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In questo blog si vuole commentare ed analizzare l'attualità e la storia ma sopratutto scoprire ed evidenziare le ipocrisie, le falsità ed i soprusi di questo mondo appunto ormai impossibile da vivere.

“La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi”. Honorè de Balzac

Contra factum non valet argumentum”

martedì 12 gennaio 2016

Il quadrumvirato che finanziò l’ascesa di Mussolini.

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Erano tempi difficili, complessi, variegati e le rivoluzioni qualcuno le deve pur finanziare ...

di Ugo Poletti

Il quadrumvirato italiano che aveva in mano le chiavi della sublime porta e che finanziò l’ascesa di Mussolini.

Introduzione

Siamo all’inizio del ‘900, l’Italia è un Regno fresco di nascita con una nuova classe dirigente determinata ad essere protagonista nelle sfide economiche e geopolitiche della Belle Epoque. Anche a quel tempo esiste una dicotomia tra l’approccio affaristico-imprenditoriale del nord (Milano, Genova e Venezia) che vuole approfittare delle opportunità commerciali offerte dai mercati emergenti del Mediterraneo, soprattutto a Oriente e nei turbolenti Balcani, e quello di Roma neo-capitale, dove i vertici politici e militari sgomitano per affermare il ruolo geopolitico dell’Italia e non perdere la gara coloniale con le altre potenze europee.

In questo contesto, un gruppo di quattro uomini d’affari lombardo-veneti, tra loro legati da vincoli di amicizia e collaborazione professionale, arriva a detenere un potere economico e politico tale da influire negli avvenimenti che sconvolgeranno l’Impero Ottomano: il colpo di Stato dei “Giovani Turchi”, la guerra di Libia, le due guerre balcaniche (con Serbia, Montenegro, Bulgaria, Albania, Grecia, Romania, da una parte, e l’Impero turco dall’altra), la Prima Guerra Mondiale e la conferenza di Versailles.

Dalla fine dell’800 fino alla Marcia su Roma, i rapporti economici, finanziari e governativi con l’Impero Ottomano e i nuovi Stati nati nei Balcani saranno dominati da questo quadrumvirato di affaristi e banchieri, tutti giovani partiti in cerca di fortuna lontano dai loro luoghi di nascita, che nei momenti di crisi internazionale, si riveleranno un tassello indispensabile della diplomazia del Regno d’Italia. Lo stesso Giolitti, presidente del Consiglio, dovrà ricorrere a loro per trovare una soluzione alla guerra italo-turca.

I protagonisti


Giuseppe Volpi, Conte di Misurata (Venezia 1877 – Roma 1947), imprenditore e avventuriero, appena ventenne andò a vivere nell’Impero ottomano in cerca di fortuna. Realizzò iniziative economiche di successo nei Balcani grazie anche all’appoggio dell’appena nata Banca commerciale Italiana. Rientrato ricco a Venezia, lanciò diverse imprese per realizzare grandi opere nei mercati a Oriente, dove aveva una fitta rete di relazioni. Con il fascismo ebbe alti incarichi politici. Creò la mostra del cinema di Venezia.

Giuseppe Toeplitz (Varsavia 1866 – S. Ambrogio Olona 1938), ebreo polacco, venne a Genova nel 1890 per lavorare in banca, sotto il direttore Otto Joel, suo lontano cugino tedesco, che nel 1984 fondò a Milano la Banca Commerciale Italiana. Nel 1895 Toeplitz si traferì a Milano per fare una folgorante carriera nella nuova Banca, di cui divenne il capo nel 1915 fino al 1933. Strategica la sua direzione della filiale di Venezia, da cui dipendevano le operazioni di espansione verso Balcani e Medio Oriente.

Piero Foscari (Venezia 1865 – Venezia 1923), politico irredentista e dannunziano, membro di una blasonata famiglia di Dogi di Venezia, capofila degli ingenti patrimoni di alcune delle più antiche famiglie veneziane. Dopo 12 anni nella Regia Marina lasciò la carriera militare per amministrare il suo patrimonio e quello della ricca moglie sposata nel 1897. Nel 1899 iniziò la sua ascesa politica nel Comune di Venezia, dove si batté per il progetto del nuovo porto industriale di Marghera. Sostenne e finanziò l’impresa di Fiume.

