Descrizione

La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

Contra factum non valet argumentum”

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martedì 18 febbraio 2020

Chi tocca il Signoraggio muore, Arrigo Molinari avvocato ed ex questore di Genova, aveva citato in giudizio Bankitalia e BCE per la truffa del Signoraggio !


Una vecchia storia conosciuta ma dimenticata, questione assai strana che chi arriva ad avere a che fare con il signoraggio muoia, la lista è assai lunga, da Abramo Lincoln in avanti, o magari anche prima, quando Gesù Cristo rovesciò i tavoli dei cambiavalute e li cacciò con i mercanti dal tempio....

Personaggio interessante, racconta di avere anche salvato il festival di Sanremo nel 1959. Volevano portare via anche il Festival di Sanremo ... Chissà che fine hanno fatto i due ricorsi che fece contro la BCE e  Bankitalia 

Il signoraggio, la sovranità monetaria perduta, il mezzo per la schiavizzazione dell'umanità è l'origine di tutti i mali per questo non è da dimenticare. 



Aveva l’udienza il 5 ottobre 2005, ma viene ucciso a coltellate il 27 settembre !!!
Della serie: chi tocca il Signoraggio muore…

Signoraggio bancario : molte persone non sono neanche a conoscenza del problema, altre, poche, hanno provato ad opporsi senza, però, ottenere ciò che si erano prefissati, per una ragione o per un’altra.



Arrigo Molinari
Arrigo Molinari, nato ad Acri nel 1932, si laurea in Giurisprudenza nel 1953 a Napoli. Nello stesso anno vince il concorso di vicecommissario aggiunto di Polizia. Nel corso degli anni, presta servizio alla questura di Imperia, al commissariato di Sanremo e alla questura di Genova. Dirige pure diverse scuole di Polizia. Da avvocato, Molinari si dedica ad un fenomeno, nella provincia di Imperia, di anatocismo bancario, riuscendo a far indagare sei ex direttori di un istituto di credito. La sua battaglia più grande, però, inizia a ridosso dell’anno duemila e lo vede citare in giudizio Bankitalia per la truffa del Signoraggio. 

La settimana precedente all'omicidio, proprio da una sua denuncia, erano stati rinviati a giudizio 6 tra ex direttori e direttori di istituti bancari della Riviera di Ponente con l'accusa di usura.

Macrolibrarsi

Legale chiede i danni alla Banca d’Italia
4 settembre 2005

La Banca d'Italia è stata citata a giudizio per danni, presso il tribunale di Imperia, con provvedimento d'urgenza ex art. 700
«per non aver svolto un' adeguata forma di vigilanza sulla Banca di Roma, - sostiene nel ricorso l’ex questore e oggi avvocato Arrigo Molinari - in quanto sua socia, in un precedente procedimento giudiziario».
L'udienza di discussione del ricorso, presentato da Molinari, è stata fissata per il prossimo 5 ottobre. La vicenda ha avuto inizio da una causa per anatocismo, la richiesta di interessi sugli interessi, che l'avvocato Molinari aveva presentato nel 2000 contro l'istituto di credito romano, a difesa della defunta moglie Maria Teresa Pallavicino e del padre di lei. Molinari aveva chiesto un risarcimento, non ancora quantificato, contro la capitalizzazione trimestrale degli interessi dal 1934 a fine anni novanta.

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«La mia ultima battaglia contro l’euro»
28 settembre 2005

La settimana scorsa «il Giornale» aveva intervistato Arrigo Molinari, in occasione dell'udienza presso il tribunale civile su due ricorsi da lui presentati contro Banca d'Italia e Banca centrale europea. Ecco la testimonianza che stava per essere pubblicata 

Dica la verità, avvocato Molinari: anche lei ce l'ha con Fazio. Infierisce.

«Neanche per sogno. Io ce l'ho con la Banca d'Italia e con i suoi soci voraci banchieri privati».
Cos'hanno fatto di così terribile ?
«Hanno divorato l'istituto centrale di Palazzo Koch, rendendolo non più arbitro e non più ente di diritto pubblico. Con un'anomalia tutta italiana».
Ai danni dei risparmiatori.
«...che adesso devono sapere esattamente come stanno le cose».
Ci aiuti a capire.
«Sta tutto scritto nei miei due ricorsi, riuniti ex articolo 700 del codice di procedura civile, contro la Banca d'Italia e la Banca centrale europea per la cosiddetta truffa del “Signoraggio“, consentita alle stesse fin dal 1992».
Ricordiamo chi era, allora, il ministro del Tesoro.
«Era un ministro sottile che ha permesso agli istituti di credito privati di impadronirsi del loro arbitro Bankitalia, e quindi di battere moneta e di prestarla allo Stato stesso con tasso di sconto a favore delle banche private».
Il “Signoraggio“ è questo ?
«Il reddito da “Signoraggio“ a soggetti privati si fonda su una norma statutaria privata di una società di capitali, e quindi su un atto inidoneo e inefficace per la generalità, per cui i magistrati aditi dei tribunali di Genova, Savona e Imperia non troveranno alcun ostacolo derivante da un atto di legge. L'inesistenza di una disciplina normativa consente di accogliere i tre ricorsi senza problema di gerarchia di fonti».
Le conseguenze del “Signoraggio“ ?
«Rovinose per i cittadini, che si sono sempre fidati delle banche e di chi le doveva controllare».
Tutta colpa delle banche ?
«Sarò più chiaro, la materia è complessa. Dunque: le banche centrali e quindi la Banca d'Italia, venuta meno la convertibilità in oro e la riserva aurea, non sono più proprietarie della moneta che emettono e su cui illecitamente e senza una normativa che glielo consente percepiscono interessi grazie al tasso di sconto, prestandolo al Tesoro».
Non si comportano bene...
«Per niente ! Ora i cittadini risparmiatori sono costretti a far ricorso al tribunale per farsi restituire urgentemente il reddito da “Signoraggio“ alla collettività, a seguito dell'esproprio da parte delle banche private italiane che, con un colpo di mano, grazie a un sottile ministro che ha molte e gravi responsabilità, si sono impadronite della Banca d'Italia battendo poi moneta e togliendo la sovranità monetaria allo Stato che, inerte, dal 1992 a oggi ha consentito questa assurdità».
Un bel problema, non c'è che dire.
«Infatti. Ma voglio essere ancora più chiaro. L'emissione della moneta, attraverso il prestito, poteva ritenersi legittima quando la moneta era concepita come titolo di credito rappresentativo della Riserva e per ciò stesso convertibile in oro, a richiesta del portatore della banconota».
Poi, invece...
«Poi, cioè una volta abolita la convertibilità e la stessa Riserva anche nelle transazioni delle Banche centrali avvenuta con la fine degli accordi di Bretton Woods del 15 agosto 1971, la Banca di emissione cessa di essere proprietaria della moneta in quanto titolare della Riserva aurea».
Lei sostiene che Bankitalia si prende diritti che non può avere.
«Appunto. Prima Bankitalia, nella sua qualità di società commerciale, fino all'introduzione dell'euro in via esclusiva e successivamente a tale evento, quale promanazione nazionale della Banca centrale europea, si arroga arbitrariamente e illegalmente il diritto di percepire il reddito monetario derivante dalla differenza tra il valore nominale della moneta in circolazione, detratti i costi di produzione, in luogo dello Stato e dei cittadini italiani».
Un assurdo tutto italiano, secondo lei.
«Certamente. Sembra un assurdo, ma purtroppo è una realtà. L'euro, però, è dei cittadini italiani ed europei, e non, come sta avvenendo in Italia, della banca centrale e dei suoi soci banchieri privati».
Quasi tutto chiaro. Ma che si fa adesso?
«Farà tutto il tribunale. Dovrà chiarire se esiste una norma nazionale e/o comunitaria che consente alla Banca centrale europea, di cui le singole banche nazionali dei Paesi membri sono divenute articolazioni, di emettere denaro prestandolo e/o addebitandolo alla collettività. L'emissione va distinta dal prestito di denaro: la prima ha finalità di conio, il secondo presuppone la qualità di proprietario del bene, oggetto del prestito».
Lei, professore, ha fiducia?
«Certo. La magistratura dovrà dire basta!».

