Descrizione

La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

Contra factum non valet argumentum”

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venerdì 6 dicembre 2019

Come siamo diventati schiavi del "Sistema" - La saggezza convenzionale, il conformismo



Non ci si può immaginare cosa ci sia immagazzinato nelle bozze da terminare del blog, questo articolo ne è un esempio. Finalmente uno che spiega semplicemente cosa sia la programmazione mentale, come viene effettuata e di conseguenza il conformismo, negli USA chiamata "Saggezza Convenzionale", avrei potuto tranquillamente scriverlo io, ma sapete com'è, se lo dico io ..., ma se lo scrive un altro, che poi magari è un pirla qualsiasi, ma ha un effetto diverso, però così almeno mi da l'occasione di spiegare come funziona.


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Mi è capitato spesso di essere attaccato da laureati o laureandi, e avevo notato che unita alla spocchia, di credersi chissà chi, cosa che pur avendo la terza media, ho frequentato si, i cinque anni di superiori, ma non ho mai preso la maturità, ho sempre ridimensionato e rimandato al mittente, a meno di casi patologici, ma quello sempre, con chi nega che di giorno è chiaro e di notte è scuro, c'è poco da fare, a livello di cultura generale me la gioco con chiunque ☺, unito a questo c'era il Top della programmazione mentale di sistema, a parte i rari casi, fortunatamente esistono, che confermano la regola.

Come l'articolo spiega, tutto inizia a scuola e più ci stai dentro e peggio sei combinato, ma tutto inizia all'asilo, come racconto, quando mi capita, il giorno che sono tornato a casa dall'asilo pubblico cantando "Bella ciao", il giorno dopo ero dalle suore tedesche☺, avendo poi io una bella testa di ....., non avendo frequentato l'università e provenendo da una famiglia un pò "particolare", me la sono scampata. Funziona così, radicate certe favole criminali nella coscienza fin da scuola, vai poi a toglierle ...,

A chiudere il cerchio mirando a farti specializzare solo in un campo, limitano il raggio di azione e così si fa fatica a vedere e comprendere il contesto generale, proseguendo poi con l'eterno martellamento e rimartellamento, come per esempio racconta un giudeo, della propaganda, non se ne viene più fuori, e sei nelle loro mani, dopo ti comprano con un lavoro con uno stipendio da fame se sei un controllato o principesco se diventi un facente funzioni o un controllore, come vendersi l'anima al diavolo ... anzi tale e quale ...

Tutto questo ha un'origine chiaramente, TAVISTOCK INSTITUTE. L’Istituto del Controllo delle Masse, qui è dove pianificano tutto ...

L'articolo, vedrete, è ambientato in America, infatti a parte il titolo e la chiusura, tutto quello che io ho tradotto con "sistema", era scritto come "stato", ma in Italia, in Europa non è diverso, cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia. 

Conclude poi con qualche meccanismo imperdibile del regime, sanità e emissione monetaria, uno dei migliori articoli del blog per comprendere l'inferno dove ci hanno infilato, con i precedenti : 
Il Comunismo e il Nuovo Ordine Mondiale: La frode utopistica di Wall Street - School of Darkness di Bella Dodd,
L'opposizione controllata, l'arma principale e storica del potere, come riconoscerla,
L’usura,per Ezra Pound, e non solo per lui, ha mosso guerra al mondo dal1694, quando nacque la Banca d’Inghilterra,
Le teorie ufficiali del controllo mentale e le tecniche utilizzate dai mass media,
"ByWay of Deception Thou Shalt Do War" - "Per mezzodell'inganno, farai la guerra" - Mossad, infatti alla fine poi quello che ci interessa è sapere, come siamo finiti all'inferno e quindi capire come uscirne ...

Il prologo naturale a questo articolo è Bias di conferma - Trappole cognitive e mentali che è il meccanismo psicologico con cui ti imprimono nella mente certe convinzioni ....




Come siamo diventati schiavi di “The System”

di Bob Livingston
20 December 2016

Questo articolo è stato scritto da Bob Livingston e pubblicato originariamente su Personal Liberty Digest

Quasi tutto quello che pensi e fai è contro il tuo  interesse e non te ne rendi nemmeno conto. Così è programmato.

Il sistema  cerca il controllo assoluto dei tuoi mente, corpo e spirito. Il sistema ha successo ? Ce l'ha, ma solo pochi eletti lo sanno.

La tua mente e il tuo pensiero non sono tuoi. Quasi ogni pensiero che hai è canalizzati verso il sistema.

Nel momento in cui un bambino cresce e passa attraverso il sistema di (non) istruzione pubblica, lui o lei non hanno pensieri propri. Con il tempo, quando la persona ha finito la scuola, il sistema ha sigillato i suoi processi di pensiero in modo che nulla possa essere messo in discussione. L'imperativo invece è di indagare al di là di ciò che viene imposto dalla propaganda mediatica e dai  nostri leader, che è sparito.

Le nostre menti sono così compiaciute nell'oscurità e la confusione organizzata che siamo degli automi completi. Il nostro ego, la nostra individualità, sono completamente asportati e siamo completamente trasferiti nell'organismo del sistema e nel pensiero di gruppo. Qualsiasi deviazione dal sistema da parte di chiunque si scontra con l'ostilità da parte di amici e vicini (il pensiero unico o il politically correct NdR).

