Descrizione

In questo blog si vuole commentare ed analizzare l'attualità e la storia ma sopratutto scoprire ed evidenziare le ipocrisie, le falsità ed i soprusi di questo mondo appunto ormai impossibile da vivere.

“La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi”. Honorè de Balzac

Contra factum non valet argumentum”

LA SINARCHIA UNIVERSALE, PROGETTO DI UN NUOVO ORDINE MONDIALE. Alfredo Bonatesta

LIBRI

Avanti, troppo avanti per essere un libro del 1986, molte cose che prevede si sono poi avverate e svela motivi e meccanismi di dinamiche del passato non facilmente percepibili, se non leggendo l'impossibile .... Comunque attuale e volendo sconcertante  

I. Il Grande Parassita dell'Umanità 

Dal 1500 ad oggi le istituzioni sociali, economiche e politiche del mondo hanno subito un sovvertimento totale. La Rivoluzione Protestante, la Rivoluzione Inglese, la Rivoluzione Americana, la Rivoluzione Francese, la Rivoluzione Russa, la I e la II Guerra Mondiale, il Patto di Yalta; queste sono state le tappe fondamentali del sovvertimento. 

" Viviamo in una delle piú decisive epoche della storia e nessuno se ne rende conto, nessuno lo comprende ... La Rivoluzione Mondiale avanza inarrestabile verso i suoi ultimi risultati ... Chi predica la sua fine o crede addirittura di averla sconfitta non l'ha compresa ... La lotta si combatte anche nell'interiorità del singolo uomo, sebbene egli non lo sappia affatto. Per questo così pochi giungono a vedere chiaramente da quale parte essi veramente si trovano"; sono parole di Oswald Spengler, l'insigne studioso dei cicli storici (Spengler, Anni decisivi, Edizioni del Borghese, Milano 1973, p. 25). Esse esprimono esattamente la tragedia dell'uomo contemporaneo, convinto di essere libero ed arbitro del proprio destino terreno, senza avvedersi del Grande Parassita, che tende reti di sfruttamento e di dominio sull'umanità intera. 

In verità, del Grande Parassita dell'umanità non si parla in alcun libro. 


Nessun giornale, nessuna radio, nessuna televisione lo menziona mai. La gente di ogni parte della terra, nella sua compatta generalità, ne ignora insomma l'esistenza. Eppure il Grande Parassita esiste veramente e, celato nell'ombra, occultamente trae la sua linfa vitale dal sudore, dalle fatiche, dalle sofferenze dell'umanità intera. 

Fuori di metafora, il Grande Parassita dell'umanità è il Potere Economico Mondiale. 

Il Potere Economico Mondiale è il Padrone del Mondo. "Autorizzatemi ad emettere moneta ed a controllare il sistema monetario di un paese, ed io non mi preoccupo più di chi fa le leggi", era solito affermare Mayer Amschel Rothschild, iniziatore nel XVIII secolo della maggiore dinastia di banchieri mai apparsa fra gli uomini. 

Sulla medesima falsariga concettuale si esprimeva William Paterson, fondatore nel 1694 della Banca d'Inghilterra: "La Banca guadagna grazie agli interessi maturati sui denari creati dal nulla". 

Ecco, queste due frasi, accuratamente omesse dalle pagine di tutti i libri ufficiali di storia oggi esistenti, sono già in grado, pure nella loro estrema concisione e stringatezza, di dare bene il senso della trama d'inganni, nella quale il Grande Parassita ha avviluppato il mondo intero, grazie ad un abilissimo e paziente lavoro di sovvertimento del modo di pensare e di vivere degli uomini (A. Bonatesta, Il sovvertimento intellettuale come premessa delle rivoluzioni politiche del mondo moderno, in "L'uomo libero" n' 9 del gennaio 1982, Milano). diuturnamente condotto innanzi negli ultimi cinque secoli con un coerente processo rivoluzionario, 
iniziatosi con la pubblicazione delle 95 tesi di Lutero e giunto alla sua fase piú avanzata e significativa con la "spartizione del mondo" orchestrata da Roosevelt e Stalin. 

Occorre a questo punto precisare, per una esigenza di chiarezza propedeutica nell'esposizione, che il Potere Economico Mondiale non è un soggetto indeterminabile e quindi generico; esso è reale e concreto.

Il Potere Economico Mondiale è costituito dai Manipolatori di Capitali, ossia dai Grandi Speculatori Internazionali, i quali formano tutti insieme l'Usurocrazia Mondiale, vale a dire la Tirannia dell'Usura su tutti i popoli del mondo. 

Il potere Economico Mondiale agisce prevalentemente per mezzo delle Società Anonime di Capitali. 

Queste ultime sono strumenti per dare vita alle Banche ed alle 
Multinazionali di Produzione e di Commercio, che sono le strutture operative nelle quali si sostanze l'Impero Mondiale del Capitale. 

E' attraverso di esse, infatti, che il Potere Economico Mondiale si 
procaccia parassitariamente le ricchezze, sfruttando il lavoro e 
l'ingegnosità altrui. 

Nell'opinione pubblica è generalizzato l'equivoco che le strutture anzidette operino soltanto in quella parte del mondo ch'è oggi organizzata secondo gli schemi economico politico-sociali del Liberalcapitalismo. 

Ciò non è assolutamente vero. Le medesime strutture di dominio sono compiutamente operanti anche nella restante parte del mondo, ossia in quella attualmente di pertinenza del Socialcomunismo. 

Il libro intitolato "Vodka-Cola", di Charles Levinson (C. Levinson, 
Vodka-Cola, Vallecchi, Firenze 1978, pp. 336.), è una buona fonte 
d'informazioni al riguardo. In particolare,esso documenta:

  • a) che le principali banche dell'area liberalcapitalista, prime fra tutte quelle targate Morgan e Rockefeller, hanno proprie filiali nei paesi socialcomunisti, e che le banche dell'area socialcomunista hanno anch'esse filiali proprie nei paesi liberalcapitalisti; 
  • b) che i governi del sistema socialcomunista affittano i loro lavoratori, a basso salario e senza diritto di sciopero, alle Multinazionali del sistema liberalcapitalista; 
  • c) che l'economia liberalcapitalista sorregge quella socialcomunista con un flusso continuo di credito agevolato. 
Un dossier pubblicato dal periodico OP Nuovo nel maggio 1982 ha reso noto inoltre che la GOSBANK, ossia la Banca Centrale Sovietica, è una società per azioni, con partecipazione di capitali privati stranieri. Luigi d'Amato, docente universitario e giornalista, ha scritto sul Giornale d'Italia del 21 giugno 1982: " La storia del grande capitale finanziario è quella di un potere demoniaco,- essa gronda sangue ". Questa frase lapidaria condensa molto bene i tre millenni di storia ch'è necessario prendere in considerazione, qualora si voglia avere una visione chiara, inclusiva di ogni nesso causale, circa l'origine e l'evoluzione del sistema di potere dei 
Manipolatori di Capitali. Insegna infatti Giacinto Auriti (G. Auriti, 
L'ordinamento internazionale del sistema monetario, Solfanelli, Chieti 1981, p.33), che la radice originaria del lunghissimo processo storico, che in epoca moderna ha condotto all'avvento tra i popoli dell'Usurocrazia Mondiale, è situata appunto tre millenni addietro nel tempo; per l'esattezza, al 1250 a.C., momento presunto dell'Esodo degli Ebrei dall'Egitto. 

2. L'invenzione del denaro senza valore. 

Per quanto è possibile ricostruire, le cose allora dovettero svolgersi - piú o meno - nel modo seguente. Gli Ebrei, nell'abbandonare il paese che li ospitava, fecero man bassa di gioielli e provocarono anche la morte dei figli primogeniti degli Egiziani, attribuendo quest'ultimo misfatto a Jahvè. Con intenzioni del tutto intuibili, l'esercito del Faraone si pose alle calcagna dei fuggiaschi, i quali sotto la guida di Mosè, trovarono scampo nel deserto del Sinai, dove rimasero nascosti per ben quarant'anni, non osando uscirne per timore di un duro castigo. 

In quella situazione, il Popolo Ebraico non aveva che una alternativa per sopravvivere: spendere il tesoro sottratto agli Egiziani, consumando definitivamente la ricchezza accumulata, oppure escogitare un espediente per appropriarsi, senza costo e senza fatica, dei beni prodotti da altri popoli. 
Scelse questa seconda soluzione. 

Incominciò a comprare merci, tutto ciò che gli occorreva per tirare avanti, per sfamarsi, per vestirsi: ma invece di pagare con oro o argento, introdusse nel mercato, come mezzi di pagamento, dei documenti che valevano come titoli rappresentativi dell'oro e dell'argento e che i mercanti stranieri erano bene disposti ad accettare in luogo delle monete metalliche poichè, con tale espediente, evitavano di essere rapinati dai predoni, del tutto ignari del valore di quei documenti. A parte ciò, i mercanti avevano la massima fiducia nei simboli di pagamento inventati dagli Ebrei poichè quelle primitive cambiali erano garantite solidalmente da tutta la collettività ebraica. 

La certezza dell'adempimento da parte degli Ebrei divenne tale che il possessore del titolo di credito incominciò a considerare piú conveniente servirsi di esso per i propri commerci, piuttosto che presentarlo per la conversione in metalli preziosi. Il portatore del titolo, in altre parole, incominciò a sentirsi soddisfatto del proprio credito per il fatto stesso del possesso del documento; con ciò, il titolo di credito cessava di essere un mezzo per conseguire un valore ed assumeva valore esso stesso, al pari dell'oro. Ciò consentí dunque agli Ebrei di realizzare scambi commerciali a tutto loro vantaggio, giacchè essi offrivano semplici simboli, privi di valore intrinseco, e ne ottenevano in cambio merci d'uso e di consumo, tutte viceversa provviste di valore intrinseco effettivo. 

Fu precisamente in quella lontana fase che prese consistenza l'abilità finanziaria degli Ebrei. Essi, una volta scoperto il meccanismo che consentiva di ottenere ricchezza senza nulla dare in cambio, non fecero altro, da quel momento in poi, che perfezionare sempre piú la loro scoperta, .attuando alla fine una vera e propria strategia di dominazione su tutti i mercati, per mezzo della creazione di un sistema bancario sempre piú vasto. 

A datare circa dal 732 a.C., infatti ebbe inizio la Diaspora Ebraica; gli Ebrei cioè presero a sparpagliarsi in tutti luoghi del mondo. E ovunque essi puntarono a conquistare la sovranità monetaria, mediante il monopolio del conio dei simboli monetari di costo nullo. 

Ciò fu reso possibile, oltre che dalla esclusività del segreto scoperto 
durante i quarant'anni d'isolamento nel Sinai, anche dal vincolo di 
solidarietà, mai piú decaduto, che la Legge Mosaica aveva instaurato fra le comunità ebraiche e che continuò in perpetuo a tenerle collegate fra loro. 

I dodici secoli successivi alla morte di Gesú rappresentarono un crescendo ininterrotto di attività speculative, di tipo prevalentemente parassitario, da parte degli Ebrei. Costoro prestavano denaro a tutti: ai Governi per le loro funzioni ed i loro eserciti, ai Nobili per i loro lussi, ai piccoli artigiani ed ai poveri contadini per la piú elementare sopravvivenza. Perfino ai Papi. 

Gli interessi pretesi come contropartita erano così elevati ed era tanto diffusa e capillare tale attività di strozzinaggio che il termine ebreo finì col confondersi completamente con quello di usuraio. 

Può sembrare strano, quasi incredibile, che nessuna autorità - Re o 
Feudatario o Prelato - sia mai insorta per decretare la fine di un così metodico sistema di sfruttamento del bisogno e della miseria da parte di una cerchia minoritaria di persone, ma la spiegazione di ciò è semplice; gli Ebrei erano ormai riusciti a diventare così indispensabili nel puntellare le finanze dei vari Governanti che costoro addirittura se ne contendevano l'un l'altro la presenza. 

Così rimanendo sempre omogenei e solidali fra loro, gli Ebrei andavano attraversando molti secoli di storia senza mai mutare la propria occupazione fondamentale: dare denaro, ricevere denaro, accumulare denaro, investire denaro. 

In tale loro lucrosa inclinazione essi erano, per così dire, incentivati e legittimati da un Comandamento del Deuteronomio, che cosí recitava:

"Non farai a tuo fratello prestiti ad interesse, nè di denaro, nè di viveri, nè di qualsivoglia cosa che si presti ad interesse. Allo straniero potrai prestare ad interesse, ma non a tuo fratello, affinchè l'Eterno Iddio tuo ti benedica in tutto ciò a cui porrai mano, nel paese dove stai per entrare per prenderne possesso".
Con ogni evidenza si trattava di un comandamento pensato da Ebrei per uso e consumo degli Ebrei. Per il Cristiano infatti qualsiasi uomo era fratello:
dunque a nessuno poteva prestare ad interesse.
Per l'Ebreo invece soltanto l'Ebreo era fratello: con il Non-Ebreo dunque si poteva praticare l'usura. 

