Descrizione

In questo blog si vuole commentare ed analizzare l'attualità e la storia ma sopratutto scoprire ed evidenziare le ipocrisie, le falsità ed i soprusi di questo mondo appunto ormai impossibile da vivere.

“La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi”. Honorè de Balzac

Contra factum non valet argumentum”

sabato 26 settembre 2015

I Rothschild e gli Altri. Dal governo del mondo all'indebitamento delle nazioni, i segreti delle famiglie più potenti del mondo

LIBRI
I Rothschild e gli Altri
a prezzo scontato
sul Giardino dei Libri
Piero Ratto

Sai da dove viene il debito pubblico che ognuno di noi si trova sulle spalle fin dalla nascita? Da un'idea geniale....

L’intuizione geniale di papà Amschel Meyer, lasciata in eredità ai suoi cinque figli, era più o meno questa: non limitarsi a prestare soldi a commercianti o nobili, privilegiando, invece, le teste coronate.

I re avevano sempre bisogno di fondi per le loro campagne militari, per abbellire le loro capitali, ecc.

Gli stessi Fugger, famosissima stirpe di banchieri medievali estintasi già a metà del XVII secolo, avevano dimostrato che il vero potere, così caratteristico della nascente classe borghese, consisteva sempre più nell’accumulo di denaro e sempre meno nei titoli nobiliari. Duchi, re e imperatori non contavano nulla senza finanze.

I Fugger, con il loro colossale prestito a Carlo d’Asburgo, ad esempio, avevano consentito allo stesso di comprarsi il voto dei prìncipi elettori riuscendo ad accumulare al titolo di re di Spagna quello di imperatore. Carlo V, quindi, riconosciuto nei secoli come uno dei più grandi personaggi della storia, era in realtà letteralmente nelle mani di una famiglia di banchieri a cui doveva gran parte del suo successo, oltre a un sacco di soldi !

Amschel Meyer Bauer questo lo aveva capito; così come aveva compreso che il prestito a un re poteva contare su una garanzia che nessun altro debitore avrebbe mai saputo fornire: l’imposizione fiscale su milioni di sudditi. In pratica, il debito poteva passare dal sovrano al popolo, tartassato a dismisura senza nemmeno immaginare di trovarsi intrappolato nella rete di un usuraio.

Ma non bastava.

Bisognava mantenersi il più possibile distanti dal “rischio default” delle teste coronate. Evitare, insomma, gli epocali fallimenti che in passato avevano travolto grandi compagnie finanziarie come quelle dei Peruzzi o dei Bardi, proprio a causa dell’insolvibilità dei loro “reali” debitori.

Per questo motivo era necessario dare vita a una fittissima rete di alleanze politiche e, contemporaneamente, concedere prestiti a sovrani disposti a consegnare alla famiglia Rothschild la gestione fiscale del loro stesso Stato.

Un’ultima cosa era infine ben chiara al capostipite della dinastia Rothschild: il meccanismo del debito, se ben sfruttato, poteva garantire un recupero del credito praticamente infinito. Bastava trovare il modo di non permettere mai al debitore di saldarlo definitivamente.

Si trattava di un trucco in realtà molto vecchio: già nell’antica civiltà babilonese i sacerdoti di Baal, tutte le primavere, erogavano prestiti ai contadini per permettere loro di effettuare le semine; siccome però, contemporaneamente, regolavano la riserva monetaria totale, i sacerdoti si premuravano di mettere in circolazione una quantità di denaro sufficientemente bassa, in modo da non permettere ai loro debitori di saldare completamente i conti. Questo portava a una moltiplicazione all’infinito del debito tale da costringere i contadini ad asservirsi per tutta la vita ai loro creditori. E, naturalmente, ciò poteva essere ottenuto soltanto esercitando un diretto controllo sulle casse statali.

Una serie di intuizioni e di accorgimenti che, sommati a meccanismi come quello della riserva frazionaria, potevano davvero garantire alla discendenza di Meyer una ricchezza infinita.

