Descrizione

La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

Contra factum non valet argumentum”

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venerdì 7 settembre 2018

Africa Addio - Film Documentario Cult 1966



Nel tempo della tirannia del "politically correct", dei buoni migranti che vengono a lavorare al posto nostro, del buonismo ipocrita, delle razze che non esistono più, poi vieni a scoprire che  
"Dalla seconda metà del XX secolo l'associazione del   concetto di razza con le ideologie sorte dal lavoro degli antropologi del XIX secolo ha portato a una problematicità nell'uso del termine razza e  seppur continuando a essere utilizzato in contesti generali, la parola razza viene oggi infatti spesso rimpiazzata con altre parole meno ambigue come popolazione, popolo, etnia o comunità a seconda del contesto" (1).
Ahhhhhhh George dove sei ? Nel tempo del quadripensiero Orwelliano, faccio la cosa più dissacrante e politicamente scorretta che posso fare quì, pubblico questo devastante ...

Imperdibile quanto incredibile film documentario tanto crudo quanto vero, forte, molto forte, film cult dei contestatori del 1968, successo mondiale sul periodo della presunta fine della colonizzazione africana da parte dell'europa, premio David di Donatello 1966 per la migliore produzione, Rizzoli Film, in Germania occidentale, premiato dalla commissione di valutazione del cinema "Filmbewertungsstelle Wiesbaden", in USA National Board of Review Awards 1967, nella lista dei migliori film stranieri

La contaminazione bianca ha contribuito allo sfacelo che si può vedere anche se ovviamente ci hanno messo tanto, tanto del loro. Pur conoscendone benissimo la storia, vederlo è un'altra storia, viverlo poi ... un incubo. Quando lo incontrai nelle mie visioni televisive notturne lasciò il segno e per questo lo riporto come tutte quelle cose che in un modo o nell'altro mi hanno colpito e formato il mio pensiero.

Presunta fine della colonizzazione  perchè ora come ben sappiamo la "neo colonizzazione" agisce in un altro modo, quì ne abbiamo due evidenti esempi Crimini Francesi Liberté, Égalité, Fraternité: 14 paesi africani costretti dalla Francia a pagare imposte coloniali per i benefici di schiavitù e colonizzazione. Attuati meccanismi imperialisti FMI
Migranti, quattro motivi per cui ‘Aiutiamoli a casa loro’ è una balla spaziale di Vittorio Agnoletto

L'articolo di chiusura racconta benissimo il film, il falsissimo buonismo e l'immensa ipocrisia della "nuova sinistra" in mano al regime capitalista in cui siamo cresciuti e va anche molto oltre, insegna come si dovrebbe fare e cos'è un documentario politicamente scorretto.

Altre informazioni interessanti sul regista e sul genere legato al film le trovate con il 'ultimo documentario : Operazione Ricchezza, Gualtiero Jacopetti - Film Documentario 1983 

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1970 Manifesto di proiezione
teatrale degli Stati Uniti, con il
titolo Africa Blood and Guts
Il film è stato girato per un periodo di tre anni da Jacopetti e Prosperi, che avevano acquisito fama (insieme al co-direttore Paolo Cavara) come registi di Mondo Cane nel 1962. Questo film ha assicurato la fattibilità del cosiddetto genere "Mondo Movies”, un ciclo di "shockdocumentary" documentari con temi sensazionali, una descrizione che caratterizza in larga misura Africa Addio.

Il film ha avuto successo anche negli Stati Uniti, dove John Cohen ha pubblicato un libro omonimo (Africa addio, titolo in italiano, ed. Ballantine 1966), che approfondisce i temi e gli episodi del film attraverso diverse fonti.



Le intenzioni degli autori sono espresse dall'incipit del film:
«L'Africa dei grandi esploratori, l'immenso territorio di caccia e di avventura che intere generazioni di giovani amarono senza conoscere, è scomparso per sempre. A quell'Africa secolare, travolta e distrutta con la tremenda velocità del progresso, abbiamo detto addio. Le devastazioni, gli scempi, i massacri ai quali abbiamo assistito, appartengono a un'Africa nuova, a quell'Africa che seppure riemerge dalle proprie rovine più moderna, più razionale, più funzionale, più consapevole, sarà irriconoscibile. D'altronde il mondo corre verso tempi migliori. La nuova America sorge sopra le tombe di pochi bianchi, di tutti i pellirossa e sulle ossa di milioni di bisonti. La nuova Africa risorgerà lottizzata sulle tombe di qualche bianco, di milioni di negri e su quegli immensi cimiteri che una volta furono le sue riserve di caccia. L'impresa è così moderna e attuale che non è il caso di discuterla sul piano morale. Questo film vuole soltanto dare un addio alla vecchia Africa che muore e affidare alla storia il documento della sua agonia.»
L'accento polemico non risparmia nessuna parte in causa: se da una parte l'Occidente viene dipinto come indifferente e responsabile dei mali dall'Africa, dall'altra i popoli africani vengono rappresentati come incapaci di gestire lo stato in via di sviluppo lasciato dai coloni occidentali, e facile preda della violenza e dell'autolesionismo.


Argomenti principali del film sono :
  • La distruzione volontaria di intere partite di derrate alimentari "di provenienza estera" dai magazzini, in un clima di festa per la raggiunta indipendenza (Kenya).
  • Un processo ad alcuni Mau-Mau responsabili dell'uccisione di coloni inglesi, nella fase di decolonizzazione del Kenya. Le ville e i beni dei coloni sono venduti agli indigeni i quali, anziché sfruttarne la produttività, vendono tutto il vendibile ed abbandonano terre e ville a se stesse.
  • Lo sterminio di arabi e musulmani da parte dei rivoltosi neri guidati da John Okello, durante la Rivoluzione di Zanzibar. Si vedono, riprese da un elicottero, immagini di centinaia di persone braccate e uccise in campi recintati, in cimiteri, in fosse comuni o in fuga sulla spiaggia. La voce fuori campo commenta questi eventi in questi termini :
  • «Okello ha distribuito 850 fucili misteriosamente arrivati sull'isola. La caccia all'arabo è aperta ! La propaganda ha informato le nuove generazioni che gli arabi sono una maledetta razza di negrieri che vendono gli africani ai mercanti di schiavi della costa... naturalmente ha omesso di aggiungere che tutto questo accadeva 10 secoli fa ! Queste immagini sono l'unico documento esistente di ciò che è avvenuto a Zanzibar tra il 18 ed il 20 gennaio 1964: interi villaggi distrutti, camion carichi di cadaveri. Sono immagini scomode ed imbarazzanti per tutti: per chi oggi in Africa, spargendo false promesse, fomenta un nuovo razzismo africano e per chi abbandonando in fretta e furia l'Africa a se stessa, nel falso pudore del colonialismo antico, ne autorizza uno nuovo che dilaga nella miseria e nel sangue. Guardiamole queste immagini, guardiamole pure con pietà, ma soprattutto guardiamole con vergogna !» (La situazione era veramente confusa, tempo dopo si seppe come erano andate, bene o male le cose, wikipedia aggiunge in nota : "in realtà, le armi usate nella rivoluzione furono sequestrate alla polizia, e non risulta che siano state portate da Okello, il quale emerse come leader del movimento rivoluzionario solo dopo che la rivoluzione stessa fu conclusa. Inoltre, la tratta orientale degli schiavi africani attraverso Zanzibar era ancora presente nel XIX secolo")
  • La caccia indiscriminata in Kenya (elefanti, ippopotami e gazzelle) da parte dei bracconieri, e del turismo da caccia dei bianchi in seguito alla caduta delle leggi ambientaliste in vigore sotto il regime coloniale o dalla incapacità di farle rispettare dalla nuova polizia africana;
  • I massacri in Angola e Tanganica, in cui avvennero numerosi episodi di cannibalismo, più volte citati;
  • I sopravvissuti occidentali ai massacri dei ribelli "mulelisti", portati in salvo da paracadutisti belgi e dall'intervento USA;
  • L'eccidio di missionari e suore cristiani, in particolare durante l'assalto ad una missione;
  • Le azioni di guerriglia di alcuni mercenari a Bekili (Congo), che liberano una missione cristiana dai ribelli "mulelisti".
  • La "caccia alla volpe" in Kenya prima dell'indipendenza. Il commento spiega che in Africa non esistono volpi. Le immagini mostrano un uomo africano fungere da volpe, inseguito dai cani e dai cavalieri, arrampicarsi infine impaurito su un albero.
  • La liberazione dei cavalli da maneggio da parte dei bianchi in partenza; in seguito si vedono gli africani dare la caccia ai cavalli liberati, con lo scopo di mangiarli; il commento recita: "il cavallo è l'animale dei bianchi per eccellenza; esso odia il negro, e rifugge dal farsi cavalcare da questi".
  • L'apartheid del governo sudafricano
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    I corpi di arabi uccisi nelle violenze dopo la
     rivoluzione di Zanzibar fotografati dalla
    troupe cinematografica di Africa Addio
    Il film è stato accusato di fare l'apologia del colonialismo (attraverso la rappresentazione dell'incapacità dei popoli africani di vivere in pace senza il controllo degli Europei). In particolare, la rappresentazione apparentemente oggettiva di singoli fatti avrebbe l'effetto di decontestualizzarli, impedendo una loro valutazione nel contesto storico. Roberto Alemanno, un critico cinematografico di sinistra, ha definito il film :
    «un collage di false testimonianze che confortavano ogni idea di violenza, incitavano a un odio razziale ormai giunto al punto più alto della sua tensione».



    Partendo dal presupposto che l'affrancamento dalla dominazione coloniale ha creato un critico periodo di transizione per le giovani nazioni dell'Africa il documentario enumera gli episodi dimostrativi di tale crisi, circostanziati come epoca e come località; dai processi britannici ai terroristi Mau-Mau; dalla riabilitazione dei medesimi alla esaltazione dei leader nazionali; dallo sterminio degli animali nei parchi alla uccisione dei coloni bianchi; dalle rappresaglie sanguinose dei Simba a quelle dei mercenari al soldo degli instabili governi regolari del Congo. Il lungo reportage si chiude a Cape Town, con considerazioni sulla situazione sociale e razziale imperniata sulle miniere d'oro.
    "(...) Le immagini, che spesso sono provocatorie nella loro crudeltà montate con il consueto nervosismo, testimoniano il talento di Climati. Ammirevole in particolare quelle di Johannesburg, delle sue miniere (...) delle foreste e della savana (...) di indubbia suggestione (...)".
    - G. Grazzini - "Corriere della Sera" marzo 1966




    Africa Addio (1966) Trailer.

    Il trailer è in inglese ma è breve e vale la pena di vederlo, il film completo più avanti ...