Con questo siamo bloccati in un sistema basato solo sulla saggezza convenzionale (dottrine conformiste, un pò come l'ortodossia di partito NdR). La saggezza convenzionale è quella che tutti conoscono (il conformismo, quello che si ritiene essere il pensiero dominante, molto comodo nascondersi dietro NdR). E' l'insieme della (finta) storia che riceviamo a scuola e attraverso i media controllati, ripetuta fino alla nausea.


La saggezza convenzionale si basa sulla confusione e sulla disinformazione. Ha un effetto di spiazzamento nei nostri processi mentali che soffoca l'indagine. In altre parole, la saggezza convenzionale ci insegna a rifiutare qualsiasi informazione o pensiero non in armonia con il nostro precondizionamento ed esperienza. Si chiama dissonanza cognitiva. Bias di conferma - Trappole cognitive e mentali

Più uno è formalmente istruito, più lui / lei sono bloccati nella mentalità del sistema. (Perché pensi che ci sia una tale spinta per tutti a ricevere un'istruzione universitaria se una persona ne è incline o meno ?) (Senza considerare se è più portata per una facoltà o per un'altra, ne ho sentite di tutti di colori, invece dovrebbe essere interesse della collettività, come il verificare che questi studi abbiano effettivi sbocchi di lavoro, l'importante invece è indottrinarti, nello specifico quì in Piemonte c'è un detto "a smia fait al  piolet"  tradotto "sembra fatto con l'accetta", spesso per lavoro ho serie difficoltà con i laureati, sembrano avere una chiusura mentale sulla soluzione dei problemi più ridicoli NdR)

Io stesso ho passato quattro anni in college, ho frequentato un  un master e la facoltà di giurisprudenza. Che peccato ! Mi ci sono voluti molto tempo e denaro per riprendermi dal lavaggio del cervello. Ci sono voluti anni per superarlo.
Ho dovuto cancellare completamente questa stupidità educativa prima che potessi cominciare ad avere un senso. Il mio atteggiamento indagatore e molte, molte letture mi hanno aiutato a sfuggire al labirinto programmato che mi intrappolava. I molti conflitti e confusione erano emotivamente e finanziariamente costosi.

Anche il vostro corpo non vi appartiene.

Un bambino appena nato riceve le vaccinazioni prima di lasciare l'ospedale e i genitori sono contenti. Essi non mettono in discussione ciò che c'è nei vaccini o a cosa servono.

C'è anche una spinta per iniziare a vaccinare i bambini nel grembo materno. Così lo stato comincia ad impadronirsi del corpo di un bambino il primo giorno della sua vita. E' in fase di preparazione per la morte dopo il giorno in cui è nato. Poi ben 50 altre vaccinazioni vengono fatte prima della fine della scuola superiore (sarà il sistema negli USA NdR). Tutto è fatto in nome della salute e per il bene della società. E' tutto per il profitto di Big Pharma imposto dal sistema politico. I genitori credono che sia cosa buona.

Ci sono molte persone esperte che sono contro le vaccinazioni obbligatorie semplicemente perché è una violazione della libertà medica. Ma il problema va molto più in profondità. È al centro della sopravvivenza del sistema.

Poi c'è il sistema organizzato delle malattie chiamata assistenza sanitaria. Questo sistema deve avere una scorta infinita di corpi - il tuo.

Migliaia di test, biopsie, ecografie, cateterizzazioni, ecc., Che portano a enormi profitti attraverso farmaci, chirurgia, radioterapia, ecc., Portando alla scomparsa generale del sistema immunitario naturale che garantisce la malattia e la morte - la tua.

La responsabilità individuale per la propria salute in America (e non solo NdR) è impensabile e quasi inesistente. E' stato così previsto. Essi hanno bisogno e vogliono il vostro corpo. Si tratta di enormi profitti per il sistema.

Oltre a ciò, i vaccini e il sistema di assistenza sanitaria riguardano un sistema di controllo della popolazione basato sulla fredda realtà della sopravvivenza del monopolio della creazione di moneta (credito) che governa il mondo. I consumatori dovranno e devono morire. La spinta per le vaccinazioni universali non è una fantasia ideologica. È una cospirazione a sangue freddo per controllare la popolazione. La California ha la vaccinazione obbligatoria e ha eliminato sia l'esenzione religiosa che quella filosofica. Come va la California, così va la nazione.

Quando si capisce il sistema monetario si sa per certo il motivo per cui il controllo della popolazione è ora passato da una urgenza a una priorità dell'establishment.


Chi di voi è nuovo su Personal Liberty ® e sta leggendo alcune di queste cose per la prima volta potrebbe rimanere scioccato e chiedersi
"Cosa hanno in comune vaccini, assistenza sanitaria, sistema monetario e controllo della popolazione ?"
In poche parole, la creazione di denaro (la creazione di moneta è creazione di credito) è il monopolio esclusivo della banca centrale. Negli Stati Uniti, questa è la Federal Reserve e le banche della Federal Reserve (come sappiamo in Europa la BCE e le banche collegate, uguale ovunque e non per niente : L’usura,per Ezra Pound, e non solo per lui, ha mosso guerra al mondo dal 1694, quando nacque la Banca d’InghilterraNdR).

Tutta la ricchezza fluisce verso i creatori del credito. Ma un sistema monetario e la creazione del credito non può esistere senza una regolamentazione. I regolamenti sono assolutamente essenziali in tutti i settori della vita. In America, ne abbiamo a palate di regolamenti dobbiamo regolamentarli ?

Specifico per questa discussione è l'argomento della regolazione della popolazione o del controllo della popolazione. Un sistema monetario basato sul credito non è sostenibile se ha più consumatori che produttori. Man mano che la nostra popolazione invecchia e "molto gravoso", il consumo supera la produzione e, attraverso i sussidi sociali e previdenziali, la ricchezza si trasferisce dai creatori di denaro (credito) ai consumatori o ai non produttori. Questo non può essere consentito nel tempo.

