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“La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

“Contra factum non valet argumentum”

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lunedì 4 aprile 2016

L’inquietante psicologia ebraica secondo Gilad Atzmon di Don Curzio Nitoglia



Gilad Atzmon, insider, ex sionista e soldato israeliano durante la guerra con il Libano del 1982 analizza crudamente e criticamente l'identità politica ebraica contestualizzata al presente e ripercorre i metodi con cui hanno sottomesso l'umanità.

Al termine negli articoli correlati altri esempi eclatanti.


L’inquietante psicologia ebraica secondo Gilad Atzmon

di Don Curzio Nitoglia
13 agosto 2013

Gilad Atzmon
Gilad Atzmon è un intellettuale israeliano figlio e nipote di membri dell’Irgun, poi Herut ed infine Likud (il partito politico di estrema destra israeliano, che si rifà all’ideologia ultra-nazionalistica di Jabotinsky), nato in Israele nel 1962 ed espatriato in Inghilterra prima nel 1984 e poi definitivamente nel 1994. Attualmente vive a Londra ed è un noto scrittore sul sionismo ed un famoso sassofonista e compositore di musica jazz.

I suoi libri più famosi sono "A guide to the perplexed" Una guida per i perplessi e "My One et Only Love" Il mio unico e solo amore, in lingua inglese; mentre il suo terzo saggio del 2011 "The Wandering Who?", Londra, ed. Gilad Atzmon è stato tradotto in italiano da Susanna Sinigaglia nel 2012 e pubblicato dalla Casa editrice Zambon , sine loco, col titolo “L’errante. Chi? Un’inquietante introspezione nella psicologia ebraica”.

Chi può conoscere gli ebrei meglio di uno di loro?
Un estratto dal sito dell'autore
Sul Libro di Gilad Atzmon "The Wandering Who" e le reazioni 
Il libro di Gilad Atzmon "The Wandering Who" di identità politica ebraica ha, fin dalla sua pubblicazione, tre anni fa, scatenato le reazioni più disparate e dibattiti particolarmente vivaci, come un colpo d'occhio sulla pagina Wikipedia mostra dell'autore controverso. Alcuni lo vedono come un combattente ispirato per la giustizia, come fonte imperterrita di idee e impulsi, anche un profeta, mentre altri lo disprezzano come un "anti-semita" e lo demonizzano come un'anima raccoglitrice nel pantano di idee di estrema destra. Cosa c'è nel libro di questo diavolo profetico? Che cosa dice la gente su di esso? Cosa è quello che ci rende esso?


Questo terzo saggio di Atzmon è stato recensito positivamente da molti cattedratici israeliti: Richard Falk, professore emerito di Diritto internazionale alla Princeton University; John J. Mearsheimer, professore di Scienze politiche alla University of Chicago; James Petras, docente di Sociologia alla Binghampton University di New York; William A. Cook, docente di inglese alla University of La Verse, in California; Samir Abed Rabbo, professore di Diritto internazionale alla Scuola di Diritto e Diplomazia di Gerusalemme.

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L’errante. Chi ? Un’inquietante
introspezione nella  psicologia
ebraica di Gilad Atzmon
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"L'errante chi ? di Gilad Atzmon offre molte intuizioni illuminanti e riflessioni critiche sull'etnocentrismo ebraico e sull'ipocrisia di chi parla in nome dei valori universali ma agisce per il mantenimento della condizione tribale. Facendo affidamento sulle esperienze autobiografiche ed esistenziali, e anche su osservazioni degli aspetti intimi della vita di ogni giorno, sostenute entrambe da una profonda capacità di introspezione, Atzmon fa quello che molti critici di Israele non riescono a fare: scopre i legami tra la politica dell'identità ebraica della diaspora con il sostegno incondizionato che questa da' alla politica di oppressione dello Stato di Israele. Atzmon ci offre una visione profonda della politica del "neo-ghetto". Ha il coraggio così vistosamente assente tra gli intellettuali occidentali - di dire la verità ai potenti, ricchi e autorevoli sionisti che decidono l'agenda della guerra e della pace nel mondo di lingua inglese. 
- James Petras - professore di Sociologia alla Binghampton University, New York 

L’identità ebraica è strettamente collegata alle più difficili e controverse problematiche del nostro tempo.
Obiettivo di questo libro è l’apertura di un dibattito attorno a punti tanto cruciali: dato che Israele si definisce ”stato ebraico“, ci sentiamo costretti a definire le differenze tra ”ebraismo“ ed ”ebraicità“, tra ”cultura ebraica“ e ”ideologia ebraica“.
Gilad Atzmon cerca gli aspetti tribali che si sono sedimentati nel discorso politico ebraico, sia tra i sionisti che tra i loro oppositori e addirittura tra gli ebrei di sinistra; aspetti quali ”Religione dell’Olocausto“ il significato di ”storia“ o di ”tempo“, così come le ideologie avverse al ”non-giudaismo“ nelle più svariate forme. Per quale motivo tanti ebrei della diaspora s’identificano a tal punto con Israele da appoggiarne sempre le posizioni politiche? La situazione problematica del nostro mondo richiede una profonda trasformazione del nostro approccio mentale alla politica e alla storia.
L’errante CHI? è il libro di chi vuole capire le differenze tra ebraismo, ebraicità e sionismo, perché si troverà fra le mani un magistrale testo filosofico scritto da un individuo eclettico, un brillante artista e musicista jazz e autentico amante della giustizia. Esponendo i fatti in modo convincente, appassionato e provocatorio, Gilad Atzmon affascina il lettore dalla prima all'ultima pagina: un libro importante e coraggioso.

