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La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

Contra factum non valet argumentum”

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sabato 23 dicembre 2017

Onorevoli sul lettino, tutte le nevrosi del potere. Piero Rocchini



Ovunque mi aggiro, ovviamente nella parole di persone con onestà intellettuale e ben poche ce ne sono, trovo solo conferme di quanto penso, tempo fa parlavo con uno psicologo che mi confermava che ci sono più patologici che sani nella società attuale, ma io sono convinto da tempo che non siano tanto, come le si chiamano, le malattie del benessere, anche se hanno la loro parte, quanto l'ovvia conseguenza dell'attacco all'umanità in corso da tempo, per questo caso almeno dal 1968.

Come si evince dalle prime righe dell'articolo a seguire, che però si sofferma alla "dottrina del consumismo", perchè non è il suo lavoro, è il mio, Il delirio Materialista - COMPRO ERGO SUM. La felicità… scontata facendo un passo oltre e allargando la panoramica, gli "egoismi" e tutto ciò che può essere correlato sono indotti dall'agenda del potere per il dominio sull'umanità, appunto partendo dal 1968 che fu una operazione del TAVISTOCK INSTITUTE. L’Istituto del Controllo delle Masse per disgregare i valori e quindi la forza della società e destabilizzarla, a seguire femminismo, aborti, divorzi, droga di stato e ora normalizzazione ma sopratutto imposizione dell'omosessualità e soppressione dei generi sessuali, il gender e per finire, forse, la pedofilia, ma su tutto l'"egoismo" spinto anche da una competitività non sana ma indotta e forzata in tutto, che permette tutta una serie di meccanismi devastanti, da solo non ti puoi difendere ...

Altra cosa che viene fuori, come normale che sia, è che i tanto criticati politici non sono altro che la "crema" della popolazione che rappresentano, ma una crema "marcia" di una popolazione appunto "avariata", non usa questi termini, sono io che ci vado giù pesante ma è giusto che sia così.

Svuotata l'anima delle persone che la venderebbero a Satana pur di fare quattro soldi in modo da pagare, anche se non se ne rendono conto, soltanto le voragini prodotte dalla moneta a debito, il Signoraggio, la rapina dell'emissione del denaro, Non posso credere che TU permetta questo - Sistema monetario e Codice Penale. Avv. Alfonso Luigi Marra, cosa ormai risaputa chi rapina migliaia di miliardi sono i medesimi oscuri o meglio criminali figuri che manovrano l'agenda del potere, proprio con il denaro estorto alle vittime che si pagano ben contente, così pare, il cappio al collo.

Svuotata l'anima, dicevamo, anche la politica in automatico ha perso la funzione di aggregazione sociale, anche se voglio dire, insieme alle religioni, sono sempre stati solo dei mezzi di dominio, solo che ora è tutto più spudorato e aggiunti alla truffa globale e al pianeta di menzogne su cui siamo seduti sopra diventa impossibile poter vivere serenamente. LA TRUFFA ECLATANTE IN CUI VIVIAMO E LA TECNOLOGIA CI DISTRUGGERANNO

Per fare un esempio di come sia cambiata la politica, chi c'era si ricorderà sicuramente, prima del '92, di Mani Pulite, i politici anche di schieramenti opposti MAI si permettevano di insultarsi come invece è ormai cosa normale, ma anche lì si è dato il via ufficiale e pubblico dell'era moderna, perchè si è sempre usato, dalla notte dei tempi, all'uso politico della magistratura, in America l'hanno anche codificato : "Lawfare" : The Lawfare Project sostiene che la legge è esclusivamente negativa, definendola "l' abuso delle leggi e dei sistemi giudiziari occidentali per raggiungere fini militari o politici strategici". Da questa prospettiva, la legge consiste "nella manipolazione negativa delle leggi internazionali e nazionali sui diritti umani per realizzare scopi diversi da, o contrari a, quelli per i quali sono stati originariamente emanati"..

Per quanto riguarda le nevrosi del potere ne avevamo già viste un paio devastanti "Psicopatici al Potere" - Parola d'ordine "Manipolazione", La sindrome Hubris, particolare disturbo della personalità. Sintomi e cause della malattia dei potenti
Arturo Navone


Onorevoli sul lettino, tutte le nevrosi del potere

27 Aprile 2003

Ma le ideologie non sono morte. Si sono soltanto arrese al «nuovo credo del tutto e subito», alla dottrina imperante del consumismoE un uomo con una fede
«consuma meno di un uomo-bambino, una società che funziona consuma meno di una società frammentaria in tanti solitari egoismi».
L'invasività della televisione, il crollo della gerarchia familiare, l'impoverimento della didattica scolastica, l'affievolimento dei valori religiosi hanno aperto la strada «ai nuovi barbari dell'omologazione globale», «sono crollate le ideologie, i blocchi, i partiti, la nostra onestà», sottolinea Piero Rocchini, psichiatra, analista, per 9 anni consulente di psicologia clinica a Montecitorio e autore del libro «Onorevoli sul lettino, tutte le nevrosi del potere».

Il nuovo saggio di Rocchini è una specie di manuale per la democrazia, un vademecum utile per scegliere il proprio candidato a rappresentarci, schivando le trappole delle bugie pre-elettorali, «leggendo» nella personalità del politico di turno attraverso le acute lenti della psicopatologia. Gli uomini politici, infatti,
«sono spesso psicopatici di successo con una tendenza patologica alla menzogna e allo sfruttamento degli altri senza rimorso».
E poi, anche in politica, dobbiamo imparare «a tutelare il consumatore, cioè il cittadino». Per riuscire ad orientarsi «nell'attuale giungla politica dove contano sempre meno le ideologie e sempre più i personaggi» e le personalità, spiega Rocchini,
«occorre distinguere tra le diverse motivazioni che hanno spinto il candidato a entrare nella competizione elettorale: il desiderio di notorietà, il bisogno di far parte di un gruppo o la brama di potere?».
Nel suo lavoro in Parlamento, Rocchini ha rilevato i disturbi più diffusi e radicati nella classe politica: le fobie sociali o sociopatie, la depressione, l'ansia da stress. E ha tracciato sette «profili» psicologici: il narcisista, il sanguigno, il superstizioso, l'ossessivo, l'ipocondriaco, il dipendente, il depresso.

Insomma, malgrado il crescente assenteismo alle urne nel nostro Paese (e non solo), Rocchini dimostra che esiste un modo per tornare a scegliere realmente chi dovrà rappresentarci. Ma lo vogliamo davvero? Vogliamo veramente essere cambiati e cambiare le cose che ci circondano? La risposta ai lettori. 

Piero Rocchini, per nove anni psichiatra consulente della Camera, ha raccolto nel libro "Onorevoli sul lettino" manie, superstizioni e tic dei politici

"Panorama" 31 luglio 2003

Piero Rocchini, per nove anni psichiatra consulente della Camera, ha raccolto nel libro "Onorevoli sul lettino" manie, superstizioni e tic dei politici. Tra gli aneddoti, quello sul deputato di centrosinistra che con alcuni colleghi, anche di altri gruppi, organizza sedute spiritiche per parlare con l’anima dell’onorevole Sergio Moroni, suicida nel ’92 dopo aver ricevuto un avviso di garanzia.
Rocchini racconta che tra le file di Forza Italia c’è un politico afflitto dalla necessità di sciacquarsi continuamente le mani:
«Per sentirmi tranquillo, ho bisogno di lavarmele un certo numero di volte, che è sempre diverso. Sette, tredici, trentuno: basta che sia un numero dispari. Il guaio è che, se sbaglio, devo ricominciare daccapo. Nei periodi più brutti in bagno ci passo le ore».
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"Onorevoli sul lettino, tutte le nevrosi del potere"

Piero Rocchini propone in questo libro una serie di "tipi psicologici" che ritiene potenzialmente pericolosi se posti in posizioni di potere: il narcisista, il superstizioso, l'ossessivo, l'ipocondriaco, il sanguigno, il dipendente, il depresso. Questa esemplificazione fornisce un manuale di sopravvivenza per orientarsi nella giungla della politica italiana, ed è corredata da brani di sedute psicoanalitiche di deputati particolarmente rappresentativi dei vari tipi prescelti e, di volta in volta, illustrati nelle loro caratteristiche. Ne esce un quadro di angosce e di frustrazioni, di sfacciate supponenze o, all'opposto, di invincibili complessi d'inferiorità.
Siamo sicuri di conoscere i politici che chiedono il nostro voto? Quali motivazioni li hanno spinti a entrare nella competizione elettorale? Il desiderio di notorietà, il bisogno di far parte di un gruppo o la brama di potere? Qual è il loro profilo psicologico e, soprattutto, che cosa ci dobbiamo aspettare da loro, al di là delle facili promesse e degli slogan collaudati?

