Descrizione

In questo blog si vuole commentare ed analizzare l'attualità e la storia ma sopratutto scoprire ed evidenziare le ipocrisie, le falsità ed i soprusi di questo mondo appunto ormai impossibile da vivere.

“La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi”. Honorè de Balzac

Contra factum non valet argumentum”

giovedì 19 maggio 2016

War Games La famosa guerra dello Yom Kippur nell’ottobre 1973 fu un’impresa concordata tra i leader di USA, Egitto e Israele, orchestrata da Henry Kissinger

Cosa è successo davvero nella guerra dello Yom Kippur?

Cosa è successo davvero nella guerra dello Yom Kippur?



Qui a Mosca di recente ho ricevuto un fascicolo blu scuro datato 1975. Contiene uno dei segreti meglio sepolti della diplomazia mediorientale e statunitense. Il documento segreto, scritto dall’ambasciatore sovietico al Cairo, Vladimir M. Vinogradov, apparentemente una bozza per una relazione indirizzata al Politburo sovietico, descrive la guerra dell’ottobre 1973 come un’impresa collusiva tra i leader di USA, Egitto e Israele, orchestrata da Henry Kissinger. Se siete un lettore egiziano, questa rivelazione probabilmente vi sconvolgerà. Io, un israeliano che ha combattuto contro gli egiziani nella guerra del 1973, sono sconvolto e afflitto allo stesso modo – ma comunque emozionato per la scoperta. Per un americano potrebbe essere uno shock.

Secondo gli appunti di Vinogradov (che pubblicheremo integralmente martedì prossimo nel settimanale russo Expert), Anwar al-Sadat, che deteneva il titolo di Presidente, Primo Ministro, Presidente dell’Unione Socialista Araba, Comandante Supremo delle Forze Armate, prese parte alla cospirazione con gli israeliani, tradì la Siria, sua alleata, condannò l’esercito siriano alla distruzione e Damasco ad essere bombardata, permise ai carri armati del generale Sharon di giungere senza intralci sulle sponde occidentali del Canale di Suez, e pianificò una sconfitta delle truppe egiziane nella Guerra d’Ottobre. I soldati e gli ufficiali egiziani si batterono con coraggio e successo contro il nemico israeliano – fin troppo successo per i gusti di Sadat, dato che iniziò la guerra per permettere agli USA di tornare sulla scena in Medio Oriente.
Egli non fu l’unico cospiratore: secondo Vinogradov, Golda Meir sacrificò consapevolmente e di proposito duemila dei migliori combattenti israeliani – probabilmente pensò che ne sarebbero stati uccisi molti meno – per dare a Sadat il suo momento di gloria e consentire che gli Stati Uniti si assicurassero la loro posizione in Medio Oriente. Gli appunti permettono un’interpretazione completamente nuova del trattato di Camp David, raggiunto tramite l’inganno e il tradimento.

Vladimir Vinogradov era un illustre e brillante diplomatico sovietico; lavorò come ambasciatore a Tokyo negli anni Sessanta, al Cairo dal 1970 al 1974, fu vice presidente della Conferenza di pace di Ginevra, ambasciatore a Teheran durante la rivoluzione islamica, vice ministro degli Affari Esteri dell’URSS e ministro degli Esteri della Federazione Russa. Era un pittore di talento e uno scrittore prolifico; il suo archivio contiene centinaia di pagine di osservazioni e note uniche comprendenti gli affari internazionali, ma il posto d’onore spetta ai suoi diari del Cairo e, tra gli altri, descrizioni delle centinaia di incontri con Sadat e l’intera progressione della guerra così come la osservò realizzarsi nel quartier generale di Sadat, dove si presero le grandi decisioni. Una volta pubblicate, queste note permetteranno di rivalutare il periodo post-Nasser della storia egiziana.