Avendo ben chiaro tutto ciò, i cinque fratelli Rothschild misero a punto la loro incredibile ricetta per un debito infinito.

In caso di un’ennesima guerra tra Francia e Inghilterra, ad esempio, James prestava i soldi per la campagna militare della prima e Nathan finanziava le operazioni belliche della seconda. Poi, a fine guerra, entrambe le banche Rothschild erogavano prestiti per le relative ricostruzioni e, nel caso dello Stato sconfitto, l’Agenzia territorialmente competente provvedeva al risarcimento dei danni nei confronti di quello vittorioso. Tali prestiti si sommavano a quelli originariamente concessi a entrambi i sovrani per condurre la guerra, con un risultato più che evidente: il debito dei re nei confronti dei Rothschild non si estingueva mai; anzi, lievitava sempre più, trasformato in nuove imposte sui sudditi o, usando un termine tristemente attuale, in un debito pubblico in continuo aumento.

Il patrimonio della famiglia, quindi, cresceva a dismisura.

Anche perché una clausola, voluta da papà Amschel sul letto di morte, stabiliva che nessuno dei cinque fratelli avrebbe mai potuto ritirarsi dalla società di famiglia portandosi via il proprio capitale.

A blindare definitivamente il patrimonio e la dinastia dei Rothschild, come abbiamo visto, c’era la consuetudine di sposarsi spesso fra loro. La inaugurò James, sposando nel 1834 la nipote Bettina, figlia del fratello Salomon. James aveva 32 anni, Bettina 19. Poco dopo un figlio di Salomon avrebbe sposato la figlia di Nathan e così via.

Come sottolinea il Lottman, su diciotto matrimoni contratti dai nipoti di Amschel Meyer ben sedici unirono dei cugini primi. Lo studioso aggiunge: «I banchieri Rothschild dimostravano, con il loro comportamento, di non aver bisogno di allearsi ad altre famiglie di banchieri per prosperare ».

Oltre al trucco che abbiamo definito del debito infinito, i Rothschild riuscirono presto, nel corso della prima metà dell’Ottocento, a diventare i banchieri di riferimento più importanti per le relative corone, rispetto al sistema dei grandi prestiti pubblici, caratteristici proprio di quel periodo storico.

In pratica, le cose andavano così. Lo Stato decideva di emettere delle cartelle di rendita atte a permettergli di ottenere prestiti dai suoi cittadini (portando di fatto gli investimenti economici anche alla portata dei piccoli risparmiatori, proprio perché gestiti con cartelle di piccolo taglio). Emetteva, ad esempio, cartelle da 100 franchi (nel senso che quella sarebbe stata la cifra rimborsata al cittadino risparmiatore, alla scadenza dei titoli) vendendole prima alle banche al costo di 90. Le banche, a loro volta, le rivendevano ai cittadini a 95, incassando subito la loro parte, costituita da 5 franchi per cartella. In questo modo i Rothschild fecero la loro fortuna anche nell’acquisto dei grandi debiti pubblici, soprattutto in Francia.

Per non parlare, poi, dell’erogazione di prestiti a dir poco vergognosi. Risale solo a tre anni fa il rinvenimento di un documento comprovante un losco affare che nel 1830 coinvolse James e Nathan Rothschild.

Il documento T71/122 (scoperto dal ricercatore Nick Draper nell’Archivio di Stato londinese) si riferisce infatti a un accordo tra i due fratelli e un certo Lord O’Bryen, a cui essi avevano prestato 3000 sterline per comprare una proprietà ad Antigua, nella quale ottantotto schiavi venivano regolarmente sfruttati. I Rothschild su quella proprietà, schiavi inclusi, avevano stabilito un’ipoteca e alla fine, dato che O’Bryen non era riuscito a restituire il prestito, avevano incassato la somma stabilita a titolo di risarcimento per la garanzia cancellata, procedendo dunque anche alla vendita degli ottantotto malcapitati, nonostante lo schiavismo nel frattempo fosse stato abolito dallo Stato inglese.

