Descrizione

La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

Contra factum non valet argumentum”

martedì 2 ottobre 2018

Francis Gillery : "ho studiato il meccanismo della menzogna di Stato nel caso Lady Diana" di Thierry Meyssan



Articolo datato ma interessante, che una vicenda del genere non si limitasse a un semplice incidente stradale era più che evidente ma ancora oggi a vent'anni dal fatto e a dieci dalla seguente intervista nulla è cambiato della versione ufficiale. L'ipotesi ventilata è più che mai plausibile, l'obiettivo non era Lady Diana ma Dodi Al-Fayed, trafficante d'armi, l'intervista si conclude con :
"Manifestamente, ci sono ancora delle poste in gioco, dieci anni dopo questo dramma"
in verità ancora dopo altri undici anni ulteriori ritorna qualcosa :

L’operazione Khashoggi
Bastava aspettare. Il 2 ottobre 2018 il principe Mohammed Bin Salman fa assassinare nel consolato saudita a Istanbul uno dei nanutengoli del principe al-Waleed Bin Talal, il giornalista Jamal Khashoggi, violando l’articolo 55 della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari.
Il medico personale di re Abdul Aziz era il nonno di Khashoggi. Il mercante d’armi Adnan Khashoggi, che equipaggiò l’aeronautica militare saudita e poi rifornì per conto del Pentagono l’Iran sciita contro l’Iraq sunnita, era suo zio. Samira Khashoggi, sua zia, è la madre del mercante d’armi Dodi Al-Fayed (eliminato con la compagna, la principessa britannica Lady Diana). Vedremo in seguito la storia completa.


Interessante soprattutto perchè, come vedremo, sono state utilizzate tutte le tecniche possibili in mano al regime, disinformazione, depistaggi, teoria del complotto, manipolazione, omissioni, cover up, omicidi e quel che più rimarcherei, il motivo, la "ragione di stato", quella cosa oscura che quasi tutti non considerano negli eventi che capitano, resta da determinare quale sia nei vari casi lo stato, non certo le repubbliche delle banane con cui è costruito il mondo e i pagliacci di politici che fungono da passacarte, quando non perseguitati, generalmente è un'entità sovranazionale che superficialmente potremo anche chiamare finanza, ma è ben altro, e vedrete che quando considererete i migliaia di miliardi di dollari in gioco, ho visto fare cose indegne per poche decine di migliaia di lire, magari fossero stati euro, e il gusto sadico del potere di vita o di morte sull'umanità forse finalmente vi toglierete dalla testa bacata una volta per tutte quel termine idiota, ideato appositamente, come qui lo chiamano  procedimento di devalorizzazione :
la "Teoria del Complotto" ...
Che in questo caso predominasse la "ragione del 'deep state'" fu evidente fin da subito e appunto, perchè lo fu immediatamente da, da pensare che fossero in qualche modo preparati ...

A seguire la recensione dei due film e del libro in questione, film datati difficili da trovare, l'unico posto dove ho rintracciato il secondo, più completo, sicuramente interessante è amazon Inghilterra edizione Istituto Luce sottotitolato italiano 8 sterline, come da immagine allegata più avanti.



Francis Gillery : "ho studiato il meccanismo della 

menzogna di Stato nel caso Diana"
29 agosto 2007

Scrittore e regista, Francis Gillery conduce da svariati anni un’inchiesta sul caso della Principessa Diana, o piuttosto sul modo in cui la ragione di Stato ha imposto una versione ufficiale e soffocato ogni contestazione a proposito della morte del suo amante, l’armatore Dodi Al-Fayed. In occasione della coraggiosa diffusione del suo film "Diana e i fantasmi dell’Alma" attraverso France 3, egli risponde alle domande di Thierry Meyssan.

Diana et les fantômes de l'Alma - extrait -

Inserire sottotitoli in italiano dalle impostazioni

Voltaire : Nella notte tra il 30 ed il 31 agosto 1997, una Mercedes si scontrava contro un pilastro del tunnel del ponte dell’Alma, uccidendo l’autista della limousine (Henry Paul), i due passeggeri (l’armatore Dodi Al-Fayed e la sua amante la principessa Diana), e ferendo gravemente la guardia del corpo Trevor Rees-Jones). Le autorità hanno riassunto l’avvenimento come un banale fatto di cronaca: un incidente d’auto provocato da un autista brillo. Pertanto, dieci anni più tardi, i fans della principessa hanno sempre l’impressione che si nasconda qualcosa e la ripresa dell’ inchiesta da parte britannica non ha chiarito le numerose questioni in sospeso. Il solo testimone del dramma, Trevor Rees-Jones, che avrebbe potuto fare un po’ di luce, resta muto assicurando di essere diventato amnesico. Secondo voi, c’è un segreto in questa storia ?

Francis Gillery : La morte di Dodi Al- Fayed non sarebbe mai stata tanto mediatizzata se Diana non fosse stata nella sua macchina. E’ un caso che avrebbe potuto restare nell’ombra e su cui le autorità francesi sono state costrette al silenzio.

In modo ricorrente, esistono dei "segreti di Stato" in cui le trattazioni di ogni tipo - parlo in modo generale - non devono essere rese pubbliche ed obbligano lo Stato a fare delle concessioni. All’occorrenza, la posizione francese ha certamente permesso di regolare dei problemi di tipo commerciale che avevano delle conseguenze per la Francia. Si è scelto il silenzio per risolvere questi problemi.

Voltaire : c’era qualcosa da negoziare ?

Francis Gillery : Penso di si. Ma non ho sviluppato questo aspetto nel mio libro, né nel mio documentario, poiché non volevo entrare in ipotesi e speculazioni. (Volevo) giusto portare il lettore ed il telespettatore ad interrogarsi su una storia e sulla maniera in cui è stata costruita.

Voltaire : Da molto tempo, già nei Paesi anglosassoni, e da cinque anni in Francia, le autorità hanno imparato a svalorizzare ogni interrogativo sulle loro dichiarazioni, qualificandoli come "teorie del complotto". Precisamente, non si è denunciata una "teoria del complotto" tra le persone che dubitano della versione ufficiale della morte della principessa Diana ?

Francis Gillery : E’ questo procedimento di devalorizzazione che mi ha interessato. Mentre ogni inchiesta scientifica deve avere un contraddittorio, ogni persona che contesta la versione iniziale è tacciata d’infamia. E’ questo meccanismo di divieto di pensare, di disinformazione, che è il soggetto del mio studio, di cui la questione Diana non è che un caso.

Qui si hanno immediatamente due versioni distinte: una ufficiale, che è l’incidente autostradale; ed una dissidente di Mohammed Al-Fayed, il padre del morto. Egli parla di "complotto", ma non nel senso in cui lo si intende di seguito. Egli non entra nel dettaglio, ma lascia pensare che ne era stato avvertito in anticipo. Le sue dichiarazioni suggeriscono che questo complotto si estende al mondo degli affari, dei suoi affari. Attraverso uno slittamento di vocabolario, il dibattito si è complicato passando dal complotto criminale alla "teoria del complotto", ovvero ad un tentativo irrazionale di spiegare l’ordine ed il disordine del mondo attraverso un attore occulto. Da allora, le persone ragionevoli si allontanano dalla discussione.

Voltaire : Un altro modo di svalorizzare è l’accusa di antisemitismo: Lei contesta la versione ufficiale, allora Lei è un revisionista ?

Francis Gillery : Si è cercato varie volte di farmi prendere questa china, specie quando alcune personalità mi hanno suggerito, senza alcun elemento, la pista del Mossad. E’ un grande classico della manipolazione.

Voltaire : la conclusione provvisoria dei Suoi lavori è che non si tratta di un incidente, ma di un crimine, e che il bersaglio non era la principessa Diana, ma il suo amante, l’armatore Dodi-Al-Fayed. Non è molto di tendenza.

Francis Gillery : E’ almeno la prova che il mio modo di procedere non è interessato. La focalizzazione sul personaggio pubblico di Diana ha scartato ogni riflessione su gli Al-Fayed. Non si è mai investigato in questa direzione. I poliziotti ed i media non ne hanno mai parlato. Principalmente perché nessuno ha fatto il suo lavoro. I poliziotti hanno ricostruito un incidente stradale e i giornalisti hanno riprodotto questa versione. Si è venduta molta carta stampata, ma non si è trattato nulla, al contrario, si è ottenebrata la questione.

Per essere giusti, bisogna riconoscere che qualcuno ha agito con professionalità, ma la sua voce è stata ricoperta dal chiasso : Cito per esempio Peter Hounam del Sunday Times, che, dal 1998, ha sollevato l’attenzione sulla pista Dodi.

Qui l’eccezione conferma la regola. Dall’inizio il branco dei media ha accettato la versione dell’incidente stradale: Nessuno si è mai interessato alla causa del decesso. Così non si sa di cosa Dodi-Al Fayed è morto. Nessuna autopsia è stata praticata. E perché la si doveva fare, dato che si era già persuasi che si trattava di un incidente d’auto ?

