oltre quattro decenni della sua vita, è stato celebrato nella Repubblica Federale Tedesca come un “grande Europeo”. Nel Maggio del 1956, ad Aachen, gli fu conferito il premio Karl Prize, un onorificenza tedesco-federale con la quale insignire persone che “hanno reso servizio al movimento europeo”. Questa onorificenza a Churchill non può essere certo considerata come l’unica aberrazione. Diversi decenni dopo la morte di Churchill, personaggi di spicco della Repubblica Federale di Germania pare non abbiamo tratto alcun insegnamento dalla storia: nel 1999 il Ministro della Difesa della Germania Federale Rudolf Scharping acquisì una dubbia simpatia quando, durante l’attacco della NATO alla Serbia nel 1999, propose di chiamare le basi dell’esercito tedesco, che fino a quel momento portavano nomi di generali della Wehrmacht, come ad esempio Feldmaresciallo Erwin Rommel, intitolandole “Caserme Winston Churchill“.
Ritornando alla questione su cosa si doveva fare della Germania, poco dopo la Conferenza di Casablanca, 14 / 25 Gennaio 1943, il Presidente americano Roosevelt stupì tutti quando disse (8):
“La pace potrà tornare nel mondo solo con la totale eliminazione del potenziale bellico tedesco e giapponese. L’eliminazione del potenziale bellico tedesco, giapponese e italiano significa la resa incondizionata da parte della Germania, del Giappone e dell’Italia. Ciò darà al mondo una ragionevole assicurazione di pace futura”.
Questa espressione miope contribuì naturalmente al prolungarsi della guerra, poiché distrusse la possibilità di un trattato di pace. Con questa dichiarazione di “guerra totale per la pace totale” tutte le porte lasciate aperte furono chiuse. Al governo tedesco fu fatto intendere che tutte le possibilità diplomatiche per la pace erano pari a zero. La Germania era con le spalle al muro. C’era forse qualche altra possibilità se non quella di combattere fino alla fine col motto “Vittoria o Morte” e usare ogni possibile mezzo militare per conquistare la vittoria? (In quel periodo Roosevelt e Churchill decisero anche, telefonata intercettata dai tedeschi, l'assassinio di Benito MussoliniBenito Mussolini, fu assassinio premeditato, la telefonata fra Churchill e Roosevelt il 29 luglio 1943, la Conferenza di Casablanca NdR)
Effettivamente una vittoria tedesca non era affatto impossibile. L’avanzato stato della tecnologia tedesca, soprattutto la tecnologia militare, è dimostrato dal fatto che il 15 Ottobre 1942 al Comando Supremo dell’Esercito fu affidata un operazione dietro alla quale si celava la ricerca atomica tedesca col compito di trovare il modo di usare la fissione nucleare e le reazioni a catena per armare i missili.
Durante la guerra la Germania stava lavorando ad una serie di armi “miracolose”. Ad esempio, verso la fine delle operazioni militari i Tedeschi avevano pronto per la produzione il gigantesco razzo A4. Era alto 14 metri, pesava circa 11 tonnellate metriche ed aveva un raggio d’azione di 370 km. Volava ad un altezza di 100 km. Dalla superficie terrestre e raggiungeva una velocità di 5.400 km orari. Aveva un razzo-motore avanzato alimentato ad alcool e idrazina liquida e poteva essere guidato dai radar o da altri congegni. Viaggiando ad oltre cinque volte la velocità del suono, non poteva essere udito e nemmeno individuato.
Un altro razzo pronto verso la fine della guerra era l’A9 munito di ali. Pesava circa 13 tonnellate metriche, aveva un raggio d’azione di 5.000 km e poteva raggiungere una sorprendente velocità di 9.400 km orari. Secondo il Colonnello D.L. Putt, membro del personale americano nei territori occupati, responsabile per l’esame dello stato della ricerca sulle armi atomiche tedesche, i Tedeschi sarebbero stati in possesso dell’arma decisiva per l’esito bellico solo alcune settimane dopo, avvalendosi dei loro razzi V2 dotati di bombe atomiche. Nell’ambito di questo vasto numero di invenzioni e brevetti che gli Alleati cercarono e confiscarono in Germania subito dopo il cessate il fuoco, l’Assistente Generale Comandante del controspionaggio dell’aeronautica americana ammise davanti alla Società degli Ingegneri Aeronautici che i Tedeschi prepararono un razzo che avrebbe sorpreso il mondo ed in particolare la Gran Bretagna e che molto probabilmente avrebbe cambiato il corso della guerra se solo l’invasione fosse stata ritardata di appena sei mesi (9).
Per quanto riguarda il rapido sviluppo dell’aereo a reazione tedesco Me 262, il servizio segreto britannico concluse che se la Germania non fosse stata sconfitta entro il Luglio 1945, i Tedeschi avrebbero conseguito la loro superiorità aerea sulla Germania e sugli eserciti (10).
La determinante motivazione dei Tedeschi di combattere per la vittoria finale era dettata anche dalle minacce ripetute costantemente dagli Alleati di infliggere determinate misure alla Germania ed al popolo tedesco non appena avessero raggiunto la vittoria. Il 23 Febbraio 1944, in un dibattimento alla Casa dei Comuni, il Ministro degli Esteri inglese Anthony Eden confermò che la Germania non poteva pretendere di essere trattata secondo la Carta Atlantica, cioè che non si sarebbe potuto evitare che le nazioni vittoriose portassero “correzioni” territoriali a spese della Germania. Così, secondo Eden, la Germania non poteva accampare diritti riportati nella Carta che non le sarebbero stati applicabili (11).
Il 22 Aprile 1944 Churchill confermò la discutibile intenzione che nessun trattato e nessun impegno avrebbe vincolato gli Alleati una volta che la Germania si fosse arresa. Churchill insistette che la Carta Atlantica non sarebbe stata un presupposto legale per il trattamento della Germania e che i cambiamenti territoriali e le correzioni dei confini non potevano essere esclusi. Secondo Churchill, nessun altro argomento poteva essere accettato. Secondo lui, la resa incondizionata implicava il fatto che i vincitori avessero le mani libere di agire a loro piacimento(12).