In una giungla politica dove contano sempre meno le ideologie e sempre più i personaggi, Piero Rocchini, grazie alla lunga esperienza di consulente psicologico della Camera dei deputati, ci offre uno strumento utile per orientarci, quasi un manuale di sopravvivenza, proponendoci una serie di “tipi psicologici” che ritiene “potenzialmente pericolosi se posti in posizione di potere”: il narcisista, il superstizioso, l'ossessivo, l'ipocondriaco, il sanguigno, il dipendente, il depresso. Sul lettino di Rocchini vengono messi a nudo i pensieri più inconfessabili, le paure, le manie di alcuni dei nostri deputati, quelli che meglio rappresentano il “tipo” di volta in volta prescelto, sempre nel rispetto del principio per cui si dice la nevrosi ma non il nevrotico. Ai dialoghi tra analista e paziente si alternano schede esplicative delle varie patologie, per aprirci gli occhi sui comportamenti in cui si traducono, ma anche su come certe debolezze possano avere risvolti utili in particolari situazioni.

I tic e i segreti degli uomini di potere tratteggiano un quadro impressionante di angosce e frustrazioni, di sfacciate supponenze o, all'opposto, di invincibili complessi di inferiorità, restituendoci un'immagine inedita dell'Italia ai tempi della Seconda Repubblica.
“La psicologia politica ci aiuta a scoprire cosa c'è dentro quella bella scatola che vogliono venderci. Anziché fermarci all'etichetta, possiamo e dobbiamo conoscere le reali caratteristiche del prodotto che contiene. Ci può essere davvero utile? Allora compriamolo, dandogli il nostro voto. Non ci serve o, addirittura, può essere dannoso? Lasciamolo in vetrina a far bella mostra di sé. Senza il nostro voto non potrà fare nulla. Anche in politica impariamo a tutelare il consumatore: il cittadino”.

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Lo psichiatra della Camera, Piero Rocchini

Il Gazzettino di Venezia
30 Luglio 2003 

In "Onorevoli sul lettino" lo psichiatra Piero Rocchini racconta i
suoi incontri con nevrosi, vizi e patologie dei politici.
Quando la schizofrenia è al potere.
C’è l’ipocondriaco, l’ossessivo, il superstizioso, il narcisista e il
più pericoloso: il sanguigno.
di Gino Dato

Narcisisti, sanguigni, ipocondriaci, dipendenti, depressi lo siamo
un po' tutti. Ma che succede quando la psicopatologia quotidiana
invade i banchi del Parlamento ? Che garanzie offre un politico che
intraprende la carriera della cosa pubblica per riflettersi nello
specchio del potere, per prosciugare la sua sete di dominio, per
vincere la sua ipocondria? Questi pericoli e aberrazioni hanno già
scritto pagine vergognose della nostra storia, ma oggi sono tanto
più immanenti quanto più la democrazia non si nutre più di ideologie e di valori ma di sistemi fondati sul trionfo di personalità individuali.
Piero Rocchini, per molti anni consulente in psicologia clinica della
Camera dei deputati, ha accolto illustri parlamentari sul suo lettino
di psicoanalista: una necessità di singoli onorevoli che può tradursi
in lezione di molti comuni mortali, di noi tutti che alla politica
affidiamo la conquista del benessere e dovremmo perciò blindarla.
Nevrosi e vizi, fuori della vita privata, diventano un danno pubblico, come lo psichiatra prova a raccontare nel suo ultimo libro
"Onorevoli sul lettino" (Marco Tropea editore).
Professore, possiamo allora parafrasare il motto sessantottino "la fantasia al potere" in "la schizofrenia al potere"?
«Oggi mancano gli elementi di unità che esistevano una volta. Ogni cosa concepita attraverso la politica, un tempo, serviva a unire più che a cercare una autoaffermazione pura e semplice.
Quindi in sé e per sé, la politica, in qualunque ambito fosse svolta, svolgeva un ruolo di socializzazione, da un lato, di convalida di certi valori, dall'altro, soprattutto della società in cui si era inseriti, 

anche quando questa veniva contestata».

E oggi?
«Oggi non è crollato solo il muro di Berlino, è crollato quel contenitore che bastava a tenerci insieme. Molti di coloro che vivono all'interno di questa società, non hanno ben chiari i motivi dello stare insieme, o non lo ritrovano se non in un vantaggio personale. Alla politica per star meglio insieme, dal punto di vista esistenziale, si è sostituita la ricerca dei vantaggi che possiamo ottenere dalla società».

Ma quali sono i disturbi tipici di un politico?

«Forse dovremmo fare una distinzione tra disturbi che permettono  una più facile affermazione di un politico o di un dirigente in genere, e disturbi collegati alla conquista di un certo ruolo all'interno della società».

Vediamo i primi.
«Sono i più pericolosi per noi. Non casualmente si parla di  psicopatici perché attualmente, anche secondo lo strapotere di un certo tipo di mass-media, quello strapotere che si cerca di foraggiare in tutti i modi, per chi voglia affermarsi è  fondamentale saper mentire».

Questo è il principio dell'autoaffermazione?
«Intanto è molto comune la figura del narcisista che dice: gli altri esistono per il mio piacere. Non c'è una empatia, una sensazione profonda di quello che l'altro possa provare, un senso di vicinanza. C'è invece una volontà di utilizzo ma solo per il proprio piacere individuale: tanti personaggi che chiedono di essere al centro del palcoscenico e noi, al massimo, nel ruolo di un pubblico che applaude o in qualche modo dà piacere. Nello stesso momento in cui diciamo:
"non ho timore dell'eventuale dolore dell'altro, non hodispiacere per il danno che posso infliggere all'altro",

mi sono dato una carta in più rispetto a chi nutre valori morali, a chi ha remore, a chi si pone dei limiti proprio perché considera l'altro un valore fondamentale da rispettare».

Lei enumera figure tipiche di politico: l'ipocondriaco,
il dipendente, il superstizioso, l'ossessivo
«Molti di noi si sono abituati a concepire il capo come qualcuno che riassume il meglio di una società. Nella nostra, estremamente individualistica, è esattamente il contrario: forse il capo riassume tanti dei difetti della gente comune. 
Soltanto che, avendo pelo sullo stomaco, e nessuna remora a farsi largo a gomitate, più facilmente riesce a realizzare quello che potremmo considerare purtroppo un sogno abbastanza comune: prevalere a tutti i costi».

Ma il potere, secondo il vecchio adagio, non logora chi non ce l'ha?
«Il problema nasce per il politico quando, raggiunto quel gradino, c'è da mantenerlo. Il potere allora logora, sì, chi non ce l'ha, ma logora anche chi deve mantenere il potere, soprattutto se lo si è raggiunto non per capacità intrinseche ma per il vantaggio che chi sta ancora più sopra di noi poteva avere attraverso noi
».

Neanche il narcisista ci tranquillizza?
«Il problema del leader narcisista è che non vuole folle intorno
a sé, e neanche persone valide, ma preferisce essere l'unico e non quello capace di organizzare una squadra. Allora servono figure di secondo piano per avere la garanzia di non ribellione. Io dico che siamo giunti agli ultimi giorni dell'impero romano, quando si preferiva sterminare la propria famiglia piuttosto che correre il rischio di concorrenze pericolose».