«Il sistema delle banche tradisce i risparmiatori»

28 settembre 2005

Ne aveva fatto una battaglia di principio e di sostanza: per Arrigo Molinari, nella veste di avvocato patrocinatore delle cause dei cittadini deboli contro i poteri forti, quella contro la Banca d’Italia e il suo governatore Antonio Fazio era diventata una sorta di sfida da vincere a tutti costi. E l’occasione giusta – come gli piaceva dire – era capitata di recente: per la causa intentata
«nell’interesse degli eredi di Pallavicino Maria Teresa e Pallavicino Carlo che hanno numerosi contenziosi civili incardinati nei tribunali di Genova, Savona e Imperia, relativi a rapporti di conto corrente e di mutuo fondiario con numerosi istituti bancari».
Ci si era dedicato con lo stesso entusiasmo che aveva messo in tanti anni di carriera in polizia. Tanto più che, diceva spesso,
«i risparmiatori sono stati traditi, e bisogna che si prendano la loro rivincita».
Le sue argomentazioni parevano ineccepibili, magari un po’ ardue da decifrare, ma, di questi tempi, sparare sulle istituzioni creditizie private e pubbliche, nazionali ed europee, poteva incontrare solo consensi. Nel mirino, però, più di tutti, la Banca d’Italia,
«un elefante con 8 mila addetti che godono di stipendi da 75mila euro all’anno e il cui capo è di fatto completamente inamovibile. Il vero scandalo è una schiera di dipendenti annidati in un vero e proprio carrozzone».
Molinari aveva affondato il coltello nella piaga, facendo ricorso contro l’istituto centrale e le sue sedi decentrate di Genova, Savona e Imperia, ma accomunando nell’istanza anche la Banca centrale europea. Sosteneva infatti che Palazzo Koch
«aveva privato i ricorrenti della tutela amministrativa prevista dalla normativa vigente in materia di vigilanza sugli istituti di credito, stante il conflitto di interesse che si è venuto a creare tra la Banca d’Italia stessa e gli istituti di credito soci della Banca d’Italia».
In particolare, sottolineava Molinari,
«il dibattito che è scaturito sulla cosiddetta vicenda Fazio non è tanto sulla regolamentazione dei poteri e sulla durata in carica del governatore, quanto una meritoria presa di posizione dello Stato italiano di riappropriarsi di risorse, il cosiddetto reddito di “Signoraggio“, nella quale era stato, seppure in parte, espropriato in favore di soggetti privati. Invero e singolare se non addirittura assolutamente inaccettabile che l’istituto di emissione in uno Stato sovrano sia in primis una società per azioni commerciale, nonché partecipata per la maggioranza assoluta da soggetti privati che nulla hanno a che vedere con le ragioni pubbliche che dovrebbero presidiare ogni determinazione relativa alla Banca centrale».
Ed è questo soprattutto che a Molinari, ormai compreso perfettamente nella parte di paladino dei diritti dei risparmiatori, non andava proprio giù.
«Le banche – insisteva l’ex vicequestore di Genova – sono diventate padrone dell’arbitro».
Seguivano, nel ricorso, espressioni particolarmente pesanti nei confronti del sistema, definito senza mezzi termini «mafioso». E una vera e propria «cosca mafiosa», con tanto di «sicari» e base a Montecarlo, aveva in qualche modo minacciato «i danti causa dei ricorrenti». Per questo si chiedevano
«provvedimenti urgenti in merito alla proprietà della moneta per conseguire il risarcimento del danno da parte della collettività derivante dall’illecita attribuzione del reddito da “Signoraggio“ in favore di soggetti che ab origine e per loro natura non hanno titolo a percepire alcun provento dalla circolazione monetaria».
Nel portare avanti la sua battaglia anti-Fazio, Molinari si era rivolto anche al Giornale, telefonava in redazione quasi quotidianamente, dichiarando di condividere in pieno le argomentazioni sull’argomento pubblicate nelle nostre pagine.
«Bravi. Dobbiamo fare azione comune – insisteva – per far cessare l’ingiustizia».
E la fiducia nella causa non gli era mai venuta meno :
«La Banca d’Italia, nata per essere pubblica, è in mano alle stesse banche che la Banca d’Italia stessa dovrebbe controllare. Il conflitto di interesse è grave. Una mia cliente – spiegava in dettaglio -, vessata e usurata da un gruppo bancario di primaria importanza, radicato in Liguria, con la quale è stata in rapporto con 18 rapporti di conto corrente e con 9 mutui ipotecari, non era affatto tutelata in quanto il gruppo bancario controlla la Banca d’Italia, essendo socia della stessa al 3,96 per cento».
La conclusione era drastica :
«Il sistema va riformato. A cominciare dai poteri del governatore».

