Descrizione

In questo blog si vuole commentare ed analizzare l'attualità e la storia ma sopratutto scoprire ed evidenziare le ipocrisie, le falsità ed i soprusi di questo mondo appunto ormai impossibile da vivere.

“La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi”. Honorè de Balzac

Contra factum non valet argumentum”

mercoledì 29 giugno 2016

Il Trattato di Lisbona ha trasformato l'Unione europea in un Superstato che potrebbe diventare una "prigione delle nazioni"

Parlando dalla propria vasta esperienza, l'ultimo
Presidente dell'
URSS Mikhail Gorbachev notoriamente ha proclamato che 
"l'Unione europea è la vecchia Unione Sovietica vestita in abiti occidentali".


La percezione che avevamo non pare sbagliata, siamo in una dittatura mal celata in cui ogni giorno che passa cerca di sopravanzare strisciando lentamente come i vermi che ce la impongono viscidamente, lasciando come escrementi i parassiti venduti della popolazione che agevolano questo disegno totalitario per la sottomissione dell'umanità mentendo, corrompendo, trafficando, manipolando, negando le verità più ovvie per opportunismi personali squallidi e putridi come loro stessi, indegni di stare al mondo.
Questo articolo è scritto e pensato per il pubblico inglese ma rende benissimo l'idea del problema, da cui si evince come siano un popolo più libero e non censurato, in Italia non ho mai sentito parlare di un Superstato dittatoriale Europeo benchè fosse evidente, in Inghilterra è cosa comune, mi fa venire in mente come mi fu fatto notare che in paesi di cultura anglosassone fosse stato possibile a due ex carcerati, il Mahatma Gandhi ed a Nelson Mandela diventare presidenti di una nazione, cosa impensabile in una nazione ipocrita e ridicola come la nostra, che al contrario processiamo e ammazziamo i politici che si erano prodigati nel bene o nel male per popolo e nazione, da voltastomaco, un popolo infame sotto qualsiasi punto di vista che merita il peggio del peggio.
Viene quì di seguito descritta tecnicamente la situazione ma una visione più ampia la si può avere da due articoli precedentemente pubblicati che fanno veramente pensare L'EURSS - Io ho vissuto nel vostro futuro e non ha funzionato ... Vladimir BukovskyStati Uniti, Regno Unito ed Unione europea, ora sono dittature - Lezione di Dittature Invisibili, altri approfondimenti al fondo negli articoli correlati, l'articolo di ieri paventa quanto descritto Il progetto di un Superstato europeo sta per essere svelato: post-Brexit, le nazioni UE, "stanno per essere trasformate in una sola"
Errore, qualcuno anche in Italia aveva parlato di Superstato, Paolo Barnard in IL POTERE 4: Il Trattato di Lisbona. Altro che Cavaliere. molto interessante di cui traggo uno stralcio giusto per capirci : L’astuzia e l’inganno.
"L’intera opera è stata architettata in modo da essere incomprensibile e letteralmente illeggibile dagli esseri umani ordinari, inclusi i nostri politici. In totale si sta parlando di 329 pagine di diversi e disconnessi emendamenti apportati a 17 concordati e che vanno inseriti nel posto giusto all’interno di 2800 pagine di leggi europee. Questo labirinto non è accidentale. Come spiega il parlamentare europeo danese Jens-Peter Bonde
“i primi ministri erano pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a referendum. La loro intenzione era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro elettori”.
Il nostro Giuliano Amato ribadì il concetto appieno, in una dichiarazione rilasciata durante un discorso al Centro per la Riforma Europea a Londra il 12 luglio del 2007:
“Fu deciso che il documento fosse illeggibile, poiché così non sarebbe stato costituzionale (evitando in tal modo i referendum, nda)… Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum, perché avrebbe significato che c’era qualcosa di nuovo (rispetto alla Costituzione bocciata nel 2005, nda)”. (fonte: EuObserver.com).
Il sigillo a questo tradimento dei principi democratici fu messo dallo stesso Valéry Giscard D’Estaing in una dichiarazione del 27 ottobre 2007, raccolta dalla stampa europea:
“Il Trattato è uguale alla Costituzione bocciata. Solo il formato è differente, per evitare i referendum”.
I capi di Stato erano concordi questa volta: no al parere degli elettori, no ai referendum.
In Italia, il Parlamento ha ratificato il Trattato l’8 agosto del 2008 (già la data la dice lunga), senza alcun pubblico dibattito, senza prime serate televisive, e senza che fosse letto dai parlamentari votanti".
Bernard così conclude l'articolo:
Il Trattato di Lisbona pone 500 milioni di esseri umani in bilico fra due possibilità: un dubbio progresso, o la probabile caduta in un abisso di dominio degli interessi di pochi privilegiati su un oceano di cittadini con sempre meno diritti essenziali. Sto parlando di te, di me, di noi persone.
Ma noi italiani attivi siamo giustamente impegnati a discutere di Tarantini, di Papi, di “farabutti” e di "psiconani". Giustamente.
Molto interessante come articolo di approfondimento.
Conoscendo ormai i sistemi, per far approvare una indecenza del genere è certo che a seconda dei casi i vari politici siano stati comprati o minacciati.
Parliamo della truffa del trattato anche quì Ennesima TRUFFA, l'Unione Europea giuridicamente non esiste !!


21 giugno, 2016

A differenza della Russia e della maggior parte degli ex stati costituenti l'Unione Sovietica, le nazioni europee occidentali sono troppo attaccate ai valori della democrazia e liberali per consentire rivoluzioni o acquisizioni di dittatura dubbie. Per questa ragione i comunisti non sono riusciti a organizzare un cambiamento di successo a ovest il potere dell'ex Unione Sovietica ha solo preso l'Europa centrale attraverso gli accordi di Yalta alla fine Seconda Guerra Mondiale.

Allo stesso modo, tutti i dittatori dell'Europa occidentale, con le loro tendenze imperialiste sono stati ricevuti e contenuti e non hanno mai durato a lungo; anche i più prolifici come Hitler. E questo potrebbe essere solo ciò che Gorbaciov aveva in mente, l'Europa occidentale è semplicemente troppo avanzata ed evoluta per accettare una versione locale di Stalin.

Questo è esattamente il motivo per cui l'Unione europea, che è stata progettato con in mente l'evoluzione in un super-stato, doveva essere accuratamente imballata per ingannare il consumatore europeo ... O come dice Gorbachev:
"vestita con abiti occidentali".
L'erosione della democrazia e della sovranità è stata quindi graduale e incrementale, appena visibile alle masse. Nulla è stato fatto con la forza, mentre le false pretese di consultazioni e di agire nel "miglior interesse" del pubblico sono state mantenute durante i giochi di potere in tempi di crisi come le recessioni, gli atti di terrorismo o le migrazioni di massa.

Tuttavia, ogni giorno che passa siamo tutti diventando un pò meno inglesi e un pò più "europei". È ampiamente accettato e sancito dalla legislazione internazionale che ogni Stato possiede un territorio definito, una popolazione permanente, un proprio governo e la politica estera.

Il concetto di "unione sempre più stretta tra i popoli dell'Europa" risale al Trattato di Roma del 1957, che garantisce anche la libertà di movimento, e quindi efficacemente di abbattere i confini europei tra gli Stati membri, pur mantenendo la frontiera esterna dell'UE vale a dire la definizione del territorio dell'Unione.

Quindi, dal momento che il Trattato di Maastricht nel 1992, i cittadini di tutti gli Stati membri sono diventati automaticamente cittadini dell'Unione europea, che ha avuto cura di definire la popolazione dell'Unione. Lo stesso trattato stabilisce inoltre che la Commissione europea "esercita funzioni di coordinamento, esecuzione e di gestione", che fornisce in modo efficace l'UE con un governo.

Risultati immagini per

Il Trattato di Lisbona del 2009 è ancora relativamente fresco nella nostra memoria. Completa di stampaggio della UE in un paese, garantendo l'Unione ha una "politica estera e di sicurezza comune" con un "alto rappresentante" che agisce in qualità di ministro degli Esteri.

In seguito al Trattato di Lisbona l'UE attualmente negozia accordi a livello globale e mantiene una rete mondiale di ambasciate. Le decisioni che in precedenza richiedevano l'unanimità del Consiglio dei Ministri possono ora essere prese a maggioranza qualificata, che ricorda il modo in cui i paesi funzionano ed è al contrario di quanto ci si aspetterebbe da una confederazione.

Chiaramente, l'UE porta già tutte le caratteristiche di un paese e quindi è un super-stato. E così la bandiera e l'inno dell'Unione europea non sono né puramente simboliche né sono uno scherzo. Come è la moneta comune, da cui il Regno Unito ha miracolosamente ottenuto un opt-out.

Ciò che è però più sinistro è che il Trattato di Lisbona è aperto a ulteriori modifiche, in quanto il potere di cambiare le competenze dell'UE sono stati ceduti dagli Stati membri agli eurocrati di Bruxelles. Tale prerogativa è garantita dall'articolo 48 del Trattato di Lisbona, a cui i paesi che la costituiscono hanno firmato.

Pertanto, l'Unione europea ha già la personalità giuridica di uno Stato, i propri cittadini, una maggiore giustizia, la sicurezza e la politica estera, e, naturalmente, una garanzia di "auto-modificare" la legislazione, che ormai ha un formato di una costituzione. Questo è esattamente il motivo per cui alcuni paesi come l'Irlanda e la Repubblica Ceca si opposero alla firma di questo trattato, mentre molti altri hanno cercato di garantire varie opt-out (tutti falliti ad eccezione del Regno Unito che ha vinto giustizia e affari interni opt-out).

Dopo il Trattato di Lisbona l'UE ha un presidente, di fatto cinque di loro, sono ulteriormente legati insieme come una alleanza militare. Sì, i tuoi occhi non ti stanno ingannando, c'è ora una "politica di sicurezza e di difesa comune" ed è nel potere del Consiglio europeo di fare la guerra, come Unione europea.

Infine, proprio perché l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, che copre la procedura di congedo degli Stati membri dell'UE, è lì al momento non garantisce la clausola di uscita che rimarrà come opzione per sempre. Ricordate, la costituzione europea può ora essere "auto-modificata" senza la consultazione con gli Stati membri !!

Non è più un esagerato dire che, come Europa occidentale, potremmo essere solo un passo dal diventare una prigione di popoli simile all'URSS.

Approfondimento : Che cos’è l’articolo 50 del trattato di Lisbona?


Articoli correlati

Il progetto di un Superstato europeo sta per essere svelato: post-Brexit, le nazioni UE, "stanno per essere trasformate in una sola"

I capi politici europei vogliono sfruttare il Brexit, è emerso ieri, svelando il loro piano di lunga data di trasformare i paesi del continente in un SUPERSTATO GIGANTE.

Frank-Walter Steinmeier
Angela Merkel ha incontrato i capi europei oggi al vertice UE
Dopo aver perso anni per capire i meccanismi psicopatici che ci governano almeno mi rimane la soddisfazione di poter prevedere bene o male quello che capiterà e quello che è successo.
Come da giorni ripeto se avessero voluto manipolare i risultati del Brexit lo avrebbero fatto come tutte le altre volte, se non è stato fatto ci sono motivi ben precisi.

Come spiegato in Brexit: qualunque cosa accada sarà una bufala come al solito … potranno comunque sempre aggirarlo nel caso servisse, quello che poi i media italiani, come al solito, si sono dimenticati di dirci, censura totale, è che in Inghilterra era ben conosciuta questa realtà di un Superstato, ne avevamo trattato in ''C'è un piano segreto se vince il BREXIT in Inghilterra: L'ESERCITO EUROPEO'' ed in Boris Johnson, ex sindaco di Londra: L'UE vuole un superstato, proprio come Hitler, sempre di fonti inglesi, evidente che né il popolo né i politici anglosassoni dopo aver dominato il mondo per secoli non siano disponibili a cedere la loro sovranità e moneta, la sterlina, magari con altre condizioni, perversi sono i meccanismi globalisti.

Un ombrello britannico di fronte a Big Ben
Un ombrello britannico di fronte a Big Ben
La creazione di un Superstato purtroppo per noi persegue l'agenda mondialistica di annullamento delle identità nazionali, dopo aver eliminato le monarchie, dietro la figura di un sovrano ci si poteva riunire e difendersi, ed instaurato la truffa democratica dove riescono a veicolare i voti dove vogliono, dopo aver dato seguito al piano Kalergi per l'ibridazione dei popoli europei con i medesimi obiettivi, non resta altro che instaurare una dittatura, gestita da personaggi votati da nessuno, come per altro ci hanno già avvertito: L'EURSS - Io ho vissuto nel vostro futuro e non ha funzionato ... Vladimir Bukovsky e Stati Uniti, Regno Unito ed Unione europea, ora sono dittature - Lezione di Dittature Invisibili.

La direzione degli eventi è ben chiara da tempo non lamentatevi poi perchè gli avvertimenti sono stati molteplici e ripetuti, quanto poi che i politici siano dei burattini nelle mani di altri basta un esempio con i due articoli correlati: È Angela Merkel un Asset della CIA ?
Per non parlare poi di Ennesima TRUFFA, l'Unione Europea giuridicamente non esiste !!

Altri articoli in inglese, in Italia censura completa, che trattano il Superstato Europeo: Has Britain avoided a 'European superstate'? 
EU superstate laws strip Britain of Magna Carta rights JACOB REES-MOGGBritain will become part of EU SUPERSTATE if we don’t vote LeaveLisbon Treaty turned the EU into a superstate

La Banca centrale europea a Francoforte
La Banca centrale europea a Francoforte
28 giugno, 2016

I ministri degli esteri di Francia e Germania hanno dovuto rivelare il progetto di un percorso efficace per i singoli Stati membri in quello che viene descritto come un "ultimatum".

