Descrizione

La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

Contra factum non valet argumentum”

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giovedì 9 giugno 2016

I simboli massonici della Repubblica Italiana

emblema-repubblica
Il bozzetto finale, scelto in via definitiva come emblema della Repubblica, fig 1
I simboli hanno molta più importanza di quello che si creda nella realtà, ce ne sono ovunque e spesso ricordano una proprietà di fondo, in una nazione dove non si muove una foglia senza che il Vaticano non voglia questi fatti prendono un significato rilevante che fa pensare. Da non dimenticare un altro fatto inquietante che avevamo rilevato: LA MENORAH IN PIAZZA MONTECITORIO. “PER CHI LAVORANO I NOSTRI POLITICI”, a questo punto credo che molte cose che sembrerebbero misteriose prendano dei significati molto più chiari ed appunto inquietanti, forze semi oscure giocano con i nostri destini ed il grave è che buona parte della popolazione difende questo stato di cose perchè volontariamente ignorante o in malafede.
Arturo Navone 

La stella a cinque punte presente sullo stemma della Repubblica Italiana è un simbolo massonico

In un articolo dal titolo "L’Italia Turrita e lo Stellone fraterno o Pentalfa massonico" apparso sulla rivista massonica "Il Laboratorio" (organo del Collegio Circoscrizionale toscano dei Maestri Venerabili del Grande Oriente d’Italia), articolo che tratta anche l’emblema della Repubblica Italiana, che come abbiamo visto poco fa ha come autore Paolo Paschetto, troviamo scritto che Paolo Paschetto era un massone:
"Passiamo ora allo stellone, altro emblema della nostra attuale repubblica e a noi massoni sommamente caro. Nonostante che lo stellone sia presente massivamente in cima ad ogni documento ufficiale del Capo dello Stato, dei ministeri, dei comandi militari, della burocrazia imperante, e di mille altre istituzioni stataleggianti. Sebbene lo si legga, in filigrana, nelle lettere del Governo e perfino nelle nostre vecchie banconote (lira), lo stemma della Repubblica: stellone a cinque punte, ruota dentata, due rami: uno di quercia ed uno d’olivo al di sopra a chiudere il disegno, pochi sanno della sua nascita. Meno che meno se ne ricorda il padre. Rispondiamo quindi a questa domanda: com’è nato, chi l’ha disegnato, e quale autentica avventura sottostà alla sua introduzione, poiché ciò interessa da vicino noi massoni. Gli italiani, orfani dello stellone dei Savoia, scaramantico e mistico, decidono quando ancora la monarchia non aveva abdicato, di dotare il Paese di uno stemma. La decisione nasce subito: il 19 giugno 1946 un decreto autorizza De Gasperi ad istituire una commissione, e Ivanoe Bonomi, che la presiedeva, bandisce un concorso. I bozzetti dovevano contenere la stella d’Italia, ed ispirarsi al senso della terra e dei Comuni. Arrivarono 637 disegni: a guardarli ora, alcuni davvero assai buffi. Un carroccio, bilance della giustizia, fiaccole perenni; contadini con vanghe; mamme con bimbi in braccio, spirali; e torri, ancora torri, stelle e spighe in quantità. Ma nessuno piacque a sufficienza alla commissione, in cui vi sono anche Duilio Cambellotti e Pietro Toesca. È l’inizio di una lunga sciarada. Umberto Terracini, che presiedeva la Costituente, in tono arrabbiato affermava: È veramente assai strano dal punto di vista morale, e dal punto di vista delle esigenze pratiche, che un popolo non sia riuscito in oltre un anno e mezzo ad esprimere di sé qualche simbolo della sua nuova volontà, e proponeva perfino d’incaricare Duilio Cambellotti, un creativo dell’epoca (art nouveau) a produrre qualcosa di serio. A rincarare la dose ci furono anche i dubbi di De Gasperi, il quale visionando i bozzetti affermò: sono molto perplesso a proporre un simbolo certo non molto ben riuscito. Occorsero oltre due anni prima che l’Italia abbia il suo nuovo emblema, in una ridda di commissioni esaminatrici (almeno tre), di perplessità, e critiche anche accese. Già la prima commissione aveva ristretto a cinque artisti la rosa dei prescelti, sui 341 disegni che avevano i requisiti rispondenti al concorso. Anche se poi, nel 1948, la Costituente bandirà un altro concorso ancora, e altri 96 artisti redigeranno 197 nuovi disegni. Alla fine, la Commissione, presieduta dall’On. Giovanni Conti, approvò proprio il disegno di uno dei cinque partecipanti già prescelto la prima volta, quello di Paolo Paschetto (1885- 1963), docente all’Accademia di Belle Arti di Roma, già decoratore nei ministeri dell’Agricoltura e della Pubblica istruzione e autore anche di francobolli e di vetrate nella Casina delle Civette a Villa Torlonia, com’è riportato nella Storia dell’arte italiana del 900 (edizioni Bora) da Giorgio Di Genova. Così, il Paese che ha per capitale la città dei papi, si ritroverà con uno stemma ideato da un artista valdese e per di più massone. Paschetto, infatti, era di Torre Pellice, e decora anche la chiesa valdese di piazza Cavour in Roma. Alla fine, nemmeno lo stemma adottato va però esente da rilievi. Il cancelliere della Consulta araldica precisa che i rami d’olivo e quercia hanno valenza quasi funeraria, mentre è l’alloro a raffigurare la gloria. Il consigliere delegato delle Costruzioni meccaniche Riva rileva: “i raggi della ruota sono disegnati al contrario, con sezione maggiore alla periferia anziché al mozzo, tanto che nella prima classe di una scuola industriale il disegno sarebbe stato bocciato, e via elencando. Dunque un emblema errato? Interessa poco: più che un’opera d’arte da scrutare al microscopio, è un simbolo. Se vogliamo un simbolo emblematico. Forse, non c’è mai piaciuto, soprattutto quando lo ravvisiamo nella corrispondenza a noi diretta dell’Ufficio delle Entrate; ma, come prevedeva Terracini, ha finito per apparirci caro. Ed è soprattutto questo che importa. L’Assemblea Costituente approvò tale proposta, con votazione avvenuta il 31 gennaio 1948. A noi c’è particolarmente caro poiché fu creato da un massone e soprattutto perché rappresenta il Pentalfa massonico’
(‘Il laboratorio’, n. 78, Ottobre, Novembre, Dicembre 2007, pag. 7-8 – www.goilombardia.it/ – il corsivo in grassetto è mio – vedi la foto in fondo a questa sezione )
emblema
Il primo bozzetto a colori di Paolo Paschetto approvato dalla Commissione per l’emblema, fig. 2
A proposito del pentalfa massonico (la stella a cinque punte) presente nell’emblema della repubblica italiana, facciamo notare che esso era presente anche nel bozzetto iniziale di Paschetto che poi fu modificato dalla commissione, infatti si legge sul sito del CISV (Centro Italiano Studi Vessillologici):

"Con il decreto legislativo del 5 maggio 1948, n. 535, dopo un complesso iter prolungatosi per oltre venti mesi, veniva finalmente adottato l’emblema ufficiale della Repubblica Italiana. Quasi due anni prima, il 27 ottobre 1946, in esecuzione di un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno precedente, il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi aveva infatti nominato una specifica Commissione, incaricata di «studiare l’emblema della Repubblica». Il successivo 5 novembre la Commissione (presieduta da Ivanoe Bonomi e della quale facevano parte, tra gli altri, il celebre storico dell’arte Pietro Toesca e lo scultore Duilio Cambellotti) emanò il bando per il concorso. Agli artisti fu raccomandato di proporre simboli semplici e facilmente intellegibili, svincolati da qualsiasi riferimento a singoli partiti politici. Si decise anche di «introdurre tra i simboli la stella d’Italia, escludendo le personificazioni allegoriche e traendo ispirazione dal senso della terra e dei comuni». I risultati del concorso apparvero presto deludenti: i disegni presentati furono 637, opera di 341 concorrenti, ma nessuno di essi sembrò soddisfare le aspettative. La Commissione non si diede per vinta e selezionò un ristrettissimo gruppo di artisti (cinque) al quale decise di affidare lo sviluppo di un preciso tema grafico, stabilito il 14 dicembre: l’elemento principale avrebbe dovuto essere una «cinta turrita con porta aperta che abbia forma di corona, ma apparenza anche di nobile edificio», completata dalla «figurazione del mare», da una «stella raggiante di cinque punte» ed eventualmente dal motto UNITÀ, LIBERTÀ. Ai partecipanti venne pure suggerita l’opportunità di «non trascurare le norme del Regolamento tecnico-araldico». La Commissione scelse, nella seduta del 13 gennaio 1947, uno dei tre bozzetti presentati da Paolo Paschetto. Nei giorni successivi vennero via via fornite all’artista altre minuziose indicazioni (riguardanti per esempio le precise tonalità dei colori) fino a che si pervenne al definitivo disegno, così descritto: «Campo di cielo alla corona di otto torri, al naturale, accompagnata in capo dalla stella d’Italia, raggiante, d’oro, e in punta dal mare ondoso. Il tutto incorniciato da due rami d’olivo con le scritte in basso (sinistra) Libertà (destra) Unità» (Fig. 2). Ogni elemento ebbe il suo preciso significato: l’olivo sottolineava la volontà di pace del popolo italiano mentre la cinta turrita ne doveva rappresentare la forza di resistenza e la dignità. La stella, infine, fu indice di «speranza nella nostra Resurrezione». Nonostante gli sforzi compiuti, il bozzetto, esaminato dall’Assemblea Costituente quasi un anno dopo, nella seduta del 19 gennaio 1948, non venne ritenuto soddisfacente e si procedette dunque alla istituzione di una nuova Commissione e al bando di un secondo concorso, questa volta a «tema libero». Nel fulmineo volgere di una settimana giunsero 197 bozzetti, inviati da 96 artisti. La Commissione scelse, ancora una volta e all’unanimità, uno dei disegni presentati da Paolo Paschetto. Si trattava di una grande stella accollata ad una ruota dentata e posta tra due rami di olivo e di quercia. Il 31 gennaio l’emblema – con qualche modifica cromatica e non senza accesissime discussioni – fu definitivamente approvato dall’Assemblea Costituente (Fig. 1). Il 5 maggio successivo fu promulgato il decreto ufficiale di adozione (pubblicato, insieme al disegno, sulla «Gazzetta Ufficiale» del 28 maggio), che descrisse così lo stemma: «L’emblema dello Stato, approvato dall’Assemblea Costituente con deliberazione del 31 gennaio 1948, è composto di una stella a cinque raggi di bianco, bordata di rosso, accollata agli assi di una ruota dentata, tra due rami di olivo e di quercia, legati da un nastro rosso, con la scritta di bianco in carattere capitale ‘Repubblica Italiana’»" (www.cisv.it/azzurro/emblema.html)

