Descrizione

In questo blog si vuole commentare ed analizzare l'attualità e la storia ma sopratutto scoprire ed evidenziare le ipocrisie, le falsità ed i soprusi di questo mondo appunto ormai impossibile da vivere.

“La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi”. Honorè de Balzac

Contra factum non valet argumentum”

sabato 9 gennaio 2016

S.O.S. Patagonia! - Debito in cambio di territorio

Un sondaggio, che aveva lo scopo di "conoscere il parere degli argentini prima di un grosso investimento", svela gli enormi interessi per la privatizzazione delle risorse naturali della regione. Queste ricchezze potrebbero "ripagare i debiti nazionali contratti con il Fondo Monetario Internazionale". Allarme dall'Argentina per la svendita dei "gioielli di famiglia" alle multinazionali, e il silenzio stampa.

S.O.S. Patagonia!
Da Santa Cruz - Argentina - per Selvas.org
Liliana Venanzi - 02/05/2002

Cascate Iguazu Uruguay
Nota del Blog
Trovai questo documento dopo poco che iniziai ad interessarmi di questi argomenti, era il 2002, ho iniziato attivamente la sera dell'11 settembre 2001, al primo TG mi resi conto che "qualcuno" voleva prendermi per il culo.
Già sapevo stranamente sempre da un TG RAI, ogni tanto qualcosa gli scappa, che all'Argentina avevano fatto privatizzare tutto e poi gli avevano rubato il denaro, ricordo di aver pensato "cazzo" possono farlo ovunque e mi morsi subito la lingua, già lo avevano fatto nel 1992 in Italia, con l'aiuto del vostro beneamato massone, Trilaterale, Bilderberg, Goldman Sach, ONU, Ulivo, PD, Commissione Europea "er mortadella", scrivere il nome mi fà venire disturbi di stomaco, fate poi voi una analisi di quelle sigle e vedete un pò a chi dir grazie della presente, passata e futura situazione, carta canta !!
Quindi già conoscevo il meccanismo ma il bello ha ancora da venì, negli anni ho poi scoperto che Italia, Argentina e Pakistan erano state scelte come campo di prova per la devastazione dell'economia nazionale e lo riporta sotto, ho imparato il giochino dei prestiti da parte del FMI e vi rimando a questo articolo, per non parlare di Bloody Hands Full of Gold Henry Kissinger e vi rimando a questo articolo ed anche che usano i sondaggi per manipolare l'opinione pubblica e così ho scoperto come mai talvolta bucano, non riescono ad influenzare abbastanza, farò l'articolo.
Quindi in linea generale potete pure pensare l'han fatto a lui, lei, loro non mi tocca, ahahah, ti toccherà "minkia" se ti toccherà e saran cazzi da cagare, vedi Grecia per dirne una ...
Dunque ho pensato di andare a recuperare l'articolo sperando che almeno qualcuno capisca come funziona e ovviamente che bisogna darsi una mossa ...

La Patagonia tragica


Per Selvas.org - Liliana Venanzi

Giornalista argentina della provincia di Santa Cruz
(traduzione di Manuela Iglesias)