In base alle proposte radicali i paesi dell'UE perderanno il diritto di avere un proprio esercito, il diritto penale, il sistema di tassazione o la banca centrale, con tutti questi poteri trasferiti a Bruxelles.

Discutibilmente gli Stati membri, potrebbero anche perdere i  pochi controlli che hanno sui propri confini, compresa la procedura per l'ammissione e lo spostamento dei rifugiati.

I ministri degli esteri di Francia e Germania si dice che hanno elaborato un progetto per una 'superstato europeo' come leader Francois Hollande (a sinistra) e Angela Merkel (al centro) hanno incontrato il primo ministro italiano Matteo Renzi (a destra) questa sera per i colloqui di crisi dopo il Brexit votazione
I ministri degli esteri di Francia e Germania hanno elaborato un progetto per un 'superstato europeo' come i leader Francois Hollande (a sinistra) e Angela Merkel (al centro) hanno incontrato il primo ministro italiano Matteo Renzi (a destra) questa sera per i colloqui di crisi dopo la  votazionel Brexit
La trama ha scatenato la furia e il panico in Polonia, un tradizionale alleato della Gran Bretagna nella lotta contro il federalismo, dopo che questo è trapelato dal canale di notizie polacco TVP Info.
I politici polacchi dicono che i piani includono la perdita del controllo di una serie di settori strategici.

L'emittente pubblica riferisce che la proposta bomba sarà presentata a una riunione del gruppo Visegrad, composto dai paesi di Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia, dal ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier oggi più tardi.

Gli estratti del rapporto di nove pagine sono stati pubblicati oggi quando i leader di Germania, Francia e Italia si sono incontrati a Berlino per i colloqui di crisi post Brexit.

Nel preambolo al testo i due ministri scrivono:
"I nostri Paesi condividono un destino comune e un insieme comune di valori ?? che danno luogo a un'unione sempre più stretta tra i nostri cittadini. Dovremo quindi lottare per un'unione politica in Europa e invitare i prossimi Europei a partecipare a questa impresa".
Le rivelazioni arrivano pochi giorni dopo che la Gran Bretagna ha scosso l'istituzione di Bruxelles votando per lasciare l'Unione europea in una mossa che alcuni hanno predetto potrebbe portare alla disgregazione della UE.
Gli oppositori della UE avevano avvertito delle sue ambizioni per la creazione di un superstato.

Un certo numero di Stati membri sono profondamente infelici a causa del federalismo strisciante del progetto europeo con forti sentimenti anti-UE nella parte orientale dell'Europa, Scandinavia e Francia.

Il ministro degli esteri polacco Witold Waszczykowski ha fatto saltare il piano
Rispondendo al piano il ministro degli esteri polacco Witold Waszczykowski infuriato:
"Questa non è una buona soluzione, naturalmente, perché dal momento in cui l'Unione europea è stata inventata molto è cambiato.
"L'umore nelle società europee è diverso. Europa ed i nostri elettori non vogliono dare all'Unione corso nelle mani dei tecnocrati".
"Perciò, io voglio parlare di questo, se questa è davvero la ricetta giusta in questo momento, nel contesto del Brexit."
Ci sono profonde divisioni nel cuore della UE in questo momento su come procedere con il progetto alla luce del voto Brexit.

Alcune figure hanno messo in guardia contro il tentativo di imporre una maggiore integrazione politica, avvertendo che a farlo contro la volontà dei popoli europei non farà che alimentare ulteriormente sentimento euroscettico.

Poche settimane prima della votazione Brexit il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha avvertito che i cittadini europei non condividevano l'entusiasmo di alcuni dei loro capi per
"L'utopia dell'Europa senza interessi contrastanti e ambizioni, un'utopia dell'Europa imporre i propri valori sul mondo esterno, un'utopia di unità euro-asiatico".
Ha poi aggiunto:
"Sempre più forti sono quelli che mettono in discussione il principio stesso di un'Europa unita. Lo spettro di un break-up si aggira per l'Europa e una visione di una federazione non mi sembra essere la migliore risposta ad esso". 
La sua opinione è stata sostenuta dal leader dei paesi della zona euro, politico olandese Jerome Dijsselbloem, che ha aggiunto:
"Nella zona euro alcuni stanno spingendo per un completamento dell'unione monetaria con la creazione di una unione politica piena, un governo economico dell'area euro o anche un budget euro ... per me è ovvio.
Abbiamo bisogno di rafforzare ciò che abbiamo e finirlo, ma cerchiamo di non costruire più estensioni per la casa europea, mentre è così instabile".
Nel frattempo Lorenzo Condign, l'ex direttore generale del Tesoro d'Italia, ha detto che è quasi impossibile vedere l'Europa optare per una maggiore integrazione in un momento di sconvolgimento.
Egli ha detto:

"Sembra difficile immaginare che il resto della UE possa serrare i ranghi e muoversi nella direzione di una maggiore integrazione in fretta. Semplicemente, non c'è volontà politica.
In effetti, il rischio è esattamente il contrario e cioè che le forze centrifughe prevarranno e rendere l'integrazione ancora più difficile".
Ma altri vedono il voto Brexit come un'opportunità per portare avanti il ​​sogno a lungo accarezzato dall'elite europea di creare gli Stati Uniti d'Europa.

Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Garcia-Margallo ha chiesto "più Europa", mentre il ministro delle Finanze d'Italia, Carlo Padoan, sta sostenendo un bilancio comune per gli stati della zona euro.

Ed Emmanuel Macron, ministro dell'econ
omia della Francia, vuole andare ancora oltre e impostare il tesoro comune della zona euro per sorvegliare il trasferimento permanente di fondi dal ricco Nord Europa a sostenere le economie del Mediterraneo.


Articoli correlati











sabato 25 giugno 2016

La Monsanto giudicata a ottobre per i crimini di ecocidio contro il pianeta e gli abitanti


La Monsanto è una multinazionale americana di biotecnologie agrarie, più volte accusata di ecocidio e crimini contro l’umanità, diventata famosa per aver prodotto l’Agente Arancio, il defoliante tossico e cancerogeno usato nella guerra del Vietnam; adesso un vero e proprio tribunale è nato con lo scopo di giudicare l’operato dell’azienda e i crimini di cui essa è stata imputata.


La Fondazione Tribunal Monsanto è nata all’Aja (la Corte internazionale di giustizia) nei Paesi Bassi, con il sostegno e il contributo di movimenti civici, ONG e personalità internazionali quali l’ecologista indiana Vandana Shiva e l’australiano Andre Leu, presidente della Federazione internazionale dei Movimenti d’Agricoltura biologica. Il suo scopo è quello di giudicare definitivamente i crimini dei quali la Monsanto viene accusata da anni, ovvero di inquinare il terreno, l’acqua e l’aria con sostanze nocive le quali, oltre a minacciare la biodiversità, comprometterebbero pure la salute degli esseri umani favorendo il progresso di malattie come cancro, Alzheimer e Parkinson, o come l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) ha definito questo insieme di patologie, “epidemia di malattie croniche evitabili”.

I motivi che hanno spinto alla nascita di un tribunale contro la Monsanto sono dunque legati alle esigenze di sostenibilità e giustizia. Dagli inizi del XX secolo, la Monsanto, nata come azienda chimica, ha, di fatto, messo in circolazione prodotti altamente tossici, i quali hanno contaminato in maniera persistente l’ambiente, causando malattie e morte.
Fin dall’inizio della sua attività, gli scandali riguardanti la diffusione di varie sostanze tossiche si sono susseguiti senza sosta: nel 1947 un incidente a Texas City in cui esplodette una delle fabbriche portò a scoprire che l’erbicida prodotto dalla Monsanto, chiamato 2,4,5-T, conteneva alti livelli di diossine, sostanze tossiche altamente cancerogene.
Altro caso fu quello dei PBC (policlorobifenili), sostanze inquinanti distribuite sempre dalla Monsanto per l’agricoltura, il cui uso è ora bandito pressoché ovunque, ma la cui persistenza continua ad esistere ed inquinare per millenni.
Ciliegina sulla torta fu poi tra gli anni ’60 e ’70 la realizzazione e distribuzione dell’Agente Arancio, un defoliante ricavato partendo dall’erbicida 2,4,5-T, il quale fu anche utilizzato come arma tossica durante la guerra del Vietnam.
Altro erbicida giudicato tossico, immesso nel mercato dalla Monsanto, fu il Round Up ricavato il Glifosato.


Molti sono stati i casi di malattie e gli studi che dimostrano la tossicità e la pericolosità di tali sostanze e nel tempo molti giornali si sono inoltre occupati di condurre inchieste al proposito, come il Washington Post nel 2002 o il The Guardian nel 2007, solo per citarne alcuni. Adesso la multinazionale continua a controllare il mercato dell’industria delle biotecnologie, avendo di fatto il quasi totale monopolio sulla vendita e produzione di sementi e avendo acquistato inoltre moltissime società di ricerca titolari di brevetti.
Dunque l’azienda è diventata l’esempio del modello agro-industriale che da numerosi anni ormai è causa di inquinamento, innalzamento delle temperature, depauperamento dei suoli e delle risorse d’acqua, dell’estinzione della biodiversità e della marginalizzazione di milioni di piccoli contadini.



Per mettere fine a tale impunità e giudicare finalmente i crimini di ecocidio commessi dalla multinazionale, dal 12 al 16 ottobre 2016, il Tribunale Monsanto valuterà i fatti nel rispetto dei principi direttivi relativi alle imprese e ai diritti umani adottati in sede ONU nel 2011.

Tribunale Monsanto Conferenza stampa 3 dicembre 2015 Parigi
A giudicare il comportamento di Monsanto saranno magistrati, avvocati e giudici di alto livello, provenienti dai cinque continenti. Madrina dell’iniziativa è la scrittrice e regista Marie-Monique Robin, autrice di "Il mondo secondo Monsanto", un’inchiesta sulla multinazionale statunitense. Da parte sua la Monsanto ritiene infondate le accuse, dichiarandosi addirittura pronta a rispondere a tutte le domande che le verranno poste, anche se non è chiaro ancora se il gruppo invierà o meno dei rappresentanti al processo.
L’iniziativa è stata (e sarà) finanziata tramite la più grande piattaforma di crowdfunding internazionale mai realizzata fino ad oggi; il sito è monsanto-tribunali.org  facebook.com/monsantotribunal 
twitter.com/monsantotribun

Lorena Peci





venerdì 24 giugno 2016

Brexit: qualunque cosa accada sarà una bufala come al solito ...


Interessantissima analisi di qualche giorno fa di come l'Inghilterra sia stata nell'Unione Europea solo quando gli faceva comodo e di come annulleranno l'esito divenuto oggi realtà del Brexit.
Come per la Grecia o per il referendum per l'acqua pubblica in Italia sino a che i popoli non sapranno farsi rispettare saranno sempre bidoni eclatanti, certamente c'è chi guadagnerà a nostre spese.
Gli esperti, ad esempio, suggeriscono di sfruttare la fase di ribasso, per acquistare asset più rischiosi, azioni, obbligazioni high yield, a prezzi vantaggiosi, si può scommettere al rialzo o al ribasso sulla sterlina o sulle Borse europee o di Londra, Eurostoxx 50, FTSE 100, utilizzando strumenti come gli Etf "short", sapendo però di andare incontro a perdite se il trend dovesse invertire di rotta, perdite che possono essere anche ingenti, così come i guadagni più ricchi, se si utilizzano strumenti a leva, che raddoppiano o triplicano il risultato.
Ed è proprio quello che fece George Soros nel 1992 con l'attacco alla Bank of England ed infatti avverte il Brexit sarà peggio della crisi del 1992.
Sino a che non ci libereremo dei parassiti tutto sarà inutile.
Arturo Navone

di Pierluigi Gerbino 
22 giugno 2016

Il processo di raffreddamento nei confronti dell’Europa si è via via consolidato, anche grazie al comportamento piuttosto azzardato di Cameron.

Siamo alle battute finali di quello che da molti commentatori e policy maker ci è stato presentato come “il giorno del Giudizio” sulle sorti dell’Unione Europea: il referendum che porterà i cittadini britannici ad esprimere la loro volontà sulla permanenza (Remain) o sull’uscita (Leave) della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Si è arrivati qui dopo un lungo percorso di progressivo “raffreddamento” dei rapporti tra il Regno Unito e gli altri paesi europei, che ha portato da anni alla costruzione di un regime da “separati in casa”, con la Gran Bretagna che partecipa alle decisioni comuni, ma sulle principali materie, quelle più caratterizzanti, conserva sempre la clausola detta “opting out”, cioè di non partecipare, lasciando contemporaneamente agli altri la possibilità di andare avanti.

E’ stato questo il modo che ha consentito agli inglesi di tenere un piede, anzi due, nella stanza dei bottoni UE nel momento in cui si prendono le decisioni, si concordano i benefici reciproci e si nominano i funzionari ai vertici dei dicasteri europei. Ma il suo ruolo è stato quasi sempre di freno e di controllo, sempre attento ad ostacolare decisioni che non fossero più che convenienti ai loro interessi nazionali. In questo modi tutti i vantaggi del mercato unico sono stati colti, dalla libertà di esportare senza dazi all’usufruire del meccanismo delle quote agricole per ottenere prezzi remunerativi per i suoi produttori, fino alla “concorrenza sleale” che le banche e le società assicurative inglesi possono fare alle concorrenti “europee” quando emettono prodotti finanziari ed assicurativi che sfruttano le normative meno stringenti esistenti in GB, e li vendono in tutta Europa, grazie al principio del “Passport Right” o licenza unica, che consente appunto ad ogni istituzione finanziaria che abbia la licenza in un paese europeo, di poter vendere i propri prodotti in tutta Europa soggiacendo solo ai controlli del paese d’origine.