SPEDIRE WEB

Atzmon da bambino era un fervente ultra-sionista sino a che a 17 anni nel 1979 mentre si preparava al servizio militare nell’Israeli Defence Force (‘IDF’), l’Esercito Israeliano, ascoltando casualmente un programma di jazz s’innamorò di questa musica e del noto jazzista Charlie Parker, detto Bird. Solo dopo seppe che Parker era un africano. Per lui fu una specie di rivelazione:
“Nel mio mondo – scrive – soltanto gli ebrei erano associati con tutto quanto era buono. Bird fu l’inizio di un viaggio. In quel periodo eravamo convinti che gli ebrei fossero il ‘popolo eletto’. Eravamo talmente sicuri di noi […] e dell’onnipotenza delle nostre qualità. […]. Ma molto stranamente, nel bel mezzo di quell’orgia di onnipotenza, mi accorsi che le persone che accendevano di più il mio entusiasmo erano un pugno di americani neri, gente che non aveva nulla a che fare con il miracolo sionista” (p. 23).
Nel 1981 entrò nell’Esercito Israeliano, però fece di tutto per non fare il militare, ma il suonatore di sassofono nelle bande musicali dell’Esercito.
“Nel giugno del 1982 – racconta – allo scoppio della prima guerra israelo/libanese mi trovavo nell’esercito da un anno; […] ogni singolo soldato capiva che quella era una guerra di aggressione da parte di Israele. […]. Nel 1984 […] partimmo per Ansar, un famigerato campo di internamento nel sud del Libano: questa esperienza avrebbe cambiato completamente la mia vita. […]. Mentre si procedeva verso la direzione del campo, ci si presentò la vista di migliaia di internati all’aria aperta, bruciati dal sole. […]. ‘Chi è questa gente?’ chiesi all’ufficiale. ‘Palestinesi’, rispose. […]. Studiai i detenuti. Apparivano molto diversi dai pacifici palestinesi di Gerusalemme. Erano arrabbiati; non erano sconfitti, erano combattenti per la libertà ed erano numerosi” (pp. 26-27).
Fu allora che l’Autore capì che “Israele era una iattura” (p. 28) e non volle averci più nulla a che fare. Restituì la divisa due settimane dopo e partì nel 1984 per l’Europa. Tuttavia dovette ritornare in Israele e solo dopo 10 anni poté lasciarla definitivamente (p. 29).
“Capii la verità devastante che nel 1948 i palestinesi non avevano abbandonato le proprie case di propria spontanea volontà, come ci dicevano a scuola, ma avevano subìto una brutale pulizia etnica da parte di mio nonno e di gente come lui. Cominciai a rendermi conto che in Israele la pulizia etnica non era mai cessata […] e che il sistema legale israeliano non era imparziale, ma razzialmente orientato (per esempio, la ‘legge del ritorno’ permette di accogliere ebrei di ogni Paese dopo una presunta assenza di 2000 anni, ma vieta ai palestinesi di fare ritorno ai loro villaggi dopo un’assenza di due anni). […]. Per la maggior parte degli israeliani shalom non significa pace, ma significa sicurezza, e soltanto per gli ebrei ” (p. 29).
Atzmon, rifacendosi al libro del professor Shlomo Sand (tr. it., L’invenzione del popolo ebraico, Milano, Rizzoli, 2010), sostiene che il popolo ebraico non è una etnia pura ed unica, come pretende il sionismo, ma sarebbe un miscuglio di gruppi che hanno adottato la religione ebraica nel corso della storia. Per esempio, gli askenaziti o ebrei dell’Europa del nord-est sarebbero discendenti dei kazari e non sarebbero semiti a differenza dei sefarditi o ebrei spagnoli e dell’Europa occidentale e mediterranea. Ma colui che oggi afferma ciò e che “nessuna razza resta pura per migliaia di anni” (p. 192) viene “tacciato di antisemitismo” (p. 184), mentre, ironia della sorte, in Europa ci son stati periodi in cui veniva accusato di antisemitismo “chi sosteneva che tutti gli ebrei appartenessero ad un popolo di origine straniera” (p. 184).

Tuttavia egli interpreta non correttamente la Bibbia (p. 37), vale a dire legge la S. Scrittura in maniera puramente materiale senza cercarne il significato spirituale (“la lettera uccide, lo spirito o significato vivifica”, San Paolo) come facevano gli scribi e i farisei e come fanno tuttora i rabbini, però mentre costoro l’approvavano anche negli aspetti non elogiati, ma solo narrati dal Libro sacro, egli rigetta la Torà per il suo spirito di preservazione del monoteismo dal politeismo idolatrico delle popolazioni limitrofe, da lui inteso materialmente come licenza di genocidio degli innocenti.


Atzom affronta inizialmente (pp. 45-47) e poi vi ritorna in maniera più approfondita, in maniera molto acuta, il problema dei rapporti tra ebraismo sionista e neoconservatorismo americano. Egli dimostra come il “progetto del nuovo secolo americano” all’interno dell’amministrazione del Presidente George Bush jr. sia stato influenzato dalle potenti lobby ebraico/americane Aipac, Adl of B’nai B’rith, ecc.

Atzmon spiega anche come sia stato notevole l’influsso sul Presidente statunitense Ronald Reagan, poi su Bill Clinton ed infine su Bush padre e figlio e sul Primo Ministro britannico Margaret Thatcher, Tony Blair e David Cameron dei filosofi Edmund Burke, Karl Raimund Popper, Russel Kirk e degli economisti della “Scuola di Vienna”: Von Mises, Von Hayeck e Milton Friedman, dai quali sono nati i Chicago boy’s e i dirigenti dell’Amministrazione Bush (Paul Wolfowitz, Richard Perle, David Roomsfeld, Dick Cheney, ecc.), che analogamente alla “Scuola di Francoforte” (1922-1979) di Adorno e Marcuse son riusciti ad unire (da una posizione di “destra” liberal-conservatrice) il marxismo di Trotzkij e il liberismo minianarchista se non francamente anarchico, mentre Adorno e Marcuse avevano sposato (da una posizione di “sinistra” anarco-rivoluzionaria) il Trozkismo con la psicanalisi freudiana. Tuttavia il neoconservatorismo ha spinto gli Usa (a favore di Israele) in una guerra totale contro l’Iraq, l’Afghanistan, il Pakistan dalla quale ne è uscita con le ossa rotte, come pure Israele ha subito una umiliante “vittoria di Pirro” in Libano nel 2006 in cui Israele ha sganciato “oltre 1 milione di bombe a grappolo” (p. 180) e a Gaza nel 2008-2009 ha gettato “bombe al fosforo bianco” (ivi) nella famigerata “operazione piombo fuso”. Secondo Atzmon questi ultimi avvenimenti (assieme alle “Rivoluzioni primaverili” in Tunisia, Libia, Egitto e Turchia) segnano l’inizio della fine della supremazia israelo/americana (p. 49).