Parlare della Patagonia argentina è come dire Cordigliera Azzurra, nevi eterne, ghiacciai millenari, boschi di araucarie, acqua cristallina, specchi come laghi interminabili, terra prolifera, cascate e montagne che accarezzano il sole...E’ abbracciare con gli occhi il mare atlantico, spiagge di sassi, lupi di mare che si fanno il bagno sulle coste, un avvistamento di balene a Madryn, schiuma e lumache, gabbiani danzanti...E’, anche, come dire meseta, pascolo di pecore, un imbrunire di silenzi, acquate strabordanti, fiumi e valli, paese delle mele. E’ ancora piangere per le Malvine, la sorellina perduta, da quando quella nave inglese oltraggiò le sue coste, intorno al 1833 o lottare per i diritti su parte del continente bianco, que Argentina reclama per se davanti a tutti gli organismi internazionali. Ma la patagonia non è solo la tavolozza dell’arcobaleno con il quale la natura ha dipinto il sud del continente americano. Solo il suo nome basterebbe a renderci conto di risorse straordinarie che abitano la sua pelle e i suoi visceri: oro, argento, petrolio, uranio, carbone, gas naturale, la possibilità di creare energia idroelettrica, ed energie alternative( eolica, idrogeno). E’ sinonimo di centinaia di chilometri di acque territoriali con abbondanza di specie marine come gamberetti, krill, calamari, merluzzi, plancton solo per menzionarne qualcuna. Ovviamente non è solo il suo paesaggio incommensurabile, e le ricchezze che prodiga che la rendono così speciale: la Patagonia Argentina è una delle riserve d’acqua incontaminata più grandi del pianeta ACQUA INCONTAMINATA E TERRITORIO QUASI PER NIENTE SFRUTTATO ecco le due chiavi della sua potenzialità. Più di una volta noi abitanti di questa terra abbiamo sentito parlare di progetti di “neocolonizzazione”, come il “Plan Andinia”. In un’altra occasione si parlò di coloni giapponesi che sarebbero venuti a popolare il nostro sud, mediante un patto con il governo nazionale. Oggi, i grandi interessi sovranazionali che costituiscono l’Impero, hanno rivolto i loro occhi verso di noi. La scusa perfetta per questa nuova dominazione è il debito estero argentino. Dice l’economista nazionale Adrian Sambuchi in “Argentina privatizzata o l’imminente scambio debito contro territorio”- “(... ) sembra che per diverse ragioni il nostro paese sia stato eletto come un leading case - una sorta di caso testimone o cavia - per ravvivare questo vecchio modello metodologico coloniale. Può darsi che il fatto di “onorarci “ in questo modo sia parte del processo di monito e castigo addizionali che l’Argentina deve continuare a patire per i nostri peccati del passato, che hanno fatto del nostro, un paese scomodo, inaffidabile e potenzialmente pericoloso.



Debito in cambio di territorio
Effettivamente “il nostro passato ci condanna” dalla politica estera indipendente di Hipolito Yrigoyen negli anni venti, poi la nostra neutralità filo-germanica negli anni trenta e quaranta; passando dalle nostre pretese di potenza regionale sotto il governo di Juan Peron negli anni cinquanta e finalmente il nostro coraggio audace e insolente nelle Malvine esattamente venti anni fa, accendono luci gialle-forse con qualche riflesso rosso- sullo scacchiere del potere mondiale.
La decisione sembra essere stata presa: l’Argentina deve essere debilitata, devastata, piegata e messa in ginocchio, e ciò non conviene farlo con un intervento militare o politico diretto - sempre così odioso quando si vede nei notiziari delle h.18- ma attraverso agenti locali allineati con gli interessi del nuovo ordine mondiale, inseriti e incistati a dovere nelle strutture dello stato. Dal Council on foreign relations viene proposto un nuovo concetto: quello dello scambio debito contro territorio.
E di quale migliore disponibilità può disporre un paese grande, ricco di risorse naturali e scarsamente abitato, come l’Argentina se non quello di scambiare il debito per territorio? Oggi siamo appena 37.000.000 di argentini distribuiti molto male in un territorio nazionale che dovrebbe avere perlomeno il doppio della popolazione. Per esempio nella Patagonia argentina la somma delle popolazioni delle provincie della Terra del Fuoco, Santa Cruz, Chubut, Rio Negro, e Neuquen arriva ad appena 1.500.000 di abitanti: un 4% della popolazione nazionale, meno di quella di un distretto della grande Buenos Aires come quello della Matanza. La Patagonia Argentina è la candidata naturale per fare un ampio “megascambio territoriale”. “Ciò viene pianificato da decenni e quest’operazione è in moto”, dice Salbuchi. Intanto un segretario del governo Duhalde, Norman Bailey, consiglia attraverso un rapporto, che l’Argentina utilizzi uno schema di scambio di debito usando “terre fiscali e attivi provinciali”. E’ una nota apparsa nel giornale “Il Cronista Commerciale”. Bailey spiega: “...il Governo potrebbe stabilire una corporazione nazionale di sviluppo capitalizzata con quelle terre pubbliche... la corporazione scambierebbe quelle terre con la remissione del debito presentata da investitori interessati, che potrebbero destinarli ad usi industriali, agricoli, e immobiliari”.
Lo scrittore e politico Juan Labakè, raccoglie ancora dati su questo tema preoccupante:”simultaneamente anche il presidente Duhalde, con decreto n°533/2002 (bollettino ufficiale del 23.02.2002) ha contattato tre imprese anglo-nordamericane perchè lo rappresentino a livello internazionale in questioni di debito estero e affinchè “preparino ed implementino una strategia...per conseguire un finanziamento internazionale”. Ciò significa che tali consulenti esteri saranno incaricati di tracciare un piano di rinegozziazione del debito estero argentino e di portarlo a termine. La cosa peggiore è che una di quelle imprese, ZEMIC COMMUNICATIONS, è di proprietà del ben conosciuto Henry Kissinger e lui si è impegnato a “collaborare” in quel lavoro.


