Descrizione

In questo blog si vuole commentare ed analizzare l'attualità e la storia ma sopratutto scoprire ed evidenziare le ipocrisie, le falsità ed i soprusi di questo mondo appunto ormai impossibile da vivere.

“La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi”. Honorè de Balzac

Contra factum non valet argumentum”

domenica 1 novembre 2015

I Padroni e gli Schiavi della Moneta. Dalle Compagnie delle Indie Orientali alla Globaòlizzazione

di un Irreperibile
e Arturo Navone

La bandiera d'origine della 
Compagnia britannica delle 
Indie orientali con nell'angolo 
la croce di San Giorgio
Nei primi decenni del seicento l’Europa divenne teatro di una sempre maggior rivalità per la conquista e il controllo delle rotte e del commercio con l’Asia. Le due principali protagoniste furono le maggiori potenze navali del tempo: i Paesi Bassi e l’Inghilterra. Queste agivano attraverso le rispettive Compagnie delle Indie, la Compagnia olandese delle Indie orientali, VOC - Vereenigde Oostindische Compagnie e la Compagnia britannica delle Indie orientali, British East India Company, ossia imprese a capitale privato cui veniva garantito un monopolio governativo sugli eventuali traffici in oriente, in cambio di un’espansione dei domini d’oltremare priva di rischi per le due Corone. Ma in un contesto di economia mercantile, la competizione tra le due Compagnie finì per penalizzare entrambe in quanto portò all’inevitabile riduzione dei prezzi sui beni scambiati, quindi dei profitti. Era inevitabile che la rivalità sarebbe sfociata in un vero e proprio scontro: tra il 1652 e il 1674 inglesi e olandesi combatterono tre guerre, il cui obiettivo principale era assicurarsi il controllo delle più importanti vie di mare da e verso tutte le rotte mondiali. Sorprendentemente furono gli olandesi a vincere, grazie a un sistema finanziario migliore di quello inglese, che si rivelò antiquato e inefficiente. Il governo d’oltremanica invece si indebitò pesantemente per sostenere i costi della guerra e, senza ottenere da essa i risultati sperati, venne a trovarsi sull’orlo della bancarotta. Così nel 1688 una potente oligarchia di aristocratici e di mercanti della City di Londra, trovò una soluzione dalle conseguenze determinanti per il futuro dell’intera storia mondiale. Con un “colpo di mano”, deposero il sovrano cattolico Giacomo II e invitarono il re olandese Guglielmo d’Orange a invadere l’Inghilterra. Questa operazione di natura politica, priva di scontri e vittime, passerà alla storia con il nome di “Gloriosa Rivoluzione” e fu di fatto una fusione di affari tra le due potenze: essa fu facilitata dalla natura comune dei due Stati, governati da un Parlamento e con una struttura di natura capitalista. Come ben descritto dal professor Niall Ferguson , «il principe olandese Guglielmo d’Orange diventava in sostanza il nuovo direttore generale dell’ “impresa Inghilterra” e uomini d’affari olandesi divennero azionisti di maggioranza nella Compagnia inglese delle indie». Quest’ultima smise infatti di rivaleggiare con la concorrente dei Paesi Bassi e si giunse a un accordo che spartiva tra esse le tipologie di beni da commerciare.

Moneta VOC duit. (1735) con il logo
della Vereenigde Oostindische Compagnie
Così la fusione del 1688 permise agli inglesi di conoscere e importare alcuni fondamenti di natura finanziaria - in cui gli olandesi erano maestri - e che avevano garantito ai Paesi Bassi la supremazia continentale. Ora, attraverso la piazza di Londra, potevano essere usati su scala ben più vasta. Tra queste complesse istituzioni finanziarie, le principali furono l’ente della banca centrale, la Borsa e il sistema del debito pubblico.

Dal suo quartier generale di Londra, la sua straordinaria influenza si estese a tutti i continenti: la Compagnia presiedette alla creazione dell'India britannica, il cosiddetto Raj, fondò Hong Kong e Singapore, ingaggiò Capitan Kidd per combattere la pirateria, impiantò la coltura del tè in India, tenne Napoleone prigioniero a Sant'Elena, e si trovò direttamente implicata nel celebre Boston Tea Party che funse da detonatore per la guerra d'indipendenza degli Stati Uniti.
Se la natura del conflitto tra inglesi e olandesi era stato di natura commerciale e riguardava sostanzialmente la spartizione dei mercati, la vera rivale dell’Inghilterra per l’egemonia continentale e mondiale era la Francia, a quel tempo guidata Luigi XIV. I francesi godevano di una potenza terrestre nettamente superiore, di un proprio impero coloniale, un’economia pari a due volte quella inglese e una popolazione tre volte superiore. Per poter competere con un simile avversario, il nuovo re d’Inghilterra e il suo esecutivo avviarono un enorme sforzo di produzione bellica per aumentare la propria forza navale, arrivando a destinare alle spese militari oltre il 70% dell’intera spesa pubblica. Era fondamentale reperire altro denaro, ma la pressione fiscale era tale da non poter consentire l’applicazione di ulteriori imposte. Si decise così di applicare la lezione olandese, e dare vita a un sistema di accesso al credito che consentisse di disporre nell’immediato delle risorse economiche necessarie alle esigenze contingenti. Una cordata di banchieri, guidata dallo scozzese 
William Paterson
William Paterson, offrì alla Corona un prestito di 1,2 milioni di sterline, la metà di questo è stato utilizzato per ricostruire la marina, a un tasso d’interesse dell’8% e chiese l’autorizzazione a emettere banconote per un importo pari al prestito concesso al governo. 








Come effetto collaterale, l'enorme sforzo industriale necessario, che ha quadruplicato la forza della marina, ha iniziato a trasformare l'economia. Questo ha aiutato il nuovo Regno di Gran Bretagna, Inghilterra e Scozia si sono formalmente unite nel 1707, a diventare potente. Il potere della marina ha reso la Gran Bretagna la potenza mondiale dominante nel tardo Settecento e primi Ottocento.Tre anni dopo sotto la pressione dell’esecutivo, Charles Montagu, 1° Conte di Halifax ideò l'istituzione seguendo l'idea di Patterson, il Parlamento autorizzò l’operazione e nel 1694 prese vita la Bank of England, è la seconda banca centrale più antica del mondo dopo la Sveriges Riksbank e l' ottava banca più antica.
La sede originale della Banca era in Walbrook nella City di Londra, dove durante una ricostruzione nel 1954 gli archeologi hanno trovato i resti di un tempio romano di Mitra, Mithra era - piuttosto appropriatamente - venerato come il Dio dei Contratti; le rovine Mithraeum sono forse la più famosa di tutte le scoperte romane del XX secolo nella City di Londra, e possono essere visualizzati dal pubblico.
Essa era una banca privata, con il primo nome di "Governor and Company of the Bank of England", strutturata sul modello della Wisselbank di Amsterdam, con il potere di amministrare i prestiti richiesti dal governo e il corso della valuta nazionale Tale valuta veniva creata grazie al sistema - sempre 
Bank of England
di stampo olandese - del “debito pubblico”, finanziato da una Borsa in cui potevano venire acquistati e venduti bond a lungo termine. Si venne così a creare quel sistema intrinsecamente inflazionistico che gioverà ai banchieri, poiché su ogni unità di cartamoneta prodotta, a fronte di una pari unità di titoli di debito pubblico emessi, essi avrebbero poi applicato un ulteriore interesse percentuale “fisicamente” inesistente. L’Autorità politica, detentrice del monopolio della forza, rinunciando al diritto di emissione esclusiva di valuta a favore di un cartello bancario privato, perderà nel tempo sempre maggior potere e indipendenza a favore di quest’ultimo.

Il sigillo della Carta della Banca d'Inghilterra
Pur se tutto ciò ebbe pesanti ripercussioni sull’economia nazionale, in quanto i prestiti a basso rischio, utilizzati per la guerra, trovarono successivamente garanzia nelle tasse imposte ai cittadini, questo nuovo sistema iniziò a diffondersi. Nel corso del secolo diverse nazioni d’Europa adottarono un sistema bancario di stampo britannico, con una banca centrale autorizzata con diritto esclusivo a emettere banconote quasi dal nulla. Ma chi erano questi banchieri? Come erano riusciti ad accumulare così ingenti risorse, tali da poter finanziare i Principi in cambio del diritto di creare il denaro stesso per conto dello Stato? Tutto è iniziato nel ‘600, quando si negoziava principalmente in oro. Questo metallo, coniato dall’Autorità politica, era pesante e pericoloso da trasportare e si iniziò a preferire depositarlo all’interno delle camere di sicurezza degli orafi dotati di licenza. Questi in cambio emettevano delle ricevute, dette “note di banco”, da cui poi l'origine del nome "banconote", in cui si certificava l’esistenza del deposito stesso: nacquero così le prime banche private, e tali ricevute furono la prima forma di denaro cartaceo. Poiché sarebbe stato molto difficile che tutti i depositari avrebbero ritirato il denaro nello stesso momento, data la facile maneggevolezza del titolo cartaceo, i proprietari delle camere di sicurezza iniziarono a emettere ricevute per un valore superiore al metallo realmente detenuto (questo sistema è detto a “riserva frazionaria” ed è oggi disciplinato dai trattati bancari, in quanto permette l’espansione della base monetaria complessiva). 
Vignetta satirica di protesta contro l'introduzione
della carta moneta, di James Gillray, 1797.
L' "Old Lady di Threadneedle Street"
(la Banca personificata) è rapita da
William Pitt il Giovane, primo ministro.
Di fatto però i banchieri iniziarono a percepire denaro sugli interessi dell’oro che in realtà non possedevano. E’ questo meccanismo ad aver permesso ad alcuni di accumulare le ingenti risorse necessarie a fare il passo successivo: prestare il denaro agli Stati stessi, come riuscirono a fare Patterson e la sua cordata.