La crisi economico/finanziaria, che ha portato nel 2011/2013 gli Usa e l’Europa sull’orlo del fallimento è iniziata nel 2005/2008, come dimostra Atzmon (pp. 44-45) con “la più grande frode finanziaria della storia mondiale” operata dall’operatore di Borsa Bernard Lawrence Madoff e portata avanti dal Presidente della ‘Federal Reserve’ degli Usa Alan Greenspan, che ha iniziato con un grandioso boom economico, facendo “arricchire” gli americani incitandoli a ‘spendere e spandere’, pur non avendo denaro sufficiente, senza paura, comprando e vendendo case, mediante mutui senza garanzie e coperture, che – si badi bene – non avrebbero essere potuti pagati ed avrebbero condotto infine alla miseria l’incauto compratore che si era accollato mutui ipotecari ad alto rischio (subprime), scientificamente studiati ed immessi – a mo’ di liberismo selvaggio – sul mercato da Greenspan, le cui prodezze stiamo ancora pagando e non si sa se riusciremo ad estinguere il prestito ipotecario o a finire ipotecati ed espropriati (pp. 52-53). Il crack della “Monte Paschi di Siena” in Italia nel 2013 è una delle conseguenze collaterali dell’imbroglio iniziato nel 2005 da Greenspan. L’economia mondiale è sembrata avanzare sino al 2008, mentre era già malata da almeno tre anni ed è entrata in crisi nel 2009 per arrivare al quasi fallimento nel 2012.

Atzmon continua: 
“Ma poi la cruda realtà si rivelò ai lavoratori americani, i quali non erano in grado [come previsto] di rendere il denaro che in realtà non avevano mai posseduto. A causa dell’aumento del petrolio e dei tassi d’interesse, milioni di americani nullatenenti non riuscirono più a pagare i mutui [come era prevedibile, essendo ‘nullatenenti’]. Quindi in brevissimo tempo milioni di case rientrarono in possesso delle banche [dalle quali erano uscite solo apparentemente]. Di conseguenza i poveri degli Usa si ritrovarono più poveri di prima” (pp. 53-54). Atzmon conclude: come Wolfowitz ha rovinato l’esercito americano trascinandolo in guerra contro l’Iraq nel 2003, così Greenspan ha disastrato la finanza degli americani trascinandoli nella bancarotta dei mutui ad alto rischio (p. 54).

Il problema dell’antisemitismo è risolto dall’Autore in maniera originale e penetrante:
“Mentre in passato, antisemita era chi odiava gli ebrei oggi, all’opposto, antisemita è colui che è odiato dagli ebrei” (p. 87).
Norman Finkelstein, Shlomo Sand, Israel Shamir e Atzmon sarebbero gli antisemiti di oggi, perché odiati dai sionisti.

Al capitolo 8 del suo libro Atzmon affronta la questione del giudeo/americanismo. Egli scorge chiaramente una continuità tra
«la visione israeliana degli interessi mediorientali e gli architetti del progetto del Nuovo Secolo americano [i neocon], tra il crimine commesso contro il popolo palestinese a Gaza in nome della guerra al terrore e quello contro il popolo irakeno commesso in nome della ‘democrazia’. […]. I neocon trasformano l’esercito americano in una forza di missione militare israeliana. […]. Inoltre si prospetta un “Nuovo Ordine Mondiale” con l’Impero di lingua inglese quale forza di polizia in difesa degli interessi ebraici» (pp. 103-104).
L’Autore scorge i motivi delle sconfitte reali (anche se presentate dai media come “vittorie” apparenti) e delle non-vittorie di Israele in Libano nel 2006 e a Gaza nel 2008-2009 nel fatto di 
“aver perso l’istinto di sopravvivenza ebraico [del 1948] e di aver adottato un’interpretazione edonistica dell’individualismo illuminista dell’occidente. […]. I nuovi israeliani non hanno nessun motivo per sacrificarsi sull’altare della collettività ebraica; sono assai più interessati ad esplorare gli aspetti pragmatici della ‘bella vita’. E forse anche per questo, i militari israeliani non sono riusciti a sopraffare Hamas [a Gaza nel 2008-2009] con l’operazione ‘Piombo fuso’. […]. I generali israeliani avrebbero dovuto attuare pericolose operazioni tattiche sul terreno. Probabilmente si rendevano conto che bombardando Gaza a tappeto […] non avrebbero ottenuto i risultati sperati, eppure non c’era nient’altro da fare. Le società edonistiche non producono guerrieri spartani e senza veri guerrieri a disposizione è meglio combattere a distanza” (p. 140).
Questa è la stessa ragione della sconfitta cocente dello Tzahal da parte di Hezbollah e del generale Michel Aoun in Libano nel 2006. Sconfitta in Libano, non-vittoria a Gaza disponendo Israele di una forza bellica ìmpari, a causa della debolezza fisica e demotivazione morale dei soldati israeliani, che pur maneggiano una forza bellica preponderante, mentre i palestinesi ed i libanesi sono veri guerrieri, che hanno seri motivi per battersi, pur non possedendo un armamentario simile a quello ebraico. Il soldato israeliano di oggi è come l’americano del 1943-45: “evita le battaglie sul terreno e uccide da lontano” (p. 143). Il benessere lo ha rammollito, come gli ozi di Capua avevano indebolito gli antichi Cartaginesi di Annibale Barca.

“I palestinesi, i siriani, gli Hezbollah, gli iraniani ne sono ben consapevoli. […]. Sanno che i giorni d’Israele sono contati. […]. L’élite militare statunitense sta esaminando la situazione ed ha cominciato a capire che Israele non è più una risorsa strategica per gli Usa” (p. 141). Stiamo assistendo all’agonia (bellica, finanziaria, morale, intellettuale, politica e spirituale) del mondo moderno e postmoderno, caratterizzati, il primo, da una fiducia illimitata nelle capacità dell’uomo (Cogito cartesiano, Io assoluto hegeliano), e, il secondo, dalla volontà di auto-distruzione, di auto-consunzione e di fallimento (nichilismo nicciano, edonismo freudiano, liberismo neocon) dell’essere umano in quanto partecipazione dell’Essere per essenza, che è Dio (“Dio è morto!”, Nietzsche; “dio” è il piacere!, Freud; “dio” è il denaro da spendere e il potere da acquistare!, Friedman & i Chicago boy’s).