Cartelli contro l'FMI e il debito con l'estero

Sondaggio inquietante, senza committente
Kissinger non è solo il fautore del pagamento di debito con disponibilità liquide che tante calamità ci ha portato ma è anche - continua Labakè - uno dei principali (se non il principale) ideologo del sistema d’indebitamento come strumento di dominazione dei nostri popoli”. In questo contesto appare un sondaggio realizzato in diverse città di una delle provincie patagonica di Chubut. L’agenzia Giacobbe e Associati è quella che svolge il lavoro d’inchiesta. Una delle persone intervistate rileva il tenore delle domande, 30 in tutto, che hanno più a che fare con la valorizzazione di politicie funzionari locali e nazionali e con temi strategico-politici in relazione ai principi di supremazia economica e politica della nazione, che con i supposti interessi che potrebbe avere un’impresa privata che avesse la mira di stabilirsi e sviluppare un’attività produttiva nel Paese. Dialogando su Radio 21 (emittente della Catena Olivia, provincia di Santa Cruz) Giacobbe disse che la stesura delle domande fu fatta da un’azienda europea che desiderava conoscere “ il pensiero degli argerntini prima di decidere un investimento”, negando di fornire il nome, nascondendosi dietro il segreto e l’etica professionale.
Alcune delle domande furono queste: (…) sarebbe d’accordo che l’Argentina vendesse i diritti sui suoi territori in antartide per cancellare totalmente il debito estero del Paese? Sarebbe d’accordo che si cedessero i territori fiscali di Chubut per cancellare il debito pubblico provinciale? Sarebbe d’accordo nell’unificazione di Rio Negro, Chubut, Santa Cruz e Terra del Fuoco in una sola provincia o regione?
Cosa ne pensa della proposta che l’Argentina sia amministrata economicamente da un funzionario del FMI o di qualche altro organismo internazionale? - e ancora - Desidera andarsene dal Paese vista la situazione di crisi che vive oggi l’Argentina? (…)



Labakè evidenzia che solo un quotidiano regionale parla di quest’argomento. Stranamente nessun altro mezzo di comunicazione nazionale ha dato risalto alla notizia.

Così nasce il sollecito inviato alla rete da chi scrive, denominato SOS PATAGONIA. Così tentiamo di attirare l’attenzione su ciò che accade in questa parte australe del mondo; abbiamo voluto avvisare i nostri connazionali del pericolo che incombe sulla nostra sovranità e sul nostro territorio. E’ una richiesta disperata di aiuto per la regione più ricca d’Argentina, ma tanto distante dai grandi centri popolosi del paese e dagli scranni dove si cucina la “grande politica nazionale”, molte volte a detrimento di noi pochi argentini che abitiamo nella regione. A corollario ci rimane solo una domanda: chi ha incaricato il sondaggio? Le relazioni strette tra l’agenzia di sondaggi Giacobbe e l’attuale presidente danno al questionario un forte odore di dispaccio ufficiale. E ovviamente gli avvoltoi sono attenti e aspettano un passo falso dei nostri dirigenti nazionali per levarsi in volo con l’unica cosa che rimane a noi argentini: la ricchezza del nostro territorio.

:: I DOCUMENTI DI SELVAS.ORG ::




Da Diario Provincia 23 il risultato dell'inchiesta tra le province della patagonia. (in spagnolo)


SEGUN LA ENCUESTA DE GIACOBBE, HAY UN ALTO CONSENSO PARA UNIRSE CON RIO NEGRO, NEUQUEN, TIERRA DEL FUEGO Y SANTA CRUZ

La mitad de los chubutenses
quiere unificar la Patagonia



Más de la mitad de los chubutenses aceptaría unificar la Patagonia, mientras uno de cada diez cedería parte de su territorio provincial a cambio de la cancelación de deudas. Ello también surgió de los datos que realizó en esta provincia la consultora Giacobbe y Asociados, la cual cobró trascendencia a partir de la difusión que al tema le dio El Patagónico.