Sappiamo che il principale fattore che portò alla rivoluzione americana fu la disputa per la sovranità fiscale. Nel 1742 Londra, attraverso il “British Resumption Act”, stabilì che tasse e debiti verso l’Inghilterra fossero corrisposti in oro (il tentativo di sottrarre le risorse auree ai propri possedimenti sarà una costante della politica britannica per tutta la durata del suo impero). In America all’epoca non esisteva alcuna banca centrale, ed erano le singole colonie ad emettere le proprie valute, chiamate “cartamoneta provvisoria coloniale”. Questo “buono” cartaceo era a corso legale, ossia non sostenuto realmente da riserve metalliche e quindi non gravato da debito. Rappresentava un affidabile mezzo di scambio all’interno del florido sistema economico d’oltre oceano e rafforzava il senso di appartenenza all’interno delle diverse colonie britanniche americane.

Benjamin Franklin
Nel 1757 Benjamin Franklin venne convocato a relazionare davanti al Parlamento britannico su quali fossero i motivi per cui le colonie americane prosperavano, ed egli rispose:
“Nelle Colonie, emettiamo la nostra moneta cartacea. Si chiama ‘Cartamoneta provvisoria coloniale’. La emettiamo nelle giuste proporzioni per produrre merci e farle passare facilmente dai produttori ai consumatori. In questo modo, creando noi stessi il nostro denaro cartaceo, ne controlliamo il potere d’acquisto e non abbiamo interessi da pagare a nessuno. Vedete, un Governo legittimo può sia spendere che prestare denaro in circolazione, mentre le banche possono soltanto prestare cifre considerevoli attraverso i loro biglietti di banca promissori, per cui questi biglietti non si possono né dare né spendere se non per una piccola frazione di quelli che servirebbero alla gente. Di conseguenza, quando i vostri banchieri in Inghilterra mettono denaro in circolazione, c’è sempre un debito fondamentale da restituire e un’usura da pagare. Il risultato è che c’è sempre troppo poco credito in circolazione per dare ai lavoratori una piena occupazione. Non si hanno affatto troppi lavoratori, ma piuttosto pochi soldi in circolazione, e quelli che circolano portano con sé il peso senza fine di un debito impagabile e usura”.
La crescente lobby dei banchieri britannici non prese evidentemente di buon grado queste informazioni, poiché nel 1674 il Parlamento britannico approvò il secondo “Currency Act” ( il precedente del 1751 aveva colpito il New England, obbligandolo a una restrizione nell’emissione dei paper money), con il quale vietava ai funzionari delle colonie di emettere la propria valuta e ordinava loro di pagare tutte le imposte successive alla sua entrata in vigore in oro e argento, reintroducendo di fatto la sterlina. Questo atto trascinò le colonie americane verso un periodo di depressione economica e di forte disoccupazione. Inoltre, nel 1774, il governo di Londra emanò lo “Stamp Act” attraverso il quale imponeva l’apposizione, su ogni atto commerciale e sui giornali, di un bollo attestante il pagamento di una tassa in oro.
Nei loro oltre cinquant’anni di vita i colonial script, ossia le banconote emesse dall’autorità dei governi locali, prive di debito e garantite dalla sola accettazione dei cittadini, non subirono né inflazione né crisi e garantirono la stabilità dei prezzi. Nel 1775, il Congresso delle Colonie deliberò l’emissione di una nuova valuta cartacea a corso legale, in aperta sfida alle autorità finanziarie della madrepatria: i Continental Currency.
Nel 1776 le tredici colonie nordamericane si ribellarono apertamente alla Gran Bretagna: ebbe inizio una guerra per l’indipendenza che durò otto anni e che portò alla nascita degli Stati Uniti d’America.

I padri costituenti della nuova Repubblica Federale vollero inserire all’interno della Costituzione stessa il diritto del Congresso a batter moneta, di determinarne il valore (delle unità) e di fissare i criteri dei pesi e delle misure (Art. 1 sezione 8), al fine di preservare il loro Paese dal rischio di cedere la propria sovranità monetaria e finire nelle mani del potere dei banchieri. Durante la loro vita politica, presidenti del calibro di John Adams, Thomas Jefferson, James Madison e Andrew Jackson lotteranno contro i tentativi dei banchieri europei, e dei loro influenti sostenitori americani, di controllare la fornitura della moneta degli Stati Uniti attraverso l’istituzione di una banca centrale.


Nel 1771 il Congresso votò l’approvazione di un disegno di legge, proposto dal Segretario al Tesoro Alexander Hamilton, e nacque la
first Bank of United States, una banca centrale quasi del tutto privata, cui venne conferita una licenza ventennale. Ad essa venne concesso il monopolio dell’emissione della valuta, con lo stesso meccanismo della Bank of England. La Banca centrale americana operò con il capitale iniziale in oro versato dal Tesoro che, attraverso la tecnica della riserva frazionaria, divenne appunto riserva per poter stampare banconote, con cui gli azionisti si “pagarono” successivamente le quote. Tale banca centrale, invece di dare stabilità al sistema bancario e contenere l’inflazione - come promesso al Congresso, dal quale comunque otterrà un secondo rinnovo di attività - riuscì a far crescere esponenzialmente il debito pubblico. Fu il terzo presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson a impegnarsi, durante i suoi due consecutivi mandati, a combattere questo sistema. Egli dal 1801 al 1809 riuscì a dimezzare il debito pubblico, concentrando le risorse della nazione sulla restituzione del debito derivante dall’ emissione della cartamoneta, e non soltanto sul pagamento degli interessi da esso derivati. 

Thomas Jefferson diceva :
 “Se il popolo americano permetterà mai alle banche private di controllare l’emissione della valuta, prima per l’inflazione e poi per la deflazione, le banche e le corporazioni che nasceranno toglieranno alle persone la loro prosperità fino a che i bambini si sveglieranno senzatetto nel continente che i loro padri hanno conquistato.”
Nel 1811 il Congresso, ormai convinto del pericolo rappresentato dall’istituzione della banca degli Stati Uniti, decise di non rinnovarle il mandato, in linea con la posizione dello stesso neo presidente in carica, James Madison. In queste circostanze fallì il primo tentativo di controllo dell’emissione monetaria americana da parte dei banchieri.

Nel frattempo l’Europa era infiammata dall’ultimo grande sforzo egemonico portato dalla Francia per il controllo del vecchio continente: l’esperienza napoleonica. Gli Stati belligeranti erano dissanguati dai costi delle guerre. Nel tentativo di vincere, o anche solo di sopravvivere, questi continuarono a indebitarsi e a ricorrere al credito bancario, per cui era fondamentale avere la maggior quantità di oro possibile. Lo stesso Parlamento britannico deliberò la sospensione della convertibilità in monete metalliche da parte della Banca d’Inghilterra per proteggere le riserve auree e argentee.

