Descrizione

In questo blog si vuole commentare ed analizzare l'attualità e la storia ma sopratutto scoprire ed evidenziare le ipocrisie, le falsità ed i soprusi di questo mondo appunto ormai impossibile da vivere.

“La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi”. Honorè de Balzac

Contra factum non valet argumentum”

lunedì 17 ottobre 2016

Nino Galloni l'economista che previde la catastrofe italiana e semplicemente fu cacciato


Tutto come da programma e risaputo ma quando lo vedi confermato da testimoni oculari prendi un ennesimo schiaffone della realtà delle cose e di come le persone siano sempre più colpevoli della loro situazione perchè oltre a lamentarsi inutilmente anzi con effetti controproducenti riescono ancora a difenderla a spada tratta di fatto agevolando il sistema. 
Quello che è oltremodo assurdo è che da tutte le parti arrivano conferme di ripetuti attacchi all'Italia ma tutto procede come nulla fosse, anzi ci fanno passare ancora per dei poveracci, di questo ringraziamo i politici venduti e la solita orda barbarica dell'elettorato di referenza. Gli uomini li abbiamo, competenze e risorse anche mancano solo un popolo e di conseguenza politici con le palle che poi non vengano appesi per i piedi perchè altri più che interessati a devastarci oltremodo ti vengono a raccontare le favole.
I due interventi del professore lasciano alquanto interdetti perchè in sostanza confermano qualsiasi teoria complottistica che ormai negano solo più gli idioti e quelli in malafede..
La sua filosofia monetaria è allineata a quella del Prof. Auriti, farò seguire altri contributi perchè è veramente competente, realista e semplice da capire .

Prof. Nino Galloni, economista tra i più affermati a livello nazionale, già Direttore del Ministero del Lavoro e presidente del Centro Studi Monetari.

Esponente della Democrazia Cristiana e Vicepresidente del CSM, si laurea in Giurisprudenza nel 1975 e diventa ricercatore presso l'Università di Berkeley nel 1978. A Berkeley ha svolto una ricerca sotto la guida del professor Richard Webster che e stata pubblicata con contributo CNR.

Tra il 1980 e il 1987 è collaboratore dell'economista post-keynesiano Federico Caffè (che considererà suo maestro) nella facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Roma, e dal 1987 al 1999 insegna alla Luiss di Roma, all'Università degli Studi di Roma, all'Università Cattolica del Sacro Cuore, all'Università di Modena, e all'Università di Napoli.

Galloni è stato Direttore generale, al Ministero del Lavoro alla Cooperazione, dell'Osservatorio sul Mercato del Lavoro, Politiche per l'Occupazione Giovanile e Cassa Integrazione Straordinaria nelle grandi imprese, sindaco all'INPDAP, e all'OCSE. Dal 2010 al 2015 è membro effettivo del collegio dei Sindaci dell'INPS e dal 2015 all'INAIL. È Presidente fondatore del Centro Studi Monetari, un'associazione per lo studio dei mercati finanziari e delle forme di moneta emettibili senza creare debito pubblico.

Contributi e pensiero

I suoi numerosi saggi affrontano in particolare tematiche riguardanti il mercato, la finanza, e la sovranità monetaria, soprattutto in relazione alle politiche nazionali italiane ed europee. In essi, Galloni evidenzia le sue posizioni critiche riguardo all'attuale equilibrio economico dei Paesi dell'Eurozona e insiste sulla fase di recente deindustrializzazione dell'Italia, a partire dagli anni Ottanta. A suo avviso le difficoltà dell'Euro potrebbero prevedere il ritorno alla sovranità monetaria nazionale per l'Italia e le altre nazioni europee, nel caso in cui l'Europa attuale si rivelasse incapace di ridistribuire efficacemente le sue risorse finanziarie. Galloni afferma la necessità di un ritorno alla separazione netta tra gli Istituti operanti nel credito rivolto ai soggetti dell'economia reale (anche di tipo pubblico, come le infrastrutture, la ricerca pubblica, eccetera), e i soggetti finanziari che operano sui mercati speculativi, ovvero negli scambi economici puramente finanziari (in particolare in due modi: con la reintroduzione dello Glass-Steagall Act e con l'introduzione di monete complementari). Nelle sue conferenze ed opere ha più volte ribadito il concetto di valutare diversamente le semplici irregolarità negli adempimenti amministrativi dei cittadini rispetto alle vere e proprie grandi irregolarità (che rientrano nell'illegalità). Mentre, nelle prime, lo Stato deve assumere un ruolo attivo aiutando il cittadino nei propri adempimenti amministrativi, le irregolarità più rilevanti vanno punite, per creare una dinamica virtuosa di collaborazione tra Stato e cittadino. Si è detto inoltre scettico sulla sostenibilità della decrescita felice perché essa richiederebbe una riduzione maggiore nella popolazione che nella produzione.



