Descrizione

La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

Contra factum non valet argumentum”

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martedì 10 dicembre 2019

Intelligenza Emotiva. Che cos'è e perché può renderci felici. Daniel Goleman






"Le emozioni hanno relazioni con l'apparato cognitivo perché si lasciano modificare dalla persuasione".
- Aristotele -

Libro grandioso, l'ho letto 20 anni fa, quando uscì, non ci pensavo più di tanto, ho visto il video e ho pensato di condividerlo perchè contiene informazioni di vitale importanza, spiega moltissime cose dei nostri comportamenti e guai conseguenti, dunque come evitarli. 

L'intelligenza emotiva è molto più importante del quoziente intellettivo, un problema nella sfera emozionale ha un effetto a cascata e domino su tutti gli altri aspetti della vita e ben dovremo saperlo ... 
E dai una, due, tre, quattro volte ... 
Ovviamente ha effetti anche sullo stato psicofisico ...
La parolina magica resta "controllo" ...

Daniel Goleman
Daniel Goleman, già professore di psicologia a Harvard e collaboratore scientifico del “New York Times”. È uno dei più apprezzati consulenti e conferenzieri a livello mondiale. E' autore di "Intelligenza Emotiva" (1996), che ha venduto oltre cinque milioni copie in tutto il mondo. Ha avuto il grande merito di aver contribuito a sviluppare un atteggiamento culturale più rispettoso e favorevole alle emozioni.

Ha scritto sul tema e in ambito motivazionale, i due aspetti sono strettamente correlati, altri libri che troverete nei seguenti link :  acquista "Intelligenza Emotiva" su Il Giardino dei Libri in edizione economica, su Amazon o su macrolibrarsi dove ti viene più comodo

Della serie i libri che ti cambiano la vita : LaSincronicità - Nulla Succede per Caso. Le coincidenze che cambianola nostra vita. Robert Hopcke
Macrolibrarsi
Intelligenza Emotiva Di Daniel Goleman - Recensione Animata

Questo video è un breve riassunto del libro di Daniel Goleman Intelligenza Emotiva.
Cos'è l'intelligenza emotiva ? ►
"L'intelligenza emotiva (o emozionale) è un aspetto dell'intelligenza legato alla capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni".
 Da wikipedia.

L'uso appropriato del quoziente intellettivo è correlato all'intelligenza emotiva. Daniel Goleman sostiene, supportato da numerose ricerche, che l'intelligenza emotiva sia un fattore più importante del semplice quoziente intellettivo (Qi) nel predire il successo che una persona avrà nella vita.

Per esempio, uno studente con un alto quoziente intellettivo ma con un basso quoziente emotivo (Qe) sarà più incline a passare interi pomeriggi a guardare la TV invece di studiare, perché incapace di rimandare la gratificazione.

Nel libro Daniel Goleman spiega nel dettaglio come possiamo fare per migliorare il nostro quoziente emotivo.

Il Video in breve: 
00:06 Intelligenza emotiva che cos'è e perché può renderci felici
01:40 La conoscenza delle proprie emozioni 
02:17 Come gestire e controllare le emozioni 
02:46 Il mito dello sfogo 
03:16 Come superare la malinconia 
06:00 Il test delle caramelle su un gruppo di bambini 
07:00 La differenza tra persone ottimiste e pessimiste 
08:08 Empatia e intelligenza emotiva 
10:13 La gestione delle relazioni

Intelligenza Emotiva

Normalmente si pensa che l'intelligenza sia solo capacità logiche, abilità nel trovare i collegamenti, o anche una grande memoria che ci permette di immagazzinare numerose informazioni, e di tirarle fuori al momento opportuno. Ma l'intelligenza non è solo questo: c'è una forte componente emotiva anche nelle funzioni più razionali del pensiero.

Perché le persone più intelligenti nel senso tradizionale del termine non sono sempre quelle con cui lavoriamo più volentieri o con cui facciamo amicizia ? Perché i bambini dotati ma provenienti da famiglie divise hanno difficoltà a scuola ? Perché un ottimo amministratore delegato può essere un pessimo venditore ? ...

Perché persone assunte sulla base dei classici test d’intelligenza si possono rivelare inadatte al loro lavoro ? Perché un quoziente intellettivo altissimo non mette al riparo da grandi fallimenti ? Perché alcuni di noi costruiscono facilmente relazioni sociali mentre altri ne sono incapaci ?

Perché, sostiene Goleman, l'intelligenza non è tutto

In questo libro rivoluzionario che ha trasformato il nostro modo di guardare all’intelligenza, Daniel Goleman mette a fuoco l’importanza delle componenti emotive anche nelle funzioni razionali del pensiero e spiega perché il successo o il fallimento nei settori decisivi dell’esistenza sono determinati da una complessa miscela in cui hanno un ruolo predominante fattori come l’autocontrollo, la perseveranza e l’empatia. Con una scrittura accattivante e scorrevole, Goleman mostra in che modo l’intelligenza emotiva può essere sviluppata e perfezionata, per governare al meglio le nostre emozioni e ottenere sempre il meglio.

L'intelligenza emotiva consente di governare le emozioni e guidarle nelle direzioni più opportune; spinge alla ricerca di benefici duraturi piuttosto che al soddisfacimento degli appetiti più immediati; si può apprendere, perfezionare e insegnare ai bambini, rimuovendo alla radice le cause di molti e gravi squilibri caratteriali.

Un saggio appassionante che ci mostra le potenzialità enormi dell'intelligenza umana.

Come sviluppare l'intelligenze emotiva secondo Daniel Goleman

Breve estratto del discorso tenuto dal Prof. Daniel Goleman in occasione dell'evento Zeta Service del 9/11/2011 "Un pomeriggio sensibilmente differente"

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Una teoria rivoluzionaria che ha cambiato il nostro modo di pensare all'intelligenza.

Con il suo libro, Goleman ha messo a fuoco per la prima volta l'importanza delle componenti emotive, anche nelle funzioni più razionali del pensiero.

Perché persone assunte sulla base dei classici test d'intelligenza si possono rivelare inadatte al loro lavoro ? Perché un quoziente intellettivo altissimo non mette al riparo da grandi fallimenti, come la crisi di un matrimonio ?

La risposta è che a governare settori così decisivi della vita non provvede l'intelligenza astratta dei soliti test, ma una complessa miscela in cui hanno un ruolo predominante fattori come l'autocontrollo, la perseveranza, l'empatia e l'attenzione agli altri.

In una parola, l'intelligenza emotiva. Una capacità insita in ognuno di noi, che può essere sviluppata, perfezionata e trasmessa per migliorare il proprio rapporto con sé, con gli altri e con le realtà che viviamo ogni giorno.

Con una scrittura accattivante e scorrevole, nel suo libro Goleman ci mostra la via per ottenere sempre il massimo da noi stessi.

Prima di essere reso noto dal libro di Dan Goleman, il concetto di intelligenza emotiva fu ideato dai ricercatori Peter Salavoy e John Mayer nel loro articolo “Emotional Intelligence”. Essi la definirono
“la capacità di controllare i sentimenti ed emozioni proprie ed altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni”
- John Mayer e Peter Salovey - 1997.

 In termini più pratici, l’intelligenza emotiva rende consapevoli del potere delle emozioni di condizionare sé stessi e le persone che ci sono accanto e, pertanto, permette di gestirle.

La competenza emotiva è
"l'insieme di abilità pratiche (skills) necessarie per l'autoefficacia (self-efficacy) dell'individuo nelle transazioni sociali che suscitano emozioni (emotion-eliciting social transactions)".
Sviluppare competenze emotive significa favorire scambi comunicativi, capacità di problem-solving e stimolare il pensiero costruttivo.

Quando le emozioni agiscono in maniera negativa sulla nostra psiche, esse sono in grado di ostacolare una nostra performance, il nostro modo di approcciarci ad una conversazione, ad un esame e il raggiungimento di qualsiasi altro obiettivo.

Quando, invece, esse riescono a condizionarci positivamente, la riuscita delle nostre azioni è sempre eccellente. Quindi allenare questa capacità intellettiva fa sì che ognuno sia in grado di gestire le proprie emozioni a proprio vantaggio ed avere successo nella vita, in qualsiasi ambito: personale, sociale, professionale ecc.

L’intelligenza emotiva e costituita da 5 caratteristiche fondamentali:
  • Autoconsapevolezza, ovvero la capacità di riconoscere, capire e gestire gli stati d’animo, le emozioni e gli impulsi per raggiungere un obiettivo.
  • Autoregolazione o dominio di sé, ossia la capacità di reindirizzare le emozioni prima di passare all’azione.
  • Motivazione interiore, che va al di là di qualsiasi ricompensa esterna o materiale, e si trova principalmente nella gioia e nell’appagamento del compimento di un’azione.
  • Empatia, ovvero la capacità di entrare in contatto con le emozioni degli altri.
  • Abilità sociali, ossia le facoltà di costruire relazioni con le altre persone.
La chiave per il successo è rappresentata dall’approfondimento di ognuno di questi punti e, più in generale, dall’allenamento dell’intelligenza emotiva.