Ucciso in casa l’ex questore di Genova

28 settembre 2005

Nel 1967 lavorava a Sanremo. Fu il primo a entrare nella camera del cantautore. Fu per più di 30 anni uno dei capi operativi di Gladio

Andora (Savona). L’ha trovato morto il figlio Carlo, ieri mattina alle 9, nella camera da letto dell’elegante appartamento del complesso turistico Hotel Residence di Andora, nel Savonese : Arrigo Molinari, 73 anni, ex questore, che dopo la pensione aveva ripreso la professione di avvocato, era riverso sul pavimento in un lago di sangue. Sul cadavere, due profonde ferite, al collo e all’addome, entrambe molto probabilmente mortali. Come se l’assassino avesse voluto infierire su quell’uomo anziano, ma ancora prestante. Oscure, in un primo tempo, le cause del delitto e ignoti l’autore o gli autori: si è pensato a ladri scoperti sul fatto, che avrebbero reagito alla difesa dell’ex dirigente di polizia.

La stessa figura dell’ucciso - che nel corso della carriera si era occupato di numerose inchieste delicate, era stato iscritto alla P2, stava conducendo varie cause contro banche e banchieri - poteva portare a esplorare diverse piste. Poi, le indagini hanno imboccato una strada più precisa. E nel pomeriggio è stato interrogato per ore quello che è parso subito un indiziato non secondario: si tratta di Luigi Verri, aiuto cuoco di Toirano. Trasferito nella caserma dei carabinieri di Alassio, Verri, assistito dall’avvocato Fabrizio Vincenzi, si è autodenunciato per furto. L’avrebbe fatto per scagionarsi dall'accusa di omicidio.

L'uomo, che è ferito a una mano, ha ammesso di essersi recato a casa dell'ex questore la notte scorsa, tra le 23.30 e mezzanotte, per derubarlo. Ma una volta entrato avrebbe trovato Molinari già morto sul pavimento della camera da letto «e nell'appartamento c'era la televisione accesa». Preso dal panico, si sarebbe subito dopo allontanato lasciando una serie di tracce di sangue perché nel rompere il vetro della porta-finestra per entrare nell' abitazione si era ferito a una mano. Secondo quanto riferito dal legale, Verri si è reso conto in giornata di poter essere sospettato d’omicidio, e allora, dopo un incontro con l’avvocato Vincenzi, ha deciso di costituirsi. In serata l’uomo è stato fermato. «Riteniamo che il movente del delitto sia la rapina» confermano gli inquirenti. È questa è anche l'ipotesi per cui propende il procuratore capo di Savona Vincenzo Scolastico, che si sta occupando delle indagini. Un’ipotesi confermata anche dal figlio della vittima : 
«Credo sia stato un tentativo di rapina. Non penso che l'omicidio sia riconducibile alla sua attività. Negli ultimi 15 giorni mio padre aveva subito due furti. Ero stato io a rivolgermi ai carabinieri di Andora per la denuncia. In questi due episodi erano stati portati via denaro contante e alcuni assegni».
Proprio a seguito di questi furti, Carlo Molinari aveva deciso di dormire nel complesso turistico e anche l'altra sera, dopo aver salutato il padre intorno alle 22.30, era salito al secondo piano dove ha trascorso la notte.



Lo Stato si INDEBITA con soldi che lui stesso crea .. Le banche creano denaro dal nulla ..Prof. Zibordi

La truffa del Sistema Monetario e Bancario


venerdì 17 novembre 2017

IL Signoraggio Svelato da Wim Duisenberg, primo governatore della BCE

 
“E' un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perché se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina“

- Henry Ford - 

Il signoraggio è l'insieme dei redditi derivanti dall'emissione di moneta. Il Premio Nobel per l'economia 2008 Paul R. Krugman, nel testo di economia internazionale scritto con Maurice Obstfeld lo definisce come:
«il flusso di risorse reali che un governo guadagna quando stampa moneta che spende in beni e servizi». 
Filmatrix
Se li guadagna il governo MA in quasi tutto il pianeta ci sono e si appropriano dell'emissione del denaro che generalmente viene chiamato signoraggio e così guadagnano le Banche Centrali di Rothschild, la BCE in Europa, il Federal Reserve System negli USA e la Banca d'Inghilterra per esempio e in seconda battuta con la riserva frazionaria le banche commerciali nazionali che sono poi sempre controllate dagli stessi personaggi con il sistema delle scatole cinesi.
Considerando che le persone in genere non ci credono, di conseguenza non possono capacitarsi che dagli anni '80 solo all'Italia sono stati rapinati circa 100.000, centomila Miliardi di euro.

Cosa possiamo fare quì e ora per questa situazione è aderire alla causa collettiva promossa dall'Avvocato Alfonso Marra : Denuncia contro l'espropriazione della sovranità monetaria, il signoraggio e la magistratura corrotta per coloro che vogliono presentarla, siamo a disposizione per qualsiasi chiarimento, al momento è l'unica strada da intentare, se attendiamo i politici ...


Quello che vi raccontiamo è una storia di economia vera. Una storia vecchia ma quanto mai attuale per capire il signoraggio. Stiamo parlando della proposta di Tremonti di introdurre le banconote di 1 e 2 euro, sostituendo quindi le arcinote monetine. Siamo nel lontano 2002. Ma come mai l'attuale ministro dell'economia fece queste proposta? Come sappiamo la produzione di banconote e monete da parte della BCE ha un costo per gli stati membri, che ricevono, di conseguenza, la moneta sonante dietro il pagamento di un interesse.




Signoraggio Svelato da Wim Duisenberg in risposta a Giulio Tremonti

Duisenberg, costose per l’Italia le piccole banconote di euro
La risposta della Banca Centrale Europea alla proposta di Giulio Tremonti.
(Francoforte Conferenza stampa presidente BCE 12.9.2002)

Signoraggio Bancario

La Banca Centrale Europea sta valutando le implicazioni dell’introduzione di banconote da uno e due euro suggerita dal nostro ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Lo ha rivelato il presidente della BCE Willem Duisenberg rispondendo il 12 settembre a una domanda sull’argomento nel corso di una conferenza stampa a Francoforte. L’introduzione di queste due nuove banconote non sarebbe però un affare né per l’Italia né per gli altri Paesi che attualmente godono del diritto di “signoraggio” sulle monete. (12 settembre 2002)