Qual è la tipologia di politico più pericolosa?
«Forse il sanguigno, insieme a un certo tipo di narcisista.
Unirei i due aspetti. Esistono varie forme di narcisismo: di chi punta alla grande impresa per lasciare il ricordo di sé, e questo potrebbe star bene a noi gente comune, perché in fondo quel tipo di narcisista cercherà di fare il meglio. Come potrebbe star bene anche il narcisista che cerca il successo più che il potere, quindi una persona che proverà in tutti i modi a capire che sogni potremmo realizzare attraverso di lui.
Esiste invece un altro tipo di narcisismo patologico, quello che descrivo nel sanguigno, che appare pericoloso perché vuole il potere per il potere, il controllo assoluto. Come dicevo prima, l'imperatore degli ultimi giorni dell'impero romano, quello che deve controllare e dominare al di là di ogni limite».
La psicologia politica può andare a scoprire, lei scrive, che cosa c'è nella scatola che vogliono venderci, per cui possiamo tornare a mettere al centro il consumatore, l'elettore. E' così realmente? E questo lo può fare anche la gente comune?
«Sì, con l'aiuto della stampa. Una cosa molto diversa nel nostro paese rispetto ad altre democrazie più mature, è che in queste le informazioni sui politici viaggiano con estrema facilità. Ho la possibilità di consultare attraverso internet le prove d'esame di Bush figlio, per esempio, e quindi sapere che capacità o incapacità aveva manifestato a suo tempo.
Se tento di fare la stessa cosa in Italia, molti politici cominciano a gridare alla violazione della privacy. Allora dobbiamo imporre la regola, con l'aiuto della psicologia, che chi vuole avere un potere deve accettare di stare sotto i riflettori, quindi di essere spulciato in tutti i suoi comportamenti, perché si deve dare la possibilità, soprattutto nel momento in cui ci si muove verso un maggioritario spinto o verso il presidenzialismo, di conoscere fino in fondo il personaggio».

Che cosa non deve essere allora un politico?
«Prima accennavo a un certo tipo di narcisismo che potremmo considerare patologico o alla personalità sanguigna.
Ecco, quelle sono le caratteristiche che dobbiamo considerare
pericolose nel politico. Ho invertito l'ordine della sua domanda.
Perché credo che dovremmo cominciare a ripensare come noi i depositari del potere: siamo noi che dobbiamo scegliere o non scegliere persone che hanno o meno alcune caratteristiche di personalità. Difficilmente un politico potrebbe modificare certe caratteristiche. Il sanguigno rimarrà sanguigno, il narcisista potrà limitare un po' certe sue peculiarità ma difficilmente, se ha sete di potere, potrà saziarla se non acquisendo potere».

Ma la gente tiene conto di questi elementi quando dà un
voto nell'urna?

«Dobbiamo sviluppare la possibilità di ottenere più informazioni personali. Nel momento in cui contano meno i partiti e contano sempre più i programmi, che sono spesso  fotocopia, e i personaggi, tanto più dobbiamo accedere alle informazioni. Guardo allora come un pericolo tutte quelle leggi sulla stampa che in qualche modo potrebbero limitare questa circolazione di notizie. Non credo che scelta del maggioritario e limitazione della capacità di informazione possano andare d'accordo per fondare e mantenere una reale democrazia».


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Psicoanalisi del politico. Senza più potere

Come si vive la perdita della poltrona? E come si reagisce? La parola a Paolo Cirino Pomicino ed Enrico Letta. E allo psicologo della Camera che ha curato gli onorevoli durante Mani pulite.
di Marco Bracconi
31 agosto 2016

22 febbraio 2014: il passaggio di consegne
tra Enrico Letta e Matteo Renzi
Lo sai perché è evidente. Ma lo capisci davvero quando il telefono che una settimana prima ti sbaciucchiava l’ego un centinaio di volte al giorno ora è improvvisamente muto. E tutti quei questuanti bisognosi di favori, tanto fastidiosi: quanto ti mancano adesso. Insomma, hai perso il potere: cose che capitano nel gioco democratico. Ma tra la fisiologia, più o meno deteriorata, del vivere pubblico e il trauma del vissuto di un singolo passa l’abisso dell’identità che annaspa. Una somma di problemi personali che nella dinamica delle postdemocrazie diventa (anche) un problema politico.
«Il normale circuito si è rovesciato. Una volta si faceva politica e si otteneva il successo. Oggi si ha successo e quindi si passa alla politica. Con tutto quel che ne consegue nella gestione (e nella perdita) del potere».
Paolo Cirino Pomicino, il fu potentissimo presidente della commissione Bilancio e già super ministro dell’Italia andreottiana, risponde al telefono dalla carrozza di un Frecciarossa. Oggi ha un cuore nuovo, una giovane moglie e presiede la società che gestisce la tangenziale di Napoli. Soprattutto, scrive. Analisi lucidissime sulla pochezza della nostra democrazia. Geronimo (è il suo ex pseudonimo giornalistico) la perdita del potere l’ha presa bene:
«La salvezza passa per la cultura e la politica, la vera fonte del potere, senza le quali esso nasce solo dalla funzione che sei chiamato a svolgere, e allora rapidamente passa. Così non resta più niente. Fuori, e spesso anche dentro».
Altrettanto si può dire di Enrico Letta, che dopo aver restituito alquanto immusonito la campanella di Palazzo Chigi ha fatto armi e bagagli e adesso fa il rettore a Parigi:
«Il giorno dopo ti ritrovi davanti a uno spazio vuoto e hai due sole alternative: angosciarti o essere determinatissimo a voltare pagina».
E se Pomicino individua nella mancanza di cultura l’angoscia da perdita di potere, il predecessore di Renzi coglie un altro punto critico:
«La politica di professione non c’è più. Un tempo si usciva e si rientrava, oggi a certi livelli quando esci è finita. E allora la sola cosa che puoi fare è restituire quel che si è ricevuto. Aprendo una scuola di politiche, per esempio».
dice traslocando scatoloni da un quartiere all’altro della capitale francese.
La sconfitta, dunque, è sempre più spesso la fine di una carriera. «Discutibile, ovvio. Ma è la regola della postdemocrazia, c’è poco da fare». Eppure sotto certe prime file, quando la ruota della nemesi gira dalla tua parte, le cose non filano altrettanto serene. Crisi di autostima, famiglie che si sfasciano, vuoti identitari. Rabbia. Deresponsabilizzazione. E tanti alibi.

Piero Rocchini è stato psicologo della Camera per nove anni. Il caso vuole siano gli anni in cui il pool Mani pulite decapita una intera classe dirigente. Nel suo libro Onorevoli sul lettino (Tropea, pp.159) di quel panico generalizzato c'è più di una traccia. A cominciare dalle sedute spiritiche dell'onorevole ansioso di sapere dai fantasmi se è in arrivo un avviso di garanzia: «Tra i politici la fuga nell'irrazionale non è così infrequente» spiega Rocchini nello studio romano dove ancora riceve più di un politico in terapia. Una fuga per nessun dove, evidentemente. Perché è la forma più estrema di una meccanismo di deresponsabilizzazione che stritola la maggior parte degli «orfani» del potere, e che con la personalizzazione della politica ha trovato il suo alibi perfetto.
«Un esempio per tutti? Il parlamentare di Forza Italia caduto in disgrazia che edipicamente si scaglia (ribellandosi) contro il leader "papà", attribuendo a Berlusconi, sotto il cui ombrello si è riparato finora, la responsabilità della cattiva sorte».
È una ricaduta della prevalenza della leadership alla quale poco si pensa: la formazione di una classe dirigente che detiene un potere subalterno e quindi (Pomicino docet) narcisistico e apparente. «Quando questi politici restano senza ruolo c'è il baratro esistenziale». Ma detto questo, distingue Rocchini, c'è chi fa politica con una forte motivazione al successo, e chi al potere: 
«Sono due cose diverse, i primi spesso trovano rapidamente altri habitat dove esprimersi; gli altri o recuperano in fretta oppure, drammaticamente, somatizzano».
Walter Veltroni appartiene alla prima categoria. Non sarà andato in Africa, ma tra libri, film e invenzioni di format tv l'ex segretario Pd si è, come si dice, rifatto una vita.