    Jacopetti e Prosperi - tre documentari italiani

    Gualtiero Jacopetti, Franco Prosperi e Paolo Cavara (Jacopetti scomparso l'agosto 2011) sono giornalisti documentaristi, registi, di quel filone dedicato al mondo movie, basati su: cronaca di guerra, contraddizioni nel mondo, sessualità, temi allora tabù, ma anche momenti grotteschi da non confondere con film alla cannibal movie spesso associati, ma dei veri e propri reportage montati per il cinema, creando un genere di denuncia e folclore.
    I tre documentari tra gli altri sono: "Mondo Cane", "Africa Addio" e "Addio Zio Tom", L'ultimo "Zio Tom" è stato girato in piccola parte sotto forma di fiction con attori, rimane sempre un documentario.





    Il Film :


    Africa Addio  Subtitulado Español )   YouTube

    Logo NaturPlus

    L'ULTIMA INTERVISTA DI GUALTIERO JACOPETTI (VERSIONE INTEGRALE)

    L'ultima intervista di Gualtiero Jacopetti, il regista di "Mondo Cane", "Africa Addio" e "Addio Zio Tom". Concessa il 1° aprile 2011 a Marcello Bussi, autore del saggio narrativo "Mondo Cane Addio - Un delirio su Gualtiero Jacopetti", acquistabile su Amazon e su Lulu.com,




    Un film al giorno: «Africa addio» di Jacopetti e Prosperi (1966)


    di Francesco Lamendola 
    28 febbraio 2008

    Scomodo, irritante, politicamente scorretto.

    Africa addio è stato quasi un "caso cinematografico" nella pur tumultuosa stagione italiana degli anni Sessanta, quando cominciava a soffiare il vento della contestazione giovanile e gli intellettuali facevano a gara per scavalcarsi a sinistra l'uno con l'altro.

    Provocatorio, disonesto, qualunquista, cinico, reazionario, razzista, ignobile, delirante, odioso, ripugnante: questi, alcuni degli epiteti che il film di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi si è tirato addosso, più o meno in coro, dalla critica politicamente corretta; tutta rigorosamente di sinistra; tutta, o quasi, impegnata a sbucciarsi le mani nell'applaudire i film di Pasolini e Bellocchio, che promettevano sfracelli alla marcia e immonda borghesia e ne vaticinavano l'ormai imminente catastrofe finale.

    Per Pino Farinotti (che pure, a denti stretti, è costretto ad assegnargli un giudizio di tre stelle (ossia di "film più che discreto, di buon successo popolare"), Africa addio è
    "Un documentario «a sensazione» del tipo di Mondo cane e La donna nel mondo, i due reportages ricostruiti che avevano dato la (cattiva) fama a Gualtiero Jacopetti. Anche qui l'autore va a caccia di scene «forti».
    Per il Morandini (che gli attribuisce un punto e mezzo per la critica e quattro punti per il successo di pubblico), si tratta di un
    "Documento sugli effetti negativi della fine della dominazione coloniale in Africa: dallo scatenamento dei nazionalismi esasperati allo sterminio della fauna nelle riserve. Il montaggio è stato manipolato qua e là per truccare fatti tragici della storia africana con inutile cinismo e con cadute in un fastidioso qualunquismo. Spesso sensazionalistico, talvolta ignobile. La voce è di Sergio Rossi".
    Paolo Mereghetti (che gli concede una sola stella, come ai peggiori prodotti commerciali) non è molto più tenero, anzi per certi aspetti rincara la dose :
    "Documentario cinico e parziale, con un commento fuori campo particolarmente qualunquista. Scandalo (rivelato dall'Espresso) perché Jacopetti fece sospendere la fucilazione di tre ragazzi neri per cambiare obiettivo alla cinepresa, rivelando così che la sua 'realtà' era falsificata e ricostruita".
    E si potrebbe agevolmente continuare l'elenco delle stroncature, della indignazione, del disprezzo; tanto che un alieno, capitato sulla Terra in quei giorni, leggendo le recensioni cinematografiche di questo film, avrebbe certamente concluso che Jacopetti e Prosperi erano due lestofanti della peggiore specie, paragonabili a Hitler per cinismo, ma ancora più spregevoli per la loro conclamata disonestà e furberia commerciale.

    Anche l'Enciclopedia del Cinema della Garzanti (edizione 2004, vol. 1, p.586) lo tratta decisamente male :
    "(…) esordisce con il successo internazionale di Mondo cane (1961): crudeltà di varia natura e inserti documentaristici su costumi esotici e religiosi di varie religioni del mondo vengono montati nel solco di una ostentata spettacolarizzazione e sul filo di un commento off di raro qualunquismo e ipocrisia. Coadiuvato da F. Prosperi (suo collaboratore fisso) e da P. Cavara, replica su standard più ripugnanti (Mondo cane 2, 1962) prima di affrontare con ottica reazionaria e fazioso cinismo (oltre al sospetto di una tendenziosa manipolazione del girato) la fine del colonialismo in Africa addio (1966). Il soggetto grottesco d'ispirazione letteraria di Mondo candido 1975) ne conferma lo stile pretestuoso e delirante".
    E il Dizionario Bolaffi del Cinema italiano (vol. 1, I registi, 1979) :
    "Jacopetti (…) esordì nella regia di lungometraggi con Mondo cane(1962), che inaugurò un nuovo genere cinematografico: il documentario scandalistico, intessuto di scene e sequenze irritanti, violente, sadiche, presentate come autentiche e invece spesso frutto di abile montaggio o di ricostruzione filmica. I film seguenti, sempre di genere documentaristico, non uscirono da questi schemi contenutistici e formali, anzi ne accentuarono, come nel razzistaAfrica addio (1966)., taluni aspetti particolarmente odiosi".
    Ma di che cosa parlava, questo lungometraggio così scandaloso?
    Il film Africa addio era stato realizzato "cucendo" insieme sei o sette sequenze relativa a fatti cruenti e brutali verificatisi nel Continente nero all'indomani dell'indipendenza delle ex colonie europee. Tra essi, ricordiamo il processo ad alcuni Mau Mau, che si erano macchiati del massacro di alcuni coloni britannici del Kenya; lo sterminio di centinaia di animali (tra cui elefanti ed ippopotami), da parte di bracconieri armati di lancia e machete, nelle riserve faunistiche, sempre del Kenya, rimaste abbandonate a sé stesse dopo la partenza dell'amministrazione coloniale; il massacro di 12.000 Arabi, sull'isola di Zanzibar, da parte della maggioranza nera della popolazione, per "vendicare" la tratta degli schiavi di alcuni secoli prima; l'assassinio di alcuni missionari e suore cristiani e le azioni di guerra di alcuni mercenari bianchi nell'ex Congo Belga; l'intervento dei paracadutisti belgi in Katanga e il salvataggio di alcuni residenti europei, sorpresi dalla guerra civile congolese; una serie di massacri in Angola e Tanganika, culminati in atti di cannibalismo; le stridenti contraddizioni sociali del Sud Africa, diviso fra una minoranza bianca, benestante e onnipotente, e una maggioranza nera, povera e sfruttata.

    Il tutto viene mostrato con immagini brutali e sottilineato da una voce fuori campo che formula commenti impietosi, dai quali traspare una ben scarsa fiducia sul fatto che gli Stati africani di recente indipendenza possano gestirsi da soli, in modo ordinato e pacifico. Si mostrano, insomma, gli sconvolgenti cambiamenti che si sono verificati negli anni Sessanta in Africa, in un brevissimo arco di tempo; ma, nel modo di raccontarli, prevale la nostalgia dell'Africa di prima, che ormai non c'è più, e lo scetticismo nei confronti dell'Africa "moderna".

    Tutto questo è razzismo, qualunquismo, indegnità morale ?
    A noi pare che si tratti, piuttosto, di una visione problematica della realtà: e questo, all'epoca, non piaceva. Si preferiva pensare che la realtà fosse tutta bianca o tutta nera: di qua i buoni, di là i cattivi. Semplice, chiaro: tertium non datur. La cultura dominante incoraggiava e stimolava essa stessa, per prima, un tal genere di semplificazione. Ma, in effetti, come in ogni opera di semplificazione, gli intellettuali "politicamente corretti" distorcevano la realtà, per piegarla ai loro particolari gusti e pregiudizi.

    Sta di fatto che Jacopetti e Prosperi ci hanno mostrato, ad esempio, le uniche immagini della carneficina anti-araba dell'isola di Zanzibar. Quelle immagini di migliaia di persone in fuga, alla ricerca di una impossibile salvezza; e, il mattino dopo, quelle migliaia di cadaveri stesi lungo la spiaggia, a perdita d'occhio, e lambiti dalla bassa marea, per chilometri e chilometri, rimangono indelebilmente impresse nella mente dello spettatore, scolpite a caratteri di fuoco. Senza i due tanto deprecati cineasti non le avremmo mai viste; non avremmo avuto la prova documentata di quei fatti; le voci relative ai massacri sarebbero sfumate, lentamente, nella leggenda.

    E la stessa cosa si può dire per molte altre sequenze; anche se, questo è vero, spesso si nota un di più di cinismo, che colpisce lo spettatore come uno schiaffo in pieno viso.

    Ma siamo poi sicuri che si tratti semplicemente di cinismo, o non piuttosto di una denuncia che vuol colpire al cuore la nostra ipocrisia, il nostro fariseismo, compreso il nostro (comodo) bisogno di dividere il mondo in buoni e cattivi, così, con un taglio netto, come in uno spaghetti-western di terz'ordine ?

    E poi, a ben guardare, il discorso di Jacopetti e Prosperi è molto meno reazionario di quel che può sembrare a una visione distratta e superficiale. Di chi la colpa, infatti, dello scatenarsi di atrocità e barbarie, se non, in primissimo luogo, della partenza volutamente affrettata degli ex colonizzatori, ben decisi a far precipitare nel caos i nuovi Stati africani, per avere il pretesto di rientrare dalla finestra, dopo essere stati costretti ad uscire dalla porta ?

    Insomma il film, al di là del suo linguaggio sicuramente provocatorio, ci insinua più di una scomoda domanda nella mente, ci fruga nelle pieghe di una coscienza fin troppo abituata al perbenismo e alle versioni edulcorate o, peggio, ideologiche, della realtà.

    Il che - e il tempo è galantuomo, in questo campo come in altri - non è affatto male.


    Ci piace, a questo proposito, riportare alcune osservazioni di una figura quasi dimenticata di intellettuale scomodo, Giuseppe Turroni, acuto osservatore di quel particolare genere di cinematografia che è il film-documentario.