Intervista all’economista Nino Galloni di Marcello Pamio


08/06/2005

D: Il 6 aprile del 2005, la Camera ha approvato una mozione per una Nuova Bretton Woods. Il sistema monetario deciso a Bretton Woodsnel 1944 in pratica ha messo il dollaro come moneta principale a livello mondiale. Nessuno però di questa mozione ne ha parlato. Come mai? E cosa contiene? 

R: La mozione ha l’obiettivo di recuperare la logica di incontro tra le varie realtà politiche del pianeta al fine di arrivare ad accordi di natura valutaria, monetaria di politica economica finalizzata allo sviluppo. Quindi, finanziare le grandi reti infrastrutturali, la ricerca ad altissimo livello e la promozione di tutte quelle realtà che oggi si trovano in una condizione di arretratezza, non tanto perché sia naturale che ciò avvenga, quanto perché le scelte di politica economica maturate dopo la dichiarazione di non convertibilità del dollaro da parte di Nixon nel 1971, quindi gli anni ’70, ’80 e ’90 hanno condannato questi paesi, questi popoli e queste realtà a subire una serie di svantaggi dal punto di vista delle relazioni economiche.
Ad esempio si parla molto dell’azzeramento del debito nei confronti dei paesi in via di sviluppo, però non si parla abbastanza dei meccanismi che l’hanno determinato, perché se anche questo debito si azzerasse, e poi non si intervenisse sui meccanismi che l’avevano determinato si ricostituirebbe senza nessun risultato utile.

D: In una recente dichiarazione pubblicata dall’Agenzia Parlamentare per gli Studi economici e politici lei ha detto che

“lira, euro e valuta complementare non è questo il problema”
ma semmai chi emette la moneta. Penso si riferisse al poco famoso Signoraggio. Ci può spiegare cos’è questo benedetto Signoraggio?

R: Il signoraggio è la differenza tra il valore facciale di una banconota e quello che è costato produrla. Il punto è che noi stiamo parlando di moneta che ha corso legale, cioè che noi siamo obbligati forzosamente ad accettare. Allora è chiaro che chi può emettere questa moneta ha un grandissimo potere: il potere di creare un valore, perché poi questa moneta deve essere accettata. La stessa cosa si può ottenere tra due persone che si emettano reciprocamente una promessa di pagamento di un qualche cosa se poi nel frattempo questa invenzione reciproca di valore trova conferma nell’ambito del circuito produttivo, perché con questa promessa di pagamento, nel caso delle banche si chiama credito, faranno seguito degli atti di natura economica, produttiva ecc. che generano reddito e consentono la restituzione della somma che stiamo parlando. La banconota, la moneta, si parla di signoraggio, perché c’è una autorità che emettendola si appropria di quella differenza tra il valore nominale e il costo di produzione. Ora se questa autorità è lo stato nazionale è chiaro che non è la stessa cosa delle singole persone che compongono la collettività, però se questo stato emette questa moneta per fare degli investimenti produttivi, c’è una logica, se invece di essere gli stati (come sappiamo nel caso europeo, che hanno rinunciato alla propria sovranità sia nei confronti delle banche centrali che nei confronti nella banca centrale europea), accade che la popolazione non ha più alcun vantaggio da questa grande invenzione dell’umanità che è la moneta.