Così Marco Follini, vicepremier ai tempi tormentati della berlusconiana Cdl, oggi presidente dell'Associazione produttori televisivi. E che dire di Irene Pivetti, catalputata sullo scranno più alto di Montecitorio quando era poco più di una ragazzina e poi auto-traslatasi in conduttrice tv e icona fashion? Nella seconda categoria finiscono invece quelli che continuano la guerra con altre armi (che siano fondazioni alla D'Alema o think tank alla Fini), ma anche quelli che gli si rompe tutto dentro. E in famiglia, pure. Dice Rocchini:
«Negli anni ho fatto molte terapie di coppia, dove lo schema era la rivalsa del consorte, che lamentandosi dei tanti sacrifici fatti inchiodava l'ex potente alla domanda molto poco sentimentale: e ora, a che pro ?».
L'esatto contrario di quanto avvenuto nel bel palazzo di Testaccio dove vivevano i Letta ai tempi delle larghe intese. «La famiglia per me è stata decisiva» racconta l'ex premier, «il nucleo di certezza solidale da cui sono ripartito».

Sulle famiglie politiche, in epoca di rottamazioni concretamente agite o continuamente evocate, meglio lasciar correre. E così sugli elettori,
«con i quali nella new politics il rapporto è intensissimo grazie al sistema della comunicazione globale, ma altrettanto liquido e alla resa dei conti inconsistente»
continua Letta. In certi casi, perfino, se non si sta attenti alle scelte che si fanno, diventa un rapporto di diretta ostilità. Vedi Barroso, che dopo la presidenza della commissione UE è diventato consulente della Goldman Sachs (la giusta e solita "Paga di Giuda" NdR) «In tempi di Brexit e di rivolta anti-banche...» sospira l'ex premier. Destra, sinistra. Uomini e donne. La perdita del potere salta le appartenenze ideologiche e di genere.

Rocchini sfida la cappa del politically correct e segnala che le donne che perdono ruoli di potere usano spesso la discriminazione come versione di comodo:
«Quasi mai riflettono sugli errori e si trincerano dietro la volontà maschile di escluderle».
Uno schema in linea con il dato generale:
«Avrò avuto il 5 per cento di casi di politici capaci di affrontare la perdita del potere in termini di responsabilità. Per tutti gli altri, in forme diverse, c'è solo vittimismo».
Del resto per ottenere e gestire a lungo il potere serve una sorta di «immunità dal senso di colpa, anche da quello sano». Vale a dire quello che aiuterebbe a superare il trauma quando si perde lo status, a maggior ragione se non va in scena come una volta nel Palazzo, ma nel teatro globale di un sistema orfano di autorevolezza e di pudore.
«Ho capito che era finita quando nell'ottobre del 1992 convocai un "caminetto" con tutti i big della Dc e mi resi conto della generale inconsapevolezza di quanto stava accadendo»
racconta Pomicino. Vent'anni dopo Letta è invece il primo presidente licenziato via #hashtag:
«Quello staisereno era un messaggio chiarissimo, fu lì che compresi di avere le settimane contate. Il vantaggio è che il mio esecutivo era precario per definizione e vivevo comunque carpe diem ».
(l'accoltellatore alla schiena, eppure "qualcuno" l'aveva pronosticato "vi accorgerete chi è Matteo Renzi" ma la gente è patologica tanto quanto i politici, se non di più NdR) Nello iato di questi vent'anni c'è il succo della questione. E se per Letta la socializzazione di quell'addio è stato un bene «così da rendere esplicito il mio disaccordo», per tanti altri vuol dire solo peggiorare le cose. Conclude Rocchini:
«Se il potere è (anche) una forma di controllo per mezzo di riconoscimento, il disconoscimento globale in agguato produce una classe politica in perenne ansia».
E dunque nevrotica, oltre che mediocre.

ContanteLibero.it

Piero Rocchini
Autore
Piero Rocchini, psichiatra, psicoanalista, criminologo, giornalista. Consulente in Psicologia Clinica della Camera dei Deputati per nove anni, perito presso il Tribunale di Roma, ha svolto ricerche riguardanti la Psicologia Politica e gli sviluppi della società moderna in Italia e all’Estero. E’ professore presso l’I.P.A. di New York e direttore dell’Istituto Superiore di Psicologia Applicata. Nel 1992 ha pubblicato con buon successo “Le nevrosi del potere” (Editoriale Città del Libro; tradotto in spagnolo da Alianza Editorial nel 1994), nel 1994 il “Manuale di autodifesa del cittadino” (ed. Anabasi; Premio Trasparenza 1994 in Australia), nel 2003 “Onorevoli sul lettino” (Marco Tropea Editore; Premio Faber 2004 – Campidoglio, Roma).


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sabato 22 aprile 2017

Il delirio Materialista - COMPRO ERGO SUM. La felicità… scontata


L'articolo è mirato allo Shopping Compulsivo ma non lascia dubbi su ben altri drammatici orizzonti, cosa c'è dietro. Andando alle origini siamo stati come società, corrotti al paradigma materialista e al conformismo, questa corruzione porta poi a tutti i malesseri moderni indotti e lascia spazio a manovre molto pericolose che ormai dovremo conoscere perchè le subiamo quotidianamente.

Quello che sostengo da tempo è che se hanno certe conoscenze, e le hanno, se investono quantità di tempo e risorse per venderti un detersivo o un telefono è fuor di dubbio che gli obiettivi sono altri e immaginiamo cosa potrebbero fare, anzi cosa fanno per cose ben più importanti, una volta capiti quei tre o quatto meccanismi basta fare leva su questi e il gioco è fatto, che sia poi tutto collegato te ne accorgi subito, basta leggere questo articolo e altri del blog, diviene subito lampante. Sappiamo anche dove e come lo fanno TAVISTOCK INSTITUTE. L’Istituto del Controllo delle MasseLa fabbrica degli imbecilli. Il Dupe. Il condizionamento delle masse ..LA TRUFFA ECLATANTE IN CUI VIVIAMO E LA TECNOLOGIA CI DISTRUGGERANNO

Che poi sia quasi tutto inutile te ne accorgi se hai avuto la fortuna di stare a tutti e due gli antipodi, riempirti la casa e non solo di tutte le cazzate possibili e inimmaginabili e poi, quì sta la fortuna, finire le risorse e accorgerti che campi benissimo ugualmente senza farti consumare l'anima dalla frenesia imposta per correre dietro al nulla, smetti di comperare l'impossibile e magari trovi cose che nemmeno ricordavi di avere e dulcis in fundo ti liberi di tutti i pidocchi a due gambe che avevi appiccicato addosso e non puoi nemmeno credere quanti erano ...
Ritorni libero perchè l'obiettivo finale del materialismo e del conformismo è sempre lo stesso la schiavitù, si, hai qualche problema materiale, ma tanto chi non ce li l'ha ?
Se non li hai te li creano, inutile spiegare, ci vuole un repentino cambio di paradigma altrimenti ci schiacciano ... 
Vediamo prima superficialmente, poi approfondiamo quello di cui stiamo parlando.



Cosa significa Shopaholic?

Acquistare qualcosa di nuovo ci fa sentire più belli e appagati, è innegabile. Lo shopping può essere terapeutico, tira su il morale e ci rende più felici. Gli oggetti in vetrina ci attirano come calamite e gli sconti sono i nostri migliori amici e un toccasana per il nostro umore. Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non è mai stato accusato di adottare atteggiamenti compulsivi negli acquisti o, per usare un termine all’inglese, di essere uno shopaholic. E tutto perché magari non siamo stati in grado di rinunciare ad una vendita promozionale o perché quando vediamo una cosa che ci piace facciamo di tutto per averla.

