Descrizione

La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

Contra factum non valet argumentum”

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venerdì 14 luglio 2017

Giulio Andreotti, come fecero fuori anche lui nel nome dell'imperialismo sionista neocon

Giulio Andreotti
"A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina". - Giulio Andreotti -
Non ho mai avuto una grande considerazione per il "Divo Giulio", anzi, faceva parte di un certo tipo di potere che non ho mai sopportato, mal digerisco qualsiasi tipo di potere e autorità, ma quello Democristiano negli anni di piombo proprio non faceva per me. Avevo un'altra età, meno esperienza, conoscenze ed informazioni e comunque non approfondivo la politica mi dava il voltastomaco per passati motivi familiari, ma come dice qualcuno : 
"Puoi non occuparti di politica ma lei si è già occupata di te"
ed ancora :Lezione di greco:
"Idiota deriva dal greco idiotes uomo privato, da idios proprio.
Era colui che non si occupava di politica, non frequentava l'agorà.
Quali sono le caratteristiche dell'uomo privato? Per approssimazione rispetto all'uomo pubblico, egli ha un'ottica circoscritta al proprio orticello, ai propri interessi, incompetente circa i grandi meccanismi che muovono il mondo, sprezzante verso contesti e necessità più ampie e meno provinciali. Il passo che porta ad associare questo status alla stupidità è brevissimo e molto antico".
Con l'andare del tempo e la devastazione planetaria cavalcante, dopo l'11 settembre, la sera stessa, mi sono trovato a dover capire qualcosa obbligatoriamente, un bisogno irrefrenabile.

Giulio Andreotti 1947
Per tornare al soggetto in questione, Giulio Andreotti, qualche imput nel tempo mi è arrivato, ormai ben conosciamo il disegno politico/economico di conquista planetaria che stà dietro a "TUTTE" le macchinazioni di cui siamo vittime come abitanti di questo pianeta, nello specifico italiano centrico ristretto la deindustrializzazione forzata ordinata in ultimo dal "Club di Roma", e la perdita relativa di sovranità sia nazionale che monetaria, tutto nei fatti "missione compiuta".

I Segreti d'Italia
Quindi affiancherei il suo percorso giudiziario ad altri casi ben più gravi, in ordine di tempo, Benito Mussolini, Adriano Olivetti, Enrico Mattei, Aldo Moro, Bettino Craxi e perchè no i 70 processi politici a Silvio Berlusconi, per parlare dei più noti, che volere o volare d'accordo o meno sulle varie opinioni politiche non si può negare che volessero il bene della nazione, ovviamente bisogna tener presente sempre la situazione geopolitica e sociale del momento e nel primo e sicuramente il più discusso caso l'enorme montagna di menzogne che ancor oggi cercano di propinarci sulla seconda guerra mondiale e quando non riescono te le fanno digerire obbligatoriamente per legge.

Guarda il caso per tanto che mi sforzi negli ultimi 150 anni, prima non erano reperibili, non sono riuscito a trovare un perseguitato o ucciso di "una certa parte politica" perchè Giacomo Matteotti avendo l'omicidio i medesimi mandanti e in definitiva lo stesso fine, avremo modo di parlarne in un altro momento, starebbe benissimo come primo della lista, la parte politica mancante resta obbligatoriamente collusa, se ci fossero dei dubbi ecco la conferma:

Un par di criminali 

Bloody Hands 'Kissinger premia Napolitano, il suo “comunista preferito”.
L’ex segretario di stato consegnerà all’ex presidente il riconoscimento'. 
In un articolo de La Stampa.

Ho inserito anche Adriano Olivetti perchè per mia personale opinione, del tutto opinabile, conoscendo, meccanismi, sistemi ed obiettivi, era troppo per loro, con l'Elea 9003 un modello di calcolatore mainframe ad altissime prestazioni, uno dei primi a transistor e poi con la programma 101, il primo personal computer al mondo, senza possibilità di concorrenza, portava l'Italia ai vertici dell'informatica mondiale, un settore sensibile.
E non ultima la visione etica :

«L’Olivetti, nelle parole del tesoriere Mario Caglieris, è “una fabbrica fondata su un preciso codice morale, per il quale il profitto viene destinato prima di tutto agli investimenti, poi alle retribuzioni e ai servizi sociali, in ultimo agli azionisti con il vincolo di non creare mai disoccupazione”.
Era troppo, troppo per i negrieri imperialisti assetati di sangue, potere e denaro; è morto di infarto è vero ma appunto sono decenni che è uno dei sistemi di eliminazione in uso alla gang criminale dei Banksters con i loro sicari , ma di Olivetti avremo modo di parlarne in altra sede.

Basta con Questa Italia
Ho creduto bene di fare una panoramica, volendo personale, la devastazione e la conquista dell' Italia, per contestualizzare l'argomento, il "Divo Giulio" o "Belzebù" a dir si voglia e non posso in questa situazione pensare che sia stato "fatto fuori" in qualche modo, processualmente in un altro filone perchè probabilmente gli altri traditori venduti non riuscirono ad infilarlo nell'inchiesta di "Mani Pulite" che sappiamo essere stato il mezzo usato per destabilizzare la politica e prendere possesso della nazione, anche quì non scopro certo l'acqua calda dicendo che manca qualche imputato, quelli che "Tonino er Molisano" alias "Tonino l'americano", al secolo Antonio Di Pietro, noto agente CIA, chiamò di nome "Partito" e di cognome "Comunista" è storia. 

Guarda, guarda, non ricordavo, me ne accorgo ora rileggendo il tutto : l’ex procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio (oggi senatore Ds-Pd). Da Tempi.it  Che combinazione un altro che si è dimenticato di inquisire qualcuno per caso poi gli capita ad essere eletto dagli stessi, le vie del signore son proprio infinite o forse saranno le correnti di cui si parla più avanti, vado a caso, sarà mica "Magistratura Democratica" ? CGIL, Partito Delinquenti per essere chiari.
Come la chiamavano la paga di Giuda? Ah i trenta denari, passa il tempo e diventano le trenta poltrone, l'ho già notato che l'han per vizio di far pagare alle vittime i premi dei carnefici .....

Giulio Andreotti 1972
Quindi abbiamo un sette volte primo ministro e non solo, Giulio Andreotti, di una nazione l'Italia,  alleata gioco forza anzi meglio "obtorto collo" degli U.S.A. processato per mafia.

Senatore a vita dal 1991, ha ricoperto diversi importanti incarichi di governo, tra i quali:
  • sette volte presidente del Consiglio tra cui il governo di "solidarietà nazionale" durante il rapimento di Aldo Moro (1978-1979), con l'astensione del Partito Comunista Italiano, e il governo della "non-sfiducia" (1976-1977). 
  • otto volte Ministro della difesa. 
  • cinque volte Ministro degli affari esteri. 
  • tre volte ministro delle partecipazioni statali. 
  • due volte Ministro delle finanze, Ministro del bilancio e della programmazione economica e Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato. 
  • una volta Ministro del tesoro, Ministro dell'interno (il più giovane della storia repubblicana, a soli trentacinque anni), Ministro per i beni culturali e ambientali (ad interim) e Ministro delle politiche comunitarie. Da Wikipedia
Andreotti In visita alla
Casa Bianca nel 1973
Automaticamente si può pensare che fosse colluso con le politiche imperialiste sioniste americane, penso sia ormai chiaro chi siano i padroni del mondo e se vuoi "giocare" a certi livelli in qualsiasi settore devi farci i conti e far buon viso a cattivo gioco, altrimenti ... nemmeno con le birille ti fanno giocare, poi però devi fare i conti con la tua coscienza, le tue scelte, il tuo carattere e pagarne le conseguenze, credo che questo possa spiegare i comportamenti di tanti.

La Mafia .... eh ... bel capitolo, mi faccio qualche domanda che restringo a tre : 
  • Come è potuta sopravvivere la Triade cinese, una delle mafie più antiche alla dittatura di Mao Zedong ?
  • Come mai non è riuscito Mussolini a debellarla ?
  • Come possono queste organizzazioni vivere e lucrare alla grande da e per sempre in un mondo in cui tutti sanno tutto di tutti e non ultimo con le risorse investigative e scientifiche in mano alle forze di polizia ed ai governi ?
Molto semplice, la mafia è lo stato o parte di esso e braccio delle massonerie internazionali e viene usata come tutto e tutti in base alle strategie cervellotiche del momento, per arrivare dove altrimenti non si può arrivare, per destabilizzare o compiere atti non propriamente fattibili legalmente, per capro espiatorio e per poter silurare chi serve, vedi i pentiti che dopo 20 anni ricordano qualcosa che serve al potere del momento contro l'avversario che però per decenni se lo erano dimenticato ed abbiamo dei begli esempi, questo è il nostro contesto. 
L'argomento Mafia lo approfondirò in altro momento è comunque risaputo che la Mafia collabora con la CIA almeno dal 1943, lo sbarco in Sicilia, l'invasione dell'Italia, quale liberazione ..... ?!?!?
E come la distribuirebbero la droga di stato ??

Mentre ne cercavo un'altra, introvabile, che avevo visto in televisione dove gli veniva chiesto se volesse raccontare qualcosa, rispose "vorrei vivere ancora un pò", a 90 anni, ho trovato per il nostro "Divo Giulio" due interviste ed un articolo interessanti che aggiungo in calce da cui estrapolo qualche passaggio :

Un tempo era lei l'uomo più potente d'Italia.
"Macché. Al massimo potevo essere un valvassino. Diciamo che andavo bene nel mio collegio. Nel Lazio non avevo concorrenti temibili anche perché me ne occupavo dalla mattina alla sera".
I processi sono acqua passata?
"Quando ci ripenso, provo una rabbia incontrollabile. Essere sotto tiro per cose che hai fatto, passi. Ma così no. Hanno usato i processi per mettermi fuori gioco politicamente. È stato un momento di politica molto cattiva".
Magistratura e Palazzo sono di nuovo ai ferri corti.
"I magistrati sono un grande problema. La legge è uguale per tutti, tranne che per loro. Forse perché nei tribunali ce l'hanno scritto alle spalle e fanno fatica a girarsi. Bisogna cancellare le correnti organizzate perché le correnti sono giocoforza politicizzate".  Da La Repubblica
Una vita auto esaminata in ogni suo minimo dettaglio. E così che Andreotti si è salvato dal processo del secolo. Sollecitato da manine americane democrat (due articoli del New York Times che lo illustravano come “mafioso”, apparsi nel dicembre ’92 e nel gennaio ’93, seguirà poi in marzo il primo avviso di garanzia in italiano) e vinto alla grande dal Divo Giulio, dopo dieci anni di dura inquisizione Caselliana. Da Tempi.it
E, come tutte le leggende, ha sempre diviso in due campi: i suoi detrattori lo chiamavano Belzebù (tradendo però una involontaria ammirazione per le sue presunte arti mefistofeliche), i suoi ammiratori (ne aveva anche a sinistra) ne hanno sempre parlato come l’unico vero statista moderno del paese. “Si è trattato certamente di un leader anche molto discusso nei diversi momenti della sua lunga esperienza politica e per la sua concezione del potere. Tuttavia, non si può negare che egli abbia mantenuto aperto il dialogo anche con forze politiche lontane dal suo pensiero e che abbia contribuito a consolidare il ruolo e la presenza internazionale del nostro Paese, concorrendo così in modo determinante a fare la storia dell’Italia repubblicana”Da Online-News
Ma nella gestione filoaraba della politica estera fu oggettivamente in consonanza con il premier Bettino Craxi, schierandosi con lui, durante la crisi di Sigonella, nella decisione di sottrarre alla giustizia americana i terroristi che avevano dirottato la nave Achille Lauro, assassinando un passeggero paralitico. Da Wikipedia
Helmut Schmidt, Pierre Trudeau,
Valéry Giscard d'Estaing, James Callaghan,
Jimmy Carter, Giulio Andreotti e Takeo
Fukuda al summit del G7 nel 1977 a Londra.
Non resta molto da dire mi pare tutto fin troppo chiaro, inserisco qualche considerazione per concludere. 
MAI e poi MAI avrei pensato che avrei scritto un testo simile in difesa, in pratica di un personaggio del genere ma tantè ... Never Say Never.
Quando si paragona ad un valvassino che nella gerarchia medioevale erano ben più vicini ai servi della gleba che ai vertici non fà che confermare il tutto, come disse anche Berlusconi: "Potere ? Nessuno", ed anche che i nostri politici per quanto potenti non sono altro che burattini...