Vinogradov arrivò al Cairo per il funerale di Nasser e rimase lì come ambasciatore. Assistette allo strisciante Colpo di Stato di Sadat, l’uomo meno brillante di Nasser, che divenne Presidente egiziano per caso, poiché era il vice-Presidente al momento della morte di Nasser. Presto licenziò, epurò e imprigionò praticamente tutti i politici egiziani importanti, i commilitoni di Gamal Abd el Nasser, e smantellò le conquiste del socialismo. Vinogradov era un astuto osservatore, non un pazzo cospiratore. Lontano dall’essere caparbio e dottrinario, era un amico degli arabi e un coerente sostenitore e promotore di una durevole e giusta pace tra arabi e israeliani, una pace che sarebbe andata incontro ai bisogni palestinesi e avrebbe assicurato la prosperità degli ebrei.

La perla del suo archivio è un documento intitolato "The Middle Eastern Games", I giochi mediorientali. Contiene circa venti pagine scritte a macchina e modificate a mano in inchiostro blu, apparentemente una bozza per un promemoria al Politburo e al governo, datate gennaio 1975, poco dopo il suo ritorno dal Cairo. Il documento contiene il segreto fatale della cospirazione a cui aveva assistito. È scritto in un russo svelto e facilmente leggibile, non nel burocratese che ci aspetteremmo. Due pagine sono state aggiunte nel maggio 1975; descrivono la visita di Vinogradov ad Amman e le sua discussioni informali con Abu Zeid Rifai, il Primo Ministro, e il suo scambio di opinioni con l’ambasciatore sovietico a Damasco. Vinogradov non espresse la sua opinione fino al 1998, e anche allora non parlò così apertamente come in questa bozza. In realtà, quando l’ipotesi di cospirazione gli fu proposta dal Primo Ministro giordano, egli rifiutò di discuterne, essendo un diplomatico prudente.
La versione ufficiale della Guerra d’Ottobre dice che il 6 ottobre 1973, insieme al siriano Hafez al-Assad, Anwar as-Sadat lanciò un attacco a sorpresa contro le forze israeliane. Attraversarono il Canale e avanzarono per qualche miglio nel Sinai occupato. Successivamente, i carri armati del generale Ariel Sharon attraversarono il Canale di Suez e accerchiarono la Terza Armata egiziana. I negoziati per la tregua portarono infine alla stretta di mano alla Casa Bianca.

Per me, la guerra dello Yom Kippur (come la chiamiamo noi) fu una parte importante della mia autobiografia. Da giovane paracadutista, combattei quella guerra, attraversai il Canale, mi impadronii delle alture del Gabal Ataka, sopravvissi ai bombardamenti e alle battaglie faccia a faccia, seppellii i miei compagni, sparai ai cani rossi del deserto che mangiavano gli uomini, e ai carri armati nemici. La mia unità fu trasportata dagli 

elicotteri nel deserto dove rompemmo la principale linea di comunicazione tra le armate egiziane e la loro base, l’autostrada che collega Suez al Cairo. La nostra postazione, a 101 chilometri dal Cairo, fu usata per i primi incontri per la tregua; quindi io conosco quella guerra non per sentito dire, e mi fa male sapere che io e i miei commilitoni fummo solo dei gettoni usa e getta in un gioco spietato che noi – le persone ordinarie – abbiamo perso. Ovviamente non lo sapevo allora, per me la guerra era una sorpresa, e poi, non ero un generale.

Vinogradov rimuove l’idea della sorpresa: dal suo punto di vista, sia l’attraversamento del Canale da parte degli egiziani, sia l’avanzata di Sharon, furono programmati e concordati precedentemente da Kissinger, Sadat e Meir. Il piano includeva anche la distruzione dell’esercito siriano.

