Descrizione

La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

Contra factum non valet argumentum”

Visualizzazione post con etichetta Ezra Pound. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ezra Pound. Mostra tutti i post

venerdì 9 febbraio 2018

L’usura, per Ezra Pound, e non solo per lui, ha mosso guerra al mondo dal 1694, quando nacque la Banca d’Inghilterra

La Piovra dell'Usura e del Malaffare ...

Le parole giuste per iniziare questo articolo sono :
"Ricordatevi bene: abbiamo spaventato il mondo dei grandi affaristi e dei grandi speculatori. Essi non hanno voluto che ci fosse data la possibilità di vivere. Se le vicende di questa guerra fossero state favorevoli all’Asse, io avrei proposto al Führer, a vittoria ottenuta, la socializzazione mondiale. Lavorerò anche in Valtellina. Cercherò che il mondo sappia la verità assoluta e non smentibile di come si sono svolti gli avvenimenti di questi cinque anni. La verità è una". 

- Benito Mussolini - 

E finirono tutti appesi a testa in giù in un rito massonico ...


Foto segnaletica di Ezra Pound 

alla sua cattura (1945)
Ezra Pound invece è stato arrestato nel 1945 dai partigiani e consegnato alle forze americane in Italia, venne accusato di collaborazionismo e tradimento, reati per cui rischiava la pena di morte o l'ergastolo. Ha trascorso mesi di detenzione in un campo militare statunitense a Pisa, di cui tre settimane in una gabbia d'acciaio all'aperto di 1,8 m. per 1,8 m, era una delle "celle della morte" del campo, una serie di gabbie d'acciaio all'aperto di sei piedi illuminate di notte dai proiettori; gli ingegneri hanno rinforzato la sua gabbia con acciaio più pesante per paura che i fascisti cercassero di liberarlo. 

Celle di sicurezza nel campo
di Arena Metato dove venne
rinchiuso Pound nel 1945
Pound ha trascorso tre settimane in isolamento sotto il sole, dormendo sul calcestruzzo, senza servizi igienici e possibilità di ripararsi dal freddo e dal caldo (la "gabbia da gorilla", disse lui), subì un tracollo fisico e mentale, gli fu negato l'esercizio fisico e le comunicazioni, fatta eccezione per le conversazioni con il cappellano.

Il 15 novembre 1945 venne trasferito negli Stati Uniti. L'impressione di un ufficiale di scorta era che
"fosse un intellettuale picchiattello che immaginava di correggere tutti i mali economici del mondo e che risentiva del fatto che i mortali ordinari non erano sufficientemente intelligenti per comprendere i suoi scopi e motivi"  (come lo capisco NdR).
St. Elizabeths Hospital di
Washington
È stato ammesso all'ospedale psichiatrico di St. Elizabeth (manicomio criminale federale), e nel giugno dell'anno successivo Dorothy è stato dichiarato il suo tutore legale. È stato trattenuto per un certo periodo nel reparto della prigione dell'ospedale Howard's Hall, noto come "il buco dell'inferno", un edificio senza finestre, in una stanza con una spessa porta d'acciaio e nove spioncini per permettere agli psichiatri di osservarlo mentre provavano a mettersi d'accordo su una diagnosi.

I visitatori sono stati ammessi solo per 15 minuti alla volta, mentre i pazienti vagavano intorno continuando a urlare e schiumare dalla bocca. L'avvocato di Pound, Julien Cornell, i cui sforzi per farlo dichiarare folle sono accreditati per averlo salvato dalla prigionia a vita, ha chiesto la sua liberazione ad un'audizione di riserva nel gennaio 1947. Il sovrintendente dell'ospedale, Winfred Overholser, ha accettato invece di trasferirlo nel contesto più piacevole del Castagneto, vicino ai quartieri privati di Overholser, dove ha passato i seguenti 12 anni. Allo storico Stanley Kutler è stato concesso, negli anni Ottanta, l'accesso ai rapporti dell'intelligence militare e ad altri documenti governativi di Pound, inclusi i suoi documenti ospedalieri, e ha scritto che gli psichiatri credevano che Pound avesse una personalità narcisistica, ma lo consideravano sano. Kutler crede che Overholser abbia protetto Pound dal sistema giudiziario penale perché era affascinato da lui.



Contribuisci ora per la gioia di Sion
False Flag - Sotto Falsa Bandier
Strategia della tensione
e terrorismo di stato
Tutto questo per :
Durante il 1940 Ezra Pound, tornato in Italia, iniziò a trasmettere, dalle frequenze dell'EIAR, il programma radio in lingua inglese "Europe calling", Ezra Pound nel programma difendeva il fascismo e accusava gli angloamericani e la finanza internazionale di aver provocato la guerra contro i Paesi che si erano ribellati al giogo dell'usura. In tutto tenne circa 600 discorsi, invitando gli americani alla disobbedienza e a rispettare la Costituzione, a suo parere violata da Roosevelt; rimase sempre fedele, anche se non iscritto, alla linea politica del Partito Nazionale Fascista, prima della deposizione di Mussolini il 25 luglio, in seguito alla quale Pound aderì alla Repubblica Sociale Italiana.

Pound aderì alla RSI (ottobre 1943 - aprile 1945) come cittadino straniero residente e si trasferì a Milano per continuare le sue trasmissioni radio e tentare di convincere ancora il governo fascista ad applicare le sue teorie economiche, rimanendo comunque soddisfatto della socializzazione dell'economia, progettata dal Partito Fascista Repubblicano; Pound affermerà che, per molti «uomini onesti», era impossibile stare con la corruzione e «il lerciume di Badoglio», motivando così la scelta di stare con un governo collaborazionista con i nazisti. In questo periodo intensificò gli attacchi verbali alla finanza internazionale, colpevole a suo dire di aver complottato per trascinare gli Stati Uniti nella guerra, e si fece portavoce di campagne antisemite, identificando gli ebrei come i banchieri usurai. Tuttavia dichiarò in seguito di non essere razzista:
«Non sono un antisemita. Non confondo l'usuraio ebreo e l'ebreo che si guadagna onestamente da vivere di giorno in giorno».
I suoi strali si indirizzavano invece contro chi, a suo avviso, non vedeva l'ombra dei "prestatori di denaro" dietro l'entrata in guerra degli Alleati.

La vendetta degli usurai, c'è chi ha fatto una fine ben peggiore, Carlo I, i Romanov, Mussolini, Ceausescu, Gheddafi, Saddam Hussein, per fare solo qualche esempio limitatissimo.

Nel periodo di detenzione nel manicomio criminale conobbe e divenne amico di Eustace Mullins a cui affidò una indagine che sfociò nel libro I SEGRETI DELLA FEDERAL RESERVE - SECRETS OF THE FEDERAL RESERVE By Eustace Mullins, dove si svela l'ulteriore passaggio dopo la fondazione della Bank of England, e così anche lui passò i suoi guai La mia Lotta contro gli Ebrei - My Struggle against the Jews, by Eustace Mullins..

In questo articolo I Padroni e gli Schiavi della Moneta. Dalle Compagnie delle Indie Orientali alla Globalizzazione troviamo buona parte della storia e vediamo anche che il rappresentante del congresso Lindbergh, padre del famoso aviatore Charles, da subito denunciò anche con un libro i crimini e i problemi derivanti dalla creazione del Federal Reserve System. Le conseguenze attuali :   Perchè il Debito Pubblico è Illegittimo, Quindi DetestabileNon posso credere che TU permetta questo - Sistema monetario e Codice Penale. Avv. Alfonso Luigi Marra.
"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui"

Ezra Loomis Pound -

direi che è rimasto coerente, questa frase mi segue da un pò ...

Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it 

Dirimere, arrivare a questa conclusione al di fuori della propaganda usuraia e imperialista è abbastanza semplice quanto imbarazzante, imbarazzante per chi le nega o meglio la occulta per evidenti interessi personali, semplice come sapere che la II Guerra Mondiale non è iniziata nel 1939 per colpa di Adolf Hitler ma bensì il 24 marzo 1933, tre mesi dopo la sua ascesa al potere e quasi un decennio prima delle sanzioni tedesche contro i giudei quando l'internazionale giudaica dichiarò guerra alla Germania tramite il boicottaggio e le sanzioni economiche :

Internazionale giudaica dichiara guerra alla Germania. 24 marzo 1933

   semplice anche scoprire le origini del problema :
“Il tuo Dio, l’Eterno, ti benedirà come t’ha promesso, e tu farai dei prestiti a molte nazioni, e non prenderai nulla in prestito; dominerai su molte nazioni, ed esse non domineranno su te”.
- Deuteronomio 15:6 - Bibbia, Antico testamento
(L'Usuraio è padrone, il Debitore è schiavo ... CHIARO O NO ??)

“Il ricco domina sui poveri, e chi prende in prestito è schiavo di chi presta”. - Proverbi 6 -
 semplice anche scoprire come è proseguito :
«La nostra politica deve essere quella di fomentare le guerre, per sprofondare sempre di più le nazioni nel loro debito, e di dirigere le Conferenze di Pace».
La “DOTTRINA DEL TERRORE”, i 25 punti di Amschel Mayer Rothschild. 1773, ma al riguardo disse anche :
«come la Rivoluzione Inglese (1640-90) fosse stata organizzata e mise in risalto gli errori che erano stati commessi: il periodo rivoluzionario era stato troppo lungo, l’eliminazione dei reazionari non era stata eseguita con sufficiente rapidità e spietatezza e il programmato “regno del terrore”, col quale si doveva ottenere la rapida sottomissione delle masse, non era stato messo in pratica in modo efficace. Malgrado questi errori, i banchieri, che avevano istigato la rivoluzione, avevano stabilito il loro controllo sull’economia e sul debito pubblico inglese».
Infatti proprio in conseguenza della rivoluzione inglese nacque la Bank of England, in verità è proprio con la rivoluzione che l'usura ha iniziato la guerra al mondo, anche i cristiani ortodossi inglesi sono del medesimo parere L'impero anti-cristiano e il movimento di resistenza - Il genocidio anticattolico di Cromwell finanziato dagli ebrei - Il Globalismo.
«Un prestito è un attestato emesso dal governo, che lo impegna a pagare una percentuale della somma totale del denaro preso in prestito. Se un prestito è al 5%, in 20 anni il governo avrà inutilmente pagato una somma pari a quella ricevuta, per coprire gli interessi. In 40 anni avrà pagato il doppio, e in 60 il triplo della somma, senza comunque estinguere il debito»
- Protocolli dei Savi Anziani di Sion p. 77 - 1910

Qualcun altro si era accorto che c'era qualcosa di strano John F. Kennedy. Discorso Il presidente e la stampa. La Dichiarazione di una Guerra Segreta:- Speech The President and the Press. The Declaration of a Secret War e anche :
"L’individuo viene handicappato dal trovarsi faccia a faccia con una cospirazione talmente mostruosa da rendergli impossibile ammetterne l’esistenza". 
Edgar Hoover - Direttore FBI - 1956

NWO - Nuovo Ordine Mondiale - Nessun Complotto - Tutto fin troppo alla luce del sole ...dal medesimo articolo una confessione :
“L’attività bancaria fu fecondata con l’ingiustizia e nacque nel peccato. I banchieri posseggono il mondo. Se glielo toglierete via lasciando loro il potere di creare denaro, con un colpo di penna creeranno abbastanza depositi per ricomprarselo. Toglieteglielo via in qualunque modo e tutti i grandi patrimoni come il mio scompariranno, ed è necessario che scompaiano affinché questo diventi un mondo migliore in cui vivere. Ma se preferite restare schiavi dei banchieri e pagare voi stessi il costo della vostra stessa schiavitù, lasciate che continuino a creare denaro”.
- Sir Josiah Stamp - Direttore della Banca d’Inghilterra negli anni venti, considerato a quel tempo il secondo uomo più ricco di tutta l’Inghilterra.

