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In questo blog si vuole commentare ed analizzare l'attualità e la storia ma sopratutto scoprire ed evidenziare le ipocrisie, le falsità ed i soprusi di questo mondo appunto ormai impossibile da vivere.

“La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi”. Honorè de Balzac

Contra factum non valet argumentum”

mercoledì 13 aprile 2016

Con tanto amore dalla NATO, sequestrate in Spagna 5 tonnellate di divise destinate allo Stato Islamico

Parte di uniformi militari per l'ISIS sequestrati dalla polizia.

I container contenevano indumenti dichiarati come
"abiti di seconda mano"

Ventimila uniformi «provenienti da un Paese Nato» destinate ai jihadisti dello Stato islamico. «Abbastanza per vestire un esercito». Il carico sequestrato nei porti di Valencia ed Algeciras (Cadice) dalla polizia spagnola solleva il velo su un’inquietante rete di affari che dall’Arabia Saudita passando per la Spagna porta dritta nei territori controllati di Al Baghdadi (che poi l'hanno già fatto fuori, era "consumato" NdR ).

Sono "amerikani", fanno le cose in grande, dopo che L’ambasciata americana a Tunisi s’è fatta spedire 1,5 tonnellate di esplosivi, pentole a pressione riempite di viti e bulloni, cinture esplosive e granate e le centinaia di Toyota fornite all'ISIS ora 5 tonnellate di uniformi. Non bastava il Generale israeliano catturato in Iraq confessa Coalizione di Israele-Isis, 18 ottobre 2015, utilizzando solo gli articoli che sono presenti nel blog, perchè ben altro ci sarebbe, la lettura di questo articolo è illuminante per chi ne avesse bisogno, le divise sarebbero prodotte da un paese NATO e comunque provengono dall'Arabia Saudita che è notoriamente filo USraeliana e fino a quì ... Come spiegato più avanti non sono dei fanatici ma semplicemente mercenari che cambiano fazione a seconda di chi li paga meglio, ed anche quì ... 
Almeno uno degli arrestati è stato indagato per l'11 settembre e suo fratello per l'attentato a Madrid nel 2004 ed ora lavora come minimo con l'Arabia Saudita alleata strategica importantissima per appunto gli USraeliani. E' ovvio non che non ci sia la voglia di indagare, processare ed ingabbiare i veri colpevoli almeno dall'11 settembre in avanti per crimini contro l'umanità ma chiaramente la non possibilità perchè un comune individuo con solo quanto quì scritto sarebbe stato "fritto" innumerevoli volte sulla sedia elettrica fino al consumo totale. So benissimo di non aver scoperto l'acqua calda, ma quando ci stà, ci stà ... (NdR)

I Sarti dello Stato Islamico
El Pais Madrid 11 ABR 2016

Così mentre il ministro degli Esteri José Manuel García-Margallo ha sottolineato durante un’affollata conferenza stampa come lo «Stato Islamico non sia solo un gruppo terroristico, è un proto stato», E così, oltre al reclutamento di combattenti stranieri, è necessario armarli, equipaggiarli, vestirli e calzarli, per offrire l'aspetto di un vero e proprio esercito.
La Video Notizia
"Da dove vengono i fiammanti fuoristrada che circolano nelle piste carovaniere polverose dei video dello stato islamico? Chi li fornisce dei fucili e delle mitragliatrici che sventolano? Come le ottengono le uniformi senza macchie? Chi li fornisce e come li pagano?"
Emergono i dettagli dell’operazione. Il 3 marzo la polizia ha sequestrato un container nel porto di Algeciras (Cadice) e altri due a Valencia. Il primo conteneva abiti di seconda mano, come dichiarato in dogana, ma negli ultimi due c'erano una macchina per l'imballaggio e nascosti sotto cumuli di indumenti usati, cinque tonnellate di balle, ben confezionate ed etichettate, con circa 20.000 uniformi militari senza Marca: abbastanza per equipaggiare un esercito. Al di là della notizia, come sottolinea El Pais che per primo ha pubblicato le immagini della Policia Nacional, è interessante osservare quale sia stato l’itinerario del carico e quale sia la provenienza degli abiti. Secondo il quotidiano spagnolo, i container sono arrivati dal porto di Gedda in Arabia Saudita. Ma le uniformi sembravano provenire da «un paese Nato». Da dove vengono, dunque? Chi le ha passate alla Black Tiger? E soprattutto come mai dall’Arabia Saudita passano da Cadice per poi tornare verso Oriente? Secondo quanto riporta ancora il quotidiano spagnolo, il carico dalla Spagna sarebbe dovuto infatti partire per il porto di Mersin in Turchia, di fronte a Cipro; poi, via terra, sarebbe dovuto arrivare alla città di Bad al Hawa, sul confine con la Siria.

