Descrizione

“La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

“Contra factum non valet argumentum”

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martedì 2 ottobre 2018

Francis Gillery : "ho studiato il meccanismo della menzogna di Stato nel caso Lady Diana" di Thierry Meyssan



Articolo datato ma interessante, che una vicenda del genere non si limitasse a un semplice incidente stradale era più che evidente ma ancora oggi a vent'anni dal fatto e a dieci dalla seguente intervista nulla è cambiato della versione ufficiale. L'ipotesi ventilata è più che mai plausibile, l'obiettivo non era Lady Diana ma Dodi Al-Fayed, trafficante d'armi, l'intervista si conclude con :
"Manifestamente, ci sono ancora delle poste in gioco, dieci anni dopo questo dramma"
in verità ancora dopo altri undici anni ulteriori ritorna qualcosa :

L’operazione Khashoggi
Bastava aspettare. Il 2 ottobre 2018 il principe Mohammed Bin Salman fa assassinare nel consolato saudita a Istanbul uno dei nanutengoli del principe al-Waleed Bin Talal, il giornalista Jamal Khashoggi, violando l’articolo 55 della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari.
Il medico personale di re Abdul Aziz era il nonno di Khashoggi. Il mercante d’armi Adnan Khashoggi, che equipaggiò l’aeronautica militare saudita e poi rifornì per conto del Pentagono l’Iran sciita contro l’Iraq sunnita, era suo zio. Samira Khashoggi, sua zia, è la madre del mercante d’armi Dodi Al-Fayed (eliminato con la compagna, la principessa britannica Lady Diana). Vedremo in seguito la storia completa.


Interessante soprattutto perchè, come vedremo, sono state utilizzate tutte le tecniche possibili in mano al regime, disinformazione, depistaggi, teoria del complotto, manipolazione, omissioni, cover up, omicidi e quel che più rimarcherei, il motivo, la "ragione di stato", quella cosa oscura che quasi tutti non considerano negli eventi che capitano, resta da determinare quale sia nei vari casi lo stato, non certo le repubbliche delle banane con cui è costruito il mondo e i pagliacci di politici che fungono da passacarte, quando non perseguitati, generalmente è un'entità sovranazionale che superficialmente potremo anche chiamare finanza, ma è ben altro, e vedrete che quando considererete i migliaia di miliardi di dollari in gioco, ho visto fare cose indegne per poche decine di migliaia di lire, magari fossero stati euro, e il gusto sadico del potere di vita o di morte sull'umanità forse finalmente vi toglierete dalla testa bacata una volta per tutte quel termine idiota, ideato appositamente, come qui lo chiamano  procedimento di devalorizzazione :
la "Teoria del Complotto" ...
Che in questo caso predominasse la "ragione del 'deep state'" fu evidente fin da subito e appunto, perchè lo fu immediatamente da, da pensare che fossero in qualche modo preparati ...

A seguire la recensione dei due film e del libro in questione, film datati difficili da trovare, l'unico posto dove ho rintracciato il secondo, più completo, sicuramente interessante è amazon Inghilterra edizione Istituto Luce sottotitolato italiano 8 sterline, come da immagine allegata più avanti.



Francis Gillery : "ho studiato il meccanismo della 

menzogna di Stato nel caso Diana"
29 agosto 2007

Scrittore e regista, Francis Gillery conduce da svariati anni un’inchiesta sul caso della Principessa Diana, o piuttosto sul modo in cui la ragione di Stato ha imposto una versione ufficiale e soffocato ogni contestazione a proposito della morte del suo amante, l’armatore Dodi Al-Fayed. In occasione della coraggiosa diffusione del suo film "Diana e i fantasmi dell’Alma" attraverso France 3, egli risponde alle domande di Thierry Meyssan.

Diana et les fantômes de l'Alma - extrait -

Inserire sottotitoli in italiano dalle impostazioni

Voltaire : Nella notte tra il 30 ed il 31 agosto 1997, una Mercedes si scontrava contro un pilastro del tunnel del ponte dell’Alma, uccidendo l’autista della limousine (Henry Paul), i due passeggeri (l’armatore Dodi Al-Fayed e la sua amante la principessa Diana), e ferendo gravemente la guardia del corpo Trevor Rees-Jones). Le autorità hanno riassunto l’avvenimento come un banale fatto di cronaca: un incidente d’auto provocato da un autista brillo. Pertanto, dieci anni più tardi, i fans della principessa hanno sempre l’impressione che si nasconda qualcosa e la ripresa dell’ inchiesta da parte britannica non ha chiarito le numerose questioni in sospeso. Il solo testimone del dramma, Trevor Rees-Jones, che avrebbe potuto fare un po’ di luce, resta muto assicurando di essere diventato amnesico. Secondo voi, c’è un segreto in questa storia ?

Francis Gillery : La morte di Dodi Al- Fayed non sarebbe mai stata tanto mediatizzata se Diana non fosse stata nella sua macchina. E’ un caso che avrebbe potuto restare nell’ombra e su cui le autorità francesi sono state costrette al silenzio.

In modo ricorrente, esistono dei "segreti di Stato" in cui le trattazioni di ogni tipo - parlo in modo generale - non devono essere rese pubbliche ed obbligano lo Stato a fare delle concessioni. All’occorrenza, la posizione francese ha certamente permesso di regolare dei problemi di tipo commerciale che avevano delle conseguenze per la Francia. Si è scelto il silenzio per risolvere questi problemi.

Voltaire : c’era qualcosa da negoziare ?

Francis Gillery : Penso di si. Ma non ho sviluppato questo aspetto nel mio libro, né nel mio documentario, poiché non volevo entrare in ipotesi e speculazioni. (Volevo) giusto portare il lettore ed il telespettatore ad interrogarsi su una storia e sulla maniera in cui è stata costruita.

Voltaire : Da molto tempo, già nei Paesi anglosassoni, e da cinque anni in Francia, le autorità hanno imparato a svalorizzare ogni interrogativo sulle loro dichiarazioni, qualificandoli come "teorie del complotto". Precisamente, non si è denunciata una "teoria del complotto" tra le persone che dubitano della versione ufficiale della morte della principessa Diana ?

Francis Gillery : E’ questo procedimento di devalorizzazione che mi ha interessato. Mentre ogni inchiesta scientifica deve avere un contraddittorio, ogni persona che contesta la versione iniziale è tacciata d’infamia. E’ questo meccanismo di divieto di pensare, di disinformazione, che è il soggetto del mio studio, di cui la questione Diana non è che un caso.

Qui si hanno immediatamente due versioni distinte: una ufficiale, che è l’incidente autostradale; ed una dissidente di Mohammed Al-Fayed, il padre del morto. Egli parla di "complotto", ma non nel senso in cui lo si intende di seguito. Egli non entra nel dettaglio, ma lascia pensare che ne era stato avvertito in anticipo. Le sue dichiarazioni suggeriscono che questo complotto si estende al mondo degli affari, dei suoi affari. Attraverso uno slittamento di vocabolario, il dibattito si è complicato passando dal complotto criminale alla "teoria del complotto", ovvero ad un tentativo irrazionale di spiegare l’ordine ed il disordine del mondo attraverso un attore occulto. Da allora, le persone ragionevoli si allontanano dalla discussione.

Voltaire : Un altro modo di svalorizzare è l’accusa di antisemitismo: Lei contesta la versione ufficiale, allora Lei è un revisionista ?

Francis Gillery : Si è cercato varie volte di farmi prendere questa china, specie quando alcune personalità mi hanno suggerito, senza alcun elemento, la pista del Mossad. E’ un grande classico della manipolazione.

Voltaire : la conclusione provvisoria dei Suoi lavori è che non si tratta di un incidente, ma di un crimine, e che il bersaglio non era la principessa Diana, ma il suo amante, l’armatore Dodi-Al-Fayed. Non è molto di tendenza.

Francis Gillery : E’ almeno la prova che il mio modo di procedere non è interessato. La focalizzazione sul personaggio pubblico di Diana ha scartato ogni riflessione su gli Al-Fayed. Non si è mai investigato in questa direzione. I poliziotti ed i media non ne hanno mai parlato. Principalmente perché nessuno ha fatto il suo lavoro. I poliziotti hanno ricostruito un incidente stradale e i giornalisti hanno riprodotto questa versione. Si è venduta molta carta stampata, ma non si è trattato nulla, al contrario, si è ottenebrata la questione.

Per essere giusti, bisogna riconoscere che qualcuno ha agito con professionalità, ma la sua voce è stata ricoperta dal chiasso : Cito per esempio Peter Hounam del Sunday Times, che, dal 1998, ha sollevato l’attenzione sulla pista Dodi.

Qui l’eccezione conferma la regola. Dall’inizio il branco dei media ha accettato la versione dell’incidente stradale: Nessuno si è mai interessato alla causa del decesso. Così non si sa di cosa Dodi-Al Fayed è morto. Nessuna autopsia è stata praticata. E perché la si doveva fare, dato che si era già persuasi che si trattava di un incidente d’auto ?

Questo meccanismo della versione iniziale che erge a certezza e che viene eretta a dogma, si riproduce di caso in caso, quando è in ballo la ragione di Stato. Dobbiamo studiarlo e comprenderlo. L’affare Diana è un caso da scuola: è perché lei è morta che si è potuto occultare il resto e le vere poste in gioco. Ma è anche perché era implicata lei, che, dieci anni dopo, non ci si soddisfa delle menzogne ufficiali ed è ancora possibile parlarne.