Tuttavia le grandi esplorazioni, lo sviluppo delle vie di comunicazione, le stesse Crociate andavano intanto propiziando la trasformazione dell'economia, sempre più intollerante dei lacci e delle limitazioni che dalla norma deuteronomica discendevano. Perciò fu esattamente in tale fase dell'evoluzione storica che incominciò ad evidenziarsi una convergenza d'interessi, via via piú perfetta, fra gli speculatori Ebrei e quelli Cristiani: ambedue, per potere lucrare a pieno ritmo e senza problemi, avevano bisogno che fosse rimosso qualsiasi ostacolo al libero estrinsecarsi degli affari e, tanto per cominciare, che venisse a cadere qualsiasi divieto sui prestiti ad interesse. 

Ebbene, nella prima metà del 1500, la Rivoluzione Protestante soddisfece pienamente l'aspirazione degli affaristi Cristiani e degli usurai Ebrei. Grazie ad essa, la pratica del prestito ad interesse risultò completamente liberalizzata. 

Ispiratori della Rivoluzione Protestante furono Lutero e Calvino. Dal matrimonio tra l'Ebraismo ed il Protestantesimo era dunque nato il Grande Parassita, ancora sommamente incerto e malfermo sulle gambe ma subito proteso a dare la scalata alla somma dei poteri terreni, pronto all'uso di qualunque mezzo, lecito o illecito, pacifico o cruento, idoneo allo scopo. I Manipolatori di Capitali infatti puntarono in grande.Essi cioè non si posero affatto l'obiettivo limitato di conquistare per sè uno spazio di tolleranza e di rispetto nell'assetto politico e sociale egemonizzato fino ad allora dalla Nobiltà e dal Clero ma, sin dall'inizio, mirarono al sovvertimento 
completo di tutte le strutture di vita in atto e, perciò, impostarono un attacco articolato ed avvolgente contro tutti i poteri teocratici e contro tutti i princìpi esistenziali che all'assetto teocratico derivano.

Di tutto ciò la Rivoluzione Protestante fu semplicemente il prologo. Essa innanzi tutto rappresentò, al di là delle sue molteplici motivazioni contingenti, il rifiuto dell'elemento gerarchico e spirituale, ch'era componente basilare della migliore tradizione cattolica. Introdusse inoltre nella storia uno sfrenato individualismo religioso, che fu battistrada del liberalismo in campo economico e politico. Infine fece venire meno ogni esigenza di eticità della vita economica, giacchè accreditò la concezione puritana del guadagno come segno della benevolenza divina: e ciò, fatalmente, finì col giustificare qualsiasi pratica speculativa, anche la più abietta, purchè fosse produttiva di lucro. 

Trecento anni piú tardi, nel XIX secolo, la diffusione generalizzata, 
uniforme, consolidata del Liberalcapitalismo sulle due sponde dell'Oceano Atlantico aveva ormai date stabili basi all'Impero Mondiale del Capitale, il sistema sovranazionale di potere dei Manipolatori di Capitali. 

A quel punto, per conseguimento del fine, l'impulso rivoluzionario sarebbe dovuto cessare. 

Le cose invece andarono diversamente perchè la componente ebraica della Plutocrazia Cosmopolita Rivoluzionaria al principiare del 1900, mostrò di voler puntare con improvvisa virulenza, per mezzo del Socialcomunismo, a demolire gli archi di volta della stessa ideologia borghese, nell'intento di dare infine una qualche concretezza alla mai obliata promessa biblica di dominio del popolo eletto sulle genti e sui paesi di tutta la terra. 

Non è possibile alcun dubbio circa la matrice ebraica della Rivoluzione Russa. 
Ebrei furono i teorizzatori del Socialcomunismo : Marx, Engels, per tacere di Weishaupt e di Moses Hess. Ebrei furono molti dei terroristi russi  prerivoluzionari: Goldemberg, Helfmann, Mloditskj, Hirsh, Gershuni, Karpovich, Stillman, Bogrov, ecc. Ebrei furono i capi della Rivoluzione: Trotskj, Martov, Zinoviev, Uritzkj, Axelrod ed infiniti altri. Ebrei furono i finanziatori principali: Schiff, Warburg. 

Un libro molto interessante di Joaquin Bochaca, intitolato "La historia de los vencidos", prossimo ad apparire anche in lingua italiana per le Edizioni Barbarossa, rivela che gli stessi Lenin e Stalin erano di discendenza ebraica e che il secondo dei due aspirava addirittura a proporsi quale Messia del popolo d'Israele. 

3. Il sistema della disinformazione e della menzogna. 

Il Grande Parassita dell'Umanità, inveramento storico dell'Oscuro Signore del Male, ideato da J.R.R. Tolkien, ha fondato i suoi strumenti di sfruttamento e di dominio sulla menzogna, sull'inganno, sul sovvertimento intellettuale meticolosamente pianificato per centinaia di anni". Attraverso il Liberalcapitalismo ha soggiogato gli esseri umani col fantasma della libertà e col miraggio della ricchezza, ammiccanti a due passi e sempre inafferrabili. 

l
Montagne di cadaveri nei Gulag Sovietici

Attraverso il Socialcomunismo ha ipnotizzate le masse con l'utopia della giustizia e con la menzogna della uguaglianza, facendole poi ridestare nell'Arcipelago Gulag, dietro cortine di ferro e muri di cemento. Il patto di Yalta ha dato infine stabile equilibrio all'insieme, in un mondo che Norimberga, Hiroshima e Piazzale Loreto hanno dissuaso da eresie politiche, sociali, economiche. 

                
                    

  


La disinformazione è oggi lo schermo protettivo dell'impero Mondiale del Capitale. 

          

Nagasaki e Hiroshima 

Fra la primavera e l'estate del 1982 si è svolto negli USA, presso 
l'università di Stanford, un convegno sulla crisi dell'informazione (L. Lami, I media della menzogna, in "Il Giornale Nuovo" del 17 luglio 1982). In quell'occasione, il giudice della Corte Suprema della California ha apertamente accusato i mass-media di mentire sistematicamente. 
"La TV tiene da tempo in ceppi l'opinione pubblica"
gli ha fatto eco la saggista Rose Bird. Altri congressisti hanno lanciato, a loro volta, un grido di allarme contro il pilotaggio dell'opinione pubblica, condotto oggi attraverso il mezzo televisivo con raffinatissime ed ultramoderne tecniche subliminali. 












Montagne di cadaveri dopo il bombardamento di Dresda, Germania, città senza obiettivi militari.

Wall Street e la City, attraverso le Fondazioni dei Ford, dei Carnegie, dei Rockefeller, dei Rotschild, alimentano con inesauribili fiumi d'oro la macchina che tiene in piedi il gigantesco inganno (C. Quigley, Tragedy and hope, The MacMillan Company, New York, 1974, pp.1348). 

Giustamente Enrico Ronzoni, acuto interprete della Tradizione ha scritto: 
"I tempi oscuri in cui viviamo si caratterizzano, rispetto alle epoche trascorse, per il modo totalitario e capillare con cui vengono condizionate le masse e per il modo in cui, in nome della Democrazia, vengono subdolamente tenute all'oscuro su quanto viene deciso contro di loro. Dietro il paravento della moderna Democrazia si nasconde una tecnica di condizionamento intellettuale che oggi, con l'ausilio della tecnologia e deimass-media, risulta la piú potente e pericolosa, quanto nessun'altra sin qui conosciuta. Di un vero e proprio esercito d'iniziati al segreto giurato ha bisogno questo marchingegno leviatano. La proliferazione delle sette massoniche e del Sionismo all'ombra di ogni democrazia sta a dimostrare che democrazia e potere occulto sono le due facce di una medesima realtà"..
( E. Ronzoni, Il paradosso di Celine, in "L'uomo libero" n'l 1 del 12 luglio 1982,Milano). 

Ma queste isolate denunzie si sono spente immediatanente, come sempre, grazie alle tecniche di sviamento dell'attenzione, nelle quali il Potere Economico Mondiale ha raggiunto ormai una perizia assoluta. H
a lamentato piú volte Solgenitzin :
"Nel mondo comunista la verità è ignorata dal popolo perchè l'autorità di governo, puramente e semplicemente, le impedisce di circolare. Nell'occidente capitalista invece lo stesso risultato viene ottenuto con metodologia opposta, ossia con l'eccesso d'informazione. Un diluvio di notizie eterogenee, spesso contrastanti è rovesciato clamorosamente ed incessantemente sul cittadino, privato in tale modo della dimensione temporale indispensabile alla riflessione, all'analisi, al discernimento, mentre la sua attenzione, ormai divenuta del tutto superficiale, è continuamente sollecitata da nuovi richiami". 
Tale situazione è sostanzialmente confermata da Peter L. Berger. 
"Nelle società industriali avanzate di tipo capitalistico la pubblicità fa da sfondo onnipresente e sofisticatissimo alla vita quotidiana. La sua incidenza deriva in parte dal fatto che il più delle volte la sua presenza non viene registrata a livello cosciente: è integrata nella trama, data per scontata, della realtà ordinaria ... L'assenza di pubblicità nei paesi socialisti o la sua minore quantità non implica un ruolo inferiore delle comunicazioni di massa ... Il posto della pubblicità è preso dalla propaganda governativa"
(P. L. Berger, Le piramidi del sacrificio, Einaudi, Torino 198 1, p. 37). Esplicando in termini piú elementari: il messaggio pubblicitario è nel sistema liberalcapitalista sostanzialmente messaggio politico, poichè attraverso di esso si alimenta la concezione del mondo economicistico-consumistica, ch'è alla base del sistema stesso. Nel sistema socialcomunista invece il messaggio ideologico sostituisce quello pubblicitario, dato che la concezione del mondo messianistico-collettivistica, sottesa al sistema stesso, richiede per non inaridirsi una ininterrotta e potente opera di propaganda ideologica, ossia d'indottrinamento dei cittadini. 

Ancora una testimonianza, quella di Gore Vidal: 
"Io credo che la maggior parte di quella che noi consideriamo la Storia Umana sia probabilmente un falso. Noi non abbiamo alcun modo di sapere, a parte quello che ci hanno raccontato. Ciò che sappiamo è che la storia è stata scritta da coloro che vinsero le guerre, pertanto ne conosciamo solo un lato... Noi non conosciamo tante cose e dobbiamo accettarne come vere moltissime. Certamente è possibile che si creino delle immagini totalmente false e che poi ognuno vi creda: non c'è nulla di piú semplice. Per mantenere la pace e l'ordine in una grande società, occorre fornire determinate immagini per evitare che la gente possa fare domande importanti... Chi governa vuole che nessuno giunga alla radice dei problemi perchè, se vi giungesse, allora il popolo potrebbe cambiare il governo. Oggi chi governa esercita il suo potere attraverso latelevisione.e la stampa, dando false immagini del mondo"
 (L'Informatore Librario" n.1 del 1984). Tale diagnosi è lapidariamente condivisa dal filosofo G.B.Mondin: 
"Oggi la verità sono i mass-media, piú esattamente gl'interessi di coloro che ne detengono il controllo"
(B. Mondin, Il valore uomo, Ed. Dino, Roma 1983). 
Chi non sia del tutto persuaso circa l'efficacia soggiogante, condizionante, plagiante, omogeneizzante, che gli attuali strumenti per le comunicazioni di massa sono in grado di dispiegare verso i destinatari dei loro messaggi, può consultare, fra i tanti, i tre libri seguenti, agevolmente reperibili in bìblioteca ed in libreria: 
"Psicologia delle folle", di Gustave Le Bon, "I riflessi condizionati", di Ivan P.Pavlov, "I persuasori occulti", di Vance Packard.

Nè si deve credere che l'intuizione dei meccanismi del coartamento 
comportamentale risalga a tempi del tutto recenti: Cartesio, ad esempio, già alla metà del secolo XVII enunciava che determinati stimoli esterni provocano risposte determinate da parte dell'organismo umano. 

