Descrizione

La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

Contra factum non valet argumentum”

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giovedì 26 gennaio 2017

La Profezia di Celestino di James Redfield - Libro e Film


"Chiunque attraversi il nostro cammino ha un messaggio per noi ... Altrimenti avrebbe scelto un altra strada o se ne sarebbe già andato".
- James Redfield -

O siamo noi ad avere un messaggio per lui, questo è il dilemma, nella migliore delle ipotesi avverrà uno scambio ☺ la morale è che nulla succede per caso, tanto meno nei rapporti tra le persone ... 


La Profezia di Celestino
Lessi questo libro alla sua uscita più di vent'anni fa e lo trovai stupendo, il suo messaggio intrinseco rimane ancora quanto mai attuale, è uno di quegli argomenti senza tempo, leggendolo lo si capisce, mi sento di consigliarne vivamente la lettura e anche la rilettura nel caso lo si fosse letto ai tempi. Strutturato come un romanzo di avventura molto scorrevole contiene invece un messaggio fortemente filosofico e spirituale per l'evoluzione di questo mondo ormai alla frutta ...
Non mancano certo i debunker, tutto ciò che può rendere libero l'uomo attiva subito anche i gatekeepers, i guardiani del cancello dell'ordine precostituito a salvaguardia dello status quò, ai quali piacerebbe che restassimo ingabbiati, subito polemiche Dio, il Cristo, come non sapessimo che Cristo sta alla chiesa come il diavolo all'acqua santa e che l'unico obiettivo della chiesa è schiavizzarci ...

Quello che bisogna fare è porre l'attenzione e approfondire le illuminazioni, le ho riportate poi ho inserito una conferenza in video molto interessante.

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La Profezia di Celestino di James Redfield - Libro e Film

Quando James Redfield pubblicò a sue spese questo libro straordinario, un'avventura alla ricerca del significato dell'esistenza, la gente lo comprò, lo lesse e rimase stupefatta per il suo contenuto. Ne parlò con gli amici e gli amici ne parlarono con i loro amici e, unicamente grazie al tam tam dei lettori, la notizia di quest'opera magica e commovente si diffuse in tutti gli Stati Uniti.
In poche settimane più di centomila lettori avevano scoperto che il messaggio del romanzo dava un senso a ciò che accadeva nella loro vita. La profezia di Celestino è una parabola piena di verità che si legge come un'avventura mozzafiato.
Un antico manoscritto, contenente nove chiavi per interpretare l'esistenza, viene scoperto e diviene oggetto di studi e di ricerche. Il governo e la Chiesa peruviani cercano in tutti i modi di distruggerlo e perseguitano tutti coloro che sono in possesso di alcune sue parti. Uno psicologo americano si lascia coinvolgere nella ricerca del testo completo, per trovare il quale dovrà affidarsi al flusso delle coincidenze della vita di ogni giorno che, una volta interpretate, portano verso il proprio vero destino.

La ricerca comincia sulle Ande e porta a una sconvolgente scoperta tra le rovine nascoste nella profondità della foresta pluviale. Una volta trovate e comprese tutte e nove le chiavi si avrà una nuova visione della vita e di come sia possibile salvare il pianeta, le sue creature, la sua bellezza ...

Questo libro da speranza e ... brividi ... perché le sue profezie si stanno già realizzando.
 È il momento giusto per ascoltare e per cominciare il viaggio che darà un senso nuovo alla vita.
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LE 9 ILLUMINAZIONI “LA PROFEZIA DI CELESTINO”


1) Scopriamo di vivere in un mondo misterioso, ricco di improvvise coincidenze e incontri sincronistici che sembrano predestinati.
1 – La massa critica
Nella cultura si sta verificando un nuovo
 risveglio spirituale provocato da una massa critica di persone che vivono la loro esistenza come una sorta di sviluppo spirituale, un viaggio nel quale tutti noi avanziamo guidati da misteriose coincidenze.

2) Quando prenderemo coscienza di questo mistero, creeremo una visione del mondo nuova e ridefiniremo l’universo sacro e pieno di energia.

2 – Un presente più esteso
Questo risveglio rappresenta il sorgere di una nuova e più completa Visione del mondo, in grado di sostituire il desiderio di sopravvivenza fisica e agiatezza che ha dominato per ben cinquecento anni. Anche se questa necessità di tipo esclusivamente materiale è stata un passo importante nello sviluppo umano, il risveglio alle coincidenze della vita ci porta a scoprire il vero scopo dell’esistenza umana su questo pianeta, oltre alla vera natura del nostro universo.


3) Ci renderemo conto che ogni cosa è generata da un’energia divina che tutti cominciano a percepire e a comprendere.

3 – Una questione di energia
Noi uomini cominciamo adesso a renderci conto che l’universo in cui viviamo è composto di energia dinamica, e non di semplice materia. Tutto ciò che esiste è un campo di energia sacra che possiamo percepire ed intuire. Possiamo proiettare la nostra energia concentrandoci nella direzione scelta (dove va l’attenzione, l’ energia scorre), influenzando altri sistemi energetici e aumentando la velocità con cui si verificano le coincidenze nella nostra esistenza.
4) In questa prospettiva vedremo che gli esseri umani si sono sempre sentiti disconnessi da questa fonte sacra e hanno soddisfatto il loro bisogno di energia prevaricando gli altri. Questa competizione è la causa di ogni conflitto.

4 – La lotta per il potere
Troppo spesso gli uomini si allontanano dalla più grande fonte di energia, sentendosi poi deboli e insicuri. Per aumentare la nostra energia tendiamo a manipolare o costringere gli altri a concederci la loro attenzione e quindi la loro stessa energia. Quando riusciamo a dominare in questo modo gli altri, noi ci sentiamo più potenti, mentre loro si indeboliscono e a volte si ribellano. La competizione per l’energia è la causa di tutti i conflitti tra gli esseri umani.
5) La risoluzione è stabilire un contatto con il divino, una trasformazione mistica che ci colma di energia e di amore infiniti, affina la percezione della bellezza e ci eleva a una consapevolezza spirituale superiore.

5 – Il messaggio dei mistici
Insicurezza e violenza
cessano di esistere quando proviamo una connessone interna con l’energia divina, descritta in passato dai mistici di tutte le tradizioni. Un senso di leggerezza ed esuberanza, unito a una costante sensazione d’amore, dimostra l’esistenza di tale rapporto, ed è indispensabile per provarne l’autenticità. In mancanza di tali precisi requisiti, la connessione è solo simulata.



6) Forti di questa consapevolezza, possiamo superare il dramma del controllo e scoprire la verità: tutti gli uomini devono contribuire a far evolvere l’umanità verso questa nuova dimensione.

6 – Chiarire il passato
Più a lungo restiamo collegati, maggiore è la nostra consapevolezza dei momenti in cui perdiamo tale contatto, e che sono in genere periodi in cui siamo sottoposti a una eccessiva tensione. In queste occasioni possiamo riconoscere il modo particolare in cui rubiamo agli altri la loro energia. Quando ci rendiamo conto di come manipoliamo chi ci sta intorno, il nostro contatto diventa più stabile e riusciamo a scoprire il sentiero evolutivo della nostra esistenza e la nostra missione spirituale, intesa come contributo personale al benessere del mondo.

7) Se perseguiremo questo scopo, l’intuito ci indicherà la via da percorrere e farà in modo che un flusso di coincidenze ci rivelino qual è la nostra missione.

7 – Lasciarsi trascinare dalla corrente
Conoscere la nostra missione personale
 aumenta il numero di coincidenze misteriose che ci guidano verso il nostro destino. All’inizio dobbiamo rispondere a una domanda, poi sogni, fantasticherie e intuizioni ci porteranno le risposte che di solito vengono fornite in modo sincronicistico dalla saggezza di un altro essere umano.

8 ) Quando un numero sufficiente di persone sarà nel flusso dell’evoluzione, trasmettendo sempre energia agli altri, creeremo una nuova cultura, in cui i nostri corpi vibreranno a livelli sempre più elevati di energia e perfezione.

8 – L’etica interpersonale
Possiamo incrementare la frequenza con cui si verificano le coincidenze
 che ci guidano migliorando le persone che entrano a far parte della nostra vita. Bisogna fare attenzione a non perdere il collegamento interiore impegnandosi in relazioni sentimentali. Elevare spiritualmente qualcuno si rivela particolarmente facile all’interno di gruppi in cui ciascun membro più sentire l’energia di tutti gli altri. Tale forma di sostegno è fondamentale per la crescita e la sicurezza dei bambini. Vedendo la bellezza negli altri noi possiamo trasformarli, aiutandoli a raggiungere uno stato di notevole saggezza e aumentando così le possibilità di recepire un messaggio sincronicistico.

9) E’ così che partecipiamo all’evoluzione del big bang al fine ultimo dell’esistenza. Infatti, facendo vibrare i corpi a un livello sempre maggiore di energia, varcheremo le soglie di un paradiso che potremo finalmente vedere.