In questi anni crebbe enormemente l’importanza internazionale dei cosiddetti gold dealers, o mercanti d’oro. Uno tra tutti, figura emblematica, sarà destinato a fondare una dinastia la cui influenza e potere non conosceranno pari nella storia moderna e contemporanea: Mayer Amschel Rothschild.
Egli, commerciando oro, raccolse risorse da alcuni ricchi Principi tedeschi, il cui scopo era acquisire titoli sulla piazza di Londra e speculare sugli interessi. Ma Mayer utilizzò quei capitali diversamente, accumulando oro da prestare ai diversi Sovrani. In cambio, egli chiedeva il diritto di esigere le imposte e la libertà di operare su piazze diverse. Attraverso i suoi cinque figli, mandati in precedenza ad aprire filiali in cinque diverse città d’Europa, i Rothschild costruirono così un impero mediante meccanismi quali la riserva frazionaria. La possibilità di disporre di cinque diverse piazze, inoltre, garantiva loro una forte autonomia verso l’autorità politica di ogni singolo Stato: nel caso di attriti i Rothschild potevano spostare le riserve d’oro in deposito e metterle al riparo da eventuali confische in una delle altre sedi. Fu proprio questo carattere “internazionale” delle banche dei Rothschild a conferire loro dei vantaggi unici rispetto alle banche nazionali e ai governi. Dal 1815, anno in cui specularono in borsa addirittura sull’esito della battaglia di Waterloo, aumentarono le azioni di proprietà della Bank of England e si avviarono verso il controllo del mercato azionario inglese. Non a caso ancor oggi, a Londra, opera il London Bullion Market Association, luogo dove viene quotidianamente fissato il prezzo dell’oro sul mercato mondiale.
La dinastia Rothschild nel tempo userà questo potere per conquistare monopoli in diversi settori, finanziando personaggi quali Cecil Rhodes, nella sua scellerata corsa al controllo dei terreni auriferi e dei diamanti del Sudafrica, e David Rockefeller, nel nascente settore della raffinazione del petrolio.
L’influenza dei Rothschild attraversò anche l’oceano Atlantico. Nel 1816 il Congresso diede il via libera a un disegno di legge che permetteva nuovamente la creazione di una banca centrale: nel 1819 venne fondata la second Bank of United States. Questa aveva le medesime caratteristiche della prima, ma il 30% delle sue quote risultò essere in mani straniere. Il Presidente Jackson comprese il pericolo derivante da questa istituzione, con forti radici in Gran Bretagna, e contribuì al fallimento della stessa banca nel 1833.
Da allora, e fino al “Federal Reserv Act”, l’opinione pubblica americana rifiutò un sistema bancario centrale, che riservasse il privilegio esclusivo di operare come istituto di credito a coloro che avevano connessioni politiche.
Questa scelta fu vincente poiché permise agli Stati Uniti di sviluppare la propria economia liberi dal giogo britannico, grazie a un sistema bancario sorto in modo spontaneo e svincolato da ogni forma di controllo e vigilanza.
Londra infatti, acquisita l’egemonia mondiale sul piano tecnologico, militare ed economico, capì che per mantenere lo status quo doveva imporre al mondo il proprio sistema monetario: il gold standard. Tale regime nacque formalmente nel 1821 quando l'Inghilterra ripristinò la convertibilità in metallo della propria moneta, scegliendo come unico riferimento l'oro. Esso comportava che si dovesse mantenere uno stretto rapporto (ovviamente teorico) tra biglietti in circolazione e riserve auree. Nel corso dell’Ottocento, le autorità britanniche si attivarono per far adottare a tutti gli altri paesi del mondo il passaggio a un sistema aureo. Questa scelta contribuì volutamente a rallentare la crescita dei potenziali concorrenti, poiché rendeva scarsa la base monetaria circolante a livello mondiale.
Quindi, se da un lato gli inglesi sostenevano all’interno dei propri domini i vantaggi comuni del libero scambio - che in realtà garantiva alla madre patria il mantenimento delle posizioni di privilegio - dall’altro, una volta imposto il gold standard su base mondiale, riversarono nei propri possedimenti ingenti quantità di argento. In cambio dalle colonie attraevano oro che rafforzava la sterlina, aumentando le già abbondanti riserve presso i depositi della Bank of England e, al contempo, producendo vistosi attivi alla propria bilancia commerciale.
Negli Stati Uniti, lo sfrenato liberismo e l’assenza di meccanismi deflazionistici permisero al mercato dei crediti di crescere secondo le esigenze di sviluppo. Il forte divario che separava gli americani dalla Gran Bretagna fu reso possibile proprio grazie a un sistema creditizio spavaldo e al di fuori di qualunque controllo. Tuttavia, le ricchezze offerte e le opportunità disponibili oltre oceano erano tali che su di esse si concentrarono su di esse grandi interessi finanziari. Da dopo il 1790 gli States adottarono un sistema bimetallico, oro e argento. In pratica però si basarono quasi esclusivamente sull’oro fin dal 1834, quando il Congresso decise di fissare il rapporto legale tra argento e oro in 16 a 1. Fino alla Guerra Civile, il 
money supply, il denaro in circolazione, era allora costituito dall’insieme di monete d’oro, d’argento e di rame di conio federale e dalla totalità di banconote di carta, emesse da un po’ tutte le banche private del paese. La base monetaria cartacea si espanse grazie al solito sistema frazionario, che permetteva alla banca di trattenere solo una parte degli effettivi depositi ad essa versati dai clienti, immettendo quantità di prestiti e assegni in misura superiore alla reale disponibilità della banca , il cui tasso di cambio variava a seconda della credibilità dell’istituto. Ciò alimentò un’instabilità economica fisiologica fino agli anni ’60 del XIX secolo. Nessun banchiere in questo contestò riuscì però a prendere il sopravvento e a instaurare un monopolio sull’emissione di valuta.
Otto Von Bismark 

Cancelliere del Reich
La Guerra Civile del 1861 scoppiò per una serie di ragioni, tra le quali non è certo trascurabile la questione monetaria. A sostegno di questa tesi, si esprimerà l’uomo che diverrà Cancelliere della futura Germania, Otto Von Bismark, che fu soprannominato il "Cancelliere di Ferro" (in tedesco "Eiserne Kanzler"),.dichiarando che :
“la separazione degli Stati Uniti in confederazioni di pari forza era stata decisa di gran lunga prima della Guerra Civile da parte di altri poteri della finanza europea. Questi banchieri temevano che, qualora gli Stati Uniti fossero rimasti insieme come un’unica nazione, avrebbero ottenuto una tale indipendenza economica e finanziaria da pregiudicare il loro dominio finanziario del mondo”.

10 $ Demand Nota20 $ Demand Nota
Le Demand note degli Stati Uniti, "Greenbacks" sono state autorizzate 
dal Congresso il 17 luglio 1861 e rilasciate il 10 di agosto 1861.

Lo stesso Presidente Lincoln decise di non ricorrere ai prestiti dei banchieri per finanziare il conflitto in corso, in quanto i tassi di interesse da questi applicati, pari a oltre il 20%, avrebbero gravato sull’economia dell’Unione per i decenni successivi. Il Congresso autorizzò l'emissione delle Demand note che non erano moneta a corso legale, ma come buoni del Tesoro potevano essere utilizzati per pagare i dazi doganali e per cui a metà del 1863 erano praticamente spariti.
L'ammontare delle Demand Note era di gran lunga insufficiente a coprire le spese di guerra del governo.


Colonnello Edmund Dick Taylor 

"Father of the Greenback"

"Padre dei Verdoni"
La soluzione è venuta dal Colonnello "Dick" Taylor, un uomo d'affari, politico  dell'Illinois al servizio come ufficiale volontario. Taylor ha incontrato Lincoln nel mese di gennaio 1862, e ha suggerito l'emissione di soldi di carta non sostenuti. Taylor ha detto :
"Basta che il Congresso approvi un progetto di legge che autorizza la stampa di note con completo corso legale del tesoro ... e con loro paghi i tuoi soldati e vai avanti a vincere la tua guerra anche con loro. Se fate il loro corso legale completo ... che avrà la piena autorizzazione del governo ad essere altrettanto buone come i soldi, come al Congresso è concesso il diritto espresso dalla Costituzione". 
Abraham Lincoln
Il Presidente poi si fece quindi autorizzare dal Congresso a emettere una nuova valuta fiat, ossia che traeva il proprio valore da una norma che ne attribuiva il potere d’acquisto: lo United States Note
In una lettera del 16 dicembre 1864 il Presidente ha nominato il colonnello Edmund D. Taylor come :
"Il padre del corrente biglietto greenback".
Questi biglietti, popolarmente chiamati greenbacks - nome dovuto al fatto che avevano il retro di colore verde – furono inizialmente pensati come una misura finanziaria di emergenza temporanea. I “verdoni” lasciarono il U.S. Treasury, il Ministero del Tesoro, a partire dal 2 aprile 1862, e servirono a pagare truppe e fornitori. Nel biennio 1862-1863 ne vennero stampati per un valore pari a 450 milioni di greenbacks e la loro emissione era priva di interessi per lo Stato federale. Lincoln stesso affermò che
“Con l’adozione di questi princìpi, ai contribuenti verranno risparmiate enormi quantità di interessi. Il denaro cesserà di essere il padrone e diventerà il servitore dell’umanità”. 
United States Notes, un dollaro "Greenback", rilasciato per la prima nel 1862
 Tuttavia questa soluzione non fu sufficiente, e nel 1863 fu costretto a ricorrere al prestito dei banchieri americani, promettendo loro di far approvare il “National Bank Act”. Questo atto avrebbe concesso alle banche private il monopolio sulla futura creazione delle banconote federali. Così facendo, l’intera base monetaria degli Stati Uniti sarebbe stata fornita dai banchieri attraverso l’acquisto delle obbligazioni governative e queste, costituendo la riserva stessa delle banconote emesse, non avrebbero potuto essere estinte dal governo federale qualora esso avesse voluto ripagare il debito. In tempo di pace Lincoln si sarebbe sicuramente mosso per privare le banche del monopolio che era stato costretto a concedere sotto la minaccia delle truppe nemiche, ma purtroppo non poté raggiungere i suoi propositi, in quanto venne assassinato il 14 aprile del 1865, pochi giorni dopo l’inizio del suo mandato. Bismark, nel compiangerlo, dichiarò :
“La morte di Lincoln fu un disastro. Ho paura che i banchieri stranieri con la loro astuzia e i loro contorti inganni otterranno il controllo su tutte le sovrabbondanti ricchezze dell’America e useranno il proprio potere per corrompere in modo sistematico la civiltà moderna. Essi non esiterebbero a far piombare l’intera cristianità nella guerra e nel caos per far sì che l’intero pianeta diventi loro eredità".
Lincoln è stato costantemente classificato sia dagli studiosi che dal pubblico come uno dei tre più grandi presidenti degli Stati Uniti. L'assassinio ha aumentato il suo stato al punto di fargli un martire nazionale. Lincoln è stato visto da abolizionisti come un campione della libertà umana. I repubblicani hanno legato il nome di Lincoln al loro partito. Molti, se non tutti, nel Sud considerano Lincoln come un uomo di straordinaria capacità.