Estratto della conferenza stampa del presidente della BCE, Willem F. Duisenberg, Francoforte, 12.9.2002
Domanda:
“Mr Tremonti, il ministro italiano dell’Economia, ha proposto l’adozione delle banconote da 1 e 2 euro, insieme con le monete allo scopo di impedire ulteriori aumenti dei prezzi. Il 74% degli italiani è d’accordo con questa proposta e noi vogliamo sapere che cosa pensa lei di questo e se ne avete parlato alla Banca centrale europea. Grazie.”
Duisenberg:
“Non abbiamo progetti di introdurre banconote da 1 o 2 euro, ma ne abbiamo sentito parlare. Naturalmente, ne abbiamo discusso. Stiamo valutando le implicazioni di introdurre tali banconote. In linea di principio non abbiamo niente contro questo progetto, ma stiamo valutando le implicazioni e spero che Mr Tremonti si renda conto che se tale banconota dovesse essere introdotta, egli perderebbe il diritto di signoraggio che si accompagna ad essa. Dunque se egli, come ministro dell’Economia, ne sarebbe contento non lo so”.
Ecco il testo originale in inglese:
Question:
"Mr. Tremonti, the Italian finance minister, proposed the adoption of EUR 1 and EUR 2 banknotes together with coins in order to prevent more rises in price. 74% of Italians agree with this proposal, and I want to know what you think about it and if you have discussed this in the European Central Bank. Thank you".
Duisenberg:
"We have no plans to introduce EUR 1 or EUR 2 banknotes, but we have also heard those noises. Of course, we have discussed it. We are assessing the implications of introducing such a banknote. In principle we have nothing against it, but we are assessing the implications and I hope that Mr. Tremonti realises that if such a banknote were to be introduced, he would lose the seigniorage which goes with it. So whether he, as a minister of finance, would be all that pleased, I do not know”.

Duisenberg e la truffa al popolo

La risposta del cardinale Ratzinger.
"I Giganti del male colpevoli dei numerosi suicidi per insolvenza".
Sovranità Monetaria - Berlusconi: abbiamo ceduto sovranità a BCE

Clamorose dichiarazioni di Tremonti sui rapporti governo BCE e sulla sovranità nazionale

durante la puntata di Servizio Pubblico del 10 maggio 2012.
Non è la prima volta che l'ex ministro dell'economia parla di queste cose. Obiettivamente è uno dei pochi politici che tratta apertamente questi temi e che di certo conosce bene i giochi di potere.


D’altra parte che l’oligarchia europea non fosse al servizio dei cittadini lo si sapeva da tempo e la frase più rivelatrice la aveva pronunciata, con nordica franchezza, la commissaria svedese signora Maelstrom :
“Il nostro mandato non deriva dai cittadini europei“.
   

L’articolo 11 è una dimostrazione illuminata dello spirito costituente, ovvero della capacità dei nostri Padri costituenti di essere venduti ai poteri sovranazionali

Art. 11 - L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.



Chi tocca il Signoraggio muore :

Il padre dell'Euro, che aveva osato denunciare il signoraggio, e' morto

COINCIDENZE DAVVERO POCO CASUALI

Piero Puschiavo 
31 gennaio 2006
Wim Duisenberg nel 2001
La scorsa estate è deceduto Wim Duisenberg, primo governatore della Banca Centrale Europea. Per la cronaca una sola cosa è certa: la data del decesso, il 31 luglio 2005. Le cause rimangono ancora oscure e nessuno, a quanto pare, si è preoccupato di indagare.
Secondo fonti ufficiali, il banchiere sarebbe stato trovato morto ai bordi della piscina della sua villa nel sud della Francia e la morte sarebbe da attribuirsi, genericamente, ad un malore.  Secondo le dichiarazioni, imminenti all’accaduto, della gendarmeria francese, le cause della morte non erano state invece precisate. Secondo altri, Duisenberg sarebbe morto nel salotto e poi, chissà perché, trasportato fino ai bordi della piscina.
La poco chiara vicenda, degna di una trama da libro giallo, ci porta a far luce sulla figura del banchiere olandese.

Wim il viveur
Grande intenditore di vini, fumatore incallito, giocatore esperto di golf, Duisenberg non stato solo mister Euro, ma anche un "bon vivant", come i francesi definiscono chi ama i piaceri della vita. Uomo dotato di grande ironia, nel novembre 2003 lasciato la presidenza della Bce con la consolazione, disse, che per i prossimi dieci anni gli europei avrebbero dovuto leggere la sua firma sulle loro banconote.

Ma era uomo anche poco predisposto alla comunicazione, tanto da meritarsi il soprannome di "Wim il gaffeur": il più celebre dei suoi infortuni quando, nell'ottobre 2000, mandò al tappeto l'euro rivelando che la Banca centrale europea non intendeva intervenire sui mercati per sostenerne il valore.

Poco più di un anno fa, ha pagato senza battere ciglio una multa di 300 euro per essere stato trovato dalla polizia olandese "positivo" al test del palloncino (etilometro). Per le leggi dell'Olanda la pena minima per guida sotto l'effetto dell'alcool di 200 euro. (NdR)