Prima di tutto, egli si pone delle domande:
in che modo l’attraversamento poteva essere una sorpresa se i russi avevano evacuato le loro famiglie qualche giorno prima della guerra? La concentrazione delle forze era osservabile e non poteva sfuggire all’attenzione israeliana. Perché le forze egiziane non proseguirono dopo aver attraversato, ma si fermarono? Perché non avevano piani per avanzare? Perché c’era un vuoto di trenta chilometri senza sorveglianza tra la Seconda e la Terza Armata, vuoto che invitò Sharon all’assalto? Come poterono i carri armati israeliani intrufolarsi sulla sponda occidentale del Canale? Perché Sadat si rifiutò di fermarli? Perché non c’erano forze di riserva sulla parte occidentale del Canale?
Vinogradov si ispira a Sherlock Holmes, che diceva: quando hai eliminato l’impossibile, qualsiasi cosa rimanga, anche se improbabile, dev’essere la verità. Non si può rispondere a queste domande se si considerasse Sadat un vero patriota egiziano. Ma si può rispondere se consideriamo la possibilità di collusione tra Sadat, gli Stati Uniti e la leadership israeliana – una cospirazione in cui ognuno dei partecipanti perseguiva i propri obiettivi. Una cospirazione in cui ogni partecipante non conosceva tutti i dettagli dell’azione degli altri. Una cospirazione in cui ogni partecipante tentò di conquistare più terreno possibile, nonostante l’accordo complessivo tra di loro.

I piani di Sadat

Prima della guerra, Sadat era al punto più basso del suo potere: in Egitto e all’estero aveva perso prestigio. Il meno istruito e carismatico fra i seguaci di Nasser, Sadat, era isolato. Aveva bisogno di una guerra, una guerra limitata con Israele che non sarebbe finita con una sconfitta. Una guerra del genere avrebbe scaricato la tensione dell’esercito e lui avrebbe acquisito nuovamente la sua autorità. Gli Stati Uniti furono d’accordo di dargli semaforo verde per la guerra, cosa che i russi non fecero mai. I russi proteggevano i cieli egiziani, ma erano contrari alla guerra. Per questo, Sadat dovette contare sugli USA e separarsi dall’Unione Sovietica. Era pronto a farlo perché detestava il socialismo. Non aveva bisogno della vittoria, ma solo di una non-sconfitta; voleva spiegare il suo insuccesso con le carenze dell’equipaggiamento sovietico. Ecco perché all’esercito fu dato il compito minimo: attraversare il Canale e mantenere la testa di ponte fino a che gli americani non fossero entrati nel gioco.

I piani degli USA

Durante la decolonizzazione, gli Stati Uniti persero terreno strategico in Medio Oriente, con il suo petrolio, il suo Canale di Suez, la sua popolazione numerosa. Israele, suo alleato, doveva essere sostenuto, ma gli arabi diventavano sempre più forti. Israele andava reso più flessibile, poiché le sue politiche brutali interferivano con i piani americani. Così gli USA dovevano mantenere Israele come alleato. ma allo stesso tempo l’arroganza israeliana andava spezzata. Gli USA avevano bisogno di un’occasione per “salvare” Israele dopo aver permesso agli arabi di batterli per un po’. Dunque, gli Stati Uniti lasciarono che Sadat iniziasse una guerra limitata.

Israele        
I leader israeliani dovevano aiutare gli USA, loro principali fornitori e sostenitori. Gli Stati Uniti avevano bisogno di migliorare le loro posizione in Medio Oriente, dato che nel 1973 avevano solo un amico e alleato, re Feisal. (Kissinger disse a Vinogradov che Feisal tentò di istruirlo sulla cattiveria degli ebrei e dei comunisti). Se e quando gli USA avessero recuperato posizione in Medio Oriente, la posizione di Israele sarebbe migliorata drasticamente. L’Egitto era un collegamento debole, poiché Sadat non gradiva l’URSS e le forze progressiste nel Paese, quindi poteva venire rovesciato. Ci si poteva occupare della Siria militarmente, così da spezzarla.

Gli israeliani e gli americani decisero di lasciare che Sadat prendesse il Canale, mentre tennero i valichi di montagna di Mittla e Giddi, una migliore linea di difesa per ogni evenienza. Questo in realtà era il Piano Roger del 1971, accettabile per Israele. Ma ciò era da realizzarsi combattendo, e non rinunciando gratuitamente.

