Descrizione

La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

Contra factum non valet argumentum”

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domenica 21 giugno 2020

I Guerra Mondiale - La Dichiarazione Balfour e la Nota Zimmermann



Più volte si è sentito parlare del tradimento ebreo nei confronti della Germania nella I Guerra Mondiale, anche da Benjamin Freedman nella famosa conferenza del 1961 all'hotel di Washington, non sono mai riuscito a finire la traduzione, questo contributo pare chiarire l'enigma. Se consideriamo la buona probabilità che le due guerre mondiali siano state architettate per la creazione della Società delle Nazioni e dell'ONU, organizzazioni mondialiste e per la nascita di Israele, tutto ha molto più senso.

Dopo il fallimento del tentativo di rivoluzione in Russia del 1905 molti ebrei fuggirono e furono accolti a braccia aperte in Germania, così si racconta, dove raggiunsero ottime posizioni di lavoro e di vita in generale, poi successe qualcosa, quanto qui raccontato, che mandò tutto all'aria e ne paghiamo ancora oggi le conseguenze.

A un certo punto della prima guerra mondiale l'intesa ebbe seri problemi, la Russia era alle prese con i disordini interni che portarono alla rivoluzione, poi si defilò, la Francia era sfiancata, l'Italia aveva subito la disfatta di Caporetto, l'Inghilterra doveva sobbarcarsi tutto il peso dell'offensiva, per contro non un militare nemico aveva mai messo piede sul terreno tedesco, la situazione era assai critica ...

Contribuisci ora per la gioia di Sion   
La Dichiarazione di Balfour - 1917

Egregio Lord Rothschild,

È mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell’ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo.
“Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”.
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.

Con sinceri saluti
Arthur James Balfour







Washington Report on Middle East Affairs, August/September 1997, pages 18-20
Special Report

La Dichiarazione Balfour e la Nota Zimmermann

di John Cornelius

Nel tentativo di svelare il motivo per cui la Gran Bretagna ha emesso la Dichiarazione Balfour, forse la prima necessità è di stabilire che un enigma da risolvere esista davvero. È stato suggerito che tutto possa essere spiegato con i soldi, ma lo trovo difficile da accettare. Almeno due affermazioni portano a credere che la vera ragione dell'emissione della Dichiarazione Balfour rimanga nascosta. La prima è una dichiarazione al Parlamento nel 1922 da Winston Churchill, allora segretario coloniale, secondo cui non si dovrebbe pensare che, nella Dichiarazione Balfour, la Gran Bretagna abbia dato qualcosa agli ebrei per il quale non ha ricevuto nulla in cambio. La seconda è l'affermazione di Fromkin che, nelle sue memorie, scritte negli anni '30, Lloyd George afferma di aver rilasciato la Dichiarazione Balfour in segno di gratitudine per i contributi di Weizmann nella produzione di acetone in tempo di guerra. Fromkin chiama questa una finzione.

Una possibilità che dovrebbe essere considerata è che la Gran Bretagna ha emesso la Dichiarazione Balfour in cambio, non per qualcosa che sperava accadesse in futuro, ma per qualcosa che era già accaduto in passato. Se guardiamo indietro alcuni mesi prima del tempo della Dichiarazione Balfour, troviamo un evento di estremo valore per la Gran Bretagna,
 l'ingresso dell'America in guerra. Quello che suggerisco è che la Dichiarazione Balfour è stata una ricompensa per i sionisti per aver contribuito a portare gli Stati Uniti nella prima guerra mondiale dalla parte della Gran Bretagna.

Arthur Zimmermann
Per verificare questa ipotesi, dobbiamo chiederci che cosa abbia effettivamente portato gli Stati Uniti in guerra. La propaganda anti-tedesca a lungo termine degli inglesi ha certamente contribuito a preparare il terreno. Ma non c'è dubbio che il vero innesco sia stato la pubblicazione del cosiddetto Zimmermann Note o Zimmermann Telegram. Questo era un messaggio inviato il 16 gennaio 1917 dal ministro degli Esteri tedesco, Arthur Zimmermann, tramite l'ambasciatore tedesco a Washington, al ministro tedesco a Città del Messico. Ha affermato che la Germania aveva in programma l'inizio di una guerra sottomarina senza restrizioni (il che significa che non si limita alle navi britanniche, sebbene ancora limitate a una zona di guerra intorno alle isole britanniche) il 1° febbraio, che la Germania avrebbe tentato di mantenere l'America neutrale, ma se questo tentativo fallisse la guerra diventerebbe inevitabile, il ministro tedesco dovrebbe proporre un'alleanza formale tedesco-messicana al presidente messicano.

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Il telegramma, Zimmermann completamente decifrato e tradotto.
Ecco il testo del messaggio come decifrato dagli inglesi :
2º da Londra #5747"Abbiamo intenzione di cominciare il primo di febbraio una guerra sottomarina illimitata. Tenteremo però di far rimanere neutrali gli Stati Uniti d'America. Nel caso non riuscissimo, facciamo una proposta di alleanza al Messico sulle seguenti basi: condurre la guerra comunemente, siglare la pace comunemente, un generoso supporto finanziario e l'accettazione da parte nostra della riconquista messicana dei territori perduti del Texas, del Nuovo Messico e dell'Arizona. La discussione dei dettagli viene lasciata a voi. Informerete il Presidente di quanto sopra riportato nella maniera più segreta, non appena si profili la certezza della guerra contro gli Stati Uniti d'America, aggiungerete suggerimenti su vostra iniziativa, inviterete il Giappone ad un'adesione immediata ed allo stesso tempo farete da mediatore tra il Giappone e voi stessi. Per favore richiami l'attenzione del Presidente sul fatto che l'utilizzo illimitato dei nostri sottomarini ci offre la prospettiva di costringere l'Inghilterra a siglare la pace in pochi mesi".Firmato, Zimmermann.
Risposta messicana
Un generale incaricato dal presidente messicano Venustiano Carranza, valutò le reali possibilità di una conquista delle ex-province, e giunse alla conclusione che la cosa non avrebbe funzionato. Occupare i tre stati avrebbe con tutta probabilità causato futuri problemi e la guerra con gli USA; il Messico non sarebbe stato inoltre in grado di accogliere una numerosa popolazione di discendenza inglese all'interno dei suoi confini; e la Germania non sarebbe stata in grado di fornire gli armamenti necessari per le ostilità che sarebbero sicuramente sorte. Carranza declinò la proposta di Zimmermann il 14 aprile, quando gli USA avevano già dichiarato guerra alla Germania.


Mappa che mostra il territorio messicano nel 1917 (verde scuro), con i
 territorio promesso al Messico da Zimmermann nel telegramma
colorato in verde chiaro.
Il semplice fatto che la nota di Zimmermann sia stata inviata non ha avuto alcun effetto sull'andamento della guerra in America. In nessun momento il governo tedesco voleva la guerra con l'America, e la Nota Zimmermann non rappresentava alcun cambiamento. Rappresentava solo la pianificazione di emergenza. Se fosse rimasto segreto e l'America fosse rimasta neutrale, non sarebbe mai entrata in gioco.

Ciò che ha avuto un effetto drammatico è stato che la nota è stata resa pubblica. Vediamo come è successo.

Il telegramma, come venne decifrato dallo
spionaggio della Marina Militare britannica.
 La parola Arizona non era nel cifrario
tedesco e così venne suddivisa in più parti.
La storia accettata è che la Zimmermann Note è stata inviata crittografata il 16 gennaio 1917, intercettata dagli inglesi e successivamente decodificata. Alla fine di febbraio il testo è stato consegnato all'ambasciata degli Stati Uniti a Londra. Fu trasmesso a Washington e fu rilasciato alla stampa il 1 marzo. Un tumulto seguito dalla stampa e dal Congresso, che portò a una dichiarazione di guerra contro la Germania il 6 aprile 1951.

I tedeschi dovevano sapere che la nota di Zimmermann, anche se solo un piano di emergenza, poteva essere usata in grande svantaggio se dovesse cadere nelle mani degli inglesi. Si dice che la nota sia stata inviata, crittografata, a Washington da tre percorsi diversi, inclusa la trasmissione radio diretta. L'ambasciata tedesca a Washington l'ha poi inviata, re-crittografata, alla legazione tedesca a Città del Messico in un normale telegramma Western Union. Gli inglesi non avrebbero dovuto avere difficoltà a intercettare il telegramma originale da Berlino a Washington, ma i tedeschi dovevano essere certi che non sarebbero stati in grado di decifrarlo. I tedeschi erano stati loro stessi a intercettare e decifrare i messaggi radio degli alleati dal 1914, quindi devono aver avuto una buona idea su cosa potrebbe o non potrebbe essere fatto.

Dovremmo esaminare la possibilità che i tedeschi avessero ragione. In realtà non sappiamo che gli inglesi sono stati in grado di decifrare il Telegramma di Zimmermann. Tutto quello che sappiamo è che in un modo o nell'altro il testo non cifrato della nota di Zimmermann è venuto in mani britanniche.

Il Telegramma Zimmermann, come venne mandato in Messico, dall'ambasciatore
tedesco a Washington. Ogni parola era cifrata in un numero a quattro o cinque
cifre  usando un cifrario.
C'è almeno un altro modo in cui ciò potrebbe accadere. La nota di Zimmermann avrebbe potuto essere tradita dai sionisti o in mani sioniste a Berlino e contrabbandata in Inghilterra e lì usata per la contrattazione con il governo britannico.

C'erano ebrei ai vertici dei luoghi di potere della Germania del 1917, e alcuni di loro credevano senza dubbio nel sionismo piuttosto che nell'assimilazione.

Se la supposizione di cui sopra è corretta, ci aspetteremmo che i negoziati tra i sionisti e il governo britannico si fossero svolti tra il momento in cui la nota di Zimmermann fu inviata e il momento in cui fu resa pubblica. Ho preparato la seguente cronologia per aiutare a determinare se ciò si è verificato :

 Cronologia
Chaim Weizmann
7 dicembre 1916  - David Lloyd George diventa primo ministro della Gran Bretagna e impone rapidamente una dittatura di guerra. CP Scott, direttore del Manchester Guardian, che secondo Fromkin era stato "convertito al sionismo" nel 1914 da Chaim Weizmann, era considerato il confidente confidente politico di Lloyd George. Un cosiddetto Gabinetto di Guerra è successivamente formato con Sir Mark Sykes come capo segretario. Sykes era stato coinvolto nella diplomazia britannica del Medio Oriente per diversi anni ed era il coautore dell'accordo segreta Sykes-Picot che stabiliva quali aree della Siria e della Palestina dovevano essere britanniche e quali francesi dopo la guerra.

9 gennaio 1917 - Il governo tedesco prende la decisione di iniziare la guerra sottomarina senza restrizioni il 1° febbraio.

16 gennaio 1917 - La Nota Zimmermann inviata, codificata, da Berlino all'ambasciatore tedesco a Washington da diverse rotte.

19 gennaio 1917 - La Nota di Zimmermann inoltrata, codificata, dall'ambasciata tedesca a Washington alla legazione tedesca a Città del Messico dal telegramma della Western Union.

20 gennaio 1917 - Data approssimativa prevista quando il testo in lingua semplice della nota di Zimmermann arriva nelle mani dei sionisti britannici.

Fine gennaio 1917  - Chaim Weizmann viene presentato per la prima volta a Mark Sykes, gli presenta un memorandum preparato da un comitato di sionisti e ha diverse conferenze preliminari con lui (forse fino a febbraio). Il memorandum era intitolato
"Schema del programma per il reinsediamento ebraico della Palestina in conformità con le aspirazioni del movimento sionista" e, secondo Weizmann, "sembra aver anticipato la forma delle cose a venire".
31 gennaio 1917 - La Germania annuncia una guerra sottomarina senza restrizioni contro la Gran Bretagna, per iniziare il giorno seguente.

3 febbraio 1917 - Gli USA interrompono le relazioni diplomatiche con la Germania. L'ambasciatore tedesco, il conte Bernstorff, riceve il suo passaporto e gli viene detto di lasciare gli Stati Uniti

7 febbraio 1917 - Sykes incontra Weizmann e altri leader sionisti.