D: Quindi se ho capito bene: la banca centrale stampa la moneta spendendo pochissimi spiccioli tra carta e inchiostri e la vende allo stato al valore nominale, cioè a quel numerino stampigliato sopra, giusto. Il signoraggio pertanto in termini economici è un guadagno impressionante. Che viene incassato dalle banche centrali che sono private… 


R: Sì, praticamente le banche centrali, così come la banca europea, sono organismi privati…
L’idea del signoraggio precostituisce il diritto da parte dei cittadini di vedersi restituite queste somme. Ci sono della cause in corso in molti paesi, anche negli Stati Uniti, per ottenere questo rientro da parte dei cittadini stessi. Quella che è stata una mia battaglia storica, fin dagli anni ’80 da quando ero nel Ministero dell’Economia, riguardava la possibilità dello stato di mantenere il diritto a spendere quando si trattava di investimenti produttivi, di creare posti di lavoro, ecc., perché ciò che lo stato spendeva anche in disavanzo per quelle attività che ho citato, poi sarebbero rientrati, non erano soldi che andavano buttati all’aria. Nel momento in cui si ridusse questa possibilità, crebbero gli tassi di interesse, perché poi la domanda di moneta da parte dell’economia c’era, e si penalizzarono le imprese meno forti, i lavoratori, le famiglie. Oggi siamo in una situazione pericolosissima perché le famiglie per mantenere il proprio livello di consumi, si sono indebitate enormemente. Allora se il prodotto interno lordo, ciascun anno per molti anni, cresce di meno dei tassi di interesse, che pure sono bassi (ma sono più alti della crescita del Pil) è chiaro che nella media non c’è la possibilità di restituire questi prestiti, e allora che cosa succederà?

D: Cosa mi dice delle recenti votazioni in Francia e Olanda sulla Costituzione europea? 


R: Queste votazioni sono state un messaggio chiarissimo da parte di questi due paesi, nel senso che la costituzione europea era un compromesso piuttosto alto e intelligente tra i bisogni della popolazione, quindi l’Europa dei popoli che non si è fatta, e quella dei banchieri, della finanza e dell’euro che si è fatta! Però questi popoli, francesi e olandesi, hanno detto chiaramente che a loro questo compromesso non sta bene. Che loro vogliono un’altra cosa. Quindi è un attacco chiaro all’Europa dei banchieri e della finanza. Questo però non significa che bisogna uscire dall’euro e abbattere l’euro, non necessariamente significa questo. Il problema è che anche a livello europeo proprio per andare dietro a quelli che sono gli interessi e i problemi della popolazione bisognerebbe che l’Europa potesse battere moneta per fare investimenti, costruire infrastrutture, creare lavoro, ecc. Questo è il punto: fare l’Europa dei popoli.
Quindi se dobbiamo intervenire sulla competitività dobbiamo fare in modo che i vari sistemi siano più compatibili, perché è chiaro che se ci sono dei paesi dove il costo del lavoro è bassissimo, non si sono le assicurazioni sanitarie, dove non c’è rispetto dell’ambiente, ecc. è chiaro che creiamo un discorso di concorrenza assolutamente insostenibile.

D: Ho sentito parlare di un 3° Polo indipendente che teoricamente dovrebbe presentarsi nel 2006 alle elezioni. Può dirci qualcosina di più? 


R: Innanzitutto non dobbiamo confondere il Terzo Polo con il trasversalismo. Il trasversalismo è per esempio quello che sta dietro la mozione della Nuova Bretton Woods che abbiamo detto prima, consiste nel fatto di prendere idee e persone che stanno da una parte e dall’altra rispetto al centro sinistra e centrodestra e farli convenire su qualche cosa che si condivide. Questo è trasversalismo.
E’ una possibilità che ha la caratteristica di essere più culturale che politica. Il Terzo Polo è un progetto di fare una cosa che non sia né centrodestra né centrosinistra, perché si ritiene che sia il centrodestra che il centrosinistra tutto sommato, nell’ambito delle grandi scelte di politica economia non si distinguono granché, e non abbiamo brillato granché, se vuole la mia opinione di addetto ai lavori, perché essendo nella Pubblica Amministrazione ad alti livelli da tanti anni, ne ho visto di tutti i tipi e devo dire che purtroppo si è passati dal centrosinistra al centrodestra, dal punto di vista delle grandi scelte economiche, senza quasi accorgersene, e questo è negativo secondo me.
Il Terzo Polo è il tentativo di presentarsi agli elettori con un programma nuovo, diverso, con un programma alternativo, tanto alternativo da giustificare la nascita di una nuova coalizione. Ovviamente con l’attuale sistema maggioritario questo è molto difficile da proporre agli elettori…

D: Nel mondo ci sono oltre 5000 valute complementari. Secondo lei queste monete alternative sono valide oppure no? 