E' del tutto comprensibile e naturale che il lettore di queste note possa provare il morso del dubbio e domandarsi come sia possibile tutto ciò, ossia come possa accadere che la generalità degli uomini sia olimpicamente ignara del Grande Parassita annidato sulle sue spalle. Bene, è un dubbio del tutto lecito ma infondato, che può essere dissipato con talune autorevoli testimonianze. Si può incominciare con una celebre frase di Disraeli: 
"Il mondo è governato da persone ben diverse da quelle immaginate da chi non conosce i retroscena".
Si può rammentare che le ultime parole pronunziate da Walter Rathenau, morente per l'attentato che subì nella Germania di Weimar, furono un'angosciata, sibillina allusione ai settantadue che guidano il mondo (S. Hutin, Governi occulti e società segrete, Mediterranee, Roma 1973, p. 3), inoltre, alcuni anni or sono, padre P.Arrupe, all'epoca Superiore dell'Ordine dei Gesuiti, fece la seguente dichiarazione, assolutamente inequivocabile: 
"E' in atto una strategia perfettamente congegnata. Essa realizza il controllo pressochè perfetto delle Organizzazioni Internazionali, dei Circoli Finanziari e del settore delle comunicazioni di massa : stampa, cinema, radio, televisione".
E' così dunque: 
il Potere Economico Mondiale riesce a mantenersi occulto perchè oggi ha il pieno controllo di tutti i centri di potere della terra. I governi sono fantocci nelle sue mani. Le organizzazioni Internazionali sono sue emanazioni. La stampa, la televisione, la radio, il cinema sono sue dipendenze, nonchè strumenti attraverso i quali si attua il condizionamento mentale dei popoli. La massoneria è il suo braccio onnivigilante ed onnipervadente. D'altra parte, fra gli intellettuali, nessuno osa uscire dal solco della storiografia consentita e della sociologia omologata, ben consapevole ciascuno di essi che la pur minima trasgressione troncherebbe di netto carriere accademiche, prebende, onori e trasformerebbe in tragedia la sua vita.
Henry Ford, Robert Brasillach, Ezra Pound, Aleksandr Solgenitzin, Andrei Sacharov, Robert Faurisson: questi nomi esemplificano compiutamente l'assunto. Se poi, nonostante l'accurata vigilanza dispiegata in via preventiva su scala mondiale, ancora si fa avanti qualche incorrotto, qualche coraggioso, qualche indomabile, un Richard Harwood ad esempio, o un Paul Rassinier , o un Arthur R. Butz, oppure un altro qualsiasi, che miri a fare centro, costi quel che costi, nella coscienza di qualche lettore o 
ascoltatore di buona volontà, per farvi esplodere la consapevolezza 
dell'esistenza e della trama del Grande Parassita, allora entra in funzione l'estremo ed il piú subdolo espediente dell'Usurocrazia Mondiale, preordinato alla sterilizzazione della verità, onde questa evapori in fretta, senza avere fecondato alcun seme (Richard Harwood è autore di Auschwitz o della soluzione finale.- storia di una leggenda, Le Rune, Milano MCMLXXVIII. Paul Rassinier è autore di alcuni libri di demistificazione sul genocidio ebraico da parte dei Nazisti. Arthur R. Butz è autore di The hoax of the twentieth century, Historical Review Press,Brighton, England 1976).
Il marchingegno del caso è la teoria cospirativa della storia. Questa teoria viene tirata immancabilmente in ballo quando nel sistema censorio dell'Impero Mondiale del Capitale si apre una falla e ne sfuggono dati e notizie che il Potere Economico Mondiale, per salvaguardare la propria esistenza, intende invece mantenere incognite o incomprese sulla terra. In tale caso, non potendosi negare l'evidenza , se ne prescinde del tutto, sminuendone la forza d'impatto nell'opinione pubblica in via surretizia e cioè incollandole sopra, ben visibile, un'etichetta dogmatica, concepita come squalificante e discreditante: quella, appunto, della teoria cospirativa della storia.

Et voilà, les jeux sont faits! Questo metodo di distruzione per denigrazione delle argomentazioni dell'avversario politico, del dissenziente, del non conformista ha un'efficacia straordinaria, dato che i Manipolatori di Capitali hanno il pieno controllo, già lo si è detto, di tutti i mass-media. Si tratta di un metodo repressivo che ha fatte vittime illustri negli ultimi due secoli. Si pensi, ad esempio, all'abbè Barruel, autore di una monumentale, demistificante storia della Rivoluzione Francese (Abbè Augustin Barruel, Memoires pour servir a l'histoire du jacobinisme, Edition de Chirè, 2 voll., Vouillè 1973, France). Si pensi come altro esempio, a Lèon de Poncins, autore di libri fondamentali sulla Massoneria, sull'Ebraismo, sul 
Comunismo, con i quali ha svelato molti dei retroscena della Rivoluzione Mondiale. Si pensi anche a Nesta H.Webster, a Maurice Pinay, al Werner Sombart del libro Gli Ebrei e la vita economica. Per tutti la medesima sorte: la scomunica da parte della intellighentia ufficiale ed il confino nel ghetto dei visionari, dei volgari contafrottole, dei farneticanti, degli inattendibili.

Da questo tipo di censura repressivo, basato sulla distruzione della verità per falsificazione e dell'avversario per denigrazione, nessuno dei momenti angolari della storia moderna e contemporanea è uscito indenne. Il senso vero e profondo degli avvenimenti è stato sistematicamente schermato dall'ordo clausus degli intellettuali organici. Dei fatti sono state rappresentate ed evidenziate le apparenze di comodo, non l'intima sostanza. Le voci discordi sono state private di ogni cassa di risonanza. Ciò, appunto, al servizio e nell'interesse del Grande Parassita.

4. Fascismo e Nazionalsocialismo: il riaffiorare della Tradizione. 

Ha scritto Adriano 
Romualdi 
"L'immenso catechismo della storia in divenire, pone in luce filoni di vero oro per poi ricoprirli e nuovamente farli riapparire agli occhi di uomini nuovi, remoti nel futuro. Queste vene auree, affioranti a tratti dall'oscurità come dal buio delle viscere dei monti, affondano le loro invisibili radici nell'essere. Noi chiamiamo valori questi filoni spirituali". 
l primo volgere degli anni '20 di questo secolo, tutto procedeva nel modo migliore per i Manipolatori di Capitali. L'Impero Germanico era stato battuto ed umiliato, l'Impero Austro-Ungarico frantumato, l'Autocrazia Zarista cancellata. Nella forma del Liberalcapitalismo oppure in quella del Socialcomunismo, il dominio del Potere Economico Mondiale era esteso, senza eccezioni, a tutta la terra. I popoli, devitalizzati dai dogmi rivoluzionari dell'egalitarismo e dell'internazionalismo, irretiti nei rituali democratico-parlamentari, apparivano impossibilitati ed incapaci a scrollarsi di dosso l'occulto giogo. Ma proprio in quei medesimi anni '20 tornò improvvisamente a discoprirsi agli uomini il filone spirituale della primigenia Tradizione, assumendo in Italia le forme del Fascismo, in Germania quelle del Nazionalsocialismo. 

Ciò fu reso possibile dall'apparire di due Capi di eccezionale talento 
politico, Benito Mussolini ed Adolf Hitler, fascinatori di masse,
suscitatori di atmosfere teofaniche.P
roclamò Mussolini:
"Il fascismo rappresenta, un principio nuovo fra gli uomini. Esso è l'antitesi netta, categorica, definitiva di tutto il mondo della Democrazia, della Plutocrazia, della Massoneria: di tutto il mondo, per dirla in una parola, degli immortali princìpi dell'89". 
E ancora: 
"La lotta fra i due mondi non ammette compromessi: o noi o loro. 0 le nostre idee o le loro. O il nostro Stato o il loro". 
Fu dunque chiaro fin dall'inizio che il nuovo movimento politico, che andava prendendo consistenza in Italia, si proponeva come portatore di una concezione di vita in tutto antitetica a quella materialistica ed economicistica, sulla quale aveva poggiate le sue fondamenta l'impero Mondiale del Capitale. Di fatto, ai sistemi del Liberalcapitalismo e del Socialcomunismo il Fascismo contrappose il modello dello Stato organico a struttura corporativa, istituzionalmente inteso ad eliminare la lotta di classe attraverso la fisiologica Conciliazione degli interessi dei lavoratori con quelli dei datori di lavoro. Inoltre, per rimarcare la propria totale estraneità rispetto al regno della quantità dei tempi moderni, situò le proprie radici spirituali nel Mito della Romanità. 

"Roma", enunziò Mussolini,"è il nostro punto di partenza e di riferimento. E' il nostro simbolo, è il nostro mito". E fu come un ponte gettato sopra uno iato di secoli, per riprendere contatto con l'unico retaggio veramente valido di tutta la storia svoltasi su suolo italiano.Anche Hitler avvertì la necessità insopprimibile della lotta ad oltranza contro il Potere Economico Mondiale, con speciale riguardo alla sua componente ebraica, onnipresente e potentissima in Germania. In tale Nazione, per ciò, egli dette il via ad una 
economia di mercato guidata, facendo entrare in circolazione cartamoneta autarchica, ossia a fattore-lavoro (R. Sédillot, Storia delle monete, Armando, Roma 1975, p. 148.) , del tutto svincolata dai circuiti di potere dell'Alta Banca Internazionale, ed istituendo un rigido controllo degli scambi, in modo che i partners commerciali esteri della Germania fossero obbligati, nella maggiore parte dei casi, a spendere in Germania stessa i loro ricavi. "Ein Reich, ein Volk, ein Fuhrer!", fu questa la parola d'ordine fondamentale del Nazionalsocialismo, anch'esso radicato sopra un deposito di verità tradizionali, trasmesso dal fondo delle età. A giudizio di Savitri Devi, il sistema hitleriano, spogliato di quanto la sua espressione tedesca poteva avere di contingente, fu un riaffiorare della 
Tradizione primordiale iperborea, quella stessa che aveva avuto nel 
Brahamanesimo la forma vivente piú antica (Savitri Devi, L'India e il nazismo, Ed. All'Insegna del Veltro, Parma 1979, p. 49). Pure
nell'immediata eccellenza dei risultati conseguiti, sia in politica interna che estera, Mussolini ed Hitler rimasero ben consapevoli che, a lungo andare, il gioco perverso dei manipolatori di Capitali, arbitri tanto del mercato finanziario internazionale quanto delle scelte politiche dei Governi democratici, sarebbe riuscito a soffocare la vitalità economica dell'Italia fascista e della Germania nazionalsocialista, qualora il Fascismo e il nazionalsocialismo fossero rimasti anomali fenomeni isolati, incapaci di ramificare anche altrove. 

Mussolini, certo della capacità di autoaffermazione della concezione del mondo fascista nella coscienza dei popoli, mirò apertamente ad assecondare la spontanea fascistizzazione dell'Europa, preludio alla nascita di una grande Federazione Europea, affrancata dal dominio dell'Impero Mondiale del 
Capitale. 

"Ovunque in Europa", testimonia Leon Degrelle, "Si guardava a Mussolini, si studiava il Fascismo, se ne ammirava l'ordine, lo slancio, le prestigiose realizzazioni politiche e sociali". E che fosse realmente così lo conferma lo storico contemporaneo H.W.Neulen: 
"All'inizio degli anni '30 il Fascismo italiano divenne il modello di tutti i fascismi europei e Roma la Mecca dei militanti antiliberali ed antimarxisti della Francia, della Romania, della Jugoslavia, dell'Ungheria. Influenzati dalle idee di Mussolini sullo stato e sulla società, in tutta l'Europa sorsero partiti e movimenti che si ispiravano a Roma ed annunziavano la lotta ai partiti borghesi e comunisti"
(H. W. Neulen, L'Eurofascismo e la seconda guerra mondiale, Volpe, Roma 1982,) . 

Mentre il Fascismo si diffondeva sempre più in Europa in virtù del suo messaggio di liberazione, Hitler iniziò a battere per la Germania una via di potenza alquanto differente, giacchè la weltanschauung nazionalsocialista, incentrata sul mito della razza e sul concetto dello spazio vitale, postulava l'uso delle armi. L'idea del Fuhrer fu quella di dare vita ad un Impero Germanico della Nazione Tedesca, ossia ad un blocco europeo autosufficiente, in grado di sottrarsi a qualsiasi pressione o condizionamento extraeuropeo, egemonizzato e diretto dalla Germania, e nel Mito del XX secolo, di Rosemberg. Fu straordinaria ed entusiasmante la fioritura di giovani grandi Capi nell'Europa del Fascismo: oltre ad Hitler ed a Mussolini, emerse Codreanu, si rivelò De Rivera, e Szalasi, e Pavelic, e Degrelle, e Mosley, ed altri ancora. Ed incominciò a formarsi anche una 
nuova specie di uomini: uomini puri, dallo spirito incontaminato, 
dall'intelletto incorrotto, destinati ad essere quella Razza di Signori che Hitler chiamava a vegliare per i tempi venturi sulla Fortezza-Europa. L'uomo nuovo del Nazionalsocialismo germanico trovò espressione nelle SS, le leggendarie formazioni di asceti guerrieri, non indegni epigoni degli antichi spartani. 