A proposito delle due commissioni stabilite per scegliere l’emblema della Repubblica è molto significativa questa coincidenza: sia Ivanoe Bonomi, presidente della prima Commissione incaricata di «studiare l’emblema della Repubblica», che Giovanni Conti, presidente della seconda Commissione, che scelse di nuovo un disegno di Paschetto, erano massoni! (cfr. Aldo A. Mola, Declino e crollo della monarchia in Italia, Mondadori Editore, 2009, pag. 345-352; Aldo Mola, Storia della Massoneria Italiana, pag. 496, 737,739). Peraltro della seconda Commissione faceva parte anche il massone Mario Cevolotto (cfr. Aldo A. Mola, Declino e crollo della monarchia in Italia, pag. 348; Storia della Massoneria Italiana, pag. 517, 581)!

Secondo la Massoneria, la stella a cinque punte che, sotto forma di PENTALFA FIAMMEGGIANTE, arde – nella Camera di Compagno – all’oriente di tutte le Logge Massoniche, è l’astro che indica la via ai Compagni Liberi Muratori; è la stella a cui quotidianamente si rivolgono per avere sicuro orientamento nella lenta ascesa.



Pare che la stella nell'origine veniva letta cosi, niente spirito (NdR)

E questa stella chi può essere se non Lucifero, che secondo i Massoni è il portatore di luce (ovviamente della luce massonica) nonchè lo strumento che porta la libertà, ovviamente la libertà secondo la carne? Osservate infatti la stessa stella a cinque punte su questa vecchia rivista anarchica dal titolo ‘Lucifero – Il Portatore di Luce’, che promuoveva la libertà sessuale.

lucifero

E già, perchè il pentalfa ‘è il significativo emblema della Libertà’ (Albert Pike, Morals and Dogma, Edizione Italiana, Vol. 1, pag. 38 – 1° Apprendista) e dato che per i Massoni il diavolo "è lo strumento della Libertà" (Ibid., pag. 143 – 3° Maestro Massone), è evidente il significato diabolico del pentalfa.

In questa foto potete vedere il pentalfa massonico nella Freemasons’ Hall, che è il quartiere generale della United Grand Lodge of England (Gran Loggia Unita d’Inghilterra).
Foto tratte da www.flickr.com/photos/mermaid99/5178463429/in/photostream/
L’artista massone Ernesto Saquella (1958-2008) ha affermato a riguardo del pentalfa:

"Nell’antichissima simbologia egiziana – madre di tutte le simbologie – la stella a cinque punte raffigurava anche Horus che, ricordiamolo, è figlio di Iside e di Osiride. Il Pentalfa inscritto contiene al suo interno i segreti della sezione aurea, dell’infinita generazione e del numero cinque. Il «5» è un numero che, nel mondo profano, ha di per sé avuto una parte di rilievo in quasi tutte le arti e le scienze dell’uomo. Dopotutto 5 sono le dita della mano e 5 sono le punte della stella marina. Artisticamente ed esotericamente il cinque è stato interpretato da Leonardo da Vinci – anch’egli un iniziato – con il pentagramma, perfetta fusione fra microcosmo e macrocosmo, concreto e trascendentale. Il celebre disegno leonardesco Homo ad circulum, ad esempio, può essere letto ed interpretato con una chiave ermetica che trascende – meglio sublima – la semplice valenza artistica. La stella a cinque punte, formata dall’incrocio delle diagonali del pentagono, è dunque anche il simbolo del rapporto armonioso consentito dalla sezione aurea. Il rettangolo, avente i lati che rispettano la proporzione aurea, è detto rettangolo aureo ed esso si può originare tantissime volte nel Pentalfa (infinita generazione del numero 5). Il Pentalfa è un simbolo ideato da Pitagora, dopo che ebbe risolto il problema del segmento aureo. Il termine significa «cinque alfa», ossia cinque principi. Ai quattro già convalidati da Empedocle, Pitagora ne aggiunse un quinto che è unitario, ovvero la natura. Il Pentagramma era dunque il simbolo dei pitagorici, ed era tracciato con una circonlocuzione che significava un triplice triangolo intrecciato. Nella Massoneria il numero cinque è inestricabilmente intrecciato con l’operatività del Compagno, come ho ben potuto assimilare sin dal rito in cui sono stato iniziato al Grado. Così mi piace ricordare di come, in quell’indimenticabile giorno i quattro punti cardinali erano «segnati» con altrettanti cartelli che riportavano cinque scritte: ad Occidente, VISTA – UDITO – OLFATTO – GUSTO – TATTO; ad Oriente, GRAMMATICA – GEOMETRIA – FILOSOFIA – POESIA – MUSICA; a Meridione, EGIZIO – ELLENICO – ETRUSCO – ROMANICO – GOTICO; a Settentrione, MOSÈ – PLATONE – ERMETE TRISMEGISTO – PITAGORA – PARACELSO. Per tutti questi motivi il Pentalfa simboleggia l’uomo risvegliato, l’iniziato che espande il proprio cosmo divaricando le gambe ed innalzando le braccia al cielo…’ (http://www.fuocosacro.com/).

Lo storico della Massoneria Aldo Mola, nel suo libro Declino e crollo della monarchia in Italia scrive a proposito di questo simbolo che:
"sin dal Settecento la massoneria aveva adottato la stella fiammeggiante. Anche la massoneria Italiana la fece sua: tardi, ma con fervore. In taluni casi a sei punte (stella di Davide), altre volte a cinque (luciferina, atta a incorniciare l’ «uomo di Leonardo», ma anche il capro o il baphomet) …"
(Aldo A. Mola,Declino e crollo della monarchia in Italia, pag. 60). Il pentalfa massonico, infatti fu presente, ma capovolto, nell’emblema del Regno d’Italia dal 1870 al 1890, come si può vedere in questa foto, http://it.wikipedia.org/,
regno-italia

e dietro la sua presenza c’era un influenza massonica. Come dice lo studioso Massimo Leone nel suo scritto "È di scena l’Italia: vicende storiche e semantiche dell’‘Italia turrita"
"… ancora si discute del fatto, altrettanto misterioso, d’introdurre nello stemma di casa Savoia una stella a cinque punte rovesciata — ovvero con la parte a tre punte rivolta verso il basso anziché verso l’alto — tanto più che in araldica l’inclusione di segni rovesciati è sovente interpretata quale marchio di fellonìa. Sempre una matrice massonica sarebbe stata, secondo alcuni esperti, alla base di questa scelta al momento di sanzionare lo stemma del Regno d’Italia con deliberazione della Consulta Araldica del 4 maggio 1870, poi abrogata dopo accesa discussione alla Camera il 4 marzo 1893, giorno a partire dal quale, con buona pace di garibaldini e mazziniani, la stella scomparve dallo stemma d’Italia"
(pag. 15 – http://unito.academia.edu/MassimoLeone/).


