Descrizione

In questo blog si vuole commentare ed analizzare l'attualità e la storia ma sopratutto scoprire ed evidenziare le ipocrisie, le falsità ed i soprusi di questo mondo appunto ormai impossibile da vivere.

“La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi”. Honorè de Balzac

Contra factum non valet argumentum”

sabato 30 luglio 2016

Il Cervello Anarchico - "Vi racconto come il pensiero può farvi ammalare o guarire" Dottor Enzo Soresi



Enzo Soresi, tisiologo, anatomopatologo, oncologo, già primario di pneumologia al Niguarda di Milano. Nel libro "Il cervello anarchico" racconta casi di persone uccise dallo stress o salvate dallo choc carismatico della fede
15/06/2008

Dopo una vita passata a dissezionare cadaveri, a curare tumori polmonari, a combattere tubercolosi, bronchiti croniche, asme, danni da fumo, il professor Enzo Soresi, 70 anni, tisiologo, anatomopatologo e oncologo, primario emerito di pneumologia al Niguarda di Milano, ha finalmente individuato con certezza l’epicentro di tutte le malattie: il cervello. Negli ultimi dieci anni, cioè da quando ha lasciato l’ospedale per dedicarsi alla libera professione e tuffarsi con l’entusiasmo del neofita negli studi di neurobiologia, ha maturato la convinzione che sia proprio qui, nell’encefalo, l’interruttore in grado di accendere e spegnere le patologie non solo psichiche ma anche fisiche.