Invece tutti gli oneri che avrebbero limitato la loro sovranità nazionale sono stati tranquillamente aggirati. Il più celebre è stato il rifiuto di aderire alla moneta unica rinunciando alla sterlina, che ha evitato agli inglesi di partecipare ai “sacrifici” per mantenere la stabilità dell’euro. Anzi, per parecchio tempo e soprattutto nei momenti più drammatici per l’Eurozona del 2011-2012, la sterlina è stata addirittura vista come bene rifugio per scappare dal rischio Euro, al pari di Franco Svizzero, Dollaro USA e Yen.

Per questi motivi non è semplice capire il motivo per cui da qualche anno è cresciuto lo spirito euroscettico fino a diventare la pulsione maggioritaria, almeno stando ai sondaggi sugli elettori già decisi, che fino a pochi giorni fa davano il fronte Brexit in vantaggio di qualche punto.

Ad un italiano, ad uno spagnolo ed ancor più ad un greco, tutti più o meno massacrati dall’austerità imposta dalle regole stringenti per restare nell’eurozona, la posizione attuale della Gran Bretagna fa soltanto invidia.

Ma tant’è. Il processo di raffreddamento nei confronti dell’Europa si è via via consolidato, anche grazie al comportamento piuttosto azzardato di Cameron. Questi negli scorsi anni ha soffiato sul fuoco dello scetticismo e dell’ostilità all’Europa, esaltando in contrapposizione la sua fedeltà all’alleanza con gli USA, che tanti guasti, a mio parere, ha fatto in Medio Oriente con tutte le varie guerre (all’Iraq, alla Libia, alla Siria di Assad ed ora con l’ambigua guerra all’ISIS) combattute senza la minima visione del futuro, che hanno creato lo Stato Islamico e rafforzato l’integralismo politico musulmano, contribuendo alla escalation del terrorismo.

Cameron, dopo aver contribuito per anni a rafforzare lo spirito anti-europeo, ha vinto la campagna elettorale da euroscettico, sventolando agli inglesi la possibilità di votare con un referendum per l’uscita dallo scomodo condominio europeo.

Ma poi ha sterzato bruscamente, avviando una faticosa trattativa per mendicare, in cambio della permanenza nella UE, qualche sconto sui quattrini versati dagli inglesi al bilancio Europeo e qualche altra materia su cui esercitare il privilegio dell’Opting Out.

Ottenuto qualcosa da Junker si è poi presentato al suo popolo con un clamoroso voltafaccia, invitando a votare per la permanenza, come se i regali ottenuti bastassero a trasformare quella che lui stesso definiva come la matrigna Europa in una madre premurosa. E’ stato abbastanza comico vedere Cameron evocare sciagure inaudite se gli inglesi scegliessero quella Brexit che fino ad un anno fa lui stesso riteneva la soluzione inevitabile per il suo paese.

A rafforzare lo spirito ostile all’Europa è stata anche la paura dell’immigrazione e dei profughi mediorientali, una paura assai condivisa in Europa, che con la costruzione quasi ovunque di muri di filo spinato ha portato a minare le fondamenta del trattato Schengen, quello che consente la libertà di spostamento in tutta l’area UE.

La voglia di erigere un muro virtuale, fatto di divieti e restrizioni, di violazioni egoistiche ai principi di solidarietà ed ai diritti fondamentali dell’uomo, tra cui quello di essere salvato dalla morte e dalla guerra, hanno coagulato forti consensi egoistici intorno al progetto Brexit, che progetto non è, dato che nessuno dei fautori ha in mente come organizzare i rapporti con l’Europa se dovesse vincere il Leave.

Ma ora siamo giunti alla resa dei conti, dopo aver assistito impietriti, giovedì scorso, anche al martirio politico. L’uccisione della deputata Jo Cox, fautrice del Remain, ad opera di un folle di estrema destra, fanatico del Brexit, ha rappresentato il punto più basso del degrado politico che ci sia mai capitato di vedere.

E’ un evento che potrebbe cambiare le sorti del referendum, come nel frattempo ha già cambiato il modo di fare campagna elettorale da parte delle forze più responsabili dei due fronti, che non possono assistere a questo delirio di violenza senza riflettere.

Come andrà a finire?

Personalmente credo che proprio la tragica violenza di questi giorni dovrebbe convincere molti indecisi a scegliere di votare Remain, manifestando emotivamente anche nel segreto dell’urna la propria partecipazione al lutto della famiglia Cox, e la risposta alla violenza. Questi voti aggiuntivi, fino a pochi giorni fa non immaginabili, potrebbero portare la bilancia a favore del Remain. Mi preparo alle ipotesi complottistiche che nei prossimi giorni divamperanno nella rete se vincerà il Remain, raccontandoci di chissà quali trame ordite dai servizi segreti o dalle lobby dei potenti, che, impauriti dalla Brexit, hanno assoldato il sicario di Jo Cox per cambiare l’esito del voto.

Ma fino a quando le urne non saranno aperte rimarrà il dubbio su chi vincerà e così continuano ad essere sfornate previsioni sulle conseguenze dei due possibili esiti.

L’esito favorevole al Remain è più semplice da prefigurare. Rimarrebbe lo status quo. Cameron verrebbe immeritatamente premiato per la seconda volta, dopo la vittoria alle elezioni, per la sua politica ondivaga e confusa. La sterlina, che da qualche mese è arretrata rispetto al dollaro, potrebbe recuperare parte delle perdite. Le borse azionarie europee, pesantemente colpite nella prima metà di giugno dal terrorismo mediatico che evocava i disastri del Brexit, potrebbe recuperare circa il 10% medio che ha perso o qualcosa meno se deciderà di passare fin da subito ad altre preoccupazioni. Non dimentichiamo che tre giorni dopo il referendum ci sono le elezioni politiche spagnole, mediaticamente sovrastate dal caso Brexit, che rischiano di ripetere lo stallo politico già avuto a febbraio e di aggravare i problemi di stabilità politica in quel paese. I mercati USA potranno continuare, come stanno già facendo, ad ignorare le questioni europee ed a concentrarsi sulla FED e le sue confuse visioni del futuro economico americano.

Molto più complesso è lo scenario in caso di vittoria del Leave. Si sono sentite analisi di ogni tipo. Tutte hanno cercato di realizzare l’impossibile, cioè tradurre in numeri futuri l’impatto di lungo termine sul PIL, sulla sterlina e anche sull’area Euro.

E, siccome tutto dipenderà da come verranno definiti i rapporti tra Gran Bretagna e UE dopo lo strappo, si sono viste diversità enormi tra i vari scenari.

E’ ovvio che se dovesse realizzarsi lo scenario del divorzio ostile, cioè quello che Schaeuble ha evocato per condizionare le scelte degli inglesi (“in caso di Brexit la Gran Bretagna sarà fuori dal mercato unico”) l’impatto nel breve periodo sarebbe piuttosto duro e si concentrerebbe su tre fronti: una caduta considerevole della sterlina; una diminuzione sensibile dell’interscambio con la UE, che però andrebbe a colpire soprattutto Irlanda, Malta, Norvegia, assai poco l’Italia; un sensibile ridimensionamento del suo ruolo dominante nella finanza mondiale, che oggi mantiene proprio grazie ai privilegi del Passport Right. Venendo a mancare, causerebbero l’esodo di molte banche e istituzioni finanziarie europee, che andrebbero ad occupare le piazze francesi e tedesche, oppure farebbero il gran salto verso Singapore, che si candiderebbe a diventare probabilmente il regno della finanza corsara ed opportunistica mondiale.

Sicuramente queste conseguenze verrebbero scontate dai mercati finanziari con una certa volatilità nei due sensi  ed una direzionalità ribassista nel comparto azionario.

Se Londra reggesse a questo shock, poi le cose potrebbero cambiare in meglio, poiché la svalutazione della sterlina le darebbe vantaggi competitivi, il taglio dei vincoli europei potrebbe addirittura spingerla a diventare un nuovo paradiso fiscale e prendere il posto della Svizzera, che ha invece fatto in questi anni la scelta esattamente contraria di abbandonare segreto bancario e normative di comodo pro-evasori per integrarsi maggiormente con il mercato unico europeo.

Ma questa ipotesi di divorzio ostile ha poche possibilità di avverarsi, dato che troppe sarebbero le incognite, non solo per la Gran Bretagna, ma anche per l’eurozona, dato che, se l’esperimento finisse bene, avrebbe un effetto seduttivo nei confronti dei paesi più sofferenti dell’Eurozona (Spagna, Italia, Portogallo, Grecia) dove le forze ostili all’euro stanno crescendo e potrebbero sfondare, portando di fatto alla dissoluzione del progetto di Unione Europea.

Ritengo perciò che il giorno dopo l’eventuale esito Brexit, tutti riporrebbero nel cassetto i toni battaglieri e si preparerebbero a negoziare le regole che andranno a sostituire quelle appena gettate al macero dal popolo britannico.

Ovviamente i fautori del Leave vorranno negoziare con Junker il massimo del mantenimento dei vantaggi ora acquisiti, senza pagare più il biglietto annuale di partecipazione all’Unione. L’Europa non potrà concederlo, anche per ovvi motivi di prestigio offeso dalla richiesta di divorzio, ma starà attenta a non calcare troppo la mano per non innescare scenari vicini a quelli più ostile, dei cui effetti non sarebbe indenne. La trattativa, che dovrebbe essere gestita da Cameron, sempre che riesca a resistere dopo la cocente sconfitta della sua politica, inizierebbe solo ad ottobre, quando il Parlamento ratificherebbe l’esito del referendum e farebbe scattare la procedura dell’art. 50 del Trattato di Lisbona, quella che gestisce la separazione consensuale. Questa dice poco, ma almeno fissa un termine di due anni per definire le regole da applicare al divorzio, in sostituzione delle precedenti. Il termine può addirittura essere prorogato in caso di necessità. Nel frattempo varranno ancora le vecchie regole. Il processo ha tutte le carte in regola per essere molto lungo e personalmente credo che finirebbe con un accordo che cambierebbe tutte le regole per mantenere in sostanza una situazione molto simile all’attuale, in perfetto stile Gattopardo (cambiare tutto perché nulla cambi). Nel frattempo il tempo passerebbe. L’opinione pubblica, che in questa era della velocità digitale non riesce a fermarsi su un tema per più di 3 giorni, si dimenticherebbe il Brexit e sarebbe nel frattempo sommersa da chissà quali altre preoccupazioni.

I mercati dopo lo shock emotivo provocato dall’esito teoricamente dirompente, che causerà volatilità per pochi giorni, ritorneranno alla normalità e si concentreranno sui veri temi in grado di creare movimenti significativi: il rallentamento della Cina e dell’economia americana, la politica monetaria della FED, che nei giorni scorsi ha subito una cocente battuta d’arresto sulla via della normalizzazione, i prossimi stimoli monetari che Draghi e il giapponese Kuroda elargiranno.

Insomma. Cameron ha creato un gran casino per rafforzare la sua posizione interna. La speculazione ne sta approfittando per estrarre un po’ di rendimento in un mondo a tassi azzerati. Ognuno si diletta in questi giorni a fare previsioni impossibili, gareggiando a chi la spara più grossa. Ma la tempesta rimarrà rigorosamente confinata nel bicchier d’acqua in cui si sta sfogando.

E tutti noi avremo perso tempo a discutere di un “non-evento”. Anche se vinceranno i separatisti.


Fonte Trend Online

Articoli correlati

martedì 14 giugno 2016

Vaccine Nation documentario di Gary Null sottotitolato in italiano


Questo dei vaccini è uno scandalo criminale planetario ormai purtroppo conosciuto, con per esempio i "cari" Bill e Melissa Gates che dichiarano candidamente che con i loro vaccini "diminuiranno" la popolazione mondiale almeno del 25% . Questo dossier poi chiude la questione ... Con buona pace di chi sostiene che sia tutto solo un "gomblotto", c'è ormai un intasamento di documenti e dichiarazioni sul piano di "depopolazione" mondiale...

Vaccine Nation è un documentario che racconta l'incredibile storia di Alan Yurko e della sua famiglia.

Il figlio di Alan muore improvvisamente poco dopo che gli viene somministrata la vaccinazione al quarto mese di vita.

Ma ciò che rende particolare questa vicenda (purtroppo fin troppo comune nonostante se ne parli poco) è che, a seguito dei referti medici e dell'autopsia, non è stata presa in esame la possibilità della vaccinazione come causa della morte ma il padre viene prima accusato e poi dichiarato colpevole di aver ucciso il suo bambino percuotendolo volontariamente e ripetutamente al capo nella modalità che la medicina tradizionale definisce "sindrome del bambino scosso".

Alan è stato quindi condannato all'ergastolo più 10 anni di reclusione, senza possibilità di libertà condizionata.

Una volta in carcere, il genitore, ripresosi dallo shock iniziale, ed essendo additato come un criminale della peggior specie (anche tra i detenuti esiste un codice di rispetto e chi uccide un bambino è chiaramente al gradino più basso), decide di farsi forza e cominciare a studiare a fondo quello che è successo a suo figlio, In breve diventa relativamente esperto dell'argomento e scopre tutta una serie di cose che gli dimostrano una realtà molto diversa e, fino a quel momento, per lui insospettabile.

Decide quindi che è arrivato il momento di provare a riportare in tribunale il suo caso e scrive, a mano, più di 40.000 lettere a dottori, ricercatori e chiunque altro possa essere interessato all'argomento.

Nel ricostruire tali vicende, il documentario spazia ad ampio raggio su vari argomenti correlati ai vaccini, a partire da come fu "concepito" il primo vaccino, quello per il vaiolo, fino ad illustrare le modalità con cui (non) vengono testati i vaccini al giorno d'oggi prima d'essere messi in commercio passando attraverso la pericolosità dei componenti che spesso sono parte integrante della terapia.

