Descrizione

La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

Contra factum non valet argumentum”

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giovedì 14 aprile 2016

La data che cambiò la storia economica: la Cina nel WTO, 11 Dicembre 2001 - Genova G8 e il WTC ...


A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina.
Giulio Andreotti -


Leggete attentamente perchè questa è una cosa che non troverete da nessun'altra parte, una serie infinita di incredibili coincidenze nel 2001, che sono fatti certi ...

Questo giorno ben pochi se lo ricordano, o più probabilmente nemmeno lo conoscono anche se ne paghiamo e ne pagheremo per molto le conseguenze economiche e sociali correlate, perchè ?
Nel delirio collettivo WTC, Crolli, Pentagono, Bush, Talebani, Bin Laden, Global War e relative crisi economiche si son dimenticati di dirci, combinazione, di aver spostato, per i loro interessi, il lavoro dall'occidente alla Cina, che combinazione ...
A riprova di questo in rete si trova pochissimo, userò l'articolo successivo di 10 anni dopo per contestualizzare il fatto.
Che problema c'è si chiederà qualcuno, vista così nulla di che a parte le conseguenze, dopo 15 anni di negoziati, l’11 dicembre 2001 Pechino entrava nell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO - OMC). Da allora il PIL del Dragone è quadruplicato e la Repubblica Popolare è diventata il più grande esportatore del mondo. Con effetti positivi sui prezzi, ma con una concorrenza non sempre leale.


Come sempre non dobbiamo dimenticarci che viviamo in un macrocosmo e nulla succede per caso, soprattutto non si muove foglia che l'elite non voglia, come in apertura diceva il beneamato Giulio, io quando ho a che fare con certa gente non mi fido mai e penso sempre male, si dà il caso che decenni fà il "Club di Roma", uno dei mille gruppi mondialisti con sempre le stesse persone che ne fanno parte, assimilabile alla "Trilateral Commission" ed al "Bilderberg Club" decise tra il resto la deindustrializzazione e devastazione relativa di Italia, Argentina e Pakistan come paesi prova e poi dell'occidente tutto, Aldo Moro (Maglie, 23 settembre 1916 – Roma, 9 maggio1978) e Zulfiqar Ali Bhutto (Larkana, 5 gennaio 1928 – Rawalpindi, 4 aprile 1979) per questo fecero una brutta fine non essendo d'accordo, guardare la combinazione del periodo, Ali Bhutto era già stato deposto da tempo, dell'Argentina non stò a dire cosa poi gli capitò, ricordiamo tutti benissimo, la dittatura e la crisi, combinazione, nel 2001, di Aldo Moro bisogna ricordare che fù minacciato pubblicamente da Henry Kissinger di smetterla di voler unire l'Italia per fare poi politiche di crescita e fù rapito ... il mattino mentre andava al parlamento per la votazione del Compromesso Storico, semplice coincidenza ? 

Per fare un esempio c'è il divieto per certe nazioni di avere l'energia a prezzi competitivi, stiamo parlando anni '70, centrali atomiche, Ali Bhutto ci lasciò la pelle e per l'Italia ricordo benissimo non troppo tempo fà Bruno Vespa che raccontò il periodo del referendum sul nucleare: Dall'azienda c'era l'assoluto divieto di informare gli italiani, andarono a votare con un quesito del genere :
"Vuoi una bomba atomica sotto il letto ?" 
Pensate sia un caso ?
Però siamo pieni di bombe atomiche militari americane in tutta la penisola e sono un bel problema ...


Aggiornamento 10 luglio 2017, finito il 24 febbraio 2018☺
Anni fa parlando con un amico, Marco, parlavo del fatto che avevo sempre avuto il sospetto che i fatti del G8 di Genova 2001 fossero stati collegati e funzionali con l'11 settembre, lui mi mise al corrente della notizia di cui tratta l'articolo, passò del tempo e mi dimenticai del colloquio ma non della questione e feci poi questo articolo, cercandomi da solo i riferimenti.
Passa altro tempo, ci ritroviamo e viene fuori che la cosa era partita da lui e mi ragguaglia, partendo però da un altro mio articolo, inserisco cosa mi scrisse :
"Ho letto il tuo articolo. Interessante ma mi sembra manchi un tassello decisivo. Io è da tempo che avevo notato la "coincidenza" del 2001 e delle varie crisi finanziarie attribuite alla qualunque meno che al responsabile evidente, cioè la vorace economia cinese. In realtà le date combaciano molto di più con quelle degli attacchi alle torri. Effettivamente già sul momento io mi ero accorto della "notizietta" della chiusura degli accordi per l'ingresso della Cina nel WTO passata in terza pagina e oscurata dagli attacchi al WTC stessi (ricordo come fosse ieri il sottopancia che correva su CNN). il tutto infatti si compie tra il 10 e il 14 settembre 2001, in una zona mediatica completamente oscurata dall'attentato alle torri. Diciamo che in questo modo l'evento globalizzatore per eccellenza passava completamente inosservato all'ombra delle torri mentre un paio di mesi prima i NO-Global a Genova protestavano per molto meno mettendo a ferro e fuoco la città. La scelta dei tempi si è rivelata un ottimo sistema per mettere a tacere il dissenso. Per la cronologia completa dell'ingresso nel WTO della Cina ti consiglio questo link: come puoi notare a pagina 8 : 10 September 2001 Required by U.S. law, President Bush certifies the U.S. - China bilateral WTO agreement. 14 September 2001 WTO members finish agreement for China to join".
Nella pagina successiva :
"The final stages of the process was pushed forward by the terrorist attack on the U.S. on September 11th".
L'11 novembre, poi, come dalla foto che segue ci fu la firma della notifica di accettazione e di entrata in vigore del protocollo di adesione e l'11 dicembre 2001 appunto la Cina diventa il 143° membro dell'OMC, erano "solo" 20 anni che aspettava ...

Come sappiamo il numero 11 è ripetitivo ed è una ossessione per questi criminali, il 10 settembre 2001 Donald Rumsfeld ci aveva anche detto che il Pentagono non poteva spiegare la sparizione di $ 2.3 triliardi di dollari, nell'articolo ampiamente spiegati i fatti e le Ultime notizie sul Rabbi Zakheim, il 9/11 e dei migliaia di miliardi di $ mancanti del Pentagono in Israele e 9-11. - Following Zakheim and Pentagon trillions to Israel and 9-11.

Se c'era ancora qualche dubbio su chi ha permesso, anzi programmato e deciso la deindustrializzazione dell'occidente, gestito il macello del G8 di Genova e l'11 settembre credo proprio che ora non ci siano più, non certo George Bush, Stalin lo avrebbe chiamato "l'utile idiota", la cupola mafiosa bancaria internazionale, gli usurai. L’usura, per Ezra Pound, e non solo per lui, ha mosso guerra al mondo dal 1694, quando nacque la Banca d’Inghilterra

Il sig. Shi Guangshen, ministro per il commercio estero e la cooperazione economica della Cina, firma, con riserva di ratifica, il protocollo della Cina sull'adesione all'OMC alla IV Conferenza ministeriale di Doha l'11 novembre 2001.


Leggete cosa si scrive a proposito di Clinton e Blair:
Giulio Sapelli, ordinario di storia economica Università Statale di Milano:
Si è creata un’asimmetria, di cui paghiamo tutti le conseguenze. L’entrata della Cina nel 2001 nel WTO ha sconvolto l’approccio trilateralista kissingeriano, mentre invece veniva presentato al mondo come una continuazione della strategia del più grande diplomatico del Novecento. L’idea di Henry Kissinger era quella di rompere l’egemonia sovietica attuando non più il contenimento e il «roll back» (ovvero la controffensiva intermittente degli Usa nei confronti dell’Urss e della Cina), giudicati insostenibili nel lungo periodo, sostituendoli con una strategia di divisione e di alleanza tattica dell’Urss da un lato e della Cina dall’altro.
La deregolamentazione dei mercati finanziari voluta da Bill Clinton e Tony Blair ha creato, invece, un’asimmetria fra rendita finanziaria e profitto capitalistico. Si pensava di aumentare le rendite, favorendo la penetrazione degli intermediari finanziari e la delocalizzazione industriale in Cina. Ma, così facendo, si è venuta a creare un’asimmetria competitiva a svantaggio dell’Occidente, la cui capacità di accumulare capitali è risultata pesantemente compromessa, con conseguenze disastrose. Solo negli ultimi anni le contraddizioni dell’economia cinese, colpita da bolle finanziarie e immobiliari, indebolita dalla crescita dei salari e dai disordini sociali, tendono a correggere quest’asimmetria. Tuttavia, il vantaggio dell’aggressiva e monopolistica Cina continua a essere forte, con effetti nefasti sull’accumulazione capitalistica in tutto il mondo.