R: La valuta complementare si può intendere in molti modi, se per esempio a livello locale 50, 60 o 100 aziende si accordano per accettarla nei loro scambi, se pur parzialmente, questo può consentire di far crescere le loro rendite e quindi la loro forza lavoro, perché chi spende moneta locale compra moneta locale, mentre chi spende la moneta internazionale compra prodotti internazionali. In certi tipi di comuni è chiaro che se vado a comprare la benzina, a fare il pieno di benzina, lo debbo fare in euro, però se vado a comprare un chilo di pane o un cassetta di pomodori prodotti localmente, posso pagare con la moneta locale (ovviamente se viene accettata).

D: Ci sono in Francia, Germania, Giappone, le risultano anche in Italia? 


R: In Italia c’è stato l’esperimento del Prof. Auriti, ma quello era più una valuta alternativa. La valuta complementare è un qualche cosa che si affianca a quella ufficiale, non è che la sostituisce completamente. Serve per creare nuovi posti di lavoro e correggere i danni della cosiddetta globalizzazione.

D: Quello che è successo in Argentina? 


R: In Argentina questa moneta popolare è stato l’unico rimedio vero nei confronti di una crisi economica istituzionale che sennò sarebbe stata irreversibile. Non sono state certo le ricette del Fondo Monetario Internazionale a tenere a galla l’Argentina…

D: In qualità di economista onesto corretto e soprattutto senza peli nella lingua, qual è la sua ricetta per uscire da questa crisi economica? 


R: La ricetta per uscire dalla crisi in generale è non confondere i vincoli con gli obiettivi! Nell’economia noi abbiamo dei vincoli, cioè uno non può fare un’impresa senza tener conto che dovrà vendere prodotti per un valore superiore ai costi che deve affrontare per produrre. Esistono vincoli anche nei bilanci pubblici, però non sono gli obiettivi.
Gli obiettivi sono nell’ambito dello sviluppo economico, nella protezione dell’ambiente, della salute della popolazione, della felicità della popolazione soprattutto dei giovani, ecc. Allora per questi obiettivi devo fare tutti gli sforzi possibili, non mi devo privare della flessibilità della manovra di politica economica e monetaria come si è fatto in questi anni, in nome di un dio euro. L’euro non è dio.
Se noi mettiamo sull’altare l’euro e pensiamo che l’altare sia sacro perché c’è sopra l’euro, sbagliamo: confondiamo il vincolo con l’obiettivo. Certamente non è che nell’economia siamo liberi di fare come ci pare, perché abbiamo tanti vincoli, ci sono delle leggi economiche da rispettare, però nell’ambito di questi vincoli è possibile fare in modo molto diverso rispetto a quello che si è fatto in questi anni. E questo ci potrà dare dei risultati migliori, che magari non significa la pienissima occupazione, o che stiamo tutti benissimo, però significa fare molto meglio di quello che è successo in questi venti-trent’anni.

D: L’ultima domanda poi la lascio. Sento sempre più spesso parlare del crollo del dollaro USA a causa di una economia indebitata fino all’osso. Ecco perché ogni 2 anni devono fare una guerra. Le risulta una situazione allarmante del genere oppure no? 


R: Arrivo subito alla risposta altrimenti dovrei fare dei discorsi di natura storico-economica molto lunghi. Se Cina, India e Russia, che sono i principali detentori di dollari, li buttassero sul mercato (per fare la cosa più razionale) per prendere una valuta più forte come l’euro, succederebbe una crisi di tali proporzioni che saremo costretti a cercare di risolvere i problemi con dei criteri e logiche che adesso sembrerebbero impensabili. Ci troveremo di fronte alla più grande crisi finanziaria e valutaria nella storia dell’umanità, quindi loro non lo possono fare: se li debbono tenere, e in cambio di questo cercano di avere dei vantaggi dagli Stati Uniti e nell’ambito del sistema, facendo un tira e molla sulla competitività, sulla vendita dei loro prodotti, e su altre cose.
Però è un sistema assolutamente instabile e non votato al successo, quello nel quale ci siamo venuti a trovare. Quindi sicuramente si dovrà arrivare o a nuova Bretton Woods o a un grande cambiamento di politica economica, o entrambi.