14 febbraio 1917 - Il conte Bernstorff lascia New York sul piroscafo danese Friedrich VIII diretto a Copenaghen. Bernstorff e il suo partito avevano ottenuto una condotta sicura da parte degli inglesi a condizione che la nave si fermasse per un controllo a Halifax, in Nuova Scozia. All'epoca dell'affondamento del   Lusitania nel 1915, Bernstorff ebbe, come risultato di una lunga conversazione con il presidente Wilson e due dei suoi consiglieri, quasi da solo, impedì la guerra tra Germania e Stati Uniti. Questa era stata una grande delusione per gli inglesi, che avevano di conseguenza, sviluppò un considerevole rispetto per i poteri di persuasione di Bernstorff.

16 febbraio 1917 - Il Friedrich VIII entra nel porto di Halifax. Passeggeri e navi ispezionati e detenuti per quasi 2 settimane, senza alcuna comunicazione con il mondo esterno.

17 febbraio 1917 - "Prima conferenza a tutto tondo che porta alla Dichiarazione di Balfour." ?? Erano presenti : Rabbi Gaster, Lord Rothschild, Herbert Samuel, James de Rothschild, Nabum Sokolow, Joseph Cowen, Herbert Bentwich, Harry Sacher, Chaim Weizmann e, dal governo britannico, Sir Mark Sykes, apparentemente in una veste non ufficiale.

26 febbraio 1917 - Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti riceve un telegramma da Londra contenente una traduzione inglese del testo della Nota Zimmermann.

27 febbraio 1917 - Il Friedrich VIII ha permesso di salpare da Halifax.

1 marzo 1917 - Il testo della nota Zimmermann è pubblicata negli Stati Uniti. Salutata con grande tumulto dal Congresso e dalla stampa.

6 aprile 1917 - Gli USA dichiarano guerra alla Germania.

Aprile 1917 - Il generale britannico Allenby commissionò a Lloyd George l'invasione e l'occupazione della Palestina e la conquista di Gerusalemme prima di Natale.

16 aprile 1917 - Weizmann è costernato nell'apprendere dell'accordo Sykes-Picot per dividere la Palestina tra Gran Bretagna e Francia, dopo la guerra, in un modo incompatibile con le aspirazioni sioniste, ma si rende conto che il governo britannico stava dando priorità ai suoi accordi con i sionisti su quelli con i francesi.

2 novembre 1917 - Il governo britannico pubblica la Dichiarazione Balfour.

11 dicembre 1917 : il generale Allenby entra a Gerusalemme.

È chiaro da quanto sopra che i negoziati si sono svolti tra il governo britannico e i sionisti durante il periodo in questione.


Prima di provare a mettere insieme un quadro completo relativo alla Dichiarazione di Balfour e al Telegramma di Zimmermann, sarebbe bene vedere cos'altro possiamo imparare sul Telegramma di Zimmermann.

Nel 1938 l'US Army Signal Corps pubblicò un bollettino classificato dal titolo " The Zimmermann Telegram of January 16, 1917 and its Cryptographic Background", di William Friedman e Charles Mendelsohn. Questo bollettino fu declassificato nel 1965 e pubblicato come un piccolo libro nel 1976. Questo libro contiene una buona quantità di informazioni interessanti. (Il libro di Barbara Tuchman dal nome simile "The Zimmermann Telegram", contiene in modo dimostrabile gravi errori e omissioni). Il bollettino del Signal Corps identifica il codice utilizzato nella trasmissione della nota Zimmermann da Berlino a Washington come codice tedesco 7500 e il codice utilizzato per trasmetterlo da Washington a Città del Messico come codice tedesco 13040. Si afferma che 7500 era un nuovo codice, inviato in America sul sottomarino Deutschland, probabilmente durante il suo secondo viaggio in cui attraccò a New London, CT, il 1 novembre 1916. Il codice 13040 era un codice più semplice e piuttosto vecchio. Probabilmente fu usato perché la legazione tedesca a Città del Messico non possedeva il codice 7500.

Friedman e Mendelsohn sottolineano che il codice 7500 era molto difficile da decifrare, sia intrinsecamente, sia perché era un nuovo codice e gli inglesi avrebbero avuto poco materiale in quel codice con cui lavorare. Tuttavia concludono che gli inglesi avrebbero potuto leggere l'originale Zimmermann Telegram (ZT) da Berlino a Washington, ma solo parzialmente. Citano ragioni per credere che gli inglesi non avrebbero potuto leggere completamente il telegramma, ma nessuna per aver creduto che avrebbero potuto leggerlo del tutto. Forse lo considerano ovvio.

Dal momento che apparentemente non hanno mai posato gli occhi sullo ZT originale, è difficile vedere come Friedman e Mendelsohn avrebbero potuto raggiungere la conclusione che gli inglesi avrebbero potuto leggerlo. Uno dei canali utilizzati per trasmettere l'originale ZT era quello fornito dal Dipartimento di Stato tramite l'ambasciata americana a Berlino, quindi una copia di esso avrebbe dovuto essere nei file del Dipartimento di Stato, ma Friedman e Mendelsohn hanno riferito che una "ricerca più diligente" non è riuscita a individuarlo.

Deve essere stato lì una volta. È improbabile che sia stato perso per caso, quindi sembra probabile che qualcuno l'abbia rimosso. Non sappiamo chi, ma possiamo indovinare perché. Un attento esame della ZT originale da parte di esperti di crittografia avrebbe probabilmente sollevato seri dubbi sul fatto che gli inglesi sarebbero stati in grado di decifrarlo.

Cerchiamo ora di usare la nostra cronologia per mettere insieme un quadro di ciò che deve essere accaduto tra la fine del 1916 e l'inizio del 1917. L'autobiografia di Chaim Weizmann per questo periodo rende interessante la lettura, specialmente se si tiene a mente le date della ZT.

Una dichiarazione che Weizmann fa è che nel 1916 il governo tedesco si avvicinò ai sionisti tedeschi con l'idea che potessero servire da intermediari nei negoziati di pace con gli inglesi. Dichiara che sono stati fatti alcuni contatti preliminari ma che alla fine non sono arrivati ​​a nulla. Non si può fare a meno di chiedersi se non siano arrivati ​​a nulla perché i sionisti volevano che venissero a nulla. Sembrerebbe certamente che non ci sarebbe stato nulla per il sionismo in una fine negoziata alla guerra.

In ogni caso, nella nostra foto, la ZT fu inviata il 16 gennaio 1917. Fu intercettata dagli inglesi, ma non furono in grado di decifrarla. Una volta che i sionisti britannici hanno ottenuto il testo originale in chiaro della ZT, avrebbero fatto due cose. In primo luogo, avrebbero contattato persone dalla mentalità simile in America per ottenere una copia della ZT inviata da Washington al Messico. In secondo luogo, avrebbero fornito agli inglesi l'essenza del telegramma e li informarono che potevano essere in grado di ottenere una copia esatta e contribuire a portare l'America nella guerra, a condizione che la Gran Bretagna accettasse un'eventuale patria ebraica in Palestina.

Va notato che il testo dell'originale ZT differiva leggermente da quello della versione trasmessa in Messico. Gli inglesi all'inizio (alla fine di febbraio) sostenevano solo di aver ottenuto la seconda versione dello ZT dal Washington al Messico, dopo averla ottenuta in Messico. In seguito, tuttavia, permisero che fosse scoperto che possedevano entrambe le versioni. Quindi, piuttosto che annunciarlo da sé, gli inglesi permisero ad altri di concludere, erroneamente secondo me, che gli inglesi erano riusciti a decifrare la ZT originale.

Non ci sarebbe stato nulla per il sionismo
in una fine negoziata della guerra.

Il 1 febbraio, la Germania ha iniziato la guerra sottomarina senza restrizioni e il 3 febbraio gli Stati Uniti hanno interrotto le relazioni diplomatiche con la Germania.

Il 16 febbraio, l'ambasciatore tedesco espulso, conte Bernstorff, entrò in quella che era essenzialmente la prigionia britannica quando la sua nave entrò nel porto di Halifax.

Il giorno successivo, il 17 febbraio 1917, la "prima conferenza a tutto tondo che porta alla Dichiarazione di Balfour" ha avuto luogo a Londra. In quell'incontro sarebbe stato firmato un accordo formale da parte sia degli Inglesi che dei Sionisti, i termini della Dichiarazione di Balfour sarebbero stati concordati, e sarebbe stato concordato che la Gran Bretagna avrebbe formalmente emesso la Dichiarazione Balfour entro un determinato periodo di tempo . Da parte loro, i sionisti avrebbero consegnato agli inglesi il testo esatto dell'originale ZT da Berlino a Washington e anche una copia del telegramma criptato inviato da Bernstorff a Città del Messico, ottenendo questo, forse in Messico, ma più probabilmente dai file di Western Union a Washington, DC - per corruzione, se necessario.

Gli inglesi sarebbero andati subito a lavorare per decifrare la ZT tra Washington e Messico e fabbricare una convincente storia di come i loro agenti avevano ottenuto una copia di questo telegramma in Messico e di come, dopo grandi sforzi, riuscirono a decifrarlo. Il 26 febbraio questa storia era pronta e il testo della ZT era stato trasmesso al Dipartimento di Stato.

Il giorno successivo, il 27 febbraio, la nave di Bernstorff fu autorizzata a lasciare Halifax. Se gli inglesi avessero richiesto altri 3 o 4 giorni per sistemare la loro storia, la nave di Bernstorff sarebbe stata presumibilmente bloccata per altri 3 o 4 giorni.

Il 6 aprile 1917 gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania e il 2 novembre gli inglesi emisero la Dichiarazione Balfour.

I dettagli della storia di cui sopra possono essere piuttosto complicati, ma in fondo, sarebbe stata una questione di semplice scambio : America-at-war per la Palestina.

Parti di questa storia, ovviamente, non sono provate, ma a mio avviso spiega troppo per non essere essenzialmente vero. Diverse cose, altrimenti piuttosto misteriose, che spiega sono le seguenti:
  1. Innanzi tutto, fornisce una spiegazione semplice e ragionevole del perché il governo britannico abbia emesso la Dichiarazione Balfour. 
  2. Spiega come gli inglesi furono in grado di ottenere il testo integrale del Telegramma di Zimmermann anche se fu inviato in un codice che i tedeschi erano sicuri che gli inglesi non sarebbero stati in grado di crackare. 
  3. Spiega perché la "prima conferenza a tutto tondo che porta alla Dichiarazione Balfour".  Il giorno dopo l'espulsione dell'ambasciatore tedesco, il conte Bernstorff, salpò dalla prigionia virtuale a Halifax, e perché la nave di Bernstorff fu autorizzata a salpare da Halifax il giorno dopo che il testo di Zimmermann Telegram era stato cablato da Londra a Washington. 
  4. Spiega perché Chaim Weizmann all'inizio fu sorpreso dall'apprendere l'accordo Sykes-Picot, i cui termini erano incompatibili con la Dichiarazione Balfour, nell'aprile 1917 - sette mesi prima che venisse emessa la Dichiarazione Balfour. 
  5. Spiega a cosa si riferiva Winston Churchill quando affermò, nel 1922, che non si dovrebbe pensare che la Dichiarazione Balfour fosse qualcosa che la Gran Bretagna ha dato via e per la quale non ha ricevuto nulla in cambio. 
  6. Spiega perché il testo originale cifrato di Zimmermann Telegram, inviato da Berlino a Washington, non è stato trovato da nessuna parte.
John Cornelius è un americano con un interesse di lunga data in Medio Oriente.


    

Washington Report on Middle East Affairs, Editor's Note

Gli studiosi sostengono che le principali cause dell'instabilità cronica che ha tormentato il Medio Oriente dalla caduta dell'impero ottomano sono gli accordi in conflitto con cui la Gran Bretagna è entrata durante la prima guerra mondiale. Gli inglesi hanno promesso l'indipendenza degli arabi in cambio del loro aiuto contro i turchi ottomani. Anche gli inglesi entrarono nell'accordo segreto Sykes-Picot con i loro alleati, i francesi (e originariamente anche con la Russia zarista), dividendo le stesse aree che gli arabi pensavano dovessero essere indipendenti nelle sfere di influenza britanniche e francesi. Questi accordi erano indiscutibilmente sono stati progettati per creare o rafforzare alleanze britanniche contro l'Impero Ottomano, che era alleato con la Germania.