9 – La cultura emergente
Noi siamo tutti sulla via dell’evoluzione che ci permetterà di portare a termine la nostra missione spirituale. Mentre gli esseri umani si concentreranno sulla crescita sincronicistica, i mezzi tecnologici di sopravvivenza diventeranno completamente automatizzati. Tale crescita porterà gli uomini a livelli sempre più alti di energia, trasformando infine i nostri corpi in forme spirituali e unendo questa dimensione di vita con quella dell’Aldilà, ponendo così fine al ciclo di nascita e di morte.


da “La Decima Illuminazione”
"La Decima illuminazione riguarda la capacità di essere ottimisti e di rimanere spiritualmente attivi. Stiamo imparando il modo migliore di identificare le nostre intuizioni e di credervi, sapendo che queste immagini mentali sono ricordi fugaci della nostra intenzione iniziale, del modo cioè in cui volevamo che si evolvesse la nostra vita. Eravamo decisi a seguire un certo cammino per poter finalmente ricordare la verità che le esperienze della vita ci preparano a raccontare e diffondere nel mondo tale conoscenza".
"Adesso vediamo la vita dalla prospettiva più elevata dell'Aldilà. Sappiamo che le nostre vicende personali si verificano nell'ambito della lunga storia del risveglio umano. Grazie a questo ricordo, la nostra vita si inserisce in un contesto ben preciso riusciamo così a capire il lungo processo che ci ha permesso di spiritualizzare la dimensione fisica. Finalmente sappiamo quello che ci resta da fare".
Wil fece una breve pausa e ci venne più vicino. "Adesso ve­dremo se c'è un numero sufficiente di gruppi come questo che si riunisce ed è capace di ricordare, e anche se nel mondo ci so­no abbastanza persone che comprendono la Decima illumina­zione: abbiamo infatti la responsabilità di mantenere l'intenzio­ne e realizzare il futuro". "La polarizzazione della Paura continua ad aumentare; per superarla e progredire ognuno di noi deve partecipare personalmente. Dobbiamo osservare con attenzione i nostri pensieri e le nostre aspettative e controllarci ogni volta che trattiamo un altro essere umano come un nemico. Possiamo difenderci e dominare alcune persone, ma se togliamo loro ogni valore umano, non facciamo che accrescere la Paura".
"Tutti noi siamo anime in crescita, possediamo un'intenzio­ne originaria e siamo in grado di ricordare. E abbiamo la responsabilità di preservare tale concetto per tutti coloro che incontriamo. È questa la vera Etica Interpersonale, il modo in cui alziamo il livello spirituale e diffondiamo sulla Terra la nuova consapevolezza".
Possiamo temere che la civiltà stia decadendo, oppure possiamo scegliere di mantenere la Visione del nostro risveglio spirituale. In entrambi i casi la nostra aspettativa è una preghiera che si espande come una forza che tende a realizzare ciò che prevediamo. Ognuno di noi deve effettuare una scelta consapevole tra questi due possibili futuri".
Da "L'Undicesima Illuminazione - Il Segreto di Shambhala":
Dobbiamo usare il potere della nostra visione e delle nostre aspettative che fluisce da noi come una preghiera costante. Tale potere è più forte di quanto chiunque possa immaginare: noi abbiamo l’obbligo di padroneggiarlo e di cominciare ad usarlo prima che sia troppo tardi.
"Stai cominciando a capire l’aspetto contagioso della mente umana", mi spiegò. "In un certo senso, tutti noi condividiamo la nostra mente. Possediamo un certo controllo su noi stessi e possiamo tirare indietro, isolarci, pensare in maniera indipendente. Ma come ti ho già detto, la visione del mondo predominante è sempre un campo gigantesco di credenze e aspettative. La via verso il progresso umano richiede l’esistenza di un numero sufficiente di persone capaci di diffondere un' aspettativa elevata di amore in tale campo. Questo sforzo ci consente di creare un livello ancora più elevato di energia e di ispirarci a vicenda, indirizzandoci verso il nostro potenziale più grande".

James Redfield
James Redfield vive e lavora negli Stati Uniti. E' autore della Profezia di Celestino, della Decima Illuminazione e dell'Undicesima Illuminazione - Il Segreto di Shambhala. I suoi libri hanno venduto 12 milioni di copie sono stati tradotti in 40 lingue. Insieme a Carol Adrienne, Redfield ha scritto la Guida alla Profezia di Celestino e la Guida alla Decima Illuminazione, strumenti che aiutano ad ampliare la conoscenza contenuta in ognuna delle Illuminazioni. Successivamente Redfield ha scritto La visione di Celestino prima di confrontarsi, nel Lato spirituale della vita, con i presupposti teorici e metafisici della nuova spiritualità. In Italia i suoi libri hanno venduto 2 milioni di copie. Il sito ufficiale celestinevision

La profezia di Celestino - Le nove illuminazioni spiegate magistralmente da Giampaolo Del Bianco

Descrizione: La profezia di Celestino è un racconto che intreccia parabola e avventura per offrire un proprio percorso d'iniziazione. Un antico manoscritto, contenente nove chiavi per interpretare l'esistenza, viene scoperto e diviene oggetto di studi e di ricerche.

Il governo e la Chiesa peruviani cercano in tutti i modi di distruggerlo e perseguitano tutti coloro che sono in possesso di alcune sue parti. Un insegnante di storia statunitense si lascia coinvolgere nella ricerca del testo completo, per trovare il quale dovrà affidarsi al flusso delle coincidenze della vita di ogni giorno che, una volta interpretate, portano verso il proprio autentico destino. La ricerca comincia sulle Ande e porta a una scoperta tra le rovine nascoste nella profondità della foresta pluviale. Una volta trovate e comprese tutte e nove le chiavi, si avrà una nuova visione della vita e di come sia possibile salvare il pianeta, le sue creature, la sua bellezza. Il libro è narrato in prima persona e parla del proprio risveglio spirituale, della sua ricerca attraverso un periodo di transizione della propria vita..(da: wikipedia)

La traccia musicale PATROUX - MAGIC IN SPACE è stata scaricata dal sito internet .jamendo . Il video è ad esclusivo carattere amatoriale.

Il film al solito non rende il libro, comunque ...

La Profezia di Celestino completo ITA


La decima illuminazione

Fonte  ilgiardinodeilibri   lamentemente   disinformazione

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mercoledì 8 giugno 2016

Jung e la nuova coscienza di Fred J. Blum, Hemel Hempstead


Più approfondisco Jung e più ne rimango colpito di quanto fosse avanti e di quanto lo resterà. Ho trovato questo scritto cercando qualcosa riguardo al mio pensiero del momento: "il problema dell'uomo è l'uomo", nulla di più appropriato, la risposta nella seconda riga:
"il passaggio da una modalità di coscienza dominata dall'inconscio collettivo alla personalità individuale".
Pare aver capito che la gran parte è ancora relegata alla visione medioevale quindi non si riesce a fare il salto in avanti che tanto servirebbe, personalità individuale non vuol dire individualismo ma una personalità esclusivamente propria da mettere poi in unione con le altre.

Il pensiero mi porta subito ad un altro articolo La nascita delle religioni ebraiche al principio fu l’Egregoro, e l’Egregoro divenne Dio. La spiegazione delle Forme Pensiero ed Egregore, di come i pensieri possano aggregare e della descrizione data da una amica che semplicemente spiega il concetto:
"Quando noi facciamo parte di un gruppo che so ideologico, o sportivo oppure di un clan familiare siamo considerati "anima di gruppo" perché non abbiamo conquistato la nostra individualità e ci facciamo trascinare da una forma pensiero che ci governa come nei branchi di animali, se invece abbiamo conquistato l'individualità soltanto allora possiamo unirci con altre individualità decidendo di agire per un bene generale e in quel caso possiamo formare una evoluta coscienza di gruppo. Quando conquisti l'individualità non sei più soggetto alla schiavitù delle forme pensiero create da altri".
Questo ci porta immediatamente al principale problema del nostro tempo che aveva appunto individuato Jung, che presuppone anche una assunzione di responsabilità e relative azioni conseguenti.
Da non sottovalutare quanto si delinea nell'immagine sottostante,
relegare nell'inconscio, negare, le componenti irrazionali ed emotive ha un effetto devastante.
Il  problema siamo noi e non ipotetici centri di potere o cattivi di turno che pur esistono ma sono ininfluenti in una analisi profonda.

Arturo Navone
1. Tema centrale nel pensiero di Jung è il passaggio da una modalità di coscienza dominata dall'inconscio collettivo alla personalità individuale. Questo passaggio caratterizza sia l'evoluzione del genere umano dalla participation mystique propria dell'uomo arcaico fino alla consapevolezza consciamente differenziata dell'uomo moderno, sia la crescita e lo sviluppo dell'individuo verso quella personalità che rappresenta il frutto del processo d'individuazione. Questo tema esprime così la spinta fondamentale del processo evolutivo. Jung si rende perfettamente conto della natura critica delle trasformazioni in atto nel nostro tempo. Parlo intenzionalmente del "nostro” tempo, anche se Jung è nato più di cento anni fa, e quindi le sue intuizioni creative precedono gli sviluppi dell'epoca attuale di una o due generazioni. Stando così le cose, è più che notevole che Jung abbia effettivamente previsto, più di mezzo secolo fa, la crisi del nostro tempo e le potenzialità — così come i pericoli — che l'accompagnano. Ne rintracciamo un esempio nel suo saggio "Il problema psichico dell'uomo moderno" (1). In questo lavoro, scritto nel 1928 e ampliato nel 1931, Jung ha perfettamente riconosciuto che “L'anima dell'Occidente si trova in una posizione inquietante”, affermando allo stesso tempo che siamo “soltanto all'inizio di una nuova èra spiritualistica” (2). Scosso dalla prima Guerra Mondiale, da lui vissuta come sintomo della morte di una civiltà, Jung riuscì a vedere attraverso i veli che proteggevano il mondo Occidentale dall'“abisso” che gli si apriva dinanzi. “L'Occidentale vive nella nube vaporosa del suo autoincensamento, che deve impedirgli di vedere il suo vero volto” (3). Queste parole, scritte mezzo secolo fa, profetizzarono la situazione della nostra epoca, in cui la “nube vaporosa” sta perdendo il potere di nascondere la realtà effettiva in cui ci troviamo.
2. Jung fu il pioniere di una nuova consapevolezza di cui noi, che viviamo una svolta decisiva nella storia, possiamo scorgere con maggior chiarezza la struttura e le linee fondamentali. Al fine di rendere più fruibili le sue intuizioni, le esamineremo in un ampio contesto storico, indicando come Jung avesse già una visione precisa della natura e del significato della nuova coscienza che sta sorgendo ai nostri giorni.

Lo schema 1 mostra due linee curve che arrivano a un punto di intersezione e di rottura nella nostra epoca. Una di queste linee abbraccia tutta l'era patriarcale; l'altra, più corta, inizia all'incirca dall'anno 1000, con il mondo medioevale, e si spinge fino al 1500, introducendo quella che definiamo normalmente epoca moderna, che parte dal Rinascimento, dalla Riforma e dall'Illuminismo, e culmina nella rivoluzione industriale. Chiameremo tale periodo, che si sta avvicinando alla sua fine, era postmedioevale.



La tabella che segue indica le caratteristiche della curva più corta del processo evolutivo, che costituirà l'argomento principale del nostro studio. 



La modalità di coscienza medioevale era centrata sul simbolo, nel senso in cui Jung lo intendeva, cioè come espressione di una realtà di vita più profonda. Era un mondo diretto dall'interno e lo spirito aveva in esso un posto centrale. La coscienza dell'uomo era dominata dalla fede; intensa era l'esperienza della qualità e della sostanza delle cose. Il tempo era sentito più come eternità che come il movimento regolare di un orologio.