Il Viminale copia il logo della massoneria

Il ministero dell'Interno riprende il simbolo delle celebrazioni dei 70 anni della Repubblica del Goi. Bisi: «Ci fa piacere».
07 Giugno 2016
Per celebrare i 70 anni della Repubblica Italiana il ministero dell'Interno ha copiato il simbolo inventato dal Goi, il Grande Oriente d'Italia, la comunione massonica più grande del nostro Paese.
Per scoprirlo basta andare sul sito del Viminale.
Stefano Bisi, da due anni Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, lo conferma:
«Ci fa piacere che il ministero degli interni abbia copiato il logo ideato e diffuso fin da gennaio dal Grande Oriente d'Italia, per celebrare i 70 anni della Repubblica: Siamo impegnati da mesi nelle celebrazioni della Repubblica», dice. «L'8 aprile eravamo alla Mosche di Colle Val d'Elsa per parlare di libertà e democrazia, poi siamo stati a Torre Pellice per un convegno su Eugenio Paolo Paschetto, massone valdese, autore dello stemma della Repubblica, poi ancora a Terni e Piombino, dove la crisi industriale è molto pesante».


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venerdì 29 aprile 2016

La nascita delle religioni ebraiche al principio fu l’Egregoro, e l’Egregoro divenne Dio. La spiegazione delle Forme Pensiero ed Egregore



Occupandomi di questi argomenti ho imparato moltissime cose dei più svariati argomenti, ma questa forse è la più importante, anzi sicuramente, la conoscevo inconsciamente e vagamente tutti ne abbiamo sentito parlare, "il pensiero è azione", ma spiegata dettagliatamente prende tutto un altro valore.
Personalmente sono certo che sia vero perchè per altre vie a queste conclusioni ero arrivato da solo, quindi come per altro qualcuno è poi arrivato a mettere soltanto i puntini sulle "i", ero arrivato a disquisire con un lama tibetano e vengo a scoprire dopo anni che avevo ragione, come al solito ☺, lungo da spiegare ...
Non fatevi ingannare dal titolo ma è un concetto che spiega quasi 
tutto, anzi tutto dei comportamenti, malattie, gioie, vicissitudini e soluzioni universali, a leggerlo tutto, ovvio. 
Come il titolo si divide in due parti...
Per non cadere in preda di qualche egregora spiacevole Jung e la nuova coscienza di Fred J. Blum, Hemel Hempstead

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La nascita delle religioni ebraiche al principio fu l’Egregoro, e l’Egregoro divenne Dio.
di Mauro Likar
 

L’Egregoro o “Coscienza di gruppo”, si forma quando una o più persone si riuniscono per compiere una precisa azione, pensare secondo un dato schema ideologico ed entro certe linee operative, in modo da sperimentare le esperienze emotive, spirituali, e fisiche, corrispondenti alla qualità dell’intenzione attivante. Nell’Egregoro, le forze emotive, vitali, e mentali, di tutti i componenti del gruppo, si fondono in una Forma Pensiero di Gruppo, o Elementale Artificiale, che, se nutrito per secoli o millenni, diviene una Entità Energetica Divina, cioè un Dio artefatto e collettivo, che ha un potere infinitamente maggiore della somma delle menti che compongono il gruppo da cui è stato emesso. Una Forma pensiero egregorica, formata dal legame fra le parti consce, inconsce, e super consce di quanti contribuiscono alla sua costruzione e mantenimento energetico, è interrelata con molti livelli mentali, con altri aspetti di pensiero e con multiformi valenze d’energia Psichica. Per cui, essa non è l’addizione, ma l’elevazione a potenza, delle sue componenti.

Se il gruppo che ha proiettato l’Egregoro, cessa di incontrarsi nel rito dedicatogli, e di nutrirlo immaginalmente, questo Elemento Artificiale potentissimo, non scompare, ma entrato in latenza, può venire ri-attivato da un altro gruppo che operi sulle medesime linee rituali, mentali, ed immaginali di quello originario. La forma pensiero del nuovo gruppo, contatta allora l’Egregoro latente, lo rivivifica, e questo riprende ad operare attivamente attraverso i suoi nuovi canali espressivi.

L’Egregoro opera attraverso lo psichismo dei membri del gruppo che lo aggrega e sostiene energeticamente, attraverso l’uso ripetuto e quotidiano di rituali, cerimonie, visualizzazioni, scritture, recitazioni testuali, immagini dipinte o scolpite, cioè con strutture immaginali ed esterne che ne fissano la Forma Pensiero, ancorandola ad una formulazione sempre più completa, complessa e potente. Se il Rituale ed il Culto di un Egregoro in latenza, viene ri-membrato, riattivato, e praticato in accordo alle linee intenzionali dei suoi emittenti originari, dopo un dato periodo, la Coscienza Egregorica sopita si ri- manifesta: dapprima nelle vecchie modalità, per poi adeguarsi, lentamente, alle varianti immaginali e psichiche dei suoi nuovi ri-compositori, e degli eventuali offerenti accidentali.

Quando un rituale, degli scritti, e delle immagini simboliche egregoriche, sono state caricate ed attivate, in una pratica secolare, o millenaria, l’Elementale Artificiale che ne risulta, è un Centro di Coscienza potentissimo: un “Dio Particolare ed Esclusivo” in cui si organizzano i Poteri, le Facoltà, e gli Ideali di tutti coloro che, in quel lasso di tempo, hanno immesso nella sua struttura, l’energia dei loro pensieri, parole, ed azioni. Non solo i viventi e gli incarnati, ma anche i disincarnati e le Entità sovrumane, che agiscono sull’Egregoro richiamate per corrispondenza vibratoria, dai piani astrali e sottili, collaborano alla composizione complessiva della sua Forma, e del suo Potere. Difatti, ad ogni azione resa esplicita nel livello materiale, corrisponde, per risonanza vibratoria, l’Energia implicita che essa riverbera, richiamandolo dai livelli astrali e cosmici dell’Ologramma divino. Perciò, fondando un Culto Egregorico sul piano fisico, simultaneamente si forma nei piani interiori e sottili, una corrispondente Entità psichica di Gruppo, che diviene il Centro sottile della Coscienza, della Sapienza, e del Potere a cui gli elementi della Congregazione sacerdotale, o di un Popolo, che adori passivamente quel Dio artificiale, danno personalità ed energia individuale, e da cui attingono l’Ascendente risultante, potenziato collettivamente.


Questo Scambio, o Patto di Alleanza egregorica, ha luogo per tutta la durata della Pratica rituale e cultuale di un dato Egregoro, e si protrae nel tempo attraverso la sua trasmissione sapienziale, scritturale, simbolica, e di Lignaggio: cioè genetica e razziale. La nozione di Egregoro astrale, spiega il perdurare di idealità costruttive e distruttive, di cui le manifestazioni o Epi-Fanie variano di tempo e luogo, ma che sono tutte gli strumenti “disponibili” di una data realtà egregorica omogenea. I raggruppamenti umani che servono un dato Egregoro, cambiano, evolvono, spariscono, ma la Causa egregorica rimane, e può essere ripresa più tardi, da altri individui o da altre Aggregazioni cultuali dello stesso Lignaggio.

Gli impulsi mentali ed archetipi sotto i quali il gruppo opera, sono in accordo con la sua stessa tipologia costitutiva, e su di essi si organizza quindi la struttura della Forma Pensiero di Gruppo: L’Egregoro che essi vanno progressivamente formando e nutrendo con le proprie emozioni, concetti, intenzioni, ed azioni rituali e simboliche. Su questa struttura primaria, si fissa allora con lenta crescita, la materia vitale ed energetica del Corpo Egregorico: uno psicoplasma vitale capace di organizzarsi autonomamente, manifestandosi, in seguito al Grande Rituale del Richiamo orgiastico di Gruppo, come Canale Fisico ed Incarnazione Materializzata dell’Egregoro stesso.

Questo prodotto è il Figlio del Dio particolare di quel Gruppo: la Presenza Reale, richiamata in un corpo materiale che ne manifesta l’energia ed il potere, sul livello fisico terrestre. Questo è, ad esempio, il Messia degli Esseni e degli Ebrei.

Il Dio egergorico è quindi una Forma-Pensiero artificiale, fatta nascere e crescere nel tempo dalla concentrazione, pilotata, di una generazione di devoti e seguaci dopo l’altra. Le Entità astrali della ritualistica magica, posseggono un’esistenza indipendente, come Forze-pensiero od Elementi di natura. L’ Egregoro non ha un’esistenza organica maggiore, sul piano materiale, che in quello astrale, poiché essa non si concretizza che attraverso l’adesione passiva di esseri umani, alle opzioni forti già scelte intenzionalmente dagli Iniziatori del Patto egregorico. La Realtà astrale, nasce e si mantiene con l’onda d’influenza che il primo centro materiale propaga e diffonde. Quest’onda prende un’esistenza reale, dal momento che continua ad agitare e muovere il proprio centro di propagazione, e vi sussiste tanto più durevolmente, in quanto contiene sempre più energia, incontrando sempre minori resistenze nel supporto psichico delle proprie maestranze, e delle loro vittime esterne.