Tutto segue un filo fin troppo logico, come ci hanno spiegato quì ed è un sistema più volte usato, quando l'opinione pubblica è impegnata con altro possono fare certe azioni, mentre tutti correvamo dietro al vecchietto con la barba nascosto nelle grotte afgane è iniziata la globalizzazione selvaggia senza regole, per usare le parole di Giulio Tremonti.
Ho trovato una descrizione di parecchi anni fà interessante:
Il 2001 è stato un anno cruciale e di svolta che ha cambiato profondamente il mondo intero.
Due i momenti storici che segneranno per sempre la storia della umanità accaduti in quell’anno: l’attacco alle torri gemelle dell’11 settembre e l’ingresso nel WTO da parte della Cina, l’11 Dicembre del 2001.
A parte la curiosa coincidenza nelle due date, questi due eventi di fatto hanno contribuito sicuramente a cambiare per sempre il mondo intero, un vento di cambiamento proveniente da est che ha avuto nella icona di Bin Laden e negli occhi a mandorla dei cinesi, i suoi principali protagonisti.
Gli effetti provocati da questi avvenimenti sono totalmente diversi, in antitesi, a seconda che siano osservati da ovest o da est.
Nei paesi occidentali, a partire dal 2001, è esplosa una crisi economica senza precedenti, connessa alla esplosione anche delle varie bolle finanziarie, tra cui anche quella della New Economy, dando origine ad un recessione generalizzata, ancora oggi ben lungi dall’essere risolta. Ad occidente, come prima reazione si cercò un capro espiatorio, trovandolo nel terrorismo internazionale.
Questo approccio, condizionato dalla sempre presente necessità americana di cercare di continuare a mantenere elevati i flussi dei capitali verso gli USA, strettamente legati alla rendita petrolifera e alla vendita degli armamenti, ha però impedito di fatto all’occidente, Europa per prima, di analizzare e comprendere a fondo le reali dinamiche connesse alla crisi sopraggiunta.
Queste hanno radici ben più profonde di quelle riconducibili banalmente ad effetti legati al terrorismo internazionale, che oggettivamente ha avuto come unica reale tangibile conseguenza, quella di contribuire a creare una nuova economia legata alla sicurezza.
Questa miopia “indotta”, in tutto l’occidente ha aperto invece le porte ad un periodo “grigio”, una sorta di medioevo occidentale e di caccia alle streghe, pieno di fantasmi (Bin Laden il più gettonato) vissuto nel concreto terrore di vedere annientato il livello di benessere fino ad allora raggiunto.
Ben diversa la posizione ad est ed in Cina in particolare. Il 2001 rappresenta l’inizio di un vero e proprio rinascimento economico e culturale che pone pochi limiti agli obbiettivi raggiungili nel futuro, ricco invece di stimolanti sfide globali, tutte al positivo, non ultima quella sportiva che culminerà con le Olimpiadi del 2008 (assegnate alla Cina nel 2001!!) e l’expo del 2010 di Shanghai.
Volendo parafrasare quanto accaduto in termini sportivi, l’est nel 2001 ha iniziato il sorpasso e noi occidentali, come molti campioni alla fine della propria carriera, totalmente sorpresi, impreparati ed invecchiati, abbiamo attribuito l’accaduto ad attenuanti e congetture di tutti i tipi: ambientali, scarsa concentrazione, la sorte etc…
Ma i numeri parlano chiaro. Dal 2001, anno dell’ingresso della Cina nel WTO, mentre la Cina raddoppiava la propria quota sul mercato globale, passando dal precedente 3,9% all’attuale 7,7%, come oggi dichiarato dal Ministro del Commercio Cinese Bo Xilai, oltre a riuscire a mantenere una crescita del PIL annuo mediamente superiore al 9%, il resto delle economie occidentali retrocedevano la propria quota di mercato in maniera continua ed inesorabile.
Nel contempo dal 2001, la qualità delle esportazioni cinesi è decisamente cresciuta, tanto che i prodotti dell’elettronica sono passati al 56% sul totale dell’esportato cinese, quelli Hi-tech al 28% e in generale, gli assemblati ora rappresentano il 94% del totale delle esportazioni cinesi.
Nello stesso periodo, nei paesi occidentali ed in particolare in Europa, crescite annuali nell’ordine del 2% del PIL sono tuttora considerabili miracolose. A ciò, va aggiunto come la recessione interna nei diversi paesi, unita ai conflitti e stalli tra i diversi partners delle UE, su quale strategia utilizzare per tentare di reagire alla crisi, ha provocato effetti devastanti: ora tutto è fermo.
Proprio come il Titanic, l’occidente nel 2001 si è imbattuto
nell’iceberg della Cina ma chissà per quali strana ragione, il comandante era convinto che l’affondamento fosse legato ad un attacco militare da parte di un certo Bin Laden, tuttora impegnato da qualche parte della nave a procurare qualche altra falla nello scafo e che andava a tutti i costi fermato.
La confusione da allora è ancora tanta. Ancora non si sono comprese ed analizzate a fondo le vere ragioni per cui “l’inaffondabile” economia occidentale, nella incredulità generale, ora stia proprio affondando.
Sorge a questo punto una domanda: non è che l’occidente sia caduto nella trappola preparata ad est affinché tutto contribuisse ad un cambiamento generalizzato, una autentica rivoluzione planetaria?
Infatti è chiaro che dal 2001 le cose sono veramente cambiate sotto molti aspetti, rendendo possibili eventi prima impensabili, come quella de vedere l’Africa cominciare a marciare con le proprie gambe, assegnare il Premio Nobel al fondatore della Banca specializzata nel microcredito, negazione delle basi stesse del sistema bancario tradizionale, o che le economie in via di sviluppo, come lo era anche la Cina, saranno i leaders della economia mondiale futura.
Il terrorismo uccide molto meno dell’AIDS, della fame e della sete mondiale. Però l’ovest ha compiuto il terribile errore di ergere una muraglia per difendersi dal terrorismo, lasciando ai “barbari” venuti dall’est, ampi spazi di manovra, fino ad allora impensabili.
Ora gli effetti di una scelta come quella fatta dall’occidente nel 2001, sono sotto gli occhi di tutti, tanto che gli USA, per uscire dalla palude Afghana ed Irachena sotto la pressione dell'opinione pubblica, dovrà accettare, a denti stretti, l’aiuto di un nemico giurato, quale è l’Iran attuale.
Forse è proprio vero che il nuovo millennio iniziava con il 2001 che probabilmente verrà ricordato nel futuro, come l’anno “dell’apocalisse economica occidentale” e l’inizio della nuova alba ad est, così come l’11 Dicembre 2001, sarà ricordata come la tappa fondamentale affinché tutto ciò accadesse.
Ma nonostante tutto, ad ovest si continua a dormire sonni tranquilli (non siamo forse inaffondabili ??), sonni che assomigliano però sempre più ad un incubo, dal quale abbiamo paura di svegliarci.
La situazione necessita un cambiamento di rotta ed in fretta, per affrontare adeguatamente la realtà, prima che questa ci sommerga del tutto.
Trappola preparata ad est ma non da est e assolutamente da tempo, costruita con dovizia certosina.


Tutto questo unito a quanto che già si sà dell'11 settembre, al fatto che per motivi legati al petrolio ed all'oleodotto l'invasione dell'Afganistan fosse stata già decisa un anno prima e come, in un documento pubblico del PNAC, Nuovo Secolo Americano, con un evento della portata di Pearl Harbour, qualcuno mi venga ancora a raccontare che nell'epoca dei satelliti, degli shuttle, delle intercettazioni totali e globali, passavano per caso 19 arabi, senza cammelli, per altro ancora tutti vivissimi, con dei taglierini mettevano in ginocchio la civiltà occidentale .... già, giusto ieri scendevo da un Baobab, mi calavo e procedevo a 4 zampe togliendomi le pulci ....

Certo non stò dicendo che la Cina non dovesse entrare nel WTO, impensabile, quello che non funziona è come, quando e sopratutto quello che dovevano fare l'Europa ed America e che non hanno fatto, anzi hanno fatto e stanno facendo esattamente il contrario, mettiamoci pure dentro l'ibridazione dei popoli occidentali con popolazioni asiatiche ed africane, "Piano Kalergi", migranti, complotti, ma quali complotti, geostrategie di potere e controllo
“Contra factum non valet argumentum”
qualsiasi ragioniere deficiente saprebbe cosa fare e invece la crisi del 2008 strumentale e costruita, produzione industriale e tarocca in Cina, informatica ed automotive dall'India, olio d'oliva dalla Tunisia, frutta e verdura dal Marocco, tutto questo imposto dall'Europa, ovvio.