Nel dopo guerra i greenbacks finirono al centro di un dibattito nazionale sulla politica monetaria. Successivamente al boom economico degli anni che seguirono al conflitto gli Stati Uniti entrarono, a partire dagli anni ’70 del XIX secolo, in un periodo di crisi e depressione, dovuto in parte a una politica di contrazione della base monetaria cartacea, voluta dal Tesoro e orientata a reintrodurre il regime del gold standard. A quel tempo infatti, su pressione degli interessi britannici, molti Stati nel mondo – come Francia, Italia e Stati Uniti - stavano seguendo la strada dell’adozione dell’oro come unico metallo di riferimento per fissare il valore della valuta e la sua quantità in circolazione. Con il Coinage Act del 1873 si demonetizzò ufficialmente l’argento. La riduzione dell’emissione cartacea e il progressivo abbandono del bimetallismo a vantaggio dell’oro, aumentarono così enormemente la domanda di quest’ultimo a parità di beni e servizi. La deflazione colpì principalmente i prezzi dei prodotti agricoli, determinando una perdita del potere di acquisto degli agricoltori. I contadini incominciarono a fare pressioni sul governo chiedendo di espandere il numero degli United States Notes da immettere in circolazione, e nel 1874 arrivarono a formare a tal fine un nuovo soggetto politico: il Greenback Party.
A opporsi ai Greenbackers vi fu un altro schieramento, rappresentante degli interessi dei grandi affaristi e dei banchieri, i cui membri vennero chiamati “gold bugs” e che trovarono supporto sia nel Partito Repubblicano che, in parte, nel Partito Democratico. Una politica monetaria restrittiva era infatti, in questa fase del ciclo economico, nell’interesse delle banche stesse in quanto avrebbe permesso loro di appropriarsi dei beni reali lasciati in garanzia dai cittadini, a fronte di mutui e prestiti contratti nel corso della fase espansiva precedente. Un esempio degli strumenti messi in atto dalle banche a tal scopo furono i richiami, improvvisi e ingiustificati, dei “crediti a breve termine”. Inoltre, dalla fase di carenza di liquidità monetaria si potevano rafforzare anche i Monopoli e gli Oligopoli, espressione degli interessi delle grandi lobbies, potendo “fagocitare” a cifre ridicole le piccole e medie aziende concorrenti, entrate in crisi per carenza di credito, e conquistare e concentrare sempre maggiori quote di mercato.
Nel 1877 la Camera dei Rappresentanti approvò un progetto presentato dal deputato Richard Bland, soprannominato poi Silver Dick, che consentiva il conio illimitato dell’argento sulla base del rapporto fissato nel 1834. Ma gli interessi dei gold bugs e dei banchieri finirono col prevalere e, attraverso una serie di emendamenti, questa misura finì con l’essere sostanzialmente svigorita e la quantità di argento coniabile divenne contingentata e insufficiente ai fabbisogni del sistema economico. Nel 1878 fu deciso inoltre di rendere fissa la quantità di cartamoneta in circolazione all’interno della repubblica federale, stabilendo il volume totale di biglietti, tutti in teoria riscuotibili e trasformabili in oro (e così sarà fino al 1933, quando Roosevelt toglierà questa opportunità).
Nel 1881 fu insediato alla Casa Bianca un nuovo presidente, la cui intenzione sembrava essere quella di rafforzare l’indipendenza dell’esecutivo e opporsi ai progetti della lobby dei banchieri internazionali: James Abram Garfield. Egli capì chiaramente le leve attraverso cui questi individui riuscivano a manovrare la nazione, e dichiarò: 

Il presidente Garfield
"chiunque controlli l'ammontare del denaro circolante in un paese e' il padrone assoluto della sua industria e del suo commercio. E quando capisci che l'intero sistema e' facilmente controllato, in un modo o nell'altro, da una ristrettissima elite, non avrai bisogno che qualcuno ti spieghi come nascono i periodi di inflazione e deflazione".

Sfortunatamente le circostanze storiche non gli diedero modo di esercitare la propria autorità contro questo potere, in quanto subì un attentato dopo appena quattro mesi di presidenza. Lottò tra la vita e la morte per due mesi e mezzo e abbandonò il mondo terreno il 19 settembre 1831, lasciando il paese in un clima di rancore e lotta politica.
Dopo una breve parentesi di aumento della domanda interna e ripresa dei prezzi, negli anni ’80 dell’ottocento, gli Stati Uniti piombarono nuovamente in una fase di crisi economica. Anche questa volta dietro ad essa si poteva vedere la mano dei banchieri internazionali. La causa della crisi fu infatti l’ondata di panico del 1893, dovuta alla destabilizzazione speculativa di grandi capitali nel settore dei metalli preziosi, che scatenò una vera e propria corsa al ritiro dell’oro dalle banche, nel dei timori che il paese potesse abbandonare il gold standard. Nel 1894 si toccò il punto peggiore della recessione che mise in forte crisi il settore industriale e quello agricolo, con un numero di disoccupati pari a due milioni e mezzo di persone. Nel tentativo di rimpinguare le riserve auree, il Presidente Cleveland ordinò al Tesoro di acquistare oro pagandolo con titoli di stato. La manovra non diede comunque i frutti sperati, e il Capo di Stato dovette rivolgersi a un gruppo di banchieri, capeggiati da J.P. Morgan e August Belmont, che accordano un prestito a condizioni estremamente penalizzanti per le casse dello Stato. Questa manovra che mise fine alla crisi monetaria nel 1896.
La vittoria definitiva degli interessi dei grandi banchieri nella lunga controversia storica tra oro e argento, venne sancita con il Currency Act 
del 1900, che legò definitivamente l’economia del paese alla base aurea. Il motivo per cui, in tutti questi anni, l’argento era stato considerato così dannoso per la lobby dei banchieri era legato alla sua abbondate quantità presente negli Stati Uniti, che ne garantiva un più difficile controllo rispetto all’oro. La base monetaria poté in quegli anni comunque aumentare, grazie alla scoperta di nuove miniere auree nel Klondike e nel Sudafrica e al parallelo sviluppo di nuovi processi produttivi, che produssero uno straordinario aumento mondiale della disponibilità di oro e quindi di denaro in circolazione.
Nel 1890 il Congresso varò una norma volta a contrastare il processo di formazione dei grandi trust industriali e finanziari, che si erano formati nei decenni precedenti e avevano accresciuto in maniera preoccupante il loro potere e loro influenza: lo Sherman Act. Tale norma non fu però inizialmente incisiva, e non impedì la formazione di colossi monopolistici quali: la United States Steel Corporation, nata dalla fusione della Carnegie Steel Company e della Federal Steel di J.P. Morgan, che nel 1901 controllava i tre quinti della produzione di acciaio del paese; la Standard Oil Company, fondata nel 1872 da John D. Rockefeller, che divenne il primo trust degli Stati Uniti attraverso l’eliminazione della concorrenza, con metodi spietati e discutibili, e grazie al dell’appoggio della grande finanza; la J.P Morgan & Co., fondata dallo stesso Morgan, che rappresentava uno dei maggiori gruppi bancari privati del sistema americano. 
William McKinley
Nel settembre del 1901 venne assassinato un altro Presidente degli Stati Uniti, William McKinley, anch’egli fermo sostenitore del controllo pubblico della politica monetaria. Al suo posto entrò alla Casa Bianca Theodore Roosevelt, diventato presidente “per caso”, il quale per questa ragione si mosse inizialmente con cautela, per non alienarsi l’oligarchia conservatrice guidata dal banchiere multimilionario e senatore Nelson W. Aldrich. Intraprese comunque una politica economica onesta e mirata all’interesse nazionale. Considerandosi come “l’amministratore del popolo”, Roosevelt scosse Wall Street utilizzando l’ormai dimenticato Sherman Antitrust Act contro la Northern Securities Company, un gigantesco colosso ferroviario nelle mani di Morgan. Fu solo l’inizio: nei sette anni di presidenza Roosevelt, il governo chiamò in causa per violazione della legge anti monopolio quarantaquattro grandi trust, inclusa la Standard Oil, che valsero al presidente il soprannome di trust buster.
Anche il suo successore,  William Howard Taft, persegui la medesima politica, e in soli quattro anni promosse un numero di cause di violazione dello Sherman Act doppie rispetto a quelle intraprese durante i due mandati del predecessore.

