Descrizione

In questo blog si vuole commentare ed analizzare l'attualità e la storia ma sopratutto scoprire ed evidenziare le ipocrisie, le falsità ed i soprusi di questo mondo appunto ormai impossibile da vivere.

“La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi”. Honorè de Balzac

Contra factum non valet argumentum”

martedì 24 maggio 2016

Il lato oscuro del Cardinale, ora Papa. In un libro le collusioni dell'arcivescovo di Buenos Aires con la dittatura militare

I Desaparecidos Argentini
Papa Giovanni Paolo II con il
Cardinal Jorge Mario Bergoglio 
di Stella Spinelli
11/05/2006

Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, presidente dei vescovi argentini, nonché tra i più votati, un anno fa, nel conclave Vaticano che ha scelto il successore di Giovanni Paolo II, è accusato di collusione con la dittatura argentina che sterminò novemila persone. Le prove del ruolo giocato da Bergoglio a partire dal 24 marzo 1976, sono racchiuse nel libro "L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina", del giornalista argentino Horacio Verbitsky, che da anni studia e indaga sul periodo più tragico del Paese sudamericano, lavorando sulla ricostruzione degli eventi attraverso ricerche serie e attente.

I fatti riferiti da Verbitsky.
Nei primi anni Settanta Bergoglio, 36 anni, gesuita, divenne il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Entrando a capo della congregazione, ereditò molta influenza e molto potere, dato che in quel periodo l'istituzione religiosa ricopriva un ruolo determinante in tutte le comunità ecclesiastiche di base, attive nelle baraccopoli di Buenos Aires. Tutti i sacerdoti gesuiti che operavano nell’area erano sotto le sue dipendenze. Fu così che nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato, Bergoglio chiese a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene. Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics, che si rifiutarono di andarsene. Non se la sentirono di abbandonare tutta quella gente povera che faceva affidamento su di loro.

La svolta.
Verbitsky racconta come Bergoglio reagì con due provvedimenti immediati. Innanzitutto li escluse dalla Compagnia di Gesù senza nemmeno informarli, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il golpe, furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca fu il segnale per i militari, il via libera ad agire: la protezione della Chiesa era ormai venuta meno. E la colpa fu proprio di Bergoglio, accusato di aver segnalato i due padri alla dittatura come sovversivi. Con l’accezione “sovversivo”, nell’Argentina di quegli anni, venivano qualificate persone di ogni ordine e grado: dai professori universitari simpatizzanti del peronismo a chi cantava canzoni di protesta, dalle donne che osavano indossare le minigonne a chi viaggiava armato fino ai denti, fino ad arrivare a chi era impegnato nel sociale ed educava la gente umile a prendere coscienza di diritti e libertà. Dopo sei mesi di sevizie nella famigerata Scuola di meccanica della marina (Esma), i due religiosi furono rilasciati, grazie alle pressioni del Vaticano.