Può piacere o non piacere, essere d'accordo o meno con le sue scelte e partecipazioni politiche ma non si può negare che sia stata una persona estremamente intelligente, quando mi vogliono far credere la questione del bacio a Totò Riina mi viene da pensare che lo credano un idiota ma non solo lui pensano che lo sia anche io ... inimmaginabile che si sarebbe così compromesso solo un cretino.
Quando poi scopro che Giovanni Falcone era un uomo di Andreotti, in gergo "un uomo in quota a ..." ... eliminati Falcone e Borsellino che "combinazione" stavano indagando sui fondi neri che arrivavano da Mosca al PCI, se questo è Partito Delinquenti, l'altro era Partito Criminali Italiano,  si è poi passati alla seconda fase, il "Colpo di Stato" Mani Pulite.

di GOFFREDO DE MARCHIS
9 gennaio 2009

Mercoledì compie 90 anni. Sette volte presidente del consiglio ora è senatore a vita
"Provo rabbia perché hanno usato i processi per mettermi fuori gioco politicamente"
Andreotti:
"Ho qualche segreto di Stato e lo porterò con me in paradiso"
Andreotti: "Ho qualche segreto di Stato e lo porterò con me in paradiso"
Giulio Andreotti
ROMA - Belzebù in Paradiso? "Penso proprio di sì. Ma per la bontà di Dio, non perché me lo meriti". Fra pochi giorni Giulio Andreotti compie 90 anni e guarda avanti, "senza fretta". Protagonista assoluto della seconda metà del secolo scorso, il volto e il corpo più conosciuti della Prima repubblica, sette volte presidente del Consiglio, imputato per mafia e per omicidio poi assolto in via definitiva (con una prescrizione), oggi senatore a vita.

Andreotti è nato a Roma il 14 gennaio 1919, la festa è mercoledì prossimo. Un piccolo dono, tre etti di caramelle Rossana, viene gradito. "Ora però le nascondiamo. Posso mangiarne solo due al giorno". Il metodo, la disciplina lo aiutano ad affrontare la vecchiaia: "Mai cambiato abitudini". Al traguardo Andreotti arriva in buona forma. "Oggi sembra quasi normale toccare questa quota. Ma quando ero ragazzino io, un uomo di 30 anni era adulto e uno di 40 un vecchio". Altri tempi, è davvero il caso di dirlo. Che sta bene gliel'ha detto anche Benedetto XVI. "L'ho incontrato qualche giorno fa, al compleanno di padre Busa (95 anni). Si avvicina e mi fa: "Lei non invecchia mai".

Il primo regalo della sua vita?
"Avevo 14 anni, un piccolo fonografo con un disco di Vittorio De Sica".
Praticamente non ha conosciuto suo padre. Le è pesata questa assenza?
"Mio padre è morto quando avevo due anni. Ma mia madre è stata capacissima, ha tirato su tre figli con la pensione di guerra che erano quattro soldi. Eppure non ci è mancato niente. Siamo cresciuti con una certa parsimonia, che è una bella cosa. Se poi la vita ti offre di più bene, altrimenti ci si abitua. Io sono ancora parsimonioso".
A sua moglie Livia promise che si sarebbe ritirato a 60 anni, nel 1979. Ne sono passati altri 30.
"Sono quelle promesse che si fanno. Livia all'inizio si è lamentata poi ha smesso. La mia vita è questa, non posso cambiarla. La politica che si fa adesso comunque è molto più calma e non solo perché i miei impegni sono diminuiti. I primi anni facevo il globetrotter, conoscevo tutti i comuni del mio collegio, il Lazio, non ho mai dormito a casa un sabato. È una fatica ma ti tiene vivo. Il contatto con la gente mi piaceva. Farsi un'idea dei problemi sulla carta, in un ufficio o peggio in televisione non è politica, diventa quasi un teorema di matematica".
È contento della sua vita fin qui?
"Ho avuto tutto. Ho una famiglia molto semplice, i miei figli fanno una vita regolare. Ognuno ha seguito la sua strada e alcuni hanno fatto carriera. Uno è vicepresidente di una multinazionale. Del lavoro non mi lamento. Ancora oggi mi chiedono articoli, mi invitano alle riunioni e mi piace molto andare in commissione. In aula invece il dibattito è un po' togato. Sono lontani i tempi della guerra fredda, dei grandi scontri".
E in America è diventato presidente un nero...
"Una svolta storica. Anzi mi dispiace che si debba sottolineare l'aspetto razziale quasi fosse una rarità".
Chi le manca dei protagonisti di un tempo?
"Fra le persone, De Gasperi. Ma mi manca soprattutto il metodo, il contatto con la gente che c'era prima. Adesso è tutto più meccanico. Allora i partiti e i sindacati erano soggetti molto forti e molto vivaci, oggi sono delle burocrazie. Tra gli avversari ricordo Di Vittorio. Un duro, che quando proclamava uno sciopero ci faceva penare per settimane. Ma lo rispettavamo. Durante una riunione della DC qualcuno si lamentò perché la CGIL eccitava troppo i lavoratori. De Gasperi lo interruppe: "Non possiamo pretendere lo stile anglosassone da uno che è nato nelle Puglie dove per dare ai contadini due giorni di paga al mese abbiamo dovuto fare una legge".
La crisi dei partiti quindi è un male.
"Certo. Toglie un sistema di formazione politica che si costruisce su conoscenze storiche, approfondimenti economici e internazionali. La politica non è solo un fatto epidermico e occasionale".
Il campione di questa nuova politica è Berlusconi.
"Berlusconi è partito con un grande vantaggio: sapeva che tutto ciò che aveva fatto prima era andato bene. Non si era mai occupato di televisione e ha costruito un'azienda pari a quella di stato, non aveva mai visto un mattone e ha tirato su dei quartieri. Sotto questo aspetto è un uomo che vale. Magari fortunato, ma capace".
E come politico?
"Migliora. All'inizio commetteva un grandissimo sbaglio, quello di dire "voi politici". Ma lui che faceva ?"
Come statista?
"Le prime volte che sedeva al banco del governo era scocciato, guardava continuamente l'orologio. Poi a mio avviso gli è venuta la passione, segue i problemi, parla con competenza".
Insomma, lei lo ha votato.
"No. Ma nemmeno gli ho votato contro".
Un tempo era lei l'uomo più potente d'Italia.
"Macché. Al massimo potevo essere un valvassino. Diciamo che andavo bene nel mio collegio. Nel Lazio non avevo concorrenti temibili anche perché me ne occupavo dalla mattina alla sera. Nessuno mi ha mai regalato niente. Se non fossi senatore a vita, i voti li prenderei anche adesso. Giro ancora abbastanza, raramente la sera sto a casa. Partecipo a molte riunioni, anche a certi incontri che si fanno presso famiglie. Sono persone semplici, si parla di tutto. Prima mi informo su chi sono per evitare passi falsi".
I processi sono acqua passata?
"Quando ci ripenso, provo una rabbia incontrollabile. Essere sotto tiro per cose che hai fatto, passi. Ma così no. Hanno usato i processi per mettermi fuori gioco politicamente. È stato un momento di politica molto cattiva".
Magistratura e Palazzo sono di nuovo ai ferri corti.
"I magistrati sono un grande problema. La legge è uguale per tutti, tranne che per loro. Forse perché nei tribunali ce l'hanno scritto alle spalle e fanno fatica a girarsi. Bisogna cancellare le correnti organizzate perché le correnti sono giocoforza politicizzate".
Nel suo rapporto speciale con il Vaticano ha fatto più gli interessi della Chiesa che dell'Italia?
"Glielo garantisco, il Vaticano non ha bisogno di aiuti, né del mio né di altri. Certo, la Santa sede è a Roma e chi si occupa di politica estera ne deve tenere conto. Semmai sono loro ad aver aiutato noi. Quando De Gasperi andò in America dopo la guerra, il cardinale Spellman ci aprì molte porte perché gli italiani erano visti malissimo".
L'Osservatore romano però prepara una grande intervista per i suoi 90 anni.
"Mi fa piacere. Cominciai a leggerlo nel '31 durante la persecuzione dei circoli cattolici da parte dei fascisti. Mia madre mi dava 40 centesimi per il maritozzo, io invece ci compravo l'Osservatore e il Messaggero. Era un rischio acquistarlo perché all'edicola c'erano i picchetti neri. Una volta capitai in Vaticano proprio in quegli anni e vidi Pio XI piangere e gridare contro chi gli contestava la firma dei Patti lateranensi. Quella scena mi turbò e svenni. I miei amici mi nascosero dietro una tenda bianca, di seta".
Le piacerebbe una riforma presidenzialista?
"Direi di no. Chi ha avuto un periodo di dittatura deve stare attento alle ricadute".
Ma sono passati 60 anni
"A maggior ragione. Se hai avuto una brutta polmonite a 18 anni non smetti di riguardarti a 70".
Custodisce molti segreti?
"Un po' di vita interna dello Stato la conosco. Molti no, qualcuno sì. Ma li tengo per me. Non farei mai un libro o un'intervista su certi episodi. La categoria del folklore politico non mi appartiene".
Fonte  La Repubblica


Luigi Amicone 
maggio 6, 2013
Giulio Andreotti, quando ci diceva:
«Il Pd? Non ci penso neanche. Preferisco vivere da orfano»

Giulio Andreotti è morto oggi all’età di 94 anni. Ripubblichiamo una nostra intervista, uscita su Tempi nell’ottobre 2007

I polli preferiscono le gabbie
«Lo potrà consultare quando vuole. Si accordi con la mia segretaria». Grande presidente. Abbiamo ottenuto il libero accesso al suo monumentale archivio. 3.500 faldoni giganti appena trasferiti da un alloggio affittato all’uopo all’Istituto Don Luigi Sturzo. Pare contengano i segreti della Prima Repubblica. E un po’ (pare) anche della Seconda. Dalla Nato alla Dc, passando per i diari personali. Date e nomi di persone incontrate. E poi appunti, riflessioni, notiziole. Una vita autoesaminata in ogni suo minimo dettaglio. E così che Andreotti si è salvato dal processo del secolo. Sollecitato da manine americane democrat (due articoli del New York Times che lo illustravano come “mafioso”, apparsi nel dicembre ’92 e nel gennaio ’93, seguirà poi in marzo il primo avviso di garanzia in italiano) e vinto alla grande dal Divo Giulio, dopo dieci anni di dura inquisizione caselliana. Il senatore a vita Giulio Andreotti è nato a Roma il 14 gennaio 1919 e siede ininterrottamente nel Parlamento italiano da prima della metà del secolo scorso. Dal 1946, per la precisione.
Il mattino davanti a Palazzo Giustiniani (dove ha sede l’ufficio del presidente, il presidente per antonomasia) si presenta all’occhio del cronista lombardo come una di quelle miniature dorate con angoli e scorci della Roma sparita. Andirivieni di impiegati. Operai che trasportano suppellettili di palazzo. Garzoni che trainano muletti. Al tavolino del bar all’angolo, solo soletto, il senatore Cesare Salvi (ex Ds, futuro Cosa Rossa) mastica il suo cornetto e compulsa nervoso un quotidiano (avrà un appuntamento con un altro cronista? O starà solo affilando l’argomento da Porta a Porta con cui trafiggerà il ministro della Giustizia, assente in Senato al momento del voto su Vincenzo Visco?). Giri lo sguardo, e chi si rivede? Ma sì, è l’ex procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio (oggi senatore Ds-Pd) che abbassa i cilindri delle barriere stradali che regolano la circolazione davanti a palazzo Giustiniani e avanza lemme lemme su una vecchia Mercedes color bianco e targa bianca (a volte anche le Mercedes pulite ritornano). Sono figure un po’ malinconiche i senatori che si stagliano nel quadretto della Roma di sempre. Solo un po’ risciacquata in Tevere dal chiacchiericcio di autisti che si scambiano opinioni sul Viagra. Ed ecco che all’angolo fa capolino anche il senatore Lamberto Dini (leader del neonato gruppo parlamentare Liberal Democratici).