Tremonti ci spiega la Crisi della tecnofinanza e non solo

23/10/2007
 Il Foglio

Turbolenza? Altro che turbolenza, per Giulio Tremonti è una Crisi (sì, con la C maiuscola). Alti e bassi del ciclo? Macché, da agosto in qua, vengono trasmesse scosse d'intensità crescente e non è finita.
Prima ci si rende conto che è in corso un cambio storico, meglio è.
«Una svolta che richiede nuove categorie politiche. Il liberismo estremizzante non interpreta la realtà. Questo sta facendo molti orfani intellettuali».
A loro e a chi non s’è ancora accorto di essere orfano, Tremonti propone di passare dell’ideologia al realismo: il mercato se è possibile, lo stato se necessario. Ricorda che nel novembre scorso il Corriere della Sera pubblicò una sua intervista.
«Il giornale scrisse nel titolo ‘tipo 1929’, la mia opinione è che la storia non si ripete, però la Crisi c’è, non è solo finanziaria e non è solo in America. L’ontologia aristotelica della crisi, se sia sostanza o accidente, interessa poco. Credo sia più significativa una riflessione sullo stato di salute del capitalismo. Se la globalizzazione con il suo mercatismo abbiano o no dischiuso una età dell’oro».
Tremonti fa un passo indietro ed espone la regola del tre volte cinque. Nel 1989 cade il muro di Berlino, il mondo si unifica, vengono rimossi confini ideologici ed economici e liberate risorse tecnologiche militari (internet la principale). Cinque anni di incubazione, poi nel 1994 viene la WTO a Marrakech che dà il via alla liberalizzazione dei mercati. Seguono altri 5 anni in cui le forze messe in campo si caricano di potenza, poi la doppia reazione, quella negativa del mondo arabo che subisce lo shock identitario e reagisce con violenza e qualla positiva del mondo orientale. L’11 settembre 2001 si allinea con l’11 dicembre 2001 quando la Cina entra nella WTO.
«I cinesi fanno i cinesi, la mia critica non è alla Cina, ma alla architettura burocratico-dogmatica dell’Europa: inventata per fare il mercato unico, non si è accorta che non è più l’unico mercato. In Cina il mercato è fatto da imprese e banche di stato, in Europa è vietato l’aiuto di stato. È più giusto questo divieto di quel permesso ma non si può dire che venga rispettata la condizione base del mercato: la parità concorrenziale».
Per la globalizzazione non erano sufficienti il proletariato esterno, l’esercito di riserva fatto dalla manodopera orientale a basso costo e neppure gli spiriti animali liberati nel mondo o i computer, insiste Tremonti.
«Serviva un’ideologia, quella che ho chiamato mercatismo: un mondo unico, un mercato unico, un pensiero unico, un uomo a taglia unica, la forma nuova, assoluta, vincente, di un nuovo materialismo storico. Ebbene questo apparato ideologico sta entrando in crisi».
I sintomi sono molti.
«Primo, la Cina oggi non è più percepita come un valore assoluto né in America né in Europa e nemmeno a Bruxelles. C’è un crollo di affidabilità e di popolarità. La gente non vuole più free trade, ma fair trade. Ricorda chi ne parlava nel 2001?».
Il secondo sintomo è nei fondi sovrani
«dove l’aggettivo cancella il sostantivo. Queste specie capitalistiche nuove sono veri e propri strumenti statali».
Terzo: il mercato dell’energia, sempre più strategico.
«In Europa stiamo creando il mercato perfetto, mentre intorno all’Europa si crea il monopolio perfetto. Gazprom è una corporation o una nuova Compagnia delle Indie orientali? Non ho mai visto l’antitrust europeo mandare una lettera a Gazprom».
Quarto, l’agricoltura.
«I prezzi dei cereali schizzano in alto per la domanda di India e Cina, e perché c’è chi li trasforma in carburante. Da noi perché l’architettura agricola europea sta diventando un assurdo. Mi pare il mondo all’incontrario».
Infine il sintomo dei sintomi, la crisi finanziaria.
«La tecnofinanza ha alimentato la globalizzazione, sostenendo tra l’altro la domanda del consumatore americano. Per secoli i banchieri hanno preso denaro sulla fiducia e lo hanno prestato a rischio. La tecno-finanza consentendo di incorporare il rischio di prodotti e di cederli sul mercato, ha creato l’illusione di far scomparire il rischio, invece lo ha moltiplicato. E i primi a non aver più fiducia dei banchieri sono proprio i banchieri».
«Il mercatismo non funziona»

Ma per Tremonti è il ruolo delle banche centrali che spinge davvero a un’analisi politica diversa da quelle convenzionali.
«La mano pubblica si è sostituita alla mano privata, lo stato ha salvato il mercato insomma. Come si fa di liberismo e di liberismo finanziario? Quando c’erano 10 milioni di disoccupati, i liberisti dicevano: è il mercato. Se invece c’è un default finanziario e interviene lo stato i liberisti o tacciono o lo giustificano. Qual è il filo della coerenza intellettuale e morale? Il liberismo è una cosa, il liberalismo è un’altra cosa. Il liberismo è forza dogmatica, il liberalismo è empirico, è come un orologio meccanico fatto di pesi e contrappesi, spinte e controspinte». Ma il liberismo è diventato di sinistra. «Non so se è di destra o di sinistra, so che il mercatismo non funziona e l’età dell’oro non esiste. È ancora da venire. Guardi quanto costa un chilo di pasta o un litro di benzina. Le azioni del free trade sono in caduta libera mentre salgono quelle del fair trade». E lei cosa propone? «Il liberismo in senso storico, quello che dice: market if possibile, government if necessary». In Europa chi è più vicino se non Nicolas Sarkozy? Per Tremonti il presidente francese sta costruendo in modo concreto, «senza furori ideologici né reaganiani né comunisti».
Il cambio di paradigma comporta anche un cambio di politiche, a cominciare da quella fiscale. Sul Foglio, Felli e Tria hanno proposto di ridurre le imposte dirette e aumentare quelle sui consumi.
«Sul piano politico non esistono copyright, su quello scientifico dovrebbe invece esistere una corretta ricostruzione del pensiero», 
commenta Tremonti, il quale ricorda quel che scriveva nel 1991 assieme a Vitaletti: passando dall’età dell’idealismo all’età del consumismo, proponeva uno spostamento dell’asse del prelievo fiscale dalle persone alle cose. E soprattutto ricorda il libro bianco sulla politica fiscale del primo governo Berlusconi diffuso su mezzo milione di copie, che conteneva la proposta di ridurre l’imposta sul reddito aumentando simmetricamente quelle sulle cose a partire dall’Iva.
«Escludo che per un’idea valga l’usucapione, ma ci guadagnerebbe la serietà intellettuale».
Perché in Italia non se n’è fatto niente, mentre la Germania va in questa direzione?
«Una cosa è produrre scritti scientifici e una cosa è fare attività di governo, una cosa è fare il medico di emergenza al pronto soccorso, un’altra in una spa o in uno stabilimento termale. La Germania sceglie la riforma in una fase di crescita, dopo aver assorbito lo schock da globalizzazione e con una grande coalizione. Noi dal 2001 siamo stati costretti ad operare in emergenza, in recessione e con il terzo debito pubblico del mondo, abbiamo evitato crisi sociali e finanziarie, lavoro e pensioni sono state le nostre priorità».
E adesso?
«Adesso temo che saremo di nuovo sotto shock».

Non credo che ci sia altro da fare che darsi una sveglia e muoversi a contrastare chi semplicemente ci vuol distruggere, poi via uno l'altro, non ci sono scialuppe di salvataggio, qualcuno mi provi ghe stò sbagliando e questo è ancora l'Eden, ben contento .. 
Ora l'unico articolo e nemmeno dei media main stream che parla della data che cambiò la storia economica dopo 10 anni:

“The 10th anniversary of WTO China Membership”

11 Dicembre 2001 – La Cina entrò nel WTO. E da quel giorno il mondo subì il più grande cambiamento economico della sua storia recente.

Domenica 11 dicembre scorso la Cina ha celebrato il The 10th anniversary of WTO China Membership. In occidente penso che nessuno consideri questa data, ovvero l’entrata della Cina nel WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), come una di quelle da tenere bene a mente. Già, dalle nostre parti non si ha l’abitudine di prestare attenzione agli eventi che hanno cambiato il mondo che non siano guerre, attentati spettacolari, catastrofi bibliche e quant’altro di minore importanza.

Eppure, se vogliamo capire qualcosa del rapido declino dell’economia reale dell’occidente nel suo complesso e della sua situazione finanziaria in stato ormai di default globale dovremmo proprio andare a comprendere il fenomeno Cina a partire da quella data. Data che rappresenta il definitivo decollo dell’incredibile fenomeno dell’industrializzazione della Cina a tappe forzate, della straordinaria modernizzazione di questo paese guidato da menti illuminate che hanno perfettamente capito cosa si deve fare e soprattutto non fare per sviluppare l’economia di una nazione, ovvero di un popolo.