Bene, dopo questa "brevissima"☺introduzione possiamo vedere il punto di vista del Poeta, credo che la mia posizione sia evidente.
In linea di massima gli step di questa guerra contro l'umanità sono stati una lunga serie di bagni di sangue :
- Rivoluzione Inglese e fondazione Bank of England e nascita delle "imposte", 900.000 morti,
- Guerre di religione del 1700 tra protestanti e cattolici,
- Tratta degli schiavi, genocidio Nero e Rosso,
- Guerre dell'Oppio in Cina e varie conseguenze tra cui in India,
- Colonizzazione in Africa, guerre e rivoluzioni,
- Rivoluzione Francese e un precursore : le Guerre Napoleoniche per portare la "Democrazia" in giro per il mondo, incalcolabili le vittime,
- Guerra d'Indipendenza, Guerra Civile o di Secessione Americane,
- Guerra Nippo - Sovietica del 1095 per indebolire la Russia e arrivare alla Rivoluzione d'Ottobre,
- Crisi economica del 1907 per arrivare alla ...
- Fondazione del Federal Reserve System e nascita delle tasse sul reddito, e alla ...
- I Guerra Mondiale, la sue cause studiate a tavolino e le sue conseguenze, la Conferenza di Versailles, la Repubblica di Weimar, 30 milioni di morti,
- Rivoluzione d'Ottobre nel 1917 in Russia e 85 milioni di morti,
- Influenza Spagnola 1918 / 1919 50 milioni di morti,
- Crisi economica del 1929 per arrivare alla ...
- II Guerra Mondiale, tutte le sue cause e le conseguenze delle menzogne allegate di cui paghiamo il conto ancora adesso, 60 milioni di morti.
- Patti di Bretton Woods
- Genocidio Palestinese e Guerre in Medio Oriente dagli anni '60
- Guerra Fredda, Strategia della Tensione in Europa, Droga, Terrorismo, False Flags,
- Guerre e Rivoluzioni in Centro e Sud America, "Operazione Condor" della CIA, Nicaragua, Dittatura Argentina e desparesidos, Rivoluzione Cilena e assassinio Salvador Allende 11 settembre 1973, Crisi Argentina 2001 e altre,
- Guerra in Jugoslavia e relativo genocidio, colpo di stato straniero in Romania assassinio di Ceausescu e moglie,
- 11 settembre 2001
Per chi segue questo blog e non è un caso che lo segua, non stiamo dicendo nulla di nuovo, quì andiamo a condensare quanto contenuto in tutti gli altri articoli, questa è l'unica verità per quanto scomoda di tutti i drammi, le tragedie, i problemi di questo mondo, la fame, le guerre, la povertà, l'inquinamento, le crisi, le ingiustizie, eliminando l'usura e i suoi protagonisti tutto andremo a risolvere ma quanto anche noi ne siamo complici ? Questo è il vero dilemma da risolvere anticipatamente e definitivamente, i nostri atteggiamenti, opportunismi, convenienze e ignoranze volute ....


L’usura, per Ezra Pound, ha mosso guerra al mondo dal 1694, quando nacque la Banca d’Inghilterra. 

di Francesco Lamendola 
Il Corriere delle regioni
29/07/2015

Ezra Pound
Ezra Pound era un poeta: e i poeti, qualche volta (non sempre) vedono più lontano degli specialisti e dei “tecnici”, siano essi specialisti e “tecnici” della politica, dell’economia, della finanza, e perfino della scienza.

Quel che Pound aveva visto con folgorante chiarezza, pur nella modestia della sua cultura economica e finanziaria, era una cosa fondamentale, che, strano a dirsi, continua a sfuggire a molti economisti e a molti esperti del mondo finanziario; a meno che non sfugga loro intenzionalmente: ma allora ci troveremmo in presenza non di specialisti e di “tecnici” che, per un eccesso di specialismo, tecnicismo e riduzionismo, hanno perso di vista l’insieme, ma, molto più semplicemente e banalmente, di corrotti e traditori, che hanno venduto l’interesse generale in cambio di vantaggi personali. In breve, Pound si era reso conto che l’intera storia del mondo moderno è la storia di una lotta continua, incessante, senza quartiere, fra l’usura e il lavoro; guerra combattuta talvolta con le armi, più spesso con i tassi d’interesse sui prestiti che le banche concedono ai privati e perfino agli Stati sovrani, i quali ultimi, in cambio, cedono gradualmente quote della loro sovranità, indebitandosi sempre di più e accumulando un peso debitorio che, alla fine, li mette completamente alla mercé dei creditori.

L'incredibile Menzogna
Thierry Meyssan
Oggi la cosa è divenuta talmente palese, che anche l’uomo della strada ha finito per rendersene conto, o quanto meno, per averne una certa qual consapevolezza, e sia pure incompleta e superficiale, sia pure priva di adeguati riscontri e conoscenze puntuali; negli anni Trenta del XX secolo ciò poteva anche non essere altrettanto evidente, specialmente per un poeta. Quel che aprì gli occhi a Pound non fu la crisi del 1929 in se stessa, ma la “scoperta” degli antichi statuti del Monte dei Paschi di Siena: di una banca, cioè, sorta proprio allo scopo di concedere prestiti a interesse moderato, e mirante non all’arricchimento sfrenato mediante il nodo scorsoio dell’usura nei confronti del debitore, ma avente lo scopo preciso di sostenere il piccolo commercio e la piccola impresa, di sostenere i singoli e le famiglie in difficoltà, in modo da promuovere, o contribuire a promuovere, il benessere e l’attività produttiva dell’intero corpo sociale.
(Poi arrivò il Partito Delinquenti e anche il Monte dei Paschi di Siena finì nello sputtanamento e fallimento generale, grazie moralisti ... "Morte dei Paschi" NdR)


Monte dei Paschi di Siena
Nella loro saggezza, i fondatori del Monte dei Paschi di Siena, nel tardo XV secolo, avevano visto e compreso che nessun privato e nessun gruppo sociale possono progredire e avvantaggiarsi, quando l’intera popolazione soffre nelle strette dell’indigenza; che la povertà sempre crescente dei molti non può finanziare, all’infinito, l’accumulo di ricchezza di pochi, o di pochissimi, pena il corto circuito dell’intera struttura sociale e l’insorgere di violenze, carestie, rivolte, guerre, le quali, comunque, ben difficilmente varranno a ripristinare l’armonia del corpo sociale, fin tanto che non si deciderà di agire sui meccanismi perversi della finanza, oggi diremmo: dell’economia virtuale e speculativa, tendenti a distorcere il sano ed equilibrato rapporto fra lavoro, risparmio individuale e benessere collettivo.

Il vero conflitto, dunque, non è, come vorrebbe il marxismo, fra capitale e lavoro, perché il capitale e il lavoro sono i due termini di una sana e necessaria dialettica economico-sociale; il vero conflitto, conflitto malefico e puramente distruttivo, è quello fra lavoro ed usura, intesa, quest’ultima, nel senso più ampio del termine: ossia tutto ciò che vive, parassitariamente, a spese del lavoro, e non incrementa la produzione, anzi, la frena e la scoraggia, né favorisce il risparmio, bensì lo distrugge, perché sottrae capitali a chi produce e li fa crescere a vantaggio di chi non produce, non lavora, non risparmia (nel senso intelligente del termine), ma vuole accumulare una ricchezza sterile e mostruosa, tendenzialmente illimitata, la quale, come una piovra maligna, assorbe e divora, una dopo l’altra, tutte le parti sane della società, fino a togliere ogni speranza, non solo di lavoro, ma di un futuro qualsiasi, alle giovani generazioni.

San Bernardino da Siena
San Bernardino da Siena, che tanto si era impegnato sul fronte della questione sociale, e tanto si era adoperato per il prestito a basso tasso d’interesse, scagliandosi contro usurai ed Ebrei, muore nel 1444; il Monte dei Paschi di Siena viene fondato nel 1472, con la precisa finalità di soccorrere il lavoro e di favorire il piccolo risparmio, vale a dire come un vero e proprio monte di pietà, con la missione di soccorrere le classi e le persone disagiate. (In questo ambito andremo ad approfondire "Vix Pervenit: sull'usura e sull'altro profitto disonesto"  un'enciclica, promulgata da Papa Benedetto XIV il 1° novembre 1745 e che fine ha fatto NdR) Le due date non sono lontane, le finalità sono pressoché identiche, come pure il luogo: tutte queste sono delle mere coincidenze? Ed è forse una coincidenza il fatto che si sia messo il silenziatore sull’aspetto sociale ed economico dell’apostolato di San Bernardino, così come si è scagliato l’anatema, o si è fatto cadere il velo dell’oblio, sulla dimensione sociale ed economica degli scritti di Pound e dei discorsi da lui pronunciati alla radio italiana durante la Seconda guerra mondiale, nei quali denunciava l’affarismo delle grandi banche e la volontà del governo americano di scendere in guerra, apparentemente per la difesa della libertà e della democrazia, ma in effetti per ripristinare il sistema mondiale della speculazione finanziaria e dell’usura, messo in crisi dal sorgere del modello alternativo rappresentato dal fascismo ?

Ha scritto Walter Mariotti nel suo articolo «Pound e l’MPS, banca contro l’usura» (sul mensile «Communitas», Milano, febbraio 2007, pp. 27-35) :
«Un mondo nuovo. Dove il denaro è fondato sull’abbondanza della natura per tutti e non sulle speculazioni finanziarie di pochi. Dove il tasso di interesse è controllato e umano, dove l’orario di lavoro è ridotto per assistere le famiglie e gli anziani, dove la base dell’economia non è l’usura ma la natura. Non sono le teorie di un economista visionario ma di un poeta, l’americano Ezra Pound, che davanti agli Statuti del Monte dei Paschi di Siena, scoperti grazie all’ospitalità del conte Guido Chigi Saracini, capì tutto. Capì che la sua Musa non poteva più fare a meno di occuparsi dell’economia. Capì che le Magistrature repubblicane, che nel 1472 (Cristoforo Colombo non aveva ancora scoperto le Americhe) avevano fondato la prima banca del mondo, erano nel giusto. Una folgorazione. Quello era il modello per il mondo che si doveva costruire, a costo di seguire l’assurdo Benito Mussolini e la sua crociata contro la demoplutocrazia anglosassone, che ispirata dalla Banca d’Inghilterra stava distruggendo l’Europa e l’America in nome dell’usura. Per Pound, quegli statuti senesi erano una possibile risposta al nodo da sciogliere: quello fra interessi finanziari ed etica dello Stato. Il suo avvertimento era rivolto agli uomini del nostro tempo: le lotte, le grandi lotte che viviamo in maniera sempre più drammatica (dall’epilogo della Seconda guerra mondiale, in poi) sono, in realtà, la proiezione della lotta mortale fra l’usura, apolide e piratesca, e gli interessi di uno Stato ideale, che, rifiutandosi di asservirsi alle logiche finanziarie finalizzate al puro profitto, indebitandosi, dovrebbe difendere le ragioni vitali dei popoli […]".
La pulizia del Tempio, Gesù caccia i mercanti di sacrifici animali, i cambia valuta ...
Non è cambiato nulla ...
Da allora, l’elaborazione di un sistema politico ed economico efficace contro l’usura, diventerà il cuore delle riflessione di Pound, che nei suoi interventi intensifica la polemica contro le manovre politiche internazionali e l’anno seguente (1933), nell’”Abc dell’economia”, scrive:
“La guerra è parte dell’antica lotta tra l’usuraio e il resto dell’umanità: tra l’usuraio e il contadino, tra l’usuraio e il produttore e, infine, tra l’usuraio e il mercante, tra l’usucrocrazia e il sistema mercantilista”.
E sarà ancora l’usura la molla che lo spingerà all’ammirazione definitiva del fascismo e di Mussolini, incontrato proprio sul finire del 1933:
“L’usura è il cancro del mondo che solo il bisturi del fascismo può asportare dalla vita delle nazioni”,
disse, dichiarando
"la necessità di disciplinare le forze dell’economia e adeguarle alla necessità della nazione. […]"
[A Radio Roma, tra il 1941 e il 1943] attacca la guerra, l’interventismo di Roosevelt, la filosofia degli Alleati. L’alleanza tra il governo statunitense, la finanza inglese e il bolscevismo sovietico è contraria alla vera tradizione americana :
“Non c’è nessun motivo per l’intervento degli Stati Uniti, perché il luogo dove difendere l’identità americana è il continente americano”.
Ancora una volta è l’usura la causa della guerra e saranno
“l’usura, l’oro, il debito, il monopolio, l’interesse di classe e l’indifferenza verso l’umanità a vincere davvero il conflitto”. 
Qualcuno legge in quei discorsi “rare perle di saggezza”, ma per le autorità americane sono “un miscuglio confuso di apologetica fascista, teorie economiche, antisemitismo e giudizi letterari”, che alla fine di luglio spingeranno per una sentenza di tradimento contro lo “pseudo americano Pound”. […]

Vendere la Guerra
[In due lettere private scritte al conte Chigi, nel gennaio e nel febbraio 1944] ha ancora la forza di criticare la stampa traditrice, l’usurocrazia che muove il mondo e gli scempi degli Alleati, che bombardando l’Italia e distruggendo i suoi monumenti hanno distrutto i simboli dell’umanità occidentale. Chiarisce, infine, in tre lucide righe, il suo rapporto con il fascismo:
“Io volevo una riforma moderata. Dico Riforma, perché in essenza il ripristino della sanità già dimostrata dai fondatori del Monte dei Paschi in un mondo impazzito dai seguaci dei guastatori, stile San Giorgio”.
 Banca d’Inghilterra Londra
E conclude ancora una volta con l’idea elaborata proprio a Siena dodici anni prima:
Questa guerra non s’iniziò nel 1939 ma nel 1694 a Londra (data di fondazione della Banca d’Inghilterra, ndr) facendo parte della guerra tra usurai, ovvero usuroni, e chiunque produce, chiunque fa crescere il grano”. […]
PopAds.net - The Best Popunder Adnetwork

A trentacinque anni dalla morte di Ezra Pound (1972) il problema su cui ha passato l’intera vita rimane ancora sul tappeto: la perdita di sovranità dello Stato di qualsiasi nazione indebitata a favore di quella illimitata del potere finanziario creditore, che all’epoca in cui Pound scriveva poteva sembrare un’oscura e catastrofica previsione è, oggi, una realtà incontestabile. Quasi tutti i Paesi del mondo, senza esclusione, sono o si avviano a diventare debitori di potenze finanziarie globali, super e trans nazionali (Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale, in primo luogo). Così come, a livello individuale, viviamo nell’epoca del credito al consumo dei bilanci familiari in default (fenomeno che Pound nemmeno immaginava). Forse bisognerebbe ripartire dagli statuti delle magistrature repubblicane senesi del 1472, e provare a uscire dal malinteso poundiano: ciò che è del popolo resti al popolo e alle sue forme di auto-organizzazione, lo Stato ideale non c’è e lo Stato, se c’è, favorisca l’auto-organizzazione del popolo».