Alla fine, tuttavia, il governo britannico ha emesso la Dichiarazione Balfour che proclamava che
"il punto di vista del governo di Sua Maestà favorisce l'istituzione in Palestina di una casa nazionale per il popolo ebraico e farà tutto il possibile per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo, essendo chiaramente compreso che nulla deve essere fatto che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle esistenti comunità non ebraiche in Palestina o i diritti e lo status politico degli ebrei in qualsiasi altro paese".
Gli storici descrivono la negoziazione di questo terzo accordo che, oltre al suo evidente conflitto interno tra i diritti del "popolo ebraico" e "le esistenti comunità non ebraiche in Palestina", era anche in conflitto con gli altri due accordi segreti britannici, come parte di uno sforzo per portare gli Stati Uniti nella prima guerra mondiale. Ma ciò sembrava in conflitto con il fatto imbarazzante che mentre gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania il 6 aprile 1917, la Dichiarazione Balfour non fu emessa fino al seguente 2 novembre.


Rispondendo a un articolo sulla dichiarazione Balfour dell'ambasciatore Andrew I. Killgore nel rapporto di Washington sugli affari del Medio Oriente, maggio / giugno 1996, un lettore ha notato che lo trovava "molto stimolante". La lettera del lettore continuava:
"Mi ha ispirato a leggere oltre sull'argomento. Gran parte di ciò che segue viene da tre libri: A Peace to End All Peace di David Fromkin, 1989, Trial and Error, l'autobiografia di Chaim Weizman, 1949; I miei tre anni in America del conte Bernstorff, 1920. Ho anche incorporato alcune mie idee".
"Come l'ambasciatore Killgore, sono stato sconcertato dal fatto che nel pubblicare la Dichiarazione Balfour la Gran Bretagna avrebbe dovuto impegnarsi in qualcosa che le ha causato molto dolore e che sembra aver fornito il suo piccolo beneficio".
Dopo aver discusso con l'autore, un americano con un vasto coinvolgimento personale in Medio Oriente che ha scritto sotto un nom de plume a causa di preoccupazioni professionali, gli editori hanno deciso di presentare il resto della sua lettera come articolo.

Consideriamo una spiegazione originale e molto plausibile di un grande evento nella storia del mondo per il quale nessuna precedente motivazione è mai sembrata soddisfacente. Significativamente, come con tanti altri eventi di questo secolo, fornisce un altro esempio dei palestinesi che sono stati chiesti di pagare, con la loro libertà e il loro paese, i debiti politici sostenuti da politici europei e americani che non avevano nulla a che fare con la Palestina o il Medio Oriente.

Daremo il benvenuto ai commenti dei lettori.


Fonte    wrmea
Traduzione Arturo Navone per Un Mondo Impossibile …


Sei libero: di condividere, di copiare, distribuire e trasmettere quest'opera sotto le seguenti condizioni.

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martedì 12 gennaio 2016

Il quadrumvirato che finanziò l’ascesa di Mussolini.

mussolini_940

Erano tempi difficili, complessi, variegati e le rivoluzioni qualcuno le deve pur finanziare ...

di Ugo Poletti

Il quadrumvirato italiano che aveva in mano le chiavi della sublime porta e che finanziò l’ascesa di Mussolini.

Introduzione

Siamo all’inizio del ‘900, l’Italia è un Regno fresco di nascita con una nuova classe dirigente determinata ad essere protagonista nelle sfide economiche e geopolitiche della Belle Epoque. Anche a quel tempo esiste una dicotomia tra l’approccio affaristico-imprenditoriale del nord (Milano, Genova e Venezia) che vuole approfittare delle opportunità commerciali offerte dai mercati emergenti del Mediterraneo, soprattutto a Oriente e nei turbolenti Balcani, e quello di Roma neo-capitale, dove i vertici politici e militari sgomitano per affermare il ruolo geopolitico dell’Italia e non perdere la gara coloniale con le altre potenze europee.

In questo contesto, un gruppo di quattro uomini d’affari lombardo-veneti, tra loro legati da vincoli di amicizia e collaborazione professionale, arriva a detenere un potere economico e politico tale da influire negli avvenimenti che sconvolgeranno l’Impero Ottomano: il colpo di Stato dei “Giovani Turchi”, la guerra di Libia, le due guerre balcaniche (con Serbia, Montenegro, Bulgaria, Albania, Grecia, Romania, da una parte, e l’Impero turco dall’altra), la Prima Guerra Mondiale e la conferenza di Versailles.

Dalla fine dell’800 fino alla Marcia su Roma, i rapporti economici, finanziari e governativi con l’Impero Ottomano e i nuovi Stati nati nei Balcani saranno dominati da questo quadrumvirato di affaristi e banchieri, tutti giovani partiti in cerca di fortuna lontano dai loro luoghi di nascita, che nei momenti di crisi internazionale, si riveleranno un tassello indispensabile della diplomazia del Regno d’Italia. Lo stesso Giolitti, presidente del Consiglio, dovrà ricorrere a loro per trovare una soluzione alla guerra italo-turca.

I protagonisti


Giuseppe Volpi, Conte di Misurata (Venezia 1877 – Roma 1947), imprenditore e avventuriero, appena ventenne andò a vivere nell’Impero ottomano in cerca di fortuna. Realizzò iniziative economiche di successo nei Balcani grazie anche all’appoggio dell’appena nata Banca commerciale Italiana. Rientrato ricco a Venezia, lanciò diverse imprese per realizzare grandi opere nei mercati a Oriente, dove aveva una fitta rete di relazioni. Con il fascismo ebbe alti incarichi politici. Creò la mostra del cinema di Venezia.

Giuseppe Toeplitz (Varsavia 1866 – S. Ambrogio Olona 1938), ebreo polacco, venne a Genova nel 1890 per lavorare in banca, sotto il direttore Otto Joel, suo lontano cugino tedesco, che nel 1984 fondò a Milano la Banca Commerciale Italiana. Nel 1895 Toeplitz si traferì a Milano per fare una folgorante carriera nella nuova Banca, di cui divenne il capo nel 1915 fino al 1933. Strategica la sua direzione della filiale di Venezia, da cui dipendevano le operazioni di espansione verso Balcani e Medio Oriente.

Piero Foscari (Venezia 1865 – Venezia 1923), politico irredentista e dannunziano, membro di una blasonata famiglia di Dogi di Venezia, capofila degli ingenti patrimoni di alcune delle più antiche famiglie veneziane. Dopo 12 anni nella Regia Marina lasciò la carriera militare per amministrare il suo patrimonio e quello della ricca moglie sposata nel 1897. Nel 1899 iniziò la sua ascesa politica nel Comune di Venezia, dove si batté per il progetto del nuovo porto industriale di Marghera. Sostenne e finanziò l’impresa di Fiume.

Bernardino Nogara (Bellano 1870 – Milano 1958), dopo la laurea in Ingegneria industriale al Politecnico di Milano intraprese la carriera di ingegnere minerario in Italia, Inghilterra, Bulgaria e nell’Impero ottomano. L’incontro con Giuseppe Volpi, che lo mise a dirigere i suoi investimenti minerari in Oriente, fece svoltare la sua carriera. Fu il delegato del Governo italiano alla gestione del Debito Pubblico Ottomano e divenne il potentissimo amministratore unico dei fondi ricevuti dal Vaticano per i Patti Lateranensi.

L’Europa delle Belle Epoque

Dopo la guerra franco-prussiana del 1870, l’Europa conosce un insolitamente lungo periodo di pace fino al 1914, che sarà conosciuto come Belle Epoque. Questa epoca è caratterizzata da una tumultuosa espansione economica e tecnologica, accompagnata da una notevole aggressività commerciale, coloniale e bellica da parte di tutti gli Stati europei, a fronte di una grande instabilità politica nei Balcani.

Siamo al tempo dei grandi imperi plurinazionali (russo, austro-ungarico, tedesco, ottomano), che accolgono diverse etnie e religioni all’interno dei loro confini. Esistono in questa epoca vaste reti commerciali finanziarie sovranazionali, come quelle di ebrei e veneziani, che saranno poi sconvolte nel corso del 900.

In questo periodo a cavallo tra il XIX° e il XX° secolo alcuni dei settori di sviluppo più promettenti sono le miniere (carbone, acciaio, zinco, zolfo,..), le infrastrutture (porti e ferrovie) e la produzione e distribuzione dell’energia elettrica. Siamo in un epoca in cui il carbone è più importante del petrolio, industria ancora agli albori. Le cannoniere delle grandi flotte hanno bisogno di acciaio e i loro motori vanno a carbone. All’epoca, interessarsi di miniere significava entrare nel mondo della finanza internazionale. Si trattava, non solo di ricoprire ruoli manageriali, ma anche di gestire partecipazioni azionarie e proprietà terriere. Un’attività che permetteva di acquisire una fitta rete di conoscenze finanziarie e professionali in diversi Paesi.

Infine, non si può trascurare il contesto culturale. Lo spirito dei tempi era quello del positivismo, delle scoperte scientifiche e tecnologiche e della rivoluzione dei traffici commerciali (treni e navi a vapore), che, unito alla possibilità di lauti guadagni, spingeva gli uomini più ardimentosi a conquistare nuovi mercati con uno spirito di avventura sorprendente, rispetto alle poche garanzie di sicurezza personale dell’epoca.

Quattro avventurieri lombardo-veneti alla conquista dei mercati orientali

Qui inizia la nostra storia. Negli anni tra il 1890 e il 1900 i giovani protagonisti della nostra storia affrontano la loro vita professionale con una notevole dose di spirito di avventura. Giuseppe Toeplitz viene da una ricca famiglia ebrea di Varsavia (allora sotto l’Impero Russo) e abbandona gli studi di ingegneria a Gand (Belgio) per sposarsi una contessa olandese. Per lei si converte al cattolicesimo e si trasferisce a Genova per iniziare una carriera di banchiere internazionale, accettando l’invito di un cugino banchiere: Otto Joel. Negli stessi anni Giuseppe Volpi abbandona gli studi di legge all’Università di Padova, per l’improvvisa morte del padre e parte per l’Impero Ottomano in cerca di fortuna. Piero Foscari, patrizio veneziano, sceglie la carriera di ufficiale nella Regia Marina, si diploma all’Accademia di Livorno e si imbarca per 12 anni, partecipando a imprese coloniali italiane nel Mar Rosso. Infine, Bernardino Nogara, laureato con pieni voti al Politecnico di Milano, inizia una carriera internazionale di ingegnere minerario, che lo porterà in Inghilterra, Bulgaria, Grecia e nell’Impero ottomano.

Gli anni di svolta sono tra il 1900 e il 1903. I quattro personaggi si incontrano. Toeplitz è ormai un importante direttore della Banca Commerciale Italiana, fondata a Milano da Otto Joel con capitali tedeschi, austriaci, svizzeri e francesi. Si tratta di una banca mista “alla tedesca”, cioè il suo business non è solo l’erogazione di prestiti bancari e la raccolta di depositi, ma soprattutto investimenti, gestione delle partecipazioni e speculazione in Borsa. In poche parole: sia banca commerciale che banca d’affari.

Con questo approccio manageriale, nel 1900 va a Venezia a dirigere la filiale locale, che per il Gruppo era la porta degli investimenti in Oriente. Qui conosce il nobile Foscari, figura politica e sociale di spicco, nonchè grande investitore, e Giuseppe Volpi, che ha fatto fortuna in Oriente ed è rientrato per lanciare da Venezia una sfilza di nuove avventure imprenditoriali rivolte a Est. Nogara non è con loro a Venezia, ma nel 1901 viene incaricato da Volpi di dirigere gli interessi minerari propri e dei suoi investitori veneziani a Salonicco.
Diviene membro ufficiale del gruppo quando nel 1903 sarà nominato Amministratore Delegato della Società Commerciale d’Oriente (Comor) a Istanbul, costituita da Volpi, ma con i fondi erogati da Toeplitz. Praticamente è la prima filiale estera della Banca Commerciale.

A questo punto la squadra è completa. Abbiamo una grande finanziatore con ampia delega della banca italiana costituita con fondi mitteleuropei, un grande investitore che indirizza gli impieghi di patrimoni dell’aristocrazia veneziana, uno stratega di grandi investimenti e progetti industriali, e un manager di fiducia che segue le imprese sul territorio.

Tra il 1901 e il 1907 la squadra mette a segno diverse operazioni:

- Costituzione della società per l’importazione in Italia di prodotti agricoli dall’Ungheria.

- Fondazione della casa d’importazione ed esportazione Giuseppe Volpi e C.