È così che le Società Segrete, Templari, e Magico rituali, a forte coesione razziale, e con animazione astrale molto viva, continuano a vivere astralmente, molto tempo dopo che la loro azione si è spenta sul piano materiale. Se su quest’ultimo interviene un raggruppamento identico, o a morfologia psico – simile, l’Egregoro può continuare ad alimentarsi e a crescere indisturbato. L’Ebraismo, di cui il Cristianesimo giudaico e l’Islam non sono che delle frange riformiste e scismatiche, ha il proprio Egregoro esclusivo in JAHVÈ ADONAI; e combatte quindi, necessariamente, tutte le formulazioni egregoriche e divine delle altre razze, etnie, e popoli. Negando, alienando, ed osteggiando il culto degli Dei ariani, egizio atlantidi, o delle altre razze, i Giudeo Cristiani, gli Ebrei, e gli islamici, che di fatto formano una sola Tri-unità Egregorica Semita, tentano semplicemente di imporre al mondo ed alle razze altrui, l’egemonia assoluta del proprio Genio tribale e razziale: Jahvè, Geova, o Allah.

Se l’Egregoro è l’Idea trasmessa, la Catena Occulta rappresenta non questo Ideale, ma i protagonisti che lo hanno concepito e realizzato, e tutti coloro che lo promuovono. L’Egregoro è uno, la Catena occulta è, al contrario, costituita da diverse Entità: i promotori delle idee, del passato e del presente, che ora vivono nei tre livelli di esistenza: Fisica, Psichica e Mentale, o Spirituale. La Catena Occulta si compone di esseri materiali ed astrali, ed assomiglia ad una vasta rete occulta che organizza, per i propri fini, un ampio gioco di relazioni e di azioni interattive, i cui partecipanti possono avere sia un ruolo consapevole ed attivo, che occasionale, passivo, o di adesione blandamente favorevole.


JAHVE’ ZION ADONAI è quindi il Dio Egregorico, formulato come Unico oggetto della loro Monolatria, dagli Ebrei Leviti di Mosé, nel deserto del Sinai, durante il tempo del loro Esilio; inteso alla costruzione del loro Patto di elezione razziale. Gli Ibridi Habiru, o Hyksos Ebrei, dopo essere stati per tre secoli i Re Pastori Hyksos, e i Faraoni in un Egitto invaso, si sono ridotti ad una etnia di mandriani nomadi e di briganti, animata da un forte spirito di rivalsa, e da un odio illimitato per le altre razze.

Per realizzarsi nuovamente come popolo regale dominante, questo gruppo, sotto la guida di Akhenaton, auto elettosi Profeta di Aton-Adonai, e del “Patriarca” Mosé, – o di Akhenaton-Mosé, se i due sono una sola persona – accetta il lungo isolamento nel deserto del Sinai. Har Sinai significa: monte da cui irradia Sina, cioè l’Odio, ed è qui che Mosè, o chi per lui, porta il “suo nuovo Popolo”, allo scopo di creare l’Egregoro del loro specifico Dio razziale esclusivo: Jahveh, fondando una propria Storia, e lanciando, nel Tempo, un’Intenzione Psichica dim conquista globale del Mondo.

Quando essi saranno i Signori della Terra, e delle terre, non vi sarà altra Religione che quella di Jahvèh, a cui il loro destino è collegato per sempre. Per questa ragione, Mosè, che si scinde dall’altra egregora ebraica del Dio El o Elohim, di Abramo, e dall’Aton egizio di Akhenaton, impone al suo “gruppo”, o Zion, di sottomettere tutte le altre razze, ed inizia con la carneficina dell’Israele Elohista ed Atonista, che difatti scompare, e va a formare il mito della tredicesima tribù ebraica. Resta padrone del campo, il solo ebraismo levita e mosaico: quello di Jahvè-Zion-Adonai.

Esso opera da millenni alla distruzione d’ogni altra fede e cultura, infiltrando, annientando, e riducendo alla degenerazione, ogni Civiltà ed ogni Storia che non sia la sua. Tutto il mondo crede che la maschera della legge mosaica, sia la vera regola di vita dei Farisei leviti ebrei, e pochi hanno pensato di indagare a fondo il loro Talmud, e gli effetti di questo “Compimento” che insegna, a costoro, d’essere la sola razza meritevole di essere chiamata umana. Tutte le altre etnie, sono “bestie da lavoro” e schiavi degli ebrei, che hanno, come scopo la conquista del mondo e l’erezione, in esso, del trono eterno di Zion.

Essendo una razza egregorica e non genetica, che però vuole formularsi come Super-razza, a spese di tutte le altre, ed essendo formata da ibridi, la genia dei figli prediletti di Dio, deve mantenersi separata dalle altre vere Razze e Nazioni, semiti compresi, aderendo strettamente al sistema del "Kahal", o aiuto ai soli consanguinei jahveici. La Comunità ebraica, ritenuta erroneamente dai non ebrei una comunione religiosa, o un’etnia, è difatti, per prima cosa e soprattutto, una ferrea comunità neo-razziale e trans- genetica. Si tratta di una sotto-razza ibrida, resasi psichicamente omogenea per mezzo della circoncisione, della ritualità Talmudica, e del Patto egregorico con il proprio Demiurgo Zion-Jahvè.
Essi hanno reso sistematico il loro essere “Ebrei del Patto”, elevando questo criterio ideologico a strumento di dominio e dominazione delle altre razze. Per ottenere la perfetta separazione del loro, da tutti gli altri popoli, la congrega levita e sionista ha eccitato da millenni, abilmente, il cosiddetto antisemitismo ebraico, e ne ha fatto un cavallo di Troia: espediente che permette loro di agire indisturbati, e a Logge “coperte”: come nella Massoneria, da essi ampiamente ispirata e diffusa.

La parola “Antisemita” non significa nulla, perché un ebreo non è semita, che quando le circostanze geografiche ve lo costringono: come altri semiti, ed allo stesso titolo. Un ebreo alto, biondo, dagli occhi azzurri, nato in Polonia da una famiglia che vi si è stabilita da secoli, e che si mescolata abilmente agli indigeni con una serie di oculate mosse: di conversione religiosa e di matrimonio, può non avere nulla del tratto somatico semita, e sembra aver poco in comune anche con i suoi simili, stanziatisi in altri paesi. Ma possiede invece, un particolarismo costante, che resta tale nel tempo e nello spazio, facendo di un Ebreo del Patto quello che egli è: ovunque si trovi a nascere o a dover vivere.

L’antisemitismo, che colpisce principalmente gli ebrei di basso ceto, è del resto un’ottima arma di propaganda, e di salvaguardia degli interessi dell’ Elite levita, di cui anzi, rafforza enormemente la stabilità ed il prestigio. Raggiunta la posizione di Super-Governo mondiale, basato sull’economia delle Borse, delle Banche e sulla razzia dell’Oro e delle Risorse, essi potranno alla fine togliersi la maschera, o indossarne una più appropriata, mettendo fine di fatto, ad ogni libertà nazionale ed individuale; sia all’interno che all’esterno di Israele.

“La Gerusalemme o Zion del Nuovo Ordine”, collocata fra Oriente ed Occidente, soppianterà il doppio regno imperiale e papale. L’Alleanza Israelita Universale, oggi presente come Globalizzazione Mondiale, fa già sentire la sua pesante influenza, e penetra in tutte le economie, le culture, e le religioni. Le Nazionalità debbono scomparire, le economie frantumarsi, le religioni altrui tramontare. Allora resterà solo Israele e la sua 
religione unica: quella del Popolo Eletto, e del loro Dio”.

SPEDIRE WEB


IgienistaMentale
IL VERO VOLTO DI YHWH - in principio fu l'egregoro e l'egregoro divenne Dio
Questo documentario è stato creato in collaborazione con :whitewolfrevolution.
L‘Egregoro o “Coscienza di gruppo”, si forma quando una o più persone, si riuniscono per compiere una precisa azione, pensare secondo un dato schema ideologico, ed entro certe linee operative; in modo da sperimentare le esperienze emotive, spirituali, e fisiche, corrispondenti alla qualità dell’intenzione attivante.
Nell’Egregoro, le forze emotive, vitali e mentali, di tutti i componenti del gruppo, si fondono in una Forma Pensiero di Gruppo, o Elementale Artificiale, che, se nutrito per secoli, o millenni, diviene una Entità Energetica Divina; cioè un Dio artefatto e collettivo, che ha un potere infinitamente maggiore della somma delle menti che compongono il gruppo da cui è stato emesso....

LA VERA IDENTITA' DI YHWH -- L' uomo creò Dio a sua immagine e somiglianza l’Egregoro

YHWH l'Iddio Onnipotente non è nient'altro che la creazione di un Egregoro da parre di uomini. L'uomo creò DIo a sua immagine e somiglianza. L‘Egregore o “Coscienza di gruppo”, si forma quando una o più persone, si riuniscono per compiere una precisa azione, pensare.