"Vaccine Nation" di Gary Null. Un documentario che racconta la storia di Alan Yurko e del calvario in cui si è ritrovato dopo aver vaccinato suo figlio.Viene fatta anche un'ottima sintesi di quella che è la non esistente base scientifica dei vaccini sfatando diversi luoghi comuni.

“La Storia Imbavagliata”, il Sionismo. Risposta ad Adriana Chiaia di Mauro Manno - Ovvero dell'elasticità



Interessante esposizione della storia "senza bavaglio" per quanto riguarda il sionismo, la seconda guerra mondiale ed il seguito anche più recente, con aspetti ovviamente anche poco conosciuti da parte di uno studioso italiano di storia ed un parere sulle leggi eterodirette che appunto mirano ad imbavagliare la ricerca, il dibattito, il confronto relativo, la negazione della libertà, della verità e della normale personale espressione. 

Sono stato duramente criticato da Adriana Chiaia per la mia posizione sulla vicenda della Conferenza “La Storia Imbavagliata” svoltasi a Teramo nello scorso giugno (2007 NdR).

di Mauro Manno
Rispondo solo nella speranza che la mia argomentazione contribuisca ad ampliare il dibattito che la conferenza ha aperto. Quello che è seguito a Teramo non è stato “critica” o “dibattito” visto che ci sono stati attacchi e calunnie che col dibattito o la critica non hanno nulla a che fare e che anzi mirano a soffocare sul nascere qualsiasi civile discussione. Mi riferisco a quanto ha pubblicato il sito “Informazione corretta” (io lo chiamerei piuttosto: disinformazione malevola), uno dei tanti siti nel mondo che operano in difesa dell’indifendibile, cioè il sionismo e lo stato razzista per soli ebrei di Israele. Una difesa oltretutto poco efficace visto che Israele e l’ideologia che ne ha causato la nascita, il sionismo, sono e per ammissione stessa di dirigenti israeliani, leggi: Avram Burg o ebrei, leggi: George Soros, entrati in una crisi di identità che a mio modesto avviso ne preannuncia la rapida morte. Con soddisfazione di tutti gli uomini di buona volontà e amanti della pace. La Chiaia dice di voler dibattere ma di fatto ricorre spesso agli argomenti e agli insulti dei citati calunniatori.

Premetto che non sono uno studioso dell’olocausto e se ne parlo qui è solo perché sono stato tirato nuovamente in ballo. Io sono uno studioso della storia e della natura del sionismo. Mi interesso dell’olocausto in relazione alla complessiva costruzione ideologica sionista di cui una certa interpretazione dei fatti della II guerra mondiale fa indubbiamente parte.

La signora A. Chiaia mi critica per la mia “completa adesione alla causa di Faurisson-Moffa”. Mi dispiace ma non esiste una “causa” “Faurisson Moffa”. Parole usate impropriamente. Per quanto ne so io il Prof Moffa e Faurisson non lavorano per la stessa “causa”. Non hanno scritto insieme opere “revisioniste” o se Adriana Chiaia vuole, “negazioniste”. Probabilmente, prima di Teramo i due non si conoscevano nemmeno; Non mi risulta che prima i due abbiano partecipato a manifestazioni comuni o a iniziative “negazioniste” comuni. Quale “causa” allora? Non essendoci “una causa” Faurisson-Moffa, io non ho aderito, “completamente” poi, a un bel nulla. Per quanto ne so, il professore Moffa aderisce convintamene alla “causa” palestinese, causa a cui aderisco da sempre pure io, e questo fa del professore di Teramo una persona coraggiosa prima di tutto (visti i tempi ebraici che corrono) e poi degna di rispetto e ammirazione per la sua difesa di un popolo tragicamente oppresso e perseguitato (mi riferisco ai palestinesi). Altra causa che il professore Moffa ed io abbiamo in comune è quella della difesa della libertà di ricerca, di studio, d’espressione e di pensiero.
Mauro Manno
“Negazionismo”, poi, è termine non scientifico che io rigetto totalmente; potrei tutt’al più accettare il termine “revisionismo”, ma neanche questo ha molto senso dal momento che tutti gli storici seri prima o poi sono necessariamente portati a fare qualche “revisione”. Anzi direi che rivedere, revisionare o rivisitare la storia è dovere degli storici e basta. Ed è lecito e doveroso revisionare qualsiasi argomento o periodo storico. La verità storica è sempre qualcosa a cui ci si approssima e lo si fa attraverso un processo che coinvolge persone che la pensano diversamente. Solo col dibattito tra storici si giunge ad avvicinarsi alla verità storica. Le verità storiche imposte per legge (Gayssot) o intoccabili (Adriana Chiaia) non sono verità.

Io quindi non ho aderito a nessuna “causa” ma ho partecipato alla bella e interessante Conferenza “La storia imbavagliata” di Teramo. Ne vado fiero. Si è trattato di un’iniziativa preziosa perché ha aperto un dibattito su un argomento che è servito al sionismo per nascondere i suoi crimini contro i palestinesi o per giustificarli. Adriana Chiaia penserà che l’argomento è Faurisson e il negazionismo, e invece no.

Il tempo riservato a Faurisson alla conferenza era minimo. È stata proiettata una sua intervista video di 15 minuti sull’impossibilità tecnica delle camere a gas. Durante il dibattito della conferenza alcuni oratori hanno dedicato parte del loro tempo su quest’argomento. I veri argomenti della discussione della conferenza sono stati due:
1) Il diritto degli storici a indagare, revisionare, studiare, approfondire, rivisitare, discutere di qualsiasi argomento, compreso l’olocausto, senza essere, per questo, perseguiti penalmente per legge. Tutti gli oratori intervenuti, nessuno escluso, si sono dichiarati contrari alla legge Gayssot e al progetto di legge Mastella.
2) La critica alla “religione dell’olocausto” e all’uso repressivo che se ne fa al fine di imporre una visione sionista e imperialista (statunitense e occidentale) della storia contemporanea, dal processo di Norimberga ad oggi. La “religione dell’olocausto” non ha niente a che fare con la storia; è un’interpretazione ideologica della storia funzionale al potere dei vincitori e tra i vincitori poniamo anche il sionismo. Prima della guerra il sionismo coinvolgeva una piccola minoranza di ebrei. Dopo la fondazione dello stato d’Israele, è diventato l’ideologia dominante tra gli ebrei è parte dell’ideologia imperialista. Il trionfo del sionismo. Torneremo successivamente su questo punto quando parleremo del rebbe Schneerson.
All’interno della critica alla religione dell’olocausto è stato anche affrontato lo specifico discorso sionista rispetto al problema palestinese e mediorientale. Questo discorso può essere così riassunto:

Siamo il popolo perseguitato, vogliamo una patria per non esserlo più e si può chiudere un occhio sulla sofferenza dei palestinesi. Israele come stato degli ebrei (perseguitati) ha diritto ad esistere come stato ebraico. Ricordate quello che ci avete fatto con l’olocausto e lasciateci in pace o sosteneteci. Non osate criticarci. Le critiche si mischiano all’antisemitismo o favoriscono oggettivamente l’antisemitismo e possono facilitare un futuro nuovo olocausto. E’ questo che volete? Difendeteci dall’Iran che vuole la bomba atomica per realizzare il nuovo olocausto. Distruggete con le armi nucleari l’Iran prima che si procuri le armi nucleari per il nuovo olocausto. Il primo olocausto non lo avete evitato, evitate almeno questo! Distruggete l’Iran, non ha importanza se sarà un genocidio. La nostra salvezza vale bene un genocidio di islamici. Dopo tutto non sono che fanatici. Noi invece siamo il popolo eletto.

Secondo me, Adriana Chiaia finisce di fatto per accettare questa posizione. Lo so che protesterà il contrario. Alla fine del mio scritto giudicherà il lettore.

Il sionismo.

Sono contento che la sig.ra Chiaia abbia letto e apprezzato il mio opuscolo sul sionismo e che ritenga la tesi che vi difendo “di grande interesse” nonché sorretta “da una ricchissima documentazione”.

Mi dispiace dover dire però che dal suo scritto, la Chiaia sembra dimostrare di non aver letto attentamente quanto ho scritto e di non aver preso seriamente in considerazione la documentazione che ho raccolto.

Ho scritto e cercato di dimostrare che i sionisti sono stati i migliori amici dei nazisti e i peggiori nemici degli ebrei assimilazionisti. Essi sono responsabili come i nazisti (dal punto di vista morale e politico, ma anche pratico) della morte degli ebrei che non volevano emigrare in Palestina secondo il progetto sionista. Tutta la storia della collaborazione dei sionisti con la Germania Nazista e con tutti gli antisemiti dal 1900 al 1960 deve essere ancora scritta. Io ho solo dato un piccolo contributo.

Questa storia è stata negata dai sionisti e dagli storici compiacenti con Israele. È stata sotterrata, insabbiata con i corpi delle vittime del nazismo.

Qui si nega la storia. La si sostituisce con i lamenti patetici del “popolo perseguitato”. In questo caso i sionisti erano persecutori come i nazisti e gli antisemiti, ma questa è una verità storica troppo scomoda, va eliminata.

Davanti alla gravità della colpa dei sionisti, la Chiaia non ritiene di dover dire una parola contro il loro “negazionismo”. (Ripeto, il termine non è una categoria storica che accetto, ma qui lo uso per rigettarlo in faccia a quanti che su di esso costruiscono le loro produzioni intellettuali). La Chiaia se la prende con Faurisson. Ma costui è un perseguitato, uno che paga per le sue idee, qualsiasi esse siano, mentre i sionisti godono di un potere quasi illimitato, possono continuare a negare il loro orrendo passato e perseguitare chi non va loro a genio. Oggi si sono messi in testa di iniziare a perseguitare gli antisionisti, definendoli antisemiti. Sto lavorando ad una seconda edizione del mio lavoro. Sto aggiungendo nuovo materiale, nuove prove contro i sionisti. Voglio fare fino in fondo la mia battaglia contro il negazionismo dei sionisti e degli ossequienti storici filosemiti. Per chi vuole ricercare in questo campo c’è spazio sufficiente. Spero la Chiaia abbandoni il suo tono da giudice di tribunale (pseudo-rivoluzionario) e si metta umilmente al lavoro contro le menzogne, le negazioni, le falsificazioni della storia operate dai sionisti e dai loro amici.

Indipendentemente dalle idee politiche di Faurisson (che certamente non sono le mie, ma non importa), la sua opera di ricerca storica è importante e dovrebbe essere sostenuta. Io non ho scelto come argomento dei miei studi l’olocausto e le camere a gas. Ho scelto il sionismo. Il sionismo è un’ideologia politica perniciosa e criminale. Esso si è storicamente sempre aggrappato al potere dominante e lo ha servito per i suoi interessi propri. Herzl voleva collaborare con la Russia Zarista e con l’impero ottomano. Dopo di lui, i sionisti hanno scelto di servire l’impero britannico ma contemporaneamente hanno servito anche il nazismo e il fascismo. Poi hanno servito ancora l’impero britannico e la Francia, nel 1956. Oggi servono l’imperialismo americano.

Ma per i sionisti, “servire” non vuol dire fare esattamente quello che dicono i serviti padroni. Il sionismo ha un suo piano proprio e lo persegue usando il potere che serve. La potenza “servita” è transitoria, il progetto sionista resta. È un servo-padrone (avrebbe detto Goldoni oggi) e non un semplice servo come può esserlo un qualunque regime arabo filoamericano o le dittature sudamericane degli anni Sessanta e Settanta. Anche il padrone americano non é semplicemente un padrone, è diventato a sua volta un servitore visto che è giunto a fare guerre per conto di Israele (Iraq e forse Iran).

Come può essere ciò? Come può il sionismo servire le potenze imperiali e nello stesso tempo servirsi di esse?

Per questo c’è la lobby ebraica o, meglio, le lobby ebraiche. Il sionismo è molto, molto di più dell’occupazione della Palestina e della pulizia etnica dei palestinesi. Sionismo e lobby ebraiche sono due aspetti della stessa medaglia. Insieme hanno elaborato la religione dell’olocausto e lo specifico discorso sionista che abbiamo sopra delineato; l’una e l’altro sono strumentali sia al sionismo, sia a quella che è oggi la potenza imperiale su cui esso si è incrostato: l’imperialismo americano.

In questi tempi di dominio ideologico imperialista/sionista, gli sforzi dei cosiddetti “negazionisti”, come Faurisson, sono oggettivamente utili a riaprire il dibattito sull’ideologia del servitore padrone e del padrone servitore. Da Norimberga ad oggi.

Facciamo un parallelo per spiegarci meglio.

Tra Faurisson e Benny Morris vi sono poche cose in comune. Sono, è vero, entrambi storici, ma si occupano di argomenti diversi e sono politicamente su fronti opposti. Benny Morris è israeliano, difende Israele, la religione dell’olocausto e il discorso sionista della II guerra mondiale. Faurisson è contrario a Israele e critica la posizione ufficiale sull’olocausto che Morris difende.

Eppure sono entrambi due “negazionisti”. Anche Benny Morris ha “negato” qualcosa. È stato uno dei primi storici che insieme ad altri, Ilan Pappe, Baruch Kimmerling, ecc., ha smascherato la versione ufficiale sionista del conflitto arabo-israeliano del 1948. Morris e gli altri hanno negato la verità ufficiale, cioè hanno dimostrato che i palestinesi non fuggirono dalla Palestina alla richiesta degli eserciti arabi, ma furono cacciati a suon di bombe e stragi e distruzioni da un esercito israeliano che era ben più forte ed armato dei vari eserciti arabi di allora messi insieme.