Per queste ragioni la lettura del libro di Goleman può essere un valido aiuto per tutti, per lavorare meglio su se stessi ed essere più consapevolmente capaci di gestire la propria vita.


Indice
Prefazione all'edizione italiana
La sfida di Aristotele

Parte Prima - L'intelligenza Emotiva
1. A che cosa servono le emozioni?
2. Anatomia di un sequestro emozionale

Parte Seconda - La natura dell'intelligenza emotiva
3. Quando intelligente è uguale a ottuso
4. Conosci te stesso
5. Schiavi delle passioni
6. Intelligenza emotiva: una capacità fondamentale
7. Le radici dell'empatia
8. Le arti sociali

Parte Terza - Intelligenza emotiva applicata
 9. Nemici intimi
10. Dirigere con il cuore
11. Mente e medicina

Parte Quarta - Un'occasione da cogliere
12. Il crogiolo familiare
13. Emozioni e superamento dei traumi
14. Il temperamento non è destino

Parte Quinta - Alfabetizzazione Emozionale
15. Il costo dell'analfabetismo emozionale
16. Insegnare a scuola le emozioni

Appendice
A. Che cos'è un'emozione
B. Caratteristiche della mente emozionale
C. I circuiti neurali della paura
D. Il consorzio W. T. Grant: i componenti attivi dei programmi di prevenzione
E. Il curriculum della Scienza del Sé
F. Apprendimento sociale ed emozionale: risultati

Daniel Goleman - Intelligenza Sociale e Leadership

martedì 20 novembre 2018

Papa Francesco, la Chiesa dell'anti Cristo e la distruzione dell'Occidente di Emiddio Novi



Al solito, ritrovo per caso questa interessante bozza abbandonata dell'anno scorso, pensavo fosse più vecchia, dell'altrettanto interessante    "scrittore a Napoli" controcorrente di cui avevo già pubblicato tempo fa un'altra riflessione QUESTA E' L'ITALIA di Emiddio Novi.

Dissacrante ma veritiera esposizione dell'odierna Chiesa Romana, e certo non ne esce un quadretto edificante, a chiudere il cerchio Bergoglio in una enciclica auspica un governo mondiale ...

Nulla di cui stupirsi da un gesuita che era colluso con la dittatura argentina, la quale  si dilettava con torture e viaggi della morte ....
Il lato oscuro del Cardinale, ora Papa. In un libro le collusioni dell'arcivescovo di Buenos Aires con la dittatura militare



Papa Francesco apre a divorziati e gay: «La Chiesa è la casa di tutti» 

Papa Francesco, la Chiesa dell'anti Cristo e la distruzione dell'Occidente

9 luglio 2017
di Emiddio Novi

Monsignor Luigi Capozzi, prelato vicino al Papa, organizza orge gay con cocaina. Il cardinale Coccopalmerio sostiene che il mondo gay e transgender presenta molti aspetti positivi. Il ministero degli Interni è in grande difficoltà perché nei pressi di Sant'Anna, all'ingresso principale del Vaticano, alcuni monsignori adescano e molestano ragazzi e militari di servizio.

Bergoglio con sciarpa gay
A Capo dello IOR, la Banca Vaticana, c'è monsignor Ricca che dava scandalo a Buonos Aires, dove Francesco era cardinale, per le frequentazioni dei più sordidi circoli di marchettari gay che una volta lo malmenarono di brutto per le pretese troppo esigenti del monsignore. Sempre monsignor Ricca convive pubblicamente con un prestante capitano delle guardie svizzere.

Padre Martin, responsabile comunicazioni vaticane, benedice le sfilate gay pubblicamente e vi parteciperebbe in canottiera, parrucca e occhiali da sole.

Per il Papa:
"la Chiesa non crede più all'inferno dove la gente soffre"
Testuale : Eugenio Scalfari dopo averlo ascoltato annota : "Bergoglio ha abolito il peccato". Questa nuova Chiesa perdona tutto, tranne la fedeltà al Vangelo e alla parola di Cristo. Ne sanno qualcosa i francescani dell'Immacolata. Di loro un leader dei preti antimafia disse deridendoli: "credono ancora alla Madonna e alla sua verginità".

Il filosofo Marcello Pera che con Papa Ratzinger scrisse un libro a quattro mani: "Senza radici. Europa, relativismo, cristianesimo, Islam", edito da Mondadori, sostiene in una magnifica intervista a Corrado Ocone del Mattino di Napoli, che questo Papa aspira a distruggere l'Occidente, la sua cultura, la sua civilizzazione. Il Vangelo non c'entra nulla con la logica sovvertitrice e destabilizzante di un Papa che auspica la sommersione dell'Europa sotto uno Tsumani migratorio incontrollato. Questo Papa sembra un facilitatore dell'Anticristo. San Paolo ai fedeli di Tessalonica annunciava che l'Anticristo era già all'opera :
"il mistero dell'iniquità è già al lavoro. Ma ha bisogno che sia tolto di mezzo chi lo contrasta e lo trattiene. Proprio allora sarà la manifestazione dell'iniquo".
Ed ecco che nella chiesa ufficiale si fa viva l'eresia Pelagiana: ritenuta tale dal Concilio di Efeso del 431. Pelagio diceva:
"tutto ciò che si manifesta in me come mia natura è buono".
A questo punto i desideri, le ossessioni, le patologie vanno assecondate e soddisfatte. Se ci riflettete è la filosofia, il modello di vita dell'uomo desiderante, neo animale che si aggira nella foresta del nichilismo contemporaneo. È il modello di sotto uomo che il capitalismo globale e finanziario vuol creare. E la Chiesa dell'anti Cristo vorrebbe fornirglielo. Ma ci sono resistenze anche nella Chiesa. Il katekon, la forza che frena l'anti Cristo esiste, si manifesta. Nonostante Bergoglio e contro Bergoglio.

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The Two Beasts of the Apocalypse, spoken of in the Book of Revelations



In questo libro, un uomo di Stato e un uomo di Chiesa confrontano le proprie analisi sulla situazione spirituale, culturale e politica dell'Occidente e in particolare dell'Europa. E, pur partendo da posizioni diverse, scoprono una sostanziale convergenza circa le cause della crisi e i rimedi che potrebbero correggerla. Marcello Pera e Joseph Ratzinger, un pensatore laico e un pensatore religioso, concordano sulla necessità di un rinnovamento spirituale prima che politico : una crescita morale che dia senso allo sviluppo tecnologico, economico, sociale.


Perego Marco
Obbligatorio, per chi sa; per chi non sa e vuole sapere. Il filosofo M. Pera e il cardinale Ratzinger sono due giganti. Veramente da leggere e meditare.
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Autore :

Emiddio Novi
Emiddio Novi"scrittore a Napoli"
Pagina su facebook un luogo di discussione tra quanti non fanno parte del Truman Show della politica, della cultura e della comunicazione. Anche su Twitter  @emiddionovi e sul web emiddionovi.it
Ora ci ha lasciato ... RIP
Scopro adesso che, giornalista, tra il resto era anche stato deputato e senatore per Forza Italia, inizio a capire ... aveva scritto un libro interessante : "La dittatura dei banchieri. L'economia usuraia, l'eclissi della democrazia, la ribellione populista", Controcorrente, Napoli 2012, 240 p. ISBN 978-88-89015-94-0

Fonte    facebook    amazon

Twitter @Uimpossibile
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Sei libero: di condividere, di copiare, distribuire e trasmettere quest'opera sotto le seguenti condizioni.

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martedì 2 ottobre 2018

Francis Gillery : "ho studiato il meccanismo della menzogna di Stato nel caso Lady Diana" di Thierry Meyssan



Articolo datato ma interessante, che una vicenda del genere non si limitasse a un semplice incidente stradale era più che evidente ma ancora oggi a vent'anni dal fatto e a dieci dalla seguente intervista nulla è cambiato della versione ufficiale. L'ipotesi ventilata è più che mai plausibile, l'obiettivo non era Lady Diana ma Dodi Al-Fayed, trafficante d'armi, l'intervista si conclude con :
"Manifestamente, ci sono ancora delle poste in gioco, dieci anni dopo questo dramma"
in verità ancora dopo altri undici anni ulteriori ritorna qualcosa :

L’operazione Khashoggi
Bastava aspettare. Il 2 ottobre 2018 il principe Mohammed Bin Salman fa assassinare nel consolato saudita a Istanbul uno dei nanutengoli del principe al-Waleed Bin Talal, il giornalista Jamal Khashoggi, violando l’articolo 55 della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari.
Il medico personale di re Abdul Aziz era il nonno di Khashoggi. Il mercante d’armi Adnan Khashoggi, che equipaggiò l’aeronautica militare saudita e poi rifornì per conto del Pentagono l’Iran sciita contro l’Iraq sunnita, era suo zio. Samira Khashoggi, sua zia, è la madre del mercante d’armi Dodi Al-Fayed (eliminato con la compagna, la principessa britannica Lady Diana). Vedremo in seguito la storia completa.