Il mito della missione divina di Israele ancor oggi, lo ha portato al seguente precetto: “ama te stesso almeno quanto odi il goy prossimo tuo” (p. 143) e da questo comandamento alla guerra totale (denominata in codice dall’amministrazione Bush jr. “terrore infinito”) contro il resto del mondo, che dopo la seconda guerra mondiale non è ancora suddito della ‘Nuova-Sion’.
“Il rozzo sciovinismo etnocentrico – prosegue Atzmon – basato sulla consanguineità, incoraggia chi è abbastanza fortunato da avere una madre ebrea ad amare ciecamente se stesso. […]. Anche se gli ebrei sono divisi tra di loro su molte questioni, si ritrovano bene o male uniti contro coloro che considerano collettivamente nemici [in quanto goyjm]” (p. 144).


È l’atteggiamento di ogni setta, convinta di essere perfetta e assolutamente eletta da Dio: i suoi adepti arrivano anche ad odiarsi tra loro (come i diavoli dell’Inferno), ma si uniscono per combattere chi non ha lo spirito della loro setta e del loro caporione. Il sionismo è “la setta della vendetta”, che non conosce pietà e misericordia, ma solo odio e rancore (si pensi al caso Erich Priebke).

Gilad Atzmon riserva un capitolo intero (il 14°) allo studio di Milton Friedman, che
“fra gli anni ’60 e ’80 era considerato il più importante economista del dopoguerra. È stato consigliere per l’economia di Ronald Reagan, Margaret Thatcher e Menachem Begin [Primo Ministro di Israele con il partito di estrema destra Likud discendente da Jabotinsky]. Tuttavia è stata proprio l’ideologia di Friedman – con il suo sostegno alla libera impresa assieme all’azzeramento dell’intervento dello Stato, la deregulation e la privatizzazione – a portare all’attuale tempesta finanziaria. La filosofia di Friedman, inoltre, ha determinato la trasformazione dell’occidente in un’economia di servizi. Ma Friedman non era solo un economista, era un devoto sionista e un ebreo molto fiero di esserlo. […]. Nel 1972 Friedman parlò alla ‘Mont Pelerin Society’ su “Capitalismo ed ebrei” […]. I quali sono i pochi ad aver ricevuto tanti benefici dalla libera impresa e dal capitalismo competitivo [o selvaggio, “vinca il più forte!”], ma nello stesso tempo sono pochi i popoli che come gli ebrei hanno fatto tanti sforzi per demolire il capitalismo [vedi il ruolo dell’ebraismo nel bolscevismo]. L’ideologia di Friedman spiega anche perché tanti ebrei, che avevano le loro radici nella sinistra trozkista, hanno finito col farsi paladini della guerra totale del neoconservatorismo. […]. Friedman probabilmente non si rendeva conto che l’adozione della sua filosofia da parte di Ronald Reagan e Margaret Thatcher avrebbe portato alla fine l’occidente in ginocchio” (pp. 155-163, passim).

Molto coraggiosamente Atzmon affronta anche il problema dell’olocausto. Egli cita il filosofo israeliano Yeshayahu Leibowitz secondo cui “la religione ebraica è morta. Adesso nulla unifica gli ebrei del mondo, a parte l’olocausto” (intervista rilasciata a Uri Avnery, 19 marzo 2005). L’olocausto, secondo il professor Adi Ophir, è un surrogato di religione: esso ha i suoi Sacerdoti (Wiesenthal, Wiesel, Foxman), che sacrificano sull’altare della shoah i presunti criminali di guerra ed i revisionisti; i Profeti (Peres, Netanyahu), che mettono in guardia sull’olocausto venturo da parte dell’Iran; i Comandamenti (“mai più olocausto”, “mai più revisionisti”); i Rituali (i pellegrinaggi a Auschwitz, i giorni della memoria); i Simboli (le camere a gas, i forni crematori); il Tempio (lo Yad Vashem), che “si trova vicino a Deir Yassin, un villaggio palestinese ripulito dei suoi legittimi abitanti nel 1948” (p. 241) da Israele per commemorarvi le vittime dei tedeschi.

Atzmon commenta: 
“mi ci son voluti molti anni per capire che l’olocausto non era una narrazione storica, perché le narrazioni storiche non hanno bisogno della protezione delle leggi, esso è giudeo-centrico : definisce la ragion d’essere dell’ebraismo. Per i sionisti significa la fine della Diaspora, l’identificazione del goy con l’omicida potenziale, la vendetta in nome della sofferenza inflitta agli ebrei, la licenza di uccidere, radere al suolo, usare le armi nucleari” (pp. 199-200). Poi aggiunge: “solo dopo molti anni ho capito che la mia bisnonna non era stata ridotta a ‘saponetta’ o a ‘paralume’, come mi avevano detto in Israele, ma che probabilmente era morta di sfinimento, tifo, o forse in qualche fucilazione di massa. È una sorte terribile, ma non tanto diversa da quella di molti milioni di ucraini. […]. Penso che 65 anni dopo la liberazione di Auschwitz, abbiamo il diritto di cominciare a porci delle domande. Dovremmo chiedere prove e argomentazioni storiche piuttosto che seguire una narrazione religiosa dell’olocausto e sostenuta da pressioni politiche e legali” (pp. 229-230). E nessuno può impedircelo, neppure i vari kapò giudeo/cristiani del Vaticano II.
La shoah come giudeo-centrismo incarna la filosofia moderna, immanentista, idealista, liberaldemocratica e panteista del culto dell’uomo (ebreo), l’amore di Sé al posto di Jahwèh(p. 200); essa in ciò collima con la religione del Vaticano II (v. Gaudium et spes, 12 e 24) che fa coincidere l’uomo con Dio, il teocentrismo con l’antropocentrismo (v. Giovanni Paolo II, Redemptor hominis, 1979), alla luce di Nostra aetate (1965); dell’Antica Alleanza mai revocata (Giovanni Paolo II, Magonza 1981) e degli Ebrei fratelli maggiori dei cristiani nella Fede di Abramo (Giovanni Paolo II, Roma, 1986).

La shoah porta alla negazione di un Dio personale e trascendente, che non è riuscito a salvare gli ebrei da Auschwitz, e quindi l’ebreo si redime da sé (p. 201). Il nuovo Logos o Verbo incarnato è l’olocausto ebraico (p. 202).

Purtroppo, come osserva Atzmon (p. 203),
“siamo tutti, in una certa qual misura, sottoposti a questa neoreligione olocaustica; alcuni ne sono gli osservanti attivi e i Sacerdoti (gli israeliti); altri ne subiscono passivamente il potere e ne sono i fedeli-laici (i goyjm) o i Giuda (che tradiscono i fratelli e confratelli per amore della shoah). Mentre gli uomini che cercano di rivisitare, rileggere ed approfondire la storia reale della shoah, subiscono “gli abusi dei Sommi Sacerdoti di questa religione” (p. 203); vedi il “caso Williamson”.