C’era già arrivato per intuizione il filosofo ateniese Antifonte, avversario di Socrate, nel V secolo avanti Cristo:
«In tutti gli uomini è la mente che dirige il corpo verso la salute o verso la malattia, come verso tutto il resto».
Soresi c’è arrivato dopo aver visto gente ammalarsi o guarire con la sola forza del pensiero. Primo caso:
«Ho in cura una signora di Milano il cui marito, integerrimo commercialista, la sera andava a bucare le gomme delle auto. Per il dispiacere s’è ammalata di tubercolosi. Io lo chiamo danno biologico primario». Secondo caso: «Un agricoltore sessantenne con melanoma metastatico incontrò Madre Teresa di Calcutta, ricevette in dono un’immaginetta sacra e guarì. Io lo chiamo shock carismatico».
Il professore ha dato una spiegazione scientifica al miracolo:
«Il melanoma è un tumore che viene identificato dagli anticorpi dell’organismo, tant’è vero che si sta studiando da 30 anni un vaccino specifico.Non riusciamo a controllarlo solo perché l’antigene tumorale è talmente aggressivo da paralizzare il sistema immunitario. Nel caso del contadino ha funzionato una combinazione di fattori: aspettativa fideistica, strutture cerebrali arcaiche, Madre Teresa, consegna del santino. Risultato: il suo organismo ha sprigionato fiumi di interferoni e interleuchine che hanno attivato gli anticorpi e fatto fuori il cancro».
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Come Soresi illustra nel libro Il cervello anarchico (Utet), già ristampato quattro volte, la nostra salute dipende da un network formato da sistema endocrino, sistema immunitario e sistema nervoso centrale.
«Il secondo ci difende e ci organizza la vita. Di più: ci tollera. L’organo-mito è il linfocita, un particolare tipo di globulo bianco che risponde agli attacchi dei virus creando anticorpi. Abbiamo 40 miliardi di linfociti. Quando si attivano, producono ormoni cerebrali.
Questa si chiama Pnei, psiconeuroendocrinoimmunologia, una nuova grande scienza, trascurata dalla medicina perché nessuno è in grado di quantificare quanti neurotrasmettitori vengano liberati da un’emozione. Io e lei siamo due esperimenti biologici che datano 4 miliardi di anni. Io sono più riuscito di lei. Perciò nego la vecchiaia. Non c’è limite alla plasticità cerebrale, non c’è limite alla neurogenesi. Esiste un flusso continuo di cellule staminali prodotte dal cervello: chi non le utilizza, le perde. Le premesse della longevità sono due: camminare 40 minuti tre volte la settimana – altrimenti si blocca il ricambio delle cellule e non si libera un fattore di accrescimento, il Bdnf, che nutre il cervello – e studiare».
Secondo il medico-scrittore, è questa la strada per allungare la vita di 10 anni.
«Quando ci impegniamo a leggere o a compilare le parole crociate, le staminali vengono catturate dalla zona dell’encefalo interessata a queste attività. Se io oggi sottopongo la sua testa a una scintigrafia e poi lei si mette a studiare il cinese, fra tre anni in un’altra scintigrafia vedrò le nuove mappe cerebrali che si sono create per immagazzinare questa lingua. Prenda i tassisti di Londra: hanno un ippocampo più grande perché mettono in memoria la carta topografica di una città che si estende per 6 miglia».
Il professor Soresi è cresciuto in mezzo alle lastre: suo padre Gino, tisiologo, combatteva la Tbc nel sanatorio Vialba di Milano, oggi ospedale Sacco. Si considera un tuttologo, al massimo un buon internista, che ha scoperto l’importanza della neurobiologia studiando il microcitoma.
«È un tumore polmonare che ha la caratteristica di esordire con sindromi paraneoplastiche, cioè con malattie che non c’entrano nulla col cancro: artrite reumatoide, tiroidite autoimmune, sclerodermia, reumatismo articolare. È una neoplasia che nel 100% dei casi scompare con quattro cicli di chemioterapia. Eppure uccide lo stesso nel giro di sei mesi. Era diventato la mia ossessione: non riuscire a guarire una cosa che sparisce».
Com’è possibile?
«Ci ho scritto 100 lavori scientifici e ci ho messo 30 anni a capirlo: perché il microcitoma ha una struttura neuroendocrina. La massa nel polmone scompare, ma si espande con metastasi ovunque. Ne ho concluso che la medicina non è una vera scienza. Tuttalpiù una scienza in progress».
Diciamo una scienza inesatta.
«L’ho provato sulla mia pelle nel 1950. Ero basso di statura, come adesso, e mio padre si preoccupava. Eppure le premesse genetiche c’erano tutte: lui piccolo, mia madre piccola. Mi portò dal mitico professor Nicola Pende, endocrinologo che aveva pubblicato sei volumi sul timo come organo chiave dell’accrescimento. Pende mi visitò, mi palpò i testicoli e concluse: “Questo bambino ha il timo iperplastico, troppo grosso. Bisogna irradiarlo”. Se mio padre avesse seguito quel consiglio, sarei morto. Questa è la medicina, ragazzi, non illudiamoci».
Torniamo al cervello.
«Sto aspettando di diventare nonno. Il tubo neurale della mia nipotina ha cominciato a svilupparsi dal secondo mese di gravidanza. Alla nascita il cervello non sarà ancora programmato, bensì in fase evolutiva. L’interazione con l’ambiente lo strutturerà. Ora facciamo l’ipotesi che un neonato abbia la cataratta: se non viene operato entro tre mesi, i neuroni specifici della vista non si attivano e quel bimbo non vedrà bene per il resto della vita. Oppure poniamo che la madre sia ansiosa e stressata, il padre ubriacone e manesco: lei capisce bene che i segnali ricevuti dal neonato sono ben diversi da quelli che sarebbero auspicabili.E questo vale fino al terzo anno di vita, quando nasce il linguaggio, che attiva la coscienza del sé, e la persona assume una sua identità. Di questi primi tre anni d’inconsapevolezza non sappiamo nulla, è una memoria implicita, un mondo sommerso al quale nessuno ha accesso, neanche l’interessato, neppure con la psicoanalisi. Ma sono i tre anni che ci fanno muovere».
Allora non è vero che si può «entrare» nel cervello.
«Ai tempi in cui facevo le autopsie, aprivo il cranio e manco sapevo a che cosa servissero i lobi frontali. Li chiamavamo lobi silenti, proprio perché ne ignoravamo la funzione. Molti anni dopo s’è scoperto che sono la sede dell’etica, i direttori d’orchestra di ogni nostra azione».
E graziaddio avete smesso con le lobotomie.
«A quel punto sono addirittura arrivato a fare le diagnosi a distanza. Se mi telefonavano dalla clinica dicendo che un paziente con un tumore polmonare s’era messo d’improvviso a urlare frasi sconce o aveva tentato di violentare la caposala, capivo, dalla perdita del senso etico, che era subentrata una metastasi al lobo frontale destro».
Ippocrate aveva definito il cervello come una ghiandola mammaria.
«Aveva còlto la funzione secretiva di un organo endocrino che non produce solo i neurotrasmettitori cerebrali – la serotonina, la dopamina, le endorfine – ma anche le citochine, cioè la chiave di volta dei tre sistemi che formano il network della vita. Lei sa che cosa sono le citochine?».
Sì e no.
«Sono 4 interferoni, che aiutano le cellule a resistere agli attacchi di virus, batteri, tumori e parassiti, e 39 interleuchine, ognuna con una funzione specifica. Se sono allegro e creativo libero citochine che mi fanno bene, se sono arrabbiato e abulico mi bombardo di citochine flogogene, che producono processi infiammatori. Ecco perché il futuro della medicina è tutto nel cervello. Le faccio un esempio di come il cervello da solo può curare una patologia?».
La ascolto.
«Avevo un paziente affetto da asma, ossessivo nel riferire i sintomi. Più gli davo terapie, più peggiorava. Torna dopo tre mesi: “Sono guarito”. Gli dico: senta, non abbassi la guardia, perché dall’asma non si guarisce. “No, no”, risponde lui, “avevo il malocchio e una fattucchiera del mio paese me l’ha tolto infilandomi gli spilloni nel materasso”. La manderei da un esperto in malocchi, replico io. E riesco a spedirlo dallo psichiatra Tullio Gasperoni. Il quale accerta che il paziente era in delirio psicotico. Conclusione: da delirante stava bene, da presunto normale gli tornava l’asma».
Effetto placebo degli spilloni.
«Paragonabile a quello dei finti farmaci. L’effetto placebo arriva a rispondere fino al 60% nel far scomparire un sintomo. Noi medici non possiamo sfruttarlo, altrimenti diventerebbe un inganno. Ma esiste anche l’effetto nocebo».
Esemplifichi.
«Donna di altissimo livello culturale, fumatrice accanita. Il marito, un imprenditore fratello di un noto politico, la tradiva sfrontatamente con una giovane amante. Quando la informai che aveva un tumore polmonare, mi raggelò: “Non m’interessa. L’importante è che lo dica a mio marito”. Cosa che feci, anche in maniera piuttosto teatrale. Lui scoppiò a piangere, lei sfoderò un sorriso trionfale. È evidente che due anni di stress violento avevano provocato nella donna un abbassamento delle difese immunitarie. Almeno morì contenta, sei mesi dopo. Vuole un altro esempio? Una cara amica con bronchiettasie bilaterali. Antibiotici su antibiotici. Qual era il movente? Non andava più d’accordo col marito. Per due anni non la vedo. La cerco al telefono: “Enzo, mi sono separata, vado in chiesa tutte le mattine, sto bene”. L’assetto psichico stabilizzato le ha consentito di ritrovare la salute. Continuo?».
Prego.
«Colf di 55 anni, origine salernitana, tradizionalista. Mai un giorno di malattia. La figlia le dice: “Vado in Inghilterra a fare la cameriera”. Stress di 10 giorni, ginocchio gonfio così. La lastra evidenzia un’artrosi della tibia: non s’era mai attivata, ma al momento del disagio mentale è esplosa. C’è voluto un intervento chirurgico».
Nel libro Il cervello anarchico lei riferisce di sogni premonitori.
«Sì. Viene da me uno psichiatra milanese, forte fumatore, con dolori scheletrici bestiali. Mi racconta d’aver sognato la sua tomba con la data della morte sulla lapide. Lastra e Tac negative. Era un tumore polmonare occulto, con metastasi ossee diffuse. Morì esattamente nel giorno che aveva sognato. Del resto lo psicoanalista Carl Gustav Jung mentre dormiva avvertì un forte colpo alla nuca, dopodiché gli apparve in sogno un amico che gli disse: “Mi sono sparato. Ho lasciato il testamento nel secondo scaffale della libreria”. L’indomani andò a casa dell’amico: s’era suicidato e la busta era nel posto indicato».
I miracoli secondo lei che cosa sono? Eventi soprannaturali o costruzioni del cervello?
«Io sono per un pensiero laico. Credo nella forza della parola. Se noi due ci parliamo, piano piano modifichiamo il nostro assetto biologico, perché la parola è un farmaco, la relazione è un farmaco. Di sicuro credere fa bene. Un gioielliere milanese mi portò la madre, colpita da metastasi epatiche. Potei prescriverle soltanto la morfina per attenuare il dolore. La compagna brasiliana di quest’uomo si chiama Maria di Lourdes e ha una sorella monaca in una congregazione religiosa che nella foresta amazzonica prega a distanza per le guarigioni. Maria di Lourdes telefonò al suo uomo dal Brasile: “Di’ alla mamma che le suore pregheranno per lei all’ora X del giorno X”. Da quel preciso istante la paziente oncologica, che prima urlava per il dolore, non soffrì più».
Come si mantiene in buona salute il cervello?
«Ho un cugino architetto, mio coetaneo, che sembrava un rottame. S’è iscritto all’università della terza età, ha preso passione per la lingua egiziana, tutti i giorni sta cinque ore davanti al computer, ha già tradotto quattro libri in italiano dall’egiziano. È ringiovanito, ha cambiato faccia».
Sappiamo tutto del cervello?
«Nooo! Sul piano anatomico e biologico sappiamo intorno al 70%. Ma sulla coscienza? Qui si apre il mondo. Lei calcoli che ogni anno vengono pubblicati 25.000 lavori scientifici di neurobiologia».
Allora come fa una legge dello Stato a dichiarare morto un organo che per il 30% ci è ignoto e della cui coscienza sappiamo poco, forse nulla?
«Siccome si muove per stimoli elettrici, nel momento in cui l’elettroencefalogramma risulta muto significa che il cervello non è più attivo».
Ma lei che cosa pensa della morte cerebrale?
«Mi fermo… Però ha ragione, ha ragione lei a essere così attento alla dichiarazione di morte. Nello stesso tempo c’è un momento in cui comunque bisogna dichiarare la morte di un individuo dal punto di vista biologico».
Prima del 1975 dichiaravate la morte quando il cuore si fermava, l’alito non appannava più lo specchio, il corpo s’irrigidiva.
«Eh, lo so… La morte cerebrale consente di recuperare gli organi per i trapianti».
Ha mai sperimentato su di sé disagi psichici che hanno influenzato il suo stato di salute?
«Nel 1971 ho sofferto moltissimo per la morte di mia moglie Marisa, uccisa da un linfogranuloma a 33 anni. Devo tutto a lei. Era una pittrice figurativa che andò a studiare negli Stati Uniti appena sedicenne e indossava i jeans quando a Milano non si sapeva manco che esistessero. La malattia cambiò la sua arte. Cominciò a dipingere corpi sfilacciati, cuori gettati sopra le montagne. Fu irradiata in maniera scorretta da un grande radioterapista dell’epoca, per cui nell’ultimo anno di vita rimase paralizzata. Nostro figlio Nicolò, nato nel 1968, l’ho cresciuto io. Marisa mi ha lasciato un modello perfetto: un bambino che riesce a sopportare persino la perdita più straziante solo perché la mamma ha saputo far sviluppare armonicamente il suo cervello nei primi tre anni di vita».
Il cervello anarchico. Conversazione tra il prof. Enzo Soresi
e il ven. Lama Paljin Tulku Rinpoche

07 dic 2014

È la mente che dirige il corpo verso la salute o la malattia (Antifonte).
Vivere le emozioni. Le emozioni possiedono una valenza funzionale, rispetto alla salute e alle malattie, non dissimile da quella propria delle attività organiche studiate dalla psico – neuro – endocrino -immunologia (PNEI).