Questo meccanismo della versione iniziale che erge a certezza e che viene eretta a dogma, si riproduce di caso in caso, quando è in ballo la ragione di Stato. Dobbiamo studiarlo e comprenderlo. L’affare Diana è un caso da scuola: è perché lei è morta che si è potuto occultare il resto e le vere poste in gioco. Ma è anche perché era implicata lei, che, dieci anni dopo, non ci si soddisfa delle menzogne ufficiali ed è ancora possibile parlarne.


Voltaire : Il recente rapporto di 800 pagine di Lord Stevens non chiude la polemica ?

Francis Gillery : No. Del resto Lord Stevens ha avuto la prudenza di precisare che si trattava di un rapporto preliminare anche se non aveva previsto di dare un rapporto conclusivo. Si tratta solo di una vasta sequela (di argomenti) che si applica per eludere le questioni principali. A cominciare da questa: Dodi Al- Fayed non era a passeggio a Parigi, ma si recava ad un appuntamento preciso per concludere un certo contratto.

Solo e senza mezzi sono arrivato a riunire una quantità d’informazioni: Non posso credere che Scotland Yard, con una decina d’investigatori a tempo pieno e mezzi considerevoli, non le abbia trovate in più di tre anni di ricerche. Ma piuttosto che approfondire queste informazioni, Lord Stevens le ha insabbiate.

L'entrata alla Galleria dell'Alma,

luogo in cui è avvenuto l'incidente

fatale il 31 agosto 1997
Per esempio, nel mio primo film, Lady died, avevo evocato le confidenze del fotografo James Andanson allo scrittore Frederic Dard. Andanson confidava d’esser stato presente con la sua Fiat Uno nel tunnel dell’Alma. Poiché Andanson è stato trovato morto in circostanze misteriose ed anche Frederic Dard è morto, in seguito, una commissione rogatoria è stata aperta per ascoltare la sua vedova e sua figlia che avevano assistito alla conversazione. Sono state ascoltate separatamente per ore e poi confrontate. Poiché mantenevano la loro versione, sono state "cucinate" fino a fargli dire che si erano alzate durante il pasto per servire le pietanze, che avevano capito male la conversazione, forse, e dunque la loro testimonianza non poteva essere considerata valida. Questo malgrado i Dard avessero dei camerieri che assicuravano il servizio a tavola.

Lord Stevens ha sistematicamente scartato gli elementi che lo infastidivano ed ha ignorato quelli che non riusciva a scartare. Così si è stabilito che il conducente ha perso il controllo del veicolo, ma non perché l’ha perso. Era importante analizzare l’impianto elettrico ed il computer di bordo. Il rapporto Stevens assicura che è tutto troppo in pessimo stato per poter essere analizzato da un esperto. Ciò, non è, evidentemente, credibile per la scatola.

Voltaire : Nei giorni che hanno seguito l’incidente, ho incontrato un responsabile dello spionaggio francese che ha ricordato davanti a me l’inchiesta parallela dei servizi del Primo ministro sul modo di operare degli assassini. Queste investigazioni sono comprese nel dossier giudiziario ?

Francis Gillery : capisco di cosa parla. Ebbene no, questa inchiesta è restata segreta : del resto, non è la sola. Oltre alla squadra criminale responsabile legalmente di questo affare, la squadra anti-terrorismo ha condotto l’inchiesta fuori procedura. Ma anche in questo caso non si sa nulla dei risultati cui è giunta.

Voltaire : Si obietta spesso che casi come questi sono impossibili, poiché per realizzarli e farli passare sotto silenzio, implicherebbero un gran numero di complici, dunque un gran rischio di essere sventati. Alcuni investigatori sono ritornati sulle loro affermazioni iniziali?

Francis Gillery : la maggior parte dei funzionari che ha lavorato su questa storia, non ne conosce che dei frammenti. Ma per parlare, bisogna avere una visione d’insieme. E’ tutto.

Quando un superiore vi dice :"Ci regoliamo su questo", non si arriva più in là. Tutti vogliono riuscire a fare qualcosa, nell’interesse del servizio, nell’interesse dello Stato. Nessuno svelerà stati d’animo anni dopo. Nessuno si metterà in pericolo, né si isolerà dai suoi colleghi per consegnare una testimonianza che sa essere parziale e poco utile, intanto che rimarrà solo.

Il ministro dell’Interno dell’epoca, Jean Pierre Chevènement, ha forse esitato a parlare. In ogni caso, egli sapeva di certo più di un semplice poliziotto e si è chiaramente dissociato dalla versione che ha contribuito a propagandare, sottolineando che si era fidato unicamente di ciò che i servizi gli avevano detto. Alla fine, non è andato più lontano.

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Voltaire : non è necessario fare appello a numerosi funzionari per soffocare un caso. Gli stati hanno generalmente sotto mano qualche collaboratore compiacente per questo, piazzato ai posti giusti. Chi ha diretto l’ inchiesta medico-legale ?

Francis Gillery : Il Dottor Dominique Leconte, e le sue analisi del sangue sono state trattate da un laboratorio esterno. Si tratta dello stesso medico e degli stessi esperti che hanno stabilito che il giudice Bernard Borrel era stato assassinato a Gibuti, un altro affare di Stato, ma che si conosce meglio oggi. Si, si ritrovano gli stessi protagonisti, quando è in gioco la ragione di Stato.

Insisto sul fatto che le analisi del sangue non sono serie, una prima analisi ha mostrato che l’autista, Henry Paul, era ubriaco, ma ha anche mostrato che il suo sangue era saturo di monossido di carbonio: in questo caso non poteva essere il suo sangue che si ha analizzato, poiché con un tale tasso di monossido di carbonio non avrebbe potuto tenersi in piedi, ed ancora meno mettersi al volante di una macchina.

Malgrado ciò si è proceduto ad una contro analisi, qualche giorno dopo, che ha dato gli stessi risultati. Ciò è ancora più ridicolo. Poiché il tasso alcolico sarebbe dovuto variare con il tempo. Per farla, non ci si è sbarazzati dei protocolli : sono gli stessi esperti che hanno proceduto all’analisi e l’hanno fatta quando avevano ancora i campioni precedenti.

Voltaire : In definitiva solo Mohammed Al-Fayed avrebbe potuto giuridicamente stoppare questa mascherata. Perché nemmeno lui l’ha fatto ?

Francis Gillery : Dall’inizio ha ricordato un complotto criminale. Ma svelare gli altarini avrebbe supposto esporre alla luce le sue attività. Ora il commercio delle armi implica la più grande discrezione.

Il suo entourage gli ha consigliato di sviare l’attenzione su Diana. Ha portato causa alla famiglia reale. Si è troppo compromesso in questa versione per poter, oggi, dire la verità.

Voltaire : Al contrario, alcuni rivali di Al-Fayed potevano avere interesse a fare scoppiare la verità per farli uscire allo scoperto. Lei ha incontrato Ashraf Marwan, l’altro grande negoziante d’armi egiziano, prima che non cadesse dal suo balcone il 27 giugno scorso ?

Francis Gillery : No. Ho cercato a lungo di parlargli, ma si è rifiutato. Sapevo che aveva tutte le chiavi del caso. Ho appreso della sua morte leggendo Voltairenet.org. Anche lì ho visto come la macchina mediatica va su di giri: tutti parlavano del suo ruolo noto durante la Guerra dei Sei Giorni, nessuno, salvo voi, notava il suo mestiere: il mercante d’armi.

Voltaire : Visto che le autorità francesi hanno imposto una versione dei fatti, che significa la diffusione del suo documentario critico, da parte di un canale pubblico francese ?