Benny Morris però è un personaggio strano. È un ultrasionista. Egli, certo, ha mostrato che i palestinesi furono cacciati e che ci fu una pulizia etnica ma successivamente ha dichiarato che non gli dispiace affatto che gli avvenimenti del 1948 si siano svolti a quel modo, anzi! Egli ha dichiarato che avrebbe voluto che la pulizia etnica fosse stata condotta fino alla fine, che cioè tutti i palestinesi fossero stati cacciati da tutta la Palestina.

Possiamo ritenerlo un nazista visto che predica la pulizia etnica?

Eppure il revisionista Morris (un colonialista e un reazionario della peggiore specie), indipendentemente dalle sue idee ultrareazionarie e prive di qualsiasi umanità (non gli importa nulla dei 5 milioni di profughi palestinesi, delle loro condizioni di vita deplorevoli; avrebbe voluto che tutto il popolo palestinese fosse diventato un popolo di profughi. I palestinesi sono 10 milioni, quindi dieci milioni di profughi!) ha svolto un ruolo positivo. Ha contribuito a smascherare un pilastro dell’ideologia sionista.

Se Morris non è stato perseguitato è solo in virtù della sua dichiarazione a favore e sulla bontà della pulizia etnica. Ilan Pappe invece è uscito scosso dai suoi studi sul 1948. Ha abbandonato ogni compiacenza verso il sionismo ed oggi è diventato la bestia nera delle autorità accademiche sioniste, al punto che ha dovuto abbandonare l’Università di Haifa e fuggire in Occidente, in Inghilterra, accettando un posto in un’università britannica. Pappe sarà l’anno prossimo o anche prima uno dei docenti dell’istituto nato dall’esperienza di Teramo, lo IEMASVMO .

Da un altro punto di vista i “negazionisti”, come Faurisson, indipendentemente dal fatto di essere reazionari stanno contribuendo a mettere in discussione l’intero impianto ideologico imperialista/sionista. Più che le posizioni di Faurisson, a me interessa la riapertura del dibattito, senza pregiudiziali.

Il sionismo si è storicamente specializzato nell’arte di spargere la paura per poi utilizzarla a proprio conto. La paura serve per controllare le masse. Se le masse hanno paura, vedono pericoli ovunque, si sentono minacciate allora possono essere portate ad asservirsi a chi questa paura, questi pericoli e minacce promette di far cessare. Questo discorso riguarda principalmente gli ebrei. E gli ebrei, per i sionisti, sono le vittime. Sono sempre in pericolo. Nel mio opuscolo cerco di dimostrare come i capi sionisti - di destra o di sinistra non fa differenza – hanno da sempre cercato di esagerare il pericolo dell’antisemitismoe creare una mentalità vittimistica. Quando l’antisemitismo era reale, i sionisti lo hanno gonfiato; quando non c’era lo hanno creato o invocato. Prima della fondazione di Israele, lo scopo era quello di convincere gli ebrei a seguire i sionisti in Palestina. Lì avrebbero trovato un rifugio sicuro, sarebbero stati al sicuro dagli antisemiti. Ma dopo la fondazione dello stato ebraico gli israeliani sono ancora stati mantenuti in una condizione continua di paura. Ora la minaccia proveniva dagli stati arabi e islamici, che vogliono “buttare a mare” gli ebrei, “spazzare via dalla carta geografica Israele”, che si preparano a compiere un “secondo olocausto”. In realtà tutto questo serviva ai dirigenti sionisti per conquistarsi la complicità degli israeliani (e degli ebrei della diaspora) nella distruzione dei palestinesi e nella pulizia etnica della Palestina.
“L’entità statale di Israele – scrive Oren Ben-Dor - è fondata su un’ideologia ingiusta che è causa di umiliazione e sofferenza inflitta a coloro che sono classificati come non-ebrei, secondo parametri religiosi o etnici. Per nascondere questa immoralità primordiale, Israele incrementa per sé un’immagine di vittima. Provocare la violenza, consapevolmente o inconsapevolmente, contro la quale si deve poi difendere è un aspetto determinante della mentalità vittimistica. Dal momento che ha bisogno di perpetuare un simile tragico ciclo, Israele è uno Stato terrorista come nessun altro. (…) La stessa creazione di Israele richiese un atto di terrore. Nel 1948, la maggior parte degli abitanti indigeni non-ebrei subirono la pulizia etnica e furono espulsi da quella parte della Palestina che divenne Israele”.
Quando finirà la paura alimentata dai sionisti, principalmente tra gli ebrei ma anche tra i goyim (“Mai più!”. In questo caso la paura è abilmente legata al senso di colpa), allora finirà Israele come fortezza ebraica, finirà la sofferenza dei palestinesi e in Palestina nascerà uno stato democratico per ebrei e palestinesi.

Io mi auguro che da un grande dibattito, in cui i “revisionisti” esporranno le loro tesi e gli storici avranno modo di separare in esse quello che c’è di vero da quello che c’è di falso, ma anche, anzi soprattutto, avranno modo demolire il discorso sionista e quello che abbiamo definito il loro “negazionismo”, venga un contributo alla distruzione della mentalità vittimistica alimentata dai sionisti e il loro uso della paura.

Cosa ha fatto la Chiaia per smascherare la religione dell’olocausto e l’ideologia imperialista/sionista, nonché la negazione da parte dei sionisti del loro orrendo passato a braccetto con gli antisemiti, i fascisti e i nazisti? Certo se la prende con chi se la prendono i sionisti. Certo attacca l’esperienza eccezionale che nel pattume e nel servilismo regnante in Italia ha aperto un fronte di battaglia. Certo calunnia Claudio Moffa e difende i suoi aggressori. Al riguardo, vorrei chiedere en passant, come fa la Chiaia a definire quei mascalzoni “gruppo di ebrei, non ‘armati di spranghe di ferro e pistole’, alcuni di essi colpiti direttamente dalla tragedia dello sterminio, che hanno risposto alle affermazioni provocatorie di Faurisson al più con urla e qualche schiaffo e spintone”?

Bisogna essere armati di spranghe e pistole per essere degli aggressori? Quale schiaffo e spintone poi? La clavicola rotta a chi, quale difensore dell’ordine si è posto tra aggressori e aggrediti, la dice lunga sul tipo di protesta. E se le forze dell’ordine non ci fossero state? Se gli aggressori avessero potuto giungere fino a Faurisson o ai partecipanti alla manifestazione? Immagina forse la Chiaia che si sarebbero abbandonati a scappellate e inchini? Perché prendere sempre le difese degli ebrei anche quando sono loro dalla parte del torto?

Così la Chiaia dimostra semplicemente il suo fanatismo filoebraico.

Io non identifico gli ebrei con la politica di Israele e con il sionismo. Il mio opuscolo trabocca di citazioni di ebrei antisionisti e anti-israeliani. Ma gli ebrei di Teramo, fossero anche tutti figli di deportati, erano solo squadristi e certamente si identificavano tutti con Israele e il sionismo. La Chiaia può affermare il contrario?

Faurisson

Faurisson era elemento minimo della conferenza ma si è voluto gonfiarlo per tentare di scalzare i due temi scottanti al centro del dibattito. È proprio quello che i calunniatori della conferenza hanno fatto e tra di essi anche la Adriana Chiaia. Libera lei…

E’ vero che Moffa ha dichiarato che Faurisson “convince” ma questo non vuol dire che Moffa o altri sono “negazionisti”. Su certe cose Faurisson veramente convince, nel senso che ha argomenti che non si possono rigettare a priori. Al convegno era invitata la Pisanty che ha scritto sulle camere a gas. Sarebbe stato interessante ascoltare il dibattito tra i due. Ma sfortunatamente la Pisanty ha scelto di non partecipare. Perché? Se è tanto facile demolire Faurisson allora perché non lo si fa? Io sospetto che non lo si vuole fare, indipendentemente da quello che Faurisson dice. È bene, evidentemente, avere un bersaglio da demonizzare continuamente senza mai misurarsi con lui, per dire quanto è grande il pericolo del “negazionismo”, per poter sbandierare la minaccia di un nuovo olocausto di cui il “negazionismo” sarebbe la fase preparatoria. È stato detto per la conferenza “negazionista” di Teheran e di Ahmadinejad. È un gioco più grande di Faurisson, della Pisanty e di Teramo stessa. È un gioco sporco per difendere la lettura imperialista/sionista della seconda guerra mondiale, di Norimberga e dell’assetto post bellico. Per i sionisti è il gioco che permette loro di portare avanti il loro discorso vittimistico-criminale.

Quali sono gli argomenti di Faurisson che non possono essere rigettati a priori?
1) Non sono stati trovati ordini scritti o documenti con cui Hitler, di persona, ordina il massacro degli ebrei. Questo è vero. Non ci sono. Significa che egli non abbia mai dato simili ordini? Che non aveva bisogno di darne e che la sua volontà veniva capita, per così dire, a volo? Questo è poco probabile. In un libro di recente apparizione in Francia poco pubblicizzato, La Tragédie des soldats Juifs d'Hitler, dello storico Bryan MarkRigg, professore all’università militare degli Stati Uniti, e, tra l’altro, a suo tempo, volontario nell’esercito israeliano e ufficiale nella marina statunitense, si presentano numerosi documenti e testimonianze inedite circa quei soldati tedeschi, di origine ebraica, che con vari gradi accettarono di servire nelle tre armi dell’esercito hitleriano. Furono tra i 120 000 e i 160 000 e alcuni giunsero a gradi elevati, Feld-maresciallo, ammiraglio, generale e ottennero decorazioni prestigiose. Questi soldati chiesero di essere “arianizzati”. Una delle cose più strane di questa vicenda è che fu Hitler in persona che, fino alla fine della guerra e anche nei momenti più gravi, perse molto tempo prezioso nello studio dei dossier dei candidati all’arianizzazione. Hitler era molto meticoloso, al limite dell’ossessione e si occupava di molte faccende personalmente. Ora, mentre sappiamo che egli si è occupato di questa strana faccenda dell’arianizzazione dei soldati ebrei del suo esercito perché abbiamo documenti di suo pugno, note, direttive ecc., relativi ad essa, alcuni storici anti “negazionisti” ci dicono che egli non aveva bisogno di fare una cosa analoga riguardo agli ordini di sterminio di milioni di uomini.

Raul Hilberg in un’intervista a Le Monde (20 ottobre 2006) afferma che per lo sterminio degli ebrei
“non c’era uno schema guida prestabilito. Quanto alla questione della decisione, essa è in parte insolubile: non si è mai ritrovato nessun ordine firmato da Hitler, di suo pugno, probabilmente perché un tale documento non è mai esistito. Io sono persuaso che le burocrazie sono mosse da una sorta di struttura latente: ogni decisione ne comporta un’altra, poi un’altra e così via, anche se non è possibile prevedere esattamente la tappa seguente.”
Chiudere la bocca a Faurisson non è la soluzione. La soluzione sta nella continuazione della ricerca storica e del dibattito; alla fine, sono certo, si chiarirà ogni cosa, perché in definitiva questi morti ci sono stati e se si prova che Hitler non ha dato l’ordine, qualcuno deve pure averlo dato.

2) Faurisson dice che la cifra di 6 milioni di ebrei uccisi durante il II conflitto mondiale è solo una valutazione non basata su dati riscontrabili. Anche questo è vero. Non è facile dire esattamente quanti ebrei perirono o furono uccisi. Oggi la maggior parte degli storici (non “negazionisti”) si fermano alla cifra di 5 milioni. 5 o 6 milioni, cambia molto? No, a mio parere. Quindi Faurisson, affermando che non furono 6 milioni, dice la verità. Perché tutti i processi vergognosi con cui è stato perseguitato?! Egli parla di un numero di molto inferiore ai 6 milioni. Vogliamo cercare di capire quanti sono stati veramente? E non solo gli ebrei, anche gli slavi, gli zigani, i comunisti, i prigionieri di guerra e i soldati sbandati dopo l’8 settembre. Tra i quali un cugino di mia madre, un ragazzo di 20 anni. La cifra di sei milioni non è intoccabile. Tra l’altro è pure falsa. Quanti furono effettivamente? Si può stabilire con ulteriore ricerca storica non certo con la legge.

3) Quando Faurisson dice che non sono state trovate camere a gas, dice la verità. Gli esperti “non negazionisti” affermano che determinati edifici, in parte distrutti, potevano essere camere a gas. Sono stati trovati edifici che servivano alla disinfestazione degli abiti dei prigionieri. Funzionavano con il famigerato Zyklon B. Servivano per evitare il tifo petecchiale o altre epidemie che avrebbero ucciso migliaia di prigionieri destinati alle fabbriche e alla produzione industriale vista la carenza di operai tedeschi, quasi tutti al fronte. Recentemente Alexander Cockburn, su Counterpunch ha spiegato che simili locali di disinfestazione erano utilizzati anche in America, negli anni venti, in relazione all’immigrazione messicana negli Stati Uniti.

Camere a gas che certamente, incontrovertibilmente, indubitabilmente siano state usate per sterminare milioni di esseri umani non ne sono state trovate. Perché non sono mai esistite? Perché sono esistite e sono state distrutte? Gli storici e gli archeologi trovano risposte a quesiti riguardanti popoli vissuti migliaia di anni fa o avvenimenti accaduti in tempi remotissimi. Non è possibile continuare la ricerca e cercare di dare risposte certe ad avvenimenti di poco più di 60 anni fa?