La tesi del libro è che la nostra mente, a cui faceva riferimento Antifonte per spiegare le condizioni di salute e malattia, non sta nella nostra testa come siamo soliti credere, ma nel nostro corpo e precisamente nei sistema neuroendocrino e immunitario, che sono circuiti chiusi, ma di continuo attraversati e modificati dagli stimoli ambientali che quando sono favorevoli, garantiscono le condizioni di salute e quando sono sfavorevoli l’insorgenza di malattie. Una nuova prospettiva affascinante di interpretazione e azione per quanti “producono stimoli ambientali” per la promozione della salute, la prevenzione e l’animazione sociale con l’individuo e la comunità.

L’autore del libro Il cervello anarchico è medico chirurgo, specialista in anatomia patologica, malattie dell’apparato respiratorio ed oncologia clinica. È presidente dell’Associazione Sanità Senza fumo (IEO).

Per tutto il periodo della sua vita fetale, fino al momento della nascita, il cervello sviluppa con l'organismo a cui appartiene una relazione fisiologicamente armonica che si instaura attraverso un network di comunicazioni rappresentate dai neurotrasmettitori e neuropeptidi. Questi messaggeri neurochimici, prodotti dalle cellule del sistema nervoso centrale e del sistema immunitario, influenzano la crescita delle fibre nervose, la plasticità delle sinapsi, il ciclo vitale dei neuroni con la loro morte programmata, determinando l'assetto definitivo del sistema nervoso centrale e periferico. Al momento della nascita l'impatto con i fattori ambientali e le esperienze individuali condizionano l'assetto definitivo del cervello e l'espressione dei geni la cui premessa è quella di raccogliere i suggerimenti dell'ambiente. Alla luce della PNEI (Psiconeuroendocrinoimmunologia) l'autore illustra una serie di casi clinici "singolari" dandone l'interpretazione scientifica per dimostrare l'importanza di un modello di vita volto a ridurre al minimo il disagio psichico con conseguente prevenzione del danno biologico. Presentazione di Umberto Galimberti.

Fonte  ilgiornale   stefano.lorenzetto@ilgiornale.it  youtube   amazon

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venerdì 29 luglio 2016

I cinque cubani, l'ossessione di George Bush e il terrorismo internazionale

I Cinque festeggiati al loro ritorno in patria
Le solite porcherie Made in USA e qualche chiarimento a noi sconosciuto  di George Bush, tra l'altro la manipolazione delle famose elezioni in Florida.
Articolo a completamento di USA, FBI, CIA, Droga e Terrorismo Internazionale, soggetti imprescindibilmente collegati ...

La sindrome anticastrista:
una storia censurata dai media occidentali 
I cinque agenti dell'intelligence dell'Avana che hanno smascherato il terrorismo di Washington contro Cuba marciscono in galera da sette anni, dopo una condanna per spionaggio. Sentenza inconcepibile, anche negli Usa

Saul Landau

28 aprile 2006

Dovete pensare ai «Cinque cubani» come a delle vittime del disturbo ossessivo-compulsivo che affligge George W. Bush.
I fatti: cinque giovani cubani, negli anni Novanta, furono inviati di nascosto negli Stati uniti per infiltrarsi nei gruppi terroristici anticastristi. Ora sono reclusi in carceri nordamericane. Funzionari del governo dell'Avana ammettono di aver mandato quegli agenti dell'intelligence perché l'Fbi non si impegnava a tener sotto controllo le attività eversive contro Cuba. Ma, invece di prendere in considerazione le informazioni raccolte da questi agenti sui progetti terroristici nei confronti dell'Isola, il pubblico ministero del Dipartimento di giustizia di Miami, l'8 giugno 2001 li ha processati e condannati per spionaggio e complicità in omicidio (l'abbattimento da parte della contraerea cubana di due piccoli aerei Cesna usati dal gruppo terrorista controrivoluzionario dei «Fratelli del Riscatto» che avevano violato per diverso tempo lo spazio aereo cubano, ndr).
Tre anni fa, in un seminario di studiosi latinoamericani, un erudito anticastrista dichiarò che
«il processo alle spie cubane in Florida avrebbe potuto tradursi in imputazioni di omicidio per il dittatore».
Si divertiva con la fantasia, sognando di far comparire Fidel Castro dinanzi a un tribunale statunitense.

Un drappello di fanatici

Geoge Bush alla Fondazione nazionale cubana-americana (Fnca)
La strategia del gruppo di pressione anticastrista che usava i cinque cubani per tentare di intrappolare Castro funzionò. Il presidente Bush junior era in debito con questo piccolo drappello di fanatici, non solo perché avevano contribuito in modo sostanziale alla sua vittoria elettorale del 2000, ma anche per aver fatto in modo che la gente votasse presto e in massa e infine per aver aiutato a intimorire chi faceva il conteggio dei voti in Florida. Inoltre avevano sostenuto, nel 2002, la rielezione di suo fratello Jeb a governatore della Florida. Il nuovo presidente aveva cominciato a pagare il suo debito addirittura prima dell'11 settembre. Nel fondo del suo cuore, Bush junior sapeva distinguere i terroristi «buoni» da quelli «cattivi». (...) I terroristi musulmani (una forma estremista di paganesimo) sono diventati i nemici della libertà, mentre i terroristi anticastristi sono i difensori della libertà.
L'Fbi, che, nel 2001, praticamente ha permesso fosse archiviato senza soluzione il diabolico caso dell'antrace, aveva sprecato infinite ore a seguire le tracce dei Cinque cubani, che a loro volta setacciavano i gruppi terroristici.
La generosità di Bush si estendeva anche a persone meno importanti. Il 20 maggio 2002 il servizio segreto aveva permesso a Sixto Reynaldo Aquit Manrique (noto anche come el chino - il cinese Aquit) di sedere qualche fila dietro il presidente nella tribuna dalla quale questi aveva parlato a Miami. Eppure, il servizio di sicurezza del presidente sapeva che il 2 novembre 1994 il reparto antiterrorismo dell'Fbi aveva arrestato Aquit, dopo che con due complici erano entrati in un magazzino del Sudovest di Miami-Dade armati di 40 litri di benzina, micce e un'arma semiautomatica carica. Il Miami Herald del 4 novembre 1994 aveva riportato le parole della polizia: «Quando gli agenti sono intervenuti, gli uomini avevano già rotto una finestra cercando di entrare». Un tribunale della Florida aveva condannato Aquit a cinque anni di detenzione. Poi, inspiegabilmente, il governo aveva accettato che l'imputato si dichiarasse colpevole di un reato minore, e questa mossa gli aveva permesso di evitare la prigione e passare meno di due anni agli arresti domiciliari. Il governo aveva trattato con indulgenza un soggetto coinvolto in una chiara azione terroristica.
Un anno prima del suo reato commesso a Miami nel 1994, Aquit aveva sparato con una mitragliatrice calibro 50 contro una nave cisterna cipriota in acque cubane. Insomma, un «buon terrorista» si può sedere vicino al presidente senza contraddire le nuove regole di sicurezza di Bush Jr. Cercare di affondare una nave da carico e incendiare un magazzino non costituiscono atti di terrorismo, se sono motivati da intenzioni anticastriste. Anche Bush padre aveva trascurato le opinioni dell'Fbi e del Servizio per l'Immigrazione e la Naturalizzazione (Ins) quando aveva ordinato di interrompere la detenzione da parte dell'Ins per Virgilio Paz e José Dionisio Suárez, entrambi rei confessi di aver piazzato a Washington, nel 1976, una bomba sull'auto dell'ex ministro degli Esteri cileno (del governo di Salvador Allende, ndr) Orlando Letelier e della sua compagna nordamericana Ronni Moffitt per assassinarli.
Il presidente Bush e suo fratello Jeb continuano ad accettare per le loro campagne elettorali contributi e appoggi provenienti da terroristi anticastristi, i quali hanno ucciso e messo bombe come gli pareva, ma sono rimasti praticamente immuni da indagini e processi negli Stati uniti. Dagli anni Settanta, l'Fbi possiede informazioni che evidenziano il collegamento tra molti di questi leader estremisti e numerosi omicidi, sabotaggi e altre forme di terrorismo contro Cuba, perpetrati su bersagli che si trovavano anche in Giamaica, alle Barbados, in Messico, a Panama o negli stessi Stati uniti, ma non ha preso provvedimenti. Il presidente della Fondazione nazionale cubana-americana (Fnca), Mas Canosa (ora defunto), e la sua organizzazione sono diventati così sempre più ricchi e forti di agganci politici.

