Descrizione

La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

Contra factum non valet argumentum”

Visualizzazione post con etichetta Wiston Churchill. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Wiston Churchill. Mostra tutti i post

mercoledì 8 settembre 2021

8 settembre 1943 - Italiani : "Badogliare". Tradimento e Strage di Stato annunciata

di Arturo Navone

Lo schifo totale, pur avendo sempre saputo, ovviamente, del tradimento, menzogne successive, annessi e connessi a ripercorrere questi avvenimenti pare di aprire il "vaso di pandora" e nemmeno finisce qui, in un articolo che ho trovato dopo aver fatto questo e che pubblicherò successivamente, è peggio ancora, non ha iniziato a tradire nel '42, come più avanti riporto, ma addirittura "Il 1 settembre 1939 scoppiava la Seconda guerra mondiale: quello stesso giorno Pietro Badoglio prendeva contatto col presidente americano Roosevelt per mezzo del console portoghese Da Vega", più tutta un'altra serie infinita di tradimenti. In un altro momento andremo poi a vedere la "famosa" costituzione dettata dal nemico dove tra il resto riporta che da subito eravamo sottoposti alle decisioni di organismi internazionali e  il trattato di pace impedisce all’Italia la punizione dei traditori in guerra. 
(...) "Solo dopo la defezione italiana noi abbiamo potuto raggiungere la vittoria" (...)
- Wiston Churchil - primo ministro inglese, dal "Taccuino Segreto"
"La resa dell'Italia fu uno sporco affare. Tutte le nazioni elencano nella loro storia guerre vinte e guerre perse, ma l'Italia è la sola ad aver perduto questa guerra con disonore, salvato solo in parte dal sacrificio dei combattenti della R.S.I."
- Dwight David "Ike" Eisenhower - comandante supremo delle Forze USA nello scacchiere europeo nel suo "Diario di Guerra".
«Penso che l’armistizio di Badoglio sia il più grande tradimento della storia»
- Sir B. L. Montgomery - fedmaresciallo generale britannico, 1° visconte Montgomery di Alamein e comandante dell’8ª armata in Africa e nella campagna d’Italia
"Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita, sia con l’inviare loro dei sussidi che per la frequenza diventavano degli stipendi, sia strappandoli alla morte. Ma se domani togliessero la vita ai miei uomini, quale responsabilità avrei assunto salvandoli ?"  
- Benito Mussolini -
"Il disonore planetario, indelebile, ammanta un popolo e una nazione culla della cultura e della civiltà occidentale, a causa di coloro, che, reietti anche dai loro presunti alleati, tradirono in un bagno criminale di sangue l'Italia, autoproclamandosi poi eroi ma in realtà servi del nemico al quale vendettero, prostituendosi, anche la patria e gli italiani oltre che l'anima e le famiglie" ...
- Arturo Navone -
ne paghiamo ancora oggi, carissime, le conseguenze ...


Contribuisci ora per la gioia di Sion

Una breve introduzione Quelle vergognose «badogliate», un sinonimo di tradimento.
Perchè si parla del "Tradimento" italiano e perchè scrivo "strage di stato annunciata" ?

Semplicemente perchè nessuno ne vuole parlare, come leggerete anche nel seguito tratto da wikipedia, l'Italia non dichiarò mai guerra alla Germania e tanto meno al Giappone, perchè non poteva, "Resa Incondizionata", nazione occupata, impossibilitata a fare atti di politica internazionale, impossibile dichiarare guerra che finì quindi alleata dell'Asse, così si spiegano tutte le menzogne e i presunti "crimini" tedeschi che erano attaccati dai loro alleati ... et voilà, spiegato l'arcano, il tradimento, Cefalonia, i soldati italiani deportati, le rappresaglie e via discorrendo ...

Il tutto condito dalle porcate di Badoglio e del Re che badavano soltanto ai loro interessi personali !!!
Parlando di tradimenti, anche questo non fu da poco, Seconda Guerra Mondiale - Patto nippo-sovietico di non aggressione, 13 aprile 1941, personalmente credo che insieme al tradimento italiano sia una delle maggiori cause della perdita della guerra.

Da parte alleata già il 21 agosto 1940 (solo due mesi dopo l'ingresso in guerra dell'Italia) il Foreign Office (Ministero degli Esteri inglese) nel suo documento analitico "Strategie future" individua nell'Italia l'anello debole dell'Asse, "il ventre molle" e proponeva di trattare una pace separata con noi.

La caduta di Tunisi, il 13 maggio 1943, cambiò radicalmente la situazione strategica. Ora l'Italia era esposta direttamente all'invasione Anglo-Americana, e per la Germania divenne imperativo controllare il Paese, diventato un bastione esterno del Reich. La caduta di Pantelleria e lo sbarco in Sicilia fecero precipitare la situazione. I tradimenti erano all'ordine del giorno da sempre Il Sabotaggio della Guerra Fascista contro le Demoplutocrazie Occidentali

I punti salienti del tradimento sembrarono iniziare dopo la deposizione di Mussolini il 25 luglio 1943, il nuovo capo del governo dichiarò "la guerra continua", una dichiarazione sibillina ma nel contesto poteva stare a significare con la Germania. 
In verità già dall'autunno del '42 tentativi di trattative con gli alleati erano stati condotti dal Duca Aimone d'Aosta, dalla Principessa Maria Josè, da Badoglio, da Caviglia e da Bastianini.


Il primo assassinato a tradimento della guerra civile italiana e il suo conseguente avvento.
Ettore Muti Tenente Colonnello.
dell'aeronautica
Ettore Muti"Gim dagli occhi verdi", forse il più grande eroe italiano, una medaglia d'oro al valor militare, dieci medaglie d'argento, 4 di bronzo, 5 croci di guerra, 2 croci di ferro tedesche, 2 medaglie al valore spagnole, 3 promozioni per merito di guerra, eroe di tre guerre italiane, fu il primo caduto della guerra civile in Italia. Erano circa le tre di notte del 24 agosto 1943. In quella notte, nella pineta di Fregene, ha inizio la guerra civile che strazierà l’Italia, di lì a poco, per due anni. E il fascista Muti, assassinato da altri italiani, ne è la prima vittima. Il delitto Muti fu invece chiaramente deliberato e voluto, inaugurando il sistema della eliminazione fisica degli avversari politici, in perfetto stile staliniano, con un colpo alla nuca, che fu caratteristico della guerra civile e causò all’Italia dolori e danni che durano ancora.

Il 25 luglio, giorno della caduta di Mussolini, Muti è in Spagna per conto del SIA, Servizio Informazioni Aeronautica, per cercare di recuperare un radar da un aereo statunitense precipitato, a Madrid, attraverso contatti con personalità conosciute durante la guerra civile, Muti venne a sapere che erano già iniziate le trattative con emissari angloamericani per l’armistizio e ne rimase sconvolto. Tornò a Roma indignato; confidò agli amici quanto aveva saputo e si scagliò contro Badoglio con parole di fuoco. Le sue escandescenze vennero riferite al Capo del Governo da informatori della Polizia e da agenti del SIM e Badoglio, che già era in preda allo sgomento, nel timore che Muti, per tentare la liberazione di Mussolini, prendesse contatto con i tedeschi e li avvertisse delle trattative in corso con gli alleati, terrorizzato di essere ammazzato dai tedeschi, lo fece assassinare, in circostanze a dir poco ambigue. Figura interessante la vedremo in un altro momento.

Quale era il clima politico di quelle giornate, durante le quali italiani e tedeschi, ancora alleati, cercavano di darsela a intendere a vicenda ? Gli italiani, assicurandoli che avrebbero continuato la guerra, nonostante la caduta del Fascismo e l’uscita di scena di Mussolini, e i tedeschi, fingendo di crederci.
A Roma, infatti, nella massima segretezza, le autorità militari elaboravano piani antitedeschi mentre ufficialmente, da parte degli alti comandi italiani, la collaborazione con la Germania continuava come se nulla fosse. 

Badoglio tentò di guadagnar tempo nei confronti dell'alleato tedesco ed intraprese accordi segreti con gli Alleati.

Vengono inviati almeno dal 4 agosto segretamente ambasciatori in Spagna ed in Marocco a prendere contatti con gli Ambasciatori inglesi. Dalla Spagna fanno capire che l'Italia non è nelle condizioni di trattare ma solamente d'arrendersi per cui ogni trattativa viene rinviata ai militari.

Il 6 agosto 1943 a Tarvisio, in un clima di reciproca sfiducia e di sospetto, il ministro degli esteri italiano Guariglia e il capo di stato maggiore Ambrosio si incontrano con i capi della diplomazia e dell’esercito tedeschi, Ribbentrop e Keitel.