    Partendo da una riflessione puramente tecnica sulle modalità dei movimenti di macchina, in questo caso sull'uso del zoom nei lungometraggi di tipo documentaristico, Giuseppe Turroni svolge una puntuale e approfondita analisi non solo dello stile cinematografico, ma dei contenuti ideologici e poetici di Africa Addio, dimostrando una sensibilità e un'acutezza - lui, che non era un critico cinematografico di professione - veramente invidiabili (G. Turroni, "Come realizzare un film documentario", Milano, Il Castello, 1966, pp. 65-69.
    "Lo zoom oggi è usato in maniera elegante ed incisiva; ma a volte si esagera".
    "Mutati i tempi in cui Roberto Rossellini per dare più nitido risalto ai suoi film documentari, ai suoi brani epici di Roma città aperta e di Paisà, sfruttava tale mezzo tecnico, ma quasi con pudore e comunque attento a non abusarne, a non far diventar maniera lo strumento espressivo di una sua dolente indicazione storica".
    "Perché in sostanza lo zoom, che avvicina e allontana la parte che si vuol cinematografare, con un movimento rapido e netto, è quel che in linguaggio letterario, si chiama sottolineatura, una frase, ad esempio, scritta in corsivo o con un altro carattere".
    "Si vuol dare la precisa nozione di un fatto e di un ambiente".
    "Persino il lungometraggio normale, ne risente. Penso a un bellissimo (peraltro) film di Mauro Bolognini, Madamigella di Maupin, interpretato da Catherine Spaak. Il film è ambientato in un Settecento francese che pare tratto dalle memorie di Giacomo Casanova ed è frutto della fantasia di Theophil Gautier".
    "Bene, i colori sono belli e delicati e il regista per tutto il film non fa che usare lo zoom, a destra e a manca, per avvicinare l'oggetto e per allontanarlo, di fronte al paesaggio e di fronte a gruppi umani. Questo scialo, perché? Secondo me, il regista ha voluto dare credibilità documentaria - di ambientazione esatta - alla sua vicenda, che del resto è tutt'altro che documentaria e storicamente esatta, dato che si tratta di una fantasiosa trama in cui una ragazza si traveste da soldato e di lei si innamorano un soldataccio e un poeta".
    "Oppure Mauro Bolognini ha voluto creare con questo procedimento tecnico (aiutato da un colore flou, morbidissimo) una atmosfera magica, irreale, come di sogno ?"
    "Questa seconda ipotesi mi sembra più pertinente (…)".
    "Tornando allo zoom, se si esagera ad adoperarlo non è detto che la moda non sia poi portatrice di casi eccezionali, come in Africa addio di Jacopetti e Prosperi, operatore Antonio Climati. Qui l'interpretazione rigorosa, nella sua base irrazionale e morbosa, è veramente degna della nostra attenzione".
    "Il lungometraggio di Jacopetti Franco Prosperi più dispiacere a più d'uno spettatore, tanto più se costui sarà preso dalla ideologia politica che, al momento presente, induce a vedere la realtà da un solo punto di vista (e tutti sappiamo di che colore si tratta)".
    "Eppure ha in sé una carica forte, una suggestione potente, che va al di là della accesa polemica di parte. Oltre la sua ideologia - che può anche essere razzista - il documentario si libra in una dimensione umana, in cui la barbarie, la violenza, il momento selvaggio della nostra vita assurgono ad un valore universale: escono da un'Africa così circostanziata (e, in fondo delimitata) per toccare le corde dell'uomo di sempre, di ieri e di oggi, sotto ogni latitudine, sotto ogni cielo ed ogni colore".
    "La mia non è un'esaltazione retorica. Toccato profondamente dal film, come del resto da tutti i precedenti lavori di Jacopetti, ammiro la sua tecnica fine, pervasa dal calore di un'anima, dalla commossa partecipazione di uno spirito di artista".
    "Ecco che arte e poesia possono anche rivolgersi alle sfere del documentario vero e proprio".
    "Ecco che un regista, se sinceramente artista, può esprimersi anche attraverso il documentario: egli documenta, sì una cangiante e drammatica realtà esteriore, ma al tempo stesso riesce a trasmetterci il proprio pensiero, la sua idea incarnata in forme ed espressioni artistiche, umane e poetiche".
    "Per tre quarti di Africa addio lo zoom - col teleobiettivo ed il grandangolo - non svolge soltanto una funzione descrittiva, analitica, documentaria; no, esso crea, comunica emozioni, sottolinea pensieri, testimonia sconvolgenti situazioni che il nostro occhio (l'occhio di tanti che amano l'uomo soltanto a parole) non vuole, si rifiuta di vedere, di chiamare col loro esatto nome storico".
    "Lo zoom in Jacopetti e Prosperi ha funzione non soltanto formale come in Bolognini, ma si richiama alla grande, e ahimè purtroppo trascorsa, lezione di Roberto Rossellini, ai film che lo resero celebre e che lanciarono in tutto il mondo sensibile e partecipe il messaggio del neorealismo italiano".
    "A volte in Africa addio si ha l'impressione che tale accorgimento tecnico - facile da usare, ma non da sentire, non da vivere - sia gratuito o meglio sia dettato da meri fini calligrafici e formalisti. Niente di tutto questo. Alla fine, si ha del lungometraggio una immagine netta, incisa, sarei per dire: tutto è armonioso, delineato nella sua stessa sostanza, secco e crudele come una frase musicale. Non ci sono compiacimenti e non troviamo lungaggini, vuoti, esuberanze, indecisioni. Tutto è perfetto nel suo cupo, torbido ingranaggio di denuncia. Se c'è del compiacimento, questo è per la sostanza stessa, per l'acre gusto della condanna, del grido che non sa perdonare".
    "Così, l'accorgimento tecnico, usato fino alla sazietà, lo scopo a cui è originariamente destinato".
    "Quando si dice 'tecnica', bisogna pensare, io credo, a due specie di tecniche: la prima, in mano a puri e anonimi tecnici, che non sanno far altro che lavorare, applicarla ai propri fini meccanici, diligenti e basta: come un elettricista compie bene il proprio lavoro e un calzolaio fa bene un paio di scarpe; la seconda, invece, è la tecnica che crea, che costruisce, che, al servizio di un'idea, di uno scopo artistico, si toglie dalle remore e dai legami del puro procedimento meccanico per diventare espressione, linguaggio, maniera di comunicare agli altri un messaggio di verità".
    "Così l'endecasillabo in sé può anche non essere poesia; ma in Leopardi, in Cardarelli, diviene espressione di un mondo lirico irripetibile, in sé perfetto e rivoluzionario".
    E ancora, a proposito della bellissima colonna sonora di Africa addio, firmata da Riz Ortolani, struggente e malinconica, Giuseppe Turroni osserva (O. cit., pp. 117-120) :
    "Ricordate i lavori di Walt Disney sulla «Natura e le sue meraviglie», di qualche anno fa ? Erano bellissimi, senza dubbio, e avevano un carattere veramente disneyano: cioè, trasportavano l'ironia e il clima dei cartoons tra gli animali veri, delle foreste e dei deserti".
    "Disney ha sempre avuto buon gusto musicale, orecchio fine. Rammentate quei suoi lontani cartoni animati che commentarono pezzi celebri di musica ? Forse, non era tutto bello in quella pellicola ma si salvava parimenti il gusto musicale dell'inventore di magnifici personaggi cinematografici, da Paperino a Topolino".
    "Bene, in quei film documentari - lungometraggi e mediometraggi - Disney, assistito da valenti e numerosi collaboratori, usciva in certe sortite saporose e umoristiche, non valide agli effetti artistici e 'seri', ma senza dubbio efficacissime. Era capace, ad esempio, di commentare la passeggiata di un ippopotamo col suono (rumore?) di un cocciuto trombone, e di illustrare i passi malaccorti e ossuti di un interminabile trampoliere con stridii di violino, eccetera; insomma, avete capito il genere. Neppure Jacopetti e Prosperi hanno evitato questi effetti se è vero che in Africa addio, all'inizio della sequenza dello sterminio delle bestie nella riserva, si vede il volo di un uccello (ignoro il suo nome, perdonate) e si ascolta un breve commento musicale con trombone, umoristico".
    "Insomma, questi sono piccoli nei. Si possono evitare, se proprio si vuol fare opera pura, ma si possono tenere, se si vuol comporre opera spettacolare, nel senso più nobile della parola: spettacolare, che cioè piaccia, e diverta insegnando. Che è insomma lo scopo del documentario: documentare il pubblico su una determinata realtà, pur salvando le ragioni dell'arte, dello spettacolo e della cassetta insieme".
    "Un elemento, comunque, da tenere bene a memoria è questo: ridurre al necessario il commento musicale. Non abbondare mai. Se mai, scarseggiare. Quando c'è il fatto, i rumori naturali, le voci, possono supplire benissimo alla mancanza di musica".
    "Ricordate quel bellissimo pezzo di documentario che è la pesca del tonno in Stromboli, lontano film di Roberto Rossellini? Non c'era musica: dapprima un gran silenzio, e poi i canti dei pescatori e alla fine le loro grida, il piacere quasi selvaggio della pesca (che psicologicamente determinava il comportamento della protagonista, la indimenticabile Karin di Ingrid Bergman)".
    "Anche a volerlo, non potremmo dunque creare una grammatica del comportamento della musica nel film documentario, come non è possibile trascriverla per il normale film a soggetto. Può esserci e può non esserci. È come dire che un quadro non può essere fatto solo di bianchi e di neri, perché il bianco e nero - soli - non danno pittura, colore, magia cromatica ed inventiva. Invece ci sono dei quadri di Kine, bianco e nero, assai belli e importanti. Dunque? Anche la musica può esserci e non esserci".
    "Ma evitate - datemi retta - gli intellettualismi sforzati, e in fondo provinciali, di Pasolini : i canti negri che commentano i miracoli di Gesù Cristo sono esempio di questo cattivo gusto. Per Gesù Cristo ci vogliono il silenzio (che è la musica più portentosa), oppure bella e nobile musica sacra. Se non pare una presa in giro, un gioco gratuito, sterile, forzato".
    "Naturalmente anche la musica nel documentario segue le mode, come ogni fatto artistico, in questo mondo".
    "Bisogna cercare di far sì che la moda diventi espressione e non resti un vuoto simbolo del gusto, una sterile ricerca di effetti : nel qual caso, la canzonetta sentimentale alla Claudio Villa e alla Luciano Tajoli per il documentario su Positano o Lerici, equivale allo spiritual che illustra le prodezze (non sempre ortodosse e oneste) dei baldi giovanotti delle borgate cari al gusto di certi cineasti. Non c'è differenza tra queste retoriche: del vecchio, che esaltava il belo, e del nuovo, che esalta il brutto, la sporcizia, la malvagità".
    "(E non si vede la ragione per cui il novantanove per cento della critica cinematografica italiana debba trovare cattivo gusto nella composizione - musica, colore, eccetera - dei lavori di Jacopetti, laddove trova di buon gusto tutto ciò che Pasolini ci mostra: forse che non si tratta di due autori altrettanto 'pericolosi', validi entrambi, che dicono grosse verità entrambi ? Ma le verità di Jacopetti - oggi - dispiacciono; quelle di Pasolini fanno comodo a molti. Insomma, sono giochi, che io del resto trascrivo tra parentesi, perché son vuoti, provinciali e lasciano tempo al tempo, anche se il momento presente pare unicamente compiacersi di certe ideologie, al di fuori del loro sostanziale valore artistico e stilistico".