Ma cosa significa veramente Shopaholic?
Shopaholic è un termine inglese, coniato per descrivere una persona che fa acquisti compulsivamente. Una forma di abitudine che può portare ad una dipendenza dallo shopping. Si pronuncia sciopaolic, deriva dallo slang inglese il suo significato letterale è “maniaco dello shopping”.

In Italia questa terminologia è stata resa famosa dal libro best seller, poi trasformato in pellicola cinematografica, di Sophie Kinsella: Confession of a Shopaholic, da noi conosciuto con il nome più romantico di I Love Shopping, dove si raccontano le disavventure di una compratrice compulsiva che alla fine del libro si redime. Ma non troppo. Perché è vero che spendere fa sentire bene, fa crescere l’autostima e ci regala una sensazione di benessere. Infatti è considerato un ottimo anti-stress. Ma, come per tutte le cose belle, farlo con moderazione è d’obbligo. Quando la situazione degenera si può parlare di una vera e propria patologia compulsiva, una dipendenza, descritta come il desiderio irrefrenabile di fare acquisti che prescinde da ciò che serve realmente e che può nascondere un vero problema.

Continuiamo a fare shopping quindi, ma con moderazione
L’atteggiamento consumistico è estremamente diffuso nella nostra società. Spesso si comprano cose di cui non si ha realmente bisogno per condizione sociale, per sentirci accettati e più felici. Questo non significa che siamo tutti patologicamente malati di shopping. Però correggere qualche comportamento potrebbe aiutarci ad apprezzare di più quello che abbiamo e comprare solo quello di cui realmente abbiamo bisogno.

Inoltre, questo atteggiamento è perfettamente in linea con il trend minimalista del momento che spinge ad acquistare meno cose ma di qualità, che durino nel tempo e che per questo ci rendono soddisfatti più a lungo. E quando pensiamo che la situazione ci stia sfuggendo di mano, ci sono dei piccoli accorgimenti che si possono mettere in atto. Come uscire con i soldi contati e con qualche amico fidato che ci sappia consigliare.

Ma solo le donne possono essere considerate delle Shopaholic ?
Spesso quando si parla di shopping si pensa che sia una cosa che riguardi solo le donne. Al contrario, recentemente i dati di una ricerca condotta da Ogilvy nel 2017 ha messo in luce il fatto che gli uomini spendano più delle donne e trascorrano più ore a fare shopping, sottolineando come questo dato sia destinato a salire.

I due generi si differenziano però nelle modalità: gli uomini infatti prediligono lo shopping online, soprattutto di oggetti legati al campo della tecnologia. Inoltre, mentre le donne acquistano più spinte dal desiderio del momento e dal proprio umore, gli uomini comprano per la funzionalità dell’oggetto, facendo ricerche e trovando il miglior prodotto in termini di rapporto qualità prezzo in commercio. Questo significa che quindi anche gli uomini possono essere considerati degli shopaholic. Ma donne, non temete: il primato dell’acquisto d’impulso rimarrà per sempre vostro.


 COMPRO ERGO SUM. La felicità… scontata
di Nuccio Salis

Vendere la sabbia nel deserto, sarebbe possibile? Chi comprerebbe un bene a disposizione così in abbondanza? Sarebbe sufficiente chinarsi e procurarsela da se, o aspettare una tempesta di sabbia e vuotarsela direttamente dalle orecchie poi. La regola razionale del mercato suppone che la domanda sia rapportata alla reale esigenza contingente che ne giustifica l’offerta. È una regola razionale, appunto, che da luogo ad un meccanismo secondo il quale il sistema economico si perpetuerebbe da se, adottando semplicemente questo modello lineare. Se funzionasse veramente così, i beni vendibili coinciderebbero esclusivamente con gli elementi essenziali di prima e irrinunciabile necessità. Ovvero, si acquisterebbero risorse al solo e unico scopo di soddisfare i propri bisogni più immediati ed impellenti.

Ciò caratterizzerebbe una società semplice, a carattere arcaico.

Nella società complessa capitalista, è il mercato ad essere il regolatore principale dello stile di vita della collettività. L’economia della società complessa contemporanea è di fatto una non-economia, che ha perfino distorto impropriamente il termine. Economia, infatti, richiama il concetto del risparmio, dell’oculatezza e dell’attenzione etica nel valutare il legame fra consumo ed impatto sul biosistema.

Il dualismo antinomico economia/ecologia, di fatto, è un invenzione strumentale e mistificatoria dell’odierno capitalismo globalizzato, che ricatta mediante questo stratagemma tutti coloro che si oppongono alla distruzione delle risorse naturali nel nome del benessere e dei posti di lavoro. È la formula del “dividi et impera”, ben nota e rigorosamente applicata da chi delinque a norma di legge.


Io non compro
Se in un modello semplice e primordiale, quale per esempio quello delle civiltà contadine, erano i bisogni a determinare il tipo di mercato, nelle società cosiddette “evolute” (altro termine improprio ad evidente uso etnocentrico), è invece il mercato a creare i bisogni. Complesse strategie di marketing persuasivo permettono di generare bisogni del tutto indotti e propinati, artificiosi e impersonali, che pur non corrispondendo alle necessità vitali dell’individuo umano, vengono abitualmente acquisiti, per poi nella maggior parte dei casi scoprirne l’inutilità, e produrre così rifiuti ed un ulteriore insoddisfazione psico-emotiva che autoalimenta se stessa.






Tale perpetuazione stereotipata è proprio quella che fa muovere moltitudini di persone verso i nuovi templi sacri del dio denaro del terzo millennio: i grandi magazzini. Occorre forgiare personalità immature e frustrate nello spirito, per poter permettere grandi spostamenti di massa verso i nuovi oracoli di Delfi al contrario, in cui primeggia la regola “Disconosci te stesso”. Chi non è in attivo divenire, chi non ci cura della realizzazione del proprio Sé secondo il principio dell’individuazione, chi si affida a modelli di vita deleganti, deresponsabilizzanti, chi cerca di passare sempre per la porta larga, non può che consegnare il proprio Io minimale ad etichette già preconfezionate che predispongono status, simboli di appartenenza, che veicolano idee, concetti e identità attraverso i loghi. Ed ecco che una psiche di poco spessore non potrà che confidare, per il suo riconoscimento, in un ideogramma che ne suggella una visibilità socialmente accolta e positivamente percepita. Con un certo tipo di marchio si comunica che si è “di tendenza”, “cool”, che si fa parte del gregge, insomma, e che quindi gli altri non potranno permettersi di far riaffiorare l’ingestibile angoscia di abbandono sperimentata da bambini. Questo fantasma ideativo non tramonta mai nella vita di un umano, nemmeno in età adulta, basta soltanto pungolarlo un po’ ed egli riemergerà con severa e travolgente carica. I pubblicitari lo sanno, ed ecco promuovere fantomatici biscotti della nonna, cotti al forno insieme agli gnomi ed ai fenicotteri. Un po’ di jingle coccolanti ed ecco bello e pronto un pacchetto, anzi direi proprio un pacco, di stucchevoli e zuccherate idiozie che hanno un temporaneo effetto ansiolitico, perché l’essere umano si nutre di bugie confezionate, basta che distraggano dal dolore. Basta paventare l’idea di essere messi in ridicolo dalla comunità per la propria semplicità, ed ecco ingrossare le file alle porte dei rivenditori di I-Phone, come se si attendesse l’annuncio ufficiale dell’Apocalisse. È sufficiente mettere sullo stesso piano avere e potere, creare una eguaglianza di proprietà fra questi due termini, facendo leva sulle ferite primarie e sulle paure più comuni, ed il gioco è fatto! Ed ecco plasmato l’uomo consumatore, soldatino di piombo di un mercato che ne farà un prodotto a catena, funzionale ad alimentare lo stesso sistema che lo abbaglia riempiendogli la testa di slogan, musichette e ipnotiche carezze atte ad irretire una sia mai parvenza di pensiero creativo.