I ministri degli esteri dell’Italia e della Germania, Raffaele Guariglia e Joachim Ribbentrop, e i capi dei due Comandi supremi, Vittorio Ambrosio e Wilhelm Keitel, si incontrano a Tarvisio. Ufficialmente è un incontro per fare il punto sulla situazione politica e militare dopo i cambiamenti avvenuti in Italia; ma l’atmosfera è di reciproca sfiducia e di reciproco sospetto. Nessuno dei protagonisti crede a quello che dice il suo omologo. Il luogo dell’incontro è stato proposto dai tedeschi. Tarvisio, in provincia di Udine, è a sette chilometri dal confine con l’Austria, ma si trova al di là dello spartiacque e le acque del suo torrente finiscono nel Danubio e poi nel Mar Nero. In tedesco è chiamato Tarvis. La delegazione tedesca è arrivata su un treno blindato, irto di mitragliatrici e con cannoni antiaerei montati sul tetto delle carrozze. I tedeschi volevano dare una dimostrazione di forza oppure temevano di essere sequestrati ? Sul marciapiede della stazione era schierato un reparto delle SS. 

Nella delegazione italiana era nato un problema: fare il saluto fascista per dimostrare ai tedeschi che niente era cambiato in Italia? Ridicolo; ma i funzionari del seguito sono stati invitati a farlo. Con la delegazione sono arrivati Hans Georg Mackensen, ambasciatore tedesco a Roma, e Eugen Dollmann. Dollmann, 43 anni, indossa l’uniforma di colonnello delle SS, ma sembra che non lo sia; molti ritengono che sia il capo dei servizi segreti; sicuramente è il personaggio più misterioso e più potente dei tedeschi in Italia, Nella seduta mattutina si è parlato di politica. Joachim Ribbentrop ha subito chiesto chiarimenti; ma il tono e il contegno, ricorderà Eugen Dollman,
“sono di una freddezza talmente offensiva che da ogni frase e da ogni mossa emana la più cordiale disistima per i suoi interlocutori”. 
Raffaele Guariglia, che prima di partire ha fatto sapere agli angloamericani, per mezzo dell’ambasciata a Lisbona, il significato dell’incontro, risponde che il cambiamento avvenuto era puramente di ordine interno e ricorda che il capo del governo Badoglio aveva dichiarato che la guerra sarebbe continuata.
“E avete avuto – chiede Ribbentrop - conversazioni con inglesi o americani?”,
“No” risponde Guariglia. 
Un tema ancor più delicato è toccato nella seduta del pomeriggio: la presenza militare tedesca in Italia. Dice il generale Ambrosio:
“Il Comando supremo italiano è rimasto sorpreso della rapidità con la quale sono state inviate divisioni tedesche in Italia senza preventivo accordo”.
Risponde Wilhelm Keitel:
“Il Comando italiano non si sente più padrone in casa sua? E’ sicuramente un equivoco”. 
Al che Guariglia replica:
“Il modo in cui le truppe tedesche entrano in Italia in questi giorni ha suscitato l’impressione che esse venissero non a scopo militare, ma in servizio di ordine pubblico”.
E Ribbentrop: “Non disponiamo di truppe se non per combattere”. 
La giornata era finita. I commiati sono stati freddi. Nessun italiano è andato alla stazione a salutare gli ospiti che partivano. Questo è stato l’ultimo incontro fra italiani e tedeschi. L’Asse, cioè l’intesa stipulata fra il Terzo Reich e il Regno d’Italia il 24 ottobre del 1936, era in fin di vita dal 25 luglio; oggi è morto.


Badoglio incarica quindi il generale Castellano a recarsi in Spagna a trattare con il Comando Alleato, parte il 12 agosto.

Giuseppe Castellano ha cinquanta anni, è nato a Prato ma di origini siciliane; è il più giovane generale di stato maggiore ed è il “generale addetto” a Vittorio Ambrosio, capo di Stato maggior generale. È partito da Roma la sera del 12. L’iniziativa è di Ambrosio, all’insaputa, ufficialmente, del capo del governo Badoglio, del ministro degli esteri Guariglia, a anche del re. Nessuno dei tre lo sa o afferma di saperlo; così, caso mai, potranno sempre dire ai tedeschi che non erano a conoscenza della missione. In realtà – scriverà il generale Carboni – lo sanno anche gli uscieri di palazzo Vidoni, sede del Comando supremo, e anche “alcune donnine di Roma, frequentate dal generale Castellano”

Castellano giunto in Spagna si trova innanzi il delegato del gen. Eisenhower che gli consegna una bozza dell'Armistizio che gli Alleati avevano già preparato. All'Armistizio viene allegata anche una nota (riferita all'incontro tenuto in Canada tra Churchill e Roosvelt) con la quale gli Alleati dichiarano di poter rivalutare la posizione dell'Italia nel caso in cui si schierasse contro i tedeschi.

Castellano si accorge che su quella bozza non ci sono margini di trattativa e rientra in Italia.
“Di ritorno a Roma, non trovo Ambrosio. Se ne sta andando (bella fortuna!). Faccio quindi il mio rapporto a Rossi. Gli sottolineo che è urgente che io incontri Badoglio la mattina stessa. È importante che sia presente anche Guariglia. Alle 11 veniamo ricevuti dal capo de governo. Gli riassumo gli eventi del mio viaggio e gli leggo i termini dell’armistizio. Ho la netta sensazione che Badoglio sia un imbecille. Guariglia obietta che non possiamo chiedere l’armistizio. Se lo facessimo, i tedeschi ci farebbero a pezzi. A suo parere, è meglio che gli Alleati invadano l’Italia senza che le truppe italiane oppongano resistenza (facendo, di fatto,la figura dei vigliacchi). La resa italiana verrà solo quando gli Alleati si saranno saldamente installati nel nostro territorio. È evidente che Guariglia è terrorizzato. Niente potrà andare per il verso giusto con un imbecille a capo del governo e con un vigliacco a dirigere la diplomazia italiana”.
Nel frattempo il Governo italiano ed il Re continuano a tenere un atteggiamento ambiguo con i tedeschi continuando a garantire la fedeltà. Agli Alleati viene richiesto che in concomitanza con l'annuncio dell'Armistizio ci sia uno sbarco alleato nei pressi della Capitale.

Dal testo di Enzo Capaldo : a Madrid, dove I'incontrai dopo la sua fuga dall’Italia, il generale Roatta mi raccontò infatti che il capo di S.M. generale Ambrosio, prima di partire per una riunione con i tedeschi che si svolse a Bologna il 16 agosto del 1943, gli accennò alI'eventualità di un armistizio con gli angloamericani ma ciò nonostante, con la massima improntitudine, discusse lo schieramento delle forze italo-tedesche per la difesa della Penisola contro sbarchi alleati. Sempre a Bologna, in quella stessa circostanza, Roatta chiese e ottenne una divisione germanica in più per rinforzare la Sardegna e allorché, nel corso di una delle tante indagini sul suo comportamento per la mancata difesa della capitale, gli fu domandato il perché di una così strana richiesta, rispose che fecero altrettanto Ambrosio e Badoglio per evitare che i tedeschi scoprissero la verità sulle trattative che erano già in corso con il nemico.
A rendere, comunque, più ambigua la situazione, verso il 20 di agosto, accadde un altro fatto che ha dell’inverosimile ma che rispecchia quali fossero i veri propositi di Badoglio. Interpellato dal capo di S.M. generale, il Maresciallo rifiutò la proposta di
“orientare i comandi periferici nei Balcani su quanto sarebbe successo” e aggiunse di aver preventivato anche la perdita di mezzo milione d’uomini, piuttosto che “soggiacere alle ben più gravi conseguenze di un’immediata reazione germanica provocata da eventuali indiscrezioni …”
Il vecchio Maresciallo, viveva in preda al terrore e ogni mattina, infatti, allorché il generale Carboni, quale Commissario del SIM, si recava a rapporto, capitava che talvolta vi si recasse anche due volte nella stessa giornata, Badoglio tirava un lungo sospiro, scrollava la testa e ripeteva la solita litania:
“Anche stanotte, i tedeschi non mi hanno prelevato!”
Faceva una pausa e aggiungeva: 
“Ecco in che pasticcio mi ha messo il Re!”.
In altre parole, pavido e incapace di dominare la situazione che giorno dopo giorno gli sfuggiva di mano, era più preoccupato della propria sorte che di quella del Paese che s’avviava allo sfascio.
Del resto, come si comportò durante l'ultimo, drammatico Consiglio della Corona che si tenne al Quirinale, prima della precipitosa partenza per Pescara e nel castello di Crecchio, in attesa dell’imbarco sulla corvetta “Baionetta”?
In proposito, esistono due testimonianze ineccepibili, una è del generale Luigi Marchesi, a quell’epoca giovane maggiore addetto al capo di S.M. generale Vittorio Ambrosio e l’altra è del generale Paolo Puntoni che, in veste di primo aiutante di campo generale, era, diciamo così, l’ombra di Vittorio Emanuele III.
Da entrambe le dichiarazioni si ricava un quadro desolante, sia morale che intellettuale, fornito da individui che pur investiti di altissima autorità si dimostrarono incapaci di fronteggiare gli eventi, dotati di discutibile amor patrio e pronti a qualsiasi compromesso pur di salvare i propri averi e la propria pelle.
Sebbene di grado piuttosto modesto rispetto a quello di vari partecipanti al consiglio, (c’erano infatti, attorno a un tavolo ovale, il Re, Badoglio, Carboni, Ambrosio, I’ammiraglio De Courten, Guariglia e alcuni altri ministri), Marchesi che conosceva a menadito i retroscena delle trattative per l’armistizio, prese la parola e manifestò il proprio disappunto allorché Badoglio e Carboni, per timore delle reazioni germaniche, si opposero al lancio di paracadutisti USA su Roma e al contemporaneo atterraggio, sui campi attorno all’Urbe, della 82a divisione avio trasportata americana.
Il perché del rifiuto, Marchesi lo spiega con una battuta tagliente:
“Paura, una forsennata paura fisica dei tedeschi. Badoglio, era in preda al panico. . .”.
A Crecchio, secondo il racconto di Puntoni, successe lo stesso.
“Mentre il Re è assolutamente tranquillo – annotò nel suo diario il generale – Badoglio appare distrutto… È pallido, preoccupato e ossessionato dal terrore, che del resto manifesta palesemente, di cadere nelle mani dei tedeschi. La frase che ripete sovente è “Se ci prendono, ci tagliano la testa a tutti…”