Dulcis in fundo Atzmon enumera gli elementi della forza ebraica: 1°) donazioni,
2°) lobby,
3°) mass media.
Queste tre entità arrivano a dare ad Israele una forza inimmaginabile. Infatti
“24 membri del Parlamento inglese sono ebrei, 12 del Partito conservatore, 10 del Partito laburista e 2 liberaldemocratici. Ora gli ebrei in GB sono 280 mila, cioè lo 0,46% della popolazione totale. Alla Camera dei Comuni i seggi sono 650 e perciò, in proporzione, la comunità ebraica dovrebbe avere solo 3 seggi. Con 24 seggi gli ebrei superano di 8 volte il previsto” (p. 223).
Oramai il complotto ebraico da dietro le quinte non ha ragion d’essere, “tutto avviene alla luce del sole” (p. 223). Un altro punto importante per capire l’influenza israeliana sui goyjm è che
“la democrazia attuale ci fornisce come capi personaggi totalmente inadeguati. […]. Oggi la democrazia è un sistema politico specializzato a collocare personaggi dubbi, inadeguati, poco qualificati in posizioni di leadership” (pp. 224-225).
Lo stesso Haim Saban, l’israelo/americano multimiliardario dei media, in un’intervista al New Yorker il 10 maggio 2010 intitolata The Influencer, dà una risposta molto convincente al problema dello strapotere ebraico rispetto al resto del mondo:
“i tre modi per essere influenti sono: le donazioni ai partiti politici; l’istituzione di banche o serbatoi di cervelli (think-tank) e il controllo dei mass media”.
Concludo con la frase di Israel Shahak, posta da Atzmon all’inizio del suo bel libro:
“i nazisti mi hanno fatto provare paura di essere ebreo, e gli israeliani mi hanno fatto provare la vergogna di essere ebreo” (p. 3).
Don Curzio Nitoglia
 Fonte  doncurzionitoglia   amazon   zambon
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lunedì 14 marzo 2016

Sniper, il nuovo Golem. Nella tradizione ebraica il Golem è un tipo di robot creato dagli ebrei per servire il popolo eletto ed i propri interessi tribali.


Israele dopo aver chiesto la censura del web ora prosegue nel tentativo di celare i propri crimini che vengono denunciati in rete tramite l’Organizzazione Sionista Mondiale (WZO), come al solito utilizzando la scusa dell'antisemitismo.

Questo caso può dare solo una vaga idea iniziale di come sono organizzati contro di noi, Goym, che invece non sapendone nulla, inconsapevoli, siamo inermi e anche succubi.
Arturo Navone

Contribuisci ora per la gioia di Sion ☺
Incontra il nuovo cecchino Golem
3 febbraio 2016

Gilad Atzmon
Nella tradizione ebraica il Golem è un robot creato dagli ebrei per servire il popolo eletto e i suoi interessi tribali.

La storia più nota sul Golem è quella del rabbino Judah Loew ben Bezalel, anche detto Maharal di Praga (1513-1609). Si dice che Maharal formò un Golem di argilla per proteggere gli ebrei dall’accusa del sangue [1] e sostenerli per poter far fronte alle esigenze del lavoro fisico. 

Il Golem ce l’ha fatta ad arrivare fino in Israele. I palestinesi intanto si sono abituati a venir sorvegliati continuamente da un gruppo di Golem volanti israeliani, anche detti “droni kashèr”.

Ieri si è saputo che l’Organizzazione Sionista Mondiale (WZO) ha investito in un nuovo cyber Golem sviluppato appositamente per spiare noi tutti. Sniper, il nuovo Golem, servendosi di un nuovo algoritmo si metterà alla ricerca di contenuti anti-ebraici in rete.

Il WZO.  La nuova applicazione è volta a creare un effetto deterrente.
Il nuovo Golem cercherà determinate parole-chiave in diverse lingue. Un’equipe di membri dell’Organizzazione Sionista Mondiale sorveglieranno i risultati per reagire immediatamente. Non appena verrà scoperto un “colpevole”, l’Organizzazione Sionista Mondiale contatterà le autorità nel paese del colpevole oppure mandarà un Golem volante per scovare il sospetto che “odia gli ebrei”.

Il programma Sniper Golem vuole “agire da deterrente”, affermano gli imprenditori che lo hanno creato. 
"non sarà così facile pubblicare uno status che chiede l'assassinio di ebrei, o immagini che bruciano bandiere israeliane".
Nella mia attività pluriennale come autore e ricercatore non ho trovato neppure uno “status” in cui si sollecitava ad “uccidere gli ebrei”. Il tutto mi sembra piuttosto un’espressione grave di una Sindrome, di stress pre-traumatico collettivo, ebraico (PRE TSD) che confina con la psicosi.

Il nuovo Golem sarà lanciato questa domenica nel contesto di una conferenza dell’Organizzazione Sionista Mondiale che persegue l’obiettivo di lottare contro l’antisemitismo dell’epoca moderna. Vi parteciperanno l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite Danny Danon e il presidente del parlamento israeliano Yuli Edelstein. Per farla breve: se avete ancora uno “status omicida” da pubblicare, affrettatevi, visto che avete solo tre giorni di tempo!

 

La versione spagnola dell’applicazione Sniper

Il WZO. La nuova app ha lo scopo di creare un effetto deterrente.

di Itamar Eichner
2 gennaio 2016
Incontra, Sniper, il Cecchino, un'applicazione che esegue la scansione in rete utilizzando un nuovo algoritmo, alla ricerca di contenuti antiebraici. Gli individui saranno in grado di verificare il contenuto e di agire in base alle esigenze.

Si prevede che la World Zionist Organization (WZO) lancerà la sua app Sniper, che si dice sia un motore di ricerca per contenuti antisemiti.

Il sistema Sniper è impostato per scansionare Internet utilizzando un algoritmo che identificherà determinate parole chiave in diverse lingue. Un equipaggio di membri della WZO esaminerà i risultati, confermerà i casi che mostrano effettivamente un vero antisemitismo e risponderà con risposte dirette o contatterà le autorità del paese della parte incriminata.

 

WZO sottolinea il fatto che l'app sarà monitorata e supervisionata, in modo che il suo utilizzo sia corretto e non volto a far vergognare individui o gruppi senza prove adeguate.