(Ipnosi Vol.30)

È un processo accurato che prevede un lavorio sull’Ego Bambino del consumatore, che viene spinto a raggiungere i suoi oggetti transizionali, alla pari di un infante spaventato e disilluso dalle perdite affettive e dalle fantasie di abbandono.

La differenza fra un bambino che ancora si succhia il pollice e un consumatore felice di aver scialacquato risparmi decennali per uno schermo HD ? E' che il secondo non si può succhiare tutti i pollici !

Questo tema rappresenta, attualmente, uno degli oggetti tematici sempre più frequenti nell’ambito della relazione d’aiuto. L’uomo “evoluto” sta sviluppando infatti forme di dipendenza sempre più pressanti e antisociali. Collettività e famiglie ne stanno pagando un prezzo assai elevato, e stavolta senza le solite illusioni di sconto alla cassa. Le attuali forme di dipendenza legate al consumo compulsivo, infatti, fanno sperimentare vissuti di disagio permanente chi ne è affetto, poiché l’appagamento temporaneo raggiunto da un acquisto cede presto il passo ad un nuovo impulso che chiede di essere soddisfatto, ed a qualsiasi costo. I compulsive buyers possono diventare così genitori distratti e disattenti, nonché modelli poco edificanti per i loro figli, in quanto trasmettono per linearità il comportamento da shopping compulsivo. Possono mandare al macero le loro relazioni, si intossicano della ideologia del consumo, si indebitano finanziariamente e si ritrovano nel vortice di una vita piena di ingarbugli problematici e di guai a non finire. Tutte le ricerche e le statistiche più recenti collimano su questi aspetti e giungono alle sopracitate conclusioni.

Perché lo fai? Si potrebbe domandare con curiosità, a un acquirente compulsivo di beni non necessari. Non sempre, naturalmente, le risposte attengono all’area della consapevolezza. Le motivazioni riconosciute in letteratura riguardano sinteticamente tre aspetti:

a). Sensazione di pienezza: Attraverso l’acquisto, il compratore ritrova il suo vigore e la sua vitalità perduta. Naturalmente ciò è solo un’illusione, ma lui non lo sa. Spesso, la cultura dell’eccessoressia (così viene di recente appellata) svuota di senso e di significato autentico sotto il profilo esistenziale, corrompendo il proprio sistema di valori e sostituendolo con l’equazione “Se possiedi vali qualcosa”. QUALCUNO ci insegnò il contrario.

b). Sollievo da ansie e preoccupazione: Gli acquisti leniscono temporaneamente le frustrazioni, col paradosso di nutrirle nel contempo. Mediante i beni acquisiti ci si procura da se le carezze esistenziali, da considerare decisamente vincolate al valore percepito del bene. Ed ecco il motto “Per sentirti amato da te stesso comprati quell’oggetto X”.

c). Riappropriazione del senso di sé: Tramite gli acquisti, il compratore compulsivo ha l’impressione di ristrutturarsi a livello identitario e psicologico, di attribuirsi un senso, un ruolo, un modo di essere, nella fasulla convinzione che appartenga alla propria espressa volontà, che è invece stata manipolata e diretta mediante precise tecniche di raffinata persuasione.


Come possiamo aiutare,a questo punto, un eventuale individuo intrappolato fra le maglie fitte della seduttiva spinta all’acquisto patologicamente compulsivo?

Intanto, impariamo a conoscere prima il problema.

Un professore della Columbia University, che risponde al nome di Bernd H. Schmitt, ha teorizzato il modello del marketing emozionale, nel senso che egli cerca di spiegare il funzionamento di questa complessa ed efficiente macchina persuasiva, che da luogo a processi di coinvolgimento psicologico assai significativo da parte di un consumatore potenziale verso un prodotto, un marchio e dunque un’azienda, ovvero includendone l’identificazione nella “filosofia” della stessa. Il dottor Schmitt descrive tale sistema come un procedimento che si attiva allo scopo di generare impressioni e aspettative nel consumatore tali da sviluppare affezione e attaccamento nei confronti di chi gli rifila il bene. Ciò avviene se un’azienda produttrice di un bene sollecita accuratamente delle dinamiche sensoriali che prevedono di:
a) coinvolgere la percezione sensoriale;b) eccitare sentimenti ed emozioni;c) rendere partecipe la sfera cognitiva e delle convinzioni;d) provocare la fisicità, trascinando il dinamismo corporale;e) fare leva sul bisogno di riconoscimento, successo e appartenenza, per mettere sullo stesso piano il possesso del bene con la popolarità e l’approvazione degli altri.
Soprattutto questo ultimo punto, credo, dovrebbe farci riflettere su come l’esperienza intrapsichica di un consumista debba essere caratterizzata da un inadeguato vissuto di solitudine. 

Aggiungerei, Inoltre, che come counselor potremo agire laddove il problema non si sia strutturato in modo così cronico e resistente, tale da richiedere interventi specialistici nell’ambito del trattamento propriamente clinico. Se il soggetto ha invece recuperato parte della sua consapevolezza a tale coazione a ripetere, e desidera coscientemente recuperare integrità e capacità di organizzare e gestire efficacemente la sua vita, allora possiamo magari smascherare insieme quegli stessi diabolici meccanismi da cui si è fatto condurre verso il tunnel cieco dello shopping. Aumentare la consapevolezza sulla funzione ed il ruolo di tale trappola, potrà servire successivamente a sostituire, con crescente impegno e prova di sé, il comportamento disfunzionale dello shopping a uno stile di vita in cui il ri-contatto con sé viene appagato semplicemente da una nuova funzione vitale e una nuova direzione di senso: scoprire e vivere il proprio valore di persona in modo incondizionato, senza proiettarlo in modo pericolosamente vincolante ai beni di consumo circolanti. Arrivare cioè a distinguere che la materia è solo materia, che un logo è un insignificante riempito arbitrariamente di significato, e che è possibile decondizionarsi sensorialmente recuperando se stessi in autonomia, dignità e capacità costruttiva sulla base dei propri valori e dei propri obiettivi. Si assisterebbe cioè a una rinascita che diventerebbe (questa si) merce preziosa per la condivisione esperienziale in gruppi di mutuo aiuto tematici. Senza declinazioni favolistiche in perfetto stile pubblicitario, naturalmente, anzi monitorando se stessi per prevenire eventuali ricadute ed introiettando una nuova linfa vitale, quella della gioia incondizionata e libera dai perniciosi legacci e legaccetti di questo perverso sistema consumistico, vero grande Leviatano della società odierna.

Fonte   advisato  counselingitalia

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martedì 25 ottobre 2016

La sindrome di Hubris, particolare disturbo della personalità. Sintomi e cause della malattia dei potenti

"La storia della follia è la storia del potere. Potere e follia sono al contempo impotenza e onnipotenza. Occorre un grande potere per controllare questo fenomeno. Finendo con il minacciare le normali strutture dell'autorità riconosciuta, la follia è impegnata in un dialogo senza fine, talvolta un monologo monomaniacale circa il potere”".
- Roy Porter - Storia sociale della follia, Weidenfeld & Nicolson, 1987 p. 39

A ben leggere e interpretare pare esserci molto che spiega parecchi eventi successi, se al fatto di essere psicopatici ci aggiungiamo anche questo, combinazione si parla di politici e banchieri e non è uno sprovveduto a sostenerlo, politico inglese di lungo corso, medico e psichiatra ...

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Un medico scrive: l'orgoglio dei politici è un
disturbo medico


Il governo del governo è il miglior trattamento per la "sindrome di hybris" - David Owen -
Come suggerisce Hugh Freeman nel suo “Le malattie del potere” bisognerebbe conoscere meglio il funzionamento cerebrale dei leader politici, questione per la quale la gente in genere dovrebbe nutrire una legittima preoccupazione essendo che la malattia privata, come accaduto più volte, può coinvolgere il presente ed il futuro di milioni di persone. Occorrerebbe tentare almeno di proteggere la popolazione dalle conseguenze dell'umana debolezza nelle sue manifestazioni psichiatriche, del resto tutt'oggi non è difficile evidenziare le devianze del singolo o del gruppetto oligarchico quale fonte responsabile di fatti sociali di gravità inaudita.