Macrolibrarsi 

29 agosto. Le direttive del governo Badoglio non tanto per assicurare l’ordine pubblico, quanto per contrastare ogni manifestazione che possa far capo al Partito Comunista (clandestino) e per evitare disordini che possano essere interpretati dalle autorità tedesche come segno di dissociazione dell’Italia dall’alleanza con la Germania sono confermate dal telegramma inviato oggi dal ministro della guerra, Antonio Sorice, al Comando supremo e alla presidenza del Consiglio dei ministri. Il ministro parla addirittura di usare le artiglierie :
“Ore 10 di oggi masse operaie sono entrate ovunque negli stabilimenti in perfetta apparente calma. È evidente trattarsi di ordini provenienti da un unico centro direttivo. Ordinato a Corpi armata e difesa di utilizzare sosta per mettere a punto organizzazione repressione inflessibile. A Torino presso due reparti Fiat iniziato sciopero bianco. Arrestati istigatori e deferiti tribunale militare per immediato procedimento. È in corso intervento con artiglierie contro fabbricati reparti predetti se operai non obbediscono intimazioni ripresa lavoro”.
In giornata il comandante della difesa territoriale di Torino, Enrico Adami Rossi, invia questo telegramma ai dipendenti comandi militari della regione, alla questura e al prefetto di Torino :
“L’abbandono del lavoro o l’astensione dallo stesso incrociando le braccia, oltre ad essere una contravvenzione alla mia ordinanza del 26 corrente, è una forma di ostruzionismo e di boicottaggio al lavoro per la produzione di guerra ed un vero e proprio tradimento della nazione in guerra. Di conseguenza non appena tale astensione si manifesti, occorre sia stroncata. Si intimi la ripresa immediata del lavoro dando cinque minuti di tempo, avvertendo che se il lavoro non sarà ripreso, sarà imposto con la forza. Se allo scoccare del quinto minuto continuerà l’astensione, si faccia fuoco con qualche breve raffica, non sparando in aria o per terra, ma addosso ai riottosi. Dopo la raffica ripetere per una volta l’intimazione e, non ottenendo lo scopo, sparare raffiche a piccola distanza l’una dall’altra sino ad ottenere lo scopo, ossia l’esecuzione dell’ordine”.
Il generale Adami Rossi tributerà questo encomio solenne (è raccontato nella “Storia del movimento operaio torinese durante la Resistenza” di Giorgio Vaccarino) al caporale Franco Malagoli :
“Con rapido intuito e piena comprensione del suo dovere, in relazione alle direttive ricevute, lanciava una bomba a mano contro un gruppo di operai che, riottoso, faceva opera di sobillazione alla ripresa del lavoro, come era stato intimato, ferendone alcuni e ottenendo la completa ripresa del lavoro”. 
Dal 26 luglio all’8 settembre, tra scioperanti, dimostranti e disubbidienti vi saranno novantatré morti e 356 feriti, 3500 condanne a varie pene detentive, trentamila persone in stato di fermo; più, in 45 giorni, di quanto abbia fatto Mussolini in vent’anni. Lo scrive uno storico di quel periodo, Silvio Bertoldi, nell'articolo "BADOGLIO Quarantacinque giorni da tiranno" sul “Corriere della sera” del 4 ottobre 1995. Lo si può leggere sul sito delCorriere della sera, il commento di Indro Montanelli sull'articolo : 
(...) "Silvio Bertoldi è senza alcun dubbio il più serio e informato biografo di Badoglio, che a sua volta è il personaggio della recente storia italiana che più si presta al processo e alla condanna". (...)

Poi "combinazione" parla di altro, un personaggio assai ambiguo : Colonia Italia. Giornali, radio e tv: così gli Inglesi ci controllano. Le prove nei documenti top secret di Londra di Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella

la firma dell'Armistizio corto (in borghese
il gen. Castellano, il gen. americano Bedell
Smith sta firmando)
L'Armistizio "corto" viene firmato nel tardo pomeriggio del 3 settembre a Cassibile vicino a Siracusa, nei pressi della chiesa parrocchiale.

Gli Alleati vogliono che l'Armistizio venga annunciato il giorno 8 settembre, il Governo italiano s'illude che questo possa essere spostato al 12.

Nello stesso giorno, mentre Castellano firmava, Badoglio in un incontro al mattino alle ore 9,30 con l’Ambasciatore tedesco a Roma, che forse ha sentore di cosa sta accadendo, chiede con apprensioni quale sia l’atteggiamento dell’Italia, che Hitler è diffidente, e vuole sapere cosa bolla in pentola. Badoglio lo tranquillizza :
"Sono il più vecchio generale d’Italia, mi chiamo Badoglio, mi riesce incomprensibile la diffidenza di Hitler; vi dò la mia parola d’onore che marceremo con voi fino in fondo, abbiate fiducia".
Anche il Re Vittorio Emanuele III, presente al colloquio, ribadisce la fedeltà e la lealtà nei confronti dell’alleato
"Dica al Furher che l’Italia non capitolerà mai, è legata alla Germania per la vita e per la morte
Arriva il fatidico 8 settembre e gli Alleati non sentono alla radio italiano il proclama, alle 17.30 Radio Algeri nè dà notizia e alle 18 dichiara alla stessa radio :
"The Italian Government has surrendered its Armed Forces unconditionally" - "Il Governo italiano ha dato ordine alle sue forze armate di arrendersi senza condizioni".

 

Non contento del disonore totale non trovò di meglio tra ottobre e dicembre del 1943 per soddisfare i desideri inglesi di smantellare la rete dei servizi informativi italiani, se li vendette, di ordinare quanto segue,  un'azione inqualificabile, senza precedenti di stampo "coloniale" da parte inglese, meritevole di corte marziale, rimasta occultata, ora  depositata in documenti  all’Archivio di Stato di Como.