    Aggiungiamo solo che Gualtiero Jacopetti, nato a Barga, in provincia di Lucca, nel 1919, aveva iniziato la sua carriera dal giornalismo e si era messo in luce, nel 1959, come sceneggiatore di Europa di notte di Alessandro Blasetti.

    Il suo ex collaboratore Paolo Cavara ha tracciato di lui un ritratto critico nel film L'occhio selvaggio, del 1967: ma aveva firmato, lui pure, la realizzazione di Africa addio, appena un anno prima…

    Franco Prosperi, nato a Roma nel 1928, sceneggiatore, oltre che regista, dopo la serie dei documentari con Gualtiero Jacopetti e Paolo Cavara, si è specializzato nel genere poliziesco-avventuroso, firmando una serie di film che hanno riscosso un buon successo di pubblico e si sono fatti apprezzare, almeno in parte, anche dalla critica. La quale, probabilmente, gli ha "perdonato" la collaborazione alla regia di Africa addio in virtù del fatto che, nei film girati da solo, è apparso meno provocatorio e "scandaloso" del suo vecchio amico; anche se ne ha sempre condiviso, in ultima analisi, il taglio sensazionalistico e la volontà di stupire, irritare e colpire il pubblico, senza andare troppo per il sottile quanto ai mezzi.

    Fonte     (1) wikipedia    en.wikipedia  wikipedia    comingsoon   ariannaeditrice

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    giovedì 30 agosto 2018

    Migranti, quattro motivi per cui ‘Aiutiamoli a casa loro’ è una balla spaziale di Vittorio Agnoletto



    Il millenario saccheggio africano, prima degli uomini con il fenomeno degli schiavi e dei negrieri, La madre di ogni schiavismo è giudaica, dalla notte dei tempi ... L'Olocausto nero, e poi del colonialismo e delle materie prime e la conseguente corruzione, il neo colonialismo infine Crimini Francesi Liberté, Égalité, Fraternité: 14 paesi africani costretti dalla Francia a pagare imposte coloniali per i benefici di schiavitù e colonizzazione. Attuati meccanismi imperialisti FMI, sono le cause primarie dell'arretratezza africana e dei fenomeni correlati i cui veri colpevoli sono solo i capitalisti occidentali che gestiscono e determinano l'economia mondiale, ormai ben  sappiamo chi sono ... Ultimamente a questo si sono aggiunti i trasferimenti forzati e per unire l'utile, l'invasione programmata dell'Europa al dilettevole, fare ancora un pò di cassa finanziando le migrazioni con il micro credito A questo punto non è nemmeno sbagliato dire che quasi tutto è stato creato a discapito del continente africano COME IL CAPITALISMO AMERICANO È STATO COSTRUITO SULLA SCHIAVITÙ - How Slaves Built American Capitalism ... Ovviamente poi non si sono lasciati scappare l'occasione di saccheggiare anche tutto il resto del pianeta ... 

    Arturo Navone

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    Migranti, quattro motivi per cui ‘Aiutiamoli a casa loro’ è una balla spaziale
    di Vittorio Agnoletto 
    6 settembre 2017

    Vittorio Agnoletto, Medico, professore presso

    l'Università degli Studi di Milano
    “Aiutarli a casa loro” per anni è stato lo slogan della destra. Ora è diventato il mantra di quasi tutte le forze politiche da Renzi al M5S. Uno slogan carino da pronunciare, ma che ha come unico obiettivo il tacitare la coscienza di chi lo declama e di chi, compiaciuto, lo ascolta: non siamo cattivi, né egoisti, anzi rispettiamo gli insegnamenti evangelici dell’aiutare il prossimo, solo che decidiamo noi dove e come.

    Ma la realtà è ben diversa: nonostante gli accordi internazionali sottoscritti prevedano di destinare all’aiuto pubblico allo sviluppo almeno lo 0,7% del Pil, il nostro Paese nel 2015 ha stanziato solo lo 0,22% del Pil, nel quale sono compresi pure i fondi rimasti sul nostro territorio destinati a gestire il fenomeno migratorio.


    1. Vendiamo armi
    La principale preoccupazione dei nostri governi è stata quella di incentivare la vendita di armi in Africa. Tra il 2013 e il 2014 è stata organizzata la circumnavigazione dell’Africa della portaerei Cavour, trasformata in un’enorme vetrina delle armi prodotte dalle nostre industrie; per tale missione i vertici militari avevano perfino cercato l’appoggio dei missionari italiani presenti nell’Africa Sub-Sahariana, ricevendone ovviamente un netto diniego come mi è stato personalmente raccontato in un colloquio a lato dell’incontro dei Movimenti popolari organizzato da papa Francesco in Vaticano lo scorso novembre.

    Come spesso ricorda Francesco Vignarca, uno dei massimi esperti sul mercato delle armi, i risultati non si sono fatti attendere e nel 2016 sono state autorizzate vendite verso Angola, Congo, Kenia, Sud Africa, Algeria, Marocco, Ciad, Mali, Namibia ed Etiopia facendo carta straccia della legge 185/90 che vieta le armi a Paesi in conflitto e a quelli che non rispettano i diritti umani. Facilitatori in questi accordi sono stati i viaggi nel continente africano della ministra Roberta Pinotti e dello stesso Matteo Renzi.

    SPEDIRE WEB

    2. Distruggiamo l’agricoltura locale
    Mentre si vendono le armi si distrugge l’agricoltura dei Paesi Sub- Sahariani. La distruzione di una parte importante dell’agricoltura sub sahariana è diretta conseguenza degli accordi di Partenariato economico (Epa) che l’Ue, in accordo con l’Organizzazione mondiale del commercio, ha imposto all’Africa Subsahariana. Gli obiettivi degli Epa sono: rimozione delle barriere tariffarie, difesa degli investimenti delle imprese estere, liberalizzazione del settore dei servizi, protezione dei diritti di proprietà intellettuale.

    Ancor prima che gli Epa entrassero in vigore, il Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite (l’Undp), aveva ammonito l’Ue che tali accordi avrebbero provocato il crollo del Pil delle nazioni africane (in parte significativa sostenuto dai dazi doganali) e il collasso di ampi settori dell’agricoltura africana non in grado di competere con le grandi multinazionali europee sostenute dai sussidi che ogni anno la Commissione europea elargisce loro.

    Tutto ciò si è drammaticamente realizzato e i mercati delle grandi metropoli africane, a cominciare da Nairobi, sono invasi da prodotti agricoli europei. Decine di migliaia di contadini sono così rimasti senza lavoro, costretti ad abbandonare la terra.


    3. Ci impadroniamo delle loro terre
    Contemporaneamente, nell’Africa Sub Sahariana e non solo, si è sviluppato il fenomeno del land grabbing, l’accaparramento delle terre fertili da parte di grandi multinazionali o di Stati quali la Cina. Al 2015, considerando solo gli accordi stipulati dopo il 2000, e solo quelli relativi ad appezzamenti di terra superiori ai 200/ettari (ha) e con un acquirente finale internazionale, erano oltre 44 milioni gli ettari oggetto di land grabbing. Di questi 44 milioni di ettari circa il 50% sono collocati in Africa. Di questi, solo l’8% è rimasto destinato totalmente a colture alimentari; il restante 82% è destinato, almeno in parte, ad altro, ad esempio alla produzione di biocarburanti eccetera.

    Le industrie italiane partecipano al fenomeno del land grabbing per un totale di 1.000.000/ha quasi tutti in Africa.

    Il fenomeno del land grabbing quindi produce: espropriazione delle terre, cacciata dei contadini e delle loro famiglie, sostituzione della produzione di cibo fino ad ora destinato al consumo locale con prodotti non finalizzati all’alimentazione umana e con produzioni agricole fondate su monoculture destinate a mercati globali, lontani dalle zone di coltivazione.

    Ne consegue un grave impoverimento delle popolazioni ivi residenti, abbandono della propria regione con fenomeni migratori inizialmente interni al proprio Paese e in seguito con migrazioni internazionali rivolte verso il Mediterraneo.
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    4. Follia e ignoranza preparano la tragedia
    Potrei dilungarmi sull’accaparramento delle ricchezze del sottosuolo, fenomeno alla base di molte delle guerre per procura oggi in atto nel continente africano. E’ sufficiente ricordare il conflitto che in Congo in vent’anni ha prodotto milioni di morti. Una guerra che ha le sue ragioni nelle ricchezze del Paese: coltan e cassiterite stanno alla base dell’industria hightech mondiale. Un esempio di come evolve il colonialismo nell’era della globalizzazione.

    Ecco come “li stiamo aiutando a casa loro”. Nessuno, fra i tanti leader politici che quotidianamente ripetono in modo ossessivo tale slogan, ha mai avanzato proposte precise sui temi qui indicati. Ammesso che sappiano di cosa si sta parlando.

    Il fenomeno delle migrazioni è strutturale e trova le proprie ragioni nell’enorme divario della distribuzione della ricchezza e nelle feroci politiche di saccheggio.



    O si ha il coraggio di intervenire con trasformazioni radicali che modifichino in profondità le attuali politiche, oppure andremo incontro nel prossimo futuro ad una tragedia collettiva di dimensioni inimmaginabili.

    sabato 23 dicembre 2017

    Crimini Francesi Liberté, Égalité, Fraternité: 14 paesi africani costretti dalla Francia a pagare imposte coloniali per i benefici di schiavitù e colonizzazione. Attuati meccanismi imperialisti FMI

    Lo sapevate che molti paesi africani continuano a pagare le tasse coloniali alla Francia dalla loro indipendenza fino ad oggi !!

    Bene, semplicemente, molto semplicemente spiegati i meccanismi in uso in tutto il mondo, non solo in Africa, nulla da stupirsi nella "ebraicissima" Francia.
    Ora capisco perchè in Francia Victor Hugo scriveva "I Miserabili", invece in Italia Dante Alighieri scriveva "La Divina Commedia".
    Certe volte diventa difficile commentare, qu
    esta è una di quelle volte, non perchè non me lo aspettassi o perchè mi ha scioccato, perchè l'ipocrisia, la meschinità e quant'altro delle volte superano il tollerabile, si potrebbe scrivere una enciclica come commento. Si permettono di bloccarli alla frontiera e rimandarceli indietro, a noi che gli annulliamo i debiti per poi fare ingrassare loro, non gli basta vampirizzargli 500 cinquecento miliardi di dollari anno dopo anno dal 1961 e vanno a fare l'ennesimo colpo di stato in Libia con i medesimi sistemi descritti nell'articolo, per rapinare il petrolio che onestamente l'Italia comprava, in appendice il link ai relativi documenti desecretati.
         