L'inganno quotidiano
Al di là dei giudizi specifici su Mussolini e della personale conclusione dell’Autore del brano sopra riportato, secondo la quale lo Stato non può o non sa opporsi allo strapotere delle grandi banche e, pertanto, dovrebbe limitarsi a favorire una non meglio precisata auto-organizzazione popolare, ci sembra che in questa sintesi della posizione di Pound sulle questioni economico-finanziarie ci sia praticamente tutto; e va dato atto che, di questi tempi, è raro trovare un giornalista o uno studioso che sappia dire pane al pane e vino al vino, con altrettanta franchezza.

Ecco perché il pensiero di Ezra Pound sulle questioni del lavoro, della produzione, del risparmio e dell’usura, anche se non è il pensiero di uno specialista e di un “tecnico”, ma di un dilettante, e, per giunta, di un dilettante che è soprattutto un poeta, che vede le cose, economia compresa, con l’occhio del poeta e nella prospettiva del poeta, non ha perso nulla della sua attualità; anzi, le vicende degli ultimi decenni sono state tali da evidenziare quanto egli sia stato lucido, e addirittura profetico, nel denunciar e il male dell’usura e nel richiamare i popoli dell’Europa alla loro vera tradizione, alla loro vera identità. Tradizione e identità che sono entrate definitivamente in crisi in quell’anno e in quel luogo, il 1694 a Londra, allorché venne fondata la prima grande banca di Stato, la Banca d’Inghilterra: la prima di quelle centrali del potere finanziario, che emettono moneta e prelevano il frutto del lavoro, in cambio di denaro virtuale, falso, immaginario, creando il meccanismo del debito e strangolando, poco alla volta, l’economia reale, fatta di persone, di famiglie, di imprese, di commerci, i quali, a un certo punto, soccombono per asfissia, affinché, nel deserto universale creato dall’usura, rimanga, trionfante e necrofila, una sola vincitrice: la borsa.

Azzannate le Iene. Lobby di
Banchieri, tecnici della
politica e media manipolati
stanno divorando l'Italiae
 il mondo intero...
Francesco Amodeo
Resta solo da aggiungere che, dai tempi di Pound, i meccanismi dell’usura mondiale si sono enormemente perfezionati e ulteriormente ramificati, per esempio con la creazione delle agenzie di “rating”, vere e proprie centrali di potere finanziario “terroristico”, dai cui verdetti dipende la sorte di immense somme di denaro, spostate a vantaggio o a svantaggio non solo di singole imprese e società, ma di intere nazioni sovrane (o che s’illudono di essere ancora sovrane); e che il suo appello, pertanto, non ha perso nulla della sua drammatica urgenza, al contrario, è divenuto questione di vita o di morte…

Fonte  ariannaeditrice    en.wikipedia   wikipedia
ContanteLibero.it
Articoli correlati


Tasse, indipendenza e laicità: la lezione di Thomas Jefferson - La terra appartiene ai viventi



La storia vera della fine di Ceausescu e della dittatura in Romania. Altro che rivoluzione ... colpo di stato straniero ...

I tre motivi perchè è stato ucciso Gheddafi

Iraq, Libia, Dominique Strauss-Kahn. E se non avessimo capito nulla ?

Cannabis connection di Marcello Pamio - Il perchè del proibizionismo americano anni '20 e dell'inquinamento globale

venerdì 5 febbraio 2016

Piero il Terribile L’arte di odiare del fascistissimo Buscaroli, che non perdona niente a nessuno


Incredibile, incredibile personaggio, controcorrente al punto giusto, non lo conoscevo, valeva proprio la pena di fare tre articoli, come conclude questo : Se Buscaroli non ci fosse bisognerebbe inventarlo ...

Piero il Terribile L’arte di odiare del fascistissimo Buscaroli, 
che non perdona niente a nessuno

di Camillo Langone
14 Febbraio 2010

Scoprii l’esistenza di Piero Buscaroli nel libro più bello di Vittorio Sgarbi, “Dell’Italia”. Il capitolo a lui dedicato e la relativa foto me lo presentarono così odioso che corsi subito a procurarmi “Paesaggio con rovine” e dopo poche pagine decisi che da quel momento il mio pantheon stilistico si sarebbe chiamato ABC, Arbasino Buscaroli Ceronetti. Poi lo persi di vista perché tralasciando la storia-storia si buttò a corpo morto sulla storia della musica sfornando volumoni, preoccupanti per foliazione o titolazione, su Beethoven e Mozart. Io ho tante perversioni ma grazie a Dio non quella della musica classica, a Van Beethoven preferisco Van De Sfroos o Van Morrison e del “Don Giovanni” non mi è mai interessato altro che il libretto di Lorenzo Da Ponte. Siccome alla formula ABC mi ci ero affezionato dovetti trovare un’altra B e la scovai non lontano: B come Brizzi, l’ancor più bolognese Enrico. Quindi abbandonai Buscaroli al suo destino e senza gran rimpianto perché il contatto personale era stato disastroso: siccome stavo elaborando un lungo articolo laudatorio, avente l’obiettivo dichiarato di aiutarlo a riemergere dal pozzo di silenzio in cui era stato precipitato per motivi politici e caratteriali, pensò bene di minacciarmi di querela. Dovetti dare ragione a Pietrangelo Buttafuoco che proprio sul Foglio lo definì in questo modo: “Odia gli amici”.

Piero il Terribile ha finalmente pubblicato l’opus magnum che Mondadori annunciava da molto tempo: “Dalla parte dei vinti. Memorie e verità del mio Novecento”. A un certo punto della pachidermica gestazione, verso la fine dell’anno scorso, ho anche temuto che il libro fosse stato abortito: magari l’editore si era spaventato per l’alto tasso fascistisco del manoscritto, magari l’autore aveva insultato a sangue e poi immancabilmente querelato i poveri redattori colpevoli di aver tolto un paio di virgole… Ma tutto è bene quel che finisce bene e il bene in questo caso sono cinquecentoventuno pagine che racchiudono sessantasette anni di odio inesausto e meticoloso. Una durata che non può non destare ammirazione: nel 2003 lo storico imolese ha festeggiato le nozze di diamante col suo disprezzo verso gli italiani e adesso avanza a grandi passi verso le nozze di non so quale luminosissimo e preziosissimo materiale, “senza pentimenti, senza sospiri, senza lagrime”.

Buscaroli odia gli antifascisti e anche parecchi fascisti e vari neofascisti (Almirante non viene dipinto molto bene), odia i vivi e odia i morti, odia i singoli e le nazioni: non solo la perfida Albione, sarebbe troppo facile, odia perfino la martoriata Polonia, “nazione d’incoscienti”, “stato vassallo, abbastanza spregevole”. Insomma, se Hitler ha deciso l’invasione è perché i polacchi se la sono cercata, un po’ come quelle donne poco vestite che ancheggiando provocano i bravi ragazzi trasformandoli in stupratori. Forse l’unico vero difetto di questo libro grandioso, “larger than life” come si dice, è che l’odio apparentemente ecumenico sembra vacillare di fronte al Führer e al Duce: i due soggetti vengono criticati ma non fino in fondo, non fino alla completa demolizione che si meriterebbero e che ad altri non viene risparmiata. Dino Grandi, vecchio amico di famiglia (anch’egli imolese) ma soprattutto bestia nera del Piero Furioso, è oggetto di interi capitoli deprecatori, tra i più convincenti dal punto di vista storico. L’estensore dell’ordine del giorno che portò alla caduta di Mussolini fece tanti piccoli danni a Londra, da dove mandava rapporti diplomatici “servili e menzogneri”, e uno enorme a Roma. Buscaroli smonta il 25 Luglio, spacciato dalla storiografia corrente come estremo tentativo di salvare il salvabile, mostrandolo invece come una congiura di mentecatti (gerarchi, generali, Savoia…) che non sapevano quello che facevano e che per maldestrezza riuscirono a trasformare una semplice sconfitta militare nell’annientamento morale e civile che sappiamo. Il disprezzo per Grandi è un’eredità che viene dal padre, anzi dal “Babbo”, latinista che definisce il futuro ministro degli Esteri e della Giustizia “un somaro, sbaglia a scrivere le parole, da non passare la licenza elementare”. Il figlio trasforma questo sentimento in odio e lo coltiva annaffiandolo per tutta la vita. A pagina 129 c’è una lettera tremenda del 1966, indirizzata a Grandi in persona siccome Buscaroli non è uno che le manda a dire: 
“Giudico lei, signor Conte, come l’altro Conte, il genero, e tutti i soci, fucilati e scampati”. (A Galeazzo Ciano non basta essere finito davanti al plotone di esecuzione per ottenere la grazia dallo storico). “Non per avere tradito il Duce, come ripetono i fascisti cretini, ma per aver consegnato l’Italia al Badoglio, che la consegnò ai tedeschi inglesi e americani”. (Per capire meglio questo passaggio ricordo che l’autore si dichiara più volte fascista non mussoliniano, perciò non cretino, o non del tutto). “Senza il 25 Luglio, signor Conte, non ci sarebbero stati lo sbarco di Salerno e l’infame catena di assassinii che i coglioni chiamano guerra civile e che fu la guerra inventata e imposta dal partito comunista”. (Altro punto fermo del pensiero buscaroliano è l’inesistenza della resistenza: le azioni che vanno sotto questo nome sono da considerarsi soltanto terrorismo rosso, stragismo impunito anzi medagliato come quello di via Rasella). “Totale fallimento, inesperienza, presunzione, ignoranza, che squalifica lei e tutti i suoi soci nell’azione più sciagurata di tutta la guerra. Non ho altro da dirle”.
(La chiusa della lettera spedita al settantenne ex gerarca mi ricorda gli straordinari versi di “Adius”, i più memorabili del cantautore maledetto Piero Ciampi: “Vaffanculo, non ho altro da dirti, sai che bel vaffanculo che ti porti nella tomba”).

Insultario buscaroliano
Assassino e dittatore. “Alla fine d’agosto, il dittatore Badoglio si rivelò un solerte assassino, i Reali Carabinieri uccisero Ettore Muti col sovietico colpo alla nuca in piena notte”.
Estremisti sanguinari. “C’erano altri, comunisti e tipi che i comunisti superavano in ferocia, Emilio Lussu, Riccardo Bauer e Sandro Pertini, gli estremisti sanguinari del CLN, che volevano commemorare l’anniversario con una strage”. In occasione del venticinquennale dei Fasci di Combattimento ecco perciò l’attentato di via Rasella, episodio che si imprime nella mente del lettore grazie alla foto acclusa di un tredicenne pressoché decapitato, vittima civile della violenza partigiana.