L'uomo nuovo del Fascismo italiano si sarebbe dovuto formare alla Scuola di Mistica Fascista, fondata da Niccolò Giani. Tuttavia non vi fu il tempo per realizzare nulla: non per precisare o consolidare ciò ch'era appena abbozzato, non per maturare ciò ch'era soltanto intuito. Ebbe inizio la II Guerra Mondiale, l'immane conflitto armato tra le forze della Tradizione e le forze della Rivoluzione. Non è il caso di approfondire qui i come ed i perchè dello scontro mortale, tanto essi appaiono scontati ed ovvii. Il binomio Fascismo-Nazionalsocialismo e quello Liberalcapitalismo-Socialcomunismo erano portatori di concezioni di vita antitetiche, l'una negativa dell'altra: dunque non potevano coesistere. In una tale ottica, perde rilevanza la causa contingente della guerra. Lo scontro armato era necessario al Grande Parassita: prima per sopravvivere, poi per conservare il dominio sui popoli. Ma, di fatto, era una via obbligata anche per le Nazioni del Nazionalsocialismo e del Fascismo: prima 
per affrancare l'Europa dalla trama dello sfruttamento, poi per edificarvi una civiltà millenaria, fondata sui valori della Tradizione. La Plutocrazia Cosmopolita chiamò a raccolta le forze di tutti i suoi Stati serventi, allineando sul campo di battaglia gli eserciti della Gran Bretagna, degli USA, dell'URSS, della Francia e di decine e decine di altri paesi di tutto il mondo. Al fianco delle civiltà solari dello Svastica e del Fascio Littorio, serrò le fila un'altra antica civiltà solare: quella del Giappone. Esiste un bellissimo libro di Adriano Romualdi, intitolato "Le ultime ore dell'Europa", che narra l'epilogo amaro di quella lotta drammatica e, quanto altre mai, crudele e sanguinosa. Nell'Aprile 1945 le ultime Waffen-SS 
caddero, senza arrendersi, nell'estrema difesa di una Berlino divenuta uno spettrale cumulo di macerie. La migliore gioventú europea era accorsa volontaria nelle loro file e vi aveva sacrificato la vita, nel sogno dell'Europa Fascista come patria comune del domani. 

5. Yalta: il patto degli sciacalli 

Nel febbraio 1945, Roosevelt, Stalin, Churchill s'incontrarono in quel di Yalta e concordarono pariteticamente i principi direttivi, ai quali la successiva Conferenza di Potsdam si sarebbe poi attenuta nel fissare la nuova sistemazione territoriale ed economica del mondo del dopoguerra. Tale almeno è la tesi dei libri di storia che godono del placet del Grande Parassita, i soli ammessi a fare cultura nelle scuole, nelle università, nei seminari di studio, nei circoli accademici, nelle biblioteche. Aggiungono tali libri che le decisioni allora adottate dai vincitori furono ispirate al bene dell'umanità, in quanto mirarono ad assicurare al mondo un futuro di pace e di prosperità. 

Occorre forse specificare che si tratta - more solito- di una versione 
completamente falsa e menzognera di ciò che accadde veramente? La verità è che gli ebrei Roosevelt e Stalin, sicari eminenti del Potere Economico Mondiale, dopo avere straziata l'Europa piú di quanto ogni esigenza prettamente bellica richiedesse, ne spartirono sciacallescamente le spoglie in due quantità piú o meno equivalenti, annettendole in forma vassallatica l'una al Sistema Liberalcapitalista e l'altra a quello Socialcomunista dell'Impero Mondiale del Capitale, in esecuzione di un accordo, ch'essi avevano raggiunto segretamente già dal 1943. La prova di ciò è data da Pierre Virion, il quale riporta in un suo libro, intitolato "Une super et contre-Englise. Bientot un Gouvernement mondial?"una lettera segreta del 20 febbraio 1943, inviata da Roosevelt a M.Zabrousky, Presidente del Giovane Consiglio d'Israele nonchè agente di collegamento con Stalin, per dare a quest'ultimo assicurazioni precise in merito alla spartizione da effettuare a guerra conclusa. 

E' scritto in quella lettera, fra l'altro:
"Noi accorderemo all'URSS un accesso al Mediterraneo, verremo incontro ai suoi desideri concernenti la Finlandia ed il Baltico, esigeremo dalla Polonia una giudiziosa attitudine di comprensione e di compromesso. Stalin conserverà un vasto campo di espansione negli incoscienti piccoli paesi dell'est-europeo e recupererà totalmente territori che sono stati temporaneamente strappati alla grande Russia. E soprattutto: il pericolo tedesco, dopo la spartizione del III Reich e l'incorporazione dei suoi pezzi e degli altri territori, sparirà definitivamente , sparirà in quanto pericolo per l'URSS, per l'Europa, per il mondo intero. Quanto all'Asia: d'accordo con le sue richieste, salvo complicazioni ulteriori. Quanto all'Africa: che volete? Gli USA entrano parimenti nella partita per diritto di conquista e pretenderanno necessariamente qualche punto vitale per le loro zone d'influenza" 
(P. Virion, Bientot un gouvernement mondial? Une super et contre-eglise, EdSaint-Michel, Saint-Céneré, Maienne 1967, France). 
Ma la lettera ricevuta da Zabrouskj conteneva anche taluni altri accenti, ch'è parimenti necessario riportare, per introdurre il discorso sulla Sinarchia Universale, progetto di un nuovo ordine mondiale, finalizzato a trasfondere linfa di vita perenne nelle vene del Grande Parassita. 

6. Origine ed evoluzione storica del progetto sinarchico. 

Diceva ancora Roosevelt, nella sua lettera a Zabrousky:
"Nella riorganizzazione futura del mondo del dopoguerra, l'URSS farà Parte del Consiglio d'Europa e del Consiglio d'Asia. Alla pari dell'Inghilterra e degli USA, l'URSS sarà membro dell alto Tribunale, che sarà creato per risolvere le divergenze fra le nazioni. Riserviamo alla Francia, come premio per la sua resistenza d'oggi ma come castigo per la sua debolezza di ieri, un Segretariato con funzioni consultive ma sprovvisto di diritto di voto".
Consiglio d'Europa.., Consiglio d'Asia.., Alto Tribunale: donde traeva Roosevelt espressioni di quella fatta, inconsuete ed inevocanti per l'opinione pubblica degli anni '40 ed ignote ai piú anche oggi? Bene, per rispondere ad un tale interrogativo, occorre inoltrarsi dietro le quinte della storia e prendervi conoscenza di un particolare filone cospirativo: 
quello mirante ad instaurare sulla terra, attraverso il sincretismo di tutte le ideologie politiche e religiose, un nuovo modello politico-economico-sociale, dotato d'intrinseca definitività, individuato col nome di Sinarchia Universale. Chi voglia compiere un'indagine storica sulla idealità sinarchica, dalla sua prima origine alla condizione attuale, può trarre non indebite mosse addirittura da Mosè. Si legge infatti nel libro di Saint-Yves d'Alveydre, intitolato "La mission des Juifs": "La forma di governo istituita da Mosè, dietro ordine del proprio iniziatore Jethro in nome di Javè, non fu altro che la Sinarchia".
Quale esperimento sinarchico può essere riguardato anche il rozzo 
sincretismo religioso promosso circa 300 anni piú tardi da re Salomone, il quale fece erigere in Gerusalemme, a fianco dello splendido Tempio di Javè, altri templi, dedicati ad Astarte, a Milcom, a Camos e ad altri Dei coevi.
(S.Hutin, Governi occulti e società segrete, Mediterranee, Roma 1973, p. 185). 

.Qualche studioso intravede nella Repubblica di Platone la prima esplicita teorizzazione di un modello sociale ispirato all'ideale sinarchico. In realtà, la nascita del pensiero sinarchico, come consapevole teorizzazione politica, non è anteriore al XVII secolo, legandosi al nome di Jan Amos Komensky (1592-1670), detto Comenius. Secondo Comenius, le forme culturali, politiche, religiose avrebbero dovuto essere universalizzate attraverso le 
seguenti tre organizzazioni internazionali: 

  • 1) il Tribunale dei Letterati (o Consiglio della Luce), avente il compito di controllare ovunque la stampa, le librerie, i metodi ed i programmi d'insegnamento, la cultura in genere; 
  • 2) il Tribunale Ecclesiastico (o Tempio della Pansofia), avente la missione d'instaurare l'ecumenismo delle religioni del mondo, secondo un modello tipicamente massonico; 
  • 3) il Tribunale Politico (o Aeropago del Mondo), con la funzione di assicurare la giustizia e la pace fra i popoli. 
Dopo Comenius tuttavia il pensiero sinarchico tornò nell'ombra per quasi due secoli, durante i quali l'ingegno dei costruttori d'ideologie rivoluzionarie si applicò soprattutto alla sistemazione concettuale del Liberalcapitalismo, nel quale era stato intuito lo strumento ottimale e vincente Per frantumare, a favore dell'emergente Classe Borghese, strumentalizzata dai Manipolatori di Capitali, le strutture del potere teocratico, fondamento dell'egemonia sociale della Nobiltà e del Clero. Poi, in pieno trionfo del Liberalcapitalismo e mentre il messianismo ebraico andava per suo conto riattualizzandosi negli schemi teorici del Socialcomunismo, il progetto sinarchico tornò a fiorire, grazie alle riflessioni di Saint-Yves d'Alveydre (1842-1909). Iniziato all'esoterismo cabalistico ed in rapporti di assiduità con martinisti, spiritisti e teosofisti, Saint-Yves d'Alveydre sostenne in numerosi scritti l'opportunità di dare vita ad una Chiesa Universale, risultante dalla paritetica unione delle varie religioni, sotto l'alta ispirazione della Cabala: in realtà, sotto il controllo della Massoneria. La vagheggiata Chiesa Universale avrebbe dovuto accogliere nel suo abbraccio le seguenti chiese particolari: 
  • 1) la Chiesa del Vangelo; 
  • 2) la Chiesa di Mosè; 
  • 3) la Chiesa dei Veda; 
  • 4) la Chiesa Protestante; 
  • 5) la Chiesa Islamica; 
  • 6) la Chiesa Buddista. 
Anche l'organizzazione politica dei popoli avrebbe dovuto ispirarsi ad una concezione universalistica analoga, assorbente rispetto alle forme politiche particolari. Questi gli organi previsti: 
  • 1) un Consiglio delle Chiese Nazionali, competente in materia di religione, di scienza, di cultura in genere; 
  • 2) un Consiglio degli Stati Nazionali, competente in materia di politica e di giurisdizione; 
  • 3) un Consiglio dei Comuni Nazionali, competente in materia di economia, di lavoro, di progresso civile. 
Contemporaneo di Saint-Yves d'Alveydre fu l'abbè Roca (1830-1893), anch'egli attivissimo propagatore dell'idea della Chiesa Universale in chiave massonica. Roca, piú che all'opera della produzione intellettuale, si dedicò a quella del proselitismo, mirando in particolare all'indottrinamento dei membri del Clero, ch'egli pensò di trasformare in agitatori politici, esortandoli a partecipare alle ordinarie attività lavorative e sindacali della gente comune. 

L'abbè Mélinge, noto con lo pseudonimo di dottor Alta, e l'abbè Lelong, noto con lo pseudonimo di Siouville, ambedue collegati con società segrete di matrice massonica, proseguirono nel XX secolo lungo la medesima via dell'abbè Roca. Il principio della immanenza del divino nel mondo fu la cornice concettuale predisposta dal dottor Alta per inquadrare col migliore risalto la tesi, già sostenuta dall'abbè Roca, che i princìpi religiosi devono marciare con la storia e subire così un processo costante di revisione e di aggiornamento, funzionale al generale progresso sociale. 
Siouville si agganciò a tale enunciato con un libro del 1925, intitolato "Il principe di questo mondo ed il peccato originale", nel quale andò a sostenere che la Chiesa Cristiana aveva tradito ed abbandonato il vero insegnamento di Cristo da piú di mille anni e che dunque s'imponeva la rigenerazione della Chiesa stessa attraverso la realizzazione di una mistica democratica, ispirata appunto alla concezione della immanenza del divino nell'umano. L'ideazione della mistica democratica, tendente ad accreditare 
nell'opinione pubblica il primitivo Cristianesimo quale progenitore di un socialismo purificatore e redentore, da porre a fondamento di un ordinamento sinarchico venturo, corrispose, nell'area culturale di lingua francese, all'esigenza di spostare il progetto sinarchico dal piano della proposizione teorica a quello dell'operatività politica. Era stata la Massoneria a dare nel 1922 il segnale della nuova fase da iniziare. "Non dobbiamo avere alcuna esitazione", essa aveva proclamato, "nel fare la guerra a tutte le religioni. Riprendiamo dunque la nostra feroce lotta di sempre al grido rinnovato di Voltaire: Schiacciamo l'infame!"

Quello stesso anno era stato costituito in Francia il Mouvement Synarchique d'Empire,organizzazione segreta avente il preciso scopo di promuovere la nascita nel mondo del Nuovo Ordine Sinarchico. 

En passant con riferimento all'opera teoretico-politica svolta da Saint-Yves d'Alveydre, dall'abbè Roca, dal dottor Alta, da Siouville e dal Mouvement Synarchique d'Empire, si è usata l'espressione di area culturale di lingua francese. Tale accenno qualificativo è stato fatto a ragion veduta e corrisponde, ancora una volta, ad una esigenza di chiarezza sistematica nell'esposizione, giacchè vale ad introdurre l'esame di altre notevolissime componenti del movimento sinarchico, da classificare tuttavia come appartenenti ad un'area culturale diversa, ossia a quella di lingua inglese, esplicantesi talvolta parallelamente, tal'altra indipendentemente, piú spesso concorrenzialmente rispetto a quelle proprie dell'area culturale di 
lingua francese. 

Questa seconda parte del discorso storico intorno alla Sinarchia Universale non può che iniziare col nome di John Ruskin (1819-1900), contemporaneo di Saint-Yves d'Alveydre. 