Andreotti: «Festeggio quando vengo al Meeting di Rimini»

Impartisce istruzioni a un segretario caricato di borse e scatoloni, poi scompare in un vicolo. È palpabile nell’aria il bizzarro destino di un laticlavio che, da buen retiro di gente che l’ha sfangata e che dovrebbe meritarsi una medaglia al valore di Stato, si è trasformato all’improvviso in una trincea del Piave. Dove gli ultraottuagenari vengono sospinti di peso, faccia bel tempo o piova a catinelle, perché, come è noto, il governo è travicello e dunque non è mai abbastanza richiamare l’importanza democratica di una testa, un voto. Ecco, nella spossatezza di un mattino armato della pena dell’ennesima roulette (o se volete del pallottoliere di Palazzo Madama), appena varcato il Palazzo Giustiniani ecco esplodere, direbbe un bambino, il profumo di contento. Birba di un Giulio, che ancora oggi dribbli le segretarie. «Ma no. Lei doveva intendersi con noi. Il presidente fa così, fissa gli appuntamenti, ma gli si accavallano. Vediamo come possiamo rimediare». Infatti zio Giulio, come lo chiamano affettuosamente i romani, era stato ben più mattiniero dei suoi malinconici colleghi in Senato. La messa mattutina e poi via in uno studio Rai, arzillo e in ghingheri, raggiante e in forma smagliante. Come all’appuntamento con Tempi. L’evangelico Giulio Andreotti, semplice come una colomba e prudente come un serpente.

Presidente, non trova che sui media ci sia un clima di attenzione un po’ morbosa alla Chiesa cattolica? Non sarà che sconta il suo interesse per la vita umana, gli embrioni, l’eutanasia, i Dico. insomma le famose “ingerenze”?
"C’è comunque una grossa contraddizione perché da un lato si chiede alla Chiesa di occuparsi solo di culto e di atti religiosi. Dall’altra c’è chi ne sostiene il diritto di entrare nelle questioni quasi a parità degli ordinamenti giuridici statali. Sono fasi ricorrenti della storia. Alla fine credo che sarebbe peggio se fosse ignorata. Può sembrare un paradosso. Ma se il suo magistero e la sua presenza nella società fossero irrilevanti, certo non avrebbe alcun fastidio".
Scusi la domanda maliziosa: ma suggerimenti governativi proprio non ne vede?
"Suggerimenti, no. Ma forse ci può essere l’opportunismo di qualcuno che ritiene gradito un certo atteggiamento o il girare attorno certi temi. Questo può essere".
Dunque, i soliti corsi e ricorsi storici.
"Sì, come lei sa, anche nel recente passato abbiamo avuto momenti di grande tensione. Ricorderà che sia all’epoca del referendum sul divorzio sia poi con l’aborto avemmo prove che in un certo senso furono deludenti per noi cattolici. Vivevamo allora nella condizione statistica di essere un paese al cento per cento cattolico. Poi, però, alla chiamata si vide che questo non era assolutamente vero. È stato uno dei motivi per cui ci fu tra noi anche chi era contrario a quei referendum".
Bè, per esempio lei, signor presidente.
"E ci fu anche quella bellissima definizione di Paolo VI, che disse, a proposito del referendum sul divorzio: «Noi non l’abbiamo chiesto, ma non possiamo impedire che un gruppo di cattolici utilizzando uno strumento di legge cerchi di fare abrogare una legge che noi stessi reputiamo sbagliata». Fu il gruppo del fratello di padre Lombardi che volle il referendum. Erano convinti di vincerlo. Mentre io ero sinceramente convinto che l’avremmo perso. E ricordo uno dei suoi promotori che mi diceva: «Ma no, voi politici non avete il polso della situazione perché non vivete vicino al popolo».
E lei cosa rispose?
"Risposi: «Scusa, ma a me i voti chi me li dà? Io i voti li prendo, perciò il popolo, se permetti, un po’ lo conosco».
Cosa vorrebbe suggerire con questo, che la Chiesa dev’essere più prudente?
"No. Voglio solo ricordare certe infatuazioni. I referendum su divorzio e aborto furono in un certo senso due momenti nuovi. E, insomma, due scoppole notevoli che prendemmo rispetto a una tradizione che ritenevamo statisticamente assodata. Detto questo, però, non si possono buttare cose di onestà naturale, di tradizione, di presenza di attività assistenziali e sociali. L’Italia è una nazione cattolica. Basta guardare l’annuario, il numero dei comuni italiani che si intitola ai santi. Non credo che adesso si possa buttare all’aria proprio tutto".
Qual è la sua posizione sul governo Prodi?
"Guardi io non ho più un partito e perciò sono libero di votare, volta per volta, quanto ritengo giusto e opportuno votare. Certo, a volte è disagevole perché se alla Camera c’è una maggioranza importante, qui al Senato se uno è assente perché ha un po’ di raffreddore il governo rischia di andare sotto".
Come nel caso Visco. Sulla mozione presentata dall’opposizione che chiedeva per il viceministro dell’Economia il congelamento definitivo delle deleghe sulla Guardia di finanza e le sue dimissioni, lei si è astenuto, scelta che al Senato equivale a un voto contrario.
"Forse il difetto di Visco è nella comunicativa. Vede, in una vita parlamentare bisogna cercare di avere dei rapporti possibilmente buoni con tutti. Lui forse ha un carattere un po’ particolare, sennò nessuno gli contesta la preparazione".
Durerà? E quanto durerà, secondo lei, questo governo?
"Durerà perché non vi è un’alternativa. Non c’è una coalizione alternativa che stia proponendo una formula o un programma diverso. Quindi, in un certo senso, il governo Prodi ha questo vantaggio del trascinamento. L’alternativa di Forza Italia è solo quella di elezioni. Però le elezioni, salvo casi eccezionali, andrebbero fatte nei tempi stabiliti".
Bè, qualcosa di eccezionale c’è nell’aria se dal Nord al Sud l’Italia sprofonda in ciò che qualcuno ha già cominciato a chiamare “decadenza”.
"Non lo so, perché il problema che è ancora rimasto allo stato iniziale è quello di un rapporto tra potere centrale e poteri periferici, cioè il ruolo delle Regioni. Noi abbiamo una Costituzione che su questo tema ha un testo abbastanza bene bilanciato. Però è un dibattito che anche sul piano teorico dieci anni fa ricorreva di più. Dieci anni fa si discuteva di riforma della Costituzione, adesso se ne discute molto meno. Non so se per un accredito della Costituzione o per un disinteresse per la Politica con la P maiuscola".
Insisto, il Sud sembra si avvicini a performance africane (pensiamo solo all’emergenza rifiuti in Campania), il Nord è sul piede di guerra. Anche i media filogovernativi ammettono che questo esecutivo gode della sfiducia del 70 per cento degli italiani. E poi c’è l’antipolitica di Beppe Grillo. Insomma, cosa ci vuole di più per fare l’eccezionalità?
"Vede, Grillo è un po’ come il sale sulla minestra. Certe volte le provocazioni servono. Però è chiaro, non è che possiamo rispondere con le provocazioni ai problemi del paese. Quanto ai sondaggi, lei sa, io sono sempre molto dubbioso. Sono un po’ come quelli che puoi fare con i quattro cinque inquilini di casa. Guardi, governi che creino entusiasmo se ne sono avuti poco o niente. Il governo è quello che mette le tasse, quello che stabilisce le tariffe. Tu puoi fare dei lavori pubblici e allora soddisfi determinate esigenze, se però non hai i mezzi per farli crei una certa delusione. Insomma, forse perché l’ho fatto di mestiere e sono portato a una certa comprensione, però non credo che siamo o in un momento di particolare ostilità al governo, o di sostegno motivato del governo stesso. Tutto sta nel vedere se si creerà sul serio una politica europea, perché quella è stata la grande novità in cui abbiamo creduto e in cui io personalmente credo ancora, nonostante da anni si sia piuttosto fermi. Noi, teoricamente, abbiamo sul piano giuridico le equiparazioni con tutte le nazioni europee. Abbiamo la libertà di circolazione di merci, lavoro, persone. Ma sono tutte cose che restano piuttosto ancora sulla carta. La creazione di questa Comunità, che poi è stata fatta progredire chiamandola “Unione” Europea, in realtà è ancora in fase di costruzione, non diciamo del seminterrato, ma del primo piano".
Presidente, domenica 14 ottobre nascerà ufficialmente il Partito Democratico. Come lo vede, ci ha mai pensato ad aderire a questa nuova formazione?
"Per carità. No, guardi, io sono di età superiore, come si dice per i cavalli dopo i dodici anni. No. Dal giorno che hanno soppresso e cambiato nome alla Democrazia Cristiana, io mi sono sentito piuttosto orfano. Però siccome da orfano ci sono campato (mio padre è morto che avevo due anni) si può campare pure da orfani di partito".
Però si sarà fatta un’idea di questo nuovo movimento politico.
"Sì, però non so se sia un movimento di giovani o un movimento di ex. Sa, gli ex sono importanti. Quando ero ragazzo vedevo i garibaldini della Prima Guerra che facevano grandi sfilate in camicia rossa. Ma, insomma, è un momento così. Non di bassa pressione, ma un momento che è positivo sotto molti aspetti".
Per esempio?
"Per esempio non ci sono più manifestazioni sindacali molto contestative, tranne qualche cenno recentissimo a Mirafiori, ma non di dimensioni inquietanti come quelle di una volta".
Dunque non vede in giro niente di negativo.
"Bè, certo, forse quello che è un po’ una scommessa risponde alla domanda: ma si può veramente consolidare una democrazia senza partiti? I partiti hanno le strutture, i programmi, i congressi, la loro stampa. Tutto questo sta alle nostre spalle. Si è creduto che tutto ciò fosse una cosa non necessaria e ci fu la polemica sul finanziamento o meno dei partiti. Polemica legittima, si intende. Però il problema almeno veniva posto. Adesso ho l’impressione che non si ponga nemmeno più questo problema dei partiti".
Perché non si pone, secondo lei?
"Forse perché, dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica, la situazione internazionale è completamente cambiata. Qualcuno dice che la Cina potrà prendere il posto dell’URSS. Sì, però la Cina è lontana. Non vedo questa possibilità. Indubbiamente il mondo bipolare USA-URSS dovrà far posto a un mondo in cui la Cina conta, l’India conta. E certamente sarà così. Anche se io non farò in tempo a vederlo".
Scusi, faccio fatica a capire cosa abbia a che vedere il problema dei partiti italiani con questa sua, diciamo così, nostalgia di uno schema internazionale bipolare.
"Non sto certo rimpiangendo l’Unione Sovietica. Voglio solo dire che, vuoi per adesione fideistica, vuoi per legittima difesa o per proposizione di alternativa di modelli, quello schema di bipolarismo mondiale consentiva di avere punti di riferimento anche a noi. Sono stato ai funerali di Boris Eltsin e mi ha fatto buona impressione perché ho visto un funerale in chiesa, a Mosca. Cosa che nelle volte precedenti non era mai accaduto. In analoghe manifestazioni funerarie a cui ho partecipato, nessuno ci aveva mai portato in chiesa e mai si era visto un simbolo religioso. Quindi sotto questo aspetto sono stato contento. Insomma, si avvertono certi cambiamenti. Ma quali siano le linee costruttive di questi cambiamenti forse non sono ancora state disegnate. Sì, c’è la linea generale delle Nazioni Unite, che funziona per alcune agenzie specializzate, come per esempio la FAO. Ma avere un’assemblea che governa il mondo, questo è un fatto da cui siamo estremamente lontani".
E in effetti anche la nostra politica estera sembra ne risenta un pò. Non crede, presidente?
"Bè, però, salvo accentuazioni, noi abbiamo avuto una notevole continuità nella politica estera italiana del Dopoguerra".
Anche il ministro D’Alema si inserisce nel solco di questa continuità?
"Bè, sì, anche perché esiste una certa professionalità della nostra struttura diplomatica. Un ministro naturalmente integra, corregge, però è anche aiutato da qualcosa che cammina. Insomma, anche se il ministro la influenza, la struttura cammina lo stesso. Anzi guai se uno pensasse di dovere ricominciare daccapo in questa materia. Queste sono cose disastrose per un paese".
Anche l’islam cammina.
"Sì, l’islam certamente è un problema, ma bisogna affrontarlo in maniera un po’ diversa da come l’ha affrontato Oriana Fallaci. Ripeto, certamente è un problema, perché sì, è vero, siamo tutti figli di Abramo. Però ci sono figli e figli, presunti figli e figliastri".
Fonte Tempi.it 
ContanteLibero.it