Il generale Vittorio Emanuele Terragni nel 1948 così ricostruisce lo svolgersi di quegli avvenimenti:
«Il 23 settembre 1943 mi fu consegnato a mano dall’addetto militare britannico, venuto nel mio ufficio a trovarmi per la prima volta, un messaggio [in lingua inglese] a me diretto dal generale Ambrosio, capo di stato maggiore generale, nel quale mi si ordinava di lavorare per il futuro in stretta collaborazione con i due Centri locali del Sim [Servizio informazioni militare] e con la rappresentanza diplomatica britannica mediante scambio di informazioni».
Pareva cosa normale essendosi appena concluso l’armistizio con gli angloamericani. 
«Sennonché, alcuni giorni dopo, e cioè il 4 e 5 ottobre, i due capi Centro [responsabili delle attività di spionaggio e controspionaggio dell’esercito] furono direttamente e separatamente convocati da un funzionario dell’Intelligence Service, un certo De Salis, addetto all’ambasciata britannica di Lisbona, e ufficialmente richiesti di comunicare tutti i nomi a rispettiva conoscenza, degli elementi che in qualunque modo fossero stati identificati come al servizio dell’Intelligence Service; di segnalare nominativamente tutti gli informatori, retribuiti o meno, italiani o stranieri, che avevano lavorato per i nostri servizi di informazione e di comunicare tutte le notizie che i capi Centro stessi possedessero in ordine all’attività e all’organizzazione dei servizi di informazione della Germania».
 Questa richiesta di delazione, che il generale italiano definisce «indegna e inaccettabile», fu rifiutata dei responsabili della nostra rete di intelligence presente in Portogallo, non disponibili a quel tipo di resa che inoltre avrebbe leso gli agenti 'coperti' portoghesi nei confronti delle loro autorità nazionali. Un'azione simile era contro l’onore militare, e ledeva il senso di lealtà e di fedeltà alla nazione che accompagna il giuramento di un servitore dello Stato come è un soldato. Alla fine di ottobre, a far crollare uno dei responsabili del nostro apparato di intelligence militare in Portogallo, fu un telegramma di Badoglio, dove ordinava di consegnare al funzionario britannico dell’Ufficio controllo passaporti di Lisbona 
«i dettagli relativi alla nostra organizzazione informativa, compresi i nomi dei nostri agenti e tutti i metodi di funzionamento sia italiani sia tedeschi a nostra conoscenza».
In un successivo ordine scritto, di dicembre 1943, Badoglio ordinava addirittura al capo del presidio offensivo del SIM a Lisbona, il tenente colonnello Gino Clarej, la ricostruzione dei contenuti dei carteggi d’ufficio, di natura operativa e informativa, che erano stati bruciati il giorno stesso dell’armistizio.

Tutto questo accadeva in un paese sensibile e neutrale come il Portogallo dove erano passati i contatti segreti tra Germania e Inghilterra che prepararono il misterioso volo in Scozia del vice di Hitler, Rudolf Hess, i negoziati segreti per l’armistizio dell’8 settembre 1943, e anche il passaggio di apparecchiature ed esplosivi che crearono in Italia la resistenza, da parte del SOE (Special operations executive), la branca delle operazioni speciali dell’Intelligence Service, nazione dove ripararono anche il Re d'Italia in esilio e Dino Grandi.

Questa azione, come normale fu in seguito criticata da alcuni ufficiali angloamericani e dagli stessi addetti militari sia britannico che statunitense a Lisbona, che erano soldati e persone d’onore.

Il tutto causò, per protesta la richiesta del deluso generale monarchico alla messa a riposo, rischiando la corte marziale, i tedeschi informarono Mussolini che lo reintegrò come agente della Repubblica sociale italiana in Portogallo.

Si scopre inoltre che fin dai primi mesi del 1942, il traditore Badoglio tramite suoi agenti aveva contattato gli inglesi per trattare una resa e aveva anche proposto di formare un esercito parallelo che combattesse al fianco degli alleati.

Certo aveva ragione Mussolini su quanto successe politicamente in seguito e anche in questi giorni, pare avesse la "palla di cristallo" come possiamo vedere qui : Quel Bilancio attivo. Osservazioni stranamente profetiche di Mussolini
casablanca

la guerra del re

Tutto fece la massoneria
Dino Grandi era uno dei gerarchi del Regime fascista, stretto collaboratore di Mussolini da più di 20 anni. Considerato più un conservatore di destra che un fascista (vedete che c'è differenza, una enorme, incolmabile differenza NdR), vedeva il fascismo come un fenomeno effimero, confinato nella durata della vita di Mussolini. Esperto diplomatico, era stato ministro degli Esteri e ambasciatore nel Regno Unito: fermo nemico della Germania, con una larga cerchia di amicizie nell'establishment britannico (era amico personale di Winston Churchill), era stato spesso considerato il successore naturale di Mussolini. Sebbene personalmente devoto al Duce, del cui carattere e dei difetti era ben conscio, era tuttavia convinto che ad alcuni suoi ordini si dovesse disobbedirgli. Il 25 marzo 1943 il Re aveva conferito a Grandi il collare dell'Annunziata, permettendogli così di essere chiamato "cugino del Re" e conferendogli facoltà di libero accesso alla Casa Reale.

A metà maggio il Re iniziò a considerare il problema di come uscire dalla guerra: era il pensiero espressogli dal Duca Pietro d'Acquarone, Ministro della Real Casa, molto preoccupato per il futuro stesso. L'opinione pubblica italiana, che aveva atteso per mesi un segno da parte del Re, iniziava a volgersi contro la monarchia. Alla fine di maggio due alte personalità dell'epoca liberale, Ivanoe Bonomi e Marcello Soleri, furono ricevuti da d'Acquarone e dall'aiutante di campo del Re, il generale Puntoni. Entrambi premettero sui consiglieri reali consigliando di far arrestare Mussolini e di nominare un Governo militare. Il 2 e l'8 giugno furono entrambi ricevuti dal Re, ma rimasero frustrati per la sua inazione. Il 30 giugno Bonomi incontrò il principe Umberto e propose i nomi di 3 generali - Ambrosio, il maresciallo Pietro Badoglio, il maresciallo Enrico Caviglia - come candidati a succedere a Mussolini. Il 4 luglio Badoglio fu ricevuto da Umberto, che gli fece capire che la Corona non si opponeva più a un cambio di regime. Il giorno seguente, Ambrosio propose al Re di nominare Badoglio o Caviglia alla testa del Governo che avrebbe sostituito Mussolini. A favore della candidatura di Caviglia svettavano il suo coraggio, la sua onestà e le posizioni antifasciste, ma era considerato troppo vecchio per affrontare i perigliosi eventi e, inoltre, un esponente di alto livello della Massoneria. Badoglio, che aveva rassegnato le proprie dimissioni da Capo di Stato Maggiore dopo la disfatta greca nel 1941, era divenuto un acerrimo nemico di Mussolini e stava aspettando solo l'occasione propizia per vendicarsi. Oltre a ciò, egli era amico del Duca d'Acquarone, che era stato il suo aiutante di campo, ed entrambi, come Caviglia, massoni. Una collaborazione tra i due Marescialli era tuttavia impensabile, dato che Caviglia odiava Badoglio, definendolo una volta un
«cane da cortile che va dove c'è il boccone più grande».
Il 4 giugno il Re concesse un'udienza a Dino Grandi, che era ancora il presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, pur essendo stato rimosso dal Governo.

Una settimana prima della riunione del Gran Consiglio, e due giorni prima dell'incontro detto di Feltre (ma tenutosi in realtà a San Fermo, frazione di Belluno) fra Mussolini e Hitler, Heinrich Himmler riceveva un'informativa che anticipava le manovre in corso per deporre il Duce e sostituirlo con Pietro Badoglio. Il documento fa ripetuto riferimento al re Vittorio Emanuele III ed alla massoneria. Il documento ha il timbro "Geheim!" (segreto)

Il 15 luglio il Re incontrò Badoglio, che nel frattempo andava dicendo agli amici che avrebbe organizzato un putsch con o senza il sovrano - e lo informò che lo avrebbe nominato nuovo capo del Governo. Vittorio Emanuele gli spiegò che era totalmente contrario a un governo politico, e che in questa fase non avrebbe cercato un armistizio.

Scritta antibadogliana riapparsa a Verbania-Pallanza (piazza del Municipio) allo sbiadire di una mano di calce data per cancellarla. Testo: "Abbasso Badoglio, abbasso i traditori del PNF".

PopAds.net - The Best Popunder Adnetwork

Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943


Pietro Badoglio, capo del governo
italiano dal 25 luglio 1943
al 17 aprile 1944.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il proclama di armistizio di Badoglio dell'8 settembre 1943 è l'annuncio dell'entrata in vigore dell'armistizio di Cassibile firmato dal governo Badoglio I del Regno d'Italia con gli Alleati della seconda guerra mondiale.

Il messaggio, letto dal maresciallo Pietro Badoglio (Capo del governo e maresciallo d'Italia) alle 19:42 al microfono dell'EIAR, annunciò alla popolazione italiana l'entrata in vigore dell'armistizio di Cassibile, firmato con gli anglo-americani il giorno 3 dello stesso mese.