La nascita della modalità di coscienza postmedioevale relegò il mondo dell'età di mezzo al ruolo di una realtà secondaria o terziaria, e conferì un'importanza di primo piano a quegli aspetti del reale che il mondo medioevale aveva trascurato (4). La sostituzione del segno al simbolo è un'espressione drammatica del fenomeno, una trasformazione che mutò radicalmente l'intera visione del mondo dell'uomo occidentale. La coscienza fu identificata con una razionalità di cui il segno matematico, che definisce il mondo “reale” esplorato dall'uomo postmedioevale, è l'espressione più chiara. Questo era un mondo di fatti scientificamente osservabili — un mondo riducibile a calcoli quantitativi applicabili a corpi materiali che si muovono nello spazio esterno secondo un tempo misurabile. Questo mondo riduceva il senso di personalità alla psiche di un individuo isolato, e in esso la causalità sostituì la teleologia come modalità dominante per spiegare le relazioni tra gli oggetti. La nuova era in cui ci muoviamo risulta essenzialmente da una sintesi degli aspetti della realtà che furono primari nelle modalità di coscienza medioevale e postmedioevale. Tale sintesi equivale a una “riscoperta” di quanto venne trascurato nell'era postmedioevale, e a una attivazione della “funzione trascendente”, in grado di creare una nuova e più alta unità tra gli aspetti più autentici delle modalità di coscienza medioevale e postmedioevale.



3. L'opera di Jung tendeva al superamento di un tipo di razionalità orientata essenzialmente sull'oggetto esterno, che relegava nell'ombra il mondo inferiore, e costringeva l'uomo postmedioevale in una situazione di “primitiva incoscienza” (5). La trasformazione derivante dal fatto che “la coscienza moderna si è in parte ritirata dalle realtà materiali esteriori, per rivolgersi verso la realtà soggettiva inferiore” (6), costituisce il bisogno fondamentale dell'uomo che definiamo “moderno”, e Jung notava che “l'enorme accrescersi, nel mondo intero, dell'interesse per la psicologia” (7), avviatesi quasi mezzo secolo prima, diventa ai “nostri” giorni un fenomeno ovvio. Egli comprese con chiarezza che “gli dèi che dobbiamo detronizzare sono gli idoli, i valori del nostro mondo cosciente” (8). Jung non ha rifiutato le acquisizioni positive del mondo postmedioevale, come quella di un corretto approccio scientifico alla vita, ma ha compreso che il tipo di scienza che caratterizza la nuova era è totalmente differente dalla scienza dell'epoca postmedioevale. Egli si è riferito specificamente alla teoria della relatività di Einstein, come a un esempio della radicale trasformazione della nostra visione del mondo, che dal determinismo e dal materialismo tende a una nuova sintesi di spirito e materia, interno ed esterno, soggettivo e oggettivo, anima e corpo. Per Jung, l'anima è “l'aspetto inferiore della vita del corpo”, e il corpo è “la rivelazione esteriore della vita dell'anima” (9). Tema centrale nella vita di Jung fu proprio la ricerca di una nuova sintesi. Egli sapeva di dover ancorare tale sintesi allo sfondo universale dell'"unica” psiche del genere umano, e affermò esplicitamente: “In certo modo noi siamo parti di una grande anima unitaria... di un uomo unico, immenso” (10). Una tale concezione della psiche è in stridente contrasto con quella di John Locke, il filosofo dell'età postmedioevale che riduceva l'anima a una tabula rasa, come una pellicola fotografica impressionabile dal mondo esterno. Locke presumeva che l'ambiente modellasse la psiche dei singoli individui secondo l'immagine della cultura cui appartenevano, e non a caso egli credeva che il sogno facesse parte di una realtà incompatibile e del tutto separata dal mondo fattuale oggettivo dell'uomo postmedioevale (11). La sintesi che Jung si sforzò di realizzare abbracciava le realtà essenziali del mondo postmedioevale e di quello medioevale, e il suo atteggiamento era teso a cogliere gli aspetti fondamentali di entrambe le visioni del mondo. Egli accettava di esse alcuni elementi e rifiutava quelli incompatibili con la “conoscenza più alta e più vasta” (12) di cui c'è bisogno oggi. In particolare rifiutava le identificazioni collettive che sottendono la modalità medioevale di intendere la fede, l'assoluto, ecc.; ma allo stesso tempo, fu profondamente influenzato da alcuni aspetti del pensiero medioevale, come l'alchimia. Possiamo illustrare meglio la radicale trasformazione di coscienza implicita nella visione junghiana della realtà, riferendoci alla sua concezione della sincroni-cità. Uno degli esempi di sincronicità offerti da Jung nel suo saggio (13) è l'apparizione di uno scarabeo sulla finestra del suo studio nel momento preciso in cui una paziente gli parlava dello scarabeo d'oro comparso in un suo sogno come simbolo di trasformazione. Altri esempi si riferiscono alla precognizione di eventi che accadranno in un momento successivo, e alla conoscenza (per esempio, attraverso un sogno) di fatti che si verificano in altri luoghi. Gli esperimenti parapsicologici di Rhine (14) danno ulteriori illustrazioni dei fenomeni sincronistici. La caratteristica comune degli eventi sincronistici consiste nel fatto che essi “relativizzano” il tempo e lo spazio, nel senso che avvengono indipendentemente dalla nostra concezione di uno spazio tridimensionale e di un tempo unidimensionale (15). Essi relativizzano quindi l'idea che la realtà consista di oggetti che si muovono nello spazio — su cui si basa il principio di causalità — in altre parole viene rela-tivizzato il principio guida che regola la comprensione dei fenomeni nel mondo postmedioevale. La sincronicità indica infatti "un principio di nessi acausali”, e apre alla nostra comprensione una realtà che l'uomo postmedioevale non poteva afferrare, ma che era viva nella visione del mondo medioevale. Jung ha penetrato questa realtà con l'aiuto degli strumenti empirico-scientifici del mondo postmedioevale usando ancora una volta il metodo sintetico che caratterizza tutta la sua attività. Il principio sincronistico ci schiude una nuova immagine della realtà, intesa come un ordine globale dotato di un significato profondo, capace di rivelarsi nella coincidenza di eventi interni-soggettivi-perso-nali ed eventi esterni oggettivi-universali. In questo modo si realizza l'unificazione di una visione del mondo centrata sugli aspetti esterni e oggettivi della vita e di quella che invece si riferisce agli aspetti interiori e soggettivi.


4. La natura sintetica della nuova coscienza si esprime in diversi modi. Il fatto stesso che essa risulta dalla sintesi delle visioni del mondo medioevale e post-medioevale, indica la sua comprensività. Ma dato che la visione medioevale del mondo è, nella sua stessa struttura, affine a quella del mondo Orientale, la nuova coscienza equivale anche a una sintesi di molti aspetti delle dimensioni di coscienza orientale e occidentale. Non è neanche necessario ricordare l'importanza che Jung attribuiva alla comprensione dell'Oriente. Se guardiamo nuovamente la tabella 1, possiamo capire quali trasformazioni fondamentali siano necessario per l'unificazione delle caratteristiche principali della coscienza medioevale e di quella post-medioevale. Aspetti della realtà che sono stati finora percepiti come opposti, mentre non esprimono altro che le diverse visioni del mondo, vanno riunificati in una nuova totalità realizzabile solo quando nella nostra psiche si verificano due movimenti:
1) un movimento verso il profondo, dove rintracciamo la realtà archetipica universale;2) un'ulteriore differenziazione della coscienza.
II movimento nel profondo equivale a un avvicinamento a quella realtà che, sebbene universale, si manifesta con varie modalità nei diversi stadi del processo evolutivo e nelle differenti culture. Potremmo dire che ci muoviamo verso le fondamenta universali al fine di realizzare delle visioni del mondo storicamente e culturalmente diverse. Senza questa discesa nel profondo non è possibile ottenere una nuova sintesi, ma soltanto un miscuglio di vari aspetti di culture diverse. Jung ci ha ripetutamente messo in guardia dalla pura e semplice accettazione della visione del mondo orientale senza integrarla nella nostra tradizione occidentale. Un falso pluralismo, da una parte, e un'unità monolitica, dall'altra, costituiscono i pericoli reali in un periodo di fondamentale trasformazione della coscienza, che pone il compito di una nuova e più alta unità tra gli opposti medioevale-postmedioevale e Oriente-Occidente. L'unità della nuova coscienza è multidimensionale. Questa sua caratteristica indica la necessità di armonizzare le diverse dimensioni simbolo-segno, qualità- quantità, interno-esterno, riconoscendo il loro vero significato universale, e questo è possibile solo nel momento in cui si verifica la differenziazione tra ciò che è universale, e quindi eterno e senza tempo, e ciò che è collegato al tempo e alla cultura e, perciò, unico. La chiave per comprendere la struttura e la dinamica della nuova coscienza è data proprio da una simile differenziazione, resa possibile e attuale dalle intuizioni della psicologia del profondo. Fino ad ora la realtà universale e le sue espressioni particolari sono state spesso confuse tra loro. Storicamente o culturalmente, al fenomeno unico veniva attribuita una validità universale; cioè, si conferiva una sanzione assoluta e universale alle verità parziali delle diverse intuizioni scientifiche o religiose. Per quanto riguarda il mondo Occidentale, il legame tra cultura e tempo (sintesi di Roma, Atene e Gerusalemme) che costituisce un aspetto essenziale della Cristianità, era intrecciato con i suoi aspetti universali e atemporali in un modo che sanzionava il legame stesso tra tempo e cultura, dandogli un significato universale. Nella nuova coscienza possiamo operare una distinzione tra il nucleo e l'essenza universale di ogni manifestazione vitale e le espressioni storicamente, culturalmente e personalmente determinate della realtà archetipica universale. Questa differenziazione favorisce un nuovo processo dinamico di sviluppo: differenziare l'universale da ciò che è unico (storicamente, culturalmente e personalmente) schiude la via verso la fonte o centro della vita. La nuova totalità comporta quindi un nuovo centro in ciò che è essenzialmente e universalmente umano, il che equivale a essere centrati nel nucleo divino della nostra vita e della vita in genere. Parlando di un centro universale, intendiamo dire che la realtà universale e profonda della vita ha una sua struttura, un suo modello e un suo ordine. La sincronicità ci fa capire che questo ordine ha un significato che trascende gli eventi della vita quotidiana, che sembrano spesso esserne privi. Inoltre, la sin-cronicità rende evidente che il senso del nostro destino, della nostra vita personalmente unica, è intrecciato con una realtà ultima e transpersonale: esiste una connessione tra il soggettivo e l'oggettivo, tra l'interno e l'esterno, tra l'universale eterno e il personale unico. Grazie alla prospettiva della nuova coscienza possiamo comprendere questa intima connessione senza identificare l'universale con l'unico. Possiamo avere coscienza di noi stessi come mèmbri di un gruppo particolare, di una specifica cultura o civiltà; possiamo essere consapevoli della nostra unicità personale, e anche renderci conto delle peculiarità di altre epoche e delle altre civiltà. Una tale coscienza si radica nel suolo universale della vita, e conduce a una relazionalità nuova e più profonda. Tutto ciò è necessario affinché la nuova totalità sia una vivente realtà di esperienza. Per comprendere questa nuova totalità dobbiamo occuparci di un'ultima caratteristica della coscienza che sta emergendo. Nello schema 1 ho mostrato come nella nostra epoca vadano a confluire due movimenti distinti: la fine dell'era postmedioevale e quella di un'epoca più lunga, l'era patriarcale. Oggi stiamo riscoprendo il significato del femminile. Esso svolge un ruolo importante nella psicologia di Jung, e non è un caso che Neumann abbia visto nelle sculture di Henry Moore una riemergenza dell'archetipo femminile. Questo sviluppo rende possibile raggiungere una nuova unità tra maschile e femminile, in una sintesi più alta e profonda. La nuova totalità si basa sul riconoscimento dei principi universali maschile e femminile, e su una chiara differenziazione tra ciò che è maschile e femminile in senso universale e ciò che è considerato maschile e femminile nelle culture e nelle civiltà particolari. Tutta l'opera di Jung è permeata dal tentativo di dare un nuovo significato al femminile — dopo millenni di dominio patriarcale. La trasformazione resa necessaria dal riconoscimento del femminile e dalla sua unione paritetica con il maschile, insieme alla trasformazione essenziale per giungere all'unificazione del mondo medioevale con quello postmedioevale, ci danno la misura della difficoltà di quell'ulteriore trasformazione indispensabile perché le potenzialità di una nuova era dello sviluppo umano diventino realtà in una nuova coscienza.