"Il cecchino creerà deterrenza", affermano gli imprenditori dietro di esso,
"non sarà così facile pubblicare uno status che richiede l'omicidio di ebrei o immagini di bandiere israeliane incendiate".
Uffici del WZO a Tel Aviv

I primi utenti di Sniper saranno membri della rete globale della WZO per la lotta all'antisemitismo, presso il centro di comunicazione della WZO. Successivamente, ci si aspetta che altri utenti si uniscano.

Il loro ruolo sarà quello di creare una sorta di "muro" sul sito, sul quale scriveranno i dati personali degli editori di contenuti antisemiti, nonché ciò che hanno pubblicato (citazioni, schermate, immagini, video e altro) .

L'app sarà lanciata domenica, durante una conferenza della WZO volta a combattere l'antisemitismo nell'era moderna, alla quale parteciperanno l'ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Danny Danon e il presidente della Knesset MK Yuli Edelstein.

Inizialmente opererà in via sperimentale nei paesi dell'America Latina, che ha visto un recente aumento dell'antisemitismo che non è stato così ben pubblicizzato come l'antisemitismo europeo.

Bandiera del Movimento Sionista Mondiale, ai giochi di Maccabia, 2013


Nota [1] L'accusa del sangue è un'accusa antisemita diffusa a partire dall'XI secolo, secondo la quale gli ebrei userebbero sangue umano per motivi rituali. L'accusa è stata usata nel corso della storia, fino a tempi recenti (vedi il pogrom di Kielce del 1946), per sfruttare l'emozione popolare e i sentimenti antisemiti sostenendo in diverse occasioni che bambini cristiani venivano rapiti e uccisi per poterne usare il sangue. In seguito a queste accuse era frequente il verificarsi di pogrom, con linciaggi e stermini di ebrei, o di processi. (Wikipedia)

L'accusa del sangue pare essere confermata da vari casi, processi e sentenze nel corso dei secoli ed anche dal figlio del rabbino di Roma, Toaf, docente di storia in un libro, "Pasque di Sangue", ma è "antisemitismo" !!! (NdR)

Un’ampia scelta di Golem volanti :
http://tlaxcala-int.org/upload/gal_12761.jpg
Veicoli aerei senza equipaggio (droni) made in Israel 2012

Fonte: gilad   tlaxcala   ynetnews

mercoledì 20 gennaio 2016

Abusare di Auschwitz. La società aperta e i suoi nemici. La storia di Auschwitz di Gilad Atzmon


Gilad Atzmon è un notissimo musicista jazz, nato in Israele di famiglia laica nel 1963 ed ha effettuato il servizio militare nell’esercito israeliano. E’ l’autore di un recente romanzo ‘A Guide to the Perplexed’. Atzmon è anche uno dei migliori sassofonisti europei. Il suo ultimo CD ‘Exile? (Esilio) è stato dichiarato il migliore CD Jazz dell’anno da parte della BBC. Oggi vive a Londra, dove dirige l'Orient House Ensemble. Si batte da molti anni per la giustizia e l'uguaglianza in Terra Santa.

Interessante questa visione "ebraica" dell'olocausto che a leggere tra le righe è anche peggio di quello che sembra, leggendo la sua intervista se non lo si conosce si riesce a capire meglio il personaggio.
gennaio 2005 
Lo sfruttamento politico di Auschwitz
"Auschwitz è qui per mantenere il mito della società aperta; è qui per presentare l’illusione di un’identità occidentale liberata. Finché Auschwitz sarà qui, al centro dei nostri discorsi, saremo tutto tranne che liberi. C’è vita dopo Auschwitz e questa vita ci appartiene. Dovremmo farne qualcosa di meglio. Se c’è qualcosa che non dovremmo mai fare, è prendere le vite altrui in nome di Auschwitz."
Sessanta anni dopo la liberazione, Auschwitz è diventato un evento politico internazionale. Non è una coincidenza, e sento che dovremmo prenderci un momento per domandarci: perché ora, perché Auschwitz?

Vivendo in un ambiente scientifico tecnologico, è naturale per la maggioranza dei commentatori giudicare le narrative riflettendo sui loro contenuti positivi, cioè le storie che raccontano, i fatti su cui si basano e il messaggio che trasmettono. Invece, quando si arriva ad Auschwitz, si tratta sempre dei numeri terrificanti, Mengele e la selezione, l’omicidio di massa clinico, le Camere a Gas, i treni, il famoso Arbeit Macht Frei sul cancello principale, la marcia della morte fino alla liberazione ecc. Eppure ritengo che sarebbe almeno altrettanto illuminante esporre quello che la narrativa su Auschwitz è qui per nascondere. Ogni racconto storico può funzionare come una cortina fumogena; le narrazioni sono molto efficaci nell’incoraggiare la cecità collettiva. La narrativa su Auschwitz e l’Olocausto, in questo senso, non sono differenti.

L’ingresso del campo di Auschwitz con la scritta “Arbeit Macht Frei”, “il lavoro rende liberi”
Come sembra, senza impegnarci nelle molte domande riguardo la validità dell’ampiamente accettata narrativa dell’olocausto, possiamo chiederci tranquillamente a cosa serva la Narrativa di Auschwitz. Chi beneficia dal racconto di Auschwitz? Abbiamo il diritto di chiedere perché la narrativa ufficiale dell’olocausto è così ampiamente(1) promossa da differenti e opposte istituzioni politiche. E’ il risultato di una sofisticatissima propaganda orchestrata dagli ebrei? Non ne sarei così sicuro.

In superficie, la risposta a queste domande è semplice, la devastante immagine di Auschwitz e del giudeocidio nazista è un argomento autosufficiente contro nazionalismo, razzismo e totalitarismo. Entro i limiti fissati dall'accettazione della narrativa dell’olocausto, ognuno di questi tre è visto come nemico dell’umanità. Ma si deve ammettere che non sono stati nazionalismo, razzismo, o totalitarismo che hanno ucciso così tanti esseri umani innocenti ad Auschwitz. Le ideologie non uccidono, sono sempre le persone ad uccidere, indipendentemente dalle loro ideologie.