Quanto alla Siria, era da sconfiggere militarmente, in modo radicale. Ecco perché il personale israeliano mandò tutte le sue truppe disponibili sul confine siriano, lasciando sguarnito il Canale nonostante l’esercito egiziano fosse molto più consistente di quello siriano. Le truppe israeliane del Canale dovevano essere sacrificate in questo gioco; dovevano morire per riportare gli USA in Medio Oriente.

Comunque, i piani dei tre partner furono in qualche modo fatti deragliare dai fattori sul terreno: è il solito problema delle cospirazioni; niente va come dovrebbe andare, scrive Vinogradov nel suo promemoria che sarà pubblicato integralmente la settimana prossima sull’Expert di Mosca.
Il disonesto gioco di Sadat era guasto ancora prima di iniziare. Le sue congetture non si realizzarono. Contrariamente alle sue aspettative, l’Unione Sovietica sostenne gli arabi e iniziò un massiccio ponte aereo con il suo equipaggiamento militare più moderno fin da subito. L’URSS si assunse in rischio di confrontarsi con gli USA. Sadat non credeva che l’avrebbero fatto, perché i sovietici erano irremovibilmente contrari alla guerra, prima che iniziasse. Il suo secondo problema, secondo Vinogradov, era la qualità superiore delle armi russe nelle mani dei soldati egiziani – migliori delle armi occidentali nelle mani degli israeliani.


In quanto soldato israeliano in quel periodo, devo confermare le parole dell’ambasciatore. Gli egiziani avevano il leggendario mitragliatore Kalashnikov AK-47, l’arma migliore del mondo, mentre noi avevano fucili da battaglia FN, che odiavano la sabbia e l’acqua. Gettavamo i nostri FN e prendevamo i loro AK appena possibile. Loro usavano missili anticarro Sagger, leggeri, portatili, precisi, trasportati da un soldato. I Sagger distrussero fra gli 800 e i 1200 carri armati israeliani. Noi avevamo vecchi cannoni senza rinculo da 150 mm, montati su jeep, quattro uomini ciascuno (in realtà è un piccolo cannone) per combattere carri armati. Solo le nuove armi americane posero rimedio allo squilibrio.
Sadat non si aspettava che le truppe egiziane, istruite dai sovietici, sarebbero state migliori dei loro nemici israeliani – ma lo furono. Attraversarono il Canale più velocemente del previsto e con perdite minori. Gli arabi che battevano gli israeliani – una brutta notizia per Sadat. Aveva esagerato nelle previsioni. Ecco perché le truppe egiziane rimasero immobili, come il sole sopra Gabaon, e non si mossero. Aspettavano gli israeliani, ma in quel momento l’esercito israeliano stava combattendo contro i siriani. Gli israeliani si sentivano in qualche modo al sicuro dalla parte di Sadat e mandarono a nord tutto il loro esercito. L’esercito siriano fu colpito duramente da Israele e iniziò a ritirarsi. Chiesero a Sadat di avanzare, di togliere loro un po’ di pressione, ma Sadat si rifiutò. Il suo esercito restò fermo e non avanzò, sebbene non ci fossero israeliani tra il Canale e i valichi di montagna. Il leader siriano al-Assad era convinto in quel momento che Sadat lo avesse tradito, e così disse apertamente all’ambasciatore sovietico a Damasco, il signor Muhitdinov, che lo comunicò a Vinogradov. Vinogradov vedeva Sadat quotidianamente, e gli chiese in tempo reale come mai non stesse avanzando. Non ricevette alcuna risposta ragionevole: Sadat borbottò che non voleva correre per tutto il Sinai alla ricerca degli israeliani, che prima o poi loro sarebbero giunti da lui.

La leadership israeliana era preoccupata: la guerra non stava andando come si attendevano. C’erano grandi perdite sul fronte siriano, i siriani si stavano ritirando ma ogni metro era combattuto duramente; solo la passività di Sadat salvò Israele dalla debacle. Il piano per la sconfitta totale dei siriani fallì, ma questi non poterono contrattaccare efficacemente.