Quella volta a Panama


Il 17 novembre 2000, le autorità panamensi avevano arrestato quattro cubani con precedenti penali di estrema violenza e vincoli stretti con la Fondazione Nazionale Cubano-Americana. Le loro età, comprese fra i cinquanta e i settant'anni, facevano di Luis Posada Carriles, Ignacio Novo Sampol, Pedro Remón e Gaspar Jiménez il gruppo di «vecchiacci assassini» della Fondazione. La polizia panamense aveva trovato esplosivi nelle loro macchine a noleggio, con le loro impronte digitali impresse sul pericoloso materiale. Funzionari dell'intelligence dell'Avana avevano avvertito i colleghi panamensi che quei fondatori del club «Uccidete Fidel» erano entrati nel loro paese per assassinare il presidente cubano, che in quei giorni assisteva al summit dei capi di stato latinoamericani. Posada Carriles, il leader, era fuggito da Cuba nel 1959. Era stato agente di polizia durante il governo del dittatore Fulgencio Batista. In seguito aveva dedicato la maggior parte della sua vita a cercare di assassinare Castro, lavorando al servizio della Cia e, secondo le sue stesse parole, per Jorge Mas Canosa. Nell'ottobre del 1976 Posada aveva collaborato con il suo collega terrorista Orlando Bosch per far saltare in aria un aereo di linea cubano poco dopo uno scalo alle Barbados. Proprio come Posada Carriles, il dottor Bosch si era vantato del ruolo svolto in quell'atto terroristico che aveva causato la morte di settantatré persone.
Le autorità venezuelane avevano arrestato entrambi i terroristi, ma Posada Carriles aveva convinto il suo socio Mas Canosa a sborsare 50.000 dollari per corrompere i dirigenti della prigione. Dopo averli tirati fuori dal carcere venezuelano, Mas Canosa aveva trovato loro lavoro presso il colonnello Oliver North, che li aveva ingaggiati per la «guerra sporca» dei contras in America Centrale. Un'operazione sulla quale l'allora vicepresidente Bush senior esercitava un controllo non proprio occasionale. Poi, nel 1990, in Guatemala, alcuni sconosciuti avevano sparato in faccia a Posada Carriles, che, appena guarito, aveva iniziato la sua attività terroristica contro il turismo cubano. Il 12 luglio 1998 si era vantato con un reporter del New York Times dell'aiuto che gli aveva prestato Mas Canosa, a metà degli anni Novanta, allo scopo di finanziare la sua campagna per piazzare una serie di bombe in località turistiche dell'Isola, con l'intento di scoraggiare questa attività. Una di quelle bombe aveva provocato la morte di un imprenditore italiano, Fabio Di Celmo.
In quello stesso articolo del New York Times si leggeva che
«Posada Carriles, con un sorrisino nervoso, aveva definito la morte dell'italiano come un incidente imprevisto».
Aveva dichiarato, tuttavia, di avere la coscienza a posto:
«Dormo come un bambino». E aveva aggiunto: «È un peccato che qualcuno sia morto, ma non possiamo fermarci. Quell'italiano si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato».
Poi, il 20 aprile 2004 un tribunale di Panama aveva dichiarato Posada Carriles e gli altri tre imputati colpevoli di minaccia alla sicurezza pubblica e falsificazione di documenti, ma non di tentato omicidio nei confronti di Fidel Castro. Posada Carriles era stato condannato a otto anni di prigione, Novo e Remón a sette anni e Jiménez a otto (sentenza vanificata, nel agosto 2004 da un atto della presidentessa di Panama Mireya Moscoso, molto legata a Jeb Bush che prima di lasciare il suo incarico al successore Torrijos aveva liberato i colpevoli, li aveva messi su un aereo e li aveva mandati al sicuro negli Stati uniti, ndr).

La benevolenza di Washington 

Così, la benevolenza del governo Usa verso i terroristi tesi ad annientare Cuba ha obbligato i servizi segreti dell'Isola a infiltrare degli agenti a Miami. Dopo sei mesi di processo, la giuria, riunita in camera di consiglio per quattro giorni, ha dichiarato i cinque agenti cubani colpevoli di spionaggio e, per quanto riguarda Hernández, di aver collaborato all'abbattimento degli aerei dei Fratelli per il riscatto. Nel processo, però, gli avvocati delle «spie» avevano presentato testimonianze che provavano come il governo cubano per quasi due anni avesse avvertito le autorità degli Stati uniti del fatto che gli aerei dei Fratelli per il riscatto avevano continuato i loro raid su Cuba, addirittura lanciando volantini eversivi. (nell'agosto 2005 la Corte di Appello di Atlanta, ritenendo fossero stati violati diversi diritti degli imputati, ha revocato il verdetto e ha chiesto il rifacimento del processo).
C'è un piccolo settore di Miami, dove l'ossessione anticastrista prevale su qualunque altro accadimento e risalta come una evidente contraddizione nella guerra di Bush contro il terrorismo. Anche il candidato democratico John Kerry, pronto a dichiarare che se fosse stato eletto avrebbe avuto mano dura con Castro, ha ceduto di fronte alla stupidità del piccolo gruppo di esiliati di estrema destra che tiene con forza nei suoi pugni minacciosi la politica Usa-Cuba. Intanto, cinque coraggiosi cubani marciscono, ormai da sette anni, nelle prigioni degli Stati uniti. Dovremo aspettare che la scienza medica perfezioni il trapianto di spina dorsale perché un presidente degli Stati uniti riesca a strappare la gestione della politica nei riguardi di Cuba dalle mani di questi rabbiosi esiliati?
Note:
Saul Landau è un ex ricercatore del Dipartimento di stato americano. Attualmente, a Pomona, dirige i Programmi dei mezzi digitali del Politecnico statale della California. Ha scritto quattordici libri, fra cui: The Pre-Emptive Empire: a Guide to Bush's Kingdom, The Business of America: How Consumers Have Replaced Citizens, We Can Reverse The Trend e Assassination on Embassy Row, sull'assassinio a Washington nel 1976 di Orlando Letelier, ex ministro di Salvador Allende. Assassinio pianificato, tra gli altri, da Luis Posada Carriles, il terrorista che ha lavorato con la copertura della Cia.
I CINQUE
I Cinque festeggiati al loro ritorno in patria con  l’emblematico cantautore  Silvio Rodríguez,
nel suo 62º  concerto  del giro dei quartieri del paese.  
Per aver agito con dedizione esemplare, con dignità e fermezza il sacro dovere di difendere la Patria, di proteggerla dal terrorismo correndo grandi rischi per la propria vita, sopportando enormi sacrifici, nel luogo più ostile, aggressivo e corrotto, il 29 dicembre del 2001, in sessione straordinaria l’Assemblea Nazionale del Poder Popular ha deciso, su proposta del Presidente del Consiglio di Stato e dei Ministri, di consegnare il titolo onorifico di Eroi della Repubblica di Cuba a

Gerardo Hernández Nordelo - Ramón Labañino Salazar - Fernando González Llort

René González Sehwerert - Antonio Guerrero Rodríguez.