I giorni dal 3 all'8 settembre
Dopo la sigla dell'armistizio di Cassibile, Badoglio riunì il governo solo per annunciare che le trattative per la resa erano "iniziate"[1] Gli Alleati, da parte loro, fecero pressioni sullo stesso Badoglio affinché rendesse pubblico il passaggio di campo dell'Italia, ma il maresciallo tergiversò. La risposta degli anglo-americani fu drammatica: gli aerei alleati scaricarono bombe sulle città della penisola. Nei giorni dal 5 al 7 settembre i bombardamenti furono intensi: oltre 130 aerei B-17 ("Fortezze volanti") attaccarono Civitavecchia e Viterbo. Il 6 fu la volta di Napoli[2] Perdurando l'incertezza da parte italiana, gli Alleati decisero di annunciare autonomamente l'avvenuto armistizio: l'8 settembre, alle 17:30 (le 18:30 in Italia), il generale Dwight Eisenhower lesse il proclama ai microfoni di Radio Algeri [3]. Poco più di un'ora dopo, Badoglio fece il suo annuncio da Roma.


Il proclama letto alla radio 
«Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.
La richiesta è stata accolta.
Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.[4]»
Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it

La fuga di Vittorio Emanuele III e la nascita del Regno del Sud

La fuga dalla Capitale dei vertici militari, del Capo del Governo  Pietro Badoglio, del Re Vittorio Emanuele III e di suo figlio Umberto dapprima verso Pescara, poi verso Brindisi, e la confusione, provocata soprattutto dall'utilizzo di una forma che non faceva comprendere il reale senso delle clausole armistiziali e che fu dai più invece erroneamente interpretata come indicazione della fine della guerra, generarono ulteriore confusione presso tutte le forze armate italiane in tutti i vari fronti sui quali ancora combattevano: lasciate senza precisi ordini, si sbandarono. [5] 815.000 soldati italiani vennero catturati dall'esercito germanico, e destinati a diversi Lager con la qualifica di I.M.I. (internati militari italiani) nelle settimane immediatamente successive.
Più della metà dei soldati in servizio nella penisola abbandonarono le armi e tornarono alle loro case in abiti civili. La ritorsione da parte degli ormai ex-alleati tedeschi, i cui alti comandi, come quelli italiani, [6] avevano appreso la notizia dalle intercettazioni del messaggio radio di Eisenhower, non si fece attendere: fu immediatamente messa in atto l'Operazione Achse ("asse"), ovvero l'occupazione militare di tutta la penisola italiana e il 9 settembre fu affondata la Corazzata Roma, alla quale nella notte precedente era stato ordinato, assieme a tutta la flotta della Regia Marina, di far rotta verso Malta in ottemperanza alle clausole armistiziali anziché, come precedentemente stabilito, attaccare gli alleati impegnati nello sbarco di Salerno.

Nelle stesse ore una piccola parte delle forze armate rimase fedele al Re Vittorio Emanuele III come la Divisione Acqui sull'isola di Cefalonia dove fu annientata; una parte si diede alla macchia dando vita alle prime formazioni partigiane come la Brigata Maiella; altri reparti ancora, soprattutto al nord, come la Xª Flottiglia MAS e la MVSN, scelsero di rimanere fedeli al vecchio alleato e al fascismo. Nonostante il proclama di Badoglio, gli alleati impedirono una massiccia e immediata scarcerazione dei prigionieri di guerra italiani.

Ai militari sbandatisi dopo l'8 settembre che si ripresentarono a fine guerra ai rispettivi comandi, per sistemare la propria carriera interrotta e anche recuperare gli arretrati di paga, venne richiesto di compilare un questionario di ben 97 domande, atto a definirne la posizione disciplinare e amministrativa. [7]


Il dibattito sull'8 settembre come "morte della patria"

Il giurista e scrittore Salvatore Satta nel suo libro di riflessioni De profundis del 1948 definì l'8 settembre la "morte della patria", con riferimento all'implosione dell'intero apparato statale costruito dopo il Risorgimento, aggiungendo che
"la morte della patria è certamente l'avvenimento più grandioso che possa occorrere nella vita dell'individuo"[8].
L'espressione fu riscoperta da Ernesto Galli della Loggia in un convegno del 1993 [9] e ripresa da Renzo De Felice nel libro-intervista Il Rosso e il Nero del 1995 [10]. Entrambi questi storici hanno sostenuto che il Risorgimento avesse creato un sentimento nazionale italiano che, crollato l'8 settembre, non è più rinato.

Galli della Loggia ha addirittura intitolato un suo libro del 1996 La morte della patria [10], facendo di questa tesi l'argomento dell'intero libro. Ed ha in particolare approfondito come la Resistenza non abbia potuto creare un nuovo sentimento nazionale perché era divisa fra più "anime", alcune delle quali di sentimenti più internazionalisti, se non addirittura contrari agli interessi nazionali (con riferimento al fatto che il PCI sostenesse le rivendicazioni jugoslave in Venezia Giulia)[8].

Questo libro scatenò inevitabilmente una discussione, in cui storici e politici vicini alla Resistenza criticarono la tesi della "morte della patria". Fra gli storici si possono citare Claudio Pavone (Una guerra civile, 1991 [11]) e Nicola Tranfaglia [12]. Sulla questione prese la parola anche il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel 2001 al ritorno da Cefalonia dove aveva commemorato i caduti della divisione Acqui. Tutti costoro hanno sostenuto che la Resistenza e la Costituzione hanno efficacemente fatto rinascere un sentimento nazionale italiano.

Note
  1.  Gigi Di Fiore, Controstoria della Liberazione, Milano, Rizzoli, 2012., pag. 105.
  2.  Gigi Di Fiore, op. cit., pag. 139.
  3.  BBC ON THIS DAY | 8 | 1943: Italy's surrender announced
  4.  Badoglio annuncia l'armistizio dell'Italia, in La Repubblica, 7 settembre 2013. URL consultato l'8 settembre 2013.
  5.  P. Pieri, dal Dizionario biografico degli Italiani, Ist. Treccani (PDF), su museobadoglio.altervista.org. URL consultato il 03-09-2010.
  6.  L’eroica fine della corazzata Roma, su paginedidifesa.it.
  7.  Floriani - 8 settembre 1943 - (Ita), su www.floriani.it. URL consultato il 15 settembre 2015.
  8.  a b Giovanni Pistolato, La morte della patria. Ernesto Galli della Loggia
  9.  Ernesto Galli della Loggia, La morte delle patrie: così entrò in crisi lo stato-nazione sul Corriere della sera dell'8 settembre 2003
  10. a b Giuseppe Rinaldi, L'8 settembre e la "morte della patria"
  11.  Nicola Guerra, Morte e nascita della nazione
  12.  sito Eticapa
  13.  Stefano Caviglia, Ciampi e la Patria, è polemica su La Repubblica del 5 marzo 2001



Sei libero: di condividere, di copiare, distribuire e trasmettere quest'opera sotto le seguenti condizioni

Articoli correlati

domenica 21 giugno 2020

I Guerra Mondiale - La Dichiarazione Balfour e la Nota Zimmermann



Più volte si è sentito parlare del tradimento ebreo nei confronti della Germania nella I Guerra Mondiale, anche da Benjamin Freedman nella famosa conferenza del 1961 all'hotel di Washington, non sono mai riuscito a finire la traduzione, questo contributo pare chiarire l'enigma. Se consideriamo la buona probabilità che le due guerre mondiali siano state architettate per la creazione della Società delle Nazioni e dell'ONU, organizzazioni mondialiste e per la nascita di Israele, tutto ha molto più senso.

Dopo il fallimento del tentativo di rivoluzione in Russia del 1905 molti ebrei fuggirono e furono accolti a braccia aperte in Germania, così si racconta, dove raggiunsero ottime posizioni di lavoro e di vita in generale, poi successe qualcosa, quanto qui raccontato, che mandò tutto all'aria e ne paghiamo ancora oggi le conseguenze.

A un certo punto della prima guerra mondiale l'intesa ebbe seri problemi, la Russia era alle prese con i disordini interni che portarono alla rivoluzione, poi si defilò, la Francia era sfiancata, l'Italia aveva subito la disfatta di Caporetto, l'Inghilterra doveva sobbarcarsi tutto il peso dell'offensiva, per contro non un militare nemico aveva mai messo piede sul terreno tedesco, la situazione era assai critica ...

Contribuisci ora per la gioia di Sion   
La Dichiarazione di Balfour - 1917

Egregio Lord Rothschild,

È mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell’ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo.
“Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”.
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.