Era il momento di punire Sadat: il suo esercito era troppo efficiente, la sua avanzata troppo veloce e, quel che è peggio, la sua dipendenza dai sovietici era cresciuta a causa del ponte aereo. Gli israeliani arrestarono la loro avanzata verso Damasco e diressero le truppe a sud, verso il Sinai. I giordani a questo punto potevano interrompere la strada Nord-Sud, e re Hussein lo propose a Sadat e Assad. Assad fu subito d’accordo, ma Sadat si rifiutò di accettare l’offerta. Spiegò a Vinogradov che non credeva nelle abilità da combattimento dei giordani. Se fossero entrati in guerra, l’Egitto avrebbe dovuto salvarli. In altre occasioni disse che è meglio perdere l’intero Sinai anziché perdere un metro quadrato in Giordania: un commento insincero e sciocco, secondo Vinogradov. Dunque le truppe israeliane si diressero verso sud senza ostacoli.

Durante la guerra, noi (gli israeliani) sapevamo anche che se Sadat fosse avanzato, avrebbe conquistato l’intero Sinai in pochissimo tempo; prendemmo in considerazione varie ipotesi per spiegare perché lui restasse fermo, nessuna soddisfacente. Vinogradov lo spiega bene: Sadat aveva stampato il suo copione e stava aspettando il coinvolgimento degli USA. Ciò che ottenne fu il profondo raid di Sharon.

Questa penetrazione delle truppe israeliane nella parte occidentale del Canale fu la parte più confusa della guerra, scrive Vinogradov. Aveva chiesto ai comandanti militari di Sadat, all’inizio della guerra, perché ci fosse un vuoto dell’ampiezza di quaranta chilometri tra la Seconda e la Terza armata, e gli risposero che quella era la direttiva di Sadat. La breccia non era nemmeno sorvegliata, fu lasciato aperta come una backdoor Trojan in un programma di computer.

Sadat non diede alcuna attenzione all’incursione di Sharon, era indifferente a questo sviluppo drammatico. Vinogradov gli chiese di occuparsene solo quando i primi cinque carri armati israeliani attraversarono in canale da ovest; Sadat si rifiutò, dicendo che non era di alcuna importanza militare, solo una “mossa politica”, qualsiasi cosa significasse. Lo ripeté a Vinogradov più tardi, quando le forze israeliane sulla sponda occidentale divennero una consistente testa di ponte. Sadat non ascoltò i consigli di Mosca, e aprì le porte dell’Africa agli Israeliani.

Ciò può essere spiegato in due modi, dice Vinogradov: uno impossibile, la totale ignoranza militare degli egiziani, e uno improbabile, le intenzioni di Sadat. Vince quella improbabile, come osservava Sherlock Holmes.

Gli americani non fermarono subito l’avanzata degli israeliani, dice Vinogradov, perché volevano avere un motivo per far leva su Sadat, così che questi non avrebbe cambiato idea a proposito dell’intero piano. Apparentemente il varco fu creato fra gli schieramenti a questo scopo. Quindi l’ipotesi di “cospirazione” di Vinogradov è quella di una collusione dinamica, simile a quella sulla Giordania tra l’Yishuv ebraico e la Transgiordania, come l’ha descritta Avi Shlaim: c’erano delle linee guida e degli accordi, ma erano esposti al cambiamento, dipendendo dalla forza delle parti.

Conclusione

Gli Stati Uniti hanno “salvato” l’Egitto fermando l’avanzata delle truppe israeliane. Con l’appoggio passivo di Sadat, gli USA permisero ad Israele di colpire la Siria molto duramente.

Gli accordi di disimpegno, negoziati dagli USA, con le truppe dell’ONU nel mezzo, resero Israele sicuro per gli anni a venire.

(In un documento diverso ma importante, “Notes on Heikal’s book Road to Ramadan”,“Note al libro di Heikal La via per il Ramadan”, Vinogradov rifiuta la tesi della ineluttabilità delle guerre arabo-israeliane: dice che finché l’Egitto fosse rimasto sotto la schiavitù americana, una guerra del genere sarebbe stata improbabile. Infatti non ci sono state grandi guerre dal 1974, a meno che non si contino le “operazioni” di Israele in Libano e a Gaza).