Quindi modi, "naturalmente benevoli", in quanto non possono semplicemente vaporizzarti quando raggiungi una certa età, a la "Fuga di Logan", devono essere trovati per farci scadere quando andiamo in pensione. Abbiamo molti meccanismi di controllo della popolazione in atto, tra cui medicamenti di massa con farmaci e fluoro nella nostra acqua potabile (questa in Italia l'abbiamo scampata, ma il fluoro che cristallizza la ghiandola pineale, quindi ti rende più docile e controllabile, tramite i dentifrici, per esempio, ce lo piazzano lo stesso NdR).

E uno dei controlli sulla popolazione più sinistri e mascherati è costituito da vaccinazioni di massa e non. Quando i nostri bambini sono vaccinati, c'è una certa percentuale che muoiono per conseguenza, e molti sono disabili in vari modi per tutta la vita. Tuttavia, la parte più insidiosa di questo è lo sviluppo di malattie degenerative molto più tardi nella vita, diciamo nella fascia degli anni '50 e nei primi anni '60, a circa l'età della pensione.

Macrolibrarsi

La libertà umana e la sopravvivenza personale nel nostro tempo devono originarsi nella verità, non importa quanto siano incredibili e scioccanti per le nostre menti condizionate. I governi controllano la mente pubblica con disinformazione e confusione. Nessun governo moderno potrebbe esistere per 24 ore se dicesse alla gente la verità.

Naturalmente, l'establishment deve etichettare queste verità come "fake news" alla maggior parte dei lettori. Questo, a causa della dissonanze cognitive, saranno etichettate come "teoria della cospirazione". (The Washington Post : Diffondere notizie false, fake news, diventa una pratica standard per i governi di tutto il mondo NdR)

Entrambe sono parole in codice progettate per mantenerci e renderci come schiavi per “The System”.

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Bob Livingston
fondatore di Personal Liberty Digest ™, è un autore e redattore americano ultra-conservatore della "The Bob Livingston 
Letter"™, in circolazione dal 1969. Bob ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca e alla ricerca della verità su una varietà di argomenti. Bob è specializzato in problemi di salute come integratori alimentari e alternative alle droghe, nonché problemi di privacy (sia personali che finanziari), protezione dei beni e conservazione della libertà.

Fonte   alt-market   personalliberty
Traduzione Arturo Navone per Un Mondo Impossibile …


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sabato 22 aprile 2017

Il delirio Materialista - COMPRO ERGO SUM. La felicità… scontata


L'articolo è mirato allo Shopping Compulsivo ma non lascia dubbi su ben altri drammatici orizzonti, cosa c'è dietro. Andando alle origini siamo stati come società, corrotti al paradigma materialista e al conformismo, questa corruzione porta poi a tutti i malesseri moderni indotti e lascia spazio a manovre molto pericolose che ormai dovremo conoscere perchè le subiamo quotidianamente.

Quello che sostengo da tempo è che se hanno certe conoscenze, e le hanno, se investono quantità di tempo e risorse per venderti un detersivo o un telefono è fuor di dubbio che gli obiettivi sono altri e immaginiamo cosa potrebbero fare, anzi cosa fanno per cose ben più importanti, una volta capiti quei tre o quatto meccanismi basta fare leva su questi e il gioco è fatto, che sia poi tutto collegato te ne accorgi subito, basta leggere questo articolo e altri del blog, diviene subito lampante. Sappiamo anche dove e come lo fanno TAVISTOCK INSTITUTE. L’Istituto del Controllo delle MasseLa fabbrica degli imbecilli. Il Dupe. Il condizionamento delle masse ..LA TRUFFA ECLATANTE IN CUI VIVIAMO E LA TECNOLOGIA CI DISTRUGGERANNO

Che poi sia quasi tutto inutile te ne accorgi se hai avuto la fortuna di stare a tutti e due gli antipodi, riempirti la casa e non solo di tutte le cazzate possibili e inimmaginabili e poi, quì sta la fortuna, finire le risorse e accorgerti che campi benissimo ugualmente senza farti consumare l'anima dalla frenesia imposta per correre dietro al nulla, smetti di comperare l'impossibile e magari trovi cose che nemmeno ricordavi di avere e dulcis in fundo ti liberi di tutti i pidocchi a due gambe che avevi appiccicato addosso e non puoi nemmeno credere quanti erano ...
Ritorni libero perchè l'obiettivo finale del materialismo e del conformismo è sempre lo stesso la schiavitù, si, hai qualche problema materiale, ma tanto chi non ce li l'ha ?
Se non li hai te li creano, inutile spiegare, ci vuole un repentino cambio di paradigma altrimenti ci schiacciano ... 
Vediamo prima superficialmente, poi approfondiamo quello di cui stiamo parlando.



Cosa significa Shopaholic?

Acquistare qualcosa di nuovo ci fa sentire più belli e appagati, è innegabile. Lo shopping può essere terapeutico, tira su il morale e ci rende più felici. Gli oggetti in vetrina ci attirano come calamite e gli sconti sono i nostri migliori amici e un toccasana per il nostro umore. Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non è mai stato accusato di adottare atteggiamenti compulsivi negli acquisti o, per usare un termine all’inglese, di essere uno shopaholic. E tutto perché magari non siamo stati in grado di rinunciare ad una vendita promozionale o perché quando vediamo una cosa che ci piace facciamo di tutto per averla.