    Non riescono nemmeno a stare dentro il patto di stabilità, con questa rapina perpetua e non ci posso credere hanno rapinato 21 miliardi di dollari ad Haiti, leggete, leggete, incredibile, non i fatti l'incredibile è che vengono a fare la morale a noi, che voglio dire ancora si hanno da digerire le "marocchinate" della II guerra mondiale. Parassiti è troppo poco, sanguisughe e pidocchi meglio li rappresentano, bisognerebbe chiedergli i danni per concorrenza sleale, chiaro non sono solo loro, capito come mai i migranti e tutto quello che ne viene, ah ancora non avete letto, il sistema è sempre il solito degli imperialisti "usraeliani", FMI ed ecc., colpi di stato, omicidi, corruzzioni e così via. Leggendo si avrà chiaro il sistema come e perchè hanno fatto fuori, denigrandoli prima e dopo i leader che avevano a cuore il loro paese, Mussolini, Ceausescu, Saddam, Gheddafi, Moro, Kennedy, Ali Bhuttotutta la famiglia Romanoff, lo Zar di Russia, prima o poi mi metto a cercarli tutti, perchè quà si parla di Francia ed Africa ma è tutto uguale, il giochino non cambia, come già ne avevo parlato in appendice delle ovvie conferme di quanto descritto. Non proseguo tutto quello che potrei scrivere dovrebbe venire già in mente a voi leggendo, e dire che l'ho trovato per caso, un commento in un sito che consigliava di leggerlo, il prossimo che sento parlare di complotti lo affogo ....
    Ah beh è ovvio che il motto francese è giacobino, ma
    ssone ... cittadino, cittadino ... stà M....A
    Sapevi che molti paesi africani continuano a pagare le tasse coloniali in Francia dalla loro indipendenza fino ad oggi !

    28 gennaio 2014

    Quando Sékou Touré della Guinea ha deciso nel 1958 di uscire dall'impero coloniale francese, e ha optato per l'indipendenza Paese, l'elite coloniale francese a Parigi era così furiosa, che in un atto storico di furia dell'amministrazione francese in Guinea ha distrutto nel paese tutto ciò che rappresentava quello che chiamavano i vantaggi di colonizzazione francese.
    Tremila francesi hanno lasciato il paese, prendendo tutte le loro proprietà e distruggendo tutto ciò che che non poteva essere spostato: scuole, asili, edifici della pubblica amministrazione sono stati sbriciolati; automobili, libri, medicine, strumenti dell'istituto di ricerca, trattori sono stati schiacciati e sabotati; cavalli, mucche nelle aziende sono stati uccisi, e il cibo nei magazzini è stato bruciato o avvelenato.

    Lo scopo di questo atto oltraggioso è stato quello di inviare un messaggio chiaro a tutte le altre colonie che le conseguenze per respingere la Francia sarebbero state molto elevate.

    Lentamente la paura si diffuse attraverso l'elite africana, e nessuno dopo gli eventi della Guinea ha mai più trovato il coraggio di seguire l'esempio di Sékou Touré, il cui slogan era :
    "Noi preferiamo la libertà nella povertà alla ricchezza in condizioni di schiavitù."



    Sylvanus Olympio , il primo presidente della Repubblica del Togo, un piccolo paese in Africa occidentale, ha trovato una soluzione di mezzo con i francesi.
    Non voleva che il suo paese continuasse ad essere un dominio francese, quindi, si è rifiutato di firmare il patto di prosecuzione della colonizzazione proposto da De Gaule, ma ha accettato di pagare un debito annuale alla Francia per i cosiddetti benefici che il Togo avrebbe ricevuto dalla colonizzazione francese.
    Era l'unica condizione per i francesi per non distruggere il paese prima della partenza.  
    Tuttavia, l'importo stimato dalla Francia era così grande che il rimborso del cosiddetto "debito coloniale" era vicino al 40% del bilancio Paese nel 1963.

    La situazione finanziaria del Togo, da poco indipendente era molto instabile, per cui al fine di uscire dalla situazione, Olympio ha deciso di uscire dal denaro coloniale francese FCFA (il franco per le colonie africane), ed emettere la propria moneta del paese.
    Il 13 gennaio 1963, tre giorni dopo aver iniziato la stampa della  propria valuta del suo paese, una squadra di soldati analfabeti sostenuta dalla Francia ha ucciso il primo presidente eletto dell'Africa da poco indipendente. Olympio fu ucciso da un ex sergente della Legione Straniera dell'esercito francese chiamato Etienne Gnassingbe che presumibilmente ha ricevuto una taglia di $ 612 presso l'ambasciata locale francese per il lavoro di tiratore scelto.
    Il sogno di Olympio era quello di costruire un paese indipendente e autosufficiente e autonomo. Ma ai francesi non piaceva l'idea.

    Il 30 giugno 1962, Modiba Keita, il primo presidente della Repubblica del Mali, ha deciso di ritirarsi dalla valuta coloniale francese FCFA che è stata imposta a 12 paesi africani di nuova indipendenza. Per il presidente del Mali, che era favorevole più per un'economia socialista, era chiaro che il patto con la Francia di continuazione della colonizzazione era una trappola, un peso per lo sviluppo del Paese.
    Il 19 novembre 1968, come, Olympio, Keita sarà vittima di un colpo di stato effettuato da un altro ex legionario straniero francese, il tenente Moussa Traoré .
    Infatti in quel periodo turbolento della lotta africana per liberarsi dalla colonizzazione europea, la Francia avrebbe ripetutamente utilizzare molti ex legionari stranieri per effettuare colpi contro i presidenti eletti:
    - Il 1° gennaio 1966 Jean-Bédel Bokassa, un ex legionario straniero francese, ha effettuato un colpo di stato contro David Dacko , il primo Presidente della Repubblica Centrafricana.
    - Il 3 gennaio 1966 Maurice Yaméogo, il primo Presidente della Repubblica dell'Alto Volta, ora chiamato Burkina Faso, è stato vittima di un colpo di stato eseguito da Aboubacar Sangoulé Lamizana , un ex legionario francese che ha combattuto con le truppe francesi in Indonesia e in Algeria contro l'indipendenza di questi paesi .
    - Il 26 ottobre 1972 Mathieu Kérékou che era una guardia di sicurezza del Presidente Hubert Maga , il primo Presidente della Repubblica del Benin, effettuava un colpo di stato contro il presidente, dopo aver frequentato le scuole militari francesi nel 1968-1970 .

    Infatti, nel corso degli ultimi 50 anni, per un totale di 67 colpi di stato avvenuti in 26 paesi in Africa, 16 di questi paesi sono
     ex-colonie francese, il che significa il 61% dei colpi di stato è accaduto in Africa francofona.

    Numero di colpi di stato in Africa per paese :
    Ex colonie francesi Altri paesi africani
    Nazione Numero di colpi di statoNazionenumero di colpi di stato
    Andare1Egypte1
    Tunisia1Libye1
    Costa d'Avorio1Guinea Equatoriale1
    Madagascar1Guinea-Bissau2
    Ruanda1Liberia2
    Algeria2Nigeria3
    Congo - RDC2Etiopia3
    Mali2Ouganda4
    Guinea Conakry2Soudan5
    SUB-TOTALE 113
    Congo3
    Tchad3
    Burundi4
    Africa centrale4
    Niger4
    Mauritania4
    Burkina Faso5
    Comores5
    SUB -Totale 232
    TOTALE (1 + 2)45TOTALE22
    Come dimostrano questi numeri, la Francia è abbastanza disperata ma attiva per mantenere una forte presa sulle sue colonie quale che sia mai il costo, non importa quale.
    Nel marzo 2008, l'ex presidente francese Jacques Chirac ha detto:
    "Senza l'Africa, la Francia scivolerà giù nel rango di un terzo [mondo] potere"
    Il predecessore di Chirac François Mitterand aveva già profetizzato nel 1957 che:
    "Senza l'Africa, la Francia avrà nessuna storia nel 21° secolo"
    In questo momento che sto scrivendo questo articolo, 14 paesi africani sono obbligati dalla Francia, attraverso un patto coloniale, a mettere l'85% delle loro riserve valutarie nella banca centrale di Francia sotto il controllo del ministro francese delle Finanze. Fino ad oggi, 2014, Togo e circa altri 13 paesi africani devono ancora pagare il debito coloniale alla Francia. I leader africani che rifiutano vengono uccisi o vittime di colpo di stato. Coloro che obbediscono sono supportati e ricompensati dalla Francia con uno stile di vita sontuoso, mentre il loro popolo deve sopportare condizioni di estrema povertà e disperazione.
    Questo è il sistema comune ad uso in tutto il mondo da parte dell'imperialismo "USraeliano" tramite l'FMI e la Banca Mondiale, ONU e NATO, al soldo dei Banksters, lampante la storia di Ceausescu, ma anche di tanti altri, tutti, tutti quelli deposti in un modo nell'altro, assassinati, colpi di stato, processi, guerre, false rivoluzioni; ormai ben documentato ... (NdR)
    Si tratta di un sistema così malevolo che è stato anche denunciato dall'Unione Europea, ma la Francia non è pronta ad uscire da quel sistema coloniale che mette circa 500 miliardi di dollari dall'Africa nella sua tesoreria anno dopo anno.
    Spesso accusiamo i leader africani di corruzione e di servire gli interessi delle nazioni occidentali, invece, c'è una spiegazione chiara per quel comportamento. Si comportano così perché hanno paura l'essere uccisi o vittime di un colpo di stato. Vogliono una nazione potente per farne una partnership in caso di aggressione o di difficoltà. Ma, al contrario di una nazione amica di protezione, la protezione occidentale è spesso offerta in cambio a questi leader con la rinuncia a servire il proprio popolo o gli interessi delle proprie nazioni.
    I leader africani avrebbero lavorato nell'interesse del loro popolo, se non erano costantemente "stalked and bullied" inseguiti e perseguitati da parte dei paesi coloniali.

    Basi militari USA e Francesi in Africa

    Nel 1958, per paura delle conseguenze per la scelta dell'indipendenza dalla Francia, Leopold Sedar Senghor ha dichiarato:
    "La scelta del popolo senegalese è l'indipendenza; vogliono che avvenga solo in amicizia con la Francia, non è in discussione".
    Da allora in poi la Francia ha accettato solo una "indipendenza sulla carta" per le sue colonie, ma ha firmato "accordi di cooperazione" vincolanti, specificando la natura delle loro relazioni con la Francia, in particolare i legami con la moneta coloniale di Francia (il franco), il sistema educativo Francese, militare e le preferenze commerciali.

    Di seguito sono elencate le 11 principali componenti del patto di prosecuzione della colonizzazione dal 1950:
    # 1. Debito coloniale per i benefici della colonizzazione della Francia 
    I paesi "indipendenti" di recente, devono pagare per l'infrastruttura costruita dalla Francia nel paese durante la colonizzazione.
    Devo ancora scoprire i dettagli completi su gli importi, la valutazione dei benefici coloniali e le modalità di pagamento imposto ai paesi africani, ma stiamo lavorando su questo (ci aiutano con le informazioni).