Gli Stati Uniti hanno “salvato” Israele con aiuti militari.

Grazie a Sadat, gli USA tornarono in Medio Oriente e si posero come unici mediatori e “onesti intermediari” nella regione.

Sadat iniziò una violenta campagna anti-sovietica e antisocialista, scrive Vinogradov, cercando di screditare l’URSS. Nelle Note, Vinogradov accusa Sadat di aver diffuso molte bugie e disinformazione per screditare l’URSS agli occhi degli arabi. La linea principale era: l’URSS non aveva potuto e non avrebbe mai liberato la terra araba, mentre gli USA potevano, volevano, e l’avevano fatto. Vinogradov ha spiegato altrove che l’Unione Sovietica era ed è contro le guerre offensive, tra le altre ragioni perché la loro fine non è mai certa. Ad ogni modo, l’URSS era pronta ad intraprendere un lungo percorso per difendere gli Stati arabi. Per quanto riguarda la liberazione, gli anni a partire dal 1973 hanno provato che gli USA non possono o vogliono portarla a termine, entrambe le cose – mentre il ritorno del Sinai all’Egitto in cambio di una pace separata è sempre stato possibile, anche senza una guerra.

Dopo la guerra, la posizione di Sadat migliorò drasticamente. È stato accolto come un eroe, l’Egitto ha preso un posto d’onore tra gli Stati arabi. Ma nel giro di un anno, la reputazione di Sadat era di nuovo a pezzi, e quella dell’Egitto calò sempre di più, scrive Vinogradov.

I siriani capirono il gioco di Sadat molto presto: il 12 ottobre 1973, quando le truppe egiziane erano immobili e cessarono di combattere, il presidente Hafez el Assad disse all’ambasciatore sovietico di essere sicuro che Sadat stesse intenzionalmente tradendo la Siria. Sadat permise deliberatamente l’avanzata israeliana verso la sponda occidentale di Suez, così da dare a Kissinger un’opportunità di intervenire e realizzare il suo piano di disimpegno, disse Assad al primo ministro giordano Abu Zeid Rifai, che lo comunicò a sua volta a Vinogradov durante una colazione privata che ebbero a casa sua ad Amman. I giordani sospettavano anche che Sadat si rifiutasse di essere coinvolto in questa discussione, sebbene sapesse che i giordani “leggevano i suoi pensieri”.

Quando Vinogradov fu nominato vice presidente della Conferenza di Pace di Ginevra, si imbatté in una posizione unita di Egitto e America che aveva lo scopo di interrompere la conferenza, mentre Assad rifiutò addirittura di prenderne parte. Vinogradov gli recapitò una memoria ufficiale per la conferenza e chiese se fosse accettabile per la Siria. Assad rispose: sì, eccetto per una riga. Quale riga, chiese un Vinogradov speranzoso, e Assad rispose a tono: la riga che dice “la Siria accetta di partecipare alla conferenza”. Certamente, la conferenza si rivelò un nulla di fatto, come tutte le altre conferenze e accordi.

Nonostante i sospetti di Vinogradov siano stati espressi da vari esperti militari e storici, mai fino ad ora erano stati formulati da un partecipante agli eventi, una persona che occupava una posizione tanto eminente, con un’elevata conoscenza e presente nei momenti chiave. Le note di Vinogradov ci permettono di decifrare e tratteggiare la storia dell’Egitto, con la sua de-industrializzazione, povertà, conflitti interni, regole militari, strettamente connessi alla falsa guerra del 1973.

Qualche anno dopo la guerra, Sadat fu assassinato, e il suo successore scelto di persona, Hosni Mubarak, iniziò il suo lungo governo, seguito da un altro partecipante della Guerra d’Ottobre, il generale Tantawi. Raggiunto tramite bugie e tradimenti, il trattato di pace di Camp David difende ancora l’interesse israeliano e americano. Solo adesso, dato che il regime post-Camp David in Egitto è sull’orlo del collasso, si può sperare nel cambiamento. Il nome di Sadat fino ad ora è stato al sicuro nel pantheon degli eroi egiziani. Alla fine, tutto quello che è nascosto verrà alla luce.

