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In questo blog si vuole commentare ed analizzare l'attualità e la storia ma sopratutto scoprire ed evidenziare le ipocrisie, le falsità ed i soprusi di questo mondo appunto ormai impossibile da vivere.

“La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi”. Honorè de Balzac

Contra factum non valet argumentum”

sabato 23 gennaio 2016

Negli USA un quarto della popolazione mondiale dei detenuti tra business e razzismo

26/07/2015
9 cose che (forse) non sai sulle prigioni americane. Davvero gli Usa sono il paese col maggior numero di detenuti al mondo? Gli afroamericani hanno più possibilità di finire in galera rispetto ai bianchi? Qual è il carcere più duro di tutti? In prigione si può lavorare? E soprattutto, i privati possono entrare nel business… delle prigioni?


Quante persone ci sono nelle prigioni americane? Con un tasso di 737 detenuti ogni 100 mila abitanti, gli Usa sono il paese col maggior numero di prigionieri al mondo (2,4 milioni), seguiti da Cina (1,5 milioni) e Russia (870 mila). A livello mondiale ciò produce uno squilibrio: a fronte del 5% della popolazione mondiale, gli Usa hanno infatti il 25% di quella carceraria. Numeri impressionanti se si pensa che in Italia ci sono poco più di 54 mila detenuti. Secondo il sito Prison Policy negli Usa ci sono 2,4 milioni di detenuti divisi tra 1,719 prigioni di stato, 102 prigioni federali, 2,259 riformatori giovanili, 3,283 prigioni locali e 79 prigioni indiane. Ioltre ci sono 4,6 milioni di persone soggette a forme di correzione alternative.


Perché il numero è così alto? Secondo gli esperti, il numero così alto di detenuti si spiega col fatto che negli Usa vengono puniti col carcere anche i reati non violenti. Scrive l’Economist che: “L’America arresta troppe persone per troppe cose. Il numero delle leggi federali è passato da 3.000 dei primi anni ’80 a oltre 4.450 del 2008. Questo fa sì che molte persone vengano rinchiuse non per mantenere il resto della società sicura, ma per violazioni tecniche di leggi di cui forse non conoscevano neppure l’esistenza”. E cita un caso: dei 71 mila minorenni detenuti, almeno 11 mila lo sono per violazioni tecniche dei termini di liberazione condizionale e non per nuovi reati.


C’è disparità di numeri tra detenuti bianchi, afroamericani, latini e appartenenti ad altri gruppi etnici? Secondo il Pew Center, un centro di ricerca bipartisan americano, negli Usa un cittadino latino-americano ha 3 volte più possibilità di essere arrestato rispetto a un bianco. Con gli afro-americani le possibilità passano a 6 a 1, raddoppiando di fatto. Risultato? 1 milione su 2,4 milioni di detenuti è di origini afro-americane. E l’11% dei neri tra i 20 e i 34 anni si trova dietro le sbarre. Lo dice la NAACP, una delle maggiori associazioni americane dei diritti civili.


Com’è il cibo? Ogni carcere fa storia a sé, ma le associazioni dei diritti civili denunciano casi di avvelenamento, cibo avariato e dal sapore così cattivo da essere “incostituzionale”. Nell’aprile 2008, 277 prigionieri del Santa Rosa Correctional Institution in Florida si sono ammalati dopo aver mangiato chili con carne. Il giornale locale ha scoperto che il budget giornaliero per fornire 3 pasti ai detenuti, a causa dei tagli di bilancio, era di soli 2,67 dollari. Da cui una pessima qualità degli alimenti.


Qual è la prigione più dura?
Nell’agosto 2014 il giornalista Alexander Reynolds si è introdotto sotto copertura in alcune carceri e ha pubblicato un reportage dalla prigione di Maricopa County, in Arizona, definendola la più dura d’America. La fama dello sceriffo Joe Arpajo, che la dirige, ha fatto il giro del mondo quando si è scoperto che obbliga i detenuti a portare magliette e mutande rosa e li costringe a mangiare cibi scaduti e a vivere d’estate in celle dove la temperatura può raggiungere i 50° centigradi. Su di lui sono state aperte diverse inchieste.


Come bisogna comportarsi in una prigione americana? Strano ma vero, esiste una guida pubblicata dal sito Wikihow dove si legge, tra le altre cose, che è buona norma chiedere a parenti e amici l’invio di libri, imparare il regolamento della prigione, imparare a nascondere le emozioni e non fare la spia. Insomma, il buon senso è la migliore regola.