Il Magico Potere di
Sbattersene il Ca**o
Duisenberg inizia la sua carriera nel Fondo Monetario Internazionale, per poi ricoprire il ruolo di Ministro delle Finanze olandese, governatore della Banca Centrale olandese, molto vicino ad Hans Tietmeyer, presidente della potentissima Bundesbank tedesca. Proprio la sua posizione filo-tedesca, volta al rigore monetario, gli comporta molti avversari Oltremanica; in particolar modo in ambienti molto influenti negli Stati Uniti, poiché, dal momento del varo dell’euro, è in atto nel mondo una serie di guerre di apparente basso profilo che motivano la minaccia nei confronti del dollaro. Da governatore della BCE, lo stesso Duisenberg si è permesso di parlare pubblicamente di argomenti che non devono pervenire all’opinione pubblica: ci riferiamo esplicitamente alla risposta che lo stesso governatore fornì al Ministro Tremonti sulla possibilità di adozione di banconote da 1 e 2 euro. Duisenberg osò pronunciare una parola che, unitamente ad altre posizioni assunte, gli risultò fatale: osò parlare di signoraggio. La risposta data alla richiesta proveniente dall’Italia fu infatti questa: Spero che Mr. Tremonti si renda conto che se tale banconota dovesse essere introdotta, egli perderebbe il diritto di signoraggio che si accompagna ad essa. Dunque se egli, come ministro dell’Economia, ne sarebbe contento non lo so. Duisenberg ha osato tuonare contro i grandi sacerdoti del tempio.
Altro fatto curioso è che la morte improvvisa di Wim Duisenberg è avvenuta a meno di 48 ore dalle sentenze di rinvio a giudizio pronunciate a Milano contro filiali UBS, Deutsche Bank, Citygroup e Morgan Stanley che parte dai procuratori che stanno indagando sul crac della Parmalat. Non dimentichiamo che il banchiere olandese venne eletto primo presidente della BCE beneficiando proprio del sostegno della grande banca tedesca. In concomitanza, nelle stesse ore, un ex membro del consiglio della Citybank, Arthur Zankel, anche lui coinvolto nel caso Parmalat, precipitava da una finestra del suo appartamento da un grattacielo di New York.
Casuali coincidenze?
E’ però evidente che oltre alla Banca d’Italia, anche la Banca Centrale Europea poteva avere informazioni e responsabilità sul crac Parmalat. E l’ex presidente Duisenberg e il manager americano avrebbero potuto essere chiamati a testimoniare sui flussi internazionali di denaro connessi con quella vicenda. E ciò poteva diventare enormemente sgradito a certi circoli molto potenti. Inizia così a delinearsi un quadro nitido, con indizi ben precisi a cui si va ad aggiungere il ruolo della moglie, la signora Grette Duisenberg, fervente sostenitrice della causa palestinese e protagonista di un incontro ufficiale con Yasser Arafat. Il suo sostegno alla causa palestinese l’ha portata, secondo un aneddoto trapelato, ad esibire la bandiera palestinese dal suo balcone di casa ad Amsterdam. La bandiera, a quanto pare, è stata esposta per circa tre settimane e vista come una spina nell’occhio dai suoi vicini, una famiglia ebrea, che le ha telefonato chiedendole di levarla. Al diniego della signora Grette, il vicino ha fatto presente la vicenda al capo di una delle comunità ebraiche della capitale, il quale ha sporto denuncia contro la signora Duisenberg per antisemitismo.
Il Magico Potere del Riordino
Successivamente, siccome lo sporgere denuncia non sembrava un’azione sufficiente per colpire la signora Duisenberg, si è creduto necessario coinvolgere direttamente il marito. L’incidente tra vicini è stato poi riportato alla comunità ebraica americana per chiedere che venissero prese misure politiche atte a fare dichiarare Wim Duisenberg, direttore della Banca Centrale Europea, persona non gradita negli Stati Uniti. Nel frattempo, la signora Duisenberg è stata minacciata di morte e poi alloggiata presso altro indirizzo dai servizi segreti, mentre la bandiera non sventola più dal balcone. Troppi nemici e troppo potenti. Possiamo così credere che Duisenberg è affogato nel suo salotto e poi portato ai bordi della piscina.
E non è cinematografia.

Sono passati 12 anni quindi stiamo a ciò che leggiamo l'1/8/2005 tgcom24 riporta

Duisenberg affogato dopo malore
Nessun giallo sulla morte di Mr Euro

Wim Duisenberg, l'ex presidente della Bce "morto annegato in seguito a problemi cardiaci": lo ha detto il procuratore generale di Carpentras precisando che sul corpo di Duisenberg è stata effettutata un'autopsia. Nessun giallo, quindi, sul decesso dell'ex presidente della Bce, 70 anni, che era stato ritrovato dentro alla piscina della sua villa di Faucon (Vaucluse), nel sud della Francia.

Danny Aubert, sindaco di Faucon, il villaggio di circa 400 abitanti poco lontano da Vaucluse dove è avvenuto il dramma, ha raccontato che è stata la moglie Grette a trovare Duisemberg esanime e a chiamare i soccorsi. I quali non hanno potuto che constatarne il decesso. (...)

La Repubblica il 31 luglio 2005

Il "papà dell'euro" Duisenberg morto a 70 anni in Francia

AVIGNONE - Wim Duisenberg, settant'anni, ex presidente olandese della Banca centrale europea, è stato trovato morto questa mattina, poco prima di mezzogiorno, nella piscina della sua villa a Faucon, piccolo borgo nel sudest della Francia. Il procuratore di Carpentras, Jean Francois Sampieri, ha comunicato che il decesso è avvenuto per annegamento, in conseguenza di un malore cardiaco. A dare l'allarme è stata la moglie Gretta. Inutili i tentativi di soccorso. (...)

"Nessun giallo sulla morte di Mr Euro", quindi il Giallo c'era e in meno di mezza giornata è stato ritrovato, tentati i soccorsi, trasportato in ospedale, fatta l'autopsia e data la notizia ufficiale e già uscita la notizia sui giornali, veramente solleciti questi francesi, non avevano altro da fare quel 31 luglio ... 
Che ci devo fare ? Non credo più a nulla ...

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Update 17 novembre 2017
Scrive Ida Magli su "La Dittatura Europea" :
"(...) Le strane morti rientrano nel nostro Nuovo ordine mondiale: non c'è nulla da discutere. O «funzioni», oppure vieni gettato via. Le macchine sono macchine. Rimane il fatto che mi piacerebbe sapere in che cosa aveva «sgarrato» Duisenberg. Oppure se è stato tolto di mezzo per paura che «parlasse», che si vendicasse in qualche modo dell'essere stato obbligato ad andarsene in pensione prima della scadenza dell'incarico. In effetti, non doveva essere molto gratificante per Duisenberg essere costretto a lasciare il posto all'ineffabile JeanClaude Trichet (non per nulla membro della potentissima Banca dei regolamenti internazionali), al quale spettava di diritto in quanto superpremiato con la presidenza della Banca centrale europea per tutti i disastri che era riuscito brillantemente a condurre in porto, dalla «dispersione» dell'immensa somma di denaro assegnata alla Russia dal Fondo monetario internazionale, di cui era membro, al clamoroso fallimento, con relativo processo, dal quale naturalmente è uscito indenne, del Crédit Lyonnais. Non bisogna dimenticare, poi, che si finisce morti ammazzati anche, anzi soprattutto, nel caso in cui ci si azzardi a opporsi per un qualsiasi motivo all'unificazione europea (...).

ContanteLibero.it


Fonte signoraggio-network   signoraggiobancario   impariamolacostituzione  rinascita  tgcom24  repubblica

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venerdì 3 marzo 2017

Sole 24 Ore: “Siamo alla Vigilia di un Gold Standard 2.0?” …Cosa???!?



Al solito, cerchi una cosa e ne trovi altre dieci e non si finisce mai.

Credo sia impensabile un nuovo "Gold Standard", la convertibilità del denaro in oro sia numericamente, anche l'Italia pur essendo una nazione relativamente piccola e pur detenendo il quarto quantitativo di riserve auree al mondo, il terzo per le nazioni, vedere in seguito il dettaglio, con 2.452 tonnellate d'oro del valore di 105 miliardi di €uro ha una massa monetaria circolante M di € 22.500 miliardi di cui lo 0.7%, € 168 miliardi in contanti, la convertibilità è improponibile, l'oro poi è sempre più necessario per l'uso industriale.