5. Per concludere, devo sollevare un'ultima questione. Cosa significa per la psicologia junghiana la nascita della nuova coscienza? Il costante aumento di interesse per l'opera di Jung indica chiaramente che il nostro tempo attribuisce una grande importanza al suo messaggio. Il suo pensiero ha infatti aperto una nuova era dello sviluppo umano. Ma, come Jung ha maturato le sue idee nel corso di tutta la sua vita, così noi che lo seguiamo abbiamo l'obbligo di portare avanti le intuizioni che egli ci ha trasmesso. In questo scritto non posso che indicare brevemente la direzione di tale sviluppo. Esso richiede innanzi tutto un riesame dei concetti di archetipo e di inconscio, usati da Jung in varie accezioni, che ora occorre sistematizzare con maggior chiarezza. Credo che sia anche necessario operare una nuova distinzione tra la struttura universale ed eterna (e quindi archetipica, nel senso in cui Jung si riferiva alla struttura cristallina, e non nel senso di emozione indifferenziata) e le diverse manifestazioni, legate al tempo e allo spazio, della realtà universale. Anche se la visione del mondo fondata sulla comprensione causale di corpi materiali che si muovono nello spazio esterno è inadeguata, gli esseri umani non vìvono soltanto nella realtà di un significato, di un ordine che è al tempo stesso cosmico e unico. L'eterno-universale interagisce con la realtà spaziale (nazioni, culture, società diverse) e con quella temporale (diversi stadi di sviluppo umano). Si fa perciò imperativo il bisogno di distinguere, con maggior chiarezza di quanto abbia fatto Jung, tra un inconscio collettivo che possiamo definire umano, e l'inconscio collettivo sociale, determinato storicamente e culturalmente. Nel processo di tale differenziazione, le intuizioni junghiane possono servire da base per una comprensione più estensiva, e in questo senso più integrata, della psiche e della comunità umana. Dato che Jung è penetrato nel profondo di questa nuova coscienza, le sue idee possono fornire il quadro di riferimento in cui inserire anche intuizioni di scuole diverse che, a causa della limitatezza dei loro punti di vista, non offrono una struttura per l'integrazione. La nuova era si caratterizza come era dello Spirito Santo; per questo il principio integrativo finale, teso a un'ulteriore differenziazione e alla realizzazione di una psicologia junghiana più comprensivamente integrata, sarà rappresentato dalla realtà cosmico-universale di quello Spirito che conferisce alla vita unità e un significato ultimo, ma che si esprime in un numero infinito di modalità personalmente e culturalmente uniche. Tale Spirito trascende la manifestazione degli archetipi, in quanto emana da quella fonte universale ed eterna della nostra vita che Jung ha sperimentato personalmente (come si può vedere nella sua autobiografia) ma che, come medico che viveva in un mondo scientifico postmedioevale, non poteva porre quale pietra angolare dei suoi scritti. Egli ha accettato coscientemente le limitazioni di un empirismo incapace di rendere giustizia al tutto, e perciò al nucleo essenziale del suo essere, ma il significato della sua opera potrà realizzarsi completamente nella nuova coscienza.

Traduzione di Gianni Baldaccini

note
(1) C.G. Jung (1928), “II problema psichico dell'uomo moderno ”, in // problema dell'inconscio nella psicologia moderna, Torino, Einaudi, 1971.
(2) Ibidem, pp. 292 e 297.
(3) Ibidem, p. 293.
(4) J. Locke, Saggio sull'intelletto umano, lib. Il, cap. 8
(5) C. G. Jung, op. cit., p. 277.
(6) Ibidem, p. 285.
(7) Ibidem.
(8) Ibidem, p. 291.
(9) Ibidem, p. 300.
(10) Ibidem.
(11) J. Locke, op. c;f., lib. Il, p. 1.
(12) C.G. Jung, op. cit., p. 277.
(13) C.G. Jung (1952), “ La sincronicità come principio di nessi acausali ”, in La dinamica dell'inconscio, Opere voi. 8, Torino, Boringhieri, 1976, pp. 447- 550.
(14) Ibidem, pp. 461, 469, 503, 541 e ss.
(15) Ibidem, p. 485 (archetipo dell'ordine), p. 475 (coincidenza di significato). 

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venerdì 29 aprile 2016

La nascita delle religioni ebraiche al principio fu l’Egregoro, e l’Egregoro divenne Dio. La spiegazione delle Forme Pensiero ed Egregore



Occupandomi di questi argomenti ho imparato moltissime cose dei più svariati argomenti, ma questa forse è la più importante, anzi sicuramente, la conoscevo inconsciamente e vagamente tutti ne abbiamo sentito parlare, "il pensiero è azione", ma spiegata dettagliatamente prende tutto un altro valore.
Personalmente sono certo che sia vero perchè per altre vie a queste conclusioni ero arrivato da solo, quindi come per altro qualcuno è poi arrivato a mettere soltanto i puntini sulle "i", ero arrivato a disquisire con un lama tibetano e vengo a scoprire dopo anni che avevo ragione, come al solito ☺, lungo da spiegare ...
Non fatevi ingannare dal titolo ma è un concetto che spiega quasi 
tutto, anzi tutto dei comportamenti, malattie, gioie, vicissitudini e soluzioni universali, a leggerlo tutto, ovvio. 
Come il titolo si divide in due parti...
Per non cadere in preda di qualche egregora spiacevole Jung e la nuova coscienza di Fred J. Blum, Hemel Hempstead

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La nascita delle religioni ebraiche al principio fu l’Egregoro, e l’Egregoro divenne Dio.
di Mauro Likar
 

L’Egregoro o “Coscienza di gruppo”, si forma quando una o più persone si riuniscono per compiere una precisa azione, pensare secondo un dato schema ideologico ed entro certe linee operative, in modo da sperimentare le esperienze emotive, spirituali, e fisiche, corrispondenti alla qualità dell’intenzione attivante. Nell’Egregoro, le forze emotive, vitali, e mentali, di tutti i componenti del gruppo, si fondono in una Forma Pensiero di Gruppo, o Elementale Artificiale, che, se nutrito per secoli o millenni, diviene una Entità Energetica Divina, cioè un Dio artefatto e collettivo, che ha un potere infinitamente maggiore della somma delle menti che compongono il gruppo da cui è stato emesso. Una Forma pensiero egregorica, formata dal legame fra le parti consce, inconsce, e super consce di quanti contribuiscono alla sua costruzione e mantenimento energetico, è interrelata con molti livelli mentali, con altri aspetti di pensiero e con multiformi valenze d’energia Psichica. Per cui, essa non è l’addizione, ma l’elevazione a potenza, delle sue componenti.

Se il gruppo che ha proiettato l’Egregoro, cessa di incontrarsi nel rito dedicatogli, e di nutrirlo immaginalmente, questo Elemento Artificiale potentissimo, non scompare, ma entrato in latenza, può venire ri-attivato da un altro gruppo che operi sulle medesime linee rituali, mentali, ed immaginali di quello originario. La forma pensiero del nuovo gruppo, contatta allora l’Egregoro latente, lo rivivifica, e questo riprende ad operare attivamente attraverso i suoi nuovi canali espressivi.

L’Egregoro opera attraverso lo psichismo dei membri del gruppo che lo aggrega e sostiene energeticamente, attraverso l’uso ripetuto e quotidiano di rituali, cerimonie, visualizzazioni, scritture, recitazioni testuali, immagini dipinte o scolpite, cioè con strutture immaginali ed esterne che ne fissano la Forma Pensiero, ancorandola ad una formulazione sempre più completa, complessa e potente. Se il Rituale ed il Culto di un Egregoro in latenza, viene ri-membrato, riattivato, e praticato in accordo alle linee intenzionali dei suoi emittenti originari, dopo un dato periodo, la Coscienza Egregorica sopita si ri- manifesta: dapprima nelle vecchie modalità, per poi adeguarsi, lentamente, alle varianti immaginali e psichiche dei suoi nuovi ri-compositori, e degli eventuali offerenti accidentali.