Ruskin, docente di Storia dell'Arte presso l'università di Oxford ma cultore profondo anche di scienze sociali, economiche e politiche, si adoperò ad introdurre nelle speculazioni teoretico-politiche ad orientamento mondialista il principio che la tutela politica dei popoli del mondo spettasse alla classe colta anglosassone. Ovviamente tale idea, mirante a fare della Plutocrazia Anglosassone una istituzionalizzata èlite politica mondiale, ebbe negli ambienti accademici e finanziari d'Inghilterra risonanza subitanea e notevole favore. 

Il messaggio di John Ruskin si scolpì indelebilmente nell'animo del ventenne Cecil Rhodes (1853-1902), il quale, privo di mezzi economici ma pieno d'intraprendenza e particolare significativo - protetto dai Rothschild, partì per il Sud Africa a cercarvi fortuna. Il successo gli arrise in breve tempo. Attraverso la De Beers Consolidated Mines egli creò il monopolio delle miniere di diamanti e successivamente impiantò la Consolidated Gold Fields per lo sfruttamento delle miniere d'oro. In pochi anni si trovò a disporre di un patrimonio personale incommensurabile, col quale cercò di 
dare concretezza alle suggestioni politiche trasmessegli da Ruskin. Dopo avere acquisito col denaro il controllo dei seggi parlamentari e dei partiti politici sia nel Sud Africa che in Inghilterra, nel 1891 egli organizzò una società segreta, piú tardi denominata Round Table Organization (C. Quigley, Tragedy and hope, The MacMillan Company, New York, 1974,), alla quale affidò il compito di promuovere dapprima la nascita di una federazione fra tutti i 
popoli di lingua inglese e di portare in appresso tutti i paesi abitabili 
del mondo sotto il controllo della federazione stessa, in applicazione delle teorie di Ruskin. Molti dei piú vividi intelletti di Gran Bretagna sostennero tale programma: fra essi Arnold Toynbee, Rudyard Kipling, Alfred Milner, John B.Seeley, Albert Gray, Arthur Glazebook, Philip Lyttleton Gell, William T.Stead. 

Cecil Rhodes non visse abbastanza a lungo da potere condurre a compimento i suoi propositi: tuttavia una parte considerevole del suo immenso patrimonio fu destinata alla erezione, dopo la sua morte, di un istituto in Oxford, la Rhodes Scholarships, preposto alla prosecuzione dell'opera avviata. Il piú determinato nel dare corso ulteriore alla filosofia politica di Ruskin e di Rhodes fu Alfred Milner, il quale, divenuto governatore generale del Sud Africa, introdusse un grande numero dei suoi collaboratori, accuratamente 
selezionati fra i migliori neolaureati d'Inghilterra, negli uffici piú 
riservati ed influenti della vita politica e finanziaria internazionale, 
mantenendoli collegati fra loro mediante Milner's Kindergarten, volta a fiancheggiare la Round Table Organization. Quest'ultima, dal suo canto, filiò in ogni parte del mondo, specialmente nelle colonie inglesi e negli USA, innumerevoli sottogruppi semiclandestini, conosciuti come Round Table Groups, i quali si dotarono di un giornale trimestrale, denominato The Round 
Table, finanziato da Abe Bayley. 

Grazie alla potente famiglia Astor, arricchitasi col traffico dell'oppio cinese ( K. Kalimtgis-D. Goldman-J. Steimberg, Droga Spa - La guerra dell'oppio, Ed.Logos Roma 1980, p. 47) entrata anch'essa a fare parte dell'organizzazione, fu assunto il controllo del quotidiano The Times e di alcune cattedre fra le piú rinomate, quali la Beit e la Montague Burton ad Oxford, la Rhodes a Londra, la Stevenson a Chatham House, la Wilson ad Alemstwyth, la Rhodes House ad Oxford. Tale complessa, multiforme, capillare organizzazione fu in grado di esercitare, a cavallo fra il XIX ed il XX secolo, una grande influenza non soltanto negli affari politici dell'Impero Britannico ma anche in quelli delle altre nazioni. 

Il successo crescente della cospirazione sinarchica invogliò la Grande Finanza Internazionale ad uscire allo scoperto. Il sostegno economico della Round Table Organization fu assunto dalla Morgan Bank di New York, in collegamento con un gruppo di finanzieri londinesi, guidati dai fratelli Lazard. Alla fine della I Guerra Mondiale l'organizzazione venne ulteriormente affinata e nazionalizzata. Tutti i Round Table Groups esistenti nell'Impero Britannico furono unificati in un nuovo, grande organismo, denominato Royal Institute of International Affairs. Sorte 
analoga toccò ai Round Table Groups degli USA, unificati come Council on Foreign Relations. Le fonti di finanziamento aumentarono ancora, giacchè ai Manipolatori di Capitali già menzionati si aggiunsero le famiglie Rockefeller e Whitney, il Carnegie United Kingdom Trust, nonchè E.C.Grenfell ( W. C. Skousen, Il capitalista nudo, Armando, Roma, 1978, p. 50). Una testa d'uovo di Harvard, Walter Lippman, già collaudato nella Round Table Organization, fu incaricata di condizionare opportunamente l'opinione pubblica statunitense e mondiale. Egli assolse molto bene il suo compito. i suoi articoli presero ad apparire puntualmente su centinaia di fogli in lingua inglese, al di qua e al di là dell'Atlantico, mentre cinque quotidiani di larga tiratura, quali il New York Times, il New York Herald Tribune, il Cristian Scienze Monitor, il Washington Post ed il Boston Evening Transcript, scivolavano silenziosamente nell'orbita dell'organizzazione. 

7. Il British-Israel. 

Un caso a parte fu rappresentato dal British-lsrael, un nuovo gruppo di pressione a tendenza mondialista, costituitosi a Londra nel 1919 (Ugo Di Nicola, I movimenti mondialisti nella storia contemporanea, I Quaderni dell'Alternativa, n-2, maggio 1976, Chieti, p. 6), proteso a reclamare per l'Ebraismo un ruolo di massima evidenza sulla scena del Sinarchismo Universale. Il British-lsrael traeva spunto politico dalla credenza, assai diffusa in Gran Bretagna, che gli Anglosassoni fossero i moderni continuatori dell'antico Popolo d'Israele (L. Poliakov, Il mito ariano, Rizzoli, Milano 1976, p. 54. ) Fino dall'alto Medio Evo infatti gli Inglesi, 
attraverso la penna di oscuri copisti che forse riprendevano compilazioni storiche di Beda il Venerabile, avevano preso a qualificarsi per discendenti di Sem, lo stesso figlio di Noè dal quale era stato appunto originato l'antico Popolo d'Israele. E, in aderenza a questa particolare chiave interpretativa dei fatti del passato remoto, svariati personaggi mitico-storici della tradizione anglosassone erano stati radicalmente ebraicizzati. Ad esempio, Sceaf, bambino-re anglosassone, era diventato prima Seth e poi Seni. Ed ancora, Ebraucus, glorioso ed immaginario re bretone, 
era stato identificato addirittura con David. Il culmine di questo processo d'identificazione di strati del popolo inglese con gli Ebrei si era poi avuto con l'avvento di quella particolare forma di Protestantesimo, detta Puritanesimo. I Puritani si erano posti, nei fatti, non piú come i semplici prosecutori in chiave moderna del Popolo d'Israele ma come il nuovo Popolo d'Israele, che succedeva all'antico. Così i Puritani avevano stipulato con Dio un nuovo patto, molto piú preciso e particolareggiato di quello ch'era intercorso fra Javè ed Abramo.
"E' piaciuto al grande Dio stipulare con noi, sue povere creature, un trattato ed un accordo i cui articoli sono qui compresi. Dio, per parte sua, s'impegna a provvedere a tutto ciò che riguarda la nostra felicità, purchè noi accettiamo quegli articoli credendo in lui ... "
 così scriveva Richard Sibbes, teologo puritano (P,. Milier, Lo 
spirito della nuova Inghilterra - Il Seicento, Il Mulino, Bologna 1967, p. 472). In particolare, il nuovo patto era riguardato come produttivo di effetti su di un triplice piano: quello della grazia, quello sociale, quello ecclesiastico. A ben guardare, ciò che i Puritani avevano realizzato attraverso il loro nuovo e triplice patto con Dio era stato esattamente quel tipo di atteggiamento che l'odierna Psicanalisi definisce col termine di rimozione (La psicanalisi chiama "rimozione" il processo psichico in base al 
quale un elemento intollerabilmente sgradito viene trasferito dalla sfera del "conscio" a quella dell' "incoscio", nella quale ultima viene, per così dire, segregato).

E ciò ch'essi, nuovo popolo di Dio, avevano rimosso si chiamava deicidio, l'uccisione di Cristo, il peso insopportabile gravante da oltre quindici secoli sulle spalle degli Ebrei, vecchio Popolo di Dio. 

Sotto questa angolazione visuale, il viaggio dei Puritani verso il Nuovo Mondo era stato dunque anch'esso una reinterpretazione dell'antica ricerca della Terra Promessa. Ed è in questo senso che si può affermare che lo spirito ebraico era andato a permeare dapprima le colonie della Nuova Inghilterra ed a plasmare successivamente gli Stati Uniti d'America. Per farla breve, non pochi settari protestanti si erano immedesimati a tale punto nella parte di Popolo eletto da farsi circoncidere, mentre John Sadler, amico di Oliver Cromwell, aveva manifestato l'avviso e la pretesa 
che le leggi anglosassoni dovessero essere conformi al Talmud . "Alle vostre tende, Israele.'", fu d'altra parte il grido col quale la borghesia puritana d'Inghilterra rovesciò la monarchia, portando nel 1649 Cromwell al potere (L. Poliakov, Storia dell'antisemitismo, 1 vol., La Nuova Italia, Firenze 1974, p 49). 

Facendo propria tale visione distorta della storia, in assenza di un reale Stato d'Israele, il British-lsrael puntò dunque ad incalanare 
nell'ascendente movimento sinarchico le inesauste e polivalenti attese messianiche della Diaspora Ebraica, alla quale indicava nell'Impero Britannico e negli USA gli strumenti temporali per l'instaurazione del Governo Mondiale della Razza d'Israele, vale a dire del Regno di Dio previsto dalle Sacre Scritture. 

Su tali premesse la neonata organizzazione angloebraica entrò in stretti rapporti dapprima con la Round Table Organization e poi col Royal Institute of International Affairs. Negli USA essa stabilì inoltre un collegamento col Rito Palladiano Nuovo e Riformato, ch'era stato organizzato alcuni decenni addietro da Albert Pike, con lo scopo di coordinare e di dirigere globalmente l'azione della Massoneria verso l'attuazione di un Governo Mondiale. 

8. Il direttorio USA - URSS-,primo passo verso l'instaurazione del Nuovo Ordine Sinarchico. 

Gli studi condotti da Henry Coston e da Pierre Virion hanno documentato che il Mouvement Synarchique d'Empire mirava alla spartizione del inondo in cinque aree politiche: 

  • 1) Paneurafrica, di pertinenza della Francia; 
  • 2) Common-wealth Britannico, di pertinenza della Gran Bretagna;
  • 3) Paneurasia, di pertinenza dell'URSS; 
  • 4) Panamerica, di pertinenza degli USA; 
  • 5)Panasia. 
Gli accordi segreti raggiunti nel 1943 da Rooselvelt e Stalin, tramite Zabrousky, avevano già modificato parzialmente tale disegno a spese della Francia, sostanzialmente tagliata fuori dalla futura spartizione. Il patto di Yalta, nel 1945, disilludeva anche la Gran Bretagna, indotta ad allentare le briglie del suo Impero ed a riconoscere via via l'autonomia e l'indipendenza delle sue colonie. 

In vero gli Stati Uniti d'America, centro-motore della civiltà 
liberalcapitalista, e l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, depositaria del verbo socialcomunista, trovandosi ad essere ormai le maggiori potenze del globo sotto il profilo economico-industriale e militare, non intendevano piú rinunziare - neanche parzialmente ed a favore dei loro alleati di guerra - alla conseguita egemonia mondiale, studiandosi ambedue piuttosto di gestirla in condominio fra loro e di rafforzarla, con mutuo consenso. Le demagogiche enunciazioni del Patto di Yalta e le ipocrite giustificazioni che ne furono date costituirono dunque non piú che un trompe-l'oeil su scala planetaria: l'ennesimo inganno del Grande Parassita, per stringere ceppi piú saldi ai piedi dei popoli, senza ch'essi potessero avvedersene. Tuttavia nè gli USA nè l'URSS consideravano quell'emergente bipolarismo politico mondiale, che li vedeva protagonisti, come una soluzione ottimale per il futuro, ambedue riguardandolo invece come una semplice tappa intermedia di un percorso in gran parte ancora da compiere, che avrebbe avuto per meta finale l'omogeneizzazione del mondo in un sistema 
economico-politico-sociale unico ed indifferenziato. L'accordo fra le due superpotenze però s'interrompeva proprio a tale punto, ciascuna delle due tenendo per scontato che il modello di vita da imporre all'umanità fosse precisamente quello già adottato al proprio interno. Ed assai singolare è la circostanza che tanto gli USA che l'URSS ritennero di potere risolvere a proprio favore quella difficile impasse con un identico machiavello: la rinascita in Palestina del biblico Stato d'Israele. Ma, per inquadrare nella 
giusta luce e con adeguata prospettiva questo episodio di storia, 
regolarmente mistificato dagli storici omologati, è necessario effettuare un flaschback sui primordi della Rivoluzione Russa, per seguirvi i primi passi di un giovane agitatore, chiamato Koba, autore di uno scritto nel quale indicava la Russia come la terra ove sarebbe sorto un giorno il nuovo focolare del Popolo Ebraico. Koba era, come suole dirsi, un nome di battaglia che intendeva riecheggiare la figura storica di Bar Koba, un preteso Messia che dal 132 al 135 d.C. aveva capeggiato una feroce rivolta degli Ebrei contro i Romani. 