Ma si va oltre, con l’immagine di Auschwitz stampata nelle nostri menti, i nostri pensatori e politici liberali occidentali stanno entusiasticamente raffigurando una visione infantile della nostra realtà sociale, presentandoci una semplicistica visione binaria. Da un lato troviamo la società aperta, dall’altro i suoi molti nemici. Seguendo questa visione del mondo, c’è una sola società aperta, ma molti nemici differenti; e ancora è importante dire che “società aperta” è un significante vuoto, in pratica significa poco, per non dire nulla. Come sembra, per poter diventare un membro dell’esclusivo club aperto, bisogna semplicemente unirsi alle guerre giuste. Il Presidente Bush, un uomo lontano dall’essere eloquente quando sono implicate le capacità verbali, è stato inaspettatamente chiaro nel presentare l’assioma occidentale post Auschwitz: o con noi o contro di noi.

Essere con noi, essere cioè tra gli "aperti", significa credere che siamo stati noi a liberare l’Europa, che siamo stati noi a liberare Auschwitz, che siamo stati noi a liberare gli ebrei, e che siamo sempre noi che portiamo la nozione di democrazia negli angoli più remoti di questo ribollente pianeta. Essere con noi significa accettare il fatto che noi siamo la voce del mondo libero. Significa anche sapere di essere incondizionatamente liberi. E’ la base per una nuova forma di tautologia: sei libero anche se non lo sei. Essere con noi significa credere che il mondo stia muovendo verso una grande divisione, uno scontro di civiltà, nella quale tu sei un buon innocente essere Giudaicocristiano illuminato, e tutti gli altri sono oscuri esseri fondamentalmente o almeno potenzialmente malvagi. Essere con noi significa che non devi fare troppe domande riguardo la nostra condotta immorale. Per esempio, non devi chiedere perché il bombardiere Harris(2) e gli altri abbiano ucciso 850.000 civili tedeschi, mirando alle città tedesche piuttosto che alle infrastrutture industriali naziste.

Essere un essere libero in una società aperta significa che non si devono mai porre domande riguardo Hiroshima. Nel caso fossi abbastanza stupido da sollevare la questione, dovresti essere abbastanza intelligente da accettare la menzogna ufficiale: era la miglior maniera per portare quell’orribile guerra alla conclusione. Essendo un essere libero non solleverai perplessità riguardo la moralità di aver lasciato 2.000.000 di morti civili in Vietnam. Essere con noi significa che non devi chiedere tutte queste stupide noiose cose perché Auschwitz è il massimo della malvagità. Auschwitz è il fondo della malvagità umana e non devi mai dimenticare che siamo stati noi a porvi fine.

Mettiamo in chiaro le cose. Auschwitz era aldilà di ogni dubbio un posto orribile, ma sfortunatamente non era l’apice della malvagità, proprio perché il male non ha né limite né scale di misurazione. Ma, a voler essere storicamente accurati, non siamo neppure stati noi a liberare Auschwitz. Come sembra, è stato Stalin, l’altro malvagio. E’ stato Stalin che ha dato a così tanti ebrei, prigionieri di guerra, prigionieri politici, zingari e carcerati la possibilità di vedere la luce del giorno. Ma ancora, essendo un essere umano libero in una società aperta non devi davvero fare attenzione a questi dettagli storici minori.

[Qui si impone una affermazione categorica: Auschwitz NON è stata “liberata”, bensì OCCUPATA il 27 Gennaio 1945 dai Russi, i Tedeschi avevano abbandonato il KL di Auschwitz il 18 Gennaio 1945, 9 giorni prima. Quindi i circa 7000 ex-internati rimasti ospiti del lager erano,di fatto,liberi.] NdR

Auschwitz sembra essenziale nella nostra virtuosa percezione occidentale di noi stessa. Quando c’è richiesta di petrolio iracheno, il presidente americano equipara Saddam con Hitler. Dopo impareremo che il popolo iracheno deve essere liberato dalla sua “Auschwitz”. Conosciamo già le inevitabili conseguenze.

Da quando Auschwitz è così cruciale per gli esecutori della politica americana, non sorprende che non lontano dalla residenza del presidente americano ci sia un grande Museo dell’Olocausto dedicato alla memoria del popolo ebraico e dei suoi eroici liberatori. Questo museo non parla della gente, e nemmeno dei crimini contro l’umanità, il suo scopo è il mantenimento dell’illusione della società aperta. Riguarda il mantenimento di una specifica narrativa. Riguarda come noi abbiamo ragione, e loro, chiunque essi siano, hanno categoricamente torto.

Questo museo non è affatto sulla sofferenza ebraica. Presumo che ci siano delle notizie basilari che il museo non voglia condividere coi suoi visitatori: per esempio, non dirà alla folla di passaggio che il governo americano adottò una politica immigratoria fortemente restrittiva, che non fu mai modificata tra gli anni 1933-1944,(3) per bloccare l’immigrazione ebraica.

[Auschwitz-Monowitz bombardamento,1944]NdR
Eviterà di parlare del fatto che il governo americano respinse o ostacolò le offerte tedesche di aprire negoziati per rimuovere gli ebrei dai territori controllati dai nazisti. Più importante, nasconderà il fatto che alla forza aerea statunitense non era stato dato l’ordine di distruggere la macchina assassina nazista. Nemmeno le ferrovie per Auschwitz, né Auschwitz stessa, furono mai bombardate né dalla RAF né dall’American Air Force. Sembra che vi sia stata una vera negligenza omicida nelle decisioni americane in merito. Per esempio, il 20 agosto 1944, 127 fortezze volanti scortate da un centinaio di Mustang combattenti sganciarono con successo le loro bombe su una fabbrica a meno di cinque miglia da Auschwitz. Non un singolo aeroplano fu mandato ad attaccare il campo di morte.

[Altra precisazione: Da aprile a dicembre 1944, gli aerei alleati hanno bombardato o altre azioni la Polonia al ritmo di circa una missione ogni quattro giorni, compreso il complesso intorno Auschwitz-Birkenau, partendo da Foggia. Il 7 Agosto Trzebina, la raffineria nei pressi di Monowitz. Il 20 Agosto Auschwitz-Monowitz, il 13 Settembre e il 18 Dicembre sempre Monowitz. Nella foto il lager di Auschwitz-Monowitz mentre viene bombardato] NdR

Queste storie non appariranno nel Museo Americano dell’Olocausto. Semplicemente stonano con l’immagine eroica e virtuosa che
gli americani hanno di se stessi. La storia di Auschwitz è nei fatti la storia di una brutale negligenza angloamericana. La narrativa accettabile su Auschwitz è un mito che è qui per sostenere la pratica espansionistica americana. Auschwitz è il pilastro morale dell’ideologia americana.