Poscritto. Nel 1975, Vinogradov non poteva prevedere che la guerra del 1973 e i successivi trattati avrebbero cambiato il mondo. Segnarono il destino della presenza ed eminenza sovietica nel mondo arabo, seppure le ultime tracce furono distrutte dagli americani molto più tardi: in Iraq nel 2003, ed ora in Siria li stanno minando. Hanno indebolito la causa del socialismo nel mondo, che ha iniziato la sua lunga caduta. L’URSS, lo Stato più affermato nel 1972, un quasi-vincente nella Guerra Fredda, alla fine la perse. Grazie all’acquisizione dell’Egitto da parte degli americani, gli schemi del petrodollaro si sono formati, e il dollaro, il cui declino iniziò nel 1971 perdendo il suo sistema aureo – recuperò e divenne ancora una valuta di riserva mondiale completamente sviluppata. Il petrolio dei sauditi e degli sceiccati, venduto in dollari, divenne la nuova ancora di salvezza dell’impero americano. Guardandoci indietro, armati questa volta degli Scritti di Vinogradov, possiamo fiduciosamente segnare gli anni 1973-74 come un decisivo punto di svolta nella nostra storia.

Israel Shamir ha inviato i dispacci a CounterPunch da Mosca.
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E tutto diviene più chiaro, oltre ai vantaggi geopolitici per gli USA ed a quelli per il dollaro Kissinger e la Commissione Trilaterale di recente nascita iniziarono il piano mondialista di deindustrializzazione delle nazioni e l'impoverimento delle popolazioni come ho descritto in Commissione Trilaterale, dopo 10 anni riunione in Italia a Roma. La storia che non troverete da nessuna altra parte .., per le motivazioni che seguono.
Arturo Navone


Estratto da:
La guerra dello Yom Kippur e la crisi petrolifera

Soltanto con la tardiva risoluzione dell’ONU, propugnata dal Segretario Generale Kurt Waldheim, la guerra ebbe una «fine» ufficiale, il giorno 22 ottobre. La risoluzione era la numero 338 e la sua prima dichiarazione imponeva il «cessate il fuoco» a tutte le parti coinvolte nel conflitto; tuttavia, gli scontri tra Egiziani ed Israeliani proseguirono anche dopo il 22 ottobre e costrinsero il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ad emanare altre due risoluzioni (339 e 340) analoghe alla 338.

Nel frattempo, il Segretario di Stato statunitense Kissinger, si era recato in visita a Mosca. In quella occasione, i Sovietici sollevarono la questione che la mancata osservazione da parte degli Israeliani della risoluzione 338 avrebbe potuto provocare un diretto intervento militare sovietico. Tale ipotesi, ad ogni modo, spinse gli Stati Uniti a concludere il conflitto nel più breve termine di tempo possibile predisponendo maggiori aiuti da destinare ad Israele. La minaccia di intervento sovietico, anche se ridimensionata dalla scelta di campo degli Stati Uniti, riuscì tuttavia a diminuire il livello di aggressività israeliano e contribuì ad addivenire, il giorno 11 novembre, alla firma dell’«Accordo dei Sei Punti» tra Egitto ed Israele. L’accordo si riproponeva il rispetto da entrambe le parti delle risoluzioni dell’ONU e la definitiva conclusione del conflitto.
Durante la guerra, i Paesi arabi associati all’OPEC, «Organization of Petroleum Exporting Countries», decisero di supportare lo sforzo militare di Egitto e Siria, utilizzando l’arma del petrolio. Il 16 ottobre, essi aumentarono il prezzo del greggio da tre a cinque dollari per barile. Il costo aumentò fino a toccare gli undici dollari e sessantacinque centesimi per barile nel mese di dicembre. Oltre all’uso dell’arma del petrolio, i Paesi arabi adottarono altre due linee d’azione: una nei confronti dei Paesi che avevano apertamente sostenuto Israele e l’altra nei confronti dei Paesi che si erano limitati ad assumere posizioni anti-arabe. La prima linea, che consisteva in un embargo del greggio, fu applicata nei confronti degli Stati Uniti, dell’Olanda, del Portogallo, del Sud Africa e della Rhodesia. La seconda linea consisteva in una ponderata distribuzione della produzione globale del greggio ai vari Stati importatori, ottenendo, tra l’altro, il risultato di evitare che la sovrapproduzione di greggio causasse una caduta dei prezzi. In altre parole, ciò significava che gli Stati non potevano più importare la quantità di greggio di cui avevano realmente bisogno, bensì una quantità diversa, decisa dai Paesi arabi dell’OPEC e venduta ad un prezzo più elevato di quello del periodo precedente alla guerra dello Yom Kippur. Tale misura fu applicata a tutti i Paesi europei, con l’eccezione della Francia, in virtù del suo allineamento filo-arabo mantenuto durante il conflitto. Invero, i Paesi europei della NATO non avevano accettato l’invito degli Stati Uniti ad intervenire in sostegno d’Israele, con la giustificazione che la copertura di difesa stabilita nel Patto Atlantico non interessava quella del conflitto dello Yom Kippur. Questa giustificazione per quanto corretta dal punto di vista formale, celava, a malapena, il timore nutrito dagli altri Paesi della NATO di future ritorsioni economiche che avrebbero potuto attuare i Paesi arabi dell’OPEC.