Escuela de Mecanica de la
Armada, teatro delle torture
dei desaparecidos argentini
Botta e risposta.
Alle accuse dei padri gesuiti di averli traditi e denunciati, il cardinal Bergoglio si difende spiegando che la richiesta di lasciare la baraccopoli era un modo per metterli in guardia di fronte a un imminente pericolo. Un botta e risposta che è andato avanti per anni e che Verbitsky ha sempre riportato fedelmente, fiutando che la verità fosse nel mezzo. Poi la luce:
dagli archivi del ministero degli Esteri sono emersi documenti che confermano la versione dei due sacerdoti, mettendo fine a ogni diatriba.
In particolare Verbitsky fa riferimento a un episodio specifico: nel 1979 padre Francisco Jalics si era rifugiato in Germania, da dove chiese il rinnovo del passaporto per evitare di rimetter piede nell’Argentina delle torture. Bergoglio si offrì di fare da intermediario, fingendo di perorare la causa del padre: invece l’istanza fu respinta. Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’Ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri, c’è scritto:
“Questo prete è un sovversivo. Ha avuto problemi con i suoi superiori ed è stato detenuto nell’Esma”.
Poi termina dicendo che la fonte di queste informazioni su Jalics è proprio il Superiore provinciale dei gesuiti padre Bergoglio, che raccomanda che non si dia corso all’istanza.
E non finisce qui. Un altro documento evidenzia ancora più chiaramente il ruolo di Bergoglio:
“Nonostante la buona volontà di padre Bergoglio, la Compagnia Argentina non ha fatto pulizia al suo interno. I gesuiti furbi per qualche tempo sono rimasti in disparte, ma adesso con gran sostegno dall’esterno di certi vescovi terzomondisti hanno cominciato una nuova fase”.
È il documento classificato Direzione del culto, raccoglitore 9, schedario B2B, Arcivescovado di Buenos Aires, documento 9.
Nel libro di Verbitsky sono pubblicati anche i resoconti dell’incontro fra il giornalista argentino e il cardinale, durante i quali quest’ultimo ha cercato di presentare le prove che ridimensionassero il suo ruolo.
“Non ebbi mai modo di etichettarli come guerriglieri o comunisti – affermò l’arcivescovo – tra l’altro perché no ho mai creduto che lo fossero”.
Ma…
Ad inchiodarlo c’è anche la testimonianza di padre Orlando Yorio, morto nel 2000 in Uruguay e mai ripresosi pienamente dalle torture, dalla terribile esperienza vissuta chiuso nell’Esma. In un’intervista rilasciata a Verbistky nel 1999 racconta il suo arrivo a Roma dopo la partenza dall’Argentina:
“Padre Gavigna, segretario generale dei gesuiti, mi aprì gli occhi – raccontò in quell’occasione – Era un colombiano che aveva vissuto in Argentina e mi conosceva bene. Mi riferì che l’ambasciatore argentino presso la Santa Sede lo aveva informato che secondo il governo eravamo stati catturati dalle Forze armate perché i nostri superiori ecclesiastici lo avevano informato che almeno uno di noi era un guerrigliero. Chiesi a Gavigna di mettermelo per iscritto e lo fece”.
L'Esma, il campo di concentramento
argentino più conosciuto
Nel libro, inoltre, Verbistky spiega come Bergoglio, durante la dittatura militare, abbia svolto attività politica nella Guardia di ferro, un’organizzazione della destra peronista, che ha lo stesso nome di una formazione rumena sviluppatasi fra gli anni Venti e i Trenta del Novecento, legata al nazionalsocialismo. Secondo il giornalista, l’attuale arcivescovo di Buenos Aires, quando ricoprì il ruolo di Provinciale della Compagnia di Gesù, decise che l’Università gestita dai gesuiti fosse collegata a un’associazione privata controllata dalla Guardia di ferro. Controllo che terminò proprio quando Bergoglio fu trasferito di ruolo.
“Io non conosco casi moderni di vescovi che abbiano avuto una partecipazione politica così esplicita come è stata quella di Bergoglio”, incalza Verbitsky. “Lui agisce con il tipico stile di un politico. È in relazione costante con il mondo politico, ha persino incontri costanti con ministri del governo.
Oggi.
Nonostante non abbia mai ammesso le sue colpe, il presidente dei vescovi argentini ha spinto la Chiesa del paese latinoamericano a pubblicare una sorta di mea culpa in occasione del 30esimo anniversario del colpo di Stato, celebratosi lo scorso marzo.
“Ricordare il passato per costruire saggiamente il presente”
è il titolo della missiva apostolica, dove viene chiesto agli argentini di volgere lo sguardo al passato per ricordare la rottura della vita democratica, la violazione della dignità umana e il disprezzo per la legge e le istituzioni.
“Questo, avvenuto in un contesto di grande fragilità istituzionale – hanno scritto i vescovi argentini – è reso possibile dai dirigenti di quel periodo storico, ebbe gravi conseguenze che segnarono negativamente la vita e la convivenza del nostro popolo. Questi fatti del passato che ci parlano di enormi errori contro la vita e del disprezzo per la legge e le istituzioni sono un’occasione propizia affinché come argentini ci pentiamo una volta di più dai nostri errori per assimilare l’insegnamento della nostra storia nella costruzione del presente”.
Tanti tasselli, quelli raccolti dal giornalista argentino nel suo libro che ci aiutano a vedere un po’ meglio in un mosaico tanto complesso quanto doloroso della storia recente di Santa Romana Chiesa.
Stella Spinelli

"L’isola del Silenzio
Il ruolo della Chiesa nella
dittatura argentina"


Il libro ipotizza un legame tra la Chiesa Cattolica e la dittatura argentina portando come prova la vicenda, fino ad ora sconosciuta, secondo cui un'isola, di nome El Silencio, avrebbe accolto per un mese i desaparecidos imprigionati all'ESMA, (Scuola Superiore di Meccanica della Marina, centro di detenzione clandestina dove transitarono almeno 5000 sequestrati). Il volume raccoglie le testimonianze degli scampati ai campi di detenzione clandestina e dei parenti delle vittime ancora ufficialmente "desaparecidos".

«Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda» Horacio Verbitsky, Un mundo sin periodistas, 1997
Horacio Verbitsky (Buenos Aires, 11 febbraio 1942) è un giornalista e scrittore argentino.

È uno dei principali esponenti del movimento argentino per la difesa dei diritti umani e tra i responsabili della sezione americana di Human Rights Watch. Editorialista del giornale argentino Página/12, collabora con El País, New York Times e Wall Street Journal ed insegna alla Fundación para un Nuevo Periodismo Iberoamericano, fondata da Gabriel García Márquez.
Negli anni settanta iniziò a collaborare con testate giornalistiche argentine. In quegli anni fu un membro attivo del gruppo guerrigliero dei Montoneros e partecipò anche ad azioni armate. Per questo fu costretto all'esilio in Perù.

Proprio riguardo all'elezione di Bergoglio a capo della chiesa cattolica, Verbitsky ha dichiarato di considerare l'evento
«una disgrazia per l'Argentina e per il Sudamerica», e di ipotizzare che il nuovo pontefice possa rivestire, nei confronti del proprio continente, un ruolo «simile a quello di Wojtyła verso il blocco sovietico del suo tempo».
Video Bergoglio è un bugiardo, complice dittatura argentina Videla 
Video L'isola del silenzio 10 Le due guance del cardinale

Negli ultimi anni si sta dedicando alla connessione tra la dittatura argentina, le maggiori istituzioni del paese e le imprese economiche e finanziarie argentine e straniere ed ha rimodulato il termine di "regime militare" in regime "civico-militare":
«La dittatura ha avuto istigatori, complici, e sfruttatori (...) va ripensata come un vero e proprio blocco civile, militare, ecclesiastico ed economico (...). Altrimenti si potrebbe pensare che i militari siano stati dei pazzi venuti da Marte per annientare gli argentini»
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No comment, se ha le prove, quello che è certo è che i gesuiti, la Compagnia di Gesù, il cui capo è soprannominato ‘Papa nero’ per l’enorme potere che esercita in Vaticano fino al punto che secondo degli ex Gesuiti è lui che controlla le gerarchie vaticane e la Chiesa Cattolica Romana, hanno una bruttissima fama nei secoli, erano stati anche cacciati da una moltitudine di nazioni, l'ordine soppresso, da Clemente XIV nel 1773, anche se i Gesuiti in pratica continuarono ad esistere in Prussia e in Russia, ma fu restaurato da Pio VII nel 1814. Ed in mezzo a molte polemiche esistenti ancora in seno alla Chiesa Cattolica Romana. Un ordine molto ambiguo è dire poco, girano una quantità di storie.
Una da una fonte abbastanza autorevole e ben poco discutibile nel suo concetto per chi conosce le due storie mi è capitata di leggerla ieri:

Fratelli d’Italia,
Ferruccio Pinotti
I Gesuiti hanno avuto un’influenza sia sulla Massoneria che sugli Illuminati, e secondo alcune testimonianze sarebbero proprio i Gesuiti a controllare sia la Massoneria che gli Illuminati per poter realizzare il Nuovo Ordine Mondiale in cui verrà adorato il diavolo.

A conferma di quanto stretti siano i legami tra Massoneria e Gesuiti, c’è la dichiarazione di Giuliano di Bernardo, ex Gran Maestro del GOI, che alla domanda del giornalista Ferruccio Pinotti se esistono veramente delle contiguità o delle concordanze tra Gesuiti e massoneria ha risposto così:
"Le concordanze ci sono sempre, al vertice. A un certo livello ci sono sempre state, segretamente. Quando si parla di questo filo segreto, si parla di un dialogo sottile, profondo, che esiste tra persone di qualità. Sono queste convergenze a evitare – in caso di crisi o conflitti – i danni maggiori, le situazioni irreparabili. E’ chiaro che, alla base della piramide, troviamo il prete e il massone che si comportano come don Camillo e Peppone. Ma i vertici, poichè sono vertici illuminati, si toccano sempre"
e questo vale per tutti i vertici ...

Il logo dell'Osservatorio della
Per quanto riguarda l'ultima affermazione di Horacio Verbitsky è chiaro che gli interessi andavano ben oltre i militari, le connessioni sono sempre le stesse, gli USA e non solo addestravano i militari, anche per le torture, ed i dittatori nel solito posto, Fort Benning in Georgia, Israele gli vendeva le armi come minimo, alle spalle la solita piovra ... non cambia mai nulla, laboratori, esperimenti di ingegneria sociale. Argentina, Italia e Pakistan pare fossero stati scelti appunto come paesi test dal "Club di Roma" per la devastazione globale.
Arturo Navone