MMT Rimini. Nino Galloni e le telefonate di Ciampi a Berlinguer e Kohl ad Andreotti

Nino Galloni, ex funzionario al bilancio vuota il sacco. In un intervento a sorpresa durante il summit di Rimini sulla Crisi Economica spiega com’è nato il debito pubblico in Italia, e come ha fatto la Germania a diventare di fatto “padrona” dell’Italia, e non solo!


Galloni parla di due telefonate che cambiarono il corso delle scelte economiche italiane: una dell’allora cancelliere tedesco Helmut Kohl ad Andreotti per evitare che l’Italia ponesse delle condizioni verso il processo di unificazione monetaria (1990 circa), una (inizio anni ’80) dell’allora presidente della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi al segretario nazionale del Partito Comunista Enrico Berlinguer con – secondo Galloni – una potenziale ritorsione su alcuni esponenti del Pci in caso di accordo sulle politiche monetarie con la Democrazia Cristiana.
Telefonate che, se confermate, getterebbero un’ombra forse indigeribile sui due uomini considerati padri nobili di questa Europa adesso tanto irriconoscibile rispetto al sogno iniziale.

Non c'è bisogno di nessuna conferma per incolpare di tradimento verso il popolo questi ed altri criminali seriali (NdR).



Nino Galloni, intervento fuori programma al Summit MMT di Rimini, sabato 25 febbraio 2012 (per incompletezza del file audio mancano le primissime battute sui suoi studi):

“Da funzionari dello stato a funzionari del Governo”


Fino agli anni ’80 si studiavano le teorie keynesiane, poi l’argomento è diventato ‘forbidden’. 
Ho iniziato la mia esperienza come funzionario dello Stato al ministero del Bilancio e della Programmazione economica, oggi un ‘pezzo’ del ministero dell’Economia … insomma la stessa cosa… e collaboravo anche con Federico Caffè. In sostanza, praticamente, cominciarono ad arrivare alcuni funzionari del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e a sostituire alcuni di noi; tra l’altro con paghe completamente diverse dalle nostre; ma non ne sapevano più di noi che bene o male avevamo vinto un concorso, avevamo studiato eccetera eccetera. E quindi cominciarono i primi attriti.

Per farla breve, io feci un’elaborazione di quello che sarebbe successo col famoso divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia, che è l’architrave di tutto quello che stiamo dicendo qui; cioè lo Stato che non chiede Moneta ma in qualche modo, ma …..o…si basa sui vincoli di portafoglio alle Banche che debbono assorbire i suoi titoli a bassissimi tassi di interesse, che è un po’ la stessa cosa che emettere moneta, non c’è tanta differenza; ma che invece non ha più questa facoltà, rinuncia a questa facoltà e quindi si rivolge direttamente al Mercato, che poi non è il Mercato ma che sono quelle quattro, cinque, sei Banche di interesse nazionale, in via di essere privatizzate, che ovviamente utilizzavano un metodo ancora più drastico di quello successivo per far crescere in modo esorbitante i tassi di interesse.

Cioè praticamente, lo Stato chiedeva cinquemila miliardi (allora c’erano le lire), ne comperavano quattromila e cinque (4.500) al tasso di quel giorno e per far assorbire gli ultimi cinquecento (500), si faceva schizzare il tasso di interesse che praticamente arrivava a livelli insopportabili.

Io feci i miei calcoletti, niente di straordinario; e arrivai a due conclusioni che furono oggetto di un mio documento al Ministro. Dissi praticamente che: con quel sistema, nel giro di sei o sette anni, il Debito Pubblico sarebbe raddoppiato e avrebbe superato il PIL.

E seconda cosa, che avremmo spiazzato un’intera generazione di giovani e la disoccupazione giovanile in Italia sarebbe salita oltre il cinquanta per cento (50%) nel giro dello stesso periodo, questo perché gli alti tassi di interesse avrebbero accorciato l’orizzonte degli investimenti delle imprese e quindi non avrebbero fatto assumere etc etc.