Si dirà che Faurisson su queste che sono ormai posizioni accertate (mi dispiace signora Chiaia ma è così) costruisce una sua teoria negazionista complessiva senza altri supporti. Non lo so; posso sospettarlo, ma non lo so. Mi limito a stare ai dati di fatto. Si vuole dire che la teoria complessiva di Faurisson è sbagliata. Può essere; ma allora perché non si vuole che gli storici discutano con calma partendo dai fatti accertati? Io sono convinto che ci sia stato un giudeicidio, come pure uno “ziganicidio” (neologismo mio), uno “slavicidio” (idem), la decimazione di minoranze religiose (cattolici polacchi, testimoni di Geova) e infine anche un progetto di eliminazioni eugenetiche. Vorrei che le ragioni e le dimensioni di queste politiche, se esse fossero materia di “civile” dibattito anche in altri paesi occidentali in quel periodo, se siano state portate avanti solo dal nazismo o anche da alcuni loro alleati (autonomamente) fossero sistematicamente indagate ed approfondite. Non è stato fatto abbastanza se oggi, per esempio, la cifra dei 6 milioni traballa paurosamente. Le prove che la Chiaia porta nel suo articolo a favore della sua posizione anti-negazionista sono in verità un po’ debolucce. Sospetto che neanche lei sia una specialista del problema.

Solo con un dibattito franco e libero che tocchi tutti gli aspetti di un’epoca di fascismo, di regimi dittatoriali, di nazionalismi generalizzati e feroci, senza dimenticare la fortissima competizione interimperialistica, si giungerà approssimativamente alla verità. Circoscrivere il dibattito alla sola Germania nazista e al giudeicidio è fuorviante. Ed è quello che vogliono USA, Occidente e Israele. Il ruolo del sionismo poi è stato completamente oscurato, come abbiamo già detto.

Ma - dirà qualcuno - gli storici non vogliono discutere e Faurisson non è uno storico. Non è vero, gli storici in generale sono persone serie e discutono sempre; fa parte del loro mestiere. Sono i politici, sotto la sferza di Israele e delle lobby ebraiche che impediscono lo sviluppo del dibattito, con leggi repressive e con l’ostracismo. Sono essi che con la complicità di alcuni storici compiacenti e asserviti orientano e circoscrivono il dibattito secondo gli interessi attuali dei loro padroni.
Come i pro Yankee credono che andò - Come i pro russi credono che andò
Quello che successe realmente
La mia lettera di solidarietà a Claudio Moffa

Nella mia lettera ‘Sostegno al professor Claudio Moffa e al suo impegno in difesa della verità storica’, che riproduco per intero in calce, affermo che il professor Faurisson non nega il giudeicidio (il termine però è mio), non nega la sofferenza ebraica. Lo mantengo. Se la Chiaia fosse stata presente a Teramo avrebbe potuto sentire le parole che Faurisson pronunciava nel video (“Je ne nie pas la souffrance des juifs”). Se ciò non bastasse posso citare le parole che egli ha pronunciato a Teheran e che sono state riportate nei documenti ufficiali:
“In the butchery that is a war, people suffer. In a modern war, the belligerent nations’ civilians at times suffer as much if not more than their soldiers. During the conflict that, from 1933 to 1945, pitted them against the Germans, the European Jews thus had occasion to suffer but infinitely less so than they dare to assert with such a nerve. Certainly the Germans treated them as a hostile or dangerous minority …. and against these people the Third Reich authorities were led to take, due to the war, more and more coercive police or military security measures. In certain cases those measures amounted to placement in internment camps or indeed to deportation to concentration or forced labour camps”.
"Nella macelleria che è una guerra, la gente soffre. In una guerra moderna, i civili delle nazioni belligeranti a volte soffrono tanto, se non più dei loro soldati. Durante il conflitto che dal 1933 al 1945, attuato contro i tedeschi, gli ebrei europei hanno avuto in tal modo occasione di soffrire ma infinitamente meno di quanto hanno il coraggio di affermare con tale nervosia. Certamente i tedeschi li hanno trattati come una minoranza ostile o pericolosa .... e contro queste persone le autorità del Terzo Reich furono condotti a prendere, a causa della guerra, sempre più misure di polizia coercitive o di sicurezza militare. In alcuni casi, queste misure sono pari al posizionamento nei campi di internamento o addirittura alla deportazione di concentrazione o campi di lavoro forzato".

Lascio il testo in inglese che è di facile comprensione. Certo Faurisson non usa il termine “olocausto”, ancor meno il termine, oggi più di moda, di “shoah”. È obbligatorio usare questi due termini? Certo Faurisson sostiene che l’olocausto è un “mito”, ma non nega che sotto il nazismo anche gli ebrei, come altre genti, “had occasion to suffer”; che le autorità del Terzo Reich presero nei loro confronti “more and more coercive police or military security measures”; che in alcuni casi queste misure di polizia e militari corrispondevano a “placement in internment camps or indeed to deportation to concentration or forced labour camps”.



Molti dicono che l’olocausto è un mito. Non so esattamente cosa voglia dire con questo termine Faurisson. Non so cosa voglia dire Ahmadinejad. La loro critica rimane però nella storia, può essere confermata o demolita dagli storici. Anch’io dico che si è creato un mito e cercherò di spiegare il mio punto di vista. Il giudeicidio è un fatto storico. Deve restare nella storia e deve essere indagato esclusivamente come fatto storico. I sionisti imponendo il discorso dell’ “unicità”, della “eccezionalità” di questo fatto storico (anche attraverso i nomi “olocausto” e “shoah”) hanno voluto imporre una valutazione metastorica. Hanno creato un mito. I sionisti ovviamente non negano che nella storia vi siano stati altri (dal giudeicidio) enormi massacri. Ma mitizzando e ponendo fuori dalla storia il giudeicidio, di fatto, sminuiscono la sofferenza altrui. Io non nego niente. Lascio agli storici il compito di indagare, revisionare, rivedere, analizzare e ri-analizzare il passato. Il giudeicidio non è intoccabile, al punto che vada difeso con leggi repressive. La repressione è semplicemente una follia che produrrà l’effetto opposto. Io rifiuto la logica sionista, la quale, per motivi politici, ideologici o religiosi, mitizza il giudeicidio, lo esagera, lo eccezionalizza, lo pone ben al di sopra della sofferenza degli altri, lo ritiene eterno e eternamente determinato dall’odio dei goyim (gli eterni antisemiti) contro il popolo santo; giunge perfino a ritenerlo miticamente voluto o accettato da Dio per punire i tradimenti del suo popolo eletto, sempre però ponendo gli ebrei sopra gli altri visto che Dio si occupa in modo particolare di loro, non essendo i goyim degni né del premio né della punizione divina. L’ultima affermazione può apparire assurda? Niente affatto, vedremo invece che è parte della visione sionista. É stata sostenuta dal Lubavitcher Rebbe (il cosiddetto "King Messiah"), il Rabbino Menachem Schneerson (1902-1994). Colui cioè che ha portato gli ultraortodossi dalla religione ebraica al sionismo, e uno dei primi a sostenere la necessità di procedere all’annessione dei territori occupati nel 1967. I Lubavitch (Habad) sono un movimento religioso fondato a fine Settecento in Russia, poi diffusosi negli Stati Uniti. Sotto la guida di Schneerson appunto, questo movimento religioso è diventato sionista e dagli Stati Uniti ha promosso la colonizzazione di Cisgiordania e Gaza.

Scrive Schneerson:
"It is clear that 'no evil descends from Above,' and buried within torment and suffering is a core of exalted spiritual good. Not all human beings are able to perceive it, but it is very much there. So it is not impossible for the physical destruction of the Holocaust to be spiritually beneficial. On the contrary, it is quite possible that physical affliction is good for the spirit"
("Mada Ve'emuna," Machon Lubavitch, 1980, Kfar Chabad).

"E 'chiaro che' male scende dall'alto, 'e sepolto all'interno di tormento e sofferenza è un nucleo di un esaltato bene spirituale. Non tutti gli esseri umani sono in grado di percepire, ma è molto più lì. Quindi non è impossibile per la distruzione fisica della Shoah di essere spiritualmente vantaggiosa. al contrario, è del tutto possibile che afflizione fisica sia buona per lo spirito".

Schneerson sostiene apertamente che è possibile che la “distruzione fisica” dell’olocausto si dimostri in definitiva “benefica spiritualmente”. Poi paragona Dio a un chirurgo che amputa l’arto del paziente per salvargli la vita. L’arto "is incurably diseased ... The Holy One Blessed Be He, like the professor-surgeon...seeks the good of Israel, and indeed, all He does is done for the good.... In the spiritual sense, no harm was done, because the everlasting spirit of the Jewish people was not destroyed." Tagliando l’arto malato, il Dio chirurgo, “cerca il bene di Israele”, cioè la salvaguardia “dell’eterno spirito del popolo ebraico”.

Se usciamo dalla metafora diventa tutto chiaro. Il popolo ebraico (con la laicizzazione e soprattutto con l’assimilazione) aveva iniziato ad “infettarsi” ma Dio lo ha punito. Ha tagliato l’arto malato, cioè tutti quegli ebrei non sionisti che si andavano assimilando ai goyim. Ha salvato il corpo sano del popolo ebraico, cioè il sionismo. E il sionismo rappresenta lo spirito eterno del popolo ebraico. Si legga il mio opuscolo e si vedrà che proprio questa è la logica sionista di coloro che hanno collaborato con i nazisti.

E il giornalista di Ha’aretz conclude che per il rebbe l’olocausto è stata una cosa buona perché ha tagliato l’arto infetto del popolo ebraico, gli ebrei morti ed uccisi durante la seconda guerra mondiale, per purificare gli ebrei dai loro peccati.

Ma è proprio così per Schneerson e per i sionisti. L’eliminazione degli ebrei assimilazionisti, per i quali i sionisti provavano il più grande disprezzo, ha rappresentato un bene in quanto ha permesso il trionfo del sionismo, la purificazione del popolo ebraico, l’abbandono dell’assimilazionismo e il ritorno ai matrimoni endogamici, al razzismo ebraico, allo stato “ebraico” contro ogni possibilità di uno stato binazionale o democratico in Palestina.

Un’altra breve considerazione: il rebbe Schneerson può dire, senza conseguenze, la castroneria che abbiamo riportato, ed essa viene pubblicata su un importante giornale israeliano, ripresa dalla stampa internazionale, pubblicizzata, liberamente dibattuta. Una castroneria che certo non nega l’olocausto ma, cosa ben più grave, lo giustifica dal punto di vista religioso, condannando gli ebrei morti durante la seconda guerra mondiale come “arto infetto”, esseri degenerati. Niente galera (non per il rebbe che è morto) ma per il giornalista che lo ha riscoperto, per il giornale che lo ha pubblicato ecc. ecc. e invece condanne a non finire, aggressioni, ostracismo per Faurisson che riduce il mito dell’olocausto alle dimensioni della sofferenza di un popolo tra quella degli altri.
________________________________________________

Lettera di Chaim Weizmann,del 29.08.1939,
al primo ministro inglese Neville Chamberlain,
offerta di alleanza militare ebraica anti-tedesca
Quanto alle vere e proprie dichiarazioni di guerra ebraiche contro la Germania ricordiamo in particolare – dopo lo scatenamento del boicottaggio economico quelle che vedono protagonista Chaim Weizmann.
Il 29 agosto 1939, si noti: tre giorni prima che i tedeschi scendano in campo a frenare la follia polacca e cinque avanti la dichiarazione di guerra anglo-francese – l’«inglese» già «bielorusso» Chaim Weizmann indirizza al primo ministro Neville Chamberlain una nota, pubblicata dal Times venerdì 6 settembre (titolo: Jews to Fight for Democracies) e dal Jewish Chronicle domenica 8, ove reitera l’appoggio ebraico all’aggressione al Reich:
«Caro signor Primo Ministro,in quest’ora di crisi suprema [in this hour of supreme crisis] mi spinge a scrivere questa lettera la consapevolezza che gli ebrei possono contribuire alla difesa di sacri valori. Voglio confermare quanto più chiaramente [in the most explicit manner] le dichiarazioni che io e miei compagni abbiamo formulato nel corso dell’ultimo mese e soprattutto dell’ultima settimana:gli ebrei appoggiano la Gran Bretagna e lotteranno dalla parte delle Democrazie. Nostro ardente desiderio [our urgent desire] è conferire realtà a queste dichiarazioni. Ci proponiamo di fare ciò in maniera tale da essere in piena sintonia con le direttive generali britanniche [in a way entirely consonant with the general scheme of British action], e perciò ci porremo, nel piccolo come nel grande, sotto la guida coordinatrice del governo di Sua Maestà [and therefore would place ourselves, in matters big and small, under the coordinating direction of his Majesty’s Government]. La Jewish Agency è pronta a definire un accordo immediato per mettere a utile disposizione il potenziale umano ebraico [for utilizing Jewish man-power], le sue capacità tecniche, le sue risorse, etc. Negli ultimi tempi la Jewish Agency ha portato avanti [quanto alla Palestina] una politica diversa da quella della Potenza Mandataria [has recently had differences in the political field with the Mandatary Power]. Noi accantoneremo queste differenze per fronteggiare le maggiori e più pressanti urgenze di oggi. Vi invitiamo ad accogliere questa dichiarazione nello spirito col quale viene fatta».
«This War is Our War, Questa guerra è la nostra guerra!»
Chaim Weizmann, 2 settembre 1939, Intimo dell’influente rabbino rooseveltiano Stephen Wise e di Ben Gurion, Weizmann sarà il   capo provvisorio dello Stato e primo Presidente di Israele dal 1949 al 1952, non certo dunque un quidam de populo:
«Era indubbiamente il capo e il primo portavoce dell’ebraismo mondiale. In tutto il mondo gli ebrei vedevano in lui il re degli ebrei»,
ricorderà Golda Meir.
È costui che, a nome dell’ebraismo mondiale, aveva dichiarato guerra alla Germania nei primi giorni di marzo 1933, a neppure un mese di distanza dall’inizio della Rivoluzione Nazionale (anche il presidente del breve interregno nella WZO, Nahum Sokolow, anch’egli tra i massimi istigatori del focolare balfourico, reitera la minaccia).