In particolare, la Francia, che si era opposta fino dai tempi di De Gaulle a qualsiasi integrazione militare con gli Stati Uniti, si faceva promotrice, all’indomani della guerra, di un nuovo dialogo con il mondo arabo senza interferenze da parte degli Stati Uniti. In questo modo, la Comunità Europea cercava di ricucire con i Paesi dell’OPEC gli strappi del conflitto, mettendo da parte gli Stati Uniti e suscitando le pesanti parole di Kissinger, che prevedeva «gravi conseguenze» per l’Europa. Il Segretario di Stato, subito dopo la fine del conflitto, aveva iniziato un’imponente attività diplomatica, caratterizzata da trattative bilaterali (prima fra Siria ed Israele e poi fra Egitto ed Israele), che si concluse il 31 maggio 1974 con la dichiarazione di disimpegno militare da parte della Siria, dell’Egitto e di Israele. I dettagli dell’accordo prevedevano la suddivisione del territorio delle alture del Golan tra Siria ed Egitto, sotto la supervisione dell’ONU. Allo stesso modo, una parte del Sinai rimaneva ad Israele e l’altra all’Egitto, con lo schieramento di forze dell’ONU, per il controllo del rispetto degli accordi. Infine i rispettivi prigionieri di guerra furono restituiti.

La guerra, pur non registrando gravi perdite umane, ebbe una pesante ripercussione economica sull’approvvigionamento delle fonti energetiche che perdurò fino alla fine degli anni Settanta. I Paesi europei, che furono i primi ad essere colpiti dal funesto aumento dei prezzi del greggio, non si avvantaggiarono della fine dell’embargo sul petrolio nel 1974. Anzi, per evitare peggiori conseguenze, furono costretti a sostenere il mondo arabo e a favorire la causa palestinese, anche dinanzi ad atti terroristici e violenti.

Inoltre, la crisi petrolifera contribuì alla paralisi della Comunità Europea, che non riuscì, durante gli anni successivi alla guerra, a predisporre un comune piano economico volto alla ripresa delle economie degli Stati membri. Diversamente, i singoli Stati comunitari reagirono isolati, ricorrendo all’aumento degli investimenti e praticando una politica anti-deflazionista, o incidendo sulla spesa pubblica, aumentando il deficit nazionale.

La ripresa fu possibile soltanto agli inizi degli anni Ottanta, quando la congiuntura economica internazionale era ormai mutata. Tuttavia, la frattura, che la guerra dello Yom Kippur aveva provocato nel rapporto tra Stati Uniti e Paesi europei, rimase un segno incancellabile nella storia delle relazioni politiche tra Nuovo e Vecchio Continente.