- Accordo con il Governo serbo per l’istituzione di una Agenzia commerciale serba in Italia.

- Costituzione a Salonicco della Società italiana per le miniere d’Oriente.

- Costituzione della “Regia cointeressata dei tabacchi del Montenegro”, che assicura al gruppo di investitori guidato da Volpi il monopolio dei tabacchi nel Regno del Montenegro.

- Costituzione della Società Commerciale d’Oriente (Comor) a Istanbul, prima filiale estera della BCI, di cui Nogara viene nominato Amministratore Delegato.

- Fondazione della SADE (Società Adriatica di Elettricità), per la produzione di energia elettrica.

- Fondazione della Compagnia di Antivari, che ottiene dal Governo montenegrino l’appalto per la costruzione di un porto franco nella città omonima e la costruzione della ferrovia Antivari-Vir Pazar.

- Fondazione a Salonicco della Società in accomandita G. Volpi, A. Corinaldi & C.

- Fondazione della Società commerciale d’Oriente (Comor) di Ginevra, per riorganizzare sotto una holding le filiali estere, tra cui la già esistente filiale di Istanbul che è quella più importante.

- Costituzione della Società commerciale, industriale e finanziaria (Comifin), totalmente controllata dalla Comor, finalizzata allo sviluppo della zona di Adalia in Anatolia.

- Lancio del progetto del nuovo porto industriale di Marghera a firma di Foscari e Volpi.

Ma dal 1908 l’attività del gruppo si complica, o si arricchisce, a causa di nuove turbolenze politiche nello scenario in cui opera. Prima, però, occorre parlare di un attore politico molto singolare: la massoneria.

I “Giovani Turchi” e la massoneria internazionale

La massoneria è una associazione segreta con finalità filosofiche e di divulgazione dei principi del progresso. Ha una ramificata rete di filiali internazionali, che hanno contribuito a collegare e a sostenere molti leader di rivoluzioni e cospirazioni europee. Dalla seconda metà dell’ottocento è riuscita a mettere a segno alcuni grandi successi nella lotta contro l’assolutismo monarchico e l’oscurantismo papale, considerati nemici del progresso. La spedizione di Garibaldi in Sicilia è stata supportata dalla massoneria inglese (non a caso la flotta inglese ha impedito che quella borbonica affondasse i due mercantili con a bordo i Mille). La caduta dei Borboni di Napoli ha tolto di mezzo un fastidioso rivale dell’Inghilterra dal Mediterraneo. Inoltre, l’unità d’Italia ha cancellato dalla mappa lo Stato Pontificio e tolto al Papa il suo potere temporale.

Adesso è l’ora dei Giovani Turchi, un gruppo di giovani ufficiali dell’esercito ottomano, riuniti in logge massoniche, che si sono dati un nome che riecheggia la “Giovine Italia” di Giuseppe Mazzini. Il movimento, inizialmente noto come Comitato dell’Unione e Progresso, sorge a Salonicco, la città intellettualmente più dinamica dell’impero Ottomano, e comprende prevalentemente giovani universitari e ufficiali dell’esercito, con lo scopo di modernizzare e occidentalizzare l’intera società ottomana, liberandola dai “Vecchi Turchi”. Dal 1905, su esempio dei moti rivoluzionari in Russia, il movimento decide di passare all’azione. Nell’estate del 1908, l’ala militare del gruppo, marcia con alcuni reparti militari su Istanbul, costringendo il sultano a concedere il ritorno alla Costituzione del 1876 e a cedere il governo del paese.

Salonicco ha in quegli anni una popolazione di circa 65 mila ebrei, di cui la maggior parte di origine italiana. Proprio lì viene fondata da Emmanuel Carasso, avvocato ebreo sefardita di origine veneziana, la loggia massonica italiana “Macedonia Resurrecta”, il fulcro del movimento dei Giovani Turchi. Carasso sarà uno dei maggiori finanziatori della cospirazione e grande committente per l’esercito turco durante le successive guerre.

Anche Volpi è massone, e a Salonicco hanno sede alcune sue società minerarie e commerciali. I due stringono una forte relazione e durante il colpo di Stato del 1908 si trovano entrambi a Istanbul.

La guerra di Libia (29 settembre 1911)

Gli affari per il gruppo dei quattro non possono che andare a gonfie vele, date le buone entrature massoniche con la nuova dirigenza turca. Purtroppo, il Regno d’Italia vuole un “posto al sole” e finora ha collezionato brutte figure come la bruciante sconfitta di Adua (Abissinia, 1896). Dopo lo schiaffo di Tunisi (città con 200.000 Italiani, scippata dalla Francia, che ha istituito un protettorato sulla Tunisia) decide di sbarcare a “Tripoli bel suol d’amore”. Scoppia la guerra italo-turca e Volpi non è certamente contento. Questo conflitto mette a rischio tutti gli investimenti del suo gruppo d’affari nell’Impero ottomano.

Dopo un anno di combattimenti l’impresa coloniale italiana in Libia è esposta al ridicolo. I bersaglieri sono abbarbicati sulle coste della Tripolitania e delle Cirenaica, ma non sono riusciti ad entrare in profondità. La colonia, favoleggiata come sbocco per il proletariato e i capitali italiani si sta rivelando uno scatolone di sabbia costoso dove il moderno Regio esercito non riesce a domare i ribelli. E l’Impero turco non accenna a voler negoziare alcuna pace, nonostante la flotta italiana abbia condotto uno sbarco a Rodi e nelle isole circostanti (il Dodecaneso) e abbia bombardato un quartiere di Beirut (una settantina di vittime civili).

Volpi, che può viaggiare liberamente a Istanbul, perché è console onorario della Serbia a Venezia e gode dell’immunità diplomatica, si propone al Presidente Giolitti come intermediario con i Turchi, per una pace che salvi la faccia a questi ultimi, e all’Italia impegnata nell’ennesima impresa coloniale fallimentare.

Il Trattato di Ouchy (18 ottobre 1912)

Nell’autunno del 1912 si apre la conferenza di Ouchy (quartiere di Losanna), a cui parteciperanno quattro plenipotenziari italiani: un politico e un ministro del governo Giolitti, Volpi e Nogara. Nessuno di questi ultimi due ha mai avuto fino a quel momento incarichi governativi o rapporti d’affari con Roma. Il loro ruolo cruciale svolto nei negoziati è la consacrazione dell’importanza che hanno assunto per l’Italia.

Nella delegazione turca è presente una vecchia conoscenza di Volpi: Emmanuel Carasso. Il Trattato di Ouchy è un successo diplomatico. I Turchi, che temono una imminente guerra nei Balcani rinunciano al sostegno militare e politico alle tribù libiche e alla sovranità su Cirenaica e Tripolitania, ricevendo in cambio dall’Italia un indennizzo pari alle entrate fiscali che ricevevano dalle ex-provincie per due anni.

Da quel momento Nogara diviene un consulente speciale del Governo Italiano per gli affari orientali. Per questo suo prezioso ruolo il Governo Italiano (formalmente la Camera di Commercio di Roma) lo nomina al Consiglio d’Amministrazione del Debito Pubblico Ottomano, un consorzio di creditori internazionali nei confronti dell’Impero Ottomano, che dopo la guerra russo-turca del 1877-78 si trova troppo indebitata e ha perso il controllo delle proprie finanze. Fondata nel 1881, l’amministrazione del Debito Pubblico Ottomano (DPO) ha il potere di riscuotere pagamenti dovuti dall’Impero Ottomano a società di Stati europei. Il DPO ha una sua burocrazia indipendente dall’amministrazione ottomana, gestita da un Consiglio d’Amministrazione formato da 7 membri in rappresentanza dei detentori internazionali di titoli di Stato ottomani: 2 francesi, 1 tedesco, 1 austro-ungarico, 1 italiano, 1 ottomano e 1 per l’Inghilterra e l’Olanda.

Il DPO ha un esercito di 5.000 funzionari (saliranno fino a 9.000; più dell’intera amministrazione delle finanze ottomane) che riscuotono le tasse, e poi le girano ai creditori europei, svolgendo un ruolo cruciale negli affari finanziari ottomani. E’ un intermediario indispensabile per tutte le società che vogliono investire nell’Impero Ottomano. Dal 1900 finanzia nuove ferrovie e altre infrastrutture. Tutti gli interessi finanziari e commerciali di stranieri non mussulmani sono garantiti dagli accordi del DPO. Con il collasso dell’impero dopo la prima guerra mondiale l’amministrazione del DPO viene smobilitata e la nuova Repubblica Turca accetta di rilevare il 65% del totale (dopo lunghissime trattative conclusesi solo nel 1958).

In questa posizione di forza Nogara, su richiesta del governo italiano, ottiene nel 1914 l’accordo delle autorità ottomane per concedere all’Italia lo sfruttamento del porto di Adalia e dell’area circostante. Ma scoppia la Prima Guerra Mondiale, che porta nell’agosto del 1915 alla reciproca dichiarazione di guerra.

La Prima Guerra Mondiale e la spedizione di Adalia

La frustrazione italiana per le promesse non mantenute delle Conferenza di Versailles, che nega all’Italia il possesso della Dalmazia, della città di Fiume e di una colonia in Africa, come previsto dal Trattato di Londra, spinge il governo a sbarcare in Adalia (Antalya) un porto dell’Anatolia, per consolidare una zona d’influenza che era stata negoziata con gli Ottomani prima dello scoppio della guerra. Sarà una scelta infelice.

Infatti, questo sbarco compromette i rapporti con la nuova dirigenza militare turca di Mustafa Kemal Pasha, che con una guerra lampo sconfigge e ricaccia i Greci sbarcati a Smirne, perché mette il Regno d’Italia nel novero delle potenze straniera ostile che hanno invaso i sacro suolo turco. Il noto Emmanuel Carasso, ultimo legame tra Volpi e la Turchia, viene esiliato da Kemal Pasha “Ataturk” nel 1923 e i suoi beni, accumulati grazie alle commesse gestite durante la guerra, confiscati.
Epilogo del quadrumvirato. Avvento del fascismo
La porta dell’Oriente si è chiusa. Il Medio Oriente è divenuto un mosaico di protettorati britannici (Palestina, Giordania, Iraq, Persia) e francesi (Siria, Libano). La Turchia di Kemal Pasha “Ataturk” si nazionalizza e chiude le porte ai Paesi occidentali, che hanno cercato di lottizzarla a fine guerra.

Ma nel 1922 accade qualcosa di molto importante in Italia: la Marcia su Roma e l’avvento del Fascismo. Il massone Volpi finanzia l’ascesa di Benito Mussolini (con la partecipazione dei soliti investitori veneziani). Non dimentichiamo che tutti e quattro i quadrumviri fascisti (Balbo, De Bono, Bianchi e De Vecchi) sono massoni e Italo Balbo è stato un giovane frequentatore degli ambienti irredentisti, fino a divenire una guardia del corpo di Cesare Battisti (di cui Mussolini era un redattore del suo giornale). Contemporaneamente, Toeplitz, su intercessione dell’amica Margherita Sarfatti, aiuta Mussolini con inserzioni pubblicitarie della Banca sul suo giornale “Il Popolo d’Italia” e qualche sovvenzione nascosta.

Volpi guadagnerà dal fascismo importanti incarichi istituzionali. Governatore della Libia, presidente di Confindustria, membro del Gran Consiglio del Fascismo (ma non sarà presente nella famigerata seduta dell’ordine Grandi). Nel 1938 diviene presidente delle Assicurazioni Generali al posto del dimissionario Edgardo Morpurgo, il quale, poiché ebreo, dovette cedere la guida dell’istituto assicurativo a causa delle leggi razziali. Padre fondatore della Mostra cinematografica di Venezia (per questo i premi al miglior attore/attrice si chiamano Coppe Volpi). Il Re gli conferirà il titolo di Conte di Misurata.

Nel 1929, il capolavoro diplomatico di Mussolini dei Patti Lateranensi rimette in gioco Nogara. Non è massone e viene da una famiglia così cattolica che ha pianto alla presa di Porta Pia. Con due fratelli Arcivescovi, i buoni uffici di Volpi e l’autorevolezza acquisita nell’esperienza del Debito Pubblico Ottomano, diviene l’amministratore unico dell’ingente fondo del Vaticano, costituito dal risarcimento fissato nei Patti dello Stato italiano al Vaticano. E nello stile degli anni passati, Nogara amministrerà per diversi anni questi fondi utilizzando come strumento tecnico e partner finanziario la Banca Commerciale Italiana dell’amico Giuseppe Toepliz, che lo ha nominato consigliere d’amministrazione nel 1925.