Mi dissero che ero pazzo perché il Debito Pubblico non poteva mai superare il PIL sennò il sistema saltava.

Io dissi che se il Debito Pubblico è uno STOCK e il PIL era un FLUSSO, questa considerazione non era possibile.

E poi mi dissero che la disoccupazione giovanile aumentasse così, anzi che si sarebbero intraprese una serie di misure di flessibilizzazione per consentire ai giovani di trovare lavoro.

Il litigio aumentò enormemente e alla fine me ne andai dalla Pubblica Amministrazione e tornai in parte negli USA a Huston e poi feci delle altre cose in Italia.

Nell’1989 andavo a dei seminari, a degli incontri, che erano organizzati dall’Onorevole o Senatore Donat Cattin, il quale pubblicava nella sua rivista, “Terza Fase”, i miei articoli su queste problematiche monetarie. E una giornalista del Manifesto, una certa Norma Rangeri, fece un articolo su di me scrivendo appunto che, siccome il Debito Pubblico aveva superato il PIL quell’anno, e la disoccupazione giovanile in Italia, record mondiale, era al cinquantasei per cento (56%), c’era stato un oscuro funzionario del Ministero del Bilancio che l’aveva detto ma invece di essere ascoltato era stato costretto ad allontanarsi.

Questo creò un grande tafferuglio sui mass media al culmine del quale mi scrisse un certo Giulio Andreotti, che doveva fare il governo, e mi disse “Caro Galloni, vuoi collaborare per cambiare l’economia di qesto Paese?”; perché c’era qualcuno che non la pensava in modo allineato etc etc

Io ovviamente aderii entusiasticamente e mi misi a disposizione del suo braccio destro, il quale mi chiese “Ch’aggi à fa pè cambià l’economia di questo Paese?”, avete capito di quale ministro sto parlando (Cirino Pomicino NdR), molto simpatico….ma lasciatemi andare avanti…..

e gli dissi, guardi, lei si faccia dare il Ministero del Bilancio e poi metta me a capo della struttura, al resto ci penso io.

E così fu. Mi disse “sono il Ministro del Bilancio”, io andai là e non solo mi mise a capo di tutta la struttura tecnica, del Ministero ma anche a capo di un gruppo di venticinque professori universitari di economia.

Cominciammo a mettere mano alla famosa “Relazione Previsione Programmatica", che sarebbe come il documento di Politica Economica di oggi.

La finalità di questa mia azione era quella di rallentare il processo di quello che avrebbe portato all’Euro. Cioè, non che noi non volessimo quel percorso ma lo volevamo in tempi diversi, adeguati all’esigenze dell’Italia anche di ristrutturazione e riconversione e industriale, in condizioni di sviluppo economico e non in condizioni recessive, perché questo avrebbe fatto la differenza tra crear posti di lavoro buoni e invece perderli.

Dopo qualche settimana che lavoravo a questo progetto successe il cataclisma. La “Fondazione Agnelli”, la Confindustria…e persino telefonò all’allora Ministro del Tesoro Guido Carli, un certo Helmut Khol.

Io ero, tutto sommato…. Per quanto mi avessero messo a capo della struttura, mi sentivo sempre un piccolo funzionario; sì, uno che studiava, uno che scriveva, uno che diceva le sue cose, per carità;

Però, una telefonata su di me da parte di Helmut Khol, confermatami poi da Pomicino mi sembrò una cosa esagerata. E lui mi fece capire che non c’era più spazio per questo mio tentativo, e io scrissi su un pezzettino di carta perché lui mi disse di non parlare, che c’era il microfono, e scrissi: m per caso hanno telefonato perché “così e così” e non è più il caso, non è più possibile portare avanti questo discorso? E lui fece di sì con la testa, lo stracciò in mille pezzettini e lo buttò nel cestino.

Allora, praticamente Carlo Donat Cattin mi chiamò a fare il Direttore Generale al Ministero del Lavoro e lì iniziò poi un’altra esperienza di cui dovrò dire rapidamente perché c’entra con le tematiche di oggi.

Prima volevo però sottolinearvi due passaggi che sono un po’ più che aneddoti.