Interessante soprattutto perchè, come vedremo, sono state utilizzate tutte le tecniche possibili in mano al regime, disinformazione, depistaggi, teoria del complotto, manipolazione, omissioni, cover up, omicidi e quel che più rimarcherei, il motivo, la "ragione di stato", quella cosa oscura che quasi tutti non considerano negli eventi che capitano, resta da determinare quale sia nei vari casi lo stato, non certo le repubbliche delle banane con cui è costruito il mondo e i pagliacci di politici che fungono da passacarte, quando non perseguitati, generalmente è un'entità sovranazionale che superficialmente potremo anche chiamare finanza, ma è ben altro, e vedrete che quando considererete i migliaia di miliardi di dollari in gioco, ho visto fare cose indegne per poche decine di migliaia di lire, magari fossero stati euro, e il gusto sadico del potere di vita o di morte sull'umanità forse finalmente vi toglierete dalla testa bacata una volta per tutte quel termine idiota, ideato appositamente, come qui lo chiamano  procedimento di devalorizzazione :
la "Teoria del Complotto" ...
Che in questo caso predominasse la "ragione del 'deep state'" fu evidente fin da subito e appunto, perchè lo fu immediatamente da, da pensare che fossero in qualche modo preparati ...

A seguire la recensione dei due film e del libro in questione, film datati difficili da trovare, l'unico posto dove ho rintracciato il secondo, più completo, sicuramente interessante è amazon Inghilterra edizione Istituto Luce sottotitolato italiano 8 sterline, come da immagine allegata più avanti.



Francis Gillery : "ho studiato il meccanismo della 

menzogna di Stato nel caso Diana"
29 agosto 2007

Scrittore e regista, Francis Gillery conduce da svariati anni un’inchiesta sul caso della Principessa Diana, o piuttosto sul modo in cui la ragione di Stato ha imposto una versione ufficiale e soffocato ogni contestazione a proposito della morte del suo amante, l’armatore Dodi Al-Fayed. In occasione della coraggiosa diffusione del suo film "Diana e i fantasmi dell’Alma" attraverso France 3, egli risponde alle domande di Thierry Meyssan.

Diana et les fantômes de l'Alma - extrait -

Inserire sottotitoli in italiano dalle impostazioni

Voltaire : Nella notte tra il 30 ed il 31 agosto 1997, una Mercedes si scontrava contro un pilastro del tunnel del ponte dell’Alma, uccidendo l’autista della limousine (Henry Paul), i due passeggeri (l’armatore Dodi Al-Fayed e la sua amante la principessa Diana), e ferendo gravemente la guardia del corpo Trevor Rees-Jones). Le autorità hanno riassunto l’avvenimento come un banale fatto di cronaca: un incidente d’auto provocato da un autista brillo. Pertanto, dieci anni più tardi, i fans della principessa hanno sempre l’impressione che si nasconda qualcosa e la ripresa dell’ inchiesta da parte britannica non ha chiarito le numerose questioni in sospeso. Il solo testimone del dramma, Trevor Rees-Jones, che avrebbe potuto fare un po’ di luce, resta muto assicurando di essere diventato amnesico. Secondo voi, c’è un segreto in questa storia ?

Francis Gillery : La morte di Dodi Al- Fayed non sarebbe mai stata tanto mediatizzata se Diana non fosse stata nella sua macchina. E’ un caso che avrebbe potuto restare nell’ombra e su cui le autorità francesi sono state costrette al silenzio.

In modo ricorrente, esistono dei "segreti di Stato" in cui le trattazioni di ogni tipo - parlo in modo generale - non devono essere rese pubbliche ed obbligano lo Stato a fare delle concessioni. All’occorrenza, la posizione francese ha certamente permesso di regolare dei problemi di tipo commerciale che avevano delle conseguenze per la Francia. Si è scelto il silenzio per risolvere questi problemi.

Voltaire : c’era qualcosa da negoziare ?

Francis Gillery : Penso di si. Ma non ho sviluppato questo aspetto nel mio libro, né nel mio documentario, poiché non volevo entrare in ipotesi e speculazioni. (Volevo) giusto portare il lettore ed il telespettatore ad interrogarsi su una storia e sulla maniera in cui è stata costruita.

Voltaire : Da molto tempo, già nei Paesi anglosassoni, e da cinque anni in Francia, le autorità hanno imparato a svalorizzare ogni interrogativo sulle loro dichiarazioni, qualificandoli come "teorie del complotto". Precisamente, non si è denunciata una "teoria del complotto" tra le persone che dubitano della versione ufficiale della morte della principessa Diana ?

Francis Gillery : E’ questo procedimento di devalorizzazione che mi ha interessato. Mentre ogni inchiesta scientifica deve avere un contraddittorio, ogni persona che contesta la versione iniziale è tacciata d’infamia. E’ questo meccanismo di divieto di pensare, di disinformazione, che è il soggetto del mio studio, di cui la questione Diana non è che un caso.

Qui si hanno immediatamente due versioni distinte: una ufficiale, che è l’incidente autostradale; ed una dissidente di Mohammed Al-Fayed, il padre del morto. Egli parla di "complotto", ma non nel senso in cui lo si intende di seguito. Egli non entra nel dettaglio, ma lascia pensare che ne era stato avvertito in anticipo. Le sue dichiarazioni suggeriscono che questo complotto si estende al mondo degli affari, dei suoi affari. Attraverso uno slittamento di vocabolario, il dibattito si è complicato passando dal complotto criminale alla "teoria del complotto", ovvero ad un tentativo irrazionale di spiegare l’ordine ed il disordine del mondo attraverso un attore occulto. Da allora, le persone ragionevoli si allontanano dalla discussione.

Voltaire : Un altro modo di svalorizzare è l’accusa di antisemitismo: Lei contesta la versione ufficiale, allora Lei è un revisionista ?

Francis Gillery : Si è cercato varie volte di farmi prendere questa china, specie quando alcune personalità mi hanno suggerito, senza alcun elemento, la pista del Mossad. E’ un grande classico della manipolazione.

Voltaire : la conclusione provvisoria dei Suoi lavori è che non si tratta di un incidente, ma di un crimine, e che il bersaglio non era la principessa Diana, ma il suo amante, l’armatore Dodi-Al-Fayed. Non è molto di tendenza.

Francis Gillery : E’ almeno la prova che il mio modo di procedere non è interessato. La focalizzazione sul personaggio pubblico di Diana ha scartato ogni riflessione su gli Al-Fayed. Non si è mai investigato in questa direzione. I poliziotti ed i media non ne hanno mai parlato. Principalmente perché nessuno ha fatto il suo lavoro. I poliziotti hanno ricostruito un incidente stradale e i giornalisti hanno riprodotto questa versione. Si è venduta molta carta stampata, ma non si è trattato nulla, al contrario, si è ottenebrata la questione.

Per essere giusti, bisogna riconoscere che qualcuno ha agito con professionalità, ma la sua voce è stata ricoperta dal chiasso : Cito per esempio Peter Hounam del Sunday Times, che, dal 1998, ha sollevato l’attenzione sulla pista Dodi.

Qui l’eccezione conferma la regola. Dall’inizio il branco dei media ha accettato la versione dell’incidente stradale: Nessuno si è mai interessato alla causa del decesso. Così non si sa di cosa Dodi-Al Fayed è morto. Nessuna autopsia è stata praticata. E perché la si doveva fare, dato che si era già persuasi che si trattava di un incidente d’auto ?

Questo meccanismo della versione iniziale che erge a certezza e che viene eretta a dogma, si riproduce di caso in caso, quando è in ballo la ragione di Stato. Dobbiamo studiarlo e comprenderlo. L’affare Diana è un caso da scuola: è perché lei è morta che si è potuto occultare il resto e le vere poste in gioco. Ma è anche perché era implicata lei, che, dieci anni dopo, non ci si soddisfa delle menzogne ufficiali ed è ancora possibile parlarne.


Voltaire : Il recente rapporto di 800 pagine di Lord Stevens non chiude la polemica ?

Francis Gillery : No. Del resto Lord Stevens ha avuto la prudenza di precisare che si trattava di un rapporto preliminare anche se non aveva previsto di dare un rapporto conclusivo. Si tratta solo di una vasta sequela (di argomenti) che si applica per eludere le questioni principali. A cominciare da questa: Dodi Al- Fayed non era a passeggio a Parigi, ma si recava ad un appuntamento preciso per concludere un certo contratto.