Solo Nogara e Volpi sopravvivranno alla Seconda Guerra Mondiale. Nel 1923 muore Foscari e nel 1938 Toeplitz. Nel 1933 ha dovuto cedere la guida della Banca Commerciale Italiana a Raffaele Mattioli, con il quale la banca viene nazionalizzata e diventa di proprietà dell’IRI.

Ugo Poletti
Cronologia

1890 Toeplitz si trasferisce a Genova, su invito del cugino tedesco Otto Joel per intraprendere la carriera bancaria; prima alla Banca Generale, e poi come direttore della filiale genovese della Banca Russa per il Commercio Estero.

1894 Nogara, appena laureato al Politecnico di Milano in Ingegneria industriale, intraprende la carriera di ingegnere minerario alle Cave del Predil a Brescia. Si reca poi nel Galles del Sud alle miniere di Aberystwyth.

1895 Toeplitz si trasferisce a Milano per essere assunto dalla Banca Commerciale Italiana (BCI) e nominato il mese successivo, procuratore della sede centrale di Milano.

1897 Volpi abbandona gli studi all’Università di Padova, a seguito dell’improvvisa morte del padre e viaggia per l’Impero Ottomano in cerca di successo economico. Foscari si sposa con Elisabetta Widmann Rezzonico, unica erede di una ricca famiglia e diviene procuratore delle sue proprietà in Carinzia. Lascia la Regia Marina e si dedica alla politica e alla gestione del proprio patrimonio e di quello di altre famiglie patrizie veneziane.

1899
Volpi costituisce una società per l’importazione in Italia di prodotti agricoli dall’Ungheria, mentre l’anno successivo fonda la casa d’importazione ed esportazione Giuseppe Volpi e C. e prende contatto con il Governo serbo per l’istituzione di una Agenzia commerciale serba in Italia.

1900 Toeplitz si reca in ottobre a Venezia per curare la sede della BCI proiettata verso i Balcani e il Medio Oriente. Qui conosce Volpi e Foscari.

1901 Volpi costituisce a Salonicco insieme ad alcuni soci veneziani (tra cui Piero Foscari e Amedeo Corinaldi) la Società italiana per le miniere d’Oriente per sfruttare le concessioni minerarie nell’Impero ottomano.
Nogara rientra in Italia a seguito del suo insuccesso in Galles. Nello stesso anno, grazie al sostegno dei cognati, gli sono affidate da Corinaldi e Volpi consulenze tecniche, in Sardegna e in Macedonia.

1902 Volpi e Corinaldi affidano a Nogara un incarico quinquennale per svolgere ricerche minerarie in Bulgaria e in Asia minore. Successivamente lo nominano direttore generale della società nata per lo sfruttamento dei bacini carboniferi di Eraclea in Anatolia e delle miniere di zinco a Mossul in Bulgaria.

1903 Foscari fonda il Sindacato italo-montenegrino per sostenere il progetto del porto di Antivari, per lo sfruttamento di alcuni giacimenti minerari e aree forestali in Montenegro.
Volpi costituisce la Regia cointeressata dei tabacchi del Montenegro, grazie all’appoggio finanziario della Banca commerciale, assicurandogli il monopolio dei tabacchi nel Montenegro. Nogara viene nominato Amministratore Delegato della Società Commerciale d’Oriente (Comor) a Costantinopoli, la prima filiale estera della BCI. Toeplitz, grazie ai successi ottenuti, viene richiamato a Milano alla fine dell’anno con il grado di Condirettore della BCI.

1904 Foscari lancia il progetto (scritto dal capitano Luciano Petit) per la fondazione del nuovo porto industriale di Marghera durante una conferenza all’Ateneo Veneto.

1905 Volpi fonda la SADE (Società Adriatica di Elettricità), acquisendo in tal modo una posizione di rilievo nel settore della produzione e della fornitura di energia elettrica.
Volpi fonda la Compagnia di Antivari, che ottiene dal Governo montenegrino l’appalto per la costruzione di un porto franco nella città omonima e la costruzione della ferrovia Antivari-Vir Pazar.

1907 Volpi fonda a Salonicco la Società in accomandita G. Volpi, A. Corinaldi & C., e a Ginevra la Società commerciale d’Oriente (Comor), di cui la già esistente filiale di Costantinopoli è la parte operativa. Toeplitz deve affrontare la riorganizzazione della BCI, indebolita da una crisi finanziaria internazionale che ha messo in difficoltà il modello di banca mista.

1908 Volpi si trova a Costantinopoli durante il colpo di Stato dei Giovani Turchi. Ha già buoni rapporti con il fratello massone Emmanuel Carasso, avvocato ebreo sefardita, un loro grande finanziatore e fondatore della loggia massonica italiana di Salonicco, che è il fulcro del movimento.

1911 (Guerra italo-turca). Le truppe italiane sbarcano a Tripoli e dopo un anno di combattimenti non riescono ad avanzare nell’interno delle provincie turche di Tripolitania e Cirenaica.
Volpi è console onorario della Serbia a Venezia e gode dell’immunità diplomatica. Quindi viaggia per Istanbul anche durante la guerra con l’Italia e offre a Giolitti di mediare la pace con i Turchi.

1912 Toeplitz diviene cittadino italiano. Volpi e Nogara sono membri della delegazione italiana a Ouchy su designazione del Presidente Giolitti per stipulare il trattato di pace (detto anche Trattato di Losanna) con l’Impero turco per finire la guerra in Libia. Della delegazione turca fa parte Emmanuel Carasso, amico di Volpi.

1913 Nogara entra, in qualità di delegato italiano, nel Consiglio di Amministrazione del Debito Pubblico Ottomano su indicazione di Giolitti.

1914 Nogara negozia con l’impero Ottomano e la Gran Bretagna la concessione di una zona d’influenza italiana localizzata nella regione di Adalia (Antalya) per realizzare un porto ed una ferrovia. Nogara costituisce la Società commerciale, industriale e finanziaria (Comifin), totalmente controllata dalla Comor, finalizzata allo sviluppo della zona di Adalia, grazie ad un accordo della Comor con la compagnia ferroviaria inglese The Ottoman railway company.

1915 L’Italia dichiara guerra all’Austria-Ungheria il 24 maggio
1915 e all’Impero Ottomano il 21 agosto. Otto Joel viene obbligato a lasciare il vertice della banca per le sue origini tedesche, incompatibili con la partecipazione italiana alla Prima Guerra Mondiale (Joel morirà nell’anno seguente). Viene sostituito da Toeplitz e Pietro Fenoglio, che nel 1917 sono entrambi eletti amministratori delegati.

1917
Foscari, nominato sottosegretario alle Colonie, controfirma per il Governo la convenzione per la costruzione del nuovo porto di Venezia in regione di Marghera, insieme al Comune di Venezia e la Società Porto industriale di Venezia, presieduta da Volpi.

1919 Volpi e Nogara partecipano alla conferenza di Versailles come esperti turchi. Quest’ultimo è membro delle commissioni economiche e finanziarie create per redigere i testi dei trattati di pace con Austria, Ungheria, Bulgaria e, naturalmente, Turchia. D’Annunzio occupa Fiume con la collaborazione e la raccolta di fondi organizzata da Foscari. Il governo italiano sbarca con le sue truppe ad Adalia per far rispettare gli accordi del Patto di Londra per una zona di influenza italiana in Anatolia. Le truppe vengono poi evacuate nel 1922.

1922 Marcia su Roma. Mussolini ha tra i suoi grandi finanziatori Volpi e Toeplitz. Foscari delibera la fusione dell’Associazione nazionalista italiana con il Partito nazionale fascista.
Volpi diviene Governatore della Libia e aiuta Graziani a completare la conquista della colonia.

1923 Kemal Pasha “Ataturk” confisca i beni di Emmanuel Carasso e lo manda in esilio a Trieste.

1925 Nogara è a Berlino dove amministra il settore delle industrie nella Commissione interalleata per l’applicazione del piano Dawes sulle riparazioni tedesche di guerra. Nogara diviene consigliere della Banca Commerciale Italiana.

1929 Nogara viene delegato da Pio XI a dirigere l’Amministrazione Speciale della Santa Sede, per la gestione fondi versati dal Governo Italiano alla Santa Sede per i Patti Lateranensi.

1933 Toeplitz deve lasciare il comando della Banca Commerciale Italiana a Raffaele Mattioli, perché contrario alla sua nazionalizzazione attraverso l’IRI. Gli viene concessa la vicepresidenza.

ADDENDA DELL’AUTORE:
La massoneria italiana era egemone nell’Impero
Turco, rispetto a quella francese e inglese. Le logge massoniche di
emanazione straniera godevano di immunità diplomatica e non potevano essere perquisite dalla polizia ottomana. Ecco perché le logge italiane aprirono le porte ai Giovani Turchi, che avevano bisogno di proteggere la cospirazione. Alla loggia italiana “Macedonia Risorta” aderirono Talal Pasha (membro del triumvirato che reggerà l’Impero fino alla sconfitta nella Prima Guerra Mondiale) e Mustafa Kemal Pasha (detto poi “Ataturk”). Le logge italiane (perché la lingua comune degli ebrei di Salonicco era l’Italiano) dipendevano dal Grande Oriente d’Italia (Palazzo Giustiniani), a cui era affiliato anche il Volpi.
Emmanuel Carasso (che sarà uno dei tre delegati dei Giovani Turchi ad andare in visita dal Sultano per detronizzarlo), divenne massone della loggia “Macedonia Risorta” nel 1902 e poi gran maestro nel 1904, su designazione del gran maestro del Grande Oriente in Italia Ettore Ferrari (lo scultore della statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori), che aveva formalmente fissato la strategia civilizzatrice della sua associazione contro quel regime imperiale oscurantista.
Infine, la massoneria italiana su richiesta di quella turca riuscì ad impedire nel 1910 un intervento armato dell’Italia a favore della ribellione albanese contro il dominio ottomano. Non riuscirà invece a fermare l’impresa di Libia l’anno successivo.

Fonte aldogiannuli

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lunedì 11 gennaio 2016

"Tutte le guerre sono guerre di banchieri" - “All war are bankers’ wars”

Pubblichiamo la traduzione del bellissimo articolo di Michael Rivero, “All war are bankers’ wars”,Tutte le guerre sono guerre di banchieri, perchè, mi è sembrato particolarmente bello ed efficace, nella sua sintesi. Per chi volesse approfondire suggerisco il documentario di Bill Still col suo The Money Masters”, ma vi avverto, sono quasi 4 ore di documentario!
By Michael Rivero

So che molte persone hanno molta difficoltà a comprendere come molte guerre siano state originate unicamente dalla volontà di imporre banche centrali private ad una nazione, per cui lasciatemi fare alcuni esempi in modo che capirete perchè il governo USA sia coinvolto in così tante guerre in giro per il mondo. Vediamo prima gli antefatti. Gli Stati Uniti avviarono la rivoluzione Americana principalmente a causa della legge sulla moneta di re Giorgio III, che obbligava i coloni ad utilizzare unicamente banconote stampate dalla banca d’Inghilterra e prestate ad interesse. Dopo la rivoluzione, i nuovi Stati Uniti adottarono un sistema economico radicalmente diverso nel quale il governo emetteva moneta basata sul valore, in modo tale che le banche private come la Banca d’Inghilterra non potesse succhiar via la ricchezza della gente attraverso una moneta gravata di interesse.
(La risposta quì diventa subito evidente Solo 9 Paesi al mondo hanno una Banca Centrale che non appartiene ai Rothschild, cerca le connessioni NdR)
“Il rifiuto del re Giorgio III di permettere alle colonie di operare con un sistema monetario onesto, che liberasse l’uomo della strada dal potere dei creatori di denaro, fu probabilmente la prima causa delle rivoluzione.”
Benjamin Franklin, Founding Father

Ma i banchieri non sono nulla senza il loro potere di acquisire le vostre ricchezze, e sanno anche fin troppo bene quanto facile è corrompere i capi di una nazione. Solo un anno dopo che Mayer Amschel Rothschild ebbe pronunciato il suo famigerato 
Lasciatemi emettere il denaro di una nazione e me ne infischio di chi ne fa le leggi
 i banchieri riuscirono a creare una nuova banca centrale privata chiamata the First Bank of the United States, in buona parte grazie al supporto del principale supporter dei Rotschild negli USA, Alexander Hamilton. Fondata nel 1791, per la fine del suo mandato ventennale aveva quasi completamente rovinato l’economia della nazione, arricchendo i banchieri. Il Congresso si rifiutò di rinnovare il mandato e annunciò l’intenzione di tornare ad una moneta di stato basata su valore sulla quale nessun cittadino dovesse pagare alcun interesse ad un banchiere.