L’uso di parole forti quali incredibile o straordinario è il meno che si possa fare per descrivere come sta procedendo il progresso e lo sviluppo della Cina in tutti i campi. Ma per dare un’idea più concreta di come sta procedendo in Cina la modernizzazione ad alta velocità vi racconto questa storia.

La scorsa settimana mi sono recato a Changzhou, città sita nello Jiangsu, provincia contigua all’area metropolitana di Shanghai. Provincia da 90 milioni di abitanti circa che è divisa in 2 parti dal tracciato dal grande fiume azzurro (Chang Jiang) . Changzhou dista 185 km da Shanghai e la sua municipalità conta circa 5 milioni di residenti. Non è particolarmente famosa e all’estero ben pochi la conoscono. Trattasidi una delle tanti città cinesi che sono salite sul grande treno dello sviluppo economico della Cina, grazie alla sua buona dislocazione geografica .

Questa città avevo avuto modo di frequentarla a lungo per lavoro nell’anno 2006. Allora dall’aeroporto di Shanghai ci si andava usando l’autostrada per Nanchino, da poco ampliata nelle corsie e rifatta completamente ex novo, in circa 1,5 anni di lavori (300 km in tutto). Il traffico, pure abbastanza intenso anche allora, è diventato oggi un via vai di mezzi inimmaginabile, dove gli incidenti e le code sono molto frequenti e non si è mai certi dell’ora di arrivo.

Molto meglio e più rapido e sicuro usare il moderno treno che collega tutte le principali città del sud dello Jiangsu fra Shanghai e Nanchino. Così ho fatto domenica 11 dicembre. I 185 km sono stati percorsi in 55 minuti, comprendendo 2 fermate intermedie, comodamente seduto nel posto riservato via agenzia, con presentazione del documento di identità e con un sistema di prenotazione analogo a quello aereo, nel silenzio di marcia che caratterizza i nuovi treni veloci cinesi e in perfetto orario. Cosa questa scontata in Cina. Lungo il percorso non mi riconoscevo nel paesaggio tanto era cambiato in questi 5 anni trascorsi da allora. Nuovi quartieri residenziali sono sorti, senza quasi soluzione di continuità, lungo tutta la direttrice, grattacieli da 100 metri circa a perdita d’occhio dove un tempo c’erano povere case contadine. Nuove zone industriali, nuove strade, gradevoli opere di efficiente urbanizzazione, giardini e alberi dappertutto.

Ma la sorpresa è stata Changzhou. La stazione ferroviaria è stata completamente rifatta e ampliata,una serie di svincoli stradali consente di uscirne in taxi in modo rapido verso la zona nord della città che 5 anni fa era all’inizio del suo sviluppo, secondo i piani del governo locale. Lungo il tragitto verso l’albergo tutto era cambiato. Autostrade che tagliano la città, svincoli autostradali amplissimi per immettersi nella viabilità urbana, strade a 8 corsie all’americana nuove, affiancate da nuovi complessi residenziali, con grattacieli, centri commerciali enormi dove prima c’erano poche vecchie case fatiscenti, nuovi palazzi del governo nazionale e locale, nuove filiali di banche e un brulicare di gente e di auto dappertutto. Insomma fino a che non sono arrivato all’incrocio stradale dove stava lo stesso hotel dove allora alloggiavo il disorientamento era totale, nulla di com’era era rimasto uguale. Solo l’hotel era lo stesso visto che allora era nuovissimo ma sembrava costruito nella sperduta periferia della città e lo si vedeva da ogni parte tanto che era un punto di riferimento visivo, appena vi si arrivava a qualche km di distanza, visti i suoi 100 metri di altezza. Ora non è più così. L’hotel pur ancora ben curato e manutenuto si perde fra una miriade di edifici alti altrettanto e anche di più. Ai cinesi piace moltissimo andare ad abitare nei piani più alti. Gli appartamenti ivi situati sono i più ambiti e quindi i più cari.

Inoltre, come non bastasse il di già costruito ma in larga parte inabitato, cantieri e gru a centinaia nelle aree ancora non edificate. Ma cosa se ne fanno di questi immobili visto che il costo medio di 4.000 EUR circa al mq li rende inaccessibili alla stragrande parte della popolazione ?

Mistero cinese ed esempio illuminante della bolla immobiliare di questo paese che definire immane dà solo una pallida idea delle sue dimensioni. Ma il parlarne non è l’obiettivo di questo post.
Ritorniamo al “The 10th anniversary of WTO China Membership”

Domenica 11 dicembre c’è stata in Cina la celebrazione ufficiale dell’evento. Il presidente Hu Jintao ha tenuto il suo discorso e la TV cinese ne ha ampiamente parlato per 2 giorni come fosse l’evento più importante del mondo, altro che il summit della UE di Bruxelles, che si è tenuto quasi in concomitanza e relegato a problema che potrà rallentare non poco l’impetuoso procedere dell’economia cinese export dipendente. Per inciso, la bandiera italiana e greca stavano sempre appaiate in croce e questo la dice lunga di cosa pensano di noi in Cina. Visto il rilievo dato alle celebrazioni ho seguito alcune trasmissioni in lingua inglese.

Interviste a grandi personalità cinesi, sunti dei discorsi dei leader, a cominciare da quello del presidente Hu Jintao, dimostratosi, per l’ennesima volta un competente manager della Repubblica Economica Cinese. Inoltre tutto il giorno dibattiti, grafici, istogrammi, percentuali di crescita, tabelle di dati che davano la dimensione numerica di quali sono stati i progressi della Cina in questi 10 anni di boom economico ininterrotto e di dimensioni come mai accaduto nella storia, neppure nel Giappone degli anni 70-90.

Vi sono state anche alcune interviste a personalità economiche occidentali di grande rilievo ma tutte appartenenti all’area della finanza. Il che era molto in contrasto con gli intervistati e partecipanti ai dibattiti cinesi costituiti per lo più da industriali, capi e manager d’azienda ma anche da politici e PROFESSORI che di come funziona l’economia reale se ne intendevano eccome. I pochi rappresentanti del mondo bancario non facevano altro che esaltare la loro funzione al servizio dello sviluppo economico e industriale della Cina.

Monsieur Pascal Lamy
Per quanto riguarda l’intervista al direttore generale del WTO, Monsieur Pascal Lamy mi ha fatto venire la pelle d’oca (una carriera globalista di tutto rispetto NdR). Ha detto tutto quello che ai cinesi piace sentir dire e probabilmente per questo lo hanno addirittura invitato alle celebrazioni ufficiali dell’anniversario con tutti i membri del partito comunista cinese presenti. Una esaltazione della Cina come motore del progresso mondiale e nulla sulla politica di dumping valutario che la Cina attua con quotidiana tenacia da quando è entrata nel WTO.

Stesso discorso per gli altri occidentali intervistati. Anche nell’intervista a Henry Paulson, ex ministro del tesoro americano nell’ultimo governo Bush, si è vagamente accennato al’esigenza di regolare meglio i rapporti di cambio rendendoli più flessibili. Parole già usate in altre occasioni e addirittura in modi più duri nei confronti dei governanti cinesi, i quali hanno sempre fatto e continuano a fare orecchie da mercante sul tema.

Quello che mi ha sorpreso nei dibattiti però non è stato quello che si è detto del passato, accaduto in questi 10 anni trascorsi ma piuttosto quello che la Cina intende portare avanti come politica economica industriale nel futuro.

Ovvero: Arrivare in breve tempo a produrre in Cina una qualità come in Giappone.

Non sarà facile ma, visto gli impegni che il governo nazionale intende prendere per agevolare questa missione e i mezzi che l’industria è disposta a mettere in campo, non sarà un traguardo impossibile. Personalmente, visto come sono fatti i cinesi, ho qualche dubbio che arrivino a tanto ma non mi meraviglierei se venissi in futuro smentito. E qui, anche se fossi un tedesco mi preoccuperei non poco.

Dappertutto in Cina da un po’ si vede scritto, proiettato o stampato lo slogan in Cinese+Inglese

“MADE in China – Better Choice, Better Life”

Slogan che sarà la parola d’ordine dei prossimi 10 anni. In pratica si vuol dire che scegliere il Made in China è/sarà la scelta migliore per una vita migliore. A molti occidentali scapperà un sorrisino di commiserazione. Il prodotto cinese è normalmente immaginato sì economico ma allo stesso tempo di qualità scarsa. Oggi è in buona parte ancora vero ma spesso non è più così. Vi sono settori dove operano aziende che si stanno rapidamente adeguando a un alto standard di qualità e altre che lo sono già. Ad esempio il settore Automotive.