Solo e senza mezzi sono arrivato a riunire una quantità d’informazioni: Non posso credere che Scotland Yard, con una decina d’investigatori a tempo pieno e mezzi considerevoli, non le abbia trovate in più di tre anni di ricerche. Ma piuttosto che approfondire queste informazioni, Lord Stevens le ha insabbiate.

L'entrata alla Galleria dell'Alma,

luogo in cui è avvenuto l'incidente

fatale il 31 agosto 1997
Per esempio, nel mio primo film, Lady died, avevo evocato le confidenze del fotografo James Andanson allo scrittore Frederic Dard. Andanson confidava d’esser stato presente con la sua Fiat Uno nel tunnel dell’Alma. Poiché Andanson è stato trovato morto in circostanze misteriose ed anche Frederic Dard è morto, in seguito, una commissione rogatoria è stata aperta per ascoltare la sua vedova e sua figlia che avevano assistito alla conversazione. Sono state ascoltate separatamente per ore e poi confrontate. Poiché mantenevano la loro versione, sono state "cucinate" fino a fargli dire che si erano alzate durante il pasto per servire le pietanze, che avevano capito male la conversazione, forse, e dunque la loro testimonianza non poteva essere considerata valida. Questo malgrado i Dard avessero dei camerieri che assicuravano il servizio a tavola.

Lord Stevens ha sistematicamente scartato gli elementi che lo infastidivano ed ha ignorato quelli che non riusciva a scartare. Così si è stabilito che il conducente ha perso il controllo del veicolo, ma non perché l’ha perso. Era importante analizzare l’impianto elettrico ed il computer di bordo. Il rapporto Stevens assicura che è tutto troppo in pessimo stato per poter essere analizzato da un esperto. Ciò, non è, evidentemente, credibile per la scatola.

Voltaire : Nei giorni che hanno seguito l’incidente, ho incontrato un responsabile dello spionaggio francese che ha ricordato davanti a me l’inchiesta parallela dei servizi del Primo ministro sul modo di operare degli assassini. Queste investigazioni sono comprese nel dossier giudiziario ?

Francis Gillery : capisco di cosa parla. Ebbene no, questa inchiesta è restata segreta : del resto, non è la sola. Oltre alla squadra criminale responsabile legalmente di questo affare, la squadra anti-terrorismo ha condotto l’inchiesta fuori procedura. Ma anche in questo caso non si sa nulla dei risultati cui è giunta.

Voltaire : Si obietta spesso che casi come questi sono impossibili, poiché per realizzarli e farli passare sotto silenzio, implicherebbero un gran numero di complici, dunque un gran rischio di essere sventati. Alcuni investigatori sono ritornati sulle loro affermazioni iniziali?

Francis Gillery : la maggior parte dei funzionari che ha lavorato su questa storia, non ne conosce che dei frammenti. Ma per parlare, bisogna avere una visione d’insieme. E’ tutto.

Quando un superiore vi dice :"Ci regoliamo su questo", non si arriva più in là. Tutti vogliono riuscire a fare qualcosa, nell’interesse del servizio, nell’interesse dello Stato. Nessuno svelerà stati d’animo anni dopo. Nessuno si metterà in pericolo, né si isolerà dai suoi colleghi per consegnare una testimonianza che sa essere parziale e poco utile, intanto che rimarrà solo.

Il ministro dell’Interno dell’epoca, Jean Pierre Chevènement, ha forse esitato a parlare. In ogni caso, egli sapeva di certo più di un semplice poliziotto e si è chiaramente dissociato dalla versione che ha contribuito a propagandare, sottolineando che si era fidato unicamente di ciò che i servizi gli avevano detto. Alla fine, non è andato più lontano.

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Voltaire : non è necessario fare appello a numerosi funzionari per soffocare un caso. Gli stati hanno generalmente sotto mano qualche collaboratore compiacente per questo, piazzato ai posti giusti. Chi ha diretto l’ inchiesta medico-legale ?

Francis Gillery : Il Dottor Dominique Leconte, e le sue analisi del sangue sono state trattate da un laboratorio esterno. Si tratta dello stesso medico e degli stessi esperti che hanno stabilito che il giudice Bernard Borrel era stato assassinato a Gibuti, un altro affare di Stato, ma che si conosce meglio oggi. Si, si ritrovano gli stessi protagonisti, quando è in gioco la ragione di Stato.

Insisto sul fatto che le analisi del sangue non sono serie, una prima analisi ha mostrato che l’autista, Henry Paul, era ubriaco, ma ha anche mostrato che il suo sangue era saturo di monossido di carbonio: in questo caso non poteva essere il suo sangue che si ha analizzato, poiché con un tale tasso di monossido di carbonio non avrebbe potuto tenersi in piedi, ed ancora meno mettersi al volante di una macchina.

Malgrado ciò si è proceduto ad una contro analisi, qualche giorno dopo, che ha dato gli stessi risultati. Ciò è ancora più ridicolo. Poiché il tasso alcolico sarebbe dovuto variare con il tempo. Per farla, non ci si è sbarazzati dei protocolli : sono gli stessi esperti che hanno proceduto all’analisi e l’hanno fatta quando avevano ancora i campioni precedenti.

Voltaire : In definitiva solo Mohammed Al-Fayed avrebbe potuto giuridicamente stoppare questa mascherata. Perché nemmeno lui l’ha fatto ?

Francis Gillery : Dall’inizio ha ricordato un complotto criminale. Ma svelare gli altarini avrebbe supposto esporre alla luce le sue attività. Ora il commercio delle armi implica la più grande discrezione.

Il suo entourage gli ha consigliato di sviare l’attenzione su Diana. Ha portato causa alla famiglia reale. Si è troppo compromesso in questa versione per poter, oggi, dire la verità.

Voltaire : Al contrario, alcuni rivali di Al-Fayed potevano avere interesse a fare scoppiare la verità per farli uscire allo scoperto. Lei ha incontrato Ashraf Marwan, l’altro grande negoziante d’armi egiziano, prima che non cadesse dal suo balcone il 27 giugno scorso ?

Francis Gillery : No. Ho cercato a lungo di parlargli, ma si è rifiutato. Sapevo che aveva tutte le chiavi del caso. Ho appreso della sua morte leggendo Voltairenet.org. Anche lì ho visto come la macchina mediatica va su di giri: tutti parlavano del suo ruolo noto durante la Guerra dei Sei Giorni, nessuno, salvo voi, notava il suo mestiere: il mercante d’armi.

Voltaire : Visto che le autorità francesi hanno imposto una versione dei fatti, che significa la diffusione del suo documentario critico, da parte di un canale pubblico francese ?

Francis Gillery : Non sono sprovveduto. Non credo che questo accada per caso. Manifestamente, ci sono ancora delle poste in gioco, dieci anni dopo questo dramma.
Fonte   voltairenet   
Tradotto per comedonchisciotte.org da Draculia


I due film e il libro di Francis Gillery


Lady died. Ediz. illustrata
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Se dei fantasmi continuano ad abitare place de l'Alma, è forse perchè dei segreti sepolti nella memoria dei vivi faticano ancora a trovare la via della luce. E se il compito dell'istituzione giudiziaria è quello di ristabilire l'ordine pubblico, tale missione sembra essere stata perfettamente assolta dalla Francia dopo la morte spettacolare della principessa Diana avvenuta a Parigi nella notte fra il 30 e il 31 agosto 1997: un "banale" incidente stradale. È verso le sfere opache dei gruppi di influenza del lusso e del potere che si orienta la presente inchiesta. Essa propone un punto di vista inedito sulla morte di Diana, principessa di Galles, e di Dodi al-Fayed, dirigendo le ricerche verso l'"altro mondo" in cui si muovevano i tragici amanti.
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La spettacolare morte di Lady Diana Spencer a Parigi il 31 agosto 1997 pose fine alla vita e al destino della "principessa dei cuori".
Questo evento, che ha coinvolto una personalità così famosa, ha creato un'enorme ondata di emozioni e un'atmosfera di lutto mondiale, a cui i media francesi hanno contribuito in modo sostanziale.
Ma perché sollecitare a tal punto la compassione e un crescente accumulo di emozioni a scapito delle vere notizie sulla fine dell'ascesa di una personalità con ambizioni personali indiscutibili che hanno disturbato la Corona d'Inghilterra ? Se non la seppellire più velocemente ?
Questo film intende mettere in discussione l'effetto perverso, se non ricercato, consistente nel trattare solo la storia dei fatti in modo da negare un altro livello di realtà ed evitare qualsiasi notizia sull'altro mondo, quella dei ricchi e dei persone al potere. Un mondo che a volte accidentalmente interferisce con le nostre vite quotidiane o la cui irruzione prende la forma di un incidente.
Il film intende anche mostrare come il pubblico in generale sia stato manipolato in questo caso: inizieremo la nostra indagine dagli stessi elementi oggettivi che erano a disposizione dei media in quel momento e che quei media hanno scelto o meno per sostanziare la teoria ufficiale dell'incidente.
Guarderemo indietro, con occhio critico e analitico, a ciò che è stato preso da alcuni per un evento, da altri per un non-evento, e in entrambi i casi a un caso modello di come le notizie, a cui pochi di noi sono stati in grado di ignorare, sono presentati.
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«La sua indagine è densa, accessibile a tutti ed eccitante. Niente a che vedere con un'ennesima accusa ai paparazzi (...) Emozionante».
- Aujourd'hui en Francia -