Italiani. “Trattandosi di italiani, non ci si possono aspettare esiti veloci in materie come l’onore nazionale e la morale”.
Malevolo e sciatto. “Renzo De Felice in ‘Mussolini l’alleato’ scodella tale sconosciuta novità con dilettantismo insolente. E’ la prosa di un cronista malevolo e sciatto. Se fosse stato un vero storico…”. La novità non adeguatamente approfondita da De Felice riguardava un tentativo di colpo di stato militare (sempre in quel fatale, trafficatissimo luglio ’43).
Ometto. “L’ometto con le crocette all’occhiello e le madonnine sotto la camicia… Si scaccia con fatica il sospetto che l’elezione alla Costituente fosse diretta e tortuosa conseguenza della complicità nella vendetta che i comunisti avevano imposto”. Trattasi di Oscar Luigi Scalfaro, fotografato nel settembre 1945 dentro il poligono di tiro di Novara: partecipava come spettatore alla condanna a morte del prefetto, comminata dal tribunale speciale in cui prestava servizio come magistrato.
Oscena creatura. “Nata in una tinozza di sangue, ti ho contemplato trent’anni, oscena creatura”. Buscaroli si rivolge con questo complimento alla Repubblica italiana nata dalla resistenza.
Superbugiardo. “Gli assassini manovrarono l’arte della menzogna, di cui erano maestri, per far credere che i fascisti si uccidessero tra loro, così un superbugiardo del cinema ricucinò, dopo la guerra, la morte di Ghisellini”. Gli assassini sono ovviamente i comunisti, Igino Ghisellini era il federale di Ferrara e nel superbugiardo mi sembra di riconoscere Florestano Vancini, autore de “La lunga notte del ’43”, film bellissimo però, a quanto pare, non troppo affidabile storicamente.


Capita che Buscaroli parli bene di qualcuno? Sì, anche se può sembrare strano. Parla bene di Longanesi. Di Prezzolini. Dello storico Ruggero Zangrandi, comunista pentito e revisionista avanti lettera, morto suicida perché nel 1970 indagare sul 25 Luglio poteva costare amicizie e lavoro. Di Furtwängler. Di Mishima. Di Pound. Soprattutto di Salazar, “il miglior gentiluomo e galantuomo incontrato nell’intera mia esistenza professionale”. Consiglio vivamente il capitolo dedicato allo statista portoghese ai lettori non democratici, specie se adulti: a vent’anni, quando non si sa nulla, è concesso palpitare per Mussolini; a trenta, quando qualche libro bisogna averlo letto, è il momento di spostarsi su Franco; a quaranta, quando ormai tutto deve risultare chiaro, del Novecento si può salvare solo Salazar.
Tra le pieghe delle grandi visioni si fanno tante piccole scoperte. A pagina 477 vengo a sapere che Rumor era sposato. Chi l’avrebbe mai detto. Io conoscevo un’altra versione che è poi la stessa del solitamente bene informato Bruno Vespa: “Due soli presidenti del Consiglio italiani erano scapoli: Emilio Colombo e Mariano Rumor. Ma il loro interesse per le donne era modesto”.

Montanelli in “Dalla parte dei vinti” viene parecchio ridimensionato e sono frasi che suonano melodiose alle mie orecchie. Mi sono sempre domandato: se nell’albero genealogico del giornalismo vanesio il vecchio Indro risulta figlio di Malaparte, padre di Gervaso e nonno di Travaglio, come poteva costui essere una bella persona? Infatti non lo era, o almeno questo si evince dal racconto di Buscaroli. Montanelli era invidioso e meschino. Fugace a Budapest, taccagno a Imola. Un mitomane. Un censore. Con “ripicche indegne di un galantuomo”. Pare fosse talmente spregevole da poter essere accomunato a Dino Grandi: “Quei due erano uguali. Le bugie lungamente ripetute gli diventavano ricordi e i ricordi, accumulati e incrostati, storia patria”. Opportunista, doppiogiochista, per riciclarsi alla grande inventò di essere stato condannato a morte dai nazisti: “Si fabbricò quella leggenda che da poco si è sbriciolata, con un artigianato masochista assolutamente degno dell’artigianato iconologico con cui aveva fabbricato l’incontro con Hitler sulla frontiera polacca il 1° settembre del 1939, facendolo crescere, in ognuno degli articoli e interviste che poi vennero, fino quasi a conferenza al vertice”. E i libri doveva scriverli a quattro mani perché troppo ignorante per scriverli da solo. “Io da Indro non imparai mai nulla, se non che i moderati sono peggiori degli estremisti”.

A riprova che Buscaroli non si accanisce solo contro i defunti, ecco un piccolo florilegio di insulti a personaggi vivi e anche piuttosto vegeti.
Autorevole e seguìto. “Si chiama Claudio Magris, è uno che battezza se stesso (o tale lo battezza il suo editore, ch’è uguale), ‘l’intellettuale italiano più autorevole e seguìto’. Dicono che dica e faccia dire simili énormités perché spera nel Nobel”.
Comunistino. “Non è possibile che sua madre, mia cugina Gilda Cacciari, non avesse raccontato al comunistino che le cresceva accanto come i compagni di cui andava tanto fiero, da Toni Negri in giù, avessero fatto morire chi, senza quei banditi alla Chicago, gli sarebbe diventato zio”. Lo storico non si ferma nemmeno davanti ai parenti, in questo caso il sindaco di Venezia, nipote di un tenente dell’esercito repubblicano fucilato assieme agli altri ufficiali della divisione Monterosa dieci giorni dopo il 25 Aprile, a guerra conclusa, senza alcuna motivazione militare, dai soliti partigiani.
Quasi nobel. Ovviamente sempre Magris.
Stupido e malvagio. “Quando scrive di musica i pericoli crescono. In anni lontani dovei punirlo con una severa sculacciata per certo linguaggio che s’era permesso su Mozart. Il Torno non aveva alcuna idea di che cosa sia una tonalità, che cosa i rapporti tonali e, in definitiva, neppure l’elementare differenza tra terza maggiore e terza minore”. Buscaroli sta parlando di Armando Torno, giornalista del Corriere della Sera e scrittore anche di cose musicali. “Quel bombardamento d’indecenze e mascalzonate sulla figura di Furtwängler aveva il solo scopo di aiutare il Torno a smacchiare la figura sua propria di acceso cartellonista sulla ‘destra’ più grottesca, e diventare un nuovo serafino di Fiuggi. Solo una canaglia può fabbricare tale immagine. Chi può tenersi in casa uno stupido tanto malvagio?”.
Testa rotonda e poco acuta. “Povero Ezio Mauro, già direttore alla Repubblica, testa rotonda e poco acuta che rotolerà troncata per eccesso di ostinazione”.


Dai tredici anni fino ai quasi ottanta di oggi, Piero Buscaroli non ha mai perdonato una volta. A Imola nel 1950 incontrò per strada un comunista assassino, quello lo squadrò e l’ex balilla della Repubblica Sociale non si prese mica paura: “Guarda, guarda pure, tanto hai il cancro del partigiano e presto crepi”. Non fu esattamente una maledizione perché il nemico era già ammalato, in città lo si sapeva, ma certo sono cose che di solito non si dicono e che forse non si dovrebbero nemmeno pensare. Lui le pensa, le dice e le scrive: “Pochi mesi più tardi, la fida Ecate si prese il mio Vespignani e lo portò in qualche suo paradiso per partigiani”. Per spingere a tali vette l’arte di odiare gli è stato necessario sbarazzarsi del cattolicesimo misericordioso e usare come propellente la religione romana più nera: “M’ero messo nelle mani della Dea Ecate perché della famiglia Nazareth non mi fidavo poi tanto in certe bisogne”. Nel ’45, sempre a Imola, stava per essere linciato, riuscì a fuggire e rientrato a casa dopo un breve esilio romano ricevette la bella notizia, l’istigatore dei suoi mancati carnefici era morto: “Ormai all’ultimo stadio di un’infezione repellente che il popolaccio chiamava ‘scolo nero’, andò a spiaccicarsi contro un muro pilotando una motocicletta rubata. Ne conclusi che gli dèi esistono davvero”. Io non mi stanco mai di leggere, rileggere, sottolineare frasi di questo tenore. Se Buscaroli non ci fosse bisognerebbe inventarlo, il suo libro è un tonico nell’Italia 2010 dove l’espressione pubblica della religione sembra ridursi a moralismo, malinteso e cascame, con forme postprotestanti quali la sessuofobia demente che sta distruggendo la politica e le confessioni mediatiche capaci di espellere ogni residuo di razionalità dalla scena. Quando tutti si fingono pietosi, bisogna mostrarsi crudeli per avere carità della verità.

Fonte ilfoglio

lunedì 9 novembre 2015

La mia Lotta contro gli Ebrei - My Struggle against the Jews, by Eustace Mullins

Eustace Mullins

L'incredibile storia dell'autore e della scrittura del libro "I Segreti della Federal Reserve", amico del poeta Ezra Pound. Per chi non conosce i meccanismi del potere, soprattutto americani, sono uguali dappertutto, magari più attenuati, le sanzioni sono la loro specialità, chi gli si è messo contro ha smesso di lavorare, se non peggio.

Nota in america la connivenza con l'FBI e anche con la CIA, i corsi di aggiornamento li fanno loro, noto un caso nel corso di una indagine sul dossieraggio praticamente di tutti gli americani, in California la sezione locale dell'FBI si rifiutò di fare la perquisizione nella sede dell'ADL locale, dovetta farla una sezione di un'altra città. Le liste di prescrizione le fanno anche in Italia, famosa questa vicenda : In seguito alla pubblicazione di "Viva Israele", più di 200 intellettuali, scrittori e insegnanti hanno firmato una lettera aperta, inviata al settimanale «Reset», di condanna alla "lista di proscrizione" di "odiatori di Israele" redatta da Allam all'interno del suo libro, il tutto è anche riportato su wikipedia, se le fa qualcun altro nei loro confronti però viene processato con il beneplacito di chiunque e coperto di vergogna e additato come razzista, ma : Il migliore dei non ebrei merita di essere ucciso. Razzismo e rabbinato contemporaneo. Chi è il razzista ? E' la "nuova inquisizione" del "pensiero unico", la legge non è uguale per tutti..

Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it

Eustace Mullins descrive la sua vittimizzazione per mano degli ebrei e la sua stretta e personale amicizia col poeta perseguitato Ezra Pound.

“Chiunque sia stato vittima degli Ebrei non deve rimanere sconosciuto. E chiunque sia stato vittima degli Ebrei non rimarrà invendicato”. 
- Eustace Mullins -
"La mia vita verrà giudicata meritevole nella misura in cui essa sarà servita agli altri !"
Per questo motivo desidero raccontare le cose che mi sono successe nella lotta da me intrapresa contro le forze dell’oscurità. E’ mia speranza che altri vengano preavvisati su ciò che c’è da aspettarsi in questa battaglia.

Durante gli ultimi trent’anni di questa lotta, molti dei grandi patrioti che mi diedero istintivamente la loro preziosa assistenza e ispirazione, erano a loro volta pesantemente immobilizzati dalle trame del Giudaismo internazionale. Essi comunque considerarono le loro perdite relativamente non importanti se confrontate con le sofferenze dei popoli Gentili (cioè non ebrei, ndt.) che sono stati schiavizzati dagli Ebrei.

Fra l’altro, potrebbe sembrare un inutile piagnisteo quando racconto dell’omicidio dei miei genitori da parte di agenti governativi che lavoravano per gli Ebrei e che volevano vendicarsi di me per il mio lavoro; ma non quando consideriamo che 66 milioni di Cristiani sono stati uccisi nei campi di concentramento russi dal 1917, tutti assassinati dai Comunisti Ebrei che costruirono e gestirono questi campi. (Le ultime cifre ufficiali sulle purghe di Stalin gli assassinati ammontano a 85 milioni NdR)

Questi milioni giacciono senza nome e senza essere pianti. Ma essi non furono meno vittime degli Ebrei di quanto lo furono i miei genitori – oppure molti altri americani i cui sacrifici sono rimasti sconosciuti da coloro che sono i prossimi sulla lista di morte.

Divenni l’oggetto dell’odio Ebraico per motivi che andavano in una precisa direzione. Successivamente diventai il pupillo di George Stimpson, il giornalista più rispettato a Washington che fondò il National Press; e di Ezra Pound, il famoso poeta; e di H.L. Hunt uno degli uomini più ricchi del mondo.

Di questi tre solo Ezra Pound combatté apertamente gli Ebrei e ne soffrì tantissimo, trascorrendo tredici anni in un orrendo manicomio che puzzava di urina a Washington D.C.

George Simpson mi confidò molti dei segreti di Washington, incluso il fatto che Felix Frankfurter fondò la cella comunista Harold Ware e il controllo Ebraico su J. Edgar Hoover e l’FBI. H.L. Hunt lottò valorosamente per preservare il valori della civiltà Cristiana, ma non fu in grado di usare il suo denaro in modo efficiente in una battaglia nella quale non aveva alcuna esperienza.

Mi recai a visitare Ezra Pound varie volte nella cella nella quale venne tenuto come prigioniero politico e che lui definiva, a ragion veduta, come “il buco infernale”.

"Ezra Pound 

Nel 1942 quando mi arruolai nell’Aviazione degli Stati Uniti, non avrei mai immaginato che 36 anni dopo sarei stato ancora impegnato in una lotta di vita o di morte con un nemico forte e implacabile.