Accanto a carrette di piccoli produttori locali, corrono ormai anche quelle frutto della “cooperazione” sino- USA-EU, che si può altrimenti definire svendita di know how. Trattasi di vetture niente male, ben rifinite ed equipaggiate con accessori in linea con le modernità oggi richieste in occidente. L’affidabilità è buona, il confort pure e il prezzo, tradotto in EUR o USD supercompetitivo. Tanto è vero che in Sud-America, come in tutti gli altri paesi emergenti le vetture cinesi stanno iniziando a spopolare. Dallo 0% del 2010 in Brasile i produttori cinesi avranno il 5% di quota di mercato nel 2011 ma è prevedibile che rapidamente salirà negli anni successivi, in quanto il prezzo di un’auto cinese comparabile con altre sul mercato è del -40%, quasi la metà.

Già, è iniziata, per chi non lo sapesse, l’operazione accerchiamento silenzioso dei mercati occidentali, in cui i cinesi sono maestri, anche nel settore Auto. 

Come andrà a finire è facile immaginare ma di questo i nostri governanti non si preoccupano.

In questo momento bisogna salvare l’Euro, il dollaro come valuta internazionale, gli oligarchi della finanza che sta strangolando l’economia reale, i parassiti che creano valore sulla ricchezza reale prodotta da altri, i politici artefici interessati del disastro economico e finanziario incombente sull’occidente e sull’Italia in particolare
 e, in aggiunta, per fare maggioranza, anche tutti coloro che ci tengono a poter continuare per ancora un po’ a comprarsi l’I Phone a buon prezzo, ad andare in vacanza all’estero spendendo poco, insomma tutti coloro che supponendo di avere un posto di lavoro non a rischio vogliono mantenere intatto il loro potere d’acquisto.
Di come veramente sta andando l’economia reale occidentale poco si parla e quasi mai con la preoccupazione che si dovrebbe avere, specie in Italia.

In Cina invece di questi temi si parla sempre e l’occasione del 10th anniversary ne è stata un’esaltazione. Alcuni flash sono questi:
NOKIA
Ancora primo produttore mondiale di telefonini, sta rischiando grosso. Per bene che potrà andare, è destinato e diventare un marchio marginale, relegato alla bassa gamma tecnologica dei telefonini perché da tempo non guadagna e quindi non riesce a investire nell’innovazione. Chissà perché?

ACCORDI ECONOMICI FRA STATI
La Cina, attraverso le sue delegazioni in continuo itinere a visitare le nazioni emergenti del mondo con tante materie prime, stipula accordi commerciali che prevedono forniture di beni e opere infrastrutturali chiavi in mano in cambio di commodities. L’ultimo con l’Argentina della presidentessa Cristina Fernandez de Kirchner che ha ben pensato come Lula prima e la Dilma Roussef, suoi omologhi brasiliani, di fare a meno degli aiuti dell’occidente e della sua finanza che l’ha tenuta da sempre soggiogata.


POLITICA DELLA QUALITA'
Lo slogan sopra citato diventerà un’ossessione in Cina nei prossimi anni. TV e i vari media in generale lo ripeteranno fino a che non entrerà nella testa di tutti i cinesi. Oggi pare una Mission Impossible ma penso che ne vedremo a molto breve i primi effetti.

MIGLIORAMENTI DEI SERVIZI SOCIALI IN CINA
In Cina il Governo ha deciso che oltre a continuare nel progresso economico-industriale bisogna finalmente prestare attenzione e destinare risorse al benessere sociale, assicurando migliori servizi, insomma sviluppare il welfare in generale.

MIGLIORAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE
In Cina si continua ad andare avanti costruendo circa 15 km di nuove autostrade al giorno, si prevede di collegare con l’alta velocità ferroviaria tutte le principali città della Cina entro il 2019, si migliorano a vista d’occhio i trasporti pubblici delle grandi città ma non solo con metropolitane, linee bus preferenziali ad alta capacità di trasporto, si rifanno e si portano a dimensioni enormi gli aeroporti e le stazioni ferroviarie dei principali centri, e così via.



RIAVVIO DEL PROGRAMMA NUCLEARE
I Cinesi non si sono fatti tanto spaventare dal disastro giapponese di Fukushima. Dopo una pausa di riflessione di 1 anno circa, per ridefinire nuovi e migliori standard di sicurezza a cui devono corrispondere sia le vecchie che le costruende centrali, sarà a breve approvato e riavviato il programma di costruire da 8 a 10 nuove centrali all’anno nei prossimi 20 anni in modo da passare da una potenza produttiva elettrica da nucleare dagli attuali 40 MegaWatt a 300 MegaWatt.


Conclusione
Insomma, la Cina è diventata in 10 anni il primo paese esportatore del mondo, la seconda economia del mondo, partendo da posizioni che non ricordo quali fossero e che in Cina si son guardati dal ricordarlo.

Se poi considerassimo il valore del PIL, a parità di poter ed’acquisto, le gerarchie e le distanze verrebbero stravolte. Insomma, anche se c’ ben tanto ancora da fare, in Cina hanno proprio ragione di celebrare questo: “The 10th anniversary of WTO China Membership”

come una data storica

Noi in occidente invece siamo continuamente a celebrare funerali di aziende e imprese strangolate dalla concorrenza dei paesi che ritengono che, per mantenere il progresso di una nazione, bisogna avere una moneta debole. Situazione che la Cina in particolare difende con tutte le sue forze, magari anche regalando qualche soldino alle disastrate casse dei paesi occidentali, sottoscrivendo titoli di debito degli stati occidentali più virtuosi nonchè benefici importatori di merci cinesi.


giovedì 26 novembre 2015

Perchè il Debito Pubblico è Illegittimo, Quindi Detestabile

"Basta avere il coraggio di schierarsi dalla parte del proprio popolo e l'onestà di rifiutare i lauti guadagni – per ristretti e ben determinati gruppi di persone – promessi dai potentati economici per cominciare un circolo virtuoso mirato al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione nel suo insieme, abbandonando la triste logica del profitto ad ogni costo perseguita dall'Occidente a spese dei popoli di tutto il resto del mondo". 

- Rafael Correa - politico ed economista ecuadoriano, presidente dell'Ecuador dal 2007 al 2017.

“Finché l’individuo in cambio di una immunità, d’una esigua ma sufficiente paga giornaliera, d’una uniforme che lo faccia apparire un poco di più di quel che crede di essere, è disposto a sparare sul prossimo, anche quando questi chiede i suoi sacrosanti diritti, l’umanità resta quello che la cronaca ci ha dimostrato e ci dimostra : schiava dei suoi istinti e senza nessuna possibilità di evoluzione”. 

Max Enguer - Scrittore

«E’ un bene che la gente non sappia come funziona il nostro sistema monetario, perché se lo sapesse farebbe una rivoluzione entro domani mattina».
- Henry Ford - Fondatore della casa automobilistica For
d Motor Company.

Perchè il Debito Pubblico è Illegittimo, Quindi Detestabile

di Mondart

Il concetto di Debito Detestabile è un precedente giuridico importantissimo, in quanto legalmente usato dagli USA nel 1898, al momento del conflitto ispano-cubano che portò all'annessione di Cuba, per rifiutare di pagare il debito pubblico contratto da Cuba col regime coloniale Spagnolo.

“Detestare” il debito e rifiutarsi di sottostare al cappio fraudolento del suo pagamento è quindi cosa fattibile e del tutto lecita, una volta dimostrata la completa illegittimità di un Debito di cui i cittadini non sono responsabili: il Diritto Internazionale offre diversi strumenti a tal fine, uno dei quali è appunto la nozione di debito detestabile. Debito Pubblico che è dunque possibile dichiarare “detestabile” se esistono le condizioni atte a soddisfare i tre requisiti giuridici di seguito esposti …


Tre prerequisiti sono necessari per poter definire un debito “detestabile”:
  • 1. Il governo del Paese deve aver conseguito il prestito senza che i cittadini ne fossero consapevoli e senza il loro consenso.

  • 2. I prestiti devono essere stati utilizzati per attività che non hanno portato benefici alla cittadinanza nel suo complesso.

    3. I creditori devono essere al corrente della situazione, e disinteressarsene.
    Proprio l’America dunque - la stessa America che oggi tramite il FMI ed il suo sistema bancario privato strangola l’Occidente intero ed ogni altra Nazione che entri (volente o nolente) nel suo raggio d’ influenza tramite un perverso sistema militar-bancario di cui le élites nazionali sono complici, mentre la sola popolazione è succube - ci mostra involontariamente la via d’uscita più logica: “detestare” il debito e rifiutarsi di rifonderlo, in quanto illegittimo.