Ma chi era in realtà l'ispirato giovanotto, che al principio del 1900 ostentatamente si candidava alla guida carismatica della Diaspora Ebraica? Bene, egli si chiamava Iosif David Vissarionovich Djugashvili e, piú tardi, sarebbe stato conosciuto dal mondo col soprannome di Stalin. Morto Lenin e sbarazzatosi prontamente di Kamenev, di Zinoviev, di Trotski e di Bucharin, ossia degli altri capi rivoluzionari che avrebbero potuto accampare pretese di primato personale nel quadro politico del neonato Stato Sovietico, Stalin, ormai padrone della Russia,  dovette però constatare con acre disappunto che la stanza dei bottoni dell'Ebraismo Mondiale gli rimaneva inesorabilmente preclusa, costituendo essa riservato dominio del Kahal di New York. Il dualismo-antagonismo fra i due poli di potere della Diaspora Ebraica - il polo anglo-americano ed il polo russo-sovietico - in breve si aggravò. Le famigerate purghe staliniane degli anni '30 furono uno degli episodi salienti di tale sotterranea contesa, giacchè esse consentirono al despota sovietico di eliminare dalla scena politica quella parte della dirigenza ebraica dell'URSS, che mostrava maggiore sensibilità e disponibilità nei confronti della tradizionale autorità kahaliana del Nuovo Mondo.  L'atto comunque piú drammatico della contrapposizione del dittatore socialcomunista alla leadership ebraica statunitense fu senza dubbio il patto di non-aggressione fra l'Urss e la Germania di Hitler, concluso nella immediata vigilia della II Guerra Mondiale. Quella clamorosa spaccatura, per quanto interna alla Plutocrazia Mondiale Ebraica, ormai travalicava con effetti imponenti da quell'ambito per costituire un pernicioso tumore nel corpo stesso del Potere Economico Mondiale. E ciò costrinse i Manipolatori 
di Capitali a correre urgentemente ai ripari. E' ancora la lettera scritta nel 1943 da Roosevelt a Stalin, tramite Zabrousky, che viene presa qui in considerazione. Quella lettera infatti è preziosa per la comprensione di molte cose. In essa Roosevelt esprimeva apprezzamento e gratitudine per avere ricevuto in dono il piú grande tesoro d'Israele, ossia un rotolo della Torah, e così si accomiatava da Zabrousky: 
"Degnate, vi prego, di partecipare la mia gratitudine verso l'AIta Entità che presiedete". 
Ecco, a questo punto è necessario proporre i seguenti quesiti: 
  • 1) Come mai Roosevelt e Stalin, ambedue di origine ebraica ed alleati di guerra, non trattavano direttamente fra loro e si avvalevano invece dell'intermediazione segreta del Giovane Consiglio d'Israele, alta entità presieduta da Zabrousky? 
  • 2) Quale motivo aveva Roosevelt di esprimere gratitudine al Giovane Consiglio d'Israele, dopo avere fatte a Stalin concessioni politiche immense, senza nulla averne ricevuto apparentemente in cambio? 
  • 3) Come mai il Giovane Consiglio d'Israele, in apparenza un modesto intermediario fra le due massime potenze della terra aveva avuto il potere di donare a Roosevelt niente di meno che un rotolo della Torah, ossia la reliquia piú preziosa del Popolo Ebraico? 
Il congiunto ricorso al metodo induttivo ed a quello deduttivo è una via obbligata, addirittura ovvia, per chi voglia scrivere la storia degli avvenimenti che si svolgono dietro la scena. Ed è appunto questa la via da seguire anche ora, per avere risposte logiche e coerenti ai tre quesiti appena formulati. Sulla base di una tale tecnica d'ermeneutica, emerge chiaro innanzi tutto il motivo che impediva a Roosevelt ed a Stalin un dialogo personale e diretto fra loro : 
perchè Roosevelt era un uomo allineato al Kahal di New York, omogeneizzato dunque in quel tale sistema di potere, del quale era componente organica la leadership ebraica statunitense: e perchè Stalin, dal suo canto, a quella leadership non solo non intendeva 
affatto piegarsi ma anzi le si contrapponeva in forma alternativa. Così, di fronte al pericolo del proprio annientamento per auto-disintegrazione, la Diaspora Ebraica si era infine risolta, per comporre quella interna frattura, ad appagare la sfrenata ambizione di Stalin con l'ammissione dell'URSS al condominio del mondo insieme agli USA. E la paziente, delicata opera di tessitura diplomatica era stata affidata appunto al Giovane Consiglio d'Israele, in quanto tale entità portatrice di una autorità morale 
sicuramente accettata da tutta la Razza d'Israele. Infine il rotolo della Torah, offerto a Roosevelt, aveva costituito ad un tempo il sacro suggello per l'accordo ritrovato fra gli Ebrei ed il riconoscimento solenne delle benemerenze acquisite dallo stesso Roosevelt verso il popolo eletto, alle cui fortune aveva sacrificata una parte cospicua delle conquiste di guerra 
degli Stati Uniti d'America. La realtà dei fatti è però che Stalin non si ritenne affatto appagato dalla spartizione di Yalta, ch'egli anzi considerò come la prova certa dell'irresolutezza e della sostanziale debolezza delle 
Nazioni del Liberalcapitalismo nei suoi confronti, traendone rinnovato incentivo al suo vecchio disegno d'essere, nel mondo, il solo punto di riferimento di tutta la Diaspora Ebraica. Egli, per ciò, si dette subito a ricercare una qualche strategia politica di ricambio, tale da consentirgli di muovere nuovi passi sulla via del primato personale nel Mondo dell'Ebraismo. E le circostanze parvero favorirlo. In Palestina, in quel primo dopoguerra, era in atto una situazione di reiterata violenza e di complessiva gravissima tensione, originata dalla pretesa dei coloni ebrei e delle organizzazioni ebraiche internazionali di richiamare in vita il 
biblico Stato d'Israele, dandogli Gerusalemme per capitale. Tale pretesa incontrava l'ovvia opposizione delle popolazioni arabe, per nulla disposte a tollerare che sui loro territori avesse ad installarsi un'entità sovrana straniera. Quanto alla Gran Bretagna ed agli USA, nè questi nè quella erano in grado di apportare elementi di chiarezza alla controversia, giacchè, ambedue in intrinseca simpatia con l'Ebraismo e timorosi di pregiudicare le proprie possibilità di accesso illimitato alle fonti energetiche petrolifere in territorio arabo, miravano a mediare soluzioni di compromesso alquanto 
ambigue, essenzialmente dilatorie ed interlocutorie, con ciò scontentando Ebrei ed Arabi insieme. In un tale contesto, Stalin maturò repentinamente l'idea di puntare le proprie residue chances di Messia degli Ebrei appunto sulla carta della rinascita dello Stato d'Israele, confidando che quest'ultimo avrebbe aderito con gratitudine all'implicito do ut des e gli avrebbe infine riconosciuta quella investitura che il Kahal di New York si ostinava a negargli. Fu così che Andrej Gromyko, in sede di Assemblea Generale dell'ONU, nel novembre 1947 (N. Weinstock, Storia del Sionismo, 1 vol., Samonà e Savelli, Roma 1970, p. 215), capovolgendo il Punto di vista che l'URSS in precedenza aveva sempre manifestato sul problema ebraico-palestinese, concesse via libera ai Sionisti per la costituzione della nuova entità statale, alla quale essi aspiravano. "Negare questo diritto al Popolo Ebraico è inammissibile", egli affermò con ostentazione. D'altronde la frettolosità subitanea di Stalin non era affatto ingiustificata, giacchè, morto Roosevelt, le lobbies ebraiche newyorchesi avevano favorito l'ascesa alla presidenza degli USA da parte di Harry Truman, impegnatosi verso il Kahal di New York ad operare in favore della causa sionista (N. Weinstock, Storia del Sionismo, I vol., Samonà e Savelli, Roma 1970, p. 21). Ecco dunque ben chiaro il motivo della repentina sterzata di Stalin dalla precedente linea politica filo-araba alla nuova posizione filosionista: il despota sovietico vi era stato ad un tratto pressato dalla necessità di battere sul tempo Harry Salomone Truman nell'assunzione in faccia al mondo del patronato politico sul nascente Stato d'Israele. Le nazioni del Socialcomunismo, succubi dei voleri di Stalin, si dettero per ciò alacremente ad assecondare l'azione del Sionismo. Tuttavia il neonato Stato Ebraico, nonostante il fondamentale appoggio politico tributatogli dalla Cecoslovacchia, nonostante la legione di volontari polacchi inviata in suo soccorso contro gli Arabi, alla fine si rivelò anch'esso ossequiente all'autorità del Governo Mondiale Giudaico espresso dal Kahal di New York. Ciò rese furente Stalin, facendone da quel momento e per il resto dei suoi giorni, un mortale nemico d'Israele. Ma un tale epilogo deluse fortemente anche le aspettative della leadership ebraica statunitense, che aveva sperato di potere alla fine riassorbire, proprio per il tramite del risorto Stato Giudaico, la dissidenza ebraica sovietica. Inoltre l'aggravata scissione dell'Ebraismo Mondiale nelle due osservanze concorrenziali, la sovietica e la liberalcapitalista, determinò un rude contraccolpo sull'assetto politico del mondo intero, rendendo insanabile la scissione dei popoli nei due blocchi, l'occidentale e l'orientale, scaturiti dal patto di Yalta. 

9. Verso la Technetronic Age. 

Tale situazione di crisi, determinata non soltanto dall'incapacità 
dell'Ebraismo Mondiale di ricomporsi in unità ma anche dall'insofferenza dello stato ad accettare una posizione non piú che comprimaria nel generale assetto dell'Impero Mondiale del Capitale, impose in modo drammatico alla Plutocrazia Internazionale dell'area liberalcapitalista il problema del che fare?