Los sastres del Estado Islámico
Il capo banda e gli attentati di New York e Madrid

L'operazione, ordinata dal giudice della Audiencia Nacional Eloy Velasco, è la continuazione di quella del 7 febbraio, quando sono stati arrestati sette presunti membri di una rete di sostegno per lo Stato islamico in Ontinyent (Valencia), Ceuta e la località alicantinas de Crevillent, L’Alqueria d’Asnar, Muro d’Alcoi y Alicante.
Il presunto capo della  banda Termanini Ammar è nato ad Aleppo (Siria) nel 1972, ed è arrivato in Spagna nel 2012, dopo aver vissuto in Olanda, Belgio e Regno Unito. In Spagna, ha fondato una società, Black Tiger S.L., di cui era amministratore unico, dedicato alla esportazione e l'importazione di prodotti tessili. Sotto la copertura di portare aiuti umanitari, ha fatto diverse spedizioni in Siria, dove ha viaggiato spesso.

Ammar Termanini non nascondeva da che parte stava: su Facebook aveva foto sue con armi automatiche sul passo di Bad al Hawa e nella città siriana di Idlib, controllata da Al Nusra. Le intercettazioni hanno rivelato, come molti jihadisti, avevano cambiato alleanze, passando dal lavorare per il ramo siriano di Al Qaeda a servire il   sedicente Califfato. Gli è stata sequestrato un pistola calibro .22 Long Rifle, ovviamente illegale.

La gestione finanziaria di Termanini era presumibilmente affidata a Karima Mohamed Abu El Rub, nato in Giordania nel 1960 e residente a Ontinyent. Nella sua barca nella zona industriale di L'Altet sono state trovate uniformi come quelle sequestrate nel container di Valencia. Per raccogliere fondi ed effettuare i pagamenti, ricorrevano al hawala, il sistema tradizionale islamico basato sulla fiducia che consente di spostare il denaro tra i diversi paesi, senza lasciare tracce di bonifici bancari.

L'ideologo del gruppo era presumibilmente Nourdine Chikar Allal, uomo d'affari marocchino residente a Muro d'Alcoi e presidente della moschea Cocentaina che si incaricava, attraverso i suoi contatti in Turchia, di eliminare gli ostacoli incontrati dalle spedizioni per raggiungere la loro destinazione finale.

Come in molte altre occasioni, uno di coloro che sono stati coinvolti è una vecchia conoscenza dei servizi segreti spagnoli: Hitham Sakka Al-Kasim, nato a Homs (Siria) e detenuto a Ceuta, è stato indagato dalla Alta Corte in materia di gruppi legati all'11 Settembre; mentre suo fratello era uno degli indagati per l’attentato di Madrid del 11 Marzo 2004 che causò la morte di 193 persone.

Altri due detenuti, un marocchino e un siriano, sono stati dipendenti di fiducia di Termanini in Black Tiger, ma tra gli indagati c'è anche uno spagnolo Simon Richart Lucas, nato a Muro d'Alcoi e residente in L'Alqueria. Non sarebbe un convertito o un fanatico jihadista, ma un imprenditore senza scrupoli disposto a fare qualsiasi attività commerciale, secondo coloro che lo conoscono.

La rete ha inviato non solo le divise per lo Stato islamico, ma ha gestito qualsiasi tipo di ordine. Ad esempio, un tipo di fertilizzante che non viene venduto in Spagna e utilizzato per la produzione di esplosivi Termanini avrebbe incaricato per l'acquisto Hitham.

La matassa della trama di supporto dello Stato Islamico è molto complessa ed ha filiali in molti paesi. I ricercatori stanno solo iniziando a svelarli ora, ma sono sicuro che come è successo con l'ETA nel loro giorno, per batterli non è abbastanza arrestare i combattenti: si deve tagliare i finanziamenti, accecare i percorsi dell'approvvigionamento logistico.

Gli Jihadisti arrestati fingevano  di avere una ONG
e inviavano armi alla Siria

Avevano formato una società con la quale portavano i contenitori di esplosivi e armi e inviavano in Siria e Iraq
Arrestati per presunta connessione con il Jabhat Al Nusra e ISIS

Jihadisti arrestati finta di avere una ONG e inviato armi alla Siria | Spagna | PAESE

Ministro degli Interni Jorge Fernandez Diaz, ha riferito che sette persone arrestate oggi, 7 febbraio, a Alicante, Valencia e Ceuta appartenenti a una cellula jihadista possedeva una "complessa attività di logistica con la fornitura di armi, materiale precursore per costruire esplosivi, denaro, militari e attrezzature tecnologiche" alle organizzazioni terroristiche dello stato islamico e il Frente al -Nusra. Il ministro degli Interni ha detto che l'organizzazione criminale non solo si è stabilito in Spagna, ma in alcune parti d'Europa e grazie alla sua rete era riuscito a fare diverse spedizioni in Siria e Iraq simulando di essere una ONG di carattere umanitario e realizzava invii nella zona del conflitto. 

I detenuti usavano diversi porti spagnoli e tra gli arrestati il ​​capo dell'organizzazione, che "ha stretti rapporti con il Daesh e catturava  anche donne da inviare alla zona di conflitto per abbinarle con i jihadisti", ha spiegato Fernandez Diaz. L'organizzazione ha utilizzato i social network ed i profili per espandersi in Europa e aveva una rete di finanziamento per l'acquisto di materiali spediti in container. Sono anche accusati di riciclaggio di denaro, acquisto di armi ed esplosivi al mercato nero e finanziamento con tecniche illegali e truffe di carattere informatico.

Fonti  corriere  elpais   elpais  elpais
Traduzione ed adattamento Arturo Navone

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