Dimostra una grottesca ed inspiegabile arroganza, da parte degli Alleati, in particolare gli USA e l’Inghilterra, pretendere di aver intrapreso la guerra contro la Germania solo in nome della giustizia e dei diritti umani. L’intenzione di un Nuovo Ordine Mondiale è chiaramente dimostrata. Il 14 Giugno 1942 Roosevelt così si espresse con parole di preghiera alla radio (13):
“ Dio dei popoli liberi, dedichiamo oggi i nostri cuori e le nostre vite alla causa di tutta l’umanità libera. Dacci la vittoria sui tiranni che schiavizzerebbero tutti gli uomini e le nazioni libere. Dacci la fede e la capacità di considerare tutti coloro che combattono per la libertà come se fossero nostri fratelli. Dacci speranza ed unione fraterna, non solo per il tempo di questa dura guerra ma anche per i giorni a venire che dovranno unire tutti i figli della terra. La nostra terra non è altro che una piccola stella nel grande universo, ma se lo vogliamo, possiamo farne un pianetasenza guerre, fame e paura, non diviso da distinzioni senza senso di razze, colore della pelle o religione. Dacci quel coraggio e quella lungimiranza per iniziare questo compito oggi affinché i nostri figli e i figli dei nostri figli possano esserne orgogliosi in nome dell’umanità. Lo spirito umano si è risvegliato e l’anima umana ha fatto dei passi avanti. Dacci la saggezza e la visione di comprendere la grandezza dello spirito umano che subisce e soffre così enormemente per un traguardo oltre le sue capacità. Dacci l’onore dei nostri morti che perirono nella fede, l’onore per i vivi che lavorano e si battono per la fede, la redenzione e la sicurezza di tutte le nazioni ed i popoli prigionieri. Dacci la pazienza con gli illusi e la pietà per i traditi. E dacci la capacità ed il valore che spazzeranno il mondo dall’oppressione e dalla vecchia dottrina che il forte deve mangiare il debole perché è il più forte. Ma più di ogni altra cosa dacci la fratellanza, non solo per questi giorni ma per gli anni a venire, una fratellanza fatta non solo di parole ma di azioni e di fatti. Tutti noi siamo figli della terra, dacci questa semplice consapevolezza. Se i nostri fratelli sono oppressi, allora anche noi siamo oppressi. Se loro hanno fame, anche noi abbiamo fame. Se la loro libertà viene a meno, allora anche la nostra non è al sicuro. Dacci una fede comune in modo che l’uomo possa conoscere pane e pace, che possa conoscere giustizia e onestà, libertà e sicurezza, un eguale opportunità e un eguale opportunità perché faccia del suo meglio, non solo nel nostro paese ma in tutto il mondo. E in quella fede marceremo verso quel mondo pulito che sarà nostro compito attuare. Amen”
Questa pulizia per la quale lottare, spiegò quel “bravo ragazzo” di Roosevelt dopo la Conferenza di Teheran, deve essere riconosciuta nella eliminazione della tirannia, schiavitù, oppressione e intolleranza. Nello stesso modo in cui fecero i globalizzatori degli anni 90, egli invocò una visione di una “famiglia mondiale di stati democratici”.
Nel paragrafo 2 della Carta Atlantica, firmata il 12 Agosto 1941, si afferma che i firmatari non cercavano cambiamenti territoriali
“che non corrispondessero ai desideri liberamente espressi dai popoli interessati”.
Dal 28 Novembre al 1° Dicembre 1943, i “Tre Grandi” si riunirono ad una conferenza nell’ambasciata sovietica di Teheran per concordare le politiche da applicare all’Impero Tedesco dopo la vittoria. La parola chiave era lo smembramento della Germania, con il quale i tre Alleati concordarono. In particolare in occasione della seconda sessione del 1° Dicembre, Churchill pronunciò l’idea dello spartimento della Germania e perorò la causa della frantumazione della Prussia considerata “la radice di tutti i mali”, nonché della separazione della Baviera e altre province dalla Germania. Subodorando questa opportunità, Stalin rese note le richieste dell’Unione Sovietica (14):
“I russi non hanno porti liberi dai ghiacci nel Baltico. Ecco il perché i russi hanno bisogno dei porti di Koenigsberg e di Memel e della parte corrispondene alla Prussia Orientale”.
Nel 1945 i sovietici misero i distretti di Koenigsberg e di Gumbinnen (13.200 Km2) sotto il controllo amministrativo sovietico e vi formarono il distretto di Kaliningrad. Nel 1946 i territori di Memelland furono incorporati nella riorganizzata Repubblica Sovietica di Lituania.
Nel corso di un rinfresco in occasione della Conferenza, Stalin fece una proposta durante un brindisi che fu accolta da Roosevelt con una sonora risata (15):
“La forza delle forze armate Tedesche risiede in 50.000 alti ufficiali e scienziati. Alzo il calice col desiderio che tutti e 50.000 vengano fucilati non appena li prenderemo”
Anche gli americani non erano contrari alle fucilazioni di massa. A Washington, nell’Agosto 1944, il Generale Eisenhower disse all’ambasciatore britannico che tutti gli ufficiali del Comando Supremo delle Forze Armate Tedesche, nonché tutta la dirigenza del NSDAP (Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi) inclusi i funzionari municipali e tutti i membri della polizia segreta, dovevano essere liquidati(16). Giusto per non essere fraintesi, al riguardo si parla di circa 100.000 esseri umani indifesi.
Mentre la guerra continuava con un incremento a svantaggio della Germania, le intenzioni degli Alleati circa il futuro trattamento del “problema tedesco” divennero sempre più sfacciate e dirette. Raggiunsero il loro picco alla Conferenza di Yalta. Questa Conferenza dei “Tre Grandi” ebbe luogo nell’ex palazzo degli Zar Livadia vicino a Yalta, in Crimea, dal 4 all’11 Febbraio 1945. Qui gli Alleati discussero intensamente del futuro da imporre all’Impero Tedesco dopo la resa incondizionata. Tutti e tre i partecipanti concordarono che non c’era altro modo per finire la guerra. Solo su questioni minori non si trovarono completamente d’accordo fra loro. Ad esempio: dovevano lasciare in carica un’amministrazione tedesca alla quale assegnare le zone di occupazione, oppure dovevano dividere ciò che rimaneva della Germania in due stati, nord e sud, con Vienna la capitale di quest’ultimo? Alla fine decisero un altro piano. Churchill affermò che (17):
“secondo lui non c’era bisogno di informare i Tedeschi della futura politica da condurre nel loro paese. Ai Tedeschi andava detto che si sarebbero dovuti aspettare ulteriori richieste Alleate dopo la resa. Queste ulteriori richieste sarebbero state fatte sulla testa dei Tedeschi dietro comune accordo tra gli Alleati“.