“Fate passare coloro che non temono la luce!”

I Cinque sito ufficiale
Questi uomini noti internazionalmente come i Cinque, furono arrestati nel 1998, negli USA e condannati a smisurate reclusioni per aver avvertito Cuba sui piani dei gruppi violenti radicati nel sud della Florida.

René González è ritornato nell’Isola nel maggio del 2013, dopo 13 anni di reclusione, mentre Fernando González è tornato nel marzo del 2014, anche lui al termine della sua ingiusta condanna.

Gerardo Hernández, Ramón Labañino e Antonio Guerrero sono stati liberati lo scorso 17 dicembre, in corrispondenza di un accordo tra i governi de L’Avana e di Washington, con l’obiettivo di avanzare verso la normalità dei vincoli tra le due nazioni.

Fonti  peacelink  siporcuba
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Quì ritroviamo, in documenti desecretati, in sintesi quanto sostenuto da un suicida con "due" colpi in testa in Addiction Cia - Intervista a Gary Webb autore di "Dark Alleance"  e una vecchia conoscenza e la sua banda come spiegato in  Le radici storiche della guerra segreta USA-NATO contro la Siria. Gli Squadroni della Morte.
I meccanismi sempre i medesimi e ancora ci si fanno delle domande o meglio cerebrolesi e venduti se le fanno e gli ipnotizzati agiscono ... l'edificante storia prosegue ne I cinque cubani, l'ossessione di George Bush e il terrorismo internazionale


L’agente dell’FBI che sapeva

degli attentati all’Avana...


Intervista al The New York Times Luis Posada Carriles ha indicato che l’ufficiale Kiszynski era “un buon amico” e ha considerato che il suo caso non è stato investigato grazie ai buoni rapporti che mantenevano
J.Guy Allard
13/7/2005


Molto interessante un documento declassificato dell'FBI depositato il 9 giugno al National Security Archive della George Washington: al di là della confessione di Posada, abbondantemente condita con delle bugie, che riconosce comunque il suo rapporto con l'allora vicepresidente George Bush ... questo testo è un enigma nella persona di uno dei due interroganti del terrorista, l'agente speciale George Kiszynski.

Il nome di questo individuo, descritto dal FBI come "specialista in terrorismo", appare per la prima volta negli archivi stampa molti anni prima di questo incontro con Posada 1992 si è verificato presso l'Ambasciata degli Stati Uniti in Honduras e si riflette nel documento declassificato.

In un articolo intitolato “FBI agents, police stub toes in terrorism investigations “ (Agenti FBI, i piedi della polizia calpestano le indagini sul terrorismo) pubblicato dal Miami Herald il 15 dicembre del 1983, il giornalista Jim McGee rivela l'esistenza di gravi contraddizioni tra l'FBI e la polizia di Miami sul terrorismo cubano-americano e osserva che "pochi dei crimini più feroci e tragici attribuiti al terrorismo anti-Castro a Miami durante l'ultimo decennio hanno portato a condanne".

"I terroristi sembrano intoccabili", scrive il giornalista dicendo che la polizia di Miami si trova di fronte un "muro del silenzio" quando si avvicina a testimoni di azioni terroristiche dalla paura che regna nei circoli estremisti di Miami.

George Kiszynski e Luis Posada Carriles
Si "dimentica" LA relazione del CORU  con l'INTELLIGENCE

McGee spiega che un incidente ha raffreddato considerevolmente i rapporti tra il Dipartimento di Polizia di Miami e la polizia federale e compromesso il buon sviluppo della ricerca sul terrorismo.
"Nel 1979, alcuni dei rapporti di intelligence segreti del dipartimento, tra cui alcuni piani riguardanti un attacco intercettato all'aeroporto di Miami, cadde nelle mani dei sospetti terroristi",
dice il giornalista.
"L'episodio è iniziato dopo che un informatore della polizia di Miami ha riferito che i membri della coalizione terrorista CORU (Coordinamento delle Organizzazioni Rivoluzionarie Unite, diretto da Orlando Bosch e Luis Posada Carriles) si preparavano a far saltare in un aeromobile che esercita voli tra Cuba e Miami International Airport".
"nel tentativo di interrompere la trama, il detective Sergio Pignone e Ozzie Austin si incontrarono con l'agente dell'FBI George Kiszynski. Fonti della polizia dicono poi che ha dato le copie dell'FBI di un rapporto di intelligence sulla trama e le registrazioni dei sospetti".
Tuttavia, dice McGee, pochi giorni dopo,
"un informatore della polizia ha riferito che i sospetti del CORU avevano visto le copie del rapporto di intelligence".
un'indagine della polizia di sicurezza interna, ha detto George Kiszynski perché aveva
"accidentalmente lasciato la sua valigetta per diverse ore con i sospetti terroristi".
nel 1982, sempre secondo per l'articolo dell'Herald,
"gli agenti dell'FBI pasticciarono uno degli incarichi più importanti nel campo della ricerca su (il gruppo terroristico) Omega 7 durante lo svolgimento della sorveglianza elettronica del sospetto Pedro Remón. Remon notò due agenti dell'FBI che lo seguivano in un furgone e indovinò che avevano nella loro macchina attrezzatura da ascolto. Un individuo che era con Remón controllò l'auto e trovò un trasmettitore dell'FBI ed un segnale acustico".
Autore di numerosi reati estremamente gravi, Remón ha sempre beneficiato di una sentenza simbolica, dopo essersi dichiarato colpevole di aver rifiutato di collaborare con un Grand Jury.

Informatore di Oliver North ... E BUSH

Colonnello Oliver North
Il nome Kiszynski riappare più tardi, quando, nel corso delle indagini del Congresso sullo scandalo chiamato Iran-Contras, si scopre che Oliver North ha ricevuto il 24 Marzo 1986, un documento dal FBI che, per sua natura, non dovrebbe raggiungere nelle sue mani. 

Il rapporto spiega in dettaglio ogni elemento di una indagine che è stata condotta polizia di Miami circa i Contras e il traffico di droga.

A quel tempo, North era alla guida di queste operazioni criminali di Washington, sotto la guida Donald Gregg e George Bush. 

Questo rapporto segreto sul North e che avverte sulle indagini, è stato elaborato dalla polizia di Miami ... ed è stato comunicato a North da Kiszynski, ore dopo che ne è entrato in possesso.

Il documento ha rivelato che un sostenitore dei Contras
"ha fornito sostegno finanziario ai gruppi anti-Castro e alla guerriglia del Nicaragua. Il denaro proviene da operazioni di narcotici". 
Il documento della polizia di Miami ha anche sottolineato che un agente della CIA John Hull, che possiede un ranch con pista di atterraggio in Costa Rica era parte della rete

Il testo precisa
"Frank Castro è un Partner di un uomo di nome Francisco Chanes ... Chanes è un narcotrafficante ... Chanes ha fornito sostegno finanziario ai gruppi anti-Castro e alla guerriglia del Nicaragua, e il denaro proveniva da operazioni di narcotici". 
le informazioni fornite dal Kiszynski a North hanno permesso di interrompere immediatamente tutte le transazioni menzionate. 

Secondo un rapporto di intelligence della polizia di Miami del 26 settembre, 1984 Kiszynski era stato già informato sulle attività di traffico di droga dei Contras. Una relazione sul soggetto porta debitamente scritta la menzione "File fornito a George Kiszynski, FBI".

Kiszynski era colui che ha indagato su una ditta del Costa Rica, Frigorificos di Puntarenas, legata a Frank Castro, Francisco "Frank" Chanes de Armas, Felipe Vidal e Luis Rodriguez che ha fornito i fondi per i Contras, trafficava in cocaina e riciclava denaro ...