Bernardino Nogara (Bellano 1870 – Milano 1958), dopo la laurea in Ingegneria industriale al Politecnico di Milano intraprese la carriera di ingegnere minerario in Italia, Inghilterra, Bulgaria e nell’Impero ottomano. L’incontro con Giuseppe Volpi, che lo mise a dirigere i suoi investimenti minerari in Oriente, fece svoltare la sua carriera. Fu il delegato del Governo italiano alla gestione del Debito Pubblico Ottomano e divenne il potentissimo amministratore unico dei fondi ricevuti dal Vaticano per i Patti Lateranensi.

L’Europa delle Belle Epoque

Dopo la guerra franco-prussiana del 1870, l’Europa conosce un insolitamente lungo periodo di pace fino al 1914, che sarà conosciuto come Belle Epoque. Questa epoca è caratterizzata da una tumultuosa espansione economica e tecnologica, accompagnata da una notevole aggressività commerciale, coloniale e bellica da parte di tutti gli Stati europei, a fronte di una grande instabilità politica nei Balcani.

Siamo al tempo dei grandi imperi plurinazionali (russo, austro-ungarico, tedesco, ottomano), che accolgono diverse etnie e religioni all’interno dei loro confini. Esistono in questa epoca vaste reti commerciali finanziarie sovranazionali, come quelle di ebrei e veneziani, che saranno poi sconvolte nel corso del 900.

In questo periodo a cavallo tra il XIX° e il XX° secolo alcuni dei settori di sviluppo più promettenti sono le miniere (carbone, acciaio, zinco, zolfo,..), le infrastrutture (porti e ferrovie) e la produzione e distribuzione dell’energia elettrica. Siamo in un epoca in cui il carbone è più importante del petrolio, industria ancora agli albori. Le cannoniere delle grandi flotte hanno bisogno di acciaio e i loro motori vanno a carbone. All’epoca, interessarsi di miniere significava entrare nel mondo della finanza internazionale. Si trattava, non solo di ricoprire ruoli manageriali, ma anche di gestire partecipazioni azionarie e proprietà terriere. Un’attività che permetteva di acquisire una fitta rete di conoscenze finanziarie e professionali in diversi Paesi.

Infine, non si può trascurare il contesto culturale. Lo spirito dei tempi era quello del positivismo, delle scoperte scientifiche e tecnologiche e della rivoluzione dei traffici commerciali (treni e navi a vapore), che, unito alla possibilità di lauti guadagni, spingeva gli uomini più ardimentosi a conquistare nuovi mercati con uno spirito di avventura sorprendente, rispetto alle poche garanzie di sicurezza personale dell’epoca.

Quattro avventurieri lombardo-veneti alla conquista dei mercati orientali

Qui inizia la nostra storia. Negli anni tra il 1890 e il 1900 i giovani protagonisti della nostra storia affrontano la loro vita professionale con una notevole dose di spirito di avventura. Giuseppe Toeplitz viene da una ricca famiglia ebrea di Varsavia (allora sotto l’Impero Russo) e abbandona gli studi di ingegneria a Gand (Belgio) per sposarsi una contessa olandese. Per lei si converte al cattolicesimo e si trasferisce a Genova per iniziare una carriera di banchiere internazionale, accettando l’invito di un cugino banchiere: Otto Joel. Negli stessi anni Giuseppe Volpi abbandona gli studi di legge all’Università di Padova, per l’improvvisa morte del padre e parte per l’Impero Ottomano in cerca di fortuna. Piero Foscari, patrizio veneziano, sceglie la carriera di ufficiale nella Regia Marina, si diploma all’Accademia di Livorno e si imbarca per 12 anni, partecipando a imprese coloniali italiane nel Mar Rosso. Infine, Bernardino Nogara, laureato con pieni voti al Politecnico di Milano, inizia una carriera internazionale di ingegnere minerario, che lo porterà in Inghilterra, Bulgaria, Grecia e nell’Impero ottomano.