Questa intenzione non rivela altro che un assegno in bianco circa il trattamento futuro dei Tedeschi. In merito a ciò Churchill dichiarò inoltre (18):
“ che una resa incondizionata precludeva qualsiasi accordo di armistizio. Resa incondizionata era la parola sulla quale le operazioni militari sarebbero terminate. Coloro che firmavano i termini di una resa incondizionata si sottomettevano alla volontà dei vincitori“.
Mentre i soldati dell’Armata Rossa avanzavano nella Germania Orientale nel corso del 1944/1945, questi erano “preparati” (19) all’occupazione della Germania, soprattutto da un punto di vista politico. In numerose prime pagine dei giornali venivano pubblicate le regole che dovevano gestire il comportamento dei soldati dell’Armata Rossa. Sia i propagandisti che gli scrittori contribuirono al fine, come Alexei Tolstoi, Mikhail Alexandrovich Sholokhov (La Scuola dell’Odio), Konstantin Mikhailovich Simonov (Uccidetelo!) e Surkov (Io Odio!). Le direttive propagandiste più autorevoli comunque erano quelle di Ilya Ehrenburg. Il suo libro Voina (La Guerra), pubblicato nel 1943 dalla State Publications Office for Fine Literature (!), Mosca, conteneva espressioni come:
“ I Tedeschi non sono umani. Se durante la giornata non avete ancora ucciso un Tedesco, allora per voi è stato un giorno inutile. Dopo che avete ucciso un Tedesco, uccidetene un altro, per noi non c’è niente di più allegro dei cadaveri dei Tedeschi”
I soldati sovietici venivano incitati a commettere crimini contro la popolazione tedesca e contro i soldati tedeschi, tuttavia non solo dal punto di vista politico o propagandistico. Anche dal punto di vista militare il messaggio non lasciava dubbi. Nei suoi ordini giornalieri, marciando nella Prussia Orientale, il Maresciallo Tcherniakowski affermò:
“ Non c’è pietà, per nessuno. Non è necessario chiedere ai soldati dell’Armata Rossa di dimostrare pietà. Essi ardono di odio e di desiderio di vendetta”
Altre espressioni invitano chiaramente allo stupro delle donne e delle ragazze tedesche. L’avvocato tedesco Heinz Nawratil si riferisce ad Alexander I. Solzhenitsyn, il quale nel suo libro Arcipelago Gulag, scritto tra il 1964 ed il 1968, afferma che:
“Le ragazze tedesche potevano essere violentate e poi uccise e tutto questo sarebbe stato quasi sempre considerato come un incidente di guerra”
Nawratil si riferisce anche a Lev Kopelev, scrittore, attivista dei diritti civili ed amico di Heinrich Boell, che descrisse così le parole di un sobillatore comunista:
“Cosa bisogna fare perché il soldato mantenga sempre il suo spirito combattivo? Per prima cosa deve odiare il nemico come la peste e deve volerlo distruggere dalla radice ai rami. Come seconda cosa quando arriva in Germania tutto gli appartiene, ogni tipo di cianfrusaglia, le donne, tutto! Fate quello che volete”
Sia i soldati dell’esercito tedesco che la popolazione civile tedesca soffrirono tantissimo questo comportamento da parte dei soldati dell’Armata Rossa. Le atrocità non furono incidenti isolati ma crimini di massa noti alle più alte autorità e in generale verranno poi definite in seguito come uno dei più grandi crimini di massa dei tempi moderni.
Le invettive e le incitazioni di odio di Ilya Ehrenburg (20) ed i suoi compagni propagandisti non rappresentavano affatto una misura di propaganda eccezionale o singolare dell’Unione Sovietica. Il reporter di guerra Tenente Guenther Heysing mise insieme una collezione di citazioni prese da pubblicazioni sovietiche e da dichiarazioni raccolte da interrogatori di soldati dell’Armata Rossa (21). Questo è quanto scriveva la rivista militare Boyevaia Trevoga del 20 Ottobre 1944:
“ Trema Germania! Trema maledetta Germania! Ti copriremo di fuoco e acciaio ed accoltelleremo al cuore fino all’ultimo soldato che ha calpestato il suolo russo”
Rivolgendosi all’aviazione sovietica all’inizio dell’attacco sovietico alla Prussia Orientale, leggiamo:
“L’Armata Rossa è all’offensiva per adempiere gli ordini del grande Stalin per dare alla bestia tedesca il colpo mortale. Con odio bruciante entreremo nella terra dell’odiato nemico. Verremo come giudici e vendicatori. Il nemico deve essere distrutto senza pietà”.
Il 25 Ottobre 1944, il consiglio di guerra e l’amministrazione politica del 3° Fronte Bianco Russo, fece il seguente appello:
“Avanti vincitori! Possa la terra tedesca, che ha procreato l’immondizia fascista, tremare sotto i nostri cingoli! Possa l’odiato nemico macchiato di sangue che ci inflisse così tanto dolore, tremare ed annegare nella corrente del suo sangue nero!”
In un discorso nell’Ottobre 1944 sul tema: “Cosa richiede il Partito Comunista da un membro dal Fronte Unitario della Gioventù Comunista?“ Fu affermato:
“Giovani combattenti! Voi sapete quali tremende sofferenze i Tedeschi hanno causato al vostro popolo, alla vostra famiglia, alle vostre amate. Vendicateli tutti senza pietà. Per la vita di ogni singolo russo togliete la vita a dieci tedeschi. Ricordate”.
Un prigioniero del 758° Reggimento delle Guardie/88a. Divisione delle Guardie affermò:
“Prima di entrare sul suolo tedesco ci fu insegnato dagli ufficiali che non dovevamo rispettare la proprietà della popolazione civile tedesca e che potevamo trattare la popolazione come selvaggina da caccia. Le donne potevano essere stuprate”.
Un prigioniero del 529° Artiglieria Anticarro Autonomo testimoniò:
“In Polonia il furto di patate veniva severamente punito. Nella Prussia Orientale chiunque poteva prendere ciò che voleva. Comunque la rimozione di vestiario ed altri oggetti personali era proibita persino nella Prussia Orientale poiché era sottointeso che queste cose dovevano essere riportare in Russia”.
Un disertore del 331° Reggimento delle Guardie/1104a. Divisione delle Guardie confermò quanto segue:
“Prima era proibito prendere il bottino di guerra, ma ora sul suolo tedesco non è più punibile. Chiunque può prendere tutto quello che può”.
Un disertore del 494° Reggimento delle Guardie/174a. Divisione delle Guardie, confessò:
“Il comandante della compagnia ed il comandante della colonna dissero che in territorio tedesco si poteva saccheggiare senza essere puniti e si potevano mettere le mani addosso alle donne tedesche”.