Consideravo la Seconda Guerra Mondiale come un vuoto inevitabile nella mia carriera di artista e scrittore. La guerra sarebbe finita in un paio d’anni ed io sarei potuto tornare a scrivere i libri che avevo già iniziato. Non avevo nessuna voglia personale di “prendere a schiaffi i Giapponesi” o di “abbattere gli Unni” o di credere agli slogans da mondo delle canzonette che gli Ebrei avevano rievocato per portare al macello la mandria dei Gentili.

Come molti dei miei commilitoni, avvertivo che il nemico non era oltremare, ma se ne stava rintanato qui in casa nostra. Ma sempre come i miei commilitoni, sapevo che c’era ben poco che avrei potuto fare. Circa un anno dopo lessi del materiale che mi diede un illuminazione.

Per quanto possa sembrare incredibile oggi, durante il corso della guerra, c’era più divulgazione di materiale patriottico sulla cospirazione Ebraica di quanto ce ne sia al giorno d’oggi. Molti patrioti impegnati gettavano via piccoli fogli dove erano stampati i fatti scottanti. Avevano imparato da tempo come sopravvivere alle vessazioni giornaliere degli agenti dell’FBI, degli agenti dell’ADL e a molte altri guardiani del “fronte interno”. Spesso venivano denunciati dalla stampa prezzolata.

Dopo aver letto di questi attacchi isterici, inviai a Gerald L.K. Smith 25 Dollari per del materiale. All’epoca si trattava di una grossa somma in quanto la mia paga era soltanto di 50 Dollari al mese. Per posta ricevetti un grosso plico contenente varie centinaia di copie di “The Cross and the Flag“ (La croce e la bandiera).

Fu il primo materiale che mi era capitato sul problema Ebraico. Conteneva molte rivelazioni sbalorditive.

Mi accorsi subito che questo non era il genere di materiale di cui parlare nelle normali discussioni da caserma. Diversi soldati avevano affermato di essere degli informatori all’interno della caserma. Sebbene non avessi collegato la cosa, in quasi tutte le caserme si poteva trovare un odioso Ebreo, di solito con l’accento di Brooklyn. Non mi è mai capitato di vedere che questi Ebrei fossero così malevoli da spingere gli altri soldati a fare dichiarazioni antisemite. E nemmeno mi sono mai accorto che questi Ebrei di Brooklyn fossero diplomati di liceo.

A quell’epoca chiunque avesse un trascorso liceale gli veniva ordinato di mettersi in lista per la Scuola Ufficiali. Non mi resi conto che questi Ebrei di Brooklyn rimasero con le reclute di leva per subdole ragioni. Questo genere di supervisione politica delle truppe è assiomatico nella strategia comunista. Ma fu meticolosamente rispettata nelle forze armate americane durante la Seconda Guerra Mondiale. Nelle zone di guerra, gli ufficiali e le reclute che avevano precedentemente espresso dubbi circa la bontà della crociata di Roosevelt per salvare il comunismo, venivano uccisi con un colpo alla schiena dagli stessi agenti del controspionaggio che li avevano seguiti nelle linee del fronte.

Mentre il Generale Eisenhower veniva comodamente messo al sicuro col suo “autista” del Servizio Segreto Britannico, Kay Summersby, le vere decisioni venivano prese dal suo Ufficiale di Collegamento, Capitano Warburg dell’istituto bancario Kuhn and Loeb, un’istitituzione Ebraica.

Il controllo comunista sull’esercito degli Stati Uniti venne a galla durante la Seconda Guerra Mondiale con la nomina del Generale George C. Marshall a Capo di Stato Maggiore. Come il Senatore Joseph McCarthy mise in evidenza più tardi, Marshall obbediva sempre alla disciplina del Partito Comunista. Questo non interferiva però con gli obiettivi del nostro sforzo bellico in quanto questi erano i medesimi sia per Washington che per i Marxisti: la totale sconfitta delle forze tedesche anti-comuniste. Nelle guerre di Corea e del Vietnam, la direttiva comunista delle nostre Forze Armate rimase la stessa, nonostante allora stavamo combattendo contro forze “comuniste”. Quando il Generale Douglas McArthur tentò di opporsi a questo tradimento comunista dei nostri uomini, fu messo da parte da David Niles, il comunista Ebreo che fu “assistente” del Presidente Truman.

Il comunista riconobbe che ci fu sempre un controllo comunista nell’ambiente militare. A Mosca e a Washington, ogni ufficiale risponde assolutamente all’attuale linea ideologica, indipendentemente da qualsiasi considerazione militare. Ciò fu recentemente dimostrato quando ad ogni ufficiale in servizio attivo fu ordinato di sostenere la cessione del Canale di Panama, mentre molti ufficiali a riposo si opponevano apertamente. Vengono prese le misure più severe per assicurarsi che nessun ufficiale possa formare un gruppo di discussione e forse agire contro l’alto tradimento dei suoi superiori. Quando il Comandante George Lincoln Rockwell arrivò al Pentagono, ci fu costernazione in tutto l’alto comando. Al primo segnale di qualsiasi discorso patriottico o di indipendenza da parte di qualsiasi ufficiale, i media controllati dagli Ebrei si mettono a urlare di “Fascismo” e il colpevole viene velocemente neutralizzato.

Dopo aver ricevuto la consegna delle riviste di Smith, le distribuii nelle sale di ricreazione per vedere chi le avrebbe lette. Il giorno dopo feci il giro delle sale di ricreazione per vedere se qualcuno le stava leggendo e anche per attaccare discorso. Ogni rivista era sparita. Non ne vidi mai una copia mentre rimasi alla base.

Pare sia stato seguito e che le riviste fossero state raccolte subito dopo averle lasciate.

Nei miei restanti anni di servizio militare, non conobbi nessuno con forti opinioni politiche. Le mie opinioni personali erano quelle di qualsiasi giovane di quel periodo, difficilmente impegnato in una qualsiasi ideologia forte. Dopo la guerra mi iscrissi alla Washington and Lee University, con l’intenzione di studiare legge. Dopo due anni decisi che dovevo fare arte e mi iscrissi all’Istiuto di Arti Contemporanee a Washington D.C. La scuola aveva i soliti tipi bastardi nel suo corpo studenti ed un numero di ardenti comunisti fra il personale. Ma attrasse molti degli scrittori importanti come oratori. Come altri, in mezzo a dieci milioni di veterani, il mio principale cruccio era di continuare la mia carriera e non avevo una gran preoccupazione per la politica.


Da un giorno all’altro la mia mancanza di preoccupazione cambiò.

Uno dei miei insegnanti dell’Istituto aveva reso visita a Ezra Pound. Un pomeriggio mi chiese di accompagnarlo, una proposta che mi metteva piuttosto a disagio. Pensavo fosse improbabile che un uomo che aveva pubblicato T.S. Eliot e Ernest Hemingway avrebbe avuto interesse a parlarmi. Ma accettai.

Nel momento in cui entrai nella tetraggine del manicomio, la mia compiacenza di prima svanì e non sarebbe più ritornata.

Mi accorsi improvvisamente che un grande scrittore era stato punito con la condanna in un manicomio, solo per le sue opinioni politiche. In un istante, Pound riempì il vuoto ideologico nella mia vita. Non sarei mai più stato in silenzio davanti all’ingiustizia.

Il famoso poeta americano era stato condannato per tradimento per aver rivelato, durante trasmissioni radiofoniche, che la Seconda Guerra Mondiale era stata iniziata dall’Ebraismo Internazionale per perseguire i suoi obiettivi di dominio mondiale. Venne tenuto 13 anni in un ricovero per pazzi in una cella fradicia di urina,  e che ha giustamente definito "l'inferno", all’inizio in regime di isolamento e obbligato ad indossare una camicia di forza. Solo molto tempo dopo gli venne permesso di ricevere visite come quella di Mullins.

Ezra Pound
Pound a quanto pare mi considerava come uno spirito affine e mi propose di concedermi “il mio giorno personale”, cioè un pomeriggio per fargli visita da solo ogni settimana. Accettai. In un attimo arrivò la settimana successiva, lui mi aspettava con cibo, incarichi di ricerca e commissioni da fare.

Poco dopo tirò fuori il sistema della Federal Reserve del quale non avevo mai sentito parlare. Da quel giorno ebbi un bel da fare. La sua preoccupazione per il suo paese era stata descritta in modo appropriata da Charles Dickens nelle sue “American Notes” (appunti americani), scritte un secolo prima ! : 
“Temo che il colpo più pesante che verrà sferrato alla libertà, verrà sferrato da questo paese, nel fallimento del suo esempio nel mondo”.
La perdita di libertà in America, che sta avvenendo sotto i nostri occhi, significa che l’autocrazia verrà insediata in tutto il mondo e che la libertà che era nostra agli albori non sarà mai conosciuta dalle future generazioni. Olga Ivinskaya, una scrittrice russa, scrive dei suoi anni trascorsi in un campo di prigionia sovietico:
"Sanagian (una prigioniera) aveva raccontato la storia della sua vita nella sua goffa e discontinua calligrafia. Proveniva da una famiglia della classe operaia e sue padre, morto da molto tempo, aveva preso parte alla rivoluzione nel 1917, per questo lei accumulava imprecazioni sulla sua memoria".
Nelle solite fesserie sugli aristocratici non smettiamo mai di pensare che fu la classe operaia russa, e non gli aristocratici, ad essere schiavizzata dalla Rivoluzione Comunista. Così come in questo paese sono i banchieri, gli intellettuali e gli industriali Ebrei ad essere in prima linea nella battaglia per schiavizzare tutti gli americani e portare via per sempre la loro libertà. 
Se permettiamo questo, le future generazioni nei campi di concentramento inizieranno i loro giorni non con le preghiere ma con le maledizioni sulla nostra memoria.
Presto iniziai a far visita a Ezra Pound ogni giorno, un’abitudine che mantenni per tre anni. In quel periodo ero ben preparato in ogni aspetto sulla cospirazione Comunista Internazionale. Pound mi disse:
“ti sto dicendo cose che non conoscevo fino all’età di 50 anni. Tu hai 25 anni il che significa che hai un vantaggio di 25 anni per poter fare qualcosa”.
Quando mi recai a New York, i banchieri di Wall Street mi dissero :
 “Io c’ero durante la crisi ma non sapevo che cosa stava succedendo finché non ho letto il vostro libro
Spiegai che ebbi il vantaggio dell’esperienza di Pound e il suo accesso a parecchie informazioni in Europa che erano già state censurate negli Stati Uniti.

Per mantenermi mentre scrivevo la storia del sistema della Federal Reserve, ottenni un lavoro alla Libreria del Congresso come addetto agli scaffali. Era lo stesso lavoro svolto da J. Edgar Hoover per diversi anni mentre completava gli studi in legge al corso serale della George Washington University.

Alcune settimane dopo, poiché avevo fatto studi avanzati di fotografia presso l’Istituto, fui trasferito al Dipartimento della Fotografia. Nei vari mesi successivi ricevetti altre due promozioni in quanto avevo studiato con uno dei migliori fotografi giapponesi. In quei mesi riuscii a vedere Pound solo nei fine settimana e lui mi consigliò di mandare alcuni dei miei scritti al “The Social Creditor”, un piccolo settimanale pubblicato in Inghilterra. Inviai loro alcuni articoli che furono pubblicati ed ebbero commenti entusiasti.

SPEDIRE WEB

Un giorno, mentre mi recavo al National Press Club a pranzo con George Stimpson, un uomo davanti alla porta distribuiva copie di “Common Sense”. Ne mostrai una a Pound, un numero contenente il testamento di Hermann Goering. Mi consigliò di inviare loro degli articoli e loro pubblicarono alcuni stralci provenienti dalla ricerca della Federal Reserve.

Un pomeriggio un Ebreo venne alla Libreria del Congresso chiedendo di me. Fui mandato a chiamare nella stanza scura per vedere l’Ebreo che era una caricatura uscita dal giornale Der Stuermer. Cominciò subito a farmi delle domande dicendo che era stato mandato dal giornale “Common Sense”, e chiese :
“ Chi le passa questo materiale? Da dove vengono queste informazioni?”
Non volendo coinvolgere Pound, che rischiava sempre la possibilità che le sue visite giornaliere venissero cancellate e che venisse messo in isolamento, risposi che stavo facendo ricerche alla Libreria del Congresso. Era chiaro che non mi aveva creduto. Un goffo ragazzo di paese ben difficilmente poteva essere edotto sulle macchinazioni dei banchieri più segreti e più potenti del mondo !

Una squadra di agenti dell'FBI venne inviata alla Libreria del Congresso per interrogare chiunque avesse lavorato con me.

