Descrizione

La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi” - Honorè de Balzac -

"Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo un oceano !" - Isaac Newton -

Contra factum non valet argumentum”

giovedì 10 maggio 2018

Gerusalemme non è la capitale di Israele di Richard Falk



Articolo di qualche mese fa ma molto interessante per comprendere bene quale sia lo status di Gerusalemme e l'autore va anche oltre, mi viene anche comodo per integrare il mio articolo Gerusalemme capitale, Trump, i sionisti e Israele, l'Islam e i Palestinesi, qual'è il problema ? Si infiammano nuovamente i Territori e nel contesto della partenza del giro d'Italia 2018 da Israele 70°anniversario di Israele, lettera aperta di denuncia e richiesta di sottoscrizione di 32 personalità ebraiche italianeLa partenza del giro d’Italia comprata da Israele, tra falsi storici,minacce e ripuliture mediatiche.

La situazione sarebbe incommentabile, nel senso che parla da sola e è uno scandalo planetario, una ingiustizia totale, poi come giudei ci vengono a raccontare che vorrebbero la pace nel mondo, il loro ...

Bene leggo questo articolo che denuncia i metodi israeliani, lo vado a impaginare, cerco l'autore, inserisco la foto, la guardo ... ma questo è ebreo ... leggete un pò ...


Richard Falk
Richard Anderson Falk (nato il 13 novembre 1930) è un professore americano emerito di diritto internazionale alla Princeton University. È autore o co-autore di 20 libri e redattore o co-editore di altri 20 volumi. Nel 2008, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC) ha nominato Falk per un mandato di sei anni come un relatore speciale delle Nazioni Unite sulla "situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967".

Falk è nato in una famiglia ebraica assimilazionista di New York che ha completamente ripudiato il lato etnico dell'ebraicità. Definendosi "un ebreo americano", afferma che avere uno status di estraneo, con un senso di non appartenenza, può aver influenzato il suo successivo ruolo di critico della politica estera americana. 
Il suo essere ebreo significa soprattutto per Falk,
"essere preoccupato di superare l'ingiustizia e la sete di giustizia nel mondo, e questo significa essere rispettosi verso gli altri popoli indipendentemente dalla loro nazionalità o religione ed empatico di fronte alla sofferenza umana, chiunque e dovunque sia incontrata la vittimizzazione ".
L'esatto contrario di uno psicopatico, cosa comune tra i suoi correligionari ... "Psicopatici al Potere" - Parola d'ordine "Manipolazione"L’inquietante psicologia ebraica secondo Gilad Atzmon di Don Curzio Nitoglia

Ma è favorevole a un Nuovo Ordine Mondiale, non ci siamo ... :
"L'inchiesta essenziale di un cittadino-pellegrino è scoprire come far sì che i movimenti sociali desiderabili, ma improbabili, abbiano successo. I movimenti contro la schiavitù, il colonialismo, la discriminazione razziale e il patriarcato sono alcuni esempi. La mia preoccupazione principale è quella di promuovere un movimento abolizionista contro la guerra e l'aggressione come istituzioni sociali, il che implica la graduale costruzione di un nuovo ordine mondiale che assicuri i bisogni umani fondamentali di tutte le persone, che salvaguardi l'ambiente, che protegga i diritti umani fondamentali di tutti gli individui e gruppi senza invadere le risorse precarie della diversità culturale, e che lavora per la risoluzione non violenta dei conflitti intersocietali".

Tutti coloro che rilasciano dichiarazioni pubbliche per conto del governo di Israele, si deliziano nel difendere la provocatoria decisione di Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele con il seguente assioma:
«Israele è l’unico stato nel mondo che non ha il permesso di poter situare la propria capitale in un luogo di sua scelta».

Di per sé tutto questo costituisce un proclama che pare innocente e perfino preciso, fino a quando non si ragiona su come stiano veramente le cose. Se ci riflettiamo un attimo, sarebbe molto più ragionevole la seguente enunciazione:
«Israele è l’unico stato al mondo il cui governo ha il coraggio di eleggere come sua capitale una città oltre i propri legittimi confini di sovranità, una città, per altro, soggetta a chi esercita diritti superiori».
Israele a tutt’oggi si è rifiutata di definire il limite dei propri confini per finalità di diritto internazionale, presumibilmente per permettere ulteriori espansioni fino a quando la totalità della biblica Terra Promessa sarà sotto il suo controllo totale. A rischio di estinzione, in particolare, c’è la fetta di territorio della West Bank che da Israele viene indicata con i nomi biblici di Samaria e Giudea, sostenendo in questo modo l’idea che tradizione etnica e religiosa abbiano la precedenza sul diritto internazionale contemporaneo.
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C’è un’altra riflessione da aggiungere. Sarebbe infatti necessario tornare indietro di 70 anni, alla controversa partizione decisa dalla «Risoluzione 181» dell’Assemblea generale delle Nazioni unite. Israele, negli anni seguenti, si è spesso congratulata con la risoluzione, in contrasto con l’opposizione dei palestinesi. Quest’ultimi hanno dovuto subire massicce espulsioni e perdite di territori durante la guerra nel 1947, conosciuta come la Nakba per i palestinesi. Israele per anni ha argomentato che l’accettazione della «Risoluzione 181», annulla le rimostranze attribuibili alla Nakba, includendo il diniego ai palestinesi di qualsiasi diritto al ritorno alle loro case o ai luogo di residenza, malgrado il proprio collegamento con la propria terra e il diritto di identità palestinese.