Tuttavia la preoccupazione più immediata del Grande Parassita, non appena conclusa la guerra, fu quella di tornare a stendere sul mondo la pesante coltre d'inganni e di menzogne, che il Fascismo ed il Nazionalsocialismo avevano incominciata a rimuovere. Il Potere Economico Mondiale quindi volle che il messaggio di Mussolini e di Hitler fosse completamente rimosso dalla coscienza dei popoli e che fossero radicalmente falsificati e travisati il significato e la genesi dell'immane conflitto appena terminato. Per ciò mobilitò le schiere dei suoi più qualificati mentitori - sociologi, filosofi, storici, giornalisti per scatenare contro il nemico battuto una campagna di diffamazione e di odio, tale da fare impallidire al confronto quelle, pure forsennate, inscenate al tempo della Rivoluzione Francese, 
della Guerra di Secessione Americana, della Rivoluzione Russa. Ma di piú: per prevenire ogni reazione, per impedire ogni smentita, per rendere impossibile ogni ristabilimento di verità, inventò tutta una serie di nuovi reati, quali l'apologia del Nazionalsocialismo, l'istigazione all'odio razziale, la diffamazìone del Popolo Ebraico, ed altri simili, onde potere colpire con la persecuzione penale gli spiriti liberi, gli uomini ancora in piedi fra le rovine. Subito dopo l'Usurocrazia Internazionale si volse ad imprimere un piú accentuato impulso al processo di maturazione del progetto 
sinarchico. Al riguardo, i Manipolatori di Capitali, non potendo operare per il tramite delle forme ordinarie della politica ufficiale, a causa della spartizione di Yalta e della consolidata scissione dell'Ebraismo Mondiale nelle due osservanze rivali, delle quali si è detto, non fecero altro che riesumare, mutatis mutandis, la identica metodologia di captazione fraudolenta del consenso di massa, che già aveva dato risultati decisivi in occasione delle grandi Rivoluzioni politiche del passato. Fu dunque nuovamente sguinzagliata per ogni dove sulla terra la pletora variopinta e 
multiforme delle società di pensiero, proprio gli stessi arnesi insomma del 1776, del 1789, del 1905, del 1917. Ma ciascuno di tali ectoplasmi, ad eccezione dell'immarcescibile Massoneria, fu dotato di una targhetta di fresco conio, del tutto rispettabile ed accattivante; e molti di essi accomandati dalla personalità giuridica di diritto pubblico internazionale. 
Ecco dunque che, in quattro e quattr'otto, al Council for Foreign Relations, al Royal Istitute of International Affairs, cioè ai vari organismi già menzionati nelle pagine precedenti, andarono così ad aggiungersi un repertorio notevole di nomi del tutto nuovi: ad esempio, il Bilderberg Group, la Trilateral Commission, le Conferenze Pugwash, il Club di Roma, il Committee on Present Danger, l'Institute for World Order, il Fondo Monetario 
internazionale, l'ONU, il MEC, il COMECOM, la Banca dei Regolamenti Internazionali, i Partiti Radicali, i Gruppi Ecologisti, i Movimenti 
Pacifisti, e tanti ancora. A prima vista, può sembrare azzardato ed improprio equiparare alle vecchie società di pensiero questa moltitudine di organismi, i quali, per forma, per natura, per dimensioni, per modalità operative, per fini immediati o istituzionali, appaiono del tutto estranei ed eterogenei non soltanto rispetto ai loro antecedenti storici ma perfino fra loro, al presente. Tuttavia la loro effettiva, sostanziale omogeneità non può non risultare evidente, quando si pensi invece all'assoluta 
indifferenziazione del loro fine ultimo: l'universalizzazione delle
istituzioni politiche, economiche e sociali dell'umanità, secondo il 
modello, appunto, della Sinarchia Universale. Per avere un'idea almeno approssimativa della straordinaria efficacia dispiegata nella loro azione dalle odierne società di pensiero, in realtà veri e propri laboratori per il condizionamento culturale dei popoli, valga, fra i tanti possibili, l'esempio seguente: la Fondazione Rockefeller, per orientare l'opinione pubblica internazionale in senso favorevole alla pianificazione mondiale dell'aborto, è in grado di mantenere attivi, essa da sola, ben 22.000 centri di propaganda e di pressione. Nè occorre una particolare vivacità d'ingegno per intuire quanto a fondo alcuni fra gli organismi appena menzionati, ad esempio il Fondo Monetario Internazionale o la Banca dei Regolamenti Internazionali, siano in grado di comprimere le sovranità nazionali e d'incidere sulle condizioni di vita di vaste zone della terra. Ma esempi a iosa, per chi voglia documentarsi meglio, Possono essere tratti dal libro "Il capitalista nudo", di W.C.Skousen, grazie al quale si apprende, fra l'altro, che uno dei piú insidiosi strumenti di captazione fraudolenta del consenso di massa, posti in essere ai giorni d'oggi dai Manipolatori di Capitali, è dato da una sorta di super-gruppo di sociologi, che hanno il compito specifico di diffondere nel mondo, con mezzi appropriati,una mentalità 
nuova, tale a divenire che, sotto il profilo culturale e psicologico, possa divenire l'idoneo retroterra di sostegno della Sinarchia Universale ventura. C'è qui da fare una precisazione: il termine Sinarchia Universale, abitualmente usato in queste pagine, non appare mai nel linguaggio ufficiale dei vari gruppi ed organismi che ne perseguono l'attuazione. Ma ciò non deve sorprendere nè meravigliare: è vera e propria condizione di esistenza e norma di vita del Grande Parassita l'occultamento dei suoi veri obiettivi, la dissimulazione delle sue intenzioni reali. I termini ch'esso preferisce fare circolare presso l'opinione pubblica sono nomi schermati, tali cioè da non suscitare allarme e da non stimolare la riflessione critica: nel novero, ad esempio, rientra l'espressione Nuovo Ordine Mondiale e la parola Socialismo, priva di ulteriore qualificazione. 

L'organismo comunque piú rappresentativo a livello mondiale del disegno sinarchico, quello cioè al quale il Potere Economico Mondiale ha affidato il compito di gestire in via politica il progresso del progetto mondialista ed al quale ha per ciò assegnati poteri d'istituto di eccezionale rilevanza, è l'ONU. Scrive testualmente W.C.Skousen:",Alla fine della II Guerra Mondiale, il Sistema si mise subito all'opera per creare un agglomerato d'intrighi 
internazionali, appositamente studiato quale base per il potere politico, finanziario e militare, necessaria a tradurre in realtà il sogno ardente del Sistema, cioè un governo monolitico mondiale". L'agglomerato d'intrighi, del quale parla Skousen, è appunto l'ONU. La sua sede fu posta a New York ed è veramente significativo e caratterizzante il modo in cui tale scelta ebbe origine e si perfezionò. Innanzi tutto l'indicazione degli USA, quale nazione idonea ad ospitare tale organismo, era stata formulata già da tempo 
addietro dalla Round Table Organization. La specifica localizzazione in New York fu dovuta invece alle vive pressioni dell'URSS in tale senso, nonchè al personale intervento dei Rockefeller, i quali donarono tutto il terreno occorrente alla realizzazione dell'imponente complesso immobiliare. Ma non 
basta: i Rothschild contribuirono al finanziamento delle installazioni e dipendenze dell'UNESCO, branca dell'ONU, in Parigi. Quanto alla Carta dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, pietra angolare della nuova istituzione, i suoi contenuti di principio furono in buona parte desunti dalla Costituzione dell'URSS. Round Table Organization, USA, URSS, Rockefeller, Rothschild ... : occorre forse aggiungere altro? 

Ma il fattore di omogeneizzazione fra i popoli, nel quale i Manipolatori di Capitali oggi maggiormente confidano per la realizzazione del progetto sinarchico, è indubbiamente quello economico, loro autentico cavallo di battaglia, dimostratosi nei fatti uno strumento di condizionamento culturale e Politico praticamente irresistibile. Scrive G.Luciani:"Lo Stato nazionale, in quanto unità economica, è agli sgoccioli ... Abbiamo due sistemi di sovranità nel mondo: lo Stato e gli organismi societari sovranazionali. Il primo è in declino ... L'organismo societario sovranazionale è in piena 
crescita numerica, dimensionale, politica, funzionale ... Le nazioni minori dipendono sempre piú dall'organismo societario sovranazionale per i mezzi necessari allo sviluppo economico, talvolta anche per la semplice sussistenza ... L'organismo societario sovranazionale sembra essere la base piú logica per la fondazione di un ordine sovranazionale non militare" (G. Luciani, Il potere multinazionale, Buffetti, Roma 1977, p. 50). Sia chiaro: gli organismi societari sovranazionali, dei quali parla G.Luciani, 
non sono altro che le Imprese Multinazionali di Produzione e di Commercio, le quali costituiscono , assieme alle Banche, la tipologia piú rilevante delle Società Anonime Multinazionali di Capitali. Aggiunge infatti lo stesso autore:
"Sta diventando evidente che le Imprese Multinazionali troverebbero redditizio imporre al mondo un internazionalismo che eliminasse tutte le possibili barriere culturali, istituzionali e politiche alla loro espansione senza limiti ... Le imprese Multinazionali hanno bisogno di un mondo senza sorprese, come lo chiamano alcuni responsabili della pianificazione d'impresa".
In realtà, le Imprese Multinazionali sono oggi in una fase di piena ed incontrastata ascesa, tanto da indurre due autori di sicura 
competenza in materia, quali M. Mintz e J.S. Cohen (M. Mintz-J. S. Cohen, America Inc., Editori Riuniti, Roma 1973, p. 54.), a scrivere già una dozzina di anni or sono, con tono di vivo allarme: 
"Duecento società controllano realmente l'intera economia americana. Il problema di chi governa realmente gli USA deriva proprio dall'esistenza di queste duecento società". 
Ma l'espansione del potere delle Imprese Multinazionali,oggi, 
grazie alla pratica della conglomerazione industriale, ha ormai raggiunto livelli assolutamente inimmaginabili per il comune uomo della strada: e, d'altra parte, il Grande Parassita bada bene a mantenere il fenomeno accuratamente defilato, nella sua essenza, all'opinione pubblica. Per conglomerazione industriale s'intende la funzione o Concentrazione di una molteplicità e varietà di attività industriali in un'unica ragione sociale. 
Per usare un'immagine plastica di M. Mintz e di J.S. Cohen, tale tipo d'impresa può essere assimilato ad una piovra gigantesca, con tentacoli in una vasta gamma d'industrie. In verità, soltanto l'illustrazione di qualche caso concreto, meglio di qualsiasi descrizione astratta, può dare un'idea sufficientemente precisa della dimensione raggiunta da tale sconvolgente prassi economica. Un perfetto esempio al riguardo è dato dalla Textron: nata come industria tessile, ha gradualmente assorbito circa 70 imprese, 
appartenenti ai piú svariati settori industriali: aerei, elicotteri,
cinturini per orologi, montature per occhiali, valvole, tubature metalliche, accessori per bagno, macchine da scrivere, motori nautici, attrezzature radiotelevisive, colle, vernici, seghe elettriche, cuscinetti a sfera, mobilio di vario genere, allevamento di polli, calzature, medicinali, ecc. 
Ancora un paio di esempi, a caso: la General Motors ha entrate maggiori di quelle del Belgio o della Svizzera: la stessa ITT incassa di piú del prodotto nazionale lordo del Portogallo o del Cile. Stretti senza requie nella morsa degli strumenti di condizionamento e di omogeneizzazione, dei quali dispone il Potere Economico Mondiale, inesorabilmente i popoli vanno smarrendo la propria dimensione storica e, con essa, la propria identità culturale. "La realtà attuale", scrive Guillaume Faye nel suo libro "Il sistema per uccidere i popoli", Edizioni dell'Uomo Libero, Milano 1983, 
"sono le entità etnoculturali e nazionali minacciate di estinzione, i popoli poco a poco svuotati della loro sostanza da una macrostruttura sovracontinentale. Senza territorio, ma installata ovunque, questa piovra gigante si fonda innanzitutto sull'organizzazione della tecnica e dell'economia. Culture, nazioni, regioni, tutti i raggruppamenti umani forgiati dalla storia sono lesue prede potenziali". 
Sorprendentemente chiaro, al riguardo, è stato Zbigniew Brzezinski, uno degli executives di punta del Potere Economico Mondiale., egli ha detto :
"Il mondo è alla vigilia di una trasformazione piú drammatica, nelle sue conseguenze storiche ed umane, di quella suscitata dalle rivoluzioni francese e bolscevica. Considerate in lunga prospettiva, queste rivoluzioni semplicemente graffiarono in superficie la condizione umana... Dall'anno 2000 sarà ammesso che Robespierre e Lenin furono miti riformisti. A differenza delle rivoluzioni del passato, la metamorfosi in corso non avrà capi carismatici dalle stridenti dottrine ma il suo effetto sarà molto piú profondo".
(A. Ronchey, Prospettive delpensiero politico contemporaneo, in "Storia delle idee politiche, economiche e sociali", diretta da L. Firpo, Utet, Torino tuttora in corso di pubblicazione ad iniziare dal 1979, 6 voli., VI vol., p.850).
Quanto ai mezzi, che dovranno consentire il compiersi della nuova rivoluzione e l'instaurarsi del Nuovo Ordine Mondiale, lo stesso Brzezinski non esita ad individuarli nei computers e, piú in generale, nel complessivo progresso tecnologico. E' dunque alla Technetronic Age, all'Età della Tecnica e dell'Elettronica, che il Grande Parassita ha programmato di affidare la propria perennità. 