La nascita della Federal Reserve

Eustace Mullins scrisse il libro inchiesta "The Secrets Of The Federal Reserve", uscito nel 1952, ispirato dal poeta Ezra Pounddove fu uno dei primi a rendere pubblici i diabolici piani e meccanismi della finanza e del controllo mondiale. David Randall ha chiamato Mullins "uno dei principali teorici della cospirazione a livello mondiale."
Come raccontato nel libro in seguito al panico scatenatosi nel 1907 sul mercato finanziario, il Presidente Roosevelt decise di istituire nel 1908 una “Commissione Monetaria Nazionale”. Questa era una risposta all’ondata di pubblica indignazione contro la mancanza di stabilizzazione del sistema monetario nazionale, e la sua presidenza venne affidata al senatore Aldrich. Lo scopo di questa commissione era quello di comprendere il problema monetario e riferire indicazioni al Congresso. Dopo due anni in giro per l’Europa, il senatore rientrò negli Stati Uniti nel 1910. In quello stesso anno, Aldrich e i suoi più stretti collaboratori si incontrarono segretamente, insieme ai più importanti banchieri del tempo, nell’isola di Jekyll, al largo delle coste della Georgia, acquistata qualche hanno prima da un gruppo di banchieri come ritrovo invernale.
Quello che passerà alla Storia come il Jekyll Island Group era composto, secondo quanto dice Mullins, da: A. Piatt Andrew; il Presidente della City National Bank di New York, Frank Vanderlip; un socio anziano della J.P. Morgan Company generalmente conosciuto come l’emissario personale del Sig. Morgan, Henry P. Davidson; il Presidente della First National Bank di New York controllata da Morgan, Charles D. Norton, Benjamin Strong, conosciuto come il luogotenente di J.P. Morgan e Paul Warburg, recentemente immigrato dalla Germania ed entrato a far parte della banca Kuhn-Loeb and Co. di New York come associato. Qui si dicusse in gran segreto – ai membri fu addirittura fatto divieto di menzionarsi usando i cognomi – su come procedere per ricostituire una banca centrale privata. Il principale ostacolo a questo progetto era l’elevato numero delle banche presenti negli States, arrivato a quota ventimila, e delle quali soltanto un terzo erano nazionali. C’era in gioco il futuro controllo della moneta e del credito degli Stati Uniti, e in prospettiva del mondo intero. Purtroppo fu in questo luogo che, in appena nove giorni, la commissione Aldrich scrisse, insieme ad altri membri espressione di interessi privati, la legislazione bancaria e monetaria. Questo lavoro sarebbe stato poi presentato come il lavoro definitivo della Commissione Monetaria Nazionale. Nei mesi che seguirono a questa riunione, le influenti personalità legate al Jekyll island group avviarono, attraverso le università e i mezzi di informazione sotto il loro controllo, una massiccia campagna in cui si evidenziava la necessità di un organismo bancario centrale.
Nel 1913, con un forte sostegno politico dei banchieri, Woodrow Wilson fu eletto Presidente, avendo di fatto già acconsentito all’approvazione del Federal Reserv Act ed altre nefandezze, in cambio del sostegno alla sua campagna elettorale. Due giorni prima di Natale, quando la maggior parte del Governo era a casa con le proprie famiglie, il 23 dicembre del 1913, il “Federal Reserve Act” venne messo ai voti dal congresso e Wilson, a sua volta, promulgò la legge.

Charles August Lindbergh
A tal proposito, merita un approfondimento la figura del membro della camera dei rappresentanti Charles Lindbergh senior, padre del celebre aviatore, forte oppositore della Federal Reserve ed all'entrata americana nella prima guerra mondiale che sappiamo essere stata voluta dagli stessi personaggi facenti parte del medesimo disegno criminale, quì un ampio resoconto sulla guerra. Lindbergh  descrive il suo pensiero con la seguente frase:
Un radicale è colui che dice la verità.
Nel 1913  pubblicò "Banking, Currency, and the Money Trust", "Servizi Bancari, Valuta ed il Monopolio Monetario", e dichiarò :
Questa legge (il Federal Reserve Act, 23 Dicembre 1913) stabilisce il più gigantesco trust sulla terra. Quando il Presidente Wilson firmerà questo disegno di legge, il governo invisibile del Potere Monetario, provata l'esistenza dall'indagine del monopolio monetario, sarà legalizzato. La nuova legge creerà inflazione ogni volta che i cartelli vogliono l'inflazione. D'ora in poi, potranno scientificamente creare crisi, essi possono scaricare le azioni sulle persone a prezzi elevati durante l'eccitazione e quindi portare al panico e ricomprarli a prezzi bassi. La gente non può saperlo subito, ma la resa dei conti è solo lontana un paio di anni. I trust si renderanno presto conto che sono andati troppo lontano, anche per il loro bene. Il popolo deve fare una dichiarazione di indipendenza per alleviare se stesso dal potere monetario. Questo essi saranno in grado di fare per prendere il controllo del Congresso. Wall Streeters non poteva imbrogliare se voi senatori e rappresentanti non facevate una ipocrisia del Congresso ... Il più grande crimine del Congresso è il suo sistema monetario. Il peggior crimine legislativo dei tempi è perpetrato da questo disegno di legge bancaria. Il comitato elettorale ed i capi dei partiti hanno di nuovo operato ed hanno impedito alla gente di ottenere il beneficio dal proprio governo.
"Il Piano Aldrich è il Piano di Wall Street. Significa un altro panico, se necessario, per intimidire la gente. Aldrich,è pagato dal governo per rappresentare il popolo, propone invece un piano per i trust."
Aveva ovviamente capito tutto e da allora non è cambiato nulla, hanno solo perfezionato i meccanismi di rapine e truffe legalizzate :
"Per causare i prezzi elevati, tutto il Consiglio della Federal Reserve farà sarà quello di abbassare il tasso di risconto ..., producendo una espansione del credito e un mercato azionario in rialzo, poi quando ... gli uomini d'affari sono abituati a queste condizioni, si può verificare ... la prosperità sarà a metà strada aumenteranno arbitrariamente il tasso di interesse. Può causare il pendolo di un mercato che sale e scende ed oscillare delicatamente avanti e indietro da lievi variazioni del tasso di sconto, o causare fluttuazioni violente da una variazione tasso superiore e in entrambi i casi sarnno in possesso di informazioni privilegiate da condizioni finanziarie e la conoscenza anticipata dell'arrivo del cambiamento, verso l'alto o verso il basso. Questa è il più strano vantaggio, più pericoloso mai posto nelle mani di una speciale classe privilegiata da un Governo che sia mai esistito . Il sistema è privato, condotto per il solo scopo di ottenere i maggiori profitti possibili dall'utilizzo dei soldi degli altri. Sanno in anticipo quando per creare panico a proprio vantaggio, ma anche sapere quando si fermerà il panico. Inflazione e deflazione lavoreranno altrettanto bene per loro quando controlleranno la finanza".
Inoltre nel 1917 Lindbergh ha presentato istanze di impeachment nei confronti di membri del Consiglio della Federal Reserve, tra cui Paul Warburg e William Proctor Gould Harding, l'accusa in cui sono stati coinvolti "... in una cospirazione per violare la Costituzione e le leggi degli Stati Uniti ..."

Charles A. Lindbergh :
padre e figlio intorno al 1910
Come è facilissimo ormai intuire politica, guerre, economia e finanza sono strettamente collegate per i medesimi scopi criminali, chi si oppone inevitabilmente si trova impegnato in tutti i fronti. Sempre nel 1917, terzo anno della Grande Guerra, il figlio di Lindbergh, Charles, che diventerà il famosissimo aviatore  aveva 16 anni, il che significava avere qualche possibilità di arruolamento. Egli scrisse una cortese polemica, contro la guerra dal titolo "Perché il tuo paese è in guerra ?». Fresco di stampa, una copia è stata portata al presidente Woodrow Wilson. Dopo l'esame, Wilson ordinò la confisca di tutte le possibili copie. Gli agenti che svolsero questo compito trovarono un pallet di lastre di piombo per la stampa, che sono state fuse in una fonderia. Questo insulto alla famiglia Lindbergh è la base originale per l'opposizione di Lucky Lindy, sopranome dell'aviatore, alla partecipazione degli Stati Uniti nella II guerra mondiale, figura interessante anche la sua in questi contesti. Eustace Mullins documenta che le lastre di questo libro sono state confiscate e distrutte.
Per quanto riguarda questa distruzione, l'elezione di Wilson e la prima guerra mondiale consiglio la lettura come già consigliato di quest'articolo ben dettagliato, approfondito e documentato.