DIANA E I FANTASMI DELL'ALMA Un film di Francis Gillery - 2006

Locandina Diana et les fantomes de l'Alma
"Il precedente film prodotto da Artline Films, Lady Died (2002), è tornato alla verità ufficiale e al trattamento mediatico dell'incidente automobilistico in cui Lady Di era stata uccisa; un evento sensazionale che ha segnato la fine del ventesimo secolo, e un diversivo ben orchestrato si sarà limitato alle notizie.
Ricordando le linee principali del caso Diana, Requiem for a Princess farà il punto sui recenti sviluppi, raccoglierà gli elementi nascosti in Lady Died e, soprattutto, continuerà l'indagine su una traccia inedita.
È un "cambio di famiglia", una mossa da Windsor a Fayed, un passaggio da Buckingham a Harrods e un passaggio dai tabloid alle gazzette politiche economiche e finanziarie.
Questa indagine svilupperà una visione dello scontro molto diverso da quello controverso della giustizia francese (velocità, alcool) da un lato e quello dell'attacco fomentato dalla famiglia reale d'Inghilterra, perniciosamente alimentato da Mohamed al Fayed (attacco reale) d'altra parte.
La mia ipotesi è meno comune dell'incidente stradale e meno inquietante per la famiglia reale di quella di Fayed.
La comprensibile concentrazione sulla personalità della Principessa del Galles le fece dimenticare che non era sola nella macchina".
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"Questo film accuratamente realizzato (...) si rivela piuttosto ben documentato e quindi sconvolge l'indagine ufficiale che il dubbio ci sta intromettendo. È intelligente ... "
- Télérama -


Segue quello che sembra lo stesso documentario ma con titolo e recensione diversa :
REQUIEM PER UNA PRINCIPESSA Un film di Francis Gillery

Due miliardi e mezzo di telespettatori hanno assistito al suo funerale in televisione. Dieci anni dopo, nonostante due distinte inchieste ufficiali, seguite da vicino da un'enorme copertura giornalistica e televisiva, la causa della morte di Diana, la Principessa del Galles, rimane un mistero completo. 
Non era colpa dei paparazzi, né dell'autista. Non era una questione di velocità o di alcol. Non è stato un "normale incidente stradale", come l'indagine francese ha cercato di dimostrare. Troppe domande rimangono ancora senza risposta.
Perché l'analisi del sangue dell'autista è ovviamente falsa e il campione di sangue reale è ufficialmente perso ? Perché un testimone oculare chiave era indubbiamente spaventato dal silenzio dalle autorità francesi ? Perché l'indagine inglese è iniziata più di sei anni dopo i fatti ? Dove stava andando davvero la Mercedes ? Cosa dovrebbe essere successo dopo ?
Fonti elusive. Disavventure amministrative. Sparizioni di testimoni. Indagini pubbliche tardive. Conclusioni giudiziarie controverse.
L'indagine di Francis Gillery è iniziata in Francia quattro anni fa.
Testimonianze chiave e prove nascoste erano in attesa di essere trovate da un'indagine approfondita.
Ciò che Gillery ha scoperto dà un significato del tutto inaspettato alla tragedia. "Requiem for a Princess" segue un percorso sorprendente da Parigi a Dubai, passando per Londra, Lussemburgo, Vienna, Monaco e Washington. L'indagine coinvolge personaggi principali direttamente coinvolti nel dramma, esperti scientifici e legali e giornalisti di alto livello.

Descrizione del DVD
A dieci anni dalla morte della principessa Diana, un'inchiesta sorprendente che chiama in causa i protagonisti coinvolti nel dramma, gli esperti scientifici, i legali e i giornalisti più importanti. Dietro le quinte, le rivelazioni di prima mano degli agenti della CIA, dei commercianti di armi e dei criminologi ci conducono attraverso la storia mai raccontata della dinastia Al-Fayed.

venerdì 31 agosto 2018

Roberto Saviano getta la maschera, la scrittura Embedded e la vicenda Aquarius



Articolo fermo da anni, poi da mesi, ma certe fetenzie non hanno tempo. Eccolo di nuovo quì, Roberto da Sion, il sinistro losco figuro sionista, che, come sempre, parla a nome e per conto del potere imperialistico dominante, mai potuto sopportare, solo alla vista, entra a gamba tesa, ovviamente a dare il suo contributo al teatrino sui migranti, del governo e di Salvini, che deve pur dare qualche caramella ai belanti elettori, qualche operazione demagogica per distrarre, mischiando il mazzo prima di esibirsi nel gioco delle tre carte, ci stà, interessante combriccola, in confronto la banda bassotti sono dei pivellini.

Le stronzate che dice sono catastrofiche, poi parlano di "Fake News", neanche a commentarle, ci hanno rapinato di centomila miliardi di euro Non posso credere che TU permetta questo - Sistema monetario e Codice Penale. Avv. Alfonso Luigi Marra, delocalizzato il lavoro, svenduta l'Italia a forza e secondo loro, avremo bisogno dei migranti, CRI MI NA LI, non i migranti ma gli "innominabili" altrimenti semini l'odio, che ce li portano e i loro servi che propagandano queste bestialità assassine, questo sono .... The Washington Post : Diffondere notizie false, fake news, diventa una pratica standard per i governi di tutto il mondo

Il monologo di Roberto Savino sull'immigrazione
La vicenda Aquarius e il rapporto tra l'Italia e gli immigrati

Non riesco a guardarlo, mi viene il volta stomaco.
Intanto mentre sono tutti distratti a guardare la porta d'ingresso, dove si urla per la questione Aquarius, dal retro, sottovoce entrano 930 migranti e nulla è sostanzialmente cambiato, nemmeno la solita ipnosi collettiva di idiozia generale. Tradimenti, colpi di stato, teatrini, 
truffe, ipnotizzati, smemorati, distrazioni tutto procede perfettamente sulla tabella di marcia di "Colonia Italia"... 

In effetti bisogna rendergli merito, li ha chiamati "Banditi", però per esattamente il motivo contoc.rario della realtà, ma non si può chiedere troppo. 

Comunque secondo il Ministero dell'Interno gli sbarchi sono diminuiti da gennaio, il governo è arrivato solo il 1°giugno, 88 giorni dopo le votazioni del 4 marzo, sembra che siano la da anni, col casino, la cortina fumogena, che hanno costruito ad hoc.

 La verità su AQUARIUS e SAVIANO. Luca Donadel

13 giugno 2018 - Dati alla mano smonto il monologo di Saviano e alcune bufale sull'effettivo numero dei migranti richiedenti asilo.

Così lo introdussi quando lo pubblicai:
Era facile ci ero arrivato anch'io e chissà quanti altri, ma tanti, troppi NO, mancano però i doppi, tripli giochi, capovolte e cortine fumogene del governo ops, quale governo ... degli abusivi ...
La più bella resta quella di Roberto da Sion :
"siamo fortunati 5 miliardi non pesano sul rapporto deficit/PIL",
dimentica che li cacciamo comunque fuori, i suoi antenati cambiavalute lo avrebbero licenziato... poi che ci servano milioni di migranti ... già spiegata ....
C'è solo un errore semi corretto ma rimane una contraddizione nei termini, data dalla propaganda anti Berlusca, ci cascano quasi tutti, all'inizio dice che erano secoli che le navi facevano il tragitto dell'Aquarius poi alla fine si ricorda di Gheddafi, comunque bravo, molto più di quasi tutti ...


Bene, finito di introdurre e impaginare l'articolo, rileggo e  mi sembra che abbiamo fatto il tiro al piccione, incredibile la faccia tosta, per non dire di peggio, di certa gente, io non riuscirei a guardarmi allo specchio, questione di etica, morale e di programmazione, io ne ho una e Roberto da Sion, un'altra, pari a quanto segue :

"By Way of Deception Thou Shalt Do War"
 "Per mezzo dell'inganno, farai la guerra".
- Mossad - motto
ITRE RABBINI - Karl Marx, Sigmund Freud, Albert Einstein, il paradigmamaterialista, vivere con l'inganno, per l'inganno, dell'inganno ... , come si muove la lobby è poi chiaro, a rotazione ne prendono uno e gli danno visibilità, gli fanno fare un pò di marchette e comparsate a spese nostre, impunito perchè tanto ha una quindicina di milioni di collusi più i corrotti che gli reggono le mutande e fai in fretta ad arrivare all'attico a New York, tanto sarà stato di qualcuno che hanno mandato in rovina, al solito ...  I SAYANIM: “AGENTI DORMIENTI” MOLTO ATTIVI A SERVIZIO D’ISRAELE. Tocca il fondo raschiando l'impossibile  elogiando, l'accoglienza e la tolleranza di Tel Aviv dove i festeggiamenti preferiti sono i bombardamenti al fosforo bianco sulle scuole dell'UNHCR, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite, gli risponde l'assassinato Vittorio Arrigoni a ricordarci che questi ammazzano per davvero anche se ci raccontano di essere vittime ...