Ovviamente "certi" argomenti sono intoccabili, video spariti, il secondo è visibile qui :
LA VERA IDENTITA' DI YHWH -- L' uomo creò Dio a sua immagine e somiglianza L'Egregoro


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Se avete compreso bene quanto illustrato, queste poche righe ulteriori al link che segue vi faranno capire come riescano a farci partecipare inconsapevolmente ai riti collettivi come questo: Perché la morte dell'uomo che non era dietro il 9/11 è stata annunciata il 1° maggio - Il Culto di Baal e l'eliteche poi gli portano la nostra energia, non agli ebrei ma ai "padroni del mondo" che sono tutta un'altra cosa, chi non ci fosse ancora arrivato rimando alla prossima puntata che sarà per forza di cose a breve, leggete al link :

L'Egregoro è anche un concetto massonico :
“Ora la Massoneria è una vera scuola iniziatica e non già, come comunemente si crede, un'associazione fraterna ...

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Si sente molto parlare oggi di Egregore e Forme-Pensiero. Ma cosa sono davvero, alla luce della Tradizione? 
9 febbraio 2009

Se il Creatore non si può separare dalle sue creazioni se non con il medesimo imperiale atto di volontà che le ha generate, analogamente l’uomo non può farlo con le sue creazioni mentali se non con uno sforzo. L’uomo è un creatore, sia su questo piano con l’energia dell’Eros (con gli organi sessuali), sia su piani eterici con l’energia mentale di Filos (Padre), ed è quindi capace di emanare forme energetiche di pensiero. Si tratta di un’espressione ignorata dalla psicologia moderna, ma è un argomento tenuto da sempre in grandissima considerazione dalla Tradizione, che ben conosce le dinamiche del pensiero, i poteri occulti e incompresi della mente umana, e le conseguenze della direzione dell’attività mentale. Se tutto l’Essere si basa sull’energia, sull’irradiazione e sulla vibrazione, ogni pensiero umano, sia esso positivo o negativo, mira a divenire attivo e non muore facilmente, permanendo nell’astrale (sub-conscio) individuale e collettivo. Ciò che noi crediamo è sempre una forza dominante. Le nostre credenze danno origine agli avvenimenti giornalieri. Se un numero sufficiente di noi crede, è possibile far esistere una cosa nuova. Lo stesso corpo fisico è il risultato della cristallizzazione della forma-pensiero originaria di Adamo su sè stesso. L’atmosfera mentale in cui l’uomo vive è piena di illusione, ed è campo di contatto con forme-pensiero di ogni genere. Ve ne sono centinaia ad influenzare in modo sottile tutte le nostre scelte di vita: alcune di esse sono antichi ideali ormai superati, ma che permangono; altre sono del tutto nuove, poco potenti ma dotate di grande forza di attrazione, capaci di crescita se nutrite nel modo giusto; alcune sono intime e personali, altre dominano la collettività umana nel suo complesso. Sono le forme assunte dalla paura, dal desiderio, dalle emozioni, dalla sensibilità all’ambiente, dall’aspirazione crescente e dai vecchi ideali, condizionamento potenti che impediscono alla luce dell’anima di illuminare la coscienza di veglia, e tengono schiava l’umanità generando annebbiamento astrale. Le più potenti e negative sono tre:
1) la forma-pensiero di Dominio, atta a danneggiare il campo energetico di un’altra forma considerata più piccola e modesta di sé stessi. E’ strettamente correlata al vizio Orgoglio e all’esaltazione del falso Ego;
2) di Sottomissione o di Inferiorità, opposta a quella di dominio, che conduce a sminuire sé stessi e a perdere fiducia in sé stessi, facendoci divenire facile preda di chi al contrario è dominato dalla forma-pensiero precedente;
3) di Annientamento, che fa credere nella distruzione, nella morte, nell’invecchiamento, nel tempo inesorabile e nella malattia, distogliendo l’anima dal ben più reale principio dell’immortalità.
Tutte sono state create dall’uomo nei diversi stadi del suo sviluppo individuale e razziale. Ogni pensiero è energia -l’energia discende sempre dal pensiero- e cerca un canale attraverso il quale può esprimere ciò che esso racchiude in sé, producendo due effetti: una vibrazione radiante e una forma fluttuante. Una forma-pensiero può essere dotata, quindi, di un’alta o bassa qualità vibrazionale; ciò dipende dagli ideali di chi la emana. L’effetto di questa vibrazione su sé stessi e sugli altri dipende dalla precisione del pensiero-emozione, e dalla quantità di forza ivi contenuta. La durata della vita di una forma-pensiero dipende:
1) dalla sua intensità iniziale (forza ivi contenuta), e

2) dall’energia che continua ad esserle fornita mediante la ripetizione del pensiero (abitudine mentale),
sia da parte del suo creatore che da parte di altri. Quanto più spesso un pensiero sarà ripetuto, tanto più intenso l’effetto. La sua vita può essere continuamente rinforzata vampiricamente dalla ripetizione del pensiero, ed una forma-pensiero nutrita regolarmente acquista una grande stabilità. Essa ha l’istinto di di prolungare la propria vita, per cui reagisce sul suo creatore, tendendo ad eccitare in lui la ripetizione dello stato emotivo che l’aveva creata. Agisce allo stesso modo, sebbene meno efficacemente, con tutti gli individui con cui può venire a contatto. Se l’uomo comprende questo meccanismo perverso, può sottrarre energia alla forma-pensiero, bloccando con la forza di volontà (dominio di sè) quei meccanismi mentali che lo conducono a pensare o a desiderare qualcosa, o ad essere e comportarsi in un certo modo. Privata di energia, la forma-pensiero è sempre più debole, e tortura sempre meno il proprio creatore, fino a dissolversi. Come un atto di volontà crea attivando un circolo vizioso, un atto di volontà ancora più forte è capace di estinguerla attraverso un circolo virtuoso. Solo l’Intento (io voglio) può consentire di trascendere una forma-pensiero negativa e distorta. Quando si attiva l’Intento di dissolvere una forma-pensiero, si trasmutano le frequenze nelle quali esiste questa forma-pensiero, all’interno del proprio campo astrale. La forma-pensiero tende, infatti, ad assumere la forma di una larva energetica, o peggio di una sanguisuga, e ad attaccarsi al campo energetico umano al fine di drenare energie emozionali. Tra le diverse discipline mentali volte ad evitare la formazione di forme-pensiero dannose (demoni), e il dissolvimento di forme-pensiero pre-esistenti ed ereditarie, vi sono due efficaci espressioni di vigilanza interiore.
La prima è induista: il Raja Joga del grande Patanjali. La disciplina regale della mente è una splendida forma di auto-disciplina mentale, il cui scopo è determinare le cause delle forme-pensiero (klesa o afflizioni) che ci dominano e torturano, e poi apportare un rimedio adeguato che consiste soprattutto nella sospensione dell’attività mentale volta a proiettare, e nel non-attaccamento tipico anche della disciplina mentale buddhista. Il Raja Joga tenta di bloccare le sovrapposizioni mentali, cancellare quelle vecchie e ridurre la mente all’essenza (Io vero, Purusha): la non-mente dei maestri Zen. Cerca di capire perché compiamo sempre gli stessi gesti, perché reagiamo a determinati stimoli ambientali sempre nello stesso modo. La causa è la “vrtti”, la forma-pensiero, ma noi diremmo che ciò è conseguenza anche dell’archetipo (imprinting), tendenze istintuali innate somma di tutte le sovrapposizioni delle vite precedenti che ci dominano dalla nascita alla morte, e che ci fa credere di essere qualcosa o qualcuno, attributi-qualità di cui l’Io puro non ha alcun bisogno e che lo ottenebrano. Con l’età adulta, l’uomo perde la purezza di pensiero tipica del fanciullo, e suscita, rafforzandoli continuamente, tutta una serie di “blocchi” psichici che appesantiscono il suo campo astrale, fondamentale ponte verso il divino. P.Matthiesen insegnava che:
“ben presto il limpido occhio del bambino viene obnubilato da idee e opinioni, preconcetti e astrazioni, cosicchè il semplice libero essere si ricopre della pesante armatura dell’ego. Solo dopo anni si percepisce d’istinto di essere stati privati del fondamentale sentimento del mistero”.
La seconda forma di vigilanza è di origine egizia: la Psicostasia. I mistici medievali (e non solo) attuavano il cosiddetto esame di coscienza, il corrispondente dell’antichissima psicostasia egiziana, la cui scienza iniziatica raggiunse il suo più alto momento negli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola. Tutti questi metodi puntano a rendersi consapevoli dei movimenti della coscienza per bloccare i dèmoni personali (pensieri, negativi, ossessioni), osservando tutto il proprio mondo reattivo psichico, così da trasformarsi in un Vigilante, uno che veglia su di sè e attua uno degli insegnamenti-chiave di Gesù: “Siate vigilanti”, al fine di pervenire allo stato di “Re del Mondo”, ossia dominatore del proprio mondo interiore e dell’esterno. I pensieri sono semi che cadono nel perispirito astrale e poi nell’anima umida. Se non vengono riconosciuti in tempo, cominciano a germogliare e a portare quei frutti che corrispondono alla loro specie, o vanno dove agiscono grandi campi energetici che hanno un’analoga irradiazione a quella del pensiero di chi lo ha inviato. Quindi, essi passano nel Regno dei Pensieri (Akasha) da dove richiamano pensieri simili, affini vibrazionalmente e di natura analoga, costruiti da altri dominati dalla stessa illusione, forme-pensiero che si attraggono e si uniscono come goccie d’olio nell’acqua, producendo una forma di grande energia ed intensità. Essi si aggregano, formano un complesso di energia eccezionalmente potente, nota come “egrègora” o “aggregato di energia-pensiero”, e ritornano a coloro che hanno inviato il pensiero, li influenzano e cercano di provocare ciò che essi eventualmente temevano. Non si confonda il principio dell’ egrègora con gli Egregòri (gr. Egregoroi), citati nel Libro dei Segreti di Enoc XVIII:1, termine che corrisponde all’ebraico “Ir (Vigilanti)” : “Mi innalzarono al terzo cielo e là vidi una numerosa milizia, gli Egregori (Vigilanti)”. Un Egregoro è un essere celestiale, un Vivente, mentre un’egrègora è un aggregato energetico di origini umane, un’ameba energetica, dipendente da coloro che la crearono. Ad onor del vero, non esistono solo le forme-pensiero umane ma, nell’ambito di quest’universo materiale, le più potenti sono quelle generate dai corpi stellari e planetari attraverso quella che gli antichi chiamavano “musica delle sfere”: potenti irradiazioni di natura elettro-magnetica. Le stelle e i pianeti non sono corpi morti ma esseri viventi dotati di una loro coscienza, quindi capaci di generare forme pensiero dotate di un quid vibrazionale, di una certa portante, e di una precisa radianza elettro-magnetica talmente potente da influire entro distanze considerevoli. Le loro forme sono modelli di interferenza elettro-statica che mantengono l’uomo perpetuamente rinchiuso nella limitazione della coscienza. Gli influssi delle forme d’onda dei pianeti e delle stelle sui destini e sui comportamenti umani erano noti agli astrologi iniziati dell’antichità, ma oggi sono totalmente sconosciuti. E’ un argomento che approfondiremo nel seguito della trattazione. E’ noto che i pensieri rivolti all’aspetto materiale sono vibrazioni molto basse in frequenza. Negli edifici di culto, queste genere di vibrazioni abbondano, poichè i fedeli tendono a chiedere favori materiali per la soddisfazione dell’anima animale, anzichè doni finalizzati all’evoluzione spirituale e al nutrimento della parte spirituale dell’anima. Queste vibrazioni impregnano le statue ove i fedeli pregano, e creano quella che viene detta “egrègora”. Un egrègora è di fatto un’ameba energetica, un’essenza totalmente priva di intelligenza, il cui unico scopo è preservarsi sottraendo energie. Queste energie vengono sottratte a tutti i fedeli che si prostrano nei pressi della statua, senza che neanche se ne rendano conto. Questa ameba nel corso del tempo può divenire qualcosa di estremamente potente. Non sono discorsi da fantascienza.