Contestualmente all'approvazione del Federal Reserve Act, il Capo di Stato approvò il documento che diede vita anche all’Internal Revenue Service, ossia al fisco statunitense. L’IRS e la Fed avranno una relazione molto stretta, poiché attraverso la tassa sul reddito i cittadini si sarebbero fatti, in pratica, carico di pagare gli interessi del debito contratto dalla politica verso la banca centrale. Di fatto, Wilson autorizzò la nascita di una nuova banca centrale, che avrebbe assunto il controllo dell’emissione del denaro. Essa venne chiamata Federal Reserve System. Già dalla scelta del nome, si può intuire quale fosse l’idea dietro alla logica dei suoi creatori. “federal” avrebbe portato i cittadini a credere che si trattasse di un’organizzazione governativa; “reserve” avrebbe indotto a pensare che la valuta da essa emessa fosse coperta dall’esistenza di valore in oro di pari ammontare; “system”, usato al posto della parola “bank”, in modo di non dare agli americani l’idea che fosse di fatto una banca centrale. Ma in realtà la Fed è un cartello di 12 banche centrali private, dietro le quali si muovono le maggiori banche operanti in quel periodo: le Banche Rothschild di Londra, le Banche Warburg di Amburgo e Amsterdam, la Lehman Brothers di New York, la Lazard Brothers di Parigi, la Banca Kuhln Loeb di New York, le banche del gruoppo Israel Moses Seif, la Goldman e Sachs di New York, la Chase Manhattan Bank di New York. Di queste si può dire che a parte la Chase Manhattan Bank (risultato di fusioni dall’originaria JpMorgan Chase dell’americano Aaron Burr) e la Kuhl Loeb (fusasi poi nella Lehman Brothers). Questa isituzione operò già subito con l’intento di perseguire uno degli obiettivi discussi a Jekyll Island: la riduzione del numero delle banche presenti. Tra il 1914 e il 1919 emise un’enorme quantitò di dollari, attuando una politica monetaria espansiva agendo attraverso l’agevolazione del credito alle banche più piccole e ai privato. Nel 1920 decise di richiamare buona parte della quantità di offerta di denaro circolante; in questo modo modo le piccole banche furono costrette a richiedere il rientro dei prestiti erogati ai loro clienti. Gli americani reagirono con preoccupazione, facendo prelievi in massa e cercando di indirizzare le prorprie risorse nel tentativo di rientrare dei propri debiti. Il crack portò migliaia di banche a chiudere, favorendo così il consolidarsi del potere delle grandi banche che detenevano la Fed. 

Nel 1919 Woodrow Wilson scrisse con rammarico, cercando inutilmente di lavarsi la memoria :
“Sono uno degli uomini più infelici. Io ho inconsapevolmente rovinato il mio Paese. Una grande nazione industriale è ora controllata dal suo sistema creditizio. Non siamo più un governo della libera opinione, non più il governo degli ideali e del voto della maggioranza, ma il governo dell’opinione e della coercizione di un piccolo gruppo di personaggi dominanti“.
Nel 1921 il senatore Lindbergh dichiarò come :
attraverso il Federal Reserve il panico viene creato scientificamente… come un’equazione matematica.
Tra il 1921 e il 1929 la riserva federale aumentò nuovamente l’offerta monetaria, portando a una fase di espansione del credito e di ricorso, da parte dei cittadini, all’acceso dei prestiti e dei mutui. Furono in quegli anni molto frequenti le operazioni, consentite proprio dalla Fed, di “prestito del margine”, che permettevano all’investitore di pagare un’azione non nel suo intero valore, ma solo al 10% di esso. Questo sistema consentiva anche al piccolo risparmiatore di accedere alla speculazione, allettato dalla possibilità di facili ricavi. Vi fu quindi un boom di investimenti, nonostante fosse comunque sempre presente il rischio che i finanziatori potessero, in qualsiasi momento, richiedere all’investitore, di onorare entro un giorno il restante 90% di quota dell’azione, come da accordo. Poco prima dell’ottobre 1929, i grandi banchieri e potenti industriali degli Stati Uniti, iniziarono con discrezione a uscire dal mercato azionario e a mettere al sicuro i proprio capitali, come se si stessero per preparare a un qualche evento che sarebbe capitato di lì a poco. Così, il 24 Ottobre 1929, con una inquietante precisa coordinazione, i finanziatori che avevano emesso i “prestiti a margine” richiamarono in massa il rientro dei loro prestiti. La contemporanea richiesta di tutta questa liquidità mandò in fallimento oltre sedicimila piccole banche, che vennero rilevate a cifre irrisorie da chi aveva architettato questo sistema per farle fallire. Analogamente avvenne per tantissime le aziende colpite. Davanti a questa situazione il Federal Reserve System, invece di immettere liquidità necessaria a tamponare la situazione, fece l’esatto contrario dando così il suo importante contributo al generarsi della più grande crisi economica che gli Stati Uniti avessero mai conosciuto, come sostenuto anche dall’economista e premio Nobel Milton Friedman. La crisi del ’29 ebbe ripercussioni in tutto il mondo, con l’insanabile contraddizione tra le conseguenze delle politiche monetarie restrittive perseguite da quasi tutte le autorità bancarie centrali, e dall’altro, l’abbondanza di prodotti offerti in seguito al miglioramento generale dei processi produttivi. Solo dopo la Seconda Guerra mondiale gli Stati Uniti si ripresero dalla “Grande Depressione” del 1929. Il primo maggio del 1933 il presidente F.D. Roosevelt, in seguito al perdurare della crisi, impose agli americani di consegnare l’oro da questi posseduto al di fuori del sistema bancario, con pene per i trasgressori che potevano arrivare sino ai dieci anni di carcere. La moneta smise col tempo di recare la dicitura “convertibile in oro”, che venne sostituita con la scritta “moneta a corso legale”: ossia costituendo un valore di per sé. Quindi nel tempo, la riserva federale il denaro acquisirà la facoltà di creare il denaro dal nulla. Tale process è descritto in un documento ufficiale della stessa Fed, il “Modern Money Mechanics”, che spiega nel dettaglio le procedure istituzionali per la creazione della moneta utilizzate dalla riserva federale e dalla rete di banche centrali mondiale da essa sostenute. Inizialmente quindi è la Fed a stampare banconote, che presta allo Stato in cambio di “titoli di debito pubblico” emesse da quest’ultimo (lo Stato poi utilizzerà le entrate fiscali in parte per ripagare gli interessi sul debito contratto con le banche). In questo manuale è chiaramente detto che :
le variazioni della quantità di moneta possono essere originate da azioni del Federal Reserve System, degli istituti di deposito (le banche commerciali), o dallo stato. Il controllo principale, comunque, è esercitato dalla banca centrale.L'attuale processo di creazione del denaro avviene principalmente presso le banche. Come notato precedentemente, le passività delle banche sono moneta. Tali passività sono i conti dei clienti. Questi conti aumentano quando i clienti depositano valuta e assegni e quando i prestiti effettuati dalle banche vengono accreditati sui conti dei beneficiari. Questo processo può avere luogo grazie al ricorso delle banche stesse al meccanismo, legalmente regolamentato, della “riserva frazionaria”, definita nel testo come un moltiplicatore che consente l'espansione del credito. 
E aggiunge:
in un sistema a riserva frazionaria diversa dal 100% la banca può accreditare del denaro in quantità superiori ai depositi che ha in suo possesso.
Attualmente tale percentuale che soddisfi i requisiti obbligatori è fissata al 10%. Ma le banche in realtà non trattengono quella percentuale in deposito, prestando il restante 90%. Queste considerano deposito l’intero ammontare versato: la cifra che prestano sarà di nove volte maggiore e sarà creata dal nulla. Su questo denaro inesistente applicano inoltre un interesse. Ma cosa da valore a questa nuova moneta? La rispostà è la base monetaria esistente. Quindi maggiore è il denaro in circolazione, minore sarà il valore di quello già presente. Questo fenomeno è detto “inflazione”: più denaro è in circolo, a parità di beni e servizi, più i prezzi di vendita salgono, riducendo il potere d’acquisto dei portatori delle banconote. L’espansione monetaria che avviene in un sistema a riserva frazionaria è intrinsecamente inflazionistico, poiché per ripagare gli interessi sul debito è necessario che si aumenti la base monetaria. In altre parole, il fatto che le banche non creino materialmente il denaro destinato a pagare gli interessi su quanto da loro prestato, fa si che l’ammontare di denaro da ridare alle banche eccederà sempre la quantità di denaro in circolazione. Per questo motivo l’inflazione è una costante dell’economia: vi sarà sempre bisogno di nuovo denaro da destinare alla copertura del deficit insito nel sistema, dovuto alla necessità di pagare gli interessi.