Storia e bufale dell'ebreo sionista Roberto Saviano e di Gomorra

Curriculum di un falsario, propagandista e sionista.

G2A logo

Non posso non inserire questa analisi devastante :

Saviano su immigrazione a Di Martedì, Floris. Retorica, fake news ed errori

di Antonio Amorosi
13 giugno 2018


Roberto Saviano, monologo sull'immigrazione a Di Martedì da Giovanni Floris, dopo il caso Aquarius. Fiera di emotività condita da fake news, errori e retorica
“Saviano possiede un incredibile dono per l’esagerazione”,
cioè a gonfiare fatti, scriveva nel 2015 Michael Moynihan sull'autorevole giornale "The Daily Beast", recensendo l'uscita americana di ZeroZeroZero, oltre ad accusarlo di copiare il lavoro di altri senza mai citarli o da wikipedia, far passare per sue le interviste di colleghi giornalisti o inventare personaggi descritti come reali.

Ieri sera a Di Martedì di Giovanni Floris Roberto Saviano si è scatenato in un monologo di un quarto d'ora sull'immigrazione. Ormai l'autore napoletano è da anni una sorta di santone ieratico, professionista nell'assumere pose di autocompiacimento per le sue trovate e di disprezzo per il nemico di turno, trattato alla stregua di un criminale da strada. Lo ha fatto in passato con esponenti del PD, lo fa oggi con Lega e M5S. Un caso, un meccanismo o un comportamento che finiscono sotto la sua lente possono diventare, gonfiati da un'emotività strabordante e aggiustati da una lettura parziale, un archetipo del genere umano o un modello da rigonfiare, ristudiare, risezionare per altri infiniti racconti. Meglio se fatti in uno show televisivo o in un monologo.

Sarà perché non deve essere “disturbato”, vista la predilezione a “gonfiare” e aggiustare ? 

Tranquilli, nei principali talk italiani non corre il pericolo di domande non preparate.

Non sto qui a spiegare che quando Saviano parla di casalesi e di camorra ha capacità fuori dal comune, ma da tuttologo è il miglior distruttore delle sue stesse parole (e l'effetto che hanno procurato sia l'approfondimento di un giornale autorevole come The Daily Beast che la sentenza della Cassazione sul plagio di pezzi di Gomorra non sono stati da poco)

Del fenomeno immigrazione dice che prima di tutto l'Europa è buona e addirittura ci “scorpora dal bilancio” dello Stato i 5 miliardi destinati al salvataggio dei rifugiati. Vero, ma non si comprende perché la flessibilità non sia concessa per problemi strutturali. Perché salviamo vite umane, rifugiati dalle dittature o dalle guerre del continente africano! ? No. I dati ufficiali ci dicono che, al di là del “viaggio emotivo” di Saviano, su 100.000 sbarcati ottengono lo status di rifugiato circa in 6000, come spiegato più approfonditamente anche qui. Quindi il grosso delle risorse serve ad alloggiare immigrati economici ed a foraggiare cooperative e aziende che ci lucrano per anni.

Il fenomeno migratorio è più complesso dell'onda emotiva di Saviano e dei salotti bene della sinistra italiana.

Come spiega il giornalista Roy Beck 
“ogni anno gli Usa accolgono 1 milione di immigrati, ma i poveri nel mondo sono almeno 3 miliardi. Anche triplicando il numero non cambierebbe niente, anzi togliamo a quei Paesi le persone migliori che potrebbero cambiare le cose”.
In un'Italia sempre più precarizzata, senza il sistema industriale di 20 anni fa e con zone del Sud desertificate dalla possibilità di una paga umana, gli immigrati che arrivano saranno sempre più costretti a vendersi per una ciotola di riso, facendo da manovalanza alla criminalità organizzata o da esercito di riserva contro chi ha un lavoro precario a vita. Ma andiamo avanti.

Saviano racconta di come gli immigrati riempiano
“zone svuotate da italiani, arrivando a popolare paesi fantasma”.
Si riferisce agli immigrati che ripopolano il Sud, in verità accettando condizioni di vita da schiavi. Perché è questa l'economia che l'Italia ha riservato al Sud da decenni, non avendo voluto estirpare mali atavici: la criminalità organizzata, il clientelismo, l'assistenzialismo e una classe dirigente da terzo mondo. Oppure agli immigrati è lasciato far parte dell'”assistenza Mulino Bianco” messa in piedi in alcuni paesini, dove con soldi pubblici vengono assistiti da cooperative di italiani, così l'economia gira e il paesino rivive con le attività che rifioriscono. 
La fiera dell'assistenzialismo 2.0.

Se proprio bisognava praticare l'assistenzialismo non era meglio nei confronti di milioni di persone che abbiamo costretto a lasciare il Sud per anni ? O che anche al Sud vi fosse un po' di libero mercato, facendo rispettare la legge che c'è altrove ? O facendo investimenti mirati e non in stile Cassa del mezzogiorno ? No, non si poteva. E oggi ancor meno perché l'Europa non ci consente la flessibilità.

Ma la più bella arriva quando Saviano dice che
“gli immigrati difendono i diritti che gli italiani non vogliono più difendere”.
Il riferimento è a figure come Jerry Masslo a Villa Literno nel 1989, barbaramente ucciso o al camerunense Ivan Sagnet nel 2011 tra i braccianti immigrati di Nardò in Puglia. Saviano:
“Sagnet... guidò il primo sciopero di braccianti agricoli stranieri contro il caporalato... il lavoro giorno per giorno, la carne umana comprata... (con enfasi, ndr) Lo scioperò portò all'istituzione del reato che non esisteva: il caporalato come reato nel nostro Paese non esisteva...”.
Il reato esiste dal dopoguerra, solo che si chiamava intermediazione fraudolenta di manodopera. L'intermediazione di manodopera poteva farla solo lo Stato (nell’art. 27 della legge n. 264/1949 e artt. 1 e 2 della legge n. 1369/1960) con gli uffici di collocamento, altrimenti scattava il reato. Così come ci sono state le lotte contro il caporalato di tanti meridionali che hanno portato i braccianti negli anni '70 anche all'occupazione delle terre. Ma per l'efficacia delle sanzioni occorrevano misure repressive reali per debellare un fenomeno di massa e per una possibile soluzione porsi il problema della gestione di un settore comunque esistente.

Il pacchetto Treu e la legge Biagi del 2003 hanno reso legale l'intermediazione privata, facendola emergere, ma imponendo obbligatoriamente la gestione solo alle agenzia interinali. Nel 2011 l'azione repressiva si amplia, nel 2015 con il governo Renzi il reato viene invece abrogato e nel 2017 si fa marcia indietro con la reitroduzione. Ma il problema non è in sé la legge: è la sua applicazione e la volontà concreta, che non c'è, di perseguire i reati.

Infatti anche se la parte viva della nostra agricoltura, soprattutto a Sud, è pervasa dal dramma del caporalato, non si è ancora sentito parlare di retate di massa. Eppure il caporalato è dilagante, nonostante la retorica, le “palle televisive”, i luoghi comuni, gli show per intrattenere il popolino bue, al di là della prosopopea strappalacrime di Saviano. Il caporalato esiste, come Dio.

Dio non c'è, eppure esiste.


Saviano getta la maschera 

di Gianni
11 aprile 2013

Roberto Saviano nel suo ultimo libro “Zero zero zero” ci toglie qualsiasi dubbio sul proprio ruolo e sulla sua funzione al servizio dello Stato.

L’articolo di Paolo Persichetti che vi propongo di seguito vi spiega quello che emerge, in modo del tutto trasparente, dal suo ultimo “servizietto”

Ho aggiunto più sotto altri 2 articoli che già, alcuni anni fa, ci facevano capire con che razza di giornalista avevamo e avremmo avuto a che fare.

Il primo risale all’11 ottobre del 2010 e porta la firma di Vittorio Arrigoni, il quale da Gaza rispondeva in modo ineccepibile alle falsità, raccontate da Saviano e da altri intellettuali e politici di casa nostra (sopratutto della cosiddetta “sinistra”), sullo Stato di Israele.

Articolo che denota tra l’altro come il sostegno, senza se e senza ma, allo Stato Sionista sia veramente radicato in tutta l’informazione italiana e nelle istituzioni, salvo ormai sempre più rarissime eccezioni.