Francis Gillery : Non sono sprovveduto. Non credo che questo accada per caso. Manifestamente, ci sono ancora delle poste in gioco, dieci anni dopo questo dramma.
Fonte   voltairenet   
Tradotto per comedonchisciotte.org da Draculia


I due film e il libro di Francis Gillery


Lady died. Ediz. illustrata
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Se dei fantasmi continuano ad abitare place de l'Alma, è forse perchè dei segreti sepolti nella memoria dei vivi faticano ancora a trovare la via della luce. E se il compito dell'istituzione giudiziaria è quello di ristabilire l'ordine pubblico, tale missione sembra essere stata perfettamente assolta dalla Francia dopo la morte spettacolare della principessa Diana avvenuta a Parigi nella notte fra il 30 e il 31 agosto 1997: un "banale" incidente stradale. È verso le sfere opache dei gruppi di influenza del lusso e del potere che si orienta la presente inchiesta. Essa propone un punto di vista inedito sulla morte di Diana, principessa di Galles, e di Dodi al-Fayed, dirigendo le ricerche verso l'"altro mondo" in cui si muovevano i tragici amanti.
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La spettacolare morte di Lady Diana Spencer a Parigi il 31 agosto 1997 pose fine alla vita e al destino della "principessa dei cuori".
Questo evento, che ha coinvolto una personalità così famosa, ha creato un'enorme ondata di emozioni e un'atmosfera di lutto mondiale, a cui i media francesi hanno contribuito in modo sostanziale.
Ma perché sollecitare a tal punto la compassione e un crescente accumulo di emozioni a scapito delle vere notizie sulla fine dell'ascesa di una personalità con ambizioni personali indiscutibili che hanno disturbato la Corona d'Inghilterra ? Se non la seppellire più velocemente ?
Questo film intende mettere in discussione l'effetto perverso, se non ricercato, consistente nel trattare solo la storia dei fatti in modo da negare un altro livello di realtà ed evitare qualsiasi notizia sull'altro mondo, quella dei ricchi e dei persone al potere. Un mondo che a volte accidentalmente interferisce con le nostre vite quotidiane o la cui irruzione prende la forma di un incidente.
Il film intende anche mostrare come il pubblico in generale sia stato manipolato in questo caso: inizieremo la nostra indagine dagli stessi elementi oggettivi che erano a disposizione dei media in quel momento e che quei media hanno scelto o meno per sostanziare la teoria ufficiale dell'incidente.
Guarderemo indietro, con occhio critico e analitico, a ciò che è stato preso da alcuni per un evento, da altri per un non-evento, e in entrambi i casi a un caso modello di come le notizie, a cui pochi di noi sono stati in grado di ignorare, sono presentati.
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«La sua indagine è densa, accessibile a tutti ed eccitante. Niente a che vedere con un'ennesima accusa ai paparazzi (...) Emozionante».
- Aujourd'hui en Francia -


DIANA E I FANTASMI DELL'ALMA Un film di Francis Gillery - 2006

Locandina Diana et les fantomes de l'Alma
"Il precedente film prodotto da Artline Films, Lady Died (2002), è tornato alla verità ufficiale e al trattamento mediatico dell'incidente automobilistico in cui Lady Di era stata uccisa; un evento sensazionale che ha segnato la fine del ventesimo secolo, e un diversivo ben orchestrato si sarà limitato alle notizie.
Ricordando le linee principali del caso Diana, Requiem for a Princess farà il punto sui recenti sviluppi, raccoglierà gli elementi nascosti in Lady Died e, soprattutto, continuerà l'indagine su una traccia inedita.
È un "cambio di famiglia", una mossa da Windsor a Fayed, un passaggio da Buckingham a Harrods e un passaggio dai tabloid alle gazzette politiche economiche e finanziarie.
Questa indagine svilupperà una visione dello scontro molto diverso da quello controverso della giustizia francese (velocità, alcool) da un lato e quello dell'attacco fomentato dalla famiglia reale d'Inghilterra, perniciosamente alimentato da Mohamed al Fayed (attacco reale) d'altra parte.
La mia ipotesi è meno comune dell'incidente stradale e meno inquietante per la famiglia reale di quella di Fayed.
La comprensibile concentrazione sulla personalità della Principessa del Galles le fece dimenticare che non era sola nella macchina".
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"Questo film accuratamente realizzato (...) si rivela piuttosto ben documentato e quindi sconvolge l'indagine ufficiale che il dubbio ci sta intromettendo. È intelligente ... "
- Télérama -


Segue quello che sembra lo stesso documentario ma con titolo e recensione diversa :
REQUIEM PER UNA PRINCIPESSA Un film di Francis Gillery

Due miliardi e mezzo di telespettatori hanno assistito al suo funerale in televisione. Dieci anni dopo, nonostante due distinte inchieste ufficiali, seguite da vicino da un'enorme copertura giornalistica e televisiva, la causa della morte di Diana, la Principessa del Galles, rimane un mistero completo. 
Non era colpa dei paparazzi, né dell'autista. Non era una questione di velocità o di alcol. Non è stato un "normale incidente stradale", come l'indagine francese ha cercato di dimostrare. Troppe domande rimangono ancora senza risposta.
Perché l'analisi del sangue dell'autista è ovviamente falsa e il campione di sangue reale è ufficialmente perso ? Perché un testimone oculare chiave era indubbiamente spaventato dal silenzio dalle autorità francesi ? Perché l'indagine inglese è iniziata più di sei anni dopo i fatti ? Dove stava andando davvero la Mercedes ? Cosa dovrebbe essere successo dopo ?
Fonti elusive. Disavventure amministrative. Sparizioni di testimoni. Indagini pubbliche tardive. Conclusioni giudiziarie controverse.
L'indagine di Francis Gillery è iniziata in Francia quattro anni fa.
Testimonianze chiave e prove nascoste erano in attesa di essere trovate da un'indagine approfondita.
Ciò che Gillery ha scoperto dà un significato del tutto inaspettato alla tragedia. "Requiem for a Princess" segue un percorso sorprendente da Parigi a Dubai, passando per Londra, Lussemburgo, Vienna, Monaco e Washington. L'indagine coinvolge personaggi principali direttamente coinvolti nel dramma, esperti scientifici e legali e giornalisti di alto livello.

Descrizione del DVD
A dieci anni dalla morte della principessa Diana, un'inchiesta sorprendente che chiama in causa i protagonisti coinvolti nel dramma, gli esperti scientifici, i legali e i giornalisti più importanti. Dietro le quinte, le rivelazioni di prima mano degli agenti della CIA, dei commercianti di armi e dei criminologi ci conducono attraverso la storia mai raccontata della dinastia Al-Fayed.

domenica 9 settembre 2018

Qualsiasi malattia e la morte cellulare possono essere trasmesse da onde elettromagnetiche

L'aurora artificiale di sette minuti vista ad Honolulu e creata durante l'esperimento
Starfish Prime, una esplosione nucleare nell'alta atmosfera realizzata nel corso
dell'operazione Dominic il 9 luglio 1962
Nel tempo del 5G buone notizie, panoramiche fantascientifiche, ma nemmeno troppo come vedremo, l'evoluzione del "raggio della morte" di Marconi e di Mussolini e degli studi di Nikola Tesla ... progetto HAARP, geoingegneria e scie chimiche,  in sintesi ...

L'orizzonte è molto fosco se li lasciamo fare, non hanno più controllo, ne valori ne morale, anzi tutto al contrario più danni fanno più vengono premiati, a nostro discapito però.

La formuletta tanto succede agli altri e non a me non funziona più, se mai ha funzionato, con i diserbanti e il cibo spazzatura, l'acqua privata o il fluoro, con le medicine e i vaccini, con il debito e le crisi, il dumping sociale o la delocalizzazione del lavoro, i migranti e lo scontro di civiltà, l'elettromagnetismo, il terrorismo e i war games o qualsiasi pretesto siamo a rischio inutilmente in ogni momento, poi ... provare per credere ... tanto sono complotti☺ ... a breve la microchippatura ... vedrete come sarà comoda per le cure, i pagamenti ... come per il controllo globale o per la morte ...
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Sono anche bene organizzati, usano i politici come capri espiatori, altrimenti se non sono d'accordo li devastano e voi li massacrate inzuppati di propaganda idiota che nemmeno un bambino ci crederebbe, le case farmaceutiche, Big Pharma per contratto non risponde penalmente, possono fare qualsiasi cosa al limite si prendono qualche multa, le multinazionali come abbiamo già visto, WTO, CETA, TTIPun’altra nazione o peggio una semplice società, spesso multinazionale, può impugnare una decisione di uno Stato anche quando adottata “nel diritto di legiferare nel settore delle politiche pubbliche”, qualora questa vada a “discriminare” il business dell’azienda. Il funzionamento di questo “tribunale privato” fa diretto richiamo al DSS, identico strumento previsto dall’Organizzazione Mondiale del commercio (o “WTO”, accordo simile al CETA ma su scala globale). Quest’ultimo prevede la selezione di un “panel” di giudici, composto da esperti provenienti solitamente dal mondo della consulenza privata (esatto, delle multinazionali) o da atenei altrettanto privati. Il panel redige un rapporto contenente la propria opinione circa l’esistenza o meno di un’infrazione alle regole del WTO.
Per concludere la panoramica l Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche Fondo salva-Stati (in inglese European Stability Mechanism; ESM) istituito dalle modifiche al Trattato di Lisbona che dovrebbe salvare gli stati, invece in realtà salva le banche a ciu abbiamo già versato 40 miliardi a babbo morto :
L'operato del MES, i suoi beni e patrimoni ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell'immunità da ogni forma di processo giudiziario (art. 32). Nell'interesse del MES, tutti i membri del personale sono immuni a procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell'esercizio delle proprie funzioni e godono dell'inviolabilità nei confronti dei loro atti e documenti ufficiali (art. 35). 
A garantirli la Forza di gendarmeria europea, Eurogendfor o EGF che è un corpo di polizia militare dell'Unione europea sotto l'egida della NATO, dell'ONU, dell'UE, dell'OSCE o di coalizioni costituite "ad hoc" fra diversi Paesi. La EGF non è sottoposta al controllo dei Parlamenti nazionali o del Parlamento europeo, risponde direttamente ai Governi, attraverso il CIMIN Comitato Interministeriale di Alto Livello.