Voltaire : Il recente rapporto di 800 pagine di Lord Stevens non chiude la polemica ?

Francis Gillery : No. Del resto Lord Stevens ha avuto la prudenza di precisare che si trattava di un rapporto preliminare anche se non aveva previsto di dare un rapporto conclusivo. Si tratta solo di una vasta sequela (di argomenti) che si applica per eludere le questioni principali. A cominciare da questa: Dodi Al- Fayed non era a passeggio a Parigi, ma si recava ad un appuntamento preciso per concludere un certo contratto.

Solo e senza mezzi sono arrivato a riunire una quantità d’informazioni: Non posso credere che Scotland Yard, con una decina d’investigatori a tempo pieno e mezzi considerevoli, non le abbia trovate in più di tre anni di ricerche. Ma piuttosto che approfondire queste informazioni, Lord Stevens le ha insabbiate.

L'entrata alla Galleria dell'Alma,

luogo in cui è avvenuto l'incidente

fatale il 31 agosto 1997
Per esempio, nel mio primo film, Lady died, avevo evocato le confidenze del fotografo James Andanson allo scrittore Frederic Dard. Andanson confidava d’esser stato presente con la sua Fiat Uno nel tunnel dell’Alma. Poiché Andanson è stato trovato morto in circostanze misteriose ed anche Frederic Dard è morto, in seguito, una commissione rogatoria è stata aperta per ascoltare la sua vedova e sua figlia che avevano assistito alla conversazione. Sono state ascoltate separatamente per ore e poi confrontate. Poiché mantenevano la loro versione, sono state "cucinate" fino a fargli dire che si erano alzate durante il pasto per servire le pietanze, che avevano capito male la conversazione, forse, e dunque la loro testimonianza non poteva essere considerata valida. Questo malgrado i Dard avessero dei camerieri che assicuravano il servizio a tavola.

Lord Stevens ha sistematicamente scartato gli elementi che lo infastidivano ed ha ignorato quelli che non riusciva a scartare. Così si è stabilito che il conducente ha perso il controllo del veicolo, ma non perché l’ha perso. Era importante analizzare l’impianto elettrico ed il computer di bordo. Il rapporto Stevens assicura che è tutto troppo in pessimo stato per poter essere analizzato da un esperto. Ciò, non è, evidentemente, credibile per la scatola.

Voltaire : Nei giorni che hanno seguito l’incidente, ho incontrato un responsabile dello spionaggio francese che ha ricordato davanti a me l’inchiesta parallela dei servizi del Primo ministro sul modo di operare degli assassini. Queste investigazioni sono comprese nel dossier giudiziario ?

Francis Gillery : capisco di cosa parla. Ebbene no, questa inchiesta è restata segreta : del resto, non è la sola. Oltre alla squadra criminale responsabile legalmente di questo affare, la squadra anti-terrorismo ha condotto l’inchiesta fuori procedura. Ma anche in questo caso non si sa nulla dei risultati cui è giunta.

Voltaire : Si obietta spesso che casi come questi sono impossibili, poiché per realizzarli e farli passare sotto silenzio, implicherebbero un gran numero di complici, dunque un gran rischio di essere sventati. Alcuni investigatori sono ritornati sulle loro affermazioni iniziali?

Francis Gillery : la maggior parte dei funzionari che ha lavorato su questa storia, non ne conosce che dei frammenti. Ma per parlare, bisogna avere una visione d’insieme. E’ tutto.

Quando un superiore vi dice :"Ci regoliamo su questo", non si arriva più in là. Tutti vogliono riuscire a fare qualcosa, nell’interesse del servizio, nell’interesse dello Stato. Nessuno svelerà stati d’animo anni dopo. Nessuno si metterà in pericolo, né si isolerà dai suoi colleghi per consegnare una testimonianza che sa essere parziale e poco utile, intanto che rimarrà solo.

Il ministro dell’Interno dell’epoca, Jean Pierre Chevènement, ha forse esitato a parlare. In ogni caso, egli sapeva di certo più di un semplice poliziotto e si è chiaramente dissociato dalla versione che ha contribuito a propagandare, sottolineando che si era fidato unicamente di ciò che i servizi gli avevano detto. Alla fine, non è andato più lontano.

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Voltaire : non è necessario fare appello a numerosi funzionari per soffocare un caso. Gli stati hanno generalmente sotto mano qualche collaboratore compiacente per questo, piazzato ai posti giusti. Chi ha diretto l’ inchiesta medico-legale ?

Francis Gillery : Il Dottor Dominique Leconte, e le sue analisi del sangue sono state trattate da un laboratorio esterno. Si tratta dello stesso medico e degli stessi esperti che hanno stabilito che il giudice Bernard Borrel era stato assassinato a Gibuti, un altro affare di Stato, ma che si conosce meglio oggi. Si, si ritrovano gli stessi protagonisti, quando è in gioco la ragione di Stato.

Insisto sul fatto che le analisi del sangue non sono serie, una prima analisi ha mostrato che l’autista, Henry Paul, era ubriaco, ma ha anche mostrato che il suo sangue era saturo di monossido di carbonio: in questo caso non poteva essere il suo sangue che si ha analizzato, poiché con un tale tasso di monossido di carbonio non avrebbe potuto tenersi in piedi, ed ancora meno mettersi al volante di una macchina.

Malgrado ciò si è proceduto ad una contro analisi, qualche giorno dopo, che ha dato gli stessi risultati. Ciò è ancora più ridicolo. Poiché il tasso alcolico sarebbe dovuto variare con il tempo. Per farla, non ci si è sbarazzati dei protocolli : sono gli stessi esperti che hanno proceduto all’analisi e l’hanno fatta quando avevano ancora i campioni precedenti.

Voltaire : In definitiva solo Mohammed Al-Fayed avrebbe potuto giuridicamente stoppare questa mascherata. Perché nemmeno lui l’ha fatto ?

Francis Gillery : Dall’inizio ha ricordato un complotto criminale. Ma svelare gli altarini avrebbe supposto esporre alla luce le sue attività. Ora il commercio delle armi implica la più grande discrezione.

Il suo entourage gli ha consigliato di sviare l’attenzione su Diana. Ha portato causa alla famiglia reale. Si è troppo compromesso in questa versione per poter, oggi, dire la verità.

Voltaire : Al contrario, alcuni rivali di Al-Fayed potevano avere interesse a fare scoppiare la verità per farli uscire allo scoperto. Lei ha incontrato Ashraf Marwan, l’altro grande negoziante d’armi egiziano, prima che non cadesse dal suo balcone il 27 giugno scorso ?

Francis Gillery : No. Ho cercato a lungo di parlargli, ma si è rifiutato. Sapevo che aveva tutte le chiavi del caso. Ho appreso della sua morte leggendo Voltairenet.org. Anche lì ho visto come la macchina mediatica va su di giri: tutti parlavano del suo ruolo noto durante la Guerra dei Sei Giorni, nessuno, salvo voi, notava il suo mestiere: il mercante d’armi.

Voltaire : Visto che le autorità francesi hanno imposto una versione dei fatti, che significa la diffusione del suo documentario critico, da parte di un canale pubblico francese ?

Francis Gillery : Non sono sprovveduto. Non credo che questo accada per caso. Manifestamente, ci sono ancora delle poste in gioco, dieci anni dopo questo dramma.
Fonte   voltairenet   
Tradotto per comedonchisciotte.org da Draculia


I due film e il libro di Francis Gillery


Lady died. Ediz. illustrata
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Se dei fantasmi continuano ad abitare place de l'Alma, è forse perchè dei segreti sepolti nella memoria dei vivi faticano ancora a trovare la via della luce. E se il compito dell'istituzione giudiziaria è quello di ristabilire l'ordine pubblico, tale missione sembra essere stata perfettamente assolta dalla Francia dopo la morte spettacolare della principessa Diana avvenuta a Parigi nella notte fra il 30 e il 31 agosto 1997: un "banale" incidente stradale. È verso le sfere opache dei gruppi di influenza del lusso e del potere che si orienta la presente inchiesta. Essa propone un punto di vista inedito sulla morte di Diana, principessa di Galles, e di Dodi al-Fayed, dirigendo le ricerche verso l'"altro mondo" in cui si muovevano i tragici amanti.
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La spettacolare morte di Lady Diana Spencer a Parigi il 31 agosto 1997 pose fine alla vita e al destino della "principessa dei cuori".
Questo evento, che ha coinvolto una personalità così famosa, ha creato un'enorme ondata di emozioni e un'atmosfera di lutto mondiale, a cui i media francesi hanno contribuito in modo sostanziale.
Ma perché sollecitare a tal punto la compassione e un crescente accumulo di emozioni a scapito delle vere notizie sulla fine dell'ascesa di una personalità con ambizioni personali indiscutibili che hanno disturbato la Corona d'Inghilterra ? Se non la seppellire più velocemente ?
Questo film intende mettere in discussione l'effetto perverso, se non ricercato, consistente nel trattare solo la storia dei fatti in modo da negare un altro livello di realtà ed evitare qualsiasi notizia sull'altro mondo, quella dei ricchi e dei persone al potere. Un mondo che a volte accidentalmente interferisce con le nostre vite quotidiane o la cui irruzione prende la forma di un incidente.
Il film intende anche mostrare come il pubblico in generale sia stato manipolato in questo caso: inizieremo la nostra indagine dagli stessi elementi oggettivi che erano a disposizione dei media in quel momento e che quei media hanno scelto o meno per sostanziare la teoria ufficiale dell'incidente.
Guarderemo indietro, con occhio critico e analitico, a ciò che è stato preso da alcuni per un evento, da altri per un non-evento, e in entrambi i casi a un caso modello di come le notizie, a cui pochi di noi sono stati in grado di ignorare, sono presentati.
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«La sua indagine è densa, accessibile a tutti ed eccitante. Niente a che vedere con un'ennesima accusa ai paparazzi (...) Emozionante».
- Aujourd'hui en Francia -