Come diceva il rimpianto Vik: Che il dolore dei torturati possa torturare i loro sogni.

Il secondo e ultimo articolo ci ricorda come il suo ruolo di eroe del giornalismo italiano serve non solo a livello nazionale come propaganda dello Stato etico e dei suoi apparati militari-giudiziari, ma si spinge molto più in là lodando la democrazia di casa nostra e attivando la tanto citata da lui, macchina del fango, fatta di calunnie e diffamazioni, contro Paesi quali Cuba e Venezuela.

La figura che emerge dell’eroe nazionale non è nientemeno che quella di un giornalista, ben pagato da case editrici e dalla tv di Stato, al servizio del potere, alla faccia della libertà che tanto va predicando !

SPEDIRE WEB


Zero zero zero, Saviano e la scrittura embedded

di Paolo Persichetti
6 aprile 2013

Lo trovate dappertutto, nei posti più inattesi, dal fioraio al fruttivendolo, dal giornalaio al kebabbaro, si tratta di un contenitore cartaceo che al suo interno raccoglie righe d’inchiostro disposte in modo orizzontale, alcuni insistono nel definirlo “libro” ed in effetti da lontano la sua forma può anche ricordare qualcosa del genere, ma una volta vicini il trompe l’œil è presto svelato: è solo una merce rilegata, fogli pressati e incollati, un albero segato e ridotto in poltiglia, un pezzo di bosco raso al suolo.


450 pagine per 18 euro. Ma più dell’insieme contano i dettagli. Ad esempio le due paginette, 441 e 442, situate nei ringraziamenti. Qui l’autore è prodigo di riconoscimenti e gratitudine verso:
«L’Arma dei Carabinieri, la Polizia, la Guardia di Finanza, i Ros, i Gico, lo Sco, la Dia e la Dda di Roma, Napoli, Milano, Reggio Calabria, Catanzaro e tutte quelle che qui ho dimenticato, per avermi permesso di studiare, leggere e in alcuni casi vivere le loro inchieste e operazioni: Alga, Box, Caucedo, Crinime-Infinito, Decollo, Decollo bis, Decollo Ter, Decollo Money, Dinero, Dionisio, Due Torri Connection, Flowers 2, Galloway-Tiburon, Golden Jail, Gree Park, Igres, Magna Charta, Maleta 2006, Meta 2010, Notte Bianca, Overloading, Pollicino, Pret à Porter, Puma 2007, Revolution, Solare, Tamanaco, Tiro grosso, Wite 2007, Wite City.
Ringrazio la Dea, l’Fbi, l’Interpol, la Guardia Civil, i Mossos d’Esquadra, Scotland Yard, la Gerndarmerie Nationale francese, la Polícia Civil brasiliana, alcuni membri della Policía Federal messicana, alcuni membri della Policía Nacional de Colombia, alcuni membri della Policija Russa, che mi hanno accompagnato nelle loro inchieste e operazioni: Cabana, Cornestone, Dark Waters, Delfín Blanco, Leyneda, Limpieza, Millennium, Omni Presence, Padrino, Pier Pressure, Processo 8000, Project Colissée, Project Coronado, Russiagate, Reckoning, Relentles, SharQC 2009, Sword, Xcellerator.
Ringrazio tutti i pm, antimafia e non solo, con cui ho studiato e discusso in questi anni. Senza di loro non avrei potuto scoprire molte cose: Ilda Boccassini, Alessandra Dolci, Antonello Ardituro, Federico Cafiero De Raho, Raffaele Cantone, Baltasar Garzón, Nicola Gratteri, Luis Moreno Ocampo, Giuseppe Pignatone, Michele Prestipino, Franco Roberti, Paolo Storari.
Ringrazio i vertici dell’Arma dei Carabinieri, il Comandante Generale Gallitelli, il Capo della Polizia di Stato Antonio Manganelli, e il Comandante Generale Capolupo della Guardia di Finanza. Ringrazio in particolare il Generale dei Carabinieri Gaetano Maruccia, il Comandante dei Ros Mario Parente, il Generale della GdF Giuseppe Bottillo, che hanno seguito la crescita di questo libro. […]
Ringrazio nell’Arma dei Carabinieri coloro che gestiscono la mia vita: il colonnello Gabriele Degrandi, il capitano Giuseppe Picozzi, il capitano Alessandro Faustini».
E bene, cosa c’è di nuovo? Qualcosa c’è. Quanto era già largamente percettibile in passato, seppur ancora in modo implicito nelle pieghe del discorso, ora è esposto in modo trasparente : Saviano ammette la sua natura di scrittore embedded.

Che cosa è uno scrittore embedded ?
Il termine è divenuto d’uso corrente nel 2003 quando nel febbraio di quell’anno venne introdotta dal nuovo regolamento del Dipartimento della Difesa USA, diffuso poco prima dello scoppio della guerra in Iraq, una nuova figura professionale: il giornalista arruolato dalle forze armate di una nazione per essere al loro fianco, in prima linea, a narrare cosa accade durante le azioni belliche. Il regolamento diceva
«Questi embedded media vivranno, lavoreranno, viaggeranno come parte delle unità in cui saranno inseriti per facilitare la copertura delle azioni delle forze di combattimento».
Questa innovazione è stata recepita dalla stragrande maggioranza degli eserciti mondiali, compreso quello italiano. Ovviamente l’intento che ha mosso gli Stati Maggiori delle forze militari non era certo quello di farsi democratici e trasparenti ma di riuscire in questo modo a governare il “Quarto potere”, imbrigliando l’informazione, controllandola e orientandola alla fonte, memori della guerra del Vietnam persa politicamente nelle retrovie, all’interno delle proprie frontiere a causa della circolazione di immagini sulla guerra troppo libere e anarchiche, che non nascondevano la sofferenza dei propri morti, i bombardamenti a tappeto delle città vietnamite, le stragi e le violenze gratuite inferte alla popolazione civile. Scene che avevano mobilitato l’opinione pubblica statunitense e mondiale creando una forte corrente pacifista.

Tutto ciò non avrebbe più dovuto ripetersi. La guerra doveva diventare asettica, pulita ed etica, i morti andavano nascosti dietro i cosiddetti “danni collaterali”, il flusso e il ritmo delle informazioni selezionato e ripulito. L’uso delle immagini, della parola e della scrittura trasformato in una nuova arma strategica. Per fare ciò andava creato un nuovo tipo di soldato: il giornalista embedded.

Saviano ha innovato ulteriormente questa figura professionale, diventando l’arruolato numero uno delle forze di polizia, degli apparati investigativi e inquirenti sul fronte interno della criminalità organizzata e dei narcotraffici. Una funzione intellettuale che appartiene alla particolare categoria degli imprenditori morali, al prototipo dei creatori di norme, come li ha descritti il sociologo Howard S. Becker che in "Outsiders" : costui
«opera con un’etica assoluta: ciò che vede è veramente e totalmente malvagio senza nessuna riserva e qualsiasi mezzo per eliminarlo è giustificato. Il crociato è fervente e virtuoso, e spesso si considera più giusto e virtuoso degli altri».
Il dispositivo Saviano con le sue parole, i suoi libri, le sue prese di posizione, la sua semplice presenza, legittimate dalla postura critica e l’interpretazione vittimistica del proprio ruolo, garantisce sulla verità morale, sempre più distante da quella storica. Una macchina da guerra mediatica messa a totale disposizione degli imprenditori delle emergenze, dei guerrieri delle battaglie giudiziarie contro il crimine. Il risultato è una trasfigurazione della lotta contro le organizzazioni criminali che rende mistica la legalità, edifica una forma di Stato etico che fa della soluzione giudiziario-militare predicata una medicina peggiore del male.

Tutto ciò era stato sempre negato da Saviano. Fino ad oggi.

Per aver sollevato, nel 2010, degli interrogativi 
«sul ruolo di amministratore della memoria dell’antimafia che a Saviano è stato attribuito da potenti gruppi editoriali»
e sottolineato
«L’inquietante livello di osmosi raggiunto con gli apparati inquirenti e d’investigazione, che l’hanno trasformato in una sorta di divulgatore ufficiale delle procure antimafia e di alcuni corpi di polizia, dovrebbe sollevare domande sulla sua funzione intellettuale e sulla sua reale capacità d’indipendenza critica», (vedi qui),
sono stato querelato da Saviano e attaccato dalla Direzione del carcere (sono in regime di semilibertà).

Saviano poi ha perso. Le denuncia è stata archiviata (vedi qui). Forse la lezione gli è servita. La trasparenza è sempre un valore positivo, un atto di onestà. Saviano si è così deciso a fare un passo avanti contribuendo alla chiarezza sul proprio ruolo e sulla propria funzione intellettuale messa al servizio di alcuni apparati dello Stato.
Appunto, la libertà infatti sta da un’altra parte.