Louis T. McFadden, presidente del "Comitato House Banking" negli anni ’30, per denunciare il potere della FED, descrivendola, sottolineò nei registri del Congresso, pagine 1295 e 1296 del 10 giugno 1932:
“Signor Presidente, in questo paese abbiamo una delle più corrotte istituzioni che il mondo abbia mai conosciuto. Mi riferisco al Federal Reserve Board, un comitato governativo, ha truffato il Governo e il popolo degli Stati Uniti di abbastanza soldi per appianare il debito nazionale. La depredazione e le iniquità del Federal Reserve Board e delle banche della Federal Reserve sono costate a questo paese abbastanza soldi da pagare il debito nazionale molte volte. Questa istituzione malvagia ha impoverito e rovinato il popolo degli Stati Uniti; ha fatto bancarotta ed ha praticamente mandato in bancarotta il nostro Governo. Ha fatto ciò attraverso la cattiva amministrazione e le pratiche corrotte degli avvoltoi che la controllano.”
John Fitzgerald Kennedy
L’ultimo presidente americano ad opporsi a questo sistema di natura fraudolenta fu John Fitzgerald Kennedy. Lo fece concretamente il 4 giugno del 1963, attraverso la firma dell’ordine esecutivo 1110 che restituiva al U.S. Treasury, in linea con quanto stabilito dalla Costituzione, l’autorizzazione a creare ed emettere valuta senza più passare attraverso il Federal Reserve System. Questo decreto dava al Tesoro il potere esplicito di :
emettere certificati argentei in base ad ogni lingotto d’argento, argento o dollari d’argento standard nella Tesoreria momentaneamente non trattenuti per rimborso da alcun certificato d’argento in corso, di prescrivere il valore dei certificati argentei, ed emettere dollari d’argento standard e valuta d’argento sussidiaria per il loro ammortizzamento.
Così vennero emessi in circolazione più di quattro miliardi di dollari sotto forma di banconote degli Stati Uniti, in tagli da due e cinque dollari - i tagli successivi, da dieci e venti dollari, non entrarono mai in circolazione, poiché Kennedy venne assassinato prima – Queste nuove “United States Note” furono emesse come valuta senza interessi e senza debiti, sostenute dalla riserva d’argento della Tesoreria federale. Il loro aspetto era identico ai dollari stampati dalla Fed, ma cambiava la dicitura dell’Ente emittente: “banconota degli Stati Uniti” con numeri di serie rossi in un caso e “banconota della Federal Reserve” con numeri di serie verdi nell’altro.

Federal Reserve Note

United States Note
Questa astuta mossa del presidente avrebbe sottratto la nazione al controllo della Fed, e avrebbe evitato agli Stati Uniti di accumulare, dal 1963 ad oggi, quasi altri novemila miliardi di dollari di debito pubblico. Il suo successore alla Casa Bianca decise però, forse per la sua stessa incolumità, di non portare avanti questa strada e via via queste banconote federali vennero rimosse dalla circolazione.
Il 12 novembre del 1963 il presidente Kennedy, in un discorso tenuto alla Columbia University, denunciò esplicitamente l’esistenza di una cospirazione ai danni della libertà del popolo americano, dietro la quale vi erano forti poteri occulti e organizzazioni segrete, tra il resto : 
“L’alto ufficio del Presidente è stato usato per fomentare un piano per distruggere la libertà americana e prima di lasciare questo incarico, devo informare la cittadinanza di questa condizione.”
Dieci giorni dopo, il 22 novembre 1963, verrà assassinato a Dallas. Ancora oggi, dopo cinquant’anni, rimane un mistero chi furono i mandanti reali dell’omicidio Kennedy.
Il Fratello minore di J.F.K., Robert Kennedy dichiarerà :
"soltanto i poteri di un presidente permetteranno un giorno di rivelare al mondo la verità sull’assassinio di mio fratello".
Robert Kennedy, campagna
elettorale a Los Angeles
(foto di Evan Freed).
Bob morirà anch’egli assassinato nel 1968, durante la sua corsa alle primarie per la scelta del candidato democratico alle presidenziali. Anche qui, i dubbi sulla stessa dinamica dell’assassinio sono diversi e ad oggi rimangono senza risposte.
Dopo Kennedy, nessun altro presidente osò mettersi contro lo strapotere dei banchieri : così, il debito pubblico crescerà esponenzialmente negli anni fino ad arrivare ai livelli odierni. L’inflazione sarà tale che nel 1971 il presidente Richard Nixon dichiarerà la sospensione della convertibilità del dollaro in oro, ponendo fine al sistema detto del gold exchange standard – basato su rapporti di cambio fissi tra le valute, tutte agganciate al dollaro, il quale a sua volta era agganciato all’oro. 

A livello internazionale, da dopo la Seconda Guerra mondiale, il potere dei banchieri internazionali aumenterà enormemente anche grazie all’utilizzo di organismi internazionali quali il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Queste due istituzioni, nate con gli accordi di Bretton Woods del 1944, persero il loro ruolo originario di prestatori d’ultima istanza, e divennero strumenti per finanziare qualunque disavanzo nella bilancia dei pagamenti dei paesi poveri, purché tenessero una linea politica conforme agli interessi dei grandi capitali. In molti casi, l’intervento del FMI e della BM produssero un aggravamento della situazione negli Stati già in difficoltà, chiedendo a questi ultimi il rientro delle loro posizioni debitorie, salvo poi riaprire i canali di credito una volta scoppiata la crisi, e guadagnare sugli interessi onerosi che ne derivavano. Tali aiuti non sono infatti compiuti al fine di sostenere politiche di rilancio dell’economia, ma unicamente allo scopo specifico di consentire che vengano rimborsate le grandi banche private internazionali eventualmente coinvolte nella crisi stessa. Queste due istituzioni di fatto annullano ogni rischio per le più potenti banche del mondo, favorendo quindi manovre finanziarie di natura speculativa in molti paesi e quindi aggravando ancor più la situazione di miseria e povertà in una consistente fetta del cosiddetto “Terzo Mondo”, continuano a vivere. Del resto, la prosperità della finanza internazionale dipende proprio dall’emissione di prestiti con elevato interesse a Stati in difficoltà economica.

In questi anni si avviò il processo detto della “globalizzazione”, basato su un modello che prevedeva l’apertura totale dei mercati e la riduzione progressiva dei costi del lavoro, necessaria alle aziende al fine di garantire la competitività sui mercati internazionali. Questo fenomeno ha contribuito a innescare crisi che coinvolgono direttamente le strutture produttive di molti paesi, con un deterioramento del tessuto sociale e una crescente conflittualità. Il prezzo da pagare per essere partecipi alla globalizzazione dei mercati non è solo sul piano sociale, ma anche su quello ambientale: nella logica di competizione transnazionale, viene premiata l’azienda che abbatte al minimo la voce costi, di qualsiasi natura essi siano. Negli Stati industrializzati, queste problematiche hanno incrinato radicati equilibri sociali, concernenti principalmente il mondo del lavoro, con milioni di posti di lavoro persi

Tutto questo processo è stato pensato, pianificato e governato dai grandi gruppi finanziari, anche attraverso organizzazioni da loro stessi create e sostentate – quali per esempio l’Aspen Institute e la Commissione Trilaterale - e il suo “corretto” svolgimento viene periodicamente seguito in riunioni come quelle del Club Bildenberg e del CFR i cui contenuti sono strettamente segreti. Dietro al paravento del libero mercato e della globalizzazione, i grandi banchieri e le multinazionali da essi controllati conducono indisturbati i loro disegni, incuranti del degrado ambientale, dello sfruttamento della povertà, dello smantellamento delle forme essenziali di assistenza verso chi non può rientrare nei processi produttivi. Essi controllano i principali media mondiali, attraverso le quali condizionano le volontà di miliardi di persone, riducendoli a meri consumatori passivi, dipendenti da superfluo e incapaci rilevare l’essenziale. Anche le più importanti università del mondo sono nelle loro mani e da qui diffondono l’unicità del pensiero ad essi funzionale, strumentalizzando concetti neutrali come quello di efficienza, di mercato, di concorrenza per giustificare i loro interessi. 
Occorre infatti far sempre credere all’opinione pubblica che i risultati delle decisioni strategiche assunte da politi asserviti, in realtà finalizzate al perseguimento degli interessi di questa ristrettissima elite, siano la logica conseguenza di eventi ineluttabili. Questo è alla radice di quel senso di assuefazione e rassegnazione di cui ammalato l’occidente.

