Descrizione

La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

Contra factum non valet argumentum”

mercoledì 12 luglio 2017

Benito Mussolini dedica la sua ultima lettera al popolo italiano


"Che strana libertà è mai quella che vieta di rimpiangere un tiranno defunto? Che strano tiranno fu mai quello se riesce ancora a farsi rimpiangere !?"
- Leo Longanesi -

E' l'ultima notte di vita del Duce, la guerra è ormai persa e da prigioniero scrive le sue ultime parole, il suo testamento politico. Dalla stanza della tenuta dei De Maria dove è rinchiuso rivolge a se stesso e al popolo italiano le ultime lettere e un punto definitivo alla sua vita ed al Fascismo in Italia.
Agli italiani dedica i suoi ultimi pensieri alla fine di una tremenda guerra.


Resto un pò scosso a leggere queste parole in punto di morte, anche se sono stato educato a questi valori ma non sono abituato a viverli, vivo una realtà come tutti di rapporti sociali equiparabili al letame se facciamo spazio dalle ipocrisie, valori sotto zero. 
In questi come in altri scritti degli ultimi periodi non sbaglia una virgola come avesse la palla di cristallo, ma è ovvio quando sguazzi nel merdaio della politica internazionale conosci i meccanismi che sono obbligatoriamente ciclici, cause e conseguenze solo repliche.

La Storia Invisibile
Riconosciuto universalmente come uno statista eccelso e un patriota fantastico poi completamente diffamato ed oscurato, come mai ? Semplice, i colpevoli del massacro planetario, ed è fatto pubblico se si vanno a cercare le dichiarazioni ufficiali ed i fatti antecedenti, dovevano trovare dei capri espiatori ed in patria tutti i traditori  e sono stati milioni, ma non traditori del Duce o del fascismo, ma dell'Italia, dovevano mistificare la realtà e nascondere la verità che è sotto gli occhi di tutti, occupati, colonizzati, massacrati.

Tradita l'Italia dai militari perchè erano quasi tutti massoni filo britannici con cui avevano fatto la prima guerra mondiale, stessa storia per il Re che pur era stato uno dei principali promotori della discesa in guerra, tradita dagli avversari politici solo per una mera ricerca del potere e lo vediamo ancor oggi come ne paghiamo le conseguenze, tradita dal popolo perchè gli era stata garantita l'impunità con delle Psychological operations (PSYOP) , operazioni psicologiche di propaganda in cui gli veniva garantita l'immunità se fossero stati eliminati i leader, ovvio altrimenti si apriva il vaso di pandora.

Ben ripagato il popolo per quel che mi ricordo bombardamenti sulle città, stragi in sicilia durante e dopo lo sbarco, marocchinate dalla sicilia almeno fino in Toscana, partigiani che ammazzavano i tedeschi poi fuggendo così per le regole della Convenzione di Ginevra ed il diritto di rappresaglia se non si consegnano i responsabili diritto di esecuzione dei civili, 1 a 10, gli alleati han fatto ben di peggio. Per concludere  nel dopo guerra centinaia di migliaia di morti e violenze senza fine sempre grazie ai partigiani comunisti per instaurare uno stato socialista, oh ma già ce l'avevamo, si ma era un pò diverso dall'URSS tanto cara a Stalin e Togliatti. Per finire in bellezza decenni di stragi di stato e terrorismo orchestrati dai "liberatori" per mantenere lo "status quo", questa è stata l'immunità. Oh cazzo dimenticavo la deindustrializzazione e svendita dell'Italia sempre orchestrata degli anglo sionisti, conseguenze milioni di nuovi poveri e centinaia se non di più di suicidi.

Tra le Pieghe della Storia
Ecco perchè bisogna nascondere le responsabilità dei tradimenti, da non dimenticare che costoro, gli eredi, fanno lezioni di moralità, ma crepa !! Se non si fosse ancora capito questo è il problema nazionale, stiamo seduti su un letamaio esplosivo di balle colossali e di fatto la guerra civile non è mai finita, ha solo preso altre forme ed è unilaterale, indovinate un pò chi la fa ?
Leggiamo quello che ci disse il Duce, prima dell'assassinio premeditato, che in confronto ...