    Ora, questo è un pleonasmo per chi ha già compreso a fondo il sistema monetario occidentale ed il suo impiego come “arma militare interna” usata contro la popolazione stessa: non si tratterebbe quindi nemmeno di andar tanto per il sottile con ulteriori motivazioni giuridiche di quella che non solo è già una frode bella e buona in partenza, ma si trasforma poi in uno strumento atto a sottomettere la popolazione internamente agli Stati che adottano scientemente lo scellerato sistema economico basato sulla “Moneta a Debito” … e non si tratta di “errori”, come spesso si sente dire anche sul web; non si tratta di “crisi” di un sistema, ma del suo perfetto funzionamento, in quanto proprio a questo si voleva arrivare: la totale deprivazione di ogni sovranità popolare (e non solo l’ impoverimento sociale, che è solo la prima necessaria fase dell’intero processo di sottrazione della sovranità nazionale in toto).

    Un espediente già usato nel Rinascimento dai Banchieri Europei e dall’allora èlite mercantile per sottrarre il potere temporale di Papi e Principi (processo che porterà all’avvento delle Signorie Rinascimentali, molte delle quali rette proprio dai bancari medesimi), e oggi rispolverato per sottrarre potere alle democrazie occidentali a favore di uno 
    “Stato Finanziario” che, sostituendosi in tutto e per tutto alle singole Nazioni, costituisce il vero Super-Stato dietro l’apparenza. Un super stato dotato di super poteri, in quanto si avvale di meccanismi economici e giuridici sovranazionali e intoccabili, meccanismi che si è stabilito (sottolineo: stabilito, non “voluto nell’alto dei cieli”) siano “svincolati, superiori e intoccabili” rispetto alle normative nazionali.
    Così, mentre da una parte l’economia è gestita da fantasmi che si trincerano dietro il dogma del liberismo, con i relativi strumenti di accentramento e moltiplicazione della ricchezza parassitaria quali la leva finanziaria-bancaria, la speculazione, le borse, i paradisi fiscali ecc, dall’altra contestualmente succede che il potere reale è man-mano sottratto ai singoli stati per confluire in organismi sovranazionali attraverso i quali gli stessi fantasmi finanziari gestiscono a piacimento anche il potere legislativo (tramite la formulazione di “Trattati” che scavalcano il diritto e le Costituzioni interne), il potere esecutivo (attraverso la NATO, l’ONU, il WTO, FMI, ecc, ormai liberi di fare il cazzo che gli pare, e la cui funzione si è trasformata da “deliberativa e bilanciatrice” a impositiva delle peggiori nefandezze ed ingiustizie), e l’Intelligence (attraverso l’azione congiunta di mafie, massonerie, ecc.).

    Un Super-Stato che non solo non adotta per sé quella distinzione dei poteri che abbiamo visto in questo post essere il “primo bilanciere” di un sistema nazionale, che non solo al contrario li accentra sempre più in poche mani, ma che ha anche inglobato completamente ogni media ufficiale, ultima chance di controllo del cittadino.

    Un “Super-Stato”, non visibile e non dichiarato, che opera con mezzi altrettanto invisibili e non dichiarati, la cui ovvia funzione è quella di ribaltare una ristretta classe di ricchi, plutocrazia, in un empireo esterno, una sorta di secondo mondo intoccabile ed inavvicinabile dalla popolazione, che resta relegata nel mondo “reale” a fungere solo da vacca da mungere.

    Ora, il quid del problema è non tanto “come si potrebbe fare tecnicamente ad uscire da questo cappio del debito” (cosa fattibilissima e neanche catastrofica anche se si scegliesse la via del default e l’uscita dall’ Eurozona. In fondo, a rimetterci sarebbero proprio quasi solo gli speculatori finanziari, mentre la produzione vera si riprenderebbe immediatamente, una volta liberatasi dei vampiri che la succhiano). Il problema vero è chi potrebbe farsi carico di tale iniziativa, visto che finanza e politica sono solidali in tale disegno che, ben lungi dall’essere un disegno economico, è la progettazione politica in piena regola di uno “Stato Nascente”?

    Nessuno, temo, anche perché al popolo, quand’anche divenisse consapevole e capace di imporsi, non sarà lasciata alcuna chance operativa. Più facile invece che sia, a tempo debito, l’élite stessa a distruggere questo sistema per sostituirlo con altro, cosa che potrebbe avvenire solo quando non più conveniente, o controproducente. Per assurdo: 1000 super-ricchi in un’economia morta a chi vuoi che interessino? A questo punto sarebbe nell'interesse stesso del sistema autodistruggersi.

    Proprio per questo hanno fatto funzionare il Capitalismo in questo modo: in modo che provochi crisi cicliche, che portino alla distruzione ed alla successiva ricostruzione dello stesso schema. E' la fenice che rinasce dalle sue ceneri.

    E adesso immagina:

    l’economia deve per forza funzionare così? Ma nemmeno per idea, parbleu! Funziona così perché è basata su due balle colossali, due meccanismi i quali sono stati scientemente “privatizzati”, facendoli funzionare al contrario di come dovrebbero:
    1) Il “Capitalismo” stesso, imputato spesso come il peggiore dei mali, potrebbe conferire e accentrare ben poco potere in un sistema di mercato veramente libero (e non monopolizzato e variamente stravolto all’ inverosimile come l’attuale) e, come giustamente fa notare Kleeves in un suo illuminante articolo, non potrebbe andare oltre la dimensione dell’azienda a conduzione familiari, favorendo occupazione diffusa, distribuzione capillare, ricchezza distribuita.
    2) Nemmeno il sistema della creazione di moneta dal nulla (Fiat Money) è in se deleterio, anzi … pensate se a controllarlo fosse lo Stato invece che dei privati … avremmo che lo Stato potrebbe liberamente usare tale strumento per estrarre tutta la ricchezza possibile dalla propria popolazione. Altro che crisi, altro che povertà. Dire che lo stato non può creare ricchezza per la popolazione equivale a dire che una macchina non può muoversi per mancanza di direzioni …! Un’ assurdità, che però hanno fatto entrare capillarmente nel nostro modo di pensare.
    Una moneta emessa dallo Stato in modo completamente libero e svincolato da valore intrinseco sarebbe un puro mezzo di sviluppo, che estrarrebbe tutta la ricchezza producibile dalla popolazione; favorirebbe gli scambi, l’iniziativa. L’autodeterminazione in una parola. Ed è proprio quanto “non vuolsi colà dove si puote.”

    Diritto naturale alla casa e ad un reddito minimo garantito sarebbero cose ovvie e naturali, e nessun debito pubblico, in quanto lo Stato sarebbe al tempo stesso debitore e creditore di se stesso; quindi parità di bilancio automatica.


    Dice: “Ma così si provocherebbe automaticamente un’ inflazione spaventosa” BALLE!!!! La massa monetaria circolante verrebbe garantita e coperta proprio dalla produzione di ricchezza; ricchezza che resterebbe dentro lo stato medesimo e non, come succede oggi, travasata a pochi privati tramite l’imbroglio della moneta debito. Quello è il problema, ossia la proprietà privata (abusiva) di una pura funzione, un puro mezzo di scambio, un semplice accordo che avviene e dovrebbe legittimamente restare tra i soli contraenti, ossia la popolazione, senza interposizione di terzi approfittatori. Mentre quel che succede oggi è che tale “mera funzione” viene prestata a quelli che sono già i legittimi proprietari, e si ha la spudorata faccia tosta di esigere su tale prestito (fasullo) un interesse (senza dire dell’ulteriore “bolla” speculativa finanziaria - il soldo che genera soldo - che viene caricata sul groppone della popolazione attraverso il moltiplicarsi in vario modo della stessa frode di base, indebitandola ulteriormente).

    Insomma, il meccanismo sarebbe sempre quello, solo che, invertendo i poli, si invertirebbe anche la corrente della ricchezza. E mentre la moneta in mano ai privati genera un gioco infinito di speculazione, in mano allo Stato genererebbe ricchezza reale. E uno Stato minimamente onesto metterebbe immediatamente fuori legge ogni meccanismo speculativo, borsistico, ecc … guarda un po’, proprio quello che avviene nella finanza islamica dei paesi cosiddetti “canaglia”!

    Impadronirsi della moneta è stato pari, che ne so, ad impadronirsi dell’idea stessa di “ruota” o di “fuoco” … per poi prestarla a interesse alla gente. Una furbata che solo una popolazione completamente rimbecillita può ancora tollerare.

    Una furbata intollerabile già nella mitologia greca classica, che col mito di Prometeo ridona il fuoco (appannaggio degli Dei ) all’Umanità intera.