DIANA E I FANTASMI DELL'ALMA Un film di Francis Gillery - 2006

Locandina Diana et les fantomes de l'Alma
"Il precedente film prodotto da Artline Films, Lady Died (2002), è tornato alla verità ufficiale e al trattamento mediatico dell'incidente automobilistico in cui Lady Di era stata uccisa; un evento sensazionale che ha segnato la fine del ventesimo secolo, e un diversivo ben orchestrato si sarà limitato alle notizie.
Ricordando le linee principali del caso Diana, Requiem for a Princess farà il punto sui recenti sviluppi, raccoglierà gli elementi nascosti in Lady Died e, soprattutto, continuerà l'indagine su una traccia inedita.
È un "cambio di famiglia", una mossa da Windsor a Fayed, un passaggio da Buckingham a Harrods e un passaggio dai tabloid alle gazzette politiche economiche e finanziarie.
Questa indagine svilupperà una visione dello scontro molto diverso da quello controverso della giustizia francese (velocità, alcool) da un lato e quello dell'attacco fomentato dalla famiglia reale d'Inghilterra, perniciosamente alimentato da Mohamed al Fayed (attacco reale) d'altra parte.
La mia ipotesi è meno comune dell'incidente stradale e meno inquietante per la famiglia reale di quella di Fayed.
La comprensibile concentrazione sulla personalità della Principessa del Galles le fece dimenticare che non era sola nella macchina".
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"Questo film accuratamente realizzato (...) si rivela piuttosto ben documentato e quindi sconvolge l'indagine ufficiale che il dubbio ci sta intromettendo. È intelligente ... "
- Télérama -


Segue quello che sembra lo stesso documentario ma con titolo e recensione diversa :
REQUIEM PER UNA PRINCIPESSA Un film di Francis Gillery

Due miliardi e mezzo di telespettatori hanno assistito al suo funerale in televisione. Dieci anni dopo, nonostante due distinte inchieste ufficiali, seguite da vicino da un'enorme copertura giornalistica e televisiva, la causa della morte di Diana, la Principessa del Galles, rimane un mistero completo. 
Non era colpa dei paparazzi, né dell'autista. Non era una questione di velocità o di alcol. Non è stato un "normale incidente stradale", come l'indagine francese ha cercato di dimostrare. Troppe domande rimangono ancora senza risposta.
Perché l'analisi del sangue dell'autista è ovviamente falsa e il campione di sangue reale è ufficialmente perso ? Perché un testimone oculare chiave era indubbiamente spaventato dal silenzio dalle autorità francesi ? Perché l'indagine inglese è iniziata più di sei anni dopo i fatti ? Dove stava andando davvero la Mercedes ? Cosa dovrebbe essere successo dopo ?
Fonti elusive. Disavventure amministrative. Sparizioni di testimoni. Indagini pubbliche tardive. Conclusioni giudiziarie controverse.
L'indagine di Francis Gillery è iniziata in Francia quattro anni fa.
Testimonianze chiave e prove nascoste erano in attesa di essere trovate da un'indagine approfondita.
Ciò che Gillery ha scoperto dà un significato del tutto inaspettato alla tragedia. "Requiem for a Princess" segue un percorso sorprendente da Parigi a Dubai, passando per Londra, Lussemburgo, Vienna, Monaco e Washington. L'indagine coinvolge personaggi principali direttamente coinvolti nel dramma, esperti scientifici e legali e giornalisti di alto livello.

Descrizione del DVD
A dieci anni dalla morte della principessa Diana, un'inchiesta sorprendente che chiama in causa i protagonisti coinvolti nel dramma, gli esperti scientifici, i legali e i giornalisti più importanti. Dietro le quinte, le rivelazioni di prima mano degli agenti della CIA, dei commercianti di armi e dei criminologi ci conducono attraverso la storia mai raccontata della dinastia Al-Fayed.

martedì 29 maggio 2018

The Washington Post : Diffondere notizie false, fake news, diventa una pratica standard per i governi di tutto il mondo


Nulla di nuovo per chi è attento, ma certificato dal Washington Post non può essere fatta passare per una fake news, il sistema è sempre il solito, chi ha sempre creato fake news, accusa gli chi si oppone e cerca di tappargli la bocca, Israele chiede Censura mondiale di Internet. Il problema vero è chi, ignorante, si intromette e di fatto crea un muro a difesa dei soprusi del potere, questo succede sempre e con qualsiasi argomento, la parolina magica inventata dalla CIA è "complottista" ma ce ne sono altre, "revisionista, negazionista, fascista, populista", tutte create ad hoc ...

Memorie di un ex disinformatore del web, tutta la serie degli articoli inerenti, al termine, come sempre.

Chi è attivo sul web è ben consapevole che c'è una guerra in atto, o meglio, la guerra seria è un'altra JohnF. Kennedy. Discorso Il presidente e la stampa. La Dichiarazione diuna Guerra Segreta:- Speech The President and the Press. TheDeclaration of a Secret War, quì se ne svolge una parte, "noi" che cerchiamo di svegliare, salvare le persone e il pianeta e "loro", che ovviamente fanno l'esatto contrario, ed è anche chiarissimo che hanno iniziato prima "loro" .... L’usura,per Ezra Pound, e non solo per lui, ha mosso guerra al mondo dal1694, quando nacque la Banca d’Inghilterra

17 luglio 2017

Le campagne di manipolazione dell'opinione pubblica attraverso postazioni di social media false o fuorvianti sono diventate prassi politica standard in gran parte del mondo, con ministeri informativi, unità militari specializzate e operatori politici che modellano il flusso di informazioni in dozzine di paesi, secondo quanto riferito da un gruppo di ricerca britannico.

Questi sforzi di propaganda sfruttano ogni piattaforma di social media - Facebook, Twitter, Instagram e oltre - e si basano su utenti umani e "robot" computerizzati che possono amplificare drammaticamente il potere delle campagne di disinformazione automatizzando il processo di preparazione e consegna dei post. I robot interagiscono con utenti umani e anche con altri robot.  Sniper, il nuovo Golem. Nella tradizione ebraica il Golem è un tipo di robot creato dagli ebrei per servire il popolo eletto ed i propri interessi tribali.

Sebbene la maggior parte delle piattaforme di social media siano progettate e gestite da società con sede negli Stati Uniti, le piattaforme vengono infiltrate quasi subito dopo la loro pubblicazione al pubblico da una serie di attori internazionali abili a utilizzare le informazioni per far avanzare le agende politiche, all'interno dei loro paesi e oltre, dicono i ricercatori del Computational Propaganda Research Project della Oxford University.
"La propaganda del governo si è evoluta con i social media ed è cresciuta insieme ad essa",
ha detto Philip N. Howard, professore di Oxford e coautore del rapporto, chiamato
"Truppe, troll e creatori di problemi: un inventario globale della manipolazione dei social media organizzati".
Il rapporto si basa su notizie di propaganda dei social media in 29 paesi per giungere a conclusioni più ampie sulla crescita globale di varie tecniche, tra cui l'emissione di notizie false, attaccando i giornalisti o contrastando messaggi critici sui social media con messaggi a sostegno di una posizione del governo o di una visione politica.


Questi sforzi sono spesso, anche se non sempre, clandestini, con l'origine dei post sui social media oscurati attraverso informazioni false sull'account. I robot giocano spesso ruoli chiave creando automaticamente post sui social media, rispondendo ad altri utenti e facendo eco a determinati temi in un modo che è difficile distinguere dagli utenti umani normali. I bot possono pubblicare molto più spesso degli utenti umani, in alcuni casi più di 1.000 volte al giorno; gli utenti umani soprannominati "cyborg" si affidano a tecnologie di automazione simili per rafforzare anche il potere dei loro account.

Twitter e Facebook, che possiede Instagram, hanno rifiutato di commentare il rapporto. Nessuna delle due società è stata individuata nella relazione, anche se Twitter e Facebook sono diventati obiettivi popolari per la manipolazione dei social media a causa della loro portata globale.
'
Howard ha detto che lui e l'altro ricercatore principale del rapporto, Samantha Bradshaw di Oxford, sono rimasti colpiti da quanta parte dell'attività di propaganda e innovazione si è verificata nelle democrazie di stile occidentale, tra cui la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, Israele, Australia e Messico.

Il rapporto, citando un account di notizie precedentemente pubblicato, ha detto che Israele aveva 350 account di social media su più piattaforme, operanti in inglese, ebraico e arabo. Una campagna di propaganda britannica pubblica video falsi su YouTube nel tentativo di impedire che i musulmani si radicalizzino e si uniscano alla guerra in Siria, secondo il rapporto. E le forze politiche in Messico usavano i robot e gli utenti umani per attaccare i giornalisti e diffondere disinformazione sui social media.
In alcuni casi, questi sforzi hanno coinvolto le burocrazie governative in piena regola, con un numero costante di dipendenti e di salari fissi. Altre volte gruppi di attivisti online o gruppi ad hoc di lavoratori pagati hanno lavorato insieme per una singola campagna prima di essere sciolti. Alcuni sforzi vengono anche esternalizzati a fornitori privati ​​specializzati nell'influenzare le opinioni attraverso i social media.