Ma cosa significa veramente Shopaholic?
Shopaholic è un termine inglese, coniato per descrivere una persona che fa acquisti compulsivamente. Una forma di abitudine che può portare ad una dipendenza dallo shopping. Si pronuncia sciopaolic, deriva dallo slang inglese il suo significato letterale è “maniaco dello shopping”.

In Italia questa terminologia è stata resa famosa dal libro best seller, poi trasformato in pellicola cinematografica, di Sophie Kinsella: Confession of a Shopaholic, da noi conosciuto con il nome più romantico di I Love Shopping, dove si raccontano le disavventure di una compratrice compulsiva che alla fine del libro si redime. Ma non troppo. Perché è vero che spendere fa sentire bene, fa crescere l’autostima e ci regala una sensazione di benessere. Infatti è considerato un ottimo anti-stress. Ma, come per tutte le cose belle, farlo con moderazione è d’obbligo. Quando la situazione degenera si può parlare di una vera e propria patologia compulsiva, una dipendenza, descritta come il desiderio irrefrenabile di fare acquisti che prescinde da ciò che serve realmente e che può nascondere un vero problema.

Continuiamo a fare shopping quindi, ma con moderazione
L’atteggiamento consumistico è estremamente diffuso nella nostra società. Spesso si comprano cose di cui non si ha realmente bisogno per condizione sociale, per sentirci accettati e più felici. Questo non significa che siamo tutti patologicamente malati di shopping. Però correggere qualche comportamento potrebbe aiutarci ad apprezzare di più quello che abbiamo e comprare solo quello di cui realmente abbiamo bisogno.

Inoltre, questo atteggiamento è perfettamente in linea con il trend minimalista del momento che spinge ad acquistare meno cose ma di qualità, che durino nel tempo e che per questo ci rendono soddisfatti più a lungo. E quando pensiamo che la situazione ci stia sfuggendo di mano, ci sono dei piccoli accorgimenti che si possono mettere in atto. Come uscire con i soldi contati e con qualche amico fidato che ci sappia consigliare.

Ma solo le donne possono essere considerate delle Shopaholic ?
Spesso quando si parla di shopping si pensa che sia una cosa che riguardi solo le donne. Al contrario, recentemente i dati di una ricerca condotta da Ogilvy nel 2017 ha messo in luce il fatto che gli uomini spendano più delle donne e trascorrano più ore a fare shopping, sottolineando come questo dato sia destinato a salire.

I due generi si differenziano però nelle modalità: gli uomini infatti prediligono lo shopping online, soprattutto di oggetti legati al campo della tecnologia. Inoltre, mentre le donne acquistano più spinte dal desiderio del momento e dal proprio umore, gli uomini comprano per la funzionalità dell’oggetto, facendo ricerche e trovando il miglior prodotto in termini di rapporto qualità prezzo in commercio. Questo significa che quindi anche gli uomini possono essere considerati degli shopaholic. Ma donne, non temete: il primato dell’acquisto d’impulso rimarrà per sempre vostro.


 COMPRO ERGO SUM. La felicità… scontata
di Nuccio Salis

Vendere la sabbia nel deserto, sarebbe possibile? Chi comprerebbe un bene a disposizione così in abbondanza? Sarebbe sufficiente chinarsi e procurarsela da se, o aspettare una tempesta di sabbia e vuotarsela direttamente dalle orecchie poi. La regola razionale del mercato suppone che la domanda sia rapportata alla reale esigenza contingente che ne giustifica l’offerta. È una regola razionale, appunto, che da luogo ad un meccanismo secondo il quale il sistema economico si perpetuerebbe da se, adottando semplicemente questo modello lineare. Se funzionasse veramente così, i beni vendibili coinciderebbero esclusivamente con gli elementi essenziali di prima e irrinunciabile necessità. Ovvero, si acquisterebbero risorse al solo e unico scopo di soddisfare i propri bisogni più immediati ed impellenti.

Ciò caratterizzerebbe una società semplice, a carattere arcaico.

Nella società complessa capitalista, è il mercato ad essere il regolatore principale dello stile di vita della collettività. L’economia della società complessa contemporanea è di fatto una non-economia, che ha perfino distorto impropriamente il termine. Economia, infatti, richiama il concetto del risparmio, dell’oculatezza e dell’attenzione etica nel valutare il legame fra consumo ed impatto sul biosistema.

Il dualismo antinomico economia/ecologia, di fatto, è un invenzione strumentale e mistificatoria dell’odierno capitalismo globalizzato, che ricatta mediante questo stratagemma tutti coloro che si oppongono alla distruzione delle risorse naturali nel nome del benessere e dei posti di lavoro. È la formula del “dividi et impera”, ben nota e rigorosamente applicata da chi delinque a norma di legge.


Io non compro
Se in un modello semplice e primordiale, quale per esempio quello delle civiltà contadine, erano i bisogni a determinare il tipo di mercato, nelle società cosiddette “evolute” (altro termine improprio ad evidente uso etnocentrico), è invece il mercato a creare i bisogni. Complesse strategie di marketing persuasivo permettono di generare bisogni del tutto indotti e propinati, artificiosi e impersonali, che pur non corrispondendo alle necessità vitali dell’individuo umano, vengono abitualmente acquisiti, per poi nella maggior parte dei casi scoprirne l’inutilità, e produrre così rifiuti ed un ulteriore insoddisfazione psico-emotiva che autoalimenta se stessa.