Per chiudere in bellezza StatiUniti, Regno Unito ed Unione europea, ora sono dittature - Lezione diDittature Invisibili
Quindi intoccabili sono intoccabili se poi ci aggiungiamo tutti gli idioti che li difendono, che sono poi il vero problema, venduti, traditori, martiri o masochisti non saprei, più facilmente tutte e quattro le tipologie la situazione è da cambio di galassia immediato.


Qualsiasi malattia e la morte cellulare possono essere trasmesse da onde elettromagnetiche
13 gennaio 2014

Nel luglio 1976 gli Stati Uniti ricevettero dei saluti molto speciali per il bicentenario dall'Unione Sovietica. A quel tempo, i sistemi di comunicazione del mondo nella banda da 3 a 30 megahertz incontrarono improvvisamente sostanziali interferenze da trasmettitori sovietici estremamente potenti che furono improvvisamente attivati. Questi trasmettitori continuano le loro trasmissioni fino ad oggi. Le stime della potenza di questi trasmettitori variano, ma la scala dei valori è di diverse centinaia di megawatt, con una potenza nominale di 100 megawatt.
Questi potenti trasmettitori sono stati giustamente chiamati "Piverts" a causa del suono caratteristico della modulazione del segnale in ricezione, ovvero il segnale ricevuto produce il suono come il "picchiettare" molto simile a un Picchio che colpisce un pezzo di legno dal suo becco.

Diverse nazioni hanno protestato, ma i potenti segnali sono continuati fino ad oggi, l'unica risposta sovietica è stata quella di aggiungere un sistema di "spettro di trasmissione", in modo che il trasmettitore non rimanga troppo a lungo su una frequenza specifica, ma passa periodicamente ad altre frequenze. 
Apparentemente questi trasmettitori non sono mai stati localizzati con precisione dall'intelligence statunitense, ma i loro raggi hanno molte caratteristiche del radar oltre l'orizzonte [OTH, oltre l'orizzonte], sono stati classificati come radar OTH dall'Intelligence americana, e possono indubbiamente svolgere questa missione e un'altra molto interessante che i servizi di intelligence americani non hanno studiato.

Il "Soviet Military Power" del Dipartimento della Difesa (1985, p.45) mostra l'intersezione diretta negli Stati Uniti del Picchio raggi radar utilizzati in un ruolo OTH. Inoltre è mostrato un raggio di "scanner" che possono ulteriormente scansionata attraverso le intersezioni "griglia" sopra gli Stati Uniti, formato dalla interferenza forma d'onda dei due raggi principali picchio. 
In primo luogo, possono essere utilizzati in una modalità radar OTH convenzionale, poiché i loro raggi seguono la guida d'onda della ionosfera terrestre e si arricciano attorno alla Terra. In questa modalità possono rilevare bombardieri e missili, sia in fase di lancio che in volo.

Queste armi a griglia di interferenza scalare possono essere utilizzate per attaccare biologicamente intere popolazioni in un'area mirata, questo aspetto non è sviluppato in questo rapporto, direi solo che i segnali di modulazione ELF (a bassa frequenza) bloccati in fase di 10 hertz e meno sono spesso rilevati su più frequenze di Pivert contemporaneamente. In un'area mirata, questa modulazione - che è sufficientemente più forte della risonanza di Schumann del campo magnetico terrestre - si tradurrà in una certa percentuale di cervelli in "allenamento forzato". In questo caso, questi cervelli umani sono "sincronizzati" con i segnali Pivert in modo che più frequenze coerenti siano bloccate in fase in essi. Cioè, i canali EM coerenti e multipli ora esistono direttamente in questi cervelli addestrati. A questo punto, le espansioni di Fourier possono ora essere utilizzate per attaccare geometricamente specifiche aree del cervello. Inoltre, con le espansioni di Fourier, i modelli di EM scalari possono essere modulati sulle onde [portanti]. Effetti biologici specifici possono essere indotti a volontà in popolazioni addestrate, limitate solo dallo stato dell'arte della tecnologia sovietica usata per attaccarle. Gli effetti possibili includono:
"morti istantanee, attacchi di cuore, gravi disturbi emotivi, perdita di controlli interni delle funzioni, malattie, compromissione del sistema immunitario e persino controllo dei pensieri e delle emozioni".
Mentre la discussione di questo campo va oltre lo scopo della mia conoscenza, gli aspetti biologici dei trasmettitori Piverts sono orrendi. Mi limiterei a dire che in migliaia di esperimenti.
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Un indizio che l'impiego di bombe elettromagnetiche venisse attentamente considerato si può trarre da un episodio della guerra fredda. Nel settembre 1976 un pilota sovietico defezionò atterrando con un MiG-25 in Giappone. Gli esperti occidentali che esaminarono il velivolo rilevarono che l'elettronica di bordo era basata su valvole termoioniche ed i relativi apparati erano schermati da gabbie di Faraday. In altre parole :
"i progettisti sovietici erano ben coscienti del pericolo dell'impulso elettromagnetico ed avevano adattato i propri sistemi d'arma a tale eventualità".
- Tony Devereux - "La guerra elettronica" , Varese, Sugarco, 1991,  pagine 311-312. (NdR)

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Comunicazione tra organismi viventi da parte di biofotoni

Il sistema di comunicazione a radiazioni fotoniche è ampiamente utilizzato dalle piante, come le radici di cipolla, ma anche dagli animali.

È un fatto che le api o le termiti dello stesso gruppo comunicano tra loro. I ricercatori hanno dimostrato che questa comunicazione è effettuata da segnali elettromagnetici.

Sappiamo anche che gli insetti possono comunicare tra loro su lunghe distanze emettendo odori, molecole chiamate feromoni. Questo è il modo in cui le falene maschili e femminili possono incontrarsi anche se sono lontane miglia. Ma il biologo PS Callahan ha scoperto che localizzano questi feromoni rilevando i fotoni che emettono nella lunghezza d'onda dell'infrarosso .

La comunicazione biofotonica è stata verificata tra le cellule nervose dal biochimico Helmut A. Fischer. Ha dimostrato che questo processo si è verificato in aggiunta alle trasmissioni di mediatori chimici tra le sinapsi, queste estensioni di cellule tentacolari. ( Fotoni come trasmettitori per la comunicazione biologica e biochimica intra- e intercellulare, La costruzione di un'ipotesi , HA Fischer, in Bio-informazione elettromagnetica , 1989, Urban & Schwarzenberg)

Le esperienze del Dr. VP Kaznacheev - Grazie a Tom Bearden
Le esperienze di Kaznacheev
Nel 1974, il Dr. Vlail P. Kaznacheev (o Kaznacheyev ) e il suo gruppo di ricerca presso l'Istituto di Medicina Clinica e Sperimentale a Novosibirsk in Russia (S. Stschurin L. Michailova, ecc), mettono in evidenza le comunicazioni fotoniche tra le cellule .

Le cellule vengono poste in un tubo sigillato dove sono immerse in una soluzione nutritiva. Nelle vicinanze c'è un altro tubo sigillato con cellule dello stesso tessuto biologico. Quando una delle culture viene attaccata da un virus o da un avvelenamento, si scopre che le cellule della bottiglia vicina, sebbene protette dalla trasmissione chimica dalla parete della fiaschetta, si ammalano a loro volta. Questa è la prova che le cellule inviano informazioni ad altre celle.

Le condizioni per il successo di questo esperimento sono le seguenti. Si svolge nell'oscurità. La finestra ottica tra i due tubi deve essere al quarzo. La durata del contatto deve essere superiore a 4 o 5 ore e, se possibile, a 48 ore. L'effetto si verifica dopo circa 18 ore nel 70% dei casi. Non succede se la finestra ottica è di vetro, che ferma l'ultravioletto. Dopo oltre 12.000 esperimenti, questi ricercatori hanno dimostrato che la comunicazione tra le cellule è stata effettuata per mezzo della radiazione ultravioletta con lunghezza d'onda 220 nm a 360 nm (riferimento, in russo: VP Kaznacheev, LP Mikhailova, ultraweak Radiazione in Cell Interactions , 1981, Nauka - Vedi Tom Bearden, Straordinaria Biologia).

Kaznacheyev ha dimostrato che quasi ogni tipo di modello di malattia e morte cellulare può essere trasmesso elettromagneticamente. Kaznacheyev ha riportato l'effetto nel vicino ultravioletto, gli sperimentatori dell'Università di Marburg nella Germania occidentale hanno ripetuto esperimenti nell'infrarosso.