Ero stato incaricato da una parte della DC di prendere contatti con una parte del PC per vedere (sono ritornato agli anni ’80), se era possibile una linea economica diversa da quella accettata dall’establishment della stessa sinistra democristiana nel suo complesso, la cosiddetta “sinistra politic”, mentre invece la “sinistra sociale”, quella di Donat Cattin era contraria al divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia e tutto il resto; e vedere se nel PCI c’era qualcuno che era d’accordo. Avevo fatto pure dei seminari… prima avevo fatto dei seminari anche con un’altra rivista, “itinerari” si chiamava; e venivano altre persone, molto modeste, a vedere di che cosa si parlava; uno si chiamava Mario Draghi, un altro un certo Giulio Tremonti; tutta gente piccolina e tranquilla, poi dopo ha fatto carriera. Eva bene; ma che cosa successe quando presi contatto con questi del CESP di cui poi più rappresentativo era il professor Azzolini; che un certo Carlo Azeglio Ciampi telefonò a Berlinguer e gli disse che se si fosse andati avanti in quel discorso, che se si fosse parlato di Monet, tutti i figli della nomenclatura comunista che stavano negli uffici e negli studi delle Banche dovevano andare a casa. Quella fu la fine del dibattito.

L’altro aneddoto, anche perché significativo per il discorso che sto cercando di fare, quando io entrai lì al Ministero del Bilancio, mi occupavo anche di studiare la società italiana e rilevi in una mia pubblicazione che c’erano questi sussidi, queste…. Pensioni di invalidità date in giro per … insomma, erano superiori a qualunque logica. E allora io denunciai questo fatto. Mi chiamarono da altissimo livello e mi dissero:


"a Gallò, non rompe perché noi dobbiamo combattere il terrorismo, qui, se noi non rompiamo il cartello dei disoccupati nel mezzogiorno c’è un’alleanza possibile tra le Brigate Rosse che al nord ha un certo seguito e i disoccupati del sud e succede un disastro".
E io dissi “va bene, mi sembra un’argomentazione buona”.

Tre anni dopo: divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia, Titoli del Debito Pubblico offerti direttamente al Mercato per finanziare la spesa pubblica, spesa per i disoccupati, spesa per le pensioni di invalidità per rompere il cartello dei disoccupati finanziati come se fossero investimenti buoni o addirittura al venti per cento (20%) e questo ha fatto esplodere il nostro Debito Pubblico che da una parte la classe dirigente diceva che bisognava separare il potere dei politici dagli investimenti pubblici, in realtà per indebolire il Paese, e dall’altra voleva poi finanziare spese assistenzialistiche ad elevatissimi tassi di interesse facendo esplodere il Debito Pubblico.

E da quell’errore che poi abbiamo pagato tutto il resto in termini di Debito etc.

Avrei da dire molte cose ancora su tutto quello che poi ho combattuto al Ministero del Lavoro contro la confusione fra “Flessibilità del lavoro” che era necessaria e “Precarizzazione” che ci ah rovinato (!)…ricordare….ricordare due battute che purtroppo fino agli anni ’90, noi Direttori Generali potevamo prendere i Ministri e sbatterli contro il muro se era necessario nell’interesse del Paese; dopodiché noi siamo stati completamente emarginati e resi dei servi. Dacchè eravamo cioè dei funzionari dello Stato, ci siamo ritrovati ad essere Funzionari del Governo: tutto un altro film.


Per concludere, perché è importante ricordare questa cosa. Io adesso ho scritto un libro che si chiama “Chi ha tradito l’economia italiana”; è stato appena stampato, ne ho regalato appena una copia ai nostri ospiti qui; …però sono arrivato alla conclusione che anche il sequestro e uccisione di Moro si possa inquadrare nel tentativo di indebolire l’Italia; perché sia Baffi, sia tutta la sua scuola, non è che non volevano l’Italia in Europa, ce la volevano ma con tempi e modi possibili. E che quindi, questa Italia che produceva con questa sua industria, con queste sue partecipazioni statali con questi suoi modelli alternativi, faceva veramente paura e dava veramente fastidio sia ai tedeschi, sia ai francesi.

Grazie.

Fine intervento, trascrizione di Filippo Fucili


Lettura consigliata 
   
Chi ha tradito l'economia italiana? Come uscire dall'emergenza 

Fonti   wikipedia   disinformazione  rivieraoggi   partitoviola

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