Tale perpetuazione stereotipata è proprio quella che fa muovere moltitudini di persone verso i nuovi templi sacri del dio denaro del terzo millennio: i grandi magazzini. Occorre forgiare personalità immature e frustrate nello spirito, per poter permettere grandi spostamenti di massa verso i nuovi oracoli di Delfi al contrario, in cui primeggia la regola “Disconosci te stesso”. Chi non è in attivo divenire, chi non ci cura della realizzazione del proprio Sé secondo il principio dell’individuazione, chi si affida a modelli di vita deleganti, deresponsabilizzanti, chi cerca di passare sempre per la porta larga, non può che consegnare il proprio Io minimale ad etichette già preconfezionate che predispongono status, simboli di appartenenza, che veicolano idee, concetti e identità attraverso i loghi. Ed ecco che una psiche di poco spessore non potrà che confidare, per il suo riconoscimento, in un ideogramma che ne suggella una visibilità socialmente accolta e positivamente percepita. Con un certo tipo di marchio si comunica che si è “di tendenza”, “cool”, che si fa parte del gregge, insomma, e che quindi gli altri non potranno permettersi di far riaffiorare l’ingestibile angoscia di abbandono sperimentata da bambini. Questo fantasma ideativo non tramonta mai nella vita di un umano, nemmeno in età adulta, basta soltanto pungolarlo un po’ ed egli riemergerà con severa e travolgente carica. I pubblicitari lo sanno, ed ecco promuovere fantomatici biscotti della nonna, cotti al forno insieme agli gnomi ed ai fenicotteri. Un po’ di jingle coccolanti ed ecco bello e pronto un pacchetto, anzi direi proprio un pacco, di stucchevoli e zuccherate idiozie che hanno un temporaneo effetto ansiolitico, perché l’essere umano si nutre di bugie confezionate, basta che distraggano dal dolore. Basta paventare l’idea di essere messi in ridicolo dalla comunità per la propria semplicità, ed ecco ingrossare le file alle porte dei rivenditori di I-Phone, come se si attendesse l’annuncio ufficiale dell’Apocalisse. È sufficiente mettere sullo stesso piano avere e potere, creare una eguaglianza di proprietà fra questi due termini, facendo leva sulle ferite primarie e sulle paure più comuni, ed il gioco è fatto! Ed ecco plasmato l’uomo consumatore, soldatino di piombo di un mercato che ne farà un prodotto a catena, funzionale ad alimentare lo stesso sistema che lo abbaglia riempiendogli la testa di slogan, musichette e ipnotiche carezze atte ad irretire una sia mai parvenza di pensiero creativo.

(Ipnosi Vol.30)

È un processo accurato che prevede un lavorio sull’Ego Bambino del consumatore, che viene spinto a raggiungere i suoi oggetti transizionali, alla pari di un infante spaventato e disilluso dalle perdite affettive e dalle fantasie di abbandono.

La differenza fra un bambino che ancora si succhia il pollice e un consumatore felice di aver scialacquato risparmi decennali per uno schermo HD ? E' che il secondo non si può succhiare tutti i pollici !

Questo tema rappresenta, attualmente, uno degli oggetti tematici sempre più frequenti nell’ambito della relazione d’aiuto. L’uomo “evoluto” sta sviluppando infatti forme di dipendenza sempre più pressanti e antisociali. Collettività e famiglie ne stanno pagando un prezzo assai elevato, e stavolta senza le solite illusioni di sconto alla cassa. Le attuali forme di dipendenza legate al consumo compulsivo, infatti, fanno sperimentare vissuti di disagio permanente chi ne è affetto, poiché l’appagamento temporaneo raggiunto da un acquisto cede presto il passo ad un nuovo impulso che chiede di essere soddisfatto, ed a qualsiasi costo. I compulsive buyers possono diventare così genitori distratti e disattenti, nonché modelli poco edificanti per i loro figli, in quanto trasmettono per linearità il comportamento da shopping compulsivo. Possono mandare al macero le loro relazioni, si intossicano della ideologia del consumo, si indebitano finanziariamente e si ritrovano nel vortice di una vita piena di ingarbugli problematici e di guai a non finire. Tutte le ricerche e le statistiche più recenti collimano su questi aspetti e giungono alle sopracitate conclusioni.

Perché lo fai? Si potrebbe domandare con curiosità, a un acquirente compulsivo di beni non necessari. Non sempre, naturalmente, le risposte attengono all’area della consapevolezza. Le motivazioni riconosciute in letteratura riguardano sinteticamente tre aspetti:

a). Sensazione di pienezza: Attraverso l’acquisto, il compratore ritrova il suo vigore e la sua vitalità perduta. Naturalmente ciò è solo un’illusione, ma lui non lo sa. Spesso, la cultura dell’eccessoressia (così viene di recente appellata) svuota di senso e di significato autentico sotto il profilo esistenziale, corrompendo il proprio sistema di valori e sostituendolo con l’equazione “Se possiedi vali qualcosa”. QUALCUNO ci insegnò il contrario.

b). Sollievo da ansie e preoccupazione: Gli acquisti leniscono temporaneamente le frustrazioni, col paradosso di nutrirle nel contempo. Mediante i beni acquisiti ci si procura da se le carezze esistenziali, da considerare decisamente vincolate al valore percepito del bene. Ed ecco il motto “Per sentirti amato da te stesso comprati quell’oggetto X”.

c). Riappropriazione del senso di sé: Tramite gli acquisti, il compratore compulsivo ha l’impressione di ristrutturarsi a livello identitario e psicologico, di attribuirsi un senso, un ruolo, un modo di essere, nella fasulla convinzione che appartenga alla propria espressa volontà, che è invece stata manipolata e diretta mediante precise tecniche di raffinata persuasione.