Il risultato è che i fotoni stessi possono trasportare modelli di malattia e morte tra le cellule. La tecnologia scalare EM consente la sintesi del modello potenziale reale (che rappresenta dopotutto il controllo totale della carica e la distribuzione della carica, e quindi la biochimica nella cellula) di una particolare malattia o meccanismo letale. Altri meccanismi furono indotti dagli esperimenti di Kaznacheyev.

Il Dr. Popp, della Germania dell'Ovest, ha pubblicato un'analisi del sistema di controllo della cellula virtuale del fotone virtuale. Poiché l'EM scalare rappresenta l'ordine deliberato del flusso di particelle virtuali in modelli specifici, il sistema di controllo principale può essere facilmente penetrato con tecniche scalari per indurre malattie e disturbi a volontà ...

Fonte   rustyjames    voltair.free   wikipedia

Twitter @Uimpossibile 

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venerdì 7 settembre 2018

Africa Addio - Film Documentario Cult 1966



Nel tempo della tirannia del "politically correct", dei buoni migranti che vengono a lavorare al posto nostro, del buonismo ipocrita, delle razze che non esistono più, poi vieni a scoprire che  
"Dalla seconda metà del XX secolo l'associazione del   concetto di razza con le ideologie sorte dal lavoro degli antropologi del XIX secolo ha portato a una problematicità nell'uso del termine razza e  seppur continuando a essere utilizzato in contesti generali, la parola razza viene oggi infatti spesso rimpiazzata con altre parole meno ambigue come popolazione, popolo, etnia o comunità a seconda del contesto" (1).
Ahhhhhhh George dove sei ? Nel tempo del quadripensiero Orwelliano, faccio la cosa più dissacrante e politicamente scorretta che posso fare quì, pubblico questo devastante ...

Imperdibile quanto incredibile film documentario tanto crudo quanto vero, forte, molto forte, film cult dei contestatori del 1968, successo mondiale sul periodo della presunta fine della colonizzazione africana da parte dell'europa, premio David di Donatello 1966 per la migliore produzione, Rizzoli Film, in Germania occidentale, premiato dalla commissione di valutazione del cinema "Filmbewertungsstelle Wiesbaden", in USA National Board of Review Awards 1967, nella lista dei migliori film stranieri

La contaminazione bianca ha contribuito allo sfacelo che si può vedere anche se ovviamente ci hanno messo tanto, tanto del loro. Pur conoscendone benissimo la storia, vederlo è un'altra storia, viverlo poi ... un incubo. Quando lo incontrai nelle mie visioni televisive notturne lasciò il segno e per questo lo riporto come tutte quelle cose che in un modo o nell'altro mi hanno colpito e formato il mio pensiero.

Presunta fine della colonizzazione  perchè ora come ben sappiamo la "neo colonizzazione" agisce in un altro modo, quì ne abbiamo due evidenti esempi Crimini Francesi Liberté, Égalité, Fraternité: 14 paesi africani costretti dalla Francia a pagare imposte coloniali per i benefici di schiavitù e colonizzazione. Attuati meccanismi imperialisti FMI
Migranti, quattro motivi per cui ‘Aiutiamoli a casa loro’ è una balla spaziale di Vittorio Agnoletto

L'articolo di chiusura racconta benissimo il film, il falsissimo buonismo e l'immensa ipocrisia della "nuova sinistra" in mano al regime capitalista in cui siamo cresciuti e va anche molto oltre, insegna come si dovrebbe fare e cos'è un documentario politicamente scorretto.

Altre informazioni interessanti sul regista e sul genere legato al film le trovate con il 'ultimo documentario : Operazione Ricchezza, Gualtiero Jacopetti - Film Documentario 1983 

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Una nuova e innovativa linea biologica, vegana, naturale di detergenti concentrati per la nostra salute e per la massima sostenibilità ambientale, di un mio cliente, partner, amico ... 

1970 Manifesto di proiezione
teatrale degli Stati Uniti, con il
titolo Africa Blood and Guts
Il film è stato girato per un periodo di tre anni da Jacopetti e Prosperi, che avevano acquisito fama (insieme al co-direttore Paolo Cavara) come registi di Mondo Cane nel 1962. Questo film ha assicurato la fattibilità del cosiddetto genere "Mondo Movies”, un ciclo di "shockdocumentary" documentari con temi sensazionali, una descrizione che caratterizza in larga misura Africa Addio.

Il film ha avuto successo anche negli Stati Uniti, dove John Cohen ha pubblicato un libro omonimo (Africa addio, titolo in italiano, ed. Ballantine 1966), che approfondisce i temi e gli episodi del film attraverso diverse fonti.



Le intenzioni degli autori sono espresse dall'incipit del film:
«L'Africa dei grandi esploratori, l'immenso territorio di caccia e di avventura che intere generazioni di giovani amarono senza conoscere, è scomparso per sempre. A quell'Africa secolare, travolta e distrutta con la tremenda velocità del progresso, abbiamo detto addio. Le devastazioni, gli scempi, i massacri ai quali abbiamo assistito, appartengono a un'Africa nuova, a quell'Africa che seppure riemerge dalle proprie rovine più moderna, più razionale, più funzionale, più consapevole, sarà irriconoscibile. D'altronde il mondo corre verso tempi migliori. La nuova America sorge sopra le tombe di pochi bianchi, di tutti i pellirossa e sulle ossa di milioni di bisonti. La nuova Africa risorgerà lottizzata sulle tombe di qualche bianco, di milioni di negri e su quegli immensi cimiteri che una volta furono le sue riserve di caccia. L'impresa è così moderna e attuale che non è il caso di discuterla sul piano morale. Questo film vuole soltanto dare un addio alla vecchia Africa che muore e affidare alla storia il documento della sua agonia.»
L'accento polemico non risparmia nessuna parte in causa: se da una parte l'Occidente viene dipinto come indifferente e responsabile dei mali dall'Africa, dall'altra i popoli africani vengono rappresentati come incapaci di gestire lo stato in via di sviluppo lasciato dai coloni occidentali, e facile preda della violenza e dell'autolesionismo.


Argomenti principali del film sono :
  • La distruzione volontaria di intere partite di derrate alimentari "di provenienza estera" dai magazzini, in un clima di festa per la raggiunta indipendenza (Kenya).
  • Un processo ad alcuni Mau-Mau responsabili dell'uccisione di coloni inglesi, nella fase di decolonizzazione del Kenya. Le ville e i beni dei coloni sono venduti agli indigeni i quali, anziché sfruttarne la produttività, vendono tutto il vendibile ed abbandonano terre e ville a se stesse.
  • Lo sterminio di arabi e musulmani da parte dei rivoltosi neri guidati da John Okello, durante la Rivoluzione di Zanzibar. Si vedono, riprese da un elicottero, immagini di centinaia di persone braccate e uccise in campi recintati, in cimiteri, in fosse comuni o in fuga sulla spiaggia. La voce fuori campo commenta questi eventi in questi termini :
  • «Okello ha distribuito 850 fucili misteriosamente arrivati sull'isola. La caccia all'arabo è aperta ! La propaganda ha informato le nuove generazioni che gli arabi sono una maledetta razza di negrieri che vendono gli africani ai mercanti di schiavi della costa... naturalmente ha omesso di aggiungere che tutto questo accadeva 10 secoli fa ! Queste immagini sono l'unico documento esistente di ciò che è avvenuto a Zanzibar tra il 18 ed il 20 gennaio 1964: interi villaggi distrutti, camion carichi di cadaveri. Sono immagini scomode ed imbarazzanti per tutti: per chi oggi in Africa, spargendo false promesse, fomenta un nuovo razzismo africano e per chi abbandonando in fretta e furia l'Africa a se stessa, nel falso pudore del colonialismo antico, ne autorizza uno nuovo che dilaga nella miseria e nel sangue. Guardiamole queste immagini, guardiamole pure con pietà, ma soprattutto guardiamole con vergogna !» (La situazione era veramente confusa, tempo dopo si seppe come erano andate, bene o male le cose, wikipedia aggiunge in nota : "in realtà, le armi usate nella rivoluzione furono sequestrate alla polizia, e non risulta che siano state portate da Okello, il quale emerse come leader del movimento rivoluzionario solo dopo che la rivoluzione stessa fu conclusa. Inoltre, la tratta orientale degli schiavi africani attraverso Zanzibar era ancora presente nel XIX secolo")
  • La caccia indiscriminata in Kenya (elefanti, ippopotami e gazzelle) da parte dei bracconieri, e del turismo da caccia dei bianchi in seguito alla caduta delle leggi ambientaliste in vigore sotto il regime coloniale o dalla incapacità di farle rispettare dalla nuova polizia africana;
  • I massacri in Angola e Tanganica, in cui avvennero numerosi episodi di cannibalismo, più volte citati;
  • I sopravvissuti occidentali ai massacri dei ribelli "mulelisti", portati in salvo da paracadutisti belgi e dall'intervento USA;
  • L'eccidio di missionari e suore cristiani, in particolare durante l'assalto ad una missione;
  • Le azioni di guerriglia di alcuni mercenari a Bekili (Congo), che liberano una missione cristiana dai ribelli "mulelisti".
  • La "caccia alla volpe" in Kenya prima dell'indipendenza. Il commento spiega che in Africa non esistono volpi. Le immagini mostrano un uomo africano fungere da volpe, inseguito dai cani e dai cavalieri, arrampicarsi infine impaurito su un albero.
  • La liberazione dei cavalli da maneggio da parte dei bianchi in partenza; in seguito si vedono gli africani dare la caccia ai cavalli liberati, con lo scopo di mangiarli; il commento recita: "il cavallo è l'animale dei bianchi per eccellenza; esso odia il negro, e rifugge dal farsi cavalcare da questi".
  • L'apartheid del governo sudafricano
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    I corpi di arabi uccisi nelle violenze dopo la
     rivoluzione di Zanzibar fotografati dalla
    troupe cinematografica di Africa Addio
    Il film è stato accusato di fare l'apologia del colonialismo (attraverso la rappresentazione dell'incapacità dei popoli africani di vivere in pace senza il controllo degli Europei). In particolare, la rappresentazione apparentemente oggettiva di singoli fatti avrebbe l'effetto di decontestualizzarli, impedendo una loro valutazione nel contesto storico. Roberto Alemanno, un critico cinematografico di sinistra, ha definito il film :
    «un collage di false testimonianze che confortavano ogni idea di violenza, incitavano a un odio razziale ormai giunto al punto più alto della sua tensione».