Un interessante articolo che descrive la sindrome di Hubris, definita come disturbo delle personalità di successo. Uno studio dimostrerebbe infatti che il potere dà alla testa modificando i comportamenti dei leader con il rischio di procurare conseguenze disastrose,  questa malattia psichiatrica colpisce prevalentemente chi esercita una qualche forma di potere, come quella derivante ad esempio da una grandissima disponibilità economica.

 





La sindrome di Hubris è un disordine descritto solo di recente nel 2009 da Lord David Owen sulla rivista "Brain A Journal of Neurology" Oxford University Press (House of Lords, London, UK 2 Department of Psychiatry and Behavioural Sciences, Duke University Medical Center, Durham, USA) che proponeva un modello di struttura di personalità confluente in un disagio psicopatologico più che mai adeguato ad esponenti storici e attuali della classe dirigente: la sindrome di Hubris, dal significato etimologico chiaro e diretto. dopo presentato per la prima volta al grande pubblico con un articolo sul The Guardian a firma di Sarah Boseley

Il quadro è simile a quello di altri tre disturbi della personalità,  quello narcisistico, l'istrionico e l'antisociale ma a differenza di questi, tende a dare anche dipendenza, e in caso di repentini crolli del potere o della ricchezza può anche in alcuni casi spingere al suicidio. Il medico e politico inglese descrive la sindrome come caratterizzata da comportamenti arroganti e ispirati a presunzione, che si accompagnano ad una preoccupazione maniacale per la propria immagine. Il termine Hubris infatti deriva dal greco antico dove veniva considerato uno tra i più gravi crimini e il suo significato indica presunzione, arroganza e orgoglio. E' un disturbo psichiatrico simile in molte sue dinamiche, alla compulsione e alla dipendenza da gioco d'azzardo. Secondo gli psicologi questo quadro mentale si presenta il più delle volte nelle persone che gestiscono il potere, specie se ciò si protrae nel tempo e se al potere si aggiunge il successo. 

Lord Owen - Chatham House 2011.jpg
Lord David Owen
Difatti sarebbe proprio un'intossicazione da potere” a scatenare la sindrome, insieme a determinate predisposizioni genetiche. Il quadro psicologico può affievolirsi e persino scomparire quando la persona perde la sua posizione sociale. Per poter parlare di “sindrome hubris”, devono essere presenti almeno tre o quattro di una serie di 14 sintomi. Tra essi c'è, ad esempio, la predisposizione a compiere azioni che mettano se stessi in buona luce; un'esagerata preoccupazione per la propria immagine ed il proprio aspetto; un'esaltazione del senso delle proprie azioni quando se ne parla; la tendenza a parlare di sé in terza persona; una fiducia eccessiva nei propri giudizi, e la conseguente scarsa considerazione per i consigli e le critiche degli altri.

Ovviamente il carattere dell'individuo è determinante nel presentarsi di questa sindrome, saranno meno a rischio le persone umili, dotate di senso dell'umorismo, di autocritica e autocontrollo. La neurobiologia della Hubris sembra sia legata ai sistemi dopaminergici, noradrenergici e serotoninergici nel cervello.

Secondo uno studio condotto da Owen e dalla Jonathan Davidson alla House of Lords di Londra con la collaborazione del Dipartmento di Scienze Psichiatriche e Comportamentali, Duke University Medical Center, Durham, USA, pubblicato nel 2009, quando i tratti negativi della sindrome vengono fuori nei leader politici, la capacità di prendere decisioni viene seriamente compromessa, portando a conseguenze disastrose in ambito politico e sociale.
Infatti chi soffre della sindrome spesso compie azioni al fine di ottenere un rinforzo per la propria immagine, dando ad essa un'importanza esagerata, quindi si perdono di vista gli obiettivi del proprio ruolo. Si perde il contatto con la realtà, si segue un impulso imprudente e nervoso che alla fine conduce all'incompetenza.
Per questa sindrome attualmente non esistono cure, ma è possibile una riabilitazione psicologica che rinforzi l'effetto dei fattori protettivi.


Per gli antichi Greci, hybris è stato un atto di arroganza e presunzione, offesa agli dei. Per Lord Owen, si tratta di un disturbo medico che può trasformare primi ministri e presidenti in despoti. La sindrome non è limitata ai politici: Owen vede la sindrome di arroganza nei banchieri il cui orgoglio li ha portati nelle mani della Nemesi, il dio greco della vendetta, come recessi pubblici per i loro bonus.

Un giorno, dice, gli scienziati potranno provare un cambiamento nella chimica del cervello.

"Il pubblico è molto più avanti. L'uomo della strada comincia a dire il primo ministro 'è perso'. Hanno messo il tutto sotto adrenalina. Vedono queste persone come sovralimentate".
Ricorda il commento di un funzionario statunitense in merito a Blair "ha spruzzato troppa adrenalina sui suoi cornflakes". Si rese conto che Blair aveva varcato la soglia quando la figlia indicò il televisore e gli disse: "Guarda, come si stà comportando, come si stà comportando !" E 'successo dopo la vittoria di Blair del 2001, Owen è convinto, con gli attacchi del 9/11, "sebbene l'inizio  di questo ci sia stato durante il Kosovo".

La sindrome da hubris è comunque condizione acquisita, ovviamente agente su di una struttura di personalità predisposta, derivante dal vissuto del possesso del potere, specie un potere associato ad un successo travolgente detenuto per un periodo di anni e con limitazioni rappresentante da vincoli minimi. Si sviluppa al di là del fatto che la leadership possa essere giudicata in termini positivi o negativi, non dipende dagli esiti oggettivabili, è una sorta di arroccamento del leader cui, come sempre, si attaccano degli individui-parassiti più a corredo che in sostanza.

L'essere eletti a cariche istituzionali elevate per un leader democratico è un evento significativo, vittorie elettorali successive possono aumentare la probabilità di acquisire una certa arroganza, se la struttura di personalità non è solida si può instaurare la sindrome da hubris che può evidenziarsi, sino a scompensarsi, dinanzi a situazioni di grave crisi, come ad esempio guerre incombenti e/o disastri finanziari.

É intuibile che più il sistema tende al totalitarismo più può essere facile ritrovarsi in piena hubris, i dittatori sono particolarmente soggetti a presunzione ed arroganza in quanto sono assoggettati a pochi, se non nulli, vincoli di contenimento che invece dovrebbero operare nei sistemi democratici.

Lord Owen nel suo “In Sickness and in Power: Illness in Heads of Government During the Last 100 Years”, pubblicato nel 2008, valuta una serie di personaggi di rilievo storico cercando di mantenere integra la sua visione clinica e descrivendone le espressioni comportamentali a posteriori. Per fare un esempio, Owen asserisce che Benito Mussolini fosse un bipolare, esattamente come Saddam Hussein, mentre John F. Kennedy avrebbe espresso un hubris occasionale, particolarmente evidente durante la crisi internazionale della Baia dei Porci del 1961. D'altro canto non si può non tenere nella giusta considerazione la storia clinica di Kennedy che, ammalato di morbo di Addison, era sottoposto ad una terapia farmacologica a base di steroidi e di anfetamine con evidenti conseguente comportamentali.

Alcuni leader che sembravano arroganti avevano altri disturbi, dice Owen. i presidenti degli Stati Uniti Theodore Roosevelt e Lyndon Johnson avevano disturbo bipolare e Richard Nixon abusava di alcol. In Gran Bretagna, Winston Churchill aveva la depressione, Herbert Asquith beveva e Anthony Eden ha preso anfetamine.

Risultati immagini per syndrome Hubris

Margaret Thatcher l'ha sviluppata piuttosto tardi, dice, dopo la sua vittoria del 1987. La sua declamazione, "Rallegratevi, rallegratevi", dopo la riconquista della Georgia del Sud nel 1982, sembrava arrogante, ma era sollievo, dice Owen. Dopo che l'HMS Sheffield è stata affondata, è stata infranta.