Paolo Persichetti


Gaza risponde a Roberto Saviano
Vittorio Arrigoni
13 ottobre 2010

Giovedì 7 ottobre a Roma e’ andata in scena un pantomima organizzata dai coloni israeliani che sa di istigazione alla violenza alla massima potenza, lodando ai massacri israeliani da Deir Yassin a Sabra e Shatila passando per una Gaza ridotta in macerie, un corteo di tifosi beceri e razzisti ha inneggiato a più di sessant’anni di occupazione e oppressione, al fosforo bianco contro scuole dell’ONU e ospedali, a migliaia di prigionieri politici rinchiusi e torturati nei lager, ai campi di concentramento ancora in voga nel 2010, alla costante pulizia etnica che ha prodotto e produce milioni di profughi e decine di migliaia di vittime in Palestina.

Fra i ferventi sostenitori di questo evento che getta vergogna sul nostro Paese anche lui c’erano Lucio Dalla, Massimo Ranieri, Raiz, Walter Veltroni, Piero Fassino, Furio Colombo, Francesco Rutelli, Giovanna Melandri, Rita Levi-Montalcini, Umberto Veronesi, Paolo Mieli, Pierluigi Battista, Giorgio Albertazzi e anche lui, l’autore di Gomorra.

Che il dolore dei torturati possa torturare i loro sogni.

In questo videomessaggio "Gaza risponde a Roberto Saviano", ribatto colpo su colpo le allucinanti dichiarazioni dello scrittore estimatore di Peres rilasciate durante la manifestazione “Per la verità, per Israele”.

Restiamo Umani
Vittorio Arrigoni da Gaza city

Gaza risponde a Roberto Saviano

Saviano a Barcellona reagisce così a chi gli chiede una risposta per Vittorio Arrigoni

Trascrizione delle frasi di Saviano :
"No, ma io ho già risposto.""Ho già risposto e ... Polemiche, polemiche.""Non mi ha fatto un invito. Non mi ha fatto nessun invito.""Chi l'ha ucciso ?""Lo ha ucciso Israele ? Lo ha ucciso Israele ?""E allora ? E allora ?""E lui ? Cosa ha fatto ... ?"
Incommentabile, comunque, si evince la predisposizione, la mentalità assassina, cosa aveva fatto Arrigoni ? Niente ! 
Al limite, anche avesse fatto qualcosa aveva diritto a un processo ...
Voi immaginate il cataclisma universale se qualcuno avesse lo stesso atteggiamento di costui verso un giudeo .. la fine del mondo!



Roberto Saviano: “l’Italia non è come Cuba o il Venezuela”

di Luca Sterza
24 ottobre 2010

Citiamo Roberto Saviano durante le polemiche che precedono la messa in onda della trasmissione "Vieni via con me".

L’autore di Gomorra, l’ospite televisivo annunciato come l’eroe antimafia nostrano, irrompe ad "Annozero", la trasmissione di Michele Santoro, l’unico censurato italiano (stessa banda NdR) che appare sempre e comunque e che con il proprio programma fa record su record e incassa l’ennesima vittoria d’audiance sulla concorrenza delle reti rivali.

Saviano fa parte della squadra antiberlusconiana che mira alla liberta d’informazione. La censura infatti appare sempre più pericolosamente e a fronte d’una multinformazione portata avanti con internet, attraverso la nascita di numerosi siti e blog, dall’altro è sempre più forte il monopolio delle maggiori testate, che raccolgono la quasi totalità del grande pubblico e quindi dei consensi.

Ma Saviano ancora una volta interviene e cita Cuba. Ci tiene a precisare infatti introducendo l’argomento “la censura oggi"
"L’Italia resta un paese democratico, non è la Cuba di Castro, il Venezuela di Chavez, non ci arrestano, ma abbassano i decibel del volume, non pagano gli ospiti, ci diffamano, pensando che per il semplice fatto che facciamo il nostro lavoro non dobbiamo essere pagati”
Perché Saviano è così spinoso contro il governo Cubano ? Non si tratta, lo ripetiamo, d’una dittatura sanguinaria o così aspra da essere presa così di mira dagli organi di stampa. Nel mondo i disequilibri e gli Stati in cui non vige la minima sicurezza sui propri cittadini sono moltissimi. Eppure Saviano si sente in diritto di citare Cuba ad esempio. O il Venezuela, che di antidemocratico non ha proprio nulla, se non un Parlamento che ha appena indetto le ennesime libere elezioni, che segue a puntino la propria Costituzione (a differenza dell’Italia), e il cui unico demerito è forse aver permesso ad oltre il 66% dei propri cittadini di votare per il Presidente Chavez ?

Ci si consenta, Saviano non sarà di certo contrario se espriminamo il nostro dubbio. Sempre di libera informazione si tratta. Come accade in quella democrazia cui lo scrittore antimafia aspira.

Troviamo Saviano, insieme alla Capacchione come esempi di giornalisti che rischiano la vita per la propria attività informativa, nel rapporto di "Reporters Sans Frontières", organizzazione che si batte per la libertà di stampa e nella cui classifica la Finlandia appare la reginetta e Cuba in fondo alla graduatoria, alla 166esima posizione su 178. In caduta pure il Venezuela, al 134esimo posto.

Racconteremo con un approfondimento apposito la storia di Reproters Sans Frontieres che purtroppo richiama ad una ben più famosa, Medécins Sans Frontières (medici senza Frontiere), che è invece una organizzazione che opera secondo una legittimità ed un’etica ben precisa.

Precisiamo anche che Robert Menard, fondatore e segretario generale della stessa organizzazione è conosciuto per aver collaborato con gruppi anticastristi di Miami e per aver ricevuto fondi da USAID, l’ente dal Dipartimento di Stato Americano finanziatore delle attività per una libera informazione a Cuba. Paradossale, sostenere una campagna informativa in cambio di ingenti fondi governativi, quando il CPJ – Comitato per la protezione dei giornalisti precisa che non vanno accettati fondi fai governi. Impossibile pertanto ritenere RSF una fonte attendibile.

Proprio RSF, che appoggia e sostiene in Italia la causa di Saviano, specificando come lo scrittore-giornalista sia costretto a vivere sotto scorta dall’Ottobre 2006 per aver attaccato duramente la mafia nel proprio lavoro.

Saviano dovrebbe sapere da chi è sostenuto e di come il suo attacco a Cuba sia assolutamente fuori luogo. Lo scrittore parla di un’Italia che non è come Cuba. Siamo d’accordo. A Cuba non esiste una mafia così radicata sul territorio e di certo una persona che esprime la propria idea, non sarebbe costretta ad una protezione così stretta.

Il buon Roberto, giornalista sui generis, ha cercato consensi nell’opposizione ed un ruolo in quel mercatino democristiano che ha come nucleo del proprio sterile programma di slogan, l’opposizione al Presidente del Consiglio. E così ha preferito utilizzare il proprio intervento per evidenziare come il suo credo politico non sia intriso d’indole comunista ed attaccare Cuba piuttosto che Honduras o Israele. Dopo aver attaccato la camorra, il tentativo è di trovare un proprio collocamento politico in un ambiente vicino al PD, continuare ad incassare i proventi dei libri pubblicati da Mondadori e commentare la profonda ingiustizia sociale che si tende la propria mano ombrosa verso le superstar televisive, ahimè maltrattati da contratti non adeguati alle loro fini capacità intellettuali. Un ruolo in cui reinventarsi come personaggio in definitiva, che gli consenta di tornare alla normalità, su d’una linea moderata che lo tenga lontano da dichiarazioni pericolose. Certo, è capibile. Probabilmente quel coraggio di denunciare e raccontare in Gomorra una gran bella fetta d’Italia, costa troppo e se molti sono pronti a comperare il libro, quasi tutti preferiscono prendere le distanze dall’autore quando i contenuti possono mettere in pericolo la vita dell’individuo. Nulla da dire a Saviano su questo, che ha tutta la nostra stima e comprensione. Ma questo è l’esempio che lo stato impuro sia quello Italiano e non quello cubano, che siamo certe avrebbe dato sicurezza a non finire per lo stesso giornalista. L’assoluzione viene pertanto meno quando a doverne fare le spese sono Cuba ed il Venezuela e quando subentra una ipocrisia profonda quanto cristallina.

Ancora una volta inutile andare a braccetto con i protagonisti del drammatico teatrino della politica italiana. In questa commedia, ogni ruolo sottende ad un unico fine, al continuo furto.

Si ha la sensazione che le diverse posizioni in questa democrazia delle banane, siano congiunte ad uno stesso ambiente d’elite, perbenista e viziato a cui non accedono i normali cittadini, i quali si fanno carico di tutte le spese dei furbetti, mentre quotidianamente si dannano l’anima per trovare un proprio credo politico ed ingannarsi ed aggredirsi a vicenda in nome di differenze che esistono poi, di fatto, solo in sterili definizioni.

Luca Sterza
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