Per capire le ramificazioni e le implicazioni di tali informazioni, si deve notare che negli anni '90, Luis Posada Carriles ha mantenuto i rapporti con Antonio Tony García Pérez del PUND, un'organizzazione terroristica che ha effettuato operazioni di droga. Garcia e Posada sono stati poi collegati al narcotrafficante Carlos A. Morán e Frank Castro, così come i capi della Droga a Miami Augusto Guillermo "Willie" Falcon e Salvador "Sal" Magluta.

CON POSADA PRESSO L 'AMBASCIATA DI HONDURAS

E' il 7 febbraio, 1992 che accade questo interrogatorio di Posada di Kiszynski e un collega, Michael Foster, all'Ambasciata degli Stati Uniti a Tegucigalpa, in Honduras, e si riflette ora in questo documento presentato nella sua interezza il 9 giugno negli Archivi della Sicurezza Nazionale della George Washington University ...

In quel momento, dalle 09:00 alle 16:00, al numero locale 426 dell'ambasciata degli Stati Uniti, Kiszynski ha interrogato Posada su ogni aspetto della sua partecipazione alle operazioni clandestine e criminali condotte nel 1985 e 1986 nella base aerea salvadoregna di Ilopango, con la complicità di Félix Rodríguez Mendigutía.

Kiszynski ha poi liberato Luis Posada Carriles, il terrorista internazionale, anche se era ben schedato come terrorista ricercato dalla giustizia venezuelana. E questo era evidente, con il suo background, avrebbe ancora una volta tentato di minacciare la vita del leader della Rivoluzione cubana, Castro, come poi ha fatto a Puerto Rico e Panama.

Il documento declassificato e presentato a pochi giorni fa era stato segnalato precedentemente nel 1996 come parte di un'indagine poi pubblicata dall'americano Robert Parry, un giornalista dissidente della Associated Press, Newsweek e rete televisiva PBS.

Agli investigatori dell'FBI, Posada ha rivelato che Felix Rodriguez chiamava costantemente Donald Gregg, dell'ufficio del Vice Presidente Bush. Ha detto che era ben consapevole di questo fatto per la semplice ragione che pagava le bollette del telefono. 

George Bush padre ha sempre negato che il suo ufficio sia stato coinvolto in queste operazioni criminali. Ma dopo ha onorato Felix Rodriguez e lo ricevette alla Casa Bianca. 

La commissione del Senato guidata dal senatore John Kerry (il candidato sconfitto da Bush per la presidenza) ha studiato l'operazione scandalosa del traffico di droga e armi che coinvolge Oliver North, Donald Gregg, John Poindexter, Elliott Abrams, Otto Reich, Richard Armitage, John Negroponte, Mitch Daniels: molti di loro che sono legati alla attuale amministrazione di George W. Bush.

Quando, dopo l'arresto di Luis Posada Carriles a Panama a novembre 2000 l'FBI, per intermediazione dell'ambasciata degli Stati Uniti a Panama, consegnò alla giustizia di Panama un record della storia del terrorista, le forze di polizia dimenticarono l'esistenza di questo interrogatorio di Kiszynski.

Ci si chiede perché nel 1992, è stato nominato proprio George Kiszynski per assistere l'Ufficio Legale indipendente per indagare l'affare Iran/Contras e, necessariamente, doveva analizzare il ruolo svolto da Posada nel funzionamento delle armi e traffico di droga.

Egli conosceva gli attacchi dell'HAVANA

Nel 1997, l'ingegnere guatemalteco Antonio Jorge Alvarez (Tony), che ha gestito le attività della ditta WRB Enterprises in Guatemala era in contatto con Posada Carriles ed altri terroristi di origine cubana ed ha saputo che un attacco era in fase di preparazione contro il presidente cubano Fidel Castro nel vertice Iberoamericano che sarebbe tenuto a isla Margarita, in Venezuela.

Posada e quelle persone lavoravano nella sua fabbrica, hanno anche preparato la campagna di bombardamenti contro gli alberghi turistici all'interno dell'isola di Cuba.

Alvarez, che ora vive a Greenville, Carolina del Sud a sud, ha informato i servizi di intelligence del Guatemala e l'FBI.

Ha segnalato di aver visto Posada consegnare "un sacco di soldi" ai suoi complici per comprare detonatori e timer per la fabbricazione di ordigni esplosivi e aveva osservato il possesso di materiali esplosivi  al plastico. 

Secondo le dichiarazioni fatte al New York Times da Alvarez che sono state pubblicate Domenica 12 luglio 1998, l'FBI era "sorprendentemente indifferente". Il giornale ha confermato che un agente era in contatto a Miami con Alvarez, ma mai l'FBI e la Central Intelligence Agency (CIA) lo hanno interrogato circa le informazioni che affermava di avere.
"Ha detto (l'agente) che la mia vita era in pericolo, che era gente molto pericolosa e di lasciare al Guatemala. Mai più sentito nulla da loro", ha detto Alvarez al giornale. "Ho rischiato la mia attività e la mia vita, e loro non hanno fatto nulla".
Poco prima del vertice di Margarita, la Guardia Costiera degli Stati Uniti ha fermato a Porto Rico una barca con quattro uomini, e il leader del gruppo, Angelo Alfonso Aleman, di Union City, ha dichiarato spontaneamente e davanti a molti testimoni che avevano avuto la "missione" di uccidere Fidel sull'isola di Margarita.

Francisco “Pepe” Hernández
Lo yacht, la Esperanza, era di proprietà di José Antonio Llama, direttore della Fondazione nazionale cubano Americana, e una delle potenti armi, un fucile telescopico, calibro 50, marca Barret, era registrato nel nome del Presidente di questa organizzazione, Francisco "Pepe" Hernandez. 

Il New York Times ha scritto che se l'FBI aveva interrogato l'imprenditore Alvarez, aveva saputo che Posada aveva pianificato gli attentati dell'Avana.

In un'intervista al Times, Luis Posada Carriles ha identificato l'agente dell'FBI che ha chiamato Alvarez. Ha detto che era "Jorge Kiszinski", versione spagnola di George Kiszynski.

Posada ha detto che era “un amico molto caro” che lo conosceva da molto tempo ed ha considerato che non il suo caso non è stato investigato grazie a questi buoni rapporti. Posada sapeva perfino che Kiszynski pensava di andare in pensione in quell’epoca.

Héctor Pesquera
I sospettati dello yacht La Esperanza sono stati tutti assolti, grazie a un’altra indagine raffazzonata, opera di un collega di Kiszynski: l’agente speciale Héctor Pesquera.

Kiszynski ha "prestato" al CORU di Bosch e Posada , documenti segreti della Miami Police che descrivono le indagini sul terrorismo cubano-americano;
 ha informato Oliver North che gli stessi poliziotti stavano indagando sul traffico di droga gestito da Posada; ha "Interrogato" lo stesso Posada in Honduras per nessun motivo apparente; ha capito che l'operazione terroristica montata in Porto Rico e la campagna terroristica prevista per L'Avana e non prosegueva. Ci sono molte coincidenze. 

Kiszynski riappare il 26 marzo 2001 come testimone nel caso dei cinque cubani accusati di "spionaggio" per aver infiltrato questi stessi gruppi terroristici di Miami che intendeva a indagare. La difesa lo convocò dopo aver appreso dall'FBI, che ha indagato la presenza a Miami di due imbarcazioni sospette.

Con una molteplicità di interventi della procura, visibilmente ansiosa di proteggerlo al massimo, ha finito per dire che dopo aver ricevuto le informazioni da "una fonte molto affidabile" nel luglio 1998 ha investigato nel luglio del 1998 due imbarcazioni ancorate in una marina di Miami, “davanti al Joe’s Seafood". Una di queste imbarcazioni era una barca da pesca, il Flavio 1 di 30 piedi, il suo proprietario stava apparentemente preparando un'operazione terroristica a Cuba. L'imbarcazione ha cambiato il motore ed ha messo un serbatoio di grandi dimensioni.