Sia a livello di sistema a meno che invece si volesse veder saltar per aria, finalmente una volta per tutte, le banche commerciali che hanno creato dall'aria fritta illegalmente tutta quella massa monetaria circolante sarebbe il sistema migliore, già non sarebbero in grado di fornire la carta con cui dovrebbero essere stampati tutti quei falsi, immaginiamoci dovessero procurarsi 525.430 tonnellate di oro, questo moltiplicato per 198 nazioni al mondo, certamente ci sarebbe un nuovo proliferare di leggi truffa, basta una percentuale a garantire, che era una delle tre modalità del vecchio gold standard, quelli ne han bisogno e quegli altri no ... e via così, prima o poi salta per aria tutto questo incredibile inganno planetario.

Resta sempre più che valida l'altra opzione che stiamo portando avanti, aderire alla causa collettiva promossa dall'Avvocato Alfonso Marra : Denuncia contro l'espropriazione della sovranità monetaria, il signoraggio e la magistratura corrotta per coloro che vogliono presentarla, siamo a disposizione per qualsiasi chiarimento, al momento è l'unica strada da intentare, se attendiamo i politici ....
Ho trovato però interessante l'articolo per iniziare a capire quanto riguarda la fine fatta dalle riserve auree che è uno degli enigmi ricorrenti, certamente i movimenti illustrati sono a dir poco anomali segno di qualche cambiamento in atto non obbligatoriamente positivi per quanto ci riguarda, è sempre difficile dirimere queste questioni tra il reale ed il mostrato, utilizzano sempre sistemi, regolamenti e trattati criptici, viviamo nella menzogna globale, ai posteri l'ardua sentenza ...

Sole 24 Ore: “Siamo alla Vigilia di un Gold Standard 2.0?” …Cosa???!?
21 dicembre 2016

Nota di Rischio Calcolato: Pensavo di avere visto e letto tutto nel mare digitale, tuttavia leggere sul Sole 24 Ore (si quello li) che ci sono movimenti sospetti di oro fra banche centrali e che potremmo essere alla vigilia di un nuovo gold standard mi ha fatto fare il classico balzo sulla sedia. Non tanto per la notizia, ma per dove è stata scritta. Io qui mi limito a riportare con gli occhi ancora sgranati.

Ah la firma è Alessandro Plateroti non esattamente l’ultimo arrivato al S24.


dal Sole 24 Ore (tutto vero c’ho il link)


La squadra dei Goldfinger accumula munizioni d’oro pronte all’uso
di Alessandro Plateroti
21 Dicembre 2016

La Via del Denaro
Giugno 2016, aeroporto JFK di New York: un aereo cargo decolla a notte fonda per l’Europa. Nella stiva, sorvegliata a vista, 30 tonnellate di lingotti d’oro massiccio da 400-troy-ounces ciascuno (12,4 chili d’oro puro al 99,8%) allineati in casse di legno sigillate con il marchio a fuoco del mittente: «Federal Reserve Bank of New York». Ma a chi apparteneva il tesoro? Miliardario russo o cinese? O era in realtà un rimpatrio segreto di oro sovrano?  Il «giallo del metallo giallo» comincia proprio da qui. Dietro una spedizione di 30 tonnellate d’oro, altre 1.000 tonnellate sono in lista d’attesa per lasciare l’America.

Perché a distanza di sei mesi, e malgrado la cortina di riservatezza, emerge chiaramente che quel trasferimento aereo di 30 tonnellate di lingotti, più che il tassello di un «giallo» è la punta di un iceberg la cui massa sommersa si muove da quasi otto anni al riparo dagli occhi del mercato e sulla spinta di «correnti» più geopolitiche che di ordinaria gestione di attività finanziarie strategiche. Con l’aggiunta di quelle 30 tonnellate di «metallo giallo» ritirate dagli Stati Uniti, un gruppo ristretto di Stati europei ha riportato in patria, e solo negli ultimi 18 mesi, la cifra record di oltre 400 tonnellate d’oro da New York e da Londra, le due capitali finanziarie mondiali che dal 1945 custodiscono più della metà del «tesoro aureo sovrano» di almeno 100 nazioni. Prove certe non esistono, ma sono in molti a sospettare che dietro lo scudo dell’euro si stia creando uno scudo fatto d’oro. Ma non per tutti.
“Un gruppo ristretto di Stati europei ha riportato in patria, e solo negli ultimi 18 mesi,la cifra record di oltre 400 tonnellate d’oro da New York e da Londra”
Un riposizionamento strategico
Sulla base dei piani su cui nessun governo ha fatto grande pubblicità ma la cui esistenza è stata confermata nei rispettivi parlamenti, Germania, Olanda, Belgio e Austria, il blocco delle nazioni-guida dell’Europa Centrale e della stessa eurozona, si avvia a riportare sotto la propria gestione diretta più del 50% delle riserve auree totali nazionali tra il 2018 e il 2020: anche prendendo in considerazione solo i quattro «big» dell’eurosistema (reimpatri non dettagliati di lingotti sono in corso anche da parte della Francia, della Romania e della Polonia tra i Paesi Ue, a cui si può aggiungere la Svizzera che avrebbe in programma di riportare nei Cantoni fino a 500 tonnellate d’oro custodite tra Londra e New York). In questo puzzle da centinaia di miliardi di euro, va poi inserito un altro tassello non meno rilevante per avere una visione d’insieme del fenomeno: dietro il rimpatrio dell’oro, comincia a delinearsi infatti un più vasto riposizionamento strategico dell’intero stock delle riserve sovrane europee, e non solo di quelle.