Come possiamo aiutare,a questo punto, un eventuale individuo intrappolato fra le maglie fitte della seduttiva spinta all’acquisto patologicamente compulsivo?

Intanto, impariamo a conoscere prima il problema.

Un professore della Columbia University, che risponde al nome di Bernd H. Schmitt, ha teorizzato il modello del marketing emozionale, nel senso che egli cerca di spiegare il funzionamento di questa complessa ed efficiente macchina persuasiva, che da luogo a processi di coinvolgimento psicologico assai significativo da parte di un consumatore potenziale verso un prodotto, un marchio e dunque un’azienda, ovvero includendone l’identificazione nella “filosofia” della stessa. Il dottor Schmitt descrive tale sistema come un procedimento che si attiva allo scopo di generare impressioni e aspettative nel consumatore tali da sviluppare affezione e attaccamento nei confronti di chi gli rifila il bene. Ciò avviene se un’azienda produttrice di un bene sollecita accuratamente delle dinamiche sensoriali che prevedono di:
a) coinvolgere la percezione sensoriale;b) eccitare sentimenti ed emozioni;c) rendere partecipe la sfera cognitiva e delle convinzioni;d) provocare la fisicità, trascinando il dinamismo corporale;e) fare leva sul bisogno di riconoscimento, successo e appartenenza, per mettere sullo stesso piano il possesso del bene con la popolarità e l’approvazione degli altri.
Soprattutto questo ultimo punto, credo, dovrebbe farci riflettere su come l’esperienza intrapsichica di un consumista debba essere caratterizzata da un inadeguato vissuto di solitudine. 

Aggiungerei, Inoltre, che come counselor potremo agire laddove il problema non si sia strutturato in modo così cronico e resistente, tale da richiedere interventi specialistici nell’ambito del trattamento propriamente clinico. Se il soggetto ha invece recuperato parte della sua consapevolezza a tale coazione a ripetere, e desidera coscientemente recuperare integrità e capacità di organizzare e gestire efficacemente la sua vita, allora possiamo magari smascherare insieme quegli stessi diabolici meccanismi da cui si è fatto condurre verso il tunnel cieco dello shopping. Aumentare la consapevolezza sulla funzione ed il ruolo di tale trappola, potrà servire successivamente a sostituire, con crescente impegno e prova di sé, il comportamento disfunzionale dello shopping a uno stile di vita in cui il ri-contatto con sé viene appagato semplicemente da una nuova funzione vitale e una nuova direzione di senso: scoprire e vivere il proprio valore di persona in modo incondizionato, senza proiettarlo in modo pericolosamente vincolante ai beni di consumo circolanti. Arrivare cioè a distinguere che la materia è solo materia, che un logo è un insignificante riempito arbitrariamente di significato, e che è possibile decondizionarsi sensorialmente recuperando se stessi in autonomia, dignità e capacità costruttiva sulla base dei propri valori e dei propri obiettivi. Si assisterebbe cioè a una rinascita che diventerebbe (questa si) merce preziosa per la condivisione esperienziale in gruppi di mutuo aiuto tematici. Senza declinazioni favolistiche in perfetto stile pubblicitario, naturalmente, anzi monitorando se stessi per prevenire eventuali ricadute ed introiettando una nuova linfa vitale, quella della gioia incondizionata e libera dai perniciosi legacci e legaccetti di questo perverso sistema consumistico, vero grande Leviatano della società odierna.

Fonte   advisato  counselingitalia

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lunedì 28 dicembre 2015

L’ORDA CHIC E IL TOTALITARISMO


Trovai questa rappresentazione fantastica, sembrerebbe satirica ma invece è tragica, tragica perchè condizionano manipolando qualsiasi azione la nostra vita, il livello è infimo ...
Dove nascono : L'allucinante logica di "Partito" si salva uno su un milione, eccolo...di Harvey Colossal, dove crescono : La fabbrica degli imbecilli. Il Dupe. Il condizionamento delle masse ..

Al tempo così commentai :
Bellissimo, qualcuno ha perso del tempo per descrivere il tragicomico muro di gomma .... il radical chic ☺
Incredibile descrizione, ci stà la laurea in filosofia. Trovo divertente incontrare qualcuno forse “peggio” di me abituato ad essere circondato da omologati … Forse manca o potrebbe essere superfluo il fatto che ovviamente per il radical chic i totalitaristi sono gli altri perchè non la pensano come loro ed hanno l’ardire di aprir bocca… ☺
Risposta
Guarda è sufficiente la laurea in Peroni ☺


L’ORDA CHIC E IL TOTALITARISMO

by Valentina Chianese
improvearts, 31 marzo 2014

Com’è la vostra epidermide? Mediamente sana? Soffrite di allergie o malattie autoimmuni? E lo stomaco? Reflusso, nausee? No? Ok, fate comunque attenzione, partiamo con l’esplorazione dell’ordachic.

Prendete un radical chic, con delicatezza che si rompe, e chiedetegli qual è il suo orientamento politico. Vi dirà di essere un democratico di sinistra, pacifista e libertario; la moderazione è la sua cifra esistenziale.

Non credetegli.

I radical chic sono il peggior esempio di totalitarismo che possiate incontrare, i peggiori proprio per l’abile camuffamento che hanno escogitato, quello da uomini di pensiero – smidollati e passivi.