Kiszynski aggiunto che nell'operazione condotta, esplosivi o armi sono stati cercati e non sono stati trovati. Poi è andato a interrogare il proprietario senza risultato. Il proprietario era un uomo di nome Enrique Bassas che ha ammesso di conoscere precedentemente.

Quello che non ha precisato lo Special Agent dell'FBI è che Bassas era uno degli individui che si sono riuniti con Luis Posada Carriles proprio nel luglio del 1998 tra il 19 e il 21, poche settimane prima dell’arresto dei Cinque, nell’albergo Holiday Inn di Città del Guatemala, per preparare un attentato contro il Presidente cubano che doveva partecipare al Vertice dei Capi di Stato dei Caraibi a Santo Domingo. 

Non ha nemmeno precisato che Bassas aveva conosciuto Posada nella provincia di Cienfuegos dove sono nati tutti e due, e fu imprigionato in Venezuela nel 1987 con l'accusa di complicità, mentre si investigava sull'attacco contro l'aereo dell'Aviazione cubana distrutto a mezz'aria ... Bassas era allora un membro dell'Esercito Segreto cubano del famigerato leader terrorista Sixto Reynaldo Aquit Manrique. 

Nel processo dei Cinque dopo l’interrogatorio di Kiszynski da parte della Difesa, la Procura si è snaturata nel ripetere che “fonti” segnalano “voci” che in molti casi non hanno base, riducendo la testimonianza del suo protetto a una presenza simbolica.

Perché questa forte preoccupazione? Perché è evidente che Kiszynski ha nel suo armadio parecchi cadaveri.

ERA ARRIVATO CON L’ERA DEI BUSH 

Stando a quello che racconta, Kiszynski entra nel FBI all’inizio 
dei ’70 e subito gli si assegna l’investigazione del terrorismo 
cubano-americano.

George Bush Senior
Quando George Bush padre, ex agente della CIA diviene capo dei servizi segreti nordamericani, Kiszynski è ben installato in questo settore “caldo” dove sono numerosi i soci del nuovo capo. Poi, il padre dell’attuale Presidente si è impossessato nella vicepresidenza e nella presidenza di un controllo tale mai visto fino a quel momento sulle azioni segrete attuate da Washington e da ogni agenzia vincolata al settore delle droghe.

Casualità. Kiszynski abbandona così il settore del terrorismo 
contro Cuba nel 1986 quando si distrugge Ilopango.

Poi se ne va come “addetto legale” all’Ambasciata di Roma, dal 1993 al 1997. Un’altra casualità. Ritorna e si incorpora al settore del terrore quando Posada prepara le operazioni di isola Margarita e L’Avana.

Per chi lavora Kiszynski? Chi si nasconde dietro le sue attività? 

A quali persone ha trasmesso le sue informazioni? Quali interessi rappresenta?

E inoltre, chi nella stampa “libera” degli USA avrà il coraggio 

di investigare sul terreno il caso di questo agente troppo “speciale”?

A El Paso, la Procura ha omesso di convocare il "buon amico" di Posada: George Kiszynski

Jean-Guy Allard 
10 gennaio 2011

Il funzionario FBI George Kiszynski che Luis Posada Carriles ha designato come "molto buon amico" nella sua intervista con il New York Times e conosce la maggior parte dei terroristi internazionali più che qualsiasi altro funzionario dell'apparato di intelligence e della "giustizia" Stati Uniti non sarà nel "processo" che si apre a El Paso per coprire la responsabilità della CIA nel terrorismo cubano-americana.
La storia conosciuta della complicità ufficiale di Kiszynski con la mafia cubano-americana inizia nel 1979, quando gli investigatori Sergio Pinion e Ozzie Austin hanno comunicato i piani dei terroristi legati al Coordinación de Organizaciones Revolucionaris (CORU) Orlando Bosch per distruggere un aereo nel volo tra Miami e L'Avana. I ricercatori della polizia di Miami hanno chiesto il suo sostegno collega per contrastare la cospirazione.

Immediatamente Kiszynski incontra i sospetti di cui sopra, con il pretesto di mettere in discussione, e lasciando l'incontro "dimentica" la sua valigetta.

Informati da un infiltrato del CORU, Pinion e Austin denunciano Kiszynskii ai loro superiori che svolgono un'indagine i cui risultati, sconosciuti, sono rapidamente accantonati.

Poco prima dello scandalo Iran-Contras, Kiszynski è stato anche colui che ha informato il colonnello Oliver North, direttore della trama al servizio del padre di George Bush, un rapporto top-secret FBI in cui si rivela nel dettaglio ogni elemento di una indagine che è stata condotta dalla polizia di Miami circa i Contras e il traffico di droga. Un traffico in cui è stato attivo l'agente della CIA Luis Posada Carriles.

Il 7 febbraio 1992, lo stesso Kiszynski, nominato dall'FBI per rispettare un ordine del Congresso per assistere gli uffici del consulente indipendente a indagare sull'Iran-Contra, interroga Luis Posada Carriles per diverse ore presso l'ambasciata degli Stati Uniti Honduras, dove è il terrorista.

La conversazione, amena, tra la polizia e il terrorista si sviluppa senza che ai primi venga l'idea di fermare il secondo. Posada potrà così continuare i suoi tentativi di assassinio, con la conferma di una simpatia del Nord alle sue attività. E lo sarà allora sia con il Venezuela che con la Repubblica Dominicana e Panama.

"Mai saputo più nulla di loro"

Ma ci sono altri aneddoti molto sorprendenti di tale agente di troppo speciale. Nel 1997, l'ingegnere guatemalteco Antonio "Tony" Jorge Alvarez gestisce la filiale della ditta WRB Enterprises in Guatemala dove lavora Posada Carriles.

Il terrorista sta poi gestendo la campagna di attacchi contro hotel a Cuba e complotta un attentato contro il presidente cubano Fidel Castro da intraprendere al vertice Iberoamericano a Margarita Island, Venezuela.

Alvarez, ora un residente a Greenville, South Carolina, ha informato l'FBI. Egli ha osservato che Posada e i suoi complici hanno acquistato detonatori, tra quelli che riappaiono nell'Havana, per la fabbricazione di ordigni esplosivi, e aveva osservato anche possesso di esplosivi al plastico .

Secondo le dichiarazioni che Alvarez ha rilasciato dopo al New York Times e sono stati pubblicati, l'FBI era "sorprendentemente indifferente". Il giornale ha confermato che un agente, George Kiszynski, era in contatto da Miami con Alvarez.
"Mi disse (l'agente) che la mia vita era in pericolo, che le persone erano molto pericolose e di abbandonare il Guatemala. Mai saputo più nulla di loro",
ha detto Alvarez al giornale.

E proprio il New York Times concluse che se l'FBI aveva intervistato l'imprenditore Alvarez, aveva saputo che Posada aveva pianificato gli attentati dell'Avana.

Nemmeno Alvarez è stato chiamato a El Paso.

Ma non è tutto.

Il medesimo Kiszynski riappare il 26 Marzo 2001 come testimone nel caso dei cinque cubani accusati di "spionaggio" per avere infiltrato gruppi terroristici a Miami.

In tribunale, Kiszynski il cui passato è poi stato ignorato, ha raccontato come ha indagato, nel luglio 1998, due navi alla fonda in un marina di Miami il cui proprietario stava preparando un'operazione terroristica contro Cuba.

Kiszynski ha detto, in una operazione condotta, sono stati cercati esplosivi o armi e non sono stati trovati. Poi andò a interrogare il proprietario, Enrique Bassas, che, ha ammesso, conosceva da prima.

Ciò che Kiszynski non dice è che Bassas è uno degli individui che si sono incontrati con Luis Posada Carriles, precisamente nel luglio 1998, tra i 19 e il 21, a poche settimane l'arresto dei Cinque, presso l'Hotel Holiday Inn, città del Guatemala, per preparare un altro piano per assassinare il presidente cubano, che doveva partecipare al Vertice dei capi di Stato dei Caraibi a Santo Domingo.