Il grande Mosè, da Supremo Maestro e conoscitore delle potenzialità del pensiero umano, proibì al suo popolo una simile forma di adorazione, ritenuta per i motivi di cui sopra, assolutamente pericolosa, nonchè immorale e per niente rispettosa del Dio interiore. Più in generale, Mosè proibì di adorare i simulacri (contenitori), spingendo occultamente a venerare l’essenza di ogni cosa. In tal senso, coloro che non comprendono questo concetto, venerano il corpo fisico anzichè il dio interiore; e credono che il Graal sia una coppa (contenitore) anzichè il suo contenuto (acqua di vita), tant’è che il termine “vaso (gradale)”, in tedesco “veissel”, rimanda al tededesco wasser e all’inglese water che significano “acqua”. L’invito della Tradizione è volto alla generazione di forme pensiero d’amore e legate ad ideali eterni (archetipi divini), anziché a quelle composte di bassa materia astrale. Arthur Powell scrisse con grande autorevolezza sulla natura delle forme-pensiero:
“L’astrale e il mentale sono i corpi maggiormente interessati nella produzione di ciò che chiamiamo le forme-pensiero, le quali possono essere costituite di sola materia mentale, o mentale e astrale come è nella maggior parte dei casi…Un pensiero puramente intellettuale ed impersonale sarebbe costituito solo di materia mentale. Ma se contiene il minimo elemento di desiderio personale ed egoistico si avviluppa di materia astrale oltre che di quella mentale…Quando un uomo indirizza la sua energia verso oggetti desiderati, o è occupato in attività passionali e emotive, il corpo astrale (emotivo) proietta una parte di sé che si avviluppa di essenza elementale del piano astrale…Le essenze elementali dell’astrale reagiscono molto facilmente all’influenza del pensiero e del desiderio umano; per conseguenza, ogni impulso emanato dal corpo astrale-mentale viene immediatamente rivestito di un temporaneo veicolo di essenza elementale. Questi elementali divengono così, per un certo tempo, una specie di creature viventi, entità intensamente attive, animate dalle idèe che le produssero. I chiaroveggenti inesperti le confondono con le vere entità viventi (Egregòri)…Tali forme pensiero-desiderio sono il frutto di Kama-Manas, la mente dominata dalla natura animale, Manas dominato da Kama…Una tal forma pensiero-desiderio ha per corpo l’essenza elementale e per anima il desiderio o la passione che l’ha prodotta, che è di per sé energia, una carica elettro-magnetica…La gran maggioranza delle forme-pensiero ordinarie hanno questa natura, perché ben pochi pensieri di uomini e donne ordinarie sono scevri di desideri, passione ed emotività… Se poi il pensiero ha un carattere spirituale, se è colorito di amore e di aspirazioni elevate o di profondi sentimenti altruistici, allora può entrarvi qualcosa dello splendore e della gloria divina”
(Il Corpo Astrale). Quest’ultimo è il caso di alcuni ordini misterici (oggi di alcune scuole o arche iniziatiche) i cui membri creavano, tenendosi per mano e rispettando le polarità maschio-femmina, una catena atta a generare, tramite visualizzazione, una forma-pensiero legata ad una vibrazione-luce che diviene anche più della mera somma delle vibrazioni degli anelli della catena stessa. Essi sviluppavano una corrente nervosa, risultante della potenzialità di tutti i singoli. Questa egrègora poteva essere richiamata per diversi motivi, ed era atta a conservare perfino la storia e i segreti dell’organizzazione, essendo la somma delle menti e dei pensieri degli esseri che la emanarono. Perfino gli Esseni di Qumran e i Templari di Francia avevano la loro egrègora di gruppo, ancora vivente, e chi conoscesse il modo di evocarla, potrebbe attingere ai segreti degli Ordini. Quanto detto spiega una rivelazione criptica di Ferdinando Pessoa:
“Gli ordini iniziatici sono difesi, ab origine symboli, da condizioni e da forze assai speciali che li rendono indistruttibili all’esterno. Non intendo spiegare in cosa consistano queste forze e condizioni: mi basta indicarne l’esistenza”
(Pagine Esoteriche). Queste forze sono prettamente egregoriche. L’egrègora di un gruppo iniziatico composto da illuminati e da santi è di fatto una Sfera di luce e di energia. Occultamente, essa è la protagonista del film “Sfera” di Barry Levinson, nel cui finale i protagonisti mostrano come sia possibile crearne una attraverso una meditazione-visualizzazione di gruppo in cui l’intento sia focalizzato e il proposito unanime; a dimostrazione del fatto che l’immaginazione (femminile) e la volontà (maschile) siano i più grandi talenti messi a disposizione dell’essere umano, sempre che siano ben utilizzati. Il principio dell’egrègora è analogo a quello dell’inconscio collettivo di Jung. Essa è frutto della forza psichica dei gruppi umani, cosicchè ogni gruppo (politico, aziendale, sportivo ecc.) emana la sua egrègora, la quale deve nutrirsi delle emozioni del gruppo per poter sopravvivere. Alain Brethes è quello che meglio ha indagato il fenomeno negli ultimi anni. Il ricercatore francese afferma che:
“un’egrègora è la risonanza vibratoria emessa dalla psiche di un gruppo di persone vibranti su una nota determinata. Gli atti, le emozioni, i pensieri e gli ideali di ogni singolarità costituente il gruppo, si fondono per edificare un tutto coerente, una foma di natura energetica avente una certa qualità vibratoria. La tradizione esoterica la chiama forma-pensiero. Benchè di essenza sottile e impalpabile, una forma-pensiero è molto più penetrante, inviluppante e percepibile di una presenza materiale. La durata di vita di un’Egrègora dipende da parametri identici a quelli validi per tutte le istituzioni umane. Quanto più esse sono vitalizzate (energizzate) e più è elevato l’impulso, tanto più sono rinforzate. L’Egrègora è pur sempre dipendente dall’attività mentale del gruppo, per cui quando il gruppo cessa di esistere, l’egrègora non viene più alimentata e col tempo decade, a meno che non sia costituita da una grandissima forza di energia-pensiero. Ma neanche il gruppo può essere completo senza la sua egrègora”
(Les Egregores). Il grave problema di quest’umanità dormiente ed impura è che l’etere è saturo di egregore negative, poichè la mente dell’essere umano è volta verso la profanità e la materia. Il problema oggi assume proporzioni apocalittiche, poichè la corruzione e la degenerazione delle forme-pensiero mai forse ha raggiunto in passato i livelli della civiltà moderna, semplicemente perché la gente sta generando più negatività di prima ed è sempre più legata all’aspetto materia. Queste forme confluiscono nell’astrale che è sovrappopolato di forme-pensiero di paura, a tal punto che non riesce più a contenerle. Esse si attaccano alla negatività e la alimentano per sopravvivere e nutrirsi. La vera spazzatura orbitale non è data dai residui di satelliti, razzi vettori o altro, ma dalla demonìa collettiva, dalle forze del caos che un tempo erano note come “Gog e Magog” e che i Vangeli chiamano “Legione”. Una delle segrete attività cosmiche del Cristo fu quella di purificare gli eteri da forme-pensiero distruttive che tuttavia oggi sono riapparse più forti di prima. Dal punto di vista delle gerarchie celesti, la purificazione, prima ancora che del pianeta, dovrà riguardare gli eteri. Un grande collettivo di esseri, alla fine del tempo, solo allorchè avrà sviluppato tutta la potenza del “verbo”, spazzerà via tutte le forme-pensiero corrotte e le forze egotiche planetarie, addivenendo ad un’operazione di bonifica dei piani astrali dai quali queste forme producono i loro nefasti effetti sulle menti umane. Se l’umanità è dominata da queste egregore negative, non può certamente accedere ai mondi superiori e questo piano continuerà ad essere isolato (embargato); in tal modo, i mondi spirituali non riescono ad influenzare le attività di pensiero umane, soggiogate dall’Inconscio Collettivo o Guardiano della Soglia Planetario.