Quando un rituale, degli scritti, e delle immagini simboliche egregoriche, sono state caricate ed attivate, in una pratica secolare, o millenaria, l’Elementale Artificiale che ne risulta, è un Centro di Coscienza potentissimo: un “Dio Particolare ed Esclusivo” in cui si organizzano i Poteri, le Facoltà, e gli Ideali di tutti coloro che, in quel lasso di tempo, hanno immesso nella sua struttura, l’energia dei loro pensieri, parole, ed azioni. Non solo i viventi e gli incarnati, ma anche i disincarnati e le Entità sovrumane, che agiscono sull’Egregoro richiamate per corrispondenza vibratoria, dai piani astrali e sottili, collaborano alla composizione complessiva della sua Forma, e del suo Potere. Difatti, ad ogni azione resa esplicita nel livello materiale, corrisponde, per risonanza vibratoria, l’Energia implicita che essa riverbera, richiamandolo dai livelli astrali e cosmici dell’Ologramma divino. Perciò, fondando un Culto Egregorico sul piano fisico, simultaneamente si forma nei piani interiori e sottili, una corrispondente Entità psichica di Gruppo, che diviene il Centro sottile della Coscienza, della Sapienza, e del Potere a cui gli elementi della Congregazione sacerdotale, o di un Popolo, che adori passivamente quel Dio artificiale, danno personalità ed energia individuale, e da cui attingono l’Ascendente risultante, potenziato collettivamente.


Questo Scambio, o Patto di Alleanza egregorica, ha luogo per tutta la durata della Pratica rituale e cultuale di un dato Egregoro, e si protrae nel tempo attraverso la sua trasmissione sapienziale, scritturale, simbolica, e di Lignaggio: cioè genetica e razziale. La nozione di Egregoro astrale, spiega il perdurare di idealità costruttive e distruttive, di cui le manifestazioni o Epi-Fanie variano di tempo e luogo, ma che sono tutte gli strumenti “disponibili” di una data realtà egregorica omogenea. I raggruppamenti umani che servono un dato Egregoro, cambiano, evolvono, spariscono, ma la Causa egregorica rimane, e può essere ripresa più tardi, da altri individui o da altre Aggregazioni cultuali dello stesso Lignaggio.

Gli impulsi mentali ed archetipi sotto i quali il gruppo opera, sono in accordo con la sua stessa tipologia costitutiva, e su di essi si organizza quindi la struttura della Forma Pensiero di Gruppo: L’Egregoro che essi vanno progressivamente formando e nutrendo con le proprie emozioni, concetti, intenzioni, ed azioni rituali e simboliche. Su questa struttura primaria, si fissa allora con lenta crescita, la materia vitale ed energetica del Corpo Egregorico: uno psicoplasma vitale capace di organizzarsi autonomamente, manifestandosi, in seguito al Grande Rituale del Richiamo orgiastico di Gruppo, come Canale Fisico ed Incarnazione Materializzata dell’Egregoro stesso.

Questo prodotto è il Figlio del Dio particolare di quel Gruppo: la Presenza Reale, richiamata in un corpo materiale che ne manifesta l’energia ed il potere, sul livello fisico terrestre. Questo è, ad esempio, il Messia degli Esseni e degli Ebrei.

Il Dio egergorico è quindi una Forma-Pensiero artificiale, fatta nascere e crescere nel tempo dalla concentrazione, pilotata, di una generazione di devoti e seguaci dopo l’altra. Le Entità astrali della ritualistica magica, posseggono un’esistenza indipendente, come Forze-pensiero od Elementi di natura. L’ Egregoro non ha un’esistenza organica maggiore, sul piano materiale, che in quello astrale, poiché essa non si concretizza che attraverso l’adesione passiva di esseri umani, alle opzioni forti già scelte intenzionalmente dagli Iniziatori del Patto egregorico. La Realtà astrale, nasce e si mantiene con l’onda d’influenza che il primo centro materiale propaga e diffonde. Quest’onda prende un’esistenza reale, dal momento che continua ad agitare e muovere il proprio centro di propagazione, e vi sussiste tanto più durevolmente, in quanto contiene sempre più energia, incontrando sempre minori resistenze nel supporto psichico delle proprie maestranze, e delle loro vittime esterne.


È così che le Società Segrete, Templari, e Magico rituali, a forte coesione razziale, e con animazione astrale molto viva, continuano a vivere astralmente, molto tempo dopo che la loro azione si è spenta sul piano materiale. Se su quest’ultimo interviene un raggruppamento identico, o a morfologia psico – simile, l’Egregoro può continuare ad alimentarsi e a crescere indisturbato. L’Ebraismo, di cui il Cristianesimo giudaico e l’Islam non sono che delle frange riformiste e scismatiche, ha il proprio Egregoro esclusivo in JAHVÈ ADONAI; e combatte quindi, necessariamente, tutte le formulazioni egregoriche e divine delle altre razze, etnie, e popoli. Negando, alienando, ed osteggiando il culto degli Dei ariani, egizio atlantidi, o delle altre razze, i Giudeo Cristiani, gli Ebrei, e gli islamici, che di fatto formano una sola Tri-unità Egregorica Semita, tentano semplicemente di imporre al mondo ed alle razze altrui, l’egemonia assoluta del proprio Genio tribale e razziale: Jahvè, Geova, o Allah.

Se l’Egregoro è l’Idea trasmessa, la Catena Occulta rappresenta non questo Ideale, ma i protagonisti che lo hanno concepito e realizzato, e tutti coloro che lo promuovono. L’Egregoro è uno, la Catena occulta è, al contrario, costituita da diverse Entità: i promotori delle idee, del passato e del presente, che ora vivono nei tre livelli di esistenza: Fisica, Psichica e Mentale, o Spirituale. La Catena Occulta si compone di esseri materiali ed astrali, ed assomiglia ad una vasta rete occulta che organizza, per i propri fini, un ampio gioco di relazioni e di azioni interattive, i cui partecipanti possono avere sia un ruolo consapevole ed attivo, che occasionale, passivo, o di adesione blandamente favorevole.


JAHVE’ ZION ADONAI è quindi il Dio Egregorico, formulato come Unico oggetto della loro Monolatria, dagli Ebrei Leviti di Mosé, nel deserto del Sinai, durante il tempo del loro Esilio; inteso alla costruzione del loro Patto di elezione razziale. Gli Ibridi Habiru, o Hyksos Ebrei, dopo essere stati per tre secoli i Re Pastori Hyksos, e i Faraoni in un Egitto invaso, si sono ridotti ad una etnia di mandriani nomadi e di briganti, animata da un forte spirito di rivalsa, e da un odio illimitato per le altre razze.

Per realizzarsi nuovamente come popolo regale dominante, questo gruppo, sotto la guida di Akhenaton, auto elettosi Profeta di Aton-Adonai, e del “Patriarca” Mosé, – o di Akhenaton-Mosé, se i due sono una sola persona – accetta il lungo isolamento nel deserto del Sinai. Har Sinai significa: monte da cui irradia Sina, cioè l’Odio, ed è qui che Mosè, o chi per lui, porta il “suo nuovo Popolo”, allo scopo di creare l’Egregoro del loro specifico Dio razziale esclusivo: Jahveh, fondando una propria Storia, e lanciando, nel Tempo, un’Intenzione Psichica dim conquista globale del Mondo.

Quando essi saranno i Signori della Terra, e delle terre, non vi sarà altra Religione che quella di Jahvèh, a cui il loro destino è collegato per sempre. Per questa ragione, Mosè, che si scinde dall’altra egregora ebraica del Dio El o Elohim, di Abramo, e dall’Aton egizio di Akhenaton, impone al suo “gruppo”, o Zion, di sottomettere tutte le altre razze, ed inizia con la carneficina dell’Israele Elohista ed Atonista, che difatti scompare, e va a formare il mito della tredicesima tribù ebraica. Resta padrone del campo, il solo ebraismo levita e mosaico: quello di Jahvè-Zion-Adonai.

Esso opera da millenni alla distruzione d’ogni altra fede e cultura, infiltrando, annientando, e riducendo alla degenerazione, ogni Civiltà ed ogni Storia che non sia la sua. Tutto il mondo crede che la maschera della legge mosaica, sia la vera regola di vita dei Farisei leviti ebrei, e pochi hanno pensato di indagare a fondo il loro Talmud, e gli effetti di questo “Compimento” che insegna, a costoro, d’essere la sola razza meritevole di essere chiamata umana. Tutte le altre etnie, sono “bestie da lavoro” e schiavi degli ebrei, che hanno, come scopo la conquista del mondo e l’erezione, in esso, del trono eterno di Zion.

Essendo una razza egregorica e non genetica, che però vuole formularsi come Super-razza, a spese di tutte le altre, ed essendo formata da ibridi, la genia dei figli prediletti di Dio, deve mantenersi separata dalle altre vere Razze e Nazioni, semiti compresi, aderendo strettamente al sistema del "Kahal", o aiuto ai soli consanguinei jahveici. La Comunità ebraica, ritenuta erroneamente dai non ebrei una comunione religiosa, o un’etnia, è difatti, per prima cosa e soprattutto, una ferrea comunità neo-razziale e trans- genetica. Si tratta di una sotto-razza ibrida, resasi psichicamente omogenea per mezzo della circoncisione, della ritualità Talmudica, e del Patto egregorico con il proprio Demiurgo Zion-Jahvè.
Essi hanno reso sistematico il loro essere “Ebrei del Patto”, elevando questo criterio ideologico a strumento di dominio e dominazione delle altre razze. Per ottenere la perfetta separazione del loro, da tutti gli altri popoli, la congrega levita e sionista ha eccitato da millenni, abilmente, il cosiddetto antisemitismo ebraico, e ne ha fatto un cavallo di Troia: espediente che permette loro di agire indisturbati, e a Logge “coperte”: come nella Massoneria, da essi ampiamente ispirata e diffusa.