Il Senatore Herbert Lehman, dell’istituto bancario Lehman Brothers, e presidente nazionale della A.D.L. – Anti-Defamation League – (gruppo di pressione ebraico, ndt.) inviò la richiesta a Luther Evans, Bibliotecario del Congresso, che io fossi licenziato per via di un articolo che avevo scritto per la rivista Social Creditor.

La richiesta, scritta su carta intestata della ADL, era stata preparata dal funzionario dell’ADL Edelstein e firmata da Lehman senza averla letta, in quanto lui accettava qualsiasi cosa che Edelstein gli portava. L’articolo in questione rivelava che un certo Katz, amministratore del Piano Marshall, gestì la maggior parte dei materiali del Piano Marshall verso i paesi comunisti, anziché spedirli ai paesi non comunisti ai quali il Congresso li aveva destinati.
In altre parole, a causa delle trame ebraiche, il denaro destinato dal Congresso per aiutare i paesi non comunisti, fu segretamente dirottato ai paesi comunisti dove il solo beneficiario era l’Ebraismo internazionale. Fu naturalmente frode e peculato ad un livello inimmaginabile, paragonabile alla misteriosa scomparsa di 3 triliardi di Dollari quando il Rabbino Dov Zakheim era il responsabile degli affari finanziari al Pentagono nel 2001Nota di Lasha Darkmoon 
Comunque nessuno di loro osò sostenere pubblicamente la cosa poiché avrebbe svelato il fatto che gli Aiuti del Piano Marshall andarono ai comunisti.

Sebbene ancora non sapevo niente dell’ordine dato dall’ADL di licenziarmi, avevo avuto un precedente contatto col Senatore Lehman. Pound aveva visto un annuncio sul Washington Post che diceva che Lehman avrebbe parlato alla Howard University nell’interesse di un “autogoverno”, un piano per strappare il controllo del Distretto di Columbia dalle mani di un gruppo di uomini d’affari bianchi per passarlo a dei neri. La Howard University era la scuola di addestramento comunista di Ralph Bunche e di molti altri neri marxisti. Tramite la forte influenza di Eleanor Roosevelt (moglio del Presidente, ndt.), fu l’unico college negli Stati Uniti il cui intero budget era finanziato dal Governo Federale.
Pound disse che Lehman, un classico Ebreo degenerato, aveva un tic nervoso e aggiunse che sarebbe stato divertente vederlo in azione.

Quando io e David Horton arrivammo all’auditorio della Howard University, trovammo un gruppo di neri, otto o dieci, a rappresentare il pubblico per l’augusto senatore. Seccato dallo scarso pubblico, Lehman, rassomigliante ad un commerciante di abiti piccolo e tozzo, fece un breve discorso sull’autogoverno e poi diede il via alle domande.

Io e Horton ci alzammo subito in piedi e Horton chiese :
“ La Lehman Brothers considera il Distretto di Columbia un investimento sicuro ?” e io chiesi “ lei sosterrà Alger Hiss come primo sindaco di Washington ?”
Lehman, un Ebreo piuttosto stupido, fu completamente sconcertato dalle nostre domande.

Continuammo a fargli delle domande, mentre i suoi collaboratori, due giovani Ebrei da College cittadino, mostrarono i loro pugni nei nostri confronti.

Il famoso tic nervoso di Lehman fece la sua apparizione. Non era solo un tic all’occhio, ma l’intera parte sinistra del suo volto si contraeva spasmodicamente di continuo e con violenza.

Il pubblico di neri ci guardava di traverso e mormorava “vergogna!” Mentre i collaboratori di Lehman lo accompagnavano fuori.

Più tardi venni a sapere che nell'atrio della casa di Lehman a New York, una splendida statua del 14° secolo della Vergine Maria, saccheggiata da una delle Cattedrali Europee, era situata vicino alla porta. Per la gioia dei visitatori fu messa una sigaretta che pendeva dalle sue labbra.

L'idea di un giudeo della Santas Vergine Maria
Alcuni giorni dopo la nostra serata alla Howard University, mi fu consegnata la lettera di licenziamento da parte della Libreria del Congresso. Gli interrogatori della FBI non avevano portato a niente che potesse essere usato contro di me e avevano provocato commenti piuttosto rabbiosi fra gli altri impiegati. La lettera diceva che ero stato licenziato perché avevo scritto un articolo per il giornale Social Creditor. Mi fu data la possibilità di rivolgermi personalmente al Bibliotecario, cosa che feci. Nell’ufficio di Evans egli mi chiese :
“ Lei ha scritto questo articolo? “
“Sì“ – risposi – “Può provarmi che abbia detto qualcosa di male ?“
Evans rispose :
“Non sono competente di questo. Non dipende da me. Le sue dimissioni restano”.
“Ma io non sono un membro di alcun gruppo politico“ – protestai. “Non ho mai votato in tutta la mia vita. Lei ha molti membri del personale che sono attivisti di organizzazioni razziali militanti. Lei ha due impiegati che non fanno altro che stare tra gli scaffali a scrivere i numeri delle scommesse tutto il giorno. Perché proprio io ?”
Evans, che non mi guardò mai una volta negli occhi, aprì il primo cassetto in alto della sua scrivania dove intravidi una bottiglia mezza vuota di bourbon Country Gentleman. La guardò a lungo, si rivolse a me e disse: “Bene, è tutto”

La Library of Congress dove Eustace Mullins è stato impiegato
per breve tempo come addetto agli scaffali

IL MIO LAVORO SUCCESSIVO : 
Al Motor Club di Chicago divenni redattore della rivista Motor News con una tiratura di 250.000 copie. Nei due anni successivi accettai volontariamente compiti supplementari in qualità di redattore del “Industrial Editors News Service”, consulente alle pubbliche relazioni e organizzatore di eventi speciali. Ero stato al Club per due settimane e una settimana con un cassetto pieno di note del mio superiore James A. Bulger, che lodavano il mio lavoro e che mi ringraziavano dei miei nuovi programmi, quando, in un afoso pomeriggio d’Agosto, due uomini ben vestiti camminavano a grandi passi a fianco della segretario di Bulger, entrarono nel suo ufficio e chiusero la porta.

La sua segretaria che era un’amica, si rivolse a me e disse : “Mi chiedo di che cosa si tratta !” Io risposi che non gli avevo mai visti prima.

Gli uomini rimasero con Bulger per circa un’ora. Io potevo sentirli parlare con lui ma le loro voci erano basse. Alla fine chiamò la segretaria la quale entrò e ritornò fuori immediatamente consegnandomi un foglio piegato. Lo aprii e lessi :
“ Ha tempo cinque minuti per raccogliere le sue cose e andarsene dall’ufficio”.
La segretaria mi chiese : “Che cosa sta succedendo ?”

Vidi le lacrime che le scendevano dal viso. Le mostrai il foglio.
“So che cosa contiene“ – disse – “ma che cosa sta accadendo ? Il Sig. Bulger è malato, dobbiamo aiutarlo – quegli uomini !“
Lei si girò e andò verso il bagno.

Io misi alcune note personali in una busta e lascia l’ufficio.

Quella sera la segretaria di Bulger mi chiamò a casa. Mi disse che i due uomini erano agenti della FBI e che quando chiesero che fossi licenziato, Bulger rifiutò nettamente. Ciò era comprensibile perché facevo il lavoro di quattro persone. Poi iniziarono a minacciarlo per circa un’ora. Aveva avuto cinque attacchi cardiaci negli anni precedenti . Cominciò a contorcersi dal dolore e pregò quegli uomini di lasciarlo chiamare il medico.
“ Certamente“ – rispose uno degli uomini – “non appena avrà licenziato Mullins”.
Bulger fu allora costretto a scrivere quelle righe.

Dopo che lasciai l’ufficio, gli agenti della FBI accompagnarono Bulger dal dottore e poi lo portarono a casa dopo averlo avvisato di non dirmi ciò che era accaduto o di ridarmi il lavoro.

L’essere licenziato dal Chicago Motor Club fu il più grande trauma della mia vita e questo è stato certamente l’obiettivo delle vessazioni della FBI. All’età di 35 anni ero stato uno dei più attivi consulenti di pubbliche relazioni a Chicago, pranzando nei migliori ristoranti con i dirigenti di spicco della città. Ora mi trovavo invece per strada senza prospettive.

Però pensavo che con i miei contatti avrei potuto trovare un altro lavoro nelle pubbliche relazioni. Dopo alcune settimane fui sorpreso del fatto che dopo ogni colloquio non ricevevo più notizie. Gli amici al Motor Club allora mi dissero che in seguito alle pressioni dei membri Ebrei del Club, Bulger diceva a chiunque chiedeva delle referenze, che io ero un noto criminale che era ricercato in vari stati. Una cosa che non scrisse mai di suo pugno ma che divulgava solo via telefono, su istruzioni di un Ebreo che era il consulente legale del Club. Da quando fui licenziato dal Chicago Motor Club nell’Agosto del 1958, non ho mai più potuto trovare un impiego professionale.
Logo NaturPlus
Dopo varie settimane mi resi conto che sarebbe stato improbabile per me trovare un lavoro a Chicago. Iniziai a lavorare su un libro di Friedrich Nietzsche e mentre facevo delle ricerche alla Newberry Library, trovai un sacco di materiale sulla vita di Ezra Pound. Gli scrissi proponendogli di scrivere la sua biografia. Mi rispose subito dicendo che mi stava aspettando per farlo e che io sarei stato il suo solo biografo autorizzato.

Chiesi allora a Henry Regnery se poteva darmi un anticipo su questo libro. Rispose che non poteva sebbene fosse proprietario della più grande fabbrica di tendine avvolgibili al mondo, di una banca e altre proprietà, del valore di 80 milioni di Dollari.

Disse comunque che H.L. Hunt aveva bisogno di qualcuno per pubblicare un libro. Chiamai Hunt e lui fu d’accordo di pagarmi 100 Dollari a settimana. Dissi che non potevo vivere con quella somma. In effetti vivevo con 35 Dollari a settimana. Allora Hunt mi propose di vivere nella sua casa. A quell’epoca Hunt guadagnava 10 milioni di Dollari a settimana ed aveva accumulato una fortuna di 3 miliardi di Dollari.

H.L. HUNT, Giocatore e magnate del petrolio.
Nel 1957 è stato l'ottavo uomo più ricco in America
Arrivai alla casa di Hunt a Dallas con una valigia malconcia e una vecchia Plymouth, acquistata un anno prima per 100 Dollari con l’intera parte davanti ammaccata.

Hunt e io stabilimmo subito dei rapporti amichevoli in quanto, anche lui, aveva vissuto per anni con una valigia, viaggiando nell’entroterra del paese a prendere le concessioni petrolifere che furono la base della sua ricchezza. Io risiedevo nella sua migliore stanza degli ospiti, che era sempre stata occupata in precedenza dal Senatore Joseph McCarthy quando venne a Dallas. Hunt io ci mettemmo comodi a lavorare sul libro “Alpaca”.

Dopo vari mesi di intenso lavoro, il libro fu completato ed io iniziai a non avere tregua. A quel tempo Hunt mi aveva sistemato in un ufficio vicino al suo e tutte le volte che qualcuno lo chiamava, lui diceva: “Perché non ne parla con Mullins ?“ Mi accorsi che mi stava solamente usando come filtro, ma per uno scrittore senza un centesimo era una situazione lusinghiera essere conosciuto come l’assistente privato dell’uomo più ricco del mondo.

Iniziai a rendermi conto che dovevo ritornare a lavorare sulla biografia di Pound, e un pomeriggio, gli dissi che dovevo ritornare a Chicago. Ne fu totalmente sorpreso e vidi che era ferito e deluso dalla mia decisione. Tuttavia l’ho sempre ricordato con affetto e ammirazione e mi era sembrato ben disposto nei miei confronti in successive occasioni quando gli parlai a Dallas e a New York.


Sebbene non ne sapevo niente a quell’epoca, il mio collegamento con H.L. Hunt aveva spinto gli Ebrei ad una furiosa campagna di “vessazioni” nei confronti dei miei genitori. I cospiratori erano terrorizzati che Hunt potesse finanziare le mie pubblicazioni o un’organizzazione politica, nonostante in quel periodo non avevo nessuna organizzazione alla quale egli avrebbe potuto dare soldi.

Sapeva che mio padre aveva avuto un grave attacco coronarico nel 1956 ma fu solo negli anni successivi che l’attacco si era ripetuto in seguito ad una serie di violenti interrogatori da parte degli agenti dei reparti di controspionaggio dell’esercito. Mia madre mi disse che questi erano determinati a far rivelare a mio padre i nomi delle persone che finanziavano i miei viaggi e i miei scritti. Poiché nessuno mi aveva dato un centesimo, non c’era niente che lui poteva dire ma loro rifiutavano di credergli.