Nessuno fece attenzione all’Art. 28 della Convenzione dell’Aja sulla Guerra di Terra, nel quale veniva espressamente citato che era proibito permettere il saccheggio di città o proprietà, anche se venivano conquistate in azioni di assalto.
Inviti alla persecuzione dei Tedeschi erano all’ordine del giorno e non solo in Unione Sovietica. Sia in Inghilterra che negli USA apparvero molti scritti propagandistici che invitavano alla persecuzione dei Tedeschi e della Germania. In Inghilterra Sir Robert Vansittart fu uno dei più importanti incitatori di atti germanofobi. In qualità di Primo Consigliere Diplomatico del Ministero degli Esteri Britannico, era noto negli ambienti diplomatici come “l’odiatore di Tedeschi”. Nei suoi libri "Black Record", "Passato Nero" (1941) e "Lessons of my Life", "Lezioni della mia vita" (1943) egli divulgò l’idea che il popolo tedesco era l’eterno disturbatore della pace mondiale, il “rapace assassino” fra le nazioni civilizzate. Per questa ragione era necessario distruggere questo popolo criminale, aggressivo e barbaro dotato di istinto omicida. L’influenza di Vansittart era enorme. Fu un personaggio chiave nella cricca bellica britannica a sostegno delle misure draconiane contro la Germania.
Pure in America apparvero una serie di pubblicazioni inumane e razziste, come "What about Germany?" "Che ne facciamo della Germania?" (1942) di L.P. Lochner, "How to treat the Germans", "Come trattare I tedeschi" (1943) di Emil Ludwig e "Germany: To be or not to be?" "Germania: essere o non essere?" (1943) di G.H. Seger e S.V. Marck. Quando gli americani iniziarono l’occupazione della Germania nel 1944-45, venne distribuito gratuitamente fra le truppe americane un libretto dall’arrogante titolo "What to do with Germany?" "Cosa farne della Germania?" Di Louis Nizer, un avvocato di New York e presidente di un’associazione assistenziale per immigrati ebrei. Nizer suggeriva, fra le altre cose, che ogni ufficiale tedesco dal grado di Colonnello in su fosse portato in tribunale, che il sistema scolastico tedesco fosse messo in mani Alleate e che l’industria pesante dovesse essere tolta alla Germania. Questo libretto non rappresentava un pezzo di trascurabile propaganda di un insignificante odiatore dei tedeschi, ma, secondo il testo sulla quarta di copertina, il Presidente americano Harry Truman ne sarebbe stato profondamente influenzato e raccomandò ad ogni americano di leggerlo.
Il Presidente Roosevelt distribuì il libretto ai membri del suo Gabinetto, mentre il Generale Eisenhower ne spedì 100.000 copie e fece scrivere agli ufficiali del suo staff commenti sul libro. Nonostante il fatto che il libro di Nizer brulicava di invettive contro la Germania e tutto ciò che era tedesco, questo piccola opera che incitava all’odio fu presa per buona da molti importanti personaggi della politica e del mondo scientifico, in quello militare e mediatico. Il tema principale in questa ed in altre opere propagandistiche era che la Germania aveva giocato un ruolo unico e negativo nella storia del mondo che veniva espresso nella sua filosofia, nella sua politica e nel carattere del suo popolo. Il Nazismo fu proprio una espressione contemporanea dell’inevitabile desiderio tedesco di saccheggiare e schiavizzare altri popoli. Tutti i Tedeschi, non solo i Nazionalsocialisti, furono definiti come l’incarnazione del male.
Non dovrebbe quindi stupire che in un calendario tascabile del 1944 per l’esercito americano in Germania si trovino delle primizie come (22):
“Fin dal 1933, quando Hitler arrivò al potere, la gioventù tedesca è stata attentamente e totalmente addestrata per la conquista del mondo, l’assassinio e la perfidia”.
“Abbiamo combattuto contro i Tedeschi e i Giapponesi perché la nostra stessa libertà era minacciata e perché gli interessi del nostro paese erano legati a quelli degli Inglesi, dei Russi, dei Cinesi, dei Francesi e di tutti gli altri combattenti per la libertà”.
“E’ un fatto storico che l’aggressione tedesca ed il desiderio di conquista siano all’ordine del giorno. E’ stato solo di recente, grazie alle moderne invenzioni e all’accorciarsi delle distanze sulla superficie del globo, che il Tedesco è stato in grado di arrivare a realizzare il suo sogno di schiavizzare il mondo”.
Persino Churchill di tanto in tanto se ne usciva con nuove interpretazioni storiche e giudizi astrusi sui Tedeschi. Il 9 Novembre 1940, ad esempio, in un discorso a Mansion House dichiarò che l’Austria era uno di quelle nazioni per la quale la Gran Bretagna aveva sfoderato la spada e per la quale la vittoria inglese significava libertà. Il 21 Settembre 1943 egli spiegò che i Tedeschi combinavano nel modo più mortale le qualità del guerriero e dello schiavo (23):
“Loro stessi non considerano la libertà e la sola sua presenza in altri popoli è per loro un fatto di odio. Ogni qualvolta che diventano forti, cercano la loro preda e seguiranno con ferrea disciplina chiunque li dovesse condurre ad essa. Il centro della Germania è la Prussia. E’ lì l’origine dell’attuale pestilenza”.
Naturalmente, con questa consapevolezza storica, sta alla brava gente, cioè agli Alleati ed in particolare agli Americani, fare in modo di neutralizzare la più piccola possibilità che il corso della storia mondiale possa venir influenzata dai Tedeschi.