L'Ultima lettera agli Italiani

Germasino 27 Aprile notte
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Il Duce visita una colonia estiva
Il Duce visita una colonia estiva
Non è la fede che arriva nell’ora del crepuscolo quella che mi sostiene, è la fede della mia infanzia e della mia vita che mi impone di dover credere, anche quando avrei diritto di dubitare.

Non so se questi miei appunti saranno mai letti dal popolo Italiano; vorrei che così fosse, per dargli la possibilità di raccogliere in confessione di fede il mio ultimo pensiero.
Non so nemmeno se gli uomini mi concederanno il tempo sufficiente per scriverli.
Ventidue anni di governo mi rendono probabilmente degno, a giudizio umano, di vivere altre ventiquattro ore.

Ho creduto nella vittoria delle nostre armi, come credo in Dio, Nostro Signore, ma più ancora credo nell’Eterno, adesso che la sconfitta ha costituito il banco di prova sul quale dovranno venire mostrate al mondo intero, la forza e la grandezza dei nostri cuori.

E’ ormai un fatto che la guerra è perduta, ma è anche certo che non si è vinti finchè non ci si dichiari vinti. Questo dovranno ricordare gli Italiani, se sotto la dominazione straniera, arriveranno a sentire l’insoffocabile risveglio della loro coscienza e dei loro spiriti. Oggi io perdono a quanti non mi perdonano e mi condannano condannando se stessi.

Penso a coloro ai quali sarà negato per anni di amare e soffrire per la Patria e vorrei che essi si sentissero non solo testimoni di una disfatta, ma anche alfieri della rivincita. All’odio smisurato e alle vendette subentrerà il tempo della ragione.

Così riacquistato il senso della dignità e dell’onore, son certo che gli Italiani di domani sapranno serenamente valutare i coefficienti della tragica ora che vivo.

Se questo è dunque l’ultimo giorno della mia esistenza, intendo che anche a chi mi ha abbandonato e a chi mi ha tradito, vada il mio perdono, come allora perdonai al Savoia la sua debolezza.




"Mussolini è un superuomo" - Mahatma Gandhi -
Il Testamento Politico di Benito Mussolini


Nessuno che sia un vero Italiano, qualunque sia la sua fede politica, disperi nell’avvenire. Le risorse del nostro popolo sono immense. Se saprà trovare un punto di saldatura, recupererà la sua forza prima ancora di qualche vincitore. Per questo punto di fusione io darei la vita anche ora, spontaneamente, qualunque sia purché improntata a vero spirito italiano. Dopo la sconfitta io sarò coperto furiosamente di sputi, ma poi verranno a mondarmi con venerazione. Allora sorriderò, perché il mio popolo sarà in pace con se stesso. Il lavoratore che assolve il dovere sociale senz’altra speranza che un pezzo di pane e la salute della propria famiglia, ripete ogni giorno un atto di eroismo. La gente che lavora è infinitamente superiore a tutti i falsi profeti che pretendono di rappresentarla. I quali profeti hanno buon gioco per l’insensibilità di chi avrebbe il sacrosanto dovere di provvedere.
Per questo sono stato e sono socialista!
L’accusa di incoerenza non ha fondamento. La mia condotta è sempre stata rettilinea nel senso di guardare alla sostanza delle cose e non alla forma. Mi sono adattato socialisticamente alla realtà. Man mano che l’evoluzione della società smentiva molte delle profezie di Marx, il vero socialismo ripiegava dal possibile al probabile. L’unico socialismo attuabile socialisticamente è il corporativismo, punto di confluenza, di equilibrio e di giustizia degli interessi rispetto all’interesse collettivo. La politica è un’arte difficilissima tra le difficili perché lavora la materia inafferrabile, più oscillante, più incerta. La politica lavora sullo spirito degli uomini, che è un’entità assai difficile a definirsi, perché è mutevole.