Questo portò ad una minaccia da parte di from Nathan Mayer Rothschild contro il governo USA: 
“O garantite il rinnovo del mandato, o gli Stati Uniti si troveranno invischiati in una guerra disastrosa”. 
Il Congresso continuò a negare il rinnovo del mandato alla First Bank of United States, e Nathan Mayer Rothschild tuonò: 
“Date una lezione a quegli imprudenti degli americani! Ricacciateli indietro allo stato di colonie!”.
L’Inghilterra, finanziata dalla banca d’Inghilterra controllata dai Rothscild, avviò la guerra nel 1812 per ri-colonizzare gli Stati Uniti e ricondurli nella schiavitù coloniale, o per riempirli di così tanto debito che avrebbero accettato una nuova banca centrale privata. E il piano funzionò. Sebbene la guerra del 1812 fu vinta dagli Stati Uniti, il Congresso fu costretto a concedere una seconda licenza di emettere denaro (prestandolo) per un’altra banca privata, chiamata the Second Bank of the United States. Ancora una volta, banchieri privati erano al controllo della fornitura di denaro, e se ne infischiavano su chi faceva le leggi o su quanti soldati inglesi o americani fossero morti.

Ancora una volta la nazione fu spinta nel debito, disoccupazione, e nella povertà a causa della depredazione da parte della banca centrale privata, e nel 1832 Andrew Jackson lanciò la sua campagna per il secondo mandato elettorale sotto lo slogan: “Jackson And No Bank!“. Fedele alla parola data, Jackson ebbe la meglio nell’impedire il rinnovo del mandato alla Second Bank of the United States.
“Signori! Ho analizzato attentamente le azioni della Bank of the United States. Miei uomini vi hanno osservato da vicino per un sacco di tempo, e io sono sicuro che voi avete usato i fondi della banca per speculare sulla nazione. Quando vincevate, vi dividevate i profitti fra di voi, quando perdevate, caricavate le perdite sulla banca. Voi ora mi dite che se io ritiro i depositi dalla banca e annullo il mandato manderò in rovina 10.000 famiglie. Sarà anche vero, signori, ma è colpa vostra! Se io vi lasciassi continuare, rovinerei 50.000 famiglie, e quella sarebbe solo colpa mia! Siete un covo di vipere e di ladri, sono deciso a cacciarvi, e, per l’Eterno (battendo il suo pugno sul tavolo) io vi caccerò!” 
Andrew Jackson, poco prima del termine del mandato della Second Bank of the United States.

Poco dopo che Andrew Jackson (l’unico presidente Americano in grado di ripianare il debito pubblico) terminasse il mandato della Second Bank of the United States, ci fu un tentativo di assassinio che fallì perchè entrambe le pistole dell’attentatore, Richard Lawrence, non funzionarono. Lawrence dichiarò in seguito che con Jackson morto ci sarebbe stata “maggior abbondanza di denaro”.

Ovviamente il sistema scolastico pubblico, sottomesso com’è ai desideri dei banchieri, si guarda bene dal dirvi la verità, così come i media delle corporations, sottomessi alla Monsanto, si guardano bene dal dirvi i pericoli degli alimenti OGM o, sottomessi alla nuova religione del riscaldamento globale, si guardano bene dal dirvi che negli ultimi 16 anni la terra si è effettivamente raffreddata. Quindi nessuna sorpresa che anche le vere ragioni della guerra civile non siano note all’americano medio.

Quando la Confederazione degli stati del Sud si separò dagli Stati Unit i banchieri intravvidero un’altra opportunità per una ricca raccolta di debito, e offrirono a Lincoln la possibilità di finanziarlo, per vincere la guerra di secessione, al 30% di interesse. Lincoln rispose che non avrebbe liberato i neri al prezzo di schiavizzare i bianchi e, con la sua autorità di presidente, fece emettere una nuova valuta, i green back. Questa era una diretta minaccia al potere delle banche centrali, che risposero immediatamente.
“Se questa abominevole politica finanziaria, che si sta creando in Nord America, dovesse prendere piede, alla fine quel governo provvederà al proprio denaro senza alcun costo. Pagherebbe i debiti e rimarrebbe libero dal debito. Avrà tutto il denaro necessario per i suoi commerci. Diventerà prospero come nessuno prima, nella storia. Le migliori menti e le ricchezze del mondo andranno in America. Quel paese va distrutto o distruggerà ogni monarchia del pianeta” 
Citato dal The London Times in risposta alla decisione di Lincoln di emettere da sè i greenbacks per finanziare la guerra civile, invece di aderire alla proposta di prestito di banchieri privati al 30% di interessi.

Nel 1872 i banchieri di New York spedirono una lettera ad ogni banca negli Stati Uniti sollecitandoli a finanziare i giornali che si opponevano alla moneta emessa dal governo (i greenbacks di Lincoln):
“Cari signori: è raccomandabile che facciate tutto ciò che è in vostro potere per sostenere tali important quotidiani e settimanali… che si opporranno all’emissione dei greenback, e che ritirate i fidi o i prestiti a tutti quelli che non vogliono opporsi all’emissione governativa di denaro. Che il governo emetta le monete e le banche le banconote del paese. Ristabilire la circolazione di denaro emesso dal governo significherebbe fornire denaro alla gente, e questo intaccherà seriamente i vostri profitti personali come banchieri e concessori di prestiti”
Non bisogna lasciar circolare i cosiddetti greenback neanche per un periodo limitato di tempo, dal momento che non potremmo poi controllarli”
“La schiavitù sarà probabilmente abolita a seguito della guerra, e la schiavitù dei beni mobili anche. Noi, io e i miei amici europei, siamo a favore di ciò: perchè la schiavitù non è altro che il possesso del lavoro e del lavoratore, mentre il piano europeo, condotto dall’Inghilterra, è per un controllo del lavoro col capitale, tramite il controllo degli stipendi. E QUESTO PUO’ ESSERE FATTO SOLO CONTROLLANDO IL DENARO.
– Tratto da Triuphan Plutocracy: ; the story of American public life from 1870 to 1920, by Lynn Wheeler.

Spinti dai banchieri private, la maggior parte dell’Europa sostenne la Confederazione contro l’Unione, con la prospettiva che la vittoria su Lincoln avrebbe significato la fine dei greenback. La Francia e l’Inghilterra ritenevano un loro diritto attaccare gli Stati Uniti per sostenere la confederazione, ma furono tenuti al palo dalla Russia, che aveva appena terminato il suo sistema servile e aveva una banca centrale pubblica simile a quella su cui erano stati fondati originariamente gli Stati Uniti. E così, senza l’intervento degli europei, l’Unione vinse la guerra, e Lincoln annunciò la sua intenzione di continuare ad emettere greenbacks. Dopo l’omicidio di Lincoln, i greenbacks vennero ritirati dal mercato per tornare ad una economia basata su banconote prestate ad interesse da banchieri privati.

Alla fine, nel 1913, i banchieri delle banche centrali private europee, in particolare i Rothschilds inglesi e i Warbugs tedeschi, si incontrarono con i loro collaboratori finanziari americani a Jekyll Island, Georgia, per creare un nuovo cartello bancario con l’esplicita intenzione di formare la Third Bank of the United States, allo scopo di avere il pieno controllo dell’emissione monetaria statunitense, ancora una volta sotto il controllo di banchieri privati. A motivo delle ostilità precedenti, si decise di chiamarla “The Federal Reserve”, in modo da dare un’immagine quasi statale, ma in realtà sappiamo che è una banca privata, non più “Federal” di quanto non sia la Federal Express. Addirittura, nel 2012, la Federal Reserve potè opporsi ad una ingiunzione da parte di Bloomberg News basata sulla legge Freedom of Information sulla base del fatto che, essendo una banca privata, non è sottoposta a tale legge.

Il 1913 fu un anno decisivo per l’economia nazionale, prima con l’approvazione del 16simo emendamento, quello sulla tassa sui redditi (“Income tax”) e con il falso storico della sua ratificazione (NDT: non fu mai ratificato).
“Credo che si andasse a guardare nelle carte, e si cercasse la ratificazione del 16mo emendamento, quello sulla tasse sui redditi, scoprireste che, di fatto, scoprireste che un numero insufficienti di stati l’ha ratificato”
– U.S. District Court Judge James C. Fox, Sullivan Vs. United States, 2003.

Più tardi, nello stesso 1913, apparentemente per non rischiare un altro emendamento discutibile, il Congresso passò il Federal Reserve Act, durante le vacanze di Natale, mentre i membri del congresso contrari erano a casa. Questo fu un atto veramente subdolo, dal momento che la Costituzione investe esplicitamente il Congresso dell’autorità di emettere la valuta, non autorizza la sua delega, e pertanto avrebbe richiesto un nuovo emendamento trasferire quella facoltà ad una banca privata. Ad ogni modo il congresso lo passò, e il presidente Woodrow Wilson lo firmò, come aveva promesso ai banchieri che avevano finanziato la sua campagna elettorale. In seguito Wilson si pentì di quella decisione.
“Sono il più infelice fra gli uomini. I am a most unhappy man. Ho rovinato involontariamente il mio paese. Una grande nazione industriale è ora controllata dal suo sistema creditizio. Il nostro governo non deriva da un pensiero libero, o dalla convinzione o dal volere della maggioranza, ma siamo governati dalla durezza e sfrontatezza di un piccolo gruppo di uomini dominanti.”
 — Woodrow Wilson 1919

L’anno successivo cominciò la prima Guerra mondiale, ed è importante sottolineare come prima della creazione della Federal Reserve non fosse stata una cosa come una “Guerra mondiale”

“Allora, quanti ne devono morire, per forzare il nostro schemino di Ponzi in tutti gli altri stati?” – “Duecento milioni” – “Non male, per niente male”

La prima Guerra mondiale scoppiò fra il regno Austro-ungarico e la Serbia, ma si spostò rapidamente sulla Germania, la cui capacità industriale era vista come una minaccia dalla Gran Bretagna, che vedeva il declino della sterlina come conseguenza di un’enfasi troppo accentuata sulle attività finanziarie a discapito dell’agricoltura, dell’industria, delle infrastrutture (proprio come oggi negli Stati Uniti). Nonostante la Germania prima della guerra avesse una banca centrale privata, la sua attività era fortemente controllata e l’inflazione mantenuta a livelli accettabili. Sotto il controllo statale venivano garantiti gli investimenti finalizzati a sviluppi economici domestici, e la Germania era una delle principali potenze mondiali. Nei media del tempo la Germania era dipinta come il principale nemico nel primo conflitto mondiale, e non doveva solo essere sconfitta, ma la sua base industriale doveva essere rasa al suolo. A seguito del trattato di Versailles, la Germania fu costretta a ripagare i debiti di guerra di tutte le nazioni partecipanti, anche se, di fatto, non era stata la Germania a iniziare la guerra. Questi ammontavano a tre volte l’intero valore della Germania stessa!

La banca centrale privata tedesca, con la quale lo stato si era indebitato per far fronte ai costi di guerra, si liberò del controllo statale, creando inflazione incontrollata (perlopiù spinta da speculatori di valute), incatenando i tedeschi ad un debito eterno. Quando la repubblica di Weimar crollò economicamente, si aprirono le porte del potere ai nazionalsocialisti. La loro prima mossa fu quella di emettere moneta di stato non presa a prestito da banchieri privati. Liberati dal peso degli interessi sul denaro in circolazione, la Germania rifiorì e in breve tempo ricostruì la sua industria. I giornali lo definirono “il miracolo tedesco”. La rivista Time magnificò Hitler per lo stupefacente progresso nella vita dei tedeschi e per l’esplosione dell’industria, e lo nominò addirittura Uomo dell’anno nel 1938.