Sebbene la Russia sia alla guida del mondo nella sofisticazione dei suoi sforzi di propaganda online, Howard ha affermato che gli sforzi per sostenere il repubblicano Donald Trump nella campagna presidenziale del 2016 hanno dato il via all'utilizzo dei social media per formare un'opinione politica. Il gruppo di Howard e altri hanno precedentemente riferito che i robot di Twitter che supportano Trump erano molto più vocali e organizzati dei robot che sostenevano la democratica Hillary Clinton, in particolare nei giorni finali delle elezioni.
"Sono i cicli elettorali presidenziali che hanno investito decine di milioni di dollari in queste innovazioni", ha affermato Howard. "Le innovazioni dei grandi investimenti accadono negli Stati Uniti e poi vengono adottate ovunque".
Altri ricercatori hanno documentato il potere dei social media per sostenere il sorprendente successo elettorale di Trump e hanno mostrato che alcune di quelle risorse dei social media si stanno diffondendo ad altre nazioni.


La diffusione di documenti poco lusinghieri sul candidato presidenziale francese Emmanuel Macron - ora sfatato come fasullo - ha ottenuto un supporto chiave negli ultimi giorni delle elezioni di maggio dai bot di Twitter che avevano sostenuto anche Trump negli Stati Uniti, secondo Emilio Ferrara, ricercatore dell'Università della California del sud.

Ha analizzato 17 milioni di tweet, scoprendo che i bot con sede fuori dalla Francia si sono concentrati su questioni diverse rispetto agli utenti umani di Twitter in Francia. Il suo ultimo rapporto , pubblicato questo mese, ha suggerito la possibilità di "un mercato nero per i robot di disinformazione politici riutilizzabili".

L'uso di queste tecniche sta crescendo rapidamente mentre i robot e le altre tecniche per manipolare l'opinione sui social media diventano più economici e più facili da usare, e man mano che aumenta la loro efficacia. Molte aziende ora vendono account bot a migliaia e, a pagamento, li gestiranno per i clienti, ha detto Ferrara.

Lui e altri ricercatori hanno detto che le piattaforme di social media non fanno abbastanza per combattere la diffusione dei bot e la conseguente propaganda. L'impatto va al di là delle politiche elettorali a temi caldi come il cambiamento climatico e la sicurezza dei vaccini.
"La stragrande maggioranza delle persone ... sarebbero sorprese dalla misura in cui queste piattaforme vengono utilizzate per manipolazioni politiche", ha detto Ferrara. "Soprattutto se nessuno fa nulla al riguardo."
Il gruppo di Howard ha anche rilevato dei robot che supportano Trump lavorando su altre questioni a livello globale, spesso in accordo con i bot che sostengono le cause di estrema destra e le campagne di propaganda della Russia.
"Generano così tanti contenuti - e condividono i contenuti l'uno dell'altro - che è difficile disaggregare le reti",
 ha detto Howard.

Fonte   washingtonpost


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sabato 23 dicembre 2017

Crimini Francesi Liberté, Égalité, Fraternité: 14 paesi africani costretti dalla Francia a pagare imposte coloniali per i benefici di schiavitù e colonizzazione. Attuati meccanismi imperialisti FMI

Lo sapevate che molti paesi africani continuano a pagare le tasse coloniali alla Francia dalla loro indipendenza fino ad oggi !!

Bene, semplicemente, molto semplicemente spiegati i meccanismi in uso in tutto il mondo, non solo in Africa, nulla da stupirsi nella "ebraicissima" Francia.
Ora capisco perchè in Francia Victor Hugo scriveva "I Miserabili", invece in Italia Dante Alighieri scriveva "La Divina Commedia".
Certe volte diventa difficile commentare, qu
esta è una di quelle volte, non perchè non me lo aspettassi o perchè mi ha scioccato, perchè l'ipocrisia, la meschinità e quant'altro delle volte superano il tollerabile, si potrebbe scrivere una enciclica come commento. Si permettono di bloccarli alla frontiera e rimandarceli indietro, a noi che gli annulliamo i debiti per poi fare ingrassare loro, non gli basta vampirizzargli 500 cinquecento miliardi di dollari anno dopo anno dal 1961 e vanno a fare l'ennesimo colpo di stato in Libia con i medesimi sistemi descritti nell'articolo, per rapinare il petrolio che onestamente l'Italia comprava, in appendice il link ai relativi documenti desecretati.
     
Non riescono nemmeno a stare dentro il patto di stabilità, con questa rapina perpetua e non ci posso credere hanno rapinato 21 miliardi di dollari ad Haiti, leggete, leggete, incredibile, non i fatti l'incredibile è che vengono a fare la morale a noi, che voglio dire ancora si hanno da digerire le "marocchinate" della II guerra mondiale. Parassiti è troppo poco, sanguisughe e pidocchi meglio li rappresentano, bisognerebbe chiedergli i danni per concorrenza sleale, chiaro non sono solo loro, capito come mai i migranti e tutto quello che ne viene, ah ancora non avete letto, il sistema è sempre il solito degli imperialisti "usraeliani", FMI ed ecc., colpi di stato, omicidi, corruzzioni e così via. Leggendo si avrà chiaro il sistema come e perchè hanno fatto fuori, denigrandoli prima e dopo i leader che avevano a cuore il loro paese, Mussolini, Ceausescu, Saddam, Gheddafi, Moro, Kennedy, Ali Bhutto, tutta la famiglia Romanoff, lo Zar di Russia, prima o poi mi metto a cercarli tutti, perchè quà si parla di Francia ed Africa ma è tutto uguale, il giochino non cambia, come già ne avevo parlato in appendice delle ovvie conferme di quanto descritto. Non proseguo tutto quello che potrei scrivere dovrebbe venire già in mente a voi leggendo, e dire che l'ho trovato per caso, un commento in un sito che consigliava di leggerlo, il prossimo che sento parlare di complotti lo affogo ....
Ah beh è ovvio che il motto francese è giacobino, ma
ssone ... cittadino, cittadino ... stà M....A
Sapevi che molti paesi africani continuano a pagare le tasse coloniali in Francia dalla loro indipendenza fino ad oggi !

28 gennaio 2014

Quando Sékou Touré della Guinea ha deciso nel 1958 di uscire dall'impero coloniale francese, e ha optato per l'indipendenza Paese, l'elite coloniale francese a Parigi era così furiosa, che in un atto storico di furia dell'amministrazione francese in Guinea ha distrutto nel paese tutto ciò che rappresentava quello che chiamavano i vantaggi di colonizzazione francese.
Tremila francesi hanno lasciato il paese, prendendo tutte le loro proprietà e distruggendo tutto ciò che che non poteva essere spostato: scuole, asili, edifici della pubblica amministrazione sono stati sbriciolati; automobili, libri, medicine, strumenti dell'istituto di ricerca, trattori sono stati schiacciati e sabotati; cavalli, mucche nelle aziende sono stati uccisi, e il cibo nei magazzini è stato bruciato o avvelenato.

Lo scopo di questo atto oltraggioso è stato quello di inviare un messaggio chiaro a tutte le altre colonie che le conseguenze per respingere la Francia sarebbero state molto elevate.

Lentamente la paura si diffuse attraverso l'elite africana, e nessuno dopo gli eventi della Guinea ha mai più trovato il coraggio di seguire l'esempio di Sékou Touré, il cui slogan era :
"Noi preferiamo la libertà nella povertà alla ricchezza in condizioni di schiavitù."



Sylvanus Olympio , il primo presidente della Repubblica del Togo, un piccolo paese in Africa occidentale, ha trovato una soluzione di mezzo con i francesi.
Non voleva che il suo paese continuasse ad essere un dominio francese, quindi, si è rifiutato di firmare il patto di prosecuzione della colonizzazione proposto da De Gaule, ma ha accettato di pagare un debito annuale alla Francia per i cosiddetti benefici che il Togo avrebbe ricevuto dalla colonizzazione francese.
Era l'unica condizione per i francesi per non distruggere il paese prima della partenza.  
Tuttavia, l'importo stimato dalla Francia era così grande che il rimborso del cosiddetto "debito coloniale" era vicino al 40% del bilancio Paese nel 1963.

La situazione finanziaria del Togo, da poco indipendente era molto instabile, per cui al fine di uscire dalla situazione, Olympio ha deciso di uscire dal denaro coloniale francese FCFA (il franco per le colonie africane), ed emettere la propria moneta del paese.
Il 13 gennaio 1963, tre giorni dopo aver iniziato la stampa della  propria valuta del suo paese, una squadra di soldati analfabeti sostenuta dalla Francia ha ucciso il primo presidente eletto dell'Africa da poco indipendente. Olympio fu ucciso da un ex sergente della Legione Straniera dell'esercito francese chiamato Etienne Gnassingbe che presumibilmente ha ricevuto una taglia di $ 612 presso l'ambasciata locale francese per il lavoro di tiratore scelto.
Il sogno di Olympio era quello di costruire un paese indipendente e autosufficiente e autonomo. Ma ai francesi non piaceva l'idea.