Due anni dopo, nella primavera 1941, in un’articolo sarà ancora Weizmann a rivendicare i meriti anti-«nazisti» dell’ebraismo, pretendendo in cambio un più vigoroso ed ufficiale appoggio all’azione sionista:
«Nella guerra contro Hitler la nazione ebraica chiede un posto tra i combattenti; perciò chiede il diritto di combattere sotto la propria bandiera. Il 21° congresso sionista dell’agosto 1939 m’incaricò di esprimere al governo inglese il nostro desiderio dicooperare,cosa che facemmo in una lettera al primo ministro Chamberlain il 29 agosto».
il giorno seguente ripreso da Churchill in un appello alla radio:
«Questa guerra è una guerra inglese, e il suo obiettivo è la distruzione della Germania»,
e dopo un secondo grido dello stesso tenore reso pubblico il 5 settembre – che per l’autorevolezza della fonte, l’ennesima reiterazione e l’adesione-conferma dei rappresentanti delle comunità diasporiche porta ipso facto, pur ce ne fosse bisogno, a qualificare agli occhi del Fascismo, in modo ultralogico, ogni ebreo come nemico, spia o partigiano – il Daily Herald, ripreso il giorno dopo da The Times, proclama che
«gli ebrei nella loro totalità considerano questa guerra come una guerra santa».
Il presidente onorario delle organizzazioni sioniste di Gran Bretagna ed Irlanda, il 22 ottobre Lionel de Rothschild pretende dal segretario di Churchill John Colville,che ne riferirà nei diari, che l’obiettivo finale della guerra dovrà essere
«abbandonare agli ebrei la Germania e disperdere i tedeschi tra gli altri popoli di questa terra».
(NdR)                    ________________________________________________

Ci sono stati 20 milioni di morti tra i sovietici, sette milioni di polacchi, vari milioni di civili tedeschi, inglesi ecc. In tutto, la II guerra mondiale ha fatto 55 milioni di morti tra soldati e civili e anche se ha fatto 6 milioni di ebrei, sono comunque solo (si fa per dire) 6 milioni su 55. Nella storia gli olocausti sono migliaia. La Knesset ha recentemente votato per il non riconoscimento del milione e mezzo di armeni scomparsi nella Turchia del 1915. Perché la Turchia è amica di Israele. L’insistenza sulla morte degli ebrei e il silenzio sulla morte dei goyim è semplicemente oscena, è frutto di razzismo bello e buono. Le stime dei figli dell’Unione Sovietica morti durante la grande guerra patriottica sono state più volte ritoccate. Venti milioni, diciassette milioni. Qualcuno le ha enormemente aumentate: Quaranta milioni! Temo che dietro questa stima, che mi sembra francamente esorbitante, si nasconda la volontà di imputare al governo dell’Unione sovietica, ai comunisti e a Stalin un’incapacità, un’inefficienza e un’impreparazione di cui alcuni storici hanno fatto il motivo centrale della loro ricerca. Non si addebita l’alto numero di morti alla ferocia nazista e alla volontà di resistenza dei popoli dell’Unione Sovietica animata dal Partito Comunista ma alla “natura dello stalinismo”, alle sue “contraddizioni”, alla sua “intrinseca inconsistenza”. Sono d’accordo con la Chiaia quando dice che sullo stalinismo vengono incoraggiati “negazionismi” e “revisionismi” di ogni sorta. Sarebbe strano se il potere imperialista/sionista non li incoraggiasse, mentre e del tutto funzionale a questo stesso potere negarli nel caso della Germania e del nazismo. Perché la Chiaia non arriva a capire che è un unico e solo progetto? Il Nazismo deve restare il male assoluto (rispetto al bene USA-Israele); la Russia, ex alleata dell’imperialismo americano durante la guerra (come Unione Sovietica), oggi deve diventare un facsimile della Germania nazista, lo stalinismo un facsimile dell’hitlerismo, così tra i due “mali” il “bene” si afferma nel mondo e domina incontrastato.

E i morti delle città tedesche rase al suolo a guerra quasi finita? Erano civili. Perché devono contare meno degli ebrei? I civili di Dresda e delle altre città tedesche hanno avuto il torto di farsi ammazzare dalle potenze imperialiste sbagliate. Sono stati massacrati dagli anglo-americani, qualche mese prima della fine della guerra, per dare questo avvertimento all’Unione Sovietica: “se osate avanzare ulteriormente per conquistare tutta l’Europa, ecco cosa succederà alle vostre città ancora rimaste intatte. Abbiamo i mezzi per fermarvi!”. Tutto il cinismo dei “liberatori” americani salta in faccia a chi ha voglia di indagare. Stalin e l’URSS hanno sostenuto il 90% del peso bellico e più volte hanno chiesto, prima e dopo Stalingrado, l’apertura di un secondo fronte occidentale. Gli alleati sono stati ad aspettare che i loro due nemici, i nazisti (non tanto nemici) e i comunisti (i veri nemici) si massacrassero a vicenda. Solo nel giugno 1944 quando ormai era chiaro che l’URSS aveva capovolto le sorti del conflitto a suo favore, gli alleati aprirono il tanto richiesto fronte occidentale, più che altro per correre a fermare i Sovietici sulla Vistola. Ecco perché l’Unione Sovietica ha avuto tanti milioni di morti e gli Stati Uniti solo 350 000!
Un’altra cosa non meno scandalosa è il silenzio sui circa tre milioni di tedeschi scomparsi dopo la fine della guerra. Libri recenti ne mettono in risalto il loro inutile e barbaro sacrificio. Non si trattava di gerarchi nazisti ma di prigionieri di guerra sui vari fronti e di civili tedeschi che vivevano, molto prima della II guerra mondiale, ad oriente della Germania, in Polonia (Danzica, Slesia, Prussia orientale), nei paesi baltici (Riga), in Cecoslovacchia (Sudeti), in Ungheria, in Romania. Non si può neanche dire che erano responsabili dell’elezione di Hitler al governo. Quando nel gennaio 1946 mio padre emigrò in Belgio in cerca di lavoro, fu mandato subito nelle miniere di carbone. Lì trovò che molti minatori non erano altro che prigionieri tedeschi costretti a scavare carbone. Vivevano in campi speciali e ogni giorno erano scortati al lavoro da truppe armate. Come tanti ebrei nei campi di lavoro in Polonia. Molti sono morti di stenti, molti di supersfruttamento, molti perché semplicemente lasciati morire volutamente di fame e di freddo. Questi fatti non si dicono e gli storici sono scoraggiati dall’indagare su queste faccende.
Sorte ancora peggiore ebbero i civili tedeschi che dopo la sconfitta della Germania furono cacciati dalle terre su cui avevano vissuto da generazioni, in pace con i loro vicini slavi, o furono sic et simpliciter massacrati. Tre milioni sono tre milioni ma non hanno mai contato nulla nella versione ufficiale americano-sionista del dopo Norimberga. Non è forse venuto il momento di rimettere le cose a posto, cioè rigettare le interpretazioni ideologiche dei vincitori o delle “eterne vittime” e chiudere il lungo dopoguerra?

Olocausto e guerre future in suo nome

Un futuro difficile ci aspetta e gli uomini debbono poter decidere cosa fare senza i condizionamenti degli USA e di Israele. Ma si sa, chi controlla il passato in qualche modo controlla il futuro e l’olocausto, anzi la religione olocaustica e la storia dei vincitori americani devono servire alla guerra contro l’Islam e l’Iran.

Bisogna essere ciechi per non vedere come Stati Uniti e Israele usano l’olocausto, non solo per atterrare i palestinesi, ma per preparare la guerra atomica contro l’Iran. Bisogna essere tonti per non capire a cosa mira il paragonare Ahmadinejad = Hitler. È stato già fatto con Saddam Hussein (e prima con Nasser, Gheddafi e Milosevic) e il trucco è servito per invadere e distruggere l’Iraq. Bisogna essere irresponsabili per non allarmarsi quando USA e Israele parlano ancora della guerra del “bene” contro il “male” (oggi l’Islam).

La repressione contro i “revisionisti” è funzionale, non alla “preservazione della memoria” o alla “difesa della verità storica” (sono chiacchiere per allocchi), ma alla preparazione di nuove avventure militari e nuovi stermini imperialisti sotto la copertura della lotta del “bene” contro il “male”.

Vogliamo che l’interpretazione imperialista/sionista della Seconda Guerra Mondiale serva come scusa e giustificazione di una nuova guerra (forse atomica) e del massacro di centinaia di migliaia di iraniani, uomini, donne, vecchi e bambini?

Il “negazionista” Finkelstein

La Chiaia poi, sempre a proposito della citata mia lettera, scrive:
“Tralascio di chiosare l’altra parte della lettera che ripete pari pari le tesi negazioniste sulla impossibilità tecnica dell’uso delle camere a gas e sulle presunte falsità e/o contraddizioni delle testimonianze ai processi”.
No, no per piacere non tralasciamo nulla.

Abbiamo visto che la tesi di Faurisson è fondata su alcuni fatti (non sono state trovate camere a gas che siano incontrovertibilmente tali). La Chiaia parla di testimonianze poi dice che i sonderkommando venivano eliminati nelle stesse camere a gas per non lasciare tracce. La Chiaia sa benissimo che la confessione di Hoss citata non è affidabile e forse fatta con l’intento di salvare la pelle o la libertà. Vi sono particolari poco credibili, come quello secondo il quale i membri dei sonderkommando entravano nelle camere a gas fumando o mangiando (con i guanti e le maschere a gas).

Nella lettera io cito una serie di ormai riconosciute falsificazioni riguardanti l’olocausto. La storia vergognosa del sapone fatto col grasso ebraico, la storia dei libri truffa sull’olocausto (The Painted Bird di Jerzy Kosinsky o Frantumi: un’infanzia 1939-1948 di Binjamin Wilkomirsky), le dichiarazioni del medico Franz Blaha … Queste due ultime sono riprese da Norman Finkelstein (l’Industria dell’olocausto). La Chiaia non affronta l’ostacolo di queste citazioni di Finkelstein (non Faurisson) ma dice che io ripeto “pari pari..” ecc. O allora devo chiedere: anche Finkelstein è un fascista, un “negazionista” un reazionario come sarebbe Faurisson?

Finkelstein mette in risalto il fatto che la lobby ebraica e Israele hanno continuato a mentire sulle banche svizzere per estorcere denaro con menzogne e accuse infondate (la pretesa distruzione di documenti). Mente pure lui? Anche qui la Chiaia non risponde.

Ripeto: le menzogne sioniste e americane (accertate) sono state tante, poi c’è il rifiuto di confrontarsi con i “negazionisti”… in queste condizioni ci è permesso di dubitare e di chieder il confronto leale e aperto tra storici e non i tribunali e le condanne?

La libertà.

Parola vana per la Chiaia sembrerebbe. La libertà di espressione e di ricerca è invece una cosa importante. Come avrebbe fatto Marx a scrivere il Capitale se anche in Inghilterra come era successo in Germania, Francia e Belgio, non avesse potuto entrare in una biblioteca, ricercare e scrivere liberamente?

La Chiaia dà per scontato che le leggi liberticide passeranno e non sembra farsene un problema. Io la penso diversamente. A parte il principio generale della libertà (che la Chiaia svilisce) tra non molto entrambi, lei ed io, potremmo ritrovarci in galera. Se ho capito bene ella condanna il sionismo e loda il mio libro sull’argomento, allora sappia che se passa la logica sionismo = antisemitismo, già adottata dal presidente Napolitano, entrambi saremo nelle prossime liste di proscrizione. Difendere queste libertà è importante per tutti coloro che combattono il potere, anche per gli stalinisti. Per difendere la libertà di scrivere e combattere per quello in cui credo, io mi dichiaro pronto ad allearmi anche col diavolo. Non sono spaventato di firmare un appello per un obiettivo giusto se nella lista dei firmatari c’è un fascista. In Francia gira la proposta di chiudere le librerie che vendono libri “negazionisti”. La Francia ha dimostrato di essere in questo un paese laboratorio, grazie soprattutto al potere del CRIF, la lobby ebraica locale. Se la proposta diventasse legge, anche in Italia, e il sionismo fosse definitivamente equiparato all’antisemitismo, dove comprerebbe la Chiaia il mio prossimo libro?

Se uno crede che democrazia borghese e dittatura siano più o meno la stessa cosa e si prepara a fare la rivoluzione contro entrambe, allora la limitazione della libertà borghese non è un problema. Temo però che la rivoluzione bolscevica sia lontana e dovremo per molto tempo adattarci a servirci delle libertà che un regime parlamentare ci offre (a tempo determinato). Se poi queste libertà ce le si vuole togliere perché Israele, le lobby e gli Stati Uniti hanno deciso così, allora tutti devono resistere, resistere, resistere…Se preserviamo queste libertà dall’attacco imperialista/sionista noi indeboliamo e non rafforziamo i nostri nemici. Lottiamo quindi e in tutta Europa e non solo in Italia, anche se si rivendica la libertà di opinione per tutti, “negazionisti” compresi.

La Chiaia dice che questi provvedimenti liberticidi mirano a colpire “coloro che si oppongono alla falsificazione della storia del movimento operaio rivoluzionario e comunista” (allora sono un male?), ma dice anche che mirano a colpire “i negazionisti, che costituiscono il settore più reazionario … il bersaglio contingente e apparente…” (allora sono un bene?). Chiaia spende pagine e pagine di ragionamenti per dire quanto sono pericolosi Faurisson, i revisionisti e pure i pretesi loro amici Moffa e Manno. Allora ci dica se ella si rallegrerebbe della loro esclusione ope legis da ogni dibattito? In realtà Adriana Chiaia sarebbe contenta se Mastella e i suoi padroni sionisti colpissero solo i terribili “negazionisti”, settore più reazionario… contingente ecc., ma non colpissero poi coloro che “si oppongono alle falsificazioni del movimento operaio” ecc. Ma non è così che funziona. Lei stessa afferma che prima si colpiscono i “negazionisti” per poi colpire coloro che “si oppongono”ecc., ecc., cioè gli stalinisti duri e puri. Se questo è vero la Chiaia dovrebbe fare fronte comune anche con settori reazionari della borghesia contro i Mastella di turno, cioè i rappresentanti del potere. E non è vero che i revisionisti “godono dell’appoggio governativo e delle sovvenzioni dei padroni dei maggiori mezzi di comunicazione”. É un’affermazione ridicola. Contraria alla realtà che tutti conoscono.