 6 maggio 2013
ANDREOTTI/ 1
“Divo Giulio” e “Belzebù”, leggenda e simbolo discusso del potere

L'inganno quotidiano
“E’ stato la Democrazia Cristiana, pur non essendo stato mai stato segretario della Democrazia Cristiana”. Pier Ferdinando Casini scolpisce così probabilmente l’epitaffio più efficace per Giulio Andreotti, scomparso oggi a 94 anni. Non a caso, Andreotti e’ stato l’unico politico italiano a divenire una leggenda ancora da vivo. E, come tutte le leggende, ha sempre diviso in due campi: i suoi detrattori lo chiamavano Belzebù (tradendo però una involontaria ammirazione per le sue presunte arti mefistofeliche), i suoi ammiratori (ne aveva anche a sinistra) ne hanno sempre parlato come l’unico vero statista moderno del paese. “Si e’ trattato certamente di un leader anche molto discusso nei diversi momenti della sua lunga esperienza politica e per la sua concezione del potere. Tuttavia, non si può negare che egli abbia mantenuto aperto il dialogo anche con forze politiche lontane dal suo pensiero e che abbia contribuito a consolidare il ruolo e la presenza internazionale del nostro Paese, concorrendo così in modo determinante a fare la storia dell’Italia repubblicana”. Dice oggi Massimo D’Alema. “Un grande uomo politico cristiano, ovviamente hanno cercato di infangarlo da vivo, ora cercheranno la ‘damnatio memoriae’”, prevede da Twitter Roberto Formigoni. “Sulla lunga esperienza di vita del senatore Giulio Andreotti e sull’opera da lui prestata in molteplici forme nel più vasto ambito dell’attività politica, parlamentare e di governo, potranno esprimersi valutazioni approfondite e compiute solo in sede di giudizio storico”, dice Giorgio Napolitano che rivendica a sè “l’estremo saluto della Repubblica a una personalità che ne ha attraversato per un cinquantennio l’intera storia, che ha svolto un ruolo di grande rilievo nelle istituzioni e che ha rappresentato con eccezionale continuità l’Italia nelle relazioni internazionali e nella costruzione europea”. Nelle istituzioni sin dalla Costituente, sette volte presidente del Consiglio, al centro, di fatto o per comune convinzione, di tutti gli snodi della storia repubblicana, delle sue vicende giudiziarie parla Giancarlo Caselli: “Sul piano politico non posso dire niente perchè non mi spetta. Sul piano processuale vorrei ricordare che c’è stata un’assoluzione in primo grado ma parzialmente ribaltata dalla sentenza d’appello: fino al 1980 la Corte ha ritenuto l’imputato responsabile di rapporti con Cosa Nostra e dopo il 1980 ne ha confermato l’assoluzione contro la decisione dell’appello”. Tra ricordi di ieri e questioni dell’oggi, e’ Silvio Berlusconi a tracciare un parallelo tra sè e il ‘Divo Giulio’: “Contro la sua persona, la sinistra ha sperimentato una forma di lotta indegna di un Paese civile, basata sulla demonizzazione dell’avversario e sulla persecuzione giudiziaria: un calvario che Andreotti ha superato con dignità e compostezza, uscendone vincitore. Quello usato contro di lui e’ un metodo che conosciamo bene, perchè la sinistra dell’odio e dell’invidia, spiega ancora il Cavaliere, ha continuato a metterlo in campo anche contro l’avversario che non riusciva a battere nelle urne”.
Assassinii Provocati con Infarto e Cancro & co. - Assassinations By Induced Heart Attack And Cancer & co.

Ultime notizie sul Rabbi Zakheim, il 9/11 e dei migliaia di miliardi di Dollari scomparsi

mercoledì 6 gennaio 2016

Il mistero della morte di Marilyn Monroe: suicida o uccisa perchè sapeva troppo ?


Nessuno scoop, nessuna novità eclatante solo un buon riassunto.
Quello che c'è da chiedersi a più di 50 anni di distanza, come anche per gli altri due omicidi collegati, il Presidente John Fitgerald Kennedy e suo fratello Robert Francis Kennedy, per tutti e tre le coperture siano state assolutamente inadeguate, anche un bimbo si sarebbe accorto che le tesi ufficiali erano favolette, quello di Robert è poi scandaloso, altro che copertura i rilievi, le testimonianze addirittura la registrazione della diretta radio fanno a pugni con la sentenza, inammissibile, secondo me questo è il vero mistero perchè i mandanti sono ormai evidenti, quelli che chiamano i padroni del mondo, al limite restano da scoprire i killer effettivi ma poco contano, essendo lavori interni, inside job, anche le coperture sono note, sevizi, politici e via così.
Perchè tutto alla luce del sole, senza remore, indifferenti a tutto ed a tutti, certi di non essere sfiorati? Mi sembra che le risposte possano essere due o anche tutte e due insieme, dimostrare di essere intoccabili e/o dare un avvertimento a qualcun altro, quest'ultimo è il modus operandi dell'elite, banksters, massonerie, mafie chiamateli un pò come vi pare ...

Il Lato Oscuro di Hollywood: La Vita Segreta di Marilyn Monroe | P.Z.


UN BEL PROBLEMA PER LA CIA: MARILYN MONROE

di Percy Francisco Godoy
23 maggio 2013

Marilyn Monroe, il cui vero nome era Norma Jean, fu vittima di un complotto che culminò nel suo assassinio la notte del 4 agosto 1962 in uno dei villini per gli ospiti di un Hotel situato al 12305 Fifth Helena Drive di Los Angeles. Il corpo dell'attrice fu trovato da Eunice Murray, che fungeva da sua assistente e cameriera e che si incaricò di chiamare la polizia alle 04:25 dell'alba del giorno 5, cioè 8 ore dopo la sua morte.
Sospettosamente la Murray riordinò la stanza, quella che poi fu nuovamente messa soqquadro, senza trovare tracce di barbiturici vicino al cadavere e notando Marilyn con ancora il telefono nella mano destra. Ma lei era mancina.

Il delitto Marilyn fu, apparentemente, architettato dalle alte sfere del potere negli Stati Uniti, a causa dei molti segreti che può aver sentito nei momenti intimi che ha avuto con Robert Kennedy e suo fratello, il presidente John Fitzgerald Kennedy e con Frank Sinatra e i suoi amici nella mafia. 

Il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy
(con le spalle alla telecamera), il procuratore
generale degli Stati Uniti Robert Kennedy
(all'estrema sinistra) e l'attrice Marilyn Monroe,
in occasione delle celebrazioni per i 45 anni del
presidente Kennedy al Madison Square Garden di
New York City. Arthur M. Schlesinger è all'estrema
destra. Di fronte alla telecamera nella parte
posteriore c'è il cantante Harry Belafonte.
19 maggio 1962
Sono molte le versioni sui reali colpevoli, anche se la sua morte è stata classificata come un suicidio da parte delle autorità, che hanno venduto alla stampa l'idea del suicidio ingerendo 40 pillole di Nembutal, un forte barbiturico ad azione rapida.

Nella lunga lista dei sospetti sono stati presi in considerazione i fratelli Kennedy, l'FBI, Cosa Nostra e la stessa CIA. Diventato un problema di sicurezza nazionale, era stata spiata in modo permanente dal Burò su ordine diretto del suo capo, J. Edgar Hoover, così come dalla Central Intelligence Agency.

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La sua risaputa ignoranza riguardo i dettagli delle scene tra le quali si muoveva la collocò al centro dei sospetti e contro le forze progressiste del paese e del mondo. Come il caso del suo incontro in Messico con Frederick Vanderbilt Field, che poi riferì tutto a Hoover il quale andò su tutte le furie per il sospetto che Marilyn rivelasse segreti a lei conosciuti a persona sospettata di attività comuniste. In quella visita poi ha anche incontrato lo scrittore messicano Jose Bolanos, anch'egli bollato come comunista dall'FBI. 

Oggi è evidente che Marilyn Monroe era venuta a conoscenza tanto dei piani d'invasione della Baia dei Porci come dei diversi piani di assassinio contro il presidente cubano Fidel Castro. Una delle persone che possono essere state consapevoli dei piani per invadere Cuba e uccidere Castro era Marilyn Monroe, fatti scritti nel suo diario, che non aveva paura di mostrare a quelli che considerava suoi amici, così come fece col giornalista Robert Slatzer, nel luglio del 1962. 


L'esistenza di questo diario è sempre stata la preoccupazione di James Jesus Angleton, capo del controspionaggio della CIA, che forse poi fece scomparire.

Il diario di Marilyn la portò alla morte e, soprattutto, la sua stupida minaccia di utilizzarne tutte le informazioni in esso contenute. Pensare che era considerata solo "un pezzo di carne"....

Il diario segreto di Marilyn

5 agosto 1962. In una delle tante villette di un anonimo sobborgo di Los Angeles giace il corpo immobile di una donna. Riversa a faccia in giù sul letto, la mano aggrappata al telefono, soltanto un lenzuolo a coprirle la schiena, sembra vittima della depressione e di un potente cocktail di barbiturici. Ma quando Ben Fitzgerald, vice coroner della polizia di Los Angeles, arriva sul posto, capisce che la faccenda è più complicata del previsto. Perché se la chioma bionda, le unghie blu e le braccia irrigidite appartengono a Marilyn Monroe, l'attrice più famosa del mondo, anche la più piccola incongruenza può nascondere verità insospettate. Se la tesi ufficiale è quella del suicidio, dov'è il bicchiere con cui l'attrice avrebbe inghiottito i barbiturici ? E perché l'autopsia non rivela segni d'intossicazione ? Con l'aiuto di un piccolo diario rosso in cui Marilyn annotava i pensieri più intimi, Ben si addentra in un'indagine che si fa di ora in ora più pericolosa. Chi ha messo a tacere per sempre la diva che sapeva troppo non esiterà a uccidere ancora e Ben sarà costretto a lottare per salvare se stesso e portare alla luce la verità. Sullo sfondo di una Hollywood più nera di quella di Chandler e Ellroy, J.I. Baker ripercorre gli ultimi giorni della più grande icona della storia del cinema, restituendoci il folgorante ritratto di donna fragile e bellissima. NdR

SPEDIRE WEB

Marilyn Monroe - Fragments.
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Alla sua morte, gli effetti personali di Marilyn Monroe (vestiti, quadri, ogni sorta di documento scritto) andarono a Lee Strasberg, suo mai dimenticato maestro. Molto più tardi la vedova Strasberg scoprì due scatole di dattiloscritti. Stanley Buchthal, amico di famiglia, interrogato sul da farsi, si rimise ai suggerimenti professionali di Bernard Comment. È allora che nasce questo libro di "frammenti". Da quelle scatole Comment e Buchthal trassero poesie, pagine dattiloscritte, appunti presi su menu e fazzoletti di carta. Sono segni di una sensibilità accesa, sono note di una lettrice acuta, di una persona che, dietro la smagliante icona della donna più desiderata del mondo, e perfino dietro l'attrice intelligente, andava cercando le parole per dirsi. Scrive Antonio Tabucchi nella prefazione :
"Questo libro, con tutti i suoi documenti inediti, rivela la complessità dell'anima che stava dietro l'immagine. Poesie, lettere, diari intimi, note prese a caso, testi che caricano l'immagine di quel volto bellissimo e radioso di un senso per molti insospettato e che invece è 'fuori serie', in senso contrario a come la immaginò Andy Warhol, che la fece 'seriale'; tutti questi testi emergono da questo libro che riunisce non ciò che Marilyn sembrava ma ciò che pensava. Ora, coniugare le sue apparenze visibili con quello che dietro di esse si nascondeva rende il suo volto e il suo corpo ancora più belli, più sognabili: sognare quella Marilyn che sognava di essere una farfalla". NdR

Sospetti attorno alla sua morte

L'autopsia sul corpo di Marilyn, identificata con il numero ID 81828, eseguita dall'assistente patologo Thomas Noguchi, con poca esperienza nel settore, fu uno dei fatti sospetti. Un'altro era che il corpo è stato inizialmente lasciato in un obitorio privato dove lo stavano già preparando. Le analisi iniziali fatte al corpo di Marilyn Monroe, tuttavia, escludono gli elementi fondamentali per l'ipotesi del suicidio. Il corpo presentava diverse ecchimosi indicative di violenza su polsi e schiena e mancavano tracce di barbiturici nello stomaco della vittima, questo scartò l'idea dell'avvelenamento. 