    # 2. La confisca automatica delle riserve nazionali
    I paesi africani dovrebbero depositare le loro riserve monetarie nazionali nella banca centrale di Francia.
    La Francia ha trattenuto le riserve nazionali di quattordici paesi africani dal 1961: Benin, Burkina Faso, Guinea-Bissau, Costa d'Avorio, Mali, Niger, Senegal, Togo, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Congo-Brazzaville, Guinea Equatoriale e il Gabon .

    "La politica monetaria è subordinata, tale aggregazione eterogenea di paesi è semplice perché è, infatti, gestito dal Tesoro francese, senza alcun riferimento alle autorità fiscali centrali di uno degli elementi WAEMU o CEMAC. Secondo i termini dell'accordo che ha istituito queste banche e il CFA, la Banca centrale di ciascun paese africano è obbligato a tenere almeno il 65% delle sue riserve di valuta estera in un "operazioni di conto" da tenersi presso il Tesoro francese, così come un altro 20% per coprire le passività finanziarie.

    Le banche centrali CFA impongono anche un tappo sul credito concesso a ciascun paese membro pari al 20% delle entrate pubbliche di quel paese nel corso dell'anno precedente. Anche se il BEAC e la BCEAO hanno un credito in conto corrente con il Tesoro francese, gli utilizzi di questi scoperti di conto corrente sono soggetti al consenso del Tesoro francese. L'ultima parola è quella del Tesoro francese che ha investito le riserve valutarie dei paesi africani a proprio nome alla Borsa di Parigi.

    In breve, oltre l'80% delle riserve estere di questi paesi africani sono depositati nei "conti delle operazioni" controllati dal Tesoro francese. Le due banche sono CFA africane nel nome, ma non hanno politiche monetarie loro proprie. I paesi stessi non sanno, né è stato detto, quanta parte del pool di riserve in valuta estera detenute dal Tesoro francese appartiene a loro come gruppo o individualmente.

    I guadagni degli investimenti di questi fondi nel pool Tesoro francese dovrebbero essere aggiunti al pool, ma non è dato di contabilità per entrambe le banche o i paesi dei dettagli di tali modifiche. Un gruppo ristretto di alti funzionari del Tesoro francese che hanno conoscenza degli importi dei "conti operazioni", in cui viene investito in tali fondi; se vi è un profitto su tali investimenti; è vietato di divulgare una di queste informazioni alle banche CFA o le banche centrali degli stati africani. 
    Ha scritto Dr. Gary K. Busch
    "Si stima che la Francia sta tenendo quasi 500 miliardi di denaro dei paesi africani nella sua tesoreria, e farebbe di tutto per combattere tutti coloro che vogliono gettare luce su questo lato oscuro del vecchio impero".
    I paesi africani non hanno accesso a quel denaro.

    La Francia permette loro di accedere solo il 15% del denaro in un dato anno. Se hanno bisogno di più di questo, devono prendere in prestito il denaro extra dal proprio 65% dal Tesoro francese a tassi commerciali (interessi NdR).

    Per rendere la cosa più tragica, la Francia impone un limite alla quantità di denaro che i paesi potrebbero prendere in prestito dalla riserva. Il tappo è fissato al 20% delle loro entrate pubbliche nel corso dell'anno precedente. Se i paesi hanno bisogno di prendere in prestito più del 20% del proprio denaro, la Francia ha un diritto di veto.

    L'ex presidente francese Jacques Chirac ha recentemente parlato del denaro delle nazioni africane nelle banche in Francia . Ecco un video dove stà parlando del sistema di sfruttamento francese. Sta parlando in francese, ma qui è una breve trascrizione estratto : 
    ". Dobbiamo essere onesti e riconoscere che una grande parte del denaro nelle nostre banche provengono proprio dallo sfruttamento del continente africano"
    Chirac ha riconosciuto il saccheggio dell'Africa. Per una volta, un politico francese riconosce che l'Europa è ricca sulle spalle di africani e non è cambiato nulla ...

    # 3. Diritto di prelazione su qualsiasi risorsa grezzo o naturale scoperta nel paese
    La Francia ha il primo diritto di acquistare tutte le risorse naturali presenti nella terra delle sue ex colonie. E' solo dopo che la Francia avrebbe detto, "non mi interessa", che i paesi africani sono autorizzati a cercare altri partner.

    # 4. La priorità per gli interessi francesi e imprese in materia di appalti pubblici e di offerta pubblica
    Nel aggiudicazione di appalti pubblici, le società francesi devono essere considerate per prime, e solo dopo che questi paesi potrebbero guardare altrove. Non importa se i paesi africani possono ottenere un migliore rapporto qualità-prezzo altrove.

    Come conseguenza, in molte delle ex-colonie francesi, tutte le major economiche  attive dei paesi sono nelle mani di espatriati francesi. In Costa d'Avorio, per esempio, le aziende francesi possiedono e controllano tutte le maggiori utilities - acqua, elettricità, telefono, trasporti, porti e grandi banche. Lo stesso nel commercio, l'edilizia e l'agricoltura.

    Alla fine, come ho scritto in un precedente articolo, gli africani ora vivono in un continente di proprietà di europei!

    # 5. Diritto esclusivo di fornire equipaggiamento militare e addestrare gli ufficiali militari nazionali
    Attraverso uno schema sofisticato di borse di studio, sussidi, e "accordi di difesa" allegati al patto coloniale, gli africani devono inviare i loro alti ufficiali militari per la formazione in Francia o strutture gestite da formazione francese.

    La situazione del continente è ora che la Francia ha formato centinaia, addirittura migliaia di traditori e li nutrono. Sono dormienti quando non sono necessari, ed attivati ​​in caso di necessità per un colpo di stato o di qualsiasi altro scopo!

    Guarda, guarda la combinazione come i "Sayanim" israeliani ... (NdR)

    # 6. Diritto per la Francia di pre-schierare truppe e di intervenire militare nel paese per difendere i suoi interessi
    Sotto qualcosa chiamato "Accordi di difesa" allegate al patto coloniale, la Francia ha il diritto legale di intervenire militarmente nei paesi africani, e anche avere truppe stazionate in modo permanente nelle basi e strutture militari in quei paesi, gestite interamente dai francesi.

    Basi militari francesi in Africa:
    Basi militari francesi in Africa

    Nuove forze militari francesi nella zona Sahariana. Le forze francesi saranno organizzate intorno a quattro campi base, ciascuno con la propria attenzione, e con quartier generale nella capitale ciadiana di N'Djamena

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    Quando il presidente Laurent Gbagbo della Costa d'Avorio ha cercato di porre fine allo sfruttamento francese del paese, la Francia ha organizzato un colpo di stato. Durante il lungo processo per cacciare Gbagbo, carri armati, elicotteri e forze speciali francesi sono intervenute direttamente nel conflitto, hanno sparato sui civili e ne hanno uccisi molti.

    Per aggiungere la beffa al danno, la Francia ha stimato che il mondo degli affari francese aveva perso diversi milioni di dollari, quando nella fretta di lasciare Abidjan nel 2006 l'esercito francese ha massacrato 65 civili disarmati e ne ha feriti altri 1.200.

    Dopo che la Francia è riuscito nel colpo di stato, ha trasferito il potere a Alassane Ouattara, la Francia ha chiesto il governo Ouattara di pagare un risarcimento alla comunità d'affari francese per le perdite durante la guerra civile.

    In effetti il ​​governo Ouattara ha pagato loro due volte quello che hanno detto che avevano perso in partenza.

    # 7. Obbligo di rendere il francese lingua ufficiale del paese e lingua per l'istruzione

    Oui, monsieur. Vous Devez Parlez français, la lingua di Molière!

    Un'organizzazione per la lingua e la cultura francese diffusione è stata creata e chiamata "Francofonia" con diversi satelliti e le organizzazioni affiliate supervisionati dal Ministro degli esteri francese.

    Come dimostrato in questo articolo, se il francese è l'unica lingua che parli, hai accesso a meno del 4% della conoscenza dell'umanità e idee. Questo è molto limitante.

    # 8. Obbligo di utilizzare
    denaro coloniale francese FCFA
    Questo è il vero latte di mucca per la Francia, ma si tratta di un sistema così malevolo che è stato anche denunciato dall'Unione Europea, ma la Francia non è pronto ad uscire da quel sistema coloniale che mette a circa 500 miliardi di dollari dall'Africa nel suo tesoro.

    Durante l'introduzione della moneta euro in Europa, altri paesi europei hanno scoperto il regime di sfruttamento francese. Molti, specialmente i paesi nordici, sono rimasti sconvolti ed hanno suggerito la Francia sbarazzarsi del sistema, ma senza successo.

    # 9. Obbligo di inviare alla Francia bilancio annuale e la relazione di riserva.

    Senza il rapporto, senza i soldi.

    In ogni caso il segretario delle banche centrali delle ex-colonie, e il segretario della riunione biennale dei ministri delle Finanze delle ex-colonie viene effettuata dalla banca centrale francese / Tesoro.
    (sic, incomprensibile, probabilmente l'elezione dei due segretari viene effettuata ... NdR)

    # 10. Rinuncia di entrare in un'alleanza militare con qualsiasi altro paese se non autorizzati dalla Francia
    I paesi africani, in generale, sono quelli con la volontà di alleanze militari meno regionali. La maggior parte dei paesi hanno solo alleanze militari con i loro ex-colonizzatori! (Divertente, ma non si può fare di meglio!).

    Nel caso ex colonie della Francia, la Francia vieta loro di cercare altre alleanza militare, tranne quella che ha offerto loro.

    # 11. Obbligo di allearsi con la Francia in situazione di guerra o di crisi globale

    Oltre un milione di soldati africani hanno combattuto per la sconfitta del nazismo e del fascismo durante la seconda guerra mondiale.
    Remember "Marocchinate" (NdR)

    Il loro contributo è spesso ignorato o minimizzato, ma se si pensa che ci sono voluti solo sei settimane per la Germania per sconfiggere la Francia nel 1940, la Francia sa che gli africani potrebbe essere utile per combattere per la "Grandeur de la France" in futuro.

    C'è qualcosa di quasi psicopatico nel rapporto della Francia con l'Africa.

    In primo luogo, la Francia è fortemente dipendente dai saccheggi e dallo sfruttamento dell'Africa dai tempi della schiavitù. Poi c'è questa completa mancanza di creatività e fantasia nell'elite francese di pensare oltre il passato e la tradizione.

    Infine, la Francia ha 2 istituzioni che sono completamente congelate nel passato, abitate da "fonctionnaires haut", alti funzionari paranoici e psicopatici che diffondono la paura dell'apocalisse se la Francia avesse cambiato, e il cui riferimento ideologico ancora proviene dal romanticismo del 19° secolo: sono il ministro della Finanze e bilancio della Francia e del Ministro degli Affari esteri di Francia.