Questa neutralizzazione, per intenderci, può essere effettuata in vari modi. Uno è l’estinzione biologica del popolo tedesco, proposta, ad esempio, da Theodore Nathan Kaufman, presidente dell’Associazione Americana per la Pace. Egli apparteneva alla cerchia più ristretta dei consiglieri di Roosevelt ed influiva direttamente sulle decisioni del Presidente americano. Nel 1940, dieci mesi prima dell’entrata ufficiale in guerra degli Stati Uniti, Kaufman pubblicò un libro dal titolo "Germany Must Perish" (la Germania deve perire). Questo libricino intriso di odio contiene ciò che sarebbe stato conosciuto come il Piano Kaufman, lo schema col quale questo consigliere presidenziale suggeriva lo sterminio di 70 milioni di persone della nazione tedesca, inclusi donne e bambini, con la relativa distribuzione dell’Impero Tedesco fra le nazioni confinanti. Più specificatamente il libro diceva (24):
“La guerra di oggi non è una guerra contro Adolf Hitler. E non è nemmeno una guerra contro i Nazisti. E’ una lotta fra la nazione Tedesca e l’umanità. Questa volta la Germania ha obbligato il mondo ad una GUERRA TOTALE. Di conseguenza deve prepararsi a pagare una PENA TOTALE e questa non può essere che una sola: la Germania deve perire per sempre! Materialmente e non teoricamente! La popolazione della Germania, esclusi i territori annessi e conquistati, è di circa 70 milioni, più o meno equamente distribuiti fra maschi e femmine. Per raggiungere lo scopo prefissato dell’estinzione tedesca sarebbe necessario castrarne 48 milioni. Per quanto riguarda il tema della sterilizzazione maschile, la cosa più facile e più veloce sarebbe di avvalersi dell’esercito in qualità di unità organizzate. Portando 20.000 medici, come numero arbitrario e presumendo che ognuno riesca a praticare 25 operazioni giornaliere, non ci vorrebbe più di un mese, al massimo, per completare la castratura. Ovviamente più dottori riusciamo a portare, oltre questi 20.000, e meno tempo sarebbe necessario. La restante popolazione maschile potrebbe poi essere tranquillamente castrata nel giro di tre mesi. Per quanto riguarda la sterilizzazione femminile ci vorrà un po’ più di tempo. Si può prevedere che l’intera popolazione femminile tedesca potrà essere sterilizzata nel giro di tre anni o meno. La sterilizzazione completa di ambo i sessi, e non solo di uno, è da considerarsi necessaria in virtù dell’attuale dottrina tedesca in base alla quale anche una sola goccia di vero sangue tedesco rappresenta un tedesco. Ovviamente, a sterilizzazione ultimata, non ci saranno più nascite in Germania. Ad un tasso normale di mortalità del 2% annuo, la popolazione in Germania diminuirà al ritmo di 1.500.000 unità all’anno. Pertanto nel giro di due generazioni, a costo di milioni di vite, l’eliminazione del Germanesimo e dei suoi portatori, sarà diventato un fatto compiuto”.
Ernest Albert Hooton, professore di antropologia alla Università di Harvard scrisse in termini simili. In un articolo di giornale sulla rivista di New York Peabody Magazine, del 4 Gennaio 1943, dal titolo "Breed war strain out of Germans" (sradicate la razza guerriera dai tedeschi), egli propose un programma politico da applicare alla Germania. Oltre a varie manipolazioni genetiche che “avrebbero distrutto il nazionalismo tedesco e l’ideologia aggressiva”, suggerì:
“Per un periodo di 20 anni o più utilizzare l’insieme dell’attuale esercito tedesco come unità di lavoro riabilitativo nelle aree devastate delle Nazioni Alleate e altrove”
In un articolo canadese il programma fu descritto con la dicitura: “Nessuna Germania, quindi niente più guerre tedesche“(25). Il romanziere giallo Rex Stout scrisse un articolo dal titolo “Odieremo, oppure perderemo“ che apparve sul New York Times. Il giornalista William S. Shirer lodò l’idea di colpa collettiva e le sue conclusioni erano contenute nel titolo (26): “ Sono tutti colpevoli, puniteli”
Come dimostrano i sopracitati esempi fu dato ampio spazio, da parte dei britannici e degli americani, all’idea di estinguere o di neutralizzare scientificamente la nazione tedesca. Ben prima della cessazione delle ostilità ci fu una generale intesa che era necessario annientare la ricerca scientifica tedesca. I metodi per farlo includevano l’appropriarsi dei brevetti tedeschi, il sequestro e il legale sfruttamento degli scienziati tedeschi e il divieto o, almeno la totale supervisione, alle attività dei laboratori tedeschi e delle istituzioni scientifiche. Gli Alleati misero in pratica questi metodi malvagi senza scrupoli e pietà.
Il piano Morgenthau e il libro Germany is our Problem, scritto da Henry Morgenthau jr.
Il principale ideatore di questi schemi disparati miranti alla distruzione o all’esproprio della Germania fu, comunque, il Segretario del Tesoro degli Stati Uniti d’America Henry Morgenthau, Jr., “uno dei più importanti ebrei americani”(27). Fu colui che convinse Roosevelt ad essere “duro” con i Tedeschi. Il Manuale per il Governo Militare in Germania, scritto dal Quartier Generale del Corpo di Spedizione Americano (SHAEF) nell’Agosto 1944, che doveva essere la guida politica per le forze d’occupazione in Germania, incontrò la sua disapprovazione per via dei suoi “punti deboli”. Ad esempio: Morgenthau riteneva che la razione di 2.000 calorie giornaliere per i lavoratori Tedeschi fosse troppo alta. Il Presidente americano fu compiaciuto del tipo di “suggerimento migliorativo” dato. Roosevelt concordò che i Tedeschi dovevano essere trattati così (28):
“Dobbiamo essere duri con la Germania ed intendo dire col popolo tedesco, non solo con i Nazisti. O dovete castrare il popolo tedesco oppure dovete trattarlo in modo tale da non poter più riprodursi e generare persone che vogliono continuare nel modo in cui hanno fatto in passato”
Dopo quest’intesa generica fra Roosevelt e Morgenthau, quest’ultimo, in una conferenza stampa, criticò gli autori del Manuale pubblicamente per essere troppo docile verso i Tedeschi e quindi “il Manuale fu rapidamente ritirato”(29). A Morgenthau, che Roosevelt appoggiava senza riserve, fu data quasi carta bianca per quanto riguarda la politica da imporre alla Germania. Voleva sistemare la questione tedesca una volta per tutte ed il suo metodo per arrivarci era di imporre una soluzione finale ai tedeschi, un piano che fu chiamato appunto: il "Piano Morgenthau". (Come è facile notare tutto quello di cui poi furono accusati poi i tedeschi veniva studiato contro di loro dalle loro "presunte vittime" giudaiche NdR) In base a questo piano, la Germania doveva essere ridotta ad un paese agricolo, deindustrializzato, con pochi abitanti. I progetti di Morgenthau furono descritti come “misure per la prevenzione di una terza guerra mondiale causata dalla Germania”. Le misure del Piano includevano la smilitarizzazione della Germania, restituzioni e risarcimenti, educazione e propaganda, decentramento politico, supervisione dell’economia a cura dell’esercito, controllo dello sviluppo economico tedesco, un programma agrario, la punizione dei criminali di guerra e lo smantellamento della nuova Germania. Il 30 Settembre 1944, il giornale "Voelkische Beobachter" (Osservatore Popolare) elencò in dettaglio tali misure:
“ L’intera industria dell’acciaio, le industrie chimiche e gli stabilimenti per la produzione di benzina sintetica verranno tolti ai Tedeschi e trasferiti in altri paesi. L’educazione dei bambini verrà messa sotto il controllo delle Nazioni Unite e le scuole dovranno rimanere chiuse fintanto che non verranno reperiti sufficienti insegnanti ebrei. Dovranno essere scritti subito nuovi testi scolastici i cui contenuti dovranno essere concordati da Washington, Londra e Mosca. Secondo il Piano Morgenthau verranno proibiti gli studi universitari ai giovani tedeschi, gli edifici dei licei tecnici tedesche verranno chiusi e le loro librerie e gli strumenti di ricerca verranno distribuiti fra America, Inghilterra e Unione Sovietica”.