Il 30 giugno 1962, Modiba Keita, il primo presidente della Repubblica del Mali, ha deciso di ritirarsi dalla valuta coloniale francese FCFA che è stata imposta a 12 paesi africani di nuova indipendenza. Per il presidente del Mali, che era favorevole più per un'economia socialista, era chiaro che il patto con la Francia di continuazione della colonizzazione era una trappola, un peso per lo sviluppo del Paese.
Il 19 novembre 1968, come, Olympio, Keita sarà vittima di un colpo di stato effettuato da un altro ex legionario straniero francese, il tenente Moussa Traoré .
Infatti in quel periodo turbolento della lotta africana per liberarsi dalla colonizzazione europea, la Francia avrebbe ripetutamente utilizzare molti ex legionari stranieri per effettuare colpi contro i presidenti eletti:
- Il 1° gennaio 1966 Jean-Bédel Bokassa, un ex legionario straniero francese, ha effettuato un colpo di stato contro David Dacko , il primo Presidente della Repubblica Centrafricana.
- Il 3 gennaio 1966 Maurice Yaméogo, il primo Presidente della Repubblica dell'Alto Volta, ora chiamato Burkina Faso, è stato vittima di un colpo di stato eseguito da Aboubacar Sangoulé Lamizana , un ex legionario francese che ha combattuto con le truppe francesi in Indonesia e in Algeria contro l'indipendenza di questi paesi .
- Il 26 ottobre 1972 Mathieu Kérékou che era una guardia di sicurezza del Presidente Hubert Maga , il primo Presidente della Repubblica del Benin, effettuava un colpo di stato contro il presidente, dopo aver frequentato le scuole militari francesi nel 1968-1970 .

Infatti, nel corso degli ultimi 50 anni, per un totale di 67 colpi di stato avvenuti in 26 paesi in Africa, 16 di questi paesi sono
 ex-colonie francese, il che significa il 61% dei colpi di stato è accaduto in Africa francofona.

Numero di colpi di stato in Africa per paese :
Ex colonie francesi Altri paesi africani
Nazione Numero di colpi di statoNazionenumero di colpi di stato
Andare1Egypte1
Tunisia1Libye1
Costa d'Avorio1Guinea Equatoriale1
Madagascar1Guinea-Bissau2
Ruanda1Liberia2
Algeria2Nigeria3
Congo - RDC2Etiopia3
Mali2Ouganda4
Guinea Conakry2Soudan5
SUB-TOTALE 113
Congo3
Tchad3
Burundi4
Africa centrale4
Niger4
Mauritania4
Burkina Faso5
Comores5
SUB -Totale 232
TOTALE (1 + 2)45TOTALE22
Come dimostrano questi numeri, la Francia è abbastanza disperata ma attiva per mantenere una forte presa sulle sue colonie quale che sia mai il costo, non importa quale.
Nel marzo 2008, l'ex presidente francese Jacques Chirac ha detto:
"Senza l'Africa, la Francia scivolerà giù nel rango di un terzo [mondo] potere"
Il predecessore di Chirac François Mitterand aveva già profetizzato nel 1957 che:
"Senza l'Africa, la Francia avrà nessuna storia nel 21° secolo"
In questo momento che sto scrivendo questo articolo, 14 paesi africani sono obbligati dalla Francia, attraverso un patto coloniale, a mettere l'85% delle loro riserve valutarie nella banca centrale di Francia sotto il controllo del ministro francese delle Finanze. Fino ad oggi, 2014, Togo e circa altri 13 paesi africani devono ancora pagare il debito coloniale alla Francia. I leader africani che rifiutano vengono uccisi o vittime di colpo di stato. Coloro che obbediscono sono supportati e ricompensati dalla Francia con uno stile di vita sontuoso, mentre il loro popolo deve sopportare condizioni di estrema povertà e disperazione.
Questo è il sistema comune ad uso in tutto il mondo da parte dell'imperialismo "USraeliano" tramite l'FMI e la Banca Mondiale, ONU e NATO, al soldo dei Banksters, lampante la storia di Ceausescu, ma anche di tanti altri, tutti, tutti quelli deposti in un modo nell'altro, assassinati, colpi di stato, processi, guerre, false rivoluzioni; ormai ben documentato ... (NdR)
Si tratta di un sistema così malevolo che è stato anche denunciato dall'Unione Europea, ma la Francia non è pronta ad uscire da quel sistema coloniale che mette circa 500 miliardi di dollari dall'Africa nella sua tesoreria anno dopo anno.
Spesso accusiamo i leader africani di corruzione e di servire gli interessi delle nazioni occidentali, invece, c'è una spiegazione chiara per quel comportamento. Si comportano così perché hanno paura l'essere uccisi o vittime di un colpo di stato. Vogliono una nazione potente per farne una partnership in caso di aggressione o di difficoltà. Ma, al contrario di una nazione amica di protezione, la protezione occidentale è spesso offerta in cambio a questi leader con la rinuncia a servire il proprio popolo o gli interessi delle proprie nazioni.
I leader africani avrebbero lavorato nell'interesse del loro popolo, se non erano costantemente "stalked and bullied" inseguiti e perseguitati da parte dei paesi coloniali.

Basi militari USA e Francesi in Africa

Nel 1958, per paura delle conseguenze per la scelta dell'indipendenza dalla Francia, Leopold Sedar Senghor ha dichiarato:
"La scelta del popolo senegalese è l'indipendenza; vogliono che avvenga solo in amicizia con la Francia, non è in discussione".
Da allora in poi la Francia ha accettato solo una "indipendenza sulla carta" per le sue colonie, ma ha firmato "accordi di cooperazione" vincolanti, specificando la natura delle loro relazioni con la Francia, in particolare i legami con la moneta coloniale di Francia (il franco), il sistema educativo Francese, militare e le preferenze commerciali.

Di seguito sono elencate le 11 principali componenti del patto di prosecuzione della colonizzazione dal 1950:
# 1. Debito coloniale per i benefici della colonizzazione della Francia 
I paesi "indipendenti" di recente, devono pagare per l'infrastruttura costruita dalla Francia nel paese durante la colonizzazione.
Devo ancora scoprire i dettagli completi su gli importi, la valutazione dei benefici coloniali e le modalità di pagamento imposto ai paesi africani, ma stiamo lavorando su questo (ci aiutano con le informazioni).

# 2. La confisca automatica delle riserve nazionali
I paesi africani dovrebbero depositare le loro riserve monetarie nazionali nella banca centrale di Francia.
La Francia ha trattenuto le riserve nazionali di quattordici paesi africani dal 1961: Benin, Burkina Faso, Guinea-Bissau, Costa d'Avorio, Mali, Niger, Senegal, Togo, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Congo-Brazzaville, Guinea Equatoriale e il Gabon .

"La politica monetaria è subordinata, tale aggregazione eterogenea di paesi è semplice perché è, infatti, gestito dal Tesoro francese, senza alcun riferimento alle autorità fiscali centrali di uno degli elementi WAEMU o CEMAC. Secondo i termini dell'accordo che ha istituito queste banche e il CFA, la Banca centrale di ciascun paese africano è obbligato a tenere almeno il 65% delle sue riserve di valuta estera in un "operazioni di conto" da tenersi presso il Tesoro francese, così come un altro 20% per coprire le passività finanziarie.

Le banche centrali CFA impongono anche un tappo sul credito concesso a ciascun paese membro pari al 20% delle entrate pubbliche di quel paese nel corso dell'anno precedente. Anche se il BEAC e la BCEAO hanno un credito in conto corrente con il Tesoro francese, gli utilizzi di questi scoperti di conto corrente sono soggetti al consenso del Tesoro francese. L'ultima parola è quella del Tesoro francese che ha investito le riserve valutarie dei paesi africani a proprio nome alla Borsa di Parigi.

In breve, oltre l'80% delle riserve estere di questi paesi africani sono depositati nei "conti delle operazioni" controllati dal Tesoro francese. Le due banche sono CFA africane nel nome, ma non hanno politiche monetarie loro proprie. I paesi stessi non sanno, né è stato detto, quanta parte del pool di riserve in valuta estera detenute dal Tesoro francese appartiene a loro come gruppo o individualmente.

I guadagni degli investimenti di questi fondi nel pool Tesoro francese dovrebbero essere aggiunti al pool, ma non è dato di contabilità per entrambe le banche o i paesi dei dettagli di tali modifiche. Un gruppo ristretto di alti funzionari del Tesoro francese che hanno conoscenza degli importi dei "conti operazioni", in cui viene investito in tali fondi; se vi è un profitto su tali investimenti; è vietato di divulgare una di queste informazioni alle banche CFA o le banche centrali degli stati africani. 
Ha scritto Dr. Gary K. Busch
"Si stima che la Francia sta tenendo quasi 500 miliardi di denaro dei paesi africani nella sua tesoreria, e farebbe di tutto per combattere tutti coloro che vogliono gettare luce su questo lato oscuro del vecchio impero".
I paesi africani non hanno accesso a quel denaro.

La Francia permette loro di accedere solo il 15% del denaro in un dato anno. Se hanno bisogno di più di questo, devono prendere in prestito il denaro extra dal proprio 65% dal Tesoro francese a tassi commerciali (interessi NdR).

Per rendere la cosa più tragica, la Francia impone un limite alla quantità di denaro che i paesi potrebbero prendere in prestito dalla riserva. Il tappo è fissato al 20% delle loro entrate pubbliche nel corso dell'anno precedente. Se i paesi hanno bisogno di prendere in prestito più del 20% del proprio denaro, la Francia ha un diritto di veto.