    Queste 2 istituzioni non sono solo una minaccia per l'Africa, ma per i francesi stessi.

    Sta a noi come africani per liberare noi stessi, senza chiedere il permesso, perché io ancora non riesco a capire per esempio, come 450 soldati francesi in Costa d'Avorio potrebbero controllare una popolazione di 20 milioni di persone !?

    La prima reazione delle persone quando vengono a conoscenza dell'imposta coloniale francese è spesso una domanda:
    "Fino a quando?"
    Haiti Bandiera degli
    indipendentisti nel 1803-1804

     Per fare un confronto storico, la Francia ha fatto  pagare ad Haiti l'equivalente moderno di $ 21 miliardi di dollari dal 1804 fino al 1947 (quasi un secolo e mezzo) per le perdite causate ai commercianti di schiavi francesi dall'abolizione della schiavitù e la liberazione degli schiavi di Haiti.

    "Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino" 1789 - 1793. Un'operazione di facciata

    Adesivo a Port-au-Prince che richiede il rimborso dal governo francese

    i paesi africani stanno pagando la tassa coloniale solo per gli ultimi 50 anni, quindi penso che un secolo di pagamento potrebbe essere lasciato ! ..................................

    Mawuna Remarque Koutonin
    A proposito di Mawuna Remarque Koutonin, è un attivista per la pace mondiale, che lavora senza sosta per permettere alle persone di esprimere il loro pieno potenziale e perseguire i loro sogni, a prescindere dal loro background. Egli è il editior di SiliconAfrica.com, fondatore di Goodbuzz.net, e attivista sociale per l'Africa del Rinascimento.ultimo sogno di Koutonin è quello di aprire un potenziale di sviluppo umano scuola di classe mondiale in Africa nel 2017. Se siete interessati a saperne di più su questa impresa o di altri progetti di Koutonin, lo si può raggiungere direttamente via email a linkcrafter@gmail.com

    Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it

    Aggiungo come appendice il link all'articolo Libia:documenti Usa confermano, fu guerra contro l’Italia e qualche documentario in tema dalla trasmissione RAI di giornalismo investigativo "C’era Una Volta" di Silvestro Montanaro, il tutto a conferma di quanto sopra riportato ...

    «Ombre Africane», una serie di 3 film di un'ora dedicati alla  Liberia, contengono alcune testimonianze inedite di liberiani compagni di Charles Taylor, sull'assassinio di Thomas Sankara. Questi ultimi danno un nuovo impulso alla versione sin’ora conosciuta. Soprattutto, questi testimoni affermano d’aver partecipato a questo complotto della Francia e della CIA americana.

    «Ombre Africane»  Nella prima puntata si puntano i riflettori sulla vicenda liberiana. Questo piccolo paese dell’Africa occidentale, per tanti anni base delle operazioni americane in Africa, è stato teatro di più colpi di stato e tanti anni di guerra civile. “C’era una volta” racconta i retroscena dell’ascesa al potere del signore della guerra Charles Taylor accusato da alcuni suoi fedelissimi di aver partecipato all’assassinio del presidente del Burkina Faso, Thomas Sankara. Sankara, leader di un’Africa che voleva farcela da sola e della battaglia contro le catene del debito, viene ucciso nel 1987. Alcuni dei suoi assassini raccontano i dettagli della vicenda ed adombrano potenti mandanti internazionali.
    Da "C'era una volta" di Silvestro Montanaro. Andato in onda su Rai 3 il 15 luglio 2009

    "Ombre africane" di Silvestro Montanaro (Prima puntata) - 2009

    « Ombre Africane » seconda puntata. Un continente più di tutti gli altri, per la storica fragilità delle sue istituzioni ed economie, ha pagato il prezzo più alto: ancora una volta l’Africa. Nella seconda puntata di “Ombre Africane” ancora sconvolgenti rivelazioni sull’ascesa al potere di Charles Taylor, sugli interessi che si nascosero dietro la guerra dei diamanti in Liberia e Sierra leone, sull’ambiguo ruolo svolto dalla diplomazia americana in queste vicende. Ed in più il giallo che sembrerebbe accompagnare la presenza della missione di pace dell’Onu in Liberia. Uno dei suoi più importanti leader viene accusato di aver svolto e svolgere ancora affari in campo diamantifero. Vero, falso? Ombre africane …
    Da "C'era una volta" di Silvestro Montanaro. Andato in onda su Rai 3 il 22 luglio 2009.

    "Ombre Africane" di Silvestro Montanaro (Seconda puntata) - 2009

    « Ombre Africane » terza puntata. La testimonianza di protagonisti di primo piano, del Darfur, della Guinea Bissau e del Congo Brazzaville dove le vicende petrolifere hanno prodotto sanguinosi conflitti.
    Da "C'era una volta" di Silvestro Montanaro. Andato in onda su Rai 3 il 29 luglio 2009

    "Ombre africane" di Silvestro Montanaro (Terza puntata) - 2009

    «La Francia in nero» “C'era una volta”a partire dalla recente crisi in Costa d'Avorio, la perla degli ex possedimenti della Francia in Africa occidentale, inizia un viaggio nella realtà, nelle contraddizioni e negli interessi della "Francofonia" la comunità delle sue ex colonie francesi che l'appoggiano nell'assemblea generale delle Nazioni Unite.
    La Francia è membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell'ONU con diritto di veto sulle questioni internazionali più importanti. Ne fa parte in quanto è tra i Paesi vincitori della seconda guerra mondiale, ma questa sua posizione è certamente rafforzata dall'essere una potenza nucleare e proprio dall'essere a capo di questa comunità, retta non solo dalle ragioni della cooperazione e della libera amicizia, ma da un rapporto e da una serie di legami che potrebbero, secondo molti in Africa, far parlare tranquillamente di "neocolonialismo"Diffuso su RAI 3 nel settembre 2013, inchiesta sul campo dei massacri perpetrati dai ribelli ivoriani, che mette in causa l'ONU e la Francia. Un documentario alla cui diffusione ha fatto seguito una convocazione con il direttore della RAI all'ambasciata della Costa d'Avorio. I diplomatici di questo paese avrebbero minacciato ripercussioni economiche verso le imprese italiane in Costa d’Avorio.

    "La Francia in nero" di Silvestro Montanaro (2012)

    «Ed uccisero la felicità»  A 25 anni dall’assassinio di Thomas Sankara, il giovanissimo e straordinario presidente del Burkina Faso, uno dei paesi più poveri del mondo, C’era una volta racconta l’intreccio di interessi che portò alla sua morte e la grande attualità del suo pensiero. Sankara venne accusato di essere addirittura un folle. Perché? Secondo lui, la politica aveva senso solo se era onesta ed aveva, come suo primo e fondante obiettivo, la felicità.

    Sankara - "... e quel giorno uccisero la felicità"

    di Silvestro Montanaro - da "C'era una volta" rai3 - 18.01.13
    25 anni fa un piccolo uomo dalla pelle nera sfidò i potenti del mondo. Disse che la politica aveva senso solo se lavorava per la felicità dei popoli. Affermò,con il proprio esempio personale, che la politica era servizio, non potere o arricchimento personale. Sostenne le ragioni degli ultimi,dei diversi e delle donne. Denunciò lo strapotere criminale della grande finanza. Irrise le regole di un mondo fondato su di una competività che punisce sempre gli umili e chi lavora. E che arricchisce sempre i burattinai di questa stupida arena. Urlò che il mondo era per le donne e per gli uomini, tutte le donne e tutti gli uomini e che non era giusto che tanti, troppi potessero solo guardare la vita di pochi e tentar di sopravvivere. Lo uccisero e tentarono di cancellarne ogni memoria. Ma, Sankara vive!
    Tradotto da  Arturo Navone per Un Mondo Impossibile


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    Tuesday, January 28th, 2014 at 3:41 pm
    .
    Did you know many African countries continue to pay colonial tax to France since their independence till today!

    When Sékou Touré of Guinea decided in 1958 to get out of french colonial empire, and opted for the country independence, the french colonial elite in Paris got so furious, and in a historic act of fury the french administration in Guinea destroyed everything in the country which represented what they called the benefits from french colonization.

    Three thousand French left the country, taking all their property and destroying anything that which could not be moved: schools, nurseries, public administration buildings were crumbled; cars, books, medicine, research institute instruments, tractors were crushed and sabotaged; horses, cows in the farms were killed, and food in warehouses were burned or poisoned.

    The purpose of this outrageous act was to send a clear message to all other colonies that the consequences for rejecting France would be very high.

    Slowly fear spread trough the african elite, and none after the Guinea events ever found the courage to follow the example of Sékou Touré, whose slogan wa“We prefer freedom in poverty to opulence in slavery.”
    Sylvanus Olympio, the first president of the Republic of Togo, a tiny country in west Africa, found a middle ground solution with the French.
    He didn’t want his country to continue to be a french dominion, therefore he refused to sign the colonisation continuation pact De Gaule proposed, but agree to pay an annual debt to France for the so called benefits Togo got from french colonization.
    It was the only conditions for the French not to destroy the country before leaving. However, the amount estimated by France was so big that the reimbursement of the so called “colonial debt” was close to 40% of the country budget in 1963.
    The financial situation of the newly independent Togo was very unstable, so in order to get out the situation, Olympio decided to get out the french colonial money FCFA (the franc for french african colonies), and issue the country own currency.

    On January 13, 1963, three days after he started printing his country own currency, a squad of illiterate soldiers backed by France killed the first elected president of newly independent Africa. Olympio was killed by an ex French Foreign Legionnaire army sergeant called Etienne Gnassingbe who supposedly received a bounty of $612 from the local French embassy for the hit man job.

    Olympio’s dream was to build an independent and self-sufficient and self-reliant country. But the French didn’t like the idea.

    On June 30, 1962, Modiba Keita , the first president of the Republic of Mali, decided to withdraw from the french colonial currency FCFA which was imposed on 12 newly independent African countries. For the Malian president, who was leaning more to a socialist economy, it was clear that colonisation continuation pact with France was a trap, a burden for the country development.