Con sinceri saluti
Arthur James Balfour







Washington Report on Middle East Affairs, August/September 1997, pages 18-20
Special Report

La Dichiarazione Balfour e la Nota Zimmermann

di John Cornelius

Nel tentativo di svelare il motivo per cui la Gran Bretagna ha emesso la Dichiarazione Balfour, forse la prima necessità è di stabilire che un enigma da risolvere esista davvero. È stato suggerito che tutto possa essere spiegato con i soldi, ma lo trovo difficile da accettare. Almeno due affermazioni portano a credere che la vera ragione dell'emissione della Dichiarazione Balfour rimanga nascosta. La prima è una dichiarazione al Parlamento nel 1922 da Winston Churchill, allora segretario coloniale, secondo cui non si dovrebbe pensare che, nella Dichiarazione Balfour, la Gran Bretagna abbia dato qualcosa agli ebrei per il quale non ha ricevuto nulla in cambio. La seconda è l'affermazione di Fromkin che, nelle sue memorie, scritte negli anni '30, Lloyd George afferma di aver rilasciato la Dichiarazione Balfour in segno di gratitudine per i contributi di Weizmann nella produzione di acetone in tempo di guerra. Fromkin chiama questa una finzione.

Una possibilità che dovrebbe essere considerata è che la Gran Bretagna ha emesso la Dichiarazione Balfour in cambio, non per qualcosa che sperava accadesse in futuro, ma per qualcosa che era già accaduto in passato. Se guardiamo indietro alcuni mesi prima del tempo della Dichiarazione Balfour, troviamo un evento di estremo valore per la Gran Bretagna,
 l'ingresso dell'America in guerra. Quello che suggerisco è che la Dichiarazione Balfour è stata una ricompensa per i sionisti per aver contribuito a portare gli Stati Uniti nella prima guerra mondiale dalla parte della Gran Bretagna.

Arthur Zimmermann
Per verificare questa ipotesi, dobbiamo chiederci che cosa abbia effettivamente portato gli Stati Uniti in guerra. La propaganda anti-tedesca a lungo termine degli inglesi ha certamente contribuito a preparare il terreno. Ma non c'è dubbio che il vero innesco sia stato la pubblicazione del cosiddetto Zimmermann Note o Zimmermann Telegram. Questo era un messaggio inviato il 16 gennaio 1917 dal ministro degli Esteri tedesco, Arthur Zimmermann, tramite l'ambasciatore tedesco a Washington, al ministro tedesco a Città del Messico. Ha affermato che la Germania aveva in programma l'inizio di una guerra sottomarina senza restrizioni (il che significa che non si limita alle navi britanniche, sebbene ancora limitate a una zona di guerra intorno alle isole britanniche) il 1° febbraio, che la Germania avrebbe tentato di mantenere l'America neutrale, ma se questo tentativo fallisse la guerra diventerebbe inevitabile, il ministro tedesco dovrebbe proporre un'alleanza formale tedesco-messicana al presidente messicano.

Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it
Il telegramma, Zimmermann completamente decifrato e tradotto.
Ecco il testo del messaggio come decifrato dagli inglesi :
2º da Londra #5747"Abbiamo intenzione di cominciare il primo di febbraio una guerra sottomarina illimitata. Tenteremo però di far rimanere neutrali gli Stati Uniti d'America. Nel caso non riuscissimo, facciamo una proposta di alleanza al Messico sulle seguenti basi: condurre la guerra comunemente, siglare la pace comunemente, un generoso supporto finanziario e l'accettazione da parte nostra della riconquista messicana dei territori perduti del Texas, del Nuovo Messico e dell'Arizona. La discussione dei dettagli viene lasciata a voi. Informerete il Presidente di quanto sopra riportato nella maniera più segreta, non appena si profili la certezza della guerra contro gli Stati Uniti d'America, aggiungerete suggerimenti su vostra iniziativa, inviterete il Giappone ad un'adesione immediata ed allo stesso tempo farete da mediatore tra il Giappone e voi stessi. Per favore richiami l'attenzione del Presidente sul fatto che l'utilizzo illimitato dei nostri sottomarini ci offre la prospettiva di costringere l'Inghilterra a siglare la pace in pochi mesi".Firmato, Zimmermann.
Risposta messicana
Un generale incaricato dal presidente messicano Venustiano Carranza, valutò le reali possibilità di una conquista delle ex-province, e giunse alla conclusione che la cosa non avrebbe funzionato. Occupare i tre stati avrebbe con tutta probabilità causato futuri problemi e la guerra con gli USA; il Messico non sarebbe stato inoltre in grado di accogliere una numerosa popolazione di discendenza inglese all'interno dei suoi confini; e la Germania non sarebbe stata in grado di fornire gli armamenti necessari per le ostilità che sarebbero sicuramente sorte. Carranza declinò la proposta di Zimmermann il 14 aprile, quando gli USA avevano già dichiarato guerra alla Germania.


Mappa che mostra il territorio messicano nel 1917 (verde scuro), con i
 territorio promesso al Messico da Zimmermann nel telegramma
colorato in verde chiaro.
Il semplice fatto che la nota di Zimmermann sia stata inviata non ha avuto alcun effetto sull'andamento della guerra in America. In nessun momento il governo tedesco voleva la guerra con l'America, e la Nota Zimmermann non rappresentava alcun cambiamento. Rappresentava solo la pianificazione di emergenza. Se fosse rimasto segreto e l'America fosse rimasta neutrale, non sarebbe mai entrata in gioco.

Ciò che ha avuto un effetto drammatico è stato che la nota è stata resa pubblica. Vediamo come è successo.

Il telegramma, come venne decifrato dallo
spionaggio della Marina Militare britannica.
 La parola Arizona non era nel cifrario
tedesco e così venne suddivisa in più parti.
La storia accettata è che la Zimmermann Note è stata inviata crittografata il 16 gennaio 1917, intercettata dagli inglesi e successivamente decodificata. Alla fine di febbraio il testo è stato consegnato all'ambasciata degli Stati Uniti a Londra. Fu trasmesso a Washington e fu rilasciato alla stampa il 1 marzo. Un tumulto seguito dalla stampa e dal Congresso, che portò a una dichiarazione di guerra contro la Germania il 6 aprile 1951.

I tedeschi dovevano sapere che la nota di Zimmermann, anche se solo un piano di emergenza, poteva essere usata in grande svantaggio se dovesse cadere nelle mani degli inglesi. Si dice che la nota sia stata inviata, crittografata, a Washington da tre percorsi diversi, inclusa la trasmissione radio diretta. L'ambasciata tedesca a Washington l'ha poi inviata, re-crittografata, alla legazione tedesca a Città del Messico in un normale telegramma Western Union. Gli inglesi non avrebbero dovuto avere difficoltà a intercettare il telegramma originale da Berlino a Washington, ma i tedeschi dovevano essere certi che non sarebbero stati in grado di decifrarlo. I tedeschi erano stati loro stessi a intercettare e decifrare i messaggi radio degli alleati dal 1914, quindi devono aver avuto una buona idea su cosa potrebbe o non potrebbe essere fatto.

Dovremmo esaminare la possibilità che i tedeschi avessero ragione. In realtà non sappiamo che gli inglesi sono stati in grado di decifrare il Telegramma di Zimmermann. Tutto quello che sappiamo è che in un modo o nell'altro il testo non cifrato della nota di Zimmermann è venuto in mani britanniche.

Il Telegramma Zimmermann, come venne mandato in Messico, dall'ambasciatore
tedesco a Washington. Ogni parola era cifrata in un numero a quattro o cinque
cifre  usando un cifrario.
C'è almeno un altro modo in cui ciò potrebbe accadere. La nota di Zimmermann avrebbe potuto essere tradita dai sionisti o in mani sioniste a Berlino e contrabbandata in Inghilterra e lì usata per la contrattazione con il governo britannico.

C'erano ebrei ai vertici dei luoghi di potere della Germania del 1917, e alcuni di loro credevano senza dubbio nel sionismo piuttosto che nell'assimilazione.

Se la supposizione di cui sopra è corretta, ci aspetteremmo che i negoziati tra i sionisti e il governo britannico si fossero svolti tra il momento in cui la nota di Zimmermann fu inviata e il momento in cui fu resa pubblica. Ho preparato la seguente cronologia per aiutare a determinare se ciò si è verificato :

 Cronologia
Chaim Weizmann
7 dicembre 1916  - David Lloyd George diventa primo ministro della Gran Bretagna e impone rapidamente una dittatura di guerra. CP Scott, direttore del Manchester Guardian, che secondo Fromkin era stato "convertito al sionismo" nel 1914 da Chaim Weizmann, era considerato il confidente confidente politico di Lloyd George. Un cosiddetto Gabinetto di Guerra è successivamente formato con Sir Mark Sykes come capo segretario. Sykes era stato coinvolto nella diplomazia britannica del Medio Oriente per diversi anni ed era il coautore dell'accordo segreta Sykes-Picot che stabiliva quali aree della Siria e della Palestina dovevano essere britanniche e quali francesi dopo la guerra.