Internazionale Ebraica dichiara guerra alla Germania Nazista

Ancora una volta. La Potenza industriale della Germania diventava una minaccia per la Gran Bretagna.
“Se la Germania facesse ancora affair (business) nei prossimi 50 anni, avremmo combattuto questa Guerra (la prima Guerra mondiale) inutilmente.”
 – Winston Churchill nel The Times (1919) 
“Condurremo Hitler in guerra, sia che lo voglia o meno.” 
– Winston Churchill (1936 trasmissione radio)
La Germania diventa troppo potente. Dobbiamo schiacciarla.” 
– Winston Churchill (Novembre 1936 parlando al Generale US Robert E. Wood)
Questa guerra è una guerra inglese e il suo scopo è la distruzione della Germania.
– Winston Churchill (Trasmissione radiofonica dell’autunno 1939)

La moneta di stato tedesca, basata sul valore, era anche una minaccia diretta alla ricchezza e al potere delle banche centrali private, e fin dall’inizio del 1933 cominciarono ad organizzare un boicottaggio generale per sopprimere questo nuovo debuttante che pensava di fare a meno dei banchieri privati centrali!

Così come era successo nella prima guerra mondiale , la Gran Bretagna e altre nazioni minacciate dal potere economico tedesco cercarono una scusa per iniziare la guerra, e dal momento che la rabbia della gente tedesca cresceva a causa del boicottaggio, Hitler stupidamente gli fornì il pretesto. Anni dopo, con candore, le ragioni reali per la guerra vennero fuori.
La guerra non serviva soltanto ad abolire il fascismo, ma per conquistare mercati di vendita. Se avessimo volute, avremmo potuto evitare lo scoppio della guerra, senza neanche sparare un colpo, ma decidemmo di fare diversamente.
– Winston Churchill a Truman (Fultun, USA March 1946)
Il crimine imperdonabile della Germania prima della seconda guerra mondiale fu quello di cercare di sganciare la propria economia dal sistema internazionale di commercio e costruire un sistema di scambi indipendenti dal quale la finanza internazionale non avrebbe potuto più trarre profitto. …Abbiamo macellato il maiale sbagliato.” 
-Winston Churchill (The Second World War – Bern, 1960)

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Come nota alatere, dobbiamo fare un passo indietro prima della seconda guerra mondiale e ricordare il generale maggiore della Marina Smedley Butler. Nel 1933, banchieri e finanzieri di Wall Street avevano finanziato l’ascesa al potere sia di Mussolini che di Hitler. Brown Brothers Harriman di New York finanziò Hitler fino al giorno stesso in cui fu dichiarata guerra alla Germania. E avevano deciso che una dittatura sullo stile di quella di Mussolini negli Usa sarebbe stata di gran lunga migliore per favorire i loro interessi rispetto al “New Deal” di Roosevelt che minacciava una massiva redistribuzione di ricchezza per ricapitalizzare le classi operaie e lavoratrici d’America. Così i magnati di Wall Street reclutarono il Generale Butler per guidare il rovesciamento del governo USA e mettere al suo posto un “Segretariato per gli affari generali” che avrebbe dovuto rispondere a Wall Street e non alla gente, che avrebbe soppresso lo scontento sociale e fatto chiudere i sindacati.

Il generale Butler finse di aderire al complotto ma rivelò tutto al congresso. Congresso che, oggi come allora nelle mani dei banchieri di Wall Street, si rifiutò di fare alcunchè. Quando Roosevelt seppe del colpo di stato pianificato chiese l’arresto dei cospiratori, ma loro semplicemente ricordarono a Roosevelt che se anche uno solo di loro fosse stato imprigionato, i loro amici di Wall Street avrebbero deliberatamente fatto crollare l’economia già in crisi e ne avrebbero fatto ricadere la colpa su Roosevelt. Roosevelt non potè far nulla quindi fino all’inizio della seconda guerra mondiale, quando cominciò a perseguitare i complottisti forte della legge “Trading With The Enemy” (fare business col nemico). Gli atti del congresso su questo caso furono resi pubblici nel 1967 e furono la fonte ispiratrice del film “Seven Days in May“, dove però i very criminali finanziari furono tolti omessi dalla sceneggiatura.
Ho trascorso 33 anni e 4 mesi nel Servizio militare attivo come membro della nostra forza più agile – i marines. Ho prestato servizio a tutti i livelli da secondo luogotenente a General Maggiore. E per tutto questo tempo sono stato un picchiatore d’alto bordo per il Grande Business, per Wall Street e per i banchieri. Per farla breve, facevo parte del racket delle estorsioni, un gangster per il capitalismo. “Ci ho pensato, fino a che ho lasciato il servizio attivo. Avevo il sospetto di far parte di un racket, allora. Ora ne ho la certezza. Come tutti i militari di professione, non metti in discussione, non ti fai domande fino a che non lasci il servizio. Le mie facoltà mentali restavano sospese e io obbedivo a chi stava sopra, tipico per un militare.
Così, 
  • aiutai a rendere il Messico specialmente Tampico sicuri per gli interessi dei petrolieri americani nel 1914.
  • Aiutai a rendere Haiti e Cuba un posto confortabile per raccogliere soldi per i ragazzi e della National City Bank.
  • Ho contribuito alla rapina di una mezza dozzina di repubbliche centro Americane a beneficio di Wall Street.
  • Ho dato il mio supporto a preparare il Nicaragua per la banca internazionale dei Brown Brothers nel 1909-12.
  • Ho dato vita agli interessi dello zucchero americano nella repubblica Dominicana nel 1916.
  • In Cina nel 1927 ho fatto in modo che la Standard Oil operasse indisturbata.

Durante quegli anni ebbi, come direbbero i ragazzi dell’altra stanza, un racket in crescita. Fui ricompensato con onori, medaglie e promozioni. Ripensandoci, avrei potuto dare dei bei consigli ad Al Capone. Lui al massimo conduceva il racket in tre aree della città. Io operavo in tre continenti.”
— General Smedley Butler, ex US Marine Corps Commandant, 1935.
“Signori, ecco ciò per cui voi fottuti state andando a morire” “ Meglio che vi cominciate ad abituare all’idea”

Una volta divenuto presidente, John F. Kennedy capì la natura predatoria delle banche centrali private. Capì perchè Andrew Jackson aveva combattuto così duramente contro la Second Bank of the United States. Così Kennedy emise e firmò l’Executive Order 11110 con il quale ordinava al Tesoro Americano di emettere una nuova valuta pubblica, la United States Note.


Le United States Note di Kennedy non erano prese in prestito dalla Federal Reserve ma create direttamente dal governo degli Stati Uniti e garantite dall’argento posseduto dagli stessi. Rappresentava un ritorno al sistema economico sul quale si erano fondati gli Stati Uniti, ed era perfettamente legale per Kennedy fare così. Vuoto per pieno, circa quattro miliardi e mezzo di dollari furono messi in circolazione, che riducevano il pagamento di interessi alla Federal Reserve e che allentavano il suo controllo sulla nazione. Cinque mesi dopo John F. Kennedy fu assassinato a Dallas, Texas, e gli Stati Uniti ritirarono le banconote per distruggerle (eccetto alcuni esemplari tenuti da collezionisti). John J. McCloy, Presidente della Chase Manhattan Bank, e Presidente della World Bank, fu nominato nella Commissione Warren, presumibilmente per evitare che l’aspetto bancario nascosto dietro dell’omicidio venisse fuori nell’inchiesta.

Entrando nell’undicesimo anno di quello che in futuro verrà chiamata terza guerra mondiale, dobbiamo prendere in seria considerazione la dimensione finanziaria dietro le guerre.

Verso la fine della seconda guerra mondiale, quando divenne ovvio che gli Alleati stavano per vincere e comandare nel mondo post bellico, le maggiori potenze economiche mondiali si incontrarono a Bretton Woods, un posto lussuoso nel New Hampshire nel Luglio del 1944, e stabilirono i famosi accordi di Bretton Woods per la finanza internazionale. La sterlina inglese perse il suo ruolo primario come moneta di scambio e di riserva nei confronti del dollaro (parte delle condizioni chieste da Roosevelt per l’ingresso in guerra). Venendo a mancare i vantaggi economici dell’avere la moneta di riferimento internazionale, la Gran Bretagna dovette nazionalizzare la Banca d’Inghilterra nel 1946. Gli accordi di Bretton Woods, ratificati nel 1945, oltre a rendere il dollar la moneta di globale di riferimento per gli scambi e le reserve obbligava le nazioni firmatarie a legare le loro valute nazionali al dollaro. E lo fecero a due condizioni.
La prima era che la Federal Reserve si sarebbe astenuta dalla sovrapproduzione di dollari allo scopo di acquisire merci e beni reali dagli altri paesi in cambio di carta e inchiostro (il che sarebbe stata una tassa imperiale). E questo veniva assicurato dalla
seconda condizione, che era che il dollaro sarebbe stato sempre convertibile in oro al cambio fisso di $35 per oncia.

La Federal Reserve, essendo una banca private e non soggetta al governo USA, cominciò naturalmente la sovrapproduzione di dollari, e molta della prosperità goduta negli anni 50 e 60 era una diretta conseguenza dell’obbligo della nazioni straniere di accettare il pezzi di carta (supposti equivalenti ad oro, al cambio di $35 per oncia). Nel 1970 la Francia guardò a questa enorme montagna di pezzi di carta nei propri forzieri, per la quale prodotti reali come vino e formaggio erano stati dati in cambio, e fece sapere agli Stati Uniti che avrebbero volute esercitare la loro opzione secondo gli accordi di Bretton Woods per scambiare quelle banconote in oro al tasso prefissato.

Ovviamente gli Stati Uniti non avevano neanche minimamente la quantità di oro necessaria per onorare quell’impegno, così, il 15 di Agosto del 1971 Richard Nixon “temporaneamente” sospese la convertibilità in oro delle banconote delle Federal Reserve.

Questo “Nixon shock” di fatto terminò gli accordi di Bretton Woods e molte valute nazionali cominciarono a sganciarsi dal dollaro. Peggio, dal momento che gli Stati Uniti avevano collateralizzato il loro debito alle reserve in oro, cominciò a diventare evidente che il governo USA non aveva riserve sufficienti per coprire i debiti. Le nazioni straniere cominciarono ad essere molto “nervose” e preoccupate dei loro prestiti agli USA e, comprensibilmente, erano refrattarie a concedere nuovi finanziamenti senza qualche forma di garanzia.

Per questo motivo Richard Nixon avviò il movimento ambientalista, con l’EPA (l’agenzia per la protezione dell’ambiente) e i suoi diversi programmi come le “zone selvagge”, “Aree senza strade”, “Fiumi della tradizione”, “Terre umide”, ognuna delle quali prendeva aree di territorio pubblico e le rendeva inaccessibili alla popolazione, che tecnicamente ne era la proprietaria. Ma a Nixon interessava poco l’ambiente ed il vero scopo di questo furto di terre sotto forma di protezione ambientale stave nel dare in pegno queste aree incontaminate e le loro risorse minerali come collaterale del debito nazionale. L’insieme dei differenti programmi era semplicemente per nascondere la reale portata del pegno richiesto come collaterale per i prestatori internazionali; alla fine, quasi il 25% di tutto il territorio nazionale.
american slave chains

Arrivati velocemente alla scarsità anche di terre come collaterale, il governo USA si imbarcò in un nuovo programma per sostenere la domanda internazionale di dollari, che stava andando a picco. Gli Stati Uniti approcciarono le nazioni produttrici di petrolio, perlopiù nel medio oriente, e gli offrirono un affare (di quelli che non si possono rifiutare, NdT). In cambio dell’impegno di vendere petrolio esclusivamente in dollari, gli Stati Uniti avrebbero garantito la loro sicurezza militare. Le nazioni ricche di petrolio avrebbero potuto spendere i loro dollari di carta negli Stati Uniti, in particolare in Certificati del tesoro statunitense, rimborsabili grazie a future generazioni di contribuenti americani (a prezzo di nuove emissioni e nuovi debiti, NdT). Questa idea fu denominata i “petrodollari”. In effetti, gli USA, non più in grado di garantire il dollaro con l’oro, lo stava ora garantendo col petrolio. Il petrolio di qualcun altro. E la necessità di controllare le nazioni ricche di petrolio ha forgiato la politica estera Americana in quella regione da quel momento in poi.