IL RIMPATRIO DELL’ORO
I depositi d’oro stranieri presso la Frnby (Fonte: Frnby)
A rilevarlo è stato lo stesso World Gold Council, la fonte ufficiale di studi e statistiche per l’intero mercato mondiale dell’oro: nel suo ultimo rapporto mensile (dicembre 2016) le rilevazioni indicano chiaramente che dopo quasi 15 anni in cui l’incidenza dell’oro sul totale delle riserve sovrane nazionali medie (oro, valuta e titoli) è scesa costantemente in quantità (ma cresciuta enormemente in valore grazie all’aumento dei prezzi), il trend degli ultimi 24 mesi evidenzia l’avvio di un ribilanciamento a favore del metallo giallo, nuovamente percepito dai governi come l’asset-rifugio più stabile e sicuro. 
«Le nazioni-guida dell’eurozona, come la Germania, la Francia o l’Olanda – dice Koos Jansen, analista di punta di Bullionstar, la borsa digitale dei metalli preziosi con sede a Singapore – e quelle che presentano al contrario le maggiori fragilità e criticità economiche, finanziarie e politiche (come l’Italia, il Portogallo e la Grecia) hanno riserve in oro pari in media al 60% di quelle totali. La novità è che chi era sceso sotto il 50% dopo l’avvento dell’euro sta ritornandoci rapidamente».
La nascita dell’eurozona, da quanto sembra, aveva dato un po’ a tutti una apparente certezza di sicurezza finanziaria e valutaria, spingendo molti Paesi a lasciare inalterate le scorte di oro all’estero, riducendo però lo stock nazionale. Almeno fino all’amaro risveglio.
“Il trend degli ultimi 24 mesi evidenzia l’avvio di un ribilanciamento a favore del metallo giallo, nuovamente percepito dai governi come l’asset-rifugio più stabile”.
Dopo la crisi, la corsa al rimpatrio
Il Colpo di Stato di
Banche e Governi
Dal 2009, anno di avvitamento della recessione e della crisi del debito sovrano in Europa, dei salvataggi bancari e delle bancarotte nazionali (Grecia, Portogallo, Irlanda e Cipro furono salvate dai prestiti di Fmi, BCE e Commissione UE, la cosiddetta Troika), è cominciata una vera e propria corsa al rimpatrio dell’oro sovrano: tra Asia ed Europa, la stessa Federal Reserve di New York ha calcolato in oltre 7mila tonnellate la quantità di lingotti riportati a casa in gran segreto sia dai Paesi sulla sponda opposta del Pacifico che su quella dell’Atlantico: nel dettaglio, lo stock di lingotti custoditi nel sottosuolo di Manhattan dalla Federal Reserve è crollato dalle oltre 12.500 tonnellate del 2008 a poco più di 5.200 tonnellate. Dove siano finite precisamente non è noto, anche se tutti sono convinti che gran parte sia stata rimpatriata da Cina, Russia e India, oltre che naturalmente dall’Europa.
 «Ogni Paese sembra avere buone ragioni per riprendersi l’oro finora affidato ad americani e inglesi – conclude l’esperto del metal exchange di Singapore – ma è chiaro che esiste un comune denominatore: l’incertezza. Nessuno può dire con certezza quale sarà l’andamento dei cambi valutari e dei tassi di interesse, quali saranno gli effetti della Brexit sulle relazioni economiche e finanziarie in Europa a processo di uscita del Regno Unito ultimato, quali relazioni geopolitiche e quali instabilità commerciali emergeranno dall’America di qui ai prossimi quattro anni con Donald Trump al timone degli Usa. L’oro, soprattutto in fasi di aspettative in caduta libera come questa, diventa il miglior paracadute finanziario e psicologico per le nazioni».
 La prossima tabella illustra le tonnellate di oro detenute da 20 banche centrali ed istituzioni internazionali.
PosPaese202020152010
2005
% oro/tot riserve
1bandiera usa Stati Uniti8,133.58,133.58,133.58,135.177.00%
2bandiera germania Germania3,366.53,381.03,401.03,427.873.50%
3FMI2,814.02,814.02,814.03,217.3
4bandiera italia Italia2,451.82,451.82,451.82,451.868.30%
5bandiera francia Francia2,436.02,435.62,435.42,825.863.20%
6bandiera russia Russia2,271.21,414.5788.6386.919.90%
7bandiera cina Cina1,948.31,762.31,054.16002.90%
8bandiera svizzera Svizzera1,040.01,040.01,040.11,290.16.00%
9bandiera giappone Giappone765.2765.2765.2765.22.80%
10bandiera india India633.1557.7557.7357.76.80%
11bandiera paesi bassi Paesi Bassi612.5612.5612.5694.969.50%
12bandiera unione europa BCE504.8504.8501.4719.930.00%
13bandiera taiwan Taiwan422.4423.6423.6423.34.20%
14bandiera turchia Turchia412.5116.1116.1116.120.40%
15bandiera kazakistan Kazakistan385.5221.867.359.864.90%
16bandiera portogallo Portogallo382.5382.5382.5417.577.10%
17Uzbekistan335.9311.7--56.00%
18bandiera arabia saudita Arabia Saudita323.1322.9322.91433.10%
19bandiera regno unito Regno Unito310.3310.3310.3310.88.70%
20bandiera libano Libano286.8286.8286.8286.826.40%
Fonte dati: World Gold Council

Nel caso dell’Eurozona, la corsa al rimpatrio dell’oro sovrano si inserisce certamente tra queste problematiche latenti, ma con la solita specificità: la diffidenza strutturale nelle relazioni politiche e finanziarie tra Stati. Anche se l’imponente QE della Bce ha riportato sotto controllo l’andamento dei tassi di interesse e gli spread nazionali, il denaro non ricuce né la fiducia reciproca, né le vecchie ferite mai rimarginate: anzi, a giudicare dal travagliato cammino della legge italiana di Stabilità, lo scontro tra rigoristi ed espansionisti resta da 8 anni con le stesse formazioni: la Germania, l’Olanda, l’Austria e il Belgio da una parte, l’Italia, la Grecia, la Spagna e il Portogallo dall’altra. Beh, sapere che la squadra dei «Goldfinger» accumula munizioni d’oro per averle pronte all’uso in caso di emergenza, mentre quella dei «Piigs» annaspa nei debiti e nel rigore, non è certamente rassicurante per chi già guarda con preoccupazione al dicembre 2017, quando la Bce dovrebbe terminare gli acquisti straordinari di titoli di Stato che hanno permesso all’europeriferia di tenere ai minimi i rendimenti dei propri bond.
«Nel caso specifico – spiega l’economista di una grande banca d’affari – se anche l’euro saltasse o si dovesse decidere di “sdoppiarlo” in due valute con diverso valore, poter contare sulla protezione delle riserve in oro può fare la differenza».