Il radical chic ha di solito una cultura medio-alta ma molto specializzata. Nonostante lui rifiuti a priori ogni forma di nozionismo ha però la tendenza ad acculturarsi solo in alcune direzioni e seguendo percorsi già ampiamente codificati e prestabiliti. Afferma di avere una concezione della cultura come di un mezzo per ampliare le proprie vedute e approfondire la propria comprensione della complessità del mondo ma poi, all’atto pratico, su questa complessità i radical chic raggiungono tutti sempre le stesse identiche conclusioni, inevitabilmente.

Il radical chic afferma programmaticamente di essere molto tollerante e guarda con disprezzo chi fa esplicitamente uso della forza, sia essa fisica o verbale. Il radical chic è contro ogni forma di violenza e ama l’idea dell’amore, ricerca l’armonia e afferma che la tolleranza, figlia della pace interiore, sia il mezzo principe per il raggiungimento di un equilibrio sociale, politico, comunicativo. Il radical chic riesce perfettamente a praticare questa tolleranza e a vivere in un discreto equilibrio, a patto però che si circondi esclusivamente di persone a lui identiche, che hanno gli stessi identici gusti, modi di pensare e di essere, e quasi sempre lo stesso culo molto al caldo.

Ma lasciamo da parte le affermazioni del radical chic e analizziamo invece la realtà dei fatti.

Scegliere di circondarsi di propri cloni, confrontarsi solo con persone che la pensano nel proprio identico modo, è né più né meno il modo di vivere dell’orda. All’interno dell’orda gli unici confronti avvengono su bisogni pratici e per questioni di potere. Ci si scontra per stabilire chi è il più forte, chi mangia per primo, chi si accoppia con più femmine. Per il resto l’orda è un corpo unico, che ragiona all’unisono e si muove nella stessa maniera, al fine di potersi opporre con maggiore forza alle altre orde, agli evangelisti e agli ungulati.

Nell’orda radical chic si vive nello stesso modo. Sebbene il livello dello scontro, in ambito sociale, si suppone slitti sul piano razionale/politico, nell’orda radical non c’è nessun confronto intellettuale se non apparente. Sulla maggior parte delle questioni sono un corpo unico, che pensa e si muove all’unisono, al fine di potersi opporre con maggiore forza alle altre orde, alla Peroni e alle risse da bar.

A causa di perversi, ma elementari, meccanismi psicologici risalenti con tutta probabilità ai primi momenti dell’infanzia, in cui per la prima volta il radical chic e soprattutto suo padre hanno percepito l’inettitudine e la spietata mediocrità della creaturina, nell’orda chic non si punta a una semplice dimostrazione di forza bruta bensì si ricerca, in primis, il prestigio (piccolo approfondimento: la figura fantasmatica del Prestigio, per motivi misteriosi, secondo il radical chic ha la residenza in Francia, per cui il primo comandamento del radical è praticare a livelli religiosi la francofilia: nel cinema, nella letteratura, nella musica, nell’abbigliamento, nelle mete turistiche, nelle prede sessuali che solitamente sono ragazze minute con le calze a righe e il basco. Tutti ricordano il boom di depressione radical chic in seguito alla tragedia di Berlino del 9 luglio 2006. C’è tuttavia una seconda ma parallela scuola di pensiero che invece individua il Prestigio a Nuova York, anche se secondo molti è vissuto lì solo fino alla fine degli anni ’70).

Questa ricerca del prestigio da parte dei membri dell’orda chic non crea una competizione interna fra di loro, tutt’altro, funge da reciproco rinforzo psicologico, perché maggiore è il prestigio raggiunto dai membri dell’orda maggiore sarà il prestigio totale dell’orda, che ricadrà a pioggia sui membri stessi. Chi invece paga molto duramente questo incessante lavoro di ricerca è il mondo esterno, i non appartenenti all’orda. Costoro vengono infatti travolti da valanghe di disprezzo, acrimonia, pessime recensioni e fotografie peggiori, vengono ritenuti subumani e trattati alternativamente come minorati o come nemici.


Ora, è proprio qui che appare lampante la bieca menzogna che sta alla base del processo di “acculturamento” del radical chic. Perché se questo acculturamento venisse realmente perseguito al fine di ampliare i propri orizzonti, potenziare il proprio senso critico, approcciarsi con strumenti complessi alla complessa complessità del mondo, non vediamo da dove possano scaturire l’odio, la furia, il livore che il radical chic prova nei confronti del plebeo. Ovviamente quest’odio, questa furia, non sono chiaramente visibili, proprio per la scelta aprioristica del radical chic di abdicare a ogni forma di violenza e uso della forza. Sono semplicemente sublimati in saccenza, arroganza, disprezzo, elitarismo, foulard, caffè parigino, Avion Travel.

Questi sentimenti negativi, annichilenti, devono necessariamente scaturire da qualcos’altro.

Sono a parer mio le reazioni tipiche di chi si sente profondamente minacciato, fin nelle proprie fondamenta, da un’aggressione esterna.

Un’aggressione esterna tale da provocare reazioni abnormi e violente in persone mentalmente sane può prendere la forma di un animale feroce, uno stupratore, uno stupratore cannibale assassino.

Per la mente fallata e semplice di un radical chic tutto ciò che non è stato precedentemente codificato come “prodotto culturale che puoi sicuramente trovare in un evento organizzato dal PD” rappresenta una minaccia.