Ma nel momento in cui le capacità produttive e agricole dell’America stavano calando, le nazioni produttrici di petrolio si trovarono di fronte ad un dilemma. Quelle montagne di banconote della Federal Reserve non erano poi in grado di comprare molto dagli USA perchè lì, oltre ai beni immobiliari, non c’era molto da comprare. Le auto e gli aerei dell’Europa erano di qualità superiore meno cari, mentre le sperimentazioni con i cibi OGM portava al rifiuto, da parte di intere nazioni, di comprare i raccolti degli Stati Uniti. La continua belligeranza di Israele contro i suoi vicini li portò a domandarsi se gli USA potessero rispettare i propri impegni nell’accordo petrodollari. La nazioni produttrici di petrolio cominciarono a domandarsi se non fosse il caso di vendere il loro petrolio in qualunque valuta l’acquirente avesse deciso di usare. L’Iraq, già di suo ostile agli USA dopo il Desert Storm, chiese di poter vendere il petrolio in Euro nel 2000 e nel 2002, e le nazioni Unite glielo accordarono sotto l’egida del programma “Oil for food“. Un anno dopo gli Usa re-invasero l’Iraq, fecero fuori Saddam Hussein, e rimisero il petrolio dell’Iraq in vendita solo in cambio di dollari.

Il deciso cambiamento di rotta della politica USA dopo il 9-11 e l’incondizionato supporto per la politica di Israele nel Medio Oriente indebolirono ulteriormente l’efficacia dell’accordo petrodollari e sempre più produttori di petrolio cominciano a parlare apertamente di vendere il loro petrolio in alter valute.

In Libya, Gheddafi aveva creato una banca centrale posseduta dallo stato e una valuta basata sul valore, il Gold Dinar. Gheddafi annunciò che avrebbe venduto il suo petrolio ma solo in cambio di Gold Dinar. Altre nazioni africane, vedendo la crescita del Gold Dinar e dell’Euro, e che il dollaro continuava la sua discesa a causa dell’inflazione, optarono per la nuova valuta Libica come mezzo di scambio. Questa mossa aveva la capacità di minare seriamente l’egemonia globale del dollaro. Il presidente francese Nicolas Sarkozy giunse perfino a chiamare la Libia una “minaccia” alla sicurezza finanziaria del mondo. Per cui gli USA invasero la Libia, uccisero brutalmente Gheddafi (pare che la lezione con Saddam non fosse stata abbastanza d’effetto), imposero una banca centrale privata e rimisero il petrolio libico in vendita solo per dollari. L’oro che avrebbe dovuto essere a garanzia del Gold Dinar non è stato, si dice, più trovato.
(Per approfondire Iraq, Libia, Dominique Strauss-Kahn. E se non avessimo capito nulla ?)

Secondo il generale Wesley Clark, il piano per la “dollarificazione” delle nazioni produttrici di petrolio includeva sette obiettivi, Iraq, Syria, Libano, Libya, Somalia, Sudan, e Iran (il Venezuela, che osò vendere il proprio petrolio alla Cina in cambio di Yuan fu aggiunto dopo). Quello che vale la pena notare riguardo alle sette nazioni originariamente individuate dagli USA è che nessuna di loro è membro della Bank for International Settlements, la banca privata centrale delle banche centrali, che si trova in Svizzera. Questo voleva dire che queste nazioni decidevano da sè come far funzionare le loro economie nazionali, anzichè sottoporsi ai capricci di banche centrali private.

Ora i mirini delle banche sono puntati sull’Iran, che osa avere una banca centrale statale e vendere il loro petrolio nella valuta che preferiscono. L’agenda di guerra è, come sempre, costringere gli iraniani a vendere il loro petrolio solo in dollari e costrinegrli ad accettare una banca centrale posseduta da privati. La Malaysia, una delle nazioni senza una banca centrale controllata dai Rothschild, è in questo momento invasa da una forza denominate “Al Qaeda”, e con la morte del Presidente Hugo Chavez, sono più facili da raggiungere gli obiettivi di imporre un regime favorevole agli USA e ad una banca centrale privata al Venezuela.

Il governo Tedesco ha recentemente chiesto il ritorno di alcuni dei suoi lingotti d’oro dalla Banca di Francia e dalla Federal Reserve. La Francia ha già detto che ci vorranno 5 anni per restituire alla Germania l’oro. Gli Stati Uniti hanno detto che ci vorranno 8 anni per restituire l’oro della Germania. Questo fa pensare che forse la Bank of France e la Federal Reserve hanno usato l’oro depositato per altri scopi, probabilmente a copertura di contratti future per tenere artificiosamente basso il prezzo dell’oro o per mantenere gli investitori negli equities markets, e le banche Centrali stanno cercando un modo per trovare nuovo oro per coprire la mancanza e prevenire una corsa all’oro. E così diventa inevitabile che la Francia invada il Mali, a parole per combattere Al Qaeda, con gli USA a far da rinforzo. Guarda caso il Mali è uno dei maggiori produttori d’oro al mondo, con l’oro che copre l’80% delle esportazioni del Mali. La guerra per le banche è una cosa che più ovvia non si può.

Il Messico ha chiesto una visione fisica delle proprie reserve di oro presso la Bank of England, e assieme alle vaste reserve di petrolio del Venezuela’s (maggiori dell’Arabia Saudita), le miniere d’oro del Venezuela sono un tesoro ambito da tutte la banche centrali che hanno giocato e perso con i lingotti d’oro degli altri. Da cui ci possiamo aspettare un cambiamento di regime se non una imminente invasione.

Siete stati formati da un sistema scolastico pubblico e da media che vi hanno continuamente assicurato che i motivi per tutte le guerre e per gli assassini sono molti e diversi. Gli USA fingono di voler portare democrazia alle terre conquistate (non è vero; di solito quello che ottengono dopo un rovesciamento di regime è l’imposizione di una dittatura, come quando nel 1953 il colpo di stato in Iran contro il presidente democraticamente eletto Mohammad Mosaddegh e l’imposizione dello Shah, o nel 1973 quando la CIA rovesciò il governo eletto democraticamente in Cile del presidente Allende per mettervi al suo posto Augusto Pinochet), o di salvare una popolazione da un crudele oppressore, o di vendicare il 9-11, o quella scusa, tirata in ballo ogni volta, delle armi di distruzione di massa. Gli assassini sono sempre passati come azioni di pazzi solitari per nascondere i veri scopi.

Il vero scopo è semplice. È la schiavizzazione della gente tramite la creazione di un falso senso di obbligo. Questo obbligo è falso perchè il sistema delle banche centrali, per come è definito, crea sempre più debito che denaro. Il sistema delle banche centrali private non è scienza, è religione: un insieme di regole arbitrarie create a beneficio della casta sacerdotale, costituita dai titolari di queste banche. La frode continua, spesso con risultati letali, perchè la gente è indotta a ritenere che questo sia l’unico sistema possibile, e che non ci sia alcuna alternativa da immaginare o sognare. Questo valeva anche per altri due sistemi di schiavizzazione, il potere per investitura divina e la schiavitù, entrambi creati per ingannare la gente e renderla obbediente, ed entrambi oggi unanimemente riconosciuti illegittimi dalla civiltà moderna. Oggi stiamo in un tempo della storia umana in cui ci renderà conto che che governare attraverso il debito, o tramite il sistema delle banche centrali private tramite l’emissione di denaro ceduto a debito è altrettanto illegittimo. Funziona solo fintanto che la gente pensa che sia l’unica strada percorribile.

Ma dovete capire questo, sopra ogni altra cosa: le banche centrali private non sono lì per servire la gente, la comunità, o la nazione. Le banche centrali private sono lì per servire i loro proprietari, per farli ricchi al di là di ogni immaginazione e tutto al costo dell’inchiostro, della carta, e della necessaria corruzione del giusto ufficiale.

Dietro a tutte queste guerre, a tutti questi assassini, le centinaia di milioni di orribili morti di tutte le guerre c’è una singola linea politica dittatoriale. I banchieri centrali privati permettono che chi fa le regole di governare ad una condizione: che le genti delle nazioni siano schiavizzate a loro. In mancanza di ciò, quel governante sarà ucciso, e la sua nazione invasa dalle altre nazioni schiavizzate dalle banche centrali.

Il cosiddetto scontro di civiltà di cui leggiamo sulle riviste di regime è in realtà una guerra fra sistemi bancari, con i banchieri centrali private che si impongono al resto del mondo, senza cura per quanti milioni debbano morire a questo scopo. In realtà il costante soffiare il fuoco sull’odio verso i musulmani è dovuto ad un fatto molto semplice. Come i primi cristiani (prima dei cavalieri templari), i musulmani vietano l’usura, cioè il prestito di denaro ad interesse. E quello è il motivo per cui il nostro governo insiste sul fatto che debbano essere uccisi o convertiti. Si rifiutano di sottomettersi a valute emesse a debito. Si rifiutano di essere schiavi del debito.

Ecco perchè i vostri ragazzi devono andare in guerra, versare il loro sangue per la ricchezza dei “drogati-del-denaro”. A malapena siamo sopravvissuti nei due conflitti mondiali. Nell’era della guerra nucleare e delle armi biochimiche, può essere che i banchieri privati siano disposti a correre il rischio di incenerire l’intero pianeta solo per soddisfare la loro avidità?

Pare proprio di sì.

Togliete le bandiere e la propaganda, tutte le guerre moderne sono guerre di e per i banchieri privati, combattute da terzi inconsapevoli e grondanti sangue che non sanno le vere ragioni, e dai quali ci si aspetta che siano felici di dare la propria vita. Il processo e molto semplice. Non appena le banche centrali private emettono la loro valuta come un prestito gravato da interesse, la collettività comincia ad indebitarsi. Quando la gente è stufa di indebitarsi,ecco che arrivano gli economisti Keynesiani che chiedono ai governi di prendere denaro a prestito per mantenere in funzione lo schema piramidale. Quando sia la gente che i governi rifiutano di indebitarsi ancora di più, ecco che cominciano le guerre, per spingere tutti quanti sempre di più nel profondo rosso del debito quando la guerra inizia, e per altri prestiti per la ricostruzione quando la guerra finisce. A guerra finita la gente è nella stessa situazione di prima, solo che i cimiteri sono molto più grandi e tutti sono indebitati con le banche centrali per il resto del secolo. Ecco perchè Brown Brothers Harriman di New York finanziò l’ascesa di Adolf Hitler.

Fintanto che sarà permesso alle banche centrali private di operare, così come al giorno segue la notte, inevitabilmente, ci sarà povertà., disperazione, e milioni di morti in interminabili guerre mondiali, fino a che la terra stessa si darà in sacrificio in fiamme a mammona..

La strada verso una pace vera e duratura passa per l’abolizione di tutte le banche private centrali, ovunque, e dal ritorno a valute emesse dallo stato e basate sul valore che consentano alla gente e alle nazioni di crescere in prosperità.


Fonte ingannati   Articolo originale: qui.  Formato mp3 (inglese): qui.

Appendice
La Germania Nazional Socialista, in soli 5 anni, 1933 – 1938, seguendo le direttive del ministro del tesoro Djalmar Schacht, che era un banchiere ebreo nominato da Hitler, pagò i pesantissimi risarcimenti di guerra, imposti a Versailles dalle potenze vincitrici, Inghilterra e Francia, aveva risanato l’inflazione colossale creata durante Repubblica di Weimar, rilanciò la produzione con la costruzione di strade e ferrovie e dell’automobile popolare, acquietò le lotte sociali dovute alla disoccupazione, promosse il commercio interno con l’uso di una obbligazione Mefo dello Stato che sostituiva la moneta (non dei banchieri privati), proibì la speculazione finanziaria; promosse lo scambio commerciale con l’estero senza uso di moneta: praticando il baratto, importando materie prime e scambiandole con manufatti tedeschi. l’errore di Hitler fu di entrare in guerra nel 1939, ma ce lo tirarono per i capelli, finanziato dalle grandi banche anglo americane, desideroso di rivincita e volendo ricostituire l’Impero che era stato frammentato in vari paesi con la sconfitta della prima grande guerra. Schacht era contrario all’entrata in guerra. Per questo fu messo da parte da Hitler. Schacht essendo banchiere fu assolto a Norimberga, mentre gli altri componenti del governo nazista furono impiccati (dai banchieri anglo-francesi).
Questi fatti la storia non li dice. Hitler viene dipinto come un demonio dalla propaganda dei vincitori. 

Ma chi ama la Verità ha l’obbligo di andarsela a cercare per conto proprio.

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