Quello che il governo di Israele vuole dal resto del mondo, è che sia dimenticata quella che è la presente situazione stabilita dalle Nazioni unite per quanto riguarda lo status di Gerusalemme come parte integrante della «Risoluzione 18».Viceversa, Israele ha propagandato al mondo la falsa storia che la «Risoluzione 181» trattava esclusivamente le divisioni del territorio; di conseguenza le rivendicazioni riguardo Gerusalemme vanno ignorate e dimenticate.

Quanto venne proposto nella decisione delle Nazioni Unite e quanto Israele «accettò» nel 1947 fu che la città di Gerusalemme, riconoscendo il collegamento di identità nazionale per i palestinesi e per gli ebrei, non doveva essere sotto il controllo sovrano di nessuna delle due popolazioni ma doveva essere internazionalizzata e soggetta all’amministrazione delle Nazioni unite, riconoscendo il particolare significato simbolico e religioso di Gerusalemme per le tre religioni monoteiste.

Potrebbe essere arguito da parte degli assertori della decisione di Trump che anche i palestinesi e il mondo arabo (in virtù dell’Iniziativa di Pace araba del 2002) hanno silenziosamente sostituito l’internazionalizzazione di Gerusalemme con la «soluzione dei due stati», in base alla quale si realizza il presupposto condiviso da entrambe le parti, affinché Gerusalemme venga condivisa in modo da concedere a Israele e Palestina di stabilire la loro capitale entro i limiti della città.

La maggior parte dei progetti avanzati per i due stati, indicano Gerusalemme est, che Israele ha occupato da 50 anni, sin dalla guerra del 1967, per i palestinesi. Anche in questo caso esiste una strana diversificazione fra quanto Israele si vuole arrogare come diritto e quanto il diritto internazionale prevede. Israele, al termine della guerra del 1967, ha immediatamente asserito che tutta Gerusalemme costituiva la «città eterna» per il popolo ebraico. Il governo di Tel Aviv è andato ben oltre. Con un decreto ha esteso l’intera area che comprende la città di Gerusalemme quasi raddoppiando il territorio e accorpandosi una serie di comunità palestinesi.


Per tornare alla bruciante domanda del perché debba essere negate a Israele il diritto di situare la propria capitale dovunque voglia o convenga, è opportuno riformulare quanto richiesto da Israele nei seguenti termini:
«Esiste il diritto di ogni stato a decidere di stabilire arbitrariamente la propria capitale in una città che è occupata, ovvero in virtù dell’autorità esclusiva di sovranità designate dal proprio governo territoriale ?»
Per quanto riguarda il danno provocato dall’iniziativa di Trump nel riconoscere Gerusalemme capitale di Israele e la dichiarata intenzione di spostare l’ambasciata americana, è impossibile da quantificare adesso, benché un eventuale ritorno alla violenza, all’estremismo politico, al terrorismo antiamericano e a una situazione di guerra estesa nella regione mediorientale, verrà attribuito a un errore diplomatico di Trump.

Allo stesso modo risulta ormai evidente, in base alla decisione di per sé, il danno molto grave fatto alla reputazione della leadership degli Stati uniti a livello regionale e globale. Altrettanto dicasi per l’autorità delle Nazioni unite che ha dimostrato di non avere la capacità di dirimere controversie a livello geopolitico, mettendo da parte il diritto internazionale e l’opinione pubblica mondiale. PULIZIA ETNICA ED "ISTINTO MORALE" - Come l'Occidente e la stampalibera hanno sottoscritto la pulizia etnica di Israele NdR

Le prospettive per una diplomazia fondata su uguaglianza di diritti per i palestinesi e gli israeliani si è ridotta a zero e una speranza di giustizia per i palestinesi non è al momento prevedibile.

Fonte   en.wikipedia   ilmanifesto

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