Sapendo che aveva i Mercoledì pomeriggio liberi dal negozio dove lavorava, due agenti lo aspettarono nella sua macchina. Lo obbligarono a salire, lo portarono sulla cima di una montagna dei dintorni e lo interrogarono per diverse ore dicendogli che lo avrebbero buttato giù da quella montagna. Ad un certo punto cercò di fuggire dall’auto. Gli agenti lo colpirono a pugni facendolo svenire, lo riportarono indietro al negozio e lo lasciarono all’interno dell’auto parcheggiata. Alla fine rinvenne e andò a casa. Il giorno successivo ebbe un grave attacco cardiaco dal quale non si riprese mai completamente.

I miei genitori non osarono mai raccontarmi questi dettagli, volendo proteggermi, in quanto sapevano che avrei ucciso qualcuno per queste atrocità. Comunque sapevo che erano stati interrogati e scrissi al Segretario della Difesa. Ricevetti una risposta che ammetteva che mio padre era stato interrogato e dando i nomi dei due uomini che lo avevano fatto. Alcune settimane più tardi, tentai di contattare questi uomini a Washington. Mi fu detto che erano stati inviati in missione a Guam e che l’aereo era precipitato e che erano tutti morti. La lettera con i nomi di questi uomini da allora scomparve dalla mia documentazione.

Mentre ero con H.L. Hunt a Dallas, la FBI iniziò a far visita ai miei genitori. I loro telefono era sotto controllo e ricevevano telefonate minacciose durante la notte. Le vessazioni e la brutalità di questa campagna era mirata esclusivamente a provocare in me qualche azione drastica. Io provengo da gente di montagna e non dimentichiamo mai un’offesa anche se ci vogliono 50 anni per compiere una vendetta. Il mio atteggiamento rimase controllato solo perché i miei genitori si rifiutavano di farmi sapere cosa stava loro accadendo, così la provocazione della FBI-ADL fallì.

La loro campagna venne comunque intensificata ed una sera del 1961, mio padre, le cui condizioni cardiache si erano costantemente aggravate per via di questa persecuzione, ricevette una telefonata da un noto provocatore della FBI:
“Abbiamo appena diramato un allarme nazionale per arrestare suo figlio.”
Mio padre mise giù il telefono. “Sono riusciti a prenderlo” disse a mia madre e collassò.

Fu portato all’ospedale dove morì per arresto cardio-circolatorio.

Passarono più di tre anni prima che mia madre mi raccontasse cosa era accaduto.

Ovviamente non c’era mai stato un allarme nazionale poiché non sono mai stato arrestato da nessuno.

Lettera di Eustace Mullins a
J. Edgar Hoover, 5 giu 1966
Nel “La mia Vita in Cristo“ accusai apertamente Lyndon Johnson, che era allora il Presidente americano, di aver assassinato mio padre, sebbene egli avesse agito per conto di Herbert Lehman, l’Ebreo che lo aveva sostenuto la sua candidatura alla Presidenza.

Il solo risultato di tutto questo fu che durante la presidenza di Johnson ogno copia del mio libro che spedivo per posta veniva distrutto dall’Ufficio Postale, finché non cominciai ad assicurare ogni copia.

Christian Vanguard, 1978
(Edizione curata e leggermente ridotta, con foto e sottotitoli di Lasha Darkmoon)
Fonte: darkmoon.me  darkmoon.me 

Seguici sul Canale Telegram https://t.me/unmondoimpossibile

Twitter @UImpossibile

Sei libero: di condividere, di copiare, distribuire e trasmettere quest'opera sotto le seguenti condizioni.


Articoli correlati





My Struggle against the Jews, by Eustace Mullins

In which Eustace Mullins describes his victimization at the hands of the Jews and his close personal friendship with the persecuted poet Ezra Pound.

“No one who has been martyred by the Jews should remain unknown. And no one who has been martyred by the Jews will remain unavenged.” — Eustace Mullins
My life will be judged worthwhile to the extent that it is of use to others.
For this reason, I wish to tell of the things which have happened to me in my struggle against the forces of darkness. It is my hope that others will be forewarned of what to expect in this fight.

During the past thirty years of this struggle, many of the great patriots who gave me, instinctively, their valuable guidance and inspiration, were themselves heavily immobilized by the machinations of international Jewry. They considered their personal losses relatively unimportant, however, compared to the sufferings of the Gentile people who have been enslaved by the Jews.

In the same way, it might seem idle carping for me to mention the murder of my parents by government agents working for the Jews, who wanted revenge against me for my work; not when we consider that sixty-six million Christians have been killed in Russian concentration camps since 1917, all of them murdered by the Jewish Communists who built and operated these camps.

These millions lie nameless and unmourned. But they were no less the victims of the Jews than my parents were — or many other Americans whose sacrifices have gone unrecorded by those who are next on the death list.

No one who has been martyred by the Jews should remain unknown. And no one who has been martyred by the Jews will remain unavenged.

I became the object of the Jews hatred by events which moved in a straight line. Successively, I became the protégé of George Stimpson, the most respected journalist in Washington, who founded the National Press; and of Ezra Pound, the world-famous poet; and of H. L. Hunt, one of the world’s richest men.

Of the three, only Ezra Pound fought the Jews openly. And he suffered grievously as a consequence, spending thirteen years in a hideous, urine-soaked madhouse in Washington D.C.

George Stimpson passed on to me many of the secrets of Washington, including the fact that Felix Frankfurter founded the Harold Ware Cell of Communists and the nature of the Jewish control over J. Edgar Hoover and the FBI. H.L. Hunt fought valiantly to preserve the values of Christian civilization. But he was unable to deploy his money effectively in a battle which was outside of his experience.

I was to visit Ezra Pound several times in the cell in which he was held as a political prisoner and which he aptly termed “the hellhole.”

“Ezra Pound fought the Jews openly.And he suffered grievously as a consequence, spending thirteen years in a hideous, urine-soaked madhouse…”

In 1942, when I joined the United States Army Air Force, I had no thought that thirty-six years later, I would still be engaged in a life-or-death struggle with a tenacious and relentless enemy.

I regarded World War II as an unavoidable hiatus in my chosen career as an artist and writer. The war would be over in a couple of years, and I would resume the writing of books which I had already begun. I had no personal desire to ‘slap the Jap,’ or ‘stun the Hun,’ or any of the ‘Tin Pan Alley’ slogans which the Jews had conjured up to herd the Gentile cattle to the slaughter.

Like many of my fellow soldiers, I sensed that the enemy was not really overseas, but was more likely entrenched here on the home front. But also like my fellow soldiers, I knew there was little I could do about it. Almost a year later, I read some material which gave me enlightenment.

Although it seems unbelievable now, during the height of World War II, there was more widespread dissemination of patriotic material on the Jewish conspiracy than there is today. Many dedicated patriots turned out small papers which printed the hard facts. They had long since learned how to survive the daily harassment by FBI agents, ADL agents, and hordes of other ‘home front’ guardians. They were frequently denounced by the paid press.

After reading one of these hysterical attacks, I sent Gerald L. K. Smith twenty-five dollars for some material. This was a large sum at that time, as my pay was only fifty dollars a month. By return mail, I received a large box containing several hundred copies of ‘The Cross and the Flag.’

Theis was the first material I had ever encountered on the Jewish problem. It contained many astounding revelations.

I realized at once that this was not the type of material to be quoted in the usual barracks discussions. Several soldiers had commented that there were informers in the barracks. Although I did not then make the connection, there was to be found in almost every barracks, a particularly obnoxious Jew, usually with a Brooklyn accent. It never occurred to me that these Jews were being as obnoxious as possible in order to goad the other soldiers into making an anti-Semitic remark. Nor did it occur to me that these Brooklyn Jews often had college degrees.

At that time, everyone with college background was ordered to try out for the Officer Candidate School. I did not realize that these Brooklyn Jews remained with the enlisted men for surreptitious reasons. This type of political supervision of the troops is axiomatic in Communist strategy. It was meticulously observed in the American Armed Forces during World War II. In combat zones, officers and enlisted men who had previously voiced doubts about the wisdom of Roosevelt’s crusade to save Communism, were shot in the back by these same intelligence agents who had followed them into the front lines.

While General Eisenhower was cosily tucked away with his British Secret Service ‘Chauffeur’, Kay Summersby, the real decisions were made by his Liaison Officer, Captain Warburg of the Kuhn, Loeb Banking house — a Jewish concern.

The Communist control over the United States Army surfaced during World War II with the selection of General George C. Marshall as Chief of Staff. As Senator Joseph McCarthy later pointed out, Marshall was under Communist Party discipline at all times. This did not interfere with his direction of our war effort, since the goals of the Washington Marxists were the same, the total defeat of the German anti-Communist forces. In the Korean and Vietnam wars, Communists direction of our Armed Forces remained unchanged, even though we were then fighting against ‘Communist’ forces. When General Douglas McArthur tried to oppose this Communist betrayal of our men, he was fired by David Niles, the Jewish Communist who was President Truman’s ‘Aide.’

The Communist recognized that final political control always resided in the military. In Moscow and in Washington, every officer is absolutely responsive to the current ideological line, regardless of any military consideration. This was recently demonstrated when every officer on active duty was ordered to support the giveaway of the Panama Canal, while many retired officers openly opposed it. The most stringent measures are carried out to ensure that no officer is able to form a group to discuss and possibly take action against the high treason of his superiors. When Commander George Lincoln Rockwell surfaced at the Pentagon, there was consternation throughout the high command. At the least sign of any independence or patriotic speech from any officer, the Jewish controlled media immediately raises a hue and cry about ‘Fascism’ and the offender is quickly neutralized.

After receiving the supply of Smith’s magazine, I distributed them in the day rooms to see who would read them. The next day, I toured the day rooms to see if anyone was reading them, and perhaps, to strike up a conversation. Every issue had disappeared. Not once did I see a copy while I remained on the base.

Apparently, I had been followed, and the papers picked up as fast as I had left them.

During my remaining years of military service, I encountered no one with strong political views. My own opinions were those of any young man of the period, hardly committed to any strong ideology. After the war, I enrolled at Washington and Lee University, intending to study law. After two years, I decided I should go to art school, and enrolled at the Institute of Contemporary Arts in Washington, D.C. The school had the usual mongrel types in its student body and a number of ardent Communists on the staff. But it attracted many of the leading writers as speakers. Like others among the ten million veterans, my main concern was in getting on with my career, and I had little concern with politics.

Over night my lack of concern changed.

One of the teachers at the Institute had been visiting Ezra Pound. He suggested I accompany him one afternoon, an offer which rather disturbed me. I thought it unlikely that the man who had edited T. S. Eliot and Ernest Hemingway would be interested in talking to me. But I went along.

The moment I entered the gloom of the insane ward, my former complaisance vanished, never to return.

I suddenly realized that a great writer had been punished by being confined in a madhouse, solely for his political views. In an instant, Pound filled the ideological gap in my life. Never again would I remain silent in the face of injustice.

The famous American poet had been convicted of treason for revealing in radio broadcasts that World War Two had been started by International Jewry to further its own ends of world domination. He was kept thirteen years in a lunatic asylum in a urine-soaked cell, originally in solitary confinement and forced to wear a straitjacket. Only much later was he allowed to receive visitors such as Mullins.

Pound apparently considered me a kindred spirit, and offered to give me ‘my own day.’ That is, an afternoon to visit him alone each week. I accepted. And by the time the next week rolled around, he was waiting for me with food, assignments for research, and errands to run.

Shortly afterwards, he brought up the Federal Reserve System, which I had never heard of. From that day, my work was cut out for me. His concern for his country had been aptly expressed by Charles Dickens in his American Notes, written a century earlier:
 “I do fear that the heaviest blow ever dealt at liberty, will be dealt by this country, in the failure of its example to the earth.”
The loss of liberty in America, which is occurring before our eyes, means the autocracy will be enthroned throughout the world, and that the freedom which was ours at our birth will never be known by future generations. Olga Ivinskaya, a Russian writer, writes of her years in a Soviet prison camp:
“Sanagian (a fellow inmate) had put down the story of her life in her awkward, uneven handwriting. She came from a working class family and her father—long since dead—had taken part in the Revolution in 1917, for this she heaped curses on his memory.”

In the usual hogwash about aristocrats, we never stop to think that it was the working people of Russia, not aristocrats, who were enslaved by the Communist Revolution. Similarly, in this country, it is the Jewish intellectuals, bankers, and industrialists who are in the forefront of the battle to enslave all Americans and take away their freedom forever. Should we allow this, future generations in the concentration camps will begin their days not with prayers, but with curses on our memory.

I soon began to visit Ezra Pound every day, a routine which I kept up for three years. During this time, I was thoroughly grounded in every aspect of the International Communist conspiracy. Pound said to me: “I am telling you things I didn’t know until I was fifty. You are twenty-five, which means you are getting an extra twenty-five years to do something about it.”