La parola “Antisemita” non significa nulla, perché un ebreo non è semita, che quando le circostanze geografiche ve lo costringono: come altri semiti, ed allo stesso titolo. Un ebreo alto, biondo, dagli occhi azzurri, nato in Polonia da una famiglia che vi si è stabilita da secoli, e che si mescolata abilmente agli indigeni con una serie di oculate mosse: di conversione religiosa e di matrimonio, può non avere nulla del tratto somatico semita, e sembra aver poco in comune anche con i suoi simili, stanziatisi in altri paesi. Ma possiede invece, un particolarismo costante, che resta tale nel tempo e nello spazio, facendo di un Ebreo del Patto quello che egli è: ovunque si trovi a nascere o a dover vivere.

L’antisemitismo, che colpisce principalmente gli ebrei di basso ceto, è del resto un’ottima arma di propaganda, e di salvaguardia degli interessi dell’ Elite levita, di cui anzi, rafforza enormemente la stabilità ed il prestigio. Raggiunta la posizione di Super-Governo mondiale, basato sull’economia delle Borse, delle Banche e sulla razzia dell’Oro e delle Risorse, essi potranno alla fine togliersi la maschera, o indossarne una più appropriata, mettendo fine di fatto, ad ogni libertà nazionale ed individuale; sia all’interno che all’esterno di Israele.

“La Gerusalemme o Zion del Nuovo Ordine”, collocata fra Oriente ed Occidente, soppianterà il doppio regno imperiale e papale. L’Alleanza Israelita Universale, oggi presente come Globalizzazione Mondiale, fa già sentire la sua pesante influenza, e penetra in tutte le economie, le culture, e le religioni. Le Nazionalità debbono scomparire, le economie frantumarsi, le religioni altrui tramontare. Allora resterà solo Israele e la sua 
religione unica: quella del Popolo Eletto, e del loro Dio”.

SPEDIRE WEB


IgienistaMentale
IL VERO VOLTO DI YHWH - in principio fu l'egregoro e l'egregoro divenne Dio
Questo documentario è stato creato in collaborazione con :whitewolfrevolution.
L‘Egregoro o “Coscienza di gruppo”, si forma quando una o più persone, si riuniscono per compiere una precisa azione, pensare secondo un dato schema ideologico, ed entro certe linee operative; in modo da sperimentare le esperienze emotive, spirituali, e fisiche, corrispondenti alla qualità dell’intenzione attivante.
Nell’Egregoro, le forze emotive, vitali e mentali, di tutti i componenti del gruppo, si fondono in una Forma Pensiero di Gruppo, o Elementale Artificiale, che, se nutrito per secoli, o millenni, diviene una Entità Energetica Divina; cioè un Dio artefatto e collettivo, che ha un potere infinitamente maggiore della somma delle menti che compongono il gruppo da cui è stato emesso....

LA VERA IDENTITA' DI YHWH -- L' uomo creò Dio a sua immagine e somiglianza l’Egregoro

YHWH l'Iddio Onnipotente non è nient'altro che la creazione di un Egregoro da parre di uomini. L'uomo creò DIo a sua immagine e somiglianza. L‘Egregore o “Coscienza di gruppo”, si forma quando una o più persone, si riuniscono per compiere una precisa azione, pensare.

Ovviamente "certi" argomenti sono intoccabili, video spariti, il secondo è visibile qui :
LA VERA IDENTITA' DI YHWH -- L' uomo creò Dio a sua immagine e somiglianza L'Egregoro


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Se avete compreso bene quanto illustrato, queste poche righe ulteriori al link che segue vi faranno capire come riescano a farci partecipare inconsapevolmente ai riti collettivi come questo: Perché la morte dell'uomo che non era dietro il 9/11 è stata annunciata il 1° maggio - Il Culto di Baal e l'eliteche poi gli portano la nostra energia, non agli ebrei ma ai "padroni del mondo" che sono tutta un'altra cosa, chi non ci fosse ancora arrivato rimando alla prossima puntata che sarà per forza di cose a breve, leggete al link :

L'Egregoro è anche un concetto massonico :
“Ora la Massoneria è una vera scuola iniziatica e non già, come comunemente si crede, un'associazione fraterna ...

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Si sente molto parlare oggi di Egregore e Forme-Pensiero. Ma cosa sono davvero, alla luce della Tradizione? 
9 febbraio 2009

Se il Creatore non si può separare dalle sue creazioni se non con il medesimo imperiale atto di volontà che le ha generate, analogamente l’uomo non può farlo con le sue creazioni mentali se non con uno sforzo. L’uomo è un creatore, sia su questo piano con l’energia dell’Eros (con gli organi sessuali), sia su piani eterici con l’energia mentale di Filos (Padre), ed è quindi capace di emanare forme energetiche di pensiero. Si tratta di un’espressione ignorata dalla psicologia moderna, ma è un argomento tenuto da sempre in grandissima considerazione dalla Tradizione, che ben conosce le dinamiche del pensiero, i poteri occulti e incompresi della mente umana, e le conseguenze della direzione dell’attività mentale. Se tutto l’Essere si basa sull’energia, sull’irradiazione e sulla vibrazione, ogni pensiero umano, sia esso positivo o negativo, mira a divenire attivo e non muore facilmente, permanendo nell’astrale (sub-conscio) individuale e collettivo. Ciò che noi crediamo è sempre una forza dominante. Le nostre credenze danno origine agli avvenimenti giornalieri. Se un numero sufficiente di noi crede, è possibile far esistere una cosa nuova. Lo stesso corpo fisico è il risultato della cristallizzazione della forma-pensiero originaria di Adamo su sè stesso. L’atmosfera mentale in cui l’uomo vive è piena di illusione, ed è campo di contatto con forme-pensiero di ogni genere. Ve ne sono centinaia ad influenzare in modo sottile tutte le nostre scelte di vita: alcune di esse sono antichi ideali ormai superati, ma che permangono; altre sono del tutto nuove, poco potenti ma dotate di grande forza di attrazione, capaci di crescita se nutrite nel modo giusto; alcune sono intime e personali, altre dominano la collettività umana nel suo complesso. Sono le forme assunte dalla paura, dal desiderio, dalle emozioni, dalla sensibilità all’ambiente, dall’aspirazione crescente e dai vecchi ideali, condizionamento potenti che impediscono alla luce dell’anima di illuminare la coscienza di veglia, e tengono schiava l’umanità generando annebbiamento astrale. Le più potenti e negative sono tre:
1) la forma-pensiero di Dominio, atta a danneggiare il campo energetico di un’altra forma considerata più piccola e modesta di sé stessi. E’ strettamente correlata al vizio Orgoglio e all’esaltazione del falso Ego;
2) di Sottomissione o di Inferiorità, opposta a quella di dominio, che conduce a sminuire sé stessi e a perdere fiducia in sé stessi, facendoci divenire facile preda di chi al contrario è dominato dalla forma-pensiero precedente;
3) di Annientamento, che fa credere nella distruzione, nella morte, nell’invecchiamento, nel tempo inesorabile e nella malattia, distogliendo l’anima dal ben più reale principio dell’immortalità.
Tutte sono state create dall’uomo nei diversi stadi del suo sviluppo individuale e razziale. Ogni pensiero è energia -l’energia discende sempre dal pensiero- e cerca un canale attraverso il quale può esprimere ciò che esso racchiude in sé, producendo due effetti: una vibrazione radiante e una forma fluttuante. Una forma-pensiero può essere dotata, quindi, di un’alta o bassa qualità vibrazionale; ciò dipende dagli ideali di chi la emana. L’effetto di questa vibrazione su sé stessi e sugli altri dipende dalla precisione del pensiero-emozione, e dalla quantità di forza ivi contenuta. La durata della vita di una forma-pensiero dipende:
1) dalla sua intensità iniziale (forza ivi contenuta), e