Le “altre confusioni ideologiche” di Manno Mauro

La natura dell’imperialismo è tale che esso non ammette indipendenza dei paesi deboli e minori, qualsiasi sia il loro sistema sociale o politico. I paesi minori, anche capitalisti, vengono sottomessi dall’imperialismo e basta. Con i paesi forti invece c’è competizione imperialistica. Solo in virtù della forza reciproca, cioè dell’incapacità di uno di sottomettere l’altro. L’Italia è un paese capitalistico debole e gli americani non concepiscono per noi altro rapporto se non quello di sottomissione e asservimento. Quale competizione imperialista tra Italia e Stati Uniti? Vogliamo scherzare?

L’Italia si è sviluppata all’ombra dell’imperialismo americano. Finché ha servito fedelmente (e finora lo ha fatto ininterrottamente dal 1943 in poi) ha potuto ottenere qualche briciola del bottino imperialista.

Craxi e Andreotti hanno avuto effettivamente l’ardire di opporsi non all’imperialismo americano nel suo complesso ma a qualche suo dictat umiliante. Io non ho detto che Craxi e Andreotti si sono opposti all’imperialismo americano nel suo complesso e si sono posti come rivali in competizione. Se la Chiaia pensa questo cade nel ridicolo e dimostra che dell’imperialismo non ha capito proprio niente.

La cosa vale anche per la Francia: dove sta “l'accanita contesa tra gli Stati Uniti e la Francia per accaparrarsi le enormi risorse economiche dei paesi africani”? L’aggettivo “accanita” lascia pensare ad una quasi guerra. Dove sta? “Si veda” dice la Chiaia ma non si vede. Con l’ebreo neoconservatore Sarkozy (e il suo ministro degli esteri, l’ebreo interventista umanitario Kouchner) la Francia è rientrata nel piano complessivo imperialista/sionista, e l’attuale politica più filoisraeliana e più antiaraba dell’Eliseo (rispetto a Chirac) lo sta a provare. La Francia ha avuto il coraggio di opporsi alla guerra all’Iraq non perché è in competizione imperialista con gli USA/Israele, ma perché ha capito che quella scelta poteva difendere meglio gli interessi nazionali. L’Italia di Berlusconi (e di Prodi) non lo ha fatto, ergo: siamo proprio asserviti. Questo è il dramma dei nostri politici attuali rispetto a Craxi e Andreotti.
Oggi è certo più difficile “avere l’ardire” di opporsi a qualche dictat USA/Israele. La Francia e la Germania lo hanno fatto all’inizio della Guerra contro l’Iraq poi sono rientrate nel gregge delle potenze minori. L’Italia non ha nemmeno fatto questo, con Berlusconi e Fini, siamo allegramente andati un guerra su richiesta (nemmeno scritta) di Bush e Sharon. L’Italia non si è distinta molto dalla Bulgaria. Qualche “ardire” o meglio “velleità” manifesta D’alema, ma noi vogliamo di più.

Craxi e Andreotti erano diversi. Perché i tempi erano diversi. La competizione (quella sì!) tra Usa e Unione sovietica lasciava qualche spazio maggiore alle potenze minori come l’Italia, in Medio Oriente. Craxi si oppose al dirottamento illegale di un aereo egiziano e al nostro coinvolgimento nell’azione terroristica USA. E meno male! Se non lo avesse fatto, siccome l’aereo dirottato era atterrato sul suolo nazionale, noi saremmo stati coinvolti in un atto di guerra antipalestinese ed antiarabo, con tutte le conseguenze. Andreotti è l’artefice di una delicata e intelligente politica di apertura ai paesi arabi, per difendere i nostri interessi petroliferi. Enrico Mattei ha pagato con la vita per essersi direttamente opposto alle grandi compagnie americane. Andreotti ha cercato un equilibrio senza rientrare completamente nei ranghi. Questo una potenza minore poteva farlo (e può ancora se vuole): cercare spazi, rifiutare i dictat più umilianti, protestare, approfittare dei punti deboli della potenza imperialista dominante …. ecc. Non cercare la competizione interimperialista.
Oggi invece? Oggi c’è una sola superpotenza, quindi niente più spazi, niente più rigetti di dictat americani. Berlusconi ordina ai nostri servizi segreti di collaborare con la CIA per l’arresto di un Iman Islamico in Italia (poi dimostratosi innocente); Prodi non ha il coraggio di dire no all’ampliamento della base di Vicenza, non ha il coraggio di ritirare nemmeno una parte delle truppe dal’Afghanistan malgrado le vittime civili. Si mugugna ma si ubbidisce. Quale concorrenza globale a USA/Israele?
I politici di oggi sembrano pavidi e miseri rispetto a Craxi e Andreotti. È sbagliato farglielo notare? È sbagliato chiamare a raccolta quelli che hanno apprezzato una politica meno pusillanime di quella di nostri politici attuali. Ci dobbiamo per forza accontentare di Veltroni o di Fini?

La Chiaia dice di voler difendere lo stalinismo, ma con il suo pezzo ha solo dimostrato di non saper fare quello che dice di voler fare. In quanto alle sue lezioni di leninismo, preferiamo andare direttamente alla fonte quando lo riterremo opportuno. Dal marxismo io ho appreso l’importanza della dialettica e della capacità di capire la realtà.
Bisogna essere, diceva Lenin, più realisti della realtà. Ci vuole l’elasticità di sapersi piegare alla realtà. Non serve la rigidità di piegare la realtà ai propri principi.
Manno Mauro
31.07.07

**************

LETTERA DI SOSTEGNO AL PROFESSORE CLAUDIO MOFFA e al suo impegno in difesa della verità storica

Chiediamo giustizia per il prof. Claudio Moffa dell’università di Teramo, vittima, il giorno 19 maggio scorso, di un vile assalto squadrista da parte di un gruppo di ebrei, i quali sono ricorsi alla violenza per annullare una conferenza dello storico “revisionista” Faurisson. Dopo varie pressioni della lobby ebraica in Italia sul governo, in particolare sul ben disposto ad ascoltare certi argomenti Ministro Fabio Mussi, sulle autorità accademiche, che hanno ingiustificatamente chiuso l’università il giorno della conferenza, alcuni ebrei nemici della libertà d’espressione, per giungere al loro obiettivo, hanno organizzato una spedizione punitiva da Roma e in macchina si sono recati a Teramo per aggredire e intimidire i partecipanti ad una conferenza del professore Faurisson sull’Olocausto. Il professore Faurisson non nega il giudeicidio né la sofferenza ebraica: invece, sulla base della grande difficoltà tecnica di usare in grande quantità il famoso gas Zygon B (il che avrebbe messo in pericolo la vita di un gran numero di tedeschi dei campi di concentramento) osa mettere in discussione l’esistenza delle camere a gas.

Fino a qualche tempo fa circolava sui libri di storia la fandonia del sapone fatto con il grasso degli ebrei; oggi questa menzogna è stata completamente smentita e messa in ridicolo e più nessun storico o giornalista fa riferimento ad essa.

Subito dopo la guerra circolavano libri truffa sull’olocausto comeThe Painted Bird di Jerzy Kosinsky o Frantumi: un’infanzia 1939-1948 di Binjamin Wilkomirsky. Due «testimonianze» che gli storici hanno dimostrato essere completamente false.

Sulle «camere a gas» di Dachau, nel 1945, il medico ebreo Franz Blaha,
prima dichiarò che vi era stata una prova con il gas e aggiunse di aver visto nella camera 2 persone morte, 2 svenute e 3 in piedi. In una seconda dichiarazione testimoniò di aver scorto tra le 8 e le 10 persone, tre delle quali ancora vive. Al processo di Norimberga invece giurò che a Dachau ebbero luogo “molte esecuzioni con il gas, le fucilazioni o le iniezioni”.
(Finkelstein, l’Industria dell’Olocausto, Rizzoli, 2000, p. 279)

Riguardo alla scandalosa estorsione di miliardi alle banche svizzere da parte della lobby ebraica americana, con l’accusa di complicità delle suddette banche con il regime nazista, scrive Norman Finkelstein
«l’Industria dell’olocausto (cioè la lobby ebraica americana, ndt) ha accusato le banche svizzere di aver sistematicamente distrutto documenti importanti nel tentativo di coprire le proprie tracce. La commissione Volker ha concluso che l’accusa era priva di fondamento».
Un’altra menzogna quindi mediante la quale i soldi estorti non sono andati ai “sopravvissuti dell’olocausto” ma proprio ai ricchi rappresentanti della lobby e a Israele.

Questi sono solo alcuni esempi di falsificazioni. Allora perché si blocca la ricerca storica sull’olocausto e si impone una verità ufficiale alla cui difesa concorrono lobby ebraica, parlamenti, governi occidentali e tribunali di “giustizia”? La ricerca storica è il compito degli storici e dei ricercatori. Solo dal dibattito libero e argomentato potrà emergere la verità definitiva.

La gente onesta, non importa se di sinistra o di destra, gli spiriti liberi, gli storici, i ricercatori, i giornalisti con un’etica professionale devono unirsi per riportare la Seconda Guerra Mondiale e l’olocausto nell’ambito della loro dimensione storica reale. L’obiettivo non è la negazione di alcunché ma la ricerca della verità. Va rigettata qualsiasi costruzione ideologica che è stata elaborata intorno ai fatti storici e il cui mantenimento è la vera ragione delle leggi e delle sentenze di tribunale contro chi tale costruzione combatte?

L’olocausto e la Seconda Guerra Mondiale non sono gli unici temi di cui e proibito dibattere. Accanto ad essi, qualsiasi critica allo stato di Israele è immediatamente accolta con l’accusa di “antisemitismo”; un solo accenno alla lobby ebraica in America o in Europa viene denunciata come la ripresentazione dei “Protocolli dei Saggi di Sion”. Altri argomenti che non concordano con la visione dominante sono banditi dal dibattito e dalla ricerca. Lo storico Norman Finkelstein ha dovuto subire l’ostracismo per aver denunciato lo sfruttamento economico dell’olocausto. La ricerca di Tom Segev sull’uso che una minoranza di ebrei ha fatto dell’Olocausto per realizzare l’obiettivo della costituzione dello stato ebraico in Palestina, obiettivo definito e perseguito già da prima dell’Olocausto stesso, è stata tacitata da una congiura del silenzio. Si è toccato il ridicolo quando lo storico Ariel Toaf ha dovuto ritirare il suo libro sulle Pasque di sangue. Lo stesso vale se si vuole analizzare il ruolo dei sionisti prima e durante la seconda guerra mondiale, periodo in cui essi collaborarono con le dittature e con i governi antisemiti nello sforzo di convincere gli ebrei a emigrare in Palestina.

Allo stesso modo si elimina dal dibattito la menzione di qualsiasi altra vittima non ebraica del totalitarismo nazista, i milioni di russi, di polacchi, di slavi in genere, i dissidenti e i partigiani di tutta Europa che sono stati fucilati o trasferiti nei campi di concentramento nazisti e lì sono periti.

Israele e la lobby ebraica coltivano ad arte una visione monca, deformata della storia per giustificare l’esistenza dello stato ebraico, la sua politica di guerra in Medio Oriente, la sua pulizia etnica dei palestinesi e la vergognosa politica di estorsione nei confronti della Germania e della Svizzera a beneficio, non dei sopravvissuti all’olocausto, ma degli avidi rappresentanti della lobby in America.

Le potenze occidentali vincitrici del II conflitto mondiale accettano questa impostura per dorare il loro blasone di nuovi imperatori del mondo, nonché per nascondere la criminale politica realizzata DOPO la fine della Guerra in particolare lo sterminio di circa 3 milioni di tedeschi, prigionieri di guerra o semplici civili nati e vissuti nelle regioni dell’Est, a Riga, in Russia, in Polonia, in Romania, nei Sudeti, ecc. Vittime di cui non parla nessuno, private della loro stessa umanità e non degne di ricordo.

Oggi gli Stati Uniti, più che della loro potenza militare, si fanno forti di una pretesa “autorità morale” derivante dalla suddetta interpretazione della storia per imporre una politica di guerra in Medio Oriente e reprimere ogni tentativo da parte degli europei di avere una politica estera indipendente, annullando così gli sforzi passati di un Andreotti o un Craxi che avevano l’ardire di contrapporsi allo strapotere americano o all’arroganza israeliana. È assolutamente vergognoso che in questo trovino l’appoggio dei rappresentanti, come l’On. Fabio Mussi, di un governo pusillanime e conservatore in politica estera. È bene invece che coloro che hanno creduto in quella politica di maggiore indipendenza, i socialisti, i democristiani, i politici di sinistra o di destra si uniscano e tornino a lottare per dare al nostro paese un futuro di dignità.

Il giornalista inglese Hooper del Guardian rende giustizia al Prof. Moffa riproponendo sul suo prestigioso giornale la domanda del professore.
“Perché è necessaria una vera e propria persecuzione ad personam, un accanimento giudiziario che ha del maniacale, se le argomentazioni di Faurisson & c. sono effettivamente «infondate»? ” Evidentemente si vuole difendere la “religione dell’olocausto”, questo strumento politico per l’imposizione dell’attuale politica neoconservatrice americana, del potere della lobby ebraica e della politica ingiusta dello stato di Israele.
Viva la libertà!!

Manno Mauro, studioso del Medio Oriente
31.07.2007


Articoli correlati