E ciò negli stessi anni in cui Nathan e James si erano eretti a paladini internazionali della lotta allo schiavismo.
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Questo libro intende dimostrare come i Rothschild, e le altre dinastie imparentate, abbiano esercitato un'influenza enorme sulla storia del nostro pianeta.

Non è assolutamente vero che essere famosi significhi contare davvero qualcosa.


Nell'era dei social network, in cui ognuno cerca disperatamente di apparire e di collezionare il maggior numero possibile di amici e di condivisioni, chi davvero esercita un'influenza importante non viene mai, o quasi mai, menzionato. Non c'è nessun accenno, per esempio, alla famiglia Rothschild all'interno dei libri di storia su cui i nostri ragazzi studiano. Questo cognome è quasi sconosciuto.

Nonostante ciò, questo libro intende dimostrare come i Rothschild e le altre dinastie con cui essi si sono via via imparentati, abbiano esercitato un'influenza enorme sulla storia del nostro pianeta, per lo meno dalla fine del Settecento ad oggi.

Un'indagine quanto mai attuale, che spiega molte cose sul famigerato debito pubblico diventato ormai un'ossessione per milioni e milioni di persone; uno studio che, condotto in parallelo sulle singole grandi famiglie della finanza internazionale, parte da parecchi secoli fa e dimostra che i grandi banchieri e imprenditori del nostro tempo discendono da antichissime stirpi, spesso di sangue reale, i cui esponenti, intorno al diciassettesimo secolo, sembrano essersi improvvisamente resi conto che il tempo dei privilegi dei nobili stava finendo.

E che la nuova partita si sarebbe vinta sul terreno del controllo dell'intera economia mondiale.

Lo stemma dei Rothschild 
I ROTHSCHILD OGGI

Nel 1992 la rivista «Fortune» ha inserito Edmond Rothschild nel suo elenco mondiale dei miliardari, che comprendeva 223 nomi. Edmond figurava al numero 202, con un patrimonio di 1,1 miliardi di dollari. Molti hanno pensato che la cifra fosse stata approssimata per difetto, trattandosi dell’uomo più ricco di Francia.

«Edmond poteva donare milioni di dollari alla volta, per esempio a Israele, impegnata in una guerra
[...]. La sua Israel General Bank (che gestiva capitali e affari) era la più solida del Paese»

Il Club Méditerranée è stato per Edmond un’imponente fonte di arricchimento, così come la sua Banque Privée di Ginevra e l’attività vinicola rappresentata dagli immensi vigneti di Château Clarke, Château Malmaison e Château-Peyre Lebade, a cui si sono aggiunti, più di recente, quelli di Château des Laurets, nel Bordeaux. La sua Compagnie Financière parigina, poi, risulta essere la quarta più grande a livello mondiale in fatto di privatizzazioni. La compagnia ha sviluppato filiali in tutto il mondo e lavora in piena sintonia con le altre banche del gruppo Rothschild in mano ai vari fratelli e cugini. A questo proposito, la famiglia, che secondo R. de Ruiter detiene, tra l’altro, il 53% delle azioni della Federal Reserve, si è riunita, associandosi nella Rothschild & Cie.

L'unica soluzione: unire le forze

Edmond è morto nel 1997, lasciando erede universale il suo unico figlio Benjamin, nato nel 1963. Quanto a David, egli è l’artefice di un vero e proprio progetto di riavvicinamento tra la sua Rothschild & Cie Banque e la Natan Mayer Rothschild di Londra, anch’essa impegnata, negli ultimi decenni, nel campo delle privatizzazioni. La N.M. Rothschild, infatti, è stata consulente del governo britannico per la vendita della quota azionaria statale della British Petroleum e ha assistito la British Telecommunications nel suo processo di privatizzazione.

Invece di competere con le americane Morgan Stanley, Goldman Sachs e First Boston, così come con le francesi Paribas, Suez, Crédit Lyonnais e Lazard, i Rothschild di Francia e Inghilterra hanno pensato all’unica soluzione possibile: unire le forze.