2) dall’energia che continua ad esserle fornita mediante la ripetizione del pensiero (abitudine mentale),
sia da parte del suo creatore che da parte di altri. Quanto più spesso un pensiero sarà ripetuto, tanto più intenso l’effetto. La sua vita può essere continuamente rinforzata vampiricamente dalla ripetizione del pensiero, ed una forma-pensiero nutrita regolarmente acquista una grande stabilità. Essa ha l’istinto di di prolungare la propria vita, per cui reagisce sul suo creatore, tendendo ad eccitare in lui la ripetizione dello stato emotivo che l’aveva creata. Agisce allo stesso modo, sebbene meno efficacemente, con tutti gli individui con cui può venire a contatto. Se l’uomo comprende questo meccanismo perverso, può sottrarre energia alla forma-pensiero, bloccando con la forza di volontà (dominio di sè) quei meccanismi mentali che lo conducono a pensare o a desiderare qualcosa, o ad essere e comportarsi in un certo modo. Privata di energia, la forma-pensiero è sempre più debole, e tortura sempre meno il proprio creatore, fino a dissolversi. Come un atto di volontà crea attivando un circolo vizioso, un atto di volontà ancora più forte è capace di estinguerla attraverso un circolo virtuoso. Solo l’Intento (io voglio) può consentire di trascendere una forma-pensiero negativa e distorta. Quando si attiva l’Intento di dissolvere una forma-pensiero, si trasmutano le frequenze nelle quali esiste questa forma-pensiero, all’interno del proprio campo astrale. La forma-pensiero tende, infatti, ad assumere la forma di una larva energetica, o peggio di una sanguisuga, e ad attaccarsi al campo energetico umano al fine di drenare energie emozionali. Tra le diverse discipline mentali volte ad evitare la formazione di forme-pensiero dannose (demoni), e il dissolvimento di forme-pensiero pre-esistenti ed ereditarie, vi sono due efficaci espressioni di vigilanza interiore.
La prima è induista: il Raja Joga del grande Patanjali. La disciplina regale della mente è una splendida forma di auto-disciplina mentale, il cui scopo è determinare le cause delle forme-pensiero (klesa o afflizioni) che ci dominano e torturano, e poi apportare un rimedio adeguato che consiste soprattutto nella sospensione dell’attività mentale volta a proiettare, e nel non-attaccamento tipico anche della disciplina mentale buddhista. Il Raja Joga tenta di bloccare le sovrapposizioni mentali, cancellare quelle vecchie e ridurre la mente all’essenza (Io vero, Purusha): la non-mente dei maestri Zen. Cerca di capire perché compiamo sempre gli stessi gesti, perché reagiamo a determinati stimoli ambientali sempre nello stesso modo. La causa è la “vrtti”, la forma-pensiero, ma noi diremmo che ciò è conseguenza anche dell’archetipo (imprinting), tendenze istintuali innate somma di tutte le sovrapposizioni delle vite precedenti che ci dominano dalla nascita alla morte, e che ci fa credere di essere qualcosa o qualcuno, attributi-qualità di cui l’Io puro non ha alcun bisogno e che lo ottenebrano. Con l’età adulta, l’uomo perde la purezza di pensiero tipica del fanciullo, e suscita, rafforzandoli continuamente, tutta una serie di “blocchi” psichici che appesantiscono il suo campo astrale, fondamentale ponte verso il divino. P.Matthiesen insegnava che:
“ben presto il limpido occhio del bambino viene obnubilato da idee e opinioni, preconcetti e astrazioni, cosicchè il semplice libero essere si ricopre della pesante armatura dell’ego. Solo dopo anni si percepisce d’istinto di essere stati privati del fondamentale sentimento del mistero”.
La seconda forma di vigilanza è di origine egizia: la Psicostasia. I mistici medievali (e non solo) attuavano il cosiddetto esame di coscienza, il corrispondente dell’antichissima psicostasia egiziana, la cui scienza iniziatica raggiunse il suo più alto momento negli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola. Tutti questi metodi puntano a rendersi consapevoli dei movimenti della coscienza per bloccare i dèmoni personali (pensieri, negativi, ossessioni), osservando tutto il proprio mondo reattivo psichico, così da trasformarsi in un Vigilante, uno che veglia su di sè e attua uno degli insegnamenti-chiave di Gesù: “Siate vigilanti”, al fine di pervenire allo stato di “Re del Mondo”, ossia dominatore del proprio mondo interiore e dell’esterno. I pensieri sono semi che cadono nel perispirito astrale e poi nell’anima umida. Se non vengono riconosciuti in tempo, cominciano a germogliare e a portare quei frutti che corrispondono alla loro specie, o vanno dove agiscono grandi campi energetici che hanno un’analoga irradiazione a quella del pensiero di chi lo ha inviato. Quindi, essi passano nel Regno dei Pensieri (Akasha) da dove richiamano pensieri simili, affini vibrazionalmente e di natura analoga, costruiti da altri dominati dalla stessa illusione, forme-pensiero che si attraggono e si uniscono come goccie d’olio nell’acqua, producendo una forma di grande energia ed intensità. Essi si aggregano, formano un complesso di energia eccezionalmente potente, nota come “egrègora” o “aggregato di energia-pensiero”, e ritornano a coloro che hanno inviato il pensiero, li influenzano e cercano di provocare ciò che essi eventualmente temevano. Non si confonda il principio dell’ egrègora con gli Egregòri (gr. Egregoroi), citati nel Libro dei Segreti di Enoc XVIII:1, termine che corrisponde all’ebraico “Ir (Vigilanti)” : “Mi innalzarono al terzo cielo e là vidi una numerosa milizia, gli Egregori (Vigilanti)”. Un Egregoro è un essere celestiale, un Vivente, mentre un’egrègora è un aggregato energetico di origini umane, un’ameba energetica, dipendente da coloro che la crearono. Ad onor del vero, non esistono solo le forme-pensiero umane ma, nell’ambito di quest’universo materiale, le più potenti sono quelle generate dai corpi stellari e planetari attraverso quella che gli antichi chiamavano “musica delle sfere”: potenti irradiazioni di natura elettro-magnetica. Le stelle e i pianeti non sono corpi morti ma esseri viventi dotati di una loro coscienza, quindi capaci di generare forme pensiero dotate di un quid vibrazionale, di una certa portante, e di una precisa radianza elettro-magnetica talmente potente da influire entro distanze considerevoli. Le loro forme sono modelli di interferenza elettro-statica che mantengono l’uomo perpetuamente rinchiuso nella limitazione della coscienza. Gli influssi delle forme d’onda dei pianeti e delle stelle sui destini e sui comportamenti umani erano noti agli astrologi iniziati dell’antichità, ma oggi sono totalmente sconosciuti. E’ un argomento che approfondiremo nel seguito della trattazione. E’ noto che i pensieri rivolti all’aspetto materiale sono vibrazioni molto basse in frequenza. Negli edifici di culto, queste genere di vibrazioni abbondano, poichè i fedeli tendono a chiedere favori materiali per la soddisfazione dell’anima animale, anzichè doni finalizzati all’evoluzione spirituale e al nutrimento della parte spirituale dell’anima. Queste vibrazioni impregnano le statue ove i fedeli pregano, e creano quella che viene detta “egrègora”. Un egrègora è di fatto un’ameba energetica, un’essenza totalmente priva di intelligenza, il cui unico scopo è preservarsi sottraendo energie. Queste energie vengono sottratte a tutti i fedeli che si prostrano nei pressi della statua, senza che neanche se ne rendano conto. Questa ameba nel corso del tempo può divenire qualcosa di estremamente potente. Non sono discorsi da fantascienza.

Il grande Mosè, da Supremo Maestro e conoscitore delle potenzialità del pensiero umano, proibì al suo popolo una simile forma di adorazione, ritenuta per i motivi di cui sopra, assolutamente pericolosa, nonchè immorale e per niente rispettosa del Dio interiore. Più in generale, Mosè proibì di adorare i simulacri (contenitori), spingendo occultamente a venerare l’essenza di ogni cosa. In tal senso, coloro che non comprendono questo concetto, venerano il corpo fisico anzichè il dio interiore; e credono che il Graal sia una coppa (contenitore) anzichè il suo contenuto (acqua di vita), tant’è che il termine “vaso (gradale)”, in tedesco “veissel”, rimanda al tededesco wasser e all’inglese water che significano “acqua”. L’invito della Tradizione è volto alla generazione di forme pensiero d’amore e legate ad ideali eterni (archetipi divini), anziché a quelle composte di bassa materia astrale. Arthur Powell scrisse con grande autorevolezza sulla natura delle forme-pensiero:
“L’astrale e il mentale sono i corpi maggiormente interessati nella produzione di ciò che chiamiamo le forme-pensiero, le quali possono essere costituite di sola materia mentale, o mentale e astrale come è nella maggior parte dei casi…Un pensiero puramente intellettuale ed impersonale sarebbe costituito solo di materia mentale. Ma se contiene il minimo elemento di desiderio personale ed egoistico si avviluppa di materia astrale oltre che di quella mentale…Quando un uomo indirizza la sua energia verso oggetti desiderati, o è occupato in attività passionali e emotive, il corpo astrale (emotivo) proietta una parte di sé che si avviluppa di essenza elementale del piano astrale…Le essenze elementali dell’astrale reagiscono molto facilmente all’influenza del pensiero e del desiderio umano; per conseguenza, ogni impulso emanato dal corpo astrale-mentale viene immediatamente rivestito di un temporaneo veicolo di essenza elementale. Questi elementali divengono così, per un certo tempo, una specie di creature viventi, entità intensamente attive, animate dalle idèe che le produssero. I chiaroveggenti inesperti le confondono con le vere entità viventi (Egregòri)…Tali forme pensiero-desiderio sono il frutto di Kama-Manas, la mente dominata dalla natura animale, Manas dominato da Kama…Una tal forma pensiero-desiderio ha per corpo l’essenza elementale e per anima il desiderio o la passione che l’ha prodotta, che è di per sé energia, una carica elettro-magnetica…La gran maggioranza delle forme-pensiero ordinarie hanno questa natura, perché ben pochi pensieri di uomini e donne ordinarie sono scevri di desideri, passione ed emotività… Se poi il pensiero ha un carattere spirituale, se è colorito di amore e di aspirazioni elevate o di profondi sentimenti altruistici, allora può entrarvi qualcosa dello splendore e della gloria divina”
(Il Corpo Astrale). Quest’ultimo è il caso di alcuni ordini misterici (oggi di alcune scuole o arche iniziatiche) i cui membri creavano, tenendosi per mano e rispettando le polarità maschio-femmina, una catena atta a generare, tramite visualizzazione, una forma-pensiero legata ad una vibrazione-luce che diviene anche più della mera somma delle vibrazioni degli anelli della catena stessa. Essi sviluppavano una corrente nervosa, risultante della potenzialità di tutti i singoli. Questa egrègora poteva essere richiamata per diversi motivi, ed era atta a conservare perfino la storia e i segreti dell’organizzazione, essendo la somma delle menti e dei pensieri degli esseri che la emanarono. Perfino gli Esseni di Qumran e i Templari di Francia avevano la loro egrègora di gruppo, ancora vivente, e chi conoscesse il modo di evocarla, potrebbe attingere ai segreti degli Ordini. Quanto detto spiega una rivelazione criptica di Ferdinando Pessoa:
“Gli ordini iniziatici sono difesi, ab origine symboli, da condizioni e da forze assai speciali che li rendono indistruttibili all’esterno. Non intendo spiegare in cosa consistano queste forze e condizioni: mi basta indicarne l’esistenza”
(Pagine Esoteriche). Queste forze sono prettamente egregoriche. L’egrègora di un gruppo iniziatico composto da illuminati e da santi è di fatto una Sfera di luce e di energia. Occultamente, essa è la protagonista del film “Sfera” di Barry Levinson, nel cui finale i protagonisti mostrano come sia possibile crearne una attraverso una meditazione-visualizzazione di gruppo in cui l’intento sia focalizzato e il proposito unanime; a dimostrazione del fatto che l’immaginazione (femminile) e la volontà (maschile) siano i più grandi talenti messi a disposizione dell’essere umano, sempre che siano ben utilizzati. Il principio dell’egrègora è analogo a quello dell’inconscio collettivo di Jung. Essa è frutto della forza psichica dei gruppi umani, cosicchè ogni gruppo (politico, aziendale, sportivo ecc.) emana la sua egrègora, la quale deve nutrirsi delle emozioni del gruppo per poter sopravvivere. Alain Brethes è quello che meglio ha indagato il fenomeno negli ultimi anni. Il ricercatore francese afferma che:
“un’egrègora è la risonanza vibratoria emessa dalla psiche di un gruppo di persone vibranti su una nota determinata. Gli atti, le emozioni, i pensieri e gli ideali di ogni singolarità costituente il gruppo, si fondono per edificare un tutto coerente, una foma di natura energetica avente una certa qualità vibratoria. La tradizione esoterica la chiama forma-pensiero. Benchè di essenza sottile e impalpabile, una forma-pensiero è molto più penetrante, inviluppante e percepibile di una presenza materiale. La durata di vita di un’Egrègora dipende da parametri identici a quelli validi per tutte le istituzioni umane. Quanto più esse sono vitalizzate (energizzate) e più è elevato l’impulso, tanto più sono rinforzate. L’Egrègora è pur sempre dipendente dall’attività mentale del gruppo, per cui quando il gruppo cessa di esistere, l’egrègora non viene più alimentata e col tempo decade, a meno che non sia costituita da una grandissima forza di energia-pensiero. Ma neanche il gruppo può essere completo senza la sua egrègora”
(Les Egregores). Il grave problema di quest’umanità dormiente ed impura è che l’etere è saturo di egregore negative, poichè la mente dell’essere umano è volta verso la profanità e la materia. Il problema oggi assume proporzioni apocalittiche, poichè la corruzione e la degenerazione delle forme-pensiero mai forse ha raggiunto in passato i livelli della civiltà moderna, semplicemente perché la gente sta generando più negatività di prima ed è sempre più legata all’aspetto materia. Queste forme confluiscono nell’astrale che è sovrappopolato di forme-pensiero di paura, a tal punto che non riesce più a contenerle. Esse si attaccano alla negatività e la alimentano per sopravvivere e nutrirsi. La vera spazzatura orbitale non è data dai residui di satelliti, razzi vettori o altro, ma dalla demonìa collettiva, dalle forze del caos che un tempo erano note come “Gog e Magog” e che i Vangeli chiamano “Legione”. Una delle segrete attività cosmiche del Cristo fu quella di purificare gli eteri da forme-pensiero distruttive che tuttavia oggi sono riapparse più forti di prima. Dal punto di vista delle gerarchie celesti, la purificazione, prima ancora che del pianeta, dovrà riguardare gli eteri. Un grande collettivo di esseri, alla fine del tempo, solo allorchè avrà sviluppato tutta la potenza del “verbo”, spazzerà via tutte le forme-pensiero corrotte e le forze egotiche planetarie, addivenendo ad un’operazione di bonifica dei piani astrali dai quali queste forme producono i loro nefasti effetti sulle menti umane. Se l’umanità è dominata da queste egregore negative, non può certamente accedere ai mondi superiori e questo piano continuerà ad essere isolato (embargato); in tal modo, i mondi spirituali non riescono ad influenzare le attività di pensiero umane, soggiogate dall’Inconscio Collettivo o Guardiano della Soglia Planetario.