La Rivolta del
Correntista
La discrezione di Francoforte

Come giudicare, insomma, la corsa ai rimpatri dei lingotti europei e il boom di prenotazioni sui «cargo della speranza» in viaggio dall’America? Qui non si tratta più di giudicare i comportamenti di un manipolo di speculatori senza scrupoli, ma di accettare passivamente la buona fede di comportamenti che per quanto legittimi, approfondiscono il solco, le asimmetrie e la diffidenza tra cittadini e istituzioni nazionali e sovrannazionali. Una riflessione e un esempio che potrebbero partire proprio dal ruolo-guida della Bce, visto che la stessa Eurotower volle inserire a fine anni 90 una quota significativa di lingotti d’oro sovrani (il 30% della quota di riserve nazionali conferite dai Paesi membri) a garanzia della solidità di Eurotower. Pochi ricordano infatti che a garanzia del bilancio della Bce (ma non dell’euro) i soci dell’euroclub hanno versato nel complesso 767 tonnellate d’oro sovrano (100 italiane NdR), una montagna di lingotti su cui l’Europa sembra avere però una gestione e una visione quasi bipolare: se da un lato è riconosciuto dalla stessa Banca centrale come un asset-chiave per la sicurezza del suo bilancio, dal lato della sua gestione e custodia non sembra attribuirgli di fatto tale ruolo. La grande trasparenza con cui diffonde dati, informazioni e dettagli su ogni atto della vigilanza (compresi quelli di carattere legale) e soprattutto la precisione con cui elenca ogni mese tutte le varie operazioni monetarie straordinarie con cui ha salvato finora le sorti dell’Eurozona, la Bce non parla mai volentieri del modo in cui conserva e gestisce l’oro dei cittadini europei.

L’unica cosa certa è che a Francoforte non solo non è depositato neanche un lingotto delle 504 tonnellate d’oro che la Bce ha dichiarato di possedere a fine 2015, e che meno della metà di questo tesoro, bene rifugio, indicatore di fiducia e riserva di valore per eccellenza, è ai confini dell’Eurosistema, cioè a Roma (Banca d’Italia) e Lisbona (Banca del Portogallo). Al contrario, più del 50% dei lingotti Bce, secondo le stime degli analisti di BullionStar, è “curiosamente” affidato alla custodia (e in parte si dice alla gestione) di due banche centrali che con l’Eurozona e con l’euro non hanno nulla a che fare, la Fed di New York da un lato e la Bank of England a Londra dall’altro. Anche tralasciando il fatto (peraltro non positivo) che la Bce non conduce neppure un audit, o anche la più semplice verifica contabile fisica sull’oro custodito in America e Regno Unito, resta sul tavolo l’ennesimo paradosso: come si spiega tanto allarme sulle ripercussioni e sui rischi del distacco britannico dall’Europa, se è poi la stessa Bce a fare da “garante” alla solidità e la sicurezza prospettica della piazza finanziaria londinese, lasciandogli in custodia o gestione quasi un terzo delle proprie riserve auree? Il «giallo del metallo giallo» continua.

La fuga dei lingotti italiani

E scendendo verso Sud, si arriva fino all’Italia, che con 2.400 tonnellate d’oro, pari a un valore di 105 miliardi di euro (più o meno 5 volte la manovra contenuta nella Legge di Stabilità per il 2017, si colloca nella quarta posizione della graduatoria mondiale delle riserve auree nazionali e nella prima per fedeltà al metallo giallo. (La Banca d’Italia è il quarto detentore di riserve auree al mondo, dopo la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo monetario internazionale, il terzo per le nazioni. NdR) Ma pochi sanno che l’enorme patrimonio in lingotti d’oro (degli italiani) che il Governo conferì a Bankitalia con la privatizzazione del 2014, è rimasto solo per metà nei confini italiani: oltre 1.000 tonnellate sono infatti volate in America in custodia della Fed di New York: gli altri due depositi importanti sono a Londra e persino in Svizzera, presso la Bri e la banca centrale cantonale.
“L’enorme patrimonio in lingotti d’oro che il Governo conferì a Bankitalia nel 2014 è rimasto solo per metà nei confini italiani”.
                 La localizzazione Geografica dell'oro di Bankitalia (NdR)
DepositarioTonnellate%
Regno Unito141,2 5,76 
Svizzera149,3 6,09 
Stati Uniti1.061,5 43,29 
Italia1.100,0 44,86 
Totale2.452,0  100,00  
Comunque a una visita di parlamentari del Movimento 5 stelle è stato detto che l'oro non è dello Stato Italiano ne tanto meno del popolo italiano è della Banca d'Italia che però nemmeno lei può vendere (NdR)

Sopra la Banca il
Bancario Campa
sotto la Banca il
Cliente Crepa
Alle riserve in lingotti dichiarate formalmente da Bankitalia come proprie si aggiungono poi altre 150 tonnellate di oro custodite per conto della BCE. Con un apprezzabile sforzo di trasparenza (certamente superiore alla media di quanto fatto dagli istituti centrali di altri Paesi europei), Bankitalia ha infatti pubblicato nel 2014 un documento di 3 pagine (Le riserve auree della Banca d’Italia) ha fornito per la prima volta informazioni-chiave per dare una visione di massima del proprio patrimonio in oro sovrano. Tra le novità, due restano ancora rilevanti: la prima riguarda l’oro della Bce, la seconda, come detto, la mappa del tesoro e l’assenza di strategia sui rimpatri. A questo proposito, è interessante notare la linearità della banca nelle strategie sulle proprie riserve auree, soprattutto in confronto agli zig zag di molti partner europei: Palazzo Koch, che ha oltre il 68% delle proprie riserve strategiche rappresentate dall’oro, non solo è tra le pochissime banche centrali che non ne hanno venduto un grammo anche quando ne hanno avuta la possibilità in base agli accordi internazionali (2014 e 2015), ma non figura neppure tra le istituzioni intenzionate a medio termine a cederne una parte o a rimpatriarne quote più o meno significative come scelto da altre banche centrali europee.

Riserva aurea italiana ritratta da un servizio di “Passaggio a Nord Ovest”

Detto questo, è ora di affrontare altre due questioni: quanti voli carichi d’oro sono stati tracciati da BullionStar verso l’Europa, per quali capitali e quali Paesi sono più attivi nel ponte aereo transatlantico? E che cosa dichiarano i governi a tale proposito? Ma soprattutto: c’è forse in disegno preciso che spinge tante nazioni a rimpatriare centinaia di tonnellate d’oro? E infine: la fortuna dell’oro è la “sfortuna” del mondo, oppure nel futuro del metallo giallo è in incubazione un ruolo-guida nella rivoluzione finanziaria del denaro virtuale e delle Blockchain? Insomma, siamo alla vigilia di un nuovo Gold Standard 2.0?

L'oro della Banca d'Italia (imperdibile)

Alberto Angela ci guida all'interno del deposito segreto della Banca d'Italia, la cosiddetta «sagrestia dell'oro», dove sono conservati migliaia di lingotti d'oro, la riserva aurea del nostro paese.

Fonte Rischio Calcolato   investire-in-oro   oregold

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