L'ex presidente francese Jacques Chirac ha recentemente parlato del denaro delle nazioni africane nelle banche in Francia . Ecco un video dove stà parlando del sistema di sfruttamento francese. Sta parlando in francese, ma qui è una breve trascrizione estratto : 
". Dobbiamo essere onesti e riconoscere che una grande parte del denaro nelle nostre banche provengono proprio dallo sfruttamento del continente africano"
Chirac ha riconosciuto il saccheggio dell'Africa. Per una volta, un politico francese riconosce che l'Europa è ricca sulle spalle di africani e non è cambiato nulla ...

# 3. Diritto di prelazione su qualsiasi risorsa grezzo o naturale scoperta nel paese
La Francia ha il primo diritto di acquistare tutte le risorse naturali presenti nella terra delle sue ex colonie. E' solo dopo che la Francia avrebbe detto, "non mi interessa", che i paesi africani sono autorizzati a cercare altri partner.

# 4. La priorità per gli interessi francesi e imprese in materia di appalti pubblici e di offerta pubblica
Nel aggiudicazione di appalti pubblici, le società francesi devono essere considerate per prime, e solo dopo che questi paesi potrebbero guardare altrove. Non importa se i paesi africani possono ottenere un migliore rapporto qualità-prezzo altrove.

Come conseguenza, in molte delle ex-colonie francesi, tutte le major economiche  attive dei paesi sono nelle mani di espatriati francesi. In Costa d'Avorio, per esempio, le aziende francesi possiedono e controllano tutte le maggiori utilities - acqua, elettricità, telefono, trasporti, porti e grandi banche. Lo stesso nel commercio, l'edilizia e l'agricoltura.

Alla fine, come ho scritto in un precedente articolo, gli africani ora vivono in un continente di proprietà di europei!

# 5. Diritto esclusivo di fornire equipaggiamento militare e addestrare gli ufficiali militari nazionali
Attraverso uno schema sofisticato di borse di studio, sussidi, e "accordi di difesa" allegati al patto coloniale, gli africani devono inviare i loro alti ufficiali militari per la formazione in Francia o strutture gestite da formazione francese.

La situazione del continente è ora che la Francia ha formato centinaia, addirittura migliaia di traditori e li nutrono. Sono dormienti quando non sono necessari, ed attivati ​​in caso di necessità per un colpo di stato o di qualsiasi altro scopo!

Guarda, guarda la combinazione come i "Sayanim" israeliani ... (NdR)

# 6. Diritto per la Francia di pre-schierare truppe e di intervenire militare nel paese per difendere i suoi interessi
Sotto qualcosa chiamato "Accordi di difesa" allegate al patto coloniale, la Francia ha il diritto legale di intervenire militarmente nei paesi africani, e anche avere truppe stazionate in modo permanente nelle basi e strutture militari in quei paesi, gestite interamente dai francesi.

Basi militari francesi in Africa:
Basi militari francesi in Africa

Nuove forze militari francesi nella zona Sahariana. Le forze francesi saranno organizzate intorno a quattro campi base, ciascuno con la propria attenzione, e con quartier generale nella capitale ciadiana di N'Djamena

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Quando il presidente Laurent Gbagbo della Costa d'Avorio ha cercato di porre fine allo sfruttamento francese del paese, la Francia ha organizzato un colpo di stato. Durante il lungo processo per cacciare Gbagbo, carri armati, elicotteri e forze speciali francesi sono intervenute direttamente nel conflitto, hanno sparato sui civili e ne hanno uccisi molti.

Per aggiungere la beffa al danno, la Francia ha stimato che il mondo degli affari francese aveva perso diversi milioni di dollari, quando nella fretta di lasciare Abidjan nel 2006 l'esercito francese ha massacrato 65 civili disarmati e ne ha feriti altri 1.200.

Dopo che la Francia è riuscito nel colpo di stato, ha trasferito il potere a Alassane Ouattara, la Francia ha chiesto il governo Ouattara di pagare un risarcimento alla comunità d'affari francese per le perdite durante la guerra civile.

In effetti il ​​governo Ouattara ha pagato loro due volte quello che hanno detto che avevano perso in partenza.

# 7. Obbligo di rendere il francese lingua ufficiale del paese e lingua per l'istruzione

Oui, monsieur. Vous Devez Parlez français, la lingua di Molière!

Un'organizzazione per la lingua e la cultura francese diffusione è stata creata e chiamata "Francofonia" con diversi satelliti e le organizzazioni affiliate supervisionati dal Ministro degli esteri francese.

Come dimostrato in questo articolo, se il francese è l'unica lingua che parli, hai accesso a meno del 4% della conoscenza dell'umanità e idee. Questo è molto limitante.

# 8. Obbligo di utilizzare
denaro coloniale francese FCFA
Questo è il vero latte di mucca per la Francia, ma si tratta di un sistema così malevolo che è stato anche denunciato dall'Unione Europea, ma la Francia non è pronto ad uscire da quel sistema coloniale che mette a circa 500 miliardi di dollari dall'Africa nel suo tesoro.

Durante l'introduzione della moneta euro in Europa, altri paesi europei hanno scoperto il regime di sfruttamento francese. Molti, specialmente i paesi nordici, sono rimasti sconvolti ed hanno suggerito la Francia sbarazzarsi del sistema, ma senza successo.

# 9. Obbligo di inviare alla Francia bilancio annuale e la relazione di riserva.

Senza il rapporto, senza i soldi.

In ogni caso il segretario delle banche centrali delle ex-colonie, e il segretario della riunione biennale dei ministri delle Finanze delle ex-colonie viene effettuata dalla banca centrale francese / Tesoro.
(sic, incomprensibile, probabilmente l'elezione dei due segretari viene effettuata ... NdR)

# 10. Rinuncia di entrare in un'alleanza militare con qualsiasi altro paese se non autorizzati dalla Francia
I paesi africani, in generale, sono quelli con la volontà di alleanze militari meno regionali. La maggior parte dei paesi hanno solo alleanze militari con i loro ex-colonizzatori! (Divertente, ma non si può fare di meglio!).

Nel caso ex colonie della Francia, la Francia vieta loro di cercare altre alleanza militare, tranne quella che ha offerto loro.

# 11. Obbligo di allearsi con la Francia in situazione di guerra o di crisi globale

Oltre un milione di soldati africani hanno combattuto per la sconfitta del nazismo e del fascismo durante la seconda guerra mondiale.
Remember "Marocchinate" (NdR)

Il loro contributo è spesso ignorato o minimizzato, ma se si pensa che ci sono voluti solo sei settimane per la Germania per sconfiggere la Francia nel 1940, la Francia sa che gli africani potrebbe essere utile per combattere per la "Grandeur de la France" in futuro.

C'è qualcosa di quasi psicopatico nel rapporto della Francia con l'Africa.

In primo luogo, la Francia è fortemente dipendente dai saccheggi e dallo sfruttamento dell'Africa dai tempi della schiavitù. Poi c'è questa completa mancanza di creatività e fantasia nell'elite francese di pensare oltre il passato e la tradizione.

Infine, la Francia ha 2 istituzioni che sono completamente congelate nel passato, abitate da "fonctionnaires haut", alti funzionari paranoici e psicopatici che diffondono la paura dell'apocalisse se la Francia avesse cambiato, e il cui riferimento ideologico ancora proviene dal romanticismo del 19° secolo: sono il ministro della Finanze e bilancio della Francia e del Ministro degli Affari esteri di Francia.

Queste 2 istituzioni non sono solo una minaccia per l'Africa, ma per i francesi stessi.

Sta a noi come africani per liberare noi stessi, senza chiedere il permesso, perché io ancora non riesco a capire per esempio, come 450 soldati francesi in Costa d'Avorio potrebbero controllare una popolazione di 20 milioni di persone !?

La prima reazione delle persone quando vengono a conoscenza dell'imposta coloniale francese è spesso una domanda:
"Fino a quando?"
Haiti Bandiera degli
indipendentisti nel 1803-1804

 Per fare un confronto storico, la Francia ha fatto  pagare ad Haiti l'equivalente moderno di $ 21 miliardi di dollari dal 1804 fino al 1947 (quasi un secolo e mezzo) per le perdite causate ai commercianti di schiavi francesi dall'abolizione della schiavitù e la liberazione degli schiavi di Haiti.

"Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino" 1789 - 1793. Un'operazione di facciata

Adesivo a Port-au-Prince che richiede il rimborso dal governo francese

i paesi africani stanno pagando la tassa coloniale solo per gli ultimi 50 anni, quindi penso che un secolo di pagamento potrebbe essere lasciato ! ..................................

Mawuna Remarque Koutonin
A proposito di Mawuna Remarque Koutonin, è un attivista per la pace mondiale, che lavora senza sosta per permettere alle persone di esprimere il loro pieno potenziale e perseguire i loro sogni, a prescindere dal loro background. Egli è il editior di SiliconAfrica.com, fondatore di Goodbuzz.net, e attivista sociale per l'Africa del Rinascimento.ultimo sogno di Koutonin è quello di aprire un potenziale di sviluppo umano scuola di classe mondiale in Africa nel 2017. Se siete interessati a saperne di più su questa impresa o di altri progetti di Koutonin, lo si può raggiungere direttamente via email a linkcrafter@gmail.com

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Aggiungo come appendice il link all'articolo Libia:documenti Usa confermano, fu guerra contro l’Italia e qualche documentario in tema dalla trasmissione RAI di giornalismo investigativo "C’era Una Volta" di Silvestro Montanaro, il tutto a conferma di quanto sopra riportato ...