    Partendo dal presupposto che l'affrancamento dalla dominazione coloniale ha creato un critico periodo di transizione per le giovani nazioni dell'Africa il documentario enumera gli episodi dimostrativi di tale crisi, circostanziati come epoca e come località; dai processi britannici ai terroristi Mau-Mau; dalla riabilitazione dei medesimi alla esaltazione dei leader nazionali; dallo sterminio degli animali nei parchi alla uccisione dei coloni bianchi; dalle rappresaglie sanguinose dei Simba a quelle dei mercenari al soldo degli instabili governi regolari del Congo. Il lungo reportage si chiude a Cape Town, con considerazioni sulla situazione sociale e razziale imperniata sulle miniere d'oro.
    "(...) Le immagini, che spesso sono provocatorie nella loro crudeltà montate con il consueto nervosismo, testimoniano il talento di Climati. Ammirevole in particolare quelle di Johannesburg, delle sue miniere (...) delle foreste e della savana (...) di indubbia suggestione (...)".
    - G. Grazzini - "Corriere della Sera" marzo 1966




    Africa Addio (1966) Trailer.

    Il trailer è in inglese ma è breve e vale la pena di vederlo, il film completo più avanti ...

    Jacopetti e Prosperi - tre documentari italiani

    Gualtiero Jacopetti, Franco Prosperi e Paolo Cavara (Jacopetti scomparso l'agosto 2011) sono giornalisti documentaristi, registi, di quel filone dedicato al mondo movie, basati su: cronaca di guerra, contraddizioni nel mondo, sessualità, temi allora tabù, ma anche momenti grotteschi da non confondere con film alla cannibal movie spesso associati, ma dei veri e propri reportage montati per il cinema, creando un genere di denuncia e folclore.
    I tre documentari tra gli altri sono: "Mondo Cane", "Africa Addio" e "Addio Zio Tom", L'ultimo "Zio Tom" è stato girato in piccola parte sotto forma di fiction con attori, rimane sempre un documentario.





    Il Film :


    Africa Addio  Subtitulado Español )   YouTube

    Logo NaturPlus

    L'ULTIMA INTERVISTA DI GUALTIERO JACOPETTI (VERSIONE INTEGRALE)

    L'ultima intervista di Gualtiero Jacopetti, il regista di "Mondo Cane", "Africa Addio" e "Addio Zio Tom". Concessa il 1° aprile 2011 a Marcello Bussi, autore del saggio narrativo "Mondo Cane Addio - Un delirio su Gualtiero Jacopetti", acquistabile su Amazon e su Lulu.com,




    Un film al giorno: «Africa addio» di Jacopetti e Prosperi (1966)


    di Francesco Lamendola 
    28 febbraio 2008

    Scomodo, irritante, politicamente scorretto.

    Africa addio è stato quasi un "caso cinematografico" nella pur tumultuosa stagione italiana degli anni Sessanta, quando cominciava a soffiare il vento della contestazione giovanile e gli intellettuali facevano a gara per scavalcarsi a sinistra l'uno con l'altro.

    Provocatorio, disonesto, qualunquista, cinico, reazionario, razzista, ignobile, delirante, odioso, ripugnante: questi, alcuni degli epiteti che il film di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi si è tirato addosso, più o meno in coro, dalla critica politicamente corretta; tutta rigorosamente di sinistra; tutta, o quasi, impegnata a sbucciarsi le mani nell'applaudire i film di Pasolini e Bellocchio, che promettevano sfracelli alla marcia e immonda borghesia e ne vaticinavano l'ormai imminente catastrofe finale.

    Per Pino Farinotti (che pure, a denti stretti, è costretto ad assegnargli un giudizio di tre stelle (ossia di "film più che discreto, di buon successo popolare"), Africa addio è
    "Un documentario «a sensazione» del tipo di Mondo cane e La donna nel mondo, i due reportages ricostruiti che avevano dato la (cattiva) fama a Gualtiero Jacopetti. Anche qui l'autore va a caccia di scene «forti».
    Per il Morandini (che gli attribuisce un punto e mezzo per la critica e quattro punti per il successo di pubblico), si tratta di un
    "Documento sugli effetti negativi della fine della dominazione coloniale in Africa: dallo scatenamento dei nazionalismi esasperati allo sterminio della fauna nelle riserve. Il montaggio è stato manipolato qua e là per truccare fatti tragici della storia africana con inutile cinismo e con cadute in un fastidioso qualunquismo. Spesso sensazionalistico, talvolta ignobile. La voce è di Sergio Rossi".
    Paolo Mereghetti (che gli concede una sola stella, come ai peggiori prodotti commerciali) non è molto più tenero, anzi per certi aspetti rincara la dose :
    "Documentario cinico e parziale, con un commento fuori campo particolarmente qualunquista. Scandalo (rivelato dall'Espresso) perché Jacopetti fece sospendere la fucilazione di tre ragazzi neri per cambiare obiettivo alla cinepresa, rivelando così che la sua 'realtà' era falsificata e ricostruita".
    E si potrebbe agevolmente continuare l'elenco delle stroncature, della indignazione, del disprezzo; tanto che un alieno, capitato sulla Terra in quei giorni, leggendo le recensioni cinematografiche di questo film, avrebbe certamente concluso che Jacopetti e Prosperi erano due lestofanti della peggiore specie, paragonabili a Hitler per cinismo, ma ancora più spregevoli per la loro conclamata disonestà e furberia commerciale.

    Anche l'Enciclopedia del Cinema della Garzanti (edizione 2004, vol. 1, p.586) lo tratta decisamente male :
    "(…) esordisce con il successo internazionale di Mondo cane (1961): crudeltà di varia natura e inserti documentaristici su costumi esotici e religiosi di varie religioni del mondo vengono montati nel solco di una ostentata spettacolarizzazione e sul filo di un commento off di raro qualunquismo e ipocrisia. Coadiuvato da F. Prosperi (suo collaboratore fisso) e da P. Cavara, replica su standard più ripugnanti (Mondo cane 2, 1962) prima di affrontare con ottica reazionaria e fazioso cinismo (oltre al sospetto di una tendenziosa manipolazione del girato) la fine del colonialismo in Africa addio (1966). Il soggetto grottesco d'ispirazione letteraria di Mondo candido 1975) ne conferma lo stile pretestuoso e delirante".
    E il Dizionario Bolaffi del Cinema italiano (vol. 1, I registi, 1979) :
    "Jacopetti (…) esordì nella regia di lungometraggi con Mondo cane(1962), che inaugurò un nuovo genere cinematografico: il documentario scandalistico, intessuto di scene e sequenze irritanti, violente, sadiche, presentate come autentiche e invece spesso frutto di abile montaggio o di ricostruzione filmica. I film seguenti, sempre di genere documentaristico, non uscirono da questi schemi contenutistici e formali, anzi ne accentuarono, come nel razzistaAfrica addio (1966)., taluni aspetti particolarmente odiosi".
    Ma di che cosa parlava, questo lungometraggio così scandaloso?
    Il film Africa addio era stato realizzato "cucendo" insieme sei o sette sequenze relativa a fatti cruenti e brutali verificatisi nel Continente nero all'indomani dell'indipendenza delle ex colonie europee. Tra essi, ricordiamo il processo ad alcuni Mau Mau, che si erano macchiati del massacro di alcuni coloni britannici del Kenya; lo sterminio di centinaia di animali (tra cui elefanti ed ippopotami), da parte di bracconieri armati di lancia e machete, nelle riserve faunistiche, sempre del Kenya, rimaste abbandonate a sé stesse dopo la partenza dell'amministrazione coloniale; il massacro di 12.000 Arabi, sull'isola di Zanzibar, da parte della maggioranza nera della popolazione, per "vendicare" la tratta degli schiavi di alcuni secoli prima; l'assassinio di alcuni missionari e suore cristiani e le azioni di guerra di alcuni mercenari bianchi nell'ex Congo Belga; l'intervento dei paracadutisti belgi in Katanga e il salvataggio di alcuni residenti europei, sorpresi dalla guerra civile congolese; una serie di massacri in Angola e Tanganika, culminati in atti di cannibalismo; le stridenti contraddizioni sociali del Sud Africa, diviso fra una minoranza bianca, benestante e onnipotente, e una maggioranza nera, povera e sfruttata.