Gli anni di svolta sono tra il 1900 e il 1903. I quattro personaggi si incontrano. Toeplitz è ormai un importante direttore della Banca Commerciale Italiana, fondata a Milano da Otto Joel con capitali tedeschi, austriaci, svizzeri e francesi. Si tratta di una banca mista “alla tedesca”, cioè il suo business non è solo l’erogazione di prestiti bancari e la raccolta di depositi, ma soprattutto investimenti, gestione delle partecipazioni e speculazione in Borsa. In poche parole: sia banca commerciale che banca d’affari.

Con questo approccio manageriale, nel 1900 va a Venezia a dirigere la filiale locale, che per il Gruppo era la porta degli investimenti in Oriente. Qui conosce il nobile Foscari, figura politica e sociale di spicco, nonchè grande investitore, e Giuseppe Volpi, che ha fatto fortuna in Oriente ed è rientrato per lanciare da Venezia una sfilza di nuove avventure imprenditoriali rivolte a Est. Nogara non è con loro a Venezia, ma nel 1901 viene incaricato da Volpi di dirigere gli interessi minerari propri e dei suoi investitori veneziani a Salonicco.
Diviene membro ufficiale del gruppo quando nel 1903 sarà nominato Amministratore Delegato della Società Commerciale d’Oriente (Comor) a Istanbul, costituita da Volpi, ma con i fondi erogati da Toeplitz. Praticamente è la prima filiale estera della Banca Commerciale.

A questo punto la squadra è completa. Abbiamo una grande finanziatore con ampia delega della banca italiana costituita con fondi mitteleuropei, un grande investitore che indirizza gli impieghi di patrimoni dell’aristocrazia veneziana, uno stratega di grandi investimenti e progetti industriali, e un manager di fiducia che segue le imprese sul territorio.

Tra il 1901 e il 1907 la squadra mette a segno diverse operazioni:

- Costituzione della società per l’importazione in Italia di prodotti agricoli dall’Ungheria.

- Fondazione della casa d’importazione ed esportazione Giuseppe Volpi e C.

- Accordo con il Governo serbo per l’istituzione di una Agenzia commerciale serba in Italia.

- Costituzione a Salonicco della Società italiana per le miniere d’Oriente.

- Costituzione della “Regia cointeressata dei tabacchi del Montenegro”, che assicura al gruppo di investitori guidato da Volpi il monopolio dei tabacchi nel Regno del Montenegro.

- Costituzione della Società Commerciale d’Oriente (Comor) a Istanbul, prima filiale estera della BCI, di cui Nogara viene nominato Amministratore Delegato.

- Fondazione della SADE (Società Adriatica di Elettricità), per la produzione di energia elettrica.

- Fondazione della Compagnia di Antivari, che ottiene dal Governo montenegrino l’appalto per la costruzione di un porto franco nella città omonima e la costruzione della ferrovia Antivari-Vir Pazar.

- Fondazione a Salonicco della Società in accomandita G. Volpi, A. Corinaldi & C.

- Fondazione della Società commerciale d’Oriente (Comor) di Ginevra, per riorganizzare sotto una holding le filiali estere, tra cui la già esistente filiale di Istanbul che è quella più importante.

- Costituzione della Società commerciale, industriale e finanziaria (Comifin), totalmente controllata dalla Comor, finalizzata allo sviluppo della zona di Adalia in Anatolia.

- Lancio del progetto del nuovo porto industriale di Marghera a firma di Foscari e Volpi.

Ma dal 1908 l’attività del gruppo si complica, o si arricchisce, a causa di nuove turbolenze politiche nello scenario in cui opera. Prima, però, occorre parlare di un attore politico molto singolare: la massoneria.

I “Giovani Turchi” e la massoneria internazionale

La massoneria è una associazione segreta con finalità filosofiche e di divulgazione dei principi del progresso. Ha una ramificata rete di filiali internazionali, che hanno contribuito a collegare e a sostenere molti leader di rivoluzioni e cospirazioni europee. Dalla seconda metà dell’ottocento è riuscita a mettere a segno alcuni grandi successi nella lotta contro l’assolutismo monarchico e l’oscurantismo papale, considerati nemici del progresso. La spedizione di Garibaldi in Sicilia è stata supportata dalla massoneria inglese (non a caso la flotta inglese ha impedito che quella borbonica affondasse i due mercantili con a bordo i Mille). La caduta dei Borboni di Napoli ha tolto di mezzo un fastidioso rivale dell’Inghilterra dal Mediterraneo. Inoltre, l’unità d’Italia ha cancellato dalla mappa lo Stato Pontificio e tolto al Papa il suo potere temporale.