    On November 19, 1968, like, Olympio, Keita will be the victim of a coup carried out by another ex French Foreign legionnaire, the Lieutenant Moussa Traoré.
    In fact during that turbulent period of African fighting to liberate themselves from European colonization, France would repeatedly use many ex Foreign legionnaires to carry out coups against elected presidents:
    – On January 1st, 1966, Jean-Bédel Bokassa, an ex french foreign legionnaire, carried a coup against David Dacko, the first President of the Central African Republic.
    – On January 3, 1966, Maurice Yaméogo, the first President of the Republic of Upper Volta, now called Burkina Faso, was victim of a coup carried by Aboubacar Sangoulé Lamizana, an ex French legionnaire who fought with french troops in Indonesia and Algeria against these countries independence.
    – on 26 October 1972, Mathieu Kérékou who was a security guard to President Hubert Maga, the first President of the Republic of Benin, carried a coup against the president, after he attended French military schools from 1968 to 1970.
    In fact, during the last 50 years, a total of 67 coups happened in 26 countries in Africa, 16 of those countries are french ex-colonies, which means 61% of the coups happened in Francophone Africa.
    Number of Coups in Africa by country
    Ex French colonies Other African countries
    Country Number of coupCountrynumber of coup
    Togo1Egypte1
    Tunisia1Libye1
    Cote d’Ivoire1Equatorial Guinea1
    Madagascar1Guinea Bissau2
    Rwanda1Liberia2
    Algeria2Nigeria3
    Congo – RDC2Ethiopia3
    Mali2Ouganda4
    Guinea Conakry2Soudan5
    SUB-TOTAL 113
    Congo3
    Tchad3
    Burundi4
    Central Africa4
    Niger4
    Mauritania4
    Burkina Faso5
    Comores5
    SUB-TOTAL 232
    TOTAL (1 + 2)45TOTAL22
    As these numbers demonstrate, France is quite desperate but active to keep a strong hold on his colonies what ever the cost, no matter what.

    In March 2008, former French President Jacques Chirac said:
    “Without Africa, France will slide down into the rank of a third [world] power”
    Chirac’s predecessor François Mitterand already prophesied in 1957 that:
    “Without Africa, France will have no history in the 21st century”

    At this very moment I’m writing this article, 14 african countries are obliged by France, trough a colonial pact, to put 85% of their foreign reserve into France central bank under French minister of Finance control. Until now, 2014, Togo and about 13 other african countries still have to pay colonial debt to France. African leaders who refuse are killed or victim of coup. Those who obey are supported and rewarded by France with lavish lifestyle while their people endure extreme poverty, and desperation.

    It’s such an evil system even denounced by the European Union, but France is not ready to move from that colonial system which puts about 500 billions dollars from Africa to its treasury year in year out.
    We often accuse African leaders of corruption and serving western nations interests instead, but there is a clear explanation for that behavior. They behave so because they are afraid the be killed or victim of a coup. They want a powerful nation to back them in case of aggression or trouble. But, contrary to a friendly nation protection, the western protection is often offered in exchange of these leaders renouncing to serve their own people or nations’ interests.
    African leaders would work in the interest of their people if they were not constantly stalked and bullied by colonial countries.

    In 1958, scared about the consequence of choosing independence from France, Leopold Sédar Senghor declared: “The choice of the Senegalese people is independence; they want it to take place only in friendship with France, not in dispute.”

    From then on France accepted only an “independence on paper” for his colonies, but signed binding “Cooperation Accords”, detailing the nature of their relations with France, in particular ties to France colonial currency (the Franc), France educational system, military and commercial preferences.

    Below are the 11 main components of the Colonisation continuation pact since 1950s:
    #1. Colonial Debt for the benefits of France colonization
    The newly “independent” countries should pay for the infrastructure built by France in the country during colonization.

    I still have to find out the complete details about the amounts, the evaluation of the colonial benefits and the terms of payment imposed on the african countries, but we are working on that (help us with info).

    #2. Automatic confiscation of national reserves

    The African countries should deposit their national monetary reserves into France Central bank.

    France has been holding the national reserves of fourteen african countries since 1961: Benin, Burkina Faso, Guinea-Bissau, Ivory Coast, Mali, Niger, Senegal, Togo, Cameroon, Central African Republic, Chad, Congo-Brazzaville, Equatorial Guinea and Gabon.

    “The monetary policy governing such a diverse aggregation of countries is uncomplicated because it is, in fact, operated by the French Treasury, without reference to the central fiscal authorities of any of the WAEMU or the CEMAC. Under the terms of the agreement which set up these banks and the CFA the Central Bank of each African country is obliged to keep at least 65% of its foreign exchange reserves in an “operations account” held at the French Treasury, as well as another 20% to cover financial liabilities.

    The CFA central banks also impose a cap on credit extended to each member country equivalent to 20% of that country’s public revenue in the preceding year. Even though the BEAC and the BCEAO have an overdraft facility with the French Treasury, the drawdowns on those overdraft facilities are subject to the consent of the French Treasury. The final say is that of the French Treasury which has invested the foreign reserves of the African countries in its own name on the Paris Bourse.

    In short, more than 80% of the foreign reserves of these African countries are deposited in the “operations accounts” controlled by the French Treasury. The two CFA banks are African in name, but have no monetary policies of their own. The countries themselves do not know, nor are they told, how much of the pool of foreign reserves held by the French Treasury belongs to them as a group or individually.

    The earnings of the investment of these funds in the French Treasury pool are supposed to be added to the pool but no accounting is given to either the banks or the countries of the details of any such changes. The limited group of high officials in the French Treasury who have knowledge of the amounts in the “operations accounts”, where these funds are invested; whether there is a profit on these investments; are prohibited from disclosing any of this information to the CFA banks or the central banks of the African states .” Wrote Dr. Gary K. Busch

    It’s now estimated that France is holding close to 500 billions African countries money in its treasury, and would do anything to fight anyone who want to shed a light on this dark side of the old empire.
    The African countries don’t have access to that money.

    France allows them to access only 15% of the money in any given year. If they need more than that, they have to borrow the extra money from their own 65% from the French Treasury at commercial rates.

    To make things more tragic, France impose a cap on the amount of money the countries could borrow from the reserve. The cap is fixed at 20% of their public revenue in the preceding year. If the countries need to borrow more than 20% of their own money, France has a veto.

    Former French President Jacques Chirac recently spoke about the African nations money in France banks. Here is a video of him speaking about the french exploitation scheme. He is speaking in French, but here is a short excerpt transcript: “We have to be honest, and acknowledge that a big part of the money in our banks come precisely from the exploitation of the African continent.”
    see top
    #3. Right of first refusal on any raw or natural resource discovered in the country

    France has the first right to buy any natural resources found in the land of its ex-colonies. It’s only after France would say, “I’m not interested”, that the African countries are allowed to seek other partners.

    #4. Priority to French interests and companies in public procurement and public biding

    In the award of government contracts, French companies must be considered first, and only after that these countries could look elsewhere. It doesn’t matter if the african countries can obtain better value for money elsewhere.

    As consequence, in many of the french ex-colonies, all the majors economical assets of the countries are in the hand of french expatriates. In Côte d’Ivoire, for example, french companies own and control all the major utilities – water, electricity, telephone, transport, ports and major banks. The same in commerce, construction, and agriculture.

    In the end, as I’ve written in a previous article, Africans now Live On A Continent Owned by Europeans!

    #5. Exclusive right to supply military equipment and Train the country military officers

    Through a sophisticated scheme of scholarships, grants, and “Defense Agreements” attached to the Colonial Pact, the africans should send their senior military officers for training in France or French ran-training facilities.

    The situation on the continent now is that France has trained hundreds, even thousands of traitors and nourish them. They are dormant when they are not needed, and activated when needed for a coup or any other purpose!

    #6. Right for France to pre-deploy troops and intervene military in the country to defend its interests

    Under something called “Defence Agreements” attached to the Colonial Pact, France had the legal right to intervene militarily in the African countries, and also to station troops permanently in bases and military facilities in those
    countries, run entirely by the French.

    French military bases in Africa   see top

    When President Laurent Gbagbo of Côte d’Ivoire tried to end the French exploitation of the country, France organized a coup. During the long process to oust Gbagbo, France tanks, helicopter gunships and Special Forces intervened directly in the conflit, fired on civilians and killed many.

    To add insult to injury, France estimated that the French business community had lost several millions of dollars when in the rush to leave Abidjan in 2006 the French Army massacred 65 unarmed civilians and wounded 1,200 others.

    After France succeeded the coup, and transferred power to Alassane Outtara, France requested Ouattara government to pay compensation to French business community for the losses during the civil war.

    Indeed the Ouattara government paid them twice what they said they had lost in leaving.

    #7. Obligation to make French the official language of the country and the language for education

    Oui, Monsieur. Vous devez parlez français, la langue de Molière!

    A French language and culture dissemination organization has been created called “Francophonie” with several satellites and affiliates organizations supervised by the French Minister of Foreign Affairs.

    As demonstrated in this article, if French is the only language you speak, you’d have access to less than 4% of humanity knowledge and ideas. That’s very limiting.

    #8. Obligation to use France colonial money FCFA

    That’s the real milk cow for France, but it’s such an evil system even denounced by the European Union, but France is not ready to move from that colonial system which puts about 500 billions dollars from Africa to its treasury.

    During the introduction of Euro currency in Europe, other european countries discovered the french exploitation scheme. Many, specially the nordic countries, were appalled and suggested France get rid of the system, but unsuccessfully.

    #9. Obligation to send France annual balance and reserve report.

    Without the report, no money.

    Anyway the secretary of the Central banks of the ex-colonies, and the secretary of the bi-annual meeting of the Ministers of Finance of the ex-colonies is carried out by France Central bank / Treasury.

    #10. Renonciation to enter into military alliance with any other country unless authorized by France

    African countries in general are the ones with will less regional military alliances. Most of the countries have only military alliances with their ex-colonisers! (funny, but you can’t do better!).

    In the case France ex-colonies, France forbid them to seek other military alliance except the one it offered them.

    #11. Obligation to ally with France in situation of war or global crisis

    Over one million africans soldiers fought for the defeat of nazism and fascism during the second world war.

    Their contribution is often ignored or minimized, but when you think that it took only 6 weeks for Germany to defeat France in 1940, France knows that Africans could be useful for fighting for la “Grandeur de la France” in the future.

    There is something almost psychopathic in the relation of France with Africa.

    First, France is severely addicted to looting and exploitation of Africa since the time of slavery. Then there is this complete lack of creativity and imagination of french elite to think beyond the past and tradition.

    Finally, France has 2 institutions which are completely frozen into the past, inhabited by paranoid and psychopath “haut fonctionnaires” who spread fear of apocalypse if France would change, and whose ideological reference still comes from the 19th century romanticism: they are the Minister of Finance and Budget of France and the Minister of Foreign affairs of France.

    These 2 institutions are not only a threat to Africa, but to the French themselves.
    It’s up to us as African to free ourselves, without asking for permission, because I still can’t understand for example how 450 french soldiers in Côte d’Ivoire could control a population of 20 millions people!?

    People first reaction when they learn about the french colonial tax is often a question: “Until when?”

    For historical comparison, France made Haiti to pay the modern equivalent of $21 billion from 1804 till 1947 (almost one century and half) for the losses caused to french slave traders by the abolition of slavery and the liberation of the Haitian slaves.

    African countries are paying the colonial tax only for the last 50 years, so I think one century of payment might be left!