Di fatto i segni di un tale evento ci sono già tutti, inconfondibilmente. Il mondo senza sorprese va prendendo forma con progressione costante, via via che si espandono e consolidano i suoi tre ingredienti principali: strutture tecnoeconomiche sovranazionali, mentalità universalista, sottocultura di massa. Il nuovo sistema, il nuovo ordine, assume consistenza man mano che i popoli vengono inghiottiti nel meccanismo omogeneizzante, man mano che le nazioni vengono sradicate interiormente. Il progetto sinarchico non procede dunque al rullare dei tamburi e con un portabandiera alla testa, nè pretende conquiste: si attua invece con una strategia ovattata, morbida, indolore, ossia diffondendo ovunque le nuove strutture materiali e mentali, insediandole al lato ed al di sopra dei valori nazionali e territoriali. Il risultato che ne consegue è la generale obsolescenza della coscienza storica 
e, di riflesso, il degradarsi delle comunità di destino in amorfe masse di consumo, humus vitale del Grande Parassita. 
"Si voglia o non si voglia, avremo il Governo Mondiale. Si tratta soltanto di sapere se questo Governo Mondiale verrà instaurato con la forza o col consenso"
 aveva proclamato nel 1950, durante una seduta del Senato degli USA, James P.Warburg, della Kuhn-Loeb e Co., figlio di quel Max Warburg che, assieme a Jacob Schiff, era stato il massimo finanziatore della Rivoluzione Russa. La rozza ed arrogante 
dichiarazione di James P.Warburg oggi si stempera e, nel contempo, si precisa nelle parole di Aurelio Peccei, già fondatore e defunto presidente del Club di Roma :
"Bisogna arrivare ad un efficiente sistema mondiale, governabile con le medesime tecniche del marketing".
Ed è Precisamente questo che oggi si sta compiendo nel mondo: un ordo pressoché clausus di Grandi imprese Multinazionali è proteso a realizzare la concordata spartizione delle aree di mercato, con conseguente cessazione di ogni forma di concorrenza economica, ed anche politica, fra i popoli. E, quando un tale evento si sarà effettivamente attuato, allora il Potere Economico Mondiale, 
indistinguibile nella massa infinita di anonimi possessori di azioni delle SPA, affiderà la gestione quotidiana dell'Impero Mondiale del Capitale alla tecnocrazia. C'è uno studio molto interessante e del pari inquietante di Jean-Jacques Servan-Schreiber, intitolato "La sfida mondiale" ( J. Servan-Schreiber, La sfida mondiale, Club degli Editori, Milano 198 1, p. 289). Vi si legge, fra l'altro :
"Sta avvicinandosi il momento in cui ci basterà parlare ai calcolatori perchè essi registrino le nostre istruzioni, i nostri messaggi o l'espressione dei nostri pensieri, ed in cui essi avranno imparato a trasmetterci le loro risposte, una volta compiuto il lavoro richiesto. Gli scambi nei due sensi avverranno grazie alla parola: voce umana da un lato, voce sintetica dall'altro". 
Ed ancora :
"Un essere umano, anche se incapace di leggere e di scrivere, capace solo di parlare e di udire, potrà comunicare con un microcalcolatore e, di conseguenza, partecipare all'attività generale".
E' dunque il Grande Fratellol'implacabile super-potere descritto nel famoso racconto di George Orwellche ormai concretamente incombe sull'umanità. Il Grande Fratello del 2000 si presenta con le fattezze del Computer. 
"Telematica, robotizzazione, biotecnologia: basterà lasciarsi ispirare dalla loro voce per vedere sorgere un mondo nuovo, migliore dell'attuale"
assicura Maurizio Ortolani in La scienza del futuro, in "11 Giornale d'Italia" del 6 agosto 1983, Roma. 
Autorevoli conferme vengono da Claudio Finzi e da Guillaume Faye (C. Finzi, Ilpotere tecnocratico, Bulzoni, Roma 1977, p. 56). 
"Se oggi ancora l'uomo può scegliere fra diverse concezioni del mondo e continuamente deve affrontare dilemmi morali e spirituali, domani non sarà piú così.. Avremo in futuro soltanto scelte tecniche"
osserva il primo. 
"L'ideologia delle esigenze di carattere tecnico richiederà la spoliticizzazione interna di ogni Stato a favore di un modello tecnocratico"
ribadisce il secondo. 
Proprio questa sarà la funzione dei Tecnocrati: essi dunque costituiranno una sorta di corporazione élitaria, accuratamente selezionata ed opportunamente istruita, incaricata di operare, su base freddamente razionale, scelte meramente tecniche, tutte però finalizzate a trarre dall'onnipregnante rapporto produzione-consumo la redditività massima per il Potere Economico Mondiale. Il processo di omogeneizzazione economica, sociale e culturale, necessario quale retroterra di sostegno del Nuovo Ordine Mondiale a regolazione tecnocratica, è del resto in stadio avanzato 
ovunque e coinvolge ambedue i blocchi scaturiti dalla spartizione di Yalta, 
gradualmente riavvicinandoli fra loro, sia pure per vie accidentate e contorte. Gli Stati dell'area liberalcapitalista scoprono la teoria del welfare State, che privilegia le esigenze del consumo su quelle della produzione, nel mentre gli Stati dell'area socialcomunista, spostando l'accento dalla distribuzione alla produzione, si accorgono che quest'ultima può essere incentivata ridando qualche spazio all'egoismo individuale. Il rapporto produzione-consumo esaurirà l'intera realtà del Sistema Sinarchico: 
il resto sarà finzione scenica, folclore, bardatura, orpello senza valore intrinseco. Un supermercato delle religioni, denominato Tempio della Comprensione (G. Gili-O.Nardi, Attualità della rivoluzione, Ed. Saven, Lugano 1979, p. 120). provvederà dagli USA a spacciare ai consumatori, ovunque residenti sulla terra, la religione preferita, con possibiltà di scelta in un campionario bene assortito. Perite le culture autoctone e cadute nell'oblio le tradizioni, i valori spirituali finiranno sotto la polvere di musei senza visitatori. Riservato alla Casta dei Tecnocrati l'accesso all'istruzione superiore, il sapere delle masse sarà diminuito al livello minimo compatibile col richiesto rendimento di lavoro. Jean-Jacques Servan-Schreiber lascia affiorare un'ipotesi raggelante: che possa venire un giorno in cui tutto il sapere del mondo sia riversato e custodito in un gigantesco cervello elettronico, reso accessibile ai popoli della terra per mezzo di una fantastica rete di terminali. Realizzata la Sinarchia Universale, i Tecnocrati saranno gli officianti del Megacervello e di tutti 
i Terminali, secondo i fini del Grande Parassita. A quel punto, l'Impero Mondiale del Capitale avrà dominio usque ad sidera et usque ad inferos.

Riecheggiano le parole di Zarathustra: 
"La terra allora sarà diventata piccola e su di essa saltellerà l'ultimo uomo, quegli che tutto rimpicciolisce. La sua genia è indistruttibile, come la pulce di terra: l'ultimo uomo campa piú a lungo di tutti. "Noi abbiamo inventata la felicità" dicono gli ultimi uomini e strizzano l'occhio".
10. Dal denaro senza valore al mondo senza denaro. 

Il quadro sin qui abbozzato sull'umanità del prossimo futuro è talmente cupo che perfino al migliore dei romanzieri del filone-catastrofi riuscirebbe difficile la resa di un'atmosfera altrettanto deprimente ed angosciosa. 
Eppure il Grande Parassita ha in serbo ancora qualcosa d'altro: una sorta di arma totale, destinata a cancellare dalla faccia della terra qualsiasi potenzialità, anche meramente individuale, di dissenso e di opposizione. "La nuova tecnologia", è stato scritto in "The Electronic Nightmare", 
"rende possibile un sistema in cui un governo internazionale potrebbe estrarre dai popoli tutte le informazioni necessarie al controllo delle loro vite e trasmettere agli uomini solo quelle informazioni che aiutano quello stesso controllo". 
E ancora, nel 1976, un dirigente del Federal Reserve Board, organismo di coordinamento e di controllo dell'alta banca degli USA, ha tenuto una inquietante conferenza, volta ad illustrare agli stupefatti ascoltatori la possibilità che il commercio internazionale abbia a svolgersi, ancora prima della fine di questo millennio, senza piú fare uso del denaro. Ecco, il punto è proprio questo: dopo l'invenzione del denaro senza valore, effettuata dagli Ebrei al tempo della loro autosegregazione nel deserto del Sinai e punto di partenza per la costruzione del sistema di potere dei Manipolatori di Capitali, quel che si annunzia per gli anni a venire è l'invenzione, per quanto incredibile possa sembrare, di un mondo senza denaro, nel quale la sopravvivenza di ogni singolo uomo, addirittura a livello di pura e semplice sostentazione fisica giornaliera, dipenderà dal favore o disfavore, autentico ius vitae et necis, emergente momento per momento dai computers del Potere Economico Mondiale. 

In verità, l'aspetto piú autenticamente caratterizzante della Technetronic Age sarà dato appunto dal controllo pieno ed assoluto, che il Grande Parassita sarà in grado di esercitare continuativamente ed ovunque su uomini, ambienti, cose. A tale specifico scopo, scrive Derek Holland, 
" ... si stanno introducendo identificazioni mediante l'uso di codici interpretabili da macchine".
D'altra parte, basta guardarsi attorno con un minimo di attenzione per individuare alcune delle identificazioni che già sono largamente in uso. Per esempio, sulle copertine dei libri, sui barattoli delle bibite, sulle confezioni di generi alimentari, sulle piú svariate mercanzie appare sempre piú spesso uno strano rettangolino, 
composto da righe verticali e da numeri. Bene, tale rettangolino è appunto espressione di un sistema cifrato, mediante il quale, negli USA ed altrove, sono classificati manufatti commerciali. Negli ultimi anni, la catalogazione e classificazione è stata estesa agli esseri umani: BCS, PIN, UPC, EAN sono le sigle di alcuni dei codici utilizzati oggi per identificare e classificare cose e persone. "Il codice", scrive Derek Holland, "identifica, individua e classifica ogni unità di prodotto ed, una volta che tutti gli articoli di commercio saranno segnati da una cifra, questa sarà la premessa 
a che ogni' cosa, per essere comprata o venduta, dovrà necessariamente avere il numero di codice... L'uso del codice è concepito in modo tale da rendere impossibile, a chi voglia sottrarvici, la commercializzazione dei prodotti... Infatti, una volta che gli articoli saranno tutti ed ovunque codificati, tutti i sistemi di transazione saranno basati sul codice". Ma lo scopo finale, al quale tende il Potere Economico Mondiale, è quello di giungere ad un tipo di società, nella quale sia del tutto abolito l'uso del denaro. Una volta che ogni confezione in commercio avrà impressa la propria cifra di codice, anche agli esseri umani sarà attribuita la titolarità di una carta di credito personalizzata e cifrata. Allora l'individuo dovrà effettuare i suoi acquisti ed i suoi consumi senza piú utilizzare denaro, tolto definitivamente dalla circolazione, ma soltanto esibendo al venditore la sua carta di credito. Un terminale permetterà l'istantaneo controllo 
della solvibilità dell'acquirente ed, in caso positivo, effettuerà un 
passaggio di valore dal conto personale dell'acquirente al conto personale del venditore, quale corrispettivo della mercanzia prelevata. Qua e là funziona qualche modello sperimentale di società senza denaro: la Baylor University nel Texas, ad esempio, ove ogni studente è in possesso di una carta polivalente , che gli permette il pagamento di tutti i suoi conti. Senza la sua carta egli non può mangiare, nè leggere in biblioteca, nè nuotare, nè guardare il football, etc. Ovunque sia richiesta la riscossione 
di un pagamento, egli non ha che da sottoporre la propria carta ad uno scandagliatore, che identifica il suo possessore ed automaticamente deduce la somma dal suo conto in banca. Ma si va persino oltre: Vern Taylor, uno scienziato del Colorado, è già arrivato al punto di proporre che, in luogo della carta cifrata personale, un microcircuito d'identificazione sia impiantato direttamente nel corpo umano, in modo da renderlo inscindibile ed inseparabile dall'individuo, cui si riferisce. 


Quando una tale società di cose e di uomini numerati e cifrati sarà stata compiutamente ed universalmente realizzata, il Grande Parassita potrà comodamente sbarazzarsi di qualunque oppositore o dissenziente o persona non gradita col privarlo della sua carta cifrata, col disattivare il suo microcircuito personale, con l'azzerare la sua disponibilità di valore. L'individuo, così colpito, non avrà alcuna possibilità di sopravvivenza. 

11. La via della Tradizione. 

Oggi è possibile lottare contro l'impero Mondiale del Capitale? C'è il modo per impedire che sia instaurata la Sinarchia Universale, per sventare l'avvento del Grande Fratello? 

Non c'è dubbio: sono queste le domande di fondo, che si prospettano alla mente con urgenza assillante, nella situazione attuale. Ebbene, considerando i fatti obiettivamente, le risposte, 
almeno per il presente, non possono che essere crudamente negative. Oggi l'ipotesi di una lotta efficace contro il Potere Economico Mondiale configura un evento ch'è al di là delle possibilità umane. Non esiste forza d'armi che possa abbattere il Grande Parassita, giacchè egli è il Signore di tutti gli eserciti. Nè vi sono uomini numericamente sufficienti a tentare per altra via l'impresa dacchè le masse, condizionate psicologicamente e 
addirittura fisiologicamente dall'orgia incessante dei media-immagine e dei media-oggetto, espressi dalla società dei consumi e che riflettono e veicolano ulteriormente, la way of life correlativa, hanno persa ogni capacità d'introspezione ed attitudine di consonanza, a fronte dei valori della sfera metafisica, dell'ordine trascendente. E, d'altra parte, se pure 
fosse oggi possibile caricare di valori etici e spirituali un singolo ed intero popolo, tanto da indurlo alla sollevazione contro l'impero Mondiale del Capitale, ciò non basterebbe ancora: quel popolo sarebbe isolato dal cordone sanitario dei Manipolatori di Capitali ed, alla lunga, ne 
risulterebbe soffocato. Non sono forse eloquenti in merito i casi dell'Iran di Komeini e della Libia di Gheddafi, l'uno dissanguato economicamente per mano dell'Iraq, l'altra costretta a subire nel Golfo della Sirte l'ammonitrice presenza delle navi e degli aerei di Wall Street? 

Eppure, nel mentre l'Oscuro Signore del Male si accinge a trangugiare d'un colpo i mitici elisir dell'invulnerabilità e dell'eterna giovinezza, l'imperturbabile Moira ne ha già decretata la fine. 

Esistono indizi inequivoci dell'approssimarsi di una crisi su scala 
planetaria: una crisi terribile e totale, che sconvolgerà l'assetto sociale del mondo, gettando nel caos l'economia dei popoli, travolgendone le istituzioni politiche. La causa principale del disastro, che appare inevitabile, sarà data dall'esplosione demografica, già in atto e prossima a produrre i primi effetti devastanti.


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