Nel 1992 David è stato nominato vicepresidente della N.M. Rothschild di Londra, la banca nei cui uffici, due volte al giorno, viene fissato il prezzo mondiale dell’oro. L’evento è stato subito ben compreso dagli analisti finanziari in tutta la sua straordinaria portata. David, infatti, si è messo nella condizione di succedere al cugino, il presidente Sir Evelyn Rothschild.

Un potere molto vicino a quello dei figli diretti di Amschel Mayer

Lottman, nell’opera più volte citata e risalente al 1994, rifacendosi per giunta a una valutazione del «Wall Street Journal», ha sostenuto che «[...] la nuova unità tra Londra e Parigi rappresenterebbe un’alleanza per certi versi simile a quella creatasi nel secolo scorso», alludendo alla ricostruzione di un potere molto vicino a quello dei figli diretti di Amschel Mayer.

Ebbene, dopo una serie di vicende particolarmente negative che hanno colpito la famiglia (come la morte improvvisa del quarantunenne Amschel, ultimo figlio di Victor ed erede dell’impero britannico dei Rothschild, trovato impiccato in una stanza del Bristol Hotel di Parigi nel 1996, o quella del ventitreenne Raphael, giovane manager dell’high-tech morto nel 2000 per overdose su un marciapiedi del quartiere newyorkese di Chelsea, sulla 10th Avenue), quest’eventualità si è verificata nel 2003. A 61 anni, David ha infatti assunto anche la guida della N.M. Rothschild, associata a quella francese nel nuovo Gruppo Rothschild.

Tutto, ormai, è gestito da Parigi?

Nel 2007, poi, la filiale londinese ha definitivamente venduto il suo pacchetto azionario al ramo francese. Tutto, ormai, è gestito da Parigi?
L'albero Genealogico dei Rothschild 
In realtà, le cose sono ben diverse da quanto le “biografie autorizzate” della famiglia vogliano lasciar credere. Da un provvisorio (per quanto complicatissimo) studio sugli incroci tra i Rothschild e le altre grandi famiglie di banchieri ebrei che di fatto gestiscono l’economia globale, emerge un quadro davvero imponente del reale potere finanziario dello Scudo Rosso. Un potere costruito sui matrimoni tra le più antiche e ricche dinastie, in buona parte di ebrei ashkenazi, di cui stiamo per fare la conoscenza.

LA FAMIGLIA WARBURG

Antichissima famiglia di banchieri ashkenazi, originari di Venezia (inizialmente si chiamavano Del Banco), che successivamente presero il nome dalla città tedesca di Warburg, in cui si erano rifugiati in seguito alle persecuzioni dell’Inquisizione veneziana.

Nel 1895 Paul Warburg, erede dell’intero patrimonio economico-finanziario della famiglia, sposò Nina J. Loeb, figlia di Salomon Loeb, fondatore della grande banca americana Kuhn, Loeb & Co che avrebbe finanziato (e contemporaneamente portato al fallimento) lo zar Nicola II, come abbiamo visto nella sezione dedicata ai Rothschild. Nello stesso anno, il fratello Felix Warburg sposò Frieda Schiff, figlia dell’influente agente dei Rothschild Jakob Schiff, discendente dell’omonima famiglia di banchieri ebrei, che condivideva la casa natia del capostipite dei Rothschild, Amschel Meyer, a Francoforte.

Jakob Schiff era anche il direttore della suddetta Kuhn, Loeb & Co. La famiglia Warburg, insomma, risultava intrecciata con le principali dinastie della finanza ebrea. Lo zio di Paul, Sigmund Warburg (1835-1889), aveva sposato nel 1863 Theophilie Rosenberg, discendente della grande famiglia di ebrei russi, ricchissimi proprietari terrieri; la sorella di Theophilie, Anna, era invece andata in sposa al grande banchiere e barone Horace Günzburg (1833-1909), e i figli di Theophilie e di Anna, rispettivamente Rosa e Alexander Moses, si erano uniti in nozze tra loro, cementando così definitivamente l’unione tra i Günzburg e i Warburg.