Adesso è l’ora dei Giovani Turchi, un gruppo di giovani ufficiali dell’esercito ottomano, riuniti in logge massoniche, che si sono dati un nome che riecheggia la “Giovine Italia” di Giuseppe Mazzini. Il movimento, inizialmente noto come Comitato dell’Unione e Progresso, sorge a Salonicco, la città intellettualmente più dinamica dell’impero Ottomano, e comprende prevalentemente giovani universitari e ufficiali dell’esercito, con lo scopo di modernizzare e occidentalizzare l’intera società ottomana, liberandola dai “Vecchi Turchi”. Dal 1905, su esempio dei moti rivoluzionari in Russia, il movimento decide di passare all’azione. Nell’estate del 1908, l’ala militare del gruppo, marcia con alcuni reparti militari su Istanbul, costringendo il sultano a concedere il ritorno alla Costituzione del 1876 e a cedere il governo del paese.

Salonicco ha in quegli anni una popolazione di circa 65 mila ebrei, di cui la maggior parte di origine italiana. Proprio lì viene fondata da Emmanuel Carasso, avvocato ebreo sefardita di origine veneziana, la loggia massonica italiana “Macedonia Resurrecta”, il fulcro del movimento dei Giovani Turchi. Carasso sarà uno dei maggiori finanziatori della cospirazione e grande committente per l’esercito turco durante le successive guerre.

Anche Volpi è massone, e a Salonicco hanno sede alcune sue società minerarie e commerciali. I due stringono una forte relazione e durante il colpo di Stato del 1908 si trovano entrambi a Istanbul.

La guerra di Libia (29 settembre 1911)

Gli affari per il gruppo dei quattro non possono che andare a gonfie vele, date le buone entrature massoniche con la nuova dirigenza turca. Purtroppo, il Regno d’Italia vuole un “posto al sole” e finora ha collezionato brutte figure come la bruciante sconfitta di Adua (Abissinia, 1896). Dopo lo schiaffo di Tunisi (città con 200.000 Italiani, scippata dalla Francia, che ha istituito un protettorato sulla Tunisia) decide di sbarcare a “Tripoli bel suol d’amore”. Scoppia la guerra italo-turca e Volpi non è certamente contento. Questo conflitto mette a rischio tutti gli investimenti del suo gruppo d’affari nell’Impero ottomano.

Dopo un anno di combattimenti l’impresa coloniale italiana in Libia è esposta al ridicolo. I bersaglieri sono abbarbicati sulle coste della Tripolitania e delle Cirenaica, ma non sono riusciti ad entrare in profondità. La colonia, favoleggiata come sbocco per il proletariato e i capitali italiani si sta rivelando uno scatolone di sabbia costoso dove il moderno Regio esercito non riesce a domare i ribelli. E l’Impero turco non accenna a voler negoziare alcuna pace, nonostante la flotta italiana abbia condotto uno sbarco a Rodi e nelle isole circostanti (il Dodecaneso) e abbia bombardato un quartiere di Beirut (una settantina di vittime civili).

Volpi, che può viaggiare liberamente a Istanbul, perché è console onorario della Serbia a Venezia e gode dell’immunità diplomatica, si propone al Presidente Giolitti come intermediario con i Turchi, per una pace che salvi la faccia a questi ultimi, e all’Italia impegnata nell’ennesima impresa coloniale fallimentare.

Il Trattato di Ouchy (18 ottobre 1912)

Nell’autunno del 1912 si apre la conferenza di Ouchy (quartiere di Losanna), a cui parteciperanno quattro plenipotenziari italiani: un politico e un ministro del governo Giolitti, Volpi e Nogara. Nessuno di questi ultimi due ha mai avuto fino a quel momento incarichi governativi o rapporti d’affari con Roma. Il loro ruolo cruciale svolto nei negoziati è la consacrazione dell’importanza che hanno assunto per l’Italia.