Mutevolissimo è lo spirito degli italiani. Quando io non sarò più, sono sicuro che gli storici e gli psicologi si chiederanno come un uomo abbia potuto trascinarsi dietro per vent’anni un popolo come l’italiano. Se non avessi fatto altro basterebbe questo capolavoro per non essere seppellito nell’oblio. Altri forse potrà dominare col ferro e col fuoco, non col consenso come ho fatto io. La mia dittatura è stata assai più lieve che non certe democrazie in cui imperano le plutocrazie. Il Fascismo ha avuto più morti dei suoi avversari e il 25 Luglio al confino non c’erano più di trenta persone. Quando si scrive che noi siamo la guardia bianca della borghesia, si afferma la più spudorata delle menzogne. Io ho difeso, e lo affermo con piena coscienza, il progresso dei lavoratori. Tra le cause principali del tracollo del Fascismo io pongo la lotta sorda ed implacabile di taluni gruppi industriali e finanziari, che nel loro folle egoismo temevano ed odiano il fascismo come il peggior nemico dei loro inumani interessi. Devo dire, per ragioni di giustizia che, il capitale italiano, quello legittimo, che si regge con la capacità delle sue imprese, ha sempre compreso le esigenze sociali, anche quando doveva allungare il collo per far fronte ai nuovi patti di lavoro.

L'Acqua nella Storia
L’umile gente del lavoro mi ha sempre amato e mi ama ancora. Tutti i dittatori hanno fatto strage dei loro nemici. Io sono il solo passivo; tremila morti contro qualche centinaio. Credo di aver nobilitato la dittatura. Forse l’ho svirilizzata, ma le ho strappato gli strumenti di tortura.
Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E’ male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita, sia con l’inviare loro dei sussidi che per la frequenza diventavano degli stipendi, sia strappandoli alla morte.
Ma se domani togliessero la vita ai miei uomini, quale responsabilità avrei assunto salvandoli?
Stalin è in piedi e vince, io cado e perdo. La storia si occupa solamente dei vincitori e del volume delle loro conquiste ed il trionfo giustifica tutto. La rivoluzione francese è considerata per i suoi risultati, mentre i ghigliottinati sono confinati nella cronaca nera
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Vent’anni di Fascismo nessuno potrà cancellarli dalla storia d’Italia. Non ho nessuna illusione sul mio destino. Non mi processeranno, perché sanno che da accusato diverrei pubblico accusatore. Probabilmente mi uccideranno e poi diranno che mi sono suicidato, vinto dai rimorsi. Chi teme la morte non è mai vissuto, ed io sono vissuto anche troppo. La vita non è che un tratto di congiunzione tra due eternità: il passato ed il futuro.




Finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò.

I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria.
Chi agisce Mi collego diversamente dimostrerebbe di ritenere la Patria non più Patria quando si è chiamati a servirla dal basso. I fascisti, insomma, dovranno agire per sentimento, non per risentimento. Dal loro contegno dipenderà una più sollecita revisione storica del Fascismo, perché adesso è notte, ma poi verrà il giorno”.




Mi collego a ciò che dice il testamento politico con questa citazione del Duce perchè mi è sempre parsa strana una "Dittatura" contestuale con un Re che per di più fa arrestare il "Dittatore", il quale si lascia arrestare e poi si allea con il nemico ...
E di cose se ne spiegano ...
"Il fascismo non fece una rivoluzione: c'era una monarchia prima e una monarchia rimase. Se la Camera appariva un'emanazione del partito, il Senato sottolineava il suo lealismo monarchico per la sua nomina regia e la sua stessa composizione. Il numero dei generali, degli ammiragli, dei senatori per censo, era sempre imponente, una forza materiale e una riserva dello Stato in favore della monarchia. Tutta l'aristocrazia italiana, prima la bianca, poi dopo la Conciliazione anche la nera, costituiva un'altra forza monarchica. Definita la Questione Romana, la curia e il clero entrarono nell'orbita regia. La grossa borghesia industriale, agraria, bancaria, pur non esponendosi in prima linea, marciava anch'essa sotto le insegne regie".
citato in Paolo Pavolini, 1943, "La caduta del fascismo"
“Con la morte di Mussolini scompare uno dei più grandi uomini politici cui si deve rimproverare solamente di non aver messo al muro i suoi avversari”
- Josif Vissarionovic Dzugasvili alias Stalin -

Fonti   ilduce.net   ilduce.net   wikiquote

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