Secondo lo schema di Morgenthau, la Germania non doveva essere solamente disarmata in modo totale ma la sua intera base industriale doveva essere smantellata o distrutta. Le miniere e le fabbriche di carbone andavano inondate. Per quanto riguarda i risarcimenti, Morgenthau aveva piani dettagliati: questi dovevano essere realizzati non tanto tramite pagamenti e consegne di merci, ma piuttosto con la cessione delle materie prime minerarie tedesche e altre risorse, soprattutto con la restituzione delle proprietà che i Tedeschi avevano razziato nei territori occupati, con la cessione di territorio tedesco e di diritti di proprietà privata tedesca nelle industrie verso i paesi che la Germania aveva invaso, con il trasferimento e la ridistribuzione degli stabilimenti e dei macchinari industriali, col lavoro forzato di lavoratori tedeschi in paesi stranieri e con la confisca di tutte le proprietà tedesche di ogni tipo fuori dalla Germania (30). Il Presidente Roosevelt condivideva il concetto di Morgenthau di colpa collettiva tedesca per la guerra e nell’opinione che la Germania andava trattata nel più duro dei modi dopo la guerra. Non deve quindi sorprendere se durante la seconda conferenza tenutasi in Québec, nel Settembre 1944, i piani di Morgenthau per la devastazione del cuore d’Europa furono riconosciuti da Roosevelt e Churchill come il programma ufficiale da imporre alla Germania post-bellica (31), oppure se Morgenthau poté scrivere con compiacimento alla pagina 12 del suo libro "Germany is our Problem" (la Germania è un nostro problema) che i principi fondamentali di questo programma rappresentano il punto di vista ufficiale degli Stati Uniti.
Al Senato americano fu spiegato che una Germania disarmata e deindustrializzata avrebbe liberato i paesi confinanti europei dal dominio economico della Germania. Il fatto che tutta l’Europa avesse beneficiato della forza industriale della Germania e che il collasso industriale della Germania avrebbe conseguentemente avuto delle ripercussioni negative sul resto d’Europa, era considerato trascurabile dal Dipartimento del Tesoro Americano. Un promemoria datato 7 Settembre 1944, conteneva l’affermazione che l’economia dell’Europa non era dipendente dalla Germania
“perché gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia e il Belgio potevano facilmente fornire ciò che la Germania forniva prima della guerra”(32).
Mentre gli americani completavano la loro crociata in terra tedesca nella primavera del 1945, Washington comunicò ai suoi più alti capi militari in Europa speciali direttive politiche da applicarsi all’occupazione. Le severe norme emanate nella direttiva "JCS 1067", data nella metà del 1947, derivavano dal Piano Morgenthau. Tuttavia gli americani rinunciarono alla completa distruzione dell’industria tedesca la quale doveva essere tenuta in moto al minimo per evitare epidemie e rivolte e si astennero dall’inondare le miniere ma andarono avanti con la decostruzione industriale, l’esproprio intellettuale ed anche con la demilitarizzazione, denazificazione e la decentralizzazione della Germania come contesto della loro politica. Le norme della direttiva "JCS 1067" era praticamente le stesse di quelle del Piano Morgenthau, scritto per trattare la Germania come la causa della guerra.
La stesura della direttiva "JCS 1067", dal Capo di Stato Maggiore americano al Comando Supremo delle forze d’occupazione in Germania, fu approvata alla fine di Aprile 1945 dal Comitato per la Politica Informale in Germania del Congresso Americano ed approvata in Maggio dal Presidente Truman. Per quanta riguarda lo scopo del governo militare in Germania, la dichiarazione ufficiale di questo documento fu (33):
a. – Va comunicato ai Tedeschi che la crudele guerra della Germania e la fanatica resistenza Nazista hanno distrutto l’economia tedesca, creato caos e inevitabile sofferenza e che i Tedeschi non possono sfuggire alla responsabilità di ciò che hanno causato a se stessi.
b. – la Germania non verrà occupata allo scopo della liberazione ma come nazione nemica sconfitta. Il vostro scopo non è l’oppressione ma occupare la Germania con il fine di realizzare certi importanti obiettivi Alleati. Nel condurre la vostra occupazione e l’amministrazione dovete essere giusti ma fermi e imparziali. Scoraggerete con decisione il fraternizzare con funzionari tedeschi e la popolazione.
c. – Il principale obiettivo Alleato è di evitare che la Germania ritorni ad essere una minaccia per la pace nel mondo. I passi principali per raggiungere questo obiettivo sono l’eliminazione del Nazismo e il militarismo in tutte le loro forme, l’immediato arresto dei criminali di guerra per la loro punizione, il disarmo e la smilitarizzazione della Germania, esercitando un controllo continuo sulla capacità della Germania di fare la guerra e la preparazione di una eventuale ricostruzione della vita politica tedesca su basi democratiche.
d. – Altri obiettivi Alleati sono di far rispettare il programma delle restituzioni e dei risarcimenti in modo da venire in soccorso dei paesi devastati dall’aggressione Nazista e assicurarsi di prendersi cura dei prigionieri di guerra e delle persone sfollate delle Nazioni Unite al fine del loro rimpatrio.
Per quanto riguarda la supervisione economica, la direttiva faceva la seguente chiara affermazione (34):
“ Nessun provvedimento, in esecuzione del programma dei risarcimenti o quant’altro, verrà preso, se questo dovesse favorire il sostegno delle condizioni basilari di vita, in Germania o nella zona di vostra competenza, portandolo ad un livello superiore di quello esistente in uno dei confinanti paesi delle Nazioni Unite “.