LA conseguenza di questi processi emerse negli Stati Uniti già verso la fine degli anni ’80 del XX. Il processo di deregolamentazione nel mercato del lavoro determinò una riduzione dei redditi da lavoro delle famiglie pari al 40%. Se l’economia si fosse dovuta adeguare a questa contrazione, e quindi ridurre la produzione del medesimo valore percentuale, la crisi odierna probabilmente sarebbe scoppiata già allora.
Ciò non accadde perché intervennero le banche, erogando prestiti alle famiglie dei lavoratori. Questi ultimi incominciarono a fare operazione in Borsa, poiché a partire dal 1992 le rendite obbligazionarie erano crollate e, conseguentemente, tutta la finanza si rivolse al mercato azionario. In altre parole, gli americani investirono in Borsa il denaro ottenuto in prestito dalle banche, e con i ricavi derivati riuscirono a pagare gli interessi alle banche stesse e a coprire la percentuale di reddito da lavoro che avevano perduto.

La vera storia e le origini del signoraggio bancario. Documentario Completo.

Sono famose e conosciute le coincidenze che collegano John Fitzgerald Kennedy ed Abraham Lincoln  tra cui l'assassinio, ma quì scopriamo che furono ben quattro i Presidenti Americani assassinati perchè osteggiavano le azioni dei Banksters e guarda un pò furono gli unici quattro nella storia ed anche un unico candidato alla presidenza, combinazione vuole Robert Francis Kennedy, inutile aggiungere particolari, il resto è aria fritta. Come illustra il seguente dossier de "La Stampa".
Probabilmente i successivi si sono ben guardati da fare azioni simili anche perchè nel modus operandi di questi personaggi, da secoli, gli omicidi sono avvertimenti per i prossimi ...
“Una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze sono due coincidenze, ma tre coincidenze, quando si hanno buone cellule grigie nel cervello che lavorano, sono una prova decisiva, bella e buona”. Hercules Poirot, personaggio immaginario
Quà ne abbiamo cinque e quando son due sono già di troppo ....
A proposito di avvertimenti, certamente c'è una scala a seconda dello sgarbo così come recepito, punizione più avvertimento, avvertimento, più o meno gravi a seconda delle situazioni, mi tornano in mente leggendo il seguito il Watergate di Nixon o lo scandalo Clinton - Lewinsky, in quest'ultimo caso provate a leggere questo articolo e vedere se non vi viene in mente qualcosa.
La storia è poi piena di omicidi o processi politici legati a questi personaggi, tutti i misteri legati a personaggi eccellenti, anche, misteri semplicemente perchè sono intoccabili, quando ti dimostro che faccio ammazzare il presidente e poi suo fratello con delle indagini seguenti che sono delle barzellette, l'apoteosi è veramente Robert Kennedy, leggere per credere.
Devo trovare il tempo di mettere giù gli articoli, facciamo un pò di nomi : 
Assassinii, i Romanov, Ceausescu, Gheddafi, Mussolini, Aldo Moro, Ali Bhutto, Zia ul Haq, Aeafat, Calvi, Falcone e Borsellino.
Processi, Noriega, Craxi, Andreotti, Berlusconi per stare in Italia.
Misteri, Grace di Monaco e Lady Diana. 
Quelli che mi ricordo al momento e di cui ho già letto qualcosa.
Complottismi, no, semplicemente c'è chi vende i salami e chi fà l'agente segreto ...
C'è chi fà fatica a sopravvivere perchè c'è qualcun altro che fà triliardi di dollari studiando tutti i giorni come rubarglieli meglio ...

Usa, attentati riusciti e falliti a presidenti e candidati (scheda)
A.M.

Nella storia degli Stati Uniti sono stati numerosi i tentativi di assassinare presidenti in carica o ex presidenti. Quattro attentati sono andati a buon fine, mentre due hanno provocato il ferimento della vittima predestinata. Molti di più sono stati poi gli attentati o i complotti, veri o presunti, sventati molto prima che potessero essere messi in atto, come quello di ieri ai danni del candidato democratico alla Casa Bianca Barack Obama.

La Casa Bianca è un posto molto pericoloso, insomma, stando al numero dei presidenti uccisi, 4 (Abraham Lincoln il 15 aprile 1865, James Garfield il 2 luglio 1881, William McKinley il 6 settembre 1901 e John F. Kennedy a Dallas, in Texas, il 22 novembre 1963), e a quelli scampati a attentati di cui si è saputo qualcosa.

Abraham Lincoln fu ucciso il 14 aprile 1865 mentre si trovava al Ford’s Theatre di Washington per assistere allo spettacolo Our American Cousin. Gli sparò l’attore e simpatizzante dei Confederati John Wilkes Booth, morì il 15 aprile, alle 7.22 del mattino.

James Garfield fu ucciso il 2 luglio 1881 a Washington, la capitale degli Stati Uniti. Era in carica da 4 mesi. Gli sparò Charles Guiteau e il presidente morì undici settimane più tardi, il 19 settembre.

William McKinley fu ucciso il 6 settembre 1901 al Temple of Music di Buffalo, nello stato di New York. Gli sparò due volte l’anarchico Leon Czolgosz mentre il presidente visitava l’Esposizione Panamericana. Morì otto giorni più tardi, il 14 settembre.

John F. Kennedy fu ucciso a Dallas, in Texas, il 22 novembre 1963 mentre sfilava in auto a bordo della quale si trovava anche la first lady Jacqueline. Sebbene il decesso non sia stato confermato fino al giorno successivo, morì sul colpo colpito a morte da un colpo di fucile.

Questi i nomi dei quattro presidente degli Stati Uniti uccisi mentre erano in carica. Molti di più quelli scampati a falliti attentati: Andrew Jackson scampò a un attentato il 30 gennaio 1835; Theodore Roosevelt, dopo avere lasciato la Casa Bianca, il 14 ottobre 1912, scampò a un attentato; il lontano cugino Franklin Delano Roosevelt, ebbe la stessa sorte nel febbraio del 1933; il successore, Harry Truman rimase illeso il primo novembre 1950.

Venendo a tempi più recenti il repubblicano Richard Nixon scampò a ben due distinti attentati mentre era in carica. Il primo il 14 aprile 1972 a Ottawa, in Canada e il secondo il 22 febbraio 1974.

Il successore Gerald Ford fu in pericolo due volte: il 5 settembre 1975 a Sacramento, in California e pochi giorni dopo, il 22 settembre 1975, a San Francisco, in California.

Per Jimmy Carter il giorno fortunato fu il 5 maggio 1979.

Il 30 marzo 1981 Ronald Reagan fu ferito da un uomo che aprì il fuoco mentre stava entrando nella limousine blindata.

Il 13 aprile 1993, pochi mesi dopo la fine del suo mandato, George H.W. Bush scampò a un attentato alla Kuwait University in Kuwait. Secondo l’intelligence Usa dietro si celava la longa manus di Saddam Hussein che voleva vendicarsi della prima guerra del Golfo nel 1991. Questo episodio molti anni dopo fu uno degli elementi che spinse l’attuale inquilino della Casa Bianca a invadere l’Iraq.

Bill Clinton scampò a due attentati il 12 settembre 1994 quando Frank Eugene Corder, in un’inconsapevole preludio dell’11 settembre, atterrò con un Cessna nel giardino della Casa Bianca dopo aver cercato di schiantarsi nell’edificio. Il secondo episodio il 29 ottobre 1994, Francisco Martin Duran esplose almeno 29 colpi di fucile semiautomatico contro la Casa Bianca.

Chiude il lungo elenco dei fortunati George W. Bush: la prima volta il 7 febbraio 2001 Robert Pickett esplose vari colpi verso la Casa Bianca; la seconda il 10 maggio 2005 a Tbilisi, in Georgia, quando tentò di lanciare una granata verso il podio da cui stava parlando.

Per quanto riguarda i candidati alla presidenza c’è il caso tragico di Robert Kennedy, fratello minore di John F. Kennedy, assassinato il 6 giugno 1968 all’Ambassador Hotel a Los Angeles, California. L’episodio fu citato in un infelice scivolone a giugno da Hillary Clinton quando dopo aver perso in base ai numeri tentava di rinviare il momento di ritirarsi: spiegò che sarebbe stato un errore visto che si era appena e giugno e proprio in quel mese Bobby Kennedy era stato ucciso. 

L'unica conclusione possibile

Una frase che ho trovato in rete recita:
“Vi rendete conto adesso cosa c’è in serbo per noi se permettiamo alla FED di continuare a controllare il nostro paese?” “La condizione secondo cui Dio ha dato la libertà all’uomo è la vigilanza eterna; se la condizione viene rotta, la servitù è la conseguenza del suo crimine, e la punizione della sua colpa.”Se “Noi, le persone” non facciamo qualcosa adesso, potrà arrivare un momento in cui “noi, le persone” non ci saremo più.
Basta  cambiare i soggetti : 
FED con BANKSTERS
PAESE con PIANETA
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