Il corpo di Marilyn e la scena della sua morte
Grazie al lavoro dei complottisti le analisi dell'autopsia sparirono dall'ufficio della corte. Lo stesso successe coi suoi organi vitali, estratti per essere analizzati, scomparvero dall'obitorio senza motivo.

Anche le ricerche investigative sono state alquanto insolite: fu interrogato solo lo psichiatra dell'attrice, Ralph Greenson, e nemmeno sotto giuramento. Il medico ha testimoniato che Marilyn in precedenza aveva fatto già altri quattro tentativi di suicidio, anche se Greenson riconosce che la vittima non si è suicidata. La conclusione, come previsto, è stata che la morte di Norma Jean è stata causata da suicidio.

La presenza di Robert Kennedy nella scena, testimoniata da diverse persone, è stata ignorata, così come un rapporto di polizia dell'agente Lynn Franklin, che fermò nelle vicinanze una Mercedes scura, che viaggiava ad alta velocità per Beverly Hills, al cui interno si trovavano l'attore Peter Lawford, cognato di Kennedy in compagnia del dottor Greenson e dello stesso Robert Kennedy. 

Il detective che si è occupato del caso, Jack Clemmons, sempre sicuro di trovarsi di fronte ad un omicidio, è stato sollevato dall'investigazione e trasferito in un'altra stazione di polizia.


Spionaggio e agguato

In realtà, nella morte di Marilyn, è stata coinvolta la mano della CIA, la stessa che si trovava dietro l'assassinio dei suoi amanti John F. Kennedy e di suo fratello Robert. Anche l'esecutore dell'omicidio dell'attrice, il mafioso Sam Giancana, fu assassinato la notte del 19 luglio 1975, quando aveva 67 anni ed era impegnato a friggere salsicce in una padella e a fumarsi un sigaro. Un proiettile calibro 22 nella nuca e un altro in bocca misero fine alla sua vita. Altri cinque colpi in faccia sono stati il macabro regalo del killer assoldato per ucciderlo.

Sam Giancana
Giancana aveva studiato il piano per uccidere Marilyn su ordine della CIA, usando due dei suoi scagnozzi, Needles e Mugsy, in una sinistra cospirazione che l'odio e la diffidenza di Cosa Nostra e dell'Agenzia sono stati diretti per incolpare Bobby Kennedy e vendicarsi di suo fratello.

Marilyn Monroe ha avuto accesso a informazioni relative alla CIA, tanto sulla disgraziata invasione della Baia dei Porci nel 1961, così come ad un altro piano simile che si pensava di attuare nel giugno del '62, codificato dalla CIA in un file con la sigla 6246, ma non effettivamente realizzato. Non si nega che l'attrice venne a sapere dell'esistenza di missili nucleari a Cuba derivati da un accordo tra l'isola e l'Unione Sovietica, un evento che portò alla cosiddetta crisi di ottobre.

Non mancava poi chi assegnò alla Monroe un ruolo nell'attività di spionaggio nel contesto della Guerra Fredda, come ha fatto la rivista Weekly World News il 29 aprile 1997. La quale affermò che l'attrice era un agente sovietico fin dal 1953. Secondo questa rivista sensazionalista, la ragazza d'oro aveva incontrato Nikita Sergeevic Krusciov, leader sovietico, in ben undici occasioni. 


Marilyn Monroe, George Cukor e Judy Garland
alla cena dove la Twentieth Century Fox invitò
Nikita Khruschev. 1959
Inoltre l'FBI sospettava che Marilyn passasse informazioni a persone con presunti legami con l'URSS, soprattutto nella sua famosa visita in Messico tra il 20 febbraio e il 3 marzo del 1962, in cui ha intervistato José Bolaños, sospettato di lavorare allo stesso tempo per l'FBI e il KGB, e Frederick Vanderbilt Field, conosciuto in quel paese come un comunista.

Molte domande rimangono sul tavolo, senza dubbio. Marilyn Monroe non sarà stata per caso utilizzata dall'FBI per spiare Kennedy, i suoi amici e i suoi mariti: James Dougherty (1942-1946), Joe Di Maggio (1954) e Arthur Miller (1956-1961)?? Non sarà stata lei stessa un agente della CIA diventata successivamente una minaccia che doveva essere rimossa ??

La bella bionda, sex simbol della sua epoca, è stata senza dubbio uccisa. E' stata il frutto del piacere mondano per molti uomini potenti e il centro di intrighi e complotti. E' stata utilizzata da tutti ed eliminata quando divenne un fastidioso problema.


Traduzione per comedonchisciotte.org a cura di Gianluca Martin
Fonti: percy-francisco.blogspot.it  comedonchisciotte.org  informazioneconsapevole amazon

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mercoledì 30 settembre 2015

JFK: “Colpo di Stato in America” - Mathias Broeckers L'assassinio di JFK ha segnato la fine della Repubblica Americana

             
1 novembre 2014

          In occasione della pubblicazione del suo
     ultimo libro, l’autore tedesco Mathias 
     Broeckers racconta l’assassinio di John 
     F. Kennedy a Dallas, Texas, il 22 novembre
     1963, che vede come un colpo di stato che 
     non è mai stato rovesciato.


Mathias Broeckers























































John Fitzgerald Kennedy


































































































di Lars Schall
Mathias Broeckers, nato nel 1954, è un giornalista investigativo tedesco e autore di più di dieci libri, molti dei quali relativi agli argomenti di droga, terrorismo e politica sommersa. Lavora per il giornale quotidiano tedesco TAZ e la webzine Telepolis. Il suo ultimo libro, “JFK: Staatsstreich in Amerika”, “JFK: Colpo di Stato in America”, è stato pubblicato questo mese di agosto in Germania dalla Westend Verlag di Francoforte.

Lars Schall: Mr. Broeckers, uno scrittore che è autore di un libro sull’assassinio di John F. Kennedy che non segue il verdetto della storia ufficiale deve affrontare il problema di essere condannato in via immediata come un “teorico della cospirazione” che si impegna in “teorie della cospirazione”. Posso chiedere all’inizio di questa intervista di spiegare ai nostri lettori che quei critici – consapevolmente o inconsapevolmente – stanno agendo esattamente secondo il “copione” della CIA?

Mathias Broeckers: Nel gennaio del 1967, poco dopo che Jim Garrison di New Orleans aveva iniziato a perseguire la presenza della CIA dietro il delitto, la CIA pubblicò un promemoria per tutte le sue stazioni, suggerendo l’uso del termine “teorici della cospirazione” per tutti quelli che criticavano i risultati del Rapporto Warren. Fino ad allora la stampa e il pubblico avevano per lo più usato il termine “teorie dell’omicidio” quando si trattava di visioni alternative al “pazzo solitario” Lee Harvey Oswald. Ma con questo memo ciò è cambiato e molto presto “teorie della cospirazione” è diventato quello che è fino ad oggi: un termine per infangare, denunciare e diffamare chiunque osi parlare di qualsiasi crimine commesso dai servizi dello Stato, militari o di intelligence. Prima di Edward Snowden chiunque avesse affermato una sorta di sorveglianza totale di internet e del traffico telefonico sarebbe stato considerato un fissato della cospirazione; oggi tutti hanno un’altra opinione.

Omicidio Kennedy

LS: Che cosa si vede come il primo motivo per avere ucciso Kennedy?

MB: Per sintetizzare la lunga storia, che ho elaborato nel libro: JFK aveva fatto passi definitivi per porre fine alla guerra fredda. Aveva negato il coinvolgimento dell’esercito nella Baia dei Porci, che aveva ereditato dal suo predecessore, aveva risolto la crisi dei missili a Cuba, attraverso il contatto diretto e segreto con il leader sovietico Kruscev, aveva assicurato uno stop ai test nucleari con i sovietici e aveva ordinato il ritiro dal Vietnam. Tutto questo contro la volontà dei militari, della CIA, e anche di molti membri della sua amministrazione.

LS: Se uno guarda il crimine dal punto di vista del “movente, mezzo, opportunità”, quali di questi gruppi sono i colpevoli più probabili? Alcuni dei soliti sospetti possono aver avuto un movente, ma né i mezzi né la possibilità, giusto?

MB: Sì. Questo è un punto cruciale con molte teorie su JFK. Un sacco di gente ha avuto motivazioni, sia i comunisti incalliti in Russia, Cina, Cuba, sia gli israeliani a causa della dismissione da parte di JFK delle armi nucleari in Israele, sia la Federal Reserve a causa della sua idea di un nuovo dollaro con copertura in argento, la mafia a causa della sua rinuncia a invadere Cuba per riavere indietro i loro casinò e bordelli, i sudisti razzisti a causa del suo impegno per i diritti civili … ma nessuno di loro aveva i mezzi e le opportunità per l’omicidio e, soprattutto, tutti i mezzi per coprire il tutto negli anni.

LS: Quale gruppo ha avuto i necessari elementi di “mezzi e opportunità” a disposizione?

MB: Solo la CIA e l’esercito per la realizzazione, e l’FBI e l’amministrazione Johnson per la copertura. Un attimo dopo la sparatoria, un poliziotto corse verso la collinetta erbosa, pistola alla mano, e fermò un uomo che era lì, chiedendo i suoi documenti. L’uomo mostrò un tesserino dei servizi segreti e il poliziotto lo lasciò andare. Molti altri uomini sulla Dealey Plaza hanno mostrato tesserini dei servizi segreti che sembravano veri quando richiesti dai poliziotti – ma non c’erano uomini dei servizi segreti piazzati sulla collinetta o nella piazza quel giorno. Questi tesserini sono falsi, ma l’FBI e la Commissione Warren non indagò a questo riguardo per nulla. Solo negli anni ’80 è venuto fuori chi era responsabile per la stampa di quei tesserini dei Servizi Segreti: era la Divisione Tecnica della CIA, presieduta da Sidney Gottlieb, famoso per il progetto “MK Ultra”. Questo fatto da solo esclude che la mafia, i russi, i cubani, i cinesi o altri assassini autonomi abbiano fatto questo di proprio conto. E anche se questi gruppi fossero stati in grado di ottenere tesserini autentici dei Servizi Segreti – il fatto che questa contraffazione non è stata indagata, porta immediatamente l’FBI di Hoover in cima agli indagati.

LS: Un punto cruciale per quanto riguarda la copertura del crimine è il rapporto autoptico falso – anche in relazione ai “mezzi e opportunità”. Può spiegarcelo meglio?