Nella delegazione turca è presente una vecchia conoscenza di Volpi: Emmanuel Carasso. Il Trattato di Ouchy è un successo diplomatico. I Turchi, che temono una imminente guerra nei Balcani rinunciano al sostegno militare e politico alle tribù libiche e alla sovranità su Cirenaica e Tripolitania, ricevendo in cambio dall’Italia un indennizzo pari alle entrate fiscali che ricevevano dalle ex-provincie per due anni.

Da quel momento Nogara diviene un consulente speciale del Governo Italiano per gli affari orientali. Per questo suo prezioso ruolo il Governo Italiano (formalmente la Camera di Commercio di Roma) lo nomina al Consiglio d’Amministrazione del Debito Pubblico Ottomano, un consorzio di creditori internazionali nei confronti dell’Impero Ottomano, che dopo la guerra russo-turca del 1877-78 si trova troppo indebitata e ha perso il controllo delle proprie finanze. Fondata nel 1881, l’amministrazione del Debito Pubblico Ottomano (DPO) ha il potere di riscuotere pagamenti dovuti dall’Impero Ottomano a società di Stati europei. Il DPO ha una sua burocrazia indipendente dall’amministrazione ottomana, gestita da un Consiglio d’Amministrazione formato da 7 membri in rappresentanza dei detentori internazionali di titoli di Stato ottomani: 2 francesi, 1 tedesco, 1 austro-ungarico, 1 italiano, 1 ottomano e 1 per l’Inghilterra e l’Olanda.

Il DPO ha un esercito di 5.000 funzionari (saliranno fino a 9.000; più dell’intera amministrazione delle finanze ottomane) che riscuotono le tasse, e poi le girano ai creditori europei, svolgendo un ruolo cruciale negli affari finanziari ottomani. E’ un intermediario indispensabile per tutte le società che vogliono investire nell’Impero Ottomano. Dal 1900 finanzia nuove ferrovie e altre infrastrutture. Tutti gli interessi finanziari e commerciali di stranieri non mussulmani sono garantiti dagli accordi del DPO. Con il collasso dell’impero dopo la prima guerra mondiale l’amministrazione del DPO viene smobilitata e la nuova Repubblica Turca accetta di rilevare il 65% del totale (dopo lunghissime trattative conclusesi solo nel 1958).

In questa posizione di forza Nogara, su richiesta del governo italiano, ottiene nel 1914 l’accordo delle autorità ottomane per concedere all’Italia lo sfruttamento del porto di Adalia e dell’area circostante. Ma scoppia la Prima Guerra Mondiale, che porta nell’agosto del 1915 alla reciproca dichiarazione di guerra.

La Prima Guerra Mondiale e la spedizione di Adalia

La frustrazione italiana per le promesse non mantenute delle Conferenza di Versailles, che nega all’Italia il possesso della Dalmazia, della città di Fiume e di una colonia in Africa, come previsto dal Trattato di Londra, spinge il governo a sbarcare in Adalia (Antalya) un porto dell’Anatolia, per consolidare una zona d’influenza che era stata negoziata con gli Ottomani prima dello scoppio della guerra. Sarà una scelta infelice.

Infatti, questo sbarco compromette i rapporti con la nuova dirigenza militare turca di Mustafa Kemal Pasha, che con una guerra lampo sconfigge e ricaccia i Greci sbarcati a Smirne, perché mette il Regno d’Italia nel novero delle potenze straniera ostile che hanno invaso i sacro suolo turco. Il noto Emmanuel Carasso, ultimo legame tra Volpi e la Turchia, viene esiliato da Kemal Pasha “Ataturk” nel 1923 e i suoi beni, accumulati grazie alle commesse gestite durante la guerra, confiscati.
Epilogo del quadrumvirato. Avvento del fascismo
La porta dell’Oriente si è chiusa. Il Medio Oriente è divenuto un mosaico di protettorati britannici (Palestina, Giordania, Iraq, Persia) e francesi (Siria, Libano). La Turchia di Kemal Pasha “Ataturk” si nazionalizza e chiude le porte ai Paesi occidentali, che hanno cercato di lottizzarla a fine guerra.