Le egregore negative incombono come un’invisibile cappa soprattutto sulle città, ove lo psichismo di bassa natura è massiccio ed alimentato da un gran numero di menti, stimolate ad emanare pensieri di bassa natura da un intero sistema di potere asservito al Lato Oscuro. I gruppi iniziatici e i mistici hanno sempre evitato di dimorare nei centri urbani e privilegiavano posti isolati per non essere contaminati o aggrediti dalle basse forme-pensiero delle masse profane. Gli Esseni dimoravano in zone desertiche, i Templari nelle campagne tranquille del suolo francese, i mistici negli eremi. Sulle forme-pensiero che incombono sulle città, il padre della chiesa Evagrio Pontico, che dedicò un’intera vita a studiare il comportamento dei demoni, scrisse parole che possono essere facilmente estese all’abitudine degli Esseni di evitare le città e di prediligere i luoghi deserti e la solitudine per entrare in contatto con l’intimo:
“Non è possibile riuscire a vivere da monaco e continuare a visitare le città, per tema che l’anima non si colmi di molte e varie immagini (forme-pensiero) che essa accoglie da fuori. Riguardo a queste, ho spesso pregato Dio perché non esistano o, se esistono, che almeno non siano tenaci. Poichè con facilità l’intelletto imprime dentro di sè le immagini e rovina, agitandosi, in pensieri diabolici”
(Massime e Considerazioni lettera 41). Non suoni blasfèmo, ma in molte religioni -compresa quella ebraica, musulmana e cristiana- l’adorazione di Dio nasconde l’inconsapevole adorazione di una gigantesca egrègora che essi chiamano YHWH, Dio o Allah. Le masse profane hanno un approccio estremamente materialistico con la divinità, cosicchè creano gigantesche egrègore di bassa natura che poi si nutrono della forte emotività dei fedeli. Ciò che esse invocano per ottenere benefici materiali non è la presenza divina (che peraltro è in loro) ma l’egrègora cattolica, ebraica o musulmana. Non conoscendo il nome della divinità o degli spiriti buoni, non conoscendo la giusta sonorità per invocarli, essi non fanno altro che agganciarsi all’egrègora del gruppo religioso che spingerà il gruppo a venerarla, a darle energia psichica di sostentamento. YHWH nell’Antico Testamento dice a più riprese che il suo nome non può essere conosciuto. Perfino la vocalizzazione giusta del Tetragrammaton (YHWH) è un mistero. Questo principio vale anche per un gruppo minoritario come i Testimoni di Geova. Quando essi invocano Geova, non fanno altro che richiamare l’egrègora della catena. E’ triste, ma è la pura verità conosciuta da quei pochi illuminati che sono a conoscenza della forza dello psichismo collettivo.

Naturalmente, allo stesso modo in cui le forme-pensiero opprimono l’umanità che le crea, esse opprimono l’individuo che ne è l’autore, il quale nella maggior parte dei casi ha covato le sue forme-pensiero fino ad identificarsi con esse, al punto da non avere più un’esistenza indipendente. La distruzione di questo complesso di forme-pensiero che lo tengono schiavo può avere effetti disastrosi, e ne può derivare il suicidio, una lunga malattia o una vita resa vana dalla frustrazione poichè la sua mente non vede altro che quella struttura che egli stesso si è costruita, paradossalmente con grande fatica, diventata col tempo una muraglia di pensiero con la quale si è isolato dal resto del mondo e dai suoi simili, e peggio, da sé stesso. Occorre accettare una visione più ampia e avere una mente aperta; il che significa essere ricettivi all’universo dello spirito che sgretola tutte le certezze e i diritti apparentemente acquisiti, ma illusori perché impermanenti. L’uomo sarebbe in grado di modificare la struttura materiale e di ricondurre, a poco a poco, ciò che è raddensato in campi di vibrazione superiori, perché in lui dimorano le forze più elevate. L’uomo ha il compito di vivificare queste forze di natura psichica-energetica e di applicarle in modo conforme alla Legge Cosmica, e per farlo deve prendere ogni misura necessaria tale da eliminare ogni ostacolo psichico all’espressione della volontà di Dio.

L’unico modo per dissolvere queste egregore che fungono da vero e proprio guardiano della soglia e che condizionano pesantemente il pensiero umano, è smettere di nutrirle bloccando l’attività-pensiero connessa e privandole gradualmente di energia. Ognuno di noi ha uno o più piccoli guardiani della soglia (doppleganger) da abbattere, corrispondenti alle ossessioni di cui è vittima. Questa è la vera maligna bestia di Apocalisse: l’ossessione che conduce alla possessione diabolica, un male generato dall’uomo stesso. Un incallito fumatore, tra i tanti esempi possibili, è aggredito dalla sua stessa ossessione, una potente forma-pensiero che si nutre delle emozioni scaricate dal fumatore stesso. Ogni volta che quest’egrègora vorrà nutrirsi, stimolerà il fumatore ad accendere una sigaretta. Solo il fumatore può distruggere la sua stessa emanazione, resistendo alla tentazione e indebolendo la forma-pensiero, a riprova che ognuno è causa del suo male ma al contempo salvatore di sè stesso attraverso l’utilizzo della forza di volontà (intento). I veli di Iside, intesi come schermi o gusci dell’anima, non sono altro che forme-pensiero o proiezioni su di sé che velano lo splendore del corpo aurico e lo ricoprono di gusci eterici sempre più raddensati. La distruzione deliberata di tutto quello che impedisce il contatto con l’anima, le illusioni psichiche, implica il prendere quelle misure che elimineranno ogni ostacolo all’espressione della volontà di Dio. Si tratta di un lavoro di smantellamento (solve alchemico) che conduce inevitabilmente alla morte mistica, alla cancellazione di una illusoria e impermanente visione del mondo e di sé stessi. L’Antico Testamento mostra un YHWH sterminatore, e preso alla lettera, ciò potrebbe offrire l’idea di un Dio violento e partigiano. Ma lo spirito dice invece che YHWH è l’anima spirituale che sempre tenta di scrollarsi di dosso e sterminare, dentro di noi, le emanazioni della mente inferiore. Se l’Altissimo volesse riassorbire tutte le sue emanazioni (dirette o indirette), dovrebbe idealmente “sterminare” la creazione, ritraendosi in sé stesso e cessando di manifestarsi a sé stesso attraverso tutte le sue espressioni e qualità. Parallelamente, anche l’uomo potrebbe operare in tale direzione per esprimere l’Io Spirituale e conoscere sé stesso: sarebbe un distruggere per risorgere. L’iniziato che distrugge i veli non fa altro che scendere in sé stesso e penetrare nel nucleo più vero, dissipando l’annebbiamento astrale che lo legava all’aspetto materia. Ma per far questo, l’iniziato deve prendere consapevolezza di ciò che egli stesso ha creato in vite precedenti e che continua a produrre i suoi effetti nella vita attuale, secondo i più elementari princìpi della legge karmika.