    Il tutto viene mostrato con immagini brutali e sottilineato da una voce fuori campo che formula commenti impietosi, dai quali traspare una ben scarsa fiducia sul fatto che gli Stati africani di recente indipendenza possano gestirsi da soli, in modo ordinato e pacifico. Si mostrano, insomma, gli sconvolgenti cambiamenti che si sono verificati negli anni Sessanta in Africa, in un brevissimo arco di tempo; ma, nel modo di raccontarli, prevale la nostalgia dell'Africa di prima, che ormai non c'è più, e lo scetticismo nei confronti dell'Africa "moderna".

    Tutto questo è razzismo, qualunquismo, indegnità morale ?
    A noi pare che si tratti, piuttosto, di una visione problematica della realtà: e questo, all'epoca, non piaceva. Si preferiva pensare che la realtà fosse tutta bianca o tutta nera: di qua i buoni, di là i cattivi. Semplice, chiaro: tertium non datur. La cultura dominante incoraggiava e stimolava essa stessa, per prima, un tal genere di semplificazione. Ma, in effetti, come in ogni opera di semplificazione, gli intellettuali "politicamente corretti" distorcevano la realtà, per piegarla ai loro particolari gusti e pregiudizi.

    Sta di fatto che Jacopetti e Prosperi ci hanno mostrato, ad esempio, le uniche immagini della carneficina anti-araba dell'isola di Zanzibar. Quelle immagini di migliaia di persone in fuga, alla ricerca di una impossibile salvezza; e, il mattino dopo, quelle migliaia di cadaveri stesi lungo la spiaggia, a perdita d'occhio, e lambiti dalla bassa marea, per chilometri e chilometri, rimangono indelebilmente impresse nella mente dello spettatore, scolpite a caratteri di fuoco. Senza i due tanto deprecati cineasti non le avremmo mai viste; non avremmo avuto la prova documentata di quei fatti; le voci relative ai massacri sarebbero sfumate, lentamente, nella leggenda.

    E la stessa cosa si può dire per molte altre sequenze; anche se, questo è vero, spesso si nota un di più di cinismo, che colpisce lo spettatore come uno schiaffo in pieno viso.

    Ma siamo poi sicuri che si tratti semplicemente di cinismo, o non piuttosto di una denuncia che vuol colpire al cuore la nostra ipocrisia, il nostro fariseismo, compreso il nostro (comodo) bisogno di dividere il mondo in buoni e cattivi, così, con un taglio netto, come in uno spaghetti-western di terz'ordine ?

    E poi, a ben guardare, il discorso di Jacopetti e Prosperi è molto meno reazionario di quel che può sembrare a una visione distratta e superficiale. Di chi la colpa, infatti, dello scatenarsi di atrocità e barbarie, se non, in primissimo luogo, della partenza volutamente affrettata degli ex colonizzatori, ben decisi a far precipitare nel caos i nuovi Stati africani, per avere il pretesto di rientrare dalla finestra, dopo essere stati costretti ad uscire dalla porta ?

    Insomma il film, al di là del suo linguaggio sicuramente provocatorio, ci insinua più di una scomoda domanda nella mente, ci fruga nelle pieghe di una coscienza fin troppo abituata al perbenismo e alle versioni edulcorate o, peggio, ideologiche, della realtà.

    Il che - e il tempo è galantuomo, in questo campo come in altri - non è affatto male.


    Ci piace, a questo proposito, riportare alcune osservazioni di una figura quasi dimenticata di intellettuale scomodo, Giuseppe Turroni, acuto osservatore di quel particolare genere di cinematografia che è il film-documentario.