Le egregore negative incombono come un’invisibile cappa soprattutto sulle città, ove lo psichismo di bassa natura è massiccio ed alimentato da un gran numero di menti, stimolate ad emanare pensieri di bassa natura da un intero sistema di potere asservito al Lato Oscuro. I gruppi iniziatici e i mistici hanno sempre evitato di dimorare nei centri urbani e privilegiavano posti isolati per non essere contaminati o aggrediti dalle basse forme-pensiero delle masse profane. Gli Esseni dimoravano in zone desertiche, i Templari nelle campagne tranquille del suolo francese, i mistici negli eremi. Sulle forme-pensiero che incombono sulle città, il padre della chiesa Evagrio Pontico, che dedicò un’intera vita a studiare il comportamento dei demoni, scrisse parole che possono essere facilmente estese all’abitudine degli Esseni di evitare le città e di prediligere i luoghi deserti e la solitudine per entrare in contatto con l’intimo:
“Non è possibile riuscire a vivere da monaco e continuare a visitare le città, per tema che l’anima non si colmi di molte e varie immagini (forme-pensiero) che essa accoglie da fuori. Riguardo a queste, ho spesso pregato Dio perché non esistano o, se esistono, che almeno non siano tenaci. Poichè con facilità l’intelletto imprime dentro di sè le immagini e rovina, agitandosi, in pensieri diabolici”
(Massime e Considerazioni lettera 41). Non suoni blasfèmo, ma in molte religioni -compresa quella ebraica, musulmana e cristiana- l’adorazione di Dio nasconde l’inconsapevole adorazione di una gigantesca egrègora che essi chiamano YHWH, Dio o Allah. Le masse profane hanno un approccio estremamente materialistico con la divinità, cosicchè creano gigantesche egrègore di bassa natura che poi si nutrono della forte emotività dei fedeli. Ciò che esse invocano per ottenere benefici materiali non è la presenza divina (che peraltro è in loro) ma l’egrègora cattolica, ebraica o musulmana. Non conoscendo il nome della divinità o degli spiriti buoni, non conoscendo la giusta sonorità per invocarli, essi non fanno altro che agganciarsi all’egrègora del gruppo religioso che spingerà il gruppo a venerarla, a darle energia psichica di sostentamento. YHWH nell’Antico Testamento dice a più riprese che il suo nome non può essere conosciuto. Perfino la vocalizzazione giusta del Tetragrammaton (YHWH) è un mistero. Questo principio vale anche per un gruppo minoritario come i Testimoni di Geova. Quando essi invocano Geova, non fanno altro che richiamare l’egrègora della catena. E’ triste, ma è la pura verità conosciuta da quei pochi illuminati che sono a conoscenza della forza dello psichismo collettivo.

Naturalmente, allo stesso modo in cui le forme-pensiero opprimono l’umanità che le crea, esse opprimono l’individuo che ne è l’autore, il quale nella maggior parte dei casi ha covato le sue forme-pensiero fino ad identificarsi con esse, al punto da non avere più un’esistenza indipendente. La distruzione di questo complesso di forme-pensiero che lo tengono schiavo può avere effetti disastrosi, e ne può derivare il suicidio, una lunga malattia o una vita resa vana dalla frustrazione poichè la sua mente non vede altro che quella struttura che egli stesso si è costruita, paradossalmente con grande fatica, diventata col tempo una muraglia di pensiero con la quale si è isolato dal resto del mondo e dai suoi simili, e peggio, da sé stesso. Occorre accettare una visione più ampia e avere una mente aperta; il che significa essere ricettivi all’universo dello spirito che sgretola tutte le certezze e i diritti apparentemente acquisiti, ma illusori perché impermanenti. L’uomo sarebbe in grado di modificare la struttura materiale e di ricondurre, a poco a poco, ciò che è raddensato in campi di vibrazione superiori, perché in lui dimorano le forze più elevate. L’uomo ha il compito di vivificare queste forze di natura psichica-energetica e di applicarle in modo conforme alla Legge Cosmica, e per farlo deve prendere ogni misura necessaria tale da eliminare ogni ostacolo psichico all’espressione della volontà di Dio.

L’unico modo per dissolvere queste egregore che fungono da vero e proprio guardiano della soglia e che condizionano pesantemente il pensiero umano, è smettere di nutrirle bloccando l’attività-pensiero connessa e privandole gradualmente di energia. Ognuno di noi ha uno o più piccoli guardiani della soglia (doppleganger) da abbattere, corrispondenti alle ossessioni di cui è vittima. Questa è la vera maligna bestia di Apocalisse: l’ossessione che conduce alla possessione diabolica, un male generato dall’uomo stesso. Un incallito fumatore, tra i tanti esempi possibili, è aggredito dalla sua stessa ossessione, una potente forma-pensiero che si nutre delle emozioni scaricate dal fumatore stesso. Ogni volta che quest’egrègora vorrà nutrirsi, stimolerà il fumatore ad accendere una sigaretta. Solo il fumatore può distruggere la sua stessa emanazione, resistendo alla tentazione e indebolendo la forma-pensiero, a riprova che ognuno è causa del suo male ma al contempo salvatore di sè stesso attraverso l’utilizzo della forza di volontà (intento). I veli di Iside, intesi come schermi o gusci dell’anima, non sono altro che forme-pensiero o proiezioni su di sé che velano lo splendore del corpo aurico e lo ricoprono di gusci eterici sempre più raddensati. La distruzione deliberata di tutto quello che impedisce il contatto con l’anima, le illusioni psichiche, implica il prendere quelle misure che elimineranno ogni ostacolo all’espressione della volontà di Dio. Si tratta di un lavoro di smantellamento (solve alchemico) che conduce inevitabilmente alla morte mistica, alla cancellazione di una illusoria e impermanente visione del mondo e di sé stessi. L’Antico Testamento mostra un YHWH sterminatore, e preso alla lettera, ciò potrebbe offrire l’idea di un Dio violento e partigiano. Ma lo spirito dice invece che YHWH è l’anima spirituale che sempre tenta di scrollarsi di dosso e sterminare, dentro di noi, le emanazioni della mente inferiore. Se l’Altissimo volesse riassorbire tutte le sue emanazioni (dirette o indirette), dovrebbe idealmente “sterminare” la creazione, ritraendosi in sé stesso e cessando di manifestarsi a sé stesso attraverso tutte le sue espressioni e qualità. Parallelamente, anche l’uomo potrebbe operare in tale direzione per esprimere l’Io Spirituale e conoscere sé stesso: sarebbe un distruggere per risorgere. L’iniziato che distrugge i veli non fa altro che scendere in sé stesso e penetrare nel nucleo più vero, dissipando l’annebbiamento astrale che lo legava all’aspetto materia. Ma per far questo, l’iniziato deve prendere consapevolezza di ciò che egli stesso ha creato in vite precedenti e che continua a produrre i suoi effetti nella vita attuale, secondo i più elementari princìpi della legge karmika.


Saturno che divora i suoi figli è uno splendido simbolo iniziatico di questa distruzione psichica, un’immagine antica dello sforzo volto alla bonifica del proprio eterico impregnato di forme pensiero negative e ostacolanti. La mistica zoroastriana puntava proprio all’esaltazione del buon pensiero (vohu mana) per contrastare le emanazioni di Arhiman (sub-conscio) nel nostro essere, affinchè Ahura Mazda scendesse e penetrasse il fedele. Nel trattato gnostico Pistis Sophia, che testimonia di una sublime conoscenza dello psichismo da parte dei saggi di Alessandria, la mente infera, che il mazdeismo chiamava Arhiman, è chiamata “Arrogante”. Le emanazioni dell’Arrogante del nostro essere, il pensiero negativo da cui discende energia negativa, opprimono Sophia, l’anima spirituale, il vero Io:
“Luce, libera le mie forze dalle emanazioni dell’Arrogante che mi opprimono” (46:24)

Fonti sitopagano   whitewolfrevolution   mikeplato


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