9 gennaio 1917 - Il governo tedesco prende la decisione di iniziare la guerra sottomarina senza restrizioni il 1° febbraio.

16 gennaio 1917 - La Nota Zimmermann inviata, codificata, da Berlino all'ambasciatore tedesco a Washington da diverse rotte.

19 gennaio 1917 - La Nota di Zimmermann inoltrata, codificata, dall'ambasciata tedesca a Washington alla legazione tedesca a Città del Messico dal telegramma della Western Union.

20 gennaio 1917 - Data approssimativa prevista quando il testo in lingua semplice della nota di Zimmermann arriva nelle mani dei sionisti britannici.

Fine gennaio 1917  - Chaim Weizmann viene presentato per la prima volta a Mark Sykes, gli presenta un memorandum preparato da un comitato di sionisti e ha diverse conferenze preliminari con lui (forse fino a febbraio). Il memorandum era intitolato
"Schema del programma per il reinsediamento ebraico della Palestina in conformità con le aspirazioni del movimento sionista" e, secondo Weizmann, "sembra aver anticipato la forma delle cose a venire".
31 gennaio 1917 - La Germania annuncia una guerra sottomarina senza restrizioni contro la Gran Bretagna, per iniziare il giorno seguente.

3 febbraio 1917 - Gli USA interrompono le relazioni diplomatiche con la Germania. L'ambasciatore tedesco, il conte Bernstorff, riceve il suo passaporto e gli viene detto di lasciare gli Stati Uniti

7 febbraio 1917 - Sykes incontra Weizmann e altri leader sionisti.

14 febbraio 1917 - Il conte Bernstorff lascia New York sul piroscafo danese Friedrich VIII diretto a Copenaghen. Bernstorff e il suo partito avevano ottenuto una condotta sicura da parte degli inglesi a condizione che la nave si fermasse per un controllo a Halifax, in Nuova Scozia. All'epoca dell'affondamento del   Lusitania nel 1915, Bernstorff ebbe, come risultato di una lunga conversazione con il presidente Wilson e due dei suoi consiglieri, quasi da solo, impedì la guerra tra Germania e Stati Uniti. Questa era stata una grande delusione per gli inglesi, che avevano di conseguenza, sviluppò un considerevole rispetto per i poteri di persuasione di Bernstorff.

16 febbraio 1917 - Il Friedrich VIII entra nel porto di Halifax. Passeggeri e navi ispezionati e detenuti per quasi 2 settimane, senza alcuna comunicazione con il mondo esterno.

17 febbraio 1917 - "Prima conferenza a tutto tondo che porta alla Dichiarazione di Balfour." ?? Erano presenti : Rabbi Gaster, Lord Rothschild, Herbert Samuel, James de Rothschild, Nabum Sokolow, Joseph Cowen, Herbert Bentwich, Harry Sacher, Chaim Weizmann e, dal governo britannico, Sir Mark Sykes, apparentemente in una veste non ufficiale.

26 febbraio 1917 - Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti riceve un telegramma da Londra contenente una traduzione inglese del testo della Nota Zimmermann.

27 febbraio 1917 - Il Friedrich VIII ha permesso di salpare da Halifax.

1 marzo 1917 - Il testo della nota Zimmermann è pubblicata negli Stati Uniti. Salutata con grande tumulto dal Congresso e dalla stampa.

6 aprile 1917 - Gli USA dichiarano guerra alla Germania.

Aprile 1917 - Il generale britannico Allenby commissionò a Lloyd George l'invasione e l'occupazione della Palestina e la conquista di Gerusalemme prima di Natale.

16 aprile 1917 - Weizmann è costernato nell'apprendere dell'accordo Sykes-Picot per dividere la Palestina tra Gran Bretagna e Francia, dopo la guerra, in un modo incompatibile con le aspirazioni sioniste, ma si rende conto che il governo britannico stava dando priorità ai suoi accordi con i sionisti su quelli con i francesi.

2 novembre 1917 - Il governo britannico pubblica la Dichiarazione Balfour.

11 dicembre 1917 : il generale Allenby entra a Gerusalemme.

È chiaro da quanto sopra che i negoziati si sono svolti tra il governo britannico e i sionisti durante il periodo in questione.


Prima di provare a mettere insieme un quadro completo relativo alla Dichiarazione di Balfour e al Telegramma di Zimmermann, sarebbe bene vedere cos'altro possiamo imparare sul Telegramma di Zimmermann.

Nel 1938 l'US Army Signal Corps pubblicò un bollettino classificato dal titolo " The Zimmermann Telegram of January 16, 1917 and its Cryptographic Background", di William Friedman e Charles Mendelsohn. Questo bollettino fu declassificato nel 1965 e pubblicato come un piccolo libro nel 1976. Questo libro contiene una buona quantità di informazioni interessanti. (Il libro di Barbara Tuchman dal nome simile "The Zimmermann Telegram", contiene in modo dimostrabile gravi errori e omissioni). Il bollettino del Signal Corps identifica il codice utilizzato nella trasmissione della nota Zimmermann da Berlino a Washington come codice tedesco 7500 e il codice utilizzato per trasmetterlo da Washington a Città del Messico come codice tedesco 13040. Si afferma che 7500 era un nuovo codice, inviato in America sul sottomarino Deutschland, probabilmente durante il suo secondo viaggio in cui attraccò a New London, CT, il 1 novembre 1916. Il codice 13040 era un codice più semplice e piuttosto vecchio. Probabilmente fu usato perché la legazione tedesca a Città del Messico non possedeva il codice 7500.

Friedman e Mendelsohn sottolineano che il codice 7500 era molto difficile da decifrare, sia intrinsecamente, sia perché era un nuovo codice e gli inglesi avrebbero avuto poco materiale in quel codice con cui lavorare. Tuttavia concludono che gli inglesi avrebbero potuto leggere l'originale Zimmermann Telegram (ZT) da Berlino a Washington, ma solo parzialmente. Citano ragioni per credere che gli inglesi non avrebbero potuto leggere completamente il telegramma, ma nessuna per aver creduto che avrebbero potuto leggerlo del tutto. Forse lo considerano ovvio.

Dal momento che apparentemente non hanno mai posato gli occhi sullo ZT originale, è difficile vedere come Friedman e Mendelsohn avrebbero potuto raggiungere la conclusione che gli inglesi avrebbero potuto leggerlo. Uno dei canali utilizzati per trasmettere l'originale ZT era quello fornito dal Dipartimento di Stato tramite l'ambasciata americana a Berlino, quindi una copia di esso avrebbe dovuto essere nei file del Dipartimento di Stato, ma Friedman e Mendelsohn hanno riferito che una "ricerca più diligente" non è riuscita a individuarlo.

Deve essere stato lì una volta. È improbabile che sia stato perso per caso, quindi sembra probabile che qualcuno l'abbia rimosso. Non sappiamo chi, ma possiamo indovinare perché. Un attento esame della ZT originale da parte di esperti di crittografia avrebbe probabilmente sollevato seri dubbi sul fatto che gli inglesi sarebbero stati in grado di decifrarlo.

Cerchiamo ora di usare la nostra cronologia per mettere insieme un quadro di ciò che deve essere accaduto tra la fine del 1916 e l'inizio del 1917. L'autobiografia di Chaim Weizmann per questo periodo rende interessante la lettura, specialmente se si tiene a mente le date della ZT.

Una dichiarazione che Weizmann fa è che nel 1916 il governo tedesco si avvicinò ai sionisti tedeschi con l'idea che potessero servire da intermediari nei negoziati di pace con gli inglesi. Dichiara che sono stati fatti alcuni contatti preliminari ma che alla fine non sono arrivati ​​a nulla. Non si può fare a meno di chiedersi se non siano arrivati ​​a nulla perché i sionisti volevano che venissero a nulla. Sembrerebbe certamente che non ci sarebbe stato nulla per il sionismo in una fine negoziata alla guerra.

In ogni caso, nella nostra foto, la ZT fu inviata il 16 gennaio 1917. Fu intercettata dagli inglesi, ma non furono in grado di decifrarla. Una volta che i sionisti britannici hanno ottenuto il testo originale in chiaro della ZT, avrebbero fatto due cose. In primo luogo, avrebbero contattato persone dalla mentalità simile in America per ottenere una copia della ZT inviata da Washington al Messico. In secondo luogo, avrebbero fornito agli inglesi l'essenza del telegramma e li informarono che potevano essere in grado di ottenere una copia esatta e contribuire a portare l'America nella guerra, a condizione che la Gran Bretagna accettasse un'eventuale patria ebraica in Palestina.