Paul Warburg direttore della Wells Fargo

Nel 1910 Paul Warburg divenne direttore della Wells Fargo e nel 1914, su pressione del presidente americano Wilson, entrò nel primo Consiglio della nascente Federal Reserve americana, nata proprio su insistenza dello stesso Warburg. Egli, infatti, prendendo spunto dal famoso Panico del 1907, aveva molte volte teorizzato la necessità dell’istituzione di una Banca centrale americana. Il figlio di Paul, James Warburg, fu il consulente finanziario privato del presidente F.D. Roosevelt. Tre anni dopo, Olga Warburg, sorella di Paul e Felix, sposò Paul Kohn

Speyer, discedente dell’antichissima famiglia di banchieri ebrei Speyer, che prendevano il nome dall’omonima città, situata a 100 km da Francoforte, in cui era stata fondata la loro dinastia. Paul Kohn Speyer era presidente della Brandeis Goldschmidt di Londra e socio del suo titolare, Ernest Goldschmidt. D’altra parte, già il nonno materno dei tre fratelli Warburg era un Goldschmidt.

Carola Warburg sposa Walther Nathan Rothschild

Nel 1916 Carola Warburg, figlia di Felix e di Frieda Schiff, sposò Walther Nathan Rothschild, figlio di Simon Frank Rothschild (1861- 1936), nonché nipote di Frank Rothschild (1831-1897) e pronipote di Isaac Rothschild (1793-1887).

Una delle maggiori proprietà dei Warburg, a parte la potentissima banca MM Warburg, era la IG Farben, colosso nato nel 1925 dalla fusione di AGFA, Bayer (nei cui laboratori, nel 1897, Felix Hoffmann aveva inventato, a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, l’aspirina e l’eroina, sostanze chimiche delle quali la Bayer ottenne il brevetto), BASF e altre industrie chimiche minori.

Il primo direttore di IG Farben fu Carl Bosch, scienziato premio Nobel per la Chimica per aver messo a punto la sintesi dell’ammoniaca. La sede del gruppo fu stabilita in un palazzo costruito a Westend, gigantesco distretto privato di proprietà dei Rothschild all’interno della città di Francoforte
I Rothschild e gli Altri
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INDICE
Introduzione
I ROTHSCHILD...
  • Rothschild, il nome impronunciabile 
  • I Rothschild e Napoleone 
  • Un’idea geniale 
  • Una vita principesca 
  • Scontro tra Titani 
  • Alphonse 
  • Un secolo al tramonto 
  • Ėdouard 
  • La Grande guerra 
  • Crisi? 
  • Il Führer e i Rothschild 
  • Vichy 
  • Il recupero 
  • Gli anni Cinquanta e Sessanta 
  • Mitterand 
  • A New York 
  • I Rothschild oggi 
E GLI ALTRI...
  • La famiglia Warburg 
  • La famiglia Agnelli e la famiglia Caracciolo 
  • La famiglia Hahn-Elkann e la famiglia Worms 
  • La famiglia Sassoon 
  • La famiglia Du Pont 
  • La famiglia Kahn (Kann) 
  • La famiglia Morgan e le famiglie Spencer, Churchill, Pierpont, Frick, Carnegie 
  • La famiglia Rockefeller e la famiglia Davison 
  • La famiglia Roosevelt e le famiglie Delano, Coolidge e Astor 
  • La famiglia Thyssen 
  • La famiglia Wertheimer 
  • Le famiglie Fitzgerald e Kennedy 
  • La famiglia Lazard 
  • La famiglia Goldschmidt 
Conclusione
Appendice – I prestiti erogati dalla famiglia Rothschild tra il 1815 e il 1851
Bibliografia

Pietro Ratto, professore di Filosofia, Psicologia e Storia, giornalista e saggista, ha vinto diversi Premi letterari di Narrativa e di Giornalismo. È attivo sul web dove cura diversi blog che si occupano di scuola e politica. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni saggistiche.