 [Auschwitz-Birkenau, bombardamento del 13 Settembre 1944, immediatamente sopra i Krematorium II e III] NdR

[Effetto del bombardamento alleato del lager di Nordhausen, Germania, Aprile 1945, Notare i cadaveri degli internati ,causati dal bombardamento] [E’ sconcertante che una persona come Atzmon,dicono sensibile al dolore dei Palestinesi, per esempio, si accodi alla marea di IGNORANTI e NON PENSANTI obnubilati che fanno la stessa considerazione IDIOTA, e NON rilevi che il bombardamento di un lager avrebbe fatto inevitabilmente, vittime tra gli internati stessi! In un’area ristrettissima erano concentrati ,anche, 80.000 persone internate! Non si rende conto della carneficina che ne sarebbe scaturita?]

Il Museo dell’olocausto è là per dire agli americani cosa potrebbe accadere quando tutto andasse storto. Per quanto triste possa suonare, nell’America contemporanea tutto sta andando male, malgrado il museo. La ragione è semplice, quando all'interno della tua eredità culturale, l’immagine del male viene instillata come qualcosa che si riferisce sempre all'Altro, puoi benissimo diventare cieco al fatto che tu stesso sia già diventato malvagio. Come i loro fratelli israeliani, gli americani hanno dimenticato come guardare a se stessi.

Nel caso dell’America, la narrativa dell’Olocausto serve alla filosofia espansionistica della destra. Per prevenire un’altro Auschwitz, gli americani mandano il loro esercito in Vietnam, Corea, Iraq. Sono sempre liberatori. Fino alla fine della guerra fredda, c’erano i comunisti contro cui combattere, un vero e concreto male; ma ora il male sta diventando sempre più astratto. Infatti, l’unica maniera per materializzare il vago nemico è paragonarla con Hitler.

Il caso europeo è leggermente differente. Per quanto strano possa sembrare, in Europa è la sinistra parlamentare che sta guadagnando su Auschwitz. Finché Auschwitz è così profondamente intrecciata col discorso quotidiano, la destra non può alzare la testa.(4) La sinistra europea ufficiale è totalmente dipendente dalla narrativa sull’Olocausto e dalla storia di Auschwitz. Come sembra, Auschwitz è l’ultima barricata della sinistra contro la possibilità di una rinascita della destra. In Europa, ogni senso di aspirazione nazionale, o anche una preoccupazione demografica che possa suonare come xenofobica è immediatamente indicata come risveglio del nazismo. Con questa oppressiva visione del mondo, alle persone non è concesso esprimere affetto verso il proprio paese. Inoltre, essendo politicamente dipendente dall’immagine dell’ebreo vittima innocente, la sinistra europea ufficiale non può mai sostenere completamente la causa palestinese.

Auschwitz è qui come simbolo di un’alleanza tra la sinistra parlamentare europea e la destra espansionista americana.(5) Per entrambe, Auschwitz è un'icona della minaccia contro l’immagine della società aperta. Grazie a questo legame fatale, ogni genuina sinistra europea è destinata ad essere spinta ai margini. Ogni forma di sinistra genuina ispirata dalle aspirazioni rosse è destinata ad essere presentata come un punto di vista sovversivo ed estremista. Nel marzo del 1998, Robin Cook, allora ministro degli esteri britannico, fece una visita diplomatica in Israele. Mentre era lì, Cook rifiutò giustamente di visitare Yad Vashem, sostenendo che fosse più preoccupato del presente che del passato. Non passò molto tempo prima che Cook perdesse il suo lavoro. Il rifiuto di inchinarsi alla storia di Auschwitz costò a Cook il lavoro. Non furono gli ebrei che lo cacciarono dal Ministero degli esteri. Fu il Partito Laburista, un'istituzione parlamentare europea di sinistra.

Quindi, Auschwitz è qui per mantenere il mito della società aperta; è qui per presentare l’illusione di un’identità occidentale liberata. Finché Auschwitz sarà qui, al centro dei nostri discorsi, saremo tutto tranne che liberi. C’è vita dopo Auschwitz e questa vita ci appartiene. Dovremmo farne qualcosa di meglio. Se c’è qualcosa che non dovremmo mai fare, è prendere le vite altrui in nome di Auschwitz. Ed è esattamente ciò che stiamo facendo.

Benvenuti!
Gilad Atzmon
NOTE:
Le precisazioni in blu sono del sito olodogma, ci stavano ...
[1]
Al punto che qualcuno comincia a chiedersi se la commemorazione del ‘Giorno della Memoria’ con documentari, cerimonie ufficiali, messe e prediche religiose, film hollywoodiani, testimonianze, discorsi di politici di tutte le tendenze, presentazioni di libri, poesie, concorsi nelle scuole, con una lunga e insistente programmazione di tutte le reti televisive e radiofoniche, con articoli di prima pagina di tutti i quotidiani, manifesti, ecc non corra il rischio di diventare controproducente (ndt).
[2] Arthur Harris (1892-1984) è il teorico e responsabile britannico dei bombardamenti sui civili tedeschi tra il ’40 e il ’45.
[3] Nè naturalmente il museo spiegherà che questa politica di immigrazione restrittiva era appoggiata (sembra assurdo ma è vero!) dalla principale organizzazione sionista americana che per voce di un suo dirigente, Stephen Wise, con l’approvazione del presidente della Organizzazione sionista mondiale, Weizman, si oppose all’abolizione delle restrizioni sull’immigrazione ebraica in America nella speranza che questa immigrazione si dirigesse verso la Palestina al fine di costituirvi al più presto una maggioranza ebraica e uno stato ebraico sionista (vedi Lenni Brenner, ‘Zionism in the Age of the Dictators’ Cap. 13, edizione Online, dove tutta la vicenda è esposta con dovizia di particolari.)(ndt).
[4] Questo è vero per la destra di tutti i paesi europei, come ad esempio la destra di Le Pen in Francia o la destra austriaca di Haider, ma non per la destra trasformista di AN in Italia. Fini ha fatto dell’alleanza con Bush e Sharon e del sovvertimento della precedente politica antisemita i cardini del rinnovamento del fascismo italiano. Fini ha capito che all’estrema destra oggi conviene adottare la stessa politica dell’Olocausto adottata dalla destraUSA (ndt).
[5] Blair e il partito laburista inglese ne sono gli esempi più eclatanti (ndt).

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