MB: Il ARRB (Assassination Records Review Board) ha stabilito al di là di ogni dubbio che l’autopsia e le radiografie, che sono negli archivi nazionali, sono stati manipolati. Nessun mafioso, banchiere o cubano sarebbe stato in grado di farlo. Questi falsi sono stati fatti presso l’ospedale militare di Bethseda, dove l’autopsia di JFK è stata supervisionata da Curtis LeMay, il capo di stato maggiore e uno dei nemici più accaniti di JFK. Era in vacanza a pescare, quando la sparatoria di Dallas è successa e è tornato a Washington subito – non per una emergenza militare, ma per sedersi nella sala autopsie e fumare un sigaro! Le false immagini e radiografie, che sono stati presentati ad ogni ricercatore, da allora, sono una delle ragioni principali per cui la “teoria del proiettile magico” poteva reggere per così tanto tempo. Solo i militari, da cui sono state fatte queste foto e radiografie, erano in grado di organizzare questi falsi e metterli in archivio.

LS: Un altro punto importante è la manomissione del il cosiddetto “film di Zapruder”. Perché è così?

MB: Anche grazie al ARRB ci sono un sacco di prove che il film è stato manomesso il giorno dopo l’assassinio. Tuttavia, anche l’attuale “originale” sembra mostrare chiaramente un colpo da davanti, dalla collinetta erbosa – dato che il falso non era perfetto. Il fatto che alla Commissione Warren è stato mostrato solo una brutta copia in bianco e nero indica che gli autori erano consapevoli di ciò. Che il film di Zapruder è stato acquistato dal gruppo Time/life e tenuto segreta al pubblico per anni, come il film di Nix-acquistato dalla United Press e scomparso – indica la colpevolezza dei media nella copertura.

LS: Tornando alla CIA, pensa che la CIA si era separata dalla supervisione governativa nel corso degli anni 50 e 60, o sarebbe più corretto affermare che l’Agenzia era in realtà uno strumento degli interessi finanziari fin dall’inizio? O detto più schiettamente: è stato mai previsto un controllo democratico?

MB: In generale, i servizi di intelligence e la democrazia e sono antagonisti, la democrazia dipende dalla trasparenza e servizi di intelligence dal suo opposto. Perciò il controllo democratico, del congresso e governativo sono sempre stati un compromesso abbastanza malandato. Il camuffamento della CIA fin dall’inizio è stato che si trattava di un servizio per raccogliere informazioni, di centralizzare la raccolta di informazioni dei diversi altri servizi e di tenere informato il presidente. Il compito principale della CIA erano e sono operazioni segrete, e perché tali operazioni dipendono dalla possibilità di essere negate, erano soliti all’inizio di informare il presidente – se lo si faceva – solo in minima parte. Dal momento che il “padre” della CIA Allen Dulles era un Avvocato di Wall Street e suo fratello John Foster guidava la politica estera, le operazioni sotto copertura sono state un affare di famiglia gestito dai fratelli Dulles e dai loro clienti di Wall Street. Questo è quello a cui JFK cercò di porre termine ed è quello che lo ha condannato a morte.

LS: Stai citando il giornalista investigativo Joseph Trento, dicendo a proposito dell’ex direttore della CIA Allen Dulles: “Dulles aveva deciso di non lasciare il futuro dell’Agenzia nelle mani del Congresso o del Presidente.” Cosa ha reso Dulles abbastanza potente da rischiare una tale decisione?

MB: I clienti di Dulles erano i banchieri e le grandi società, che erano in ottimi rapporti d’affari con la Germania nazista negli anni ’30 e anche durante la guerra. Alcuni di loro, come Prescott Bush – nonno di George W. – sono stati incriminati per “aver collaborato con il nemico”, e Allen Dulles, capo della OSS in Svizzera durante la guerra, ha organizzato un sacco di questi rapporti. Ha organizzato l’integrazione segreta del capo delle spie naziste Reinhard Gehlen e di alcune centinaia di suoi ufficiali delle SS nell’esercito degli Stati Uniti e la costituzione dell’apparato CIA. Tra il 1945, quando l’OSS è stato smantellato e il 1947 quando la CIA è stata fondata, ha fatto tutto in privato – senza alcuna posizione ufficiale – dal suo ufficio presso ilCouncil on Foreign Relations.”

LS: Sarebbe stato più appropriato che Dulles fosse stato interrogato per quanto riguarda la morte di Kennedy, invece di essere stato la mente dietro la Commissione Warren?

MB: E’ una perfetta ironia, o meglio, un grande cinismo, il fatto che il pupazzo dei petrolieri del Texas, Lyndon B. Johnson, avesse incaricato Dulles di gestire la Commissione. Ma dal momento che ha funzionato così bene hanno provato di nuovo, questa volta senza successo, di avere “Bloody Henry” Kissinger a gestire la Commissione per l’11 settembre. A mio parere Dulles è uno dei principali sospettati dell’omicidio Kennedy e avrebbe dovuto essere processato immediatamente.

LS: Come hanno fatto sia la CIA che l’FBI a indurre in errore la Commissione Warren in vari modi?

MB: Il risultato della Commissione è stato chiaro fin dall’inizio, la Commissione non ha fatto nessuna indagine diretta, e dipendeva dai dati forniti dall’FBI. Hoover sapeva delle numerose tracce lasciate dalla CIA, nel caso, sapeva che avevano portato prove false di viaggi fatti da Oswald in Messico per accusarlo di essere comunista – e ha concluso solo due giorni dopo la sparatoria che c’era solo il tiratore solitario Lee Harvey Oswald.
Hoover odiava i Kennedy, in particolare il suo capo Robert F Kennedy, ed era il colpevole principale nell’incastrare Oswald e nel coprire il caso. La CIA ha organizzato le prove false per quella che Peter Dale Scott in “La Politica sommersa e la morte di JFK” chiama la fase 1 della copertura, il collegamento “comunista”, che ha permesso a Johnson – gridando al pericolo di una guerra nucleare – di fare pressione sui membri della commissione per far loro prendere posizione, e per assicurarsi del successo della fase 2 della copertura ed il risultato della loro pseudo-inchiesta: lo squilibrato solitario matto Oswald.

LS: Un sospetto solito nella “letteratura della cospirazione su JFK” è la mafia. Nel suo libro lei scrive che non sempre ha senso distinguere tra la criminalità organizzata e la CIA. Come è arrivato ​​a questa conclusione?

MB: Dal “Progetto Luciano” nel 1943 – l’aiuto del boss della mafia imprigionato Lucky Luciano, all’invasione della Sicilia – la mafia è diventata lo strumento preferito della CIA per le operazioni segrete e generare fondi neri dal business della droga. Dovunque arrivava l’esercito USA, la CIA stava facendo “cambiamenti di regime”, i soldi della droga erano essenziali per il finanziamento delle operazioni, dal Sud Est asiatico negli anni ’60 fino ad oggi in Afghanistan. E dal momento che Langley non può vendere la roba direttamente, hanno bisogno dei mafiosi per farlo – e ottenere la loro quota per finanziare i signori della guerra/combattenti per la libertà/terroristi …

LS: Posso chiederle di parlare un po’ a questo proposito della Permindex (Permanent Industrial Exposition), per favore?

MB: La Permindex è stata una società di copertura per la CIA, l’MI6 e il Mossad e una linea per il riciclaggio di denaro e il traffico d’armi. Hanno lavorato insieme alla banca Meyer Lansky in Svizzera, che era gestita da Tibor Rosenbaum, che ha gestito la maggior parte del traffico d’armi del Mossad.

LS: Jim Garrison stava andando in generale nella giusta direzione?

MB: Certo, perché Clay Shaw, proprietario del New Orleans International Trade Mart e uno dei direttori di Permindex, stava chiaramente lavorando con la CIA. Ecco perché il caso di Garrison è stato sabotato da Washington fin dall’inizio.


LS: Perché è importante il fatto che CIA avesse su Lee Harvey Oswald un “file 201″ (si apriva un file 201 per chi era sospettato di essere passato al servizio dell’URSS – ndt)?

MB: John Newman in “Oswald e la CIA” ha fatto notevoli ricerche su come la CIA ha manipolato i suoi file su Oswald e creato un falso “file 201″ da presentare alla Commissione Warren, mostrando che non avevano praticamente nulla su di lui prima del 1962. Questo è chiaramente impossibile, dopo la defezione di Oswald in URSS nel 1959. La causa più probabile di questa manipolazione è che Oswald era parte del programma “falso disertore” diretto da JJ Angelton, il capo del controspionaggio.

LS: Si sta sostenendo che se Lee Harvey Oswald fosse stato davvero l’unico responsabile per la morte di Kennedy, il caso sarebbe stato risolto al di là di ogni ragionevole dubbio. Perché?

MB: Tra tutti i crimini, l’omicidio è quello con il maggior numero di casi risolti dai tribunali. Non ci sarebbe stato alcun bisogno di tutte le coperture degli ultimi 50 anni, se Lee Harvey Oswald fosse stato un pazzo solitario.

LS: Inoltre, si sta sostenendo che Oswald sarebbe stato assolto dall’accusa di aver ucciso Kennedy, se fosse sopravvissuto. Perché?

MB: Anche Gerald Posener, l’autore di “Case Closed” – l’apologia delle conclusioni della Commissione Warren -, lo sta dicendo. Non vi è alcuna prova concreta che Oswald fosse al 5° piano, quando la sparatoria ha avuto luogo, non ci sono prove che il fucile “Mannlicher”, che aveva ordinato per posta, abbia sparato quel giorno, non ci sono prove concrete che abbia ucciso l’agente Tippit, perché i testimoni hanno visto due uomini a sparare contro di lui … e così via. Oswald avrebbe lasciato il tribunale da uomo libero.

LS: Perché era necessario che Jack Ruby uccidesse Oswald? E inoltre, si conoscevano tra loro?

MB: Si conoscevano bene, e dato che Oswald era una risorsa di FBI e CIA, doveva essere messo a tacere prima che potesse parlare.

LS: Non c’era solo il piano per uccidere Kennedy a Dallas, ma ce n’era almeno un altro in programma per una visita di Kennedy a Chicago, giusto?

MB: Sì, c’era un complotto pianificato a Chicago con evidenti parallelismi con quello che è successo a Dallas – con un ex-Marine preparato come capro espiatorio, che ottenne un posto di lavoro in un edificio alto sul percorso che il corteo doveva percorrere un po’ di settimane prima, e che si era addestrato con gli esuli cubani come Oswald. Per caso i tiratori scelti sono stati avvistati da un albergatore e la visita di Chicago è stato annullata.

LS: Perché JFK morì il 22 novembre 1963

MB: JFK aveva fatto un cambiamento radicale, da presidente, dal un classico freddo guerriero a una politica di riconciliazione e di pace. Aveva fatto arrabbiare i nemici in campo militare nella CIA e quando ha annunciato alla fine della guerra fredda, nel suo discorso del 10 giugno 1963, si è condannato a morte.

LS: Può dirci qualcosa riguardo il ruolo dei servizi segreti e le forze armate Usa nell’assassinio?

MB: Gli uomini dei servizi segreti erano per lo più sudisti, che rifiutavano profondamente la politica dei diritti civili di JFK. Hanno gestito la sicurezza a Dallas in modo molto blando e vi è una probabilità che alcuni di questi uomini sono stati convinti a farlo. I ricordi di Abraham Bolden, il primo afro-americano che JFK ha portato ai servizi segreti nel 1961, dice che quando ha provato a contattare la Commissione Warren per parlare dell’atteggiamento razzista dei suoi colleghi, è stato incriminato da falsi testimoni corrotti e incarcerato. 
I militari hanno svolto un ruolo cruciale nella falsa autopsia e radiografie fatte nell’ospedale di Bethseda a Washington DC e la testimonianza dei medici. Il Generale Curtis LeMay, capo di stato maggiore e uno dei più duri oppositori della politica di pace di JFK, era presente nella sala delle autopsie di Bethseda, fumando un sigaro! Credo che la sua presenza non sia un caso.
L’intelligence militare ha avuto un ruolo cruciale a Dallas – i primi interrogatori di Marina Oswald non erano della polizia di Dallas, ma di ufficiali di intelligence militare, che hanno anche fornito un traduttore di dubbia serietà per le sue testimonianze, che hanno contribuito a incastrare Oswald, in primo luogo.