    Articolo pubblicato sul blog (non più attivo) Mondart
    via Oltre la Coltre

    Per vedere l'andamento in tempo reale del debito pubblico e degli interessi pagati con aggiornamento continuo :

    Click quì
    Le due voci che seguono sono aggiornate al 28 novembre 2015 h.17,45, confrontatele con quelle del momento che leggete vi renderete conto come aumentino inesorabilmente tutte e due, il debito è IRRESTITUIBILE !!
    € 2.279.986.153.313debito pubblico italiano
    € 111.894.116soldi spesi in interessi sul debito pubblico oggi

    Edizione russa dei Protocolli del
    1912. Certamente il "Pentacolo
    Satanico" non può mancare ...
    La spiegazione per pura "coincidenza" la troviamo in un "falso storico" del 1903 ne "I Protocolli dei Savi Anziani di Sion", ovviamente se gestisci il debito degli altri gestisci anche le dichiarazioni di falso o di vero e ne abbiamo o meglio ne subiamo degli esempi ben più gravi :
    « Un prestito è un attestato emesso dal governo, che lo impegna a pagare una percentuale della somma totale del denaro preso in prestito. Se un prestito è al 5%, in 20 anni il governo avrà inutilmente pagato una somma pari a quella ricevuta, per coprire gli interessi. In 40 anni avrà pagato il doppio, e in 60 il triplo della somma, senza comunque estinguere il debito » (Protocolli p. 77)

    Il problema è che ci vorrebbe qualcuno, nello specifico un primo ministro ed un presidente della repubblica "con le palle" sostenuti da tutta la popolazione, che prendesse la decisione, questione complicata come abbiamo già visto, in altri articoli, quattro presidenti americani sono stati uccisi per questioni molto simili, andare contro i Banksters e le Banche centrali. In casa nostra Aldo Moro ha fatto una brutta fine, penso per una somma di ammonimenti, come per gli altri, tra cui aver fatto stampare le famose 500 lire da ... la BANCA NAZIONALE DELL'AGRICOLTURA e dalla BNL, guarda il caso subito dopo ci fù l'ATTENTATO di PIAZZA FONTANA a Milano e nello stesso giorno una BOMBA nel sottopassaggio della Banca Nazionale del Lavoro a Roma, con alcuni feriti che però passò quasi inosservato causa la STRAGE. Che il debito pubblico fosse illegittimo è sempre stato palese, interessante nel contesto capire come e perchè si è creato il debito pubblico.
    Ma estrapolando i fatti e aggiungendo un altro paio di attentati minori, uno all’Altare della Patria a Roma ed uno alla Banca Commerciale in piazza della Scala a Milano che non esplose si attua un depistaggio e non si arriva a capire l'avvertimento ....


    Quì si vede che il debito pubblico italiano è in maggior parte costituito da interessi di interessi, il 50%, il cosiddetto Anatocismo. 

    Quando è stato accumulato il debito ? Nei vari anni, ma quello che è importante sapere che la spesa per interessi stranamente ha cominciato ad esplodere nei primi anni '80 quando guarda caso : 
    Era il 16 giugno del 1981 ed alla Banca d’Italia si era insediata una commissione di studio presieduta di Paolo Baffi, direttore generale di BANKITALIA alla quale era intervenuto un “professorino” portato avanti come molto stimato dai Rothschild.
    Quel “professorino” era proprio Mario Monti che già respirava solamente l’aria viziata e l’odore sgradevole della banche e della finanza più agguerrita......

    In conclusione di quella giornata di lavoro e di discussioni abbastanza animate, spinta dalla aureola fornita dai Rothschild, la Commissione deliberò di adottare lo schema fornito dal giovanotto il quale aveva proposto per risolvere il problema affrontato con l’emissione di “titoli di Stato a lunga scadenza, con aste quindicinali e mensili, in modo che, egli disse, il rendimento cedolare fosse fissato dal mercato con scadenza tra i 5 ed i 7 anni ...
    Dopo il 1981, data del divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro, il debito pubblico passa dal 60% al 120%, nel 1993, e la spesa per interessi esplode subito dopo il divorzio TESORO - BANKITALIA e passa dal 4% ALL’8% del PIL in meno di 4 anni (1981-84).
    Nel 1985 Pertini toglie il controllo dello Stato alle Banche, è la fine ..
    Giusto per dovere di informazione :
    Mario Monti era stato il principale collaboratore di Cirino Pomicino quando era ministro del Bilancio, tra il 1989 ed il 1992, PROPRIO QUANDO IL DEBITO PUBBLICO SCHIZZAVA ALLE STELLE ED ANCORA OGGI NE PAGHIAMO LE CONSEGUENZE E MONTI E’ RIUSCITO A FARE SCHIZZARE LO STESSO DEBITO PUBBLICO OLTRE IL TETTO DEI 2014 MILIARDI !!!

    E quì arriviamo al contesto dove viene attuato e utilizzato il debito pubblico da parte dei Banksters :
    Perdita di sovranità (da non confondere con quella equa e solidale al mercato comune europeo, così chiamo io l’E.U., quello che cioè era in origine o doveva essere): “….ma si trasforma poi in uno strumento atto a sottomettere la popolazione internamente agli Stati che adottano SCIENTEMENTE lo scellerato sistema economico basato sulla “Moneta a Debito” … e non si tratta di “errori”, come spesso si sente dire; non si tratta di “crisi” di un sistema, ma del suo perfetto funzionamento, in quanto proprio a questo si voleva arrivare: la totale deprivazione di OGNI sovranità popolare (e non solo l’ impoverimento sociale, che è solo la prima necessaria fase dell’ intero processo di sottrazione della sovranità nazionale in toto)…”
    Economia/denaro:”…. dall’ altra parte contestualmente succede che il potere reale è man-mano sottratto ai singoli stati per confluire in organismi sovranazionali, attraverso i quali gli stessi fantasmi finanziari gestiscono a loro piacimento anche il potere legislativo (tramite la formulazione di “Trattati” che scavalcano il diritto e le Costituzioni interne), il potere esecutivo (attraverso la NATO, l’ONU, il WTO, FMI, ecc, ormai liberi di fare il cazzo che gli pare, e la cui funzione si è trasformata da “deliberativa e bilanciatrice” a quella solo “impositiva” delle peggiori nefandezze ed ingiustizie), e l’Intelligence (attraverso l’ azione congiunta di mafie, massonerie, ecc.) ….”
    La moneta: “…Una moneta emessa dallo Stato in modo completamente libero e svincolato da valore intrinseco sarebbe un “puro mezzo di sviluppo”, che estrarrebbe TUTTA la ricchezza che la popolazione sarebbe in grado di produrre, favorirebbe gli scambi, l’ iniziativa, l’ autodeterminazione in una parola … ed è proprio quanto “NON vuolsi colà dove si puote” ….”…

    VI CHIEDO DI VALUTARE E SE IL CASO DI FIRMARE LA PETIZIONE a: presidente della repubblica, primo ministro, parlamento.

    Qualcuno fà notare che :
    I truffatori vanno colpiti con gli stessi loro strumenti, chi compie una azione deve aspettarsi una reazione eguale e contraria dalla parte che la ha subita, esistono tutti gli strumenti giuridici per fare questo e sono:
    Nuova banca centrale.
    Separazione tra banca d'affari e banche di credito.
    Rendere irredibimile il debito Pubblico (rendita).
    Salvare il sistema assicurativo che investe le riserve in titoli pubblici. 
    Assicurare il rimborso ai risparmiatori italiani
    Controllare la liquidità sostituendo gradualmente la moneta emessa dallo stato in cambio di titoli verso il sistema bancario nazionale dopo la separazione tre banca d'affari e banca di credito.
    I debiti della banca d'italia sono debiti suoi e non dello stato, quelli delle banche universali con la BCE sono debiti degli istituti non dello stato.
    Ragionate come sarebbe facile operare se si ha la voglia di farlo.
    Il debito detestabile non esiste, è un sogno non pagare il debito, ogni debito ha l'altra faccia rappresentata dal credito. Chi ha il credito si preoccupa di riscuoterlo, chi ha il debito, sa che, se non paga, il creditore non sarà contento. Così inquadrato il problema vediamo di rendere il debito possibile non detestabile. Un debito possibile non deve strozzare il debitore, il tasso d'interesse è fondamentale, poi deve prevedere che il suo rimborso non leda la capacità del debitore di poterlo rimborsare, tra il debito possibile ed il debito detestabile (come lo strozzinaggio) ci sono molti modi di inquadrare il problema. Prima del 1914 c'erano le rendite, chi dava i soldi non otteneva il diritto di vederseli restituiti, ma solo quello di ricevere una rendita pari al tasso d'interesse nominale della rendita. esempio il tasso di interesse del 3% faceva si che la rendita da riscuotere fosse di tre lire ogni cento di capitale.