I detenuti lavorano? E quanto guadagnano? Almeno 1 milione di detenuti Usa lavora, guadagnando tra i 93 centesimi e i 4,73 dollari al giorno. E parecchie aziende anche grandi approfittano di questa manovalanza a basso costo.
La CNN ha pubblicato l’intervista a un dirigente di un’importante marca di abbigliamento, che ha candidamente ammesso di aderire con piacere ai programmi federali che gli permettono di pagare un detenuto al massimo 1,15 dollari all’ora contro i 9 richiesti da un operaio specializzato. Senza contare che per i detenuti non sono previste spese per le coperture assicurative
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Esistono prigioni private? Sì e secondo il sito WhoWhatWhy, negli ultimi 15 anni a causa dell’aumento del numero di detenuti, le prigioni private sono aumentate del 350%. Il mercato è controllato da due società private – la Corrections Corporation of America e The GEO Group. La Corrections Corporation of America è specializzata nell’acquisto di prigioni dai vari Stati. Dopo averle acquistate, le gestisce secondo le regole del mercato. Infatti gli Stati che hanno venduto i penitanziari, devono garantire anche un adeguato approvvigionamento di prigionieri, altrimenti non ne vale la pena. È la dura legge del business applicata al carcere.


C’è da preoccuparsi?
A definire la situazione preoccupante non sono solo le associazioni dei diritti civili ma lo stesso procuratore generale degli Stati Uniti, Eric Holder, che l’anno scorso ha annunciato una riforma: “vista la quantità sproporzionata e non necessaria di persone detenute, dobbiamo essere certi che il carcere sia usato per punire, per fare da deterrente e per riabilitare, e non perché diventi un magazzino e un dimenticatoio”.
Ridurre la popolazione carceraria avrebbe anche un effetto positivo sul bilancio: basti pensare che solo nel 2012 gli Stati Uniti hanno speso per le prigioni la bellezza di 80 miliardi di dollari.

Per denunciare un sistema tra i più costosi e affollati al mondo. Barack Obama visiterà oggi il carcere El Reno, in Oklahoma, diventando il primo presidente americano in carica a recarsi in una prigione degli Stati Uniti. Il suo obiettivo è puntare i riflettori sulle falle di un sistema carcerario fra i più costosi e i più affollati al mondo, davanti anche a quelli di Cina e Russia.
Con 2,2 milioni di prigionieri in tutto il Paese, gli Stati Uniti tengono dietro le sbarre più uomini e donne di 35 Paesi europei messi insieme: un quarto della popolazione carceraria mondiale è concentrata nelle carceri americane mentre gli Stati Uniti rappresentano solo il 5% della popolazione mondiale.

“Il tasso di carcerazione è quattro volte più alto di quello della Cina”, ha denunciato il presidente. La prima causa di tali numeri è la durata delle pene. Secondo Human Rights Watch, le leggi adottate a partire dal 1980 per garantire “più severità contro la criminalità” hanno riempito le prigioni federali e statali di delinquenti in maggioranza non violenti.

“Le pene carcerarie di questo Paese sono molto più lunghe di qualsiasi altro Paese”, ha confermato Michele Deitch, professore di diritto dell’Università del Texas secondo cui è giunto il momento “di riconoscere che non è la stessa cosa essere coinvolto in una rissa in un cortile della scuola (…) o essere responsabile di un omicidio collettivo”.

Lo stesso Obama ha più volte criticato pene “sproporzionate rispetto ai reati”, come nel caso dei piccoli trafficanti di droga che vengono condannati a lunghi anni di carcere. “In troppi casi, la punizione semplicemente non corrisponde al crimine – ha detto il presidente – se sei un piccolo trafficante di droga o se violi la libertà vigilata, tu devi pagare il tuo debito con la società, devi essere ritenuto responsabile e pagare una multa, non avere 20 anni, non devi passare la tua vita in carcere”.

Nelle carceri Usa sono detenuti quasi 71.000 minorenni e Obama ha anche denunciato spesso come gli afroamericani abbiano “maggiori probabilità di essere arrestati e di esseri condannati a pene più pesanti rispetto ai bianchi per gli stessi reati”. I neri e gli ispanici rappresentano infatti il 60% della popolazione carceraria, mentre sono solo il 30% della popolazione degli Stati Uniti. Un nero su 35 e un ispanico su 88 sono in carcere, contro un bianco su 214, e un bambino nero su nove ha il padre in prigione, ha denunciato Obama.

L’incarcerazione di massa costa anche 80 miliardi di dollari l’anno, pari a un terzo del bilancio del ministero della Giustizia, e ogni Stato spende in media un miliardo di dollari l’anno per i centri detentivi. Questo non impedisce però che le condizioni di detenzione peggiorino: una ricerca condotta dall’Università Columbia Journalism ha riferito della presenza di parassiti, di scantinati allagati, della mancanza di servizi sanitari in alcuni penitenziari dell’Illinois, di dormitori affollati, con persone detenute solo perché avevano guidato con la patente scaduta.


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