Además de lo que este medio anticipó en su edición del último sábado, la encuesta que Giacobbe y Asociados realizó en el Chubut arrojó otros datos que permiten tener una aproximación al pensamiento de los chubutenses.
En tal sentido, puede decirse que la mitad de los chubutenses estarían dispuestos a unirse con el resto de las provincias patagónicas, pero también que uno de cada 10 cedería parte del Chubut a cambio de deudas provinciales.
Además, tres de cada diez habitantes de esta provincia pensó en irse del país, ya que de los 1.201 encuestados un 29,7 por ciento respondió que se iría o analizaría la posibilidad. 


LA UNION HACE LA FUERZA
El dato más significativo de la segunda lectura que se ha realizado de la sugestiva encuesta que tanta polémica despertó es el que indica que la mitad de los chubutenses estarían dispuestos a unirse con el resto de las provincias patagónicas.
Es decir que cuando los entrevistados fueron consultados por si
aceptarían una unificación de Chubut, Tierra del Fuego, Neuquén, Santa Cruz y Río Negro, sólo un 46,7 por ciento contestó que «no».
En defensa de la idea de la unidad, los hombres se mostraron más
propensos (54,4%), mientras que algunas mujeres también se acoplaron a la idea, pero con más serenidad (45,1%).
Obviamente que hubo más mujeres que se negaron a unificar la Patagonia, aunque el total de los resultados refleja un considerable vuelco hacia quienes creen que la unión hace la fuerza.
Rada Tilly es la ciudad más convencida de unificar esfuerzos. Allí, un 66,7 por ciento de sus habitantes rubricó el sí en su escrito, y por el contrario sólo el 28,9 por ciento avaló la idea en Rawson.


POCOS SE ENTREGAN
Otro de los puntos a los que accedió El Patagónico es si los
chubutenses estarían dispuestos a ceder parte de las tierras fiscales a cambio de la cancelación de deudas provinciales, lo que reflejó que sólo uno de cada 10 lo aceptaría.
De los 1.201 chubutenses encuestados, 131 dijeron que «sí» a la entrega de tierras a cambio de deudas; 1.061 expresaron que «no», mientras que 9 personas no contestaron.
En lo que concierne a ciudades, un alarmante 25,9 por ciento de
sarmientinos estarían dispuestos a cambiar parte de la provincia por
deudas, mientras que la reacción contraria más notoria se dio en
Comodoro Rivadavia, donde sólo el 7,7 por ciento lo aceptaría.


ALGUNOS SE IRIAN
A la hora de hablar de viajes y retiradas por diferentes causas, el
29,7 por ciento de los chubutenses se iría del país o al menos lo
pensaría, contra un 70,3 por ciento que contestó con un «no» rotundo.
En relación a este punto, Rada Tilly es la localidad en la cual están
más predispuestos a irse de la Argentina (44,4%), mientras que sólo el 18,1% lo haría desde Puerto Madryn.ingreso.


Liliana Venanzi, Patagónica, nacida en San Carlos de Bariloche. Desde hace quince años hace periodismo radial en Caleta Olivia, pcia. de Santa Cruz. 11/11/92 DISTINCION COMO MUJER DESTACADA EN EL AMBITO NACIONAL, otorgada por la Honorable Cámara de Diputados de la Nación Motivo de la elección: democracia y pluralismo en el ejercicio del periodismo. Setiembre/96 ASOCIACION ARGENTINA DE TELEVISION POR CABLE (ATVC) 1r PREMIO RUBRO "PERIODISMO DE OPINION"al Programa Opinión Ciudadana, emitido por Canal 2 Caleta Video Cable, donde trabaja como productora.
Julio/98 1R.PREMIO RUBRO ESPECIALES DOCUMENTAL, por la obra "LA MUERTE PRIVATIZADA" , presentada por Canal 2 Caleta Video Cable. Realizador: Liliana Venanzi
Julio/98 DOCUMENTAL SELECCIONADO COMO UNICO REPRESENTANTE DE LA A.T.V.C. PARA CONCURSAR EN EL FESTIVAL DEL MEDIO AMBIENTE DE GAVA, ESPAÑA. Título de la Obra:"LA MUERTE PRIVATIZADA". Julio/98 PREMIO DE ORO DE JURADO otorgado por la Asociación Argentina de Televisión por Cable. Obra seleccionada entre los ganadores de todos los rubros por el mismo documental.
También es escritora inédita, con varios premios regionales en su haber literario.
E-mail: lilivenan@yahoo.com.ar


Fonte selvas.eu

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