LS: Da dove sono venuti i fondi per il colpo di stato?

MB: I petrolieri del Texas e miliardari HL Hunt e Clint Murchison sono i più probabili finanziatori, anche se non ci sono prove per questo. Hanno pagato per l’annuncio sul giornale Dallas il giorno prima della visita, che indicava Kennedy come comunista e traditore. Odiavano profondamente JFK e avevano Lyndon Johnson in tasca, la loro assicurazione che tutto sarebbe stato coperto in modo corretto.

LS: Quante persone hanno perso la vita nel corso degli anni in relazione all’assassinio di Kennedy?

MB: Un nuovo libro ben documentato di Richard Belzer “Hit List” elenca 1.400 persone con una connessione con l’omicidio e nei primi tre anni dopo l’assassinio 33 di loro sono morti per cause non naturali. La probabilità che questo accada per caso è di 1 su 137 miliardi.

LS: Era fondamentalmente la mentalità di destra, fascista e razzista negli Stati Uniti che ha vinto il colpo di stato del 22 novembre 1963?

MB: Sì. E a Dallas, in Texas questi fascisti di destra, che si definivano “patrioti”, giocavano in casa.

LS: Come sarebbe stata la storia della “guerra fredda” se la corsa agli armamenti nucleari fosse finita nel secondo mandato di Kennedy? Sarebbe caduto prima il muro di Berlino?

MB: Dopo lo stop dei test nucleari, JFK annunciò ai suoi confidenti che sarebbe andato a Mosca, dopo la rielezione, per negoziare un trattato di pace. In pubblico aveva già annunciato di voler fermare la corsa agli armamenti, al fine di porre fine alla guerra fredda. In un memorandum della National Action Security aveva parlato di una collaborazione con i russi nello spazio. Dopo lo scambio di lettere segrete con Krusciov, che ha concluso la crisi dei missili, era in buoni rapporti con il leader sovietico, che al Cremlino aveva chiesto allo stesso modo il disarmo. La morte di JFK ha incoraggiato gli estremisti sovietici a sbarazzarsi di lui. Con Kennedy vivo, Kruscev sarebbe rimasto al potere e la guerra fredda avrebbe potuto essere conclusa negli anni ’60.

LS: Perché la morte di JFK ha ancora importanza?

MB: E’ il crimine più importante della seconda metà del 20° secolo, è ancora irrisolto e ha segnato in un certo modo la fine della Repubblica americana. Da allora il complesso finanziario-militare-industriale ha comandato e nessun presidente dopo JFK ha avuto le palle per sfidarlo. Vi è, nelle parole di Gore Vidal, “un sistema con un unico partito e due destre”, ci sono i grandi media che fanno il lavaggio del cervello alla popolazione 24 ore al giorno e promuovono le guerre per il dominio imperiale globale, ci sono operazioni segrete in tutto il mondo per garantire questo predominio – e questo andrà avanti finché la verità sull’operazione segreta, il colpo di stato, contro la presidenza di JFK viene tenuta nascosta.

LS: La ringrazio molto per il suo tempo, Sig. Broeckers!




JFK - colpo di stato in America

Mathias Bröckers

22 Novembre 1963 - Perché John F. Kennedy a morire?

Dal momento che l'assassinio cinquant'anni fà di JF Kennedy ha lasciato la domanda "Chi è stato" con molte ipotesi. Mathias Bröckers vuole sapere: Perché è morto Kennedy? Egli valuta le ultime scoperte e le interpretazioni delle varie coperture con un esame completo. Perché solo il chiarimento dei motivi può rispondere alla domanda: di chi è la colpa per la morte di JFK? 

Le autorità, agenzie di intelligence ed i militari continuano da decenni a fare riferimento a file di "sicurezza nazionale" sui casi Kennedy ai chiarimenti che vengono richiesti da scienziati e giornalisti ripetutamente. Non vi è alcuna ragione per tale politica di riservatezza, se davvero erano solo dei solitari singoli individui confusi. D'altra parte lo dimostra il rifiuto di rilasciare i documenti, inoltre, non il contrario, e cioè che le agenzie governative erano coinvolte nell'assassinio di Kennedy. Ma si nutrono sospetti e si costituisce un habitat inesauribile per numerose ipotesi che circolano circa l'assassinio. Mathias Bröckers ora la domanda è per la prima volta: Perché doveva morire JFK? Egli dimostra che la politica di de intensificazione iniziata da Kennedy della guerra fredda si doveva impedire con tutti i mezzi. Una cosa è certa: dopo l'assassinio l'atteggiamento degli Stati Uniti rimane oggi una valida politica di esercitazione militare del potere e salvaguardia degli interessi, che vanno dal Vietnam all'Afghanistan e la guerra in Iraq.


Fonte Westend Verlag
Traduzione Arturo Navone

Mie considerazioni
Dopo la lettura di cose molto ragionevoli ed abbastanza sotto gli occhi di tutti non credo di scoprire l'acqua calda dicendo che conferma la collaborazione con la CIA di Cosa Nostra che sappiamo lavorava con Kosher Nostra, poi la copertura dei media che sono risaputo essere nella totalità in mani ebraiche come anche il governo USA è nelle mani della Lobby Ebraica, AIPAC e B’NAI B’RITH tra il resto ed infatti come tutti i presidenti è cosa nota aveva dovuto prima dell'elezione andare a prostrarsi davanti a loro. 
Come vedremo in altri articoli JFK si opponeva all'atomica Israeliana, resta solo da capire chi si è occupato dell'organizzazione, chi dell'esecuzione, chi delle coperture, cover up e chi dei depistaggi, non mi pare difficile da capire e forse nemmeno troppo importante. I due fratelli Kennedy, e non solo, erano contro a quello che a noi ormai è noto essere il Nuovo Ordine Mondiale pubblicamente proclamato dagli interpreti sopra descritti e compagni di merende relativi più volte e come gli altri non sono più tra noi ... 
Se qualcuno ha qualche dubbio che siamo pensieri "complottisti" consiglio la rilettura della prima risposta e chi ha deciso che così deve essere : "Nel gennaio del 1967, poco dopo che Jim Garrison"...

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JFK’s Death Marked the End of the American Republic

On occasion of the publication of his latest book, German author Mathias Broeckers talks about the assassination of John F. Kennedy in Dallas, Texas on November 22, 1963, which he sees as a coup d’etat that was never rolled back.

By Lars Schall

Mathias Broeckers, born 1954, is a German investigative journalist and the author of more than ten books, most of them related to the topics of drugs, terrorism and deep politics. He works for the daily German newspaper TAZ and the webzine Telepolis. His latest book, “JFK: Staatsstreich in Amerika” (“JFK: Coup d’Etat in America“), was published this August at Westend Verlag in Frankfurt, Germany.

Lars Schall: Mr. Broeckers, a writer who authors a book about the assassination of John F. Kennedy that does not follow the verdict of official history faces the problem of being condemned on an instant basis as a “conspiracy theorist” who engages in “conspiracy theories.” May I ask you at the beginning of this interview to explain to our readers that those critics – consciously or unconsciously – are acting exactly according to the “playbook” of the CIA?

Mathias Broeckers: In January 1967, shortly after Jim Garrison in New Orleans had started his prosecution of the CIA backgrounds of the murder, the CIA published a memo to all its stations, suggesting the use of the term „conspiracy theorists“ for everyone criticizing the Warren Report findings. Until then the press and the public mostly used the term „assassination theories“ when it came to alternative views of the „lone nutLee Harvey Oswald. But with this memo this changed and very soon, conspiracy theories“ became what it is until today: a term to smear, denounce and defame anyone who dares to speak about any crime committed by the state, military or intelligence services. Before Edward Snowden anyone claiming a kind of total surveillance of internet and phone traffic would have been named a conspiracy nut; today everyone knows better.

LS: What do you see as the prime motive(s) to get Kennedy killed?

MB: To make a long story, which I elaborate in the book, short: JFK had made definitive steps to end the cold war. He had denied the involvement of the army in the Bay of Pigs invasion, which he had inherited from his predecessor, he had solved the missile crisis in Cuba through direct and secret contact with the Soviet-leader Khrushchev, he had ensured a nuclear test-stop with the Soviets, and he had ordered the withdrawal from Vietnam. All this against the will of the military, the CIA, and even against many members of his own administration.

LS: If one looks at the crime from the perspective of “motive, means, opportunity,” which groups are the most likely culprits? Some of the usual suspects may have had a motive, but neither the means nor the opportunity, right?

MB: Yes. This is a crucial point with many JFK theories. A lot of people had motives, be it the hardcore commies in Russia, China, Cuba, be it the Israelis because of JFKs dismissal of nukes in Israel, be it the Federal Reserve because of his idea for a new US dollar backed by silver, the mob because of his dismissal to invade Cuba to get their casinos and brothels back, the racist Southerners because of his engagement for civil rights… but no one of them had the means and opportunity for the murder and above all the means to cover it up over the years.

LS: Which party had the necessary components of “means and opportunity” available?

MB: Only the CIA and the military – and the FBI and the Johnson administration for the cover-up. A moment after the shootings, a policeman ran up to the grassy knoll, his gun pulled out, and stopped a man there, asking for his ID. The man showed a Secret Service card and the cop let him go. Several other men on Dealey Plaza also showed genuine looking Secret Service IDs when asked by cops – but there were no real Secret Service men placed on the knoll and the plaza this day.

These IDs were fakes but the FBI and the Warren Commission didn’t investigate this at all. Only in the 80s it came out who was responsible for the printing of Secret Service IDs and passes at that time: it was the CIAs Technical Division, headed by Sydney Gottlieb of „MK Ultra“ fame. This fact alone rules out that the mob or the Russians, Cubans, Chinese or some other autonomous killers did this on their own bill. And even if these groups would have been able to fake genuine looking Secret Service IDs – the fact that this deception was not investigated, immediately brings Hoover’s FBI into a top-position of suspects.

LS: One crucial point regarding the cover up of the crime is the false autopsy report – also in connection to “means and opportunity”. Please elaborate.

MB: The ARRB (Assassination Records Review Board) established beyond any doubt that the autopsy and x-rays, which are in the National Archives, were doctored. No mobster, bankster or Cuban would have been able to do this. These fakes were done at the Bethseda military hospital, where JFKs autopsy was supervised by Curtis LeMay, the Joint Air Force Chíef and one of JFKs keenest enemies. He was at a fishing vacation when the Dallas shooting happened and flew to Washington immediately – not for any military emergency but to sit in the autopsy room – and smoking a cigar! The faked pictures and x-rays, which were presented to every investigator since then, are a main reason why the crazy magic bullet theory could hold for so long. Only the military, where these pics and x-rays were taken, was able to arrange these fakes and place them in the archives.

LS: Another important point is the tempering with the so called “Zapruder film”. Why so?

MB: Also thanks to the ARRB there is a lot of evidence that the film was tempered with on the day after the assassination. However, even the existing „original“ seems to show clearly a shot from the front, the grassy knoll – so the fake wasn’t perfect. That the Warren Commission was shown only a bad black/white copy indicates that the perpetrators were aware of that. That the Zapruder film was bought by the Time/Life publishers – and kept secret to the public for years; as the Nix-film bought by UPI and disappeared – indicates the guiltiness of the media in the cover-up.

LS: Coming back to the CIA, do you think that the CIA had separated itself from governmental oversight during the 1950s and 1960s, or would it be more correct to suggest that the Agency actually was a ploy of financial interests from the outset? Or more bluntly spoken: was democratic oversight ever intended?

MB: In general, democracy and intelligence services are antagonists; democracy depends on transparency and intelligence services on the opposite. So the democratic / congressional / governmental oversight is always a quite rotten compromise. The CIA’s camouflage from the beginning was that it is a service to gather intelligence – and centralize the intelligence gathering of the different other services – to keep the president informed. The main job of the CIA were and are covert operations, and because such operations depend on „plausible deniability,“ it was usual from the beginning to inform the president – if at all – only minimally. Since the CIA’s „father“ Allen Dulles was a Wall Street lawyer and his brother John Foster ran the foreign policy, covert operations were a family business done by the Dulles-Brothers and their clients on Wall Street. This is what JFK tried to finish and what marked him to death.