«Ombre Africane», una serie di 3 film di un'ora dedicati alla  Liberia, contengono alcune testimonianze inedite di liberiani compagni di Charles Taylor, sull'assassinio di Thomas Sankara. Questi ultimi danno un nuovo impulso alla versione sin’ora conosciuta. Soprattutto, questi testimoni affermano d’aver partecipato a questo complotto della Francia e della CIA americana.

«Ombre Africane»  Nella prima puntata si puntano i riflettori sulla vicenda liberiana. Questo piccolo paese dell’Africa occidentale, per tanti anni base delle operazioni americane in Africa, è stato teatro di più colpi di stato e tanti anni di guerra civile. “C’era una volta” racconta i retroscena dell’ascesa al potere del signore della guerra Charles Taylor accusato da alcuni suoi fedelissimi di aver partecipato all’assassinio del presidente del Burkina Faso, Thomas Sankara. Sankara, leader di un’Africa che voleva farcela da sola e della battaglia contro le catene del debito, viene ucciso nel 1987. Alcuni dei suoi assassini raccontano i dettagli della vicenda ed adombrano potenti mandanti internazionali.
Da "C'era una volta" di Silvestro Montanaro. Andato in onda su Rai 3 il 15 luglio 2009

"Ombre africane" di Silvestro Montanaro (Prima puntata) - 2009

« Ombre Africane » seconda puntata. Un continente più di tutti gli altri, per la storica fragilità delle sue istituzioni ed economie, ha pagato il prezzo più alto: ancora una volta l’Africa. Nella seconda puntata di “Ombre Africane” ancora sconvolgenti rivelazioni sull’ascesa al potere di Charles Taylor, sugli interessi che si nascosero dietro la guerra dei diamanti in Liberia e Sierra leone, sull’ambiguo ruolo svolto dalla diplomazia americana in queste vicende. Ed in più il giallo che sembrerebbe accompagnare la presenza della missione di pace dell’Onu in Liberia. Uno dei suoi più importanti leader viene accusato di aver svolto e svolgere ancora affari in campo diamantifero. Vero, falso? Ombre africane …
Da "C'era una volta" di Silvestro Montanaro. Andato in onda su Rai 3 il 22 luglio 2009.

"Ombre Africane" di Silvestro Montanaro (Seconda puntata) - 2009

« Ombre Africane » terza puntata. La testimonianza di protagonisti di primo piano, del Darfur, della Guinea Bissau e del Congo Brazzaville dove le vicende petrolifere hanno prodotto sanguinosi conflitti.
Da "C'era una volta" di Silvestro Montanaro. Andato in onda su Rai 3 il 29 luglio 2009

"Ombre africane" di Silvestro Montanaro (Terza puntata) - 2009

«La Francia in nero» “C'era una volta”,  a partire dalla recente crisi in Costa d'Avorio, la perla degli ex possedimenti della Francia in Africa occidentale, inizia un viaggio nella realtà, nelle contraddizioni e negli interessi della "Francofonia" la comunità delle sue ex colonie francesi che l'appoggiano nell'assemblea generale delle Nazioni Unite.
La Francia è membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell'ONU con diritto di veto sulle questioni internazionali più importanti. Ne fa parte in quanto è tra i Paesi vincitori della seconda guerra mondiale, ma questa sua posizione è certamente rafforzata dall'essere una potenza nucleare e proprio dall'essere a capo di questa comunità, retta non solo dalle ragioni della cooperazione e della libera amicizia, ma da un rapporto e da una serie di legami che potrebbero, secondo molti in Africa, far parlare tranquillamente di "neocolonialismo". Diffuso su RAI 3 nel settembre 2013, inchiesta sul campo dei massacri perpetrati dai ribelli ivoriani, che mette in causa l'ONU e la Francia. Un documentario alla cui diffusione ha fatto seguito una convocazione con il direttore della RAI all'ambasciata della Costa d'Avorio. I diplomatici di questo paese avrebbero minacciato ripercussioni economiche verso le imprese italiane in Costa d’Avorio.

"La Francia in nero" di Silvestro Montanaro (2012)

«Ed uccisero la felicità»  A 25 anni dall’assassinio di Thomas Sankara, il giovanissimo e straordinario presidente del Burkina Faso, uno dei paesi più poveri del mondo, C’era una volta racconta l’intreccio di interessi che portò alla sua morte e la grande attualità del suo pensiero. Sankara venne accusato di essere addirittura un folle. Perché? Secondo lui, la politica aveva senso solo se era onesta ed aveva, come suo primo e fondante obiettivo, la felicità.

Sankara - "... e quel giorno uccisero la felicità"

di Silvestro Montanaro - da "C'era una volta" rai3 - 18.01.13
25 anni fa un piccolo uomo dalla pelle nera sfidò i potenti del mondo. Disse che la politica aveva senso solo se lavorava per la felicità dei popoli. Affermò,con il proprio esempio personale, che la politica era servizio, non potere o arricchimento personale. Sostenne le ragioni degli ultimi,dei diversi e delle donne. Denunciò lo strapotere criminale della grande finanza. Irrise le regole di un mondo fondato su di una competività che punisce sempre gli umili e chi lavora. E che arricchisce sempre i burattinai di questa stupida arena. Urlò che il mondo era per le donne e per gli uomini, tutte le donne e tutti gli uomini e che non era giusto che tanti, troppi potessero solo guardare la vita di pochi e tentar di sopravvivere. Lo uccisero e tentarono di cancellarne ogni memoria. Ma, Sankara vive!
Tradotto da  Arturo Navone per Un Mondo Impossibile


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Tuesday, January 28th, 2014 at 3:41 pm
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Did you know many African countries continue to pay colonial tax to France since their independence till today!

When Sékou Touré of Guinea decided in 1958 to get out of french colonial empire, and opted for the country independence, the french colonial elite in Paris got so furious, and in a historic act of fury the french administration in Guinea destroyed everything in the country which represented what they called the benefits from french colonization.

Three thousand French left the country, taking all their property and destroying anything that which could not be moved: schools, nurseries, public administration buildings were crumbled; cars, books, medicine, research institute instruments, tractors were crushed and sabotaged; horses, cows in the farms were killed, and food in warehouses were burned or poisoned.

The purpose of this outrageous act was to send a clear message to all other colonies that the consequences for rejecting France would be very high.

Slowly fear spread trough the african elite, and none after the Guinea events ever found the courage to follow the example of Sékou Touré, whose slogan was “We prefer freedom in poverty to opulence in slavery.”
Sylvanus Olympio, the first president of the Republic of Togo, a tiny country in west Africa, found a middle ground solution with the French.
He didn’t want his country to continue to be a french dominion, therefore he refused to sign the colonisation continuation pact De Gaule proposed, but agree to pay an annual debt to France for the so called benefits Togo got from french colonization.
It was the only conditions for the French not to destroy the country before leaving. However, the amount estimated by France was so big that the reimbursement of the so called “colonial debt” was close to 40% of the country budget in 1963.
The financial situation of the newly independent Togo was very unstable, so in order to get out the situation, Olympio decided to get out the french colonial money FCFA (the franc for french african colonies), and issue the country own currency.

On January 13, 1963, three days after he started printing his country own currency, a squad of illiterate soldiers backed by France killed the first elected president of newly independent Africa. Olympio was killed by an ex French Foreign Legionnaire army sergeant called Etienne Gnassingbe who supposedly received a bounty of $612 from the local French embassy for the hit man job.

Olympio’s dream was to build an independent and self-sufficient and self-reliant country. But the French didn’t like the idea.

On June 30, 1962, Modiba Keita , the first president of the Republic of Mali, decided to withdraw from the french colonial currency FCFA which was imposed on 12 newly independent African countries. For the Malian president, who was leaning more to a socialist economy, it was clear that colonisation continuation pact with France was a trap, a burden for the country development.

On November 19, 1968, like, Olympio, Keita will be the victim of a coup carried out by another ex French Foreign legionnaire, the Lieutenant Moussa Traoré.
In fact during that turbulent period of African fighting to liberate themselves from European colonization, France would repeatedly use many ex Foreign legionnaires to carry out coups against elected presidents:
– On January 1st, 1966, Jean-Bédel Bokassa, an ex french foreign legionnaire, carried a coup against David Dacko, the first President of the Central African Republic.
– On January 3, 1966, Maurice Yaméogo, the first President of the Republic of Upper Volta, now called Burkina Faso, was victim of a coup carried by Aboubacar Sangoulé Lamizana, an ex French legionnaire who fought with french troops in Indonesia and Algeria against these countries independence.
– on 26 October 1972, Mathieu Kérékou who was a security guard to President Hubert Maga, the first President of the Republic of Benin, carried a coup against the president, after he attended French military schools from 1968 to 1970.
In fact, during the last 50 years, a total of 67 coups happened in 26 countries in Africa, 16 of those countries are french ex-colonies, which means 61% of the coups happened in Francophone Africa.
Number of Coups in Africa by country
Ex French colonies Other African countries
Country Number of coupCountrynumber of coup
Togo1Egypte1
Tunisia1Libye1
Cote d’Ivoire1Equatorial Guinea1
Madagascar1Guinea Bissau2
Rwanda1Liberia2
Algeria2Nigeria3
Congo – RDC2Ethiopia3
Mali2Ouganda4
Guinea Conakry2Soudan5
SUB-TOTAL 113
Congo3
Tchad3
Burundi4
Central Africa4
Niger4
Mauritania4
Burkina Faso5
Comores5
SUB-TOTAL 232
TOTAL (1 + 2)45TOTAL22
As these numbers demonstrate, France is quite desperate but active to keep a strong hold on his colonies what ever the cost, no matter what.