Su Gordon Brown, dice, il giudizio è ancora fuori. Brown non è Blair; ha lotte interne. "In generale le persone introverse non sviluppano in Blair è molto più evidente -.. Guardare il linguaggio che usava dopo il 9/11 e il modo straordinario di Bush e Blair di spavalderia".

Owen riconosce le proprie tendenze. "Ho tratti presuntuosi ... mia mia moglie è stata un vincolo su di me". Un amorevole vincolo - coniugi, figli o amici - è uno dei motivi principali che le tendenze presuntuose rimangono è proprio questo. "Uno dei fattori che hanno portato a Margaret Thatcher a sviluppare la sindrome arroganza conclamata è stata l'assenza di Willie Whitelaw dal gabinetto. Ci sono anche prove che Denis [Thatcher] è stato un fattore limitante".

I medici, dice Owen, non devono coprire i leader. "I politici mentono sulla loro salute. I loro medici personali mentono sullo stato di salute dei politici".

Non c'è nessun trattamento farmacologico, ma il gabinetto di governo dovrebbe bloccare le tendenze messianiche. Purtroppo, dice, "non abbiamo avuto il gabinetto di governo dal 1997" a parte una parentesi quando Brown prese prima il sopravvento. La democrazia è il miglior trattamento, dice Owen. I quattro primi ministri che avevano la sindrome di arroganza sono stati portati giù dalla pressione dei seggi senza incarico.

Lord Owen è particolarmente qualificato per potere approfondire la tematica, in quanto oltre ad essere medico psichiatra, è stato anche ricercatore in ambito neurologico e psicofarmacologico, oltre che politico di primo piano (Sottosegretario di Stato per la Marina Militare, Ministro della Salute Pubblica e Ministro degli Affari Esteri d'Inghilterra) e, proprio in virtù della sua storia professionale, non ha mai tenuto nascosto la convinzione dell'esistenza di una stretta relazione tra medicina e politica:
"... i politici sono anche coloro che hanno la vita delle persone nelle loro mani ... Il politici, soprattutto i capi di governo, devono prendere molte decisioni che hanno effetti di vasta portata sulla vita delle persone che governano, decisioni che possono, in casi estremi, essere di vita o di morte ...
Per i politici e per i medici è attributo essenziale la capacità di esprimere giudizi realistici su ciò che può o non può essere perseguito. Tutto ciò che colpisce la mente può fare danni considerevoli ... Il rapporto tra la politica e la medicina, mi ha da sempre affascinato. Non c'è dubbio che la mia carriera politica, come medico, abbia alimentato il mio interesse e influenzato la mia visione dei fatti. Sono particolarmente interessato agli effetti della malattia dei capi di governo nel corso della storia".
Quando i tratti negativi della sindrome emergono nei leader politici, la loro capacità di prendere decisioni viene seriamente compromessa, portando a conseguenze disastrose in ambito politico e sociale. Spesso vengono compiute azioni destinate solo a rinforzare la propria immagine, assegnandole un'importanza esagerata e perdendo così di vista gli obiettivi insiti del ruolo nel quale si è calati. Viene perso il contatto con la realtà, l'impulsività imprudente conduce inesorabilmente all'inadeguatezza. Seguendo i ragionamenti di Lord Owen una carriera hibrística procede più o meno in questo modo: l'eroe ottiene gloria e consensi per avere raggiunto un successo che pareva insolito, contro ogni probabilità. L'esperienza vittoriosa può, col tempo, indurre ad assumere un atteggiamento sprezzante nei confronti degli altri, vissuti come comuni mortali, può gonfiare l'autostima sino a perdere il contatto con la realtà. Questa perdita di oggettività può alterare la visione del contesto, rischiando degli affondi piuttosto pericolosi in termini di errori di valutazione nei propri confronti, nei confronti delle persone di cui è responsabile, oltre che della situazione complessiva. Secondo Owen, prima o poi il portatore di sindrome da hubris soccombe ad una punizione e conosce la sua nemesi, facendo riferimento alla tragedia greca nella quale l'eroe che commette l'atto hibrístico, cercando di debordare dalla condizione umana, immaginandosi superiore ed in possesso di poteri divini, viene punito da Nemesis, la dea della vendetta, che lo distrugge.

Per questa sindrome attualmente non esistono cure, anche perché l'affidarsi a cure psicologiche tende a cozzare con la struttura di personalità del portatore. La “medicina” migliore è la consapevolezza di chi ha, o avrà, a che fare con lui, oltre che consolidare le regole, le leggi che possano arginare l'impulso distruttivo insito nella sindrome.


Il libro : The Hubris Syndrome: Bush, Blair and the Intoxication of Power

Per alcuni politici e uomini d'affari, il potere può diventare una droga inebriante, e può influenzare le loro azioni e il processo decisionale in modo più grave. Gli antichi greci chiamavano hybris, e identificato l'arroganza e il disprezzo per le opinioni altrui come tratti classici. Presero anche il comfort nella consapevolezza che gli Dei avrebbero punire i colpevoli quelli-nemesi. In questa edizione riveduta, David Owen ha disegnato su nuovo materiale che ha scritto nel cervello e altre riviste mediche.Ha anche disegnato su memorie pubblicate dei principali attori della guerra in Iraq e sulle prove fornite alla Iraq Inquiry. Tutto questo rafforza la sua precedente affermazione che George W. Bush e Tony Blair hanno sviluppato sindrome arroganza durante i loro mandati. Dal loro comportamento, le credenze, e stile di governo, Owen ha analizzato i due leader, con particolare riferimento alla guerra in Iraq, per dimostrare che la loro gestione della guerra era una litania di incompetenza arrogante. Durante la premiership di Blair, David Owen ha avuto diversi incontri e conversazioni con lui che consentiva una visione unica nel suo modus operandi. In questo libro, Owen presenta una critica devastante di come Blair e Bush hanno manipolato intelligenze, ignorato il parere informato, e non sono riusciti a pianificare le conseguenze del cambio di regime in Iraq. Il loro modo messianico, eccessiva fiducia, e la convinzione che sarebbero stati rivendicati da un "tribunale superiore", ha portato il caos in Iraq e ha portato a centinaia di migliaia di vittime civili.

David Owen medico, politico britannico ha servito come ministro degli Esteri sotto James Callaghan dal 1977 fino al 1979, ha co-fondato e ha continuato a guidare il partito socialdemocratico. Egli è l'autore di Balkan Odyssey, The Hubris Syndrome, La Sindrome di Hubris, In Sickness and In Power, Nella malattia e nella potenza, e Time to Declare, Momento di dichiarare.

David Owen: The Hubris Syndrome
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Fonti amazon  italiasalute  The Guardian  mediconadir
Traduzione  ArturoNavone per UnMondo Impossibile …

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One Humanity, One Planet, One World: La Politica Globale è Disumanizzare l'Umanità



For some politicians and business leaders, power can become an intoxicating drug, and can affect their actions and decision-making in a most serious way. The ancient Greeks called it hubris, and identified arrogance and contempt for others’ opinions as classic traits. They also took comfort in the knowledge that the Gods would punish the guilty ones—nemesis. In this revised edition, David Owen has drawn on new material he has written in Brain and other medical journals. He has also drawn on published memoirs of the main players in the Iraq War and on evidence given to the Iraq Inquiry. All this reinforces his earlier assertion that George W. Bush and Tony Blair developed hubris syndrome during their terms in office. From their behavior, beliefs, and governing style, Owen has analyzed the two leaders, with particular reference to the Iraq War, to show that their handling of the war was a litany of hubristic incompetence. During Blair’s premiership, David Owen had several meetings and conversations with him that afforded a unique insight into his modus operandi. In this book, Owen presents a devastating critique of how Blair and Bush manipulated intelligence, ignored informed advice, and failed to plan for the aftermath of regime change in Iraq. Their messianic manner, excessive confidence, and belief that they would be vindicated by a "higher court," brought chaos to Iraq and resulted in hundreds of thousands of civilian casualties.