LS: You´re citing investigative journalist Joseph Trento, saying about former CIA director Allen Dulles: „Dulles had decided not to leave the future of the Agency to Congress or the President.“ What made Dulles powerful enough to risk such a decision?

MB: Dulles‘ clients were bankers and big corporations, who were in big business with Nazi-Germany in the 30s and even during the war. Some of them, like Prescott Bush – George W.’s grandfather – were indicted for „dealing with the enemy“, and Allen Dulles, head of the OSS in Switzerland during the war, arranged a lot of these dealings. He arranged the secret integration of Nazi spy chief Reinhard Gehlen and some hundreds of his SS officers into the US army and the building-up of the CIA apparatus. Between 1945 when the OSS was dismantled and 1947 when the CIA was founded he did this privately – without any official position – from his office at the „Council on Foreign Relations.“

LS: Would it have been more appropriate if Dulles would have been interrogated with regard to Kennedy’s death, instead of having been the mastermind behind the Warren Commission?

MB: It’s a perfect irony, or better: huge cynism, by the puppet of Texas-oilmen, Lyndon B. Johnson, to have Dulles masterminding the Commission. But since it worked out so well they tried it again, this time unsuccessful, to have, "Bloody Henry“ Kissinger masterminding the 9/11 Commission. In my opinion Dulles is one of the main suspects in the Kennedy murder and should have been persecuted immediately.

LS: How did both the CIA and the FBI mislead the Warren Commission in various ways?

MB: The result of the Commission was clear from the beginning, the Commission didn’t do any investigations at all, and it depended on the data given by the FBI. Hoover knew about the many fingerprints of the CIA in the case, he knew that they had brought up fake evidence of Oswald’s visits in Mexico to blame him as a communist – and concluded only two days after the shooting that there was only the lone shooter LHO.

Hoover hated the Kennedys, especially his boss Robert F Kennedy, and was the main evildoer in the framing of Oswald and the cover-up of the case. The CIA arranged the false evidence for what Peter Dale Scott (“Deep Politics and the Death of JFK”) called Phase 1 of the cover-up – the „communist“-connection, which enabled Johnson – screaming of the dangers of a nuclear war – to press the commission members to take part, and to make sure Phase 2 of the cover-up and the result of their pseudo-investigation: the deranged lone nut Oswald.

LS: One usual suspect in the “JFK conspiracy literature” is the mob. In your book you’re writing that it doesn’t always make sense to distinguish between organized crime and the CIA. How did you come to this conclusion?

MB: From the „Luciano Project“ in 1943 – the help of the imprisoned mob-boss Lucky Luciano with the invasion of Sicily – the mob became the tool of choice for covert CIA-operations and generating black money from the drug business. Where ever the US-military set their boots in or the CIA is doing „regime changes,“ drug money is essential for financing these operations, from South East Asia in the 60s till today in Afghanistan. And since Langley can’t sell the stuff directly over their counter, they need the mobsters to do this – and get its share to finance warlords / freedom fighters / terrorists…

LS: May I ask you to talk a bit in that regard about Permindex (Permanent Industrial Exposition), please?

MB: Permindex was a front-company for CIA, MI-6 and Mossad and a straw for their money-laundering and weapons-business. They worked together with Meyer Lansky’s bank in Switzerland, which was run by Tibor Rosenbaum, who did most of the weapons-business of the Mossad.

LS: Was Jim Garrison in general heading into the right direction?

MB: He was, because Clay Shaw, the owner of the New Orleans International Trade Mart and one of the directors of Permindex, was clearly working with the CIA. That’s why Garrison’s case was sabotaged by the Washington Establishment right from the beginning.

LS: Why is it remarkable that CIA had a 201 file on Lee Harvey Oswald?

MB: John Newman („Oswald and the CIA“) has done remarkable research on how the CIA manipulated its files on Oswald and faked a 201 personal file to present it to the Warren Commission, showing that they had virtually nothing on him before 1962. This is clearly impossible after Oswald’s defection to the USSR in 1959. The most likely cause for this manipulation is that Oswald was part of the false defector program headed by JJ Angelton, the counterintelligence chief.

LS: You are arguing if Lee Harvey Oswald would have been indeed solely responsible for Kennedy’s death that the case would have been solved beyond a reasonable doubt. Why so?

MB: From all crimes, murder is the one with the most cases solved by courts. There would have been no need for all the cover-ups since 50 years, if LHO indeed was a lone nut.

LS: Moreover, you’re arguing that Oswald would have been acquitted of the charge of having killed Kennedy, if he would have survived. Why so?

MB: Even Gerald Posener, the author of „Case Closed“ – the apology of the Warren Commission’s findings -, meanwhile is saying that. There is no hard evidence that Oswald was on the 5th floor when the shooting took place; there is no evidence that the „Mannlicher“-gun, that he had mail-ordered, was fired this day; there is no hard evidence that he killed Officer Tippit, because witnesses saw two men shooting at him… and so on. Oswald would have left the court room as a free man.

LS: Why was it necessary that Jack Ruby killed Oswald? And furthermore, did they know each other?

MB: They knew each other well, and since Oswald was an asset of FBI and CIA, he had to be silenced before he could talk.

LS: There was not just one plot to kill Kennedy in Dallas, but there was at least one more planned for a visit of Kennedy to Chicago, right?

MB: Yes, there was a plot planned in Chicago with clear parallels to what happened in Dallas – with an ex-Marine as the prepared patsy, who got a job on a high rise building on the route that the motorcade was planned to take some weeks before, and who had trained with exile-Cubans like Oswald. By chance the sharp-shooters were detected by an hotelier and the Chicago visit was cancelled.

LS: Why did JFK die on November 22, 1963?

MB: JFK had made a radical change while president, from a classic cold warrior to a policy of reconciliation and peace. He had made angry enemies in the military and the CIA and when he announced to end the cold war in his speech on June 10th 1963 he finally was marked to death.

LS: Can you tell us something about the role of the Secret Service and the U.S. military in the assassination?

MB: The Secret Service men were mostly Southerners, who deeply dismissed JFKs civil rights politics. They did a very lax security in Dallas and there is a probability that some of these men were sweetened to do so. The memories of Abraham Bolden, the first Afro-American brought to the Secret Service by JFK in 1961, tells that when he tried to contact the Warren Commission to talk about the supremacist, racist attitude of his colleagues, he was indicted by corrupted false witnesses and brought to prison.

The military played a crucial role in the false autopsy & x-ray-pictures made at the Bethseda hospital in Washington DC and the testimony of the doctors. General Curtis LeMay, Joint Chief of the Air Force and one of the harshest opponents of JFKs peace politics, was present in the autopsy room in Bethseda, smoking a cigar! I think his presence was not by chance.

The military intelligence also played a crucial role in Dallas – the first interviews of Marina Oswald was not by Dallas Police but by officers of the military intelligence, which also arranged a dubious translator for her testimonies, which helped to frame Oswald in the first place.

LS: Where did the funding for the coup come from?

MB: The Texas oilmen and billionaires H.L. Hunt and Clint Murchison are the most probable financiers, even if there is no hard evidence for it. They paid for the ad in the Dallas paper the day before the visit, naming Kennedy a communist and a traitor. They hated JFK to the bones and they had LBJ in their pocket, their insurance that everything would be covered up properly.

LS: How many people lost their lives over the years related to the Kennedy assassination?

MB: A well-researched new book by Richard Belzer (“Hit List”) lists 1.400 persons with a connection to the murder and in the first three years after the assassination 33 of them came to death on unnatural causes. The probability that this happened by chance is 1: 137 billion.

LS: Was it basically the right-wing / fascist and racist mindset in the U.S. that won the coup d’etat on November 22, 1963?

MB: Yes. And in Dallas, Texas these right-wing fascists, who called themselves „patriots,“ had a home game.

LS: What would the history of the „Cold War“ have been if the nuclear arms race had ended in Kennedy’s second term? Would the Berlin Wall have come down sooner?

MB: After the nuclear test stop, JFK announced to his confidants that he would go to Moscow after the re-election to negotiate a peace treaty. In public he had already announced to stop the arms race in order to end the cold war. In a National Action Security Memorandum he had called for a co-operation with the Russians in space. After the exchange of secret letters with Khrushchev, which ended the missile crisis, he was on good terms with the Soviet leader, who in the Kremlin also had called for disarmament. The death of JFK encouraged the Soviet hardliners to get rid of him. With Kennedy alive, Khrushchev would have stood in power and the cold war could have been ended in the 60s.

LS: Why does the death of JFK still matter?

MB: It’s the most important crime in the second half of the 20th century, it is still unsolved and it marked in a way the end of the American Republic. Since then the financial-military-industrial complex rules and no president after JFK had the balls to challenge that. There is, in the words of Gore Vidal, „a one-party-system with two right-wings“; there are corporate media brainwashing the population 24/7 and propagating wars for global imperial dominance; there are covert operations all over the world to ensure this dominance – and this will go on and on as long the truth about the covert operation, the coup d‘ état, against JFKs presidency is kept hidden.

LS: Thank you very much for taking your time, Mr. Broeckers!

JFK - Staatsstreich in Amerika

Mathias Bröckers

22. November 1963 - Warum musste J. F. Kennedy sterben?


Seit dem Mord an J. F. Kennedy vor fünfzig Jahren treibt die Frage nach dem „Wer war‘s“ die Forschung um. Mathias Bröckers will aber wissen: Warum musste Kennedy sterben? Er unterzieht die neuesten Erkenntnisse und Deutungen der verschiedenen Lager einer umfassenden Prüfung. Denn nur noch die Klärung der Motive kann die Frage beantworten: Wer ist schuld am Tod von JFK?

Behörden, Geheimdienste und Militär halten seit Jahrzenten mit dem Verweis auf die „nationale Sicherheit“ Akten zum Fall Kennedy zurück, die von Wissenschaftlern und Journalisten immer wieder angefordert werden. Für eine solche Geheimhaltungspolitik besteht allerdings keinerlei Grund, wenn es tatsächlich nur um einen einsamen verwirrten Einzeltäter ginge. Andererseits beweist die Weigerung, Akten herauszugeben, auch noch nicht das Gegenteil, dass nämlich staatliche Stellen selbst in die Ermordung Kennedys verwickelt waren. Doch sie nährt diesen Verdacht und bildet ein unerschöpfliches Biotop für zahlreiche Hypothesen, die über das Attentat kursieren. Mathias Bröckers geht nun erstmals der Frage nach: Warum musste JFK sterben? Er belegt, dass die von Kennedy begonnene Politik der Deeskalation des Kalten Krieges mit allen Mitteln verhindert werden sollte. Fest steht: Seit der Ermordung verfolgen die USA eine bis heute gültige Politik militärischer Machtausübung und Interessenwahrung, die von Vietnam über Afghanistan bis zum Irakkrieg reicht.

My comments
After reading things very reasonable and quite plain for all I do not think of reinventing the wheel by saying that confirms the collaboration with the CIA of Cosa Nostra that we know was working with Kosher Nostra, then the media coverage that are known to be in all in Jewish hands even as the US government is in the hands of the Jewish Lobby, AIPAC and the rest between B'nai B'rith and in fact as all presidents is well known before the election had to go and bow down before them.
As we will see in other articles JFK opposes the Israeli Atomic, it only remains to find out who was responsible of the organization, some of the performance, who covers, cover-up and those of false leads, it does not seem difficult to understand, and perhaps not too important. The two Kennedy brothers, and others, were against what we now known to be the New World Order publicly proclaimed by the interpreters described above and fellow snacks on several times and like the others are no longer with us ...
If anyone has any doubt that we are thoughts "conspiracy" recommend the reading of the first response, and those who have decided that it should be: "In January 1967, shortly after Jim Garrison" ...