Ma nel 1922 accade qualcosa di molto importante in Italia: la Marcia su Roma e l’avvento del Fascismo. Il massone Volpi finanzia l’ascesa di Benito Mussolini (con la partecipazione dei soliti investitori veneziani). Non dimentichiamo che tutti e quattro i quadrumviri fascisti (Balbo, De Bono, Bianchi e De Vecchi) sono massoni e Italo Balbo è stato un giovane frequentatore degli ambienti irredentisti, fino a divenire una guardia del corpo di Cesare Battisti (di cui Mussolini era un redattore del suo giornale). Contemporaneamente, Toeplitz, su intercessione dell’amica Margherita Sarfatti, aiuta Mussolini con inserzioni pubblicitarie della Banca sul suo giornale “Il Popolo d’Italia” e qualche sovvenzione nascosta.

Volpi guadagnerà dal fascismo importanti incarichi istituzionali. Governatore della Libia, presidente di Confindustria, membro del Gran Consiglio del Fascismo (ma non sarà presente nella famigerata seduta dell’ordine Grandi). Nel 1938 diviene presidente delle Assicurazioni Generali al posto del dimissionario Edgardo Morpurgo, il quale, poiché ebreo, dovette cedere la guida dell’istituto assicurativo a causa delle leggi razziali. Padre fondatore della Mostra cinematografica di Venezia (per questo i premi al miglior attore/attrice si chiamano Coppe Volpi). Il Re gli conferirà il titolo di Conte di Misurata.

Nel 1929, il capolavoro diplomatico di Mussolini dei Patti Lateranensi rimette in gioco Nogara. Non è massone e viene da una famiglia così cattolica che ha pianto alla presa di Porta Pia. Con due fratelli Arcivescovi, i buoni uffici di Volpi e l’autorevolezza acquisita nell’esperienza del Debito Pubblico Ottomano, diviene l’amministratore unico dell’ingente fondo del Vaticano, costituito dal risarcimento fissato nei Patti dello Stato italiano al Vaticano. E nello stile degli anni passati, Nogara amministrerà per diversi anni questi fondi utilizzando come strumento tecnico e partner finanziario la Banca Commerciale Italiana dell’amico Giuseppe Toepliz, che lo ha nominato consigliere d’amministrazione nel 1925.

Solo Nogara e Volpi sopravvivranno alla Seconda Guerra Mondiale. Nel 1923 muore Foscari e nel 1938 Toeplitz. Nel 1933 ha dovuto cedere la guida della Banca Commerciale Italiana a Raffaele Mattioli, con il quale la banca viene nazionalizzata e diventa di proprietà dell’IRI.

Ugo Poletti
Cronologia

1890 Toeplitz si trasferisce a Genova, su invito del cugino tedesco Otto Joel per intraprendere la carriera bancaria; prima alla Banca Generale, e poi come direttore della filiale genovese della Banca Russa per il Commercio Estero.

1894 Nogara, appena laureato al Politecnico di Milano in Ingegneria industriale, intraprende la carriera di ingegnere minerario alle Cave del Predil a Brescia. Si reca poi nel Galles del Sud alle miniere di Aberystwyth.

1895 Toeplitz si trasferisce a Milano per essere assunto dalla Banca Commerciale Italiana (BCI) e nominato il mese successivo, procuratore della sede centrale di Milano.

1897 Volpi abbandona gli studi all’Università di Padova, a seguito dell’improvvisa morte del padre e viaggia per l’Impero Ottomano in cerca di successo economico. Foscari si sposa con Elisabetta Widmann Rezzonico, unica erede di una ricca famiglia e diviene procuratore delle sue proprietà in Carinzia. Lascia la Regia Marina e si dedica alla politica e alla gestione del proprio patrimonio e di quello di altre famiglie patrizie veneziane.

1899
Volpi costituisce una società per l’importazione in Italia di prodotti agricoli dall’Ungheria, mentre l’anno successivo fonda la casa d’importazione ed esportazione Giuseppe Volpi e C. e prende contatto con il Governo serbo per l’istituzione di una Agenzia commerciale serba in Italia.