Saturno che divora i suoi figli è uno splendido simbolo iniziatico di questa distruzione psichica, un’immagine antica dello sforzo volto alla bonifica del proprio eterico impregnato di forme pensiero negative e ostacolanti. La mistica zoroastriana puntava proprio all’esaltazione del buon pensiero (vohu mana) per contrastare le emanazioni di Arhiman (sub-conscio) nel nostro essere, affinchè Ahura Mazda scendesse e penetrasse il fedele. Nel trattato gnostico Pistis Sophia, che testimonia di una sublime conoscenza dello psichismo da parte dei saggi di Alessandria, la mente infera, che il mazdeismo chiamava Arhiman, è chiamata “Arrogante”. Le emanazioni dell’Arrogante del nostro essere, il pensiero negativo da cui discende energia negativa, opprimono Sophia, l’anima spirituale, il vero Io:
“Luce, libera le mie forze dalle emanazioni dell’Arrogante che mi opprimono” (46:24)

Fonti sitopagano   whitewolfrevolution   mikeplato


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sabato 26 marzo 2016

Inaspettata e Orribile Battaglia del 1250 a.C. ha coinvolto 4.000 uomini provenienti da tutta l'Europa

Scavo di un antico campo di battaglia nel nord della Germania ha rivelato i segni di una battaglia immenso, come ossa fitte, come si è visto in questo 2013 foto del sito.  Una superficie di 12 metri quadrati si dice che abbia tenuto 1478 ossa, tra cui 20 teschi.

Si evince che all'uomo non piace fare la guerra, era immaginabile, pensate ai nostri tempi e fatevi un paio di domande, buona lettura (NdR)
24 MARZO 2016

Un campo di battaglia di 3.250 anni fa in Germania sta restituendo resti di guerrieri feriti, mazze di legno, punte di lancia, punte di freccia di selce e di bronzo e coltelli in bronzo e spade. La scena raccapricciante, congelata nel tempo dalla torba, è diversa da qualsiasi altra cosa dell'età del bronzo nel Nord Europa, dove, i ricercatori avevano pensato, che una guerra su larga scala non ci fosse stata fino a più tardi.

Così com'è, non si sa chi fossero queste persone che hanno combattuto sulle rive del fiume Tollense nel nord della Germania, a circa 120 chilometri a nord di Berlino vicino al Mar Baltico,  perché non ci sono documenti scritti nel tempo.
Il fiume Tollense nei pressi del villaggio Weltzin.
Il fiume Tollense nei pressi del villaggio Weltzin.
Ma l'analisi dei resti dei 130 uomini, la maggior parte di età compresa tra i 20 e 30 anni, trovati finora mostra che alcuni potrebbero essere arrivati da centinaia di chilometri di distanza, Polonia, Olanda, Scandinavia ed Europa meridionale.

Il combattimento corpo a corpo della battaglia, che potrebbe aver coinvolto migliaia di persone e può aver avuto luogo in un solo giorno, è stato brutale, secondo un articolo (molto più completo NdR) sulla ricerca archeologica presso il sito Tollense della rivista Science. E ha coinvolto cavalli. Oggi, anche se i ricercatori ritengono di aver portato alla luce solo il 2-3 per cento del campo di battaglia, hanno trovato i resti di esseri umani e di cinque cavalli.

I vincitori hanno spogliato alcuni corpi dei loro oggetti di valore, ma altri sono affondati sotto l'acqua e finalmente sono stati sepolti nella torba.
Due anelli d'oro rilevati nella valle Tollense (una:.. Weltzin 32, l 2,9 cm Foto J. Krüger; b: Weltzin 4, l 3,1 cm..
Due anelli d'oro rilevati nella valle Tollense (a: Weltzin 32, l 2,9 cm Foto J. Krüger; b:..
Weltzin 4, l 3,1 cm (.. S. Suhr, Landesamt für Kultur und Denkmalpflege)
Non c'era sistema di scrittura allora, quindi non c'era il modo di registrare chi erano questi uomini o perché stavano combattendo. Un vecchio assioma dice che nel mondo antico che ci sono state tre ragioni principali per cui le guerre furono combattute: terreni, bestiame, e le donne, ma non c'è modo di sapere il motivo che c'è dietro lo spargimento di sangue quì. Il campo di battaglia è stato scoperto nel 1996 da un archeologo dilettante, che ha visto un osso del braccio che spuntava in riva del fiume. Incorporato nel midollo c'era una punta di freccia di selce. 
Flint Arrowhead incorporato nella parte superiore del braccio
Punta di selce incorporata nella parte superiore del braccio
Gli archeologi hanno fatto alcuni scavi minori lì al momento ed hanno trovato un cranio sfondato e una mazza di legno di 73 cm (29 pollici). La datazione al radiocarbonio ha mostrato che erano del 1250 a.C. circa.
"Non erano contadini-soldati che sono andati fuori ogni qualche anno per risse. Questi sono combattenti professionisti".
Thomas Terberger, archeologo presso il Servizio di Stato della Bassa Sassonia per i Beni Culturali
Uno dei reperti provenienti dal sito include questo teschio umano con un grande frattura.
Uno dei reperti provenienti dal sito include questo teschio umano con un grande frattura.
(D. Jantzen / ancora mai fusa. sic.)
Tra il 2009 e il 2015, i ricercatori del Dipartimento Mecklenburg-Vorpommern di conservazione storica e l'Università di Greifswald hanno trovato ulteriori ossa di cavalli e uomini, molti dei quali gravemente feriti. Hanno anche scavato mazze di legno, di pietra e di bronzo punte di freccia e punte di lancia in bronzo. Si dice che ci possono essere altre centinaia di uomini i cui resti non sono stati ancora scavati. 
Un teschio che è stato trovato con una punta di freccia di bronzo trovato saldamente radicata in essa, entrare nel cervello.
Un teschio che è stato trovato con una punta di freccia di bronzo trovata saldamente
radicata in esso, entrata nel cervello. ( Vecchio Cultura europea )
"Se la nostra ipotesi è corretta che tutti i reperti appartengano allo stesso evento, abbiamo a che fare con un conflitto di una scala fino ad allora completamente sconosciuta a nord delle Alpi," co-direttore di scavo Thomas Terberger, un archeologo della Regione Bassa Sassonia del Servizio per i Beni culturali di Hannover, ha detto a Science. "Non c'è niente di paragonabile a questo".
rivista Science aggiunge che la battaglia potrebbe essere la prima prova diretta di una battaglia di questa portata in tutto il mondo antico.

In precedenza i ricercatori hanno teorizzato che c'erano raid di giovani per rubare il cibo e uccidere, ma la carneficina, che si estende lungo 3 chilometri (1,86 miglia) del fiume, ha sorpreso i ricercatori. Dalla dimensione del sito e resti trovati finora, si stima ci possono essere state 4.000 persone coinvolte nella battaglia.

Ciò indica una classe di guerrieri e di partecipazione alla guerra in Europa, finora sconosciuto, dice science. Ci sono descrizioni storiche dell'età del bronzo di epiche battaglie del Vicino Oriente ed in Grecia, ma ci sono state poche evidenze archeologiche trovate di eventuali battaglie su larga scala. E non c'è, naturalmente, nessun resoconto scritto in Nord Europa rinvenuto dal tempo.
rappresentazione dell'artista di come guerrieri erano equipaggiati per la battaglia.
Rappresentazione dell'artista di come guerrieri erano equipaggiati per la battaglia (Science Mag)
"Quando si tratta di all'età del bronzo, manca una pistola fumante, dove abbiamo un campo di battaglia e morti e armi tutti insieme", ha detto l'archeologo Barry Molloy dell'niversity College di Dublino a Science. "Questa è la pistola fumante. Anche in Egitto, nonostante abbiamo udito molte storie di guerra, non troviamo mai così sostanziali testimonianze archeologiche dei suoi partecipanti e delle vittime".
L'antropologo R. Brian Ferguson della Rutgers University, ha detto (antiche origini, questo link approfondisce i periodi di pace) nel 2015 che la sua ricerca mostra che vi era per lo più la pace in Europa e nel Vicino Oriente nel corso di una gran parte dell'età della pietra, ma la guerra ha spazzato l'Europa e il Medio Oriente nel periodo del tardo Neolitico (il periodo più recente dell'Età della pietra, 8000-3500 aC), e compresa tra l'età del rame e quella del bronzo a partire circa dal sesto al quinto millennio a.C. Per diversi millenni a.C. "la guerra non è evidente", ha detto.
Ferguson ha detto che la presenza di una guerra in una società preistorica può essere studiata, cercando in rappresentazioni artistiche preistoriche di combattimento o di omicidio; presenza di armi; evidenza di fortificazioni in strati ora sepolti nella terra; e scheletri che mostrino le ferite.
Due mazze di legno trovati al sito.

Due mazze di legno trovati al sito.
Due mazze di legno trovati al sito. ( Vecchio Cultura europea )
Foto di presentazione: scavo di un antico campo di battaglia nel nord della Germania con segni di una battaglia enorme, come le ossa fitte hanno rivelato, come si è visto in queste foto del sito del 2013. Una superficie di 12 metri quadrati si dice abbia tenuto 1478 ossa, tra cui 20 teschi. 

Fonte hancient-origins    Originale