Anche la Francia e l’Inghilterra adottarono più o meno le stesse misure distruttive americane per quanto riguarda la Germania. Subito dopo la stesura della normativa "JCS 1067", furono formulate le misure per la decostruzione industriale, prima dagli americani e poi, dopo la Conferenza di Potsdam, dagli Alleati. Furono pianificate tre forme di decostruzione:
1 – risarcimenti “in natura”, cioè lo smantellamento dei macchinari e delle fabbriche tedesche.
2 – la completa demolizione della capacità produttiva tedesca
3 – una politica ufficiale di “inadempienza o negligenza legale“ delle fabbriche e dei macchinari tedeschi.
Anche qui, questi progetti per la distruzione dei mezzi di esistenza del popolo tedesco sono direttamente reperibili nel Piano Morgenthau.
Le direttive generali per la politica di occupazione americana si attenevano al Piano Morgenthau. Eisenhower, nel suo libro dal titolo "Crusade in Europe" (crociata in Europa), espresse orgoglio al fatto che gli ufficiali del governo militare americano avessero eseguito un lodevole lavoro (35) per via dell’onestà, della bravura e dell’accuratezza nell’addestramento che dimostrarono nel portare a termine il loro dovere applicando le misure prescritte nella direttiva "JCS 1067". Il professore universitario Nicholas Balabkins, non certo un germanofilo, ammise che le direttive furono la versione ufficiale del Piano Morgenthau, benché in una qualche forma diluita (36). Invece, alcuni storici tedeschi del dopoguerra hanno ostinatamente cercato di negare l’enorme influenza del Piano Morgenthau nelle misure prese dagli Alleati. Uno di loro, Rolf Steininger, professore di storia all’Università di Innsbruck, scrisse, senza ironia, che al Piano Morgenthau sarebbe stato riconosciuto un importante, e sopravalutato, posto nella storiografia, in particolare per quanto riguarda i temi dello smembramento e la futura economia della Germania (37).
Infatti il Piano Morgenthau “durante la guerra, costituì i tema centrale per la pianificazione della pace delle potenze occidentali, sia negli ambienti pubblici che ufficiali“(38). Il Piano Morgenthau fu la base di tutti gli altri piani concernenti la Germania e persino i piani sovietici sullo stesso tema non si discostavano dalla direttiva "JCS 1067". Erano tutti basati sulla mutilazione e sullo smembramento della Germania, la (temporanea)carestiadel popolo tedesco, la decostruzione dell’industria tedesca e lo smantellamento economico della Germania in modo da neutralizzare la Germania come forza politica per un lungo tempo e migliorare nonché rafforzare le posizioni economiche e politiche alleate.
Con queste teorie e progetti, che possono essere stati partoriti solo da una mente malata e che deviano da ogni regola umana e civilizzata, i guerrafondai dell’occidente non erano in sostanza tanto diversi da Ilya Ehrenburg Grigoryevich (L'uomo che ha inventato i "Six Million" NdR) e altri fanatici fomentatori assassini dell’Unione Sovietica. Provenivano tutti dalla stessa origine ed erano tutti responsabili degli orrori inflitti alla Germania. La scelta specifica delle parole poteva variare da propagandista a propagandista, da speculatore bellico a speculatore bellico, da gruppo di pressione a gruppo di pressione, ma nel loro scopo di uccidere ed annientare il cuore dell’Europa, non erano diversi uno dall’altro.
NOTE:
1 – cf. Hanns Hertl e altri (ed.), Der “Bruenner Todesmarsch” 1945. Eine Dokumentation, (la “marcia della morte di Bruenn” 1945. Una documentazione) Stenzel und Bauer, Schwaebisch Gmuend 1998, pag. 15 in poi
2 – Per una dettagliata analisi del tema prego contattare Claus Nordbruch, Der deutsche Aderlass. Wiedergutmachung fuer Deutschland und Entschaedigung an Deutschen, (il dissanguamento tedesco. Risarcimento per la Germania e indennizzo per I tedeschi), 2a. edizione, Tuebingen 2003
3 – Hanns Hertl e altri (ed.), op. cit. (nota 1) pag. 26
4 – Citato nello stesso, pag. 189
5 – Cf. Wolfgang Wagner, Die Entstehung der Oder-Neisse-Linie in den diplomatischen Verhandlungen waehrend des Zweiten Weltkrieges (l’origine della linea di confine Oder-Neisse nelle trattative diplomatiche durante la Seconda Guerra Mondiale), 2a. edizione rivista ed ampliata, Brentano, Stoccarda 1959, pag. 6
6 – The Tehran, Yalta & Potsdam Conferences, Documents (Le conferenze di Tehran, Yalta e Potsdam. Documenti), Progress Publishers, Mosca 1969 pag. 48
7 – Cf. idem, pag. 104
8 – Citato in Herbert Feis, Churchill, Roosevelt, Stalin. The war they waged and the peace they sought (Churchill, Roosevelt, Stalin. La Guerra che mossero e la pace che cercarono), stampa dell’Università di Princeton, New Jersey 1967, pag. 109
9 – Citato in Franz Kurowski, “Von der bedingungslosen Kapitulation bis zur Mondorfer Erklaerung vom 6. Juni 1945” (dalla capitolazione incondizionata alla dichiarazione di Mondorf del 6 Giugno 1945) in: Gesellschaft fuer Freie Publizistik (società per la libera pubblicistica) (ed.), Jalta und Potsdam ueberwinden (superare Yalta e Potsdam), Kongress-Protokoll 1985, GfP, Berg 1985, p. 22
10 – Cf. Tom Bower, Verschwoerung Paperclip. NS-Wissenschaftler im Dienst der Siegermaechte (complotto “graffetta”. Scienziati nazisti al servizio delle potenze vincitrici), List, Monaco 1988, pag. 108
11 – Herbert Marzian, Zeittafel und Dokumente zur Oder-Neisse-Linie 1939-1952/53 (cronologia e documenti sulla linea di confine Oder-Neisse 1939-1952/53), Holzner, Kitzingen 1953, pag. 18
12 – Citato in Franz Kurowski, op. cit., (nota 10), pag. 10
13 – Citato in Caspar von Schrenck-Notzing, Charakterwaesche. Die Politik der amerikanischen Umerziehung (Lavaggio del cervello. La politica della rieducazione americana), Kristall bei Langen-Mueller, Monaco 1981, pag. 68
14 – Citato in Tehran, Yalta and Potsdam Conferences. Documents, op. cit., (note 6) pag. 50