1900 Toeplitz si reca in ottobre a Venezia per curare la sede della BCI proiettata verso i Balcani e il Medio Oriente. Qui conosce Volpi e Foscari.

1901 Volpi costituisce a Salonicco insieme ad alcuni soci veneziani (tra cui Piero Foscari e Amedeo Corinaldi) la Società italiana per le miniere d’Oriente per sfruttare le concessioni minerarie nell’Impero ottomano.
Nogara rientra in Italia a seguito del suo insuccesso in Galles. Nello stesso anno, grazie al sostegno dei cognati, gli sono affidate da Corinaldi e Volpi consulenze tecniche, in Sardegna e in Macedonia.

1902 Volpi e Corinaldi affidano a Nogara un incarico quinquennale per svolgere ricerche minerarie in Bulgaria e in Asia minore. Successivamente lo nominano direttore generale della società nata per lo sfruttamento dei bacini carboniferi di Eraclea in Anatolia e delle miniere di zinco a Mossul in Bulgaria.

1903 Foscari fonda il Sindacato italo-montenegrino per sostenere il progetto del porto di Antivari, per lo sfruttamento di alcuni giacimenti minerari e aree forestali in Montenegro.
Volpi costituisce la Regia cointeressata dei tabacchi del Montenegro, grazie all’appoggio finanziario della Banca commerciale, assicurandogli il monopolio dei tabacchi nel Montenegro. Nogara viene nominato Amministratore Delegato della Società Commerciale d’Oriente (Comor) a Costantinopoli, la prima filiale estera della BCI. Toeplitz, grazie ai successi ottenuti, viene richiamato a Milano alla fine dell’anno con il grado di Condirettore della BCI.

1904 Foscari lancia il progetto (scritto dal capitano Luciano Petit) per la fondazione del nuovo porto industriale di Marghera durante una conferenza all’Ateneo Veneto.

1905 Volpi fonda la SADE (Società Adriatica di Elettricità), acquisendo in tal modo una posizione di rilievo nel settore della produzione e della fornitura di energia elettrica.
Volpi fonda la Compagnia di Antivari, che ottiene dal Governo montenegrino l’appalto per la costruzione di un porto franco nella città omonima e la costruzione della ferrovia Antivari-Vir Pazar.

1907 Volpi fonda a Salonicco la Società in accomandita G. Volpi, A. Corinaldi & C., e a Ginevra la Società commerciale d’Oriente (Comor), di cui la già esistente filiale di Costantinopoli è la parte operativa. Toeplitz deve affrontare la riorganizzazione della BCI, indebolita da una crisi finanziaria internazionale che ha messo in difficoltà il modello di banca mista.

1908 Volpi si trova a Costantinopoli durante il colpo di Stato dei Giovani Turchi. Ha già buoni rapporti con il fratello massone Emmanuel Carasso, avvocato ebreo sefardita, un loro grande finanziatore e fondatore della loggia massonica italiana di Salonicco, che è il fulcro del movimento.

1911 (Guerra italo-turca). Le truppe italiane sbarcano a Tripoli e dopo un anno di combattimenti non riescono ad avanzare nell’interno delle provincie turche di Tripolitania e Cirenaica.
Volpi è console onorario della Serbia a Venezia e gode dell’immunità diplomatica. Quindi viaggia per Istanbul anche durante la guerra con l’Italia e offre a Giolitti di mediare la pace con i Turchi.

1912 Toeplitz diviene cittadino italiano. Volpi e Nogara sono membri della delegazione italiana a Ouchy su designazione del Presidente Giolitti per stipulare il trattato di pace (detto anche Trattato di Losanna) con l’Impero turco per finire la guerra in Libia. Della delegazione turca fa parte Emmanuel Carasso, amico di Volpi.

1913 Nogara entra, in qualità di delegato italiano, nel Consiglio di Amministrazione del Debito Pubblico Ottomano su indicazione di Giolitti.

1914 Nogara negozia con l’impero Ottomano e la Gran Bretagna la concessione di una zona d’influenza italiana localizzata nella regione di Adalia (Antalya) per realizzare un porto ed una ferrovia. Nogara costituisce la Società commerciale, industriale e finanziaria (Comifin), totalmente controllata dalla Comor, finalizzata allo sviluppo della zona di Adalia, grazie ad un accordo della Comor con la compagnia ferroviaria inglese The Ottoman railway company.