    Partendo da una riflessione puramente tecnica sulle modalità dei movimenti di macchina, in questo caso sull'uso del zoom nei lungometraggi di tipo documentaristico, Giuseppe Turroni svolge una puntuale e approfondita analisi non solo dello stile cinematografico, ma dei contenuti ideologici e poetici di Africa Addio, dimostrando una sensibilità e un'acutezza - lui, che non era un critico cinematografico di professione - veramente invidiabili (G. Turroni, "Come realizzare un film documentario", Milano, Il Castello, 1966, pp. 65-69.
    "Lo zoom oggi è usato in maniera elegante ed incisiva; ma a volte si esagera".
    "Mutati i tempi in cui Roberto Rossellini per dare più nitido risalto ai suoi film documentari, ai suoi brani epici di Roma città aperta e di Paisà, sfruttava tale mezzo tecnico, ma quasi con pudore e comunque attento a non abusarne, a non far diventar maniera lo strumento espressivo di una sua dolente indicazione storica".
    "Perché in sostanza lo zoom, che avvicina e allontana la parte che si vuol cinematografare, con un movimento rapido e netto, è quel che in linguaggio letterario, si chiama sottolineatura, una frase, ad esempio, scritta in corsivo o con un altro carattere".
    "Si vuol dare la precisa nozione di un fatto e di un ambiente".
    "Persino il lungometraggio normale, ne risente. Penso a un bellissimo (peraltro) film di Mauro Bolognini, Madamigella di Maupin, interpretato da Catherine Spaak. Il film è ambientato in un Settecento francese che pare tratto dalle memorie di Giacomo Casanova ed è frutto della fantasia di Theophil Gautier".
    "Bene, i colori sono belli e delicati e il regista per tutto il film non fa che usare lo zoom, a destra e a manca, per avvicinare l'oggetto e per allontanarlo, di fronte al paesaggio e di fronte a gruppi umani. Questo scialo, perché? Secondo me, il regista ha voluto dare credibilità documentaria - di ambientazione esatta - alla sua vicenda, che del resto è tutt'altro che documentaria e storicamente esatta, dato che si tratta di una fantasiosa trama in cui una ragazza si traveste da soldato e di lei si innamorano un soldataccio e un poeta".
    "Oppure Mauro Bolognini ha voluto creare con questo procedimento tecnico (aiutato da un colore flou, morbidissimo) una atmosfera magica, irreale, come di sogno ?"
    "Questa seconda ipotesi mi sembra più pertinente (…)".
    "Tornando allo zoom, se si esagera ad adoperarlo non è detto che la moda non sia poi portatrice di casi eccezionali, come in Africa addio di Jacopetti e Prosperi, operatore Antonio Climati. Qui l'interpretazione rigorosa, nella sua base irrazionale e morbosa, è veramente degna della nostra attenzione".
    "Il lungometraggio di Jacopetti Franco Prosperi più dispiacere a più d'uno spettatore, tanto più se costui sarà preso dalla ideologia politica che, al momento presente, induce a vedere la realtà da un solo punto di vista (e tutti sappiamo di che colore si tratta)".
    "Eppure ha in sé una carica forte, una suggestione potente, che va al di là della accesa polemica di parte. Oltre la sua ideologia - che può anche essere razzista - il documentario si libra in una dimensione umana, in cui la barbarie, la violenza, il momento selvaggio della nostra vita assurgono ad un valore universale: escono da un'Africa così circostanziata (e, in fondo delimitata) per toccare le corde dell'uomo di sempre, di ieri e di oggi, sotto ogni latitudine, sotto ogni cielo ed ogni colore".
    "La mia non è un'esaltazione retorica. Toccato profondamente dal film, come del resto da tutti i precedenti lavori di Jacopetti, ammiro la sua tecnica fine, pervasa dal calore di un'anima, dalla commossa partecipazione di uno spirito di artista".
    "Ecco che arte e poesia possono anche rivolgersi alle sfere del documentario vero e proprio".
    "Ecco che un regista, se sinceramente artista, può esprimersi anche attraverso il documentario: egli documenta, sì una cangiante e drammatica realtà esteriore, ma al tempo stesso riesce a trasmetterci il proprio pensiero, la sua idea incarnata in forme ed espressioni artistiche, umane e poetiche".
    "Per tre quarti di Africa addio lo zoom - col teleobiettivo ed il grandangolo - non svolge soltanto una funzione descrittiva, analitica, documentaria; no, esso crea, comunica emozioni, sottolinea pensieri, testimonia sconvolgenti situazioni che il nostro occhio (l'occhio di tanti che amano l'uomo soltanto a parole) non vuole, si rifiuta di vedere, di chiamare col loro esatto nome storico".
    "Lo zoom in Jacopetti e Prosperi ha funzione non soltanto formale come in Bolognini, ma si richiama alla grande, e ahimè purtroppo trascorsa, lezione di Roberto Rossellini, ai film che lo resero celebre e che lanciarono in tutto il mondo sensibile e partecipe il messaggio del neorealismo italiano".
    "A volte in Africa addio si ha l'impressione che tale accorgimento tecnico - facile da usare, ma non da sentire, non da vivere - sia gratuito o meglio sia dettato da meri fini calligrafici e formalisti. Niente di tutto questo. Alla fine, si ha del lungometraggio una immagine netta, incisa, sarei per dire: tutto è armonioso, delineato nella sua stessa sostanza, secco e crudele come una frase musicale. Non ci sono compiacimenti e non troviamo lungaggini, vuoti, esuberanze, indecisioni. Tutto è perfetto nel suo cupo, torbido ingranaggio di denuncia. Se c'è del compiacimento, questo è per la sostanza stessa, per l'acre gusto della condanna, del grido che non sa perdonare".
    "Così, l'accorgimento tecnico, usato fino alla sazietà, lo scopo a cui è originariamente destinato".
    "Quando si dice 'tecnica', bisogna pensare, io credo, a due specie di tecniche: la prima, in mano a puri e anonimi tecnici, che non sanno far altro che lavorare, applicarla ai propri fini meccanici, diligenti e basta: come un elettricista compie bene il proprio lavoro e un calzolaio fa bene un paio di scarpe; la seconda, invece, è la tecnica che crea, che costruisce, che, al servizio di un'idea, di uno scopo artistico, si toglie dalle remore e dai legami del puro procedimento meccanico per diventare espressione, linguaggio, maniera di comunicare agli altri un messaggio di verità".
    "Così l'endecasillabo in sé può anche non essere poesia; ma in Leopardi, in Cardarelli, diviene espressione di un mondo lirico irripetibile, in sé perfetto e rivoluzionario".
    E ancora, a proposito della bellissima colonna sonora di Africa addio, firmata da Riz Ortolani, struggente e malinconica, Giuseppe Turroni osserva (O. cit., pp. 117-120) :
    "Ricordate i lavori di Walt Disney sulla «Natura e le sue meraviglie», di qualche anno fa ? Erano bellissimi, senza dubbio, e avevano un carattere veramente disneyano: cioè, trasportavano l'ironia e il clima dei cartoons tra gli animali veri, delle foreste e dei deserti".
    "Disney ha sempre avuto buon gusto musicale, orecchio fine. Rammentate quei suoi lontani cartoni animati che commentarono pezzi celebri di musica ? Forse, non era tutto bello in quella pellicola ma si salvava parimenti il gusto musicale dell'inventore di magnifici personaggi cinematografici, da Paperino a Topolino".
    "Bene, in quei film documentari - lungometraggi e mediometraggi - Disney, assistito da valenti e numerosi collaboratori, usciva in certe sortite saporose e umoristiche, non valide agli effetti artistici e 'seri', ma senza dubbio efficacissime. Era capace, ad esempio, di commentare la passeggiata di un ippopotamo col suono (rumore?) di un cocciuto trombone, e di illustrare i passi malaccorti e ossuti di un interminabile trampoliere con stridii di violino, eccetera; insomma, avete capito il genere. Neppure Jacopetti e Prosperi hanno evitato questi effetti se è vero che in Africa addio, all'inizio della sequenza dello sterminio delle bestie nella riserva, si vede il volo di un uccello (ignoro il suo nome, perdonate) e si ascolta un breve commento musicale con trombone, umoristico".
    "Insomma, questi sono piccoli nei. Si possono evitare, se proprio si vuol fare opera pura, ma si possono tenere, se si vuol comporre opera spettacolare, nel senso più nobile della parola: spettacolare, che cioè piaccia, e diverta insegnando. Che è insomma lo scopo del documentario: documentare il pubblico su una determinata realtà, pur salvando le ragioni dell'arte, dello spettacolo e della cassetta insieme".
    "Un elemento, comunque, da tenere bene a memoria è questo: ridurre al necessario il commento musicale. Non abbondare mai. Se mai, scarseggiare. Quando c'è il fatto, i rumori naturali, le voci, possono supplire benissimo alla mancanza di musica".
    "Ricordate quel bellissimo pezzo di documentario che è la pesca del tonno in Stromboli, lontano film di Roberto Rossellini? Non c'era musica: dapprima un gran silenzio, e poi i canti dei pescatori e alla fine le loro grida, il piacere quasi selvaggio della pesca (che psicologicamente determinava il comportamento della protagonista, la indimenticabile Karin di Ingrid Bergman)".
    "Anche a volerlo, non potremmo dunque creare una grammatica del comportamento della musica nel film documentario, come non è possibile trascriverla per il normale film a soggetto. Può esserci e può non esserci. È come dire che un quadro non può essere fatto solo di bianchi e di neri, perché il bianco e nero - soli - non danno pittura, colore, magia cromatica ed inventiva. Invece ci sono dei quadri di Kine, bianco e nero, assai belli e importanti. Dunque? Anche la musica può esserci e non esserci".
    "Ma evitate - datemi retta - gli intellettualismi sforzati, e in fondo provinciali, di Pasolini : i canti negri che commentano i miracoli di Gesù Cristo sono esempio di questo cattivo gusto. Per Gesù Cristo ci vogliono il silenzio (che è la musica più portentosa), oppure bella e nobile musica sacra. Se non pare una presa in giro, un gioco gratuito, sterile, forzato".
    "Naturalmente anche la musica nel documentario segue le mode, come ogni fatto artistico, in questo mondo".
    "Bisogna cercare di far sì che la moda diventi espressione e non resti un vuoto simbolo del gusto, una sterile ricerca di effetti : nel qual caso, la canzonetta sentimentale alla Claudio Villa e alla Luciano Tajoli per il documentario su Positano o Lerici, equivale allo spiritual che illustra le prodezze (non sempre ortodosse e oneste) dei baldi giovanotti delle borgate cari al gusto di certi cineasti. Non c'è differenza tra queste retoriche: del vecchio, che esaltava il belo, e del nuovo, che esalta il brutto, la sporcizia, la malvagità".
    "(E non si vede la ragione per cui il novantanove per cento della critica cinematografica italiana debba trovare cattivo gusto nella composizione - musica, colore, eccetera - dei lavori di Jacopetti, laddove trova di buon gusto tutto ciò che Pasolini ci mostra: forse che non si tratta di due autori altrettanto 'pericolosi', validi entrambi, che dicono grosse verità entrambi ? Ma le verità di Jacopetti - oggi - dispiacciono; quelle di Pasolini fanno comodo a molti. Insomma, sono giochi, che io del resto trascrivo tra parentesi, perché son vuoti, provinciali e lasciano tempo al tempo, anche se il momento presente pare unicamente compiacersi di certe ideologie, al di fuori del loro sostanziale valore artistico e stilistico".

    Aggiungiamo solo che Gualtiero Jacopetti, nato a Barga, in provincia di Lucca, nel 1919, aveva iniziato la sua carriera dal giornalismo e si era messo in luce, nel 1959, come sceneggiatore di Europa di notte di Alessandro Blasetti.

    Il suo ex collaboratore Paolo Cavara ha tracciato di lui un ritratto critico nel film L'occhio selvaggio, del 1967: ma aveva firmato, lui pure, la realizzazione di Africa addio, appena un anno prima…

    Franco Prosperi, nato a Roma nel 1928, sceneggiatore, oltre che regista, dopo la serie dei documentari con Gualtiero Jacopetti e Paolo Cavara, si è specializzato nel genere poliziesco-avventuroso, firmando una serie di film che hanno riscosso un buon successo di pubblico e si sono fatti apprezzare, almeno in parte, anche dalla critica. La quale, probabilmente, gli ha "perdonato" la collaborazione alla regia di Africa addio in virtù del fatto che, nei film girati da solo, è apparso meno provocatorio e "scandaloso" del suo vecchio amico; anche se ne ha sempre condiviso, in ultima analisi, il taglio sensazionalistico e la volontà di stupire, irritare e colpire il pubblico, senza andare troppo per il sottile quanto ai mezzi.

    Fonte     (1) wikipedia    en.wikipedia  wikipedia    comingsoon   ariannaeditrice

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