Il radical chic contemporaneo, d’altra parte, si è abbastanza evoluto da riuscire a gestire piuttosto facilmente la fruizione di prodotti triviali quali ad esempio la commedia sexy all’italiana, perché si è specializzato nel razionalizzare, catalogare, imbrigliare in uno schema culturale qualsiasi cosa gli venga messa davanti (e anche perché amare a prescindere i prodotti di serie B è scritto nel vangelo secondo Tarantino). Non è in grado di ridere in maniera spontanea e immediata per una scoreggia con sgommata. Ma se questa scoreggia con sgommata viene interpretata come estetizzazione anarcoide della pulsione asociale del bambino che è in noi, tesi elaborata e sistematizzata dalla scuola psicanalitica Veltroniana, il radical chic si viene nelle mutande. Infatti, ci sono alcuni radical ben camuffati che si professano fan del cinema “trash”. Si badi bene però, di questo cinema , appunto, “basso”… (a proposito di questa confusione e ambivalenza dei radical nei confronti di ciò che a loro piace o non piace, c’è da dire che molta confusione ha ingenerato nella loro mente limitata la lettura OBBLIGATORIA de “La nausea” di Sartre, che molti hanno frainteso pensando che la sensazione di voltastomaco si accompagni alla crescita del Prestigio. Infatti è molto comune osservare radical chic dal viso contratto e pallido, che si costringono a partecipare ad apericena jazz che provocano in loro – giustamente – brividi gelati lungo la schiena, sintomi che classificano come positivi).

Purtroppo questa strategia di sopravvivenza richiede molto sforzo.

Razionalizzare ogni evento alla lunga stanca.

Il radical allora, se potesse, abolirebbe seduta stante tutto ciò che si discosta anche di pochi millimetri dal bagaglio preconfezionato di nozioni cinematografiche, letterarie e artistiche di cui ha riempito la propria traballante personalità.

Il radical reputa abominevole ciò che mette in discussione i propri gusti e i propri orientamenti politici. Non tollera che il plebeo esprima una qualsiasi opinione, che abbia dei suoi propri gusti. Reagisce come il tecnico da bar quando l’uomo col cappello afferma di essere il calzolaio di Savoldi. Semplicemente perché il radical è i propri gusti e i propri orientamenti politici. Non c’è nient’altro. Una nuvola di fumo. Un fantoccio di stuzzicadenti tenuto con lo sputo. Uno sputo francese, ovviamente.

Il radical trova facile essere tollerante perché non si è mai realmente confrontato su nulla con nessuno.

Il radical vive nell’odio represso e nel disprezzo di chiunque non sia come lui.
Si chiama totalitarismo.

About the Author

Mi chiamo Valentina Chianese e ho, momentaneamente, 32 anni. Vivo in Molise, dove sono cresciuta, ma ho origini campane. Mi sono laureata in filosofia, con grandi aspettative e risultati fiacchi, e a tempo perso in scienze politiche, con nessun impegno e risultati migliori. Adoro il cinema, la filosofia, la campagna, i gatti (non necessariamente i miei), mangiare e bere ma non è che la musica mi fa schifo. Sono relativista su valori che si approssimano al 100% e sono affamata di complottismo, mi viene spontaneo prendere tutto poco sul serio, comprese la vita e la morte, ma posso diventare feroce quando si tratta dell’AS Roma, che ritengo rappresenti l’ultimo sacro baluardo umano senza il quale dovremmo per dignità estinguerci e lasciare il mondo, appunto, ai felini. Sergio Leone, Nietzsche, Castoriadis, Freud e gli Slayer sono le mie icone di riferimento e spero lo diventino un giorno anche per voi. O anche no.


Qualcuno aveva già rappresentato il fenomeno da un altro punto di vista ..

Il Conformista  -  Giorgio Gaber

Io sono un uomo nuovo
talmente nuovo che è da tempo
che non sono neanche più fascista
sono sensibile e altruista orientalista
ed in passato sono stato un po' sessantottista.

Da un po’ di tempo ambientalista
qualche anno fa nell'euforia mi son sentito
come un po' tutti socialista.

Io sono un uomo nuovo
per carità lo dico in senso letterale
sono progressista
al tempo stesso liberista antirazzista
e sono molto buono sono animalista.

Non sono più assistenzialista
ultimamente sono un po' controcorrente
son federalista.

Il conformista
è uno che di solito sta sempre dalla parte giusta
il conformista
ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa
è un concentrato di opinioni
che tiene sotto il braccio due o tre quotidiani.

E quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire
forse da buon opportunista
si adegua senza farci caso
e vive nel suo paradiso.

Il conformista
è un uomo a tutto tondo che si muove
senza consistenza il conformista
s'allena a scivolare dentro il mare della maggioranza
è un animale assai comune
che vive di parole da conversazione.

Di notte sogna e vengon fuori i sogni di altri sognatori
il giorno esplode la sua festa
che è stare in pace con il mondo
e farsi largo galleggiando il conformista
il conformista.

Io sono un uomo nuovo
e con le donne c'ho un rapporto straordinario
sono femminista
son disponibile e ottimista europeista.

Non alzo mai la voce sono pacifista
ero marxista-leninista
e dopo un po' non so perché mi son trovato
cattocomunista.

Il conformista
non ha capito bene che rimbalza meglio di un pallone il conformista
areostato evoluto che è gonfiato dall'informazione
è il risultato di una specie
che vola sempre a bassa quota in superficie.

Poi sfiora il mondo con un dito e si sente realizzato
vive e questo già gli basta
e devo dire che oramai
somiglia molto a tutti noi il conformista
il conformista.

Io sono un uomo nuovo
talmente nuovo che si vede a prima vista
sono il nuovo conformista.

Il Conformista live  -  Giorgio Gaber

Il Conformismo


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