Va notato che il testo dell'originale ZT differiva leggermente da quello della versione trasmessa in Messico. Gli inglesi all'inizio (alla fine di febbraio) sostenevano solo di aver ottenuto la seconda versione dello ZT dal Washington al Messico, dopo averla ottenuta in Messico. In seguito, tuttavia, permisero che fosse scoperto che possedevano entrambe le versioni. Quindi, piuttosto che annunciarlo da sé, gli inglesi permisero ad altri di concludere, erroneamente secondo me, che gli inglesi erano riusciti a decifrare la ZT originale.

Non ci sarebbe stato nulla per il sionismo
in una fine negoziata della guerra.

Il 1 febbraio, la Germania ha iniziato la guerra sottomarina senza restrizioni e il 3 febbraio gli Stati Uniti hanno interrotto le relazioni diplomatiche con la Germania.

Il 16 febbraio, l'ambasciatore tedesco espulso, conte Bernstorff, entrò in quella che era essenzialmente la prigionia britannica quando la sua nave entrò nel porto di Halifax.

Il giorno successivo, il 17 febbraio 1917, la "prima conferenza a tutto tondo che porta alla Dichiarazione di Balfour" ha avuto luogo a Londra. In quell'incontro sarebbe stato firmato un accordo formale da parte sia degli Inglesi che dei Sionisti, i termini della Dichiarazione di Balfour sarebbero stati concordati, e sarebbe stato concordato che la Gran Bretagna avrebbe formalmente emesso la Dichiarazione Balfour entro un determinato periodo di tempo . Da parte loro, i sionisti avrebbero consegnato agli inglesi il testo esatto dell'originale ZT da Berlino a Washington e anche una copia del telegramma criptato inviato da Bernstorff a Città del Messico, ottenendo questo, forse in Messico, ma più probabilmente dai file di Western Union a Washington, DC - per corruzione, se necessario.

Gli inglesi sarebbero andati subito a lavorare per decifrare la ZT tra Washington e Messico e fabbricare una convincente storia di come i loro agenti avevano ottenuto una copia di questo telegramma in Messico e di come, dopo grandi sforzi, riuscirono a decifrarlo. Il 26 febbraio questa storia era pronta e il testo della ZT era stato trasmesso al Dipartimento di Stato.

Il giorno successivo, il 27 febbraio, la nave di Bernstorff fu autorizzata a lasciare Halifax. Se gli inglesi avessero richiesto altri 3 o 4 giorni per sistemare la loro storia, la nave di Bernstorff sarebbe stata presumibilmente bloccata per altri 3 o 4 giorni.

Il 6 aprile 1917 gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania e il 2 novembre gli inglesi emisero la Dichiarazione Balfour.

I dettagli della storia di cui sopra possono essere piuttosto complicati, ma in fondo, sarebbe stata una questione di semplice scambio : America-at-war per la Palestina.

Parti di questa storia, ovviamente, non sono provate, ma a mio avviso spiega troppo per non essere essenzialmente vero. Diverse cose, altrimenti piuttosto misteriose, che spiega sono le seguenti:
  1. Innanzi tutto, fornisce una spiegazione semplice e ragionevole del perché il governo britannico abbia emesso la Dichiarazione Balfour. 
  2. Spiega come gli inglesi furono in grado di ottenere il testo integrale del Telegramma di Zimmermann anche se fu inviato in un codice che i tedeschi erano sicuri che gli inglesi non sarebbero stati in grado di crackare. 
  3. Spiega perché la "prima conferenza a tutto tondo che porta alla Dichiarazione Balfour".  Il giorno dopo l'espulsione dell'ambasciatore tedesco, il conte Bernstorff, salpò dalla prigionia virtuale a Halifax, e perché la nave di Bernstorff fu autorizzata a salpare da Halifax il giorno dopo che il testo di Zimmermann Telegram era stato cablato da Londra a Washington. 
  4. Spiega perché Chaim Weizmann all'inizio fu sorpreso dall'apprendere l'accordo Sykes-Picot, i cui termini erano incompatibili con la Dichiarazione Balfour, nell'aprile 1917 - sette mesi prima che venisse emessa la Dichiarazione Balfour. 
  5. Spiega a cosa si riferiva Winston Churchill quando affermò, nel 1922, che non si dovrebbe pensare che la Dichiarazione Balfour fosse qualcosa che la Gran Bretagna ha dato via e per la quale non ha ricevuto nulla in cambio. 
  6. Spiega perché il testo originale cifrato di Zimmermann Telegram, inviato da Berlino a Washington, non è stato trovato da nessuna parte.
John Cornelius è un americano con un interesse di lunga data in Medio Oriente.


    

Washington Report on Middle East Affairs, Editor's Note

Gli studiosi sostengono che le principali cause dell'instabilità cronica che ha tormentato il Medio Oriente dalla caduta dell'impero ottomano sono gli accordi in conflitto con cui la Gran Bretagna è entrata durante la prima guerra mondiale. Gli inglesi hanno promesso l'indipendenza degli arabi in cambio del loro aiuto contro i turchi ottomani. Anche gli inglesi entrarono nell'accordo segreto Sykes-Picot con i loro alleati, i francesi (e originariamente anche con la Russia zarista), dividendo le stesse aree che gli arabi pensavano dovessero essere indipendenti nelle sfere di influenza britanniche e francesi. Questi accordi erano indiscutibilmente sono stati progettati per creare o rafforzare alleanze britanniche contro l'Impero Ottomano, che era alleato con la Germania.

Alla fine, tuttavia, il governo britannico ha emesso la Dichiarazione Balfour che proclamava che
"il punto di vista del governo di Sua Maestà favorisce l'istituzione in Palestina di una casa nazionale per il popolo ebraico e farà tutto il possibile per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo, essendo chiaramente compreso che nulla deve essere fatto che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle esistenti comunità non ebraiche in Palestina o i diritti e lo status politico degli ebrei in qualsiasi altro paese".
Gli storici descrivono la negoziazione di questo terzo accordo che, oltre al suo evidente conflitto interno tra i diritti del "popolo ebraico" e "le esistenti comunità non ebraiche in Palestina", era anche in conflitto con gli altri due accordi segreti britannici, come parte di uno sforzo per portare gli Stati Uniti nella prima guerra mondiale. Ma ciò sembrava in conflitto con il fatto imbarazzante che mentre gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania il 6 aprile 1917, la Dichiarazione Balfour non fu emessa fino al seguente 2 novembre.


Rispondendo a un articolo sulla dichiarazione Balfour dell'ambasciatore Andrew I. Killgore nel rapporto di Washington sugli affari del Medio Oriente, maggio / giugno 1996, un lettore ha notato che lo trovava "molto stimolante". La lettera del lettore continuava:
"Mi ha ispirato a leggere oltre sull'argomento. Gran parte di ciò che segue viene da tre libri: A Peace to End All Peace di David Fromkin, 1989, Trial and Error, l'autobiografia di Chaim Weizman, 1949; I miei tre anni in America del conte Bernstorff, 1920. Ho anche incorporato alcune mie idee".
"Come l'ambasciatore Killgore, sono stato sconcertato dal fatto che nel pubblicare la Dichiarazione Balfour la Gran Bretagna avrebbe dovuto impegnarsi in qualcosa che le ha causato molto dolore e che sembra aver fornito il suo piccolo beneficio".
Dopo aver discusso con l'autore, un americano con un vasto coinvolgimento personale in Medio Oriente che ha scritto sotto un nom de plume a causa di preoccupazioni professionali, gli editori hanno deciso di presentare il resto della sua lettera come articolo.

Consideriamo una spiegazione originale e molto plausibile di un grande evento nella storia del mondo per il quale nessuna precedente motivazione è mai sembrata soddisfacente. Significativamente, come con tanti altri eventi di questo secolo, fornisce un altro esempio dei palestinesi che sono stati chiesti di pagare, con la loro libertà e il loro paese, i debiti politici sostenuti da politici europei e americani che non avevano nulla a che fare con la Palestina o il Medio Oriente.

Daremo il benvenuto ai commenti dei lettori.


Fonte    wrmea
Traduzione Arturo Navone per Un Mondo Impossibile …


Sei libero: di condividere, di copiare, distribuire e trasmettere quest'opera sotto le seguenti condizioni.

Articoli correlati


Rivelazioni non Autorizzate - Il sentiero occulto del potere- Il colossale inganno perpetrato da una casta di banchieri che domina il mondo.. Marco Pizzuti

La vera storia della Prima Guerra Mondiale - L’Alta Finanza all’assalto dell’Europa di Riccardo Percivaldi