    Per detestare il debito occorre usare la legge fallimentare.
    Obbligare le banche universali a separare la loro attività globale :
    banca d'affari e banche di credito.
    Concentrare in banche di credito depositi clienti.
    Lasciare debiti verso bce a carico banca d'affari e alle stesse responsabilità per le operazioni verso i clienti prima della suddivisione.
    Controllare le attività bancarie e modificare le leggi sui tassi di usura con effetto retroattivo, cioè prima che fosse approvata la modifica.
    Entrare nel conflitto d'interessi tra banca gestrice e risparmiatori nelle gestione patrimoniale dei risparmi.
    Emettere una legge retroattiva che le ipoteche sui mutui non possano superare l'importo delle somme non riscosse. e rimettere in bonus chi ha avuto danni per la vecchia gestione.
    In sostanza ogni volta che qualcuno fa causa ad una banca puoi chiedere alla stessa il ristorno di quanto pagato in più.


    Lo strumento giuridico del Debito Detestabile   di Salvatore Tamburro

    In questo saggio, tutto quello che c'è da sapere sul passato, sul presente e sul possibile futuro della nostra Nazione.
    Tutto porta a ritenere che il debito pubblico italiano sia in termini giuridici un debito detestabile", contratto per i propri interessi da una classe politica in combutta con banchieri, finanzieri e speculatori. È questa classe politica che deve rispondere del debito accumulato, non il Popolo Italiano.

    Decenni di politiche liberiste, speculazioni finanziarie, feroci privatizzazioni (a tutto vantaggio delle grandi concentrazioni di capitale) tagli della spesa pubblica a danno dei cittadini, hanno condotto molti Stati dell'euro zona a richiedere sempre maggiori prestiti e, di conseguenza, hanno portato il debito pubblico a raggiungere livelli sempre più elevati.

    Sembra esistere, però, un rimedio al pagamento del debito pubblico che, nella giurisprudenza internazionale, viene definito col nome di "debito detestabile". 

    Il concetto di "debito detestabile", chiamato anche "debito odioso", nasce all'interno di una dottrina giuridica secondo la quale il pagamento del debito pubblico da parte della collettività e del governo in carica può essere ritenuto ingiusto se le motivazioni addotte hanno un reale fondamento.

    Questo saggio affronta il concetto di debito pubblico, con particolare riferimento al debito pubblico italiano, per poi entrare nel vivo della dottrina sul debito "detestabile" ed i suoi relativi casi di applicazione, verificatosi in epoche disparate ed in diverse parti del mondo.


    Intervista di Francesco Pompilio del 19/04/2013. Ecoradio intervista 
    l’economista Salvatore Tamburro che presenta il suo libro 
    “ADDIO AL DEBITO – Lo strumento giuridico del debito detestabile” 

    Debito Odioso
    Per debito odioso (conosciuto anche come debito detestabile) si intende quella teoria di diritto internazionale riguardante la successione tra Stati nel debito pubblico. Con esso ci si riferisce al debito nazionale assunto per perseguire interessi diversi da quelli nazionali nella piena consapevolezza dei creditori e nell’incoscienza dei cittadini.

    Origine
    L'origine della teoria viene ricondotta al "regolamento del debito nazionale" emanato nel 1883 in Messico con il fine di non riconoscere il debito contratto dall'imperatore Massimiliano I del Messico. Nel regolamento si sosteneva:
    "noi non possiamo riconoscere e di conseguenza non può essere convertito, il debito contratto dal governo che sosteneva di essere esistito in Messico tra il 17 dicembre 1857 e il 24 dicembre 1860 e dal primo giugno 1863 al 21 giugno 1867".

    Nel 1898 con la ratifica del trattato di Parigi, dopo la vittoria nella guerra ispano-americana, gli Stati Uniti non riconobbero il debito contratto da Cuba nei confronti della Spagna costituendo, probabilmente, uno dei primi casi di applicazione della teoria del debito odioso. Gli Stati Uniti sostennero: che il debito non era stato assunto per perseguire il benessere del popolo cubano in quanto i fondi venivano usati per reprimere l’opposizione e per incorporare Santo Domingo nei domini spagnoli; che Cuba non aveva consentito il debito; che i creditori erano a conoscenza di come venivano impiegati i fondi prestati. Dall’altra parte la Spagna sostenne la teoria della successione tra Stati, per la quale il debito pubblico viene trasmesso automaticamente al nuovo Stato.

    Anche l’Urss, nel 1918, ripudiò i debiti contratti dal previgente governo zarista. Il concetto fu poi formalizzato dal giurista di origini russe Alexander Nahun Sack, già ministro dello Zar Nicola II e poi professore di diritto a Parigi. Nel libro Les effets des transformations des états sur leurs dettes publiques et autres obligations financièrs. Traité juridique et financier pubblicato nel 1927, Sack sostiene:
    "Se un governo dispotico incorre in un debito non per bisogni o per interessi dello Stato, ma per rafforzare il regime dispotico, per reprimere la lotta della popolazione contraria al regime stesso, tale debito è odioso per la popolazione dell'intero Stato. Questo debito non è un'obbligazione per la nazione: è un debito del regime che lo ha contratto, è un debito personale del potere che lo ha assunto; di conseguenza esso si estingue con la caduta di questo potere".
    Nel 1919 con il Trattato di Versailles viene applicato il concetto di Debito Odioso. L’art. 254 del trattato prevedeva l’assunzione del pagamento di una parte del debito tedesco in capo alle potenze a cui venivano ceduti territori dell’ex impero. Tuttavia l’art. 255 sollevava dal pagamento di questi debiti la Francia e la Polonia, la prima nella misura dei debiti contratti per l’Alsazia e la Lorena e la seconda nella misura stabilita come avente origine per le misure prese dai Governi tedesco e prussiano, per la colonizzazione tedesca della Polonia.

    Caso Tinoco
    Nel 1922, la Costa Rica con una legge rifiutò il pagamento dei debiti assunti dal dittatore Federico Tinoco con la Royal Bank of Canada. Il giudice William Howard Taft, arbitro della disputa nata tra Costa Rica e Gran Bretagna, considerò che il governo Tinoco potesse sì vincolare la Costa Rica agli obblighi internazionali, ma non potesse obbligare la Costa Rica al pagamento dei debiti in quanto
    “assunti nel momento in cui la popolarità del governo Tinoco era scomparsa, e nel momento in cui il movimento politico e militare, con l'obiettivo di rovesciare tale governo, stava guadagnando forza".
    Quindi la legge della Costa Rica fu dichiarata compatibile al diritto internazionale.

    Trattato di pace con l'Italia
    In occasione dei Trattati di Parigi del 1947, in base al principio per cui i debiti contratti dallo Stato predecessore per la guerra o per la propria espansione in un altro territorio non potevano essere devoluti allo Stato successore, la Commissione di conciliazione franco - italiana sostenne l’inconcepibilità dell’assunzione da parte dell’Etiopia del debito contratto dall’Italia per la conquista del territorio etiope.

    Il Debito Iracheno
    Nel 2003 negli Stati Uniti alcuni autori discussero sulla teoria del debito odioso riguardo ai 125 miliardi di dollari accumulati come passività dal governo del dittatore Saddam Hussein. Venne quindi promosso nella sede del Congresso degli Stati Uniti un disegno di legge per cancellare quel debito in forza degli argomenti forniti dalla teoria del debito odioso ed in quanto tale debito avrebbe reso più difficile la ricostruzione e lo sviluppo economico dell'Iraq.

    Il caso Ecuador
    Nel 2007 l'Ecuador dichiara il suo un debito odioso verso il FMI, successivamente ad un'analisi curata da una commissione economica creata appositamente per questo tema. Il risparmio di tale debito ha permesso all'Ecuador di investire in infrastrutture, la cui messa in cantiere aveva un ritardo di circa 40 anni.
    Da Wikipedia

    Azzardo morale
    Interessante anche questa lettura. 
    Il rischio morale (in inglese moral hazard) in microeconomia è una forma di opportunismo post-contrattuale, che può portare gli individui a perseguire i propri interessi a spese della controparte, confidando nella impossibilità, per quest'ultima, di verificare la presenza di dolo o negligenza.

    Il rischio morale è presente anche in macroeconomia, laddove gli operatori economici possono sentirsi incentivati a intraprendere comportamenti eccessivamente rischiosi, qualora essi possano contare una significativa probabilità che i costi associati a un eventuale esito negativo delle loro azioni ricadano sulla collettività, o su altri operatori o categorie di operatori. Ad esempio, una politica di intervento delle autorità per salvare imprese a rischio di fallimento potrebbe indurre gli operatori a finanziare progetti eccessivamente rischiosi, nell'ottica di realizzare i benefici in caso di successo, e di affidarsi all'intervento dello stato in caso contrario. Un caso concreto furono i cospicui investimenti di banche europee nel non troppo sicuro mercato asiatico (che poi entrò in crisi alla fine degli anni '90), effettuati confidando nell'intervento dell'FMI in caso di crisi.
    Da Wikipedia



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