Nemmeno precisò che Bassas conosceva Posada nella provincia cubana di Cienfuegos, dove sono nati entrambi, da quando era membro del famigerato Esercito Segreto Cubano del conosciuto terrorista Sixto Reynaldo Aquit Manrique.

Hanno studiato gli attacchi dell'Avana

George Kiszynski è così legato a tutti i dossier dei terroristi internazionali, che ha anche indagato sugli attacchi che Posada ha confessato a l'Avana nel 1997, come confermato da un rapporto ufficiale della polizia federale degli Stati Uniti resi pubblici il 18 maggio scorso.

Il 15 giugno del 1998, come risultato diretto di una comunicazione al presidente Bill Clinton fatta il mese predeente dallo scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez, su richiesta del presidente cubano Fidel Castro è arrivata all'Avana una delegazione dell'FBI che si riunirà il 16 e 17 giugno 1998 con gli esperti cubani.

I tre funzionari statunitensi hanno poi ricevuto ampie informazioni sugli attentati a Cuba l'anno scorso che comprendeva, tra le altre cose, 64 pagine contenenti le prove di circa 31 atti terroristici e piani contro Cuba sviluppati tra il 1990 e il 1998 sotto la guida della Fundación Nacional Cubanoamericana (FNCA) di Miami.

Tra le prove così offerte, dei campioni di esplosivi utilizzati nella fabbricazione delle bombe disattivate prima di esplodere.

I funzionari dell'FBI si sono impegnati a informare la parte cubana dei risultati delle loro analisi dei materiali consegnati nel più breve tempo possibile. Non lo hanno mai fatto.

Il documento di tre pagine declassificato, è stato depositato come elemento di prova, davanti al tribunale di El Paso per procedere, in una data da stabilire, a giudicare Posada su varie accuse. Ma la Kiszynski, ora in pensione e vive a Miami, di per sé non è stato chiamato a condividere le sue profonde conoscenze dell'attività dell'accusato.

Datato del 13 Novembre 1998, le prime due pagine del rapporto declassificato del documento riportano come il 17 giugno precedente "un esame nel campo dei quattro detonatori elettrici si è tenuto a L'Avana, Cuba", e continua dando le "specifiche dei campioni esaminati" quattro detonatori marchio DuPont e di produzione americana.

La terza pagina, una lettera indirizzata espressamente al capo del FBI a Miami, si riferisce a tre campioni testati di esplosivi, aggiungendo che i risultati delle analisi sono i componenti collegati. Subito dopo l'ultimo paragrafo, il nome appare enigmaticamente Kiszynski, scritto a mano.

Questo indica chiaramente che l'agente dell'FBI George Kiszynski, costantemente collegato al terrorismo contro Cuba per decenni, ha partecipato in un modo o nell'altro sulla ricerca portata dal corpo di polizia americana sugli attacchi nel 1997 a Cuba.

La presenza della parola Kiszynski al termine dell'inventario dei campioni di esplosivi redatti dall'FBI dopo la visita dei suoi inviati a L'Avana è un'ulteriore prova della malafede nel maleodorante dossier del rapporto tra la polizia federale degli Stati Uniti e il terrorismo cubano-americano.

L'assenza di Kiszynski in tribunale a El Paso, diventato il teatro dal Dipartimento di Giustizia americano, è naturalmente spiegata.

In un'intervista al New York Times, Posada stesso ha detto al momento giusto:
"Come potete vedere, a me né la CIA né l'FBI mi infastidiscono".
Matthew J. Archambeault, allora avvocato di Posada Carriles, ha confessato con candore ammirevole il 31 agosto 2005 affrontando il giudice per l'immigrazione William Lee Abbott.

Ha detto poi che il suo cliente non ha voluto testimoniare
"per evitare di danneggiare i problemi di sicurezza sensibili degli Stati Uniti e di altri paesi."
Come significato di un vero e proprio ricatto al governo degli Stati Uniti, l'avvocato di Miami ha detto poi in una conferenza stampa che Posada
"conosce molto e se parla potrebbe essere dannoso per l'FBI, la CIA e il governo in generale".
In precedenza, l'allora Segretario di Stato per gli Affari dell'Emisfero Occidentale, Roger Noriega, aveva dato alla mafia terrorista di Miami la garanzia che il caso, già citato nel Consiglio di Sicurezza Nazionale, era in un modo o nell'altro, in buone mani quando ha detto che il caso di Luis Posada Carriles sarà analizzato in maniera "privata, seria e trasparente".

Il gioco era stato preparato.


Kiszynski può dormire sonni tranquilli. Non sembra comparire nella sceneggiatura di El Paso.

Fonti cubainformazione  carlosagaton  librinsula

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lunedì 25 luglio 2016

Il Terrorismo, la Strategia della Tensione e la Moneta Digitale di Nicoletta Forcheri

"La strategia messa in atto finora dai governi per rimediare alla crisi è riassumibile nel far finanziare dai contribuenti di dopodomani gli errori dei banchieri di ieri e i bonus dei banchieri di oggi"  Jacques Attali - Banchiere canaglia 2010
Nicoletta Forcheri
25 luglio 2016

Dirò una cosa lapalissiana: l'Europa sta vivendo un'epoca di strategia della tensione con un terrorismo a etichetta presuntamente islamico, anche quando non lo è, un terrore sia reale che mediatico, cioé aggravato dalla divulgazione degli attentati dai media con immagini "da repertorio" invece delle reali, per non si sa quale recondita ragione se non quella di nascondere qualcosa e di mostrare qualcos'altro.

Tale epoca di strategia della tensione, è già servita a Hollande ad approvare la riforma del lavoro e a "guadagnare terreno" in Siria facendo una strage di civili innocenti, per scalzare Assad - a vantaggio del petrodollaro - con la scusa della lotta all'isis con il pretesto che sarebbe il responsabile dell'attentato di Nizza.

Tale strategia della tensione in Europa persegue i seguenti obiettivi:
1. fare accettare agli europei la perdita d qualsiasi diritto sociale, economico e patrimoniale
2. imporre nella paralisi della società civile europea la moneta digitale che è la nuova mostruosità del millennio, mille volte peggiore del nazismo e dei campi di concentramento, in quanto con la moneta digitale, moneta/debito creata all'istante, le commissioni salgono vertginosamente al punto da eroderne il valore ad ogni transazione commerciale.
Inoltre sempre con la moneta digitale, controllata dagli hedge funds che detengono il controllo di Google, Microsogt, Visa, Amazon si consumerà totalmente quell'incesto stuproso tra creazione monetaria e commercio, in quanto TUTTO sarà controllato dalla GRANDE BANCA, tutto, anche le minime conversazioni, il tutto preliminare al microchip
3. imporre l'annientamento totale degli Stati nazione di cui i due Stati Germania e Francia destinati a fondersi per incorporazione INC

Ecco il perché di questa strategia della tensione

Questo è il piano. Adesso che lo sappiamo, che cosa siamo disposti a fare per contrastarlo?
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Lapalissiano, come dice, un piano che parecchi conosciamo, cosa facciamo per contrastarlo ?
Attendiamo con santa pazienza che si estinguano gli agnelli sacrificali ipnotizzati che negano l'evidenza della situazione, poi una volta rimasti tra di noi ce la vediamo con i 4 criminali rimasti che a quel punto saranno ormai inoffensivi, quindi per ora ci attrezziamo per una resistenza passiva tanto ormai i più riescono anche a prevedere i finti attacchi fake o false flags.
Aggiungerei una interessante riflessione:
“Finché l’individuo in cambio di una immunità, d’una esigua ma sufficiente paga giornaliera, d’una uniforme che lo faccia apparire un poco di più di quel che crede di essere, è disposto a sparare sul prossimo, anche quando questi chiede i suoi sacrosanti diritti, l’umanità resta quello che la cronaca ci ha dimostrato e ci dimostra: schiava dei suoi istinti e senza nessuna possibilità di evoluzione”.  Max Enguer

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