15 – Che questo non era un futile scherzo, come hanno affermato alcuni storici attuali, è dimostrato, ad esempio, dal document pubblicato nel 1961 dal Dipartimento degli Stati Uniti: Foreign Relations of the United States; Diplomatic Papers: The Conference at Cairo and Tehran 1943 (Relazioni estere degli Stati Uniti; documenti diplomatici: la Conferenza del Cairo e Tehran nel 1943), che afferma a pagina 553: “ Almeno 50.000, forse 100.000 appartenenti agli alti comandi germanici devono essere fisicamente liquidati”. Vedi anche Michael Balfour e John Mair, Four-Power Control in Germany and Austria 1945-1946 (il controllo a quattro della Germania e dell’Austria 1945-1946), stampa dell’Università di Oxford, Londra 1956, pag. 35, hanns D. Ahrens, Demontage (smantellamento), Universitas, Monaco 1982, pag. 19 e Heinz Nawratil, Vertreibungsverbrechen an Deutschen. Tatbestand, Motive, Bewaeltigung (il crimine dell’espulsione dei tedeschi. Circostanze di fatto, motivi, attuazione), Ullstein, Francoforte sul Meno/Berlino 1987, pag. 124. Persino la guida ufficiale sulla mostra dei prigionieri di guerra tedeschi e sovietici della Casa della Storia nella Repubblica Federale Tedesca, conferma la cifra di 50.000 come valida. (cf. pag. 77)
16 – Cf. James Bacque, Other Losses. An Investigation into the Mass Deaths of German Prisoners at the Hands of the French and Americans after World War II (versione italiana nota col titolo di: Gli Altri Lager. Un inchiesta sulle morti di massa dei prigionieri tedeschi nelle mani dei francesi e degli americani dopo la Seconda Guerra Mondiale), Stoddart, Toronto 1989, pag. 23
17 – Citato in The Tehran, Yalta & Potsdam Conferences, op. cit., (note 6), pag. 70
18 – citato nello stesso, pag. 71
19 – Claus Nordbruch, Ueber die Pflicht. Eine Analyse des Werkes von Siegfried Lenz. Versuch ueber ein deutsches Phaenomen (Oltre il dovere. Un analisi dell’opera di Siegfried Lenz. Esperimento su un fenomeno tedesco), Olms, Hildesheim 1996, pag. 159. Ci sono ampie citazioni e riproduzioni delle invettive di odio di Ilya Ehrenburg nel libro di Joachim Hoffmann: Stalin’s War of Extermination 1941-1945 (la guerra di sterminio di Stalin 1941-1945), Theses & Dissertation Press, Capshaw, AL, 2001
20 – Nel 1991 molti giornalisti e politici tedesco-occidentali ebbero la discutibile opportunità di commemorare Ilya Ehrenburg in occasione del suo centenario di nascita. Se fu a causa di ignoranza, cattiveria o deliberata intenzione di disinformare non lo esamineremo in questa sede. Quando fu allestita una mostra a Berlino-Schoeneberg su “ i Russi a Schoeneberg “ l’assemblea rappresentativa locale della CDU presentò una mozione per onorare “l’opera” di Ehrenburg e promuovere la memoria di questo “giornalista e scrittore”. Importanti giornali opinionisti non volevano essere da meno in questa profusione di lodi e, ad esempio, affermarono “l’effervescente gioia di scrivere” di Ehrenburg, lo glorificarono come un “maestro della satira” ed ammirarono le sue “ampie descrizioni panoramiche”.
21 – Archivio Federale, Ost-Dok. 2, Nr. 43/3off.
22 – Pocket Guide to Germany (guida tascabile della Germania), Ufficio Stampa del Governo Americano 1944, pag. 7, 15 e 28
23 – Citato in Michael Balfour e John Mair, Four-Power Control in Germany and Austria 1945-1946 (il controllo a Quattro della Germania e dell’Austria 1945-1946), Stampa dell’Università di Oxford, Londra 1956, pag. 34
24 – Theodore Kaufman, Germany must perish! (la Germania deve perire), Argyle Press, Newark, pag. 1, 3 94f
25 – Caspar von Schrenck-Notzing, Charakterwaesche. Die Politik der Amerikanischen Umerziehung (Lavaggio del cervello. La politica della rieducazione americana), Kristall bei Langen-Mueller, Monaco 1981, pag. 62
26 – Idem, pag. 66
27 – Rolf Steininger: Deutsche Geschichte 1945-1961 (Storia tedesca 1945-1961), Vol. 1, Fischer, Francoforte sul Meno 1983, pag. 34
28 – Henry Morgenthau nell’annotazione del suo diario il 19 Agosto 1944, citato da David Irving: Der Morgenthau-Plan 1944/45. Amerikanische Deutschlandspolitik: Suehnenleistungen, “re-education”, Aufloesung der deutschen Wirtschaft (Il Piano Morgenthau 1944/45. La politica tedesca Americana: espiazioni, “ri-educazione”, disfacimento dell’economia tedesca), Soyka, Brema 1986, pag. 23
29 – Cf. Michael Balfour e John Mair, op. cit. (nota 23), pag. 19
30 – Cf. Helmuth K.G. Roennerfarth e Heinrich Euler (ed.), Konferenzen und Vetraege (conferenze e trattati), 2a. edizione, v.4: “Neueste Zeit 1914-1959” (tempi recent 1914-1959), Ploetz, Wuerzburg 1959, pag. 231
31 – Cf. Nicholas Balabkins, Germany under direct control., Economic aspects of industrial disarmament 1945-1948 (La Germania sotto controllo diretto. Aspetti economici dello smantellamento industrial 1945-1948), Rutgers, New Brunswick 1964, pag. 10
32 – Cf. idem, pag. 11f
33 – Hajo Holborn, American Military Government. Its Organization and Policies (governo militare Americano. La sua organizzaione e le sue politiche), Infantry Journal Press, Washington 1947, pag. 159
34 – Idem, pag. 160
35 – Cf. Dwight D. Eisenhower, Crusade in Europe (Crociata in Europa), Doubleday, New York 1948, pag. 434
38 – Wilhelm Treue, Die Demontagenpolitik der Westmaechte nach den Zweiten Weltkrieg (La politica di smantellamento delle potenze occidental dopo il secondo conflitto mondiale), Niedersaechsische Landeszentrale fuer Politische Bildung (ufficio regionale della Bassa sassonia per la formazione politica), hannover 1967, pag. 22
Fonte: Tratto da: The Revisionist 2(2) (2004), pag. 171-180. Pubblicato per la prima volta in tedesco sul Vierteljahreshefte fuer freie Geschichtsforschung (quaderni trimestrali per la libera ricerca storica) 5(1) (2001), pag. 55-65, tradotto da Peter Lambda.