In March 2008, former French President Jacques Chirac said:
“Without Africa, France will slide down into the rank of a third [world] power”
Chirac’s predecessor François Mitterand already prophesied in 1957 that:
“Without Africa, France will have no history in the 21st century”

At this very moment I’m writing this article, 14 african countries are obliged by France, trough a colonial pact, to put 85% of their foreign reserve into France central bank under French minister of Finance control. Until now, 2014, Togo and about 13 other african countries still have to pay colonial debt to France. African leaders who refuse are killed or victim of coup. Those who obey are supported and rewarded by France with lavish lifestyle while their people endure extreme poverty, and desperation.

It’s such an evil system even denounced by the European Union, but France is not ready to move from that colonial system which puts about 500 billions dollars from Africa to its treasury year in year out.
We often accuse African leaders of corruption and serving western nations interests instead, but there is a clear explanation for that behavior. They behave so because they are afraid the be killed or victim of a coup. They want a powerful nation to back them in case of aggression or trouble. But, contrary to a friendly nation protection, the western protection is often offered in exchange of these leaders renouncing to serve their own people or nations’ interests.
African leaders would work in the interest of their people if they were not constantly stalked and bullied by colonial countries.

In 1958, scared about the consequence of choosing independence from France, Leopold Sédar Senghor declared: “The choice of the Senegalese people is independence; they want it to take place only in friendship with France, not in dispute.”

From then on France accepted only an “independence on paper” for his colonies, but signed binding “Cooperation Accords”, detailing the nature of their relations with France, in particular ties to France colonial currency (the Franc), France educational system, military and commercial preferences.

Below are the 11 main components of the Colonisation continuation pact since 1950s:
#1. Colonial Debt for the benefits of France colonization
The newly “independent” countries should pay for the infrastructure built by France in the country during colonization.

I still have to find out the complete details about the amounts, the evaluation of the colonial benefits and the terms of payment imposed on the african countries, but we are working on that (help us with info).

#2. Automatic confiscation of national reserves

The African countries should deposit their national monetary reserves into France Central bank.

France has been holding the national reserves of fourteen african countries since 1961: Benin, Burkina Faso, Guinea-Bissau, Ivory Coast, Mali, Niger, Senegal, Togo, Cameroon, Central African Republic, Chad, Congo-Brazzaville, Equatorial Guinea and Gabon.

“The monetary policy governing such a diverse aggregation of countries is uncomplicated because it is, in fact, operated by the French Treasury, without reference to the central fiscal authorities of any of the WAEMU or the CEMAC. Under the terms of the agreement which set up these banks and the CFA the Central Bank of each African country is obliged to keep at least 65% of its foreign exchange reserves in an “operations account” held at the French Treasury, as well as another 20% to cover financial liabilities.

The CFA central banks also impose a cap on credit extended to each member country equivalent to 20% of that country’s public revenue in the preceding year. Even though the BEAC and the BCEAO have an overdraft facility with the French Treasury, the drawdowns on those overdraft facilities are subject to the consent of the French Treasury. The final say is that of the French Treasury which has invested the foreign reserves of the African countries in its own name on the Paris Bourse.

In short, more than 80% of the foreign reserves of these African countries are deposited in the “operations accounts” controlled by the French Treasury. The two CFA banks are African in name, but have no monetary policies of their own. The countries themselves do not know, nor are they told, how much of the pool of foreign reserves held by the French Treasury belongs to them as a group or individually.

The earnings of the investment of these funds in the French Treasury pool are supposed to be added to the pool but no accounting is given to either the banks or the countries of the details of any such changes. The limited group of high officials in the French Treasury who have knowledge of the amounts in the “operations accounts”, where these funds are invested; whether there is a profit on these investments; are prohibited from disclosing any of this information to the CFA banks or the central banks of the African states .” Wrote Dr. Gary K. Busch

It’s now estimated that France is holding close to 500 billions African countries money in its treasury, and would do anything to fight anyone who want to shed a light on this dark side of the old empire.
The African countries don’t have access to that money.

France allows them to access only 15% of the money in any given year. If they need more than that, they have to borrow the extra money from their own 65% from the French Treasury at commercial rates.

To make things more tragic, France impose a cap on the amount of money the countries could borrow from the reserve. The cap is fixed at 20% of their public revenue in the preceding year. If the countries need to borrow more than 20% of their own money, France has a veto.

Former French President Jacques Chirac recently spoke about the African nations money in France banks. Here is a video of him speaking about the french exploitation scheme. He is speaking in French, but here is a short excerpt transcript: “We have to be honest, and acknowledge that a big part of the money in our banks come precisely from the exploitation of the African continent.”
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#3. Right of first refusal on any raw or natural resource discovered in the country

France has the first right to buy any natural resources found in the land of its ex-colonies. It’s only after France would say, “I’m not interested”, that the African countries are allowed to seek other partners.

#4. Priority to French interests and companies in public procurement and public biding

In the award of government contracts, French companies must be considered first, and only after that these countries could look elsewhere. It doesn’t matter if the african countries can obtain better value for money elsewhere.

As consequence, in many of the french ex-colonies, all the majors economical assets of the countries are in the hand of french expatriates. In Côte d’Ivoire, for example, french companies own and control all the major utilities – water, electricity, telephone, transport, ports and major banks. The same in commerce, construction, and agriculture.

In the end, as I’ve written in a previous article, Africans now Live On A Continent Owned by Europeans!

#5. Exclusive right to supply military equipment and Train the country military officers

Through a sophisticated scheme of scholarships, grants, and “Defense Agreements” attached to the Colonial Pact, the africans should send their senior military officers for training in France or French ran-training facilities.

The situation on the continent now is that France has trained hundreds, even thousands of traitors and nourish them. They are dormant when they are not needed, and activated when needed for a coup or any other purpose!

#6. Right for France to pre-deploy troops and intervene military in the country to defend its interests

Under something called “Defence Agreements” attached to the Colonial Pact, France had the legal right to intervene militarily in the African countries, and also to station troops permanently in bases and military facilities in those
countries, run entirely by the French.

French military bases in Africa   see top

When President Laurent Gbagbo of Côte d’Ivoire tried to end the French exploitation of the country, France organized a coup. During the long process to oust Gbagbo, France tanks, helicopter gunships and Special Forces intervened directly in the conflit, fired on civilians and killed many.

To add insult to injury, France estimated that the French business community had lost several millions of dollars when in the rush to leave Abidjan in 2006 the French Army massacred 65 unarmed civilians and wounded 1,200 others.

After France succeeded the coup, and transferred power to Alassane Outtara, France requested Ouattara government to pay compensation to French business community for the losses during the civil war.

Indeed the Ouattara government paid them twice what they said they had lost in leaving.

#7. Obligation to make French the official language of the country and the language for education

Oui, Monsieur. Vous devez parlez français, la langue de Molière!

A French language and culture dissemination organization has been created called “Francophonie” with several satellites and affiliates organizations supervised by the French Minister of Foreign Affairs.

As demonstrated in this article, if French is the only language you speak, you’d have access to less than 4% of humanity knowledge and ideas. That’s very limiting.

#8. Obligation to use France colonial money FCFA

That’s the real milk cow for France, but it’s such an evil system even denounced by the European Union, but France is not ready to move from that colonial system which puts about 500 billions dollars from Africa to its treasury.

During the introduction of Euro currency in Europe, other european countries discovered the french exploitation scheme. Many, specially the nordic countries, were appalled and suggested France get rid of the system, but unsuccessfully.

#9. Obligation to send France annual balance and reserve report.

Without the report, no money.

Anyway the secretary of the Central banks of the ex-colonies, and the secretary of the bi-annual meeting of the Ministers of Finance of the ex-colonies is carried out by France Central bank / Treasury.

#10. Renonciation to enter into military alliance with any other country unless authorized by France

African countries in general are the ones with will less regional military alliances. Most of the countries have only military alliances with their ex-colonisers! (funny, but you can’t do better!).

In the case France ex-colonies, France forbid them to seek other military alliance except the one it offered them.

#11. Obligation to ally with France in situation of war or global crisis

Over one million africans soldiers fought for the defeat of nazism and fascism during the second world war.

Their contribution is often ignored or minimized, but when you think that it took only 6 weeks for Germany to defeat France in 1940, France knows that Africans could be useful for fighting for la “Grandeur de la France” in the future.

There is something almost psychopathic in the relation of France with Africa.

First, France is severely addicted to looting and exploitation of Africa since the time of slavery. Then there is this complete lack of creativity and imagination of french elite to think beyond the past and tradition.

Finally, France has 2 institutions which are completely frozen into the past, inhabited by paranoid and psychopath “haut fonctionnaires” who spread fear of apocalypse if France would change, and whose ideological reference still comes from the 19th century romanticism: they are the Minister of Finance and Budget of France and the Minister of Foreign affairs of France.

These 2 institutions are not only a threat to Africa, but to the French themselves.
It’s up to us as African to free ourselves, without asking for permission, because I still can’t understand for example how 450 french soldiers in Côte d’Ivoire could control a population of 20 millions people!?

People first reaction when they learn about the french colonial tax is often a question: “Until when?”

For historical comparison, France made Haiti to pay the modern equivalent of $21 billion from 1804 till 1947 (almost one century and half) for the losses caused to french slave traders by the abolition of slavery and the liberation of the Haitian slaves.

African countries are paying the colonial tax only for the last 50 years, so I think one century of payment might be left!