When I went to New York, bankers on Wall Street told me:– “I was here during the crash, but I didn’t know what was going on until I read your book.” I explained that I had had the benefit of Pound’s experience, and his access to much information in Europe which had already been banned in the United States.

To support myself while writing the history of the Federal Reserve System, I obtained a job at the Library of Congress as a stack attendant. This was the same job J. Edgar Hoover had held for several years while he completed his law studies at George Washington University night school.

A few weeks later, because I had done advanced photographic studies at the Institute, I was promoted to the Photography Department. In the next several months, I received two more promotions, as I had studied with one of the finest Japanese photographers. During these months, I was able to see Pound only on weekends, and he suggested I send some of my writings to ‘The Social Creditor,’ a small weekly published in England. I sent them some articles, which they printed, sending me enthusiastic comments.

One day, while going into the National Press Club for my daily luncheon with George Stimpson, a man was handing out copies of ‘Common Sense’ at the front door. I showed it to Pound, an issue containing the Hermann Goering Testament. He suggested I send them articles, and they printed some excerpts from the Federal Reserve research.

One afternoon, a Jew came to the Library of Congress, asking for me. I was called out of the darkroom to see a Jew who was a caricature out of Der Stürmer. He immediately began to cross question me, saying he had been sent from ‘Common Sense,’ and he asked, ‘Who is giving you your material? Where is this information coming from?’

Not wishing to involve Pound, who always faced the possibility of having his daily visitors turned away and being held incommunicado, I explained that I was doing research at the Library of Congress. It was obvious that he didn’t believe me. A gawky small town boy could hardly be privy to the machinations of the worlds most powerful and secretive bankers!

A team of FBI agents was now sent to the Library of Congress to question everyone who had worked with me.

Senator Herbert Lehman, of the Lehman Brothers Banking house, and National Chairman of the Anti-Defamation League, had sent a demand to Luther Evans, Librarian of Congress, that I be fired because of an article I had written for the Social Creditor.

The demand, written on ADL stationery, had been drawn up by the ADL operator, Edelstein, and signed by Lehman without reading it, as he accepted anything which Edelstein brought to him. The article exposed the fact that one Katz, Marshall Plan Administrator, presided over the most of the Marshall Plan material to Communist countries, instead of sending it to the non-Communist countries for which Congress had designated it.
LD: In other words, because of Jewish machinations, money intended by Congress to help non-Communist countries, was secretly diverted to Communist countries where the sole beneficiaries were international Jewry. This was of course fraud and peculation on an unimaginable scale — comparable to the mysterious disappearance of $3 trillion when Rabbi Dov Zakheim was in charge of financial affairs at the Pentagon in 2001.
However, neither of them dared to publicly argue the point, as it would have exposed the fact that Marshall Plan Aid was going to the Communists.

Although I as yet knew nothing of the ADL order that I be fired, I had had a previous contact with Senator Lehman. Pound had noticed an advertisement in the Washington Post that Lehman would be speaking at Howard University on behalf of ‘home rule,’ a plan to wrest control of the District of Columbia from a group of White businessmen and turn it over to the Negroes. Howard University was the Communist training school for Ralph Bunche and many other Negro Marxists. Through the dogged influence of Eleanor Roosevelt, it was the only college in the United States whose entire budget was provided by the Federal Government.

Pound mentioned that Lehman, a typical Jewish degenerate, had a nervous tic, and suggested it would be amusing to see it in action.

When Dave Horton and I arrived at the Howard University auditorium, we found a group of Negroes, eight or ten, the entire audience for the August Senator. Rather put out by the poor attendance, Lehman, a short squat ole clothes dealer type, made a short speech about home rule and opened the floor to questions.

Immediately, Horton and I were on our feet.

“Would Lehman Brothers consider the District of Columbia a safe investment?”—asked Horton. “Will you support Alger Hiss as the first mayor of Washington?”—I asked. Lehman, a rather stupid Jew, was completely bewildered by our questions.

We continued to fire questions at him, as his aides, two young city College Jews, shook their fists at us.

The famed Lehman tic now made its appearance. It was not merely a tic of the eye, the entire left side of his face was twitching steadily and violently.

The audience of Negroes was glaring at us, muttering, ‘Shame,’ as Lehman’s aides rushed him away.

I LATER LEARNED THAT IN THE FOYER OF THE LEHMAN MANSION IN NEW YORK, A SPLENDID FOURTEENTH CENTURY STATUE OF THE VIRGIN MARY, LOOTED FROM ONE OF THE GREAT CATHEDRALS OF EUROPE, STOOD NEAR THE DOOR. FOR THE TITILLATION OF VISITORS, A CIGARETTE WAS PLACED DANGLING FROM HER MOUTH. (Emphasis in original)
A few days after our Howard University evening, I was handed a letter of dismissal from the Library of Congress. The FBI interrogations had turned up nothing which could be used against me, and had caused considerable angry comment among the other employees. The letter stated I was being dismissed because I had written an article for the Social Creditor. I was given the option of making a personal appeal to the Librarian, which I did. In Evans office, he asked me, ‘Did you write this article?’

‘Yes,’ I replied. ‘Can you show me one false statement in it?’

‘I’m not competent to do that.’ said Evans. ‘This is not out of my hands. Your dismissal stands.’

‘But I am not a member of any political group.’ I protested. ‘I’ve never voted in my life. You have many staff members who are activist members of militant racial organizations. You have two staff members who do nothing but go through the stacks writing numbers bets all day. Why am I being singled out?’

Evans, who never once looked at me in the eye, jerked open the bottom drawer of his desk, where I glimpsed a half empty bottle of Country Gentleman bourbon. He looked longingly at it, turned to me, and said, ‘Well, that’s all.’

MY NEXT JOB: At the Chicago Motor Club, I became editor of Motor News, with a circulation of 250,000. During the next two years, I willingly took on additional duties as editor of the ‘Industrial Editors News Service,’ public relations counselor, and special events organizer. I had been at the club two years and one week with a drawer full of memoranda from my superior, James E. Bulger, praising my work, and thanking me for my new programs, when one sultry August afternoon, two well dressed men strode by Bulger’s secretary, and went into his office and closed the door.

His secretary who was a close friend, turned to me and said, ‘I wonder what that’s all about?

‘I never saw them before.’ I replied.

The men stayed with Bulger for about an hour, and I could hear them arguing with him, but their voices were kept low. Finally, he buzzed for his secretary. She went in, and came back out immediately, and handed me a folded note. I opened it and read, ‘You are allowed five minutes to get your things and get out of the office.’

‘What’s going on?’ the secretary asked me.

I saw the tears were streaming down her face. I showed her the note.

‘I know what’s in it,’ she said, ‘but what’s going on? Mr. Bulger is sick, we’ve got to help him—those men—’. She turned and ran to the restroom.

I put some personal memoranda into an envelope and left the office.

That evening, Bulger’s secretary called me at home. She told me that the two men were FBI agents and that when they demanded I be fired, Bulger flatly refused. This was understandable as I was doing the work of four people. They then threatened him for nearly an hour. He had had five heart attacks in the past several years, and he began to writhe with pain. He begged them to let him call his doctor.

‘Certainly,’ one of the men replied, ‘as soon as you fire Mullins.’

Bulger was then forced to write the note.

After I left the office, the FBI agents accompanied Bulger to the doctor, and then took him to his home, after warning him not to tell me what had happened or to give me my job back.

Being fired from the Chicago Motor Club was the greatest shock of my life. Certainly this was the goal of the FBI harassment. At the age of thirty-five, I had been one of the most active public relations counselors in Chicago, lunching at the best restaurants with the city’s leading executives. Now I was on the street with no prospects.

Even so, I supposed that with my contacts, I would be able to get another public relations job. In the next few weeks, I was surprised that after each interview, I heard nothing more about a job. Friends at the Motor Club then told me that because of pressure from the Club’s Jewish members, Bulger was telling everyone who inquired about references that I was a notorious criminal who was wanted in several states. He never put this into writing, giving out the slander on the phone, after instructions from the Jew who was the Club’s legal counsel. Since I was fired from the Chicago Motor Club in August, 1958, I have never again been able to get a professional job.

After several weeks, I realized it as unlikely that I would get any work in Chicago. I began work on a book about Friedrich Nietzsche, and while doing research at the Newberry Library, I found a great deal of material on Ezra Pound’s career. I wrote him suggesting that I do his biography. He immediately replied that he had been waiting for me to do this, and that I was to be his only authorized biographer.

I then asked Henry Regnery if he could give me an advance on this book. He replied that he could not — though he owned the largest window shade factory in the world, a bank, and other holdings, worth eighty million dollars.

He suggested, however, that H. L. Hunt needed someone to edit a book. I called Hunt and he agreed to pay me a hundred dollars a week. I said that I couldn’t live on that. In fact, I was living on thirty-five dollars a week. Hunt now offered to let me live in his home. At that time, Hunt’s income was ten million dollars a week, and he had accumulated a fortune of three billion dollars.

I arrived at Hunt’s home in Dallas with one battered suitcase and an old Plymouth, purchased a year before for one hundred dollars, with the entire front end smashed in.

Hunt and I immediately established complete rapport, as he had lived for years out of a suitcase, traveling in the back-country picking up the oil leases which were the basis of his fortune. I resided in his best guest room, one which had always been occupied previously by Senator Joseph McCarthy when he came to Dallas. Hunt and I settled down to work on the book ‘Alpaca.’

After several months of intensive work,the book was completed and I became restless. By this time, Hunt had installed me in an office next to his own, and whenever someone called him, he would say, ‘Why don’t you check with Mullins on that?’ I realized he was only using me for a buffer, but it was a flattering situation for a penniless writer to be referred to as the confidential assistant of the world’s richest man. However, I remained a penniless writer, and he remained the world’s richest man.

I began to realize I should be getting back to work on the Pound biography, and one afternoon, I told him I had to return to Chicago. He was completely surprised, and I saw that he was hurt and disappointed by my decision. Nevertheless, I have always thought of him with affection and admiration, and he seemed well disposed toward me on later occasions when I talked to him in Dallas and in New York.

Although I knew nothing of it at the time, my association with H. L. Hunt had driven the Jews into a furious campaign of ‘harassment’ against my parents. The conspirators were terrified that Hunt might finance my publications or a political organization, although at the time I had no organization to which he might donate money.

I knew that my father had had a serious coronary attack in 1956, but I was not told until years later that the attack had been brought on by a series of vicious interrogations by Army Counter Intelligence Corps agents. My mother later told me they were determined to make my father reveal the names of persons financially supporting my travels and writings. Since no one had ever given me a cent, there was nothing he could tell them, but they refused to believe him.

Knowing he had Wednesday afternoons off from the store in which he worked, two agents waited for him in his car. They forced him into the car, drove him to the top of a nearby mountain, and interrogated him for several hours, telling him they were going to throw him off the mountain. At one point, he tried to escape from the car. They knocked him unconscious, drove him back to the store, and left him in the parked car. He finally came to, and drove home. The next day, he had a severe coronary attack, from which he never completely recovered.

My parents did not dare tell me these details, out of a desire to protect me, as they knew I would kill someone for these atrocities. Nevertheless, I knew they had been interrogated and I wrote to the Secretary of Defense. I received an answer, admitting that my father had been interrogated, and giving the names of the two men who had interrogated him. Some weeks later, I tried to contact these men in Washington. I was told they had been sent on a mission to Guam, and that the plane had crashed with all aboard being killed. The letter with the men’s names has since disappeared from my files.

While I was with H. L. Hunt in Dallas, the FBI began to visit my parents. Their telephone was tapped, and they received harassing telephone calls during the night. The harassment and brutality of this campaign was intended solely to provoke me into some drastic action. I come from mountain people, and we never forget an injury, even if it takes fifty years to wreak our revenge. My temper remained under control only because my parents refused to let me know what was happening to them, and the ADL-FBI provocation failed.

Their campaign was intensified, however, and one evening in 1961, my father, whose heart conditions had steadily gotten worse during this harassment, received a telephone call from a known FBI provocateur, ‘We’ve just sent out a national alert to pick your son up.’

My father dropped the phone. “They’ve finally got him’ he said to my mother, as he collapsed.

He was taken to the hospital where he died of massive heart failure.

More than three years went by before my mother told me what had happened.

Of course, there had never been an alert, as I have never been arrested by anyone.

In ‘My Life in Christ,’ I openly accused Lyndon Johnson, who was then President of America, of murdering my father, although he had only been acting for Herbert Lehman, the Jew who had been supporting his bid for the Presidency.

The only outcome of all this was that during Johnson’s Presidency, every copy of my book that I mailed out was destroyed by the Post Office — until I began insuring each copy.

Christian Vanguard, 1978

Edited and abbreviated slightly, with pictures and captions by Lasha Darkmoon.