1915 L’Italia dichiara guerra all’Austria-Ungheria il 24 maggio
1915 e all’Impero Ottomano il 21 agosto. Otto Joel viene obbligato a lasciare il vertice della banca per le sue origini tedesche, incompatibili con la partecipazione italiana alla Prima Guerra Mondiale (Joel morirà nell’anno seguente). Viene sostituito da Toeplitz e Pietro Fenoglio, che nel 1917 sono entrambi eletti amministratori delegati.

1917
Foscari, nominato sottosegretario alle Colonie, controfirma per il Governo la convenzione per la costruzione del nuovo porto di Venezia in regione di Marghera, insieme al Comune di Venezia e la Società Porto industriale di Venezia, presieduta da Volpi.

1919 Volpi e Nogara partecipano alla conferenza di Versailles come esperti turchi. Quest’ultimo è membro delle commissioni economiche e finanziarie create per redigere i testi dei trattati di pace con Austria, Ungheria, Bulgaria e, naturalmente, Turchia. D’Annunzio occupa Fiume con la collaborazione e la raccolta di fondi organizzata da Foscari. Il governo italiano sbarca con le sue truppe ad Adalia per far rispettare gli accordi del Patto di Londra per una zona di influenza italiana in Anatolia. Le truppe vengono poi evacuate nel 1922.

1922 Marcia su Roma. Mussolini ha tra i suoi grandi finanziatori Volpi e Toeplitz. Foscari delibera la fusione dell’Associazione nazionalista italiana con il Partito nazionale fascista.
Volpi diviene Governatore della Libia e aiuta Graziani a completare la conquista della colonia.

1923 Kemal Pasha “Ataturk” confisca i beni di Emmanuel Carasso e lo manda in esilio a Trieste.

1925 Nogara è a Berlino dove amministra il settore delle industrie nella Commissione interalleata per l’applicazione del piano Dawes sulle riparazioni tedesche di guerra. Nogara diviene consigliere della Banca Commerciale Italiana.

1929 Nogara viene delegato da Pio XI a dirigere l’Amministrazione Speciale della Santa Sede, per la gestione fondi versati dal Governo Italiano alla Santa Sede per i Patti Lateranensi.

1933 Toeplitz deve lasciare il comando della Banca Commerciale Italiana a Raffaele Mattioli, perché contrario alla sua nazionalizzazione attraverso l’IRI. Gli viene concessa la vicepresidenza.

ADDENDA DELL’AUTORE:
La massoneria italiana era egemone nell’Impero
Turco, rispetto a quella francese e inglese. Le logge massoniche di
emanazione straniera godevano di immunità diplomatica e non potevano essere perquisite dalla polizia ottomana. Ecco perché le logge italiane aprirono le porte ai Giovani Turchi, che avevano bisogno di proteggere la cospirazione. Alla loggia italiana “Macedonia Risorta” aderirono Talal Pasha (membro del triumvirato che reggerà l’Impero fino alla sconfitta nella Prima Guerra Mondiale) e Mustafa Kemal Pasha (detto poi “Ataturk”). Le logge italiane (perché la lingua comune degli ebrei di Salonicco era l’Italiano) dipendevano dal Grande Oriente d’Italia (Palazzo Giustiniani), a cui era affiliato anche il Volpi.
Emmanuel Carasso (che sarà uno dei tre delegati dei Giovani Turchi ad andare in visita dal Sultano per detronizzarlo), divenne massone della loggia “Macedonia Risorta” nel 1902 e poi gran maestro nel 1904, su designazione del gran maestro del Grande Oriente in Italia Ettore Ferrari (lo scultore della statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori), che aveva formalmente fissato la strategia civilizzatrice della sua associazione contro quel regime imperiale oscurantista.
Infine, la massoneria italiana su richiesta di quella turca riuscì ad impedire nel 1910 un intervento armato dell’Italia a favore della ribellione albanese contro il dominio ottomano. Non riuscirà invece a fermare l’impresa di Libia l’anno successivo.

Fonte aldogiannuli

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